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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Le grandi sfide che minacciano il futuro dell’Europa
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2017


Anno X N° 51 del 17 dicembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 17 dicembre 2017 _______________________________________________________________________________________ L’uscita di Trump è appunto uno di questi ed ha cominciato ovviamente a creare la massima tensione e una ripresa dell’Intifada che per fortuna ancora non è nel pieno ma mostra già qualche accenno che fa temere il peggio. Io credo che Gerusalemme non debba essere una capitale per nessuno. È la città sacra alle tre religioni monoteiste: l’ebraica, la cristiana, la musulmana. _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §1 - Le grandi sfide che minacciano il futuro dell’Europa _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 dicembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Quanti sono i problemi sempre più numerosi e in continuo peggioramento dell'Occidente, dell'Europa e della nostra Italia? Vediamo. La governabilità e le alleanze che richiede in molti Paesi: la Grecia, l'Italia, la Spagna, la Germania, i Paesi dell'Est europeo (Visegrad); l'immigrazione dall'Africa; il tema di Gerusalemme capitale (di chi e di cosa?); l'economia dell'Europa, le misure indicate da Draghi e quelle che porterà avanti fino all'anno della sua scadenza dalla carica che occupa (2019); il neofascismo e il neonazismo in Italia e in Germania; l'assenza pressoché generale di ideologie, valori, ideali in tutto l'Occidente. _______________________________________________________________________________________ Per quanto riguarda noi italiani dovrei aggiungere un tema sul quale da tre giorni i nostri giornali hanno aperto la prima pagina: Maria Elena Boschi e la Banca Etruria. Ma non intendo occuparmene: è già stato detto tutto. Una sola cosa aggiungerò in proposito: quando Renzi attaccò la Banca d'Italia (e Gentiloni per fortuna tagliò la mozione renziana e presentò un documento ufficiale del tutto diverso e pienamente accettabile) noi criticammo a fondo il segretario del Pd. Avevamo ragione e l'esplosione del caso Boschi lo conferma. E questo è tutto sull'argomento, con la speranza che Boschi, senza bisogno di dimettersi in questa che sta per finire, nella nuova legislatura abbandoni la politica e trovi altre soluzioni più utili per la sua attività. _______________________________________________________________________________________ Questo è dunque il quadro generale. Ma c'è un altro tema da inserire ed è quello dell'economia. Draghi lo cura da un pezzo e continua a praticare una politica monetaria ed economica che ha aiutato tutta l’Europa della moneta comune ad una notevole ripresa della crescita del reddito ed anche dell’occupazione. Anche in Italia questi fenomeni si sono verificati ma in modo molto più lento. Per di più alcune raccomandazioni che Draghi effettua in ogni occasione non sono state ancora seguite. _______________________________________________________________________________________ Una riduzione delle tasse adeguata e socialmente appropriata sarebbe indispensabile ma Draghi non può che suggerire questa politica per la quale la competenza è dei ministri delle Finanze dei singoli Paesi. Le misure che Draghi suggerisce si condensano, a mio avviso, in una soltanto che ho varie volte raccomandato senza che fosse minimamente ripresa. Il problema posto da Draghi si risolve con un taglio del 25 per cento del cuneo fiscale. Questa è una misura che potrebbe risolvere rapidamente la situazione di lenta crescita dell’economia italiana. Un taglio del 25 per cento del cuneo farebbe crescere il salario netto dei lavoratori e aumenterebbe i profitti (o diminuirebbe fortemente le perdite) delle imprese. Le conseguenze sul complesso dell’economia sarebbero dunque una maggiore offerta di lavoro e una maggiore domanda di consumo. _______________________________________________________________________________________ Aggiungo che almeno un anno dopo questa misura lo Stato italiano dovrebbe fiscalizzarla, con una sorta di imposta progressiva sul reddito (o sul patrimonio, ma fiscalizzare il reddito è più adeguato) diminuendo fortemente un altro tema che va affrontato e cioè la riduzione delle diseguaglianze sociali, colpendo maggiormente i redditi elevati e sempre di meno quelli che stanno a metà della scala reddituale e poi esentando quelli che stanno in basso. Questa è una misura da prendere subito e non capisco perché l’argomento venga eluso da chi è responsabile della finanze italiane. _______________________________________________________________________________________ Ora esaminiamo brevemente gli altri temi. _______________________________________________________________________________________ 1. Neofascismo e neonazismo. Si stanno espandendo rapidamente in Italia ed anche in Germania, sostenuti soprattutto da giovani che non hanno mai vissuto la realtà di quelle situazioni che rimontano più o meno a ottant’anni fa. A quell’epoca i capi avevano affascinato le moltitudini: Mussolini e Hitler. L’Italia fascista entrò in guerra a fianco della Germania nel 1940 quando il conflitto sembrava già terminato: la Francia era stata invasa, compresa la sua capitale, e il governo instaurato nel resto della Francia non occupata era praticamente filo-hitleriano. Inutile ricordare, perché è ben presente alla mia generazione, quali furono le stragi della guerra e quelle dei campi di concentramento. Milioni di morti ma soprattutto l’eccidio razzista più orrendo della storia dei nostri secoli. In Italia quelle stragi furono molto più limitate, ma Mussolini commise l’aberrazione di catturare gli ebrei dei ghetti italiani e spedirli in treni blindati ad esser massacrati in Germania. _______________________________________________________________________________________ Perché nascono adesso questi movimenti? Credo che si tratti di un populismo che cerca di motivarsi con capi e regimi che sono di quattro o cinque generazioni prima di quella attuale. È un malanno molto serio e molto grave, più di quanto si pensi perché ha scoperto una nuova motivazione per attaccare così da ogni lato i governi democratici d’Europa. Speriamo comunque che scompaia presto, ma ce la dobbiamo metter tutta per farlo scomparire. _______________________________________________________________________________________ 2. Gerusalemme. L’uscita impreveduta di Trump non è certo la prima delle sue gaffe ma questa è molto delicata. Dividere Gerusalemme in due capitali, una ebraica e l’altra palestinese, significa dare una sorta di battesimo istituzionale ad una situazione che di fatto e in parte già esiste. C’è un quartiere arabo a Gerusalemme che si amministra da solo e che in certi momenti ha stabilito rapporti di pace e di reciproca sopportazione con le altre comunità. Purtroppo questo rapporto civile spesso viene interrotto da incidenti, errori, interventi esterni che riaccendono i fuochi della rivolta e della sua repressione. _______________________________________________________________________________________ L’uscita di Trump è appunto uno di questi ed ha cominciato ovviamente a creare la massima tensione e una ripresa dell’Intifada che per fortuna ancora non è nel pieno ma mostra già qualche accenno che fa temere il peggio. Io credo che Gerusalemme non debba essere una capitale per nessuno. È la città sacra alle tre religioni monoteiste: l’ebraica, la cristiana, la musulmana. _______________________________________________________________________________________ Quindi non deve essere una capitale nel senso costituzionale e politico del termine. Deve essere piuttosto dichiarata la Città Santa per eccellenza ed è il mondo intero che deve fare questa dichiarazione. Probabilmente la sede opportuna è l’Onu, non nel comitato che lo dirige, ma nell’assemblea cui tutto il mondo partecipa. La Città Santa per eccellenza, dove nacquero i monoteismi. Credo che papa Francesco sarebbe molto d’accordo su questa soluzione che comunque merita di essere adottata al più presto. _______________________________________________________________________________________ 3. L’ingovernabilità. In Europa è il tema numero uno per almeno tre Paesi: Germania, Italia, Spagna. Questa situazione è molto difficile da sanare. Se esaminiamo l’Italia, che può essere l’esempio più evidente, vediamo che i partiti italiani di maggiore consistenza sono il centrodestra, i 5 Stelle, il Pd. I 5 Stelle non si alleano con nessuno perché il loro statuto glielo vieta, ma soprattutto perché se lo facessero perderebbero una massa notevole di voti di persone che provengono per delusione dalla sinistra o dalla destra o dal centro. I grillini sono un contenitore di delusioni e di populismo, ancora una volta i due requisiti che stanno sconvolgendo quasi l’intera Europa. _______________________________________________________________________________________ Quanto al centrodestra, esso è attualmente il raggruppamento più forte. Marcia secondo i sondaggi verso il 35 per cento ma si compone di tre elementi particolarmente diversi tra di loro: da un lato c’è Berlusconi, dall’altro Salvini e la Lega Nord e poi per conto proprio i Fratelli d’Italia della Meloni che ha con sé un 5 per cento più stretto alla Lega che a Berlusconi. Quindi è un’alleanza ampia forte ma eterogenea, che in certe situazioni potrebbe dividersi anche se provvisoriamente. Infine c’è il Partito democratico, la sinistra sinistra e un centro molto limitato ma comunque percepibile. _______________________________________________________________________________________ Il Partito democratico viaggia intorno al 25 per cento secondo i sondaggi attuali. Non è una cifra che possa dar luogo ad una governabilità sia pure provvisoria. Dovrebbe far leva su un centro che peraltro è ormai sgretolato; contava già poco prima ma adesso è fatto di schegge alcune orientate verso destra e altre verso il Pd, ma sono schegge che non superano il 4 per cento ciascuna. Poi c’è la sinistra sinistra, quella capitanata ormai dal presidente del Senato Pietro Grasso. Questa sinistra, nella quale ai fianchi di Grasso ci sono personaggi rilevanti come Bersani, D’Alema, ed altri ancora, potrebbe rinviare i discorsi con Renzi ad elezioni avvenute. Lo farà? È probabile di sì, ma quanto conta? Allo stato attuale i sondaggi parlano di un 6 per cento. È possibile che ad elezioni avvenute siano arrivati all’8 o vogliamo addirittura pensare che possano arrivare al 10? Se arrivano al 10 vuol dire che i voti in cui Renzi spera saranno andati in quell’altro contenitore della sinistra. _______________________________________________________________________________________ Comunque sia se si mettessero d’accordo arriverebbero verso il 35 per cento, ma pongono delle condizioni che non sappiamo se possono essere accettate da un leader come Renzi. Ammettiamo pure che anche loro superino queste contraddizioni e arrivino insomma ad un 35 per cento tutti insieme, naturalmente con tensioni interne che si faranno sentire, ma questo è un fenomeno che fa parte di una democrazia il cui principio dovrebbe essere “litigare sì, spaccare no”. La sinistra italiana conosce queste cose ma non le ha già mai praticate. Speriamo bene. Avremo comunque raggruppamenti e alleanze che da sole resteranno sempre e di gran lunga sotto al 40. Ci sarà dunque un governo minoritario. E come reggerà? E a chi sarà affidato dal presidente della Repubblica? _______________________________________________________________________________________ Secondo me e la mia esperienza di cose viste tanti anni fa, il presidente della Repubblica, al quale la Costituzione affida soltanto poteri costituzionali e non politici, in realtà quando la necessità incalza supera questo limite e va ben oltre. Il primo presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, arrivò addirittura alla nomina del suo ministro delle Finanze Pella, senza consultare nessuno, nemmeno i presidenti della Camere: è ben noto che lo chiamò il 17 agosto nella villa di Caprarola nel Viterbese, che allora era una proprietà del Quirinale e gli fece firmare il decreto di nomina che lui, Einaudi, aveva già deciso tutto solo. Pella firmò e si insediò. _______________________________________________________________________________________ Fatti del genere si verificarono anche con Giovanni Gronchi e anche con Giovanni Leone e in altre circostanze, ma soprattutto si sono verificati assai di recente con Giorgio Napolitano. Il quale, vedendo le condizioni politiche del Paese, ritenne necessario che si facessero governi efficienti soprattutto per la situazione economica che l’Italia stava attraversando ed infatti nominò Mario Monti, il cui governò duro un anno e poi decise di ritirarsi da quella carica. _______________________________________________________________________________________ Quindi Napolitano nominò Enrico Letta che durò un altro anno e poi cadde per le manovre che Renzi aveva fatto nella direzione del partito. Allora Napolitano, dato che in quel momento il Partito democratico aveva la maggioranza dei voti, nominò Renzi, il quale praticamente è durato fino all’anno scorso. Dopo di lui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella su indicazione di Renzi ha nominato il presidente Gentiloni. Ci troviamo dunque di fronte a quattro governi che di fatto sono stati indicati direttamente dal presidente della Repubblica, Napolitano prima e Mattarella adesso. È molto probabile che ad elezioni avvenute e con una governabilità di fatto inesistente, Mattarella prolunghi il governo Gentiloni di due mesi o di sei mesi o perfino di un anno per poi tornare alle elezioni. _______________________________________________________________________________________ La governabilità d’un Paese è inevitabile e la si raggiunge come si può ed in questo caso il potere del presidente della Repubblica va ben oltre quanto la Costituzione prevede, ma adempie ad una necessità e per fortuna i due presidenti della Repubblica che sono stati qui nominati la necessità l’hanno avvertita molto bene, anche nella scelta dei vari nomi che si sono succeduti. _______________________________________________________________________________________ Purtroppo questo tipo di governabilità è sempre molto precario e non so come potrà diventare permanente tenendo conto che la situazione italiana adesso sta verificandosi anche in Germania, in Spagna e un po’ dappertutto, salvo che in Francia e per una ragione molto evidente, a parte il carattere efficiente di Macron: la situazione in Francia affida al presidente della Repubblica anche di essere il capo del governo. Non solo, ma il Parlamento francese è piuttosto debole dal punto di vista istituzionale; molto più debole di quanto non sia il Congresso americano il quale, con i suoi due rami, è in grado di praticare un controllo molto attento sul governo del Presidente e può addirittura fare uso in certe importanti circostanze del suo diritto di veto alle decisioni prese dal presidente. _______________________________________________________________________________________ Quindi Macron è molto forte e pensa di rafforzare, nei limiti di quanto potrà fare da solo, un’Europa che si avvii verso il federalismo. Naturalmente tiene presente la Germania, tiene anche presente l’Italia e gli altri Paesi, si occupa della Libia e di tante altre situazioni estere come per esempio il tema dell’immigrazione. Ma è caratterialmente oltreché costituzionalmente il capo d’un Paese che è il centro d’Europa. Spera che la Germania esca da questa crisi, probabilmente spera che anche l’Italia trovi il modo di risolvere i problemi della sua governabilità, ma in ogni caso lui è in grado anche da solo di rafforzare l’Europa dal punto di vista delle istituzioni. Può piacere o non piacere Macron, ma è sicuramente l’unica risorsa di cui l’Europa dispone in questo difficilissimo momento. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 51 del 17 dicembre 2017
continua
§1 - INTERVISTA A ME STESSO FRA POLITICA E POESIA (di Eugenio Scalfari)
post pubblicato in diario, il 10 dicembre 2017


_______________________________________________________________________________________ Anno X N° 50 del 10 dicembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 10 dicembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Renzi vuole molto bene a se stesso. Ma questo è normale, lo predica addirittura la Chiesa quando dice “ Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’amore per se stesso è una inevitabile premessa che realizza la presenza dell’individuo senza la quale il mondo intero scomparirebbe. L’individuo è protagonista e tutto quello che viene dopo di lui e cioè l’amore per il prossimo non si potrebbe verificare senza la presenza individuale. _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §1 - INTERVISTA A ME STESSO FRA POLITICA E POESIA _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 dicembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Stavo rileggendo un paio di giorni fa Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa. È uno dei capolavori di questo agitato periodo della modernità, con il passo che mi ha più colpito ed è la creazione di se stesso attraverso il personaggio a cui dà il nome di Bernardo Soares. _______________________________________________________________________________________ Che Bernardo sia Fernando non è nell’intuizione d’un lettore avveduto ma una dichiarazione dello stesso autore: Bernardo Soares sono io. _______________________________________________________________________________________ Questa tecnica letteraria ha ispirato questo mio articolo che è alquanto diverso dal solito: è un’intervista a me stesso. _______________________________________________________________________________________ Quando diressi l’Espresso e quando diressi Repubblica ho fatto moltissime interviste. Non le ho contate ma saranno un po’ più di un centinaio, a personaggi illustri in vari campi: politici, economisti, capi di governo, ed anche letterati di alta fama. _______________________________________________________________________________________ Ma nessun giornalista ha intervistato a fondo me. Me l’hanno chiesto più volte, ma io ho risposto negativamente. _______________________________________________________________________________________ Dunque un’intervista a me stesso che rivelerà il mio pensiero con le relative spiegazioni e motivazioni. _______________________________________________________________________________________ Debbo anch’io dare un finto nome che rappresenti me e faccia le domande che io desidero man mano che le sento nascere dentro di me senza alcuna coerenza formale. _______________________________________________________________________________________ Del resto pensare il proprio pensiero è un esercizio indefinibile, mi ricorda il motto di Diderot che una volta, affrontando questo tema disse: « Mes pensées, ce sont mes catins » che significa «i miei pensieri vanno e vengono come le puttane». _______________________________________________________________________________________ Se leggerete Diderot, grazie. Il mio me stesso che mi farà le domande lo chiamo Zurlino. Mi pare appropriato. _______________________________________________________________________________________ *** Zurlino: Qual è stata la scuola che rievochi con maggiore interesse? _______________________________________________________________________________________ Eugenio: Il liceo di Sanremo. _______________________________________________________________________________________ Z: Perché? _______________________________________________________________________________________ E: Lì incontrai Italo Calvino e cominciò un’amicizia