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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
1 - Gentiloni unica strada, impossibili le alleanze
post pubblicato in diario, il 11 marzo 2018


____________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 11 del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ____________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ____________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ [....] Eleggere alla presidenza del Senato Emma Bonino e a quella della Camera Laura Boldrini, due donne perfettamente capaci di ricoprire quegli importanti incarichi. Si riaffermerebbe così il femminismo politico che è una novità in parte già attuata con buoni risultati. ____________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ____________________________________________________________________________________________ 1 - Gentiloni unica strada, impossibili le alleanze ____________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 marzo 2018) ____________________________________________________________________________________________ Il quadro della situazione politica italiana dopo le elezioni del 4 marzo è abbastanza chiaro. Dico abbastanza perché ci sono, come quasi sempre avviene, alcune soluzioni subordinate che possono improvvisamente diventare principali. Vediamo anzitutto le principali. Dal voto sono usciti due partiti vincenti: Salvini che insieme a Meloni e a Berlusconi arriva al 37 per cento; il leader leghista da solo detiene circa il 18%, raccolto in tutta Italia ma soprattutto al Nord. ____________________________________________________________________________________________ Di fronte a Salvini ci sono i Cinque Stelle di Di Maio che si attestano oltre al 30 per cento. Non è più il movimento che fu di Grillo e Casaleggio, il cui obiettivo non era il governo ma quella parte del popolo sconsolato e sempre più estraneo alla politica coinvolto soprattutto nelle istituzioni intermedie e più vicine alla vita quotidiana: il Comune, gli ospedali pubblici, nelle grandi città i quartieri del centro e della periferia, i sindacati, insomma il popolo degli operai, dei braccianti, dei coltivatori diretti, i lavoratori disoccupati e/o pensionati. Una parte di questo mondo era deluso dalla politica che, con la scusa degli interessi dello Stato, non si occupava più dei cittadini o almeno non come loro avrebbero voluto e quindi il movimento di Grillo era ideale per far sì che quella delusione e quella protesta si facessero sentire. In che modo? Facendo crescere un movimento che fosse appunto la voce di questa protesta. Una posizione alternativa? Non c'era. C'era solo l'odio contro le classi dirigenti. ____________________________________________________________________________________________ Volete un ricordo storico di proporzioni minori rispetto ai Cinque Stelle, ma che ci aiuta a capire in che modo una protesta popolare priva di futuro può diventare qualche cosa di estremamente più importante? Pensate alla presa della Bastiglia. Era un moto di piazza contro il potere assoluto, all'inizio non altro che questo, ma diventò quel che doveva. Non faccio certo previsioni di quel genere per i Cinque Stelle di Di Maio, che non somiglia certo né a Mirabeau, né a Danton, né a La Fayette né tantomeno a Robespierre. Quanto al popolo italiano non è, per fortuna, così disperato. Disperata è l'Africa e qui dovrebbe aprirsi un capitolo che ci riguarda assai da vicino e di cui il governo Gentiloni, in questo coadiuvato dal ministro Marco Minniti, si sta occupando con forza intelligente. ____________________________________________________________________________________________ Lasciamo andare questo tema e torniamo alla situazione che l'Italia sta attraversando. ____________________________________________________________________________________________ Abbiamo dunque due partiti maggiori, uno al centro di una coalizione (Salvini, Meloni, Berlusconi), l'altro da solo ma di pari forza, che sta trasformando il movimento in un partito vero e proprio. ____________________________________________________________________________________________ E poi ci sono i rottami del terzo partito, che non è più di Renzi ma che comunque è rappresentato molto bene dal governo Gentiloni tuttora in carica e che in carica resterà come governo di ordinaria amministrazione se il presidente Mattarella non riuscirà a insediare un nuovo governo con una solida maggioranza. Ma può esistere un governo di tal genere? Di Maio-Salvini: due partiti che non hanno nulla in comune salvo un sostanziale distacco dall'Europa. Si metteranno insieme? Ma chi dei due sarà il presidente del Consiglio cui spetta dare