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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Ecco perché la legge elettorale non viola la democrazia (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [La sesta stella di uno al di sopra delle parti] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 15 ottobre 2017


Anno X N° 42 del 15 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ «Ma il passato è il passato - dice Veltroni, - stoppando l’altrui nostalgia - Non ci resta che il futuro, sperando che il nostro sguardo voli alto sulla polvere delle zuffe quotidiane, sopra i rivoli di odio e le bave di intolleranza, oltre il frastuono delle urla e la miseria di passioni senza motivazioni». […] «Non abbiate paura della parola sinistra...». ________________________________________________________________________________________ Walter Veltroni ________________________________________________________________________________________ §1 - Ecco perché la legge elettorale non viola la democrazia ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 15 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Ho asssistito ieri mattina al Teatro Eliseo alla rievocazione dei 10 anni da quando esiste il Partito democratico. I protagonisti di questo racconto politico erano Walter Veltroni che fu il fondatore e accanto a lui il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il segretario del Pd, Matteo Renzi. Dieci anni, decisivi nella politica italiana e importanti nella politica europea nella quale il Pd è sempre stato europeista. ________________________________________________________________________________________ I discorsi dei tre relatori sono stati degni degli applausi dall’inizio alla fine. La platea era gremita e altrettanto le tribune. Veltroni ha parlato del passato, del presente e del futuro, della politica italiana ed europea. Non è stato un semplice racconto ma un’analisi profonda dei fatti e della cultura politica che ha dato a quei fatti un senso e una finalità. È stato, non a caso, l’intervento del fondatore di quel partito, che veniva già da un’esperienza molto intensa fatta con Romano Prodi in uno dei migliori governi italiani di fine anni Novanta. Ma quella formula (l’Ulivo) aveva esaurito il suo compito ed era necessario riprendere l’azione della sinistra su una base diversa. Walter Veltroni ne fu in qualche modo l’inventore e il primo esecutore e dopo una lunga pausa dedicata esclusivamente alla cultura, oggi la passione politica gli è rinata (forse non s’era mai spenta ma non la si vedeva dall’esterno) ed è stata bene accolta come si è visto ieri mattina in quel gremito teatro. ________________________________________________________________________________________ Dopo di lui ha parlato Gentiloni. Non aveva un passato così rilevante da rievocare ma una responsabilità attuale della massima importanza visto che dirige un governo con ministri in maggior parte provenienti dal Pd, ma non soltanto con quelli. ________________________________________________________________________________________ Gentiloni ha indicato i problemi in parte risolti e in parte ancora da risolvere, che tuttavia hanno portato avanti il Paese con moderato ma apprezzabile successo e soprattutto in sintonia con il presidente della Repubblica Mattarella che in un’Italia e in un’Europa sconvolti dalla tempesta che infuria sul mondo intero cercano di uscirne al più presto e nel modo migliore non solo per il nostro Paese ma anche per l’Europa alla quale apparteniamo. ________________________________________________________________________________________ Infine Renzi che, a differenza dei due che erano intervenuti prima di lui, ha parlato a braccio. Non aveva un lungo passato come quello di Veltroni, né ha oggi la responsabilità del governo. Il discorso di Renzi è stato soprattutto sul presente e sull’immediato futuro che ne seguirà. Non era un discorso fazioso ma sottolineava quella che è la vera funzione del Partito democratico: opporsi al populismo che sta dilagando in tutto il mondo e anche da noi. In Italia il populismo più evidente e anche più forte è quello dei grillini e sono infatti i Cinquestelle a essere gli avversari principali del Pd; ma non i soli: anche la Lega Nord guidata da Salvini è un populismo che coinvolge e contamina l’intera destra berlusconiana. ________________________________________________________________________________________ Questa esplicita presa di posizione di Renzi esclude eventuali alleanze con il Berlusconi attuale il quale ha conosciuto e praticato il populismo fin dall’inizio della sua carriera politica. E tuttavia, nonostante queste precisazioni molto importanti, il Pd secondo Renzi non resterà solo ma potrà allearsi con una parte del centro e con la sinistra dissidente. Questa, qualora esca dal suo isolamento ribellista, potrà rientrare nel suo partito originario e, pur mantenendo i punti di dissenso, farne parte. Perché il Pd è un partito aperto che consente ampie discussioni ma che ha comunque una maggioranza come ce l’hanno tutte le formazioni politiche. ________________________________________________________________________________________ Personalmente ho sempre fatto molte critiche a Renzi e le ho ogni volta documentate. Le critiche sono state però alternate anche da suggerimenti che ritenevo opportuno dargli, primo tra tutti quello di non agire avendo in testa la formula “comando io da solo”, ma formando una squadra della massima autorevolezza che creasse al vertice una collegialità senza la quale è difficile chiamare democratico quel partito. Ebbene, questa collegialità è venuta fuori questa mattina con accenti che sono sembrati a tutti, e anche a me, genuini. Così dopo due ore e mezzo quell’incontro al tempo stesso rievocativo, attuale e proiettato in avanti nel futuro italiano ed europeo è terminato. Credo sia stato un evento positivo per la democrazia italiana. ________________________________________________________________________________________ *** Voglio qui ricordare una frase breve ma molto importante che Adam Michnik, che fu un rivoluzionario sindacalista polacco, estremamente importante per i mutamenti politici nel proprio Paese, intervistato dal nostro Andrea Tarquini pochi giorni fa, dice esattamente così: «L’identità tradizionale dei partiti socialdemocratici imperniata sulla difesa dei diritti della classe operaia e dei ceti popolari è un’identità svanita, un’arma spuntata. Non a caso: ciò è avvenuto, magari senza che i partiti socialdemocratici e i loro leader se ne accorgessero a tempo, man mano che partiti e leader democratici ed europeisti d’ogni colore costruivano un’Europa fatta dalla unione o comunità di Stati nazionali dove i valori e le idee socialiste avrebbero dovuto essere al governo e viceversa i socialdemocratici non governano più». ________________________________________________________________________________________ Questo è un dato di fatto che esiste nella Francia di Macron, nella Germania di Merkel, nella Spagna di Rajoy che è addirittura coinvolta con l’unità nazionale in pericolo. In Italia per fortuna non è così o non è ancora così e quindi la necessità che un partito socialdemocratico come il Pd abbia ben chiara la propria anima e i mezzi per poterla realizzare con le dovute riforme, i valori, e perfino una specie di ideologia che fornisce al popolo sovrano un valore mitologico della propria fede politica. Ho notato che tutti e tre i relatori all’incontro di questa mattina hanno riassunto la loro finalità politico-culturale con il motto “Giustizia e Libertà”. ________________________________________________________________________________________ Debbo dire che mi ha molto colpito: è lo slogan lanciato dai fratelli Rosselli, ripreso dal partito d’Azione di Ugo La Malfa e di Riccardo Lombardi, usato dalle Brigate partigiane che erano su quella linea e infine, per il poco che può valere, il valore che costituisce fin dalla sua fondazione la linea politica del gruppo “Espresso-Repubblica”. ________________________________________________________________________________________ Giustizia e libertà è un impegno molto difficile da rispettare perché l’una prevale sull’altra in certe epoche e in certe situazioni e viceversa. Il punto estremamente importante è che quello dei due valori in quel momento minoritario abbia la cura che l’altro valore sia conservato; sembrano alternativi e sono invece complementari: una libertà senza che la giustizia sia salvaguardata e tutelata potrebbe diventare anarchia e una giustizia sociale che rinunciasse alla libertà potrebbe trasformarsi in una dittatura. Il fatto che ieri questo sia stato lo slogan dei tre protagonisti dell’incontro non va trascurato: è un punto fondamentale della Francia rivoluzionaria e che qui in Italia fu ripreso da Mazzini. Libertà, eguaglianza, fraternità: questo dev’essere ed è lo spirito del Partito democratico. ________________________________________________________________________________________ Veniamo ora alla legge elettorale in corso di discussione in Parlamento. È una legge che può essere ampiamente discussa nelle sue modalità ma non è ripugnante, forse potrebbe essere migliore ma nelle circostanze pressanti in cui ha dovuto essere varata non credo che ci fossero molte alternative. Del resto non si può dire che è una legge liberticida perché si direbbe il falso. Il vantaggio numero uno di essa è l’omologazione tra Camera e Senato. ________________________________________________________________________________________ Se questa omologazione mancasse noi avremmo un Paese ingovernabile poiché una delle due Camere potrebbe spesso contestare e respingere un disegno di legge proposto dall’altra. Questo è avvenuto spesso nei governi della seconda metà del ventesimo secolo ed è stato uno dei motivi d’una politica lenta ad attuarsi, a meno che il capo non avesse una qualità leaderistica molto forte e in quanto tale anche alquanto pericolosa per la democrazia. La legge in corso di discussione sana completamente questa diarchia tra le due camere, lasciando naturalmente a ciascuna un’ampia libertà di discutere e analizzare decreti e disegni di legge. ________________________________________________________________________________________ Quanto alla inopportunità di aver messo la fiducia, personalmente la ritengo incomprensibile: non c’è molto tempo per l’approvazione, dal novembre comincia in Parlamento l’esame, il dibattito e infine l’approvazione definitiva della legge di Bilancio. Nel corso di questo dibattito lo statuto delle Camere stabilisce che nessun’altra legge possa essere discussa fino a quando quella di stabilità non sia stata approvata, il che avviene normalmente alla fine del mese di dicembre. Dopo quel mese le vacanze natalizie portano alla chiusura del Parlamento fino al 10 di gennaio. Dal 10 di gennaio fino al termine della legislatura ci sono 40 giorni, pochissimi per appoggiare una legge elettorale diversa da quella presente poiché mancherebbe il tempo e per di più sarebbe molto difficile che il dibattito parlamentare portasse a una velocissima concordanza tra il populismo e la democrazia. Qui sta la chiave per la quale la legge attuale doveva essere presentata, si spera venga accettata dalla maggioranza del Senato (alla Camera è già avvenuta) ed entri dunque in vigore. ________________________________________________________________________________________ Ho letto sul nostro giornale nei giorni scorsi molti miei carissimi amici, che fanno parte dello staff di Repubblica, esprimersi nei loro articoli in modo decisamente contrario al mio, sia sul contenuto della legge sia sulla fiducia chiesta dal governo. Ricordo a questi amici che la fiducia copre la prima votazione ma viene poi seguita dal voto definitivo a scrutinio segreto e non nominale quando la fiducia c’è. Il finale cioè è senza fiducia la quale rafforza la convinzione sulla legge ma preserva la segretezza del voto decisivo e non a caso in quel voto alla Camera ci sono stati 50 deputati che avevano votato la fiducia ma poi nel segreto hanno votato contro. Ne deduco ovviamente che la libertà di voto è preservata. ________________________________________________________________________________________ Ieri Repubblica ha pubblicato un articolo di fondo in prima pagina di Gustavo Zagrebelsky. È un mio amico, gli voglio bene e ho grande stima per le sue capacità giuridiche ma sono da tempo in totale disaccordo sulla sua posizione politica. Lui ha molta considerazione per il popolo sovrano. È il popolo che deve decidere e decide e questa è la democrazia. ________________________________________________________________________________________ La mia tesi è molto diversa. La democrazia non ha mai affidato i poteri al popolo sovrano e quindi la sovranità è affidata a pochi che operano e decidono nell’interesse dei molti. È sempre stato così nella storia che conosciamo, a partire da quella di Roma antica quando ancora era una grande Repubblica con la cittadinanza di tutti i popoli italici che poi fu lentamente estesa a tutti gli abitanti delle terre che Roma conquistò. Chi governava era il Senato e c’era un tribuno della plebe che (coperto dalla sacralità) operava affinché le decisioni del Senato fossero favorevoli al popolo. Era cioè la realizzazione di quello che è sempre avvenuto: i pochi debbono governare nell’interesse dei molti. Senatus populusque romanus, i pochi governano per il bene dei molti. ________________________________________________________________________________________ Se si vota in una piccola città per il sindaco gran parte degli elettori lo conosce e gli può piacere e non piacere e votarlo o non votarlo ma se si tratta di un intero Paese il popolo non conosce i candidati, vota per il partito al quale si sente più vicino. Questa è la libertà del popolo sovrano: non la scelta della persona ma la scelta del partito dal quale ci si aspetta il bene e non il male. E se il male arriva quel partito viene abbandonato a meno che non intervenga addirittura un potere indipendente e cioè quello giudiziario, per eventuali sanzioni del caso. ________________________________________________________________________________________ Non sono io che mi invento queste cose ma è la storia millenaria che ce lo insegna. Ecco perché mi è molto dispiaciuto di essere praticamente la sola voce che sostiene queste tesi. Ma i legami che ho di amicizia, di apprezzamento e di profonda comunanza dei valori fanno sì che questa differenza di idee venga sorpassata. È pienamente comprensibile. Noi tutti siamo accomunati dall’ideale di “Giustizia e Libertà”. Questo è quello che conta, è l’anima del nostro giornale e di tutti noi che ci lavoriamo. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Se [ i grillini] non voteranno a favore dello Ius soli, è banalmente perché vedono “una legge del Pd” e non vedono il principio che la muove. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [La sesta stella di uno al di sopra delle parti] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 10 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ «Sarebbe davvero un peccato se nell’universo grillino non splendesse la sesta stella, quella dello Ius soli», dice il senatore a vita Renzo Piano nella sua bella intervista di ieri. Già, sarebbe un peccato. Ma i margini di speranza, in quella direzione, sono quasi nulli. Sulla base dei suoi presupposti post-ideologici, quel movimento aveva promesso, ai suoi esordi, oggettività e pragmatismo nelle scelte politiche: voteremo ciò che è utile al paese chiunque lo proponga; voteremo contro ciò che è dannoso per il paese chiunque lo proponga. ________________________________________________________________________________________ Non è stato così. Le leggi “degli altri” sono “degli altri”, per definizione sbagliate o indegne di appoggio: come ampiamente dimostrato, un caso per tutti, con l’astensione sulle unioni civili. Il grillismo appoggia solo se stesso, approva solo se stesso, riconosce solo se stesso. Potremmo dire, ricorrendo a una metafora non politica, che è accecato dalla vanità. ________________________________________________________________________________________ Qualcuno dirà che, in materia di Ius soli, quei deputati e quei senatori faranno un calcolo elettorale, per compiacere gli italiani più ostili alla cosiddetta “invasione straniera”. Non credo sia così. Se non voteranno a favore dello Ius soli, è banalmente perché vedono “una legge del Pd” e non vedono il principio che la muove. Può vederlo, quel principio, un senatore a vita ottantenne, lui sì al di sopra delle parti. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 42 del 15 ottobre 2017
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§1 - Da soli non si vince. di Eugenio Scalfari §2 - L’amaca [Premio Noia o Premio Fedeltà.] di Michele Serra
post pubblicato in diario, il 8 ottobre 2017