che durò cinque anni e poi riprese negli ultimi tre anni, fino alla sua prematura morte. _______________________________________________________________________________________ Z: Di che cosa parlavate? _______________________________________________________________________________________ E: Di letteratura, di poetica e di fisica teorica. Della vita e anche della morte. Non avevamo alcuna credenza religiosa, ma spesso parlavamo anche di Dio. _______________________________________________________________________________________ Z: Non credenti che parlano di Dio? È strano. _______________________________________________________________________________________ E: Infatti è strano. Parlavamo di Dio per tentar di capire la natura di chi ha fede in Lui e in che modo quella fede influisce sulla loro vita. In realtà, salvo rari casi, non ha molta influenza. I peccati sono perdonati e dopo il perdono di solito si pecca nuovamente. Da questo punto di vista la fede in Dio rappresenta molto poco, almeno in pratica, salvo il pentimento che arriva quando si sta morendo. Allora il perdono è estremamente importante per l’ammalato. Spesso lo fa perché sente veramente la necessità di pentirsi ma altrettanto spesso lo fa per evitare di finire all’Inferno e conquistare con quel pentimento la presenza della sua anima in Purgatorio. _______________________________________________________________________________________ Z: E sarà così? _______________________________________________________________________________________ E: Il tema non mi riguarda. Riguarda chi ha fede nell’aldilà ma io sono non credente. Mi pento anch’io di alcune cose che ho fatto o per errore o perché mi piaceva farle. A volte mi pento anch’io per aver sbagliato con azioni non corrette. _______________________________________________________________________________________ Z: Ti piacciono le donne? Sessualmente e anche sentimentalmente parlando. _______________________________________________________________________________________ E: Mi piacciono. Non necessariamente per amore. Del resto il desiderio ce l’hanno tutti e due, e a volte culmina con un amore ma di solito passeggero quando non è definitivo e allora dura per tutta la vita nella maggioranza dei casi. Del resto l’amore è un sentimento molto più profondo del desiderio o almeno così sembra salvo che non c’è amore se non c’è desiderio e questo non dobbiamo scordarlo. _______________________________________________________________________________________ Z: Gli dèi dell’Olimpo fanno parte della tua cultura. Quali sono quelli che più ti piacciono? _______________________________________________________________________________________ E: Mi piace soprattutto Eros, che non è uno degli dèi olimpici, è venuto molto prima di loro ed è il dio dei desideri, li suscita negli uomini ma anche negli dèi olimpici. Tra questi ultimi le mie preferenze vanno ad Apollo e a Dioniso. E Athena. _______________________________________________________________________________________ Z: Afrodite ti piace? _______________________________________________________________________________________ E: Non molto. _______________________________________________________________________________________ Z: E Persefone? _______________________________________________________________________________________ E: Per niente. _______________________________________________________________________________________ Z: Ora vorrei sapere quali sono le preferenze nella scelta delle città che hai frequentato più volte e vorrei che me le enumerassi tenendo presente la loro importanza e il peso che hanno suscitato su di te. _______________________________________________________________________________________ E: Al primo posto c’è Parigi. Poi Roma, Milano, Firenze, Venezia, Torino, Civitavecchia dove sono nato, Londra, Basilea, Boston, Bruges, Fez. _______________________________________________________________________________________ Z: Ami la tua famiglia? _______________________________________________________________________________________ E: Moltissimo. Ho avuto due mogli, due figlie e un giovane nipote. Ma ho considerato come familiari alcuni amici intimi. _______________________________________________________________________________________ Z: Puoi fare qualche nome? _______________________________________________________________________________________ E: Preferisco di no, anche perché considero come familiari, sia pure con diversa intensità, tutti quelli che hanno lavorato e lavorano per me, a cominciare dalle segretarie del giornale, il mio autista e collaboratore, gli autisti e commessi. Parlo di quelli che hanno almeno 10 anni di anzianità. Non parliamo della redazione e soprattutto di quelli che hanno lavorato con me e molti lavorano ancora. _______________________________________________________________________________________ Z: Da che cosa dipende questo familismo così esteso? _______________________________________________________________________________________ E: Credo dipenda da me, è una mia componente paternale. La mia vita affettiva dipende soprattutto dal mio sentimento di sentirmi padre e adesso forse nonno, di tutte le persone alle quali voglio bene e che mi ricambiano. Mi sentivo padre anche con i miei genitori quando loro erano ancora giovani e io bambino. Facevo quello che loro volevano per me e in questo modo riuscivo ad essere io a guidarli lasciandoli perfettamente soddisfatti. _______________________________________________________________________________________ Z: Quindi hai molto amore anche per te stesso. Ma questo è male. Ci sono persone che hanno un amore per se stesse di dimensioni assai elevate. Che cosa pensi tu di te stesso da questo punto di vista? Complesso edipico? O narcisista? _______________________________________________________________________________________ E: Edipo per me non è mai esistito. Ho amato entrambi i miei genitori nella stessa misura, sia pure in modi diversi. Mia madre era romantica. Suonava al pianoforte vecchie canzoni dell’epoca, anni Venti del Novecento. Le ho amate anch’io che le ascoltavo per suo desiderio seduto su uno sgabello accanto al pianoforte. Le cantavo fra me e me ma molto più tardi le cominciai a suonare anch’io al pianoforte e lo faccio ancora quando ho voglia di ricordare il passato attraverso quelle canzoni. Ma poi ho amato il jazz quello classico che cominciò a New Orleans e poi si spostò a New York. Armstrong, Duke Ellington, Fitzgerald, Billie Holiday e le orchestre degli anni Venti fino ai Beatles. Quella fu l’ultima fase di un jazz che durò una settantina d’anni e per quanto mi riguarda dura tuttora. _______________________________________________________________________________________ Z: E il rock? _______________________________________________________________________________________ E: Per me non esiste. È solo ritmo senza alcuna melodia. Nella vera musica jazz c’è il ritmo, volume del suono, melodia. È musica, una parte della grande musica. Ma poi c’è una musica completamente diversa e di grande e più elevata importanza, operistica e sinfonica. I grandi di questa Musica sono a volte compositori, a volte direttori d’orchestra, cantanti e specialisti di vari strumenti detti appunto “ solisti” e voci di diverso volume femminile e maschile. Ognuna di queste figure compone la grande Musica e naturalmente con essi e anzi prima di essi ci sono compositori dei testi musicali, Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini, Bellini. _______________________________________________________________________________________ Z: Quali sono le opere che ti piacciono? _______________________________________________________________________________________ E: La Traviata è quella che mi piace più di tutte e subito dopo La Bohème, il Don Giovanni di Mozart, Il barbiere di Siviglia. _______________________________________________________________________________________ Della musica sinfonica adoro Bach, il Requiem di Mozart, e le sue composizioni che si inventava quando si sedeva dinanzi al pianoforte. Ma poi c’è Beethoven che è il tutto di tutto, sonate, sinfonie, in particolare la Terza, la Quinta e soprattutto la Settima e il suo secondo tempo che vorrei fosse suonato al mio funerale. Per un lungo periodo iniziale la Musica ebbe marca italiana ma ben presto passò in Austria, in Germania, in Francia e infine in America ma di questo tipo di musica l’America fu più o meno una succursale, autori di calibro che si ebbero in Europa l’America non ebbe quasi nessuno. _______________________________________________________________________________________ Z: Mi pare che ti sia scordato di Wagner. _______________________________________________________________________________________ E: Non amo Wagner. Semmai mi piace Brahms e tanti altri nomi di direttori, compositori, solisti eccetera. _______________________________________________________________________________________ Z: E Renzi? _______________________________________________________________________________________ E: Che c’entra adesso Renzi? Sebbene tu, caro Zurlino, non hai tutti i torti: Renzi è un autore e un attore della sua musica politica. _______________________________________________________________________________________ Z: Vedo che hai chiamato musica la politica. Che intendi tu parlando di musica politica? _______________________________________________________________________________________ E: Secondo me il suono delle parole resta dentro di noi. Secondo me la parola musica va trasformata in altre due: la danza e la poetica. Spesso anche la politica è danzante. Poetica mai, salvo rarissime occasioni. _______________________________________________________________________________________ Z: Me ne dici qualcuna di quelle occasioni? _______________________________________________________________________________________ E: Mi viene in mente il nome di Garibaldi. Quello di Mazzini. Forse Machiavelli, almeno quando scrisse la famosa lettera a Vettori. Lorenzo il Magnifico soprattutto. _______________________________________________________________________________________ Z: E quindi torniamo a Renzi. Mi vuoi dire che cosa pensi di lui? _______________________________________________________________________________________ E: Renzi vuole molto bene a se stesso. Ma questo è normale, lo predica addirittura la Chiesa quando dice “ Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’amore per se stesso è una inevitabile premessa che realizza la presenza dell’individuo senza la quale il mondo intero scomparirebbe. L’individuo è protagonista e tutto quello che viene dopo di lui e cioè l’amore per il prossimo non si potrebbe verificare senza la presenza individuale. _______________________________________________________________________________________ Qui però si pone un problema: qual è il prossimo? Per un privato cittadino il prossimo è la propria famiglia e questa è la maggioranza delle persone ovunque vivano e lavorino. Non è così per un partito politico che ha bisogno di un leader la cui attività preveda una classe dirigente, una sorta di Stato Maggiore che discuta con lui la strategia di quel partito e la metta in opera. _______________________________________________________________________________________ A favore di chi? Del suo popolo. E qual è il suo popolo? Quello che simpatizza o addirittura si identifica con valori e ideali per realizzare i quali è nato quel partito. Nel caso di Renzi il popolo è socialdemocratico o liberal- democratico, il popolo che si riconosceva in quei valori esisteva già prima che Renzi arrivasse, ma ora anche lui è identificato con quei valori. Purtroppo lui ha un problema psicologico. Non lo dice anzi lo nega ma noi osservatori ne siamo certamente consapevoli: a lui piace comandare da solo. _______________________________________________________________________________________ In politica questo malanno è molto diffuso. Personalmente penso che in un partito c’è, ci deve essere, la classe dirigente senza la quale quel popolo si sente tradito e abbandona in massa quel partito se non riesce a cacciar via quel Capo dei capi. Negli ultimi tempi però Renzi sembrerebbe aver preso coscienza che debba esistere la classe dirigente altrimenti il partito lo caccerà o lo abbandonerà. _______________________________________________________________________________________ Sembrerebbe che in queste ultime settimane Renzi si sia messo sul giusto terreno e abbia cominciato ad ascoltare persone come Prodi, Veltroni, Minniti, Fassino, Delrio, Martina, Franceschini, Orlando e molti altri, anche sindaci di città importanti o governatori delle Regioni che provengano dal Partito democratico. Ma soprattutto Gentiloni che è l’attuale Capo del governo. Spero che questa fase duri sempre con l’apporto di quello Stato Maggiore di cui ho fatto qualche nome. Questa dovrebbe essere la strategia stabile d’un partito. _______________________________________________________________________________________ In Italia non è affatto questa. Ci sono capi assoluti quasi dovunque, da Salvini a Berlusconi ai Cinque Stelle, ma i loro partiti non hanno bisogno di democrazia: sono populisti e questo è un guaio per loro e per tutto il mondo occidentale perché il fenomeno del populismo è diffuso a piene mani. _______________________________________________________________________________________ Z: A questo punto vorrei farti un’ultima domanda: chi sono i grandi poeti che tu conosci e che più degli altri ti piacciono. _______________________________________________________________________________________ E: In ordine di tempo direi Eraclito, Omero, Saffo, Dante, Petrarca, Shakespeare, Cervantes, Keats, Valéry, Rilke. Ho omesso il nome di Pessoa ma è quello che ha aperto, non a caso, la nostra conversazione della quale, caro Zurlino, ti ringrazio e cioè ringrazio me stesso e i lettori che hanno avuto la buona grazia di seguirmi. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 50 del 10 dicembre 2017
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permalink | inviato da salernorosario il 10/12/2017 alle 8:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
§1 - Le elezioni e il fantasma del governo impossibile (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [Primarie o “cliccarie”?] (di Michele Serra) §3 - Silvietto e il Fascismo (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 3 dicembre 2017


Anno X N° 49 del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Una libertà senza eguaglianza affida il bene comune ai gruppi più forti, specie economicamente, di quel Paese se invece è l’eguaglianza a trionfare e la libertà a scomparire siamo a un passo dalla dittatura come del resto è accaduto in Russia. ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Le elezioni e il fantasma del governo impossibile ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 Dicembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Scrivo da tempo che il problema più grave del nostro Paese è l'ingovernabilità: tre aree politiche maggiori che oscillano ciascuna attorno a un terzo dei voti disponibili, di fronte a una massa di astensioni mediamente arrivate al 40 per cento, anche al 50 per cento e oltre in alcune occasioni e in alcuni luoghi. ________________________________________________________________________________________ Questo problema rimane e non si vede il modo per superarlo. Uno dei tre partiti, il Movimento 5 Stelle, non può fare alleanze con altri perché le regole previste da Beppe Grillo lo escludono. Un altro, il Pd, vorrebbe riassorbire la sua sinistra dissidente che sarà d'ora in avanti un partito presieduto da Pietro Grasso, ancora presidente del Senato e che tale rimarrà fino a gennaio cioè tra un mese quando avrà termine la legislatura. Infine il raggruppamento di destra, formato da tre partiti: Forza Italia di Berlusconi, la Lega di Salvini e i Fratelli d'Italia di Meloni. Questi tre partiti sommati insieme arrivano - secondo gli attuali sondaggi - al 35 per cento. ________________________________________________________________________________________ Alleanze tra queste tre forze politiche maggiori sono dunque impossibili. A guardar bene la sola praticabile potrebbe essere quella tra un Pd che non sarà riuscito a riassorbire i dissidenti e Forza Italia purché si separi da Salvini. Berlusconi però è un appestato, politicamente e giudiziariamente parlando. In realtà appestati son tutti, ma lui lo è al massimo grado, senonché la destra, da lui in gran parte rappresentata, raccoglie la maggioranza dei voti. ________________________________________________________________________________________ Soprattutto dalla Lega di Salvini e dal partito di Meloni. Quand'anche quella ipotesi (Pd e Forza Italia) si verificasse l'ingovernabilità resterebbe e dunque, in queste condizioni, è del tutto inutile oltre che estremamente scomoda. Avverrà in tal caso il proseguimento dell'attuale governo Gentiloni, opportunamente rimaneggiato e mantenuto in carica dal presidente Mattarella come governo di ordinaria amministrazione, come un tempo furono Mario Monti ed Enrico Letta e perfino Renzi, nominati tutti e tre da Giorgio Napolitano. ________________________________________________________________________________________ Quanto potrà durare un Gentiloni prorogato? Forse un mese o forse un anno e poi di nuovo elezioni? È un futuro del tutto incerto, le ipotesi si intrecciano e si escludono a vicenda. Molto dipende anche dalle forze sociali e dall'andamento dell'economia; in tal caso tuttavia l'ingovernabilità dell'Italia si aggiungerà a quella di gran parte dell'Europa, a cominciare dalla Germania e dalla Spagna. Ma si estende perfino all'Inghilterra, a Trump e alle due Coree. Mezzo mondo, o se volete tutto il mondo democratico, ivi compresa l'Africa del Sud e il Sud America brasiliano e quello caraibico. Infine il Medio Oriente sconvolto da guerre e dal terrorismo dell'Isis che si infiltra ormai nelle periferie del mondo intero. ________________________________________________________________________________________ Dell'Africa non parliamo neppure: Mugabe a parte, l'Africa intera è un caos politico ma al tempo stesso è il continente più giovane di tutti, potenzialmente capace di un elevato sviluppo economico e di bloccare le migrazioni attirando capitali e tecnologie adeguate dall'Europa e soprattutto dall'Italia (piano Minniti) e perfino dagli Stati Uniti d'America. ________________________________________________________________________________________ C'è però, accanto a questo problema che rafforza il tema dell'ingovernabilità, un altro argomento di analoga importanza che riguarda soprattutto i governi, in Italia in particolare. ________________________________________________________________________________________ "Un'Italia dei rancori - così ha scritto ieri sul nostro giornale Guido Crainz - ci balza incontro dalle pagine del rapporto Censis, quasi a contrasto con una ripartenza del paese che pure viene segnalata. Questo fenomeno incrina drasticamente la coesione sociale: la sensazione sempre più drammatica che i figli non vivranno meglio dei loro padri, tutto al contrario (ed era stato questo invece il cemento solido dei primi decenni della nostra storia repubblicana). Un paese incapace di offrire realmente pari opportunità di lavoro e al tempo stesso segnato dal drastico ridursi dei giovani, con in più il rischio che il lavoro dequalificato diventi per loro una gabbia duratura. A questo bisogna aggiungere una diminuzione della popolazione sempre meno bilanciata dall'afflusso di immigrati. ________________________________________________________________________________________ Eppure i segni positivi sono indubbi: una crescita del Pil che supera le angustie dello "zero virgola" dell'ultimo