una linea comune al governo e ai suoi ministri? ____________________________________________________________________________________________ Mi sembra assai difficile un'alleanza di tal genere, né è pensabile che Salvini e Berlusconi accettino di partecipare a un governo guidato da Di Maio. ____________________________________________________________________________________________ Ma c'è sulla scena del teatro politico anche il 23 per cento del Pd e della sua piccola ma importante coalizione. Si alleerà con uno dei due partiti maggiori? È escluso che il Pd possa allearsi con Salvini. Con Berlusconi forse sì, arriverebbero insieme a sorpassare il 30 per cento ma non è una maggioranza. ____________________________________________________________________________________________ Resta comunque da vedere chi sarà il successore di Renzi alla guida del partito. Se posso dire il mio pensiero sul rimpiazzo di Renzi, penso che il capo del governo dovrebbe essere eletto anche segretario del partito, come è quasi sempre avvenuto e come è opportuno che avvenga. Del resto l'esempio più prossimo è proprio il governo tra il 2014 e il 2016, quando Renzi occupava entrambe le cariche. ____________________________________________________________________________________________ Dunque: proroga a Gentiloni con entrambe le cariche, magari con qualche ministro a Berlusconi. Vi sembra un'ipotesi accettabile? Penso proprio di no. ____________________________________________________________________________________________ Allora un'alleanza del Pd con i Cinque Stelle. Ci ho scherzato sopra qualche giorno fa nella trasmissione televisiva di Giovanni Floris, dove prevedevo che i Cinque Stelle gremiti di delusi di sinistra si fondessero con il Pd, assumendone il nome e il comando. Ma era appunto uno scherzo un po' feroce per l'uno e per l'altro. ____________________________________________________________________________________________ La soluzione più probabile di questo imbroglio politico è che il presidente della Repubblica, dopo avere constatato che allo stato dei fatti una soluzione non c'è, dia a Gentiloni l'incarico di continuare con il governo esistente che diventerebbe di "ordinaria amministrazione" e che ci si riveda tra un anno con nuove elezioni e possibilmente con una nuova legge elettorale. ____________________________________________________________________________________________ I politici nel frattempo chiariscano la propria situazione interna e i loro rapporti con il quadro nazionale ed europeo. Quanto alla nomina dei presidenti del Senato e della Camera che debbono insediarsi al più presto e ancora prima che il presidente della Repubblica dia inizio alle sue consultazioni, c'è a mio parere una soluzione efficace ed elegante, seppur non gradita ai partiti che hanno vinto: eleggere alla presidenza del Senato Emma Bonino e a quella della Camera Laura Boldrini, due donne perfettamente capaci di ricoprire quegli importanti incarichi. Si riaffermerebbe così il femminismo politico che è una novità in parte già attuata con buoni risultati. ____________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ Mediazione e compromesso non sono parole proibite e nemmeno sporche. Non sono sinonimi di inciucio. L'inciucio si fa di nascosto e prevede spartizioni di poltrone, mentre le mediazioni e i compromessi sono ciò che serve per mandare avanti le famiglie, gli affari, le comunità ad ogni latitudine, e sono indispensabili per evitare sia le guerre tra Stati sia tra vicini di pianerottolo nelle assemblee di condominio. E sono sinonimo di intelligenza. Non scordiamocelo. ____________________________________________________________________________________________ Mario Calabresi ____________________________________________________________________________________________ §2 - La sinistra e l’inganno di un’alleanza ____________________________________________________________________________________________ (di Mario Calabresi Repubblica.it 07 marzo 2018) ____________________________________________________________________________________________ Il futuro del Pd non nascerà dalla battaglia interna sulle dimissioni e sulla successione a Matteo Renzi ma dalla linea che il partito sceglierà nei prossimi mesi e da una risposta fondamentale che dovrà dare nelle prossime settimane: È possibile e opportuno fare un governo con il Movimento 5 Stelle? ____________________________________________________________________________________________ La domanda ha scatenato un dibattito intenso e appassionato nella sinistra, sconvolta dal risultato elettorale: una risposta chiara è indispensabile. Ma la scelta della linea e dell'opportunità di governare insieme