.
Annunci online

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§01 - Grillo più saggio di Renzi (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 22 settembre 2019) §2 - Il giornalismo non è gratis (di Sergjo Rizzo Repubblica.it 22 settembre 2019)
post pubblicato in diario, il 26 settembre 2019


Anno XII N° 38 del 22 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 22 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ L'ex segretario del Pd deve essere il numero uno di quello che si propone: una nuova formazione magari più a destra del Partito democratico o più a sinistra di Di Maio o del tutto nuova, ma renziana e basta _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - Grillo più saggio di Renzi _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 22 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ Ci sono molte cose da esaminare questa settimana: di politica italiana, europea, internazionale. Ma non soltanto di politica in senso stretto, bensì anche di economia, finanza, poteri bancari, e via dicendo. L'Italia è dal punto di vista geografico e geopolitico un paesino di scarso rilievo, ma la sua vita è di grande importanza per l'Europa: condividiamo con l'Occidente una data ufficiale, 2019 anni dalla nascita di Gesù di Nazareth. È dunque la religione cristiana che fa testo. Una storia diversa da Paese a Paese, ma influente l'una sull'altra, nel bene e nel male, nel prevedibile e nell'imprevisto. _______________________________________________________________________________________ Citerò a questo proposito una breve frase di Paul Valéry: "Da dove può venire l'idea che l'uomo è libero? O l'altra per cui non lo è? Non so se a cominciare questa controversia sia stata la filosofia o la polizia". Non si poteva dir meglio. A mio avviso l'uomo vive principalmente attraverso i suoi pensieri, che possono essere di qualunque genere e natura, ma c'è anche la polizia, cioè l'ordine pubblico, lo Stato che tutti possono contribuire a formare e a sorvegliare che funzioni come deve nell'interesse generale. Se queste norme non vengono rispettate c'è la polizia che interviene a punire i colpevoli come dice appunto Valéry. Mi permetto di aggiungere che talvolta la polizia fa il contrario di quello che dovrebbe, ma questo fa parte della vita che non è un'equazione matematica bensì il comportamento degli umani che non sono né tigri né leoni e neppure topi. _______________________________________________________________________________________ I partiti in Italia sarebbero tre (uso il condizionale perché penso in questo momento a quelli più importanti): la Lega di cui il capo è Matteo Salvini, i Cinque Stelle il cui capo è Luigi Di Maio e il Partito democratico di cui il segretario è Nicola Zingaretti. A parte il fatto che in ciascun partito ci sono coloro che collaborano con il leader ma anche quelli che passano il tempo a dargli fastidio, magari per poterlo sostituire o affiancare con maggior peso di quello che hanno. _______________________________________________________________________________________ Ciò detto i partiti di minore consistenza quantitativa e quindi anche politica sono più numerosi: c'è Meloni con i suoi Fratelli d'Italia; c'è Berlusconi che è dal 1993 che si occupa di politica (e naturalmente di economia); ci sono gli ex Democratici (alcuni leader hanno abbandonato il partito che prima guidavano). Le loro idee in gran parte coincidono con quelle ufficiali del Pd ma formalmente preferiscono starne fuori anziché non guidare il vertice. _______________________________________________________________________________________ C'è poi Alessandro Di Battista. Un tempo intimo amico di Luigi Di Maio ma affezionato a un lavoro non già di squadra ma individuale. Per anni è andato in moto dalla Sicilia all'Alto Adige, quasi sempre con abbracci e baci a Di Maio ma dedito a far politica individuale e distinta se non addirittura contraria a quella ufficiale dei Cinque Stelle. _______________________________________________________________________________________ Poi c'è Grillo che dei Cinque Stelle è stato il padre per oltre dieci anni di predica populista; poi si è stancato e ha continuato a predicare ma non più da padre bensì da nonno. Non che il nonno non abbia un peso in una famiglia ma un po' più alla lontana. Questa è una debolezza per certi aspetti ma per altri è una forza. La debolezza deriva dal fatto che la politica quotidiana la fa il giovane nipote, la forza è che il parere del nonno o padre che sia è più autorevole: vede più chiaramente la situazione o almeno così sembra. _______________________________________________________________________________________ Per quanto riguarda l'attualità di cui stiamo parlando Beppe Grillo non concorda affatto con Di Maio; il partito che ha in mente dovrebbe non dico unirsi ma essere molto più vicino a quello democratico di Zingaretti. Grillo insomma è a cavallo tra i due e poiché sono alleati almeno formalmente un cavallo comune sarebbe un animale perfetto. Ci arriverà? Mi pare difficile ma sarebbe ottimo. _______________________________________________________________________________________ Infine ci sono i Movimenti. Non hanno la forma vera e propria di un partito ma di gruppi di persone, di categorie, di abitanti di Comuni e Regioni, di sindacati, insomma di interessi di vario genere e tipo che accomunano non politicamente ma comunque con interessi concreti vaste categorie di pubblico. A cominciare ovviamente dai sindacati di vario tipo che culminano poi nel sindacalismo vero e proprio che come tale di tanto in tanto si muove e influenza l'idea politica del Paese. _______________________________________________________________________________________ Dovrei nominare anche Carlo Calenda che non è chiaro con esattezza che cosa sia ma comunque ama la politica e la cultura. Politica e cultura vanno talvolta insieme, talaltra sono due attività del tutto diverse che però possono confluire oppure no. Di Calenda è ancora difficile dire se è un politico colto oppure due cose che non si toccano tra loro o infine niente del tutto. Si vedrà. _______________________________________________________________________________________ *** A questo punto diventa indispensabile parlare di Matteo Renzi. Dopo la sconfitta del referendum del 2016 che riguardava la sostanziale abolizione del Senato come camera parlamentare e la riduzione della struttura costituzionale alla sola Camera dei deputati governata ovviamente dal potere esecutivo nelle mani del governo, Renzi ha avuto un periodo di ritiro e silenzio. _______________________________________________________________________________________ Naturalmente era solo un'apparenza: nel periodo tra il 2014 e il 2016 Renzi era stato il capo assoluto del Partito democratico. Non faceva parte della Camera dei deputati ma era segretario del suo partito e primo ministro del suo governo. Ci furono alcune elezioni in quei due anni, locali nazionali e internazionali; tra queste ultime ci furono le elezioni europee dove il Pd raggiunse addirittura il 40 per cento: cifra estremamente rispettabile ma purtroppo non sufficiente quando il referendum contro la riforma costituzionale voluta da Renzi era arrivato ad assicurare ai no il 60 per cento mentre i renziani si erano fermati al 40. _______________________________________________________________________________________ Dopo quella batosta politica e dopo aver abbandonato la carica di primo ministro (che passò nelle mani di Gentiloni), Renzi scomparve alcuni mesi dal panorama dopo che il suo partito nelle elezioni politiche era crollato al 18 per cento. Da allora altre elezioni non ci sono state e il governo Renzi è stato sostituito da un governo Gentiloni che si comportò molto bene e probabilmente riguadagnò una parte della consistenza perduta. Non è moltissimo rispetto a un tempo ma è abbastanza rispetto alla catastrofe di marca renziana. Per di più ci sono Movimenti che condividono il pensiero politico e le varie iniziative del Pd guidato dopo le primarie da Nicola Zingaretti con la carica di segretario. Gentiloni ha ottenuto un'importante carica di Commissario nel governo europeo ed è stata nel frattempo siglata l'alleanza con i Cinque stelle di cui abbiamo già parlato in precedenza. _______________________________________________________________________________________ Non avevamo ancora però detto che Renzi si è risvegliato. Per ottenere che cosa? Con quale obiettivo? _______________________________________________________________________________________ Chi conosce bene Renzi può rispondere facilmente e correttamente a questa domanda: Renzi punta ad ottenere un risultato politico che lo porti alla testa della struttura che ha in mente: un altro partito, vicino a quello democratico, ma da lui guidato. Renzi deve essere il numero uno di quello che si propone: una nuova formazione magari più a destra del Pd o più a sinistra di Di Maio o del tutto nuova, ma renziana e basta. Lui ha comunque un rilevante seguito, sia alla Camera che al Senato: quei parlamentari lo seguiranno dovunque andrà. La loro forza non è schiacciante ma è di notevole rilievo. Renzi li cavalca ma i cavalli sono loro. È un fenomeno, quello renziano, connaturato con la sua esistenza. Può essere un esponente di un'estrema sinistra oppure di una sinistra moderata oppure di un centrosinistra oppure di un centrodestra. _______________________________________________________________________________________ Al di là di questo non potrebbe andare perché si scontrerebbe con Salvini che è a suo modo un Renzi numero uno. Non si somigliano fisicamente e neppure nei modi di fare ma hanno lo stesso nome di Matteo. Sarà un caso ma i loro comportamenti hanno lo stesso suono. Non saranno mai alleati perché l'uno toglierebbe il posto all'altro cosa che nessuno dei due è in grado di tollerare. _______________________________________________________________________________________ Si era pensato che Renzi fosse definitivamente uscito dalla politica dedicandosi piuttosto alla famiglia (che gli ha dato notevoli grane di carattere giudiziario) ed eventualmente allo studio della politica. Errore: ce l'abbiamo di nuovo tra i piedi. Da questo punto di vista la citazione di Paul Valéry che ho posto all'inizio di questo articolo mi sembra quanto mai opportuna. _______________________________________________________________________________________ Terminerò con un'altra citazione che tuttavia è del tutto diversa. Grazie. _______________________________________________________________________________________ L'autore è Isaiah Berlin: "Libertà e uguaglianza sono tra gli scopi primari perseguiti dagli esseri umani per secoli; ma libertà totale per i lupi significa morte per gli agnelli. Una totale libertà dei potenti, dei capaci, non è compatibile col diritto che anche i deboli e i meno capaci abbiano una vita decente".[ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 22 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ Le piattaforme che si appropriano illegalmente dei contenuti dei giornali stanno contribuendo a mettere in ginocchio la libera stampa. _______________________________________________________________________________________ Sergjo Rizzo _______________________________________________________________________________________ §2 - Il giornalismo non è gratis _______________________________________________________________________________________ (di Sergjo Rizzo Repubblica.it 22 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ Ha ragione da vendere, il comandante della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana. La pirateria digitale, ha detto venerdì al nostro Carlo Bonini, "spalanca praterie all'informazione fake, per sua natura gratuita, e dunque, in ultima analisi, finisce con l'attentare all'articolo 21 della Costituzione". Va riletto con attenzione, quell'articolo che non per caso i padri costituenti hanno voluto introdurre fra i "diritti e doveri dei cittadini". Comincia così: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". _______________________________________________________________________________________ Dal momento in cui sono nate le moderne democrazie, questo è stato uno principio irrinunciabile. A qualunque latitudine. Ma per la prima volta, adesso, le democrazie hanno a che fare con un nemico apparentemente invisibile, che penetra come l'acqua nella società attraverso le fessure aperte nell'universo immateriale del web. Un nemico che corrode rapidamente alcuni pilastri della convivenza civile e delle libertà individuali: quel che è più grave, diffondendo l'idea esattamente contraria. E cioè che quella corrosione, rendendo gratuito l'accesso all'informazione, ma anche alle produzioni culturali e alla musica, renda più liberi. _______________________________________________________________________________________ È un'idea in sintonia con il populismo oggi imperante, e quindi capace di trovare significativi sostegni politici. Che rendono, inutile sottolinearlo, ancora più difficile la lotta ai ladri di giornali, come ai ladri di film e ai ladri di musica. Perché di furto, in primo luogo, si tratta. Soltanto che non è come rubare al supermercato. Perché si tratta di un furto con implicazioni che vanno ben oltre il codice penale. _______________________________________________________________________________________ I ladri di giornali, ossia le piattaforme che si appropriano illegalmente dei nostri contenuti per diffonderli gratuitamente lucrando così sul furto (perché guadagnano su quella rapina), stanno contribuendo a mettere in ginocchio la libera stampa, amplificando in misura determinante la crisi della carta. Una crisi che ha certo più d'una ragione: fra queste non va sottovalutata la chiusura dei punti vendita, con gli edicolanti strozzati anche dai prezzi e gettati in miseria, che lascia interi pezzi del Paese privi di accesso a un'informazione qualificata. Ma quando i giornali, come qualche arguto politico ancora non smette di augurarsi, saranno scomparsi, anche la democrazia non sarà più come l'abbiamo conosciuta finora. _______________________________________________________________________________________ Chi pensa che la stampa sia manipolabile e si illude che la verità stia sui social media, non vede che sta succedendo esattamente il contrario. Gli elettori sono stati influenzati da notizie false negli Stati Uniti come in altri Paesi. Senza per giunta che chi esercita quelle influenze, attraverso account anonimi basati all'estero e difficilmente individuabili, sia esposto al pubblico controllo e alle conseguenze del caso, anche sul fronte delle responsabilità legali. Il contrario di ciò che invece avviene, in tutto il mondo, per la libera stampa. _______________________________________________________________________________________ In un Paese che mostra serie difficoltà con la memoria bisognerebbe ricordare come ogni volta che i giornalisti sono stati imbavagliati, è stata imbavagliata anche la democrazia. Un tempo si faceva con le leggi, oggi ci pensano i ladri del web che uccidono le imprese editoriali con l'idea malata che l'informazione debba essere gratis. _______________________________________________________________________________________ E fa venire i brividi notare come quel bavaglio sia stato giustificato in Italia con motivazioni identiche a quelle che oggi certi profeti del web e dei social, quinte colonne dei ladri di cui sopra, portano per denigrare il nostro lavoro: cioè che i giornali in realtà non sono liberi perché obbediscono solo ai loro padroni. "Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale": così rispose Benito Mussolini nel 1932 allo scrittore Emil Ludwig che lo intervistava. Da sette anni la libera stampa in Italia era stata definitivamente abolita mentre il fascismo era all'apice della sua parabola. [SRi] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 38 del 22 settembre 2019
continua
§01 - Perché abbiamo bisogno di Draghi (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 15 settembre 2019) §02 - Se torna un po' di umanità (di Michele Serra Repubblica.it 15 settembre 2019)
post pubblicato in diario, il 16 settembre 2019


Anno XII N° 37 del 15 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 15 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ Uno dei più adeguati ed esperti titolari di banca, finanza, occupazione, risparmio, investimenti dovrebbe e potrebbe essere presidente della Commissione europea _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - Perché abbiamo bisogno di Draghi _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 15 settembre 2019) Esistono nella storia politica di qualunque epoca molti personaggi con compiti e importanza diversi ma comunque degni di esser seguiti. Alcuni sono i leader della situazione, altri degli assistenti, segretari, sostituti. Ci sono però anche regimi dittatoriali dove il comando è affidato a una sola persona, aiutata da qualche assistente ma nulla di più. Dittature: ce ne sono state a bizzeffe nella storia del mondo intero e anche in quella della Roma antica ma non soltanto. Farne l'elenco mi sembra inutile: sul nostro giornale l'abbiamo fatto più volte e poi si studia nelle scuole. _______________________________________________________________________________________ Le situazioni contrapposte sono dunque la dittatura da un lato e la democrazia dall'altro. Sono due regimi che si alternano a vicenda: spesso la dittatura cede il posto alla democrazia e altrettanto nella direzione opposta. Quelli che come me e tanti altri preferiscono la libertà, propendono verso la democrazia sebbene anch'essa abbia dei germi dittatoriali e viceversa. Insomma la storia è quella che è, dipende da numerose ragioni e da numerosi personaggi che le rappresentano. _______________________________________________________________________________________ Se vogliamo comprendere quale sia la situazione odierna dobbiamo appunto tener presenti questi diversi sistemi e situazioni. La nascita del nostro mondo ha come data più o meno la morte di Gesù di Nazareth: siamo nel 2019, due millenni nel quale sono accadute un'infinità di vicende. A noi interessano soprattutto quelle che hanno coinvolto l'Occidente. L'Occidente è gremito di personaggi di varia importanza e di anomale personalità. Ne faremo qui una sintetica ma spero efficace rassegna. _______________________________________________________________________________________ *** La Lega di Matteo Salvini era e continua a essere la formazione numericamente e politicamente più importante. Salvini cominciò come seguace di Umberto Bossi, la cui influenza si esercitava soprattutto su piccoli centri del Piemonte e della Lombardia e qualche cosa anche nel Veneto. Bossi partecipò a un governo guidato da Silvio Berlusconi nel 1994. Non dava la mano a nessuno: si sentiva del tutto diverso dagli altri e quindi dopo sette mesi se ne andò lasciando Berlusconi nelle pesti. _______________________________________________________________________________________ Nel frattempo Salvini stava crescendo d'importanza politica in quella che avevano battezzato la Lega Nord. Lavorava soprattutto nel Lombardo-Veneto. La Lega si era ampiamente diffusa nel Nord e aveva assunto caratteristiche alquanto diverse da quelle iniziali: non era più soltanto una serie di movimenti locali ma stava acquistando la fisionomia di un partito più che di un movimento. E partito in fondo diventò abbastanza rapidamente quando Salvini decise di scendere verso il Centro e addirittura verso il Sud e infine nelle isole, principalmente in Sicilia. Un partito nazionale che oggi, nonostante fatti di recente accaduti, continua a essere il numero uno. _______________________________________________________________________________________ Ma c'è stata fino a poco tempo fa un'alleanza ben più importante numericamente e politicamente ed è stata quella con i Cinquestelle o grillini che dir si voglia, sebbene Grillo non sia più il padre di quell'alleanza ma semmai il nonno, non privo tuttavia di notevole influsso. _______________________________________________________________________________________ Adesso è accaduto il fatto nuovo. I Cinquestelle guidati da Luigi Di Maio hanno capovolto la loro situazione: sono passati sul fronte opposto contrattando un'alleanza con i liberal-socialisti del Partito democratico dove il segretario è Nicola Zingaretti e lo stato maggiore è abbastanza numeroso e qualificato. Ne fa parte ancora Matteo Renzi che fino a pochi mesi fa era ancora il leader di quel partito? Ecco un problema che merita d'essere esaminato. *** I personaggi, come ho già indicato, sono numerosi e meritano un elenco. Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti: questi sono i tre capi dei quali Di Maio è al centro, Salvini a destra e Zingaretti a sinistra. C'è una ragione per la quale Di Maio si trova al centro, lui la conosce molto bene e anzi la racconta liberamente: è figlio di Grillo e come tale è alla guida del populismo più diffuso. Ce n'è anche in altre formazioni, ma quella di origine grillina è la più populista di tutte. A chi domandava dieci anni fa a Beppe Grillo quale fosse la sua fisionomia politica, lui rispondeva che i grillini (allora si chiamavano ed erano così) dovevano distruggere tutte le caste, le formazioni politiche, i centri di interesse, qualunque cosa insomma che andasse oltre il popolo. Usava anche un paragone di tipo botanico: se c'è un grande prato e molti alberi che vi sorgono, quegli alberi vanno abbattuti e il prato è il terreno tutto uguale dove cresce l'erba e qualche fiore. Quello era il terreno del popolo che, dopo aver distrutto le oligarchie d'ogni tipo e genere, era in grado di comandare per il proprio interesse. _______________________________________________________________________________________ Grillo non pensò di andare oltre a quanto aveva detto. Non abbandonò il Movimento che aveva creato ma lo affidò a un gruppo guidato da Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e altri loro compagni. Programma? L'interesse del popolo. Chi lo determinava? Quelli chiamati alla guida. Erano di sinistra o di destra? Nessuna di queste due definizioni, il popolo è il popolo e i suoi interessi se li studia da solo. Un da solo per modo di dire poiché anche in chi raduna il popolo ci sono dei capi e molto spesso sono pochi o pochissimi. Il Tribuno della plebe nella Roma repubblicana di duemila anni fa era un dittatore. Alzava la sua bandiera e il popolo lo seguiva. _______________________________________________________________________________________ Storie antiche ma sempre moderne: se interroghi Di Maio sul suo programma, lui ti risponde che non è né a destra né a sinistra ma fa gli interessi del popolo. Più vago di così è difficile: il populismo è nelle mani di pochi capi o addirittura di uno soltanto. Adesso è diventato alleato del centrosinistra, del Pd di Zingaretti. Naturalmente ha posto le sue condizioni che solo in parte, ma in parte rilevante, sono state accettate: voleva essere vicepresidente del Consiglio e si è dovuto accontentare di essere ministro degli Esteri. _______________________________________________________________________________________ *** Credo che abbiamo detto quanto era necessario sulla situazione attuale. C'è però un personaggio che è ancora una volta di scena e d'una scena di prim'ordine: si chiama Mario Draghi. Sarà in carica fino al prossimo novembre quindi ha due mesi di tempo per essere ancora alla guida della Banca centrale europea. _______________________________________________________________________________________ Draghi ha avvertito la necessità di nuovi interventi: la situazione monetaria che subisce inevitabilmente influenze politiche ha registrato alcune nuove necessità. Ha di nuovo scongiurato in tutta l'Europa della moneta comune la depressione, male incurabile quando si manifesta e di gravissime conseguenze sulla popolazione degli Stati che condividono la moneta unica. _______________________________________________________________________________________ Quindi lotta contro la recessione attraverso una messa a disposizione dei Paesi dell'Euro di moneta facile: una sorta di politica inflazionistica che non doveva però superare un certo livello, leggermente sopra al pareggio tra spesa e risparmio e quindi, per dirla con parole semplici, una leggera inflazione ampiamente sopportabile e anzi utile al buon andamento della produzione, del risparmio, del consumo e dell'occupazione. _______________________________________________________________________________________ Questa politica è stata rimessa in moto da Draghi ma la situazione non è più quella di un tempo: la Russia di Putin è decisamente presente nell'Occidente europeo e persino americano. La Cina ancora di più: l'economia cinese non è nella migliore delle condizioni ma le capacità di spesa e di investimento sono ancora enormi in un Paese di quella vastità geografica, politica, economica, sociale. _______________________________________________________________________________________ Draghi è ovviamente perfettamente al corrente di queste varie situazioni e anche di alcune novità non gradevoli nell'Europa centrale, soprattutto tedesca, dove il partito di Merkel ha preso varie batoste a vantaggio di gruppi politici populisti e di estrema destra. _______________________________________________________________________________________ Per far fronte a queste sgradevoli novità Draghi non si limita a guidare le banche nazionali europee ma ha anche ripreso l'acquisto di buoni del Tesoro e obbligazioni pubbliche e private. _______________________________________________________________________________________ Mi domando quale sarà il suo futuro avvenire. Al suo posto sta arrivando Christine Lagarde la quale si varrà certamente dell'esperienza e dei consigli di Draghi ma in forma privata. _______________________________________________________________________________________ Pensare tuttavia che uno dei più adeguati ed esperti titolari di banca, finanza, occupazione, risparmio, investimenti, resti a casa propria e vada a divertirsi al cinema o al teatro mi pare piuttosto inconcepibile. Personalmente credo che Draghi dovrebbe avere un titolo della massima importanza in Europa, dovrebbe e potrebbe essere presidente della Commissione europea. _______________________________________________________________________________________ Nella nostra storia di questi ultimi due anni si è creato anche il problema della Brexit in Inghilterra, che sta attraversando una fase estremamente agitata e ha ripercussioni sul resto del mondo occidentale. _______________________________________________________________________________________ La sterlina che fine fa? E La Banca d'Inghilterra? Draghi potrebbe avere l'incarico di medicare il male profondo che l'Inghilterra e la sterlina stanno attraversando. Ci sono molti modi, per esempio quello di guidare una grande banca internazionale che intervenga ovunque sia necessario, a cominciare dalla Brexit. _______________________________________________________________________________________ Debbo dire che io ho un'amicizia e una stima profonda nei confronti di Mario Draghi. Vorrei addirittura che tornasse in Italia ma non vedo quale sia l'incarico che già non abbia ricoperto a suo tempo. L'Italia tuttavia è un Paese che in questa fase è molto turbato economicamente e socialmente. _______________________________________________________________________________________ Abbiamo un meccanismo che si chiama cuneo fiscale e che a mio avviso andrebbe totalmente abolito. Esso dovrebbe essere sostituito da una scala dei redditi e dei patrimoni che, secondo la loro importanza dovrebbero beneficare i redditi bassi, lasciare intatta l'entrata e l'uscita dei redditi medi e penalizzare relativamente e sulla base della loro crescita i redditi medio alti, fino a raggiungere i ricchi e i ricchissimi i quali dovrebbero essere tassati utilizzando questa tassazione a favore delle fasce più basse del reddito. _______________________________________________________________________________________ Questa gestione è della massima importanza e dev'essere continuamente sorvegliata, modificata, costituendo di fatto la politica economica d'un Paese. _______________________________________________________________________________________ A mio avviso questa politica dei redditi e dei patrimoni dovrebbe essere affidata a un ministro con poteri molto elevati. Draghi? Perché no? _______________________________________________________________________________________ Infine: nel 2022 il presidente della Repubblica scade e naturalmente deve essere sostituito. E Draghi? Se qualcuno lo presentasse al Quirinale credo che sarebbe votato con una stragrande maggioranza e credo anche che non farebbe rimpiangere la bravura di Sergio Mattarella. [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 15 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ La svolta sui migranti: difeso e integro è un Paese che sa farsi carico delle responsabilità, anche sgradevoli, anche soverchianti, che la storia gli scarica addosso _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §2 - Se torna un po' di umanità _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 15 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ A chi giova l'accoglienza europea, via Italia, offerta agli ottantadue della Ocean Viking? Giova, intanto, agli ottantadue della Ocean Viking, sottratti all'umiliante e malsano bordeggiare di altre navi, prima di questa, in quel mare di nessuno che era diventato il Mediterraneo dei porti chiusi. Questo è un punto fermo: ottantadue esseri umani trattati con i criteri propri dell'umanità. Solo poche settimane fa non era scontato. _______________________________________________________________________________________ Un giovamento conseguente, diciamo di secondo grado, meno vitale e però significativo, può concedersi quella parte non piccola dell'opinione pubblica italiana che viveva con angoscia, e con una certa vergogna, la politica gretta del respingimento pregiudiziale, quella che aveva trasformato ogni arrivo in una sconfitta e ogni cacciata (e ogni annegamento, nelle zone più feroci dei social) in una vittoria. _______________________________________________________________________________________ È certamente poco, il sicuro approdo della Ocean Viking davanti a Lampedusa, rispetto all'enormità della questione migratoria dall'Africa, un gigantesco sconquasso geografico e politico che ha cambiato il volto (soprattutto il volto elettorale) di molti Paesi europei. Ma è molto se serve a dare un segnale. Se riesce a sbloccare, indirizzandolo verso una destinazione un po' meno incerta, un po' più governabile, l'ingorgo dei migranti che ingrassa prima i negrieri del Nord Africa, poi i trafficanti di mare, poi gli sfruttatori nostrani di terraferma che aspettano con ingordigia manodopera a basso costo e senza diritti. _______________________________________________________________________________________ Portare alla luce questa filiera, chiamarla per nome, provare a mondarla dei suoi aspetti brutali e criminali, provare a costruire un'accoglienza europea degna di questo nome (Diritti e Doveri le prime due materie in ordine di importanza), provare a mitigare il pregiudizio e il disagio degli accoglienti in forza di una migliore integrazione e di un reciproco vantaggio, provare a ricevere gli accolti come portatori di lavoro e di speranza e non come vettori di virus e impurità, sarà mai possibile? Non è male ricordare che è una domanda che ci si pone, in Europa, da più di vent'anni, senza che si sia riusciti, fin qui, a mettere insieme un convincente piano d'azione corale. _______________________________________________________________________________________ È da questa esasperante, impotente lentezza, di fronte alla velocità e alla potenza della storia, che hanno preso forza e coraggio idee assurde oppure feroci, l'isolazionismo ringhioso, il razzismo esplicito, le teorie paranoiche sulla "sostituzione etnica", i rigurgiti del vecchio nazionalismo che il maquillage d'epoca ha ribattezzato sovranismo. La politica di sedicente "difesa della Patria" del precedente governo aveva creato davanti alle nostre coste meridionali una specie di piccolo, grottesco blocco navale, più ipotetico che funzionale (era come fermare il mare della storia con il pettine delle scartoffie). Un sedicente giro di vite "contro le ong", nei fatti contro la povera gente in fuga o in viaggio verso una vita decente. _______________________________________________________________________________________ Ma difeso, e integro, è un Paese che sa farsi carico delle responsabilità, anche sgradevoli, anche soverchianti, che la storia gli scarica addosso. Tutt'altro che difeso e integro è un Paese bambino, spaventato e lagnoso, che tratta da infezione un'ordinaria vicenda umana - le migrazioni - che si manifesta, in questi anni, con intensità straordinaria. _______________________________________________________________________________________ Infine, per chi si domanda se l'Unione Europea stia riservando un trattamento più collaborativo e più vantaggioso a questo governo piuttosto che al precedente, compreso l'impegno, per ora soprattutto sulla carta, di una comune politica sulle migrazioni; la risposta, senza dubbio, è sì. Due pesi e due misure con i gialloverdi prima, i giallorossi poi. La spiegazione è semplice. Si chiama reciprocità. Anche i due differenti governi italiani, rispetto all'Europa, hanno adottato due pesi e due misure. [MSe] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 37 del 15 settembre 2019
continua
§01 - La memoria di due rivoluzioni (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 08 settembre 2019) §02 - Riforme, patto Pd-M5S sulla legge elettorale e modifiche alla Costituzione grazie a una legge del 1970 (di Claudio Tito Repubblica.it 08 settembre 2019)
post pubblicato in diario, il 8 settembre 2019


Anno XII N° 36 del 08 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 08 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ Libertà ed eguaglianza. Col tempo, che Marx valutava in una trentina d'anni, quei valori avrebbero a tal punto intriso di sé la società che il comunismo poteva essere abolito. Tutte le persone avrebbero rispettato eguaglianza e libertà e l'avrebbero applicata alla propria vita a beneficio proprio e del popolo di cui facevano parte. Questo fu l'ideale marxista. _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - La memoria di due rivoluzioni _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 08 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ La prima nomina importante è stata ottenuta in questi giorni per iniziativa del Partito democratico: Paolo Gentiloni è commissario presso l'Unione europea. Un commissario destinato a un'importante carica economica. Ce n'è più d'una in quella materia e tutte estremamente interessanti e importanti. La leader della Commissione non ha ancora deciso quale sarà specificamente la funzione economica di Gentiloni. Si vedrà nei prossimi giorni qual è quella che viene attribuita al nostro Paolo che del resto, come tutti ricordiamo, ha gestito un governo durato circa un anno e mezzo dopo la sconfitta di Renzi al famoso referendum costituzionale. ________________________________________________________________________________________ Il nostro ministro degli Esteri, che avrebbe dovuto esser lui a proporre l'incarico di Gentiloni in Europa, si è viceversa disinteressato di questo argomento e ha proposto una serie di problemi di cui l'Europa dovrebbe affidare la soluzione a personaggi di provenienza dai Cinquestelle. Incombenze che, se anche verranno date, hanno un'importanza estremamente ridotta. Ma Di Maio, nostro ministro degli Esteri, si preoccupa e si occupa esclusivamente di queste incombenze più filo-elettorali che di quelle importanti per la comunità dell'Unione. Il governo comunque è per fortuna nelle mani di Giuseppe Conte il quale ha una serie di idee e di proposte sia per la politica interna italiana, sia per quella europea e più in generale estera. _______________________________________________________________________________________ Conte, come tutti sappiamo e ricordiamo, nacque politicamente nel partito 5 Stelle e di quel partito fu per un anno quello che ho chiamato più volte un burattino nelle mani dei burattinai che nella fattispecie erano Di Maio ma soprattutto Salvini. Dopo un anno Conte dette una spallata: ruppe clamorosamente e pubblicamente con Salvini e mantenne un rapporto di amicizia con Di Maio. Da allora Conte è diventato un personaggio di statura italiana, europea e internazionale e ora, sciolte proprio in questi giorni le riserve con il presidente della Repubblica, ha accettato l'incarico. Governa. Dunque, se vogliamo tirare le somme in questo momento, noi abbiamo Conte primo ministro e Gentiloni membro della Commissione europea. Sembrerà poco, ma sono passati due o tre giorni dall'accettazione ufficiale e dall'incarico che ne è derivato di Giuseppe Conte. Il resto verrà. _______________________________________________________________________________________ Zingaretti e tutto lo stato maggiore del Pd sanno quali sono i provvedimenti necessari per risollevare l'economia italiana, la società, le famiglie, i poveri e i meno poveri. Vedremo nei prossimi giorni, ma le necessità del Paese sono molteplici. Debbo dire che è il Partito democratico che ha un taccuino molto fitto. Quello di Di Maio risente della struttura del suo Movimento-Partito. Se dovessi dare un giudizio in materia mi ripeterei con quello che ho già scritto più volte e anche poc'anzi. Di Maio è il capo di un partito populista: niente di meno e niente di più. _______________________________________________________________________________________ Con una novità in proposito. Di Maio si distacca dalla politica di Grillo: ne ha una propria, confortata anche dalla votazione Rousseau, ma indipendente da essa. Grillo vorrebbe affiancare il partito che si richiama a lui a quello della sinistra di Zingaretti e compagni. Secondo me bisogna utilizzare questa visione grillina che non è più quella del populismo, un tempo da lui totalmente condiviso e anzi rilanciato. Adesso è cambiato ed è un alfiere di scacchi mentre prima era piuttosto una torre se vogliamo restare ai pezzi di quel gioco. La torre conta molto ma è assai poco movimentabile; l'alfiere forse conta meno ma è assai più mobile come il cavallo. _______________________________________________________________________________________ Bisognerebbe parlare anche di Salvini, ma in quel caso c'è poco da dire: Salvini vuole le elezioni e a suo giudizio sarà lui a vincerle con l'appoggio anche della Meloni e di Berlusconi. Appoggi dubitabili, specialmente quello di Berlusconi, ma comunque, almeno sulla carta, Salvini è convinto che non soltanto avrà i voti che attualmente gli sono attribuiti ma forse di più. Anzi - pensa lui - molto di più perché l'elettorato è profondamente scontento dei 5 Stelle ed è sempre più orientato sul programma di Salvini, tranne naturalmente gli elettori di sinistra che tuttavia nel pensiero di Salvini sono pochi e poco fedeli agli ideali del liberalsocialista. _______________________________________________________________________________________ La maggioranza degli elettori di sinistra semmai segue piuttosto Matteo Renzi, la politica del quale è sempre la stessa: Renzi mira a tornare leader. Leader di che cosa? Questo non lo sa neppure lui. L'obiettivo principale sarebbe ritornare alla guida (solitaria) del Pd; ma se questo fosse impossibile Renzi fonderebbe un partito proprio. Orientato a sinistra? Orientato verso quel tipo di idee, interessi e popolarità che riesce a conquistare. A sinistra? Forse. Al centro? Forse. Un partito personale orientato sul nome di Renzi? Questo in ogni caso. Renzi combatte per sé. Dove questo si colloca è secondario nel suo modo di essere e di volere. _______________________________________________________________________________________ ******* Mi è venuto in mente il capolavoro poetico che conosco da molto tempo e che talvolta ho citato: il 'Ça ira' di Giosuè Carducci. Ne ha scritte centinaia di poesie di vario genere, ma il 'Ça ira' è un componimento molto particolare: parla della Rivoluzione francese, come nacque, come fu costruita attraverso vari periodi e varie costruzioni economiche, giuridiche, politiche. Durò dieci anni quella rivoluzione e fu probabilmente la più importante nell'epoca moderna dal Settecento in poi. Dietro ci fu la classe dirigente francese: civile, nobiliare, borghese. _______________________________________________________________________________________ Prima d'allora la borghesia era nota in Italia e in Francia nei Comuni, nelle Regioni, nelle immigrazioni e anche emigrazioni, cioè nei movimenti di popoli che percorrevano l'Europa in lungo e largo dopo il crollo dell'Impero romano. In particolare questi movimenti si svilupparono dal Seicento in poi, ebbero i loro maestri e anche i loro generali e infine i loro teologhi. Furono innumerevoli a partire dall'Illuminismo e prima ancora da Michel de Montaigne. Furono segnati da artisti, formidabili non solo per l'epoca ma per il valore dei loro scritti teatrali, poetici, scientifici e pittorici. In Francia, in Italia, in Spagna, in Inghilterra, in Prussia e in molte altre regioni della Germania che era un nome geografico ma non politico, divisa come era tra grandi famiglie nobiliari e grandi regioni popolari. _______________________________________________________________________________________ A distanza di oltre un secolo la Rivoluzione francese fu seguita da quella russa che è meglio definire col nome che gli hanno dato gli stessi russi, cioè sovietica. Lenin che fu il primo dei capi assoluti, sosteneva che la rivoluzione russa era ispirata da Marx ma non è affatto così e questo lo sappiamo attraverso la lettura attenta del Manifesto di Marx e di Engels sul comunismo ma soprattutto da scritti che con frequenza notevole Marx fece tra il 1845 e il '49. Ne ho parlato più volte di quei pensieri che sono il nocciolo della teoria marxista, ma qui viene opportuno citarla ancora. _______________________________________________________________________________________ Marx sosteneva che la borghesia nata dalla rivoluzione francese aveva conquistato il valore della libertà ma, seguendo i propri interessi, aveva del tutto trascurato il valore dell'eguaglianza. La libertà era per Marx un valore inestimabile, ma senza l'eguaglianza avrebbe favorito soltanto i più forti socialmente, economicamente, politicamente. I comunisti per i quali Marx sentiva di essere il profeta insieme all'amico Engels, avrebbero dovuto conservare a tutti i costi la libertà ma aggiungervi, anch'essa a tutti i costi, l'eguaglianza. _______________________________________________________________________________________ Libertà ed eguaglianza: questa sarebbe stata la società modello il cui nome sarebbe stato appunto quello di comunista. Libertà ed eguaglianza. Ma col tempo, che Marx valutava in una trentina d'anni, quei valori avrebbero a tal punto intriso di sé la società che il comunismo poteva essere abolito. Tutte le persone avrebbero rispettato eguaglianza e libertà e l'avrebbero applicata alla propria vita a beneficio proprio e del popolo di cui facevano parte. Questo fu l'ideale marxista. _______________________________________________________________________________________ Quando scoppiò la rivoluzione sovietica Marx era già morto (14 marzo 1883) e quindi non avrebbe affatto apprezzato la Rivoluzione sovietica la quale nasceva in un Paese dove non solo non esisteva l'eguaglianza ma neppure la libertà. Un Paese zarista, immaturo per l'ideale marxiano. Sembra che la stessa idea l'avesse avuta Lenin quando era in esilio in Europa e sembra che la conservasse anche durante il viaggio che terminò in Finlandia e poi a Pietroburgo. Aveva ancora l'idea che la rivoluzione antizarista doveva essere marxista e pertanto fu convocata un'Assemblea costituente dove