Anno X N° 41 del 08 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Finalmente Renzi lo ha capito. Da soli non si vince. L'apertura all'intera dissidenza di sinistra è una novità interessante. Ma lo è ancora di più il nascere di una élite politica che consiglia il segretario del Pd Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Da soli non si vince. ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 08 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________Come sta la società, come stanno gli individui che ne fanno parte, come sta il popolo cosiddetto sovrano e insomma come sta il mondo e l’Italia che politicamente ci interessa? Ezio Mauro giovedì scorso si è posto analoghe domande chiedendosi soprattutto come sta la sinistra italiana: aveva immaginato una sorta di Spirito Santo laico che cercasse di tutelarla e incoraggiarla a dare il meglio di sé. Ma alla fine dell’analisi politica aveva concluso che quello Spirito Santo era disperato perché la sua tutela non era servita a niente e Lui alzava le mani piangendo. ________________________________________________________________________________________ Domenica scorsa anch’io avevo affrontato analoghi temi e avevo concluso l’articolo citando la celebre canzone del jazz americano intitolata Stormy Weather: “Il tempo è brutto e piove di continuo”. Così purtroppo stanno le cose e non sono migliorate in questi pochi giorni. Basta questo per ciò che riguarda l’Italia. Nel frattempo è accaduto di peggio in Sicilia dove si voterà per la Regione tra pochi giorni e dove un numero notevole di candidati aderenti al Pd e al partito di Alfano sono passati con Berlusconi. Altro che Stormy Weather: se la Sicilia politica fosse lo specchio dell’intera Italia bisognerebbe far suonare il Requiem di Mozart che musicalmente fa pensare più all’Inferno che al Paradiso. ________________________________________________________________________________________ Qualche segnale positivo è tuttavia arrivato alcuni giorni fa. Renzi ha aperto non uno spiraglio ma una porta e non solo a Pisapia, come del resto aveva fatto un mese fa, ma all’intera dissidenza di sinistra da Bersani a D’Alema, a Vendola, a Civati, insomma a tutti quelli che se ne sono andati o non erano mai entrati. Non è stato solo a prendere queste decisioni ma ha avuto suggerimenti di persone autorevoli che recentemente si sono avvicinate o riavvicinate a lui: Orlando, ministro della Giustizia ma in competizione con Renzi alle primarie, Romano Prodi, Walter Veltroni, i ministri Franceschini e Minniti. ________________________________________________________________________________________ L’apertura ai dissidenti sarebbe facilitata dal disegno di legge elettorale che prevede due terzi eletti con la proporzionale e un terzo votato in collegi che consentono una coalizione. Gli oppositori di questa legge che sarà presto presentata in Parlamento la considerano incostituzionale, ma non se ne comprende la motivazione. Non esiste alcuna norma costituzionale che vieti alleanze elettorali, mentre è altamente positiva l’abolizione delle preferenze che di solito aiutano il nascere di clientele, spesso di tipo mafioso. ________________________________________________________________________________________ Comunque l’apertura di Renzi è una novità ed è ancor più interessante il nascere di una élite politica che lo consiglia. Personalmente avevo auspicato che “il Re fosse assistito da una Corte di dignitari”; questa Corte si va finalmente formando e spero influisca utilmente sul segretario del partito. Avevamo dedicato a questa tesi la rievocazione del Partito comunista ai tempi di Togliatti e del gruppo che insieme a lui e con diverse intonazioni aveva governato il partito: Longo, Berlinguer, Amendola, Ingrao, Scoccimarro, Reichlin, Napolitano, Natta, Pajetta e molti altri. Spesso le loro idee differivano dalle altre e spesso anche da quelle di Togliatti, il quale, dopo ampie discussioni, prendeva lui la decisione come gli spettava, ma tenendo conto dei pareri diversi e talvolta addirittura divergenti dai suoi. ________________________________________________________________________________________ L’ideale è che questo avvenga anche con Renzi e il rientro dei dissidenti potrebbe arricchire il partito da questo punto di vista, come la presenza attiva di Cuperlo dimostra. Forse la pioggia di Stormy Weather cesserebbe di infradiciarci e il bel tempo della democrazia tornerebbe. Ma la democrazia che cos’è? Ecco un tema che non interessa soltanto l’Italia ma l’Europa e tutto il mondo occidentale. Cerchiamo di rispondere a questa domanda. ________________________________________________________________________________________ *** Democrazia è parola di origine greca, demos significa popolo. Disegna dunque un sistema politico in cui tutto il popolo partecipa al governo, naturalmente se ha voglia di partecipare. ________________________________________________________________________________________ La forma di questa partecipazione è varia. Può essere diretta (in forma referendaria) o indiretta e cioè con l’elezione da parte del popolo sovrano di un’assemblea deliberante. Naturalmente oltre all’elezione da parte del popolo sovrano esiste anche un potere con la sola competenza di controllare che la politica non invada campi diversi da quelli che gli sono stati riservati dalla Costituzione e dal principio di libertà che la stessa parola demos implicitamente contiene. Una democrazia illiberale tradisce il valore stesso del popolo sovrano e quindi non può e non deve essere accettata. Questo controllo da parte del potere giudiziario-costituzionale si estende anche alla democrazia diretta referendaria. Se la risposta del popolo deve essere data con un sì o con un no al quesito posto dai presentatori del referendum, occorre che la domanda non sia improponibile, come per esempio sarebbe quella che limitasse la libertà politica degli elettori. ________________________________________________________________________________________ Sembra dunque che la democrazia dia al popolo tutta la sovranità che gli compete. Ma le cose non stanno effettivamente così. Su questo punto ci fu un anno fa un dibattito tra Zagrebelsky, ex presidente della Corte costituzionale e giurista di grande vaglia, e me proprio sul tema della democrazia parlamentare. Lui sosteneva che il Parlamento e il referendum siano la vera e autentica forma del potere del popolo sovrano; io al contrario sostenevo che una democrazia elitaria, garantita dalla legge, avrebbe dovuto designare gli organi dirigenti del partito i quali a loro volta avrebbero compilato le liste dei candidati parlamentari. ________________________________________________________________________________________ La mia tesi era molto semplice: gli elettori di solito non conoscevano i candidati designati dal partito, ma votavano il partito e cioè i suoi candidati. In sostanza il vero sovrano è la classe dirigente del partito che dà vita in questo modo a un sistema che io non chiamo democrazia ma più correttamente oligarchia. ________________________________________________________________________________________ E il popolo sovrano chi lo rappresenta? Direttamente non è il Parlamento a rappresentarlo mentre attraverso lo strumento referendario esso si rappresenta direttamente. Ma in una società sempre più complessa, con problemi economici, sociali, politici, internazionali, sempre più complessi, con l’aggiunta dell’immigrazione e del terrorismo mondialmente diffuso, il referendum non può essere la forma predominante delle decisioni politiche per la loro complessità e urgenza. Non resta dunque che l’oligarchia la quale si traveste da diretta rappresentanza del popolo sovrano, ma non lo è. ________________________________________________________________________________________ Aggiungo a queste considerazioni la costante diminuzione dell’affluenza al voto dei cittadini elettori. Questa diminuzione dei votanti si realizza anche in forme assolutamente nuove. I grillini ne sono un esempio eloquente: aderiscono a un movimento che non ha alcun programma politico, non ha identità, non ha valori ma proclama un obiettivo: di spodestare i partiti esistenti siano piccoli o siano grandi, non importa, via tutti. ________________________________________________________________________________________ I grillini non hanno obiettivi politicamente concreti; fanno alcune proposte che piacciono a una moltitudine non politicizzata e contraria alla partitocrazia. Proposte che soddisfano alcuni bisogni popolari senza peraltro rimuoverne le cause che li producono. Non hanno una politica europea, oscillano sull’importanza della moneta comune. Sono privi di ideologie. ________________________________________________________________________________________ In realtà sono l’altra forma degli astenuti che ormai oscillano tra il 35 e il 40 per cento dei cittadini con diritto al voto. In più bisogna considerare le posizioni dei grillini e dei populisti di Lega e Fratelli d’Italia. Sapete la novità? A questo punto gli immigrati diventano una necessità se diventeranno cittadini elettori. Ma ci vorrà un bel po’ di tempo. Idem per lo Ius soli, che se approvato attualmente riguarda i neonati. Perciò continua il diluvio e siamo fradici dalla testa ai piedi. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ E si interroga il web su quella volta che la componente entrista uscì, e quella fuorista entrò. Ci si dovrebbe preoccupare, ma l’abitudine ha la meglio: ci si riconosce, ci si intenerisce ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Premio Noia o il Premio Fedeltà.] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 05 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ SPIRA un’arietta antica, a sinistra, e familiare: come quando dai cassetti delle zie sbucano le vecchie cartoline di Rapallo, e l’odore di cipria un po’ rappresa, e quei fermagli per capelli che prima o poi torneranno di moda. Ah la scissione, ah la lite ferale, ah l’acre incomprensione, ah la goffa mediazione, ah il governo che collassa: ci vorrebbe Guido Gozzano per farci memoria di quanto, della nostra lunga storia, queste care abitudini siano oramai la tappezzeria. ________________________________________________________________________________________ “L’amaro eppure dolce detestarci / con qualche tweet, qualche parola ostile / uguali a quando, per prenderci e lasciarci / bastavano l’inchiostro e il ciclostile”. Si digitano nomi antichi (Turigliatto, il professor Maitan) per rivivere precedenti crolli, e incallite inimicizie, per stabilire se fu nel 2008, o prima, o dopo, che le precarie architetture escogitate per tenere insieme, mettiamo, gli ex democristiani e gli ammiratori di Pol Pot, non ressero. E si interroga il web su quella volta che la componente entrista uscì, e quella fuorista entrò. Ci si dovrebbe preoccupare, ma l’abitudine ha la meglio: ci si riconosce, ci si intenerisce. Per la statistica, questa è l’Amaca numero cinquecento dedicata allo stesso argomento dal 1992 a oggi: la sinistra che sfascia se stessa. Merito un premio, non so se il Premio Noia o il Premio Fedeltà. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 41 del 08 ottobre 2017
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§1 - Si prepara la tempesta ma l'Europa combatte per vincere (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 ottobre 2017) §2 -L'amaca [Sinistra o «governo del presidente»?] (di Michele Serra 28 settembre 2017 )
post pubblicato in diario, il 2 ottobre 2017


Anno X N° 40 del 01 ottobre 2017 ______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 ottobre 2017 ______________________________________________________________________________________ La società globale e la sua sempre più sviluppata tecnologia contengono al tempo stesso elementi positivi e negativi rispetto alla formazione dei giovani ______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ______________________________________________________________________________________ 1 - Si prepara la tempesta ma l'Europa combatte per vincere ______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 ottobre 2017) ______________________________________________________________________________________ Della Germania e dell’Europa si è già scritto molto sui giornali e su tutti i mezzi di comunicazione del mondo intero. Ora aspettiamo, anche perché è la stessa Angela Merkel ad aspettare. A noi urge che l’Europa faccia qualche passo avanti, ma in quale direzione e quando? ______________________________________________________________________________________ La Cancelliera ha bisogno di aspettare almeno un anno: deve perfezionare la sua alleanza con i liberali e i verdi, deve sondare il capitalismo tedesco che è una delle forze portanti del Paese; deve capire gli umori del cosiddetto popolo sovrano e conoscere il modo tutt’altro che facile di limitare l’improvvisa crescita dal 4 al 13 per cento dell’estrema destra para-nazista che in alcuni distretti, specie nell’Est tedesco, ha incassato percentuali ben superiori al 13, fino ad arrivare al 30 per cento. ______________________________________________________________________________________ Insomma, Merkel si trova in una situazione estremamente complessa; il suo Paese sta vivendo una fase pre-rivoluzionaria nel senso reazionario del termine. Del resto la storia della Germania moderna è sempre stata assai diversa da quella delle altre grandi Nazioni europee, come la Francia e l’Inghilterra. In quelle — tanto per dirla in breve — c’era un Re e i mutamenti sociali e politici avvennero gradualmente anche se crebbero società diverse rispetto ai punti di partenza (parliamo del periodo tra il Cinquecento ed oggi). ______________________________________________________________________________________ In Germania non fu così, almeno fino al Bismarck di fine Ottocento. Solo a quel punto il governo fu unitario. Prima era un territorio frammentato. ______________________________________________________________________________________ C’erano i Grandi elettori, i Principi o anche i Re della Sassonia, della Prussia, della Baviera, della Renania, delle città baltiche o amburghesi. Spesso nominavano l’imperatore dell’istituzione carolingia, ma contava ben poco. Insomma tardò molto a diventare una nazione e quando alla fine lo diventò, allora fu una potenza quasi egemone dell’Europa. Talmente egemone da suscitare l’avversione delle altri grande potenze europee, a cominciare dalla Francia pre e post rivoluzionaria. ______________________________________________________________________________________ È dunque su questo tema, storicamente occidentale, che gioca Merkel. La Cdu nasce come un partito di centro-destra, strutturalmente alleato con il Csu che è nettamente una destra, sia pur democratica. Naturalmente ci sono anche i socialisti del centro-sinistra e i semi-comunisti della Linke ma non hanno mai avuto la maggioranza salvo brevi e rari casi, l’ultimo dei quali fu quello di Schröder che governò dal 1998 al 2005. Un esempio certo singolare e di una rara cultura politica fu Helmut Schmidt. Ma è acqua passata. Un altro personaggio di grande statura europea fu Adenauer, contemporaneo del nostro De Gasperi. Era uno dei pochi tedeschi europeisti, ma quello ormai è un tempo lontano. ______________________________________________________________________________________ L’Europa d’oggi ha una quantità di problemi che ovviamente sono anche problemi italiani. Ne abbiamo parlato infinite volte e quindi non è il caso di ripeterci. Ma tra essi emerge un tema di fondo che possiamo definire con una parola: società. Che cos’è e come si concepisce la società? Parliamo naturalmente del mondo occidentale che ha una sua storia impossibile da confrontare con l’Oriente. ______________________________________________________________________________________ La società è un “insieme”. Deriva da un istinto di fondo della nostra specie, quello della sopravvivenza. È il fondamento degli altri istinti. Comincia dal neonato che lo avverte inconsapevolmente e continuamente: se ha fame piange, se ha un dolore di nuovo piange, se è sazio ride e s’addormenta. Ovviamente, quando l’età aumenta, quell’istinto emerge con sempre maggior chiarezza e si biforca: la tua sopravvivenza individuale e quella della specie. La prima è naturalmente la più avvertita perché noi siamo tutti individui; la seconda emerge di fronte ad eventi che impressionano tutti: una strage di persone compiuta da una guerra o da cause naturali. ______________________________________________________________________________________ Gli individui sentono dolore dentro di loro e reagiscono aiutandone le vittime e castigandone i responsabili con apposite leggi e solidarizzando con i colpiti. L’istinto di sopravvivenza è perciò assai complesso per i suoi effetti sociali. Ma la società non è dominata soltanto da quell’istinto: c’è la rete degli interessi non solo individuali ma della famiglia, della comunità di cui si fa parte, della città dove si vive, della Nazione di cui si fa parte, della religione che si pratica. Siamo tutti elementi fondamentali che configurano la società mondiale sempre più complessa. Questa complessità sfocia spesso in un’ideologia e nella politica che si propone di realizzarla. ______________________________________________________________________________________ Oggi però viviamo tempi bui. Molti reagiscono a queste situazioni affrontando la politica. L’affluenza alle elezioni sta crollando in quasi tutto l’Occidente. Si è visto in Francia dove Macron è stato eletto da una minoranza mentre il grosso degli elettori è rimasto a casa. Si è votato la settimana scorsa in Germania con molte astensioni e si era votato anche in America con l’elezione minoritaria di Trump. ______________________________________________________________________________________ Accanto all’astensione, che si registra soprattutto tra i giovani, si verifica anche un netto aumento di partiti che provocano la rabbia popolare contro la società e chi la guida, cioè le classi dirigenti. L’attacco più violento viene da una destra e una sinistra estreme, che con opposte motivazioni sono però accomunate da vero e proprio ribellismo. Non sono furori nuovi, la storia ci dice che ci sono sempre stati, non come situazioni permanenti ma come momenti di grave decadenza dell’istinto di stare insieme. C’è un detto di carattere religioso che ha un valore generale ed è questo: «Dio ha creato l’amore ed anche il viaggio». ______________________________________________________________________________________ Il viaggio, in questa frase, significa il mutamento che molto spesso provoca la trasformazione dell’amore in un sentimento diverso o addirittura opposto: non più amore ma indifferenza, antagonismo o addirittura odio; non più Noi ma Io, non più pace ma guerra, non più democrazia e libertà ma tirannide. Per fortuna (e per sopravvivenza) il viaggio verso il peggio non è la situazione naturale della società, anzi è un’emergenza e come tutte le emergenze non è la naturalità, ma non è neppure un raro evento. La natura è “l’insieme”, spesso però insidiato dall’emergenza. ______________________________________________________________________________________ In un bel libro di Roberto Calasso uscito in questi giorni e intitolato L’innominabile attuale c’è una splendida immagine di Baudelaire con il quale il libro si chiude e che descrive purtroppo la situazione che stiamo vivendo: «Sintomi di rovina. Edifici immensi. Numerosi, uno sull’altro, appartamenti, camere, templi, gallerie, scale, budelli, belvedere, lanterne, fontane, statue. Fenditure, crepe. Umidità che proviene da una cisterna situata vicino al cielo. Come avvertire la gente e le nazioni?». Purtroppo le cose ora stanno così. ______________________________________________________________________________________ I concreti problemi che abbiamo davanti a noi e che la nostra discussione sulla natura della società può aiutarci a risolvere sono i seguenti: 1. Come affrontare il tema del rafforzamento dell’Europa avendo come stadio finale la Federazione dei 19 Paesi dell’Eurozona. 2. Come risolvere il problema dell’emigrazione dall’Africa verso l’Europa. 