con Luigi Di Maio non può essere figlia di mosse tattiche o di guerre intestine al partito. È evidente che ci sono due temi sul tavolo, che si incrociano e si contaminano, ma che devono essere affrontati separatamente: il futuro segretario e una decisione limpida sulla strategia e le alleanze. ____________________________________________________________________________________________ In queste ore si sottolinea come una parte importante di elettori di sinistra abbia votato per il Movimento di Grillo e che quello dovrebbe quindi essere l'approdo naturale per un'alleanza di governo. Io credo che questa lettura sia ingannevole perché quasi sei milioni di cittadini che hanno scelto il Pd e che non sono passati ai 5 Stelle lo hanno fatto proprio perché si sentono alternativi al populismo e perché sono convinti che ci sia una differenza sostanziale tra la cultura espressa dal partito democratico e quella grillina. ____________________________________________________________________________________________ Seppure sconfitta alle urne, esiste ancora una cultura di governo progressista, che può essere sintetizzata in pochi punti. Sforzarsi di interpretare la complessità rifuggendo da soluzioni miracolistiche; respingere le visioni manichee del mondo; attribuire valore alle competenze e all'esperienza; sostenere il lavoro e i giovani con incentivi e facilitazioni, non semplicemente attraverso sussidi; essere convinti che l'Europa e l'euro siano da cambiare e non da buttare, che il processo di integrazione sia da completare e non da boicottare; credere nel metodo scientifico, sia esso applicato alla scienza o alla medicina, a partire dai vaccini (Umberto Veronesi è stato un orgoglio di questo Paese e un luminare nella cura dei tumori, non un impostore da definire "Cancronesi", come fece Beppe Grillo); non avere ambiguità di fronte alle migrazioni, perché sicurezza e integrazione devono stare insieme senza esitazioni. ____________________________________________________________________________________________ Su questo bisogna riflettere con lucidità, senza farsi prendere dall'ansia. Inutile rincorrere il carro dei vincitori, dove ci sembra siano rimasti solo posti in piedi. Da queste parti non lo faremo, per le ragioni elencate e perché non crediamo che esista un anno zero della politica, un giorno della catarsi nel quale - come ha evidenziato ieri Ezio Mauro - sostituire radicalmente tutto l'esistente. Insomma non si può stare con chi vuole buttare il bambino, l'acqua sporca e pure la madre per insediare un nuovo bambino dei miracoli. ____________________________________________________________________________________________ Come può il Pd partecipare a un governo fondato sul presupposto che tutto fino al giorno prima fosse corruzione, inettitudine e disinteresse per i cittadini? Se guardiamo anche solo a quest'ultima legislatura vediamo fior di parlamentari o di ministri che hanno fatto la loro parte con serietà e onestà, misurandosi con la complessità del governare e dei tempi. Così è accaduto anche nelle amministrazioni locali. ____________________________________________________________________________________________ L'anno zero dei grillini, in cui finalmente si governa per i cittadini, quale sarebbe? Qualcuno può seriamente sostenere che Chiara Appendino, persona onesta e perbene, stia guidando meglio il Comune di Torino di quanto hanno fatto i suoi predecessori Valentino Castellani, Sergio Chiamparino e Piero Fassino? Le persone intellettualmente oneste sanno benissimo qual è la risposta. Se il disastro di Roma non travolge Virginia Raggi e il paragone fatto con Torino non si può riproporre è solo perché gli ultimi due predecessori, Alemanno e Marino, per motivi diversi non sono classificabili. Ma se guardiamo a Rutelli e Veltroni allora è evidente che si tratta di un altro campionato. ____________________________________________________________________________________________ Il Pd dovrebbe allora dare i suoi voti all'esecutivo Di Maio per senso di responsabilità? Il Pd è l'unico partito che ha mostrato di coltivarlo in questi anni, altrimenti avrebbe preteso le elezioni dopo la caduta di Berlusconi anziché appoggiare un governo di sacrifici come quello di Monti. Nello stesso modo si sarebbe comportato un anno fa, fregandosene del semestre europeo, invece il famoso senso di responsabilità ebbe la meglio perfino sugli impulsi di Renzi. ____________________________________________________________________________________________ Cinque anni fa il Movimento 5 Stelle umiliò Pier Luigi Bersani, segretario del partito che era arrivato primo alle elezioni, con un disprezzo che non si dimentica. Eppure Bersani, come ha ricordato