i socialisti russi erano un'ampia maggioranza. _______________________________________________________________________________________ La questione tuttavia cadde rapidamente. Dopo l'arrivo a Pietroburgo Lenin conobbe Trockij che era il presidente di uno dei primi circoli sovietici. Nacque un'amicizia privata e politica e i due furono insieme quando fu programmata l'assalto del Palazzo d'Inverno, la Reggia di Pietroburgo. _______________________________________________________________________________________ Non so fino a che punto Lenin mantenne quella sua convinzione ma ad un certo momento cambiò. Dopo due sedute disdisse l'Assemblea costituente che fu sostituita dal Soviet di tutte le Russie. I Soviet erano decine nei rioni delle grandi città, nelle città di media grandezza e in quelle piccole. Il Soviet era dovunque ed era il partito comunista. _______________________________________________________________________________________ Contava molto la moltitudine dei Soviet e quello generale che aveva sede a Mosca. Lenin giacque ammalato e infine morì, lasciando un testamento che fu tenuto segreto da Stalin, che nel frattempo era diventato segretario. Non faremo qui certo la storia di Stalin se non per ricordare che fu un dittatore assoluto, nel bene e nel male della Russia sovietica. _______________________________________________________________________________________ Abbiamo ricordato le due grandi rivoluzioni moderne: quella francese e quella russo-sovietica che ebbe ripercussioni in tutta Europa e perfino sulla guerra in corso nel 1917, dalla quale la Russia si era ritirata avendo eletto il pacifismo come uno dei valori che avrebbero favorito la diffusione degli ideali rivoluzionari. Il comunismo, che ebbe la Russia come culla, si diffuse comunque nel mondo, a cominciare dalla Cina, ma poi dovunque, sia pure con caratteristiche variabili secondo i luoghi dove attecchiva. _______________________________________________________________________________________ Sia lecito comunque ricordare che storicamente parlando la Rivoluzione francese fu assai più importante di quella russo-sovietica. Voglio ricordare con pochi versi con i quali ormai uso chiudere i miei articoli uno dei punti più alti di quella rivoluzione: una battaglia, decisiva per la sorte di quel movimento. _______________________________________________________________________________________ "Viva la patria - Kellermann, levata / La spada in tra i cannoni, urla, serrate / De' sanculotti l'epiche colonne. / La Marsigliese tra la cannonata / Sorvola, arcangel de la nova etate, / Le profonde foreste de le Argonne". [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 08 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ Dal taglio dei parlamentari allo stop alle crisi al buio: così l’accordo per blindare la legislatura con un “referendum day” _______________________________________________________________________________________ Claudio Tito _______________________________________________________________________________________ §02 - Riforme, patto Pd-M5S sulla legge elettorale e modifiche alla Costituzione grazie a una legge del 1970 _______________________________________________________________________________________ (di Claudio Tito Repubblica.it 08 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ Una piccola rivoluzione della Costituzione in cinque punti. Per blindare la legislatura e trasformare il brutto anatroccolo di questa nuova maggioranza in una coalizione costituente. Il tentativo, insomma, di dare “sostanza” istituzionale all’intesa. _______________________________________________________________________________________ Ecco il patto delle riforme siglato da Pd e M5S nei giorni scorsi. Cinque interventi per ritoccare la nostra “Carta” e cambiare radicalmente la legge elettorale. Il tutto condito da uno stratagemma scovato dai legulei dei due partiti: una norma del 1970 che consente di far slittare di sei mesi i referendum confermativi, quelli riguardanti appunto le riforme costituzionali. _______________________________________________________________________________________ Il punto di partenza delle discussioni svolte su questo punto nei giorni che hanno preceduto la formazione del governo era costituito dal cosiddetto “taglio” dei parlamentari. Per l’approvazione in Parlamento manca solo l’ultimo voto, alla Camera. I grillini lo considerano un provvedimento irrinunciabile. Ormai per i pentastellati è una parola d’ordine che non si può tradire. La prospettiva di una marcia indietro come è accaduto ad esempio sulla Tav e sul Tap ha terrorizzato il gruppo di comando del Movimento. Il Pd, che si è sempre dichiarato contrario, ha invece bisogno di giustificare la sua conversione. _______________________________________________________________________________________ L’ipotesi iniziale consisteva nel riscrivere l’intero progetto e inserire il cavallo di battaglia grillino in un contesto complessivo. Ma non c’è stato niente da fare. L’unica soluzione possibile consiste nell’approvare il “taglio” ma con una serie di «contestuali» garanzie. I due nuovi alleati, del resto, hanno in questa fase bisogno di assicurazioni reciproche. In sintesi: il “taglio” deve essere approvato in tempi brevi ma incardinandolo in un quadro più organico. L’idea allora è di presentare alla Camera e al Senato, con una road map piuttosto stringente, due altri provvedimenti di iniziativa parlamentare (da notare che non è stato nominato un ministro per le riforme). _______________________________________________________________________________________ Il primo tocca ancora la Costituzione. Sarebbe il “contesto” reclamato dai democratici. Una sorta di precondizione per “digerire” la sforbiciata a deputati e senatori. Un testo articolato in cinque punti fondamentali: _______________________________________________________________________________________ 1) l’introduzione della sfiducia costruttiva (si può presentare una mozione di sfiducia solo indicando una maggioranza alternativa, un fattore di stabilità), _______________________________________________________________________________________ 2) la riduzione del numero dei delegati regionali che partecipano all’elezione del presidente della Repubblica, _______________________________________________________________________________________ 3) la partecipazione dei Governatori all’Assemblea di Palazzo Madama quando vengono discusse e scrutinate norme riguardanti le regioni, _______________________________________________________________________________________ 4) la parificazione di elettorato attivo e passivo tra i due rami del Parlamento (18 anni per votare, 25 per essere eletti) _______________________________________________________________________________________ 5) e il voto di fiducia all’esecutivo in seduta congiunta per limitare i pericoli - spesso registrati negli ultimi anni - derivanti dalla presenza di “numeri” diversi a Montecitorio e Palazzo Madama. _______________________________________________________________________________________ L’accordo demo-grillino, però, non si poggia solo sui contenuti. I tempi di approvazione stanno assumendo un ruolo fondamentale. Nella sostanza il Pd ha chiesto e ottenuto di far entrare in vigore tutte queste modifiche contestualmente al taglio dei parlamentari. Come? Appunto ricorrendo alla legge 352 del 1970. Al suo interno, infatti, c’è un articolo - il 15 - che non è mai stato utilizzato e che sembra essere fatto su misura per accontentare i democratici: _______________________________________________________________________________________ «Qualora sia intervenuta la pubblicazione a norma dell’articolo 3, del testo di un’altra legge di revisione della Costituzione o di un’altra legge costituzionale, il Presidente della Repubblica può ritardare, fino a sei mesi oltre il termine previsto dal primo comma del presente articolo, la indizione del referendum, in modo che i due referendum costituzionali si svolgano contemporaneamente con unica convocazione degli elettori per il medesimo giorno». _______________________________________________________________________________________ L’obiettivo dunque è organizzare una sorta di election day, o meglio di referendum day. Un solo giorno per dare il via libera a tutte le riforme. Per raggiungere questo obiettivo, l’ultimo passaggio a Montecitorio sulla legge tanto voluta dall’M5S dovrebbe essere calendarizzata non prima di novembre o subito dopo la conclusione della sessione di Bilancio. Da quel momento la maggioranza avrebbe altri 8 mesi – questi sono i tempi fissati dai codici che disciplinano le procedure per la convocazione della consultazione referendaria - per approvare la legge “contesto” voluta dal Pd. Uno scadenzario del genere porterebbe le lancette del Parlamento a luglio o a settembre 2020. Da quel momento tutto slitterebbe di altri sei mesi per indire in un solo giorno i due referendum confermativi. _______________________________________________________________________________________ Una gigantesca manovra, insomma, per blindare il governo Conte e la legislatura. Che in questo quadro avrebbe dinanzi a se un percorso di quasi un anno e mezzo. Senza contare che pochi mesi dopo scatterà un’altra scialuppa di salvataggio per la legislatura: il semestre bianco. Il periodo che precede l’elezione del capo dello Stato nel quale non si possono sciogliere le Camere, infatti, prende il via il 3 agosto 2021. Questo è almeno l’itinerario teorico immaginato dai giallorossi. _______________________________________________________________________________________ Parallelamente dovrebbe procedere il secondo provvedimento concordato dai capigruppo dei due partiti. Non si tratta di una proposta di legge costituzionale, ma ordinaria. Ma probabilmente è anche la più delicata. Una sorta di “salva-vita” per il Pd e il M5S. Ossia la riforma elettorale. Le “garanzie” invocate dai Dem, infatti, sono centrate proprio sul sistema di voto. Quello in vigore (un misto tra proporzionale e maggioritario), per molti presenta dei profili di incostituzionalità. _______________________________________________________________________________________ In particolare se davvero verrà ridotto il numero di deputati e soprattutto di senatori. In alcune regioni, ad esempio, potrebbe non essere garantito il principio di rappresentanza. Nelle circoscrizioni meno popolose persino un partito del 15 per cento non eleggerà nemmeno un rappresentante. L’intesa di massima già raggiunta, allora, farebbe perno su un sostanziale ritorno alla legge proporzionale tout court. Come nella Prima Repubblica. Temperata solo da una soglia di sbarramento al 4 per cento. _______________________________________________________________________________________ Non è un caso che sulla base di questa indicazione persino il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, abbia già fatto sapere di essere interessato ad un coinvolgimento e quindi ad una adesione a questo progetto. Un ulteriore elemento di stabilizzazione della legislatura. Una situazione che certo non risulta gradita a Matteo Salvini. Il leader leghista si sente vittima di questo “impegno costituente”. Per il patto Pd-M5S, invece, è la premessa per mettere in sicurezza il sistema istituzionale e dei partiti. E porre le premesse per la definizione di un nuovo arco costituzionale. [CTi] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 36 del 08 settembre 2019
continua



permalink | inviato da salernorosario il 8/9/2019 alle 15:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
- Un matrimonio bellissimo (di Carlo Verdelli Repubblica 01 settembre 2019) - Di Maio e Salvini populisti alla Gastone (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 settembre 2019)
post pubblicato in diario, il 1 settembre 2019


Anno XII N° 35 del 01 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ Quella tra 5stelle e Pd è un'unione d’interesse. L’interesse primario del Movimento è evitare un ritorno alle urne. Quello del Pd è scongiurare il pericolo di una destra estrema dominante _______________________________________________________________________________________ Carlo Verdelli _______________________________________________________________________________________ §01 - Un matrimonio bellissimo _______________________________________________________________________________________ (di Carlo Verdelli Repubblica 01 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ Nel fiume impetuoso e fastidioso di parole che stanno accompagnando questa crisi, rischiano di andare perdute alcune frasi che invece andrebbero tenute bene a mente per capire quali sbocchi prenderà la tormentata trattativa in corso a Palazzo Chigi e dintorni. Una l'ha pronunciata proprio Luigi Di Maio, all'uscita dalla prima consultazione al Quirinale, e ieri l'ha platealmente confermata: "non rinnego niente di quanto abbiamo fatto in questi quattordici mesi". In quel "niente", ci sta tutto, compreso il decreto sicurezza più illiberale della nostra storia repubblicana. E per evitare fraintendimenti in materia, il suo capogruppo Patuanelli l'ha ribadito in uno dei tanti salotti televisivi spuntati come funghi dopo la tempesta scatenata dall'improvvido Salvini. Quindi, almeno per il partito di maggioranza, porti chiusi, multe immorali alle Ong, smantellamento delle strutture di accoglienza. _______________________________________________________________________________________ Se questa è solo tattica per contrattare meglio il potere che verrà, lo si capirà nei prossimi brevi giorni. Ma il "governo di novità", appena annunciato dal premier incaricato Giuseppe Conte, sembra parente stretto di quell'"anno bellissimo" che lo stesso Conte prometteva a inizio 2019. Tutto si può dire di questo 2019 tranne che sia stato bellissimo. Tutto si può dire del governo in travagliata incubazione tranne che sia partito spedito su una strada diversa, verrebbe da auspicare opposta, rispetto a quella battuta con cipiglio severo e presunzione incosciente dall'esecutivo che l'ha preceduto. _______________________________________________________________________________________ Quello tra 5stelle e Pd è con tutta evidenza un matrimonio d'interesse. L'interesse primario del Movimento è di evitare un ritorno alle urne che, come hanno dimostrato le ultime Europee, non si profilerebbe trionfale. Quello del Pd, che pure alle medesime Europee ha fatto meglio del promesso sposo, è di scongiurare il pericolo di una destra estrema dominante. _______________________________________________________________________________________ In maniera scomposta e anche contraddittoria, l'ordine mondiale sembra tifare perché le nozze alla fine si celebrino. Da Trump all'Europa, che non sono esattamente sulla stessa linea, dai mercati ai padri nobili della patria e persino a quelli del sindacato, il "tutto fuorché Salvini" sembra premiante rispetto alla congenita differenza di genere tra i due contraenti. Il problema, da oggi al ritorno al Quirinale di mercoledì prossimo, è capire quale idea dell'Italia ha in mente l'avvocato Conte, che non è né può essere arbitro o sensale del tentativo d'unione in corso, per tre ragioni evidentissime. _______________________________________________________________________________________ La prima è che ha guidato un esecutivo incompatibile con l'idea di Paese che, si presume, abbiano o debbano avere i volonterosi esponenti del partito di Zingaretti. La seconda è che non c'è stata da parte sua ombra di autocritica, circa il molto discutibile operato della falange gialloverde, salvo assestare qualche reprimenda tardiva al partner che l'ha incomprensibilmente tradita, ovvero il bulimico Matteo Salvini. Terzo, e non ultimo, il fatto che l'avvocato Conte non è un marziano sbucato dalla galassia per rappresentare le Istituzioni ma l'alfiere scelto dai grillini per rendersi credibili alla loro prima esperienza di comando e, adesso, per continuare a rimanerci. _______________________________________________________________________________________ La questione fondamentale, molto prima di chi farà il ministro o il commissario di cosa, è quanto sarà "nuovo" il governo che verrà rispetto a quello che ci ha lasciato, tra l'altro a crescita zero sul piano economico e ai diritti sottozero su quello civile. È lampante che storia e orizzonti dei due potenziali alleati attualmente in commedia hanno ben poco in comune, a parte una quota importante di elettorato passata dal partito più antico al più giovane, delusa dal primo e attratta dalla carica vagamente e variamente anti-sistema e ribellista del secondo. Ma perché il percorso accidentato che ancora separa i contraenti dall'altare si possa dignitosamente completare è indispensabile lavorare da subito, che il tempo è pochissimo, sugli elementi che uniscono. _______________________________________________________________________________________ Tra questi, senza stilare elenchi di buoni propositi innocui, c'è l'esigenza di ripristinare patti e ponti con l'Europa, abbandonando le scorciatoie pericolose imboccate sulla via del Cremlino o sul concetto altrettanto pericoloso di sovranismo. E ancora, giusto restringendo il campo alle emergenze prime, andrebbe messa in testa al contratto bis la volontà condivisa di riparare le lacerazioni da odio e paura lasciate in dote dalla gestione precedente. Il che non significa sottovalutare il bisogno di sicurezza dei cittadini. Anzi, quel bisogno va ascoltato e accolto, senza però ingigantirlo con un terrorismo ad alto tasso di disinformazione. I germi di razzismo e intolleranza seminati a piene mani nell'ultimo periodo daranno frutti avvelenati, di cui pagheremo tutti prezzi altissimi, i giovani per primi. _______________________________________________________________________________________ Un matrimonio, per quanto palesemente non baciato dall'amore, si riesce comunque a celebrare a patto di non pretendere di trasformare un embrione di unione in una sudditanza imposta dal più forte (numericamente) sul più debole. Vanno rispettati, come base, almeno i principi su cui si basano le rispettive identità. Quale sia quella dei 5Stelle, sarebbe interessante capirlo meglio, anche alla luce di quella esibita nostalgia per il connubio con la Lega che sembra pervadere i primi passi del dopo strappo. Per come è cominciata la trattativa, qualche dubbio sugli immediati sviluppi si rafforza, ma sarebbe bene dissolverlo prima che sia troppo tardi. _______________________________________________________________________________________ Un'Italia guidata da un'ultradestra così ultra come mai nella nostra Repubblica spaventa non soltanto il Pd, che pure bene o male si è mosso per sventare l'ipotesi, ma chiunque tenga ai valori fondamentali della democrazia liberale. Di certo non sarà un matrimonio mal combinato a scongiurare il fantasma. Purtroppo, un brutto matrimonio, neanche temperato dalla buona volontà di chi porgerà il dito per l'anello, darà invece a quel fantasma corpo e forza. Cioè voti. _______________________________________________________________________________________ L'avvocato Conte ha accettato con riserva un incarico pesantissimo in un momento fatale. Il destino di questo Paese, almeno fino a mercoledì, è principalmente nelle sue mani. Le tenga il più possibile libere, e se ne porti una sul cuore, l'altra sul testo che ci ha reso nazione, la Costituzione. [CVe] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ I leader populisti italiani mi fanno tornare in mente lo sketch di varietà teatrale riportato in scena da Gigi Proietti _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §02 - Di Maio e Salvini populisti alla Gastone _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ La situazione politica non è cambiata di un solo millimetro: il presidente Giuseppe Conte ha cominciato le sue consultazioni che dureranno abbastanza poiché deve incontrare una serie di gruppi politici prima di insediare questo governo e fare in tal modo decadere l'altro tuttora vigente per l'ordinaria amministrazione. _______________________________________________________________________________________ Il capo dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, è alla testa di un partito-movimento che ha tuttora un "contratto" con Matteo Salvini, ministro dell'Interno. Pochi giorni fa Salvini ha offerto a Di Maio di diventare presidente del Consiglio. Di Maio ha ringraziato e ha fatto capire che è possibile la sua accettazione qualora l'accordo con il Pd dovesse naufragare. _______________________________________________________________________________________ Siamo dunque nel peggio del peggio: ogni partito politico gioca per conto proprio e naturalmente coltiva due o addirittura tre diverse soluzioni che restano in attesa di una scelta definitiva se mai arriverà. Se vogliamo fare l'elenco dei titolari di ciascuna formazione eccolo qua: Di Maio, Salvini, Zingaretti, Calenda, Bersani e il suo gruppetto, D'Alema, Renzi, Berlusconi. Ciascuno di questi potenziali leader si colloca contemporaneamente a destra e a sinistra. Questa situazione è del tutto insensata, salvo in realtà quella del Partito democratico. Questa è una delle ragioni per la quale Zingaretti aveva (e l'ha tuttora) l'intenzione di non negoziare ma di esprimere quale fosse la posizione di una sinistra democratica. Dove potrebbe arrivare andando da solo? _______________________________________________________________________________________ Il partito Pd potrebbe arrivare al 27 per cento e gli elettori potrebbero portare la sinistra democratica intorno al 40 per cento. Una posizione certamente forte ma relegata pur sempre all'opposizione: con il 40 non si va lontani. Questo è quanto accade. C'è ancora meno di una settimana di tempo, poi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dovrà inevitabilmente sciogliere le Camere e porre termine alla legislatura. _______________________________________________________________________________________ *** Il nostro è un Paese che è intriso di populismo. Credo che dipenda dal