biennio; una produzione industriale ai più alti livelli europei e un'occupazione che sta realmente aumentando. Si aggiunga poi una crescita dei consumi che sembra talora una "compensazione" del persistente blocco dell'ascesa sociale. ________________________________________________________________________________________ In questo complesso e contraddittorio quadro è impossibile ricostruire un reale futuro senza un progetto convincente e un immaginario collettivo coerente con esso, ma i dati che vengono proposti confermano la sfiducia dilagante nella politica e nel ceto politico; a influire sull'immaginario non è più quello che si chiamò "miracolo economico" dei nostri anni Sessanta. Di qui la radicalità delle scelte che sarebbero necessarie su tutti i terreni per invertire realmente la rotta e proprio l'attenzione del Censis sia agli elementi di ritrovata vitalità sia a quella di drammatica fragilità ce ne fa comprendere l'assoluta urgenza". ________________________________________________________________________________________ Fin qui Crainz e il Censis da lui citato. Il tema principale che emerge da questa diagnosi è quello dei giovani. Abbiamo già constatato che stanno peggio dei padri e molto peggio dei nonni che vissero ai tempi del "miracolo economico". Vari autori collaborarono a quel "miracolo" a partire dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, ma l'autore principale fu il governatore della Banca d'Italia Guido Carli e poi i suoi successori Paolo Baffi e soprattutto Carlo Azeglio Ciampi. ________________________________________________________________________________________ Non a caso oggi Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce) somiglia molto ai predecessori sopra citati e sta lavorando non solo per l'Italia ma per l'Europa con esito positivo. La sua politica monetaria e la politica economica che ne deriva sono ampiamente costruttive rispetto alla debolezza ed anzi all'assenza d'una politica europea. Non solo sul piano economico ma anche su quello politico e sociale: rigore contro flessibilità, nazionalismo contro europeismo, ingovernabilità contro stabilità. C'è soltanto Macron che regge il timone rafforzando la Francia con i poteri che ha sull'Europa per quanto possibile (poco). Macron da un lato, Draghi dall'altro. ________________________________________________________________________________________ Sul piano economico Macron non è in grado di operare in chiave europea mentre Draghi opera non soltanto sull'economia ma anche su una visione politica: l'Eurozona come cuore dell'Europa politica ed economica. Purtroppo nell'Eurozona ci sono anche la Spagna che sembra tuttavia in grado di placare la rivoluzione dell'indipendenza catalana e la Germania che invece è ancora lontana dall'aver superato la sconfitta elettorale di Merkel e quello che ne è seguito. ________________________________________________________________________________________ Draghi e Macron, come abbiamo già detto, sono i punti centrali per salvare una visione dell'Europa unita. Avrebbero bisogno di un'Italia politicamente stabile e governabile, d'un Renzi che si ponga come il collaboratore del rafforzamento europeo. Purtroppo Renzi sembra assai meno innovativo se non addirittura incapace di inventare un progetto e tanto meno di collaborare alla sua esecuzione. ________________________________________________________________________________________ Una vera e operante classe dirigente c'è nel partito e nel governo: Veltroni, Franceschini, Minniti, Orlando, Calenda, Fassino, Delrio e molti altri. Ma Renzi non li riconosce come classe dirigente, talvolta si avvale dell'uno o dell'altro ma poi li mette in disparte, se ne dimentica, una classe dirigente mobilitata in permanenza, la disconosce. Questo è il vero guaio per l'Italia ed anche per l'Europa ma lui, Renzi, non sembra rendersene conto: il fascino di comandare da solo lo possiede, è il suo modo di pensare ed è anche un malanno per lui e per il partito da lui guidato. ________________________________________________________________________________________ Quanto alla sinistra dissidente, che ormai si fregia come bandiera di Pietro Grasso, ancora presidente del Senato, non è interessata a nessuno dei temi che abbiamo fin qui esaminato. Vuole soltanto che esista un partito nuovo, creato tuttavia da persone politicamente assai vecchie. D'Alema è il più vecchio di tutti, ma anche Bersani non scherza e Vendola neppure. Hanno un progetto politico di respiro nazionale ed europeo? Non sembra, non l'hanno ancora coniato ma se lo avessero immaginato sarebbero poi in grado di attuarlo? Con chi? Qual è la loro classe dirigente? Civati? Sarebbe il migliore ma è uno solo. Il loro obiettivo è unico: far fuori Renzi. Ho definito domenica scorsa una lite tra comari. Lo ripeto: così sembra e purtroppo così è. ________________________________________________________________________________________ Post scriptum. Debbo purtroppo chiarire una mia frase, scritta e detta in una trasmissione televisiva: "La politica e la morale sono due entità in certi casi contrapposte ma in altri stanno invece insieme". E cito in proposito Platone e Aristotele. Però non sono stato evidentemente chiaro e di conseguenza non compreso, perciò mi spiegherò ora con maggiore chiarezza. La politica è il governo dei pochi che hanno come compito quello di fare il bene dei molti, cioè di quelli che sono il popolo. La morale invece si può anche definire la visione della politica o, se volete, l'ideologia di quella politica. ________________________________________________________________________________________ Il bene degli altri per i fratelli Rosselli era definito Giustizia e Libertà. Per Marx era il superamento (ma non l'abolizione) delle libertà borghesi e la rivoluzione del proletariato il quale doveva instaurare un regime comunista che, era la parola d'ordine, doveva far lavorare tutti abolendo la proprietà privata dei beni. La proprietà doveva passare allo Stato che si limitava a garantire il bene del popolo. ________________________________________________________________________________________ Quando questa operazione fosse stata portata a termine lo Stato sarebbe stato di fatto abolito, limitandosi a far funzionare quel sistema di totale libertà. Questo tipo di regime comunista avrebbe dovuto gradualmente estendersi a tutto il mondo e a quel punto la pace e il benessere sarebbero stati mondiali. Potrei fare altri esempi ma questi mi sembrano ampiamente sufficienti e così lo ripeto e concludo: la politica si occupa di instaurare governi destinati al bene del popolo; la morale invece è la visione ideologica di quel bene e spera che la politica lo attui. Alle volte la visione è molto utile, altre volte è tardiva e contrastante con il compito della politica. ________________________________________________________________________________________ Spero che queste due parole siano state sufficientemente chiarite. La speranza è che politica e morale siano in pieno accordo. A volte capita e a volte no. La striscia del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Quando Grillo depose con Decreto Regio la candidata di Genova vincitrice delle “cliccarie”, era proprio perché riteneva che il popolo ha bisogno di qualcuno che lo diriga. Lui da solo, però, è un po’ poco. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Primarie o “cliccarie”?] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 02 Dicembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Detesto l’idea che un popolo abbia bisogno di qualcuno che lo diriga», dice Di Battista intervistato da Goffredo De Marchis. È una bella frase, da socialismo degli albori, è il sogno dell’autogestione popolare, del potere che cessa di essere rinchiuso nel suo tabernacolo e si riversa capillarmente nella vita quotidiana dei liberi e dei giusti. ________________________________________________________________________________________ Eppure dalla tribù alla Polis, dalla monarchia assoluta alla Comune di Parigi, «qualcuno che diriga» (da Uno a molti) c’è sempre stato. Per una ragione meccanica prima che politica: la rappresentanza semplifica, razionalizza, sveltisce. ________________________________________________________________________________________ Ci dev’essere, alla fine, chi si fa carico delle decisioni, e chiunque abbia partecipato a certe inconcludenti assemblee (politiche, ma anche condominiali) conosce bene il sollievo di quando un volonteroso si prende la briga di tirare le somme, così che si possa finalmente smetterla con le ciance, bere qualcosa al bar e tornarsene a casa. ________________________________________________________________________________________ La classe dirigente è un grande comfort, e fin qui non si è mai trovato il modo di farne a meno. Dev’essere, ovviamente, non una casta di spocchiosi, ma una comunità di nostri delegati. È esattamente per questo che i cinquestelle raccolgono, insieme a molti consensi, altrettante diffidenze: il loro metodo di selezione della classe dirigente appare, come minimo, irrisolto. ________________________________________________________________________________________ Quando Grillo depose con Decreto Regio la candidata di Genova vincitrice delle “cliccarie”, era proprio perché riteneva che il popolo ha bisogno di qualcuno che lo diriga. Lui da solo, però, è un po’ poco. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Ma come potrebbero, abbiate pazienza? La destra italiana, da quando è in salsa berlusconiana, di antifascista non ha neanche una goccia. [Così come] nemmeno l’ipocrita decenza democristiana, che il suo punto di nero lo stemperava nella besciamella del moderatismo. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - Silvietto e il Fascismo ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 01 Dicembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Tanto perché non si dica che si è antiberlusconiani per pigrizia, o perché Silvietto (loro) sta in mezzo ai corbelli (nostri) ormai da secoli, forse vale ricordare ________________________________________________________________________________________ 1 - che i saluti romani, ai suoi comizi dei tempi d’oro, li si è visti eccome. ________________________________________________________________________________________ 2 - Che ricevette Ciarrapico e numerosi altri feticisti del duce, sempre offrendo e ottenendo alleanze elettorali. ________________________________________________________________________________________ 3 - Che ha sdoganato Fini ben prima che Fini diventasse post-fascista (e lo ha fatto fuori quando già era post-fascista). ________________________________________________________________________________________ 4 - Che fu il primo capo di governo non antifascista della Repubblica antifascista, e questo forse qualcosa ha cambiato, qualcosa ha spostato per sempre, negli assetti del cosiddetto centrodestra italiano. ________________________________________________________________________________________ Oggi ci si meraviglia che le spedizioni “rieducative” dei gorilla neri sortiti dalle curve di stadio (incubatrici ventennali, indisturbate, di ogni porcata razzista) non sollevino, a destra, abbastanza repulsione. ________________________________________________________________________________________ Ma come potrebbero, abbiate pazienza? La destra italiana, da quando è in salsa berlusconiana, di antifascista non ha neanche una goccia. [Così come] nemmeno l’ipocrita decenza democristiana, che il suo punto di nero lo stemperava nella besciamella del moderatismo. ________________________________________________________________________________________ Giusto Giuliano Ferrara — una stretta di mano — ieri nel suo giornale sputava sul razzismo fascista. Ma il merito, ci scusi Giuliano, è tutto della sua educazione comunista: che fu un’educazione repubblicana. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 49 del 03 Dicembre 2017
continua
§1 -Il papa, l’Italia, l’Europa e il senso della memoria (di Eugenio Scalfari) § 2 - L’amaca [La mafia è la dittatura degli incapaci] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 26 novembre 2017


Anno X N° 48 del 26 novembre 2017 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 novembre 2017 _________________________________________________________________________________________ La memoria è uno degli elementi necessari per costruire il futuro di un mondo diverso ma omogeneo con quello del passato conservandone alcuni dei valori fondamentali: la libertà, la giustizia sociale e la fraternità. Così anche la Chiesa si modernizza e il meglio del laicismo che nacque tre secoli fa appoggia i medesimi valori che Francesco ricorda e sostiene. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 -Il papa, l’Italia, l’Europa e il senso della memoria _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 26 novembre 2017) _________________________________________________________________________________________ Papa Francesco parla ogni giorno e non solo a Roma ma in tutto il mondo perché in quasi tutto il mondo vivono i cristiani. Ma in questi ultimi dieci giorni ha detto parole particolarmente importanti e di attualissima realtà. _________________________________________________________________________________________ La prima riguarda il tema delle immigrazioni. Un mese fa aveva riconosciuto che le immigrazioni provenienti dall’Africa si dirigono soprattutto verso l’Italia e potevano esser limitate ai rifugiati e a coloro che chiedono diritto di asilo, provvedendo ad aiutare gli altri a casa loro anche con l’aiuto di altri Paesi europei. Ora però ha in parte rivisto questa posizione che riguarda tutta l’Europa ma in particolare l’Italia, la Grecia, la Turchia, la Francia ed insomma i Paesi mediterranei. Il Papa manifesta la sua opinione: nessuno può essere respinto, chi arriva dall’Inferno non può essere trattato come in un altro Inferno. _________________________________________________________________________________________ Questa storia naturalmente comporta un peso economico non indifferente per i Paesi verso i quali il flusso immigratorio si dirige e quindi tutti i Paesi d’Europa e di America debbono partecipare al peso economico che l’immigrazione produce. _________________________________________________________________________________________ Il Papa sa bene che questo suo modo di vedere il problema incontrerà scarsa attenzione da parte di Paesi non direttamente interessati, anche perché alcuni di loro debbono farsi carico dell’esistenza della povertà e di forti diseguaglianze anche in nazioni complessivamente ricche. Il tema delle immigrazioni mette in causa una politica sociale profondamente rinnovata perché il problema coinvolge contemporaneamente il popolo degli immigrati e i poveri dei Paesi di accoglienza. Insomma una rivoluzione sociale del mondo ricco nei confronti del mondo povero. _________________________________________________________________________________________ Spesso, parlando di papa Francesco, l’ho chiamato rivoluzionario e un giorno, in una nostra conversazione telefonica lui al mio «pronto» ha risposto «qui parla un rivoluzionario». Lo disse scherzosamente, ma lo è e quanto ha detto in questa recente occasione lo conferma. Successivamente, qualche giorno fa, il Papa ha parlato della forma che il nuovo tempo va assumendo, che in certi casi è da sostenere e in altri fermare. Cito alcune sue frasi fondamentali che vertono tutte sul tema della memoria del passato per poter costruire un futuro ampiamente accettabile. _________________________________________________________________________________________ «La colonizzazione culturale cancella la storia, ma la sostituisce con una visione chiaramente distorta: la storia comincia oggi con me, comincia adesso. La memoria è invece fondamentale e voi tutti, quando fate qualche attività in favore di tutti gli emarginati, i disoccupati, gli ammalati, gli abbandonati, i migranti che cercano una vita degna, voi non salite mai su un piedistallo di superiorità. Pensate piuttosto che tutto quello che fate per loro è un modo di restituire tutto quello che durante la vostra esistenza avete ricevuto. Così diceva il Poverello di Assisi e così debbono dire molti di noi». _________________________________________________________________________________________ A me non credente sia permesso di dire che Francesco è la sola voce che descrive la situazione di tutto il mondo e indica il modo per superare gli attuali egoismi o indifferenze verso quanto di peggio sta accadendo. La memoria è uno degli elementi necessari per costruire il futuro di un mondo diverso ma omogeneo con quello del passato conservandone alcuni dei valori fondamentali: la libertà, la giustizia sociale e la fraternità. Così anche la Chiesa si modernizza e il meglio del laicismo che nacque tre secoli fa appoggia i medesimi valori che Francesco ricorda e sostiene. _________________________________________________________________________________________ L’Europa è in piena confusione. In particolare lo sono la Germania, l’Italia, la Spagna, l’Olanda e quasi tutti i Paesi dell’Est rimasti fuori dalla moneta comune. Quasi tutti quei Paesi si staccarono dal dominio sovietico e adottarono un socialismo democratico (Dubcek fu l’esempio più evidente) ma ora sono quasi tutti nettamente a destra. In questa confusione politico-sociale è entrata anche l’Inghilterra della Brexit e gli Stati Uniti d’America presieduti da un Trump che ha vinto le elezioni un anno fa ed oggi è un importantissimo esempio di un populismo governante. _________________________________________________________________________________________ Di norma il populismo gioca la sua partita all’opposizione contro chi guida democraticamente. In Usa sta accadendo il contrario: Trump è un populista ondivago, ha in mano il potere di un impero mondiale, ma non sa come usarlo e i suoi rapporti a volte cordiali e altre volte in aperto contrasto con l’altro impero della Russia di Putin ne sono la prova. _________________________________________________________________________________________ Ma torniamo alla nostra Europa. Tra i Paesi in discreta salute c’è soltanto la Francia di Macron. Dico discreta ma non buona. Macron ebbe una larga maggioranza al primo turno della sua campagna elettorale, tutta concentrata nello scontro tra lui e Marine Le Pen, ma già al secondo turno la sua maggioranza fu contraddistinta da un’ampia astensione dal voto. La maggioranza di Macron tuttavia non ha un colore politico e di conseguenza neppure sociale. Oscilla tra una destra liberale e un centrosinistra statalista; il punto fermo è che questi sono gli atteggiamenti del Presidente. Ma i partiti che gli si oppongono sono di fatto privi di valori forti, oscillano anche loro tra voto negativo e astensione ampiamente diffusa. Del resto Macron è il solo in Europa con poteri presidenziali; il suo governo è di fatto e di diritto presidenziale con poteri simili a quelli della presidenza americana. _________________________________________________________________________________________ Con la Germania nelle attuali condizioni è lui il solo che può rivendicare la guida di un’Europa in totale disgregazione e quindi difficile da guidare. La Commissione di Bruxelles si arrangia come può ed è l’unica Istituzione che ancora funzioni, ormai però soltanto burocraticamente, a salvaguardia delle regole e dei Trattati vigenti. _________________________________________________________________________________________ In queste condizioni Macron è politicamente alla guida d’un Paese con ampie astensioni parlamentari e d’una Confederazione slabbrata. Qualche giorno fa c’è stato un colloquio molto cordiale con Renzi (da lui richiesto) e Macron lo ha fortemente appoggiato nella sua politica concernente le immigrazioni provenienti dalla costa africana. Quel tema tuttavia non è di competenza renziana ma del governo Gentiloni e in particolare del ministro Minniti che lo gestisce nel modo migliore. _________________________________________________________________________________________ Questa comunque è la situazione di un’Europa esausta non solo nell’Unione ma anche nell’Eurozona la quale sta certamente meglio dell’insieme dei 27 confederati. Ma non già perché i 19 Paesi la fanno star meglio degli altri, anzi… _________________________________________________________________________________________ Sta meglio perché chi conta veramente è Mario Draghi e la Bce da lui presieduta. La politica monetaria che di fatto costituisce la politica economica dell’Eurozona rappresenta il solo elemento positivo ed europeista poiché rafforza l’Europa e mantiene una visione federale che potrà fare passi in avanti soprattutto quando la Germania sarà uscita dalla attuale crisi. L’aspetto importante però è sapere quand’è che la Germania potrà tornare ad essere un elemento positivo dell’Unione. Avverrà presto o con grave ritardo? Questo è un elemento fondamentale anche per noi. Sapremo aiutare noi stessi e l’Europa della quale siamo uno degli elementi costitutivi? _________________________________________________________________________________________ Matteo Renzi ha fatto una proposta alla sinistra dissidente: il Pd apre la porta a tutti con la sola condizione che quanto ha fatto (o malfatto) finora non si discuterà. Si mette il punto e si ricomincia da zero. La nuova ricostruzione del Pd si discuterà insieme. Se le opinioni saranno differenti si cercherà insieme una soluzione. Volete un arbitro che diriga la discussione? A Renzi non sembra necessario ma se è questa la condizione per rientrare probabilmente sarà d’accordo. _________________________________________________________________________________________ Questo ha detto Renzi, con chiarezza e accoglienza. Pisapia sembrava d’accordo ma è ancora assai incerto. Ancora più incerti sono Bonino e i Verdi. Per quanto riguarda Bersani e D’Alema, sono pronti a rientrare se però prima Renzi si dimetterà da segretario del partito, cosa che è del tutto da escludere. _________________________________________________________________________________________ Se Pisapia accettasse porterebbe con sé qualche voto, ma del tutto insufficiente a rafforzare in modo considerevole il Pd, tanto più che porrebbe come condizione di non cercare alcuna alleanza al Centro (Casini, Verdini, Alfano e vari altri). _________________________________________________________________________________________ Se stiamo ai sondaggi attuali le previsioni sono molto pessimistiche: il Pd com’è adesso varia attorno al 25 per cento; se la dissidenza rientrasse al gran completo i voti complessivi oscillerebbero tra il 30 e il 35 e forse anche un po’ di più perché quel rientro eserciterebbe una certa attenzione anche nel popolo degli astenuti. _________________________________________________________________________________________ I grillini si sa: possono essere primi o secondi. Berlusconi-Salvini anche loro: primi o secondi e questa è l’ipotesi più probabile. Resta comunque uno spazio di tempo da qui ad aprile, data probabile delle elezioni. Per compiutezza di informazione si può pensare ad un nuovo governo Gentiloni che presieda la nuova legislatura, ma la cui durata non sarebbe probabilmente più di un anno trattandosi di un governo di minoranza. Questo nel caso che nessun altro gruppo raggiunga la maggioranza assoluta con o senza alleanze post elettorali. E chi sarebbe in tal caso il sostenitore di un governo a propria immagine e somiglianza? I 5Stelle? La destra di Berlusconi-Salvini forse alleata post elezioni con una parte del Centro? È possibile ma resterebbe tuttavia un governo scarsamente disponibile a rafforzare l’Europa. _________________________________________________________________________________________ In queste condizioni un’alleanza tra Pd e Berlusconi sarebbe probabilmente più adeguata sempre che Berlusconi chiuda la porta a Salvini. Ma di questo problema si parlerà ad elezioni avvenute e molto dipenderà dalla visione politica del Presidente Mattarella. Si potrebbe perfino pensare ad una proroga del governo Gentiloni per preparare nuove elezioni per l’autunno del 2018. Come si vede c’è poco da ballare, forse un minuetto per quanto riguarda l’economia, tra Draghi e Padoan. Escludo il jazz e il tango ed anche la rumba e il samba. Forse, se le cose andassero un po’ meglio del previsto, si potrebbe ballare il valzer lento che ai miei tempi si chiamava hesitation. Io lo ballavo spesso in vista del giornale che volevo fondare e che adesso state leggendo. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 novembre 2017 _________________________________________________________________________________________ La mafia è il niente, il niente che si organizza per derubare e tenere sotto schiaffo chiunque sia qualcosa, faccia qualcosa, produca qualcosa. La mafia è la dittatura degli incapaci. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ § 2 - L’amaca [La mafia è la dittatura degli incapaci] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 novembre 2017) _________________________________________________________________________________________ La Sicilia senza la mafia, senza i mafiosi, senza la mentalità mafiosa, sarebbe uno dei paesi più vivibili e più ricchi del mondo. Sarebbe un posto dove si può commerciare, fare impresa e fare agricoltura senza lo strozzo parassitario delle varie cosche, fare politica senza il traffico medievale dei pacchetti di voti, essere cittadini senza dover baciare le mani a vecchi nullafacenti. _________________________________________________________________________________________ Potrebbe essere, la Sicilia senza mafiosi, un paese moderno, dove conta chi sei e non di chi sei compare e di chi sei servo. Un paese intelligente e spiritoso, luminoso e antico, colto e sensuale, finalmente libero da quella enorme mostruosa sanguisuga che è la mafia, parassita del lavoro altrui, produttrice di nulla, sfruttatrice di energie non sue, di talenti non suoi, di fatiche di persone valorose che devono portarsi appresso quella soma bestiale, quel prelievo ingiurioso. _________________________________________________________________________________________ «La mafia è una montagna di merda», disse Peppino Impastato. Ma forse è molto meno di quello: la mafia è il niente, il niente che si organizza per derubare e tenere sotto schiaffo chiunque sia qualcosa, faccia qualcosa, produca qualcosa. La mafia è la dittatura degli incapaci. _________________________________________________________________________________________ Anno X N° 48 del 26 novembre 2017
continua
§1 - L’Italia d’oggi è affetta da un populismo dilagante ma di nature profondamente differenti (di Eugenio Scalfari)
post pubblicato in diario, il 19 novembre 2017


Anno X N° 47 del 19 novembre 2017 ____________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ____________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ____________________________________________________________________________________ La striscia del 19 novembre 2017 ____________________________________________________________________________________ L’augurio di molti oggi è che i tentativi posti in essere da Renzi, con la collaborazione di Fassino, possano portare alla creazione di un fronte unico a sinistra per fermare il populismo dilagante. L’Italia oggi ha bisogno di un PD unito e forte per poter proseguire nella crescita economica avviata da Mario Monti e, successivamente da Letta e Renzi pur con alcuni atteggiamenti discutibili. ____________________________________________________________________________________ (Nessuno) ____________________________________________________________________________________ §1 - L’Italia d’oggi è affetta da un populismo dilagante ma di nature profondamente differenti ____________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 19 novembre 2017) ____________________________________________________________________________________ Il socialismo democratico è in decadenza in tutta Europa e in tutto il mondo occidentale, compresi l’Inghilterra, gli Stati Uniti e le due Americhe del Centro e del Sud. Resta da capire il perché, ma occorre anche comprendere che cos’è la democrazia socialista. ____________________________________________________________________________________ Quando trionfò in quasi tutto il mondo il comunismo bolscevico, il socialismo di fatto aveva cessato di esistere. Quel poco che ancora sopravviveva era una sorta di piccola appendice del comunismo bolscevico. Parlando della situazione italiana fu tipico, da questo punto di vista, il partito d’Azione con il suo slogan “Giustizia e Libertà”. La decadenza attuale ha varie cause. La più importante è quella che identifica i liberali con il capitalismo, che usa la libertà ma assai poco la giustizia. ____________________________________________________________________________________ Una motivazione altrettanto importante è l’ondata di immigrazione che proviene soprattutto dall’Africa e ha l’Europa come principale meta da raggiungere. La terza infine è la pessima distribuzione della ricchezza e per conseguenza l’aumento della diseguaglianza economica e sociale. Quest’ultima in teoria dovrebbe favorire la crescita nei ceti più deboli ma ha invece generato un fenomeno relativamente nuovo cui gli studiosi di scienze sociali hanno dato il nome di populismo: il popolo è una massa che si ribella a tutto ma al tempo stesso ha bisogno di un capo che la guidi. ____________________________________________________________________________________ Quindi la situazione è un’anarchia con tendenze dittatoriali che rischiano in tempo breve di trasformarsi in una vera e propria dittatura. Anche le dittature possono avere forme diverse l’una dall’altra. Nell’America del Sud e in particolare in Argentina ci fu la dittatura peronista: Peron le dette un ampio impulso a sfondo sociale e dopo la sua morte la vedova lo portò avanti con ancora maggior vigore. ____________________________________________________________________________________ Nel Centro America trionfò dopo lunghe battaglie la dittatura comunista di Fidel Castro a Cuba e il castrismo, declinato in varie forme e movimenti, oltre che a Cuba si diffuse in gran parte dell’America del Sud, dall’Uruguay al Cile al Venezuela e alla Colombia. Questo è il quadro generale del populismo. ____________________________________________________________________________________ Se vogliamo approfondire la situazione italiana, anche da noi nacque il populismo che risale al fascismo di Benito Mussolini. All’inizio della sua carriera politica era un socialista rivoluzionario, poi divenne guerrafondaio e incitò dal suo giornale «Il Popolo d’Italia» all’intervento italiano nella prima guerra mondiale dove avemmo come nemici tradizionali l’Austria e la Germania. Alla fine di quella guerra, gli ex combattenti che erano centinaia di migliaia fondarono un’associazione per rivendicare un particolare riguardo economico: molti avevano subito profonde ferite la cui guarigione era stata tuttavia parziale. Il sostegno economico doveva essere rivolto ai mutilati in particolare e a tutti gli ex combattenti in generale. ____________________________________________________________________________________ Mussolini si appoggiò molto agli ex combattenti e spronò il popolo a sostenerli e ad aderire al fascismo che per l’appunto aveva fatto di loro la sua base principale. I Fasci, fondati nel 1919, erano decisamente anticomunisti e proprio per questa ragione furono anche finanziati dal capitalismo delle grandi imprese a cominciare dalla Fiat e non soltanto: anche dalle associazioni degli Agrari particolarmente forti nell’Italia adriatica. ____________________________________________________________________________________ Mussolini metteva soprattutto in rilievo gli interessi dei reduci e dei Fasci di combattimento, che volevano la Repubblica. Si allearono invece con i nazionalisti che misero come condizione il mantenimento della monarchia. Tutto ciò venne fuori al congresso a Napoli del Partito fascista nel 1922. È inutile ricordare cosa avvenne dopo: la marcia su Roma, la conquista dell’Etiopia e dell’Albania, il Re imperatore e Mussolini il Duce. La domanda da farsi è: come mai quando cadde il fascismo tutti gli italiani si proclamarono antifascisti? Era il populismo che aveva sostenuto prima il fascismo e poi quando cadde in massa lo sconfessò. E adesso siamo ancora populisti? E come e con chi? ____________________________________________________________________________________ L’Italia d’oggi è affetta da un populismo dilagante ma di nature profondamente differenti. C’è un populismo motivato dall’immigrazione che ispira soprattutto la Lega di Salvini. Il populismo di Berlusconi riflette invece il fascino con il quale lui ha incantato una notevole quantità di persone. In che modo? La politica di Berlusconi somiglia molto al gioco delle tre carte che attrae e raduna molta gente; il capo del banco a volte fa vincere qualcuno della folla che si addensa attorno al suo tavolo ma il vero risultato è che intasca tutto lui. Non parlo qui di denaro, parlo di seguito elettorale. Lui è un attore e autore contemporaneamente, non ama la dittatura: ama vincere come tutti i giocatori. ____________________________________________________________________________________ I grillini (non sopportano di venire chiamati così ma questo è il nome con cui sono nati e tale rimane) sono i populisti per eccellenza: raccolgono gran parte di quelli che odiano non solo i politici ma la politica, non fanno alleanze con nessuno, i loro obiettivi sono la distruzione di tutti gli altri partiti o quanto meno la loro sonora sconfitta elettorale. Se andranno al governo dopo aver realizzato l’obiettivo numero uno, che è appunto la messa in mora della forma partito, decideranno (lo dicono sin d’ora) di corrispondere un aiuto economico a tutti i cittadini dei ceti popolari più bassi e medio-bassi imponendo un’imposta patrimoniale sui ceti molto ricchi, con la quale finanziare l’aiuto agli altri. ____________________________________________________________________________________ Ci sono poi coloro che si astengono dal voto. L’astensione definita naturale è quella che riguarda le persone anziane o indisposte o quelle già maggiorenni ma ancora troppo giovani per essere interessate alla politica. In termini numerici l’astensione naturale è valutata al 20 per cento del corpo elettorale ma noi siamo al 40-45 per cento il che significa che il 20-25 per cento è un’astensione a sfondo populista: cittadini che forse militavano in un partito che poi li ha delusi. Non avendo un altro partito che li attraesse si sono rifugiati nell’astensione o nel grillismo. I due flussi si equivalgono come intendimento, solo che gli astenuti furono delusi da un partito che amavano e la storia del costume ci insegna che chi è deluso da un amore assai difficilmente ci ritorna. E Renzi? ____________________________________________________________________________________ Il Pd non è populista, qualche passo sulla buona strada l’ha effettuato: Renzi ha escluso ogni abiura del suo passato di leader, ma nel futuro che comincia da subito e diventa quindi anche presente è disposto ed anzi desideroso di aprire il Partito ai dissidenti usciti dal partito. È desideroso che rientrino ed ha proposto che, una volta rientrati, si apra con loro una discussione sui temi di maggiore attualità sociale ed economica ed essi, anche se relativamente pochi di numero, avranno un peso particolare nelle decisioni da prendere. Carta bianca da scrivere insieme: questa è la proposta. Ed ha incaricato Piero Fassino — uomo di particolare impegno e autorevolezza — di consultare uno per uno i dissidenti che hanno a loro volta formato piccoli gruppi politici avversari del Pd, nel quale avevano lungamente militato ma che con il suo arrivo, a loro avviso, era diventato politicamente invivibile. ____________________________________________________________________________________ Fassino ha cominciato con l’incontrare i presidenti delle due Camere e Grasso in particolare, il quale sta per essere eletto Capo dei dissidenti. Poi Fassino ha proseguito nel suo giro e ormai ha incontrato quasi tutti ma i soli che hanno in qualche modo aperto alla discussione sono Pisapia ed i suoi seguaci. Almeno per ora c’è una chiusura netta da parte di tutti gli altri. Pisapia a sua volta ha posto una condizione che, almeno a quanto abbiamo capito, consiste nella creazione da parte del Pd di una nuova carica il cui nome potrebbe essere quello di moderatore, o almeno qualche cosa di simile. Il compito del moderatore sarebbe quello di presiedere le discussioni tra Renzi da un lato e gli ex dissidenti rientrati nel partito dall’altro. ____________________________________________________________________________________ Il moderatore sarebbe dunque una figura di notevole importanza, necessaria secondo Pisapia per guidare la discussione, nella quale Renzi è una parte in causa e che quindi non può presiedere. Sono stati anche formulati i nomi dei possibili moderatori: Veltroni, Prodi, o addirittura Gentiloni con l’autorità che gli deriva dall’essere presidente del Consiglio di un governo in gran parte formato con ministri provenienti dal Pd. Resta da vedere se Renzi accetterà. La proposta di Pisapia, a nostro avviso, è decisamente accettabile e non intacca affatto la carica di segretario del partito cui Renzi fu eletto con le Primarie. ____________________________________________________________________________________ Debbo fare un’ultima osservazione che ritorna su quanto già scrissi domenica scorsa. Riguarda la permanenza dei presidenti del Senato e della Camera indicati anche come i nuovi leader dei gruppi della sinistra dissidente. Il parere che ho espresso domenica scorsa è che le due cariche parlamentari sono incompatibili con la guida di movimenti politici molto combattivi nei confronti del partito di provenienza. ____________________________________________________________________________________ Questo mio parere è stato in parte preso in considerazione da Luciano Violante, il quale è un costituzionalista e un politico di grande esperienza. In un’intervista su Repubblica Violante ha detto che se quanto sta avvenendo si fosse verificato a metà legislatura, Grasso e Boldrini avrebbero certamente dovuto dimettersi, ma poiché è avvenuto a legislatura pressoché terminata, la loro posizione è accettabile. ____________________________________________________________________________________ Mi fa piacere che Violante abbia previsto la necessità di dimissioni se ci trovassimo a metà legislatura, ma a differenza di quello che lui sostiene, il finale legislatura avverrà tra sei mesi e forse anche tra sette, e le dimissioni sono ancora più necessarie. Gli ultimi sei mesi saranno di piena campagna elettorale e quindi l’incompatibilità tra le due cariche diventerà ancora maggiore. Mi auguro che queste dimissioni ci siano, in realtà avrebbero dovuto già averle date. Se le daranno avranno le felicitazioni di molte e molte persone alle quali mi permetterò di aggiungere anche le mie. ____________________________________________________________________________________ Anno X N° 47 del 19 novembre 2017
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§1 - Appello (redazione de Il megafono) §2 - Compagni dove Andate (di Alfredo Reichlin) §3 - Veltroni: "Basta tatticismi, chi ha gli stessi valori deve stare insieme"(di Monica Rubino)
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2017