ieri Alessandra Longo, si era seduto al tavolo dicendo: "Diteci cosa volete fare di questo Paese che è anche il vostro e quello dei vostri figli". La risposta fu la presa in giro in diretta streaming. Era il tempo in cui i democratici erano "zombi". Non si capisce perché oggi gli zombi dovrebbero mettersi a disposizione per il governo della catarsi. È probabile che Luigi Di Maio premier sia un'ipotesi al tramonto in questa nuova legislatura: non ha i voti e non troverà almeno 80 deputati di altre forze politiche disponibili a sostenere lui e il suo governo. E non si capisce perché e in nome di che cosa dovrebbero farlo. In nome del programma del Movimento? Quello lo ha scelto il 32,6 per cento degli elettori, non il restante 67,4. Ciò significa che per oltre 10 milioni di cittadini che hanno votato i 5 Stelle ce ne sono più di 20 milioni che hanno preferito altre forze politiche. ____________________________________________________________________________________________ Tra qualche settimana se ne renderanno conto e allora la situazione prenderà altre strade: o cambieranno direzione e proveranno a convincere la Lega a fare un governo insieme (ma Salvini che diventa il vice di Di Maio proprio non lo vedo) oppure faranno i conti con la realtà e, messa da parte la presunzione di aver vinto da soli e di poter dettare le condizioni, proporranno nomi diversi su cui cercare convergenze, ma con l'elasticità di ascoltare le ragioni degli altri e di trovare necessarie mediazioni. ____________________________________________________________________________________________ Nel frattempo il Pd dovrebbe evitare di perdersi in manovre interne e in partite di piccolo cabotaggio, ma sforzarsi di affrontare un dibattito alto e alla luce del sole. La chiarezza e la trasparenza sono la migliore delle medicine per una sconfitta come quella di domenica, serviranno come base per provare a ricostruire. ____________________________________________________________________________________________ Ps: mediazione, così come compromesso, non sono parole proibite e nemmeno sporche. Non sono sinonimi di inciucio. L'inciucio si fa di nascosto e prevede spartizioni di poltrone, mentre le mediazioni e i compromessi sono ciò che serve per mandare avanti le famiglie, gli affari, le comunità ad ogni latitudine, e sono indispensabili per evitare sia le guerre tra Stati sia tra vicini di pianerottolo nelle assemblee di condominio. E sono sinonimo di intelligenza. Non scordiamocelo. ____________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ Un cammello (che, poveretto, deve passare per quella cruna) sarebbe un eccellente simbolo, per la sinistra del futuro. ____________________________________________________________________________________________ Michele Serra ____________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca, [Il cammello e la cruna] ____________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 11 marzo 2018) ____________________________________________________________________________________________ Sembra di capire che per molti di noi il grande problema, nei prossimi mesi (anni?) sarà questo: come si fa a tenere fermo qualche buon principio, però senza farlo cadere dall’alto, e anzi discutendolo gomito a gomito e all’altezza dei marciapiedi dove tutti, ogni giorno, camminiamo? Come si fa a dismettere il tono predicatorio/spocchioso, senza però adottare, per ruffianeria o per convenienza, un tono becero e illetterato? Come si fa a difendere la cultura, la sua basica importanza (il pane e le rose), però senza farlo pesare a chi cultura non possiede, o ne possiede una quantità insufficiente? ____________________________________________________________________________________________ A difendere la gentilezza mettendo in chiaro che non si sta difendendo la forma, ma la sostanza della vita sociale? A essere popolo, perché è ciò che tutti siamo (uno vale uno non l’ha inventato Grillo: è la democrazia, è il suffragio universale) però ricordando a noi stessi, in quanto popolo, che dobbiamo alzare il livello, non abbassarlo? A dire che gli ignoranti devono potere imparare e i sapienti devono potere insegnare, senza per questo essere tacciati di essere “casta”? Difficilissimo: ma è da quella cruna che dobbiamo passare, perché il vero cammello, in Italia e nel mondo, è diventata la sinistra. Ecco, un cammello (che, poveretto, deve passare per quella cruna) sarebbe un eccellente simbolo, per la sinistra del futuro. Mettendo nel conto le accuse di essere amici degli arabi, oltre a tutto il resto. ____________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 11 del 11 marzo 2018
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