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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§01 - Il valore perduto del bene collettivo (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 giugno 2019) §02 - L'Amaca. Sembrano uomini (di Michele Serra Repubblica.it 16 giugno 2019)
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2019


Anno XII N° 24 del 16 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 16 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ Ci vorrebbe una sinistra nuova che apra la strada verso un progresso nel lavoro, nella cultura, nella vita privata ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Il valore perduto del bene collettivo ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 giugno 2019) ________________________________________________________________________________________ Vorrei capire e spiegare che cos’è la “pubblica opinione”. Se ne parla di continuo ma non si capisce bene come si forma, come cambia e su quanta gente influisce. ________________________________________________________________________________________ La nostra è una specie determinata dall’Io e quindi pensa soprattutto se non addirittura esclusivamente a sé stessa. Per una specie che vive in tutto il pianeta la pubblica opinione è un tema non facile da risolvere. Pensiamo a noi stessi ma abbiamo continui contatti — buoni o cattivi che siano — anche con gli altri, quale che ne sia la razza, il sesso, l’età. Da questa marea nasce la pubblica opinione: come evolve? Come si diffonde e come si differenzia in vari modi? Il tema non è da poco poiché la pubblica opinione è una sorta di molla che mette in moto in molteplici direzioni l’umanità. ________________________________________________________________________________________ Per fare un esempio concreto e allo stesso tempo antico e recente, mi viene in mente La Marsigliese. Ve la ricordate? “Allons enfants de la Patrie / Le jour de gloire est arrivé! / Contre nous de la tyrannie / L’étendard sanglant est levé! /… Aux armes, citoyens! / Formez vos bataillons! / Marchons! Marchons!”. ________________________________________________________________________________________ In Francia è l’inno nazionale ma si diffuse in tutta Europa e quando si canta a Parigi commuove ancora l’animo dei cittadini. Vogliamo dire che in questi modi si formano le pubbliche opinioni? ________________________________________________________________________________________ Fino a quei tempi la pubblica opinione non era molto diffusa; le persone colte avevano i loro valori e i loro ideali e questa era la loro opinione, naturalmente più singola che collettiva. Ma la collettivà comunque esisteva perché c’erano uomini che la ispiravano con l’obiettivo di conquistare un potere ed esercitarlo con il conforto degli altri. L’ideale sarebbe che l’opinione pubblica sia motivata dai caratteri che agiscono sull’anima dei cittadini: conservatori da un lato, progressisti dall’altro. Gli uni amano i valori che già conoscono e vogliono conservarli come modo di vivere; i progressisti sono il loro contrario, inventano valori nuovi e si occupano della loro diffusione. Ciò che li accomuna pur nella sostanziale diversità è il bene collettivo: sia i conservatori sia i progressisti perseguono l’ottenimento di quel bene. Ne deduciamo e concludiamo che il bene del prossimo è comunque un valore comune che si conquista mantenendo i valori di un tempo o creandone nuovi. ________________________________________________________________________________________ Matteo Salvini è un personaggio che sa conquistare una parte rilevante del popolo italiano. Difende la razza bianca e gli italiani in particolare; deve conquistare più consensi possibile: il suo vero ideale sarebbe quello di una vera e propria dittatura da lui esercitata sull’Italia e fatta valere il più possibile con altre nazioni europee. . ________________________________________________________________________________________ In Italia la Lega oscilla intorno al 34 per cento; con alcune alleanze (Meloni, Berlusconi) può superare di molto il 40. Naturalmente oggi il trattato d’alleanza è stipulato con Di Maio e i 5 Stelle che raggiungono più o meno il 20 per cento dei voti. La somma generale raggiunge il 60 per cento, ma Salvini non è il solo a dettare la legge e la pubblica opinione orientata a destra spesso preferirebbe una forza del tutto diversa da quella salviniana: un centrodestra? Ci vorrebbe poi una sinistra nuova che apra la strada verso un progresso nel lavoro, nella cultura, nella vita privata delle persone. ________________________________________________________________________________________ La rimonta della sinistra non è del tutto impossibile ma è molto difficoltosa. Il partito ha una attrazione ancora debole. La vera sinistra è fluttuante, un mare aperto e non chiuso. Molti si chiedono da dove potrebbe arrivare una sinistra generale che raggiunga il 60 per cento dei voti, acquistando il consenso di chi non vota, di chi ama più un centro che una destra e i valori della libertà e dell’uguaglianza che sono quelli che hanno illuminato i periodi di storia in tutte le epoche e in tutte le geografie. ________________________________________________________________________________________ La sinistra guarda il futuro e quindi la ritroviamo come riferimento in tutti i territori proiettati verso l’avvenire. Ricordate la Cina di Mao Tse-Tung? Ricordate le riforme di Pietro il Grande della Russia imperiale? Ricordate Lenin, Trotsky e tutta la prima parte della rivoluzione sovietica? Questi sono i valori della sinistra: un mondo nuovo, eguaglianza e libertà. ________________________________________________________________________________________ Nel 1848 Marx che aveva scritto Il Manifesto del Partito Comunista, commentò che la borghesia della Rivoluzione francese aveva acquistato la libertà. I comunisti, secondo Marx, avrebbero dovuto aggiungere alla libertà l’eguaglianza e questi erano i due valori che avrebbero preparato il futuro. I comunisti dovevano avere quest’obiettivo e una volta raggiunto si sarebbero dovuti sciogliere come partito: libertà ed eguaglianza seducono la pubblica opinione e un valore alimenta l’altro; il futuro è sempre alle porte anche se questi valori non cambiano, anzi sono essi che fanno del futuro un costante presente che porta alla nostra specie una reale mitologia. ________________________________________________________________________________________ Quando, pensando alla pubblica opinione, arrivo alle conclusioni fin qui dette, mi viene inevitabilmente alla memoria la figura di Enrico Berlinguer. Lui è stato uno dei grandi che abbinò libertà ed eguaglianza e il Partito comunista berlingueriano fu l’incunabolo di questa visione. È scomparso da tempo Enrico ma io come molti altri ce l’ho ancora nel cuore. Se fosse ancora vivo e operante l’Italia e l’Europa sarebbero molto più avanti di dove in realtà siamo. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 16 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ Paiono uomini, quelle donne furibonde. Le Marica, le Sara, le Viola, che assestano il loro calcio al corpo della “troia” già simbolicamente riverso sullo stradone social, hanno lo stesso istinto di intimidazione fisica e psicologica della soldataglia di ogni epoca. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §02 - L'Amaca. Sembrano uomini ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 16 giugno 2019) ________________________________________________________________________________________ La deputata dem Giuditta Pini ha voluto dare pubblico rilievo al linciaggio social contro di lei a opera dei follower del deputato leghista Alex Bazzaro. Una pioggia di insulti a sfondo sessuale, come è prassi ordinaria quando l’oggetto dell’assalto di gruppo è femmina. Essendo la Lega, oggi in Italia, il volto del potere, Pini parla, con buona ragione, di “misoginia di Stato”: se è una femmina, a disturbare con le sue opinioni, “troia” è il minimo che le venga urlato in faccia dalle squadracce di cui ogni gerarca o gerarchetto dispone su Facebook. ________________________________________________________________________________________ C’è però un aspetto, visto che di misoginia si tratta, del quale è faticoso eppure indispensabile parlare. Una parte rilevante dei linciatori non è costituita da maschi, ma da femmine. Le Marica, le Sara, le Viola sono tra le prime firmatarie della lapidazione online. E tra le più esaltate, le più scalcianti. Il loro linguaggio è indistinguibile da quello dei maschi del branco, è un linguaggio da commilitoni, come se la famosa “differenza” fosse davvero una bizzarra illusione del pensiero femminile e femminista degli ultimi due secoli, finalmente sepolto, insieme a molti altri impicci cervellotici, dalla vindice spontaneità del popolo leghista. ________________________________________________________________________________________ Paiono uomini, quelle donne furibonde, hanno lo stesso istinto di intimidazione fisica e psicologica della soldataglia di ogni epoca, le Marica, le Sara, le Viola che assestano il loro calcio al corpo della “troia” già simbolicamente riverso sullo stradone social. Urgerebbe che il ministro della Famiglia Fontana, che come è noto ha molto a cuore il rispetto dei ruoli tradizionali, si domandasse come mai, nel suo partito, così tante donne paiono maschi incazzati.[MSe] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 24 del 16 giugno 2019
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§01 - Sovranisti in Italia, sudditi in Europa _(di Eugenio Scalfari Repubblica.it 09 giugno 20
post pubblicato in diario, il 9 giugno 2019


Anno XII N° 23 del 09 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 09 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ Salvini vorrebbe che il suo peso in Ue avesse lo stesso vigore che ha nel nostro Paese, ma così non è. Anzi, conta molto poco ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Sovranisti in Italia, sudditi in Europa ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 09 giugno 20 ________________________________________________________________________________________ Può sembrare che l’Italia abbia un peso politico di notevole importanza in Europa perché i suoi rappresentanti sono tre e le cariche più importanti nella nostra confederazione Ue sono cinque. Tre su cinque è notevole e sono le seguenti: c’è un italiano, Mario Draghi, alla presidenza della Banca centrale, c’è un altro italiano, Antonio Tajani, alla presidenza del Parlamento europeo, e infine c’è Federica Mogherini, alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, che occupa la cosiddetta “carica maggiore” ed è soprattutto di politica estera della Ue. ________________________________________________________________________________________ Tre su cinque: l’Italia ha dunque un peso politico notevolissimo in Europa? ________________________________________________________________________________________ In realtà non è così: Mogherini è già scaduta e tra poco dovrà tornare in Italia, ma comunque la sua carica è più consultiva che operativa, sembra molto importante ma lo è molto poco. La presidenza dell’Assemblea parlamentare ha un peso notevole ma puramente formale. ________________________________________________________________________________________ Infine Draghi: lui sì che è della massima importanza ed è italiano di nascita, ma in realtà è stato scelto per i suoi precedenti notevoli nell’Italia di Carlo Azeglio Ciampi. Draghi studiò a fondo la moneta unica che ancora non esisteva ma era in corso di preparazione; poi diventò presidente della Banca d’Italia mentre la Bce era presieduta dal francese Jean-Claude Trichet. Alla scadenza di otto anni Trichet abbandonò e Draghi fu scelto al suo posto: compirà gli otto anni nel prossimo ottobre. Questa sì è una carica numero uno ma per definizione e poi anche per carattere della persona il suo ambito operativo è quello dei diciannove paesi dell’unione europea che hanno accettato la moneta unica Euro e questo è l’orizzonte di Draghi: è il manovratore dell’Euro e l’Italia è uno dei diciannove paesi che ne fanno parte. ________________________________________________________________________________________ Mi si potrà a questo punto dire che almeno due delle tre cariche finora ricoperte da italiani stanno scadendo e altrettanto la terza, che del resto non è titolare di interessi di italiani. Chi dovrebbe rappresentare oggi l’Italia è Matteo Salvini: lui è certamente l’italiano politicamente più forte e più rappresentativo del nostro paese visto che riscuote circa il 34 per cento dei voti e ha un gruppo di alleati che sommati insieme ne danno altri 32; Salvini dunque è il capo riconosciuto di circa il 66 per cento e probabilmente crescerà ancora un po’. È lui che comanda, gli altri seguono con un peso secondario che tende semmai a diminuire ulteriormente. ________________________________________________________________________________________ Per gli italiani che non condividono le posizioni di Salvini questo suo potere è molto sgradito. Il solo modo per contrastarlo sarebbe di far affluire nuovi e maggiori voti alla sinistra liberal-democratica ed è questo che Zingaretti sta tentando, non certo da solo, ma è un’impresa che richiede un certo tempo ove mai riesca. Attualmente l’Italia è Salvini e se lo si vuole definire con sincera verità si deve dire che è un sovranista con una coroncina cattolica attaccata al risvolto della giacca: dunque razzista con una piumetta di cattolicesimo che nessun cattolico gli riconosce ma che per lui equivale a darsi un tocco di cipria sulle guance. Ecco dunque qual è la persona e la forza politica che è ai suoi fianchi e che dovrebbe rappresentarci in Europa. ________________________________________________________________________________________ A Salvini farebbe molto piacere se il suo peso europeo fosse dello stesso vigore di quello italiano, ma purtroppo per lui non è così. Si definisce sovranista e sottolinea una sorta di nazionalismo operante in una comunità composta nel caso specifico da ventisette Stati. Sono tutte sovraniste queste nazioni? Direi di no. È ovvio che ogni nazione rappresenti soprattutto se stessa ma è altrettanto ovvio che se fa parte di una Confederazione (e meglio ancora sarebbe se si fosse trasformata in Federazione) dovrebbe tener conto degli interessi generali nei quali il proprio fa parte. ________________________________________________________________________________________ La Francia di Macron ha chiara questa rappresentatività dei valori collegiali e così pure la Spagna di Sanchez, la Danimarca, la Germania di Merkel, l’Olanda. L’Italia di Salvini no. Probabilmente l’avrebbe un’Italia che tornasse a essere interpretata politicamente dalla sinistra democratica. È l’obiettivo al quale lavorano i dirigenti del partito democratico e non loro soltanto ma tutto il movimento di sinistra che è fuori dai partiti ma è diffuso in larga misura nel paese e specialmente in alcune delle nostre regioni. Si vedrà ma ci vorrà ancora del tempo. Allo stato dei fatti in Europa c’è il sovranista Salvini che tuttavia rappresenta se stesso e il suo legame noto a tutti con Putin. ________________________________________________________________________________________ Se vogliamo trarre una deduzione da questa situazione ne dobbiamo concludere che noi in Europa per ora non ci siamo più. Abbiamo un dittatore nazionale che ancora non ha realizzato interamente questa posizione, per ottener la quale ha posto le premesse che spera si verifichino nelle prossime elezioni tra quattro anni, se non prima. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente in questo panorama nazionale niente affatto piacevole ci sarà anche nell’ottobre di quest’anno l’uscita di scena di Mario Draghi. L’abbiamo già detto ma per una nazione come la nostra che aderisce all’euro il cambiamento del presidente della Bce è un evento che può crearci qualche preoccupazione. Se Draghi fosse sostituito dal presidente della Bundesbank il modo di ragionare di quel personaggio, che conosciamo da tempo poiché è sempre stato all’opposizione della politica della Bce, metterebbe in difficoltà la Banca d’Italia e quindi l’intero nostro sistema di politica monetaria. ________________________________________________________________________________________ Draghi ha lasciato un’indicazione sul futuro: né deflazione né inflazione ma stabilità. Questa politica sarebbe la più gradita in Europa e quindi è probabile che il presidente della Bundesbank non otterrà i voti necessari a insediarlo nella carica attualmente gestita ancora da Draghi. Staremo a vedere ma questo è un tema sul quale Salvini non ha alcun peso e neanche alcuna idea: è un sovranista e gli interessa soltanto la politica economica e monetaria del nostro Paese. Le autorità che possono impedire quest’atteggiamento salviniano sono soprattutto due: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente della Banca centrale italiana Ignazio Visco. ________________________________________________________________________________________ C’è anche da augurarsi (e io l’ho scritto già varie volte sul nostro giornale) che Draghi assuma una posizione nel sistema bancario europeo, dalla quale possa influire sia pure indirettamente sulla politica della Bce. Questo è un punto che dovrà interessare molto la sinistra italiana del Pd e tutte le personalità che hanno un peso politico e culturale in Europa. ________________________________________________________________________________________ Chi come noi crede in un’Europa federata si rammarica che la politica europeista formulata tanti e tanti anni fa a Ventotene da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi non abbia ancora alcun esito. L’Europa di oggi non è un terreno molto facile per riuscire a compiere il passo verso la Federazione del Continente. Non mancano tuttavia strumenti, persone, forze economiche, culturali e politiche che spingono verso questa soluzione. ________________________________________________________________________________________ In un mondo globale sarebbe indispensabile che anche l’Europa ne facesse parte, specialmente in vista dello sviluppo enorme della popolazione africana, con quello che ne consegue in tutto l’Oriente arabo, profondamente influenzato dalla Cina e anche dalla Russia. ________________________________________________________________________________________ Tra pochi anni l’Africa sarà il continente numero uno e influenzerà gran parte del Mediterraneo e tutto il Medio Oriente fino ai confini dell’India e della Malesia. L’Italia ne sarà direttamente investita e un conto è che sia una nazione ancora sovranista e un altro è che faccia parte di una federazione europea. Questo è uno dei motivi, e forse quello più importante di tutti, nell’ipotesi di una sostituzione delle forze politiche della sinistra italiana a quelle attuali della destra salviniana. Non c’è molto tempo a disposizione per questa inversione di rotta che riprenda in mano il passato e lo trasformi in un auspicabile futuro. [ESc] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 23 del 09 giugno 2019
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§01 - La scatola vuota dei 5 Stelle e il nuovo cinema della sinistra (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 giugno 2019) §02 - Pillon, pensi all'anima sua (di Michele Serra Repubblica.it 28 maggio 2019)
post pubblicato in diario, il 3 giugno 2019