Anno X N° 48 del 17 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Promemoria per i compagni dell'MDP preoccupati della sorte dell'Italia, della classe operaia e per il lavoro che non c'è e se c'è è precario. ________________________________________________________________________________________ §1 - Appello ________________________________________________________________________________________ (di Nessuno 17 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Alla nascita del PD, nel lontano 2007, il partito ha subito la scissione di quei compagni che, pur non ammettendolo chiaramente, erano contrari a qualsiasi unione con altri partiti perchè loro avevano capito che sarebbe stato il primo passo del cammino che avrebbe portato al «compromesso storico» teorizzato in precedenza , dal grande Enrico Berliguer. ________________________________________________________________________________________ Sorvolo sulle motivazioni che avevano spinto Berlinguer a teorizzare tale strategia politica: vi ricordate del Cile di Allende e del 51 per cento ritenuto insufficiente per governare qualunque paese? ________________________________________________________________________________________ Facendo un altro passo indietro, dal 1948 in poi in Italia la DC, che non ha mai avuto quel 51 per cento, ha tuttavia governato con la collaborazione di alri partiti ma, senza le lotte del PCI e il suo responsabile appoggio parlamentare, non si sarebbero realizzare quelle conquiste economiche e sociali di cui ancora oggi ne godiamo i benefici effetti. ________________________________________________________________________________________ Per nostra tranquillità, oggi con la nuova legge elettorale si torna a quel vecchio modo di organizzare i governi e, come sempre, tutto è stato ed è nelle mani del Presidente della Repubblica che, nell'affidare l'incarico per la formazione del nuovo governo, dovrà tenere conto della forza dei singoli partiti che acquisiranno nelle prossime elezioni. ________________________________________________________________________________________ A quel punto dobbiamo solo sperare che l'incarico, per effetto dei risultati elettorali, venga affidato al PD oppure all'MDP. E' facile perà pensare che un PD integro e ricomposto conquisterebbe quasi sicuramente l'incarico per la formazionedel primo (e forse l'unico) governo della prossima legislatura. ________________________________________________________________________________________ Suppongo che, in base a queste semplici considerazioni il PD, nel suo ultimo consiglio, abbia deliberato di affidare a Pietro Fassino il compito di proporre alle altre forze di sinistra una intesa elettorale per affrontare le elezioni uniti per vivere la prossima legislatura da protagonisti e non da gregari. (rs) ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Siamo di fronte a una crisi molto seria della democrazia. Perciò non ha senso dividersi su vecchie classificazioni che non colgono la realtà dello scontro politico italiano. ________________________________________________________________________________________ Alfredo Reichlin: 05 novembre 2007 ________________________________________________________________________________________ §2 - Compagni dove Andate ________________________________________________________________________________________ (di Alfredo Reichlin: 05 novembre 2007) ________________________________________________________________________________________ [...] Davvero una scissione sarebbe molto triste, oltre che dannosa. Dove vanno questi compagni? Vogliono rifondare il socialismo italiano? È un proposito che merita tutto il rispetto. Ma spero ci si renda conto che questo proposito (come il nostro disegno, del resto) è destinato a fallire se l’Italia finisce ai margini di un mondo investito dai mutamenti più sconvolgenti della storia moderna e rischia di rivivere la tragedia di una grande nazione che si sfarina nei particolarismi, nelle faide, nelle dispute nominalistiche, nelle guerre di religione e smarrisce quella essenziale idea di sé la quale non può consistere solo nel rapporto col passato ma nella fiducia nel futuro, cioè in quello che è il suo posto nel mondo del Terzo millennio. [...] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ "Se si continua sulla strada della divisione il rischio è che si creino una Margherita da un lato e un Ds 'bonsai' dall'altro. Se i protagonisti di queste vicende spostassero lo sguardo al futuro, capirebbero quanto sono piccole le polemiche di oggi" ________________________________________________________________________________________ Walter Veltroni ________________________________________________________________________________________ §3 - Veltroni: "Basta tatticismi, chi ha gli stessi valori deve stare insieme" ________________________________________________________________________________________ (di Monica Rubino Repubblica.it 16 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ ROMA - Mentre il "pontiere" dem Piero Fassino continua nel tentativo di dialogare con pezzi della sinistra (trovando in verità per adesso solo porte chiuse), Walter Veltroni, "padre nobile" del Pd di cui è stato il primo segretario, rinnova a Radio Capital il suo appello all'unità del centrosinistra. Ospite di Circo Massimo, condotto da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, si dice "molto preoccupato" dall'esito delle prossime elezioni. E invita la sinistra a rinunciare ai tatticismi. ________________________________________________________________________________________ "In questo momento sento che è in gioco qualcosa di molto importante, la possibilità per la sinistra di svolgere un ruolo rilevante. Credo non ci sia bisogno di tatticismi: bisogna andare alla sostanza delle cose. È possibile non ritrovarsi tra persone che hanno valore e idee comuni? Questa è la semplice domanda che si pongono i milioni di elettori di centrosinistra". ________________________________________________________________________________________ E tra i punti condivisi Veltroni cita innanzitutto lo ius soli, la riforma della cittadinanza: "L'approvazione di questa legge di civiltà sarebbe il primo passo importante".[...] ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 48 del 17 novembre 2017
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§1 - I democratici e la sinistra(di Eugenio Scalfari) §2 - Pd, Veltroni: "Divisione irresponsabile, è autostrada destra. Contro Renzi troppa acrimonia"
post pubblicato in diario, il 14 novembre 2017


Anno X N° 47 del 15 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Gli uomini democratici debbono ricostruire la sinistra. Stiamo andando incontro all’ingovernabilità. Le alleanze saranno indispensabili dalla sinistra al centro. Accetteranno? Capiscono l’importanza d’un partito che a quel punto andrebbe da Bersani a Franceschini, da Pisapia a Minniti, da D’Alema a Orlando? E tengono conto dell’appello di Veltroni alla riunificazione? Walter è il padre del Pd e ancora nelle ultime ore ha fatto un pubblico appello all’unità. Se c’è una voce che merita d’essere ascoltata è la sua. È pessimista che il suo appello sia accolto ed è anche critico verso certi comportamenti renziani, ma conviene sul fatto che il partito debba essere di nuovo unito e riscrivere tutta la carta di rifondazione d’una sinistra moderna e antipopulista (perché è il populismo il vero nemico in Italia e in Europa). ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - I democratici e la sinistra ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Se dobbiamo dare un giudizio su quanto è avvenuto nella direzione del Pd convocata dal segretario di quel partito, mi avvarrò per cominciare di un sintetico scritto di de Maistre che nel suo libro Mélanges, considerato un capolavoro da Baudelaire, dice: «La ragione non genera che dispute, mentre l’uomo per comportarsi bene nel mondo non ha bisogno di problemi bensì di ferme credenze». ________________________________________________________________________________________ Applico questa massima a quanto è accaduto nella direzione del Pd: il discorso di Renzi l’ha seguita e le sue «ferme credenze» sono state queste. ________________________________________________________________________________________ 1. Nella situazione attuale occorre che tutta la sinistra sia unita e chi è uscito dal partito rientri. ________________________________________________________________________________________ 2. Non parliamo di quanto è accaduto negli anni precedenti. Allora il partito era unito e ciascuno democraticamente esponeva le sue opinioni e i suoi dissensi; la maggioranza sosteneva il presidente del Consiglio e capo del partito e la minoranza esercitava un compito importante e utile, del quale ho sempre tenuto conto nei limiti del possibile. ________________________________________________________________________________________ 3. Se in un momento difficile i dirigenti ritornano, compiranno un atto molto utile non solo per il partito ma per l’Italia e anche perfino per l’Europa. ________________________________________________________________________________________ 4. Dal loro rientro in poi discuteremo insieme la linea futura, la campagna elettorale che condurremo nei prossimi mesi, quello che nel frattempo faremo e diremo. ________________________________________________________________________________________ 5. Non ci chiedano però l’abiura rispetto a quello che abbiamo fatto finora. Avremo pur compiuto qualche errore perché la perfezione non esiste nel mondo, ma sono stati errori marginali. Comunque d’ora in avanti discuteremo la linea e l’attueremo insieme. ________________________________________________________________________________________ La notizia che fuori discorso Renzi ha dato è una sua dimostrazione di buona fede e di forte desiderio che il rientro dei dissidenti avvenga: è stato incaricato Piero Fassino di trattare con loro le modalità del rientro e il merito dei temi che saranno discussi e sui quali i rientrati avranno il loro peso indipendentemente dal loro numero. Fassino è una personalità primaria: a suo tempo fu segretario del partito che allora si chiamava Ds, democratici di sinistra; poi fu un ottimo sindaco di Torino e ora è una delle personalità più attive del Pd. Affidare a lui la trattativa coi dissidenti è il segnale più evidente della serietà del tentativo e delle garanzie che sono previste. ________________________________________________________________________________________ Accetteranno? Capiscono l’importanza d’un partito che a quel punto andrebbe da Bersani a Franceschini, da Pisapia a Minniti, da D’Alema a Orlando? E tengono conto dell’appello di Veltroni alla riunificazione? Walter è il padre del Pd e ancora nelle ultime ore ha fatto un pubblico appello all’unità. Se c’è una voce che merita d’essere ascoltata è la sua. È pessimista che il suo appello sia accolto ed è anche critico verso certi comportamenti renziani, ma conviene sul fatto che il partito debba essere di nuovo unito e riscrivere tutta la carta di rifondazione d’una sinistra moderna e antipopulista (perché è il populismo il vero nemico in Italia e in Europa). ________________________________________________________________________________________ Voglio ora discutere un punto sul quale l’errore della dissidenza di sinistra si manifestò pubblicamente: il referendum costituzionale che mirava a costruire un assetto sostanzialmente monocamerale. L’affluenza fu altissima e la votazione dei No fu del 60 per cento di fronte al 40 dei Sì. I dissidenti democratici, che ancora non erano usciti dal partito, votarono No o si astennero dando pubblica notizia della loro astensione. ________________________________________________________________________________________ Ho ricordato varie volte questo aspetto della questione: il grosso dei No fu votato dal populismo ispirato dai grillini, dalla Lega di Salvini e dai Fratelli d’Italia. Mi chiedo: come è possibile che la sinistra-sinistra non sapesse che tutti i Paesi europei sono monocamerali? E perché l’Italia ha rifiutato quel sistema, tanto più che l’intero mondo occidentale sta attraversando un’immensa crisi economica e sociale e anche politica che rende il monocameralismo assolutamente necessario in una situazione dove le decisioni da parte del governo e del Parlamento debbono essere realizzate con la massima velocità? ________________________________________________________________________________________ Gli uomini democratici debbono ricostruire la sinistra. Stiamo andando incontro all’ingovernabilità. Le alleanze saranno indispensabili dalla sinistra al centro. E voi, dissidenti, volete che il Pd non potendo avere il vostro appoggio concentri con scarso successo la sua ricerca di sostegno al centro, oppure capite che una sinistra forte e compatta può ottenere dal centro ulteriori appoggi opportuni ma non indispensabili? ________________________________________________________________________________________ Mi sembra assolutamente elementare quel poco che qui ho scritto, come sono altrettanto consapevole dei difetti caratteriali di Renzi, che in questo caso sembra però averli superati. L’appello di Veltroni e l’incarico a Fassino vi sembrano poca cosa? Riflettete e poi decidete. Guardate a Cuperlo: rappresenta esattamente quello che dovete fare nella storia della democrazia italiana. Debbo ora fare un’ultima osservazione critica. Mi dispiace molto, anzi moltissimo perché riguarda due persone con le quali ho da tempo rapporti di grande amicizia. ________________________________________________________________________________________ Si tratta del presidente del Senato, Grasso, e della presidente della Camera, Boldrini. Grasso si sta proponendo come il nuovo leader della sinistra-sinistra; Laura Boldrini è sulla medesima posizione: non capisco bene come risolveranno il problema di presiedere in due un partito per ora fatto di schegge che unite insieme arrivano a stento a superare la soglia prevista per l’ingresso nelle Camere. Ma la mia osservazione riguarda un altro punto della questione: i due presidenti delle Camere sono ora impegnati in una delicatissima azione politica e si oppongono entrambi alla riunificazione che si può fare soltanto a condizione dell’abiura da parte dell’attuale segretario del Pd. ________________________________________________________________________________________ La questione che li riguarda è però che essi resteranno per altri sei mesi se non anche di più presidenti delle Camere. Non sentono che un presidente del Parlamento non può e non deve spendere gran parte del suo tempo diventando leader d’un partito, grande o piccolo che sia? E si preoccupano di sapere quale sia il giudizio che di questa loro situazione dà l’opinione pubblica? ________________________________________________________________________________________ Personalmente entrai in Parlamento quarant’anni fa e naturalmente mi dimisi dal giornale che dirigevo ma ho sempre dichiarato, quando si votava su una qualunque questione, che io non mi sarei conformato al vincolo di mandato e avrei votato solo secondo coscienza come il mio partito o diversamente da esso. Se fossi parlamentare in questa situazione mi alzerei all’inizio di ogni seduta dichiarando di uscire dall’aula per non rientrarvi fino al giorno dopo perché la presidenza potrebbe essere indotta a comportamenti dettati dalla sua leadership di un partito. ________________________________________________________________________________________ La verità è che se vogliono far politica in prima persona debbono lasciare le cariche che ora stanno ricoprendo: chi presiede un’assemblea parlamentare deve essere assolutamente neutrale. Loro pensano di esserlo ed è una buona intenzione ma se ci fosse un contrasto politico non resisterebbero. Perciò prima si dimettono e meglio è. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Il fondatore del Partito democratico: "Il segretario dem deve saper includere e accettare critiche. Mi colpisce però anche acrimonia verso di lui" ________________________________________________________________________________________ Walter Veltroni ________________________________________________________________________________________ §2 - Pd, Veltroni: "Divisione irresponsabile, è autostrada destra. Contro Renzi troppa acrimonia" ________________________________________________________________________________________ (Politica Italia Repubblica.it 13 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ ROMA - Nuovo appello all'unità della sinistra di Walter Veltroni che esorta i leader di partiti grandi e piccoli a mettere da parte rivalità e aspirazioni egemoniche. "La sinistra - ha detto a 'Mezzora in più' su Raitre - ha il dovere, in questa fase della storia italiana, di trovare la capacità, l'umiltà responsabile, per ricomporre le proprie diversità". Veltroni, a proposito di un suo eventuale ritorno in politica, chiarisce: "Da anni ho fatto una scelta molto radicale di vivere una nuova fase e l'ho rispettata, ma questo non comporta che non dica le mie opinioni pur non avendo ruoli in politica". ________________________________________________________________________________________ Il suo appello arriva dopo quello fatto da Giuliano Pisapia per l'unità del centrosinistra. "Bisogna voltare lo sguardo - esorta Veltroni - smetterla di stare dietro a Twitter e Facebook", o meglio "va bene usare tutto, ma poi c'è la vita reale, il dolore delle persone, c'è la precarietà". "Dividersi - ha ribadito - è da irresponsabile, apre un'autostrada per la vittoria del centrodestra. Faccio un appello ai partiti, alle persone con le quali ho lavorato e con le quali ho militato per tanti anni: non fate l'errore di separarvi, di combattervi, perché sarebbe un errore storico incalcolabile. A forza di cercare quelli più omogenei a se stessi, si finirà con il diventare sempre più piccoli". ________________________________________________________________________________________ • SCADENZE DA RISPETARE ________________________________________________________________________________________ "La prima cosa che mi piacerebbe sentir dire da Renzi - ha affermato Veltroni riferendosi alla riunione della direzione Pd, in programma il 13 novembre - è che prima della fine della legislatura, si portino a conclusione lo ius culturae e il biotestamento. Questo sarebbe già un segnale di apertura molto importante, insieme alla ricerca di politiche sociali ed economiche innovative di lotta alla precarietà e alla povertà". ________________________________________________________________________________________ "Se si dicesse questo - ha continuato - se si mettessero intorno a un tavolo il presidente Grasso e le altre forze politiche della sinistra che si vanno componendo, sarebbe un enorme passo avanti. Se non ci si prova, c'è un rischio di tornare indietro ai Ds e alla Margherita, ma in dimensione bonsai". ________________________________________________________________________________________ "Io mi auguro che Renzi abbia questa capacità, ma che anche tutti gli altri si rendano conto della serietà del momento che ci sta passando davanti. Come mi auguro che Mdp cambi idea e che si accorga che la loro posizione 'se c'è Renzi, non ci siamo noi', è sbagliata perché non offre nessuno sbocco e quindi va cambiata. Si può stare in una coalizione nella quale ci sono diverse leadership. Saranno le elezioni a decidere chi debba prevalere. Insisto: ma perché non parlano dei contenuti?", domanda infine Veltroni. ________________________________________________________________________________________ • IL NODO ALLEANZE ________________________________________________________________________________________ "Io che ho inventato la vocazione maggioratoria - ha poi sottolineato - dico che si può e si deve cercare costruire alleanze sia al centro che a sinistra. Lo abbiamo sempre fatto. Altrimenti vincerà la destra, o meglio non vincerà nessuno". ________________________________________________________________________________________ Quanto al fronte Mdp, "conosco bene - ha detto Vetroni - D'Alema e Bersani: non sono estremisti. Devono smetterla di dire no ad alleanze con il Pd se c'è Renzi. È sbagliato. In giro contro Renzi c'è un'acrimonia esagerata e sbagliata. Mancano pochi mesi alle elezioni. Bisogna lavorare per realizzare un'alleanza democratica larga senza preclusioni". "In passato - ricorda - se ne sono fatte anche con Mastella...". ________________________________________________________________________________________ "C'è il rischio - ha spiegato Veltroni - in questo processo di messa in discussione della democrazia in Europa, che la sinistra si divida, spacchi il capello in quattro e ci si odi gli uni con gli altri", ritiene. "Non è che arriva Tejero o Mussolini - ha aggiunto - ma arrivano nuove forme di assolutismo". ________________________________________________________________________________________ "Ho l'impressione - ha osservato - che la sinistra in Europa non veda l'effetto anni '30. Ho in mente l'immagine del corteo che c'è stato in Polonia ieri: 3 chilometri, pieno di gente, all'insegna di parole d'ordine come 'cacciamo gli ebrei e gli immigrati'. In Polonia si sta affermando una destra nazionalista - continua Veltroni - In Italia questi movimenti li abbiamo visti a Ostia: è il segno che si sta facendo strada un populismo di destra intollerante, base su cui si sta costruendo la destra europea". "Se la sinistra perde la sua forza sociale lascia spazio a forze che cavalcano la rabbia". "Non esiste sinistra che non faccia i conti con le situazioni di emarginazione, precarietà, dolore. La sinistra è questo. È la sua funzione storica". ________________________________________________________________________________________ "La sinistra sbaglia quando decide troppo poco, non quando decide", ammonisce il fondatore del Pd. "Se c'è un momento in cui la sinistra avrebbe il dovere di comporre le diversità è in questo momento. Fare ora una campagna elettorale in polemica è aprire un'autostrada alla destra. Sono divisioni irresponsabili in questo momento storico". Si tratta di una "destra eterogenea - ha sottolineato - perché stanno insieme è complicato da comprendere". ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 47 del 15 novembre 2017