fatto che dopo la caduta dell'Impero romano, l'Italia fu perennemente spezzata in mille pezzi: stranieri, feudatari di varia stirpe, capitani di ventura e perfino il Vaticano che univa al potere spirituale quello feudale e perfino militare. _______________________________________________________________________________________ Questa situazione si è protratta per secoli e secoli e oggi sembra quasi che abbia toccato il limite massimo. Faccio un elenco e spero che non stupisca i miei lettori poiché corrisponde purtroppo alla realtà: Di Maio è populista, Salvini è populista, Renzi è populista, Berlusconi è populista e Benito Mussolini fu un populista eccezionale e capace di rivestire abiti politicamente diversi di tempo in tempo. Del Duce del fascismo ho già parlato nel mio articolo di qualche settimana fa e quindi non vi intrattengo su quel personaggio. Debbo purtroppo aggiungere il nome di Carlo Calenda: filosoficamente è un uomo di prim'ordine ma la sua filosofia va messa in cantina e dalla stessa cantina ha tirato fuori anche lui il populismo politico. _______________________________________________________________________________________ Siamo quindi un Paese interamente populista, sempre e dovunque? La cultura non si è mai accompagnata con la politica? Per fortuna non è stato così: la cultura è stata sempre e soprattutto nei cinquecento anni della nostra storia un elemento che ha compensato efficacemente le debolezze dell'Europa in generale e dell'Italia in particolare. Dallo "stil novo" in poi la cultura ha dato un tono notevole alla nostra storia moderna, a partire da Dante, Guinizzelli, Cavalcanti, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Guicciardini e via dicendo, ma poi facendo un salto avanti e arrivando al ventesimo secolo faccio alcuni dei nomi di personalità di grande rilievo: Giustino Fortunato, Francesco De Sanctis, Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Ugo Foscolo, Vittorio Alfieri, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso e infine Giuseppe Mazzini e la sua "Giovane Italia". _______________________________________________________________________________________ Questa cultura, come ho già detto prima ha compensato la debolezza politica dell'Italia ridotta negli ultimi mille anni della nostra storia in un territorio senza alcun peso nazionale e internazionale. In quel periodo la Spagna era un impero, la Francia altrettanto, la Gran Bretagna idem, come la Russia, la Svezia, l'Austria. Molti di questi Paesi trattavano l'Italia come luogo d'incursioni e di vassallaggio. Questa è la nostra storia che in qualche modo serve a giustificare il populismo che attualmente infetta gran parte del nostro Paese. _______________________________________________________________________________________ *** Ho parlato all'inizio del populismo ai tempi nostri e ho fatto qualche nome. Direi che il populista principale è Luigi Di Maio. Lui stesso lo dice e addirittura se ne vanta: dichiara di non essere né di sinistra né di destra e per questo la sua alleanza vale moltissimo per chi la ottiene. Alti pagamenti politici ed economici. Lui non si vende a nessuno, sono gli altri che debbono vendersi a lui per ottenerne l'alleanza che comunque non sarà mai troppo lunga senza determinare nuove pretese ultimative. Salvini non è della medesima pasta, è diverso, forse anche peggiore: è un razzista ma sostiene di non essere in vendita: è un padrone e tale vuole essere e se ne vanta. _______________________________________________________________________________________ Mi fanno venire in mente uno sketch di varietà teatrale, riportato in scena da Gigi Proietti intitolato "Gastone": "Ho le donne a profusione / sei del cinema il padrone / con un guanto a penzolone / Gastone, Gastone. / Mi ripetono sei elegante/ bello, non ho niente nel cervello!/ raro, io mi faccio pagar caro/ Rina, lei per me la cocaina, se la prende a colazione, pensando a Gastone". _______________________________________________________________________________________ Salvini in qualche modo è un Gastone di prima grandezza: dell'Italia vuole essere il padrone, è sovranista ma si è venduto a Putin; ha trattato un donativo del valore di decine di milioni di dollari. A differenza di Di Maio, lui è di destra e non lo nasconde affatto. Assolutamente non fascista ma di una destra moderna, con l'alleanza di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. _______________________________________________________________________________________ Berlusconi è un populista d'eccezione. Durante i suoi governi si atteggiava e si vestiva quasi sempre per identificarsi con una fetta variabile di seguaci: abiti da sera, da uomo d'affari americano, da presidente del governo e d'un partito di massa. Inoltre c'erano le "Olgettine" che frequentavano la villa di Arcore, più Gastone di questo non esiste al mondo. _______________________________________________________________________________________ *** Abbiamo visitato un'Italia dove l'amore verso la dittatura, nelle sue varie forme, è ampiamente diffuso. Dittatura: uno su tutti. Questo nostro giornale, come ieri ha ampiamente scritto il nostro direttore Carlo Verdelli, non ha niente a che vedere col populismo circostante. Noi amiamo la democrazia liberale e socialista e amiamo quel popolo che crede nella libertà politica e nell'eguaglianza sociale. Viene da lontano questa nostra posizione. Mi ricorda Aldo Moro e il suo atteggiamento verso il partito comunista di Enrico Berlinguer. Il leader democristiano aveva molto apprezzato l'opera democratica di Berlinguer e diceva che il suo progetto era un'alleanza della durata di almeno una legislatura e forse anche due tra la Democrazia cristiana e il Pci. _______________________________________________________________________________________ Dovevano ricostruire insieme un Paese dove i contrasti tra ricchi e poveri, Nord e Sud, giovani e anziani, occupati e disoccupati andavano superati per farne un Paese moderno, forte, europeo. Dopo questo periodo ricostruttivo, che sarebbe durato all'incirca dieci anni, ciascuno dei due partiti avrebbe dovuto riprendere la propria condizione originaria e confrontarsi con l'altro alternandosi nel governo. Questa era la democrazia che Moro prevedeva e alla quale Berlinguer aveva dedicato tutto se stesso. Scomparvero entrambi nel giro di pochi anni. Noi condividiamo interamente questa posizione e facciamo nostri come sempre gli slogan dei fratelli Rosselli, il Manifesto di Ventotene e quello, più antico ma di analoga modernità di Niccolò Machiavelli. _______________________________________________________________________________________ Chiudo, come sempre, con questi versi che sento nel mio intimo; "Un ricordo sentimentale / la ricerca di un'altra esperienza, / un passato e un futuro, / parole che t'aiutano / ad amare il tempo che corre / verso il passato che t'aspetta / con nostalgico incanto". [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 settembre 2019 _______________________________________________________________________________________ Grillo benedice l'intesa: "Occasione unica" Zingaretti risponde al fondatore del Movimento: "Caro Beppe, cambiamo tutto". _______________________________________________________________________________________ §03 - Beppe Grillo, M5s e Pd rivendicano passi avanti _______________________________________________________________________________________ (di Concetto Veccho e Monica Rubino Repubblica.it 01 settembre 2019) _______________________________________________________________________________________ [...] A sera il colpo di scena: arriva la benedizione di Beppe Grillo che, in un concitato video pubblicato sul suo blog, dopo aver evocato scenari globali, si rivolge a M5s e a Pd invitandoli a cogliere "questa occasione unica" e a "compattare i pensieri", evitando di abbrutirsi "a parlare di scalette, di controscalette... Il posto, lo dò a chi... i 10 punti, i 20 punti...". _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 35 del 01 settembre 2019
continua
Qui ad Atene noi facciamo così
post pubblicato in diario, il 30 agosto 2019


Qui ad Atene noi facciamo così
continua
§01 - Un governo forte per un’Italia risorta (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 agosto 2019) §02 - Il Pd e il rischio statalista (di Ferdinando Giuliano Repubblica.it 23 agosto 2019)
post pubblicato in diario, il 25 agosto 2019


Anno XII N° 34 del 25 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 25 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Si può condividere o avversare la sinistra ma la sua esistenza consistente è indispensabile per l’equilibrio generale del Paese, così come avviene in circostanze analoghe in tutte le nazioni _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - Un governo forte per un’Italia risorta _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Di Maio ha deciso di affidare a Giuseppe Conte il governo da costruire insieme a Zingaretti e al Partito democratico. Ci ha pensato alcuni giorni Di Maio, l'opinione pubblica si era convinta che il capo politico dei 5S avesse del tutto scartato l'idea di far proseguire il premier. Invece no. Di Maio ha evidentemente deciso che l'incarico a Conte avrebbe non già diminuito ma rafforzato il prestigio politico del suo movimento; di qui la novità che ha suscitato molto stupore e in alcuni rigetto e incomprensione. Questi sentimenti di perplessità si sono anche diffusi nell'area della sinistra e soprattutto nel gruppo dirigente del Pd. Perché Conte? Con quali finalità Di Maio ha preso questa decisione? E quale può essere la risposta della sinistra democratica? _______________________________________________________________________________________ Siamo ancora a questo punto e non è affatto detto che sia superabile. Qualora ciò accadesse è possibile se non addirittura probabile che Di Maio si serva del nome di Conte per negoziare un ripristino dei contatti con Salvini e la Lega. Alcuni insinuano che questa sia stata in effetti la ragione che ha spinto il leader dei Cinquestelle a rimettere in ballo Conte: Salvini può in qualche modo perdonare a Conte le ferite che gli ha inferto? Probabilmente sì ma resta da vedere se Conte accetterebbe di continuare non più un governo ma un'amicizia politica che potrebbe arrecargli qualche beneficio anche se di seconda mano. È questa la situazione? Di Maio ha scherzato o ha fatto sul serio? Ha puntato sulla sinistra o su una più forte amicizia politica con la Lega? _______________________________________________________________________________________ La risposta a questa domanda non viene tanto da Salvini ma soprattutto da Zingaretti. Se il partito democratico se ne infischia dell'alleanza con i Cinquestelle e preferisce andare da solo alle elezioni che in questo caso sarebbe proprio il Pd a pretendere dal Quirinale, il mutamento della situazione politica italiana e di riflesso in quella europea sarebbe notevole, ma i risultati per la sinistra sarebbero molto in dubbio. Vedremo nei prossimi giorni che cosa accadrà e se esistono altre alternative politiche a quelle fin qui esposte. _______________________________________________________________________________________ *** Le risposte alle domande fin qui fatte sono inevitabilmente assai friabili. Personalmente mi permetto non soltanto di esprimere un giudizio su quanto è fin qui accaduto, ma di suggerire una serie di possibili soluzioni che a mio avviso sarebbero fortemente utili a quanto accadrà nel nostro Paese. Con i tempi che corrono il Pd allo stato dei fatti sta oscillando nei sondaggi tra il 22 e il 24 per cento; le forze liberal-socialiste che ruotano intorno al partito e che in circostanze elettorali hanno già manifestato l'intenzione di votare come il Partito senza tuttavia farne parte direttamente, porterebbero il complesso della sinistra italiana intorno al 40 per cento. Una consistenza notevole, la stessa che aveva ottenuto Renzi con il Pd alle Europee, poi precipitato. _______________________________________________________________________________________ Abbiamo più volte esaminato la storia della sinistra italiana ai tempi di Palmiro Togliatti, di Pietro Longo e infine di Enrico Berlinguer. Oggi una ripresa di forza e di intelligenza politica è indispensabile non soltanto per chi condivide quei valori e quegli ideali, ma per il Paese intero si può condividere o avversare la sinistra ma la sua esistenza consistente è indispensabile per l'equilibrio generale del Paese, così come avviene in circostanze analoghe in tutte le nazioni. _______________________________________________________________________________________ La sua storia è molto lunga e purtroppo ha sempre manifestato una servitù più che una libertà. Ho più volte citato a questo proposito la "Servitù volontaria" di Étienne de La Boétie che la dice lunga su questo problema. Detto questo, la nostra sinistra non può limitarsi a ricostruire la propria esistenza: è depositaria di valori e di ideali rappresentati in passato da personaggi a tutti noti e da noi assai spesso indicati come portatori del nostro destino nazionale. Non starò a fare di nuovo queste citazioni ma le ricordo perché la nostra sinistra di questa fase deve comportarsi con vigore e con giudizio. Diversamente andremmo incontro a un caos non soltanto della sinistra ma della democrazia e questo è ancora più grave. _______________________________________________________________________________________ *** È evidente che il Pd e l'area politica che gli ruota attorno non possono puntare esclusivamente sulle proprie forze. L'intelligenza politica richiede a nostro avviso un obiettivo che non giovi soltanto alla sinistra ma all'equilibrio del Paese. Questo significa che la risposta a Di Maio dovrebbe essere assai più complessa di quella che ripropone un'alleanza con una sinistra rilanciata. Non basta. Un governo in questo modo non è fattibile e non è escluso che Di Maio possa aver pensato anche a quest'ipotesi. La sinistra da sola? Di Maio potrebbe proseguire il sostegno a Conte ma riavvicinarsi a Salvini il quale a sua volta avrebbe il massimo interesse a recuperare i Cinquestelle. La soluzione di questo imbroglio è nelle mani di Zingaretti e dei dirigenti del Pd. Una soluzione c'è, vogliono ascoltarla? _______________________________________________________________________________________ Si chiama "governo forte" e il modo per realizzarlo, a nostro avviso, è il seguente: _______________________________________________________________________________________ 1) accettare la proposta di Di Maio del rilancio politico di Giuseppe Conte. Personalmente ritengo che Conte sia sostanzialmente più orientato verso il centro e addirittura il centrosinistra che non la destra salviniana. _______________________________________________________________________________________ 2) l'uomo del futuro per quanto riguarda la sinistra liberal-democratica dovrebbe essere Enrico Letta e Zingaretti dovrebbe pretendere che il governo Conte abbia Letta come vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri. Sarebbe previsto fin da ora che Conte, dopo aver governato insieme a Letta per sette-otto mesi, lasci a Letta il campo: primo ministro e ministro degli Esteri. Il governo Letta potrebbe durare fino al termine della legislatura e della presidenza della Repubblica, cioè fino al 2022: due anni di governo per Letta e un futuro non certo limitato a due anni. _______________________________________________________________________________________ La soluzione Conte-Letta è oggettivamente la migliore possibile: metterebbe in ulteriore difficoltà Salvini, renderebbe ancora più debole l'alleanza con Berlusconi e segnerebbe un miglioramento notevole per il nostro Paese. È probabile e sicuramente possibile che i Cinquestelle cessino di esistere e uniscano le loro forze a quelle di un centrosinistra europeo. Ricordo qui il Manifesto scritto e diffuso negli anni Quaranta del secolo scorso da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, sull'Europa unita e sull'Italia democratica. Ricordo anche il motto "Giustizia e libertà" dei fratelli Rosselli ed infine il Partito d'Azione di Ugo La Malfa. Questa è stata l'Italia i cui uomini, i cui valori, i cui ideali dovrebbero accompagnarci nella marcia verso il futuro. _______________________________________________________________________________________ *** È venuto il momento, com'è abitudine fare nei miei articoli domenicali, di chiudere in armonia ed è quello che farò. _______________________________________________________________________________________ Il Quirinale dovrà cambiare il Presidente nel 2022. Mattarella è stato e sarà ancora per due anni un Presidente eccellente. Diventerà senatore a vita e quindi una voce autorevole e preziosa per la nostra democrazia. Chi sarà il suo successore non è facile prevedere: potrebbe essere Romano Prodi, Walter Veltroni, Mario Draghi. Quest'ultimo nome sarebbe uno dei più preziosi ma personalmente dubito che accetterebbe una carica di quel genere, chissà. Noi, la nostra opinione pubblica, abbiamo il difetto di concepire il presidente della Repubblica come un personaggio puramente formale, che ha alcuni poteri ma estremamente ridotti. _______________________________________________________________________________________ Errore, non è così. Il presidente della Repubblica è depositario di valori e perfino di poteri di governo. Non a caso presiede la magistratura e può formulare dei decreti che poi affida al ministro competente e alla ratifica del Parlamento. Altri poteri della massima importanza competono alla Corte costituzionale e altri ancora alla Corte di cassazione. Queste istituzioni andrebbero parzialmente ammodernate ma comunque rappresentano una divisione di poteri che riassumono, considerati nel loro insieme, i grandi valori della democrazia. _______________________________________________________________________________________ Il nostro Paese deve e può modernizzare la nostra società, la modernità ha raggiunto un punto di grande importanza e ormai distingue politicamente i democratici liberi ed uguali fra conservatori e progressisti. I primi fanno durare i valori per due o tre generazioni. I secondi dopo una generazione sentono già il bisogno di un mutamento. L'insieme di queste due categorie costituisce il massimo della modernità che dobbiamo realizzare con una trascendenza di valori e di ideali. Di solito termino i miei articoli con una citazione poetica. Questa volta è la seguente: "Ami domani chi mai amò / E chi amò ami domani". [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 25 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ La tentazione massimalista immagina di ripristinare il ruolo centrale dello Stato: un accordo con i 5 Stelle sarebbe lo strumento perché la sinistra possa tornare a “fare la sinistra”. Si tratta di una sirena molto pericolosa. _______________________________________________________________________________________ Ferdinando Giuliano (L’autore è editorialista di Bloomberg Opinion) [FeG] _______________________________________________________________________________________ §02 - Il Pd e il rischio statalista _______________________________________________________________________________________ (di Ferdinando Giuliano Repubblica.it 23 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Con l’entusiasmo di due fidanzati interessati solo al contratto prematrimoniale, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno avviato le discussioni su un eventuale programma di governo. Prima di firmare qualsiasi accordo, se mai si farà, il Pd farebbe però bene a chiarirsi le idee su quale politica economica intenda perseguire. _______________________________________________________________________________________ Da una parte c’è infatti il riformismo riluttante praticato dai Democratici nelle loro ultime esperienze di governo. L’idea di fondo, seppur tra molti tentennamenti, era quella di riformare il Paese per stimolare l’iniziativa privata e incoraggiare le aziende a investire. Dall’altra, c’è invece la tentazione massimalista, che considera questa linea fallimentare e immagina di ripristinare il ruolo centrale dello Stato. Secondo questa visione del mondo, un accordo con i 5 Stelle sarebbe addirittura lo strumento perché la sinistra possa tornare a “fare la sinistra”. _______________________________________________________________________________________ Si tratta, quest’ultima di una sirena molto pericolosa. Dalla gestione della crisi Alitalia al reddito di cittadinanza, i 5 Stelle, e in particolare il vicepremier Luigi Di Maio, hanno perseguito politiche assistenzialiste da Prima Repubblica, che poco hanno a che fare con la tutela dei più deboli o il superamento di presunti fallimenti di mercato. Negli ultimi anni, il Pd era diventato un partito animato dall’intenzione di ammodernare l’Italia, aprirla e renderla competitiva. Spostare le lancette indietro vuol dire ammettere di aver perso la scommessa. _______________________________________________________________________________________ Per un eventuale governo giallo-rosso, il primo problema sarà la legge di bilancio, ma si tratta di un ostacolo tutto sommato superabile. L’Italia ha davanti una manovra complessa, che dovrà stabilire come fronteggiare il previsto aumento dell’Iva per 23 miliardi di euro. Il rallentamento della zona euro e il calo dello spread legato anche all’annunciato intervento in settembre della Banca Centrale Europea creeranno dei margini di manovra maggiori rispetto a quanto temuto solo pochi mesi fa. I 5 Stelle — al netto della loro retorica spendacciona — hanno mostrato nell’ultimo anno un desiderio di fondo di cercare il compromesso con la Commissione Europea. Un accordo sui saldi dovrebbe trovarsi anche questa volta. _______________________________________________________________________________________ Le questioni aperte, invece, sono altre. Durante i suoi anni al governo, il Pd ha ottenuto una leggera ma costante diminuzione della pressione fiscale, spesso finanziata grazie a un maggior deficit. La speranza di alcuni a sinistra è che i Democratici invertano questa tendenza, aumentando le tasse in particolare sui più abbienti e sulle imprese, per finanziare, ad esempio, un aumento degli investimenti pubblici. È questa l’intenzione del segretario Nicola Zingaretti? Va ricordato che una maggiore spesa pubblica non è necessariamente sinonimo di equità: secondo gli ultimi dati Ocse, in Italia circa il 40% dei trasferimenti verso individui in età lavorativa va al 20% più ricco, mentre il 20% più povero ne riceve meno del 10 per cento. _______________________________________________________________________________________ C’è poi il tema, enorme, del sistema di welfare e del mercato del lavoro. Il reddito di cittadinanza non aiuta i cittadini maggiormente in difficoltà — come gli immigrati e le famiglie numerose. Troppi soldi vengono buttati nel sistema dei “navigator”, che si sta dimostrando assolutamente caotico. La domanda è se il Pd avrà la forza di riformare questa baraonda, ritornando al suo reddito di inclusione. _______________________________________________________________________________________ Che ne sarà poi di Quota 100 — un provvedimento che beneficia un ristretto gruppo di sessantenni, a scapito delle nuove generazioni? O dei provvedimenti di riforma del mercato del lavoro come il Jobs Act di Matteo Renzi, messi sotto accusa da Di Maio, con il confuso decreto dignità? Il Pd vuole difendere il suo operato, o dare ragione ai 5 Stelle? _______________________________________________________________________________________ Se mai partirà, il governo giallo-rosso ci dirà molto su chi vogliono essere i Democratici. Tra passato e futuro, meglio guardare avanti. [FGi] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 25 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Comunque vada a finire, la performance di Zingaretti andrà giudicata tenendo conto di un coefficiente di difficoltà altissimo: sta facendo ogni passo con Renzi in groppa. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca: L'uomo in groppa _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 25 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Comunque vada a finire, la performance di Zingaretti andrà giudicata tenendo conto di un coefficiente di difficoltà altissimo: sta facendo ogni passo con Renzi in groppa. Sale le scale con Renzi in groppa, si siede al tavolo delle trattative con Renzi in groppa, chiede di andare un attimo in bagno, o al bar, con Renzi in groppa, saluta e scende la scale con Renzi in groppa. _______________________________________________________________________________________ La fatica è doppia; tripla se si considera che, mentre lui sgobba e suda, l'uomo in groppa, comodamente seduto in groppa, commenta le fasi salienti della gara, o saluta qualcuno del pubblico, o fa dei segni alle telecamere. _______________________________________________________________________________________ Sembra una di quelle gare da saga rurale, tipo la corsa con la fidanzata in braccio, o i cento metri con un cavo elastico di cinquanta attaccato alle caviglie, o la corsa nei sacchi di patate con le patate ancora nel sacco. Divertente se uno lo fa per far ridere gli amici, abbastanza penoso se uno è il segretario di un partito e sta conducendo una faticosissima e forse inutile trattativa per formare una maggioranza di governo: con un maschio adulto, di almeno ottanta chili di peso, seduto in groppa. _______________________________________________________________________________________ Si sa che l'uomo in groppa lamenta di avere subito, in passato, uguale sorte: anche lui era il segretario del partito, anche lui aveva vinto le primarie, anche a lui toccò di lavorare con una parte non piccola del partito che gli faceva da zavorra. Ora sta rendendo la pariglia, con interessi molto esosi. Per ogni dieci chili di slealtà che ha dovuto sopportare, ne restituisce venti. _______________________________________________________________________________________ Il problema è che a rimetterci, nel primo caso come nel secondo, non è il segretario in carica: è il partito e sono i suoi elettori. Se fossi Zingaretti organizzerei, alla vecchia maniera, una sottoscrizione militante, generosa, lungimirante, per finanziare il partito. Non il Pd: quello di Renzi, così poi si porta in groppa da solo. [MSe] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 34 del 25 agosto 2019
continua
§01 - L'onda della sinistra contro un leader azzoppato (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 agosto 2019) §02 - Crisi: Prodi propone un governo con "maggioranza Ursula" (Politica Italia Repubblica.it 18 agosto 2019)
post pubblicato in diario, il 18 agosto 2019


Anno XII N° 33 del 18 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 18 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Se non s'interviene a cambiare tutto questo, il barbaro avrà comunque il sopravvento. Bisogna cambiare le cose, tutte le cose, con idee, programmi, comportamenti. Lo raccomandava già 500 anni fa, dalla sua altezza di pensiero, Niccolò Machiavelli. Possibile che non abbiamo ancora imparato questa semplice lezione?". _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - L'onda della sinistra contro un leader azzoppato _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Stanno accadendo molte cose nella politica italiana di oggi, tutt'altro che gradevoli e non parlo a nome d'una sinistra democratica che cerca di difendersi dal prevalere di una destra totalitaria. Parlo piuttosto dei Barbari e ricavo questa mia visione da un bellissimo articolo di Alberto Asor Rosa uscito sul nostro giornale martedì 13 agosto e intitolato "I barbari visti da vicino". Merita una citazione che servirà a chiarirci quello che accade sotto i nostri occhi. _______________________________________________________________________________________ "L'Italia è stata sottoposta, nel suo complesso in questi ultimi decenni a un autentico processo di "barbarizzazione". La "barbarie" oggi è dappertutto, costumi, persuasioni etiche, forme della politica, rapporti umani, usi e abitudini della lingua. Se non s'interviene a cambiare tutto questo, il barbaro avrà comunque il sopravvento. Bisogna cambiare le cose, tutte le cose, con idee, programmi, comportamenti. Lo raccomandava già 500 anni fa, dalla sua altezza di pensiero, Niccolò Machiavelli. Possibile che non abbiamo ancora imparato questa semplice lezione?". _______________________________________________________________________________________ Dunque il "barbaro". Ricordo a questo punto un incontro che ebbi molti anni fa con Beppe Grillo, quando iniziò a predicare al popolo che lo ascoltava che cosa bisognava fare per creare una situazione nuova. "Abolire le classi dirigenti, qualunque sia la loro collocazione politica. Il popolo non vuole le caste dirigenti e quindi deve tagliare gli alberi e lasciare il prato ai suoi piedi. Quando questa operazione sarà compiuta noi faremo il nostro programma, ma fino ad allora il daffare è chiaro: tagliare gli alberi". _______________________________________________________________________________________ I Cinquestelle che sono venuti dalla predicazione di Grillo hanno appunto tentato di abolire le classi dirigenti. A guardare la situazione dieci anni dopo non si può dire che questo obiettivo sia stato realizzato: i Cinquestelle una classe dirigente l'hanno creata, è la loro, ma un programma vero e proprio non c'è. Hanno oscillato tra sinistra e destra, attirando cittadini demotivati. In certi momenti la predicazione grillina ha fatto presa ed è arrivata sopra il 30 per cento dei voti in elezioni nazionali o locali; ma erano elettori che entravano e uscivano, votavano e non votavano, guardavano a sinistra e alla fine approdavano a destra. Forse attratti dal barbaro Matteo Salvini. _______________________________________________________________________________________ Ciò che sta accadendo oggi somiglia decisamente alla materia friabile dei Cinquestelle: allo stato dei fatti i loro attuali elettori vengono valutati intorno al 15 per cento, molliche di pane di quella che fino a pochi mesi fa era una grossa pagnotta. Questo è una parte di ciò che avviene ma certo è ben lontana dal tutto. L'Italia sta attraversando una sorta di maremoto permanente in politica e questo è certamente l'aspetto più importante della situazione attuale visto che la politica muove le società. _______________________________________________________________________________________ E tuttavia accanto a essa c'è la situazione economica. L'economia condiziona la politica e viceversa: sono due attività sociali fortemente intrecciate, l'una determina l'altra reciprocamente. Un'economia che va a rotoli lascia la politica priva di difese e costretta soltanto a rigenerare l'attività economica. E viceversa. Sono dunque due facce della stessa medaglia. _______________________________________________________________________________________ Com'è stata la situazione italiana a partire dalla fine della guerra mondiale e la sconfitta del nostro Paese? Per capir bene l'andamento economico e finanziario, l'analisi ha come punto di concentrazione la Banca d'Italia: non siamo un'eccezione, avviene in tutti i paesi l'importanza operativa delle banche centrali. _______________________________________________________________________________________ In Italia i banchieri centrali sono stati: Luigi Einaudi (che poi diventò presidente della Repubblica italiana), Donato Menichella, Guido Carli, Paolo Baffi, Carlo Azeglio Ciampi, Antonio Fazio, Mario Draghi (poi presidente della Banca centrale europea per la quale il suo mandato scadrà tra pochi mesi), Ignazio Visco. È stata una banca centrale adeguata a un paese come il nostro, in un continente come l'Europa e con una moneta comune, l'euro, adottata dai diciannove Paesi principali dell'Unione europea? Sì, è stata una banca adeguata e se vogliamo esser chiari ha costituito la spina dorsale di sostegno dell'economia nazionale. _______________________________________________________________________________________ La sua politica è stata coerente: sviluppo dell'economia, sbarramento contro la deflazione, controllo adeguato dell'inflazione, investimenti in obbligazioni ed emissione valutaria. Una politica di investimenti in obbligazioni pubbliche e anche private e il tentativo di mantenere il debito pubblico in condizioni accettabili. Quest'ultimo è stato il tentativo riuscito a metà, poiché il debito pubblico è fortemente aumentato negli ultimi decenni e tuttavia con un volume ancora accettabile, specialmente se sarà contenuto e leggermente diminuito negli anni a venire. Da questo punto di vista la politica della Bce di Draghi ha avuto una funzione assai positiva. È sperabile che i suoi successori la proseguano. _______________________________________________________________________________________ Una delle misure che ritengo estremamente importante è l'abolizione del cuneo fiscale. Ha avuto fino a qualche anno fa una certa utilità ma poi l'ha persa del tutto e quindi non vale la pena, come talvolta in questi anni è stato fatto, di tagliarne il 5 o il 10 o addirittura il 20 per cento, va abolito completamente e sostituito con una politica finanziaria che tenga conto dei redditi e dei patrimoni. _______________________________________________________________________________________ La scala dei redditi è quella che più dimostra la struttura socio-economica del nostro Paese. Vanno sostenuti i redditi bassi, con il denaro pubblico. Man mano che dai redditi bassi si va verso il reddito medio che è quello più numeroso dei percettori, il dare e l'avere tenderanno a uguagliarsi, il reddito medio cioè campa da solo. _______________________________________________________________________________________ Ma poi i redditi diventano alti e allora una parte crescente di essi viene utilizzata per il sostegno dei redditi inferiori. Questa situazione cresce con il crescere dei ricchi, sia dei redditi sia dei patrimoni ed entrambi vanno tassati in misura crescente, fino a un taglio notevole. _______________________________________________________________________________________ Filosoficamente parlando, questa politica non è altro che l'introduzione del criterio dell'uguaglianza accanto a quello della libertà. Perfino la morale cattolica di papa Francesco ha il criterio dell'uguaglianza come uno dei valori principali del Dio Unico che governa il mondo. _______________________________________________________________________________________ La politica italiana ha avuto finora come attore principale Matteo Salvini, ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio assieme a Luigi Di Maio dei Cinquestelle. Entrambi vicepresidenti con un presidente: Giuseppe Conte. _______________________________________________________________________________________ In questi ultimi mesi Salvini ha messo a punto una politica molto determinata: vuole elezioni entro il mese di ottobre, per la Lega e i suoi alleati Meloni e Berlusconi. Risulterebbe sicuramente vincente. Di Maio? È ridotto al minimo, poco più che una mosca, ma nella valutazione di Salvini noie non ne darà, non ne ha la forza né politica né personale. Sta lì, anche loro a destra con qualche tentazione verso sinistra, ma la mosca cocchiera non serve a niente. _______________________________________________________________________________________ Il progetto di Salvini ha un seguito molto importante: a elezioni vinte e a Camere sciolte, c'è posto per una nuova struttura costituzionale più autoritaria. Questo progetto dovrebbe realizzarsi nel 2022, quando l'attuale presidente della Repubblica concluderà il suo mandato. Di qui ad allora la Lega ha in mano il governo, il premier Conte potrebbe essere destinato a un incarico europeo. Di Di Maio abbiamo già detto: respira a fatica. Salvini sarebbe il premier d'un governo che il presidente della Repubblica dovrebbe tollerare poiché, nella testa salviniana, non avrebbe altra scelta. _______________________________________________________________________________________ Da una settimana in qua il progetto di Salvini sta attraversando una fase di grande agitazione: Conte lo contrasta, bene o male è il presidente del Consiglio ed è lui l'interlocutore del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La mosca cocchiera dei Cinquestelle rappresenta tuttavia un intralcio ai progetti salviniani. Un altro intralcio può venire da Berlusconi, il quale detesta i sovranisti e ostenta una politica filoeuropeista. Sullo sfondo resta l'inchiesta su Moscopoli. Inoltre c'è in campo la sinistra e non è più un avversario da poco. _______________________________________________________________________________________ Da parecchio tempo la sinistra si era addormentata. Sussisteva ancora in certi luoghi ed era stata ravvivata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale di fronte all'ondata di crisi economicamente sconvolgente arrivata dall'America e simile in molti aspetti a quella che ci fu nel 1929, aveva incaricato di fronteggiare quella tempesta il grande esperto dell'economia Mario Monti e la ministra Fornero come sua principale collaboratrice. Dopo nemmeno due anni, per effetto del voto, Monti fu sostituito da Enrico Letta, il quale governò un anno e continuò a tenere sotto controllo la situazione economica. A quel punto sbucò fuori Matteo Renzi il quale, molto abile in queste scalate personali, conquistò il Partito democratico e fece fuori Letta andando lui al governo. _______________________________________________________________________________________ La sinistra democratica non soffrì della conquista renziana, anzi arrivò fino al 40 per cento alle Europee. Poi Renzi, che assommava le cariche di segretario del partito e presidente del Consiglio, varò la sua riforma costituzionale con l'abolizione del Senato (adibito a compiti importanti ma locali). Propose per la Camera una legge elettorale con un meccanismo che avrebbe premiato il partito vincitore, dotandolo di grande potere. Contro la riforma costituzionale ci fu la richiesta di un referendum nel quale il voto negativo stravinse. Renzi perse le staffe. Il governo fu affidato a Gentiloni. Alle elezioni del 2018 il Pd crollò al 18 per cento. Questo è il passato recente. _______________________________________________________________________________________ La sinistra democratica si è risvegliata con la discesa in campo del governatore del Lazio Nicola Zingaretti il quale la sta rilanciando, sia come partito con il suo stato maggiore di notevole efficienza e anche come movimento diffuso in tutta Italia. Il partito ha oggi una stima tra il 23 e il 25 per cento (notevole). Intorno, un'area di simpatizzanti e scontenti di sinistra valutato tra il 15 e il 20 per cento. Il totale della sinistra insomma viaggia verso il 40 per cento. Non è poco e potrebbe crescere ancora di più con alleanze piccole ma non da buttar via. _______________________________________________________________________________________ E Renzi? Parla molto, Renzi. Ha rilanciato la sua collaborazione con Zingaretti, ma ha anche ripetuto più volte la sua primazia per la conduzione del partito. Non contro Zingaretti ma con lui. Si dovrebbero dividere il potere? Non è chiaro. Zingaretti è disponibile ad affidare a Renzi un compito importante, ma non a condividere il potere tanto più che Renzi non è un personaggio che condivide. La sinistra potrebbe anche contare su un disgregarsi di quanto resta dei Cinquestelle. Si vedrà. "Bisogna cambiare le cose, tutte le cose, con idee, programmi, comportamenti", Machiavelli insegna, ce l'ha ricordato Asor Rosa. [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 18 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ L'ex premier e padre nobile dei dem dà il suo sostegno a una coalizione composta dalle forze politiche che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen. E avverte: "No a scissioni nel Pd" _______________________________________________________________________________________ Repubblica _______________________________________________________________________________________ §02 - Crisi: Prodi propone un governo con "maggioranza Ursula" _______________________________________________________________________________________ (Politica Italia Repubblica.it 18 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ L'ex premier e padre nobile dei dem dà il suo sostegno a una coalizione composta dalle forze politiche che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen. E avverte: "No a scissioni nel Pd" _______________________________________________________________________________________ Una coalizione di governo "Ursula", italianizzata "Orsola", nel Parlamento italiano tra le forze che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione von der Leyen: a proporla è Romano Prodi, in un fondo scritto per il Messaggero. L'ex premier e padre nobile dei dem avalla esplicitamente l'ipotesi di un accordo tra Pd e M5s (e verosimilmente parte di FI), ma questo accordo dovrà essere di legislatura: "Bisogna partire", ha osservato, "dalle ragioni che hanno portato al declino del governo attuale e preparare le basi di una maggioranza costruita attorno a un progetto di lunga durata, sottoscritto in modo preciso da tutti i componenti della coalizione. E' un compito difficilissimo ma non impossibile. È stato messo in atto in Germania". _______________________________________________________________________________________ "È chiaro che l'accordo deve prima di tutto fondarsi sul reinserimento dell'Italia come membro attivo dell'Unione europea", ha sottolineato Prodi, "forse bisognerebbe battezzare questa necessaria coalizione filoeuropea 'Orsola', cioè la versione italiana del nome della nuova presidente della Commissione europea. Deve essere un accordo duraturo: non per un tempo limitato ma nella prospettiva dell'intera legislatura". _______________________________________________________________________________________ IL CALENDARIO DELLA CRISI _______________________________________________________________________________________ Perché questo sia credibile è innanzitutto necessario che contenga, in modo preciso e analitico, i provvedimenti e i numeri della prossima legge finanziaria. "Non sarà certo facile - aggiunge il Professore - trovare l'unità necessaria per definire questo programma fra partiti che si sono tra di loro azzuffati per l'intera durata del governo e che hanno perfino un diverso concetto del ruolo delle istituzioni nella vota del Paese". _______________________________________________________________________________________ Altra condizione imprescindibile è l'unità del Pd: il rischio scissioni nel partito sul dialogo con il M5s va assolutamente scongiurato. "Non ho la minima idea di come possa svolgersi un congresso dei 5 stelle perchè sono cresciuto con la convinzione che per confrontarsi sia necessario almeno guardarsi in faccia", ha spiegato, "ma ho un'idea ben chiara sulla necessità di aprire un dibattito nell'ambito del Partito democratico, così che la posizione prevalente possa portare avanti in modo deciso e fermo le decisioni prese, senza che esse vengano continuamente messe in discussione, anche con ipotesi di scissione" [Rep] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 18 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Non sperate che passi. Preparatevi. Sono già organizzate in rete, con tutta evidenza, e a dispetto di ogni possibile dubbio: basta che il Capo parli e indichi il bersaglio, e a migliaia (migliaia!) azzannano e bastonano, una muta di umani feroci che magari la sera accarezzano i bambini (sono "mamme" e "papà") _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Il controllore in braghe corte] _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 02 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Il tipetto in braghe corte e maglietta verde che, su un treno di Trenord, intima al "negro del cazzo" di mostrargli il biglietto, senza averne nessun titolo se non la sua maglietta verde, è solo l’inizio. Non fatevi illusioni. Non sperate che passi. _______________________________________________________________________________________ Lui si sente lo Stato: il nuovo Stato, giovane e vigoroso, che sta per prendere il posto di quello vecchio, decadente e imbelle. La democrazia: che schifo, che inutile orpello. _______________________________________________________________________________________ Di tipi umani simili ce n’è a bizzeffe, maschi tra i trenta e i quaranta abbastanza rapati, piuttosto tatuati, aggressivi e ignoranti quanto basta per confondere la prepotenza con il diritto e il razzismo con la difesa della loro Patria (che non è la nostra). Miliziani per ora senza milizia, ma aspettate che l’umore sociale si abbassi di quel tanto che basta a scoprire qualche ulteriore ferita, che l’ordine pubblico si incrini quel tanto che serve a far salire la tensione, che il clima politico invelenisca ancora di qualche grado, e vedrete che le milizie si organizzano. _______________________________________________________________________________________ Sono già organizzate in rete, con tutta evidenza, e a dispetto di ogni possibile dubbio: basta che il Capo parli e indichi il bersaglio, e a migliaia (migliaia!) azzannano e bastonano, una muta di umani feroci che magari la sera accarezzano i bambini (sono "mamme" e "papà") e raccolgono nell’apposito sacchettino le merde del loro cane; ma se sul treno vedono "un negro" lo immaginano certamente a scrocco, magari "in un hotel a quattro stelle" come blatera la sconcia propaganda che li ha intronati ben bene, negli ultimi anni, e incattiviti, e incarogniti ad arte. _______________________________________________________________________________________ Non sperate che passi. Preparatevi. Presto si tratterà di capire, quando si va in giro, se è il caso di rischiare un pugno o uno sputo, nel nome, così logoro, della democrazia. [MSe] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 33 del 18 agosto 2019