Anno XII N° 22 del 02 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ Lega e M5S hanno una differenza di fondo: Salvini possiede le attitudini per condurre un popolo intero, Di Maio no. Quanto al Pd, i liberaldemocratici devono confluire in quel partito, guidato da personalità capaci di rilanciarlo a tutto campo ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - La scatola vuota dei 5 Stelle e il nuovo cinema della sinistra ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 giugno 2019) ________________________________________________________________________________________ La nostra specie si distingue dalle altre per una sola ma fondamentale ragione: vive insieme al "Sé", la consapevolezza del se stesso con tutto ciò che ne deriva. Qualche esempio contribuisce a renderci edotti dell'importanza fondamentale del se stesso. Vediamo. Eraclito ci disse che chi mette il piede nel fiume tocca quell'acqua un solo istante e non la toccherà mai più perché l'acqua scorre, il tuo piede è fermo e questo determina il rapporto tra l'acqua corrente e il piede immobile. È il primo esempio, direi in ordine di tempo, ma contribuì a fondare il principio della relatività. Di esempi ce n'è una quantità: Archimede disse che tutto ciò che vive nel mondo ha i suoi limiti salvo i numeri perché i numeri sono infiniti. ________________________________________________________________________________________ Socrate visse la sua agonia in piena lucidità di pensiero come hanno raccontato alcuni suoi discepoli e soprattutto Fedone. La certezza del filosofo greco era che la morte porta via il "Sé" e questo è tutto: il "Sé" non si ripete in nessun'altra forma e perciò se ha debiti ed è un buon cittadino cerchi di pagarli finché ancora respira e vive. Einstein, dopo lunghi studi, arrivò a teorizzare la relatività generale: il mondo, anzi, l'universo sono composti di particelle il cui movimento cambia di continuo perché viene attratto e a sua volta attrae tutte le particelle che hanno una reciproca comunicazione. ________________________________________________________________________________________ La comunicazione cambia di continuo per la molteplicità delle particelle, la loro distanza continuamente variabile e il loro spessore elettromagnetico. Ma il "Sé" suscita anche pensieri d'altro genere, a cominciare dal rapporto con gli altri: rapporto di pace e di amicizia oppure di guerra e di odio e di amore e potere. Di qui nascono la pace e la guerra e la scienza politica: valori, ideali, interessi. E anche la tempistica: presente, passato, futuro. Servitù e libertà. ________________________________________________________________________________________ L'illuminismo di Condorcet e di Voltaire si basa su un trio di valori: libertà, eguaglianza, fraternità. Questa è stata la civiltà moderna nei periodi positivi della sua esistenza, condizionati a loro volta dalle varie categorie professionali e culturali che hanno distinto il popolo in diverse classi, caratterizzate dalla cultura, dai mestieri, dalla agiatezza materiale e dall'importanza politica che ciascuna delle classi possiede ma che varia continuamente per mille ragioni in ciascuno dei membri di quella classe; talvolta la crisi è individuale e altre volte è collettiva. ________________________________________________________________________________________ Infine c'è una collettività, anzi una infinita quantità di collettività che va dalla famiglia, dagli amici, dai conviventi in un quartiere di una città e della città stessa, di una regione, d'una nazione. Spesso le nazioni lottano in continuazione tra di loro ma altrettanto spesso possono fondersi e assumere la vastità d'un continente. ________________________________________________________________________________________ I popoli a loro volta si distinguono anzitutto per la diversità fisica che li distingue e assai spesso sono popoli vaganti, alla ricerca di luoghi più adatti ad essi per accoglienza con chi vi abita già da tempo, per clima, per occupazioni lavorative e il benessere che può risultarne. Questa è la traccia che dobbiamo avere ben presente se vogliamo in qualche modo giudicare quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi in un momento particolarmente delicato sia dal punto di vista politico sia da quello economico. ________________________________________________________________________________________ La premessa di cui sopra ci consente un giudizio e una serie di previsioni su quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. ________________________________________________________________________________________ *** Per cominciare ricordiamoci che Salvini viene da Bossi che fu il fondatore della Lega Nord. Quanto a Di Maio, viene da Grillo e dalla sua predicazione decennale. Entrambe queste due origini hanno prodotto i fenomeni ai quali assistiamo in questi recenti anni. Se andiamo a esaminare entrambi questi fenomeni ci rendiamo conto che tutte e due sono partiti dal populismo e tale è rimasta la loro natura. Salvini l'ha estesa all'intero territorio italiano, Di Maio ha avuto una estensione territoriale e politica assai minore, ma il populismo è stato e tuttora è la materia prima di entrambi i due partiti. Il problema non è da poco poiché il populismo non concepisce alcun programma ma segue i capi, anzi, il capo. ________________________________________________________________________________________ Tuttavia i due fenomeni che hanno la stessa origine e hanno seguito lo stesso percorso sono molto diversi uno dall'altro: il populismo di Salvini ha come finalità quella di instaurare una sua dittatura vera e propria. Quella di Di Maio ha in buona parte abbandonato la struttura populista del suo movimento grillino: Grillo si proponeva di abbattere tutte le classi dirigenti esistenti in Italia e poi costruire una classe dirigente propria che avesse come finalità quella di essere la sola. La differenza tra la dittatura di Salvini e la classe dirigente unica di Grillo (e quindi di Di Maio) differiscono proprio in questo: i grillini non concepiscono la dittatura di una persona ma di una classe dirigente. Non una dittatura, dunque, ma una oligarchia che detiene collegialmente il potere. ________________________________________________________________________________________ La differenza tra i due schemi è notevole ma è puramente teorica: Grillo delegò i poteri a Di Maio che fu incaricato di costruire la classe dirigente, ma in realtà questo compito non è stato adempiuto e quindi il Movimento dei Cinque Stelle è stato guidato unicamente da Di Maio così come la ex Lega Nord, diventata nazionale, è guidata unicamente da Salvini. I due movimenti sono di natura analoga con una differenza di fondo: Salvini ha le attitudini per condurre un popolo intero, Di Maio no: ha perso il suo nucleo populista ma non l'ha rimpiazzato in nessun modo. I Cinque Stelle sono una scatola di discreto formato ma praticamente vuota. ________________________________________________________________________________________ Accade infatti sotto gli occhi di tutta la pubblica opinione che l'aumento di suffragi di Salvini va di pari passo con la diminuzione dei seguaci dei Cinque Stelle: uno cresce e l'altro diminuisce. Naturalmente c'è un limite e il Movimento Cinque Stelle non riversa l'intero deflusso sul partito di Salvini, va anche altrove: non vota, vota per il partito democratico, o per i Fratelli d'Italia, insomma si disperde. Al contrario di Salvini i Cinque Stelle in Europa praticamente non esistono. La verità è che Grillo ha prodotto poco o niente al contrario della Lega Nord che si è estesa a tutto il Paese e rappresenta quindi una leadership nazionale che può ancora crescere trasformando l'Italia in una piattaforma mediterranea al servizio della Russia di Putin. Ma la sinistra c'è o non c'è? Questo è il terzo tema. ________________________________________________________________________________________ La parola sinistra è comparsa soltanto da due secoli, non di più. Naturalmente le divisioni politiche tra diversi gruppi sociali sono sempre esistite, nessuna persona è uguale ad un'altra e parole geometriche e topografiche come destra o sinistra non avevano fino a un paio di secoli fa questi significati e quindi non venivano usate politicamente. Neanche gli illuministi le usarono in quel modo. Bisogna arrivare alla sconfitta di Napoleone con la rivoluzione francese che gli stava storicamente alle spalle. A quel punto ecco che la parola sinistra comincia ad essere usata ed evoca inevitabilmente un centro e una destra. ________________________________________________________________________________________ Di fatto, accadde quando il re di Francia Luigi XVI convocò gli Stati generali. Per statuto e per consuetudine essi erano formati da tre gruppi sociali: la religione e i Vescovi che la rappresentavano; la nobiltà; il Terzo Stato che di fatto rappresentava quella che poi fu da tutti chiamata borghesia. Il popolo vero e proprio, quello soprattutto dei contadini che costituivano la maggioranza e dei pochi operai che facevano da servitori e da aiutanti, non aveva un suo nome e non veniva convocata negli Stati generali. Il Terzo Stato era il più numeroso. ________________________________________________________________________________________ La storia ci insegna che la rivoluzione nacque dal fondersi dei tre ordini di Stato e quindi dal dominio del Terzo Stato che propose al re di trasformare gli Stati generali in una assemblea costituente che avrebbe riformato l'intera struttura politico-amministrativa del Paese e che, una volta compiuto il suo lavoro, il re avrebbe dovuto consacrarlo e convocare un'assemblea legislativa che sulla base delle indicazioni della costituente avrebbe promulgato la legge costitutiva. Così infatti accadde e così cominciò la rivoluzione francese. Non si chiamava ancora sinistra il Terzo Stato. Il nome fu inventato da Marat e da lì prese il volo. A pensarci bene, questo fu l'unico risultato politico prodotto da Marat, tuttavia merita di ricordarlo. ________________________________________________________________________________________ I comunisti sovietici non si chiamavano sinistra ma semplicemente comunisti salvo Trotsky che fu un altro (dopo Marat) a riesumare l'aggettivo di sinistra. Indipendentemente da lui, quella parola fu definitivamente coniata e usata durante le rivoluzioni del 1848 che percorsero l'intera Europa. La parola sinistra fu battezzata da Marx insieme a quella comunista ma prese il volo in Europa e nel mondo intero, soprattutto il mondo occidentale, nella seconda metà dell'Ottocento. In Italia più che altrove: la usò Mazzini con la sua "Giovane Italia", la usò Cavour non per definire se stesso ma quelli che con lui avevano fatto un patto politico per portare il Piemonte verso l'unità d'Italia. La usò Garibaldi che diventò in qualche modo il vessillo d'una politica che favoriva le classi popolari, gli operai, i contadini, la borghesia illuminata. ________________________________________________________________________________________ Talvolta ci si domanda le ragioni per cui quella parola diventò il segnale di un programma e il coagulo di interessi e ideali e valori. In Francia nacque il tricolore, bandiera nazionale con tre colori che rappresentavano il bianco l'equità, il blu il territorio, il rosso la sinistra. L'Italia ereditò la medesima bandiera cambiando il blu in verde. ________________________________________________________________________________________ La nostra sinistra attuale ha molto da fare e debbo dire che non può tardare oltre: deve raccogliere i liberaldemocratici nel partito del Pd, guidato da personalità capaci di rilanciare a tutto campo quel partito. Accanto ad esso ci sono movimenti popolari attratti dal Pd e anche capaci di creatività aggiuntive a quelle esistenti nello statuto e nella prassi del partito. Quei movimenti vanno incoraggiati: sono una amplissima platea che guarda un film e si identifica con esso. Il film, gli attori, il racconto che esso contiene, quello è il partito. Gli spettatori che lo guardano con piena soddisfazione e identificazione sono i movimenti che appoggiano e sono pronti a tornare quando ci sia in un altro film la ripetizione delle trame, degli attori, della musica che ne fa parte; insomma spettacolo analogo, attori e autori analoghi, pubblico crescente e identificato con ciò che vede e che segue. ________________________________________________________________________________________ Questo è il compito che deve essere svolto dallo stato maggiore del Pd il quale deve anche disporre di mezzi che diffondano il suo messaggio rappresentato dal film. ________________________________________________________________________________________ Non farò nomi di chi è addetto a compiti così impegnativi. Li ho già fatti varie volte e ripeterli è inutile e noioso. Auguro a chi è incaricato di produrre l'azione politica di una sinistra moderna di aver chiaro il compito e di eseguirlo con rapida efficacia. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 giugno 2019 ________________________________________________________________________________________ Non trovo le parole per dire quanto irrispettoso, anzi quanto violento sia questo necrologio non richiesto. Di tutto hanno bisogno, le nostre anime incerte, tranne che di farsi raccomandare al creatore dal senatore Pillon. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §02 - Pillon, pensi all'anima sua ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 28 maggio 2019) Il senatore leghista Simone Pillon ha provveduto a scrivere su Vittorio Zucconi le seguenti parole: "Prego per lui perché al là delle inutili e faziose celebrazioni di Repubblica si salvi l'anima. Ora, dove si trova, vede tutto molto chiaramente". ________________________________________________________________________________________ È una specie di sequestro di persona post-mortem. Non bastando, ai fondamentalisti, l'intolleranza in terra, tentano di estenderla anche laddove il sorriso allegro di Vittorio se ne va a zonzo, libero e leggero, oltre il profilo dei monti, oltre le onde del mare, in fondo al rettilineo interminabile di una Statale americana. In quell'oltre quelli come Pillon vedono solo espiazione e punizione, una specie di penitenziario retto dal Padre contro i figli; e uno spiraglio di luce solo per chi ha pagato la bolletta con le sue giaculatorie e la sua sottomissione. ________________________________________________________________________________________ Loro, di quell'oltre, si considerano i concessionari esclusivi. Lo hanno costruito loro, non certo Dio, a misura delle loro paure e delle loro necessità di controllo sociale e politico (per dire quanta spiritualità ci sia, dentro quel nero ordine: zero!) e non concedono, a noi miscredenti, nemmeno la libertà di andarcene alla nostra maniera. Che non è la loro. ________________________________________________________________________________________ Non trovo le parole per dire quanto irrispettoso, anzi quanto violento sia questo necrologio non richiesto. Di tutto hanno bisogno, le nostre anime incerte, tranne che di farsi raccomandare al creatore dal senatore Pillon. ________________________________________________________________________________________ "L'anima sceglie il proprio compagno" (Emily Dickinson). Non è lei, senatore Pillon, la compagnia che Vittorio avrebbe scelto. Si taccia, per cortesia, e pensi all'anima sua, che alla nostra provvediamo da soli. Grazie. [MSe] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 22 del 02 giugno 2019
continua
§01 - Al voto con due governi (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 26 maggio 2019) §02 - Il fascismo 2.0 e il governo della paura (di Ezio Mauro Repubblica.it 14 maggio 2019)
post pubblicato in diario, il 26 maggio 2019


Anno XII N° 21 del 26 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ L’alleanza tra Lega e 5 Stelle, a volte amici e a volte nemici, è indispensabile per tenere in vita l’esecutivo. Più volte nella storia moderna del nostro Paese si è vista una situazione simile. È il fattore Centro ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Al voto con due governi ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 26 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ In Italia oggi votiamo per le elezioni europee. Coi tempi che corrono le elezioni europee non sono un granché: ogni partito di ogni nazione partecipante all’Unione vota ed elegge deputati che entreranno a far parte del Parlamento di Bruxelles (e di Strasburgo). Naturalmente faranno parte di un partito che somiglia assai poco al partito italiano dal quale provengono. Questo almeno era vero fino a alcuni anni fa ma oggi non lo è quasi più: per mantenere la propria identità politica italiana abbondano, in Europa e anche altrove, i cosiddetti “sovranisti”. La parola ormai è ampiamente abusata e sovranisti sono quasi tutti quanti; il significato lo dice la parola stessa: i sovranisti non si confondono con altri alleati e con interessi diversi dal proprio partito: sono se stessi coi propri pregi e i propri difetti; i primi li vedono e anzi li ingrandiscono, i secondi di solito li ignorano. ________________________________________________________________________________________ Per capir bene il significato degli schieramenti attuali credo sia opportuno rifarsi alla nostra storia del Novecento. Credo che capiremo meglio quello che accade in Italia, in Europa e nel mondo che ci circonda. ________________________________________________________________________________________ In Italia la situazione è molto evidente e quindi facile da comprendere: c’è un’alleanza di governo composta da due partiti: la Lega di Salvini, più forte, e i Cinque Stelle di Di Maio. Due alleati a prova di bomba poiché è proprio la loro alleanza a garantire l’esistenza di un governo da essi stessi composto. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente ci sono anche degli alleati di minor levatura: Forza Italia di Berlusconi, Fratelli d’Italia della Meloni, tuttavia le colonne portanti di questo schieramento che governa il Paese sono (lo ripeto) la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. A volte si avvicinano di più e a volte si allontanano ma resta sempre il fatto che per partecipare a un governo e rappresentarne le due maggiori forze, l’alleanza è indispensabile. Talvolta sembrano quasi nemici tra loro ed è anche vero nei contenuti politici e legislativi e finanziari e sociali che ciascuno di loro sostiene, ma sempre alleati, altrimenti ciascuno dei due e Di Maio in particolare, cesserebbero di governare e chissà che cosa accadrebbe nel nostro paese e anche nell’Europa di cui nel bene e nel male partecipiamo. ________________________________________________________________________________________ Si è mai visto qualche cosa dello stesso genere nella storia italiana moderna? Sì, si è visto eccome. Ritengo che sia utile ricordarne le caratteristiche a cominciare da quanto avvenne dagli anni ’40 del Novecento fino all’ultima grande crisi economica mondiale che arrivò in Europa e in Italia nel 2008 provenendo dagli Usa. ________________________________________________________________________________________ Negli anni ’40 nacque la Democrazia cristiana. Partiti di sostanza cattolica c’erano già da tempo, a cominciare da quelli che si chiamarono Partito popolare, ma la Democrazia cristiana (detta Dc) ebbe un carattere diverso: c’era sì lo sfondo religioso ma non c’era un contatto istituzionalmente riconosciuto con la Chiesa di Roma. Alcune delle personalità democristiane erano abbastanza intime con il Vaticano, ma non erano molti. De Gasperi per esempio, che fu nei primi anni il capo assoluto della Dc, con il Vaticano non aveva alcun contatto. Come segretario del partito conosceva tutt’al più la Chiesa di Roma città ma non incontrò mai i papi che si succedettero durante i suoi governi. ________________________________________________________________________________________ La Dc degasperiana per un periodo relativamente breve non ebbe alleanze politiche. L’Italia a quell’epoca era politicamente governata dai Comitati di Liberazione che erano la quint’essenza della storia partigiana. Erano loro a influenzare la politica; i partiti esistenti ne facevano quasi tutti parte: c’era una sinistra (comunisti, socialisti e Partito d’Azione), c’erano vari partiti di centro variamente denominati ma di modesta statura e la Dc che nacque come partito di centro-destra e tale più o meno restò per un bel pezzo. ________________________________________________________________________________________ Avvennero tuttavia notevoli mutamenti perché i Comitati di Liberazione si sciolsero e i partiti che convivevano in essi riacquistarono piena libertà d’azione. La Dc cercò di aumentare il suo peso di centro-destra e non di destra assoluta. Il peso del centro si accrebbe rapidamente e notevolmente e il maggior partito, numericamente parlando, fu appunto il centro-destra con ispirazione cattolica che era più un colore che non una sostanza. ________________________________________________________________________________________ Passarono alcuni anni e il centro-destra democristiano accrebbe il suo peso centrale; i suoi maggiori esponenti dicevano infatti che la Dc era un partito di centro-destra che guardava incessantemente a sinistra. Questa era una realtà. ________________________________________________________________________________________ *** Dopo il governo Badoglio che era stato nominato dal Re Vittorio Emanuele III nei momenti della guerra sul territorio italiano, il governo come tale si rafforzò presieduto da Ivanoe Bonomi e poi dalla Dc alleata con i liberali (partito laico di centro-destra). Dc e liberali avevano un equilibrio politico notevole e durarono abbastanza ma poi i liberali ebbero una scissione: era nata una sinistra liberale che faceva capo al direttore del giornale Risorgimento liberale: Mario Pannunzio. Ad un certo punto quella sinistra decise di uscire dal partito e di fondare un nuovo giornale che fu chiamato Il Mondo che Pannunzio diresse valendosi anche della collaborazione di Ernesto Rossi, uomo esperto in economia ma politicamente di sinistra. Questo fu Il Mondo: polemizzava con i comunisti ma li considerava molto importanti, mentre sottovalutava fortemente i socialisti. ________________________________________________________________________________________ La Democrazia cristiana continuò molto gradualmente a spostarsi più verso il centro-sinistra che verso il centro-destra. De Gasperi, invecchiato e ammalato, si ritirò e fu sostituito all’inizio da Amintore Fanfani che adottò una politica chiaramente di centro-sinistra e non più di centrodestra. La Dc rimase a lungo in quella posizione e che accrebbe quando alla testa del partito arrivò Aldo Moro. Nei congressi che si fecero in quel periodo il quadro della politica italiana era il seguente: la Dc alleata con i socialdemocratici e poi addirittura con i socialisti di Pietro Nenni; i comunisti guidati da Togliatti, che erano un partito di sinistra costituzionale in Italia ma tuttora aderente al Cominform dove si riunivano i partiti comunisti di tutto il mondo, naturalmente guidati dai comunisti russi. Questo era lo schieramento: Dc, socialdemocratici (Saragat) e socialisti (Nenni e De Martino); alla loro sinistra c’era il Pc di Togliatti che con un piede era un comunista costituzionale italiano e con l’altro era il rappresentante