3. Come risvegliare i giovani a partecipare alla politica democratica. ______________________________________________________________________________________ Nell’ampio discorso di Macron pronunciato pochi giorni fa alla Sorbona il processo verso l’Europa federale si fonda su una riforma delle attuali istituzioni dell’Ue: ______________________________________________________________________________________ - un ministro delle Finanze dell’Eurozona, responsabile di fronte ai 19 Paesi della politica economica, avendo come interlocutore il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. ______________________________________________________________________________________ - Un ministro responsabile della sicurezza interna dell’Europa minacciata dal terrorismo. Un esercito europeo formato da contingenti forniti dagli eserciti dei 27 Paesi dell’Unione. ______________________________________________________________________________________ - Una politica dell’immigrazione che tenda ad arginare l’arrivo di masse africane e a favorire la crescita economica di quel continente che ci fronteggia. ______________________________________________________________________________________ - L’abolizione del Trattato di Dublino di cui si parla da tempo senza però che sia mai stata realizzata. ______________________________________________________________________________________ Questo è il programma esposto da Macron. Naturalmente il Presidente francese vuole la Francia alla guida di questo programma e fa conto dell’appoggio soprattutto dei Paesi del Sud Europa a cominciare dall’Italia. Del resto questa leadership francese è più che giustificata dalla storia europea. ______________________________________________________________________________________ Quanto al tema dei giovani esso è affidato soprattutto a loro. Essi possono ed anzi debbono collaborare alla fondazione di scuole adatte a modernizzare la loro educazione culturale, non solo nel proprio Paese ma anche su scala europea (una sorta di Erasmus su scala continentale e addirittura mondiale) ma la base di riavvicinamento dei giovani alla società, alla parola scritta, ai libri della cultura classica e a quelli della modernità illuministica, dipende da loro, dall’ambiente familiare in cui vivono, e dalle loro discussioni tra compagni di vita. I giovani debbono vivere come legittima e anzi doverosa ambizione quella di fornire la nuova classe dirigente europea. Questo è un problema fondamentale del prossimo futuro e ha l’elemento determinante della politica nel senso aristotelico del termine. ______________________________________________________________________________________ Da questo punto di vista la società globale e la sua sempre più sviluppata tecnologia contengono al tempo stesso elementi positivi e negativi rispetto alla formazione dei giovani. Positivi perché dispongono di mezzi di comunicazione sempre più sviluppati; negativi perché quei mezzi rischiano di distrarre i giovani, di impedire al loro pensiero di svilupparsi e di favorire soltanto il loro individuale piacere. Il piacere, di qualunque tipo esso sia, deve provenire anche dal pensiero nel senso profondo del termine. Se così non è, il piacere accentua un individualismo spensierato ed egoista e peggiora i tempi bui nei quali stiamo vivendo. ______________________________________________________________________________________ C’è una splendida canzone del grande jazz che ha la motivazione dei tempi bui che stiamo attraversando. Si chiama Stormy Weather e motiva quello “Stormy”: «Da quando il mio compagno ed io non stiamo più insieme piove sempre — keeps rainin’ all of the time — piove sempre». ______________________________________________________________________________________ Il blues esprime tristezza e malinconia, come le poesie di Dante e di Guido Cavalcanti le quali però contengono anche la speranza del futuro. Se i giovani le rileggessero crescerebbe in loro quella speranza di cui il mondo di oggi ha estremo bisogno. ______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 ottobre 2017 ______________________________________________________________________________________ Cosa avrebbe "di sinistra" un governo del presidente, ovvero l'ennesimo accordo di palazzo che escogiti l'ennesimo governo di cosiddetta "emergenza istituzionale", ribadendo, nei fatti, la sostanziale inutilità del voto popolare? ______________________________________________________________________________________ Michele Serra ______________________________________________________________________________________ 2 -L'amaca [Sinistra o «governo del presidente»?] ______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra 28 settembre 2017) ______________________________________________________________________________________ MAI allearsi con il Pd di Renzi, perché «con la sinistra non c'entra nulla». Se poi dalle urne uscisse una poltiglia informe, niente di grave: si potrebbe fare un bel «governo del presidente». È la sintesi (mia) del pensiero di Massimo D'Alema. ______________________________________________________________________________________ Ci si domanda, a questo punto, che cosa avrebbe invece "di sinistra" un governo del presidente, ovvero l'ennesimo accordo di palazzo che escogiti l'ennesimo governo di cosiddetta "emergenza istituzionale", ribadendo, nei fatti, la sostanziale inutilità del voto popolare: perché non esiste nessuno — destra, sinistra o centro — che vada a votare per un "governo del presidente". D'Alema di queste cose se ne intende. Fu l'espressione emerita (e dopo di lui Giuliano Amato) del "palazzismo", cioè di governi fatti riattaccando vecchi cocci o aggiungendo protesi insensate (a lui toccò, poveretto, l'Udeur di Cossiga). ______________________________________________________________________________________ Già nel ‘98, quando cadde il primo governo Prodi, si sarebbe dovuta fare — e non si fece — la cosa più onesta, che era anche la più giusta: tornare al voto. Sono passati vent'anni, l'antipolitica ha galoppato, la sinistra è rattrappita, Berlusconi è tornato (cose da pazzi!), ma c'è chi ancora si crede talmente furbo da poter considerare le elezioni materia grezza da modellare, poi, con le abili mani del politicante. ______________________________________________________________________________________ Anno X N° 40 del 01 ottobre 2017
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permalink | inviato da salernorosario il 2/10/2017 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 - Perché è urgente che nascano gli Stati Uniti d'Europa 2 - L’amaca [Sviluppo scorsoio] 3 - Se la voce del dolore è una esibizione social
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2017


Anno X N° 38 del 24 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 24 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Un Pd debole e bisognoso di strane alleanze non avrebbe molta importanza nella costruzione della nuova Europa. Questa insufficienza dovrebbe essere corretta rapidamente. Purtroppo, da questo punto di vista, i nostri interlocutori sembrano sordi e in un mondo di sordi soffrono sia loro che non sentono sia noi che non siamo sentiti. Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 1 - Perché è urgente che nascano gli Stati Uniti d'Europa _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 24 settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Mentre leggete questo giornale i tedeschi stanno votando per eleggere il loro Parlamento che a sua volta dovrà eleggere il suo Cancelliere (quasi certamente da pronunciare al femminile) perché sarà certamente Angela Merkel a ottenere corposo vantaggio rispetto agli altri partiti. Ma la sua maggioranza sarà comunque relativa e avrà bisogno di alleanze per avere una coalizione che raggiunga la maggioranza assoluta. _______________________________________________________________________________________ Il compito è facilissimo perché gli altri partiti compatibili a far blocco con la Cdu sono soltanto due: i socialisti guidati da Schulz, l’ex presidente del Parlamento europeo, e i liberali che probabilmente rientreranno in Parlamento dal quale erano stati esclusi non avendo ottenuto il numero minimo previsto dallo statuto parlamentare. _______________________________________________________________________________________ E se, per ottenere la maggioranza assoluta, fosse necessaria un’alleanza di tutti e tre? Sembra impossibile un’ipotesi del genere. Qualora si verificasse, la Cdu dovrebbe accogliere uno dei due e guidare un governo senza maggioranza assoluta, situazione quanto mai sgradevole per la Germania e per l’Europa. Ma è un’ipotesi che si può escludere come avremo conferma tra poche ore. Il risultato riguarderà non soltanto la Germania ma l’intera Europa della quale la Germania, malgrado ciò che pensa Macron, è l’asse portante. Quindi è questo il tema che dobbiamo ora esaminare. _______________________________________________________________________________________ L'Europa deve essere decisamente rafforzata e quasi tutti i protagonisti, capi di Stato e il governo dell'Ue ne sono convinti. Il sovranismo dei 27 Paesi e soprattutto quello dei 19 che usano la moneta comune: l'Eurozona deve avere un ministro delle Finanze unico, responsabile della politica economica; un sistema bancario anch'esso unico; una sorta di Fbi unica nella lotta contro il terrorismo dell'Isis; un'unica politica estera e per quanto riguarda l'immigrazione; infine una struttura militare e naturalmente un'unica cittadinanza per quel popolo sovrano che eleggerà un proprio Parlamento e un presidente che abbia poteri di governo in tutto simili a quelli che ha il presidente degli Stati Uniti d'America. _______________________________________________________________________________________ Questi temi sono stati indicati e resi pubblici nei giorni scorsi dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e anche da Mario Draghi nella sua veste di capo della Banca centrale europea: anche lui sente la necessità d'una politica economica e bancaria che abbia come diretto interlocutore il ministro delle Finanze dell'Eurozona: è un binomio che esiste da un secolo in tutti i Paesi europei ma non ancora a livello di un'Eurozona perfettamente unita nella quale le singole nazioni regrediscano allo stesso modo in cui si trovano i governi d'una California o d'un Texas di fronte al governo presidenziale di Washington. _______________________________________________________________________________________ Negli Usa tuttavia i singoli Stati federati hanno rispetto al governo centrale lo stesso peso, ma quel Paese è da oltre 70 anni il più grande impero mondiale e ha una struttura da tempo collaudata. In Europa invece la federazione non esiste ancora. Se — come in molti ci auguriamo — sarà instaurata almeno entro due anni, i governi dei 19 Paesi dell'Eurozona avranno di fatto un peso diverso e non c'è dubbio che quello della Germania sarà il numero uno, seguito dalla Francia di Macron. _______________________________________________________________________________________ Ricorderete che la guerra americana tra nordisti e sudisti, voluta da Lincoln per abolire la schiavitù in tutti gli Stati dell'allora Confederazione e rendere tutti i cittadini di quei medesimi Stati eguali di fronte alle leggi locali e nazionali, fu una guerra tra il Nord e il Sud e vinse il Nord che guidò a lungo il Paese. La Federazione cioè c'era sulla carta ma era ancora il Nord a fornire la classe dirigente. Negli anni questa prevalenza si attenuò e infine scomparve. Oggi come oggi i singoli Stati della Federazione hanno peso diverso dal punto di vista economico ma non da quello politico: cittadinanza, legalità, occupazione, educazione, struttura militare, politica estera, sono tutti federali. C'è voluto tempo naturalmente ma abbastanza breve. _______________________________________________________________________________________ In Europa il percorso sarà certamente analogo, il che significa che il rapporto in senso federalistico dei 19 Paesi dell'Eurozona sarà guidato dalla Germania e, sia pur in modo minore, dalla Francia. Merkel sarà il vero protagonista di quel rafforzamento indicato da Juncker ma proprio per questa ragione non potrà essere il primo presidente dell'Eurozona. Dovrà essere scelto tra i candidati dei 19 Paesi, Germania compresa, ma non potrà essere la Cancelliera. Lei è fondamentale per costruire il nuovo sistema federale, ma non presiederlo. Romolo costruì Roma, e nel breve tempo in cui la costruì fu re: poche settimane. Ma il primo vero re fu Tarquinio Prisco e poi Anco Marzio e poi Tarquinio il Superbo; nessuno di questi era nato a Roma. _______________________________________________________________________________________ *** E tuttavia la Germania è un Paese del Nord, si affaccia sul Mare del Nord, sul Baltico, ma non sul Mediterraneo. Da questo punto di vista storico, geografico e anche sociale l'Europa è divisa in due. Qui sta la forza di Macron e la storia della Francia. Ma qui sta anche la storia della Grecia, della Spagna e soprattutto dell'Italia. _______________________________________________________________________________________ La nostra Nazione che ovviamente fa parte dell'Eurozona è stata la guida di tutta l'Europa (e non soltanto) dai tempi di Giulio Cesare fino alla fine dell'Impero romano. Nei secoli successivi è stato uno dei principali Paesi dal punto di vista culturale ma non più politico. Comunque sede del Papato, potere religioso ma, specie lungo tutto il Medioevo e il Rinascimento, anche potere politico d'importanza assai notevole. _______________________________________________________________________________________ Durante il Novecento, nel bene e nel male, abbiamo avuto di nuovo un certo peso politico e anche ora l'abbiamo. Per quanto riguarda l'Europa da costruire questo peso c'è ed è anche avvertito dagli altri Paesi. Debbo purtroppo constatare che il Pd è il solo ad avvertire questa nostra importanza. Non lo sentono e anzi sono antieuropee le altre forze politiche: i Cinquestelle, la Lega di Salvini, i Fratelli d'Italia della Meloni e neppure Forza Italia di Berlusconi. Purtroppo non l'avverte neppure la sinistra-sinistra salvo a modo suo Massimo D'Alema. _______________________________________________________________________________________ Per fortuna il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella è pienamente consapevole della nostra importanza per l'Europa; lo è molto anche il Capo del governo Paolo Gentiloni e il Presidente emerito Giorgio Napolitano. Infine lo è anche il segretario del Pd Matteo Renzi, che si è battuto per l'Europa di Ventotene con notevole energia durante il suo governo. Esiste un documento ufficiale del Renzi capo di governo, nel quale si parla addirittura di un ministro delle Finanze unico per l'Eurozona e una cosiddetta Fbi, cioè una polizia europea contro il terrorismo del Califfato. _______________________________________________________________________________________ Ci auguriamo che questo atteggiamento sia sempre più attivo in questi mesi sia sul tema di rafforzare istituzionalmente l'Europa e sia sul tema di estrema importanza dell'immigrazione africana sul quale il nostro governo e in particolare il ministro Minniti stanno attuando una politica molto apprezzabile. _______________________________________________________________________________________ Questa partecipazione italiana alla costruzione di un'Europa federale sarebbe tanto più importante se il Pd riuscisse ad aumentare la propria forza parlamentare e quindi il proprio contatto con gli elettori che saranno chiamati alle urne nella primavera dell'anno prossimo. Purtroppo questa presenza politica nell'opinione pubblica non sembra ben praticata. Un Pd debole e bisognoso di strane alleanze non avrebbe molta importanza nella costruzione della nuova Europa. Questa insufficienza dovrebbe essere corretta rapidamente. I mezzi non mancano e li abbiamo spesso indicati. Purtroppo, da questo punto di vista, i nostri interlocutori sembrano sordi e in un mondo di sordi soffrono sia loro che non sentono sia noi che non siamo sentiti. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 24 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Veneti, padani (e per esteso gli italiani) per fare quattrini in fretta hanno sversato porcherie nelle acque e nell’aria senza mai interrogarsi sulle conseguenze, come se non esistesse un futuro (e dunque, non esistesse la prospettiva del tempo). _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ 2 - L’amaca [Sviluppo scorsoio] _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 23 settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Il governatore Zaia fa bene a preoccuparsi della salute dei veneti. A un patto: che dica ai veneti che sono stati loro ad avvelenare il Veneto. Così come i padani (e per esteso gli italiani) che per fare quattrini in fretta hanno sversato porcherie nelle acque e nell’aria senza mai interrogarsi sulle conseguenze, come se non esistesse un futuro (e dunque, non esistesse la prospettiva del tempo). _______________________________________________________________________________________ Un grande veneto, Andrea Zanzotto, lo chiamava “progresso scorsoio”, geniale definizione di un arricchimento smodato e suicida, che scaricava i costi sui posteri, che costruiva soldi e mai bellezza, soldi e mai cultura, soldi e mai pensiero. Zaia polemizza con la debole prevenzione e il tiepido interventismo del governo di Roma, ma alla radice della questione c’è la folle accelerazione produttiva di una regione contadina, e povera, e migrante, che lavorando a dismisura risale alla velocità del lampo lungo la scala del reddito. I costi (deficit ambientale, deficit culturale) sono rimasti nascosti come briciole sotto il tappeto. Oggi sono le analisi del sangue a rivelare ai veneti, e a noi tutti, che cosa significa sviluppo scorsoio. Ma è improbabile che Zaia inviti i suoi elettori a leggere Zanzotto. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 24 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ La gente semplice, fino a non tanti anni fa, sapeva ammutolire. Chiamatelo pudore, ma quando la voce del dolore rimaneva chiusa nelle stanze dei disperati, il Male non mieteva un successo così corale, e non trovava inserzionisti pubblicitari, già al mattino presto, disposti a cavalcarlo. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ 3 - Se la voce del dolore è una esibizione social _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 23 agosto 2017) _______________________________________________________________________________________ La sfortunata madre della povera ragazza Nicolina ha concesso una lunga e quasi ciarliera intervista a una trasmissione Mediaset del mattino mentre la figlia agonizzava in ospedale, colpita in faccia (in faccia!), mentre andava a scuola, dalle pistolettate di un ex fidanzato di mamma, uno dei tanti ributtanti maschi omicidi (e poi suicidi) che non tollerando di essere lasciati da una femmina soffocano l’onta nel sangue. _______________________________________________________________________________________ Non si pretendono, dalla gente semplice, i toni della tragedia greca. Ma la gente semplice, fino a non tanti anni fa, sapeva ammutolire. Chiamatelo pudore, dignità, vergogna, chiamatelo come preferite, ma quando la voce del dolore rimaneva chiusa nelle stanze dei disperati, il Male non mieteva un successo così corale, e non trovava inserzionisti pubblicitari, già al mattino presto, disposti a cavalcarlo. _______________________________________________________________________________________ Il crocchio dei curiosi, e tanto più il lutto delle vittime, rimanevano confinati in una dimensione di bisbiglio o di pianto o di scoramento inerte (quando si diceva: «Non ha più neanche le lacrime per piangere»). Qui ora, nel caso di questo ultimo delitto atroce (uccide per vendetta la figlia adolescente della donna che non riesce a rintracciare per ucciderla…), ma anche di molti altri, c’è intanto da rintracciare, alle spalle dell’evento, l’immancabile “dietro le quinte” delle paginette Facebook dei protagonisti, che a leggerle dopo quello che è successo, signora mia, già lasciano capire come sarebbe andata a finire. _______________________________________________________________________________________ E spesso, effettivamente, traboccano odio, ignoranza e vanità (che non sono colpe, no, ma neanche bandierine da sventolare online), come per preparare il terreno all’arrivo, a cose fatte e a cadavere caldo, delle telecamere e dei microfoni, fratelli maggiori che hanno fatto carriera. _______________________________________________________________________________________ Anche loro, in fin dei conti, “social media”, per giunta di calibro infinitamente maggiore, e padroneggiati da veri professonisti nella zoomata sulla piaga, della catalogazione del Male a seconda della sua telegenia. Non si dubita che quella povera madre pugliese fosse sotto choc. Chi non lo sarebbe. Resta da capire come mai le persone sotto choc (non solo lei: parlo dell’abbondante cast di vittime e protagonisti di delitti efferati, che alle interviste neanche si sognano di sottrarsi) si consegnino con tanta naturalezza ai palinsesti. _______________________________________________________________________________________ Eravamo rimasti alle persone sotto choc che crollano o fuggono o smaniano, quando era ancora impensabile che diventassero docili ingredienti delle infernali cucine della televisione del dolore: che sarebbe ora di chiamare in modo diverso, perché di doloroso ha veramente poco, la televisione del dolore. _______________________________________________________________________________________ La popolarità del male è uno stato d’animo a suo modo spigliato, di mondo, si parla della morte degli ammazzati, e dei delitti degli assassini, con un tono appena compunto, però dinamico e informato, senza trasalimenti, senza esitazioni o silenzi, senza arretrare di fronte ad alcunché, ci sono scalette da rispettare così come, su Facebook, ci sono controinsulti e controminacce da digitare in fretta, a raffica, colpo su colpo. Ha ritmo, ha passo spedito, la popolarità del male, Dostoevskij ci metteva duecento pagine per dire le stesse cose che si possono dire in trenta secondi di televisione, o in dieci parole sullo smartphone. _______________________________________________________________________________________ Nicolina nel frattempo se ne è andata. Ci aspettano i reperti – parole e immagini – della sua breve vita, spremuti dalle sue chat. Anche le vittime, malgrado spariscano dalla faccia della terra, sono scritturate a vita. Se ragazzine graziose e innocenti, poi, allora è il massimo. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 39 del 24 settembre 2017