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§ 1 - L'uomo solo al comando non batte i populismi di massa (di Eugenio Scalfari) § 2 - Pd-Bersani, l'ultima trattativa: così Renzi apre alla sinistra(di Goffredo De Marchis)
post pubblicato in diario, il 12 novembre 2017


Anno X N° 46 del 12 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ La destra di Berlusconi, di Salvini e di Meloni è unita all'esterno, disunita all'interno. Ma per la raccolta dei voti si presentano tutti e tre sottobraccio. Il Pd di Renzi deve essere aperto non solo nei confronti dell'esterno ma anche all'interno ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ § 1 - L'uomo solo al comando non batte i populismi di massa ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 12 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Debbo cominciare l'articolo politico che intendo scrivere con una citazione di Freud ricordata di recente sul nostro giornale da Massimo Recalcati. "L'uomo non è padrone nemmeno a casa propria". Ma perché non è padrone? Perché è certamente alle prese con l'ingovernabilità tra la sua vita e la sua coscienza. L'Io dovrebbe impedirla e spesso questa ingovernabilità viene risolta, ma l'Io a sua volta è un vigilante vigilato: da un lato vigila sulle sue passioni, buone o cattive che siano, e dall'altro le festeggia anche lui ed anzi ne accresce la potenza. Così le passioni diventano sempre più irruenti e rendono la tua coscienza verso il tuo prossimo e verso te stesso sempre più fragile. Questo è il problema. È politico? Sì è anche politico, anzi lo è soprattutto perché la politica è il confronto tra il pubblico e il privato, tra gli interessi particolari e quello generale. ________________________________________________________________________________________ Noi italiani ed anche noi europei siamo giunti ad un punto in cui quel confronto è diventato generale. Gli esempi più evidenti li danno in questa fase l'Italia e la Germania dal punto di vista della governabilità. L'Italia avrà probabilmente, dopo le elezioni del 2018, tre partiti maggiori di pari forza, che non saranno in grado di stabilire alleanze e questo complica ulteriormente il problema. ________________________________________________________________________________________ La Germania ha già avuto le elezioni e la conseguenza è stata quella di un taglio totale della sinistra: la Merkel rappresenta il centro ed è alleata con la destra. Niente di male, può accadere ed è infatti accaduto più volte, ma c'è un'aggiunta da fare: nella situazione attuale aumenta il populismo. L'unico vero vincitore in tutta Europa è il populismo, con la sola eccezione della Francia dove è stato duramente sconfitto. Germania, Spagna, Italia e insieme a loro gran parte dell'Europa dell'Est sono dominate dal populismo nelle sue varie forme che costruisce per accrescere la sua influenza sul popolo (cosiddetto) sovrano. ________________________________________________________________________________________ Il nostro populismo è ultra-trionfante. Se si guarda al referendum costituzionale dell'anno scorso, esso registrò il massimo dell'affluenza come non si era mai vista da molti anni e il massimo dei No, alcuni dei quali furono espressi da personaggi di rilevante autorità culturale, a cominciare da Mario Monti, o da rappresentanti della sinistra dissidente, ma a dir poco il 70 per cento dei No fu votato da persone che avrebbero votato contro qualsiasi referendum proposto da partiti costituzionalmente riconosciuti. In fondo la sostanza di quel referendum, al di là di imperfezioni (numerose) si basava su un punto di notevole importanza: il passaggio da un Parlamento fondato su due Camere a una Camera unica, come avviene in tutti i Paesi democratici dell'Occidente. ________________________________________________________________________________________ Se dal referendum vinto dal populismo passiamo all'esame politico del campo attuale troviamo il populismo in tutta la destra: quella di Berlusconi ha le caratteristiche del grande attore di teatro che però impersonava qualunque personaggio e recitava qualunque testo, comico o drammatico che sia, ma l'attore è sempre lui e piace ad un pubblico molto numeroso. ________________________________________________________________________________________ Un altro populista è Salvini. Bossi non lo era, Zaia e Maroni non lo sono, ma Salvini sì ed opera entro tutti i Comuni e le Regioni del Nord identificati con un Nord che voleva dominare sull'Italia intera dopo averla conquistata. Non potendo conquistare come nordisti l'odiata Roma, l'odiata Napoli, l'odiata Firenze, preferiscono andarsene in nome dell'autonomia. Soprattutto il popolo veneto che non può dimenticare che furono i loro bisnonni o meglio i loro trisavoli a conquistare l'intero Mediterraneo, da Costantinopoli alla Turchia e alle sue colonie, alla Libia e al Marocco compresi Malta e Creta e Cipro e Rodi. E vi pare che chi ha nel suo spirito questo ricordo e questo messaggio non voglia l'autonomia dal governo dell'odiata Roma? E il Piemonte? E la Lombardia delle Cinque Giornate contro l'Austria? È vero, questo è il nostro Risorgimento senza il quale l'Italia non sarebbe stata unita. Ma un fondo populista vede ancora in polemica il Nord e il Sud, oltre all'autonomismo siciliano e quello pugliese. ________________________________________________________________________________________ *** Torno allo scacchiere politico (il populismo è un elemento psicologico). La destra di Berlusconi, di Salvini e di Meloni è unita all'esterno, disunita all'interno. Ma per la raccolta dei voti si presentano tutti e tre sottobraccio; tre personaggi da avanspettacolo di notevole qualità, sia in commedia sia in tragedia. In opera musicale Meloni è un contralto, Salvini un baritono-basso, Berlusconi tenore o baritono alto. Orchestra al completo. Del resto il Berlusca con Fedele Confalonieri intrattennero da giovani il pubblico delle sale da ballo e perfino quello dei transatlantici da crociera di sessant'anni fa. Che trionfo, che carriera! ________________________________________________________________________________________ Segue Grillo, lui fa il burattinaio dei vari Arlecchini dei Cinquestelle. Da qualche tempo tuttavia gli Arlecchini si sono liberati dalla loro divisa di pezze a colori e hanno scoperto di essere uomini politici. I quali, fedeli in questo alle istruzioni di Grillo, non fanno alleanze se non con il loro popolo. E il loro popolo chi è, da dove viene, che cosa vuole? Il loro popolo non ama affatto la cosiddetta classe dirigente del Paese, buona o cattiva che sia. Vuole abbatterla, vuole che il terreno sia spianato, distrutte le siepi, i giardini con i cancelli, le spiagge libere a tutti, i partiti che non condividono queste richieste battuti e liquidati. L'Europa? Chissenefrega dell'Europa. L'euro? Forse era meglio la lira. ________________________________________________________________________________________ Se non ci fosse il Cinquestelle, che deve chiamarsi Movimento anziché partito perché partito è un pastrocchio che non dovrebbe più esistere e loro sono lì appunto per liquidarlo, probabilmente andrebbero a rafforzare la massa degli astenuti e viceversa: gli astenuti che decidono di votare vanno alle urne e votano scheda bianca o Cinquestelle. ________________________________________________________________________________________ Allora facciamo i conti: la destra berlusconiana, salviniana, meloniana, è fondamentalmente populista, magari sofisticata perché un programma di governo gli piacerebbe averlo e in parte ce l'hanno a cominciare dall'anti-immigrazione, sono guidati da un vecchio miliardario e da un combattivo padano che piace anche all'isola che sogna addirittura l'indipendenza. I grillini sono populisti senza menzionare la parola. Gli astenuti (salvo un 20 per cento che è la normalità), sono populisti anch'essi. Abbiamo in questo modo due formazioni politiche arricchite (o disturbate) da frange minori che stanno in coda al corteo ma comunque ne fanno parte. Ciascuna di queste forze rappresenta tra il 25 e il 30 per cento dell'elettorato, al quale bisogna aggiungere un 25-30 per cento degli elettori che non votano, senza conteggiare quel 20 per cento suddetto. ________________________________________________________________________________________ Il totale - destra, grillini, astenuti - dà più o meno il 75 per cento. Resta un 25 per cento dove si insedia il centrosinistra e la sinistra. Queste sono le operazioni numeriche datate al presente; ci vorranno altri sei mesi prima che si apra la corsa e molte cose possono accadere. Se cambiassero però, cambierebbero soltanto in meglio perché peggio di così è difficilissimo. Dobbiamo però aggiungere che tutte le forze (tutte) fin qui esaminate non spendono nemmeno una parola sull'Europa, salvo talvolta Berlusconi il quale sostiene di piacere ad Angela Merkel e che lei piace a lui. I seduttori sono simpatici, anche se spesso fanno danni come i processi sulle "olgettine" hanno dimostrato. ________________________________________________________________________________________ *** E qui siamo a Renzi e al partito a lui d'intorno e non tutto schierato in suo favore. Nel suo caso mi permetto un'altra citazione dall'articolo di Massimo Recalcati: "Anche dalla psicoanalisi può venire un'indicazione preziosa: l'accanimento nella volontà di governo che pretende di sopprimere il disordine tende sempre a rovesciarsi nel suo contrario; un ordine ottenuto con l'applicazione crudele del potere è peggio del male che vorrebbe curare; ogni volta che l'ambizione umana cerca di realizzare un ordine senza disordine si scontra fatalmente con delle manifestazioni straripanti e anarchiche del disordine. Il governo giusto non è quello che persegue lo scopo di annullare l'ingovernabile ma quello che lo sa ospitare". ________________________________________________________________________________________ Più volte ho sostenuto che Matteo Renzi era un uomo capace di buon governo, ma aveva un grave difetto caratteriale: voleva a tutti i costi comandare da solo, sistema incompatibile con una democrazia, soprattutto di sinistra (quella non più comunista dopo l'arrivo alla testa del Pci di Enrico Berlinguer). Probabilmente non si tratta di un difetto caratteriale ma psicoanalitico: se conoscesse bene il fondo dell'anima e le sue conseguenze sul suo comportamento forse quel difetto scomparirebbe. ________________________________________________________________________________________ Lui nega sempre con forza di voler comandare da solo. Sostiene che, come in tutti i partiti, c'è un leader anche in quello da lui guidato, ma è affiancato da una direzione con la quale spesso si consulta e a volte anche con persone autorevoli per capacità e per storia che aderiscono al suo partito e che lui incontra assai spesso per confrontare i punti di vista e acquisire esperienze e suggerimenti. ________________________________________________________________________________________ In una recente conversazione telefonica mi ha fatto i nomi di queste persone, tra i quali ricordo quello di Piero Fassino, di Dario Franceschini, di Andrea Orlando e di personalità tra le quali primeggia il nome di Walter Veltroni. Gli ho ricordato che le sue consultazioni sono però a sua propria disposizione. Per esempio sull'attacco - a mio avviso del tutto improprio - contro il governatore della Banca d'Italia non ha informato nessuno, non Veltroni, tantomeno Prodi e non credo che Fassino lo sapesse. La sua quindi è una consultazione che avviene su sua propria decisione, non è uno Stato Maggiore che opera con un Capo e con i comandanti delle varie armate. Se lui non creerà una sorta di Stato Maggiore non nel governo, dove Gentiloni ce l'ha, ma nel partito, la questione di un leader che comanda da solo resta ferma e questo non va affatto bene. Debbo dire che l'ha riconosciuto. Non so quanto valga questo riconoscimento ma mi sembra doveroso riferirlo. ________________________________________________________________________________________ Il secondo problema che riguarda il leader e l'intero partito è quello dell'ingovernabilità che, anzi, è un problema dell'intero Paese. L'ingovernabilità comporta alleanze e queste bisogna farle prima delle elezioni. Un'alleanza con Bonino sarebbe molto opportuna e comunque il partito deve essere aperto non solo nei confronti dell'esterno ma anche all'interno. Questo significa che il leader si consulta con gli esponenti più autorevoli del partito su tutte le decisioni da prendere. ________________________________________________________________________________________ Se questo avverrà il partito sarà profondamente rinnovato e potrà risolvere in qualche modo positivo il problema dell'ingovernabilità. Altrimenti la sinistra, quella dentro il Pd e quella che ne sta fuori, sarà liquidata dal populismo che sta dilagando e se vincerà decadranno i valori e gli ideali e crescerà purtroppo l'ingovernabilità dei corpi e delle anime. (ESc) ________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Allo studio accordi nei collegi per battere le destre e l'ondata populista. Franceschini media. Tutti tra i dem cercano Prodi. Parisi: "Parliamo delle cose che ci uniscono" ________________________________________________________________________________________ Goffredo De Marchis ________________________________________________________________________________________ § 2 - Pd-Bersani, l'ultima trattativa: così Renzi apre alla sinistra ________________________________________________________________________________________ (di Goffredo De Marchis Repubblica.it 12 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Roma. I contatti sono in corso, anche se in pubblico nessuno cede di un millimetro. Si lavora a un accordo unitario per i 341 collegi uninominali. Lo stesso candidato per Renzi, Grasso, Pisapia, Fratoianni, Civati. Accordo tecnico, senza voli pindarici. Sulla base di una cornice di programmi. Non il quadro perché quello è impossibile. Come dice Arturo Parisi: "Bisogna rendere manifeste le cose che ci uniscono". Parisi rimane l'unico vero consigliere e confidente di Romano Prodi. ________________________________________________________________________________________ Dopo il grido di allarme raccolto da Repubblica, il Professore lo cercano tutti. Perché "copra" e sostenga questa difficile operazione. La prima mossa tocca a Matteo Renzi, che domani riunisce la direzione del Pd. Il segretario ha parlato a lungo con Dario Franceschini e Andrea Orlando, i ministri che spingono per un'alleanza con tutti dentro. Gli ha garantito alcuni passi indietro rispetto alla strada dell'autosufficienza: "Proporrò un accordo significativo e strutturato anche a Bersani. Non parlerò più dei mille giorni e dei provvedimenti del mio governo. Parlerò di quello che si può fare non di quello che è stato fatto". A partire dal Jobs Act: "Senza abiure, ma se si vuole ragionare di cosa non ha funzionato facciamolo. Per esempio: sui contratti a tempo indeterminato, che devono ancora crescere". ________________________________________________________________________________________ Questa è la "cornice" di cui Franceschini discute con i suoi interlocutori. Con Renzi prima di tutto. La linea del ministro della Cultura è chiara: "A destra hanno trovato il modo di parlare a mondi diversi, di fare campagne diverse, di presentare candidati premier diversi, ma, nei collegi, di sommare i voti anziché sottrarseli a vicenda. Noi possiamo fare lo stesso". I leader si stanno sentendo. Intanto dentro il Pd perché la direzione si tiene tra poche ore. C'è la possibilità di un voto unanime sulla relazione del segretario, se contiene le aperture promesse. Ma c'è anche il rischio concreto di una rottura se torna l'eco di imprese solitarie, di un Renzi alla Macron. A quel punto le minoranze di Orlando e Michele Emiliano presenteranno un loro documento (già pronto) di critica alle politiche renziane degli ultimi anni. "Per distinguere nettamente le responsabilità", dicono gli orlandiani. ________________________________________________________________________________________ Il governatore pugliese viene descritto sul piede di guerra o meglio, di nuovo con un piede fuori dal partito. Per lui è difficile resistere alla calamita di Piero Grasso, collega magistrato e amico. I due si telefonano continuamente. Spesso è il presidente del Senato a chiamare Emiliano per chiedergli come muoversi nel mare ondoso della politica, ben diverso da quello delle istituzioni. Ed Emiliano lo guida: "Hai sbagliato con quella dichiarazione sul Pd", gli ha detto l'altro giorno. ________________________________________________________________________________________ Come spiega Parisi ad Affari italiani, l'accordo tecnico nei collegi può diventare qualcosa di più concentrandosi sui tratti comuni: la politica europea, l'immigrazione, lo ius soli, i diritti civili, l'ambiente. La "cornice". Lasciando fuori i punti di contrasto. Eppoi si reggerebbe sulla convenienza, diciamo la verità. Per questo Renzi non crede che sarà domani la giornata decisiva, però entro due settimane la situazione sarà sotto gli occhi di tutti. "Quando ciascuno, noi compresi - dice un renziano - si farà due conti sulle chance di vittoria collegio per collegio". Con l'obiettivo di fermare quelli che nei suoi colloqui privati Renzi chiama i "barbari" riferito ai leader non agli elettori. Di bloccare l'ascesa di Beppe Grillo e Matteo Salvini. ________________________________________________________________________________________ Il segretario giura che ci proverà. Facendosi poche illusioni. La coalizione più realistica, nel quartier generale renziano, viene confinata ai nomi di Emma Bonino e Giuliano Pisapia "che con Bersani e D'Alema non andrà mai". Le reazioni pubbliche di Mdp in effetti continuano a essere gelide. "Archiviare il renzismo", dice Roberto Speranza. Richiesta irricevibile a Largo del Nazareno. Vasco Errani, parlando con gli amici, non è meno severo: "Il sistema era tripolare, ma adesso i poli sono due e mezzo. E il mezzo è la sinistra. Non c'è politicismo che tenga, non bastano gli appelli a fermare i populisti. Bisogna riprendere i voti e ci vogliono atti concreti. ________________________________________________________________________________________ Questo è un problema molto più grande di un tavolo di trattativa per i collegi ". Ma un tavolo è necessario, se c'è la volontà di parlarsi. E se il problema non è solo ed esclusivamente la sorte di Renzi, come pensano tanti nel Pd. "Noi indicheremo un metodo di lavoro e un percorso. Per provare a fare tutti un passo avanti ", dice il vicesegretario Maurizio Martina. Senza guardare indietro. Modello centrodestra, come sottolinea Franceschini. In quel campo chi parla più di uscita dall'Euro o della Le Pen, le bandiere leghiste? "La partita ce la giochiamo solo se stiamo insieme. Altrimenti è cupio dissolvi ", avverte Francesco Boccia, vicinissimo a Emiliano. ________________________________________________________________________________________ Il filo è sottile e si può spezzare da un momento all'altro per molti motivi. Renzi, nemmeno una settimana fa, ha rilanciato l'obiettivo 40 per cento e il Jobs Act 2. Ovvero, porta in faccia a Mdp. Bersani e D'Alema sanno che la loro ragion d'essere è distinguere politiche e leadership dal Pd renziano. Come collante, resta il pericolo della destra e dei grillini, così plasticamente dimostrato dal voto in Sicilia e a Ostia. In più c'è l'allarme di molti mondi, a cominciare da quello cattolico di base. Basta andare in molte parrocchie per scoprire quanto sia attrattiva la storia umana di Piero Grasso e quanti dubbi ci siano sugli avversari del centrosinistra. ________________________________________________________________________________________ I padri nobili, da Prodi a Veltroni a Enrico Letta, sono pronti a intervenire ma solo se si apriranno degli spiragli reali, se i "figli" mostreranno di avere a cuore la famiglia unita. La loro parola è in grado di superare le rigidità dei vari campi. Non farà presa su D'Alema e Fratoianni forse, ma non lascerebbe indifferente Pierluigi Bersani. L'accordo per stare uniti nei collegi è tutto da costruire. Ma se gli ambasciatori si parlano, il tentativo rimane in piedi. (GDM) ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 46 del 12 novembre 2017
continua
§1 - Il fattore Gentiloni per ricucire lo strappo tra generazioni
post pubblicato in diario, il 5 novembre 2017


Anno X N° 45 del 05 novembre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ In realtà la nuova maggioranza la deve trovare Gentiloni altrimenti l’ingovernabilità non è superata. I Verdini non bastano, bisogna che il Pd cresca e non si chiami più partito renziano. Lui resti il leader ma senza Stato Maggiore è meglio che si ritiri a Pontassieve. ________________________________________________________________________________________ §1 - Il fattore Gentiloni per ricucire lo strappo tra generazioni ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 novembre 2017) ________________________________________________________________________________________ La storia e la filosofia della storia si pensano e si scrivono in vari modi. Si cerca anche di scoprire quali sono gli elementi essenziali e ricorrenti che alla storia danno un carattere, ma finora quell’elemento non è stato individuato tranne che in rare occasioni. Lo individuò a suo modo Cartesio e poi Kant e poi Hegel e Benedetto Croce. Molti altri la storia la fanno ma senza studiarne il carattere. ________________________________________________________________________________________ Quasi nessuno, ch’io sappia, ha studiato l’importanza delle generazioni, eppure quella è la vera legge che ha governato e governa l’andamento della storia. Le generazioni si succedono, il padre e la madre guidano ed educano i figli, la loro sensibilità, il loro modello di comportamento e anche la vita del loro futuro, gli studi che dovranno fare, la qualità degli amici che frequentano, la scuola dove vengono istruiti. Naturalmente i genitori, madre e padre, hanno compiti diversi ma — se la famiglia è omogenea — i figli crescono tra loro. ________________________________________________________________________________________ Il frutto di questo pensiero comincia fin dall’inizio dell’adolescenza, verso i 14, 15 anni. A quel punto figli e figlie cominciano a pensare in modo indipendente anche se in parte informati e influenzati dai genitori e anche dalla scuola. A 20 anni sono ormai del tutto autonomi e i pensieri e i comportamenti sono decisi da loro anche se i suggerimenti dei genitori continuano e vengono ascoltati. Tra i 22 e i 25 anni è ormai il loro tempo e la loro generazione comincia ad operare in modo non più guidato ma autonomamente consapevole. ________________________________________________________________________________________ Ora la domanda è questa: la nuova società rinnovata ma continuativa fino a quando sarà in grado di trasmettere alla successiva la continuità con la precedente? L’esperienza insegna che la continuità dura di solito tre o al massimo quattro generazioni, un secolo; ma più spesso mezzo secolo o poco più, cioè 50 o 60 anni al massimo. Dopo questo lasso di tempo avviene la rottura generazionale, con i suoi effetti sulla cultura ma soprattutto sulla politica: i suoi vizi ma anche le sue virtù. In teoria la società (polis) ha il compito di fare il bene del popolo e chi governa conferma sempre che questo è il suo compito e questo il suo obiettivo. ________________________________________________________________________________________ Talvolta coincide con la realtà ma più spesso no o per errori commessi da chi governa o con il desiderio di potere che induce a decisioni che spesso producono rotture inconciliabili. Bisognerebbe cambiare questa storia ma essa coincide con la storia del mondo, e cioè con la storia delle rotture, di generazione in generazione. ________________________________________________________________________________________ Sono di vario tipo queste rotture e avvengono soprattutto per lo scorrere del tempo che segna cambiamenti epocali e nuove attitudini per viverli e gestirli. Esigono anche che vi siano personalità che guidino questi mutamenti con l’intento esplicitamente dichiarato, anche se non sempre aderente alla realtà, di gestire quella rottura e le cause che l’hanno determinata. ________________________________________________________________________________________ Bisognerebbe raccontarla questa storia, ma equivale alla storia del mondo. Occorre però capire in quale situazione si trova la generazione che attualmente decide le sorti del Paese. Non c’è modo migliore per l’inizio di un’epoca nuova recependo e guidando il cambiamento che la rottura ha prodotto ma assicurando nel contempo la continuità. ________________________________________________________________________________________ La cosa più singolare è che in questo momento la rottura si è verificata in tutto il mondo democratico occidentale e non soltanto nella politica ma nella vita e nella sua complessità: la famiglia, i rapporti uomo donna, la scuola per i figli, le Istituzioni che debbono governare e controllare il Paese, la propria professione, il lavoro, il futuro. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente la rottura epocale della quale stiamo vivendo l’inizio non ha le stesse motivazioni in tutti i Paesi dell’Occidente. Noi dobbiamo comunque essere al corrente di quella prodotta nel nostro Paese e in quella Europa nella quale viviamo. Personalmente credo che la nostra rottura politica sia stata motivata dal sistema nel quale operano molti partiti. ________________________________________________________________________________________ Negli altri Paesi d’Europa e d’America non è così: nella generalità dei casi esistono Parlamenti con due partiti, una destra e una sinistra che hanno in comune il sentimento democratico e cioè fare il bene del popolo, ma inteso e applicato in modi diversi. Uno dei due vince e ha quindi la maggioranza assoluta anche se l’affluenza al voto dei cittadini elettori è in costante diminuzione. ________________________________________________________________________________________ A differenza degli altri Paesi, nel nostro i partiti che hanno un rilievo, anche se si distinguono tra quelli maggiori e quelli minori, sono a dir poco cinque e questa situazione determina uno stato confusionale molto elevato. Nella storia italiana c’è sempre stata, dalla caduta della Destra storica, una molteplicità di partiti dovuta al trasformismo imperante. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente questo trasformismo fu influenzato dall’avvicendarsi delle generazioni. L’Italia, proprio per questa ragione, non è mai riuscita a unirsi sostanzialmente. Esistono un Nord, un Centro, un Sud e due isole. Affermare che le condizioni di questo territorio siano comuni a tutti è un errore madornale. Lo Stato in Italia è una costruzione più formale che sostanziale. ________________________________________________________________________________________ Fu fondato nel 1861 non a caso da personaggi molto diversi l’uno dall’altro: Mazzini, Garibaldi, Cavour. Fu un’operazione della massima importanza e pluralità, ma insieme all’unità formale e politica non ci fu l’unità sostanziale dei sentimenti, del lavoro, delle risorse, dei costumi. Rimasero differenti e in parte tuttora lo sono. L’unità d’Italia fu una rottura dell’equilibrio politico precedente ma, come già detto, fu istituzionale ma non sostanziale e se guardiamo all’Italia di oggi questa situazione risulta ancora più evidente. ________________________________________________________________________________________ *** Mentre leggete queste righe si sta votando in Sicilia per eleggere il governatore di quella Regione a statuto speciale e i membri del suo Parlamento. I sondaggi che precedono il voto danno la destra di Berlusconi e di Salvini in gara per il primo posto. Chi perderà sarà il secondo; la competizione al vertice è dunque tra la destra e il Movimento 5 Stelle. Il terzo — risulta dai sondaggi — sarà il Pd. Comunque l’ingovernabilità non è prevista perché, se saranno i 5 Stelle a vincere saranno loro a governare. ________________________________________________________________________________________ Le elezioni siciliane avranno una influenza negativa sul partito renziano quando si andrà alle elezioni generali nella primavera del 2018? La maggior parte dei commentatori sostiene questa tesi. Personalmente ho molti dubbi e anzi ho quasi la certezza che questa influenza negativa non ci sarà. La ragione è questa: l’influenza delle elezioni regionali o comunali dura sicuramente il primo mese e quello successivo; a volte arriva a tre mesi ma certamente non di più. Il popolo degli elettori che va a votare alle elezioni nazionali si è già scordato di quello che è avvenuto in Sicilia, è normale che avvenga così; può influenzare alcuni professionisti della politica ma non il popolo che va a votare. Tra quelle siciliane e quelle nazionali corrono quattro mesi o forse cinque secondo che il voto si faccia a febbraio o a marzo o addirittura ad aprile. Quindi non è questa la ragione che in questo momento turba fortemente il Partito democratico. ________________________________________________________________________________________ In Italia, come abbiamo già detto, la democrazia è affidata a un numero piuttosto elevato di partiti, per consistenza maggiori alcuni e minori altri ma tutti comunque operanti attivamente nella società e nelle istituzioni. ________________________________________________________________________________________ Negli altri Paesi europei questa molteplicità di partiti non esisteva o perlomeno era di scarsissima influenza rispetto alla governabilità. Adesso tuttavia la situazione in Europa è profondamente cambiata, perlomeno in alcuni Paesi: la Spagna sta vivendo una crisi addirittura di sopravvivenza unitaria; la Germania ha subito (ed anche l’Austria) un profondo mutamento. Dopo la fine dell’ultima guerra mondiale il cancelliere Adenauer governò la Germania nella sua ripresa dopo la sconfitta nazista e nel suo europeismo che peraltro non arrivò mai oltre la confederazione dei vari Stati tra di loro. Quando arrivò Merkel esisteva già l’alleanza tra il suo partito, Cdu, e il Csu bavarese. Questa alleanza, con la legge elettorale tedesca, riuscì per un periodo a governare da sola o a passare all’opposizione di fronte a una vittoria dell’Spd, il partito socialdemocratico tedesco. Successivamente però la situazione cambiò e la Cdu ebbe sì il maggior numero di parlamentari ma non la maggioranza assoluta. Cominciarono dunque le “grandi coalizioni”. Quelle più frequenti furono con il partito socialdemocratico che però ebbe un peso molto notevole sulla politica generale del Paese. ________________________________________________________________________________________ Questa volta la situazione elettorale è andata diversamente: il Partito socialdemocratico aveva già perso la sua ala sinistra (Linke) e Schulz che ne era diventato da poco tempo segretario ha dovuto registrare una perdita molto pesante nelle ultime elezioni. In conseguenza ha deciso di passare comunque all’opposizione per tentare di risollevare il suo partito e in tal modo ha messo Merkel in seria difficoltà: deve cercare alleanza alla sua destra dove i liberali- liberisti sono decisamente conservatori nell’economia del rigore e antieuropei: l’Unione confederata sì, la federazione no a nessun patto. Ora Merkel si trova in questa molto scomoda ma inevitabile situazione: il suo partito di centrodestra si allea con la destra. Il suo peso in Europa è inevitabilmente diminuito; il tandem con la Francia è diventato di fatto inesistente perché Macron si avvale della situazione tedesca e si è posto come numero uno dell’europeismo operante. Per alcuni versi la situazione italiana somiglia a quella tedesca anche se gli attori sono profondamente diversi da quelli della Germania. Esaminiamo questa situazione. ________________________________________________________________________________________ Cominciamo dal Movimento 5 Stelle nel quale si è prodotta una situazione completamente diversa da prima: il candidato premier e quindi il capo del partito è da poche settimane Di Maio il quale sta dimostrando un’attitudine a guidare un movimento ormai di fatto diventato partito, molto diversa da quella del suo predecessore. Grillo aveva in mente soltanto l’abbattimento di tutti gli altri partiti. Il fatto di raggiungere una maggioranza assoluta lo lasciava abbastanza indifferente perché non avrebbe mai raggiunto il 51 per cento da solo. Del resto, come ho già detto, a lui non interessava governare: voleva soltanto una scopa per portar fuori l’immondizia degli altri partiti; poi sarebbe accaduto quello che nessuno avrebbe potuto prevedere e tantomeno Grillo. ________________________________________________________________________________________ Di Maio è invece completamente diverso e Grillo è ormai diventato una sorta di suggeritore, ascoltato o no. Di Maio non vuole spazzar via gli altri ma vuole vincere. Sa benissimo però che quand’anche vincesse le elezioni di primavera da solo non potrebbe governare e quindi qualche alleanza dovrà pure prevederla visto che il premio esistente nella precedente legge elettorale è ormai del tutto scomparso. È pur vero che un 5 Stelle alleato direttamente con un altro partito allo stato dei fatti è imprevedibile anche perché probabilmente provocherebbe una forte diminuzione degli aderenti i quali sono grillini per protestare. Se gli domandi il programma ti rispondono che ce l’hanno ma non te lo vengono a spiattellare. Protestano e quindi sono dei protestatari, il che in qualche modo li avvicina ai populisti. ________________________________________________________________________________________ Di Maio non può certo abbandonare questa posizione ma deve in qualche modo inserirsi nella politica e non sputarle contro. Infatti ha previsto che alle prossime elezioni inviterà anche e soprattutto persone competenti nelle materie principali del governo, in economia, politica sociale, scuola, problemi europei, immigrazione. Personalità competenti e simpatizzanti anche di altri partiti. Se riuscirà in questo disegno avrà alcune alleanze indirette ma operanti e quindi il suo 25 per cento potrebbe avvicinarsi addirittura al 40. Insomma dei Verdini su misura 5 stellata. ________________________________________________________________________________________ Non a caso ci sarà nei prossimi giorni un lungo incontro- scontro tra Di Maio e Renzi. Ho la vaga sensazione che l’incontro sarà più interessante dello scontro, altrimenti non ci sarebbe questo appuntamento televisivo da entrambi desiderato. Mostreranno tutti e due i muscoli al pubblico, ne parleranno tutti i giornali. Non ho ben capito quali siano le ragioni di Renzi per questo appuntamento ma si capiscono benissimo quelle di Di Maio, dunque è lui a guadagnare più dell’altro. Comunque con Di Maio i 5 Stelle, diventati ormai un partito, possono guadagnare qualche punto: dall’attuale 28 possono anche arrivare alla trentina, certo non di più. ________________________________________________________________________________________ La destra berlusconiana. Non può che chiamarsi così anche se è alleata di Salvini e di Meloni che insieme i sondaggi li prevedono al 18 per cento mentre Forza Italia di Berlusconi gira tra il 12 e il 14. Uniti insieme arrivano più o meno al 30. Ma chi è il capo? Salvini rivendica questa posizione e numericamente insieme ai Fratelli d’Italia ce l’ha, ma Berlusconi è un giovanotto di ottant’anni ancora interessante e soprattutto interessato. ________________________________________________________________________________________ L’alleanza con Salvini è indispensabile per lui ma può eventualmente cercarne altre, mentre con Salvini non ci va nessuno; è lui che deve raccogliere voto per voto come ha tentato di far perfino in Sicilia. Ma, Meloni a parte, nessun altro si alleerà con Salvini al posto di Berlusconi quindi Salvini ha un percorso solitario, Berlusconi può cambiare gioco come vuole. Non a caso il primo è antieuropeista e il secondo è europeista in piena regola anche se dell’Europa non gli importa assolutamente niente ma gli è molto utile conservare l’immagine e non a caso è tuttora iscritto al partito popolare dell’Unione. Comunque l’alleanza attuale gira anch’essa intorno al 30 per cento, alla pari più o meno con i 5 Stelle. ________________________________________________________________________________________ Il Partito democratico è guidato da un Renzi che ha riscoperto, dopo la celebrazione del decennale dalla fondazione del partito, il fascino del “Comando io”. Evidentemente è un atteggiamento caratteriale dal quale non si separerà mai. Il “Comando io” è una realtà generale nella storia dei popoli: se non c’è un leader non esiste un partito. Il tema però non è quello di mirare la leadership ma la sua struttura operativa che deve essere collegiale come è sempre stata la civiltà occidentale. C’è uno Stato Maggiore sempre e dovunque: negli eserciti, nelle comunità, nelle religioni, nei sindacati, nelle famiglie. Un leader e i suoi compagni. Il “Comando io” ce l’hanno soltanto i dittatori ma quelli ormai, almeno in Occidente, non esistono più. ________________________________________________________________________________________ Del resto il Partito democratico è percorso da crescenti fremiti: Orlando freme, Franceschini freme, tutte e due sono nel governo ma tutte e due controllano pacchetti di voto nel partito. Ma poi c’è un altro gruppo di comando di grande autorevolezza a cominciare da Veltroni, da Prodi, da Enrico Letta, che dovrebbero far parte dello Stato Maggiore. Quindi il “Comando io” è pura follia in un sistema democratico. Naturalmente c’è un Rosato, una Boschi, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, ma quello è il giglio magico non uno Stato Maggiore. ________________________________________________________________________________________ Dopo avere esaminato i tre principali raggruppamenti politici, contornati da raggruppamenti minori, a cominciare dai dissidenti di D’Alema e di Bersani, chiudiamo parlando del governo Gentiloni. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, si è rivelato in pochi mesi un vero uomo di governo, fu investito di questa funzione quando Renzi la rifiutò dopo la sconfitta referendaria e indicò lui al presidente della Repubblica. Sembrava un suo sostituto messo a Palazzo Chigi e obbediente alle sue indicazioni. ________________________________________________________________________________________ Che Gentiloni sia riconoscente e quindi affettuosamente amico di Renzi è pacifico ed è dovuto, ma Gentiloni, che è persona di notevole intelligenza politica e moralità, si è immedesimato, come era ovvio e necessario fare, con la carica che gli fu affidata. L’ha condotta con indipendenza e intelligenza e ha creato un binomio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che rappresenta uno dei punti più saldi di una situazione peraltro molto agitata. ________________________________________________________________________________________ Nel suo governo ci sono alcune personalità di prim’ordine sulle quali una dominante: il ministro dell’Interno, Marco Minniti. Ne parlo perché la sua personalità politica è piuttosto rara: oltre che ministro dell’Interno lo è anche dell’Immigrazione, degli Esteri per quanto riguarda la costiera africana del Mediterraneo e perfino dell’Economia per quanto riguarda le ripercussioni migratorie. È legato soprattutto a Gentiloni ed è di fatto il suo braccio destro. ________________________________________________________________________________________ Questo governo condurrà l’Italia fino alle elezioni generali di primavera, ma non è affatto escluso che Gentiloni sia il successore di se stesso. Gli uomini su cui contare per il nuovo governo li conosce benissimo. Una parte saranno di nuova provenienza politica e una parte saranno quelli riconfermati. ________________________________________________________________________________________ Se Renzi formasse il suo Stato Maggiore probabilmente riguadagnerebbe punti e arriverebbe di nuovo al 30. Tre gruppi al 30 rendono il Paese ingovernabile, tanto più che una nuova generazione non è ancora operativa e quindi il popolo sovrano è ancora di vecchio stampo. ________________________________________________________________________________________ In realtà la nuova maggioranza la deve trovare Gentiloni altrimenti l’ingovernabilità non è superata. I Verdini non bastano, bisogna che il Pd cresca e non si chiami più partito renziano. Lui resti il leader ma senza Stato Maggiore è meglio che si ritiri a Pontassieve. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 45 del 05 novembre 2017
continua
§1 - Macron l’europeista e la saggezza perduta della sinistra (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [Missione impossibile] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 29 ottobre 2017


Anno X N° 44 del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ «La sinistra senza la sfida del governo non esiste, questo è il cuore del problema. Se uno si ritira, si mette di lato, la sinistra perde se stessa e il popolo della sinistra non lo capirebbe e non lo perdonerebbe. La sfida è quella di lavorare insieme per battere la destra e sconfiggere i populismi. Adesso ho finito, abbraccio Renzi e abbraccio Paolo (Gentiloni)». Queste sono le parole dette da Minniti alla conferenza rogrammatica di Napoli. ________________________________________________________________________________________ §1 - Macron l’europeista e la saggezza perduta della sinistra ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 29 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Il nostro giornale di ieri ha pubblicato un ampio articolo di Jürgen Habermas, uscito pochi giorni fa su Der Spiegel, il cui titolo è: “Si può ancora fare politica contro le false idee sull’Europa”. E quali sono le false idee sull’Europa secondo Habermas? Quelle che emergono a Berlino nelle classi dirigenti e nella pubblica opinione: le istituzioni europee debbono restare così come sono; sovranismo delle Nazioni confederate, sulle quali prevale la forza della Germania che è il Paese più importante dal punto di vista geopolitico e da quello economico. ________________________________________________________________________________________ La Germania ha da tempo superato la sconfitta subita nella guerra mondiale che cominciò nell’autunno del 1939 e terminò nel ’45. Sono passati 72 anni da allora e il tempo corre con una velocità molto notevole. Perciò la sconfitta è stata dimenticata, le responsabilità della guerra sono anch’esse dimenticate. Hitler di certo non è dimenticato, la strage dei campi nazisti nei quali furono uccisi milioni di donne, uomini, bimbi e vecchi, è sempre presente nella memoria dei tedeschi ma la Germania di oggi è un Paese diverso, certamente democratico; perciò non ha nulla a che vedere con ciò che avvenne quasi un secolo fa. ________________________________________________________________________________________ Questo pensano tutti i tedeschi ed anche tutti gli europei e il mondo intero: la Germania d’oggi è un’altra e per fortuna è con quella che dobbiamo parlare. ________________________________________________________________________________________ C’è però un problema tutt’altro che secondario, che Habermas ha individuato e al quale ha dedicato gran parte del suo articolo. Il problema è Macron e il suo europeismo. Finora l’europeismo non era un tema francese, al contrario. La Francia non è mai stata europeista, anzi è stata l’avversaria dell’europeismo. De Gaulle uscì perfino dalla Nato. In seguito, quando tutta l’Europa decise di darsi una Costituzione che avrebbe finalmente realizzato la Federazione analoga a quella degli Stati Uniti, con un presidente della Repubblica dotato di pieni poteri di governo, il compito di presiedere quel gruppo di lavoro fu affidato al francese Giscard d’Estaing, con vice presidente l’italiano Giuliano Amato. Una volta terminato il lavoro il documento fu inoltrato a tutti gli Stati membri dell’Unione europea per l’approvazione e quindi la messa in opera per realizzarla. ________________________________________________________________________________________ Gli Stati l’approvarono salvo la Francia e l’Olanda che indissero un referendum in proposito e la Costituzione preparata dal quel gruppo di lavoro fu bocciata dal popolo francese e olandese. Naturalmente la Francia rimase isolata in Europa ma questo era l’umore dei suoi cittadini elettori. ________________________________________________________________________________________ Per rompere l’isolamento fu trovata una furbizia diplomatica: redigere un Trattato che avrebbe accolto gran parte dei temi contenuti nel progetto costituzionale sotto forma non di regole anzi esclusivamente di principi. Si chiamò il Trattato di Lisbona poiché era stato redatto nella capitale portoghese ed è tuttora vigente ma i principi non sono impositivi. Gli Stati dell’Unione, se vogliono, possono attuare quei principi, ciascuno a suo modo. Siamo quindi ben lontani da una Costituzione. ________________________________________________________________________________________ Habermas si è innamorato delle proposte di Macron in materia. Macron si è presentato come europeista fin da quando si aprì la battaglia per la presidenza francese ma sembrava allora una delle tante dichiarazioni d’opinione d’un programma con il quale Macron riuscì ad eliminare al primo turno Marine Le Pen e il suo europeismo fu una delle carte che lo aiutò a vincere. Sembrava però che fosse appunto una specie di tema elettoralistico anche perché la Germania non era ancora arrivata alle proprie elezioni politiche e quando si parlava d’Europa federata Merkel non apriva bocca, non diceva né sì né no. Ma in questi giorni Macron ha ripreso la battaglia europea che anzi sembra diventata il suo principale tema di riferimento. ________________________________________________________________________________________ Habermas è anch’egli a favore dell’Europa federata tanto più oggi in quanto il suo Paese, sempre guidato da Merkel ma alleato e quindi condizionato da partiti antieuropei, rende il tema più che mai attuale e quindi è completamente allineato con Macron il quale a sua volta ha alle spalle un Paese che ha guidato l’Europa nella politica, nell’economia e nella cultura, dai tempi del Re Sole e poi di Napoleone I e Napoleone III. Le classi dirigenti di tutto il nostro continente avevano come lingua franca il francese e i valori dopo la grande Rivoluzione diffusi in tutto l’Occidente erano quelli che i francesi avevano definito: liberté, egalité, fraternité. ________________________________________________________________________________________ Macron certamente sa che l’Europa d’oggi avrà come vertice la Francia e non la Germania e neppure la coppia dei due Paesi insieme. L’Italia deve certamente far parte di questa campagna europeista ed è stata anche la politica europeista del Partito democratico da quando fu fondato da Prodi (l’Ulivo) poi da Veltroni (Partito democratico) e infine anche da Renzi quando trovava il tempo di occuparsi dell’Europa e che oggi, a dire il vero, non trova più. Perciò, per quanto mi riguarda, dico anch’io con Habermas: evviva Macron. ________________________________________________________________________________________ *** Anche l’Italia come quasi tutte le altre nazioni europee sta migliorando la sua economia: il reddito, gli investimenti, i consumi, le esportazioni ed anche l’occupazione (precaria). Lo dice il nostro ministro delle Finanze, lo dice la Commissione europea e — quel che più importa — lo dice il presidente della Bce, Mario Draghi. Il miglioramento rispetto all’inizio della crisi nel 2008, e importato dalla vera catastrofe americana del 2007, è più lento degli altri Paesi ma c’è. Molti economisti dubitano che esso continui, è temporaneo ma forse tra qualche mese si arresterà. ________________________________________________________________________________________ Personalmente non condivido questa tesi ma certo il governo non deve commettere errori che siano gravi e che capovolgano il ciclo. È difficile però che un Paese ingovernabile abbia un’economia in buona efficienza. Questa ipotesi di ingovernabilità dovrà essere superata. Come? Con alleanze abbastanza solide negoziate prima o dopo le imminenti elezioni. Ma la situazione è tale da rendere impossibile che avvengano prima: sarebbe un handicap elettorale per tutti. E tuttavia il quadro delle forze in campo parla chiaro e vale la pena di esaminarlo. ________________________________________________________________________________________ Cominciamo dai 5 Stelle. Sappiamo che per loro le alleanze non debbono farsi, sperano di vincere da soli ma certo non ottenendo il 51 per cento dei voti come è necessario sia alla Camera sia al Senato ma con l’obiettivo di essere comunque il partito vittorioso rispetto agli altri. Stando ai sondaggi che registrano la realtà attuale potrebbero superare tutti gli altri partiti realizzando tra il 30 e il 35 per cento e non è escluso che arrivino anche al 40 ma certo non al 51. ________________________________________________________________________________________ Non fanno alleanze ma Di Maio ha trovato un modo per superare questo principio che non può e non deve almeno oggi essere abbandonato: ha già detto che se riusciranno ad essere loro a fare il governo avranno come ministri pochi provenienti dal Movimento e molti presi invece tra personalità che abbiano notevole competenza nel dicastero che saranno chiamati a gestire. Non è affatto escluso che questa trovata, abbastanza geniale, non nasconda anche un sotterfugio: i ministri più competenti possono esser presi da alcuni partiti che non hanno un’opposizione accanita contro i 5 Stelle ma possano però agganciare forze politiche minori. ________________________________________________________________________________________ Una specie di alleanza non dichiarata ma effettuata. Ricorda Verdini. Per tramutare un’operazione del tipo in una alleanza sia pure indiretta è molto difficile trovare persone come Verdini. Lui è un santo e un demonio. Non se ne trovano in giro molti e dubito assai che quei pochi disposti all’alleanza indiretta con i 5 Stelle rappresentino partiti con un discreto numero di voti. In conclusione, nonostante la furbizia politica di Di Maio, i 5 Stelle potranno superare gli altri partiti ma non certo presiedere un governo. ________________________________________________________________________________________ Ed ora passiamo alla Lega di Salvini (probabilmente insieme a Meloni, la quale viene data tra i 4 e i 5 punti). Alla Lega viene attribuito tra il 14 e il 15 per cento più il 5 di Meloni si arriva al 20. Forza Italia è valutata attorno al 14-15 e perciò uniti insieme viaggiano verso il 35 per cento. Potrebbero anche arrivare al 40, più o meno come i 5 Stelle, ma anche loro ovviamente ben lontani dal 51. ________________________________________________________________________________________ La sinistra dissidente uscita dal Pd non è neppure unita. È composta da tre o quattro confraternite (non saprei come altro chiamarle per non usare la parolaccia schegge) che oscillano, se si unissero tutte insieme, tra il 10 e il 15 per cento. Sarebbe molto utile se, facendo valere la loro unione, e la possibilità che le percentuali di oggi siano leggermente più alte al momento delle elezioni, rientrassero nel partito, naturalmente come corrente molto bene individuabile. Senza porre inutili condizioni ma combattendo la loro battaglia interna di corrente e naturalmente esponendone i temi e le soluzioni sia per l’Italia sia per l’Europa poiché è indispensabile occuparsi anche dell’Unione, cosa che attualmente la sinistra dissidente non fa affatto. ________________________________________________________________________________________ Dubito molto che questa apertura avverrà, mentre credo che Renzi l’accoglierebbe. Durante la celebrazione del decennale dalla fondazione del Pd Renzi disse che concepiva un partito non chiuso ma aperto e forse alludeva a questa ipotesi. È anche vero che dopo quella giornata nella quale Veltroni fu chiamato padre del partito e quindi padre anche suo, Renzi è ritornato al “comando da solo” con tutti gli errori e le brutture che il “comando da solo” comporta. Tuttavia su questo tema di un rientro dei dissidenti potrebbe ritrovare un bernoccolo di saggezza politica. ________________________________________________________________________________________ La conclusione di questo esame di cifre politiche è purtroppo pessima: andiamo verso un Paese ingovernabile con i tre partiti maggiori che più o meno si equivalgono. Il Pd attuale è valutato tra il 25 e il 30 e quindi se non ci saranno novità o alleanze adeguate non sarà il primo ma il terzo partito, dopo la destra berlusconiana salviniana e i 5 Stelle grillini. Ieri si è svolta a Napoli la conferenza programmatica del Pd. I programmi sono necessari e anzi indispensabili per poter essere attuati; ma se nessuno li attua ed anzi agisce al contrario di quanto previsto in quei documenti, i programmi diventano come il Trattato di Lisbona rispetto ad una Costituzione europea: affermano principi e valori e poi fanno esattamente il contrario. ________________________________________________________________________________________ Per questo mi ha dato una sensazione positiva l’intervento di Marco Minniti in quella riunione. Ha parlato di varie cose, di immigrati, sicurezza interna, Libia e della sua politica nei Paesi dove l’immigrazione è non un fenomeno di emergenza ma uno stato di fatto che durerà per moltissimi anni. Ma poi ha detto una frase che affrontava un problema di altro genere, con parole che implicitamente ponevano il tema del rafforzamento del partito e del governo e in qualche modo alludevano all’unificazione di tutta la sinistra. ________________________________________________________________________________________ Ne riporto una breve frase ma il tema era diffuso in tutto il discorso: «Da Napoli deve partire una grande passione unitaria. La sinistra senza la sfida del governo non esiste, questo è il cuore del problema. Se uno si ritira, si mette di lato, la sinistra perde se stessa e il popolo della sinistra non lo capirebbe e non lo perdonerebbe. La sfida è quella di lavorare insieme per battere la destra e sconfiggere i populismi. Adesso ho finito, abbraccio Renzi e abbraccio Paolo (Gentiloni)». ________________________________________________________________________________________ Queste sono le parole dette da Minniti alla conferenza programmatica di Napoli. I programmi sono cartapesta, bisogna attuarli. Perciò datevi da fare. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Ma a tredici anni viene da gridarglielo in faccia, al pischello, come un ordine, con il cuore gonfio: tu meriti di meglio! ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Missione impossibile] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 26 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Passta l’onda dell’indignazione e dei vari rituali di riparazione, da dove si potrebbe ripartire, in caso di irriducibile ottimismo? Forse da qui: Anna Frank aveva tredici anni quando cominciò a scrivere il suo diario, ha tredici anni uno della ghenga di laziali sotto inchiesta. È un pischello, si direbbe a Roma. Magari travestito da truce, ma pischello. ________________________________________________________________________________________ Dove sia cresciuto, udendo quali parole, con quali esempi, con quali amici o fratelli maggiori, costeggiando quali scritte sui muri (e quali muri, e di quali quartieri) possiamo solo immaginarlo. Ciò che sappiamo per certo è che a tredici anni si porta già da scemo e/o da razzista, e non è giusto. Non è giusto per lui, voglio dire. Merita di meglio. ________________________________________________________________________________________ A quasi tutti gli scimmioni di curva si dovrebbe trovare il tempo e il modo di dire: tu meriti di meglio. Se hanno superato i trent’anni è poco più di un pro-forma, lo si dice quasi solo per formalità, senza crederci davvero. Uno che a trent’anni ride dei forni crematori probabilmente meritava di essere quello che è diventato: un povero stronzo. ________________________________________________________________________________________ Se gli anni sono venti, il «meriti di meglio» può essere pronunciato con qualche speranza in più. Ma a tredici anni viene da gridarglielo in faccia, al pischello, come un ordine, con il cuore gonfio: tu meriti di meglio! ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 44 del 29 ottobre 2017
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