di un partito comunista sovietico. ________________________________________________________________________________________ Ho ricordato queste vicende ben note perché somigliano nelle strutture politiche a quanto avviene adesso in Italia. L’Italia è guidata da due partiti molto diversi uno dall’altro: la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio. Salvini è il più forte dei due ma senza l’alleanza con Di Maio non avrebbe i numeri sufficienti a governare. Quindi i due stanno insieme per tenere in piedi un governo al quale entrambi partecipano con i relativi benefici che ne derivano ma con una marcata differenza tra l’uno e l’altro. A parte poi c’è quanto avanza del Pd che adesso sta attraversando un periodo di rilancio che tuttavia ancora non si è verificato e ne vedremo i primi risultati con le elezioni di oggi. ________________________________________________________________________________________ Chi governa sono due e un’opposizione ancora non è verace. Sessant’anni fa chi governava era la Dc con i socialdemocratici e i socialisti. Comunisti a parte. Come è evidente questi due schieramenti si somigliano: c’è un governo composto da forze eterogenee che però stanno insieme per mantenere il potere e c’è un’opposizione che allo stato dei fatti conta poco. Così era ai tempi di De Gasperi e a quelli che li seguirono subito dopo e così è oggi. Vedremo quello che accadrà domani. ________________________________________________________________________________________ Le elezioni di oggi noi speriamo diano un segnale di rilancio al partito democratico, ma c’è molto di più in quello che occorrerà fare dopo: ricostruire la sinistra democratica italiana. ________________________________________________________________________________________ Il partito è guidato come segretario da Nicola Zingaretti. Personaggio di buon conio e di buona efficienza. È difficile tuttavia pensare che i risultati elettorali siano clamorosi: buoni sì ma clamorosi non credo perché occorre ricostruire il partito e la sinistra italiana e questo è un lavoro tutto da fare. ________________________________________________________________________________________ Le persone in grado di avviarlo e completarlo ci sono già nel partito ma non tutti hanno assunto le responsabilità che gli competono e il lavoro che debbono fare. Alcuni non hanno chiarito ancora la loro posizione e tra questi si annovera Matteo Renzi. Da molte parti si sperava e ancora si spera che Renzi abbia fatto un’esperienza di quello che gli è accaduto ed accetti di rientrare nel partito con incarichi rilevanti ma senza rinverdire una leadership. Se questo avvenisse il partito ne trarrebbe maggiore forza. Lo stato maggiore o se volete l’oligarchia della quale il Pd dovrebbe essere una delle principali espressioni, è folto e importante. ________________________________________________________________________________________ Il primo nome è quello di Walter Veltroni che non a caso ha fatto una campagna elettorale estremamente impegnata. Ma poi ci sono altri nomi di minor contenuto storico ma di buona efficienza per il futuro se opportunamente impegnati: Calenda è uno di questi; Cacciari è un altro. Lo stato maggiore è comunque forte e variegato, da Luigi Zanda a Zagrebelsky e Fassino e una quantità di altri nomi che potrebbero mobilitare un movimento popolare che si riconosca nello stato maggiore che guida il partito. ________________________________________________________________________________________ Tutto questo non accadrà certo domani ma è l’avvenire che deve essere riportato in campo e svegliato dal lungo sonno che ha fin qui atrofizzato la sinistra democratica italiana. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ Le intimidazioni dell'ultradestra sono un problema di democrazia. Negarlo non è solo ambiguo ma diventa un segno di corrività ________________________________________________________________________________________ Ezio Mauro ________________________________________________________________________________________ §02 - Il fascismo 2.0 e il governo della paura ________________________________________________________________________________________ (di Ezio Mauro Repubblica.it 14 maggio 2019) Incredibilmente, non basta ancora quel che sta succedendo. La discussione sul fascismo 2.0 sta imboccando una tangenziale che la porta lontano dal cuore del problema, come se la questione oggi fosse un ritorno della forma dittatoriale che ha deformato l'Italia per vent'anni. E poiché quel ritorno è impossibile, si salta immediatamente alla conclusione assolutoria: tutto questo allarme attorno al pericolo fascista è inutile, sproporzionato, ideologico. Meglio parlar d'altro e far finta di niente, e ancora una volta non vedere, non sentire, rifiutandosi di capire. ________________________________________________________________________________________ La novità dell'Italia di oggi, invece, è questo emergere di una cosa che chiama se stessa fascista, rivendica quell'identità e agisce di conseguenza, con incursioni e intimidazioni. Il problema dunque, per chiunque eserciti una responsabilità istituzionale, ma anche soltanto politica e intellettuale, è domandarsi dove nasca questo fenomeno, come mai torni a manifestarsi proprio oggi, e perché ritrovi forma, spazio e consenso. Vorrei aggiungere un punto che a me pare decisivo: non è il problema di una parte, e cioè esclusivamente della sinistra italiana. È un problema della democrazia e della cultura, e negarlo non è soltanto un'ambiguità, ma qualcosa di più: una manifestazione di corrività. ________________________________________________________________________________________ L'altro elemento di svalutazione di questo neo-post-fascismo è l'area circoscritta in cui si manifesta, e il suo peso politico ridotto: tanto rumore - dicono i nuovi negazionisti - ancora una volta per nulla. La risposta a questa obiezione è semplice, perché le manifestazioni di segno fascista si sono moltiplicate nell'ultimo anno, le organizzazioni che si richiamano a quell'impronta crescono e complessivamente questa espressione di irriducibilità più testimoniale che nostalgica ha preso un suo spazio abituale e addirittura un suo ruolo consolidato nel paesaggio politico febbricitante del nostro Paese. Fino a trasformare il 25 aprile in un elemento di contrasto identitario al vertice dell'esecutivo, con una divisione polemica tra grillini e leghisti. Col risultato che non sappiamo più qual è oggi il pensiero sul fascismo del governo della Repubblica nata dalla Resistenza. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente le differenze dal passato sono molto forti: e ci mancherebbe altro, visto che viviamo in una democrazia, in mezzo all'Europa, nel 2019. Queste differenze non vanno sottaciute, ma al contrario evidenziate per capire la natura e la portata del fenomeno. Che nasce non in continuità, ma prescindendo dal tragitto del regime, dal suo progetto di sopraffazione, dalla sua conclusione: in una parola, dalla tragedia nazionale che ha determinato. Ciò che oggi si definisce fascismo è fuori dalla storia, perché solo così può rivendicare un'identità senza farsi carico del peso di un'eredità, al riparo dal giudizio del secolo. Si tratta di una presenza situazionista, che nasce e si spegne nell'azione, con il gesto che torna a riassumere una politica, come estrema semplificazione del populismo. ________________________________________________________________________________________ Ma nello stesso tempo questa presenza-spot che appare e scompare, senza più una teoria perché tutto si riassume, si giustifica e si consuma nella violenza della prassi, trova un radicamento nel sociale, pescando nel disagio e ancor più nell'emarginazione, entrando di periferia in periferia nei territori abbandonati dalla politica tradizionale, perché considerati perduti. Qui si impianta un welfare nero alla rovescia, all'insegna dell'egoismo invece che della solidarietà, dell'esclusiva invece che della condivisione, separando gli "italiani" (o addirittura "i romani", direbbe Di Maio) dagli altri, dai maledetti. ________________________________________________________________________________________ Tutto questo, com'è evidente, nasce da un vuoto di radicalità della proposta politica abituale di fronte alle aree estreme del Paese, alla loro richiesta di una rappresentanza che è già immediatamente una protesta, forse una domanda di vendetta sociale, comunque una denuncia di abbandono, in ogni caso una proiezione di antagonismo. Emarginazione, disagio, vendetta, confisca privatistica del welfare, ribellismo: se ci aggiungiamo l'ideologismo fascista, di per sé alternativo a tutto il sentimento repubblicano (istituzioni, Costituzione, tradizione democratica), dobbiamo prendere atto che la miscela è pronta, e c'è da stupirsi che non esploda. ________________________________________________________________________________________ Cosa c'entra, a questo punto, ripetere che il fascismo non tornerà? È sicuramente vero. Ma è altrettanto vero che è già tornato, in quest'altra forma disadorna e spuria, che dovrebbe bastare per domandarci dove abbiamo sbagliato, qual è la falla della nostra democrazia da cui questo fenomeno è riuscito a transitare ricoagulandosi, ritrovando voce, forza, legittimazione. ________________________________________________________________________________________ Ecco, questo è il punto. Preoccupati di non vedere questa risorgenza che pure si riferisce ostinatamente al fascismo, di non sopravvalutarla, di non chiamarla per nome per non riprendere una pratica e una cultura antifascista, noi stiamo legittimando questa espressione estemporanea ma ormai sistemica, episodica ma sempre meno casuale, di destra estrema ideologicamente connotata. La lunga e insistita banalizzazione che negli ultimi vent'anni è stata fatta del fascismo storico, unita a una costante svalutazione dell'antifascismo, si è tradotta in uno sdoganamento delle forme spontanee e irrituali in cui quel segno politico torna in tutt'altre dimensioni e con tutt'altre ambizioni a manifestarsi: dicendoci tuttavia che c'è uno spazio fascista, orgogliosamente fascista, nell'Italia di oggi. ________________________________________________________________________________________ La questione dovrebbe preoccupare in primo luogo la destra cosiddetta moderata, se vuole esistere e se pensa di farlo con quella cultura. Perché rischia di essere non solo sfidata dal radicalismo fascista, ma contagiata, macchiata, mutilata e infine impedita. Dovrebbe inquietare i liberali, impegnati almeno in teoria nella manutenzione della democrazia italiana, e dei suoi capisaldi: cosa direbbero, cosa avrebbero già detto, se a sinistra riemergesse uno stalinismo organizzato e ramificato, capace di negare il gulag o di giustificarlo, prescindendo dal giudizio della storia, o ignorandolo? ________________________________________________________________________________________ Infine, la questione interpella Salvini, al punto che non può più evitarla. Ha strisciato la suggestione fascista, l'ha evocata ritraendosi e ritornando ad alludere, ha richiamato dalle tenebre il tabù nazionale e lo ha lasciato a mezz'aria, come un incantatore di serpenti dilettante. Da vicepresidente del Consiglio dovrebbe chiarire il suo pensiero sul fascismo storico, da ministro dell'Interno dovrebbe giudicare e valutare la sua ultima e attuale reincarnazione. ________________________________________________________________________________________ Non penso a misure di polizia: ma a un giudizio politico, che finora è mancato. Col sospetto e il risultato che alla ferocia xenofoba e alla fobia securitaria di questo governo il fascismo 2.0 serva come retroterra, retrogusto, retropensiero: una cornice nera per condizionare il Paese, giustificando il governo della paura. [EzMa] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 21 del 26 maggio 2019
continua
§01 - La lezione morale di Berlinguer (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 19 maggio 2019) §02 -Napolitano: “Votare per sconfiggere l’inganno degli anti-europeisti” (Intervista di Claudio Tito Repubblica.it 19 maggio 2019)
post pubblicato in diario, il 19 maggio 2019


Anno XII N° 20 del 19 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 19 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ La lezione morale di Berlinguer è il patrimonio culturale e politico della sinistra italiana ed europea ed è in quest’ambito che dovrebbe rinascere il perno della democrazia. ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - La lezione morale di Berlinguer ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 19 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ A volte mi chiedo chi è la persona che ha combattuto meglio di altre per modernizzare il nostro Paese una volta conclusa l’ultima guerra mondiale e cioè dal 1945 in poi. Di personaggi importanti sia in Italia sia in Europa ce ne sono stati una quantità ma politicamente ce n’è uno che ha capovolto la posizione del partito da lui diretto rafforzando quel partito stesso e facendone il motore di un futuro che tuttora continua dopo che lui è morto da molti anni e il partito da lui diretto non esiste più. Eppure, nonostante queste osservazioni sui fatti avvenuti, è vero e anzi verissimo che il nostro Paese è politicamente cambiato in meglio per merito suo e in peggio per la vittoria dei suoi avversari. Parlo di Enrico Berlinguer e del Partito Comunista da lui trasformato che ha dato origine alla sinistra italiana moderna. ________________________________________________________________________________________ A volte quella sinistra ha vinto; a volte ha stravinto e infine in altre occasioni ha totalmente perduto. Questi alti e bassi configurano la realtà della vita in genere e della politica in particolare, ma è molto difficile la persistenza delle idee, sia che vincano sia che perdano. Si verifica spesso nelle religioni ma non nel mondo laico: di Enrico Berlinguer ce ne sono stati pochi nella storia d’Italia, anzi pochissimi in quella più moderna del Novecento. Quali sono state le ragioni positive e quelle negative che hanno costellato la vita del nostro Paese e la sua presenza nel continente europeo?------- ________________________________________________________________________________________ Berlinguer era un democratico, sentiva il valore dell’interesse generale e non lo identificava con l’interesse di partito e neppure di classe. Aveva un concetto alto delle istituzioni e ne vedeva la deformazione che la partitocrazia aveva introdotto nel sistema. Sapeva anche che il Pci a suo modo faceva parte della partitocrazia ma non condivideva il movimentismo di Pietro Ingrao né la posizione di Giorgio Amendola, democratico nella politica italiana ma legato all’alleanza con Mosca nella politica estera. Berlinguer insomma fu il punto di svolta del Pci e lo condusse fuori dal ghetto. L’accordo con Aldo Moro fu il punto di partenza di un percorso che sarebbe stato molto lungo se l’uccisione del leader democristiano non avesse accelerato la transizione e la legittimazione democratica del Pci e di conseguenza quella democrazia compiuta che fu poi portata a termine da Achille Occhetto e finì addirittura con la dissoluzione del Pci e la nascita del postcomunismo. ________________________________________________________________________________________ Il partito per il quale personalmente ho votato negli ultimi anni e sempre voterò fin quando potrò non ha niente di comunista ma ne è comunque il figlio e Berlinguer ne è di fatto il padre o almeno il nonno se si considerano i tempi lunghi di quella trasformazione. Ci vollero più di vent’anni perché quel percorso arrivasse alla sua conclusione. Berlinguer privilegiava il valore dell’eguaglianza anche se non avrebbe mai negato il valore della libertà. ________________________________________________________________________________________ Ricordo ancora che un giorno, discutendo di queste questioni, gli dissi che la sua visione coincideva con il liberal-socialismo dei fratelli Rosselli e del Partito d’Azione. Rispose: «Lo so. Giustizia e libertà potrebbero essere benissimo lo slogan del Pci in un Paese diverso dal nostro. Forse in futuro questo avverrà, sarà possibile, ma quel futuro è molto lontano». Ricordo di avergli detto che il suo partito avrebbe dovuto affrettarne i tempi e scrissi su Repubblica un articolo intitolato: «Se Berlinguer diventa liberale». Avevo ragione: il Partito Comunista creato da Berlinguer è padre o nonno dell’attuale Partito Democratico. Non attraversa un buon periodo ma è comunque il depositario del comunismo democratico di Berlinguer innestato sul liberalismo di Francesco De Sanctis e di Benedetto Croce. ________________________________________________________________________________________ Se c’è ancora in Italia una vera democrazia liberale e socialista questa viene congiuntamente da Enrico Berlinguer e da Ugo La Malfa. Ho avuto la fortuna di essere intimo amico di entrambi e di averne ereditato le idee che questo giornale, dopo quarantatré anni dalla sua fondazione, ancora coltiva e difende alimentandone l’attuazione a vantaggio del Paese e dell’Europa. ________________________________________________________________________________________ Ieri Matteo Salvini ha radunato i sostenitori della Lega in piazza del Duomo a Milano. Un tempo la Lega aggiungeva a quella sua parola anche l’indicazione localistica del Nord. Erano i tempi di Umberto Bossi e dei suoi più stretti seguaci che avevano un rilievo notevole, anche se non immenso, soprattutto in Lombardia e quindi a Milano, ma poi anche in Piemonte e in qualche località veneta. Insomma Lega Nord. Ma ora la Lega è diventata per merito organizzativo di Salvini un partito esteso anche nel centro d’Italia, sia adriatico che tirrenico, sia al Sud e nelle isole, Sicilia e Sardegna. Insomma un partito nazionale che affronta tra pochi giorni le elezioni europee. ________________________________________________________________________________________ Le elezioni europee sono molto imbarazzanti per la Lega la quale si qualifica ed è “sovranista”. Il significato di questa parola svaluta l’europeismo: i sovranisti non sono europeisti, difendono in tutto il continente del quale geograficamente facciamo parte sottolineando che a loro interessano soltanto gli interessi “sovrani” del loro Paese e cioè l’Italia. Ma con chi dovrebbero allearsi in Europa? Ovviamente con i sovranisti europei che sono una parte notevole dei membri dell’Unione. Diciannove di essi condividono l’euro che hanno ereditato fin dal 2002, ma il fatto di avere una moneta comune non diminuisce il loro sovranismo e anzi l’euro fa da cemento con i molti partiti sovranisti d’Europa. Più sovranisti ci sono e più la loro forza a favore del proprio Paese si moltiplica: un sovranista appoggia l’altro e ne è appoggiato. ________________________________________________________________________________________ È un’alleanza assai singolare che la Lega italiana veda con piacere e appoggi per quel che può il Partito della Libertà austriaco, sovranista più che mai, e così pure i sovranisti della Sassonia, dell’Ungheria, del Belgio, del Portogallo, della Catalogna, della Savoia e ovviamente della Germania: un sovranista appoggia l’altro oltre che se stesso e i suoi interessi e reciprocamente. In Francia c’è addirittura un partito simile alla Lega, guidato da Marine Le Pen, e lì l’accordo è ancora più stravagante poiché i due movimenti sono in tutto e per tutto simili e in tutto e per tutto agganciati alla Russia di Putin. ________________________________________________________________________________________ L’obiettivo più vistoso di un partito sovranista è quello di governare il proprio Paese d’origine con una dittatura. Si dirà, prendendo un esempio storico assai illustre, che l’antica Repubblica romana e poi anche quella imperiale erano sovraniste: una dittatura la quale dominava tutti i Paesi affacciati sul Mediterraneo e anche l’Inghilterra e tutta l’Africa centrale dall’Atlantico al Golfo arabico e fino al Mar Nero. Ricordo l’esempio dell’antico stato romano, sia ai tempi della Repubblica e sia a quelli dell’Impero vero e proprio perché i romani avevano la cittadinanza che poi fu estesa agli italici e infine a tutti quelli che abitavano regioni dominate da Roma. Il civis romanus coincideva ormai con i confini dell’Impero. Naturalmente chi guidava la Repubblica era il Senato e il popolo (Senatus Populusque) e poi, quando l’Impero sostituì Repubblica il potere era nelle mani dell’imperatore cui il Senato offriva un personale di governo che l’imperatore usava almeno in parte dislocando i suoi aiutanti nei vari settori dell’Impero. ________________________________________________________________________________________ Roma dunque fu l’esempio mastodontico del sovranismo ma quando l’Impero decadde e infine cadde, il sovranismo scomparve: l’Italia fu ridotta in mille pezzi, ognuno dei quali era nelle mani del feudatario locale o addirittura di tribù che giravano l’intera Europa e diventavano padroni di alcuni pezzi di essa. Così fecero i Goti, i Visigoti, gli Ostrogoti, i Franchi, i Vandali, gli Unni e così via. Queste tribù, che in parte diventarono popoli, conservarono per qualche tempo la loro mobilità ma poi occuparono singoli territori e ne fecero i loro feudi o addirittura regni. L’Europa cioè diventò una sorta di tappezzeria multicolore e ciascun colore rappresentava un feudo o un regno che talvolta aveva un’estensione tale da attribuirci il nome di Impero. ________________________________________________________________________________________ Questi regni naturalmente o feudi si presero pezzi d’Italia e la dominarono. Non erano sempre gli stessi: a volte erano Spagnoli, a volte Austriaci o Franchi o Normanni o famiglie nobili locali o capitani di ventura che davano un contenuto politico dopo aver affidato i loro servizi ai padroni che alla fine sostituivano con se stessi. Questa storia dell’Europa è ben nota e la ricordo per spiegare il più chiaramente possibile cos’è il sovranismo che oggi molti partiti europei di varia nazionalità rivendicano. Tra quelli che ne fanno addirittura la propria insegna uno dei più forti è la Lega di Matteo Salvini. ________________________________________________________________________________________ Il sovranista che la guida mira decisamente a costruire a proprio vantaggio la dittatura italiana. Attualmente è vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, ma questo ormai è niente per lui. Lui, sovranista in Europa, tende a diventare dittatore in Italia e poiché l’Italia è una penisola al centro del Mediterraneo, una dittatura italiana diventa automaticamente una presenza sovranista al centro del Mediterraneo, alla quale si appoggerà Putin che è molto interessato a estendere il potere russo utilizzando un alleato che di fatto da lui dipenda. Il nostro futuro, se Salvini avrà la forza di trasformarsi in dittatore italiano, è dunque questo: una forte dittatura al servizio dell’Impero russo. Non c’è da stare allegri. ________________________________________________________________________________________ Gli avversari di Salvini sono sostanzialmente due: il Movimento 5 Stelle guidato da Luigi Di Maio e il Partito democratico guidato da Nicola Zingaretti. Ce la faranno a fermare i progetti di Salvini?