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1 - Un nome per guidare la nuova Europa di Ventotene 2 - LA POLITICA SENZA AUTONOMIA
post pubblicato in diario, il 17 settembre 2017


Anno X N° 38 del 17 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 17 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Nel vecchio Continente attuale una figura simile è molto difficile da trovare. Ma un personaggio c’è: è tedesco ma non è un allievo di Angela Merkel, semmai potrebbe essere il contrario. Ha un’esperienza politica di prim’ordine; è social-democratico; ha 73 anni, età perfetta per quella carica; è stato Cancelliere tedesco dal 1998 al 2005. Si chiama Gerhard Schröder. _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 1 - Un nome per guidare la nuova Europa di Ventotene _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 17 settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ In un’intervista rilasciata venerdì al nostro giornale Romano Prodi rilancia la legge sullo “Ius soli” presentata da tempo al Parlamento. Il testo è fermo al Senato dove il Pd non raggiunge da solo la maggioranza assoluta e quindi ha bisogno di essere rafforzato con apporti esterni. Successivamente però le opposizioni a quel progetto sono aumentate e la maggioranza l’ha congelato, almeno fino a quando la legge di stabilità finanziaria non sarà stata approvata. Ciò significa che lo “Ius soli” tornerebbe in Parlamento nel gennaio 2018 senza tuttavia escludere che bisognerebbe forse emendarlo e rendere possibile il formarsi di una maggioranza assoluta. Il 2018 è tuttavia l’anno di fine legislatura e quindi di un nuovo Parlamento. La conseguenza di tutto questo discorso è che la sorte dello “Ius soli” è diventata quanto mai dubitabile. _______________________________________________________________________________________ Di qui l’intervento di Prodi il quale, per evitare che quella legge finisca in un cassetto e lì rimanga per un tempo indeterminato, ne chiede la ripresentazione immediata, magari con qualche emendamento di poca importanza e senza il voto di fiducia. Il tema a suo giudizio è talmente importante che il voto parlamentare deve esser dato per coscienza e non col vincolo politico della fiducia. Naturalmente la posizione di Prodi è interamente per il sì: chi nasce in Italia deve essere italiano e quindi europeo, sempre che, subito dopo la nascita, quel neonato e la sua famiglia restino in Italia per un periodo ragionevole di tempo e non per pochi giorni. _______________________________________________________________________________________ Romano: quasi sempre e ormai da molti e molti anni la pensiamo allo stesso modo. In questo caso tuttavia vedo parecchie e notevoli difficoltà. Le elenco anche se alcune di queste mie domande potrebbero sembrare paradossali. _______________________________________________________________________________________ 1. La cittadinanza viene concessa a qualunque neonato figlio di genitori stranieri, provenienti da qualunque altro Paese, oppure alcuni ne sono esclusi ed altri no? Faccio un esempio: una famiglia anagraficamente nata in un qualunque Stato dell’Unione europea fa automaticamente parte dei 27 Paesi dell’Ue e non ha quindi bisogno di chiedere la cittadinanza ad uno di essi diverso da quello dei genitori? _______________________________________________________________________________________ 2. Questo principio — se esiste per l’Europa dell’Ue — può essere esteso anche ad altri Paesi la cui storia abbia valori comuni con i nostri? Per esempio l’Inghilterra uscita dall’Ue ma comunque europea a tutti gli effetti; o anche gli Stati Uniti d’America e il Canada? E l’America del Sud e quella Centrale, di origini spagnole o portoghesi? Se queste ipotesi fossero applicate tutto il mondo occidentale avrebbe un’unica cittadinanza. Ma se non fosse così e per quanto ci riguarda, la cittadinanza italiana sarebbe singolare e non condivisibile se non si nasce sul nostro territorio. Nel qual caso si pongono altri e complessi problemi. _______________________________________________________________________________________ 3. Accenniamo ad uno di questi. Supponiamo che i genitori del neonato in Italia sono di New York o di Los Angeles o di qualsiasi città Usa. E mettiamo che il neonato in Italia, una volta raggiunta l’età della ragione, preferirà avere la cittadinanza americana oppure inglese o tedesca o francese o brasiliana. Butterebbe via quella italiana e ne chiederebbe un’altra? Oppure si possono avere insieme tre o anche più cittadinanze? _______________________________________________________________________________________ 4. Infine un’altra ipotesi: la famiglia che fa nascere il figlio in Italia appartiene ad una etnia profondamente diversa e anche a una diversa religione. Supponiamo che la famiglia sia turca oppure del Ghana, oppure dell’India o del Pakistan. Quel neonato è italiano se nasce a Roma o a Bari o a Palermo. Se è anagraficamente italiano, quando sarà adulto e avrà figli italiani, quei figli avranno profonde tracce dei genitori e dei nonni. L’americano no e l’arabo o il cinese sì? Ha un senso tutto questo? _______________________________________________________________________________________ Oppure in una società globale, sei giudicato e devi rispettare i doveri e i diritti del luogo dove ti trovi e non necessariamente in quello dove sei nato? _______________________________________________________________________________________ Caro Romano, mi piacerebbe conoscere la tua risposta a queste domande. Papa Francesco, come certamente sai, suppone che nella società globale in cui viviamo interi popoli si trasferiranno in questo o quel Paese e si creerà, man mano che il tempo passa, una sorta di “meticciato” sempre più integrato. Lui lo considera un fatto positivo, dove le singole persone e famiglie e comunità diventano sempre più integrate, le varie etnie tenderanno a scomparire e gran parte della nostra Terra verrà abitata da una popolazione con nuovi connotati fisici e spirituali. _______________________________________________________________________________________ Ci vorranno secoli o addirittura millenni affinché un fenomeno del genere accada ma — stando alle parole del Papa — la tendenza è questa. Non a caso egli predica il Dio Unico, cioè uno per tutti. Io non sono credente, ma riconosco una logica nelle parole di papa Francesco: un popolo unico e un unico Dio. Non c’è stato finora nessun capo religioso che abbia predicato al mondo questa sua verità. _______________________________________________________________________________________ Per lo “Ius soli” se ne riparlerà tra qualche mese in Parlamento e vedremo come andrà a finire. Nel frattempo però è accaduto in Europa un evento che nessuno si attendeva: di fronte alla Plenaria del Parlamento europeo Jean-Claude Juncker ha raccontato una situazione che sembrava poco ascoltata ma era invece molto importante e oserei dire rivoluzionaria a pochi giorni di distanza dalle elezioni politiche in Germania. _______________________________________________________________________________________ Ho scritto “una situazione rivoluzionaria” ed è effettivamente questa la realtà, ma se si guarda con occhio storico si vedrà che essa era già in corso di attuazione ai tempi del primo governo Prodi e poi quando lo stesso Prodi diventò Presidente della Commissione Ue ed estese i confini a molti altri paesi dell’Europa ex sovietica ed infine fu fatta propria da Matteo Renzi tre anni fa, all’epoca della sua visita con Hollande e con Merkel all’isola di Ventotene in seguito alla quale lo stesso Renzi formulò un programma europeista e quindi spinelliano, per l’attuazione del quale l’ex premier aveva cominciato a battersi senza tuttavia ottenere nulla di concreto. _______________________________________________________________________________________ Quel programma che per brevità possiamo chiamare Ventotene, è da tempo condiviso da Mario Draghi con un campo di competenze molto diverso ma con analoghe o addirittura identiche finalità ed ora, con una mossa improvvisa e radicale, è stato fatto proprio da Jean-Claude Juncker. In che cosa consiste? Nel rafforzamento e mutamento dell’Europa sulla linea di Ventotene. _______________________________________________________________________________________ Un’Europa collettiva, con meno senso di sovranismo nazionale e molto più ampio sovranismo europeo. A questa linea aderiscono già molte personalità ed anche alcuni governi. Abbiamo già indicato i nomi di Renzi e di Draghi ed ora anche quelli di Mattarella, Gentiloni e Minniti. Non è poco, le forze in campo sono autorevoli e sarebbero maggiori se Renzi si risvegliasse dal letargo vacanziero e riprendesse completamente il programma di Ventotene, da lui stesso lanciato ma poi messo a dormire. _______________________________________________________________________________________ L’intervento di Juncker, cui altri ne seguiranno come da lui stesso previsto dopo le imminenti elezioni tedesche, consiste nella creazione di un Ministro delle Finanze europeo, d’una velocità di offerta e di domanda economica promossa dai Paesi dell’eurozona, dal rafforzamento politico all’interno dell’Unione, dal presidente dell’eurozona, dalla creazione d’una vigilanza politica e poliziesca che controlli le cosiddette periferie dell’Isis in Europa, Londra compresa. _______________________________________________________________________________________ Juncker ha poi lanciato un programma di investimento e proposto una serie di accordi di libero scambio con paesi come il Giappone, il Messico, l’Australia e la Nuova Zelanda e tutta l’America Latina, dall’Argentina al Brasile, al Cile e a tutti gli altri. Ha proposto anche la creazione di un nuovo Fondo europeo e una politica dell’immigrazione molto simile a quella praticata da Gentiloni e Minniti per quanto riguarda l’Africa occidentale. _______________________________________________________________________________________ Infine — e sia pure con opportune cautele — Juncker ha lumeggiato la nuova figura d’un Presidente europeo eletto direttamente dal popolo sovrano dell’Unione. Non è da escludere che lo stesso attuale presidente della Commissione di Bruxelles che decadrà dal suo attuale incarico nel 2019, pensi a se stesso come candidato a quella carica presidenziale che oggi è più di forma che di sostanza ma che in un’Europa sulla linea di Ventotene diventerebbe del tutto simile alla struttura costituzionale degli Usa. _______________________________________________________________________________________ L’alternativa è che quella carica, ammesso che la linea Ventotene diventi una realtà, sia rivendicata da Merkel o da Macron. Si tratta tuttavia, in entrambi i casi, delle due figure politicamente più importanti dell’Europa attuale, partecipi di un duumvirato che non può essere rotto a favore dell’uno o dell’altro. Più probabile, sempre che sia una figura conosciuta e approvata dal corpo elettorale europeo, che sia di uno spagnolo o di un italiano. Non credo Renzi e non credo neppure Gentiloni o Mattarella: non sono personaggi di autorità popolare europea. Mario Draghi? È la persona più nota e più internazionale. Forse avrebbe le maggiori chance anche se non è molto amato dalla classe dirigente tedesca. Ma l’idea che Draghi sia pronto a battersi per raggiungere quell’obiettivo mi sembra — conoscendolo bene — da escludere. _______________________________________________________________________________________ Un Presidente europeo con poteri simili a quelli del Presidente americano non è facile da individuare. Il primo negli Stati Uniti americani fu Washington che veniva dall’aver guidato e vinto la guerra anticoloniale contro gli inglesi. Nell’Europa attuale una figura simile è molto difficile da trovare. Ma un personaggio c’è: è tedesco ma non è un allievo di Angela Merkel, semmai potrebbe essere il contrario. Ha un’esperienza politica di prim’ordine; è social-democratico; ha 73 anni, età perfetta per quella carica; è stato Cancelliere tedesco dal 1998 al 2005; adesso presiede un’associazione dedicata ad educare politicamente e culturalmente i giovani. _______________________________________________________________________________________ Si chiama Gerhard Schröder. Sarebbe un eccellente Presidente della nuova Europa. E Juncker potrebbe essere uno dei ministri del suo governo mentre Merkel, come tutti gli altri capi dei 27 governi, continuerebbe ad essere la Cancelliera del proprio, sempre che le elezioni imminenti vadano a suo favore. Quanto all’Italia, in una situazione auspicabile di quel genere, noi avremmo tutto lo spazio per far valere le nostre motivazioni ed anche un ruolo importante nella politica europea, specie sul tema dell’immigrazione _______________________________________________________________________________________ Se il nome di Schröder che ora abbiamo fatto e la proposta che diventi presidente dell’Europa andassero a buon fine, immagino che Spinelli, Rossi e Colorni ne sarebbero felici. Ed io con loro. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 17 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Tenere insieme legalità e solidarietà, ordine e integrazione è l’unico modo concreto per garantire davvero sicurezza e combattere la paura. È anche il modo migliore per tutelare la civiltà italiana dei nostri padri e delle nostre madri, invocata a vanvera. Perché era costruita con questi semplici strumenti, non con una ruspa. _______________________________________________________________________________________ Ezio Mauro _______________________________________________________________________________________ 2 - LA POLITICA SENZA AUTONOMIA _______________________________________________________________________________________ (di Ezio Mauro Repubblica.it 14settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Dunque la legge sullo Ius soli non si farà. E così arriva a compimento, per questa fase, quello spostamento di opinione pubblica che lega ormai immigrazione paura e sicurezza, coltivato e concimato da mesi di predicazione dei partiti delle ruspe, senza che la sinistra sapesse opporre una visione diversa del fenomeno, basata sulla realtà dei fatti, mentre il centro rinuncia alla tradizione italiana del solidarismo cristiano, e i Cinquestelle rivelano qui più che mai la loro natura di ibrido politico, con una postura di sinistra e un’anima di destra. Prima si ingigantisce un allarme sociale, invece di governarlo. Poi i partiti si adeguano a quel clima, senza razionalizzarlo. Infine nascono le misure conseguenti, gregarie, con la politica che rinuncia a ogni sua autonomia di giudizio, di indirizzo e di responsabilità rispetto al senso comune dominante. _______________________________________________________________________________________ Ci sono certo differenze di metodo, di linguaggio e di tono, nel panorama politico italiano. Ma non c’è una vera differenza culturale, un’opzione responsabile come quella di Angela Merkel, che guidi un’opinione disorientata invece di inseguirla, come se la politica fosse un fascio di foglie al vento. _______________________________________________________________________________________ Bisogna avere la pazienza di leggere dentro la paura, come fa Ilvo Diamanti. È la nuova cifra dell’epoca. Nasce con ogni evidenza dal passaggio di fase che stiamo vivendo, ben più ampio del fenomeno migratorio: una crisi economica che non è un tunnel da attraversare sperando di rimanere indenni, ma un agente sociale che modifica i percorsi individuali e collettivi, le gerarchie, persino i sentimenti (la nuovissima gelosia del welfare), deformando le aspettative di futuro. _______________________________________________________________________________________ Una crisi del lavoro più lunga della bufera finanziaria, che per la prima volta produce in alto e in basso nelle generazioni una vera e propria esclusione sociale, vissuta come l’inedito di una mutilazione della cittadinanza. Un terrorismo che ideologizza la religione riportando gli omicidi rituali nel cuore dell’Europa. _______________________________________________________________________________________ Uno scarto tra la dimensione mondiale delle emergenze e lo strumento della politica nazionale, l’unico che il cittadino conosce e a cui è abituato a rivolgersi. Col risultato inevitabile di una crisi della democrazia che lascia scoperti i non garantiti, producendo vuoto nella rappresentanza, solitudine repubblicana, secessione individuale nell’altrove, che è un luogo frequentato ma immaginario della politica. _______________________________________________________________________________________ Tutto questo si riassume nel sentimento impaurito di perdita di controllo del mondo, di mancanza di ogni governo dei fenomeni. È un sentimento da fine d’epoca, quando si smarrisce la fiducia nella storia, si vive ipnotizzati dal male nel mondo, si rifiuta la conoscenza e si respinge la competenza perché si privilegia l’artificiale sul reale e si sceglie istintivamente ciò che è nocivo, come diceva Nietzsche, ci si lascia sedurre da motivazioni senza un fine, in un clima di precarietà comunitaria, crepuscolo politico e decadenza civile facilmente abitato da moderni mostri come la fobia dei vaccini, o da antichi incubi che tornano, come la bomba. _______________________________________________________________________________________ Proprio la fusione tra l’angoscia primordiale e il timore del contemporaneo genera la sensazione che stia venendo meno la stessa concezione di progresso, cioè il tentativo di controllare il divenire del mondo, di superare il limite regolandolo, suprema ambizione della modernità, scommessa costante della democrazia. _______________________________________________________________________________________ Come se ci accorgessimo che tutta l’impalcatura culturale, istituzionale, politica, diplomatica inventata per tutelare il complesso sistema in cui viviamo non ci protegge più, perché il meccanismo gira a vuoto. La regola democratica non basta a se stessa. _______________________________________________________________________________________ Naturalmente il venir meno della politica ha una conseguenza evidente nel sociale. Il primo effetto dell’indebolimento di governo è l’autorizzazione spontanea a pensare ognuno a se stesso, liberi tutti. Si sta realizzando la profezia della Thatcher sulla società che non esiste, ma non attraverso l’affermazione dell’individuo, bensì col venir meno di ogni spontanea obbligazione di responsabilità generale, da cui nasce l’ultima forma di solitudine, con lo Stato e il cittadino indifferenti l’uno all’altro come una vecchia coppia in crisi, con ogni passione spenta. _______________________________________________________________________________________ Ognuno sta solo sul suo pezzo di destino, esclusivamente individuale. In più il ricco per la prima volta può fare a meno del povero, che intanto è già diventato qualcos’altro in attesa di definizione, perché è finito fuori dalla scala sociale, da una autonoma condivisione d’orizzonte che teneva insieme i vincenti e gli sconfitti. _______________________________________________________________________________________ Alla fine, sotto i nostri occhi sta mutando lo stesso concetto di libertà, che si privatizza in un nuovo egoismo sociale: sono libero non in quanto sono nel pieno esercizio dei miei diritti di cittadino, ma al contrario sono libero semplicemente perché liberato da ogni dovere sociale, da ogni vincolo con gli altri, da ogni prospettiva comune, verso cui ciascuno può muoversi con le sue forze, i suoi meriti e le sue fortune, ma sapendo di non essere solo. _______________________________________________________________________________________ C’è da stupirsi che l’onda alta delle migrazioni, il ritardo multiculturale italiano, l’esposizione geografica del nostro Paese, l’indifferenza dell’Europa abbiano indirizzato verso i disperati dei barconi questo sentimento smarrito, trasformandolo immediatamente in risentimento? La paura cercava un bersaglio capace di riassumere l’indicibile e l’inconfessabile, cumulandoli. _______________________________________________________________________________________ Lo “straniero”, il visitatore, il diverso sono già stati più volte al centro di costruzioni ideologiche, menzogne sociali, istinti trasformati in politica. In questo caso la persona ridotta a corpo, il corpo ridotto a ingombro, l’ingombro ridotto a numero, funzionano alla perfezione. Tutto diventa simbolico, fantasma sociale, incubo politico. La dimensione concreta del fenomeno, la sua governabilità su una scala europea e anche su una scala nazionale, non contano più nulla. Non si fa politica sui migranti, ma sulla loro proiezione simbolica, sul plusvalore prodotto dalla paura. _______________________________________________________________________________________ È chiaro che alle paure la politica deve rispondere, ma restituendo proporzioni corrette al fenomeno, cacciando i fantasmi con la realtà. E la sinistra deve farlo per prima, se è vero quel che diciamo da tempo e che oggi certifica Diamanti, e cioè che l’inquietudine cresce nelle zone più deboli del Paese e nelle parti più fragili della popolazione, con gli immigrati percepiti come un pericolo principalmente da chi ha un basso livello d’istruzione (il 26 per cento di “paura” in più di chi ha un livello alto), e probabilmente da chi vive solo, in piccoli centri, magari non è mai uscito dai confini del Paese e si trova un mondo rovesciato nei giardini sotto casa, senza gli strumenti per padroneggiarlo, senza la costruzione di un contesto dove sistemarlo e senza più la speranza di governarlo. _______________________________________________________________________________________ La paura, l’insicurezza non sono necessariamente un fattore di ordine pubblico: spesso in questi casi nascono dal timore della rottura dei fili comunitari di esperienze condivise, che basta per farti sentire risospinto ai margini in casa tua, spossessato, geloso del panorama civico abituale, dei riferimenti consolidati, del deposito di una tradizione comune: una piccola rottura della storia domestica. _______________________________________________________________________________________ Su questo disorientamento bisogna chinarsi, raccoglierlo, trovare il bandolo di un percorso per uscirne, emancipando i penultimi dalla paura degli ultimi.Questo è il modo per non lasciare alla destra le parole dell’ordine e della sicurezza, che sono di tutti, in uno Stato democratico. _______________________________________________________________________________________ La sinistra ha un dovere in più, perché deve collegarle al concetto di solidarietà e di integrazione, che viene dalla sua storia, e risponde alla sua natura. Tenere insieme legalità e solidarietà, ordine e integrazione è l’unico modo concreto per garantire davvero sicurezza e combattere la paura. È anche il modo migliore per tutelare la civiltà italiana dei nostri padri e delle nostre madri, invocata a vanvera. Perché era costruita con questi semplici strumenti, non con una ruspa. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 38 del 17 settembre 2017
continua
1 - Le passioni umane nell'eterna lotta alla povertà - 2 - Veltroni: il Pd ha dimenticato la battaglia per l'ecologia
post pubblicato in diario, il 10 settembre 2017


Anno X N° 37 del 10 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 10 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Francesco sa qual è il comportamento che il suo Dio diventato uomo vede come rimedio per dissipare le tenebre e conquistare la luce: "Costruire ponti, abbattere i muri, integrare le diversità, promuovere la cultura dell'incontrarsi, del dialogo e dell'ascolto, educare al perdono e alla misericordia, al senso di giustizia, al rifiuto della violenza e al coraggio della pace". _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 1 - Le passioni umane nell'eterna lotta alla povertà _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Papa Francesco è arrivato quattro giorni fa in Colombia, paese liberato dalla tirannide e da una sorta di guerra civile. Ha percorso il paese in lungo e in largo, in ogni luogo dove si è fermato a dir messa e a parlare al popolo, il suo discorso arrivava a un milione di persone. Parlava e ripartiva. Ha percorso a dir poco ottomila chilometri per esortare chi lo ascoltava - cioè alla fine l'intero Stato. Ha messo a confronto la realtà della Colombia e il racconto del Vangelo, quando Gesù predica sulle sponde del mare di Galilea a "moltitudini ammaliate da una parola di vita davanti alle acque che racchiudono la speranza dei pescatori e dei suoi seguaci ma anche le tenebre che minacciano l'esistenza umana". _______________________________________________________________________________________ Vedete? Nelle parole di Francesco è lo stesso Gesù, ormai diventato veramente un uomo, che vede al tempo stesso le speranze e le tenebre. Francesco sa qual è il comportamento che il suo Dio diventato uomo vede come rimedio per dissipare le tenebre e conquistare la luce: "Costruire ponti, abbattere i muri, integrare le diversità, promuovere la cultura dell'incontrarsi, del dialogo e dell'ascolto, educare al perdono e alla misericordia, al senso di giustizia, al rifiuto della violenza e al coraggio della pace". Ha chiuso il suo discorso citando il grande scrittore Gabriel García Márquez, che non era cattolico, ma una grande anima: "Di fronte all'aggressione, all'indifferenza e all'abbandono, la nostra risposta è la vita". _______________________________________________________________________________________ "Si può anche pensare a una travolgente utopia della vita, dove sia certo l'amore e sia possibile la felicità". Francesco dà ormai per intesa la sua preghiera del Dio unico e dell'incontro della Chiesa con la modernità e non poteva dimostrarlo meglio che chiudendo il suo discorso con la notizia della felicità dopo cent'anni di guerra, di vessazioni e di solitudine. _______________________________________________________________________________________ *** García Márquez è stato uno dei grandi moderni, parlando soprattutto di quell'area del mondo che chiamiamo sudamericana, dove in larga misura il "meticciato" auspicato da papa Francesco è di fatto avvenuto: in Argentina, in Uruguay, in Ecuador, in Brasile, in Venezuela, in Cile, in Bolivia, in Brasile, nel Messico, nei Caraibi a cominciare da Cuba. I popoli si sono mescolati, si sono ribellati alla povertà, al populismo, al sovranismo. Della democrazia tuttavia non si può ancora proclamare una piena realizzazione. Esistono però le basi d'un progresso. Ma verso dove? _______________________________________________________________________________________ Questa domanda non vale soltanto per l'America del Centro-Sud, ma per il mondo intero. Ci sono crisi diplomatiche, crisi quasi militari, crisi quasi atomiche, crisi climatiche, crisi economiche. E i grandi Paesi in una società globale modernizzata da tecnologie di prim'ordine offrono possibilità di cultura a miliardi di persone, ma non riescono a realizzare progresso e pace. Ci riesce l'America di Trump? La Russia di Putin? La Turchia di Erdogan? Ci riescono la Cina e le due Coree? La Siria? L'Iraq? Gli Emirati? Ci riescono i 27 Paesi di un'Europa diversa, sovranista, populista? L'Iran? L'Egitto? La Cirenaica? La Libia tripolitana? Il Sudan? L'India? Il Pakistan? L'Oceania? _______________________________________________________________________________________ Ho nominato quasi il mondo intero e non credo di aver torto. Può sembrare un'insulsa lezione di geografia, ma non è così. Dietro quella geografia ci sono problemi, una moltitudine di problemi, uno diverso dall'altro, ma in qualche modo combinati l'uno con l'altro, contrapposti ma al tempo stesso collegati. La loro soluzione, almeno parziale, dipende dalla politica? Oppure dall'economia? Dalla volontà dei potenti o dalla resistenza e dalla ribellione dei poveri? _______________________________________________________________________________________ Spesso mi domando: ma i poveri ci saranno sempre? Sembrerebbe di sì, sembrerebbe anzi che siano aumentati, in sintonia con l'aumento della popolazione. Nel corso dei millenni stiamo arrivando a otto miliardi di persone nel pianeta in cui viviamo e i poveri crescono anch'essi, forse in proporzioni leggermente minore rispetto alla popolazione generale, della quale tuttavia rappresentano la maggioranza se per poveri consideriamo non solo i mendicanti e i derelitti ma anche il ceto medio di basso livello, quello che in un paese come il nostro arriva a un reddito di 25 mila euro l'anno. Al di là di questo livello il ceto medio oltrepassa la soglia dell'indigenza. _______________________________________________________________________________________ Quelli sotto la soglia sono numericamente più numerosi? Dipende da paese a paese ma comunque il ceto povero è assai numeroso e quello appena più alto spesso deve contribuire ad un'intera famiglia che ha soltanto bisogni da appagare. Questa è la situazione in molti paesi. In altri è peggiore o migliore. Ma in un punto tutto il pianeta è uniforme: non sono i poveri che comandano. Il potere non va d'accordo con la povertà. I poveri (l'ho già scritto altre volte) hanno il potere di ribellarsi e di ottenere una sorta di potere provvisorio, ma non di eliminare la propria classe. A meno che... A meno che l'intera società cresca, il reddito collettivo aumenti stabilmente e vada a vantaggio sia dei ceti poveri sia di quelli ricchi. Cioè diminuiscano le diseguaglianze senza però che questo mutamento positivo debba esser pagato con una diminuzione della libertà. Piccoli mutamenti in tal senso possono anche essere accettabili, ma al di là di certi limiti diventano intollerabili. _______________________________________________________________________________________ Queste domande nel corso del tempo se le sono poste in molti, a cominciare da epoche assai antiche fino ad oggi. Sono domande che, pur utilizzando concrete esperienze, sconfinano inevitabilmente nella filosofia. Oggi ne voglio citare due, entrambi assai significativi. Il primo è Giambattista Vico, che visse quasi tre secoli fa (nacque nel 1668 e morì nel 1744). L'altro è Zygmunt Bauman morto pochi mesi fa. In questi giorni è uscito un ultimo suo libro in edizione italiana (Laterza) intitolato Retrotopia. Laterza, suo amico ed editore italiano, lo ha commentato così: "Bauman si interessava alla condizione umana. Dopo l'età delle utopie del futuro e poi quella che ha negato ogni utopia, oggi viviamo l'epoca dell'utopia del passato". _______________________________________________________________________________________ Ma avviciniamoci a questi due personaggi, di epoche e pensieri profondamente diversi e tuttavia con una visione profonda e abbastanza simile della vita che si profila e si svolge in ciascuno di noi. _______________________________________________________________________________________ *** Giambattista Vico scrisse molti libri e diresse anche, nei modi in uso nel Settecento, alcuni giovani studenti che si dedicarono a loro volta all'insegnamento. Qualche cosa di simile un secolo fa fece il nostro Francesco De Sanctis, che fu a sua volta studente, insegnante, storico della letteratura, filosofo. Infatti amò molto la filosofia letteraria del Vico, che spesso citava. Citerò anch'io un brano della Scienza Nuova che si presta ad alcune attuali considerazioni. _______________________________________________________________________________________ "La filosofia, per giovare al genere umano, deve salvare e reggere l'uomo caduto e debole, né abbandonarlo nella sua corruzione. La filosofia considera l'uomo quale dev'essere e se questa posizione non spetta che a pochissimi sarebbe meglio vivere nella repubblica di Platone e non rovesciarsi nell'immondizia di Romolo. L'uomo fu formato da Prometeo che impastò le passioni degli altri animali. Nell'essere umano coesistono dunque l'ira del leone, la ferocia della tigre, l'astuzia della volpe, la libidine del cane e del caprone, la prudenza dell'elefante. Da questa favola molti dicono che non c'è più brutta bestia dell'uomo, al quale però Dio dette tutte queste nature facendone il re degli animali e la più perfetta delle sue creature. Senonché, quando con la prudenza che è la natura principale di cui è stato dotato, l'uomo non domina tutte queste passioni, allora si può dire non soltanto che egli è la più brutta e feroce delle bestie, ma il diavolo ". _______________________________________________________________________________________ La prudenza per gestire le passioni: questa è la visione del Vico. Per avere una consistente e vera natura, l'uomo (o donna che sia) non può e non deve essere una creatura quasi angelica. I suoi impulsi personali fanno parte della sua (nostra) natura, altrimenti saremmo un contenitore vuoto, senz'anima, senza sentimenti, senza volontà. L'uomo deve invece poter gestire se stesso, adattando una visione che considera anche e soprattutto l'esistenza degli altri. _______________________________________________________________________________________ Vico disse esplicitamente quale fosse quella sua visione. Detestava Cesare, troppo volitivo; amava Alessandro e anche Ottaviano Augusto: tutti e due animati da intense passioni ma consapevoli anche del pensiero degli altri e del futuro. È una versione pregevole, ma si pensa al futuro avendo in mente il passato oppure queste due diverse temporalità non si combinano e l'uomo resta privo dell'una o dell'altra o di tutte e due, affidandosi soltanto al presente? Ci poniamo spesso questa domanda e se la pone con molta sapienza anche Bauman. Vediamo come. _______________________________________________________________________________________ *** Il tema che affascina questo che è stato uno dei più importanti pensatori dell'epoca nostra, del quale Ezio Mauro è stato uno dei più validi amici, condividendo anche molte riflessioni filosofiche, sociali e politiche, è stato un'analisi del tempo. Molti hanno pensato il tempo come l'elemento principale della nostra vita, o meglio: della nostra visione della vita e quindi delle concrete azioni che ciascuno di noi compie nella misura in cui quella volta vuole attuarla. _______________________________________________________________________________________ Bauman parla ad un certo punto della nostalgia come uno dei sentimenti essenziali: il rimpianto della nostalgia. Ma, scrive Bauman nel suo nuovo e purtroppo ultimo libro: "La nostalgia è soltanto una della vasta famiglia delle relazioni affettive con un "altrove". Relazioni di questo tipo sono indispensabili per la condizione umana. Il mondo qui e ora non è che uno del numero indefinibile di mondi pensabili". E quali sono questi mondi pensabili? Essenzialmente sono tre ma con diverse combinazioni tra loro. C'è chi è dominato dal ricordo del passato. Un certo passato, dovuto ai testi da lui conosciuti o per studio o anche per personale esperienza (in tal caso un passato prossimo). _______________________________________________________________________________________ Quel passato dominante ispira anche un certo tipo di futuro da costruire. Quando? Subito. Quindi operando nel presente. Questa è la principale e più armoniosa combinazione: il passato ti guida a vagheggiare e costruire un futuro del quale cominci nel presente a porre le basi. _______________________________________________________________________________________ Ma c'è invece chi è dominato da una visione del futuro e quindi da un'ideologia che lo disegna e lo propone. In questo caso il passato è ignorato, anche se si possono cercare in esso le radici dell'ideologia. Infine c'è chi vive il presente e quello soltanto. Non conosce il passato e pensa ad un "futuro prossimo", quello che di fatto è un presente leggermente esteso. Direi che la maggioranza delle persone vive il tempo in questo modo. Soprattutto i poveri e poco abbienti. Nessuna forma di temporalità: pensano all'oggi, e a un domani di pochi giorni o addirittura di poche ore. E questo è tutto: la grandissima maggioranza delle persone vive in questo modo. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 10 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ L'ambientalismo è promozione. È sviluppo, è ricchezza, è edificazione di modelli di crescita più equi e umani. È politica per la pace e per l'inclusione sociale e civile. Tutto ciò che, così mi è stato insegnato, dovrebbe significare quella parola che a me pare sempre più bella: sinistra. _______________________________________________________________________________________ Walter Veltroni _______________________________________________________________________________________ 2 - Veltroni: il Pd ha dimenticato la battaglia per l'ecologia _______________________________________________________________________________________ (di Walter Veltroni intervento su Repubblica 10 settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ C'è un rumore che la politica non riesce a sentire: quello dei ghiacciai che si rompono per effetto del global warming. Ci sono delle voci che la sinistra ignora: quelle dei più di duecento milioni di sfollati per ragioni ambientali che dal 2008 al 2015 hanno dovuto lasciare la propria casa, la propria terra. Chi ama la politica e come me la ritiene, ad un tempo, un'altissima forma di missione civile e lo strumento imprescindibile di regolazione della convivenza tra gli umani, non può non guardare con stupore al silenzio che accompagna la spirale di accelerazione in cui la crisi ambientale del pianeta si sta avvitando. _______________________________________________________________________________________ I fenomeni naturali non progrediscono secondo una logica ripetitiva. Anzi, tendono a crescere esponenzialmente. Conoscono accelerazioni brusche, aggravamenti repentini, fenomeni eccezionali e inediti. Basta guardare in rete un filmato della Nasa, trenta secondi, in cui si racconta, in una sorta di time lapse, come sia cambiato il clima della terra dal 1880 al 2015. È impressionante il mutamento di colori, verso il rosso delle alte temperature, degli ultimi decenni. La crescita è di una velocità incredibile. _______________________________________________________________________________________ "Negli ultimi 30 anni - ha dichiarato Schmidt, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa - ci siamo mossi in un territorio eccezionale, mai visto negli ultimi mille anni. Non c'è alcun periodo che ha il trend visto nel 20/o secolo, guardando al grafico dell'anomalia della temperatura globale negli ultimi 1.500 anni". E il giugno di quest'anno, secondo la Noaa (National oceanic and atmospherical administration degli Usa), "segna il 41° giugno consecutivo e il 390° mese consecutivo con temperature almeno nominalmente al di sopra della media del XX secolo". _______________________________________________________________________________________ D'altra parte basterebbe alzare gli occhi e avere memoria per capire che stiamo parlando, evidentemente, della più grande emergenza sistemica che possa esistere. Non cade l'acqua nei campi agricoli, i bacini d'acqua dolce si seccano. Mari e oceani, innalzandosi, coprono terre abitate, l'accumulo di energia nell'atmosfera determina fenomeni repentini, violenti e spaventosi, i rifiuti inquinanti finiscono nel ventre della terra o in quello di pesci avvelenati e avvelenatori per causa della plastica. Questo sta accadendo, sotto i nostri occhi, da anni. E il peggio può ancora venire. _______________________________________________________________________________________ Le conseguenze sociali di questo processo sono già e possono essere ancora di più, nel futuro, devastanti. I problemi dell'ambiente non riguardano, e non sarebbe poco, solo gli alberi o gli animali. Riguardano gli uomini, sempre di più. Secondo il Desertification report del 2014 dell'Unccd, sessanta milioni di persone potrebbero spostarsi dalle aree desertificate dell'Africa subsahariana verso il Nord Africa o l'Europa. D'altra parte il 44% della comunità umana globale, quasi tre miliardi di anime, vive entro i 150 km dalla costa, ovvero nelle aree geografiche che sono e saranno sempre di più colpite da inondazioni o fenomeni climatici estremi. _______________________________________________________________________________________ Viviamo in tempi di Alzheimer di massa. E rimuoviamo quello che ci accade, forse per difesa. Da Kathrina all'ultimo uragano della Florida i giornalisti della Cnn si sono sforzati di mostrarci l'impatto dei venti e delle onde sui centri abitati. Ma nelle Filippine o in Bangladesh la Cnn fa fatica a trasmettere le dirette. E forse i nostri figli o nipoti saranno gli ultimi a vedere le isole Fiji, le Solomon Islands, le Maldive, le Seychelles, le isole Marshall che entro questo secolo potrebbero essere sommerse. _______________________________________________________________________________________ Catastrofismo? Lo si dica ai milioni di persone costretti, senza neanche un titolo di rifugiati, a cercare un luogo per vivere e dormire visto che le loro case sono state schiantate dal fango o abbattute dal vento. Per il presidente Usa l'effetto serra è stata un truffa contro l'economia degli Usa o un complotto dei cinesi. E così Trump ha cancellato con un tratto di penna tutte le decisioni assunte dall'amministrazione Obama per rispettare l'impegno di una riduzione fino al 28% delle emissioni rispetto ai livelli del 2005. _______________________________________________________________________________________ "L'America ricomincia ad essere vincente con gas e petrolio" ha detto Trump esaltando quelle energie fossili che sono alla base dei rischi per l'umanità. A chi sostiene che non esista differenza tra destra e sinistra si dovrebbe portare proprio questo esempio. Cosa conta di più: l'interesse a breve di singoli settori di un singolo paese o il destino della collettività? Oggi la sinistra non può dirsi tale se non è ambientalista. Quando nacque il Pd io mi permisi di dire che sarebbe stato il più grande partito ecologista italiano. Non lo è stato. E, si deve sapere, la riconversione ambientale dell'economia è uno dei possibili traini di una ripresa economica e produttiva. Lo furono le auto nel dopoguerra poi le comunicazioni. Oggi può esserlo riconvertire tutto secondo parametri di compatibilità ambientale. Ci sono già tante esperienze imprenditoriali, associative, amministrative che lo dimostrano. _______________________________________________________________________________________ Bisogna cambiare verbo all'ambientalismo. O almeno aggiungerne uno a quello più tradizionale, difendere. L'ambientalismo infatti è promozione. È sviluppo, è ricchezza, è edificazione di modelli di crescita più equi e umani. È politica per la pace e per l'inclusione sociale e civile. Tutto ciò che, così mi è stato insegnato, dovrebbe significare quella parola che a me pare sempre più bella: sinistra. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 37 del 10 settembre 2017
continua
La strada maestra per vincere la sfida della povertà
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2017


Anno X N° 36 del 03 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 03 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Servono politiche a sostegno del lavoro e contro le diseguaglianze. Sono convinto che una pratica del genere sia di sinistra _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 1 - La strada maestra per vincere la sfida della povertà _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 03 settembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Ho molto piacere di aver letto sul Messaggero di ieri il primo articolo di Luca Ricolfi che fin qui collaborò con Il Sole 24 Ore con articoli a volte più tecnici che politici. Ricolfi tocca un problema centrale per le società moderne: il lavoro e l’occupazione. È un tema della massima importanza e lo è sempre stato sia per i suoi aspetti politici sia per quelli economici e sociali. Vorrei aggiungere che Ricolfi accenna nel finale del suo articolo a questo tema senza però svilupparlo. Il lavoro e l’occupazione ovviamente non esauriscono affatto la natura di una società ma la caratterizzano con le loro diversità. _______________________________________________________________________________________ È diverso il tasso di occupazione tra giovani e anziani (direi che i cinquantenni sono il punto di divisione tra le due stagioni). È diverso se il lavoro viene offerto da grandi o da medie o da piccole imprese, alcune addirittura di carattere familiare. È diverso il modo in cui lo Stato aiuta queste varie categorie imprenditoriali. È diversa la mobilità del lavoro, che in larga parte dipende dalla natura delle produzioni e dei materiali tecnici applicati. E anche il commercio, se è confinato all’interno di un’area limitata o è invece esteso al mondo intero. In sostanza lavoro e occupazione caratterizzano una società e spesso addirittura un’intera Nazione e/o un aggregato di Nazioni. _______________________________________________________________________________________ Fin qui non abbiamo ancora parlato di altri tre aspetti fondamentali, necessari per una visione d’insieme della vita sociale: la politica, l’immigrazione, la povertà. L'esame di questi tre aspetti permette una visione completa della storia del mondo in cui viviamo. Cominciamo dal tema dei poveri, il più sentito dalle religioni e da quella cattolico-cristiana in particolare. _______________________________________________________________________________________ *** Dalle religioni cristiane certo, perché Gesù di Nazareth che ne fu il fondatore era un povero che predicava ai poveri. Ma in realtà i poveri furono l’alimento di quasi tutte le sommosse, le predicazioni e le rivoluzioni nella storia d’un mondo sempre più affollato come numero d’abitanti. _______________________________________________________________________________________ La ricchezza non è quasi mai stata la condizione generale d’un Paese e neppure di una singola regione. È molto raro che ciò sia accaduto. In una società territorialmente vasta i poveri sono sempre stati la maggioranza, rivaleggiando spesso con il ceto medio. La minoranza era la classe ricca, nobile, spesso anche detentrice del potere politico. Sommosse e rivoluzioni modificavano profondamente questo stato di cose, ma in breve tempo tutto tornava come prima. Spesso la composizione sociale e politica era cambiata e i rivoltosi di ieri diventavano i potenti e i ricchi di oggi, ma il numero era fortemente rimpicciolito e la natura del ceto medio era cambiata. Questi erano i sommovimenti provocati dalle rivoluzioni. Assai meno dalle sommosse, i cui effetti sociali duravano ben poco e tutto riprendeva come prima, con qualche misura punitiva che sanzionava il fatto di essersi ribellati. _______________________________________________________________________________________ C’è un punto tuttavia sul quale converrà soffermarsi: i poveri. Possibile che ci siano sempre stati e sempre ci saranno? Il mondo va avanti, la vita sempre cambia, la tecnologia è in crescita costante, ma i poveri sono lì, senza lavoro, senza reddito compatibile, senza le forze di eliminare o almeno fortemente modificare quella loro condizione. _______________________________________________________________________________________ A volte il loro numero, in rapporto al numero totale degli abitanti di quel territorio, diminuisce e questo è un gran successo. Stabilmente? Sì, a volte stabilmente. Nella società comunista, dalla fine dell’ultima guerra (vittoriosa) ad oggi con la Russia di Putin, i poveri sono diminuiti se non addirittura scomparsi. Sono abbastanza prossimi al ceto medio. Forse è quest’ultimo che ha abbassato il proprio tenore di vita. _______________________________________________________________________________________ Comunque, in una visione d’insieme, le condizioni generali sembrano apparentemente aver eliminato i poveri. C’è però un peggioramento di altra natura ma di non minore gravità: hanno perso la libertà. Non totalmente ma sostanzialmente. Si dirà che è meglio un miglioramento sociale che un peggioramento politico. Dipende dai punti di vista. _______________________________________________________________________________________ Insomma e per concludere su questo punto, i poveri ci sono sempre. Variano le cause della loro esistenza. La causa di oggi ha come effetto l’emigrazione. Da alcune zone del mondo, per ragioni economiche e politiche, interi popoli si allontanano cercando uno stato sociale più conveniente, ma non lo trovano, anzi precipitano in sistemi peggiori, morte compresa o prigionia o prostituzione o schiavitù. Comunque suscitano problemi sociali e politici nei Paesi nei quali arrivano. La pratica di quei Paesi (di fatto l’Europa e soprattutto quella che si affaccia sul Mediterraneo, ma anche il Medio Oriente) è duplice: c’è una parte della pubblica opinione che vuole chiudere loro le porte in faccia e ributtarli a mare; un’altra parte vede il beneficio economico di farli lavorare, magari pro tempore e clandestinamente. Infine un’altra parte ancora cerca di ricondurli alla zona di partenza, mutando sul luogo le condizioni e creando lavoro e reddito compatibile. _______________________________________________________________________________________ Questa è la linea che le tre maggiori potenze dell’Europa mediterranea, Francia, Italia, Spagna, più la Germania per ragione di autorevolezza politica, stanno ora perseguendo. _______________________________________________________________________________________ Questa politica farà scomparire i poveri? Purtroppo no. Indicherà piuttosto sui territori le persone coinvolte dai suddetti programmi, ma i poveri dei Paesi africani, e non soltanto quelli ma molti di più, rappresentano a dir poco mezzo miliardo di persone dei quasi otto miliardi che abitano il pianeta. _______________________________________________________________________________________ Mezzo miliardo o, più probabilmente, ottocento milioni di poveri, derelitti, decisi ad abbandonare i loro Paesi e ad affrontare la libertà di movimento con tutti i rischi, le avventure e la morte alla quale vanno incontro. _______________________________________________________________________________________ Papa Francesco, che è per ovvie ragioni estremamente sensibile all’esistenza e alla terribile vita dei poveri, ha definito questo fenomeno con la parola «meticciato» al quale dà per molte ragioni un significato positivo. _______________________________________________________________________________________ Ne abbiamo parlato più volte su queste colonne, ma oggi torna ancora un’occasione attuale. I popoli decisi a muoversi oggi vivono in condizioni di estrema indigenza e puntano all’emigrazione possibilmente verso l’Europa. Non vengono soltanto dal Sud del mondo, ma anche dall’Est. _______________________________________________________________________________________ La Chiesa vede l’intreccio culturale, sociale e sessuale tra popolazioni profondamente diverse come un fatto molto positivo e da parte sua lo incoraggia; ne predice la positività; esorta verso politiche che favoriscano il fenomeno e ne traggano anche conseguenze religiose. Papa Francesco, come è noto, predica l’esistenza di un Dio unico che affratella tutte le razze umane e stronca i fondamentalismi religiosi che ancora insanguinano il pianeta. _______________________________________________________________________________________ Il Dio unico, per chi ha fede, e il mescolamento delle razze che dà luogo al meticciato sarebbero avvenimenti decisivi contro la povertà e a favore di politiche consone a raggiungere quei risultati. Politiche che sostengano lavoro e occupazione, specie per i giovani, aiutando gli anziani con pensioni che assicurino loro la vita, e puntino sulla lotta alle diseguaglianze, sul taglio consistente del cuneo fiscale e sul suo finanziamento attraverso imposte di natura patrimoniale. _______________________________________________________________________________________ Una pratica del genere può definirsi di sinistra? Personalmente sono convinto che sia una politica di sinistra e mi auguro un governo, dopo la naturale scadenza della legislatura, che la attui e la diffonda a livello europeo. Sarebbe un passo essenziale anche per l’unità dell’Europa, che non cesso di auspicare federale e quindi unitaria e democratica, con l’obiettivo di far diminuire o addirittura di abolire la povertà nel nostro continente. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 03 settembre 2017 _______________________________________________________________________________________ Immigrazione, accoglienza, povertà, lavoro, respingimenti e traffici umani sono le parole attraverso cui si declina il rapporto con l’Europa. Se i migranti che hanno diritto e restano in Italia fossero utilmente occupati, la loro domanda diventerebbe un dato positivo _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 2 - I nostri occhi puntati sull'Africa _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 30 agosto 2017) _______________________________________________________________________________________ IL 28 agosto, lunedì, c’è stata una riunione internazionale a Parigi cui hanno partecipato i capi di Stato e di governo di quattro nazioni dell’Ue: Francia, Germania, Italia, Spagna e in più alcuni alti funzionari dell’Ue e anche (come osservatori) dell’Onu. _______________________________________________________________________________________ Il tema, visto all’ingrosso, era quello del rapporto tra l’Europa dell’Ue e l’Africa del nord e del centro occidentale, dal Ciad al Niger e a tutti i paesi minori a sud della costiera mediterranea. Ovviamente la più interessata era la Libia, oltre che, ma in chiave minore, il Marocco e l’Algeria. Insomma il complesso ex imperiale e coloniale francese cui va aggiunta la colonia libica che fu in mani italiane dal 1911 fino al 1943, che la rese libera dal colonialismo prima giolittiano e poi fascista. _______________________________________________________________________________________ L'incontro del 28 scorso è stato il primo sul tema Europa-Africa, ma ce ne sarà tra pochi giorni un secondo e poi finirà con l’insediare una sorta di organo permanente di intervento e di gestione d’un tema che sopporterà allo stesso tempo pace e tempesta ma che si proporrà una finalità nobile e positiva per un verso, combattuta e sanguinosa dall’altro. _______________________________________________________________________________________ Il finale sarà sicuramente positivo (o almeno è questo ciò che penso) ma richiederà una trentina d’anni a dir poco prima che i risultati si stabilizzino al punto massimo che avremo finalmente raggiunto. _______________________________________________________________________________________ Il risultato del primo incontro è stato la partenza, condensata in due brevi documenti: uno di due pagine redatto in lingua inglese che indica le finalità dell’incontro; l’altro di sette pagine redatte in lingua francese, che entra nel dettaglio dei problemi che vanno affrontati e risolti e per alcuni ne indica genericamente la soluzione. _______________________________________________________________________________________ Sono alquanto stupito del modo con cui buona parte della stampa italiana ha dato conto di quanto è accaduto: un titolo molto evidente in prima pagina e un paio di pagine all’interno, assai diverse da giornale a giornale. Il tutto alla data di martedì. Ma su quasi tutti i giornali di mercoledì, cioè di ieri, il tema era già scomparso. Si parlava della Corea del Nord e di ciò che accade in quel teatro e poi del tema delle pensioni, dei palazzi instabili che esistono in mezza Italia, della scarsità di acqua e ovviamente di calcio. Non una parola sul tema Europa- Africa che è a mio avviso il numero uno nel rapporto tra due continenti che si fronteggiano da millenni e oggi si declina con varie parole: immigrazione, accoglienza, respingimento, traffici umani, incontri e scontri in tutto il Mediterraneo, povertà, lavoro, investimenti, alleanze tra governi e tribù, problemi sanitari, amicizia e contrasti con l’Africa centromeridionale e orientale. _______________________________________________________________________________________ Pensate che all’origine del nostro pianeta l’Africa e l’Europa erano un’unica terra, il Mediterraneo non esisteva. Parliamo di un passato di miliardi di anni che potrebbe ricostruirsi, sia pure tra altrettanti millenni. _______________________________________________________________________________________ Ebbene, scordarsi dopo un giorno dei problemi avviati per la convivenza utile anche se molto difficile da realizzare, è una leggerezza che ritengo inaccettabile, anche perché nell’incontro dello scorso lunedì uno dei personaggi chiave è stato il nostro premier Gentiloni e uno dei personaggi elogiati è stato il nostro ministro Marco Minniti, che non era presente (c’erano soltanto capi di Stato e di governo) ma è stato ricordato da Macron come uno dei più validi a occuparsi del problema e della sua concreta attuazione fin dalle prossime settimane. _______________________________________________________________________________________ Ma noi, giornali e giornalisti, ci occupiamo d’altro. Buon pro non ci farà. _______________________________________________________________________________________ *** Due parole su alcuni aspetti del tema Europa-Africa. Finora il Ciad e il Niger non erano stati presi in considerazione. Erano invece territori folti di bande del malaffare che ingaggiano africani in gravi ristrettezze di ogni genere e che sono pronti a pagare e a diventare schiavi degli affaristi, con la promessa che saranno portati fino all’imbarco su battelli di fortuna per essere transitati sulle coste europee, quelle italiane in particolare, con tutto quello di pessimo che ne seguirà, morte compresa. _______________________________________________________________________________________ Questo tema è stato preso in considerazione. Ciad e Niger combatteranno gli affaristi di merce umana e saranno loro a occuparsi delle persone schiavizzate e a rischio di morte. _______________________________________________________________________________________ Naturalmente Ciad e Niger e paesi limitrofi saranno inseriti nel piano europeo; aiuteranno e saranno aiutati. Sono problemi tutt’altro che semplici e andranno perciò seguiti con la massima attenzione. Facevano più o meno parte dell’impero coloniale francese ed è perciò ovvio che sia Macron quello che più degli altri si interessa di questi temi. _______________________________________________________________________________________ Merkel dal canto suo ha proposto l’abolizione del trattato di Dublino. Ottima proposta che va immediatamente realizzata, anche se non sarà facile perché riguarda tutti i 27 Paesi dell’Unione. _______________________________________________________________________________________ Infine: non si perda di vista che in tutto il “bailamme” africano ci sono anche molti islamici sensibili all’Isis: altro tema che non va mai perso d’occhio. Caro Gentiloni, caro Minniti e caro Renzi, l’Africa ci riguarda come tema principale. Non lo dimenticate e riservategli la massima attenzione. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 36 del 03 settembre 2017
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Gli immigrati e il piano Minniti: se dalla paura può nascere nuova energia
post pubblicato in diario, il 27 agosto 2017


Anno X N° 35 del 27 agosto 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 27 agosto 2017 _______________________________________________________________________________________ Se i migranti che hanno diritto e restano in Italia fossero utilmente occupati, la loro domanda diventerebbe un dato positivo _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 1 - Gli immigrati e il piano Minniti: se dalla paura può nascere nuova energia _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 27 agosto 2017) _______________________________________________________________________________________ Sul nostro giornale di ieri c’erano molti e ottimi articoli sui vari ma tutti attuali argomenti, a cominciare da quello di Ezio Mauro, su ciò che è accaduto giovedì in piazza Indipendenza, cioè al centro di Roma. _______________________________________________________________________________________ Su questi argomenti tornerò, avendo parlato a lungo questa mattina (sabato) con il ministro dell’Interno, Marco Minniti. Ma prima debbo confessare ai lettori che il tema che più mi ha interessato è stato quello esaminato da Alberto Asor Rosa sul prolungamento della scuola media superiore. _______________________________________________________________________________________ Tutte le materie, secondo lui, debbono estendere il loro insegnamento a quanto di nuovo è accaduto nella cultura italiana nel corso del Novecento; un secolo che la scuola attuale non tratta, fermandosi ai suoi inizi. Eppure i fatti scientifici, letterari, politici accaduti durante quel secolo che ci precede ormai da 17 anni sono di massima importanza. Ci fu una crisi politica ai suoi inizi, poi superata positivamente. Ci fu nel costume della borghesia altolocata la Belle Époque in tutta Europa. Ci fu la Prima e poi, dopo vent’anni, la Seconda guerra mondiale, con la nascita del Fascismo e del Nazismo che provocarono la guerra e poi la persero e caddero ideologicamente e fisicamente. Ci fu, esattamente un secolo fa la Rivoluzione bolscevica con tutto quello che comportò in Russia, in Cina, in Vietnam e in tutto il mondo. Durò settant’anni, poi cadde anche quella. _______________________________________________________________________________________ Insomma lo chiamano, non so perché, il secolo breve, ma sbagliano: il Novecento è stato un secolo lunghissimo e va studiato con estrema attenzione per quanto riguarda l’Italia, l’Europa e le Americhe, cioè l’Occidente che più da vicino ci riguarda, anche se ora ci troviamo di fronte a una società globale che coinvolge il mondo intero, a cominciare da quello tecnologico e terminare con quello religioso. _______________________________________________________________________________________ Ha quindi piena ragione Asor Rosa: i giovani debbono estendere a tutto il Novecento la loro cultura per poi specializzarsi, cercare lavoro e vivere in una società tutt’altro che tranquilla, anzi sconvolta da fenomeni emergenziali che turbano profondamente il mondo, le singole nazioni, i ceti sociali, e le singole persone. _______________________________________________________________________________________ Asor Rosa, da buon docente e romanziere, guarda soprattutto alle sue materie che nel Novecento e in Italia sono rappresentate da molti nomi. Tuttavia non posso trattenermi oltre su questo aspetto del nostro Novecento: stanno avvenendo fenomeni sociali di estrema emergenza che richiedono di essere affrontati a causa del dolore che creano e diffondono in tutti i Paesi e nel nostro che più ci riguarda. _______________________________________________________________________________________ Concludo: questa sorta di inquietudine è contenuta in un brano dantesco che descrive quanto sta avvenendo intorno a lui. È il canto VI del Purgatorio. Leggetelo e pensateci. _______________________________________________________________________________________ “Ahi serva Italia, di dolore ostello, _______________________________________________________________________________________ nave senza nocchiere in gran tempesta, _______________________________________________________________________________________ non donna di provincie, ma bordello! _______________________________________________________________________________________ e ora in te non stanno senza guerra _______________________________________________________________________________________ li vivi tuoi, e l’un l’altro si rode _______________________________________________________________________________________ di quei ch’un muro e una fossa serra” _______________________________________________________________________________________ Mi sembra che il Poeta di otto secoli fa sia maledettamente attuale. _______________________________________________________________________________________ Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, era reduce da un incontro assai complicato (diciamo così) con i sindaci delle città principali della Libia tripolitana, concluso bene, a quanto mi ha detto. Ma il tema con me era ovviamente del tutto diverso: gli scontri tra “rifugiati” e polizia di giovedì, tipici di una situazione emergenziale esistente in tutto il Paese ma con diversi gradi di intensità. _______________________________________________________________________________________ Naturalmente la polizia dipende dal ministro dell’Interno per ragioni d’ordine pubblico ed è anche tenuta ad attuare le sentenza della magistratura, nel caso in questione la magistratura aveva disposto che un palazzo nei pressi di piazza Indipendenza, abitato da rifugiati da oltre quattro anni, fosse sgomberato e reso ai proprietari. _______________________________________________________________________________________ Di qui l’operazione e gli scontri con la polizia. Chi sono i cosiddetti “rifugiati”? Provengono da ex colonie italiane: la Somalia, l’Eritrea, l’Etiopia, e hanno perciò un trattamento speciale: sono ospitati in spazi disponibili e vengono anche aiutati a trovar lavoro. Da chi? Dai sindaci di quelle città e anche — se si possono dislocare in comuni della stessa regione — dal governatore della medesima. _______________________________________________________________________________________ Le cose tuttavia non sono andate così. Anzitutto i rifugiati sono aumentati di numero (più che raddoppiati) da altri immigrati ai quali i rifugiati hanno fatto spazio, guadagnandoci qualche euro giornaliero. Quei locali sono stati tempo fa requisiti per quattro anni, dopo i quali i proprietari hanno ottenuto apposita sentenza esecutiva del tribunale e la polizia ha avuto il compito istituzionale di farla eseguire. _______________________________________________________________________________________ Nei suddetti quattro anni prima il commissario e poi il sindaco di Roma avrebbero dovuto trovare altri alloggi e aiutare i rifugiati a trovar lavoro e insomma a campare, ma non hanno fatto nulla. In particolare questo compito sarebbe spettato a Raggi, eletta sindaco oltre un anno fa e quindi in vista della scadenza contrattuale del palazzo in questione, ma Raggi non ha fatto assolutamente nulla. Questa è la tipica situazione di emergenza che incoraggia la malavita di ogni tipo, perfino quella che fa capo all’Isis. In Italia per fortuna la malavita religiosa dell’islamismo Isis non ha ancora operato: la sorveglianza del ministro dell’Interno è estremamente vigile e speriamo che continui così. Ma episodi apparentemente marginali come quello di giovedì scorso sono estremamente sgradevoli e aggiungono emergenza a emergenza e paura a paura. _______________________________________________________________________________________ Fin qui le parole del ministro, il quale ovviamente è consapevole che le sue responsabilità vanno ben oltre le competenze fissate dalla legge. Vanno ben oltre perché Minniti è abituato ad accollarsi il bene pubblico al di là di quanto gli spetta. Ha già preparato un documento con norme appropriate per evitare che la paura si diffonda rendendo il Paese praticamente ingovernabile. _______________________________________________________________________________________ Che cos’è la paura? L’ho chiesto al ministro. Ecco la sua risposta: di fronte a situazioni che rendono la vita pubblica e privata ingovernabile, si diffonde tra i cittadini e nell’opinione pubblica il timore che si vada di peggio in peggio. Ci sono movimenti populisti che alimentano quella paura spingendola verso posizioni antidemocratiche. Ma ci sono altri partiti che spingono invece i cittadini a utilizzare la paura per alimentare politiche positive e pacificative nei confronti dei rifugiati e di quanti chiedono asilo e aiuto. _______________________________________________________________________________________ Il ministro sta formulando un programma generale che partirà dal Viminale come centro operativo, appoggiandosi ai governatori regionali e soprattutto ai sindaci, nonché a una politica europea nei confronti delle immigrazioni. La paura insomma deve diventare un elemento positivo trasformandosi in energie operative, pubbliche e private. Può perfino trasformarsi in un elemento che rafforzi l’economia dell’Europa e dell’Italia. _______________________________________________________________________________________ A questo proposito Minniti ha avuto parole di consenso verso quanto ha detto Mario Draghi alla conferenza dei banchieri centrali a Jackson Hole: l’offerta di beni e servizi sta aumentando in tutto l’Occidente e in qualche modo in tutto il mondo. In Cina, più dell’offerta conta la domanda e quindi i consumi. Non sarebbe opportuno che anche in Italia l’aumento della domanda si affiancasse a quello dell’offerta? Se i migranti che hanno diritto e restano in Italia fossero utilmente occupati la loro domanda diventerebbe un dato positivo mentre resta in piedi l’attuazione del programma che prevede investimenti in Libia e in tutta l’Africa occidentale, con un reddito che rilanci una parte vitale di quel continente e anche uno sbarco di capitali europei pubblici e privati. _______________________________________________________________________________________ Se tutti questi progetti andassero a buon fine e se la sinistra italiana ne fosse lo strumento politico più interessato, potremmo abolire per sempre i versi danteschi sul bordello italiano e sostituirli col sorriso fulgido di Beatrice nel cerchio più alto del Paradiso dantesco. _______________________________________________________________________________________ L'amaca [Italiani come i tre porcellini] _______________________________________________________________________________________ di Michele Serra Repubblica.it 23 agosto 2017) _______________________________________________________________________________________ L'impotenza del geologo" potrebbe essere il titolo giusto per un saggio sullo sgretolamento italiano, non solo quello del territorio. Il geologo, solo soletto, avverte la collettività di come stanno le cose nel sottosuolo. Non lo fa per vizio, lo fa per mestiere. Altri specialisti, per esempio gli ingegneri idraulici, i botanici, i climatologi, provano a fare altrettanto in superficie. _______________________________________________________________________________________ Analogo è il destino di tutti costoro, sospettati di essere jettatori o semplici rompiballe a seconda della latitudine, disturbatori del normale tran tran che permette da generazioni a governati e governanti, in perfetta complicità, di costruire case di farina sul ciglio delle frane e case di fango sull'argine dei fiumi, o case di merda per generica fretta o supposto bisogno, ignorando l'aureo principio secondo il quale fare una cosa bene e farla male, a conti fatti, costa uguale: perché dunque non farla bene? _______________________________________________________________________________________ L'idea che l'abusivismo sia frutto della povertà è una truffa ideologica. È frutto dell'illegalità, dell'imprevidenza e dell'ignoranza. Spesso sembriamo, come comunità nazionale, i tre porcellini che sono finalmente riusciti a liberarsi di quello savio, che aveva costruito una casa solida e certamente era il meno simpatico e allegro, ma fu il solo a salvarsi dal lupo. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 35 del 27 agosto 2017
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Dall'Europa a Trump, confusi e divisi contro il Califfato
post pubblicato in diario, il 20 agosto 2017


Anno X N° 34 del 20 agosto 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 20 agosto 2017 _______________________________________________________________________________________ “Il Papa ha creato una nuova definizione del Dio unico: il Dio Amore. Il mondo intero, dei forti e dei deboli, deve trasformarsi in un potere benevolo”. Distrutti i centri di comando dell'Isis resta il problema delle periferie islamiche. Con il quale deve cimentarsi il nuovo assetto mondiale degli imperi e delle grandi potenze _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ 1 - Dall'Europa a Trump, confusi e divisi contro il Califfato _______________________________________________________________________________________ Persone in raccoglimento sulla Rambla, dopo l'attentato (lapresse) _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 20 agosto 2017) _______________________________________________________________________________________ LA SPAGNA e poi la Finlandia: le periferie del mondo islamico sono in pieno movimento anche se le vittime civili sono relativamente poche e i terroristi quasi tutti eliminati. Cifre modeste ma geograficamente diffuse. Da dove vengono i carnefici? Chi li ispira? Il Califfato esiste ancora? E Al Qaeda? E i gruppi marocchini? E gli Emirati Arabi? E i franchi tiratori di Mosul, di Raqqa, di Aleppo? _______________________________________________________________________________________ Insomma infuriano varie buriane ed Ezio Mauro nel nostro giornale di ieri ne ha messo in luce il significato. Lo condivido e a mia volta dirò anche io quel che penso su quanto continua ad accadere sul piano degli attentati sovversivi. La parola "sovversivo" è molto antica: risale a metà Ottocento, in Europa e soprattutto in Francia, in Italia, in Austria, in Russia. In Francia era ancora recente la Grande Rivoluzione. I sovversivi erano coloro che volevano cambiare profondamente la situazione politica e sociale di un territorio e a volte erano animati da patriottismo, a volte dall'anarchia oppure da un'ideologia. Altre volte addirittura da ideali reazionari che volevano riportare società e interessi da tempo scomparsi. _______________________________________________________________________________________ I sovversivi ci sono stati sempre e motivati con ragioni e interessi profondamente diversi, in un certo periodo il numero, i luoghi, le motivazioni di ceti sociali da cui provenivano davano luogo a organizzazioni durature e ideologicamente caratterizzate. Oppure erano forme, diffuse e potenti, di brigantaggio. _______________________________________________________________________________________ Ma questo non ha quasi nulla a che vedere con il sovversivismo anche se talvolta effettuarono occasionali alleanze tra briganti e sovversivi. Qual è la situazione di oggi? I briganti esistono ancora, hanno cambiato nome da tempo. Si chiamano Mafia, oppure 'Ndrangheta, oppure Camorra: è un brigantaggio con abiti civili e armi più economiche e politiche che da guerra. Il fenomeno nuovo (relativamente) è di tutt'altro genere ed è caratterizzato in modi assai diversi: in gran parte ha una motivazione religiosa che colora e in parte nasconde una rivolta sociale. _______________________________________________________________________________________ Questi sono i due fenomeni, diversi ma strettamente congiunti. Quanto alle loro strutture organizzative, anch'esse sono duplici: una o due sono i centri di comando, l'altra invece è costituita dalle periferie sociali dei Paesi dove la ricchezza e il capitale costituiscono la realtà di fondo. I centri di comando - religiosi - erano costituiti soprattutto a Mosul e a Raqqa. Lì c'era il quartier generale del Califfato e i suoi eserciti militarizzati che difendevano il loro territorio, dominavano le loro cellule sparse nel mondo, istruivano in appositi campi adeguatamente attrezzati i giovani che venivano da apprendisti di terrorismo e tornavano poi nei Paesi di origine organizzando cellule operative. _______________________________________________________________________________________ Questa situazione è parzialmente cambiata anche perché alcune grandi Nazioni per motivi diversi hanno tuttavia deciso di eliminare al più presto possibile i comandi del Califfato. Questa operazione è stata in gran parte risolta: Mosul e Raqqa sono state in gran parte conquistate, l'apparato militare del Califfato quasi interamente distrutto; il Califfo in persona sarebbe stato ucciso. Resta tuttavia intatto il problema delle periferie e, a fronte di esso, il nuovo assetto mondiale degli imperi e delle grandi potenze che, tra i tanti problemi che debbono affrontare, hanno anche quello delle periferie, della loro trasformazione politica e dei rapporti che si raccordano nella società globale. _______________________________________________________________________________________ Se vogliamo elencare con adeguate parole questo insieme di problemi diremo: tecnologie, emigrazioni, rapporti tra Paesi dai quali gli abitanti fuggono e Paesi che li respingono o li imprigionano, forze democratiche in varia trasformazione, alleanze e contrasti in costante mutamento. Infine: diminuzione dell'autorità delle Nazioni Unite e quindi un mondo in piena e pericolosa confusione. Come si vede, il panorama complessivo non è affatto felice. _______________________________________________________________________________________ *** Di Trump è inutile parlare: la sua è una politica mutevole se non addirittura giornaliera rispetto alla Russia, alla Germania, alla Francia, alla Libia, alla Cina, all'Egitto, alla Corea del Nord e all'Italia. È la meno considerata la nostra Nazione e quindi ne parlano poco e Trump pochissimo. _______________________________________________________________________________________ Con queste mutazioni non si può certo concludere che gli Usa non contino niente. Contano moltissimo, ma somigliano molto alla pallina bianca della roulette. Conta moltissimo perché dove si ferma vince. Solo che quasi a ogni giro il numero vincente cambia. Vince ma cambia. Somiglia maledettamente a Trump. _______________________________________________________________________________________ La Cina ha costruito un capitalismo dittatoriale, con delle sfumature di democrazia. Sfumature. Nella sostanza è un immenso Paese che compra tutto: isole, territori, banche, crediti, debiti, stadi sportivi, movimenti storici. Compra tutto e invia, quando necessario, gruppi di suoi cittadini nei luoghi comprati. _______________________________________________________________________________________ Sostanzialmente è un Paese tirannico e pacifico. Sembra una contraddizione e invece è un risultato. Della religione gli importa poco o niente. Quanto al Giappone, conta molto in economia e basta. In Europa, oltre a Merkel della quale tra poche settimane conosceremo l'esito decisivo delle elezioni, c'è Macron del quale abbiamo più volte parlato. È de Gaulle, è Pompidou, è Mazzarino, è il cardinale di Retz, è il grand commis, è Enrico IV, è il Re Sole. Insomma è la Francia che vuole incarnare l'Europa. Napoleone sì e no. Talleyrand un po' di più. Tocqueville bene, ma con un po' più di energia. Insomma Macron è Macron. Il numero dei francesi che si occupano di politica è in mastodontica diminuzione. Ma di quelli che invece se ne occupano lui è il Presidente con poteri quasi assoluti. E l'Europa? Ma non è francese l'Europa? Macron è europeista e sovranista. Piaccia o non piaccia. Il gioco con lui tocca soprattutto a Merkel. _______________________________________________________________________________________ Toccherebbe anche all'Italia, ma a chi? Spesso, anzi quasi sempre, chiudo questi articoli domenicali parlando di Renzi. Gli do consigli non richiesti, gli faccio critiche richieste ancora di meno. Renzi da solo non può fare nulla. In buona compagnia non ci vuole stare. Vuole decidere tutto lui e da solo, magari facendo qualche mezza alleanza non cucita ma imbastita che è molto diversa. Imbastirà con Alfano. Imbastirà con Franceschini, forse anche con Delrio e forse addirittura con Berlusconi. Se questo è il suo modo di procedere, alla fine non conterà niente anche se diventerà presidente del Consiglio. _______________________________________________________________________________________ Ciò che dovrebbe fare per contare in Europa nel nome di Ventotene e di Giustizia e Libertà l'ho già detto fino alla noia. _______________________________________________________________________________________ "Dimmi quando tu verrai, dimmi quando quando quando... ". _______________________________________________________________________________________ La striscia del 20 agosto 2017 _______________________________________________________________________________________ Considerare l'avversario un idiota e uno schifoso non aiuta a sentirsi in un paese un poco migliore. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ 2 - L'amaca [Galli da combattimento] _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 06 agosto 2017) _______________________________________________________________________________________ LA SFRENATA esultanza di tanti di fronte alla violazione della piattaforma dei Cinquestelle, Rousseau, vale quanto gli sghignazzi dei grillini di fronte alla falle delle primarie del Pd. Sono sistemi diversissimi ma entrambi, come dire, di interesse nazionale. Da italiano, preferirei sapere che Rousseau non è un colabrodo alle mercé di ogni manipolazione, e che in coda alle primarie del Pd ci sono solamente elettori motivati e senza secondi fini. Questo perché il gioco sia più onesto e sicuro per tutti — non solo per le singole fazioni — e perché considerare l'avversario un idiota e uno schifoso non aiuta a sentirsi in un paese un poco migliore. _______________________________________________________________________________________ Ma non funziona così, purtroppo. Come non avviene nemmeno nel più sordido degli sport, la competizione politica italiana si fonda sul disprezzo costante dell'avversario. C'è più fair play tra i galli da combattimento dei narcos messicani che tra grillini e Pd. Un giurì internazionale dovrebbe costringere una delegazione del Pd a regalare un antivirus e un mazzo di fiori a Casaleggio jr, e una delegazione grillina a dare una mano a montare e smontare i gazebo delle primarie del Pd. Nell'attesa, buona vacanza a tutti e arrivederci al 22 agosto. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 34 del 20 agosto 2017
continua
Stralcio da “Le avventure di Pinocchio
post pubblicato in diario, il 14 agosto 2017


_______________________________________________________________________________________ Stralcio da “Le avventure di Pinocchio _______________________________________________________________________________________ **Pinocchio arriva all'isola delle Api industriose e ritrova la Fata. _______________________________________________________________________________________ […] Sapessi almeno come si chiama quest'isola! - andava dicendo. - Sapessi almeno se quest'isola è abitata da gente di garbo, voglio dire da gente che non abbia il vizio di attaccare i ragazzi ai rami degli alberi; ma a chi mai posso domandarlo? A chi, se non c'è nessuno?... _______________________________________________________________________________________ Quest'idea di trovarsi solo, solo, solo in mezzo a quel gran paese disabitato, gli messe addosso tanta malinconia, che stava lì lì per piangere; quando tutt'a un tratto vide passare, a poca distanza dalla riva, un grosso pesce, che se ne andava tranquillamente per i fatti suoi, con tutta la testa fuori dell'acqua. Non sapendo come chiamarlo per nome, il burattino gli gridò a voce alta, per farsi sentire: _______________________________________________________________________________________ - Ehi, signor pesce, che mi permetterebbe una parola? _______________________________________________________________________________________ - Anche due, - rispose il pesce, il quale era un Delfino così garbato, come se ne trovano pochi in tutti i mari del mondo. _______________________________________________________________________________________ - Mi farebbe il piacere di dirmi se in quest'isola vi sono dei paesi dove si possa mangiare, senza pericolo d'esser mangiati? _______________________________________________________________________________________ - Ve ne sono sicuro, - rispose il Delfino. - Anzi, ne troverai uno poco lontano di qui. _______________________________________________________________________________________ - E che strada si fa per andarvi? _______________________________________________________________________________________ - Devi prendere quella viottola là, a mancina, e camminare sempre diritto al naso. Non puoi sbagliare. _______________________________________________________________________________________ - Mi dica un'altra cosa. Lei che passeggia tutto il giorno e tutta la notte per il mare, non avrebbe incontrato per caso una piccola barchettina con dentro il mì babbo? _______________________________________________________________________________________ - E chi è il tuo babbo? _______________________________________________________________________________________ - Gli è il babbo più buono del mondo, come io sono il figliuolo più cattivo che si possa dare. _______________________________________________________________________________________ - Colla burrasca che ha fatto questa notte, - rispose il delfino, - la barchettina sarà andata sott'acqua. _______________________________________________________________________________________ - E il mio babbo? _______________________________________________________________________________________ - A quest'ora l'avrà inghiottito il terribile Pesce-cane, che da qualche giorno è venuto a spargere lo sterminio e la desolazione nelle nostre acque. _______________________________________________________________________________________ - Che è grosso di molto questo Pesce-cane? - domandò Pinocchio, che digià cominciava a tremare dalla paura. _______________________________________________________________________________________ - Se gli è grosso!... - replicò il Delfino. - Perché tu possa fartene un'idea, ti dirò che è più grosso di un casamento di cinque piani, ed ha una boccaccia così larga e profonda, che ci passerebbe comodamente tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa. _______________________________________________________________________________________ - Mamma mia! - gridò spaventato il burattino: e rivestitosi in fretta e furia, si voltò al delfino e gli disse: - Arrivedella, signor pesce: scusi tanto l'incomodo e mille grazie della sua garbatezza. _______________________________________________________________________________________ Detto ciò, prese subito la viottola e cominciò a camminare di un passo svelto; tanto svelto, che pareva quasi che corresse. E a ogni più piccolo rumore che sentiva, si voltava subito a guardare indietro, per la paura di vedersi inseguire da quel terribile pesce-cane grosso come una casa di cinque piani e con un treno della strada ferrata in bocca. _______________________________________________________________________________________ Dopo mezz'ora di strada, arrivò a un piccolo paese detto "Il paese delle Api industriose". Le strade formicolavano di persone che correvano di qua e di là per le loro faccende: tutti lavoravano, tutti avevano qualche cosa da fare. Non si trovava un ozioso o un vagabondo nemmeno a cercarlo col lumicino. _______________________________________________________________________________________ - Ho capito, - disse subito quello svogliato di Pinocchio, - questo paese non è fatto per me! Io non son nato per lavorare! Intanto la fame lo tormentava, perché erano oramai passate ventiquattr'ore che non aveva mangiato più nulla; nemmeno una pietanza di veccie. _______________________________________________________________________________________ Che fare? _______________________________________________________________________________________ Non gli restavano che due modi per potersi sdigiunare: o chiedere un po' di lavoro, o chiedere in elemosina un soldo o un boccone di pane. _______________________________________________________________________________________ A chiedere l'elemosina si vergognava: perché il suo babbo gli aveva predicato sempre che l'elemosina hanno il diritto di chiederla solamente i vecchi e gl'infermi. I veri poveri, in questo mondo, meritevoli di assistenza e di compassione, non sono altro che quelli che, per ragione d'età o di malattia, si trovano condannati a non potersi più guadagnare il pane col lavoro delle proprie mani. Tutti gli altri hanno l'obbligo di lavorare: e se non lavorano e patiscono la fame, tanto peggio per loro. _______________________________________________________________________________________ In quel frattempo, passò per la strada un uomo tutto sudato e trafelato, il quale da sé tirava con gran fatica due carretti carichi di carbone. _______________________________________________________________________________________ Pinocchio, giudicandolo dalla fisonomia per un buon uomo, gli si accostò e, abbassando gli occhi dalla vergogna, gli disse sottovoce: _______________________________________________________________________________________ - Mi fareste la carità di darmi un soldo, perché mi sento morir dalla fame? _______________________________________________________________________________________ - Non un soldo solo, - rispose il carbonaio, - ma te ne do quattro, a patto che tu m'aiuti a tirare fino a casa questi due carretti di carbone. _______________________________________________________________________________________ - Mi meraviglio! - rispose il burattino quasi offeso, - per vostra regola io non ho fatto mai il somaro: io non ho mai tirato il carretto!... _______________________________________________________________________________________ - Meglio per te! - rispose il carbonaio. - Allora, ragazzo mio, se ti senti davvero morir dalla fame, mangia due belle fette della tua superbia e bada di non prendere un'indigestione. _______________________________________________________________________________________ Dopo pochi minuti passò per la via un muratore, che portava sulle spalle un corbello di calcina. _______________________________________________________________________________________ - Fareste, galantuomo, la carità d'un soldo a un povero ragazzo, che sbadiglia dall'appetito? _______________________________________________________________________________________ - Volentieri; vieni con me a portar calcina, - rispose il muratore, - e invece d'un soldo, te ne darò cinque. _______________________________________________________________________________________ - Ma la calcina è pesa, - replicò Pinocchio, - e io non voglio durar fatica. _______________________________________________________________________________________ - Se non vuoi durar fatica, allora, ragazzo mio, - divertiti a sbadigliare, e buon pro ti faccia. _______________________________________________________________________________________ In men di mezz'ora passarono altre venti persone, e a tutte Pinocchio chiese un po' d'elemosina, ma tutte gli risposero: _______________________________________________________________________________________ - Non ti vergogni? Invece di fare il bighellone per la strada, và piuttosto a cercarti un po' di lavoro, e impara a guadagnarti il pane! Finalmente passò una buona donnina che portava due brocche d'acqua. _______________________________________________________________________________________ - Vi contentate, buona donna, che io beva una sorsata d'acqua alla vostra brocca? - disse Pinocchio, che bruciava dall'arsione della sete. _______________________________________________________________________________________ - Bevi pure, ragazzo mio! - disse la donnina, posando le due brocche in terra. _______________________________________________________________________________________ Quando Pinocchio ebbe bevuto come una spugna, borbottò a mezza voce, asciugandosi la bocca: _______________________________________________________________________________________ - La sete me la sono levata! Così mi potessi levar la fame!... La buona donnina, sentendo queste parole, soggiunse subito: _______________________________________________________________________________________ - Se mi aiuti a portare a casa una di queste brocche d'acqua, ti darò un bel pezzo di pane. _______________________________________________________________________________________ Pinocchio guardò la brocca, e non rispose né sì né no. _______________________________________________________________________________________ - E insieme col pane ti darò un bel piatto di cavolfiore condito coll'olio e coll'aceto, - soggiunse la buona donna. _______________________________________________________________________________________ Pinocchio dette un'altra occhiata alla brocca, e non rispose né sì né no. _______________________________________________________________________________________ - E dopo il cavolfiore ti darò un bel confetto ripieno di rosolio. - Alle seduzioni di quest'ultima ghiottoneria, Pinocchio non seppe più resistere e, fatto un animo risoluto, disse: _______________________________________________________________________________________ - Pazienza! Vi porterò la brocca fino a casa! _______________________________________________________________________________________ La brocca era molto pesa, e il burattino, non avendo forza da portarla colle mani, si rassegnò a portarla in capo. _______________________________________________________________________________________ Arrivati a casa, la buona donnina fece sedere Pinocchio a una piccola tavola apparecchiata e gli pose davanti il pane, il cavolfiore condito e il confetto. _______________________________________________________________________________________ Pinocchio non mangiò, ma diluviò. Il suo stomaco pareva un quartiere rimasto vuoto e disabitato da cinque mesi. _______________________________________________________________________________________ Calmati a poco a poco i morsi rabbiosi della fame, allora alzò il capo per ringraziare la sua benefattrice; ma non aveva ancora finito di fissarla in volto, che cacciò un lunghissimo ~ohhh!~... di maraviglia e rimase là incantato, cogli occhi spalancati, colla forchetta per aria e colla bocca piena di pane e di cavolfiore. _______________________________________________________________________________________ - Che cos'è mai tutta questa maraviglia? - disse ridendo la buona donna. _______________________________________________________________________________________ - Egli è... - rispose balbettando Pinocchio, - egli è... egli è... che voi somigliate... voi mi rammentate... sì, sì, sì, la stessa voce... gli stessi occhi.. gli stessi capelli... sì, sì, sì... anche voi avete i capelli turchini... come lei!... O Fatina mia!... O Fatina mia!... ditemi che siete voi, proprio voi!... Non mi fate più piangere! Se sapeste!... Ho pianto tanto, ho patito tanto.. _______________________________________________________________________________________ E nel dir così, Pinocchio piangeva dirottamente, e gettandosi ginocchioni per terra, abbracciava i ginocchi di quella donnina misteriosa.
continua
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