continua
§01 - La bella democrazia contro il sovranista (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 agosto 2019) §03 - Cinque idee per evitare il rischio Weimar (di Walter Veltroni intervento su Repubblica 11 agosto 2019)
post pubblicato in diario, il 11 agosto 2019


Anno XII N° 32 del 11 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 11 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Risorgimento, Resistenza, Democrazia sono tre fenomeni connessi tra loro e ancora esistenti e operanti, anche se minoritari. Il partito che ne è depositario è quello Democratico,[...] .Gli ultimi dati sull'attuale consistenza dell'elettorato registrano una crescita del Partito democratico dal 18 per cento in cui era sceso al 22 per cento. [...] Zingaretti (e non è il solo) è convinto che l'opinione pubblica di sinistra sia in crescita. Questo ci incita a osservare che l'attuale gestione della sinistra sia in grado di fronteggiare Salvini. Il tempo corre velocemente e quindi tra non molto vedremo che cosa accadrà _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - La bella democrazia contro il sovranista _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Siamo tutti molto interessati, noi italiani, alle decisioni prese da Matteo Salvini: vuole far saltare il governo attuale, mettere tutte le altre forze politiche nel massimo imbarazzo di fronte alle sue iniziative, avviare lo scioglimento delle Camere e prepararsi alle elezioni che secondo lui vincerà. Se questi progetti andassero tutti a buon fine, il risultato sarebbe una posizione del tutto nuova nel nostro Paese: Salvini ne diventerebbe il dittatore. Questo è da tempo il suo progetto ma diventare dittatore in un Paese che ha antiche istituzioni democratiche non è cosa facilmente accettabile dalla pubblica opinione, perfino da quella che segue con simpatia e fiducia le iniziative di Salvini. _______________________________________________________________________________________ Ho più volte riflettuto sulla soluzione che nonostante questi impedimenti il leader della Lega persegue: ad elezioni avvenute e vinte lui, potrebbe proclamarsi presidente dell'Italia. Non della Repubblica Italiana ma dell'Italia. Una definizione come quella che ho indicato salverebbe le forme ma manterrebbe la sostanza: presidente dell'Italia equivale alla parola dittatore senza però pronunciarla e lasciando le apparenze verbali di una posizione costituzionalmente apprezzabile. Naturalmente un Parlamento ci sarebbe ma interferirebbe di ben poco sulle attività del presidente dell'Italia. _______________________________________________________________________________________ Del resto altri paesi ben più importanti del nostro questa soluzione ce l'hanno già: gli Stati Uniti americani hanno un presidente con poteri di governo. La stessa cosa accade nella Russia di Putin, ed è anche lui un presidente dotato di pieni poteri di governo. La stessa cosa avviene in Cina e in molti altri paesi di grandezza oscillante: alcuni equivalgono poco meno che a un intero continente, altri invece sono di modesta entità territoriale, ma il governo è accentrato nelle mani di una persona e del suo "stato maggiore", chiamiamolo così per intenderci. _______________________________________________________________________________________ Salvini non sarebbe dunque un'eccezione ma chi è stato educato alla democrazia politica è ostile a questa soluzione. Naturalmente Salvini fa di tutto in questi giorni per camuffare la soluzione che ha in mente ma se il corpo elettorale comprendesse bene le intenzioni del capo della Lega, non è affatto escluso che Salvini non ottenga i voti necessari. La lotta è fondamentalmente tutta qui e gli elettori debbono sceglierne la soluzione entro e non oltre le prossime due settimane. Questo è il problema e questo è il tempo. _______________________________________________________________________________________ *** Mi domando se l'Italia abbia un tessuto democratico o populista. Questa domanda può sembrare impropria: il popolo di un Paese è quello che decide liberamente le soluzioni politiche. Ma la parola popolo contiene molti significati che contrastano tra loro. Ricorderete qual era il motto tipico della Repubblica Romana ai tempi dell'Impero di duemila anni fa: "Senatus Populusque Romanus", il Senato e il Popolo Romano. Ma che cosa significava la parola popolo in quella dizione? Era la classe dirigente, in gran parte formata da ex senatori, consoli, proconsoli, tribuni, prefetti, governatori, comandanti. Questa era la classe dirigente della Roma che era già la potenza che aveva conquistato gran parte del Mediterraneo, anche se non era ancora la sola. _______________________________________________________________________________________ L'evoluzione col passar degli anni accentrò il potere fino a creare personaggi che governavano di fatto in modo personalizzato vasti territori: Scipione l'Africano, Numa Pompilio, Pompeo, Silla, ma soprattutto Giulio Cesare e i suoi successori: Ottaviano, Marcello, Agrippa, Augusto, Nerone, Claudio, questo era il popolo, cioè la classe dirigente d'una potenza che si stava sempre più estendendo a tutta l'Europa, a una parte notevole dell'Africa e dell'Oriente e a tutto l'Occidente europeo compresa una parte dell'attuale Inghilterra. _______________________________________________________________________________________ Questo passato molto antico non è l'unico: se si andasse indietro di un migliaio di anni prima dell'Impero romano si troverebbero imperi e governi con singoli uomini o singoli capi che li guidavano. E la democrazia? Non c'è mai stata la democrazia fino all'epoca moderna che comincia un migliaio d'anni fa e coincide nella nostra Italia con lo "Stil Novo" del Guinizelli, Cavalcanti e Dante Alighieri: _______________________________________________________________________________________ "Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io / fossimo presi per incantamento / e messi in un vasel, ch'ad ogni vento / per mare andasse al voler vostro e mio". _______________________________________________________________________________________ Qui comincia la democrazia. Che cos'è realmente? È un popolo di poco numero, una classe consapevole e in qualche modo dirigente culturalmente ma anche politicamente, e se ne volete l'esempio più chiaro è quello della famiglia fiorentina dei Medici. L'Italia conosce in qualche modo la democrazia che ha un carattere oligarchico e si sviluppa in gran parte d'Europa con analoghe caratteristiche: in Francia, in Spagna, in buona parte della Germania, della Sassonia, della Scandinavia. Oligarchie. _______________________________________________________________________________________ La democrazia di massa non è mai esistita nel senso che quando è accaduto la parola popolo ha ceduto a quella di popolino. Il vero popolo è una minoranza e il popolino in gran parte della storia degli ultimi cinquecento anni ha dato luogo al populismo: una massa di persone che cedono alla guida di un capo e invadono territori anche estesi dove cominciano a governare, cioè a governarsi. Queste sono forme di democrazia ma durano poco se da questa massa populista non cominciano ad emergere le classi dirigenti. La borghesia. _______________________________________________________________________________________ Come si vede, se vogliamo tornare dopo questa ampia descrizione storica, ai tempi nostri, Salvini sta usando il populismo e con esso spera di vincere la battaglia che ha intrapreso. Se vince sarà un dittatore ma dopo poco dovrà fare i conti: in Italia la borghesia esiste, piaccia o non piaccia, la dittatura salviniana in un Paese come il nostro può nascere ma durerà quel tanto che la storia prevede. _______________________________________________________________________________________ In Italia una sinistra democratica ha avuto una parte rilevante nel nostro Risorgimento: i nomi più noti sono quelli di Giuseppe Mazzini (la Giovane Italia), Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane, Luigi Settembrini, Goffredo Mameli, i fratelli Cairoli e molti altri. Il fascismo è stato un fenomeno di populismo di massa nato tra due guerre mondiali che recarono enormi catastrofi umane e che determinarono un'aberrazione del tessuto europeo. Fascismo e nazismo ne furono le conseguenze e le cause. Da allora sono passati molti anni e la modernità è rinata con fatica e ostacoli notevoli. _______________________________________________________________________________________ Se guardiamo a tutto il Novecento e a questo inizio del Duemila la democrazia non è molto forte ma esiste e persiste. Una democrazia di destra ci fu nella seconda metà dell'Ottocento ma poi scomparve. Si è riaffacciata di nuovo ai tempi della Resistenza e delle conseguenze che ebbe. Non vi stupite: Risorgimento, Resistenza, Democrazia sono tre fenomeni connessi tra loro e ancora esistenti e operanti, anche se minoritari. Il partito che ne è depositario è quello Democratico, attualmente guidato da Nicola Zingaretti con il concerto di Gentiloni, Fassino, Minniti, Franceschini e molti altri. Una classe dirigente c'è e si estende a Calenda e soprattutto a Walter Veltroni e a Romano Prodi. Gli ultimi dati sull'attuale consistenza dell'elettorato registrano una crescita del Partito democratico dal 18 per cento in cui era sceso al 22 per cento; una crescita notevole che dà speranze per il futuro. Zingaretti (e non è il solo) è convinto che l'opinione pubblica di sinistra sia in crescita. È un'ipotesi probabile? Diciamo possibile e questo comunque ci incita a osservare l'attuale gestione di una sinistra potenzialmente in grado di fronteggiare Salvini. Il tempo corre velocemente e quindi tra non molto vedremo che cosa accadrà. [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 11 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Il Pontefice: "Preoccupato dai sovranisti, i loro discorsi somigliano a quelli di Hitler" «L’Europa non deve sciogliersi, bisogna salvarla, ha radici umane e cristiane. Una donna come Ursula von der Leyen può ravvivare la forza dei Padri Fondatori» _______________________________________________________________________________________ Domenico Agasso Jr _______________________________________________________________________________________ §02 - Intervista a Papa Francesco: “Il sovranismo mi spaventa, porta alle guerre” _______________________________________________________________________________________ (di Domenico Agasso Jr La Stampa 08 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ «Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. ‘Prima noi. Noi… noi…’: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura”. In una lunga intervista alla Stampa, pubblicata oggi, papa Francesco punta nuovamente il dito sul pericolo che sente arrivare dall’onda nera che si sta diffondendo anche, ma non solo, in Italia. _______________________________________________________________________________________ “Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa – dice papa Francesco rispondendo alle domande di Domenico Agasso Jr - ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”. E analoghe sono le preoccupazioni per l’altro pericolo, parallelo e talvolta coincidente, dei populismi: “Stesso discorso. All’inizio – spiega Francesco - faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, “ismi”, non fa mai bene”. _______________________________________________________________________________________ Il Papa vede un’Europa “indebolita con gli anni, anche a causa di alcuni problemi di amministrazione, di dissidi interni. Ma bisogna salvarla. Dopo le elezioni, spero che inizi un processo di rilancio e che vada avanti senza interruzioni”, dice, ricordando che “l’Europa non può e non deve sciogliersi. È un’unità storica e culturale oltre che geografica. Il sogno dei Padri Fondatori ha avuto consistenza perché è stata un’attuazione di questa unità. Ora non si deve perdere questo patrimonio”. E invita al dialogo - “ci si deve parlare, confrontare, conoscere. Invece a volte si vedono solo monologhi di compromesso” - ma “partendo dalla propria identità”. “La globalizzazione – dice – non va concepita come una sfera, ma come un poliedro: ogni popolo conserva la propria identità nell’unità con gli altri”. _______________________________________________________________________________________ Nell’intervista Francesco si dice contento della designazione della tedesca Ursula von der Leyen a presidente della Commissione europea, “anche perché una donna può essere adatta a ravvivare la forza dei Padri Fondatori. Le donne hanno la capacità di accomunare, di unire”. _______________________________________________________________________________________ Fermo anche il richiamo all’accoglienza dei migranti in pericolo: “Mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita”, dice Francesco ricordando che “ricevere è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte, non chiuse. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall’Africa. Sulla guerra, dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l’Africa. Il continente africano è vittima di una maledizione crudele: nell’immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori”. _______________________________________________________________________________________ E in un passaggio chiave dell’intervista alla Stampa, Francesco dedica una particolare attenzione all’Ambiente: quando gli viene chiesto di citare un episodio che lo abbia colpito, lo fa raccontando che “alcuni mesi fa sette pescatori mi hanno detto: ‘Negli ultimi mesi abbiamo raccolto 6 tonnellate di plastica’. L’altro giorno ho letto di un ghiacciaio enorme in Islanda che si è sciolto quasi del tutto: gli hanno costruito un monumento funebre. Con l’incendio della Siberia alcuni ghiacciai della Groenlandia si sono sciolti, a tonnellate. La gente di un paese del Pacifico si sta spostando perché fra vent’anni l’isola su cui vive non ci sarà più. Ma il dato che mi ha sconvolto di più è l’Overshoot Day: il 29 luglio abbiamo esaurito tutte le risorse rigenerabili del 2019. Dal 30 luglio abbiamo iniziato a consumare più risorse di quelle che il Pianeta riesce a rigenerare in un anno. È gravissimo. È una situazione di emergenza mondiale”. _______________________________________________________________________________________ Cosa teme più di tutto per il nostro Pianeta, gli chiede Agasso Jr: “La scomparsa delle biodiversità. Nuove malattie letali. Una deriva e una devastazione della natura che potranno portare alla morte dell’umanità”, dice esprimendo però fiducia “in particolare nei movimenti di giovani ecologisti, come quello guidato da Greta Thunberg, Fridays for future. Ho visto un loro cartello che mi ha colpito:il futuro siamo noi!”. [DAg] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 11 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ "Tanti che hanno votato per i Cinque stelle sono pentiti per il modo con cui il Paese è stato regalato alla destra estrema" _______________________________________________________________________________________ Walter Veltroni _______________________________________________________________________________________ §03 - Cinque idee per evitare il rischio Weimar _______________________________________________________________________________________ (di Walter Veltroni intervento su Repubblica 11 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Caro direttore, uso le parole. Furono le parole, quando ero ragazzo, a farmi innamorare della politica. Le parole con le quali Pavese descriveva la Resistenza, quelle di Giovanni XXIII che trasmettevano amore e compassione verso i deboli, quelle scritte dai martiri antifascisti, muratori o professori, che si rivolgevano alla moglie o alla mamma la notte prima di morire per la libertà degli altri, non la propria. Le parole dei pensatori che sottolineavo sui libri o quelle dei leader politici della mia formazione che ascoltavo, quando c'erano le bandiere. Parole, il motore delle emozioni private e civili. Parole, lo strumento delle grandi passioni politiche e umane. _______________________________________________________________________________________ Uso le parole per parlare oggi a chi rappresenta, in parlamento e nella politica, tutte le persone che condividono i medesimi nostri valori, grandi e essenziali. Quei valori hanno cambiato il mondo. Hanno spezzato catene, difeso diritti fondamentali, conquistato libertà. Noi, che abbiamo inseguito la realistica utopia di una società aperta e fondata sulla libertà degli umani, abbiamo cambiato il mondo. _______________________________________________________________________________________ Ora il mondo, come è capitato talvolta nella storia, sta rimettendo le vecchie armature, si sta attrezzando per un nuovo tempo di intolleranza. Non ho mai smesso di parlare , in questi anni, di un pericolo Weimar. Serve altro oggi per dimostrare che, con le dovute differenze storiche, stiamo assistendo ad un fenomeno analogo? Crisi delle democrazie, paralisi delle istituzioni rappresentative, sconvolgimenti sociali legati a una duratura recessione, nascita di gruppi capaci, con il linguaggio dell'odio, di entrare in sintonia con il disagio popolare diffuso. Ricorda qualcosa tutto questo? _______________________________________________________________________________________ Papa Francesco, non potrebbe esprimersi osservatore più libero da appartenenze, ha detto a La Stampa: "Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento. Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler del'34. "Prima noi, prima noi.." sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura... Il sovranismo è un'esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre". _______________________________________________________________________________________ In un'intervista su questo giornale, un anno fa, suggerii di smettere di usare la categoria del populismo per indicare ciò che doveva essere definita nella sua natura reale: destra estrema. Di questo si tratta. In Italia e altrove. Bisogna dirlo chiaro. Non c'entra Reagan e neanche Bush. Non la signora Thatcher e neanche Chirac. Quella era la destra liberale, che è stata l'alternativa democratica alla sinistra progressista. E per decenni il mondo è cresciuto in ricchezza e libertà, accettando l'alternanza tra questi due modelli e sistemi di valori. _______________________________________________________________________________________ Ora invece l'economia mondiale, tra dazi e scelleratezze antieuropee, vive un momento depressivo. Il nostro Paese è in recessione. I negozi chiudono e le imprese anche. L'Italia si sta impoverendo. Tutte le previsioni sono fosche. Si promette ogni cosa, un assurdo festival della demagogia, ma la verità è che ci ritroveremo da qui a breve con l'aumento dell'Iva e l'esercizio provvisorio. Non sanno quello che fanno. _______________________________________________________________________________________ Ora il leader della Lega, mentre fa precipitare in pieno agosto il Paese in una crisi al buio, chiede, nessuno lo dimentichi, il voto agli italiani per "darmi pieni poteri per poter fare quello che abbiamo promesso, senza palle al piede". Quali sono le palle al piede? Il Parlamento, i partiti, la libera stampa, la magistratura? Come reagire a questa sfida inedita? _______________________________________________________________________________________ Mentre scrivo non so quale sarà l'esito della crisi, per la quale è comunque giusto seguire le indicazioni dell'unica figura super partes, il presidente Mattarella. So per certo che, per il modo in cui la crisi nasce, difficilmente il ministero dell'Interno che dovrebbe garantire le elezioni potrà essere gestito da chi ha portato il paese in questo tunnel. In ogni caso, si voti subito, come sembra, o no, mi permetto di suggerire "Cinque pezzi facili" per affrontare questa fase. _______________________________________________________________________________________ 1) Far capire la portata del pericolo, per il Paese e per l'Europa, costituito dal tentativo della Lega di usare il consenso di oggi per produrre , probabilmente, un cambio di clima istituzionale fondato sull'idea dei "pieni poteri" e sulla necessità di liberarsi delle "palle al piede". Anche sulla sicurezza. Bisogna contrapporre nettamente due modelli. Quello delle armi e quello della comunità. Nell'America che ha scelto il primo, quest'anno, ci sono stati 246 morti per sparatorie di massa, spesso provocate da sovranisti. Non è lì che il nostro Paese vuole finire. _______________________________________________________________________________________ La sicurezza dei cittadini è una priorità. Per garantirla noi vogliamo un clima civile in cui si possa tornare a lasciare le chiavi attaccate alla porta, piuttosto che vivere tutti armati e barricati. Chi sbaglia, straniero o italiano, paga per il male che fa. Ma senza lavori forzati o pene di morte. Come fanno i Paesi civili, in cui non esiste che ci siano più armi che cittadini. E, diciamolo forte, chi governa dovrebbe prestare attenzione più ai quartieri popolari delle nostre città dominati dagli spacciatori di droga legati ai poteri criminali che a demonizzare maniacalmente ogni giorno il lavoro delle Ong. Questa volta, per l'altezza della posta in gioco, nessuno degli elettori di centrosinistra o moderati deve sentire che il legittimo fastidio per l'inadeguatezza di una proposta politica alternativa possa costituire buona ragione per astenersi. Stavolta no. _______________________________________________________________________________________ 2) Fare del lavoro e della sicurezza sociale delle persone , non solo dei giovani, il cuore della proposta programmatica del centrosinistra. In questo senso io credo che sia matura un'idea di radicale abbattimento del cuneo fiscale per consentire alle imprese di assumere e ai lavoratori di guadagnare di più. Non cento piccole proposte. Una, forte. Abbattere drasticamente il cuneo fiscale per più lavoro, più crescita, più sicurezza sociale. _______________________________________________________________________________________ 3) L'ambiente è l'asse di riferimento dell'idea di sviluppo della sinistra moderna. Ho tante volte parlato della assurdità del silenzio di tutti sulla principale paura, questa vera, che la società dovrebbe avere. La paura del dissolvimento del ciclo alimentare e di quello ambientale. Qualcosa che misuriamo ogni giorno nella nostra vita. La riconversione ambientale dell'economia può trasformare l'ambientalismo da cartello del no a visione produttiva. Può far diventare l'ambiente ciò che in passato sono state le autostrade e poi la comunicazione elettronica, il volano di una nuova fase di sviluppo. L'ambiente è l'aglio dei nazionalisti, che non possono far altro che negare, ridicolmente, l'esistenza del problema. Come ha fatto Trump, facendo saltare gli impegni di limitazione delle emissioni presi da Obama. L'emergenza ambientale postula un governo mondiale, altro che dazi e sovranismi. _______________________________________________________________________________________ 4) Istruzione, istruzione, istruzione. Abbiamo bisogno di un welfare scolastico, che facendo leva sulle capacità e sul merito e partendo dalle condizioni sociali spinga la maggioranza degli italiani, non solo ragazzi, a praticare la formazione per tutta la vita. Bisogna rifare le scuole rendendole moderne, non cambiare gli esami di Maturità ogni anno. Bisogna avere campus universitari e non aule sovraffollate. Bisogna rispettare il lavoro di chi insegna. Bisogna credere fino in fondo nella ricerca e nella cultura, antidoti al declassamento del Paese. _______________________________________________________________________________________ 5) Infine non bisogna avere paura di essere se stessi. Devono essere distinguibili nettamente due mondi. All'odio si deve sempre contrapporre il dialogo. Al razzismo l'idea di una società sicura e giusta perché includente. Alla barbarie crescente del linguaggio e dei gesti la sobrietà delle parole e la profondità dei ragionamenti. Lo ha fatto una ragazza russa di diciassette anni, semplicemente leggendo il testo della Costituzione del suo Paese. Bisogna essere l'altro da quello che si vede. Nascondersi o omologarsi significa sparire. _______________________________________________________________________________________ Occorre l'orgoglio di essere democratici. Una parola che, lo si sta vedendo, è molto più ricca di significati di quanto si pensasse, superficialmente. Bisogna essere, visibilmente, l'altro. Non solo bipolarismo politico, ma bipolarismo valoriale. Noi immaginiamo una società aperta, fatta di regole e di rispetto di diritti. Una società libera, con una democrazia che funziona. Solo infatti la velocità dei processi democratici, in una società digitale, impedisce l'affermarsi di una domanda pericolosamente semplificatoria e autoritaria. Non dobbiamo avere il tono degli altri, mai farci trascinare nella rissa quotidiana che tutto omologa. Dobbiamo indicare con severità il pericolo della destra estrema e al tempo stesso rappresentare quella maggioranza di italiani che vorrebbe una politica fattiva e civile ed un Paese dinamico. _______________________________________________________________________________________ Milioni di italiani così sono ora alla finestra. Tra questi tanti che hanno votato per i Cinque stelle e ora sono a dir poco pentiti per il modo subalterno con cui, nell'"anno bellissimo" in cui si sarebbe "abolita la povertà" il Paese è stato regalato, dalla subalternità pentastellata, alla destra estrema. Si è disperso, asservendosi alla Lega, un patrimonio di desiderio di radicale mutamento delle cose che, comunque la si veda, era alla base del grande consenso ottenuto dai Cinque stelle alle politiche. _______________________________________________________________________________________ Se tutte queste persone resteranno alla finestra, si asterranno sfiduciate, il Paese finirà male. Il modo peggiore per parlare loro è squadernare ancora una volta il repertorio infinito di personalismi, ripicche, furbizie, doppiezze, scissioni, piccoli conti di potere che, in questi anni, ha logorato la stessa parola sinistra. _______________________________________________________________________________________ Se non si vuole finire sui libri di storia come è successo in altri momenti a gruppi dirigenti ciechi di fronte al baratro, bisogna che ci sia un colpo . Non di reni. Di cervello e di cuore. Bisogna trovare le giuste parole, aprirsi, unirsi, accettare le diversità e farle convivere. Siano esse di pezzi di società civile, di altre formazioni politiche del campo progressista, di anime del Pd. Ci vuole oggi, per le prospettive politiche ed elettorali, un fronte ampio di forze che si accordi su poche, chiare priorità programmatiche. Non programmi velleitari e irrealizzabili di duecento cartelle. _______________________________________________________________________________________ E poi, uniti. Per una volta, con quello che sta accadendo, uniti! _______________________________________________________________________________________ Oggi così va intesa, da parte del Pd , la vocazione maggioritaria con la quale nacque il primo partito della sinistra sorto per fusione e non per scissione. Non settarismo, integralismo, minoritarismo di ritorno. Riformismo applicato con radicalità. E capacità di unire. Alla Lega bisogna contrapporre non un grido. Ma un modo alternativo di intendere la politica, la società. La capacità umile di ritrovare il popolo e quella coraggiosa di salvare l'economia e il lavoro degli italiani dal rischio di una catastrofe. _______________________________________________________________________________________ Bisogna trovare le parole giuste. Quelle che accendono le emozioni delle persone e la loro passione civile. [WVe] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 32 del 11 agosto 2019
continua
1 - I dittatori che rendono servo il popolo (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 agosto 2019) 2 - La libertà e i gendarmi (di Michele Serra Repubblica.it 04 agosto 2019
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2019


Anno XII N° 31 del 04 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 04 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Ovunque si parla di democrazia ma non c'è un popolo veramente sovrano. Dominano le personalità che hanno un fascino e guidano le opinioni pubbliche, come Salvini. Ma la sinistra non è scomparsa. _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - I dittatori che rendono servo il popolo _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 agosto 2019) _______________________________________________________________________________________ Viviamo in un'epoca nella quale la democrazia è dovunque: in Europa, nelle Americhe del Nord, del Sud e del Centro. Perfino nella Russia di Putin si parla di democrazia, sottolineando il sostegno elettorale espresso al presidente dal popolo. È il popolo che vive e regna dovunque, ma la parola è comunque generica: che cos'è il popolo? È composto da molti elementi: la borghesia, le corporazioni (in certi comuni del Medio Evo le chiamavano Arti maggiori e minori), il ceto medio, i ricchi. Questo era il popolo dignitoso e apparentemente regnante; poi c'erano i poveri, i disagiati e le donne, quelli però andavano certamente aiutati ma contavano poco e niente. Solo gli altri componevano il popolo sovrano. Sovrano in apparenza ma quasi mai realmente. _______________________________________________________________________________________ La democrazia era dovunque, o almeno così dicevano quelli che desideravano convincerne la cosiddetta "opinione pubblica", ma il popolo non era certamente sovrano. L'Italia ne ebbe un'esperienza con il fascismo: la nazione fu interamente fascista quando la dittatura di Benito Mussolini si era installata, ma diventò di colpo antifascista quando Mussolini fu sfiduciato dal Gran Consiglio da lui stesso instaurato. Il significato della parola democrazia era privo di valore reale. Con i tempi d'oggi la situazione non è molto diversa, anzi è del tutto simile: non c'è un popolo veramente sovrano. _______________________________________________________________________________________ In realtà molti sistemi democratici sono guidati in ambito territoriale da personalità che hanno un fascino e quindi guidano le pubbliche opinioni. In Italia la presenza di questo tipo di leader, con caratteristiche diverse, è particolarmente notevole in alcuni Comuni o Regioni: ad esempio a Palermo, a Napoli e in Campania, a Milano, in Veneto. _______________________________________________________________________________________ Questo è il panorama ma non è certo limitato al mondo moderno: fu così anche nell'antica Grecia e nella civiltà chiamata democratica da lei diffusa in tutto il Mediterraneo: i pochi in realtà hanno sempre condotto i molti. I molti a loro volta, quando non ne potevano più, facevano la rivoluzione. Ne vedemmo il punto massimo in quella francese e più di un secolo dopo in quella russa e questa, più o meno, è la storia del mondo che si ripete con modalità diverse ma con il contenuto che è sempre il medesimo. _______________________________________________________________________________________ *** Nell'Italia odierna la personalità che ha condensato nelle sue mani una elevata dose di potere è Matteo Salvini. La sua Lega che un tempo era stata creata da Umberto Bossi nei piccoli paesi rurali soprattutto nelle zone del Piemonte, in Lombardia e nel Veneto si è estesa a tutto il nostro Paese dando a Salvini una dose di potere politico che si colloca intorno al 35-37 per cento e arriva intorno al 45 per cento con le alleanze della Meloni e di Berlusconi. _______________________________________________________________________________________ Poi ci sono i Cinque Stelle di Luigi Di Maio, la cui storia rimonta a Beppe Grillo. La loro origine è populista, cioè una massa di persone che ha soprattutto ideali negativi: la distruzione delle classi dirigenti, siano di sinistra e siano di destra. "Gli alberi vanno tagliati e deve restare solo il prato per noi" diceva Beppe Grillo nella sua predicazione durata dieci anni e terminata solo un paio di anni fa con il lascito a Di Maio e al suo gruppetto dirigente. _______________________________________________________________________________________ Questa è l'Italia di oggi nella quale tuttavia la Sinistra non è affatto scomparsa come sembrava. Sta riprendendo con un gruppo dirigente di notevole qualità, tant'è che nelle ultime occasioni elettorali la Sinistra si è collocata al 23-24 per cento ed è la seconda subito dopo il 34 per cento di Salvini. La strada che la sinistra cerca di intraprendere è quella di un Movimento che non si iscrive al partito ma lo affianca e lo affiancherà nelle future occasioni elettorali. Questa è la situazione. _______________________________________________________________________________________ Aggiungo che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha genericamente indicato un limite temporale che sarebbe quello dell'8 settembre prossimo. Se Salvini non avesse per quella data mandato all'aria il governo e provocato le elezioni, questa ipotesi diventerebbe inattuabile per ragioni costituzionali. È evidente che la palla da gioco a questo punto passerebbe da Salvini a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio e quindi capo del governo. _______________________________________________________________________________________ Conte ha già intuito questa situazione e si sta comportando, come abbiamo notato da oltre un mese, in conformità. Conte governa, anche se non piace affatto a Salvini e piace poco anche a Di Maio, dal cui movimento Conte è stato designato. Nel caso in cui per ragioni costituzionali le elezioni non dovessero farsi, è evidente che il potere del premier aumenterà ancora di più. Qual è la sua mira? Conte ipotizza un Paese democratico dove si contrappongono una destra conservatrice e una sinistra progressista. _______________________________________________________________________________________ Questo è il Paese moderno come volevano i fratelli Rosselli e come volevano anche Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi con il loro Manifesto redatto a Ventotene settantotto fa. Quel gruppo puntava sull'Europa e naturalmente sull'Italia, ma l'Europa era indispensabile e avrebbe dovuto assumere la forma d'una Federazione con moneta unica e una politica progressista e sociale. _______________________________________________________________________________________ Tutto ciò non avvenne, ma non si può escludere che Giuseppe Conte a questo pensi. Lo vedremo. Sarebbe un risultato del massimo interesse per l'Italia e per l'Europa. _______________________________________________________________________________________ Ps. Il collega Valerio Lo Muzio da collaboratore del nostro giornale ha raccontato e documentato il comportamento scorretto della scorta di Matteo Salvini, che ha accompagnato il figlio del ministro su una moto d'acqua della Polizia di Stato e ha minacciato il giornalista. Salvini ha poi insultato in modo inaccettabile il lavoro giornalistico del nostro Lo Muzio. Questo atteggiamento è stato ritenuto indecente da una quantità di giornali sia in Italia che all'estero, a cominciare da Le Monde di Parigi e per quanto ci riguarda dal Corriere della Sera e da La Stampa. Anche il nostro giornale ovviamente ha fatto quel che doveva ed io faccio qui altrettanto in quanto Fondatore del medesimo. [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 04 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ La Russia di Putin ha qualcosa di iraniano. Un potere monocratico e intollerante, che custodisce se stesso. I sovranisti d'Europa si sono attaccati a quel carro non per incautela o per equivoco, ma per manifesta ammirazione dei modi bruschi, dell'insofferenza per le libertà civili, della fede reazionaria per Patria e Famiglia. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §02 - La libertà e i gendarmi _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 04 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ A Mosca la polizia, con l'elmetto in testa, porta via un paio di ragazze accusate di "sommossa" per avere protestato contro l'esclusione del principale partito di opposizione alle elezioni comunali. Una ha diciassette anni, si chiama Olga Misik, leggeva per la strada, ad alta voce, la nuova Costituzione russa, quella post-comunista, che prevede la libertà di manifestare. L'altra, Lyubov Sobol, è un'avvocata al ventesimo giorno di sciopero della fame. Più di mille persone sono state arrestate nei giorni scorsi per la stessa ragione: chiedono libere elezioni. _______________________________________________________________________________________ La Russia di Putin ha qualcosa di iraniano. Un potere monocratico e intollerante, che custodisce se stesso in quanto "anima della Russia", e peggio per le altre anime in circolazione, o non abbastanza "russe" o non abbastanza rassegnate. I sovranisti d'Europa si sono attaccati a quel carro non per incautela o per equivoco, ma per manifesta ammirazione dei modi bruschi, dell'insofferenza per le libertà civili, della fede reazionaria per Patria e Famiglia. Salvini a Mosca si sente a casa per la stessa identica ragione per la quale la moscovita Olga, nella sua città, si sente a disagio. _______________________________________________________________________________________ La storia, recente e no, ci ha insegnato ad avere fede nelle città, e in specie nei ragazzi delle città. A Teheran Vida Movahed, 32 anni, si è fatta un mese di galera per essersi mostrata senza velo. Le è andata meglio che a Neda Soltani, uccisa da un miliziano nel 2009 mentre manifestava, in mezzo a un milione di persone, contro il regime. _______________________________________________________________________________________ In Turchia Istanbul e Ankara hanno disarcionato i candidati di Erdogan (altro amico dell'amico Putin) e sono governate dall'opposizione laica. Per Mosca facciamo gli scongiuri, merita un pensiero costante, di qui in poi è la città di Olga, che a diciassette anni legge la Costituzione e viene portata via a braccia dai gendarmi. [MSe] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 04 agosto 2019 _______________________________________________________________________________________ Vuol dire che i tempi sono già maturi per organizzare qualche bel repulisti su basi razziali o anche politiche. Si chiama egemonia culturale. Da non pochi anni è esercitata da quanti (giornali, politici, conduttori televisivi, intellettuali) pensano che il mondo sia pieno di bastardi e di zecche che devono marcire in galera. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §03 - L’egemonia culturale _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 27 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ Devono marcire in galera" è uno dei mantra del vasto fronte post-democratico che presidia i social e governa il Paese. Ne fa parte non solamente l'anonimo frustrato che gode solo se insapona il canapo; anche fior di uomini e donne di potere, parlamentari, leader di partito, addirittura un vicepremier che infiora di "bastardi" e "zecche" il suo gergo curvaiolo. In carcere, dunque, non si sconta una pena; neppure - figuriamoci - ci si può riabilitare. No: si marcisce. _______________________________________________________________________________________ Come carcasse al sole, o in fondo a un pozzo putrido. In questo mucchio avariato, la sub-umanità della quale gli attuali capi promettono di mondare il nostro laborioso e onesto Popolo, può anche capitare di finirci a prescindere da tutto. Soprattutto dalla realtà. _______________________________________________________________________________________ Per esempio se Daniele Capezzone (per lunghi anni galleggiante sulla superficie della politica e oggi approdato al sovranismo) accusa i giornali di tenere nascosta la notizia che gli assassini del carabiniere sono "nordafricani", salvo correggersi (ops!) dopo poche ore; oppure se Giorgia Meloni scrive che l'Italia "non deve essere il punto di approdo di questi animali", dando per scontato che tutti gli assassini arrivino su un barcone anche se sono scesi da una scaletta d'aereo, bianchi e americani; o se da fonti interne all'Arma vengono diffuse foto segnaletiche di "nordafricani" che poi si scopre non c'entrano un bel nulla; beh, vuol dire che i tempi sono già maturi per organizzare qualche bel repulisti su basi razziali o anche politiche. _______________________________________________________________________________________ Si chiama egemonia culturale. Da non pochi anni è esercitata da quanti (giornali, politici, conduttori televisivi, intellettuali) pensano che il mondo sia pieno di bastardi e di zecche che devono marcire in galera. Ma niente paura: l'ex radicale Capezzone saprà spiegare ai suoi capi che perfino un carcerato ha dei diritti. [MSe] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 31 del 04 agosto 2019
continua
§01 - Se al governo siedono Dottor Jekyll e Mr. Hyde (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 28 luglio 2019) §02 - L'incoscienza al potere (di Carlo Verdelli Repubblica 28 luglio 2019)
post pubblicato in diario, il 28 luglio 2019