------- ________________________________________________________________________________________ Allo stato dei fatti la tentazione dittatoriale è tuttavia ancora piuttosto lontana: i sondaggi danno la Lega attorno al 32-35 per cento dell’elettorato, ma arriva molto più in alto se si considerano gli alleati che in teoria sono Forza Italia di Silvio Berlusconi, Fratelli d’Italia dei Giorgia Meloni e infine i 5 Stelle di Di Maio. Quest’ultimo, pur essendo in calo nelle previsioni elettorali dovrebbe e vorrebbe mantenere almeno il 25 per cento. Se queste alleanze fossero tutte fedelmente strette intorno a Salvini, il blocco non sarebbe molto distante dal 70 per cento del flusso elettorale nelle elezioni della prossima settimana. ________________________________________________________________________________________ Si è però verificata negli ultimi due mesi una novità e cioè l’effettivo distacco dei 5 Stelle dal blocco di Salvini e una tendenza di Di Maio a spostare la propria collocazione politica verso la sinistra italiana. Non è un obiettivo facilmente raggiungibile: la sinistra democratica italiana per poter considerare tranquillamente un’eventuale alleanza con i 5 Stelle dovrebbe arrivare in vicinanza del 30 per cento: obiettivo che allo stato dei fatti sembra ancora assai improbabile. ________________________________________________________________________________________ Del resto, quand’anche il Pd facesse un salto in alto di quelle proporzioni, l’alleanza con i 5 Stelle non fa parte della sua strategia: i cinquestelle discendono dal grillismo e quindi sono un movimento-partito di natura populista: il contrario dell’aspirazione e della storia del Pd del quale abbiamo ricordato le origini nella prima parte di quest’articolo, ricordando le origini berlingueriane della socialdemocrazia della sinistra italiana. ________________________________________________________________________________________ Zingaretti dispone per sua fortuna di un gruppo dirigente ampiamente notevole, a cominciare da Paolo Gentiloni, passando anche per personalità di massimo rilievo come Walter Veltroni e Romano Prodi. Se questo gruppo si ricordasse di Berlinguer sarebbe perfettamente in linea con la propria storia: Berlinguer e La Malfa, Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene: questo è il patrimonio culturale e politico della sinistra italiana ed europea ed è in quest’ambito che dovrebbe rinascere il perno della democrazia. ________________________________________________________________________________________ Non si può contare sul partito vero e proprio ma anche su un movimento che si va addensando intorno al partito: distinto da esso ma convergente sugli stessi obiettivi politici. Partito e Movimento: affiancati, ma distinti. Questa non è una debolezza, ma una forza perché un partito deve agire nei modi appropriati per conservare la simpatia politica del movimento, recuperando quelli che andarono nei 5 Stelle o si astennero dal voto dopo la batosta di Renzi nel referendum costituzionale del 2016. ________________________________________________________________________________________ Queste sono le ipotesi che ci aspettano e ne avremo una prova importante anche se non definitiva alle prossime elezioni europee. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 19 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ Il presidente emerito: "Alle urne va respinto chi esalta gli Stati sovrani come risposta ai problemi dei cittadini ma anche chi con ipocrisia si finge a favore della Ue. All'Italia servono rinnovamento ed equo rigore: assurdo continuare a pagare più per gli interessi sul debito che per l'istruzione" ________________________________________________________________________________________ Claudio Tito ________________________________________________________________________________________ §02 -Napolitano: “Votare per sconfiggere l’inganno degli anti-europeisti” ________________________________________________________________________________________ (Intervista di Claudio Tito Repubblica.it 19 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ II sovranisti e gli anti europeisti propongono "un'illusione se non un vero e proprio inganno". L'Unione europea è nata "dall'immane disastro della seconda guerra mondiale in reazione ai nazionalismi e alle tendenze reazionarie, fasciste e di destra che l'hanno provocato". Questo "patrimonio" non può essere disperso. A una settimana dalle elezioni europee il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, spiega così l'importanza del prossimo voto. Lo fa difendendo il progetto europeo e mettendo in guardia da chi "ipocritamente" si dichiara europeista e poi tradisce i valori della Ue. Avvertendo che un certo "strisciante avventurismo finanziario" può essere catastrofico per l'Italia e per il resto d'Europa. Sottolinenando che anche per la sinistra questa rappresenta la "sola speranza e la via di una nobiltà della politica".------- I presidenti eletti di 21 Paesi dell'Ue anche per questi motivi hanno di recente lanciato un appello al voto. L'Europa ha bisogno anche di una ampia partecipazione elettorale per risollevarsi?------- "Ho apprezzato e condiviso il solenne appello firmato dai 21 Capi di Stato, prima di tutto perché è un segno importante di unità: un'ampia partecipazione a questa prova è auspicabile, perché senza dubbio rafforza la legittimazione democratica e la capacità di incidere delle istituzioni europee. Un appello importante in questa fase così delicata del processo d'integrazione, nella quale sembrano avere maggiore risalto i motivi di divisione e di polemica tra alcuni governi nazionali rispetto a una necessaria assunzione di responsabilità di fronte a sfide globali. Forse ci si può chiedere se non ci sia ipocrisia o addirittura mistificazione da parte di chi si dichiara europeista, ma nei fatti e nei comportamenti concreti nega i valori e le politiche comuni dell'Ue". ________________________________________________________________________________________ A chi si riferisce?------- "Credo che sia abbastanza chiaro e tutti lo possano intendere". ________________________________________________________________________________________ Questo vuol dire che lei riconosce il rischio di una crisi nell'attuale assetto dell'UE.------- "Nel corso di una lunga e ricca esperienza politica, culturale e istituzionale sono stato sempre immerso nella problematica e nella dialettica politica e culturale europea. Posso pertanto osservare che ormai da tempo il disegno di integrazione europea mostra elementi di crisi, da un lato per gli attacchi e manipolazioni che subisce ad opera dei suoi nemici e dall'altro perché non riesce a superare gravi limiti nella sua capacità di risposta a nuove domande emerse nelle nostre società e nel mondo. Ma come si può affrontare il vero e proprio sommovimento del mondo attuale se non mettendo in campo tutto il prezioso potenziale delle energie europee?". ________________________________________________________________________________________ È quindi un'illusione, quella dei sovranisti e degli anti europeisti in Italia e nel resto d'Europa, di poter affrontare la globalizzazione da soli?------- "C'è veramente da rinnovare e arricchire la riflessione su che cosa si sia verificato nel processo di globalizzazione, che ha visto innescarsi proprio in questi ultimi anni un enorme disordine internazionale, squilibri e fonti di conflitto quanto mai allarmanti. È un'illusione evidente, un vero e proprio inganno, lasciar credere che possa essere risolutiva e positiva la linea di condotta di quanti esaltano gli Stati sovrani come autosufficienti. Senza la presenza e l'azione della BCE, senza lo scudo dell'euro, sarebbe stato impossibile salvaguardare le basi di ricchezza dei nostri Paesi e i risparmi dei cittadini". ________________________________________________________________________________________ Non ci sarebbe bisogno anche per questo di una politica estera davvero comune?------- "È insorta un'ostilità al multilateralismo, abbandonando la ricerca di intese negoziali. Negli Stati Uniti è prevalsa la tendenza a un unilateralismo divisivo, alla riapertura di vecchie contrapposizioni e addirittura al ritorno ad antichi, pericolosissimi scontri, come quello del rilancio della gara agli armamenti nucleari. Sebbene la politica estera e di sicurezza comune europea abbia fatto significativi passi in avanti, siamo ancora lontani da soluzioni unitarie e anche dal discutere la proposta Juncker di estendere la procedura a maggioranza alle decisioni di politica estera. Penso che questo tema potrebbe costituire un obbiettivo della prossima legislatura europea". ________________________________________________________________________________________ In linea più generale, non sarebbe utile una rifondazione tornando a una Unione a cerchi concentrici o a più velocità?------- "Già con la Dichiarazione di Roma, in occasione del 60° anniversario del Trattato, il nodo delle diverse velocità è stato affrontato positivamente. D'altra parte già oggi l'Unione è una comunità che vede i suoi Paesi membri partecipare in diversi formati, come l'Eurozona o lo Spazio Schengen, all'integrazione. La vera questione mi sembra essere se sapremo preservare appunto l'inclusività e l'unitarietà delle istituzioni comuni, se continueremo a rafforzare la capacità del Parlamento europeo di rappresentare i cittadini del nostro Continente in un rapporto più equilibrato con il Consiglio come istituzione di rappresentanza degli Stati". ________________________________________________________________________________________ Considera compatibile con un serio europeismo il ricorso crescente alla demagogia e alla moltiplicazione delle promesse elettorali?------- "È responsabilità di tutti alimentare un dibattito sulle tante questioni europee, sforzandosi sempre di approfondire e cercando di mostrare ai cittadini quali soluzioni sostenibili si prospettano. Non si può addebitare alle istituzioni europee un eccesso di severità solo perché ci si preoccupa - come necessario - di evitare uno strisciante avventurismo finanziario che può essere catastrofico per la crescita presente e futura dei nostri Paesi. Speriamo di esserne tutti consapevoli, un voto espresso in Italia ha una portata europea". ________________________________________________________________________________________ Questo vuol dire che non si può imputare alla politica economica europea se l'Italia non cresce, spingendo quindi verso maggiore deficit e ulteriore indebitamento?------- "Sarebbe sbagliato schematizzare il confronto politico tra chi vuole riforme dell'Unione Europea nel suo complesso e chi considera indispensabili riforme strutturali sul piano nazionale. È evidente che un Paese che si distingue, e non da poco, dagli altri nella zona euro per alcuni fondamentali indicatori negativi (bassa crescita, indebitamento eccessivo, peso della disoccupazione, scarsità di laureati) ha bisogno di continuare gli sforzi per modernizzare la propria economia tendendo alla massima coesione sociale. Penso che i sacrifici che gli italiani hanno fatto negli anni di più rigorosa conduzione delle politiche economico-finanziarie non possano essere vanificati se non si prosegue nel percorso di risanamento del bilancio pubblico. Come è possibile continuare a pagare di più per la spesa sugli interessi del debito che per l'istruzione?". ________________________________________________________________________________________ Servirebbe dunque, in un'ottica europea, che l'Italia attui una vera politica per la crescita e l'occupazione senza ricorrere a palliativi.--------------- "Più sapremo continuare un processo di rinnovamento e di equo rigore, più saremo in grado di influire sulle politiche economiche al livello europeo. Si potrebbe lavorare a una proposta di revisione e trasformazione degli indirizzi di welfare in Europa, mirando a un nuovo modello comune per corrispondere a istanze sociali e a fenomeni di povertà ed emarginazione nei Paesi europei e in Italia. Ciò varrebbe ben più di promesse o concessioni disparate e parziali a questo o quel segmento sociale". ________________________________________________________________________________________ L'Europa, però, si è dimostrata debole e poco "unità" sull'immigrazione.------------------- "Sì. E questo ha alimentato un fenomeno duramente regressivo, rispetto agli sforzi fatti nel nostro stesso Paese, già alla fine degli anni '90, per non separare la lotta all'immigrazione clandestina, o totalmente incontrollata, da un sistema di regole garantite per l'ingresso legale dei richiedenti lavoro o asilo. Ci sono resistenze incomprensibili verso un approccio complessivo al tema delle migrazioni, come quello proposto dall'ONU con il Global Compact. Il tema è delicato, ma certo è irresponsabile e non offre aiuto chi pensa di sfruttarlo a fini elettorali e di propaganda". ________________________________________________________________________________________ Oggi soffia un vento di destra. Le forze democratiche, progressiste e di sinistra possono far leva sull'europeismo per contrastarlo e tornare più competitive?------- "L'Europa è nata dall'immane disastro della seconda guerra mondiale, in reazione ai nazionalismi e alle tendenze reazionarie, fasciste e di destra che l'hanno provocato. Ogni parte politica non può non attingere a quel patrimonio. In questo senso apparirà in piena luce, lungi da visioni puramente economicistiche, il potenziale politico della sfida e dell'esperienza europea. L'Europa sempre più come sola speranza e via di una nuova nobiltà della politica". ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 20 del 19 maggio 2019
continua
§01 - Lo spartito sbagliato dei due suonatori (di Eugenio Scalfari) §02 - LA PENISOLA DEI NERVOSI (di Massimo Giannini) §03 - L’Amaca. Non sembra Cavour (di Michele Serra )
post pubblicato in diario, il 12 maggio 2019


§01 - Lo spartito sbagliato dei due suonatori (di Eugenio Scalfari) §02 - LA PENISOLA DEI NERVOSI (di Massimo Giannini) §03 - L’Amaca. Non sembra Cavour (di Michele Serra ) ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 19 del 12 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ La Lega di Salvini e i 5 Stelle di Di Maio procedono come procedeva Beethoven: il primo ha in mano un pianoforte, il secondo un violino. Il violino è molto più leggero nel volume ma in certi momenti può emergere sul pianoforte ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Lo spartito sbagliato dei due suonatori ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 12 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ Uno dei libri di Lev Tolstoj è intitolato Sonata a Kreutzer che ricava il suo intreccio da una delle sonate di Beethoven per pianoforte e violino. La sonata si compone di quattro tempi: nel primo si succedono quasi singolarmente il pianoforte e il violino; ciascuno dei due strumenti suona quasi da solo la partitura e l'altro lo appoggia con un accompagnamento molto sobrio. Nel secondo tempo i due strumenti suonano contemporaneamente e con il massimo vigore ciascuno il proprio brano. ________________________________________________________________________________________ Si direbbe quasi che vogliano reciprocamente prevalere l'uno sull'altro. È certamente il passo più efficace. Ne seguono un terzo e un quarto, dove il suono è armonico ed entrambi hanno trovato un equilibrio tra loro e non più un duello su chi prevalga sull'altro. Ho ricordato questo libro di Tolstoj e soprattutto l'esecuzione dello spartito di Beethoven perché la lotta per la prevalenza tra i due strumenti che compongono l'intera partitura rappresenta la storia di un periodo musicale ma possiamo applicarla anche a un periodo politico. ________________________________________________________________________________________ Non si tratta più di pianoforte e di violino ma nel nostro caso di due formazioni politiche: la Lega di Salvini e i 5 Stelle di Di Maio. Procedono come procedeva Beethoven. Direi che Salvini ha in mano un pianoforte e Di Maio un violino. Il violino è molto più leggero nel volume ma in certi momenti può emergere sul pianoforte. Questo alternarsi di spartiti affidati a due strumenti assai diversi tra loro rispecchia tuttavia fedelmente la Sonata a Kreutzer di Beethoven tradotta in un libro narrativo da Tolstoj. ________________________________________________________________________________________ Dalle elezioni fin qui avvenute a partire dalle politiche del 2008, cioè da quando la grave crisi americana arrivò e sconvolse l'economia del nostro Paese, gli italiani in quanto popolo reagirono in modi molto diversi di anno in anno: quando il presidente della Repubblica, che allora era Giorgio Napolitano, mise alla testa del governo il professor Mario Monti gli italiani non reagirono in alcun modo: la crisi americana arrivata in Europa e in Italia era di tale violenza da rendere il popolo totalmente passivo. ________________________________________________________________________________________ Questo atteggiamento della pubblica opinione favorì la politica di Monti e di Fornero, riuscendo a riportare l'economia italiana a un accettabile equilibrio: molti sacrifici naturalmente, ma comunque sopportabili e compensabili. Poi ci furono altri due governi, uno dei quali presieduto da Enrico Letta e l'altro da Matteo Renzi. Quest'ultimo guadagnò molto in favore del Partito democratico da lui guidato, che culminò con un referendum costituzionale per l'abolizione del Senato come Camera di rappresentanza. ________________________________________________________________________________________ Alle europee del 2014 il partito di Renzi arrivò al 41 per cento ma quelli che votarono "No" al referendum del 2016 sfiorarono il 60 per cento, perciò Renzi fu battuto e si dimise da capo del governo pur restando segretario del partito. Nacque il governo Gentiloni che gestì con moderazione intelligente una situazione molto difficile. A quel punto, e dopo oltre un anno, furono effettuate le elezioni e il Partito democratico fu sonoramente battuto crollando fino al 18 per cento. Emersero la Lega di Salvini e i 5 Stelle (grillini) di Di Maio. ________________________________________________________________________________________ Da allora di cose ne sono successe e non è certo il caso di rievocarle per l'ennesima volta. Dico soltanto che la situazione odierna ha preso un connotato di crescente liquidità. L'opinione pubblica e gli elettori sono da definire liquidi nel senso che hanno rinunciato al proclamarsi di sinistra, di destra, di centro. Semplicemente della politica non gliene importa più niente. Una massa di oltre il 40 per cento non vota alle elezioni, di qualunque genere siano. Quelli che votano si mobilitano molto poco ma vanno alle urne in elezioni comunali o regionali. Agli altri non interessano affatto. I partiti coinvolti fanno calcoli e ne ricavano cifre importanti, soprattutto la Lega di Salvini la quale tuttavia in questi ultimi mesi avrebbe perso due punti percentuali e l'adesione comunque è più teorica che effettiva. ________________________________________________________________________________________ I 5 Stelle sono diventati più grillini di prima, il che significa che stanno tornando all'origine del populismo predicato per anni da quello che fu il fondatore di quel movimento. Di Maio fa finta di darsi caratteristiche vagamente di sinistra per prendere le distanze da Salvini ma non è la realtà. La sinistra di Di Maio è più uno scherzo che una cosa seria, anche il corpo elettorale di Salvini è molto meno interessato alla politica del leader leghista. ________________________________________________________________________________________ Questa è la vera realtà: un'opinione pubblica indifferente, schierata a favore di questo o quel partito più per bella mostra. Abbiamo già definito questo atteggiamento come "liquido" e questa è la situazione italiana. Non parliamo della nostra eventuale presenza in Europa: mezza Europa è più liquida di noi, a cominciare dai corsetti gialli della Francia e alla destra-sinistra del Cdu di Angela Merkel, tanto meno del Portogallo, della Danimarca, della Sassonia, della Renania, e via dicendo. ________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione effettiva dell'Italia e dell'Europa. In una situazione dove sta prevalendo la globalità, le forze realmente esistenti sono gli Usa americani, la Russia di Putin, la Cina di Xi Jinping. In queste aree le dittature politiche hanno una reale consistenza. Sono, come è evidente, governi dittatoriali e lo sarà anche l'Africa la cui popolazione si sta moltiplicando con una rapidità stupefacente e trasversale da Est a Ovest. Quest'accrescimento enorme della popolazione porterà con sé poteri politici molto forti. Questo è quanto: l'Italia e l'Europa non contano assolutamente niente. ________________________________________________________________________________________ Forse sono troppo pessimista ma temo di no. Mi consola il fatto che conosco una serie di persone che si occupano di politica, di economia e soprattutto di cultura a livelli di qualità molto elevata in Paesi privi di qualunque energia. L'esistenza di queste personalità mi consola e mi dà speranze per un futuro. ________________________________________________________________________________________ Del resto, un passato con questa prevalenza culturale, nel senso più lato del termine, ci fu. Ci fu con Cavour, con Garibaldi, con Mazzini, con Alfieri, con Foscolo, con Manzoni, con Victor Hugo, con Immanuel Kant, con Arthur Schopenhauer, con Benedetto Croce, con Francesco De Sanctis, e naturalmente con Tolstoj, Cechov, Dostoevskij, Beethoven, Schubert e via dicendo, questa è stata una vera e propria aristocrazia soprattutto europea. ________________________________________________________________________________________ A pensarci bene, oggi c'è una sola e grandiosa personalità ed è papa Francesco: gira il mondo in continuazione e cerca di affratellare tutte le religioni esistenti in nome del Dio Unico. Tre giorni fa ha ricevuto una famiglia di rom che era stata malversata, priva di una abitazione. Francesco gira il mondo intero perché nel mondo intero c'è un solo Dio, comunque venga chiamato dai suoi fedeli che vanno persuasi dell'Unicità divina che può avere rituali diversi ma comunque affratellati. Personalmente, come i mei lettori sanno, io non sono credente ma vedo in papa Francesco il solo punto di riferimento affinché la vita della nostra specie abbia comunque un senso. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ Il rivoluzionario “contratto di governo”, come l’ottobre del ‘17, ha esaurito la sua spinta propulsiva (ammesso che ne abbia avuta una). Ne sottoscriveranno un altro? Sarebbe utile saperlo. Così come sarebbe utile sapere cosa proporrebbero i due vicepremier gialloverdi in caso di caduta del loro governo. ________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini ________________________________________________________________________________________ §02 - LA PENISOLA DEI NERVOSI ________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 01 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ Nel reality gialloverde sono tutti sull’orlo di una crisi di nervi. È nervoso il sor Contento Giuseppe Conte, quando dice «alla guida ci sono io, è un’illusione ottica che comandi Salvini». È nervoso il Piccolo Capo Grillino Luigi Di Maio, quando per una miserabile manciata di voti da lucrare sulla pelle dei rom si infuria con Raggi per l’unico gesto politico importante che ha compiuto da sindaca di Roma a Casal Bruciato. ________________________________________________________________________________________ Ma soprattutto è nervoso Capitan Mitraglia Salvini. Dal Viminale lancia la controffensiva con il decreto-sicurezza bis, una gragnuola di norme da Stato di eccezione, verosimilmente incostituzionali, che riscrivono i codici del mare, sottraggono le competenze sugli sbarchi al ministero dei Trasporti e le indagini ai tribunali, inaspriscono tutte le pene sui clandestini. Fino all’aberrazione morale mai vista (e ideata solo per stroncare le odiate Ong) di una maxi-multa da 5.500 euro per chiunque soccorra un naufrago. ________________________________________________________________________________________ I grillini parlano giustamente di uno sproloquio da regime autoritario «degno della Corea del Nord». Pensare che queste due bande da rissa continua occupano insieme Palazzo Chigi fa ridere, se non ci fosse da piangere. Ma Salvini, non pago, dal palco di un comiziaccio a Catanzaro risponde alle contestazioni urlando «moscerini rossi», scambiando l’intelligenza dell’uomo delle istituzioni con la tracotanza del tribuno della plebe. ________________________________________________________________________________________ Inizia dunque la fase del “salvinismo da combattimento”, per un capo-bastone che ha urgente bisogno di rifarsi un profilo da caudillo. Da qualche giorno sparava a salve, non se l’è sentita di “morire per Siri” e alla fine si è dovuto arrendere al fuoco amico dei pentastellati. Sconfitto sulla linea Maginot eretta a difesa del sottosegretario bancarottiere di sua fiducia. Respinto con perdite dal populista riluttante Tria sulla flat tax. Astioso nei toni, ansioso nei contenuti, frustrato dalla caccia quotidiana di nuove rivincite e vecchie armi di distrazione di massa, dal ritorno della naja obbligatoria al ripristino del grembiule a scuola, dalla castrazione chimica alla chiusura dei negozi di cannabis light. E ora, per la prima volta da un anno a questa parte, bocciato anche dai sondaggi. ________________________________________________________________________________________ Demos lo ha certificato ieri sul nostro giornale: la Lega e il suo leader hanno smesso di volare. Il partito perde più di due punti, il segretario ne perde addirittura sette. Come ha spiegato Ilvo Diamanti, «quando si fa tutto, governo e opposizione al tempo stesso, alla lunga ci si stanca». Dunque, per due partiti in coalizione che recitano tutte le parti in commedia, una fase di logoramento era ed è fisiologica. ________________________________________________________________________________________ Anche per la Lega, che finora dal “contratto diseguale” ha incassato la rendita di posizione più redditizia, presidiando a destra la facile “zona disagio” a costo zero della sicurezza degli italiani e lasciando a M5S i difficili pascoli della disuguaglianza senza risorse abbandonati dalla sinistra. ________________________________________________________________________________________ La Lega, che ora spera di risalire la china rifacendo ancora una volta la faccia feroce contro i migranti. Usando il decreto- sicurezza bis come un corpo contundente contro esseri umani, alleati e avversari. Bloccando la Mare Jonio a Lampedusa proprio mentre arriva la notizia dell’ennesima strage degli innocenti davanti alle coste libiche. Spacciando il macabro copione dei “porti chiusi” per una “politica dell’immigrazione”, che di qui ai prossimi mesi mieterà invece solo altri morti: questa estate non cambiare, stesso dramma, stesso mare. ________________________________________________________________________________________ Tutto quello che il governo fa e proclama, com’è ormai chiaro, ha un solo obiettivo: comprare tempo, fino alle elezioni europee. Lo abbiamo capito. Ma cosa ne sarà di questa Penisola dei Nervosi, dopo il 26 maggio? Nessuno lo dice, e forse nessuno lo sa. Ma è proprio questo il problema. Nonostante il calo di consensi delle ultime settimane, Cinque Stelle e Lega restano maggioranza netta nel Paese. Tuttavia, se il voto europeo sancirà l’inversione altrettanto netta nei rapporti di forza, con il Carroccio che raddoppia le percentuali del 4 marzo di un anno fa e M5S che li vede ridotti di un terzo, è ovvio che tutto cambierà in fretta. Dentro quel “tutto” può esserci l’ipotesi minima di un rimpasto e quella massima di una crisi. ________________________________________________________________________________________ A sventare l’uno e l’altra non bastano le parole vuote dei due vicepremier, ciascuno dei quali avrebbe qualche interesse a durare. Salvini per non dover riaprire l’odiato forno con l’immarcescibile Berlusconi, che nonostante tutto resiste ancora alle offese della politica e del tempo. Di Maio per non doversene tornare a Pomigliano d’Arco, lasciando il comando di un esercito comunque in rotta a Di Battista o a chiunque altro uscirà fuori dalla Casaleggio&Associati, ormai un ibrido sempre più inquietante sospeso tra la WikiLeaks dei poveri e il laboratorio di Frankenstein. ________________________________________________________________________________________ Hanno una exit strategy per l’autunno, lor signori? Sarebbe il caso di illustrarla, ed eventualmente di farla conoscere anche ai cittadini-elettori. Quello che ci aspetta ormai lo abbiamo intuito. Purtroppo, a dispetto degli spot da quattro soldi messi in giro dalle macchine del caos digitale e riciclati dai cine-giornali della nuova Eri Sovranista, la crescita non è affatto ripartita e la manovra economica sarà durissima. ________________________________________________________________________________________ La nuova Commissione Ue non ci farà sconti, per una ragione molto semplice: la marea nero-verde che pure cresce in Europa non avrà la maggioranza a Strasburgo, e se anche ce l’avesse i “migliori amici” di Salvini, da Orbán a Kurz, sono già pronti a trasformarsi in “fratelli- coltelli”, obbligando l’Italia ad affondare la lama dei tagli di spesa nella carne viva del Paese. ________________________________________________________________________________________ Il mitico “popolo”, in attesa di un cambiamento che finora non si è visto, chiede risposte concrete. Il reddito di cittadinanza è in vigore, ma questa “grande riforma del Welfare” onestamente non sembra la levatrice della Storia che prometteva di essere. La stessa cosa si può dire di Quota 100, che lascia intatte le incognite previdenziali già note ai tempi della legge Fornero. ________________________________________________________________________________________ Il rivoluzionario “contratto di governo”, come l’ottobre del ‘17, ha esaurito la sua spinta propulsiva (ammesso che ne abbia avuta una). Ne sottoscriveranno un altro? Sarebbe utile saperlo. Così come sarebbe utile sapere cosa proporrebbero i due vicepremier gialloverdi in caso di caduta del loro governo. ________________________________________________________________________________________ Un voto anticipato è impercorribile: non lo vuole Mattarella, siamo già in cammino verso la sessione di bilancio e i mercati hanno già ricominciato a fibrillare. ________________________________________________________________________________________ Un governo tecnico o del presidente è improbabile: non avrebbe una maggioranza in Parlamento, a meno che non si volesse immolare ancora una volta il Pd (come già fece con Monti, pagando un prezzo incommensurabile al suo “senso di responsabilità”). ________________________________________________________________________________________ Un governo con un’altra maggioranza è impensabile: mancano i numeri, e manca una sinistra capace davvero di ricucire il rapporto con la sua gente e “ripartire dalle periferie”, come diceva di voler fare Renzi e non ha mai fatto, e come ora promette di fare Zingaretti ma non sappiamo se farà (mentre CasaPound continua indisturbata a irrigare quei non-luoghi col veleno). ________________________________________________________________________________________ La Penisola dei Nervosi naufraga in questo stagno. Tra Kim Jong-un in erba e squadristi di borgata, moscerini rossi e terrapiattisti. Non è l’Apocalisse, ma neanche un “dolce naufragar”. [MGi] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ Se vedo un capo di partito, sbruffone e minaccioso quanto basta, vociare da un balcone, twittare “tanti nemici tanto onore” e pubblicare con un editore fascista (tale si autodefinisce), non penso a Cavour, penso a Mussolini. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §03 - L’Amaca. Non sembra Cavour ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 10 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ Dicono in molti che un piccolo editore specializzato in Mussolini, idrovolanti, Mussolini in idrovolante, non meritava tutto il can can pubblicitario che si è fatto in questi giorni. È un buon argomento. Dicono anche che è sbagliato strillare “fascista!” quando il Salvini appare al balcone, piuttosto che fargli notare che non è sui balconi che dovrebbe trascorrere il tempo, bensì seduto nel suo ufficio al ministero a guadagnarsi lo stipendio. È un buon argomento anche questo. ________________________________________________________________________________________ D’altra parte, siccome anche l’antifascismo mi sembra un buon argomento, chiedo comprensione per quelli che, come me, faticano a resettare il proprio sistema di allarme. Se vedo capannelli di persone tatuate con croci celtiche e svastiche che gridano “riaprite i forni!”, non riesco a soffermarmi su interpretazioni collaterali: penso che siano nazisti, e che non escono da un documentario sul Reich, ma dal bar di fronte. Se vedo un capo di partito, sbruffone e minaccioso quanto basta, vociare da un balcone, twittare “tanti nemici tanto onore” e pubblicare con un editore fascista (tale si autodefinisce), non penso a Cavour, penso a Mussolini. ________________________________________________________________________________________ E se “farete la fine di Anna Frank” diventa un augurio tra curve di stadio, in un fiorire di saluti romani, a che cosa dovrei pensare, alle differenze tra il 4-4-2 e il 3-4-3 o al fatto che il fascismo gode di un visibile e udibile seguito nella nostra maschia gioventù? ________________________________________________________________________________________ Portino pazienza coloro che trovano fuori misura certe reazioni, certe repulsioni. Dell’antifascismo, non fosse esistito il fascismo, non staremmo neanche a discutere [MSe] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 19 del 12 maggio 2019
continua
§01 - Il piccolo dittatore e la lezione di Francesco (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 maggio 2019) §02 - Primo Maggio, quando il lavoro è mutante (di Ezio Mauro Repubblica.it 01 maggio 2019)
post pubblicato in diario, il 5 maggio 2019


Anno XII N° 18 del 05 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ Salvini vorrebbe essere capo assoluto dell’Italia e questo gli darebbe una forza assai notevole in Europa. Ma la sua politica si regge soltanto sulla barriera contro le immigrazioni e sulla sua amicizia con Putin ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Il piccolo dittatore e la lezione di Francesco ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ Credo che la cosa più importante nell'Italia e nell'Europa di oggi, ma in realtà in tutti i continenti, sia il carattere delle persone che ne dirigono la politica. La politica e la cultura. Sono due concetti apparentemente molto difformi, ma in realtà assai integrati l'uno con l'altro: la politica è l'arte di governare; la cultura è la principale caratteristica della nostra specie. Senza cultura non c'è politica, ma solo un accaparramento del potere e delle tecniche di accumulo o dispersione della ricchezza e della povertà. ________________________________________________________________________________________ La cultura insomma è il vero attributo che distingue la nostra specie dagli animali. Con gli animali abbiamo in comune l'istinto, ma il nostro è un istinto che si trasforma in sentimenti e soprattutto in pensiero il quale, se dovete studiarlo a fondo, ha come maggiore attività e distinzione, il pensare a sé stessi. Potrà sembrare singolare questa affermazione, ma se bene riflettete il pensiero non può che pensar sé stesso e chi lo governa. ________________________________________________________________________________________ L'ho scritto in varie occasioni, ma debbo ripeterlo ancora una volta: il pensiero pensa sé stesso perché nella nostra specie esiste l'Io. Nel genere animale non esiste l'Io, nella specie umana è l'Io che ci governa. L'Io cambia spesso e quando cambia lui cambiamo anche noi perché l'Io è noi e noi siamo il nostro Io, il che significa che l'Io è l'uomo che si è evoluto dal genere animalesco e supera l'istinto attraverso il pensiero. ________________________________________________________________________________________ Faccio questa premessa per ricordare a ciascuno di noi la nostra responsabilità o se volete chiamarla diversamente il nostro carattere. ________________________________________________________________________________________ Noi umani non siamo una copia l'uno dell'altro ma differiamo nel carattere. C'è chi tende all'ira e chi all'amore verso il prossimo; chi tende all'ozio e chi a una costante e intensa attività; chi alla cattiveria e chi alla bontà; chi all'avarizia e chi al dispendio. ________________________________________________________________________________________ Si potrebbe continuare a lungo per definire i caratteri delle persone ma mi sembra inutile. Desidero soltanto avvertire che il nostro carattere non è immutabile anzi cambia assai frequentemente e le ragioni di tale mutamento sono almeno due: una è l'età, i giovani hanno un carattere e i vecchi un altro e il motivo di questo cambiamento è evidente perché il fisico cambia con gli anni e con gli anni cambia anche la vastità delle conoscenze culturali e la necessità dei rapporti con i propri figli. I genitori proteggono i figli, i nonni proteggono i nipoti. ________________________________________________________________________________________ Questo rapporto tra le varie età cambia continuamente non solo per i mutamenti della singola persona, ma anche per quelli della collettività alla quale essa appartiene: dal condominio al governa di interi continenti. La nostra specie è questa. Cambia di continuo la sostanza del pensiero, ma il pensiero continua a esistere fino a che arriva quella che io chiamo Sorella Morte la quale alla fine ci chiude gli occhi e ci porta non so dove. Forse nel nulla o forse in un Essere incorporeo o forse verso un Dio che anch'esso è variabile per come gli umani religiosi lo concepiscono. Solo papa Francesco ha compiuto un passo verso quella che io chiamo la modernità e obbedisce anche a una logica: il Dio è unico. ________________________________________________________________________________________ Se esiste non può essere molteplice; può differenziarsi in varie religioni attraverso le procedure con le quali gli uomini lo concepiscono, ma nella sostanza è uno solo: la guerra tra i vari Dèi ha forgiato la storia del nostro pianeta, ma oggi è inconcepibile. Gli Dèi della Grecia ellenica avevano comunque un re che soverchiava gli altri. Questa è una cultura arcaica che la modernità ha superato e papa Francesco ne è stato e ne è il portatore e anche i non credenti ne apprezzano la logica religiosa che lo caratterizza e ne fa uno dei grandi del nostro tempo. ________________________________________________________________________________________ A questo punto bisogna vedere quali sono stati i caratteri dominanti delle persone che oggi guidano le nostre città, il nostro Paese e, se fosse possibile, il continente europeo al quale l'Italia appartiene. ________________________________________________________________________________________ Voglio cominciare citando un poeta antico che fa parte della raccolta che sta in fondo al mio libro di poesie e che raduna brani di poeti dei tempi più diversi, da Saffo fino ad altri che non ho nominato e non nominerò, salvo uno che si nomina da solo e quindi non può restare anonimo, ma i cui versi sono estremamente moderni e sarebbe bene che Matteo Salvini lo leggesse. Eccone un brano (l'autore è Cecco Angiolieri): ________________________________________________________________________________________ "S'i' fosse foco, ardere' il mondo; / s'i' fosse vento, lo tempestarei; / s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; / s'i fosse Dio, mandereil'en profondo; / [...] / s'i' fosse 'mperator, sa' che farei? / A tutti mozzarei lo capo a tondo. / [...] / S'i' fosse Cecco, com'i' sono e fui, / torrei le donne giovani e leggiadre: / le vecchie e laide lasserei altrui" ________________________________________________________________________________________ Perché ho citato Salvini? La ragione è molto semplice: Salvini vorrebbe essere dittatore dell'Italia e questo gli darebbe una forza assai notevole in Europa e anche, sia pure assai minore, nel resto del mondo. ________________________________________________________________________________________ È strano pensare che quello che iniziò come capo della Lega Nord ereditata da Bossi aspiri alla dittatura. Bossi non ci pensava neanche lontanamente e la Lega infatti a quell'epoca si chiamava Lega Nord perché era presente in piccoli paesi, borghi, quartieri di città. ________________________________________________________________________________________ Nel frattempo Beppe Grillo, un comico politico di notevole rilievo ed efficacia, aveva iniziato una sorta di predicazione che durò per dieci anni e il cui contenuto era quello di distruggere le classi dirigenti di tutta Italia, fossero di destra, di centro o di sinistra. Una volta che ebbi occasione di parlare con lui gli domandai ma perché vuole distruggere le classi dirigenti? Non le converrebbe pensare di riformarle? Mi rispose: "Le classi dirigenti sono una iattura per un Paese perciò vanno distrutte. Deve rimanere una terra erbosa sulla quale costruire un movimento di popolo. È il popolo che deve governare e quello è il mio programma". ________________________________________________________________________________________ Dal programma di Grillo è scaturito il Movimento oggi affidato, di fatto, a Luigi Di Maio e a una decina di suoi compagni. Un partito con programmi diversi, ma in qualche modo affini a quello di Salvini che a sua volta ha trasformato la Lega Nord in Lega nazionale. ________________________________________________________________________________________ Il capo della Lega ha abolito la parola Nord e aspira ormai alla dittatura avendo già superato da solo, nelle elezioni amministrative, il 30 per cento, arrivando al 35 con punte fino al 37. Ha come alleati Giorgia Meloni e (perfino) Silvio Berlusconi. Con questa alleanza Salvini raggiunge tranquillamente il 40 per cento. Ma Salvini vuole molto di più e per questo ha accettato un'alleanza con il Movimento-partito ex grillino. I contenuti sono apparentemente diversi. Di Maio tende più verso il centrosinistra, ma quel partito, un tempo alla testa dell'Italia, da tempo non lo è più. ________________________________________________________________________________________ È noto che Salvini in Europa gioca in un modo molto strano: si allea con Orbán, dittatore dell'Ungheria e anti-russo, ma nel frattempo tresca con Putin che lo finanzia e lo appoggia politicamente. Sappiamo benissimo quali sono le conseguenze di questo rapporto molto stretto tra Salvini e Putin: la dittatura del leghista trasforma l'Italia in una piattaforma al centro del Mediterraneo sulla quale il presidente russo può estendere la propria influenza. ________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione che abbiamo più volte esaminato ma che è sempre più prossima a realizzarsi: le elezioni europee ne potrebbero rappresentare il culmine. Si vedrà, anche perché nel frattempo il partito democratico, con Zingaretti alla testa, sta tentando una sorta di risorgimento. Si è ancora lontani dal vederne l'effettiva realizzazione, ma alcuni segnali fanno sperare. ________________________________________________________________________________________ Il Partito democratico in quanto tale, alle prossime elezioni europee, ambisce a sfiorare almeno il 25 per cento. Intorno a questo partito di antica tradizione ci sono protagonisti politici i cui obiettivi e programmi coincidono con quelli del Pd pur desiderando restare autonomi, con varie personalità che spingono il popolo a non essere quello che i romani chiamavano plebe, ma piuttosto Senatus Populusque Romanus, cioè un popolo consapevole di quello che vuole, nelle finalità che rappresentano i suoi interessi e i suoi valori ideali. Parlo di Laura Boldrini, Calenda, Minniti, Renzi. Si mescolano con il Pd di Zingaretti negli ideali, ma ancora non si sono fusi tra loro, né si fonderanno. Se questo avvenisse la sinistra democratica italiana potrebbe fare un salto di qualità e di forza e i 5Stelle ne uscirebbero in buona parte ridotti. ________________________________________________________________________________________ L'alleanza con Salvini è inevitabile per Di Maio poiché la sinistra democratica non ha alcuna voglia di allearsi con lui: svuotarlo sì, allearsi no. Ragion per cui Di Maio altro non può fare che mantenere l'alleanza con Salvini ma ormai con pochissima forza politica. ________________________________________________________________________________________ Se tutto andasse in queste varie direzioni noi avremmo due blocchi: la sinistra democratica da un lato e la Lega salviniana dall'altra. In queste condizioni però è ovvio che la dittatura di Salvini è piuttosto remota e si regge soltanto sulla sua barriera contro le immigrazioni e sulla sua amicizia con Putin. ________________________________________________________________________________________ Quanto al Papa, la politica non è il suo mestiere ma è la politica che deve tener conto della religione. Il Dio Unico di papa Francesco lo avvicina a tutte le altre religioni a cominciare da quella musulmana. Nei nostri colloqui questo tema fu a lungo trattato, non dal punto di vista politico ma da quello religioso. Il Dio Unico che papa Francesco predica dovunque, tende all'unificazione dei popoli. ________________________________________________________________________________________ La religione cristiana, ortodossa o protestante che sia, sotto la guida di papa Francesco tende a considerare un affratellamento di tutti i popoli della terra. Il valore democratico di una religione di questa specie è evidente, quello razzista è del tutto contrario poiché considera le emigrazioni come fossero mosse dal diavolo e non da religioni che papa Francesco cerca di unire come e quando può e può molto. ________________________________________________________________________________________ Aspettiamo ora quanto sta per avvenire alle elezioni europee, dopo le quali accadranno cose di grande rilievo. ________________________________________________________________________________________ P.S. Profitto dell'occasione per ringraziare Pietro Citati dell'articolo scritto ieri a commento del mio libro di poesie intitolato L'ora del blu. Citati è molto più di un critico: è un Maestro che si immedesima nell'autore del libro ed esamina il libro identificandosi con l'autore e con il suo lavoro [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 maggio 2019 ________________________________________________________________________________________ Senza più classi e senza bandiere torna a essere soltanto una merce. Non ha storia né coscienza, non pretende e non genera diritti ________________________________________________________________________________________ Ezio Mauro ________________________________________________________________________________________ §02 - Primo Maggio, quando il lavoro è mutante ________________________________________________________________________________________ (di Ezio Mauro Repubblica.it 01 maggio 2019) ________________________________________________________________________________________ Probabilmente dobbiamo prendere atto che la Repubblica non riesce più a fondarsi sul lavoro, come impone la Costituzione disegnando il modello della nuova Italia. E contemporaneamente dobbiamo domandarci se il lavoro definisce ancora la nostra società, le sue relazioni interne, le sue trasformazioni e la sua cifra complessiva: anche se in forma radicalmente diversa dal passato in cui siamo cresciuti. Se non è più la misura delle persone e delle classi, è comunque il metro di riferimento del nostro modo di vivere, di ordinare il tempo, di interpretare un ruolo sociale? Per decenni il lavoro garantiva questi elementi di base, ai quali si appoggiava per entrare in un’altra dimensione, civile e culturale, con la capacità di creare una coscienza dei diritti, un’intelligenza civica del collegamento tra l’individuale e il collettivo, un sentimento della cittadinanza. È esattamente questo che è entrato in crisi, quando parliamo di lavoro. ________________________________________________________________________________________ Non si tratta della quantità di ricchezza prodotta: ciò che è in crisi è il rapporto tra il lavoro e quella ricchezza (la vecchia coppia lavoro-capitale che ritorna), e tra la ricchezza e il benessere collettivo. Il capitale, potremmo dire, ha meno bisogno di lavoro nelle forme tradizionali perché può fare ricorso sempre più intensivo all’automazione, e perché con la rivoluzione digitale ha smaterializzato il concetto stesso di lavoro, svincolandolo così dalla dipendenza secolare nei confronti del luogo e dell’uomo. Questa trasformazione che inaugura l’era post-industriale nasce come tecnologica, economica, finanziaria, ma diventa rapidamente sociale e culturale, quindi politica. È ciò che abbiamo oggi davanti ai nostri occhi. ________________________________________________________________________________________ Storicamente quando la tecnica determinava il calo di occupazione in un settore nasceva un settore nuovo che attirava forza-lavoro. Ma oggi l’indebolimento del lavoro è universale, vale anche fuori dall’industria, nei servizi, nel commercio, nel nuovo mondo della conoscenza, dove l’onnipotenza del web si sposa con la nuova cultura della “prima linea” e la esalta. È la tendenza irresistibile a saltare ogni intermediazione, anche di esperti, di specialisti, di professionisti, per consentire al consumatore di essere nello stesso tempo produttore del contenuto che sta cercando, del servizio di cui ha bisogno, del bene che sceglie sul computer, sagomandolo, modificandolo, colorandolo e infine ordinandolo direttamente da casa. Senza accorgersi che in questa sua libertà solitaria di selezione è certamente in prima linea, ma per svolgere in realtà un lavoro surrogato. ________________________________________________________________________________________ Questo lavoro che non si vede ma fa crescere il Pil produce due immediate conseguenze. La prima è l’aumento del tasso di disoccupazione, la seconda è la difficoltà di costruire un meccanismo di tutela e una rete di garanzie, perché la forma tradizionale del sindacato non riesce a inseguire il lavoro nella sua frantumazione e nella sua dispersione, e la flessibilità scambiata quotidianamente nel nuovo mercato rende impossibile la definizione di un modello di protezione e ancor più la sua applicazione, poiché il lavoro nelle sue forme più estreme, sperimentali e individuali è diventato un mutante che vive in un continuo altrove. ________________________________________________________________________________________ Il risultato finale è una svalorizzazione materiale, spontanea, naturale dei diritti legati al lavoro. Senza più classi, senza sindacati che lo rappresentino, senza bandiere il lavoro torna a essere merce, sia pure della modernità, non ha storia e non ha coscienza, non pretende e non genera diritti, accontentandosi di negoziare ogni volta il suo prezzo sul posto e sulla porta, in piedi, secondo le necessità quotidiane, fuori da ogni quadro generale di riferimento. Aggiungiamo l’azione del più grande attore sociale, la crisi economica più pesante del secolo, che ha trasformato le disuguaglianze in esclusioni, tagliando fuori dallo stesso processo democratico pezzi di generazione, in alto e in basso, padri e figli. E soprattutto ha rimesso in discussione alcuni diritti nati dal lavoro e nel lavoro, trasformandoli in variabili dipendenti dell’economia, disponibili quando è il caso, dunque temporanei, quindi comprimibili al bisogno: come se fossero — a differenza di altri — dei diritti “nani”, di seconda categoria e non facessero parte della cifra complessiva di libertà materiale della nostra società, che vale per tutti, e della qualità generale della nostra democrazia, di cui tutti beneficiamo. ________________________________________________________________________________________ La crisi ha poi agito sul welfare, ritagliandolo e riducendolo secondo le esigenze della fase, favorita da un cambio di cultura e di sensibilità così profondo da rovesciare quel senso di responsabilità collettiva nei confronti dei più deboli che aveva favorito lo stato sociale. Oggi al contrario per la prima volta il ricco che opera nei flussi transnazionali scopre di poter fare a meno del povero che sopravvive nel monolocale degli Stati nazionali, non ha relazione con lui e non ha dunque responsabilità. È il legame di società che si allenta per tutti, fino a sciogliersi, modificando lo stesso concetto di libertà: ormai mi sento libero non perché sono nella piena espressione delle mie facoltà e dei miei diritti, ma libero perché liberato da ogni vincolo nei confronti degli altri, dunque autorizzato a pensare soltanto a me stesso. ________________________________________________________________________________________ Ecco cosa succede quando si infragilisce il lavoro, salta il tavolo di compensazione dei conflitti che teneva insieme i vincitori e i perdenti della mondializzazione, si rompe il patto tra capitalismo, welfare e democrazia rappresentativa che è il nucleo stesso della civiltà occidentale. Il lavoro non è stato soltanto strumento di realizzazione, di dignità, di emancipazione, ma ha funzionato da elemento di riconoscibilità sociale: e oggi ci accorgiamo invece che nessuno dei ruoli mutevoli che nascono dal lavoro è abbastanza consistente e durevole da conferire un’identità solida, riconoscibile e spendibile. Tutto questo, nei postumi faticosi della crisi, toglie al lavoro quel carattere di certezza, di garanzia e di protezione che ha sempre avuto, lo rende un bene incerto e persino sospetto. ________________________________________________________________________________________ Quanto pesa, questo indebolimento del lavoro, sulla sensazione di instabilità che domina i cittadini? Quando incide sullo stesso sentimento di insicurezza, che la politica declina soltanto nei confronti dei migranti o della criminalità, e invece nasce in gran parte dall’incertezza del presente, dalla paura del futuro? ________________________________________________________________________________________ Il dovere “costituzionale” della politica è dunque quello di rimettere il lavoro al suo posto, perché il reddito di cittadinanza non basta, è la sostituzione di un diritto con l’assistenza, quindi un aiuto materiale e un indebolimento politico. Per la sinistra quel dovere è addirittura un obbligo: è nata dal lavoro, la fine del lavoro è la fine di ogni progetto di emancipazione, dunque è il venir meno della sua stessa ragione di esistere. [EzMa] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 18 del 05 maggio 2019
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§01 - Bella ciao, ricostruiamo una democrazia italiana ed europea (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 28 aprile 2019) §2 - M5S, i simboli prima premiano poi logorano (di Stefano Folli Repubblica.it 01 aprile 2019)
post pubblicato in diario, il 28 aprile 2019


Anno XII N° 17 del 28 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 28 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ Nel nostro Paese ci sono forze originarie che possono suscitare la presenza di una classe dirigente e di un popolo sovrano che la sostiene e la integra ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Bella ciao, ricostruiamo una democrazia italiana ed europea ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 28 aprile 2019) ________________________________________________________________________________________ Nei giorni scorsi si sono svolte in Italia varie manifestazioni di antifascismo per festeggiare la data del 25 aprile 1945, quando la guerra mondiale terminò con la vittoria dei Paesi democratici contro il nazifascismo. Alcuni episodi di carattere fascistoide si sono verificati qua e là, ma in realtà privi di importanza; l’antifascismo è stato fatto proprio pure da generazioni di giovani per i quali quell’avvenimento aveva un carattere storico ma anche attuale poiché faceva giustizia delle dittature. ________________________________________________________________________________________ Il genere degli animali, del quale noi siamo una specie, sul problema del Potere ha diversi atteggiamenti. Alcuni animali che vivono in branco un capo ce l’hanno. Un capo che adempie al compito di guidarli e, entro certi limiti, di governarli. La nostra specie si comporta in modo analogo seguendo le varie opportunità storiche: a volte alcuni popoli sono guidati da dittature, altre volte prevale l’anarchia o il potere è esercitato da famiglie aristocratiche oppure da oligarchie di gruppi ristretti ma aperti al rinnovamento. ________________________________________________________________________________________ In Italia queste varie forme di potere si sono storicamente alternate ma negli ultimi dieci anni è sorto un tema nuovo che è quello della globalizzazione. In una società mondiale dove la globalizzazione ormai prevale ampiamente, il potere è fortemente aumentato nelle sue forme semi-dittatoriali. Questo fenomeno è evidente in Cina, in Russia, in alcune parti dell’India, in Turchia, in Brasile. L’Europa si trova in una situazione dove la globalità non esiste, è il solo continente in queste condizioni e questa situazione non è affatto un bene. ________________________________________________________________________________________ Le ragioni storiche che motivano la mancanza della globalità dipendono dal fatto che l’Europa fu per lungo tempo, dalla fine del medioevo in poi, un continente dilaniato da guerre interne tra le varie nazioni, ma anche dal prevalere di alcune di esse le quali esercitavano il loro potere non soltanto nelle guerre intra-europee ma anche nella formazione di imperi coloniali. Questo avvenne soprattutto a partire dal 1500, dopo la scoperta dell’America e di molte altre terre a Oriente e a Occidente. Ci fu un impero spagnolo, uno inglese, uno francese e uno perfino portoghese. In questi paesi imperiali prevaleva di solito un potere semidittatoriale, esercitato da un sovrano e dalla sua corte formata da famiglie nobili al servizio del re. ________________________________________________________________________________________ In Italia le cose andarono diversamente, la storia ce lo indica e abbiamo più volte ricordato quella situazione. Per concludere questo ragionamento possiamo dire che in un’epoca globalizzata l’Europa che è stata nelle sue varie parti il continente più forte del mondo intero, è diventato negli ultimi venti-trent’anni il più debole e l’Italia dal canto suo è tra i più deboli della debole Europa. ________________________________________________________________________________________ Un paese debole tende a essere governato da una dittatura. È normale: il popolo non è sovrano, deve affrontare scarsità di ricchezza e anche di tradizioni. L’impero romano è caduto più di 1500 anni fa e da allora una forma analoga non poteva essere sostituita. Infatti non lo fu. Gli imperi che sono nati in epoca semi-moderna con l’impero romano non hanno nulla a che vedere. Uno dei pochi che si valse di quel lontano impero e ne fece un punto di riferimento per una dittatura dei giorni nostri fu Benito Mussolini. Ricordo ancora una delle canzoni che i giovani fascisti cantavano dagli anni Trenta fino alla caduta del fascismo diceva: “Roma rivendica l’impero / l’ora delle aquile suonò”. Il fascismo nacque così: prese forma alla fine della prima guerra mondiale, nel 1919 con la fondazione dei “fasci di combattimento” e cadde con la sconfitta italiana nella seconda guerra mondiale che aveva visto l’Italia combattere insieme alla Germania nazista contro il resto del mondo. ________________________________________________________________________________________ Il 25 aprile scorso, come ho già ricordato all’inizio, ci sono state dimostrazioni di antifascismo in tutta Italia e i manifestanti, come è ovvio, si sono dichiarati contrari alla storia del nazifascismo. È ovvio ma al tempo stesso cozza contro la realtà: una parte notevole del popolo italiano si riconosce nella Lega di Matteo Salvini la quale raffigura appunto l’embrione di una dittatura. È strano questo fenomeno: manifestiamo contro il fascismo, cantiamo la deliziosa canzone intitolata “Bella ciao” ma la maggioranza del popolo ha come suo riferimento il capo della Lega. ________________________________________________________________________________________ Eppure in Italia i partiti sono molti, grandi e piccoli: oltre alla Lega di Salvini ci sono i Cinque Stelle di Di Maio e l’embrione di un Partito democratico che cerca di riconquistare una sua presenza che fino a cinque anni fa era rimarchevole ma che poi è crollata ma ora tenta di rilanciarsi e di riacquistare una qualche forza, sia pure soltanto di opposizione. Dovrebbe quanto meno arrivare a un 30 per cento del corpo elettorale per rappresentare una opposizione valida, ma non sarà facilissimo, noi di sentimenti democratici ce lo auguriamo ma quand’anche questo fenomeno positivo si realizzasse il blocco di potere resterebbe e forse aumenterebbe nelle mani di Salvini e dei suoi alleati. Quanto ai Cinque Stelle essi rappresentano la via di mezzo tra chi conta poco e può perfino scomparire se non riesce ad avere una dimensione utile a rafforzare il neo dittatore. Questo fenomeno si vedrà nelle prossime settimane. ________________________________________________________________________________________ Esiste ancora un vento d’antifascismo in Italia? Personalmente penserei di sì, ma dovrebbe essere un vento fresco che sgomberi il cielo politico e lo renda azzurro come i colori di una bandiera. Io sono stato fascista fino ai miei diciotto anni e antifascista da allora. Ma se vogliamo sfuggire a una democrazia provinciale in un’Europa sconvolta dal disordine e priva anch’essa di uno spirito dominante e moderno, allora il futuro è inesistente e il presente non merita neppure d’esser ricordato da un passato degno di memoria. Personalmente credo che quel vento possa essere suscitato: il termine democrazia viene dalla parola greca “demos”, popolo, quindi significa popolo sovrano. Noi dobbiamo volere un popolo sovrano abbinato, come facevano i romani della Repubblica ai tempi di Paolo Emilio e di Cicerone: “Senatus Populusque Romanus”. ________________________________________________________________________________________ Questo è il vento che deve dilagare in tutto il paese e può avvenire: le memorie vitali, la cultura che le sostiene, la politica che ne realizza i valori esistono ampiamente in questo Paese ma in gran parte non si raccolgono ancora in una massa di popolo sovrano; la potenzialità c’è ma manca l’oligarchia che la metta insieme e la renda protagonista. Partito e movimento sono due entità distinte ma convergenti così come erano distinti duemila anni fa il Senato e il popolo sovrano e come lo sono stati nel Risorgimento i patrioti di Garibaldi e i bersaglieri di La Marmora. Noi abbiamo avuto nell’Italia di trent’anni fa un partito comunista democratico e nazionale, una cattolicità anch’essa democratica e nazionale e infine una laicità democratica e nazionale. Queste sono le tre forze originarie d’una situazione che oggi può suscitare la presenza di una classe dirigente e di un popolo sovrano che la sostiene e la integra. A quel punto “Bella ciao” diventerà una cantata anch’essa democratica e nazionale. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 28 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ Chi suscita enormi attese si espone al rischio di essere schiacciato da una delusione collettiva altrettanto diffusa. Vale per Di Maio, ma anche per Salvini ________________________________________________________________________________________ Stefano Folli ________________________________________________________________________________________ §2 - M5S, i simboli prima premiano poi logorano ________________________________________________________________________________________ (di Stefano Folli Repubblica.it 01 aprile 2019) ________________________________________________________________________________________ La conquista del Palazzo d'Inverno da parte del Movimento Cinque Stelle (quasi il 33 per cento dei voti il 4 marzo '18) ebbe bisogno di piccoli simboli che tutti insieme davano corpo al discorso anti-casta. Tali furono le auto blu, segno esteriore dell'arroganza del potere e come tale da abbattere. Anche Renzi aveva provato a sfruttare lo stesso tema nelle prime settimane del suo governo, ma alla lunga non ne aveva ricavato alcun vantaggio. Anzi, il suo populismo morbido fu battuto in breccia dal populismo duro dei grillini: chi non ricorda la polemica sull'aereo blu, "l'Air Force Renzi"? ________________________________________________________________________________________ Tuttavia adesso il gioco dei simboli rischia di rovesciarsi sulla testa di chi l'ha sfruttato per anni. Se sono vere le notizie circa l'acquisto programmato di oltre 8000 auto di servizio blu o grigie per un costo di circa 170 milioni, Di Maio ha un problema e di non poco conto. Anche perché gli acquisti sarebbero stati decisi - per ragioni burocratiche di svecchiamento del parco auto - all'insaputa del vicepremier. Tutto verosimile, compreso il fatto che il vicepresidente del Consiglio, che non è il ministro del Tesoro, non fosse al corrente della decisione. Ma la notizia è pessima per evidenti ragioni d'immagine. Chi ha costruito la sua fortuna su argomenti di forte impatto demagogico, come la promessa di eliminare (o meglio "ridurre", si dice adesso pudicamente) le automobili della "casta", non può limitarsi allo stupore. ________________________________________________________________________________________ Di Maio fa sapere che intende bloccare l'iter del provvedimento, ammesso che non esista qualche impedimento o che non ci siano da pagare troppe penali. Ma l'episodio è istruttivo perché conferma il dilettantismo approssimativo con cui i Cinque Stelle procedono a quasi un anno dall'inizio del loro governo: sulle piccole cose (le auto blu) come sulle grandi (la Commissione per gli istituti di credito, la Tav). Il che contribuisce a spiegare il declino costante del Movimento. ________________________________________________________________________________________ Avendo suscitato enormi attese - come dice la sondaggista Ghisleri in un'intervista alla Verità - ci si espone al rischio di essere schiacciati da una delusione collettiva altrettanto diffusa. È una condizione a cui non si sottrae nemmeno Salvini, è ovvio. Anche lui ha suscitato attese: la differenza è che le ha in parte soddisfatte con il contrasto all'immigrazione, la legittima difesa e uno stile "legge e ordine". Oltre, s'intende, alle misure economiche: quota 100 per la Lega e il reddito di cittadinanza per il M5S. Provvedimenti che non si sa quanto consenso reale produrranno a breve scadenza (cioè in maggio: elezioni europee, comunali e regionali in Piemonte), ma che hanno accentuato l'isolamento dell'Italia nella comunità economica internazionale, vedi l'Ocse. ________________________________________________________________________________________ Dunque si torna all'interrogativo di fondo. Pur vicine nel tempo, le elezioni di primavera sembrano troppo lontane per il grado di logoramento della maggioranza 5S-Lega. Ogni settimana che passa cresce la sofferenza di Di Maio, dato che il Movimento tende a perdere simpatie e consensi. Rischia di scivolare intorno al 20 per cento, soglia drammatica. Ma lo stesso Salvini, se potesse, voterebbe domattina ed eviterebbe i mille ostacoli di cui è disseminata la strada di qui al 26 maggio. Quando si è troppo favoriti e tutti pronosticano una marcia trionfale, è il momento in cui bisogna essere guardinghi e prudenti. Del resto nessuno dei due soci ha voglia di affrontare il macigno dei conti dello Stato in periodo di recessione. Anzi, né l'uno né l'altro ha idea di come scalare la montagna. L'inesorabile sfarinarsi del governo è lo specchio di un domani oscurato dalle incognite.[SFo] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 17 del 28 aprile 2019
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§01 - Il labirinto della politica (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 21 aprile 2019) §02 - Tassa piatta, legge rotta (di Michele Ainis Repubblica.it 21 aprile 2019)
post pubblicato in diario, il 21 aprile 2019


Anno XII N° 16 del 21 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ Normalmente in un Paese con un certo ordine istituzionale ci sono partiti di sinistra, di destra, di centro. La nostra situazione attuale non rispecchia affatto questo schema ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Il labirinto della politica ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 21 aprile 2019) ________________________________________________________________________________________ Il mondo è praticamente un labirinto: si confrontano esseri diversi, generi, razze, specie; insomma un labirinto vero e proprio, per il quale citerò una frase tratta da un mio vecchio libro con quel titolo: «Quando la morte arriva e ti tocca la spalla, il labirinto scompare insieme a te. Così tutto finisce e tutto ricomincia, morte e rinascita seguono un percorso che è eterno perché è circolare. Sempre eguale e sempre diverso: questa è l’essenza degli universi, degli astri, dei pianeti. Il nulla non esiste, non è pensabile. Tutto scorre, nulla permane, nell’acqua del fiume si entra una sola volta perché l’acqua che scorre non è mai la stessa. Eraclito lo disse e nessuno meglio di lui ha disegnato la legge che tutto governa». ________________________________________________________________________________________ Avrete capito, ma probabilmente ognuno queste cose le sa per conto proprio, che il labirinto è un tratto distintivo della politica italiana da almeno quarant’anni in qua. Mario Draghi l’aveva capito da un pezzo e fece tutto ciò che gli era possibile per dare un ordine al labirinto, almeno sul versante della stabilità economica. In parte ci riuscì ma il labirinto rimase anche se in alcuni punti cambiò natura. Oggi siamo al massimo, almeno dall’inizio di questo secolo-millennio in poi. I partiti esistenti e operanti sono una quantità quale mai prima d’ora. Normalmente, in un paese che abbia un certo ordine istituzionale, ci sono partiti di sinistra, di destra, di centro. Il centro è vago ma destra e sinistra sono posizioni chiare: la destra è conservatrice delle istituzioni esistenti che vogliono perpetuare il passato; la sinistra è esattamente l’opposto, anch’essa molto chiara, vuole aggiornare le istituzioni e quindi opera per una pacifica ma efficace rivoluzione. Quella di oggi è una situazione che rispecchia questo schema di conoscenza della politica? No, non lo rispecchia affatto. Appioppare l’aggettivo di conservatori o riformatori è pressoché impossibile nella situazione odierna. Salvini è un conservatore? No, non lo è affatto. Forse lo è Di Maio? Meno ancora: è un populista grillino, che è cresciuto nelle ambizioni anche se assai più debole di Salvini nelle forze in campo. Salvini si avvicina al 40 per cento e con alcuni suoi fedeli alleati arriva a superare di poco ma nettamente il 50. Di Maio oscilla intorno alla metà di questa cifra, intorno al 22; il divario è quindi assai elevato e tuttavia Salvini vorrebbe mantenere l’alleanza con Di Maio, in quel modo realizzerebbe un blocco del 70 per cento dal quale in breve tempo riuscirebbe a tirar fuori una dittatura assistita da una seconda linea di piccole dittature dipendenti da quella maggiore che tutte le riassumerebbe. Siamo a questo? Le prossime elezioni europee ci faranno fare un passo in questa direzione? No. Niente di simile. ________________________________________________________________________________________ Le elezioni europee non conteranno granché, come già abbiamo detto. Conterebbero ben diversamente se l’Europa fosse una federazione di Stati, ma non lo è. È una sconnessa confederazione, un’accozzaglia che serve soltanto in alcuni momenti e in alcuni punti ma non nella complessità unificante e sia pure tuttora confederata. A maggio voteremo e il solo dato interessante sarà di vedere l’affluenza alle urne e naturalmente i voti riscossi dai principali gruppi. Non è granché ma qualche cosa lo è. ________________________________________________________________________________________ I gruppi più osservati saranno due: il partito democratico guidato da Zingaretti e il movimento-partito dei Cinque Stelle guidato da Di Maio. Esaminiamoli con attenzione. ________________________________________________________________________________________ Di Maio è molto indebolito. Quando Grillo si ritirò parzialmente e affidò il partito a quel suo luogotenente pensava probabilmente di poterlo guidare con le occhiate e le mezze parole d’un comico politicizzato e molto intelligente. Per un primo periodo ci riuscì, l’obbiettivo era di far sparire le classi dirigenti e affidare il Paese a un populismo guidato con intelligenza. Questo era il programma che il Movimento Cinque Stelle ereditò dal suo vero fondatore. Ma Di Maio, talvolta con la compagnia di Di Battista che preferiva però girare il Paese in bicicletta, ciclista sportivo e ciclista politicizzato, si distaccò gradualmente dal grillismo. Chiamarli ancora grillini è al di fuori della realtà e dispiace fortemente al Di Maio capo. Erano arrivati, questi ex grillini cinquestellati, al 30 per cento e anche più del flusso elettorale in varie situazioni locali, regionali, nazionali. Avevano fatto una bella rimonta perché l’eredità di Grillo era più bassa. Senonché la scena politica cominciava a vedere l’emergere della Lega non più del Nord ma nazionale. L’operazione principe di Salvini fu questa: sempre molto forti al Nord e specialmente nel lombardo-veneto, ma robusti e in crescita veloce al centro-sud, dalle ex regioni rosse d’un tempo fino a Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna. Insomma Italia. Naturalmente sia la Lega ormai nazionale sia i cinquestellati guardavano alto; volevano un paese del tutto nuovo e ognuno sognava che sarebbe stato come lui lo pensava e insieme a lui gli interessi che si integravano con uno dei due partiti. ________________________________________________________________________________________ Il risultato è stato una crescita graduale ma costante di Salvini e una crescita traballante di Di Maio, a volte in su e a volte in giù. Abbiamo già visto la situazione attuale: Salvini più Berlusconi e più Meloni va oltre il 50; Di Maio ha delle oscillazioni in alto e in basso molto più marcate e non graduali: è un ballo non molto armonioso, talvolta somiglia a una rumba, talaltro a un valzer e infine a un bolero battendo i piedi sempre sullo stesso punto del pavimento. La battuta dei piedi a posto fisso è piuttosto stancante e il ritmo rallenta e anche l’intensità della battuta. Questo è il Di Maio odierno. Tra poche settimane si voterà per l’Europa ed è un voto — l’abbiamo già detto — che conta concretamente assai poco, ma rivela l’intensità del bolero nel caso dei Cinque Stelle. È molto probabile che il ritmo di quel ballo diminuisca e anche il volume della musica che lo accompagna. Sarebbe già un risultato se Di Maio restasse in piedi ma è possibile che si stanchi elettoralmente parlando e che abbia bisogno di mettersi seduto arretrando fino al 20 e magari pure qualche cosa al di sotto: non più seduto ma addirittura sdraiato per terra. Questo è quello che si attende nella politica italiana, turbata anche sia nella zona Salvini che in quella Di Maio, da alcuni reati di moralità pubblica e paramafiosa. ________________________________________________________________________________________ Reati che in verità sono stati presenti anche nell’Umbria guidata dal Pd di Zingaretti. Il nuovo segretario del Pd, appena venuto a conoscenza di quei reati, è intervenuto con energia, determinando le dimissioni della presidente Marini e ha deciso di istituire una sorta di comitato di vigilanza che sarà presente nella regione per garantire l’onestà politica. Dimostrazione di una nuova classe dirigente la quale tuttavia avrà bisogno di integrare la novità con la continuità dei fondatori storici del Pd. Se Zingaretti riuscirà in questa integrazione il rilancio nel Pd si vedrà presto e susciterà movimenti di fiancheggiamento abbastanza estesi. Il tema è il rilancio della sinistra, ma la parola rilancio si esprime con numeri e quei numeri acquistano un senso politico se arrivano e superano il 30 per cento dei votanti, altrimenti resta una sinistra puramente figurativa, una comparsa e non un attore vero e proprio. Vedremo e nelle prossime elezioni ne avremo una prima prova. ________________________________________________________________________________________ Terminerò con una frase molto impegnativa di cui è autore Denis Diderot nel libro Il sogno di d’Alembert: “Nascere, vivere e trapassare, è cambiar forme. E che importa una forma o l’altra? Ogni forma ha la felicità e l’infelicità che le è propria. Dall’elefante alla pulce, dalla pulce alla molecola sensibile e vivente, origine di tutto, non un punto nell’intera natura che non soffra o non goda”. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ La flat tax e la Costituzione dimenticata: un prelievo fiscale uguale per tutti è l'esatto contrario di quanto stabilirono i nostri padri fondatori ________________________________________________________________________________________ Michele Ainis ________________________________________________________________________________________ §02 - Tassa piatta, legge rotta ________________________________________________________________________________________ (di Michele Ainis Repubblica.it 21 aprile 2019) ________________________________________________________________________________________ Tassa piatta, Costituzione rotta. È l'ultima trovata del governo: una "flat tax costituzionale". Che è un po' come brevettare un cavallo con le ruote, o festeggiare la Pasqua a Carnevale. Sarà il gusto per gli ossimori, per il paradosso spolpato fino all'osso. Ma sta di fatto che a leggere la nostra Carta (articolo 53) la tassazione non è piatta, è progressiva. Se il tuo reddito è più alto, in percentuale paghi più quattrini. Dunque un prelievo fiscale uguale per tutte le tasche, per Paperino come per zio Paperone, è il contrario di quanto stabilirono i nostri padri fondatori. Perché altrimenti s'offenderebbe il senso di giustizia, oltre che l'idea dell'eguaglianza. Da Aristotele in poi, quest'ultima significa difatti pari trattamento degli eguali, non dei diseguali. ________________________________________________________________________________________ E allora come si supera l'ostacolo, come si trasforma l'illegittimità in legittimità costituzionale? Semplice: applicando una girandola di deduzioni e detrazioni, che mantenga la progressività del sistema tributario. Così disse il ministro Tria, e noi ovviamente gli crediamo. Anzi: potremmo pure estendere il suo ragionamento. Siccome gli over 60 hanno lo sconto sui treni, tasso in misura uguale l'anziano indigente e il vegliardo possidente. Siccome i giovani hanno l'ingresso gratis nei musei, applico la stessa aliquota alla prole di Berlusconi e a quella del suo giardiniere. Siccome i marziani non pagano le tasse, diventano esentasse pure gli italiani. ________________________________________________________________________________________ Ma almeno in questo, il nuovissimo governo gialloverde non è del tutto nuovo. La nostra storia costituzionale è punteggiata di raggiri, d'una persistente fraude à la Constitution, come il fenomeno venne definito da un francese - Georges Liet Veaux - nel 1943. Significa omaggio formale alle regole in vigore, violazione sostanziale. O meglio elusione, aggiramento, svuotamento. Un caleidoscopio di giochini semantici, d'interpretazioni suicide, che in ultimo tradiscono il senso stesso delle norme costituzionali, la loro specifica funzione. È infatti questa la lezione che ci consegna l'esperienza: l'autentico delitto perpetrato verso la Carta del 1947 non è la rapina ma la truffa. ________________________________________________________________________________________ Le prove? Sono incise, per esempio, nelle parole usate dall'articolo 33 della Costituzione: tutti possono istituire scuole private, purché "senza oneri per lo Stato". Viceversa nel 2000 una legge varata dal governo D'Alema aprì il rubinetto dell'erario, elargendo un bonus ai loro studenti. E giustificandolo a causa del risparmio che ogni scuola privata procura alle casse dello Stato, che altrimenti dovrebbe sobbarcarsi una popolazione studentesca più affollata. ________________________________________________________________________________________ Uno stratagemma, al pari delle tante "guerre umanitarie" che abbiamo combattuto nelle più varie contrade, quando l'articolo 11 della Costituzione ammette la sola guerra difensiva. Al pari dei maxiemendamenti, che riempiono di mille commi ogni disposizione normativa, distorcendo la procedura scandita nell'articolo 72 della Costituzione. O come la supermulta promessa ai reprobi dal Movimento 5 Stelle, a dispetto dell'articolo 67 della Costituzione, che sancisce il divieto di mandato imperativo. ________________________________________________________________________________________ Insomma, l'andazzo generale è questo. E allora finiamola di sprecare inchiostro sulla Carta costituzionale, sulle sue riforme. Tanto nessuno le prende mai sul serio. Ne sa qualcosa Monti, il cui governo introdusse il pareggio di bilancio nell'articolo 81, consentendo manovre finanziarie in deficit soltanto in casi eccezionali. ________________________________________________________________________________________ Ma l'eccezione si è trasformata in regola, giacché ogni anno i governi accampano circostanze straordinarie, ogni anno il pareggio strutturale viene rinviato all'anno dopo. Così la lettera della Costituzione è salva, il suo spirito ucciso. Come le fanciulle che Tiberio faceva violentare dal boia un momento prima dell'esecuzione capitale, per non infrangere il divieto di condannare a morte le vergini. Allora come oggi, ne viene fuori un problema di legalità costituzionale, anzi di legalità tout court. Il nostro eterno problema. [MAi] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 16 del 21 aprile 2019
continua
§01 - Renzi e Salvini, la strana alleanza fra i due Mattei (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 aprile 2019) §02 - Dal No Euro alla recita del Buonsenso, la finta conversione di Salvini (di Gad Lerner La Repubblica 08 aprile 2019)
post pubblicato in diario, il 14 aprile 2019


Anno XII N° 15 del 14 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 14 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ Hanno storie molto lontane ma una comune convenienza. L'ex segretario del Pd prenderebbe il posto di Di Maio e cambierebbe il tenore dell'intesa di governo: non più di centrodestra ma di centro. Vedremo cosa accadrà nei prossimi mesi ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §01 - Renzi e Salvini, la strana alleanza fra i due Mattei ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 aprile 2019) ________________________________________________________________________________________ Vorrei anzitutto sgombrare il campo da problemi che sembrano piccoli ma invece sono grandi come un grattacielo in un partito che come il Pd si fregia dell'onestà più assoluta: parlo dello scandalo dell'Umbria che ha colpito la parte più politicamente elevata degli amministratori della Regione. ________________________________________________________________________________________ La magistratura è già intervenuta e sta indagando e ha messo nel frattempo alcuni degli inquisiti agli arresti domiciliari. Può accadere e accade in molti partiti, ma il Pd non può assolutamente permetterselo. Questo dunque deve diventare e spero sia già diventato il problema numero uno del segretario del Pd Nicola Zingaretti. Non si contenti di occuparsi dell'Umbria: deve creare un comitato d'indagine per tutto il partito, con appositi incaricati in ogni Regione. Zingaretti scelga i suoi delegati migliori in fatto di moralità pubblica. ________________________________________________________________________________________ Parliamo d'altro, trattenendoci in questa apertura di sermone domenicale su fatti italiani, a cominciare dai rapporti tra la Lega di Salvini e i 5 Stelle di Di Maio. Salvini si va rafforzando, Di Maio è fermo sotto il 25 per cento e tende semmai a diminuire. Per il momento vige il Contratto che i due partiti di comune accordo dovrebbero applicare nei quattro anni che ancora li dividono dalla fine naturale della legislatura. ________________________________________________________________________________________ Salvini, a quanto sembra, non si fida molto di Di Maio come principale stampella della politica italiana prevista dal loro accordo; teme soprattutto che Di Maio possa aprire una tresca con il Pd per capovolgere in questo modo la sua posizione politica con un partito che pure essendo in fase di rilancio non riuscirebbe a superarlo. ________________________________________________________________________________________ Io non credo affatto a una ipotesi Di Maio-Zingaretti. Non converrebbe ai 5 Stelle di cambiare totalmente, in fretta, da destra a sinistra e tanto meno converrebbe al Pd imbarcare in un'alleanza un partito grillino che nel momento della crisi renziana ha fatto il possibile per incamerare molti delusi. ________________________________________________________________________________________ La vera ipotesi è che Di Maio accentui le sue differenze non ideologiche ma politiche nei confronti di Salvini, restandogli tuttavia fedelmente alleato. Tra loro la vera differenza è l'attuazione del programma: ognuno spinge sui temi propri. Insomma uniti e al tempo stesso divisi, tuttavia messi insieme arrivano e superano il 50 per cento nei sondaggi. I rinforzi vengono da Meloni e da Berlusconi, anche se in questi ultimi tempi sia l'una che l'altro stanno prendendo aria al di fuori dell'alleanza con la Lega e con i 5 Stelle. Quando tutti erano compatti lo schieramento di governo arrivava sopra il 60, ma adesso quella cifra è diventata del tutto improbabile e potrebbe scendere di venti punti se non di più. ________________________________________________________________________________________ Il fatto rilevante tuttavia è che la cifra teoricamente globale coincide con il progressivo aumento di Salvini e della sua Lega, un tempo da solo era il 30, continua a salire ma non gli basta. Salvini punta alla dittatura, come abbiamo più volte già rilevato; la dittatura non si basa sui voti ma sul potere che quando diventa dittatoriale di fatto ha abolito la libertà di voto. Si vedrà se questo accadrà; certo per l'Italia sarebbe una svolta storicamente conosciuta e terribilmente nefasta per le sorti del Paese. ________________________________________________________________________________________ *** Oltre a questo tipo di alleanze che a volte si rafforzano ma più spesso si indeboliscono, circola un'ipotesi che non è confermata perché si basa soltanto su indizi molto labili e tuttavia avrebbe una sua logica: un'alleanza per ora nascosta tra Salvini e Renzi (che uscirebbe dal Pd): due Mattei molto lontani come storie ma con una comune convenienza. Renzi del resto fu per un lungo periodo della sua guida del Pd alleato con Berlusconi. Fecero insieme la legge elettorale che aboliva il Senato e consentiva a chi arrivava a circa il 40 per cento dei voti di ottenere un premio di maggioranza che lo portava al 55 per cento dei seggi. Una bellezza! Che però non riuscì perché Renzi perse poi il referendum costituzionale che cancellava il Senato. ________________________________________________________________________________________ Un leader che ha guidato il partito più forte, mettendo insieme la carica di leader con quella di presidente del Consiglio, pur non essendo membro né della Camera né del Senato, potrebbe essere la persona ideale per fare blocco con i suoi seguaci ancora numerosi e quelli di Salvini. ________________________________________________________________________________________ Insomma Renzi prenderebbe il posto di Di Maio nei rapporti con Salvini e cambierebbe il tenore generale dell'alleanza di governo: non più di centrodestra ma soltanto di centro. È il massimo che si possa desiderare: un partito di centro fu la Democrazia cristiana che guidò l'Italia per quasi mezzo secolo e quindi è normale sia per Renzi che addirittura per Salvini un'alleanza tra i due Mattei. Vedremo nei prossimi mesi che cosa accadrà. ________________________________________________________________________________________ *** Esaurito l'esame della situazione politica italiana vale la pena di occuparsi di quanto accade nel Regno Unito. È un tema della massima importanza anche per l'Italia ma soprattutto per il continente europeo del quale facciamo parte. ________________________________________________________________________________________ Il Regno Unito ha fatto quella che si chiama per comodità Brexit e cioè l'uscita dall'Europa. La questione è ancora in parte aperta poiché innanzitutto il Parlamento britannico non ha ancora trovato un accordo sulla modalità di uscita dall'Unione europea e poi la Brexit comporta comunque un rapporto con l'Ue; rapporto debole ma necessario, destinato a regolare la posizione britannica nei confronti di Bruxelles, stabilendo un legame sottile ma utile a Londra per mantenere politicamente quel tanto di contatto geografico che avvicina l'isola al continente. ________________________________________________________________________________________ Come sappiamo, il Regno Unito ha avuto fino alla Seconda guerra mondiale, che ebbe termine nel 1945, un rapporto completo con l'Europa. Del resto esisteva ancora, sia pure con qualche slabbratura, l'impero inglese a cominciare dai rapporti tra l'Inghilterra e la Scozia, il Galles, l'Irlanda, l'Australia, l'India, l'Egitto e infine il Sudafrica. Insomma mezzo mondo e anche qualche cosa di più. Inoltre ha una sua Chiesa che differisce da quella cattolica per il fatto che i vescovi vengono nominati dal re d'Inghilterra o comunque dal governo inglese. La Chiesa anglicana non è realmente protestante come avviene in tanti altri Paesi del mondo. Nei riti differisce assai poco dalla Chiesa cattolica; la differenza sostanziale è il diritto di nomina, instaurato da Enrico VIII d'Inghilterra nel 1500. ________________________________________________________________________________________ Tra i vari imperi che si crearono all'epoca rinascimentale, quello inglese fu il più ampio di tutti come abbiamo visto enumerando i Paesi; il più grande ma anche il più "liberale": l'autorità inglese manteneva quasi dovunque i vecchi sovrani, le etichette locali e una forza pubblica anch'essa locale che manteneva il diritto pubblico di quei Paesi. Tuttavia a supporto di questa localizzazione c'era anche una forza pubblica inglese che di fatto aveva il comando generale dei vari Paesi. La stessa presenza parziale ma determinante c'era anche nella pubblica amministrazione di quei Paesi e non parliamo della loro politica estera, e così pure la lingua inglese che veniva diffusa soprattutto tra i giovani. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente l'Inghilterra era un Paese europeo. Quando scoppiavano guerre tra le varie nazioni del nostro continente (e furono guerre quasi continue in tutto il periodo che va dal 1400 fino a ieri) giocava la sua parte: o restava neutrale o si schierava. I suoi alleati furono l'Irlanda (che poi fece propria nel tardo Ottocento), la Prussia, la Francia. Ricordiamoci però che nel tardo Medioevo tra l'Inghilterra e la Francia ci fu la cosiddetta Guerra dei cent'anni che ebbe vari punti di riferimento da ricordare e cioè Giovanna d'Arco, che era schierata a Orléans con i francesi e poi fu fatta prigioniera dai Borgognoni e condannata al rogo dagli inglesi. Un altro episodio di notevolissimo rilievo fu la battaglia di Azincourt, dove gli inglesi guidati da Enrico V batterono i francesi ed entrarono a Parigi. Resta nei libri di storia anche la battaglia di Waterloo che spodestò definitivamente Napoleone. ________________________________________________________________________________________ Venendo alla situazione attuale, noi vorremmo che il popolo britannico cancellasse la Brexit e con apposito referendum decidesse il rientro in Europa. Non ha senso che il Regno Unito sia solo in un mondo addirittura globalizzato. Tuttavia è piuttosto difficile che l'attuale classe dirigente britannica torni indietro anche se, visto l'ennesimo rinvio della Brexit, è molto probabile che gli inglesi voteranno nel prossimo maggio alle elezioni indette per riformare l'Assemblea dell'Unione europea. Eppure la futura assenza inglese è del tutto priva di senso; equivarrebbe al distacco dagli Stati Uniti d'America della Florida o del Montana o del Texas o della California. ________________________________________________________________________________________ Quale sarebbe il senso di una crisi di questa portata? Che il Regno Unito esca dall'Unione può essere comprensibile (per me non lo è) ma non può uscire dal continente di cui fa geograficamente parte senza forzare una realtà che tra l'altro, con molta probabilità, porterà la Scozia e forse addirittura anche il Galles in Europa isolando l'Inghilterra vera e propria che non potrebbe mai più chiamarsi Regno Unito. Tutto ciò è privo di senso. ________________________________________________________________________________________ La sola cosa che possiamo augurarci è che il Partito liberaldemocratico inglese e anche altre forze politiche che in questo concordano con i liberali votassero il rientro del Regno Unito in un'Europa confederata. Il nostro giornale ha sempre seguito la via indicata da Altiero Spinelli e i suoi compagni di Ventotene di un'Europa federata e continuiamo a essere schierati per la federazione, ma se il Regno Unito rientrasse potrebbe essere un Stato confederato con l'Europa federata e questa sarebbe una sufficiente differenziazione: non schierato fuori ma rientrato con rapporti confederali in un'Unione federata. ________________________________________________________________________________________ Ci sarà un'opinione pubblica britannica che punti a questo risultato? E ci sarà un'opinione pubblica europea che non abbandoni il sogno della federazione ma sia pronta ad accogliere il Regno Unito con un rapporto diverso? Del resto i britannici potrebbero rientrare subito in Europa perché allo stato dei fatti i 27 Paesi sono tuttora confederati e se finalmente arrivassero a una federazione il Regno Unito manterrebbe il suo rapporto confederato. Ecco quello che noi auspichiamo anche se la sua realizzazione non si presenta molto facile. Noi vorremmo che l'Unione europea restasse a 28 Stati membri. Questa sì sarebbe una grande vittoria del buon senso. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 14 aprile 2019 ________________________________________________________________________________________ Alle Europee del 2014 Salvini aveva puntato tutto sull'uscita dalla moneta unica, ma oggi deve tranquillizzare l'establishment. Mentre il tedesco Meuthen invoca una Ue "fortezza" ________________________________________________________________________________________ Gad Lerner ________________________________________________________________________________________ §02 - Dal No Euro alla recita del Buonsenso, la finta conversione di Salvini ________________________________________________________________________________________ (di Gad Lerner La Repubblica 08 aprile 2019) ________________________________________________________________________________________ Come passa in fretta una legislatura, afflitti come siamo di quella smemoratezza che ora va di moda chiamare Buonsenso. Le scorse elezioni europee del 2014 Matteo Salvini si era giocato la sopravvivenza della Lega puntando tutto sul "Basta euro tour". Per l'occasione aveva tolto Padania dal simbolo elettorale, pur di scriverci Basta Euro. ________________________________________________________________________________________ L'euro non era una moneta, ma, testuale, "un crimine contro l'umanità"; per cui ai comizi distribuiva facsimile delle vecchie mille lire. Con una di quelle banconote spillata sulla t-shirt Salvini si presentò minaccioso sotto casa di Romano Prodi a Bologna, dopo aver dichiarato che "a Bruxelles ci sono dei criminali in giacca e cravatta, burocrati assassini, al confronto dei quali i forconi sono dei lord". ________________________________________________________________________________________ Mi ha fatto perciò una certa tenerezza ritrovarlo ieri vestito elegante tra le pareti di marmo nero dell'Hotel Gallia, per noi vecchi mitica sede del calciomercato, dove nei giorni del Salone del Mobile un caffè te lo fanno pagare 5 euro. ________________________________________________________________________________________ Il Salvini di una volta avrebbe protestato per l'iniquità del cambio, mentre il Salvini rassicurante di ieri si è spinto fino a difendere lo spirito dei trattati di Maastricht dai partiti che lo hanno tradito ("Pd e Forza Italia governano l'Europa da sempre, difficile che possano criticarla o cambiarla"). ________________________________________________________________________________________ Ispirato da San Giovanni Paolo II ("non accuserete pure lui di essere un sovranista"), il novello europeista promette di salvare l'unità continentale che "i burocrati, i buonisti e i banchieri" hanno trasformato da sogno in incubo. Lo farà alla testa di un'Alleanza Europea delle Nazioni e delle Libertà i cui aderenti sono ancora in via di definizione, così come il loro manifesto programmatico, non facile da compilare tra fautori di sovranità contrapposte in materia di deficit, agevolazioni fiscali, ricollocazione dei profughi. ________________________________________________________________________________________ Pazienza se al Gallia devono mantenersi nel vago. L'importante è che i tre eurodeputati maschi incravattati che fanno devotamente da contorno a Salvini sul palco - il tedesco, il danese e il finlandese - non contraddicano la svolta moderata: almeno per il momento, basta col Basta Euro. Meglio restare sul generico: "Più potere ai nostri Paesi e meno alla burocrazia di Bruxelles", dice Jorg Meuthen di Alternative fur Deutschland. Per ora ci si limita a promettere la revisione di alcuni trattati commerciali e la bocciatura definitiva della richiesta di adesione della Turchia all'Ue. ________________________________________________________________________________________ Solo in materia di immigrazione e sicurezza, naturalmente, è consentito, anzi, raccomandato, sfoderare il linguaggio assieme ironico e feroce di sempre. Qui il cattivismo ha già sfondato, con la maschera del Buonsenso. "Noi forze patriottiche e di destra daremo vita a una fortezza europea in cui lasceremo entrare solo chi decidiamo noi", dice ancora il tedesco dell'Afd. ________________________________________________________________________________________ Invano ho alzato la mano per chiedere a Meuthen, professore di economia politica, se il suo partito continua a pensare che la Germania debba avere una moneta comune solo con Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Paesi baltici; mentre ci sarebbe incompatibilità valutaria con quegli spendaccioni dei paesi euromediterranei tra cui l'Italia. Per l'Afd, che sulla nostalgia dei tedeschi per il marco fonda buona parte dei suoi consensi, non sarà agevole rinnegare l'obiettivo della fine dell'unione monetaria. Ma salire sul carro del vincitore Salvini, evidentemente, vale anche questo sacrificio. ________________________________________________________________________________________ Si è ben preparato, Meuthen, a smentire l'accusa più infamante: minimizzare i crimini nazisti e per giunta rivendicare l'onore della Wermacht, l'esercito tedesco dell'epoca. Sono, questi, sentimenti e pulsioni che imbarazzano ma nutrono il vertice Afd, ben consapevole di quanto permangano diffusi nell'elettorato di destra; nostalgico di un nazionalismo tedesco macchiatosi di atrocità eppure rinascente nei movimenti antislamici ("se è vietato il 'Mein Kampf', allora deve essere vietato anche il Corano") e nelle piazza revanscista di Dresda (dove tornano a sventolare perfino alcune bandiere del Terzo Reich). ________________________________________________________________________________________ Lo sa bene anche Salvini, che in passato si compiaceva di posare in foto con i leader di Pegida e delle altre forze dell'estrema destra identitaria. E che ieri al Gallia ha sfoderato il suo ben noto sarcasmo popolaresco contro "i razzisti radical chic" che ancora perdono tempo a rintracciare gli ingredienti del fascismo novecentesco nell'Italia e nell'Europa di oggi. ________________________________________________________________________________________ Lui con le ideologie ci gioca come il gatto con il topo. Quando serviva, si candidò perfino Comunista Padano, salvo twittare poi contro le "zecche rosse" dei centri sociali. Deride come anacronistiche le differenze fra destra e sinistra, ma nondimeno si cimenta nell'imitare le studiate ambiguità del Mussolini diciannovista. ________________________________________________________________________________________ Da ottimo professionista della politica qual è, il Salvini della campagna elettorale europea sceglie di riporre nel cassetto l'armamentario bellicoso del 2014, quando prometteva di portare l'Italia fuori dall'euro. Ora c'è un consenso da allargare, un potere da consolidare e, perché no, anche un establishment da tranquillizzare. A questo serve la stagione del Buonsenso. ________________________________________________________________________________________ Non gli dispiace di certo che fra i top manager italiani, rassegnati a una lunga fase di egemonia leghista, circoli l'idea che in fondo con gli uomini del Carroccio si può ragionare e stringere accordi; a differenza dei Cinquestelle, sprovveduti e inaffidabili. ________________________________________________________________________________________ Temo però che questo ricorrente luogo comune (le nostre classi dirigenti hanno sempre creduto di poter addomesticare il vincitore di turno) verrà confutato dalle linee di condotta che Matteo Salvini ha avuto modo di mettere a punto nei suoi venticinque anni di carriera politica. Prima di tutto, lui sa che gli ha sempre giovato scatenare il suo estremismo verbale, ereditato da Bossi, Speroni, Calderoli, Borghezio. La remissività opportunistica del sistema mediatico, lungi dal sanzionarlo, se ne è nutrito. Salvini è un giocatore che alza sempre la posta, abituato a trarre vantaggio dall'infrazione dei limiti. ________________________________________________________________________________________ Se ieri ha riposto nel cassetto la minaccia dell'uscita dall'euro e della demolizione delle istituzioni comunitarie, non illudiamoci che si tratti di una svolta definitiva. ________________________________________________________________________________________ Nel malaugurato caso che l'estate prossima il combinato disposto fra recessione, debito e sfiducia dei mercati riproponesse un braccio di ferro tra governo italiano e Commissione di Bruxelles sulla manovra economica... Allora la tentazione di rovesciare il tavolo, con tutto quel che vi è di riposto nel cassetto, prenderebbe il sopravvento. Perché se c'è una cosa alla quale l'uomo forte Salvini non può più permettersi di rinunciare, pena finire disarcionato, è la popolarità della sua figura di Capitano. L'Europa che oggi merita di essere riscattata, domani tornerebbe capro espiatorio. ________________________________________________________________________________________ Già me lo vedo Salvini che sguinzaglia i tre sovranisti al suo fianco, insieme agli altri che nel frattempo a lui si uniranno, per mettere di nuovo sotto accusa l'istituzione di cui non è riuscito a conquistare il comando, per rinserrarsi nei confini dello Stato-nazione. ________________________________________________________________________________________ "Verso l'Europa del Buonsenso! I popoli rialzano la testa", era scritto ieri dietro al palco dell'Hotel Gallia. Per uno che ha già dato la colpa agli immigrati della povertà crescente fra gli italiani, cosa volete che sia far passare come Buonsenso pure una Unione in frantumi? [GLe] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 15 del 14 aprile 2019
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