Anno XII N° 30 del 28 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 28 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ Un centrodestra e un centrosinistra contrapposti sono l'ipotesi che Aldo Moro sosteneva. Voleva un'alleanza tra la Democrazia Cristiana e il Partito comunista di Enrico Berlinguer. Il Paese ne avrebbe ricavato benefici sostanziali e l'alternativa tra centrodestra e centrosinistra avrebbe giovato al progresso dell'Italia _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §01 - Se al governo siedono Dottor Jekyll e Mr. Hyde _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 28 luglio 2019) _______________________________________________________________________________________ Nel 1886 lo scrittore inglese Robert Louis Stevenson coniò un duetto che riscosse poi grande interesse nel pubblico. I personaggi erano il Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Il primo faceva di giorno ricerche sulla psicologia delle persone. Nel pomeriggio abbandonava la stanza che fino ad allora aveva occupato e al suo posto subentrava Mr. Hyde il quale lavorava soprattutto di notte alle stesse figure che il Dottor Jekyll aveva in mente ma che Hyde considerava come figure odiose da esaminare in modo totalmente negativo. Inizialmente i due non si conoscevano ma poi entrarono in contatto tra loro e reciprocamente si odiarono. L'odio raggiunse una tale intensità che l'uno decise di eliminare l'altro reciprocamente e questo avvenne. _______________________________________________________________________________________ La polizia che si caricò di mettere in luce quanto era accaduto arrivò alla conclusione che c'era stato un omicidio e un suicidio e chiuse il caso. I lettori si domanderanno perché mai comincio questo mio articolo domenicale raccontando la storia che avete finora letto e che per lungo tempo aveva fatto parte della cultura inglese e anche europea. La gente si divertiva a leggere quella favoletta e ne traeva anche qualche personale esperienza. Quanto a me, l'ho ritirata fuori perché mi sembra di grande attualità se applicata a quanto sta accadendo nella politica italiana. _______________________________________________________________________________________ I personaggi sono più numerosi e non è più il duetto creato da Stevenson: c'è Matteo Salvini e la sua Lega, Luigi Di Maio con alle spalle Beppe Grillo e poi ci sono la Meloni e Berlusconi col suo vecchio partito Forza Italia. Sono alleati tutti quanti, ma al tempo stesso ciascuno vorrebbe essere la guida di tutti e quindi l'alleanza contiene contemporaneamente un odio reciproco con diversi risultati dal punto di vista dei voti riscossi in diverse elezioni e in diversi territori del Paese. Insomma sono al tempo stesso alleati che si fanno sottomano la guerra. _______________________________________________________________________________________ Un tempo queste situazioni avvenivano molto di rado e rapidamente si chiarivano, ma ora siamo in una società globale, da tutti i punti di vista: politico, tecnologico, scientifico, climatico e quindi la globalizzazione tende a perpetuare contrasti e al tempo stesso alleanze: un mondo estremamente variabile ma alimentato da forze storiche comuni. Le singole nazioni, quando ciascuna di loro agisce dal proprio punto di vista, non si sentono affatto globalizzate, anzi: è nato quello che si chiama "sovranismo": la nazione e chi la guida pensano ciascuno a sè stessi. Questa è l'Italia di oggi, ma non soltanto: il mondo intero è fatto in questo modo, con diverse estensioni, diverse risorse, diversi ostacoli per cui l'epoca in cui viviamo è quanto mai balorda: è globale, è sovrana di sè stessa, è in contatto con gli altri e li considera al tempo stesso amici da incoraggiare e nemici da combattere e sottomettere. _______________________________________________________________________________________ Il razzismo è uno degli elementi di questa situazione ma al tempo stesso c'è chi respinge gli invasori dal proprio territorio di fronte a coloro che vogliono uscire dal territorio proprio e invadere quello altrui non per sottometterlo ma per viverci al posto di chi finora ci aveva vissuto. Questo è il mondo in cui viviamo. L'ho descritto fin qui teoricamente ma ora è il momento di fare l'esame concreto di quanto sta avvenendo in queste settimane, quali sono i protagonisti e come si fronteggiano l'un l'altro. _______________________________________________________________________________________ Matteo Salvini e la sua Lega sono il partito più esteso del Paese ma in questi ultimi giorni si è trovato di fronte a richieste di autonomia nelle province del Lombardo-Veneto e ha dovuto concedere, ancora soltanto in via di principio, le autonomie richieste. Naturalmente alcune (molte) delle altre Regioni e in particolare quelle del Sud hanno anch'esse reclamato di essere trattate alla stessa stregua della Lombardia e del Veneto. Salvini non può dire di no ma neanche di sì perché la sua Lega nazionale si trasformerebbe in un guazzabuglio di Regioni salviniane ma autonome. L'Italia non è certo l'unico Paese al mondo che deve risolvere questo tipo di difficoltà, ma comunque è uno dei Paesi la cui storia è sempre stata molto poco unitaria: ogni Regione era governata da sè stessa o da forze estranee alla Regione medesima e quindi non autogovernata ma asservita a forze esterne. Salvini tuttavia ha ben altri problemi da risolvere il primo dei quali è il suo rapporto con la Russia di Putin e gli ultimi contatti per ottenere da Putin un congruo appoggio finanziario. _______________________________________________________________________________________ Il finanziamento è stato negoziato da personaggi molto discutibili dal punto di vista biografico. La frase che il giornalismo italiano ha coniato in proposito è "Moscopoli". Salvini non è affatto contento perché si sente indebolito rispetto ai suoi alleati politici e in particolare di fronte a Di Maio. _______________________________________________________________________________________ Il leader dei Cinque Stelle a sua volta ha dovuto subire la decisione favorevole che il presidente del Consiglio Conte ha dato alla Tav che anche Salvini appoggia. Insomma la grande alleanza che contiene tutte le forze di centrodestra sta scricchiolando. Se la sinistra italiana, che Zingaretti sta cercando di rilanciare, riuscisse a rinascere come forza alternativa, la situazione politica del nostro Paese cambierebbe radicalmente. Zingaretti sta per l'appunto rilanciando il partito e il movimentismo di sinistra. _______________________________________________________________________________________ Se si mettono insieme queste entità l'alternativa al centrodestra assumerebbe un notevole rilievo: avremmo in questo modo un Paese che contrappone a un centrodestra un centrosinistra di analogo peso. Un centrodestra e un centrosinistra contrapposti sono l'ipotesi che al tempo dei tempi Aldo Moro sosteneva. Voleva un'alleanza tra la Democrazia Cristiana e il Partito comunista di Enrico Berlinguer. Il Paese ne avrebbe ricavato benefici sostanziali e l'alternativa tra centrodestra e centrosinistra avrebbe ampiamente giovato al progresso dell'Italia. C'è qualcuno che vede la situazione in questo modo ampiamente equilibrata tra conservatori e progressisti? _______________________________________________________________________________________ Forse c'è e forse è quel Giuseppe Conte, attualmente Presidente del consiglio e per la prima volta autonomo rispetto all'alleanza Salvini-Di Maio che finora si serviva di Conte come un figurino e burattino che non aveva altro compito se non soddisfare le mosse dei burattinai. Se Conte confermerà questa sua nuova autonomia, l'obiettivo potrebbe essere quello accennato da Moro: l'equilibrio tra centrodestra e centrosinistra o meglio ancora tra conservatori e progressisti. _______________________________________________________________________________________ La democrazia è esattamente questo se alla democrazia si aggiungono i valori della libertà allora avremo libertà ed eguaglianza. Tante volte ho sostenuto eguaglianza e libertà: questa è la democrazia e questo è l'ideale da raggiungere. [ESc] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 28 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ Naufragio al largo della Libia. Oltre 100 persone disperse, cioè annegate, in salvo 140, ricomincia un altro balletto acchiappavoti sui porti chiusi. Nel suo piccolo, la Lega non ha votato [perché volontariamente assente] la riforma del Trattato di Dublino e continua a disertare i vertici europei sull'immigrazione. Un problema di coscienza, per chi ancora ne conserva una. _______________________________________________________________________________________ Carlo Verdelli _______________________________________________________________________________________ §02 - L'incoscienza al potere _______________________________________________________________________________________ (di Carlo Verdelli Repubblica 26 luglio 2019) _______________________________________________________________________________________ Povero Mattarella, e povera Italia. Proprio ieri, alla cerimonia del Ventaglio, tradizionale saluto all'informazione prima delle vacanze, il presidente della Repubblica aveva esortato le forze politiche a evitare conflittualità, ricordando come la collaborazione favorisca le decisioni. Intanto che le sue parole uscivano dal Quirinale ("evitare conflittualità", "collaborazione nelle istituzioni"), Matteo Salvini rifilava un ceffone, l'ennesimo in verità, al suo e nostro presidente del Consiglio: "Del discorso di Conte mi interessa meno che zero". Si riferiva all'intervento del giorno prima del premier su Moscopoli. Intervento per altro molto cauto, recitato in un Senato dimezzato dall'assenza dei parlamentari grillini, posto che abbia ancora un senso chiamarli così, cioè la parte politica che virtualmente rappresenta la maggioranza di governo e di cui il premier stesso è espressione. _______________________________________________________________________________________ In ogni altra democrazia del mondo, giunti al punto in cui siamo, il presidente del Consiglio avrebbe già decorosamente rimesso il suo mandato, le Camere sarebbero state sciolte, il voto anticipato alle viste. Al di là di ogni appartenenza o simpatia politica, la situazione ha da settimane superato il punto di un possibile ritorno a un minimo di dignità, dove per dignità si intende che le forze di governo, avendo perso per via ogni punto di contatto e di condivisione, ne prendono responsabilmente atto e stracciano il risibile contratto che le ha artificialmente tenute insieme per un anno di travagliata convivenza. _______________________________________________________________________________________ Non c'è tema dove ci sia un minimo d'unità d'intenti: dalle autonomie regionali alle alleanze internazionali, dall'ineludibile legge di bilancio all'illiberale decreto sicurezza, dalle multe capestro a chi salva i migranti in mare ai balletti deprimenti su Tav, Tap, Ilva, Alitalia. Il risultato è che, giorno dopo giorno, assistiamo attoniti a scambi sanguinosi di accuse tra i due partiti che avrebbero la responsabilità di guidare da qualche parte un Paese sfibrato da ondate d'odio inattese, frustrato nelle sue ambizioni di crescita, mai così in bilico sul crinale che divide la decadenza, non solo economica ma anche sociale, da una qualsiasi ipotesi di ripartenza. _______________________________________________________________________________________ Giorno dopo giorno, sembra sempre di essere arrivati all'ultimo giorno. Arriva invece un vertice a sorpresa, una dichiarazione a buttare la palla in tribuna, un compromesso notturno all'estremo ribasso. E la mattina dopo si ricomincia, per ora andiamo avanti che il futuro prossimo è nelle mani di dio, senza che nessuno dei commedianti in causa abbia un soprassalto di onestà e dica per primo "basta, io non ci sto più". Sia esso il ministro dell'Economia, o quello degli Esteri, o lo stesso presidente del Consiglio, costretto com'è a mediare ciò che mediabile non è più, e forse non lo è mai stato. _______________________________________________________________________________________ Sui leader dei rispettivi schieramenti, e corti annesse, inutile fare affidamento. Luigi Di Maio teme che la spirale al peggio del suo Movimento lo inghiottisca in caso di ritorno alle urne e quindi, pur di evitarle, si consegna, e consegna il proprio patrimonio di valori, all'acerrimo alleato. Matteo Salvini, che invece dalle urne uscirebbe trionfatore, gioca in proprio una partita dove l'unica vera incognita sono le mine vaganti ordite da qualche procura impertinente (su Moscopoli, sui 49 milioni scomparsi dalle casse del partito, sugli eventuali 65 trattati nelle opache sale dell'Hotel Metropol). Ma a lui, visto il consenso di cui gode, basta mentire a ripetizione (Savoini chi?) o dispiegare la forza atomica della sua propaganda per sviare l'attenzione su temi ad alta intensità emotiva ( il dramma degli affidi controversi dei bambini di Bibbiano, Comune rosso, guarda caso) o anche provocatoriamente popolari (la campagna per dare una casa ai poveri cani rimasti vagabondi dopo lo sgombero forzuto del Centro di Cara di Mineo, sgombero che è costato tragedie immaginabili a centinaia di "invisibili" che però, essendo umani di serie B, si arrangino). _______________________________________________________________________________________ La strategia della bugia e quella della distrazione di massa: per ora pagano, e anche bene. L'uomo forte per un'Italia debole. Il paradosso, piuttosto sconveniente per le sorti nazionali, è che l'ulteriore rafforzamento del primo passa per l'aggravarsi della debolezza della seconda. Forse il peggior difetto di un governo nato difettoso è l'incoscienza. Solo ai bambini è concessa. Per gli adulti è un vizio pericoloso. Per chi ha ottenuto i voti per comandare un Paese, l'incoscienza è il peccato più grave, che non si emenda fingendo di baciare crocifissi o barattando i propri ideali con le convenienze del potere. _______________________________________________________________________________________ Salvini e Di Maio hanno scambiato la vittoria in due turni elettorali, sia pure con esiti capovolti (le Politiche del 2018 ai 5Stelle, le Europee del 2019 alla Lega) per una cambiale in bianco da esibire in nome e per conto del popolo italiano. Col risultato, a poco più di un anno dal loro insediamento, che il marchio Italia ha perso credibilità, e di conseguenza rilevanza. Per responsabilità diretta dei partiti vincitori, e con la complicità di un'opposizione incapace di ritrovare un'anima e un'unità d'azione, aggiungerei anche un linguaggio, capaci di contrastare con efficacia il racconto dominante di chi, insieme al governo del Paese, si è preso le postazioni strategiche per creare e mantenere il consenso, compresa la Rai e le piazze ormai rilevantissime del mondo parallelo più influente, quello dei social network, il nuovo impero dei sentimenti e dei risentimenti. _______________________________________________________________________________________ Promesse sbandierate e poi rinnegate, senza mai passare per un accenno di mea culpa. Risultati economici catastrofici, pure in una contingenza difficile, senza che l'altalena tra recessione e stagnazione inducesse a un minimo di revisione dei programmi. Strappi continui con l'Europa, fino all'isolamento di cui patiamo ora tutte le conseguenze. Spericolate manovre di avvicinamento con le grandi potenze lontane, dalla Russia di Putin all'America di Trump fino allo sfioramento con la Cina di Xi Jinping, accendendo debiti di sudditanza di cui pagheremo i conti per molti anni a venire. _______________________________________________________________________________________ Sono alcuni, soltanto alcuni, dei frutti velenosi prodotti da un sistema partorito da due forze nate come anti-sistema, che invece di lavorare per cambiare l'Italia nel senso disegnato dai rispettivi impegni annunciati ai propri sostenitori, hanno invece scelto di continuare in una specie di campagna elettorale permanente, dove il dichiarare vale infinitamente più del fare, finendo per fare poco (e quel poco, specie in materia di diritti civili, in maniera barbara) e annunciare molto (e quel molto, giudicato troppo anche dagli osservatori internazionali, in crescente e insanabile contrasto tra improbabili alleati).Solo l'incoscienza dei contraenti di questo patto di legislatura vieta di ammettere che il sessantacinquesimo governo della Repubblica italiana, nato il primo giugno 2018, è politicamente e clinicamente morto. _______________________________________________________________________________________ Tra i vantaggi collaterali di questa sopravvivenza fasulla, gli onorevoli fantasmi potranno fingere di non vedere, o addirittura vantarsi, di una breve in cronaca: naufragio al largo della Libia, oltre 100 persone disperse, cioè annegate, in salvo 140, ricomincia un altro balletto acchiappavoti sui porti chiusi. Nel suo piccolo, la Lega non ha votato la riforma del Trattato di Dublino e continua a disertare i vertici europei sull'immigrazione. Un problema di coscienza, per chi ancora ne conserva una. [CVe] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 28 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ Ecco perché quella frase, "siamo nelle mani delle Dio" è in fondo sincera. L'azione di Salvini non prevede il principio di responsabilità. È tutto nelle mani di Dio. In quelle del ministro c'è solo lo smartphone. _______________________________________________________________________________________ Stefano Cappellini _______________________________________________________________________________________ §3 - l ministro in fuga che lascia il Paese nelle "mani di Dio" _______________________________________________________________________________________ (di Stefano Cappellini Repubblica.it 23 luglio 2019) _______________________________________________________________________________________ "Siamo nelle mani di Dio", è una frase che si può accettare da un ministro della Chiesa, da un pio sconosciuto in una corsia d'ospedale, da un fatalista conversatore da bar. Non da un ministro della Repubblica, capo di fatto del governo e del partito che ne è ormai l'azionista di maggioranza. Ma la frase dell'altro giorno con la quale Matteo Salvini ha voluto consegnare agli italiani il suo criptico pronostico sul destino dell'esecutivo ha un senso, eccome, se la si legge in un'altra chiave. _______________________________________________________________________________________ Salvini è un ministro in fuga. Non c'è mai. O meglio, non c'è laddove gli si chiede di esercitare il suo mestiere di ministro e vicepresidente del Consiglio. Non incontra Di Maio per superare lo stallo del governo. Non si presenta al vertice di Parigi sui migranti, suscitando l'ira dei francesi. Non sarà, salvo colpi di scena, nemmeno oggi in Senato, dove il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferirà su una vicenda - il caso Moscopoli - del quale il leader leghista è protagonista indiscusso. In compenso, Salvini è a Bibbiano, la nuova scatola nera del populismo più becero. _______________________________________________________________________________________ È su Facebook. Mangia e comizia sui social. È assente dove serve un'azione razionale, coordinata, complessa. È presente quando c'è da lucrare voti, come che sia, con una battuta, un tweet, un grugnito della Bestia. Ecco perché quella frase, "siamo nelle mani delle Dio" è in fondo sincera. L'azione di Salvini non prevede il principio di responsabilità. È tutto nelle mani di Dio. In quelle del ministro c'è solo lo smartphone. [SCa] _______________________________________________________________________________________ La striscia del 28 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ A noi anzianotti viene subito in mente Berlinguer, che esattamente da quella stazione - quella di quelli che non hanno il 51 per cento - fece partire il treno del compromesso più inaudito e scandaloso, quello con la Dc, l'avversario storico dei comunisti. L'amarezza di Appendino, come quella di tutti i suoi compagni di partito improvvisamente consci di non essere maggioranza, merita rispetto. Benvenuti tra noi. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §04- Il famoso 51 per cento _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 25 luglio 2019 _______________________________________________________________________________________ "Noi non abbiamo il 51 per cento" dice la sindaca Appendino, allargando le braccia, a proposito della Tav che passerà sotto le montagne e sopra la testa dei cinquestelle. Lei non lo sa (o forse lo sa?), ma quel numerino incarna una questione nobile e antica, che precede di molto il nostro evo e perfino la Piattaforma Rousseau: la questione della maggioranza. _______________________________________________________________________________________ A noi anzianotti viene subito in mente Berlinguer, che esattamente da quella stazione - quella di quelli che non hanno il 51 per cento - fece partire il treno del compromesso più inaudito e scandaloso, quello con la Dc, l'avversario storico dei comunisti. Finì nel sangue, quello di Aldo Moro, il compromesso incarnato. Sangue versato da sedicenti avanguardie che del 51 per cento se ne fregano per principio; anzi lo odiano, per la banale ragione che odiano la democrazia. _______________________________________________________________________________________ Fino a che contro la maggioranza si esprimono gli artisti e i poeti (vedi Alvaro Mutis e De André) il cuore dei giusti e dei sensibili non può che essere dalla loro parte, perché è contro l'oppressione del conformismo, contro la pigrizia del luogo comune, contro l'indifferenza dei sazi e degli stupidi che muovono guerra ai poeti. Loro sì, ne hanno il diritto e il potere. Ma chi fa politica ha l'obbligo, volente o nolente, di fare i conti con quella maledetta/magica soglia, il 51 per cento. Per valicarla, a meno che si punti alla conquista violenta del potere, la trattativa, l'accordo e anche il compromesso (che gli italiani, loschi che vedono solo il losco, chiamano "inciucio") sono l'unica via praticabile. _______________________________________________________________________________________ L'amarezza di Appendino, come quella di tutti i suoi compagni di partito improvvisamente consci di non essere maggioranza, merita rispetto. Benvenuti tra noi. [MSe] _______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 30 del 28 luglio 2019
continua
Sfoglia agosto       
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv