.
Annunci online

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Non si comanda da soli ma Renzi non l'ha capito (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 09 dicembre 2018) §2 - L’Amaca [Problema PD: Renzi] (di Michele Serra Repubblica.it 09 dicembre 2018)
post pubblicato in diario, il 9 dicembre 2018


Anno XI N° 50 del 09 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 09 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Se vogliamo uscire da questo buco nero dove siamo precipitati dobbiamo rilanciare il Pd, che dispone di dirigenti numerosi e avveduti. Se è ridotto numericamente come è ridotto, è l’ex segretario dem che ne porta la responsabilità _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Non si comanda da soli ma Renzi non l'ha capito _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 09 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Forse sembrerà strano ai miei lettori che io cominci questo articolo domenicale citando alcuni scritti di Machiavelli: frasi brevi ma molto significative tratte dai suoi primi scritti, una commedia intitolata "La Mandragola" e riprese dal "Principe" che scrisse poco dopo. Il tema centrale di queste due opere e che rimase esclusivo nel suo pensiero è la vita della nostra specie; se vivendo cambia o resta sempre la stessa, se il cambiamento produce frutti migliori o invece velenosi, se questi processi avvengono nell'anima dei singoli o della collettività, se il bene o il male sono perseguiti oppure ignoti. _________________________________________________________________________________________ Comincio ad esaminare questi problemi - come abbiamo già detto - scrivendo la "Mandragola" che cinque secoli fa era già molto moderna e aiuta la situazione attuale a meglio comprendere i sentimenti che avvengono nella politica, nell'economia, nelle religioni, nel clima, nella tecnologia, nella globalità. Per questo riguarda gli italiani e il Paese in cui vivono e l'Europa di cui facciamo parte, i suoi mutamenti più recenti sono stati di grande rilievo e purtroppo hanno prodotto quelli che Machiavelli definì velenosi. Chiudo questa premessa con una frase del Nostro che dice tutto in poche parole: "L'universale degli uomini si pasce così di quel che pare, come di quello che è; anzi molte volte si muovono più per le cose che pajono, che per quelle che sono". Infine un'ultima citazione che forse vi sembrerà strana ma riflette un Machiavelli moderno. _________________________________________________________________________________________ Un Machiavelli impersonato dal principe di Salina nel film "Il Gattopardo": "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Questa è una realtà che dobbiamo avere molto presente nell'Italia, nell'Europa e nel mondo di oggi. _________________________________________________________________________________________ Scavalchiamo cinquecento anni e soffermiamoci su Matteo Renzi. Qualche mese fa qualche volta abbiamo conversato amichevolmente al telefono cercando di interpretare ciò che stava accadendo in Italia e in Europa e che cosa avrebbe dovuto fare il Pd e lui che era il presidente del Consiglio e il segretario del partito. Fin dall'inizio di questi discorsi lo esortavo a non operare da solo e tanto meno con il famoso "Giglio magico" che era un gruppetto di una decina di intimi che non gli fornivano idee ma importanti servizi riservati e desiderati. Gruppetti del genere li ebbe sempre Berlusconi e in quel suo "Cerchio magico" c'erano perfino un poco di mafiosi che erano più utili a lui che alla mafia. _________________________________________________________________________________________ Al posto del "Giglio" gli suggerivo che era necessario una sorta di "stato maggiore" nel quale lui sarebbe stato il comandante generale ma gli altri, secondo le competenze, partecipavano alla formulazione del piano di battaglia e comandavano i corpi d'armata, le divisioni, le brigate. In quella risposta di Renzi sembrava naturale: "Hai ragione, lo farò". Naturalmente non l'ha mai fatto. Gli consigliavo anche, seriamente, di farsi visitare da un medico neurologo che gli desse consigli per guarirsi dalla nevrosi di voler comandare da solo. Infine l'ultimo consiglio era di trovare il tempo per leggere alcuni libri fondamentali per chi si occupa di politica e tra quei libri gli consigliai "Il Principe" di Machiavelli, "Etica e Politica" di Benedetto Croce e il "Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano" di Giustino Fortunato. "Naturalmente li leggerò" mi rispose. Naturalmente non l'ha mai fatto. _________________________________________________________________________________________ Ricordo in proposito che Machiavelli nella sua celebre lettera al Vettori, raccontò come passava le giornate (era a quell'epoca esiliato da Firenze, della quale era stato segretario comunale). Nella lettera raccontava che il giorno vestito di cenci e vecchie camicie, giocava a carte all'osteria. Alla sera vestiva panni curiali e leggeva libri curiali che parlavano di politica e di saggistica. _________________________________________________________________________________________ Dopo molte vicende lunatiche Renzi adesso opera da protagonista su tre piani (dopo aver portato il Pd dal 40 al 18 per cento dei voti dello scorso marzo), con un risultato che dovrebbe suggerirgli un cambio di professione. Ma lui alla politica non può rinunciare, anche se lo "stato maggiore" non sa nemmeno che cosa sia. Da un lato combatte con i suoi pochi nel partito e in Parlamento. Combatte la dirigenza attuale del Pd per ritornarne alla guida o, alla peggio, per fondarne un altro tutto suo. _________________________________________________________________________________________ Il secondo e contemporaneo obiettivo è la guida dei Circoli Civici. Partito e Movimento possono allearsi, ma non avere lo stesso capo poiché le persone che compongono quei Circoli hanno anch'esse, come il Pd, idee di natura liberal-democratica ma non vogliono entrare in un partito, hanno funzioni collaterali ma diverse. Renzi viceversa ha fondato lui alcuni Circoli con sindaci e uomini di governo locale che parteggiano per lui, ma l'insieme dei Circoli non accetta questa ipotesi di una persona che guida contemporaneamente Circoli e partito. Vedremo come finirà quest'altra battaglia priva di logica e difficilmente fattibile. _________________________________________________________________________________________ Infine Renzi ha avuto colloqui con Berlusconi per rifare a loro modo la legge elettorale come già era avvenuto prima del referendum costituzionale che anticipava in parte le intese raggiunte con Berlusconi. Non si sa se questi colloqui attuali avranno un qualche risultato, ma comunque è opportuno segnalarli perché ci dicono su quale tavoliere Renzi sta giocando le sorti della sua politica. _________________________________________________________________________________________ I veri "padroni del vapore", già da sei mesi sono Salvini e Di Maio. Il primo rifiuta ovviamente di esser definito un razzista; per lui il problema dell'immigrazione dall'Africa verso l'Italia è una catastrofe ma non perché lui sia razzista: è un democratico che naturalmente vede l'importanza d'un problema e studia il modo di risolverlo per realizzare il bene generale, sia degli immigrati che devono ritornare nel loro paese e sia per l'Italia e l'Europa che devono liberarsi da questo peso e in qualche modo aiutarli a quel ritorno in patria. Non si sa bene in che cosa consiste l'aiuto e sembra anzi che lavori per il contrario ma questo è quello che lui sostiene. _________________________________________________________________________________________ Un'altra questione di Salvini è l'Europa. Qualcuno sostiene che il leader della Lega in Europa sia nazionalista ma è una parola sbagliata: è un sovranista, una parola che equivale al nazismo ma è più elegante e lui la preferisce. Sovranista lo è Salvini, Di Maio no, non è ancora sovranista e non è più populista. Allora che cos'è? Difficile trovargli un titolo, salvo quello del tutto inserito nel suo movimento-partito: Cinque Stelle. È molto strano chiamarsi Cinque Stelle: perché Stelle? E perché Cinque? Potrebbe essere una stella sola oppure appaiata con il Sole o con la Luna. Grillo non è l'autore di questo titolo. Lui predicò per otto anni la distruzione delle classi dirigenti, fossero di destra o di sinistra. A chi gli domandava quale fosse poi il programma di quel movimento lui ripeteva: distruggere le classi dirigenti, fossero di destra o di sinistra. Ma dopo qual era il suo programma? Rispondeva: "Questo lo studieremo dopo, quando quella distruzione sarà finalmente avvenuta". _________________________________________________________________________________________ Di Maio ha ereditato da Grillo quel movimento ma l'ha profondamente cambiato: è diventato un partito e si è dato un programma, rinunciando alla distruzione delle classi dirigenti; magari vorrebbe sostituirle ed è per questo che si è alleato con Salvini cercando di mettere a punto un programma comune anche se con ispirazioni nettamente diverse l'uno dall'altro. Il Movimento diventato partito di Di Maio vuole un programma che realizzi il benessere della gente, quella povera, quella disoccupata, i giovani senza lavoro. A sentirlo dire così bisognerebbe abbracciare Di Maio ma la realtà è piuttosto diversa: lui il problema dei poveri e dei disoccupati pensa di poterlo risolvere a carico dell'Europa. Di Maio è nettamente antieuropeo e in questo differisce da Salvini. _________________________________________________________________________________________ Il capo della Lega non è antieuropeo, ma vuole un'Europa del tutto ricostruita e non unificata. Un'Europa che abbia una maggioranza razzista, che risolva nel modo che sappiamo il problema dell'immigrazione, che sia guidata da una maggioranza di vari movimenti, a cominciare dal proprio. Movimenti democratici e populisti che emergono in vari paesi ed hanno come punti di riferimento la Russia di Putin la quale, dice Salvini, è un paese decisamente europeo fino agli Urali. La grande potenza dell'Europa democratica è dunque la Russia europea e Putin che ne è il capo. Questo è l'europeismo di Salvini e questo è anche il motivo per il quale Di Maio con l'Europa non vuole avere a che fare. I due sono alleati per avere un governo in Italia da loro guidato, ma differiscono totalmente nelle questioni di fondo. Il peso che Di Maio sopporta è ormai quello che è stato la sua vera forza, il populismo. _________________________________________________________________________________________ Dopo le elezioni di nove mesi fa Di Maio che viaggiava ai tempi di Grillo tra il 5 e il 10 per cento, ha ereditato in buona parte gli elettori disgustati dal Pd di Renzi. Quel partito sei mesi fa si è ridotto al 18 per cento e Di Maio in compenso dal 10 è salito al 32. Lo svuotamento del Pd ha fatto affluire una massa di elettori ai Cinque Stelle. Quelli che pensano ad una possibile alleanza tra i Cinque Stelle e il Pd sbagliano di grosso. Se quell'alleanza si facesse il Pd resterebbe così com'è e Di Maio tornerebbe al 10 per cento dell'epoca grillina. Perciò la situazione del nostro paese è pessima ed anche quella dell'Europa. Se vogliamo uscire da questo buco nero dove siamo precipitati e dove l'Europa è in gran parte precipitata anch'essa, dobbiamo rilanciare il Pd che dispone di dirigenti numerosi e avveduti e se è ridotto numericamente come è ridotto è Renzi che ne porta la responsabilità e quelli che nel partito lo hanno seguito e tuttora lo seguono. _________________________________________________________________________________________ Rilanciare il partito e rilanciare l'europeismo di Ventotene dovrebbe essere il compito di un Pd rinnovato e compatto. A dirlo e sperarlo è facile, a realizzarlo è molto difficile perché alcune rivalità non hanno trovato soluzione. Bisognerebbe che i dirigenti leggessero o rileggessero il Machiavelli della "Mandragola" e del "Principe" e vedessero qual è il modo per avviare un cambiamento. Mi auguro che questo suggerimento venga applicato e mi permetto di consigliare anche di vedere o rivedere il film "Il Gattopardo" dove il principe di Salina dice che se si vogliono cambiare le cose bisogna ricostruirle come erano prima oppure lasciarle come sono per poterle più facilmente distruggere e farle diventare nuove di zecca. Vi divertirete e sarà anche utile. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 09 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Ogni giorno che passa senza che Renzi dica quali sono le sue intenzioni è un brutto giorno per il Pd, e questo lo capiscono tutti. Ma è un brutto giorno anche per lui, che si autoaccredita come quell'egocentrico, incapace di correlarsi agli altri, che i suoi avversari dicono lui si. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Problema PD: Renzi] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 09 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Matteo Renzi ha tutto il diritto di presentarsi alle primarie e ricandidarsi alla segreteria del Pd. Matteo Renzi ha tutto il diritto di non presentarsi alle primarie e dare il suo appoggio a un altro candidato. Matteo Renzi ha tutto il diritto di considerare chiusa la sua vicenda dentro il Pd, restituire la tessera e progettare un nuovo partito, o un nuovo movimento, o un nuovo cartello elettorale. Ha tutto il diritto, infine, di ritirarsi dalla politica e dedicarsi ad altre attività. _________________________________________________________________________________________ C'è una sola cosa che Matteo Renzi non ha il diritto di fare, ed è esattamente quella che, ormai da parecchi mesi, sta facendo: non decidere quale delle quattro precedenti strade è quella che intende imboccare; oppure - peggio - averlo già deciso ma aspettare a comunicarlo per suoi calcoli personali, o di corrente, che non tengono in alcun conto le esigenze, i problemi, le fragilità, i tempi del partito del quale è stato segretario e in groppa al quale è entrato a Palazzo Chigi al termine di una galoppata breve e trionfale. _________________________________________________________________________________________ Ogni giorno che passa senza che Renzi dica quali sono le sue intenzioni è un brutto giorno per il Pd, e questo lo capiscono tutti. Ma è un brutto giorno anche per lui, che si autoaccredita come quell'egocentrico, incapace di correlarsi agli altri, che i suoi avversari dicono lui si. Ogni giorno che passa nell'equivoco - e ne sono passati tanti, ormai - Renzi si fa del male. Chissà se qualcuno glielo dice: gli amici servirebbero a quello.[MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 50 del 09 dicembre 2018
continua
§1 - L'alchimia di Cagliostro che avvelena la sinistra (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 dicembre 2018) §2 - L’Amaca [Cervelli in fuga...incapaci al governo. L'Italia ringrazia] (di Michele Serra Repubblica.it 02 dicembre 2018)
post pubblicato in diario, il 2 dicembre 2018


Anno XI N° 49 del 02 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Adesso Renzi cerca di realizzare una nuova forza associativa, i Circoli civici. Politicamente situati tra centro e sinistra, decisi ad allearsi con il Pd ma a non entrare mai nel partito _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - L'alchimia di Cagliostro che avvelena la sinistra _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Berlusconi, così si dice, vorrebbe allearsi con Renzi e avrebbe già parlato con lui, trovandolo molto cordiale. Del resto, caratterialmente, i due si somigliano e hanno vissuto ambedue una analoga storia: il bisogno di riconquistare un potere perduto, due ex potenti disfatti, pedine di una partita a scacchi dove ciascuno di loro era una "regina"; ora sentono urgente bisogno di essere almeno un alfiere o una torre o meglio ancora un cavallo, il solo che può colpire saltando un pezzo e buttandolo fuori dalla scacchiera. _________________________________________________________________________________________ I giornali finora non hanno dato questa notizia, o meglio questa "voce" che circola ampiamente ma non è ancora ufficiale, però somiglia molto al carattere dei due interessati: vogliono entrambi comandare e spesso nella loro vita sono riusciti a realizzare questo obiettivo. La loro età è molto diversa: Berlusconi è vecchio, Renzi è giovane; Berlusconi ha governato dal 1994 al 2011, Renzi dal 2014 al 2016, ma la voglia, quando c'è non ti lascia mai. E poi c'è ancora un contesto tra loro: sono entrambi autori ed attori del loro libretto programmatico. È un elemento importante questa sorta di libretto dell'opera scritto e poi recitato dallo scrittore come protagonista, un po' lo fecero Puccini e Mascagni come registi delle loro opere e infatti, dopo che Rossini e Verdi erano scomparsi, gli altri due divennero le celebrità dell'epoca. _________________________________________________________________________________________ Vedremo nei prossimi giorni che cosa accadrà. Per Renzi, tuttavia, c'è un elemento in più: recita nei vari teatri anche se non comanda ancora, se non con i propri fedeli: recita nel Pd, recita con i suoi in Parlamento e recita in alcuni Circoli civici che si stanno formando da qualche settimana in tutta Italia. Li ha creati lui un paio di questi Circoli, politicamente situati tra il centro e la sinistra, ma quasi tutti decisi ad allearsi con il Pd ma a non entrare mai nel partito. Renzi non ha alcuna intenzione di uscire dal Pd, con i suoi seguaci opererà contemporaneamente nel partito e nei Circoli. Se c'era abbastanza confusione nella sinistra italiana, Renzi, che è responsabile del suo tracollo, adesso cerca di realizzare una nuova forza associativa. Mi ricorda il Cagliostro, il Giuseppe Balsamo di cui scrisse Alexandre Dumas padre. _________________________________________________________________________________________ Le parole sono rivelatrici d'un carattere, d'un pensiero, d'una realtà. Perciò per coagulare e gestire una situazione bisogna esaminarla con attenzione. Le parole che Salvini e soprattutto Di Maio dicono con maggiore frequenza sono queste: contratto, programma, vigilanza, validità, immigrazione, espansione, crescita. Non c'è nulla di concreto in queste parole, ma vengono pronunciate come obiettivi concreti della loro politica, specialmente da Di Maio. Le parole "sinistra" e "destra" sono del tutto assenti da quel vocabolario usato da Salvini e Di Maio. Sono entrambi populisti; Salvini in pratica è razzista ed è riuscito a diffondere questo sentimento in un'ampia parte della pubblica opinione. Di Maio si è concentrato di più sul benessere, puntando, appunto, al programma e al contratto. La parola rimborso è invece concreta e infatti la usa Salvini che ha un seguito molto più numeroso e solido di quello dei Cinque Stelle, che vedono diminuire giorno per giorno la previsione dei loro futuri seguaci. _________________________________________________________________________________________ I due partiti alleati sono indipendenti l'uno dall'altro. Allo stato attuale dei sondaggi di opinione la Lega vale il 32 per cento dei suffragi, i Cinque Stelle il 28; Salvini tende a salire, Di Maio a scendere. Isolati non contano molto ma alleati raggiungono il 50 per cento e potrebbero andare anche oltre, perché l'alleanza potrebbe comprendere piccoli partiti come la Meloni e Berlusconi. Così il blocco populista supererebbe il 50 per cento e avrebbe una maggioranza a quel punto imbattibile. Poi sta sorgendo e progredendo il cosiddetto Movimento dei Circoli Civici. Il Pd crebbe fino al 40 per cento nel 2014 quando Renzi ne prese la guida e raggiunse questa cifra alle elezioni europee. Il crollo avvenne al referendum costituzionale del 2016 dove i "Sì" ottennero il 40 per cento subissati dai "No" che superarono addirittura il 60. E poi la storia continua con il governo Gentiloni, poiché Renzi si dimise da presidente del Consiglio e più tardi, quando il governo passò a Salvini e a Di Maio, Renzi si mise in vacanza. Così almeno ha detto, anche se probabilmente sarà stata una vacanza normale d'un mese e mezzo o due. Poi è tornato in battaglia. _________________________________________________________________________________________ Berlusconi continua a essere alleato con Salvini e lo ripete spesso. Ma il leader di Forza Italia ha deciso di cambiare il nome del suo partito e continua a dichiararsi europeista, cioè ritiene di interpretare l'aspetto contrario verso Salvini. Si tratta, dunque, di una storia personale, come quella con Renzi. Questa del resto è sempre stata la politica e non potrebbe essere diversamente, perché ciascuno di noi vive con quello che per lui conta. La situazione di Renzi è invece di rilancio di quello che è stato il periodo di sua decadenza. Ha un drappello consistente di seguaci, nelle due Camere e in una cinquantina di città e paesi, a cominciare dal sindaco di Firenze. Nel partito, invece, i suoi sostenitori sono consistenti, ma non certo nel gruppo di comando. Franceschini, Zanda, Minniti, Gentiloni, Zingaretti, e non parliamo di Veltroni, contano molto più di lui e non sono certo renziani. La maggioranza del partito non è con lui, a partire dall'attuale segretario, Martina. _________________________________________________________________________________________ Renzi, del resto, aggiunge confusione a ulteriore confusione: ha incoraggiato la formazione di alcuni Circoli civici che intende guidare e che fanno parte di un movimento che va assumendo caratteristiche nazionali. Il suo nucleo dirigente non sarà certo renziano. Lui, ad ogni modo, intende operare contemporaneamente nel movimento dei Circoli e nel partito: un tema che il Pd potrebbe anche vietare ma che probabilmente non farà, anche perché Renzi sosterrà di poter praticare una duplice appartenenza. E questo arrecherebbe alle due formazioni un qualche vantaggio per la sinistra in Italia e in Europa. Renzi, insomma, ha riassunto una sua forza che non è quella di un leader ma gli consente di far parte del gruppo dirigente. È difficile valutare se questa posizione avrà un valore positivo o se sarà una presenza di disturbo. Dipenderà da lui: può essere una personalità positiva o negativa, dipende più da lui che dagli altri. _________________________________________________________________________________________ Una ripresa della sinistra italiana, se avverrà con una sua consistenza, non danneggerà la Lega che resterà una forza razzista e sovranista antieuropea. Danneggerà invece i Cinque Stelle che rischiano di ritornare verso quel 10 per cento che avevano nel 2015. Quanto ai dissidenti Bersani-Grasso, meglio per loro trasformarsi in un Circoletto civico che difenda quei valori che non sono riusciti a superare una dimensione di carattere politico. Il pensiero non si può e non si deve negarlo a nessuno: anche se è limitato a poche persone, esprime il valore di una vita. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Non hanno la furbizia del subalterno, non la malizia di chi ha uso di mondo, e sa quando deve mordersi le labbra. E cadono, uno dopo l'altro, come spettatori del wrestling che hanno deciso (pazzi!) di salire sul ring. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Cervelli in fuga...incapaci al governo. L'Italia ringrazia] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 02 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Dopo Toninelli ora tocca a Laura Castelli pagare il conto di un'avventura crudele, che ha illuso un sacco di brave persone di poter guidare un bastimento avendo confidenza - come quasi tutti noi - solo con materassini e canotti. Il mito del Cittadino che espugna Washington vibra di spirito democratico, ma funziona solamente al cinema. Il potere è un guazzabuglio di vanità e di ferocia, ma richiede anche competenze, esperienze, polpacci che si irrobustiscono mano a mano che la salita si impenna. _________________________________________________________________________________________ Di citrulli e di incapaci, nelle stanze del Palazzo, se ne sono visti anche in passato, prima che Casaleggio si inventasse quel pazzesco gioco di ruolo che permette di diventare senatore con i "like" degli amici della palestra. Ma stavolta, ad aggravare la situazione, c'è un fervore missionario che non suggerisce prudenza e anzi espone al martirio, in mezzo a quei selvaggi senza Dio che sono i politicanti, i giornalisti, i conduttori di talk-show, i burocrati dei ministeri, Roma e tutto il resto. _________________________________________________________________________________________ Non hanno la furbizia del subalterno, non la malizia di chi ha uso di mondo, e sa quando deve mordersi le labbra. E cadono, uno dopo l'altro, come spettatori del wrestling che hanno deciso (pazzi!) di salire sul ring. Presi per i fondelli sul loro Sacro Web (ben più che sui giornali), fanno più pena che rabbia. Per il primo tra loro che dirà "ne ho abbastanza, torno a fare l'antennista, il panettiere, lo studente fuori corso", teniamo in serbo una bottiglia di quelle buone. Brinderemo con lui/lei allo scampato pericolo. Suo e nostro. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Le pagelle alla squadra di Giuseppe Conte: dopo sei mesi 1) il signor "nel frattempo” sta perdendo consenso perché gli italiani hanno capito che non ce la farà a ribellarsi al destino di premier ectoplasma. 2) Dopo sei mesi gli italiani stanno capendo che questo Calimero che si sentiva Federico II in realtà voleva i pantaloni. 3) E l’orribile destra di Salvini che è il regime che avanza _________________________________________________________________________________________ Francesco Merlo _________________________________________________________________________________________ §3 - Un quasi premier e i suoi miinistri tra gaffe e proclami _________________________________________________________________________________________ (di Francesco Merlo Repubblica.it 02 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Presidente del Consiglio dei ministri Il quasi quasi _________________________________________________________________________________________ È la figura più drammatica, il quasi presidente, quasi giurista, quasi leader, che incarna “la quasità” e il pressappoco italiano. È il burattino («Luigi, questo lo posso dire?») che quasi quasi lascia trapelare che non ne può più («ora basta») e quasi quasi diventa Pinocchio. Ha un curriculum quasi vero e si è quasi presentato a un concorso quasi truccato. _________________________________________________________________________________________ E da furbo arcitaliano - lo ha raccontato il Financial Times - durante le trattative internazionali, come Ninì Tirabusciò che inventò la mossa, Conte premette, per fare paura, «sono un avvocato», che solo in Italia vuol dire padroneggiare tutti i cavilli, pure quello di Troia. _________________________________________________________________________________________ Anche il congiuntivo non è sgangherato come quello di Di Maio ma è un quasi congiuntivo: «Lasciamo che i manuali si arricchischino», «non so perché i giornali scrivino». Sempre pressappoco, come il suo ricordo di un Mattarella senza nome che fu ucciso dalla mafia ed era «un congiunto» che è appunto un quasi fratello. _________________________________________________________________________________________ Ecco: dopo sei mesi “il signor nel frattempo” sta perdendo consenso perché gli italiani hanno capito che non ce la farà a ribellarsi al destino di premier ectoplasma, di forma cui altri danno forma. Sarà un quasi quasi per sempre. _________________________________________________________________________________________ Vicepremier ministro dello Sviluppo economico Voleva i pantaloni _________________________________________________________________________________________ Noi di Repubblica già sei mesi fa capimmo che Di Maio stava per indossare l’abito del terno al lotto. Era l’usciere del San Paolo di Napoli che aveva vinto alla lotteria e davvero pensava che questo bastasse a governare. _________________________________________________________________________________________ Dunque ora non ci meraviglia che cali nei sondaggi: dopo sei mesi gli italiani stanno capendo che questo Calimero si sentiva Federico II. Più modestamente, dopo sei mesi, noi diciamo che ora è come Lara Cardella, quando voleva i pantaloni. E infatti, poverino, da ministro non sa dov’è Matera come da candidato non sapeva dov’era il Venezuela. E più che nei luoghi si smarrisce in se stesso quando dice «all’estero incontrerò i miei alter ego» o quando chiama Ping il presidente cinese. Offende l’Italia anche quando si smarrisce nelle bugie: «Al primo consiglio dei ministri dimezzo gli stipendi dei parlamentari, e taglio 30 miliardi di sprechi». _________________________________________________________________________________________ E poi si imbroglia nei numeri delle pensioni e del reddito di cittadinanza. E intanto il «se io sarei» e tutti i suoi congiuntivi, - «ho sempre detto che noi volessimo fare» - sono diventate gag alla Zalone come quando scatenò la Rete della democrazia diretta contro Mattarella: «Impicment», “Impichment”, “Impingement”! E però Di Maio è la pena più che la risata. Dal punto di vista personale ormai dipende da Salvini che lo tiene in piedi come una stecca ortopedica. _________________________________________________________________________________________ Per lui questi sei mesi di governo sono stati peggio di una sconfitta elettorale, di un fiasco di Grillo a teatro. Non sempre la rabbia è cieca e forse nel vaffa rilevato dai sondaggi c’è il destino dell’antipolitica, «siete come gli altri», «siete buoni solo a parlare», una piccola luce in fondo allo smarrimento epocale della nostra democrazia. _________________________________________________________________________________________ Vicepremier ministro dell’Interno Comico e tragico _________________________________________________________________________________________ Tutti ci siamo accorti che retrocede il vaffa di Grillo e avanza il dito medio di Salvini, non il Duce ma il Truce come scrive il Foglio. _________________________________________________________________________________________ Il razzista Salvini è infatti il nuovo gabbamondo arruffapopolo di talento in un Paese che ha come archetipo nazionale l’ uomo d’azione, il «qui ci vuole un uomo», non importa se mezzo vero e mezzo finto, se autocelebrativo, declamatorio ed anche un po’ ridicolo. Sempre «l’uomo della provvidenza» in Italia è stato comico e tragico. _________________________________________________________________________________________ Quel che dopo sei mesi si stenta ancora a capire è che il nemico che Salvini si è scelto non è Di Maio, il quale è al contrario il suo compare tontolone, proprio come gli utili idioti di una volta, ma è Beppe Grillo, e ovviamente, con lui, anche l’astutissimo e astrusissimo Casaleggio jr. Leader italiano del sovranismo, neologismo sciamannato della vecchia “destra di popolo”, Salvini in sei mesi di governo-spettacolo ha definitivamente rottamato gli implosi del berlusconismo, ha domato gli squinternati d’assalto a cinque stelle, i campioni delle insolenze, dello sberleffo e dello sbeffeggiamento da canaglia, sia quelli vestiti da prima comunione come Di Maio, sia quelli vestiti da Che Guevara come quel Dibba in Nicaragua. _________________________________________________________________________________________ Salvini ha saputo concentrare su di sé tutta la protesta plebea del popolo piccolo piccolo non più attorno all’ideale di non pagare le tasse a Roma ladrona ma allo slogan «difendiamo i confini», difendiamo le nostre case. E per gli immigrati «è finita la pacchia», per spianare i Rom «ci vuole il censimento», la colpa delle alluvioni «è degli ambientalisti da salotto», e «a Saviano gli mando un bacione». Muscoli, pistole facili, paura: l’orribile destra di Salvini è la chiarezza, è il regime che avanza. [FMe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 49 del 02 dicembre 2018
continua
§1 - La corruzione che nasce dall'eclissi della morale (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 novembre 2018)
post pubblicato in diario, il 25 novembre 2018


Anno XI N° 48 del 25 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 25 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Vale di più la politica oppure l'economia? Mi domando, ed è la storia che se lo domanda, se e da quando il nostro Paese è stato infangato dal malcostume nelle sfere del potere moderno _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La corruzione che nasce dall'eclissi della morale _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Vale di più la politica oppure l'economia? E la morale? Ma ci sono i sentimenti, che variano da persona a persona e detengono l'importanza dei valori che abbiamo ereditato, poi ne creiamo altri che si aggiungono ai primi. Uno di questi sentimenti, forse il più importante, è l'amore per il potere. Se ami la ricchezza, l'economia è il metro di misura assieme alla politica, due valori che influiscono l'uno sull'altro. La morale invece viene scartata, è un ostacolo all'amore del potere e della ricchezza personale. _________________________________________________________________________________________ A volte mi domando se ci siano persone nel cui animo la morale abbia gran peso. Se ci sono e non giocano con la morale facendo credere che è costantemente dentro di loro, mentono e tutti i giorni la calpestano. Molti di loro dicono di credere in Dio, che secondo loro giudica e destina l'anima nostra ai castighi dell'Inferno o all'eterna beatitudine del Paradiso. _________________________________________________________________________________________ Da questo tipo di ragionamenti risulta che chi apprezza e pratica la morale lo fa e ride con la speranza di riavere dopo la morte un premio o un castigo eterni e quindi un immenso destino post mortem. Se ha fatto del bene avrà il premio e se ha fatto del male avrà un castigo, entrambi eterni. Un ateo crede nella morale? Direi di no, ma non è affatto detto che l'ateo sia vissuto sulla base dell'egoismo. Spesso è vissuto sulla base della morale perché giudica che il comportamento moralistico faccia bene alla sua persona e alle altre: questo lo soddisfa e lo premia nell'opinione che gli altri si fanno di lui. _________________________________________________________________________________________ Per concludere su tale questione dico che la politica, l'economia e la morale ci fanno vivere tutte e tre in modi diversi. Il nostro Io esamina tutto quello che accade dentro e fuori di noi, influenzando il nostro modo di esistere. Ed è lui a decidere quali dei vari modi dobbiamo scegliere ed è sempre lui che ci giudica per quanto abbiamo fatto. Quindi si autogiudica perché Dio è noi stessi: la nostra specie è fatta così. _________________________________________________________________________________________ Il genere animale, al quale la nostra specie appartiene, l'Io non ce l'ha e non giudica se stesso, è mosso da istinti che non si trasformano in sentimenti. Gli animali non hanno il potere, non sentono l'amore né l'orgoglio né la pietà. Perciò non sono né buoni né cattivi. Spesso sono feroci, noi così li giudichiamo quando assaltano un altro animale e lo uccidono, spesso lo divorano. Sono al tempo stesso predatori e prede. _________________________________________________________________________________________ La nostra specie vede invece se stessa, si muove per apparire e sui comportamenti propri dà un giudizio: come ha vinto o perché ha perso e anche perché ha fatto quello che ha fatto. Ho già scritto altre volte che noi spesso trasformiamo i nostri istinti in sentimenti, ma questa trasformazione gli animali non sanno farla. Del resto talvolta accade perfino a noi: a volte l'istinto predomina anche nel caso nostro perché i sentimenti nascono sempre dall'istinto che li produce e non li giudica, ma la sua forza può sempre diventare da virtuale ad attuale, anche in noi soffoca sia l'anima sia i sentimenti che essa sviluppa e la ritrae indietro, nei luoghi dove è stata concepita e nell'istinto che l'ha invasa fin dall'inizio. _________________________________________________________________________________________ Questa è la nostra composizione. Ma noi apparteniamo a una specie assai particolare perché è in grado di agire e poi di giudicare quello che ha fatto, nel suo bene e nel suo male. Siamo orgogliosi di avere questa possibilità che gli altri animali non hanno. Questa nostra facoltà, che potremmo anche chiamare superiorità rispetto alle altre specie, crea però dentro di noi una serie di comportamenti che spesso regrediscono al puro istinto animale. _________________________________________________________________________________________ Tra i nostri interessi, desideri, amore e potere, la politica e perfino lo sport primeggiano, la morale non è di tutti. Accade con molta frequenza qualche fenomeno del tutto immorale. Un esempio frequente? La corruzione. Per essere corruttori, come pure per essere corrotti, bisogna essere potenti per trarre maggior beneficio. È l'amore per il potere che induce spesso alla corruzione. Debbo dire che ciò accade spesso, in tutti i Paesi del mondo, salvo in quelli totalmente poveri dove la ricchezza c'è ma non è nelle mani del popolo, il quale deve lavorare con l'unico scopo di sopravvivere. _________________________________________________________________________________________ La corruzione può esistere anche lì: se si può "comprare" qualcuno affinché commetta un delitto e ne assuma interamente la responsabilità. Ma qui siamo al codice penale, che comunque non ignora casi del genere: estrema povertà da un lato, notevole ricchezza dall'altro, corruzione che mira al delitto comprato dal ricco e commesso dal povero. Che ci sia qui una violazione della morale da parte del ricco è ovvio; più discutibile è che la corruzione si estenda anche al povero che commette il delitto per necessità di sopravvivenza. _________________________________________________________________________________________ Mi domando, ed è la storia che se lo domanda, se e da quando il nostro Paese è stato infangato dalla corruzione nelle sfere del potere moderno. Deve essere in un'epoca di cui in qualche modo facciamo ancora parte, direi di avviare questo esame dai tempi di Cavour, Garibaldi, Mazzini e la "carboneria" trasformatasi poi nella massoneria di quell'epoca. _________________________________________________________________________________________ Quando nel 1861 Cavour proclamò il Regno d'Italia, alla sua morte, che avvenne esattamente in quell'anno, il potere del nuovo regno fu preso dalla Destra storica che governò per circa quindici anni ma, salvo casi rarissimi, fu composta da personaggi molto esperti nell'amministrazione pubblica, nella libertà tutelata e nelle istituzioni destinate a sorreggere lo Stato con dignità, sicurezza, onestà. La Destra storica creò queste istituzioni e lo spirito che doveva animarlo e che, almeno in parte, effettivamente lo animò. _________________________________________________________________________________________ Quando quella Destra arrivò al termine, la corruzione si era già infiltrata in alcuni di loro e la sua caduta, che dette al potere una sorta di sinistra, avvenne quando la missione etica della Destra era già terminata. Il periodo successivo conobbe, per quanto riguarda le persone potenti in politica e nel capitalismo da poco iniziato in Italia mentre era già molto sviluppato in Francia e in Inghilterra, la corruzione. Durò lungamente fino all'arrivo della dittatura fascista ed anche, ancora di più, in quella fase mussoliniana dove la classe politica era corrotta ampiamente, salvo qualche rarissima eccezione come per esempio Bottai, Grandi, Scorza e pochissimi altri. _________________________________________________________________________________________ La fine della guerra vide una rinascita non solo nella ricostruzione del Paese, praticamente distrutto, ma anche nelle anime degli italiani la cui grandissima maggioranza si dedicò in vari modi e nelle diverse posizioni professionali a costruire il nuovo Paese, alla luce anche di mode nuove, nuovi stili e anche una nuova politica e una nuova economia con approcci profondamente diversi dal passato. L'allora governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, battezzò questo periodo iniziato nel 1950, come "miracolo italiano": la ricostruzione era terminata, il reddito e il lavoro erano aumentati, il valore della lira altrettanto e nessuno meglio del governatore della Banca d'Italia poteva avvertire questi fenomeni e battezzarli addirittura come un miracolo. _________________________________________________________________________________________ Non durò molto. Alla fine degli anni Cinquanta cominciò un'emigrazione di massa dal Sud al Nord, dalle campagne alle città e le persone si trasformarono da contadini in operai. Era certamente la conseguenza del "miracolo" ma conteneva in sé una serie di atteggiamenti caratteriali che trasformarono il Purgatorio-Paradiso in un vero e proprio Inferno: la corruzione dominò nuovamente, i ricchi di ogni regione, al Nord e al Sud, usarono la corruzione in una quantità di casi e di formule poi alimentati dalla crescita rapida ed enorme della mafia, della 'ndrangheta e della camorra. Lo Stato apparentemente si impegnò a distruggere queste organizzazioni delinquenziali ma l'efficienza della repressione fu debolissima ed anzi non si fece sentire affatto: la forza mafiosa diventò uno dei fenomeni di quel periodo e purtroppo dura tuttora, sia pure trasformata in una sorta di capitalismo mafioso e internazionale. _________________________________________________________________________________________ Ma a questo degrado morale ed economico si affiancò la formazione di gruppi rivoluzionari che poi divennero Brigate rosse e produssero un periodo tremendo, costellato da uccisioni di alti gradi militari, giudiziari, politici e si arrivò fino al rapimento e poi all'uccisione di Aldo Moro, allora alla guida della Democrazia cristiana. Questo stato di corruzione e delitti durò ancora ma per fortuna non per molto. Se si vuole cercare la fine di un'Italia gravemente malata in tutti i campi, bisogna arrivare al Partito comunista trasformato in Partito democratico nazionale di sinistra. Quello è l'origine dell'attuale Partito democratico: discende direttamente dal Pci di Enrico Berlinguer. _________________________________________________________________________________________ Dalle elezioni dello scorso marzo la situazione italiana è del tutto cambiata. Il partito che era di guida e di governo crollò dal 41% al 18,7% e lasciò il Paese a due forze politiche e ai loro alleati: la Lega di Salvini alleata con Forza Italia ( Berlusconi) e con Fratelli d'Italia (Meloni) da un lato; dall'altro lato il Movimento 5 Stelle, nato dalla predicazione populista del comico Beppe Grillo, trasformatosi in uomo politico che per otto anni di seguito ha insistito ogni giorno sulla distruzione delle classi dirigenti, fossero di destra o di sinistra. Dopo quegli anni Grillo era un po' stanco di questa predica: si ritirò passando il potere concreto a Casaleggio figlio (il padre era morto da poco) e al giovane Di Maio che era da tempo diventato un amico. _________________________________________________________________________________________ Il nuovo leader dei 5 Stelle mantenne la dicitura "Movimento" ma di fatto lo trasformò in un partito. Accennò nei primi mesi a una sia pure molto debole simpatia per il Pd che ormai non rappresentava più niente e poteva essere un piccolo alleato grillino, ma poi capì che con quel residuo di partito c'era poco o nulla da fare e si rigirò verso la Lega che era già indicata nei sondaggi al 30 per cento; con gli alleati Berlusconi e Meloni, il capo della Lega Matteo Salvini raggiungeva il 40% ed oltre; l'alleanza con Di Maio che nel frattempo aveva superato il 28%, creò un blocco del 68% con tendenza ad ulteriore crescita. _________________________________________________________________________________________ Di questa situazione, come pure di quella in Europa assunta da Salvini, abbiamo già parlato infinite volte su questo giornale e perciò la do per ben presente a tutti i nostri lettori. Ci sono però alcuni aspetti europei, con notevole riflesso sulla situazione italiana, che vanno rivisti con attenzione giacché l'Europa in questo momento è ridotta come l'Italia in uno stato di grandissima confusione che ha i suoi centri in una Germania e in una Merkel politicamente sconvolte dalle crisi dei loro partiti, da Macron in grave perdita di popolarità, in un rapporto con l'America di Trump che oscilla di giorno in giorno tra alleanza e inimicizia, tra simpatia e antipatia, tra coordinamento politico e completa difformità. _________________________________________________________________________________________ In Italia però qualcosa sta cambiando e noi l'abbiamo già avvertita da alcune settimane proponendone anche i seguiti. Il Partito democratico ha imboccato la strada della propria ricostruzione, ha indetto il congresso per il mese di marzo e sono emersi di già i due principali candidati alla segreteria: Minniti e Zingaretti. Li ha seguiti anche l'attuale segretario (provvisorio) Martina. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo sta sorgendo un Movimento di Circoli che si formano in tutte le regioni e i Comuni italiani e hanno già raccolto molte decine di migliaia di aderenti. Si chiamano Circoli Civici che si conoscono tra loro e, da un'esistenza municipale che viene comunque conservata, estendono la loro amicizia a tutti gli altri Circoli Civici. Esistono già dovunque, dalla Sicilia al Piemonte, dalla Lombardia al Veneto, dalle Marche a Napoli, da Palermo alla Basilicata. Ormai è una rete nazionale la quale ha idee e valori molto simili a quelli del Pd nel quale loro però non sono disposti ad entrare. Un'alleanza col partito sì, sempre che il partito sarà ricostruito in modo congruo; ma il Movimento resterà movimento e probabilmente sta anche recuperando una buona parte degli elettori che nelle precedenti elezioni si sono volutamente astenuti per sfiducia nei confronti del Pd, ma con idee e valori che sono sempre quelli della liberal-democrazia. Ingrosseranno dunque il Movimento civico e i Circoli che lo compongono. _________________________________________________________________________________________ Se questi fenomeni avverranno, la situazione politica italiana sarà profondamente trasformata poiché, sommando un certo aumento del Pd e un Movimento di massa come potrebbe essere quello dei Circoli, si potrebbe arrivare e anche superare il 40% dei consensi. Naturalmente con riflessi europei di notevole importanza e una politica economica che punti sulla crescita del lavoro e sulla diminuzione delle diseguaglianze economiche. _________________________________________________________________________________________ Voglio ricordare a questo punto una proposta che ho fatto domenica scorsa e che continuo a ritenere molto interessante per il Pd: la nomina di un presidente del partito, i cui poteri, sulla base dello statuto, si limitino a quelli e cioè alla vigilanza, alla tutela dei valori ideali del partito e a quella che si chiama per il presidente della Repubblica la moral suasion. _________________________________________________________________________________________ Questo presidente del partito avrebbe sul Pd gli stessi poteri che il presidente della Repubblica ha sullo Stato, non di meno e non di più. Ho fatto i nomi di Veltroni e di Gentiloni che mi sembrano i più adatti a un compito di questo genere. Sarebbe una riforma fondamentale e soprattutto rilancerebbe il partito da ogni punto di vista, compreso quello della novità. [ESc] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 48 del 25 novembre 2018
continua
§1 - Il populismo dei servi e la libertà dei cittadini (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 novembre 2018) §2 – L’Amaca [SI TAV] (di Michele Serra Repubblica.it 16 novembre 2018)
post pubblicato in diario, il 18 novembre 2018


Anno XI N° 47 del 18 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Ho auspicato la nascita d'un movimento nazionale formato dall'alleanza di tutti i gruppi civici che sostengono interessi civici di rilievo locale ma anche nazionale: questo sta avvenendo _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il populismo dei servi e la libertà dei cittadini _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Il movimento del "sì alla Tav" è partito da un monosillabo e si è ritrovato con 40mila persone in piazza. Ora cerca di capire come non disperdere l'energia. Tutto è nato spontaneamente, abbiamo visto il lavoro del gruppo di donne di Roma e siamo partite. Con loro è nato uno scambio felice. Ora a Genova si attivano per portare la città in piazza e un gruppo di Varese si organizza. Ci si può alimentare a vicenda e passare alla fase due"._ ________________________________________________________________________________________ Così ha detto la signora Patrizia Ghiazza, promotrice del movimento civico, alla Stampa. Emma Amiconi è la portavoce del movimento civico che si chiama "Tutti per Roma, Roma per tutti". Sono sei le donne che guidano questo movimento che fece la sua prima manifestazione in Campidoglio il 27 ottobre riunendo migliaia di cittadini. È già un primo risultato. Amiconi ha detto alla Stampa: "Siamo contentissime della manifestazione di Torino. Da Roma è partita una spinta che spero si espanda in altre città. Contiamo di esercitare un accordo generale. Non è un movimento ideologico ma civico. Non siamo contro i partiti che sostengono valori e ricerche molto simili alle nostre ma non siamo un partito né vogliamo diventarlo. Movimenti simili ai nostri stanno nascendo dovunque". _________________________________________________________________________________________ Spero che i miei lettori non si stupiscano se ho iniziato questo mio articolo domenicale riferendo due interviste pubblicate da un altro giornale che fa parte di un gruppo editoriale comune. _________________________________________________________________________________________ Il motivo è che per "Repubblica" non è una novità, tant'è che da oltre un mese sto sostenendo sul mio giornale la nascita d'un movimento nazionale formato dall'alleanza di tutti i gruppi civici che sostengono interessi civici di rilievo locale ma anche nazionale. _________________________________________________________________________________________ I partiti che in questo periodo guidano il Paese sono molto lontani da questi movimenti, ma probabilmente un partito attualmente all'opposizione - parlo del Partito democratico - avrebbe una linea analoga al Movimento civico e quindi una sorta di alleanza potrà e dovrà aver luogo. Ciascuno resta autonomo ma si pone la tutela dell'Italia democratica non dimenticando che la seconda Patria è l'Europa. _________________________________________________________________________________________ Personalmente sono assai felice che quel che auspicavo stia con molta forza avvenendo. _________________________________________________________________________________________ I movimenti dei quali abbiamo constatato l'esistenza e la crescente diffusione sono formati dal cosiddetto popolo sovrano che non ha nulla a che vedere con il populismo. La distanza è enorme: il populismo si fa guidare da un Capo che ha una sua tendenza a comandare da solo e condurre i suoi seguaci verso un obiettivo: la conquista del potere, concentrata interamente nelle sue mani. _________________________________________________________________________________________ Al popolo promette che il potere sarà di tutti e procurerà a tutti benessere e felicità del buon vivere; quella parte della popolazione che non starà con loro vivrà con disagio e isolata e alla fine capirà che bisogna allargarsi al populismo e al Capo che lo guida. Ecco, detta in breve, qual è la strada per fare del populismo un movimento di massa che finisce per sostenere una sorta di dittatura non subita ma voluta da una consistente massa che il Capo in qualche modo benefica con le apparizioni nelle quali è maestro. _________________________________________________________________________________________ Il populismo è un fenomeno storico che esiste da sempre e dovunque. La sua alternativa positiva, come abbiamo già detto, è il popolo sovrano che è affascinato non da un capo ma dai valori della democrazia (demos) e quindi dell'autogoverno. Quel popolo si autogoverna e perciò si definisce "sovrano". La politica che quel popolo vuole ed esprime mette a sua disposizione i valori che sono la libertà di manifestare e attuare le proprie idee, le istituzioni adatte a realizzarle, la tutela dei dissensi e quindi l'esistenza di vari partiti, sostanzialmente tre: il centrodestra conservatore, la sinistra progressista e il centro che mescola le due contrapposte posizioni. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente il popolo sovrano è composto da numerosi rappresentanti di vari partiti, la cui composizione può variare secondo i risultati positivi o negativi della sua politica. _________________________________________________________________________________________ Mi dilungo a ricordare che il popolo sovrano talvolta si stanca dei doveri che la democrazia richiede ai suoi sostenitori e per conseguenza può proferire le comodità del populismo. La servitù è più comoda perché si sottrae alla politica ritenendola una inutile fatica. Questo fenomeno è sempre accaduto e ha sempre limitato il numero dei cittadini desiderosi di libertà e politica, di diritti e di doveri anziché di servitù. _________________________________________________________________________________________ Un celebre scrittore del Cinquecento, Étienne de La Boétie, molto amico di Michel de Montaigne, scrisse nella sua breve vita un solo libro di 57 pagine, intitolato Discorso sulla servitù volontaria, dimostrando che l'uomo nasce libero, ma le vicissitudini della vita gli suggeriscono che servire i potenti gli reca vantaggio. Se vuole mantenere la libertà i potenti lo asserviscono e lo trattano da schiavo fino a tormentarlo e perfino farlo morire. Ma se è lui a proporsi come servitore e fa bene quel mestiere i potenti ne sono lieti, lo mantengono e talvolta lo premiano. Il suo libro fu intitolato come ho già detto: quasi sempre il proprio interesse è la servitù, volontariamente proposta perché è più utile della libertà. _________________________________________________________________________________________ Ai potenti la libertà li porta alle guerre contro altri potenti, dalle quali possono uscire vittoriosi o disfatti e in tal caso perdono tutto ciò che avevano e a volte perfino la vita. Perciò l'uomo preferisce essere un servo e come tale si propone perché la servitù volontaria è il suo bene. La democrazia ne risente, ma spesso questa servitù conviene al popolo che la utilizza a suo vantaggio. Quelli che si comportano nel modo della scelta servile un tempo si chiamavano in Italia popolaccio ma sono poi quelli che hanno dato vita al populismo. _________________________________________________________________________________________ Ai tempi nostri queste leggi della vita sono ancora vigenti come lo erano nel Cinquecento. Salvini e Di Maio sono entrambi populisti; la Lega di Bossi non lo era ma il suo successore sì, Di Maio anche, poiché il fondatore del suo Movimento, Beppe Grillo, per otto anni ha predicato la distruzione delle classi dirigenti, fossero di destra o di sinistra non importava: distruggerle e fare terra bruciata. E se gli domandi quale fosse il suo programma rispondeva: "Prima distruggiamo quello che esiste e poi il programma sarà facile: premiare il popolo e farlo star bene". Un programma non tanto facile da raggiungere. _________________________________________________________________________________________ In Italia c'è un solo partito che non è populista: il Partito democratico. Purtroppo, per lui e per noi, è disceso a una cifra di voti ottenuti il 4 marzo scorso del 17 per cento. Di fronte agli altri è di fatto un partito inesistente. Il compito di chi condivide i suoi valori è di rilanciarlo in tutti i modi possibili, non dimenticando che oltre al problema italiano abbiamo anche l'Europa dove gli stessi fenomeni del populismo e del razzismo sono drammatici e rischiano il disfacimento totale della nostra Patria continentale. _________________________________________________________________________________________ Un popolo che nella sua maggioranza sia soprattutto democratico e liberale ebbe inizio a partire dai primi anni dell'Ottocento con una sua borghesia. Che cosa si intende per borghesia? C'è ancora? Dove? Qual è il suo compito economico e politico? _________________________________________________________________________________________ Ricorderò che Marx ed Engels nei loro scritti del 1848 scrissero che in Inghilterra e in Francia un ruolo sostanzialmente positivo lo ebbe la Borghesia (lo scrivevano con la maiuscola), una classe nata nelle campagne di Francia e di Inghilterra. In Francia fu distrutta nell'ultima fase robespierriana appoggiata dai Montagnardi; in Inghilterra invece restò intatta salvo una breve dittatura di Cromwell. _________________________________________________________________________________________ La borghesia francese ebbe la sua prima esperienza politica con il "Terzo Stato" che faceva parte a suo tempo degli "Stati Generali" nei quali aveva ampia maggioranza sugli altri due elementi che spettavano ai sacerdoti e alle famiglie nobili. _________________________________________________________________________________________ Gli Stati Generali chiesero al Re che li aveva convocati di trasformare quella istituzione in un'assemblea costituente dove tutti e tre gli ordini erano uniti e i loro membri assumevano liberamente le posizioni politiche d'una istituzione generale. Il re Luigi XVI aveva convocato quella riunione a distanza di quasi un secolo dalla medesima riunione promossa da Luigi XIV, il Re Sole. In quel frattempo era nata in Francia la borghesia formata da proprietari di ampi terreni, uomini di buona cultura, liberi professionisti come notai, avvocati, medici. Questa era la borghesia francese cui appartenevano inizialmente anche Robespierre e Danton ma soprattutto i girondini che nell'assemblea legislativa erano da soli un'ampia maggioranza. Seguirono ben noti periodi che includono addirittura Napoleone, dopo il quale però la monarchia torna a guidare il Paese. _________________________________________________________________________________________ Questa situazione comportò alcune insorgenze rivoluzionarie fino a quella del 1848, praticamente definitiva salvo l'intervallo di Napoleone III imperatore. Marx ed Hengel, come ho già ricordato, scrissero una serie di appunti e giudizi su quanto stava accadendo nella rivoluzione del '48 e non soltanto in Francia ma in quasi tutta l'Europa. L'opinione dei due comunisti era molto interessante: dissero che la borghesia era una classe composta di notabili e quindi privilegiata ampiamente rispetto al popolo; tuttavia quella borghesia aveva ottenuto dal governo del Re una serie di libertà che dovevano servire alla tutela degli interessi generali del Paese e in particolare della stessa borghesia. Questi nuovi diritti mettevano un limite e anzi eliminavano il potere assoluto della monarchia imponendo norme che giovavano appunto agli interessi generali dei quali la borghesia godeva ma che si riflettevano anche sul popolo. _________________________________________________________________________________________ La tesi dei due comunisti fu che quando i compiti della borghesia fossero esauriti sarebbe scoppiata la rivoluzione proletaria e cioè comunista la quale però avrebbe dovuto accertarsi che le libertà borghesi fossero state mantenute dalla monarchia ormai battuta e uscente dalla reggia. Le libertà borghesi dovevano essere anche mantenute dopo la rivoluzione proletaria per impedire che il comunismo diventasse una dittatura. _________________________________________________________________________________________ Per Marx il pericolo della dittatura esisteva ma lui voleva scongiurarla: il comunismo era la fase in cui il proletariato prende il potere e costruisce un sistema in cui ciascuno individualmente o collegialmente opera senza che il potere assoluto possa impedirlo sia pure che sia comunista. La rivoluzione proletaria perciò poteva avvenire soltanto in Paesi che avevano instaurato le libertà borghesi e quindi quasi tutta l'Europa ma non la Russia dove la borghesia non era mai neppure esistita. Sappiamo del resto quello che accadde. Marx era già morto da un pezzo quando Lenin e Trotzkij occuparono il Palazzo d'Inverno e cominciarono una rivoluzione che per pochi mesi chiamarono ancora marxiana ma poi prese esclusivamente il nome di Lenin. _________________________________________________________________________________________ Questa è la storia. Ma oggi? In Italia? Nell'Italia la borghesia vera e propria cominciò ad esistere nella seconda metà dell'Ottocento, ai tempi della Destra storica. Era principalmente una borghesia intellettuale presente soprattutto nelle regioni del Sud e del Centro ma riservata a proprietari terrieri di grandi dimensioni e a capitali provenienti dal Nord e dall'estero. A un certo punto le truppe di Napoleone occuparono tutta l'Italia del Nord e arrivarono fino a Roma. Un piccolo distaccamento arrivò anche a Napoli e alimentò la rivoluzione napoletana del '99. A Roma c'era il Papa, un capo di Stato assoluto contro il quale le poesie del Belli alimentavano le critiche nascoste provenienti anche da una parte della nobiltà laica rappresentata dalla figura divertente del Marchese del Grillo. _________________________________________________________________________________________ Oggi la borghesia c'è economicamente ma assai fragile politicamente. Ha avuto un buon periodo dal 1950 in poi, non a caso definito dall'allora governatore della Banca d'Italia Guido Carli il "miracolo italiano". Questo relativo benessere fu interrotto prima dalla crisi del 1929 e poi da quella del 2007, entrambi provenienti dall'America ed entrambi arrivati in Europa con sconvolgimento dell'intera economia che comportò svalutazione e deflazione. Tuttavia il buon andamento economico riprese soprattutto nel dopoguerra. _________________________________________________________________________________________ Ora siamo di fronte ai problemi politici ed economici che abbiamo già esaminato all'inizio. La borghesia e il popolo sovrano sono in gran parte distrutti dal populismo e dal razzismo che governa il Paese e lo rappresenta distruttivamente in Europa. Occorre dunque rilanciare con partito e movimenti la democrazia, il liberalismo, la sinistra democratica con grande forza e coraggio tenendo d'occhio gli obiettivi che riguardano l'economia, la socialità, la cultura. Il tempo è di pochi mesi e il lavoro da fare deve essere a tempo pieno. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Opporsi allo sviluppo non serve a niente, se non si hanno in mente le alternative, se non si ha capacità progettuale, se non si è capaci di spiegare alla gente perché bucare le montagne è sbagliato, e che cosa si deve fare di meglio, di più utile. Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 – L’Amaca [SI TAV] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 04 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ La manifestazione Sì Tav ricorda abbastanza da vicino un altro storico corteo torinese: quello detto "dei quarantamila", gli impiegati e i dirigenti Fiat che, nell'ottobre del 1980, sfilando per protestare contro i picchettaggi operai, misero implicitamente fine alla lunga stagione politica iniziata, più di dieci anni prima, con l'autunno caldo del '69. Vedendo le immagini, misurando la folla, ho pensato: i No Tav hanno perso. Lo ha capito Appendino e lo sa bene, anche se non lo dice, pure Di Maio. _________________________________________________________________________________________ Oggi come ieri, non tutte le ragioni erano equamente suddivise. Ma era accaduto che una parte (il sindacato, per semplificare) aveva forzato i tempi e i modi. E per questo perse l'intera partita. Cominciò il cosiddetto Riflusso: contraccolpo tremendo, addio definitivo a ogni speranza di un differente modello sociale. Se dico queste cose - in forma di bigino, scusate - è perché spero che la storia non si ripeta. Ovvero: che la sconfitta dei No Tav, il loro isolamento, non generi disperazione o violenza, inutili e dolorosi strascichi. E generi, al contrario, nuovo pensiero. _________________________________________________________________________________________ Opporsi allo sviluppo non serve a niente, se non si hanno in mente le alternative, se non si ha capacità progettuale, se non si è capaci di spiegare alla gente perché bucare le montagne è sbagliato, e che cosa si deve fare di meglio, di più utile. La retorica di Davide contro Golia serve a poco. È solo un mito. Nella realtà, novantanove volte su cento, vince Golia. L'alternativa (se c'è) deve diventare Golia. Altrimenti è destinata a perdere. Anno XI N° 47 del 18 novembre 2018
continua
§1 - Sfida europea per ricostruire il blocco democratico (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 novembre 2018) §2 - L’Amaca [Classe dirigente] (di Michele Serra Repubblica.it 06 novembre 2018)
post pubblicato in diario, il 11 novembre 2018


Anno XI N° 46 del 11 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Le prossime elezioni non si limitano all'assetto del continente ma pongono temi utilizzabili anche per la situazione italiana: serve che Pd e il Movimento nazionale che si intravede si mettano insieme _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Sfida europea per ricostruire il blocco democratico _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Di Donald Trump post-elettorale tutti hanno già parlato nei giorni scorsi e il suo bilancio politico si può riassumere così: ha perso poco e vinto molto, non solo nelle elezioni della Camera e del Senato (quest'ultimo conta più della Camera) ma nelle elezioni dei governatori, sia nel numero (18 contro 16) che nell'importanza degli Stati, più significativi di quelli liberaldemocratici. _________________________________________________________________________________________ A noi del resto interessa più l'Europa che gli altri continenti e qui proprio venerdì abbiamo pubblicato un'intervista strepitosa con lo scrittore e romanziere austriaco Robert Menasse che recentemente ha scritto un romanzo assai interessante intitolato "La capitale" (Sellerio editore) che tratta il tema politico che lo vede alla testa di un folto gruppo di intellettuali abbastanza di sinistra impegnati a fondare la Repubblica europea. In pratica Menasse ha fatto proprio l'ideale di Altiero Spinelli su un'Europa federale. Menasse riprende quel tema e sta mobilitando un folto gruppo che punta all'unità dell'Europa. _________________________________________________________________________________________ La Repubblica contro il nazionalismo per il quale il capo della Lega, Matteo Salvini, è massicciamente impegnato contro la proposta di Menasse. Si apre così una vera e propria battaglia che influirà anche sugli elettori e i partiti che li rappresentano soprattutto in vista delle elezioni del 2019. Debbo pensare che il Pd condivida il programma di Menasse e lo faccia proprio. Gli europeisti italiani indicano un'Europa federale. Menasse la chiama Repubblica europea: ci sono leggeri dissensi ma la sostanza è identica. Ora è da vedere come voteranno gli elettori tra sei mesi. Il tempo è breve e il tema sarà affrontato presto. _________________________________________________________________________________________ Le prossime elezioni però non si limitano all'assetto dell'Europa anche perché elezioni di quel genere consentono di aggregare un ampio numero di elettori indipendentemente dai temi europei ma utilizzabili anche per la situazione italiana quale sia la posizione dell'attuale maggioranza di governo tra la Lega e Cinquestelle e quale dovrebbe essere l'entità numerica del Partito democratico. Ciò significa che, viste da Roma, le elezioni europee servono per noi soprattutto a misurare i rapporti numerici e politici tra l'alleanza di governo e la "minuscola" opposizione del Pd. _________________________________________________________________________________________ Il Partito democratico si trova attualmente e già da molti mesi al 17 per cento cioè al di sotto di quanto per due anni è stata la sua presenza elettorale, franata alle elezioni del 4 marzo scorso dal 40 che fino ad allora aveva creduto di avere. Se dovesse avvenire un rilancio di quel partito, che è la speranza di chi lo governa e di chi lo vota, anche adesso dovrebbe arrivare quasi sicuramente al 20 che però rappresenterebbe poco più che una pagliuzza. Qualche cosa di maggiormente visibile sarà se dal 17 potrà arrivare al 25, otto punti più della consistenza attuale; ma anche un partito del 25 per cento conta assai poco, anzi quasi nulla. Il 30 per cento avrebbe già una consistenza accettabile e potrebbe fregiarsi del titolo di opposizione nei confronti del governo il quale peraltro, con le sue varie alleanze, arriva nei pressi del 70 per cento. _________________________________________________________________________________________ Una opposizione al 30 si potrebbe pur chiamare in quel modo ma continuerebbe a contare ben poco. D'altra parte dal 17 al 30 il salto è notevole e tuttavia continuerebbe a influire assai poco sull'andamento della politica italiana. Comunque un difficilissimo 30 è impossibile da superare. Per riuscire a raggiungerlo sono peraltro necessari alcuni mutamenti organizzativi. A mio avviso sono due. Il primo e indispensabile è di ricostruire la collegialità del gruppo dirigente e la fine della dittatura renziana che ormai è lo stesso Renzi a deplorare negando comunque che sia mai esistita. Va notato tuttavia che mentre negava la sua tendenza a comandare da solo, anche alla Leopolda non ha fatto altro. È probabile che nel prossimo futuro Renzi nomini al suo posto un delegato di cui si fida e così continuerebbe la solitudine semidittatoriale con un amico che lo sostituisce e lavora per lui. _________________________________________________________________________________________ L'altro tema mi sembra della massima importanza: insediare un presidente del partito che abbia nel Pd poteri analoghi a quelli che il presidente della Repubblica ha nei confronti del governo e del Parlamento. Un presidente del partito sarebbe una novità assoluta non solo del presente ma anche del passato prossimo, eppure non è mai così necessario. I suoi poteri, in analogia a quelli del Quirinale ma ovviamente limitati al partito, sarebbero anzitutto quelli di rappresentanza e poi di vigilanza sul rispetto dello statuto e delle regole che il partito ha da tempo instaurato ma spesso ignorato quando invece sarebbe stato necessario adottarle. Il presidente avrebbe inoltre la possibilità di segnalare al segretario del partito regole aggiuntive che tengano il partito al passo coi tempi e infine - a somiglianza di quanto è previsto per il Quirinale - potrebbe esercitare sulla segreteria (e solo su di essa) quella che per tradizione si chiama "moral suasion". _________________________________________________________________________________________ Quest'ipotesi di creazione di un'autorità presidenziale deve prevedere l'elezione di una personalità che possieda le qualità necessarie e una sua storia politica adeguata. Personalità che abbiano queste qualità sono parecchie. Ne indico tre che a mio avviso hanno tutti i requisiti richiesti per una carica così descritta: Walter Veltroni, che fondò il Pd undici anni fa; Romano Prodi, che una ventina e più di anni fa fondò l'Ulivo; Paolo Gentiloni che ha presieduto molto bene l'ultimo governo affidato al Partito democratico. Ci sono anche altri nomi adeguati a quest'ipotesi ma mi astengo, i tre suddetti sono ampiamente sufficienti. _________________________________________________________________________________________ È evidente che tutte le altre cariche del partito resterebbero con poteri immutati e probabilmente accresciuti se si vuole affrontare un rilancio tutt'altro che facile. Un presidente non diminuisce assolutamente i poteri del segretario, della Direzione e dell'Assemblea. Se imitiamo su scala minore ma con intendimenti analoghi le funzioni del presidente della Repubblica non alteriamo e anzi rafforziamo i poteri di quello che per il Quirinale è il governo e per il partito sono gli organi esistenti: segretario e segreteria, Direzione, Assemblea. Io credo che una riforma del genere farebbe un vero e proprio colpo nella pubblica opinione specialmente se rappresentata da uno di quei tre nomi; raggiungere il 30 per cento e forse qualche cosa di più non sarebbe impossibile. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo tuttavia si sta configurando una sorta di Movimento di ispirazione liberaldemocratica che può ispirarsi a valori di sinistra o di centro ma che sono comunque ispirati dalla democrazia e cioè non già dal populismo ma da un popolo sovrano, come si usa dire quando è il popolo a dire la sua parola. Questo Movimento già si intravede e in certi comuni o regioni esiste già, sia pure "in nuce". A Napoli il sindaco Luigi de Magistris l'ha già configurato come necessario, almeno nella Campania e nelle regioni vicine. A Palermo l'ha configurato Leoluca Orlando che da parecchi anni ha uno stuolo qualificato di suoi permanenti sostenitori ma può facilmente allargarne il numero e la qualità culturale e politica. _________________________________________________________________________________________ Ma un'analoga esperienza e ancor più consapevole degli obiettivi di un movimento di tal genere esiste in Lucania ed esattamente a Potenza, affidata a una giornalista Rai che ha lavorato da Roma, da Berlino, in Somalia. Si chiama Carmen Lasorella. A lei un gruppo di circoli esistenti in quella regione, e in quella città particolarmente, le ha affidato la candidatura di presidente della Regione per le elezioni che avverranno tra tre mesi circa. Lasorella ha accettato ma vede anche al di là di quelle elezioni e di quella carica qualora, come spera, riuscirà a conquistarla. Vede un Movimento nazionale che affratelli i vari circoli locali, uniti nazionalmente per rappresentare una forza politica che non ha uno statuto ma proviene dal Centro e dalla Sinistra, entrambi impegnati al rafforzamento della democrazia italiana con una stretta alleanza ma altrettanto marcata separazione tra questo movimento e il Pd. _________________________________________________________________________________________ La politica di entrambi questi soggetti è guidata dai medesimi valori: libertà, eguaglianza, giustizia, fraternità. Il Movimento si farà sentire anche nel settore degli elettori astenuti, la cui astensione è stata determinata soprattutto dal Renzi che comanda da solo, ma le loro idee sono ispirate, come Lasorella ripete nei suoi interventi preelettorali, a quei suddetti valori che possono raccogliere una quota notevole degli astenuti. _________________________________________________________________________________________ Un Movimento del genere su basi nazionali potrebbe arrivare al 25-30 per cento di elettori. Se Pd e Movimento raggiungessero ciascuno il 25 arriverebbero a un totale del 50 per cento che cessa di essere una minoranza trascurabile, ma diventa una forza politica che può combattere alla pari con quella che attualmente governa. Ma se poi arrivassero con le varie riforme che abbiamo qui suggerito, ciascuno dei due al 30 per cento con un notevole indebolimento dei Cinquestelle e un leggero aumento della Lega di Salvini, lo scontro avverrebbe alla pari e potrebbe anche influire positivamente per quanto riguarda i democratici, sulla presenza dell'Italia in Europa. _________________________________________________________________________________________ Circolano voci, che però non sono stato in grado di controllare, che movimenti analoghi, che riguardano in parte il Partito democratico in parte il suddetto Movimento, esistono anche a Torino, a Milano, a Brescia, ad Ancona, a Pesaro, a Cosenza. Questi sono i segnali. Attendiamo di vedere in quale misura si realizzeranno. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Lo staff social di Salvini, che è nutrito e - dicono - ferratissimo, chiarisca che il vicepremier non è Fabrizio Corona (anche se le probabilità che Fabrizio Corona diventi almeno vicepremier non sono trascurabili). Spieghi in via riservata alla Isoardi che Salvini, dopotutto, e nonostante se stesso, è pur sempre classe dirigente. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Classe dirigente] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 06 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Il corpo del Capo, nei secoli, è stato sottoposto a ogni genere di pratica. Venerazione, deificazione, imbalsamazione, regicidio. E' stato benedetto e maledetto, sacralizzato e profanato, innalzato al trono e decapitato. Mai però era stato postato su Instagram mentre giace con la fidanzata, come due starlette. _________________________________________________________________________________________ Nel caso fosse questa, la democrazia, io preferisco il Sacro Romano Impero, e almeno dal punto di vista dei costumi e dello stile mi iscriverei domattina all'Albo dei Reazionari. Ma no che non è questa, la democrazia: non sta scritta da nessuna parte, in nessuna Costituzione, neppure nel più scalcinato dei contratti di governo, la familiarità appiccicosa, quotidiana, ruffiana che uomini e donne di potere ci precipitano addosso con la loro febbrile presenza social. _________________________________________________________________________________________ Non c'entrano destra e sinistra, governo e opposizione, non c'entra la politica. C'entra l'ovvio desiderio di munirsi di una classe dirigente che meriti rispetto perché ha rispetto di se stessa. Lo staff social di Salvini, che è nutrito e - dicono - ferratissimo, chiarisca che il vicepremier non è Fabrizio Corona (anche se le probabilità che Fabrizio Corona diventi almeno vicepremier non sono trascurabili). Spieghi in via riservata alla Isoardi che Salvini, dopotutto, e nonostante se stesso, è pur sempre classe dirigente. Venga inserita, nei protocolli social dei politici, la seguente domanda: De Gasperi si sarebbe fatto fotografare mentre dormicchia con la fidanzata? Con cuoricini di commento? [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ La condanna di Raggi permetterebbe alle opposizioni di mettere a profitto una sentenza che consentirebbe loro di rientrare in gioco senza alcun merito conquistato sul campo. Si attende, con sempre maggiore disillusione, che la politica torni a essere una lotta tra progetti diversi, non una faida tra velleità sconfitte. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Le castagne dal fuoco] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 09 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Da tempo immemorabile (da Mani Pulite in poi) la Giustizia leva le castagne dal fuoco alla Politica, decidendo per lei. La Politica non merita questo favore. _________________________________________________________________________________________ La decadenza di Raggi per via giudiziaria, come previsto dal truce e controproducente regolamento del Movimento, permetterebbe al Movimento stesso di non assumersi responsabilità del patetico sgoverno di Roma. E non è giusto, perché è con tutta evidenza l'inettitudine, non certo eventuali manfrine nelle nomine, la vera colpa della quale i grillini sono imputabili, e non di fronte a un tribunale. Di fronte a una città. _________________________________________________________________________________________ La condanna di Raggi permetterebbe anche alle opposizioni di mettere a profitto una sentenza che non cambia di una virgola la loro responsabilità nelle precedenti catastrofi capitoline, e di rientrare in gioco senza alcun merito conquistato sul campo, solo perché la squalifica dell'avversario riapre la partita. Si attende, con sempre maggiore disillusione, che la politica torni a essere una lotta tra progetti diversi, non una faida tra velleità sconfitte. _________________________________________________________________________________________ Darsi del delinquente e del cretino l'uno con l'altro sembra essere la sola benzina di un dibattito politico azzerato. Per questo spero che Raggi venga assolta. Perché la sindaca, come ogni politico che si rispetti, deve rispondere all’elettorato, non a un tribunale, obbligando anche i suoi oppositori alla stessa fatica: fare politica. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 46 del 11 novembre 2018
continua
§1 - Il 4 novembre è sacro, ma una guerra non fa una nazione (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 novembre 2018) §2 - L'Amaca [Di chi è la colpa?] (di Michele Serra Repubblica.it 1/11/2018)
post pubblicato in diario, il 4 novembre 2018


Anno XI N° 45 del 04 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 04 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Oggi è il giorno in cui si concluse il primo, terribile conflitto mondiale. Ma combattere non basterà mai a rendere un popolo sovrano. Papa Francesco oggi è una grande novità storica e Roma, come nome e come città, riacquista, con Lui e con la sua presenza, un valore che supera tutti quelli che aveva raggiunto nel tempo andato. Questo è l'aspetto più positivo di una lunga storia che è arrivata al peggio e dalla quale speriamo di uscire al più presto. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il 4 novembre è sacro, ma una guerra non fa una nazione _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 novembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Cari lettori, quando leggerete questo articolo sarà il 4 novembre. In quel giorno del 1918 la guerra ebbe termine, la prima e terribile guerra mondiale, con milioni di morti, di feriti, impazziti per ciò che avevano visto, sentito, inferto agli altri. Insomma una strage tanto dura e tanto crudele, vent'anni prima della Seconda guerra mondiale che, oltre ai morti e ai feriti, produsse anche la strage di milioni di ebrei e di rom: un evento che non sarà mai dimenticato nella storia del mondo. _________________________________________________________________________________________ Mercoledì scorso sul Corriere della Sera il collega Aldo Cazzullo ha scritto un bell'articolo sulla prima di queste due guerre, combattute anche dal nostro Paese (l'Italia restò neutrale fino al 1915) dimenticando la strage degli ebrei (Shoah) e le conseguenze politiche che ne derivarono. Del resto la Grande guerra produsse la Marcia su Roma del 28 ottobre del 1922 e la ventennale dittatura del Duce e del Fascismo. Bastava questo evento, che Cazzullo sottovaluta, per far sorgere qualche dubbio su quello che ha scritto. _________________________________________________________________________________________ Ma - dubbi a parte - c'è un terzo errore in quell'articolo: la guerra del 15-18 sarebbe quella che ha finalmente formato il popolo italiano dopo secoli e secoli durante i quali il nostro Paese era diviso in cento pezzi, cento linguaggi, cento governi, cento diverse ricchezze e povertà. Tutto questo, scrive Cazzullo, ebbe termine con la Prima guerra mondiale. Sarebbe nel 1918 che l'Italia e il suo popolo si formarono ed è questo l'evento che va ricordato come grande svolta nella nostra storia. Questo mio articolo è stato ispirato da fatti che avvennero in quell'epoca e che vanno ben oltre l'articolo del Corriere. _________________________________________________________________________________________ Le domande sono queste: una guerra può guidare un popolo e formare una Nazione? E che cosa sono una Nazione e un continente di nazioni? Può esistere un popolo e con quali caratteristiche? Qual è il rapporto tra Nazione, popolo, singoli individui? Nella storia del mondo e non solo dell'Italia e dell'Europa? Sono questioni di speciale importanza quelle che sto per trattare. Alcuni miei critici sostengono che io scrivo su argomenti che la mia fantasia mi suggerisce, mentre dovrei sempre occuparmi di quanto avviene nei giorni precedenti nel nostro governo, in Europa, nel mondo della politica e dell'economia e non di storia filosofica (chiamandola così). Si tratta - lasciatemelo dire - di critiche infondate: da almeno otto mesi (elezioni del 4 marzo) non faccio che occuparmi (doverosamente) di Salvini, di Di Maio, dell'inesistente sinistra italiana, della situazione europea; insomma il mio mestiere di giornalista che ha l'incarico di scrivere il fondo della domenica. Da ora, però, mi prendo la libertà di analizzare gli eventi con la mia filosofia. Non credo sia una criticabile libertà. A pensarci bene, all'età che ho, potrebbe anche essere normale. Vorrete scusarmi per il fatto che lo faccio molto di rado. _________________________________________________________________________________________ Lo spirito di costruire una città, difenderla dai nemici, ampliarne il territorio e la popolazione, combattere non già per difendersi ma per vincere e conquistare un potere sempre crescente: questa fu la strada di Romolo, in una pianura dove scorreva un fiume con acque notevolmente abbondanti. Alcuni anni dopo, quando il fondatore era già morto e la piccola città già costruita con l'aratro e la valorizzazione del territorio, il potere fu preso dagli Etruschi, un popolo molto potente che occupava buona parte dell'Italia centrale, compreso il luogo dove era sorta Roma. Gli ultimi re di quella nuova e piccola città furono etruschi, dopo molti anni il potere passò nelle mani degli abitanti. Così comincia la storia di Roma: grande Repubblica, grande Impero su tutto il Mediterraneo e su buona parte di quella che poi sarà l'Europa, l'Asia minore, la costa africana, parte della Britannia. Il massimo dell'estensione di questo Impero avvenne con gli imperatori Traiano e Adriano. Le guerre furono infinite, quasi lo stato naturale. Anche per il Potere, anche per la ricchezza, anche per il Piacere. La religione fu ereditata da quella greca e il linguaggio greco diventò la seconda lingua dei Romani. _________________________________________________________________________________________ Furono un grande popolo coraggioso, ambizioso, corrotto, virtù e difetti di tutte le specie. Infine, dopo qualche centinaio di anni, l'impero cadde e la storia di Roma, che nel frattempo - dopo il periodo di Alessandro Magno - aveva rappresentato il massimo della potenza, finì come sempre avviene per i grandi fenomeni molto duraturi. Quello che ho scritto fin qui sembra una digressione e in qualche modo lo è ma c'è un motivo che la giustifica: dalla caduta dell'Impero fino ad oggi il popolo italiano non c'è più, se per popolo si intende il cosiddetto popolo sovrano. Questa dizione indica un soggetto collettivo, animato da idee, interessi, ambizioni, diritti civili, libertà ed anche diversità e finalità opposte, all'interno però di regole di comportamento comuni e di un comune sentimento nei confronti della patria, cioè della storia che precede quella generazione e nonostante le differenze, anche profonde, le dà un sentimento patriottico comune. _________________________________________________________________________________________ Questo è il popolo sovrano. L'Italia lo è stata dopo il crollo dell'Impero romano? No, non più. Fu quasi sempre governata da altri popoli, in gran parte spagnoli, austriaci, tedeschi, francesi e dal Vaticano che in quelle epoche, che durarono molti secoli, non fu solo una potenza religiosa (non la sola) ma anche territoriale. Nell'Italia dei comuni al potere non c'era quasi mai il popolo sovrano ma piuttosto i nobili, i ricchi, gli artigiani di maggiore importanza per l'economia locale. Il resto lo chiamavano popolaccio e questo era: seguiva, lavorava come poteva, rare volte era chiamato in massa per approvare tutto quello che era avvenuto e il popolaccio normalmente approvava. Poi veniva usato nei conflitti armati tra regione e regione o comune e comune e quello era il momento nel quale il povero popolaccio aveva un peso che perdeva immediatamente a pace raggiunta. _________________________________________________________________________________________ Qualche volta, però, il popolo sovrano si affacciò all'orizzonte, quando per esempio la guerra con l'avversario era persa e il potere locale che l'aveva perduta di fatto scompariva. A quel punto veniva il momento in cui il popolaccio diventava sovrano ed era lui che sceglieva di andare a servire il nuovo signore. Quand'esso si insediava il popolaccio ridiventava quello che era sempre stato. Si salvò abbastanza stabilmente in alcuni particolari città, quelle che allora si chiamavano Repubbliche marinare. Questa fu quel tanto di libertà civile e militare che l'Italia ebbe, limitata come sappiamo a pochi centri. Il resto l'abbiamo già descritto, ma dobbiamo aggiungere che spesso avvenne la trasformazione in signoria di una città e del suo territorio da parte di un condottiero che aveva comandato una cosiddetta Compagnia di ventura. Erano piccoli eserciti specializzati nella guerra che spesso combattevano pagati dal signore di una città ma altrettanto spesso, dopo la vittoria, il loro capo li conduceva contro quello che aveva affittato la loro capacità militare e che ora veniva da loro stessi deposto o addirittura imprigionato o ucciso. Chi occupava il suo posto aveva già un esercito a disposizione e il popolo quindi decadeva ancora di più. _________________________________________________________________________________________ Ho già ricordato che l'Italia fu per lungo periodo governata da stranieri. Questa situazione durò molto a lungo, fino all'Ottocento. Chi la ruppe fu la predicazione di Mazzini, l'audacia coraggiosa di Garibaldi e il genio politico di Cavour. Tre nomi non solitari ma con molti amici e luogotenenti, anch'essi animati da un coraggio che possiamo definire patriottico poiché sognavano un'Italia unita. C'erano poi molte diversità tra loro, per quel che pensavano e quel che facevano, ma l'idea dell'Italia unita, intesa come Patria, era comune e produsse, specie tra Cavour e Garibaldi, un'intesa mai scritta e mai dichiarata, ma certamente esistente e lo si vide con l'impresa dei Mille del 1860. Quando la liberazione dai Borboni del Sud fu compiuta, nel 1861 fu proclamato lo Stato d'Italia unitario. _________________________________________________________________________________________ Da allora è passato un secolo e mezzo, due guerre mondiali, una dittatura, la Resistenza, l'alleanza tra la Democrazia cristiana e i socialisti di Nenni, il terrorismo, l'alleanza di Moro (poco prima di essere rapito dalle Br e poi ucciso) con Enrico Berlinguer e il suo Partito comunista. In questo lungo periodo - che vede come personaggio iniziale della moderna politica italiana Alcide De Gasperi - il popolo, entro certi limiti, acquisì una sua sovranità: il voto venne esteso a tutti. Il divorzio fu acquisito con il referendum a cui partecipò il popolo intero. Non mancarono naturalmente periodi pessimi ma sono quelli che abbiamo già ricordato all'inizio di questo articolo e dei quali, di uno almeno, parla con grande efficacia il collega Cazzullo. Percorrendo molto sommariamente la storia di questo popolo debbo, prima di chiudere il mio articolo, ricordare che, come avviene in quasi tutti i Paesi che condividono la nostra civiltà, ci sono nomi che rappresentano tutte le forme di cultura: filosofica, musicale, artistica, pittorica, poetica. L'Italia da questo punto di vista è stata molto ricca di nomi di importanza non soltanto nazionale ma europea, all'altezza degli altri Paesi del nostro continente e in molti casi superiore. Faccio qualche nome: Dante, Petrarca, Boccaccio, Tasso, Michelangelo, Raffaello, Perugino, Caravaggio, Machiavelli, Alfieri, Manzoni, Pascoli, Carducci, D'Annunzio, Montale, Rossini, Vivaldi, Verdi, De Sanctis, Croce. Questa, nel bene e nel male, è stata l'Italia. Se leggiamo quei nomi e pensiamo alla nostra storia diremo che in certi punti siamo stati i migliori ma nel totale siamo stati un Paese mediocre e spesso obbediente ad altre e lontane sovranità. _________________________________________________________________________________________ Il vero guaio è che oggi siamo nel peggio. La sinistra liberale e democratica non riesce a risorgere dopo aver brevemente governato. Il Paese è nelle mani di Salvini razzista e di Di Maio populista. Il primo dei due sta razzolando nel campo dell'altro ed è quello che ha maggiori possibilità di governare da solo in una sorta di dittatura nella quale la democrazia resterebbe soltanto una parola. L'altro è il discendente di un comico dal quale non ci si poteva aspettare altro che una bonaria comicità. Il suo allievo non è un comico ma ha un seguito numeroso ma friabile; se troverà una collocazione migliore lo lascerà ma per sua fortuna, almeno finora, la collocazione migliore non la si vede, se non nei pensieri. _________________________________________________________________________________________ Vorrete scusarmi di questo lungo racconto ma mi piace terminare ricordando una persona che non solo fa molto bene nella carica di cui è investito, ma indica ai popoli il comportamento più adatto ad elevarli. Parlo di papa Francesco, italiano d'origine (Bergoglio, famiglia piemontese), di idee religiose che affrontano la modernità non già per tornare all'antico ma per allineare la religione ad essa, senza smarrire la fede che lo anima. Papa Francesco vive nel mondo senza alcuna limitazione geografica, poiché predica il Dio unico il quale evidentemente è rappresentato dovunque, da qualsiasi religione che sbagliando di grosso lo fa proprio, mentre papa Francesco lo fa Dio di tutti e per questo lo predica dovunque. La sede del Papa è tradizionalmente Roma e Francesco, che viaggia per il mondo intero, ha comunque Roma come domicilio ufficiale e reale. È una grande novità storica questo Papa e Roma come nome e come città riacquista con Lui e con la sua presenza un valore che supera tutti quelli che aveva raggiunto nel tempo andato. Questo è l'aspetto più positivo di una lunga storia che è arrivata al peggio e dalla quale speriamo di uscire al più presto. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 04 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Per un governante, negare qualunque responsabilità sul presente equivale a dichiarare che la propria azione di governo non conta un tubo. Dunque non è solo irritante, dire "io non c'entro": è anche [una confessione] controproducente. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'Amaca [Di chi è la colpa?] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 1/11/2018) _________________________________________________________________________________________ Se c'è una frase decrepita, muffita, inascoltabile, che rende odiosa la politica e indifendibili i politici che la pronunciano, è questa: "La responsabilità è dei governi che ci hanno preceduto". Gli unici autorizzati a dirlo (dall'evidenza dei fatti) furono gli italiani costituenti, seduti sulle rovine della guerra. Ma probabilmente non la dissero, perché avevano troppo da fare e, per loro enorme fortuna, meno microfoni a disposizione. _________________________________________________________________________________________ Di lì in poi la frase è diventata un classico del politichese, onnipresente lungo le legislature come gli afidi sulle rose, come le olive con l'aperitivo. Ma è soprattutto negli ultimi anni, sulle ali della vanità e della fragilità (tragica accoppiata) delle nuove generazioni di leader e leaderini, che l'abitudine di scaricare il presente dalle proprie spalle, e caricarlo su quelle dei predecessori, è dilagata. Buon ultimo Di Maio che attribuisce ai governi di centrosinistra i pietosi numeri dell'economia italiana. _________________________________________________________________________________________ Due osservazioni. La prima: da parte di un governante, negare qualunque responsabilità sul presente equivale a dichiarare che la propria azione di governo non conta un tubo. Dunque non è solo irritante, dire "io non c'entro": è anche controproducente. _________________________________________________________________________________________ La seconda: accusare sempre e solo gli altri non è elegante. Indica, al contrario, un deficit di stile che si somma a quello dei conti pubblici. Probabilmente nel famoso contratto di governo non c'era alcun paragrafo sull'eleganza. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 04 novembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Di chiunque sia la responsabilità della nuova stagnazione, la scommessa è una sola: la manovra Lega-M5S rimetterà in moto l'economia? O sarà la delusione che le agenzie di rating prevedono? _________________________________________________________________________________________ Stefano Folli _________________________________________________________________________________________ §3 - La crescita, grande rebus del 2019 _________________________________________________________________________________________ (di Stefano Folli Repubblica.it 30 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ A quanto pare, il vecchio adagio secondo cui in guerra la prima vittima è la verità, stroncata dal conflitto fra opposte propagande, può applicarsi ai dati economici e alle polemiche che ne seguono. Ieri lo studio dell'Istat che indica stagnazione del Pil nel terzo trimestre (luglio-settembre) ha dato il via al consueto scambio di accuse in chiave retrospettiva. Il Pd con Renzi, Maria Elena Boschi e il dimissionario Martina (che non esclude di ricandidarsi) parla del primo, grave tonfo "dopo quattro anni di crescita". Viceversa, come è ovvio, leghisti e 5S affermano che in luglio l'esecutivo Conte si era insediato da appena un paio di mesi e quindi la crescita congelata è figlia dell'onda lunga di chi aveva mal governato fino a poco prima. _________________________________________________________________________________________ Ognuno recita una parte scritta nel copione. E ognuno, maggioranza e opposizione, dimostra di avere sostanzialmente torto. L'opposizione - non solo il centrosinistra ma anche Forza Italia con Brunetta - evita di dire che la stagnazione non lambisce solo l'Italia, bensì altri e importanti Paesi dell'eurozona, come la Francia. Il che con un po' di ottimismo vale l'altro vecchio modo di dire, secondo cui "mal comune mezzo gaudio". In verità i critici ribattono che in questa guerra di micro-decimali l'Italia sta comunque un po' peggio dei suoi partner europei: per cui il termine "stagnazione" questa volta non è una nostra esclusiva, tuttavia è a Roma che esso assume un significato più ambiguo sullo sfondo del grande esperimento nazional-populista in corso. _________________________________________________________________________________________ Quanto all'argomento con cui la maggioranza si difende ("non è colpa nostra, fino a marzo governavano quegli altri"), assomiglia a una ripicca infantile. È vero che fino a maggio governava il centrosinistra, ma l'esperienza insegna che scaricare sui predecessori i guai politici del momento di solito non porta fortuna. Può essere un modo per trarsi d'impaccio in un talk show televisivo, ma nient'altro. Tanto più che ormai i mesi di governo cominciano a essere numerosi, sufficienti a stilare un primo bilancio. Il quale non può davvero dirsi positivo sui temi del lavoro e, appunto, della crescita economica. Del resto, quel che conta è solo il sentimento dell'opinione pubblica, se riflette oppure no un miglioramento della qualità della vita. È su questo e non sulle statistiche che il consenso prende forma ovvero evapora. _________________________________________________________________________________________ Da notare la mancanza di commenti da parte di Salvini - di solito molto loquace - , mentre a rispondere all'Istat sono quasi soltanto i Cinque Stelle. Infatti il problema è soprattutto di loro pertinenza, visto che detengono con Di Maio il ministero dello Sviluppo. In ogni caso, il nodo di fondo riguarda il prossimo futuro e non il recente passato (quando peraltro il prodotto interno lordo cresceva in Italia meno che altrove nell'Unione). E futuro vuol dire raggiungere gli obiettivi che si prefigge la famosa manovra finanziaria, quella per cui si è andati a uno scontro con l'Europa per ragioni più politiche che economiche. _________________________________________________________________________________________ Sappiamo che alcuni temi controversi sono stati stralciati e rinviati a tempi successivi, dal reddito di cittadinanza alla riforma Fornero. E sappiamo che resta irrisolto il tema delle risorse per finanziare certe ambizioni. Perciò di chiunque sia la responsabilità della nuova stagnazione - se della congiuntura o di chi governa o ha governato - , è evidente che la scommessa è una sola: nel 2019 la manovra Lega-5S rimetterà in moto la crescita che non c'è? Ovvero sarà la delusione che le agenzie di rating prevedono? È la domanda da cui discende tutto e per ora prevalgono le voci scettiche. [SFo] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 45 del 04 novembre 2018
continua
§1 - La luce di Draghi nel buio italiano (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 28 ottobre 2018) §2 - L'amaca [Salvini non è il Popolo] (di Michele Serra Repubblica.it 24 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 28 ottobre 2018


Anno XI N° 44 del 28 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 28 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Contro l'Ue sono schierati tutti e due i vicepremier, ma Salvini con condizioni ben più ambiziose: l'Italia come paese leader di un'Europa divisa in mille pezzi, lui dittatore in casa e delegato dello zar Putin _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La luce di Draghi nel buio italiano _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 28 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Conosco molto bene e da molto tempo Mario Draghi, da quando Ciampi era al governo e poi al Quirinale. Draghi a quell'epoca era poco più d'un giovanotto, di ottimi studi e di ferma volontà, avendo anche il pregio d'esser fedele ai compiti che gli venivano affidati e alle persone che glieli avevano conferiti. _________________________________________________________________________________________ Ricordo ancora una sua telefonata (lui da Roma ed io in vacanza in Sardegna) con la notizia che gli stava per essere conferita la nomina alla presidenza della Banca centrale europea. La sua residenza ufficiale sarebbe stata Francoforte e quindi ci saremmo visti di rado. Infatti se riesco a vederlo, da quando ha quella carica, due volte l'anno è praticamente un miracolo; le telefonate sono cinque o sei e naturalmente non vertono sul suo lavoro ma sui personaggi della cultura politica ed economica italiani (pochi) europei e americani (molti). Comunque ci vogliamo bene, io certamente a lui. _________________________________________________________________________________________ Scadrà dalla sua carica a novembre dell'anno prossimo e io vorrei che ottenesse una carica europea di carattere presidenziale per lottare in favore di novità tecnologiche, politiche e anche militari in un mondo di continenti. _________________________________________________________________________________________ Draghi quel mondo lo conosce bene e sa anche che se l'Europa entro tre o quattro anni non l'avrà raggiunto, non conterà più niente, ma per quanto lo riguarda non vuole neppure sentir parlare di un'altra carica pubblica. O almeno così dice. Personalmente io spero di no, ma temo che non mi ascolterà. _________________________________________________________________________________________ Comunque ora vediamo che cosa sta accadendo tra lui e l'ineffabile Di Maio. Contro l'Europa sono schierati tutti e due i vicepremier del nostro governo, ma Salvini con condizioni ben più ambiziose: l'Italia come paese leader di un'Europa divisa in mille pezzi, lui dittatore in casa e delegato dello zar russo Vladimir Putin, nel Mediterraneo che, almeno fino a Tripoli, dovrebbe diventare un bacino italo-russo, con tutto ciò che ne consegue nell'Africa sahariana. Torniamo a Draghi e alla bega con Di Maio. _________________________________________________________________________________________ Il leader dei 5 Stelle vorrebbe che Draghi scomparisse dalla vicenda italo-europea, o meglio che fosse presente per aiutare l'Italia. Lo dice da qualche giorno dopo che Draghi ne ha fatto cenno con poche parole da Francoforte. _________________________________________________________________________________________ L'Italia ha indicato una linea sui conti pubblici che non concorda con quella europea. Ma questa linea, che piace molto al governo italiano, esiste anche in Europa ed è composta da paesi che guardano molto di più verso Est che verso Ovest: la Polonia, l'Ungheria e una parte della Germania; e una Francia dove la popolarità di Macron vale meno del 30 per cento; e poi la Danimarca, la Norvegia e la Svezia che sembrano tornate ai tempi di Amleto; e la Sassonia, la Renania e la Baviera che ricordano i tempi di Weimar. _________________________________________________________________________________________ In un'Europa così slabbrata esistono però istituzioni ancora efficienti, con una linea chiara e netta nei confronti dei paesi che sgarrano, soprattutto quando lo sgarro proviene da uno dei 19 Stati membri dell'Eurozona. L'Italia è per l'appunto uno di questi. La nostra politica europea e quella economica le fa soprattutto Di Maio, per la semplice ragione che la Commissione europea ha messo sotto accusa la politica debitoria che i 5 Stelle, con il consenso di Salvini, hanno immaginato e trasmesso alle autorità europee le quali a loro volta hanno respinto quelle proposte e concesso tre settimane di tempo all'Italia per emendarle nel giusto modo. _________________________________________________________________________________________ Il governo italiano non ha però alcun interesse ad accettare il diktat europeo; semmai a peggiorarlo. Il deficit pubblico, come è stato previsto da molti banchieri e advisor europei e americani, aumenterà dal 2,4 al 2,7 per cento del Pil. Non sarebbe un'enormità, altri paesi europei, tra i quali il Portogallo, hanno addirittura superato il 3 per cento, ma nessuno ha un debito all'altezza di quello italiano, che è il secondo in tutto il mondo. È a questo punto che è intervenuto Draghi, con il suggerimento di indurre il nostro governo a rendersi conto della situazione, illustrata dal rapporto tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, che funge da barometro giornaliero. La Bce può certo intervenire direttamente ed anche attraverso la Banca d'Italia per acquistare titoli italiani a breve termine e vendere quelli a lungo termine, o viceversa, secondo le circostanze. Altro non può fare se non dare consigli e utilizzare il suo portafoglio obbligazionario a lungo termine pubblico e privato. _________________________________________________________________________________________ Per far ripartire l'economia, il nostro governo, secondo me, dovrebbe diminuire il cuneo fiscale di almeno 20 punti, prendendo l'impegno di un'ulteriore diminuzione del 10 per cento che dovrebbe aggiungersi al 20 ogni anno, fino ad aumentare il taglio del cuneo del 50 per cento e anche di più. È molto difficile però che l'Inps riesca a far fronte ad un taglio di metà del cuneo fiscale solo con i propri mezzi. Si creerebbe in quel modo una crisi di liquidità nell'Inps, non sopportabile per l'assistenza che l'Inps assicura alle imprese e ai lavoratori. Sarebbe pertanto necessario, se si adottasse questa politica, in tutti i sensi positiva per le nostre finanze, che lo Stato provvedesse al rifinanziamento di quel taglio. Il modo è molto chiaro: una legge fiscale con imposte adeguate e con criterio progressivo che non soltanto dia allo Stato la possibilità di finanziare l'operazione sul cuneo, ma faccia diminuire le diseguaglianze tra redditi molto elevati su un numero di contribuenti modesto e invece attenuate sui contribuenti a basso reddito. Sarebbe dunque un'operazione doppiamente utile: incoraggiare la produzione e l'impiego e diminuire le diseguaglianze dei redditi. Questa operazione fu tentata da Prodi quando insediò i governi dell'Ulivo, ma fu fatta per ragioni più teoriche che pratiche: il taglio del cuneo oscillò tra il 3 e il 5 per cento ed ebbe il tempo di un anno per recare qualche beneficio; ma la cifra era talmente ridotta e il tempo a sua disposizione così scarso che l'atteso beneficio non ci fu affatto e l'operazione non fu più ripetuta. _________________________________________________________________________________________ Questa a mio avviso dovrebbe essere la politica del Tesoro nei prossimi mesi. Il ministro Tria è probabilmente in pieno accordo con l'ipotesi sopra descritta ma abbiamo la fortuna (o l'infortunio) di avere come ministro addetto agli affari europei un uomo fermo, deciso e molto spesso con convinzioni assai sbagliate, nella persona di Paolo Savona. _________________________________________________________________________________________ Savona condivide interamente la politica economica del governo, sia all'interno sia in Europa. Si rende anche conto che le autorità europee sono state inevitabilmente contrarie alle proposte italiane e le hanno bocciate dandogli solo tre settimane di riflessione per cambiarle. Savona evidentemente se ne infischia di questo contrasto italo-europeo. Le sue idee sono quelle del governo italiano, probabilmente da lui stesso influenzato nella loro elaborazione. Pensa che vadano mantenute e che, qualora l'Europa adottasse provvedimenti punitivi, noi potremmo avviare la procedura di uscita dall'Eurozona, ripristinando la lira al posto dell'euro per almeno tre anni e forse anche più. La lira nelle mani di chi se ne intende come lui potrebbe prestarsi a libere manovre deflattorie o inflazionistiche. Per lui sarebbe probabilmente un paradiso, per il nostro paese un inferno vero e proprio. Stiamo a vedere che cosa accadrà. _________________________________________________________________________________________ L'ultimo tema da affrontare è quello di Matteo Renzi che con tutto quello che accade avrebbe molto da fare, come del resto l'intero partito democratico che dovrebbe essere ben informato per stanare Di Maio e bloccare l'ascesa dittatoriale di Salvini. Ho cercato di parlare con Renzi che da molti mesi non ho più sentito, ma mi hanno risposto che da qualche giorno è in Cina. Immagino che si tratti d'un viaggio di vacanze perché mi sembra assai dubitabile che Renzi abbia l'intenzione politica di parlare con il capo cinese. _________________________________________________________________________________________ Comunque prima di partire aveva rilasciato una dichiarazione: aveva scoperto l'esistenza di piccoli circoli fondati da giovani che avevano più o meno le idee liberal-democratiche del partito ma non avevano alcuna intenzione di entrarvi. I piccoli circoli erano spesso in relazione tra di loro e formavano una sorta di interessante movimento che avevano probabilmente l'intenzione di rendere istituzionale. Renzi, quando fece questa dichiarazione pochi giorni fa, sembrò molto interessato a prender la guida di questi circoli, non tanto come leader politico ma soprattutto come maestro. _________________________________________________________________________________________ Come tutti ricordiamo Matteo Renzi, che nel 2016 era molto seguito dal partito democratico e nelle elezioni europee aveva toccato il vertice del 40 per cento, dopo il referendum costituzionale decadde con la velocità di una grossa pietra attratta dalla terra come Newton teorizza. Dopo quella sconfitta Renzi appunto precipitò e alle elezioni del 4 marzo l'intero partito finì per terra, passando dal 40 a meno del 20 per cento. Peggio di così non era prevedibile. _________________________________________________________________________________________ Ora ci vuole un rilancio e Renzi sembrerebbe orientato a fondare un movimento che si muova liberamente tra il centro e la sinistra e si allei con il Pd riconoscendogli la leadership dell'area di centrosinistra. Questo è quanto abbiamo capito ma nei prossimi giorni, dopo la vacanza cinese, Renzi spiegherà meglio quello che ha in testa. _________________________________________________________________________________________ Per quanto personalmente mi riguarda io ho sostenuto varie volte, in questo mio articolo domenicale, la necessità che sorga un movimento, ma non fatto da piccoli circoli giovanili (i quali peraltro sarebbero benvenuti) ma da tutti quelli che sono sostanzialmente liberaldemocratici ma usciti dal partito proprio perché la presenza di Renzi era per molti diventata insopportabile. Molti di questi ex militanti del Pd sono andati a finire tra le file dei grillini che a quell'epoca contavano appena il 10 per cento ma si infittirono e crebbero rapidamente con l'ingresso di ex liberaldemocratici. Molti altri rinunciarono a votare e sono stati stimati, al netto dell'astensione normale, tra il 20 e il 25 per cento. _________________________________________________________________________________________ Non è poco se fossero riassorbiti da un movimento di quel colore e di quella cultura politica. Se tra il rilancio del partito e la nascita di un movimento di questo genere si raggiungesse il 25 per il partito e il 30 per il movimento sarebbe addirittura oltre il 50 per cento dei voti; ma se questa ipotesi risulta troppo ambiziosa, sicuramente da quella sommatoria si arriverebbe al 40 per cento. Un blocco non privo di peso nella politica italiana. Renzi dovrebbe essere tra i dirigenti del partito, ma con cariche non troppo incisive. Il gruppo dirigente è ben noto e ha il carisma necessario, da Minniti a Zingaretti, a Franceschini, a Zanda, a Delrio, a Calenda, a Fassino, a Martina. Partito e movimento: questo per un osservatore spassionato è il punto d'arrivo. Fate presto perché il tempo passa veloce. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 28 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Salvini, vuoi per convinzione, vuoi per calcolo cinico, chiarisce di esercitare il suo mandato anche a mio nome, e a vostro nome. La censura della Ue non è dunque contro una misura governativa; è contro il popolo italiano nella sua interezza. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Salvini non è il Popolo] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 24 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ La Ue non sta attaccando un governo, ma un popolo»: questa frase di Salvini, a suo modo magistrale, in dieci parole dice tutto, ma proprio tutto su questo passaggio storico, speriamo non ferale, della nostra Repubblica. Dice, intanto, che Salvini non si considera esponente di un governo, ma "di un popolo". _________________________________________________________________________________________ Vuoi per convinzione, vuoi per calcolo cinico, chiarisce di esercitare il suo mandato anche a mio nome, e a vostro nome. La censura della Ue non è dunque contro una misura governativa; è contro il popolo italiano nella sua interezza. _________________________________________________________________________________________ Niente di più preciso, di più chiaro e di più definitivo potrebbe essere detto a proposito di ciò che viene comunemente chiamato "populismo": non si tratta di una malevola lettura degli avversari; ma di una rivendicata identità politica. _________________________________________________________________________________________ Ne conseguono diverse, e non banali, ricadute sulla nostra vita collettiva dei prossimi mesi, probabilmente dei prossimi anni. Chi fosse d’accordo con la Ue, o comunque non del tutto d’accordo con il governo italiano, sarà automaticamente nemico del popolo. Compreso chi, per suoi fallaci calcoli, sia convinto che la politica economica del governo, e la politica del governo in generale, non vada a vantaggio della maggioranza del "popolo". Ogni forma di opposizione (congenita, almeno in teoria, alla democrazia) non sarà contro il governo: ma contro il popolo. E gli oppositori, dunque, nemici del popolo. _________________________________________________________________________________________ Giampaolo Pansa, non proprio un idolo della sinistra, ha definito Salvini "un fascista". Beh, ha esagerato. Diciamo che gli piacerebbe esserlo.. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 28 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ La colpa non è la tua [eletto], e nemmeno la loro [elettori]: la colpa è di chi ha venduto l'illusione (non so se più stupida o più criminale) che "il cittadino", a casa sua, decide tutto, compreso ciò che non conosce, ciò che non sa _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Illusione] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 28 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ La vicenda della Tap, per i Cinquestelle, è micidiale, ben al di là del caso in sé. Lo è perché uccide in culla tutti o quasi i presupposti del grillismo: da "uno vale uno" all'idea che la sola autorità legittima siano "i cittadini", e la politica sia solamente l'esecutore formale di una volontà popolare già senziente, già "nata imparata". _________________________________________________________________________________________ È accaduto che gli eletti grillini di Puglia, una volta al governo, si siano resi conto di non poter onorare il loro mandato elettorale, che era bloccare la Tap. Sono traditori? Sono pagliacci? Sono venduti? No: sono la faticosa incarnazione, nella stessa persona, nello stesso partito, di fase uno e fase due della politica. _________________________________________________________________________________________ Fase uno è il bisogno, l'idea, la speranza. Sono i voti che prendi per andare a Roma, promettendo, in perfetta buona fede, che a Roma sarai la stessa persona che sei a San Foca. _________________________________________________________________________________________ Fase due è l'impatto con la realtà, con l'economia, con la burocrazia, è il lavoro duro, spesso frustrante, di chi prova a mettere in atto quanto immaginato. Scopri che a Roma non ti è permesso essere la stessa persona che eri a San Foca. _________________________________________________________________________________________ Scopri la politica. Scopri la mediazione, i successi, le sconfitte, i metà e metà. Impari un'altra lingua, un nuovo mestiere. I tuoi elettori ti odieranno. Gli spiegherai perché non hai potuto e loro ti fischieranno. Ma la colpa non è la tua, e nemmeno la loro: la colpa è di chi ha venduto l'illusione (non so se più stupida o più criminale) che "il cittadino", a casa sua, decide tutto, compreso ciò che non conosce, ciò che non sa. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 44 del 28 ottobre 2018
continua



permalink | inviato da salernorosario il 28/10/2018 alle 11:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
§1 - Il fragile patto di governo e la sinistra da rifondare (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 21 ottobre 2018) §2 - L'amaca [Mimmo Lucano da Fazio] (di Michele Serra Repubblica.it 20 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2018


Anno XI N° 43 del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Per battere i populisti e i razzisti al governo c’è bisogno di un Movimento che fiancheggi il Partito democratico, composto anche dai numerosi circoli culturali e politici che stanno nascendo nel Paese grazie ai giovani.... attratti da un Movimento che abbia come parola d'ordine "giustizia e libertà" (slogan dei fratelli Rosselli) che sarebbe giusto per il manifesto europeista di Ventotene. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il fragile patto di governo e la sinistra da rifondare _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 21 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Salvini e Di Maio sono diversi in tutto: politica, carattere, nel fisico, nella storia dei rispettivi partiti che guidano, nella visione dell'Europa, dell'immigrazione, dell'amicizia. Sono diversi tra loro ma ciò nonostante sono alleati. Tuttavia in queste ultime settimane l'alleanza sta fortemente scricchiolando. Le motivazioni hanno come pretesto un decreto misterioso, scritto, firmato, presentato come inviato al Quirinale per la firma del Presidente, ma non arrivato. _________________________________________________________________________________________ Ma non è la sola questione che ha aperto un dibattito non più nel privato ma addirittura in pubblico: c'è anche il contenuto del famoso "contratto" che dovrebbe essere il documento base dell'alleanza, cioè il programma del loro governo. Contiene varie disposizioni operative sulle imposte, sui condoni, sulle pensioni, sui vitalizi, sugli investimenti, sulla scuola, sull'Europa, sulle immigrazioni. _________________________________________________________________________________________ Un programma molto vasto, che insolitamente non viene redatto quando nasce un governo, anche se formato da vari partiti. Se è di destra il programma è implicito e altrettanto avviene se è di sinistra o di centro. I programmi sono impliciti nella storia politica di chi si accinge a governare. Ma la situazione attuale è del tutto diversa: la Lega Nord, fondata e diretta da Bossi, è stata trasformata da Salvini, che ha fatto un partito del tutto nuovo ed esteso a tutt'Italia. La stessa cosa è avvenuta per i 5 Stelle: non hanno niente a che vedere con il movimento di Grillo. _________________________________________________________________________________________ Sono quindi due partiti nuovi e senza storia, perciò il programma del governo deve essere accuratamente dettagliato e l'alleanza è fragile, derivando dagli interessi dei due partiti che la compongono e dai due personaggi che li dirigono, talmente diversi tra loro che nessuno dei due poteva diventare capo del governo. Perciò hanno deciso di nominarsi vicepresidenti del Consiglio dei ministri e di nominare congiuntamente un Presidente che fosse un professore di diritto, del tutto estraneo alla politica anche se desideroso di cariche importanti. _________________________________________________________________________________________ L'Italia dunque è caduta molto in basso in questa fase della sua storia: guidata da due partiti nati da pochi anni, ciascuno dei quali ha un capo affiancato da un ristretto numero di collaboratori. Una situazione così assurda, specie in un mondo costituito da una società globale, non si era mai vista dal 1861, quando Cavour proclamò lo Stato dell'Italia unita. Ci sono state guerre mondiali che ci hanno travolti, dittature che hanno soppresso la libertà politica, ma governi come l'attuale, formato da razzisti e populisti, non si era mai visto nella nostra Italia e non è certo un belvedere. _________________________________________________________________________________________ Per ricreare un belvedere bisogna risvegliare il popolo sovrano. Ma che cos'è il popolo sovrano? Libere elezioni sono necessarie a tutti i livelli: Comuni, Regioni, Camere dei deputati e senatori (se le Camere sono due), Presidente della Repubblica, eletto dal popolo o dai suoi rappresentanti in Parlamento. Aggiungo perfino il condominio nelle abitazioni private, per dimostrare l'importanza della democrazia. Del resto "demos" è il popolo nel linguaggio greco fin dall'antico e democrazia significa appunto popolo sovrano. _________________________________________________________________________________________ Ognuno di noi, una volta raggiunta la maggiore età, ha diritto al voto. Può esercitarlo oppure no, il voto non è obbligatorio, infatti in tutti i paesi democratici una massa considerevole di persone non vota per sua libera decisione. Le cause sono spesso la tarda età, le malattie o un'indifferenza innata per la politica. Oppure l'assenza di partiti politici non graditi ad una parte degli elettori. Evidentemente i razzisti della Lega e i populisti di Di Maio sono abbastanza graditi; i democratici del Pd, abbastanza graditi fino al 2015, sono stati abbandonati da un numero rilevante di elettori scendendo nelle ultime elezioni dal 40 al 18 per cento. Parecchi hanno trasferito il loro voto ai populisti dei 5 Stelle, altri non sono andati a votare, delusi dal Pd di Renzi ma non attratti da nessun altro partito. _________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione. È possibile ricostruire una sinistra democratica appetibile? Facile non è e non solo in Italia ma in vari paesi d'Europa e perfino in America del Nord e del Sud. In un mondo globalistico l'Europa dovrebbe avere l'energia di avviarsi verso gli ideali contenuti nel manifesto di Ventotene: un'Europa federale. Sta invece avvenendo il contrario: è divisa in tutte le transazioni, "l'un contro l'altro armati". _________________________________________________________________________________________ La Francia di Macron (in calo di popolarità nel suo paese) ha una sua politica molto chiara nei suoi rapporti con il litorale libico-tunisino-marocchino (quello algerino è stato risolto da tempo) ed anche sulla guerra in Siria e sul tema russo. Macron non vede di buon occhio Putin e neppure Trump. È stato favorevole all'accordo con Angela Merkel e al binomio Francia-Germania per guidare insieme la politica e l'economia dell'Europa e solo l'Italia come terzo paese per un binomio specifico sul Mediterraneo. Ma ormai da un anno Macron è solo: la Germania è politicamente divisa e non riesce ad esprimere una politica determinata. L'Italia è ormai gestita da un governo razzista-populista e antieuropeo. Quindi la Francia di Macron è sola e rappresenta l'Europa. _________________________________________________________________________________________ Questa è una delle ragioni, certamente la più valida, per la ricostruzione nel nostro paese d'un partito democratico filo-europeo che si allinei alla Francia di Macron, punto di riferimento per ricostruire l'Europa e per intervenire nei paesi dell'Africa mediterranea, per sostenere il loro sviluppo e affrontare il tema della loro emigrazione verso l'Europa. _________________________________________________________________________________________ Per realizzare questi obiettivi di grande importanza non basta ricostruire una forza democratica italiana: bisogna che quella forza sia in grado di sconfiggere l'attuale maggioranza governante Salvini-Di Maio e riprendere il governo del Paese come è avvenuto fino ai tempi di Renzi che, dopo un periodo iniziale positivo è franato nel peggio, precipitando il Pd dal 40 al 18 per cento dei voti: una percentuale politica che non conta più niente se non troverà la forza di tornare al potere con una classe dirigente adatta a risollevare le sorti del Paese e di contribuire al rilancio degli ideali europei. _________________________________________________________________________________________ Il rilancio del Partito democratico è indispensabile e le persone adatte a guidare quest'operazione ci sono, a cominciare da Walter Veltroni. Il fondatore del Pd fu lui undici anni fa, ma la premessa era già avvenuta con l'operazione politica chiamata Ulivo e ideata e guidata da Romano Prodi che ebbe Veltroni al suo fianco. L'Ulivo non era un partito ma una formula, una sorta di alleanze non casuali ma organiche: laici e cattolici democratici che avevano precursori di portata storica: Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti, Andreatta, Segni, Cossiga, Zanda, De Mita, D'Alema, La Malfa, Bersani, e soprattutto Pertini, Gronchi, Scalfaro, Fassino, Scoppola, Saragat, Carlo Azeglio Ciampi. _________________________________________________________________________________________ Mi scuso con i miei lettori se ho fatto questo lungo elenco di uomini che hanno guidato la democrazia italiana dal dopoguerra fino a tre anni fa. Dovrei aggiungere quelli più attuali che non appartengono ancora alla storia ma all'attualità, a cominciare da Gentiloni, Minniti, Franceschini, Zingaretti. Tutta questa classe politica per settant'anni ha rappresentato l'Italia, nel bene e nel male (ma più bene che male) dopo il terrore della guerra e del fascismo. Personalmente, con i miei 94 anni e il mestiere che faccio, li ho conosciuti tutti e di molti sono stato intimo amico, perciò riesco a parlare dei dirigenti del nostro paese con sufficiente competenza. _________________________________________________________________________________________ È evidente che il Pd va ricostruito e credo che alcuni dei migliori dirigenti attuali stiano preparando questo rilancio, ma quali saranno i risultati? Se dall'attuale 18 per cento riusciranno a portarsi al 23-25 sarebbe un successo notevole (non facile da raggiungere) ma comunque insufficiente a cambiare l'attuale formazione della politica italiana ed europea attualmente in corso. _________________________________________________________________________________________ Il rilancio sarebbe ottenuto attraverso il ritorno nel partito dei molti che, dopo la sconfitta di Renzi al referendum del 2016, passarono nelle file dei 5 Stelle; avvenne che almeno il 15 per cento passò da un partito all'altro; se il Pd di quel 15 riprendesse l'8 per cento il suo attuale 18 crescerebbe appunto fino al 26. Notevole successo, ma con scarse conseguenze: un partito col 26 per cento dei voti costituisce una robusta minoranza ma non certo in grado di influire sulla politica generale del paese. I 5 Stelle sarebbero fortemente indeboliti e diventerebbero una rotella di scorta della Lega di Salvini, il quale probabilmente si rafforzerebbe anche lui a danno naturalmente di Di Maio, che tornerebbe ad essere alla guida di un Movimento del 10 per cento di adesione come ai tempi di Grillo. _________________________________________________________________________________________ A questo punto torno a far cenno di un Movimento che fiancheggi il Pd. Un Movimento che riesca a riprendere una parte degli elettori che fino a quattro anni fa militavano nel Pd e ne uscirono dopo il referendum del 2016 rinunciando a votare. Il numero di questi astenuti è intorno al 20 per cento. Se il 5 fosse recuperato dal Pd, il numero degli astenuti sarebbe ancora del 15 per cento che potrebbe essere attratto dal Movimento che abbia come parola d'ordine "giustizia e libertà" (che fu lo slogan dei fratelli Rosselli) e farebbe proprio il manifesto europeista di Ventotene. _________________________________________________________________________________________ Ma oltre al recupero d'un gruppo notevole di astenuti, ci sono in Italia numerosi circoli culturali e politici fondati soprattutto da giovani che frequentano facoltà universitarie di lettere, filosofia, politica economica, giurisprudenza, diritto costituzionale, i quali hanno fatto anche, accanto alle facoltà universitarie, circoli di dibattito politico-culturale. Sono migliaia i giovani che frequentano quei circoli ed è molto probabile che sarebbero attratti dal Movimento liberal-democratico come quello cui abbiamo accennato. _________________________________________________________________________________________ A questo punto la somma del Movimento e del Pd arriverebbe al 40 per cento e forse anche di più e la sinistra in Italia come anche in Europa potrebbe con successo competere con un partito razzista e populista e forse lo sconfiggerebbe recuperando "giustizia e libertà" che fu il motto di battaglia del Partito d'Azione. Come vedete, cari lettori, c'è molto da lavorare. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Spiace dire che, [i politici], sono davvero tutti uguali, pronti a gridare all’editto bulgaro quando a censurare sono gli altri, e di “doveri del servizio pubblico” quando a censurare sono loro. Ma quello che li unisce davvero è parlare di cose che non sanno e di un mestiere che non conoscono. Come se io volessi insegnare a un falegname come si fa una cassettiera _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Mimmo Lucano da Fazio] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 20 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Perché Fabio Fazio ha invitato Mimmo Lucano? Ve lo spiego io, e vi prego di credermi: è stato il mio lavoro fino a quattro anni fa. _________________________________________________________________________________________ Ci si riunisce in cinque o sei attorno a un tavolo (il conduttore e gli autori) e ci si chiede: sulla base di quello che interessa il pubblico e lo fa discutere, chi sarebbe interessante invitare? La domanda è squisitamente professionale. Cioè: riguarda il lavoro per il quale si viene pagati. Appuntatevi questa parola: il lavoro. _________________________________________________________________________________________ Poi, dopo il lavoro, arriva la politica. Arrivano le dichiarazioni stizzite di capi e capetti che si sentono in dovere di spiegare come si fa la televisione a chi fa la televisione. Che contano quanti sono gli ospiti in quota a loro, quanti gli ospiti in quota agli altri, senza lontanamente immaginare, vanitosi e gretti come sono, che esistono persone (molte) in quota a nessuno. Che biasimano, minacciano, invocano censure. _________________________________________________________________________________________ Spiace dire che, da questo punto di vista, sono davvero tutti uguali, pronti a gridare all’editto bulgaro quando a censurare sono gli altri, e di “doveri del servizio pubblico” quando a censurare sono loro. Ma quello che li unisce davvero è parlare di cose che non sanno e di un mestiere che non conoscono. Come se io volessi insegnare a un falegname come si fa una cassettiera. _________________________________________________________________________________________ In breve, l’oscenità di ogni pressione politica sulla Rai non sta solamente nell’odioso spirito censorio (che echeggia, questa volta, nelle parole dei leghisti). Sta nella violazione, al tempo stesso violenta e inetta, delle competenze e del lavoro altrui. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Adesso [capi e capetti], ognuno a casa sua e per i cavolacci suoi, circondato dai suoi cari o dal suo staff, spara la sua cartuccia inquadrato dallo smartphone di un famiglio, che poi lo diffonde nell'etere. Per la scarsa illuminazione, o per la fretta del momento, la faccia dell'oratore assume quella definizione scadente, quella espressione precaria che impoverisce anche formalmente un dibattito già povero sostanzialmente. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [NO, non è dittatura.] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 21 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Il bisbetico cicaleccio dei quarantenni di potere su Facebook e Twitter (Renzi, va detto, fu uno dei pionieri) ha il demerito, evidente e già sottolineato, di abolire il Parlamento come sede della politica, e declassarlo a ufficio di vidimazione di pratiche decise altrove. Più che aprirlo come una scatoletta di tonno, lo hanno chiuso come si fa con i vecchi cinema. _________________________________________________________________________________________ A noi pubblico pagante (paghiamo le tasse, che sono il biglietto di ingresso alla Polis) viene impedito il godimento di certe sedute solenni, certe dirette televisive, nelle quali, perlomeno dal punto di vista formale, si poteva ben dire che "la politica" si esponeva, tutta assieme, come una comunità rissosa, ma partecipe di uno stesso luogo e di uno stesso tempo: il nostro stesso tempo, il nostro stesso luogo. _________________________________________________________________________________________ Adesso [capi e capetti], ognuno a casa sua e per i cavolacci suoi, circondato dai suoi cari o dal suo staff, spara la sua cartuccia inquadrato dallo smartphone di un famiglio, che poi lo diffonde nell'etere. Per la scarsa illuminazione, o per la fretta del momento, la faccia dell'oratore assume quella definizione scadente, quella espressione precaria che impoverisce anche formalmente un dibattito già povero sostanzialmente. _________________________________________________________________________________________ Salvini, che anche il più sciatto aiuto-regista della Rai fa assomigliare a don Rodrigo, su Facebook pare al massimo uno dei bravi. Di Maio perde anche quell'aura da Alberto Sordi giovane che potrebbe assisterlo, perché il compaesano di turno lo riprende pallido e indispettito. Le dittature ebbero magnifici set. Non siamo, dunque, in dittatura. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 43 del 21 ottobre 2018
continua
§1 - La sinistra perfetta che vorrei (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 ottobre 2018) §2 - Quanta gentilezza nella Costituzione (di Michele Ainis Repubblica.it 8 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2018


Anno XI N° 42 del 14 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 14 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Ecco il Pd che vorrei: il congresso è l’organismo più importante che esista in un partito. Come atto iniziale il congresso fa votare gli iscritti delle varie sezioni del partito. Auspico [anche] la creazione di un movimento che dovrebbe radunare elementi del centro e di una sinistra che si è allontanata dal partto. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La sinistra perfetta che vorrei _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Matteo Salvini è in contrasto: vuole ricostruire l’Italia e anche l’Europa, ma per realizzare questo risultato deve prima rottamare entrambe. Costruttore e rottamatore, questo è Salvini, il suo programma è chiaro e del resto ha molti precedenti, anche illustri, antichi e moderni: Giulio Cesare, Francisco Franco, Washington e Lincoln. Anche Camillo Benso di Cavour ebbe questa doppia funzione. Mussolini no: disfece, ricostruì e poi distrusse di nuovo. Dobbiamo anche aver presenti le guerre religiose che un tempo insanguinarono tutta l’Europa culminando nella famosa strage di San Bartolomeo a Parigi che eliminò ventimila ugonotti. _________________________________________________________________________________________ Adesso le religioni hanno perso per fortuna questo elemento provocatorio, specialmente dopo il Concilio Vaticano II e con i papi che da allora si sono succeduti fino all’attuale papa Francesco. Egli predica l’esistenza di un Dio unico e questa unicità affratella tutte le religioni. Da questo punto di vista Salvini ignora totalmente questa novità religiosa che si potrebbe definire rivoluzionaria. Il suo elemento di lotta principale ha di mira i musulmani in quanto costituiscono il nerbo dell’immigrazione. Non è contro le religioni Salvini ma ha trasformato la lotta religiosa in razzismo e questa è una novità storica non secondaria. _________________________________________________________________________________________ Si potrebbe fare una quantità di altri esempi per quanto riguarda la storia. Naturalmente ci sono casi innumerevoli anche nella vita privata. Insomma la nostra vita, fra le tante cose che contiene, prevede anche questa. Il guaio avviene quando prima costruisci e poi distruggi. In politica questi tempi sono fondamentali. Salvini probabilmente lo sa e infatti sta distruggendo per poi ricostruire a suo modo. I suoi elettori lo sanno e lo seguono. _________________________________________________________________________________________ Di Maio è tutt’altra cosa: vive e cresce sul populismo. Da questo punto di vista la sua alleanza è preziosa per Salvini, ma non per lui: il populismo è un fenomeno che non ha destino. L’ho segnalato in precedenti articoli che il populismo è un fenomeno di breve durata, salvo che non sbandi in una dittatura. Talvolta questo è accaduto, ma raramente e comunque dura poco: le masse populiste in quei casi pensano che il dittatore sia l’unico che li guida e gli procura benessere e libertà. Se questo avviene il dittatore è un bene da loro acquistato, ma se non avviene il dittatore diventa un nemico e viene detestato salvo che sia un carro di ferro e acciaio. Ne volete un esempio? Pensate al Terrore della dittatura di Robespierre. Napoleone durò molto di più ma non può essere definito un dittatore: era un generalone, la sua politica l’aveva delegata al fratello Luciano, a un altro fratello Giuseppe, a Murat, e a Talleyrand. E poi Napoleone non aveva alcun rapporto col populismo che in Francia e in Europa nel suo periodo non esisteva. C’era in Russia e si vide. _________________________________________________________________________________________ Ma torniamo a Di Maio, che non ha la tempra del dittatore e i suoi seguaci sono populisti solo in parte. Sono i delusi di altre esperienze politiche che sono entrati nei Cinque Stelle per rifiuto dell’esperienza precedente, cioè il Pd di Matteo Renzi, ma non hanno nulla di populista: un Pd profondamente rinnovato potrebbe probabilmente riaverli con sé. Queste sono le premesse della situazione italiana: Salvini merita, dal suo punto di vista, un 10 con lode. Di Maio è tra il 5 e il 6. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente in Italia c’è ben altro da esaminare. _________________________________________________________________________________________ C’è la sinistra. Esiste la sinistra? E cos’è la sinistra? Cominciamo dalla seconda di queste due domande. La sinistra è molte cose. Gli anarchici per esempio erano di sinistra. Ce ne sono ancora; in un certo senso siamo tutti un po’ anarchici dentro noi stessi, ma poi c’è stato e da qualche parte ancora c’è un partito anarchico. In Italia fin dai primi del Novecento era un gruppo del partito socialista; poi ne uscì insieme ai comunisti ai tempi della Rivoluzione d’ottobre a Pietroburgo. _________________________________________________________________________________________ Nella rivoluzione spagnola c’erano soprattutto a Barcellona, ma furono trucidati non dalle truppe di Francisco Franco, ma dai comunisti che da tutta Europa erano affluiti in Spagna. Infine uccisero un principe di Savoia e un arciduca d’Austria a Sarajevo provocando la prima guerra mondiale. Adesso, politicamente parlando, non ci sono più, ma al loro posto c’è l’Isis e i suoi agenti dislocati in molte città europee e americane. Ne deduciamo che gli anarchici ci sono sempre, ma da tempo non si possono più definire di sinistra, come un tempo essi stessi si chiamavano. _________________________________________________________________________________________ La sinistra vuole la libertà; è questo il suo tratto distintivo, ma insieme ad esso vuole anche l’uguaglianza. Queste due etichette politiche non possono essere appaiate senza dar luogo ad esiti decisamente inaccettabili. La libertà, da sola, politicamente può dar luogo a regimi di destra; l’uguaglianza da sola può dar luogo ad un gregge di pecore dominate da un pastore quasi sempre munito di bastone. _________________________________________________________________________________________ È dunque necessario, per definire la sinistra, che libertà ed eguaglianza siano appaiate. Naturalmente le parole sono parole, ma poi c’è la realtà: la libertà è designata dalle leggi che talvolta la sostengono troppo, anche dovendo limitarsi a punire i reati; l’eguaglianza spesso (quasi sempre) si identifica con la situazione economica; la vera uguaglianza dovrebbe attenuare, se non eliminare del tutto, la differenza tra ricchi e poveri, ma questo concetto cozza necessariamente con la libertà. _________________________________________________________________________________________ Una vera sinistra conta, ma dopo aver appaiato libertà ed uguaglianza deve anche evitare che questi due valori possano prevalere l’uno sull’altro. Questa, così concepita, è la sinistra moderna. Ma c’è un terzo valore da tener presente: la sinistra riconosce l’autorità del popolo sovrano, quindi, per poter governare, deve avere il consenso del popolo. Se non riesce, la sinistra esercita il diritto all’opposizione sempre che il regime costituzionale sia rispettato e preveda e tuteli la democrazia. _________________________________________________________________________________________ C’è una sinistra e una destra; il popolo decide. In un Paese che tuteli libertà ed uguaglianza, destra e sinistra debbono alternarsi, rispettandosi. La differenza tra loro si chiarisce con due diverse denominazioni: la destra è rappresentata dai conservatori, la sinistra dai progressisti. Sono due valutazioni diverse del tempo politico che passa: i conservatori vorrebbero che passasse molto lentamente, i progressisti che passasse velocemente, tenuto in debito conto le novità tecnologiche, economiche, climatiche e sociali. Questi elementi definiscono una società. _________________________________________________________________________________________ Abbiamo definito la sinistra rispetto alla destra. Ma in questo periodo in Italia la sinistra non c’è: ma in Europa, alla quale apparteniamo e dobbiamo appartenere in una società sempre più globale nel mondo intero, la sinistra c’è? Molti ritengono che la sinistra politicamente non esiste più. Ce ne sono i rottami, ma non contano niente. _________________________________________________________________________________________ Oggi non c’è neppure una destra democratica. Ci sono dei razzisti, dei populisti, dei reazionari, dei sovranisti antieuropei. Il vero tema dunque non è il “default” della sinistra ma della democrazia. Una destra democratica però non c’è, è scomparsa, ha ceduto di fronte al razzismo e al sovranismo. _________________________________________________________________________________________ Perciò la sola opposizione possibile, la cui esistenza è comunque un segnale di democrazia, è identificabile da quel che esiste alla sinistra e al centro che coincidono nei due valori di libertà ed uguaglianza, sia pure con diverse intensità. Il centro, nella situazione attuale, è una sorta di sinistra moderata. Non è numeroso, ma c’è. Il nucleo rappresentato da un partito che esiste ancora è il Pd. Occorre quindi esaminare la sua attuale sostanza. _________________________________________________________________________________________ Molti dirigenti del Pd, a cominciare da Matteo Renzi, propongono di effettuare immediatamente le elezioni primarie che hanno il compito di nominare il segretario del partito e la sua segreteria attraverso la votazione di quegli elettori disposti a partecipare a questa scelta. Altri dirigenti del partito al posto delle primarie propongono di effettuare un vero e proprio congresso, visto che un segretario del partito è già in carica ed è l’onorevole Martina. _________________________________________________________________________________________ Ecco il Pd che vorrei. Il congresso è l’organismo più importante che esista in un partito. Come atto iniziale il congresso fa votare gli iscritti delle varie sezioni del partito. Ce n’è una per ogni città piccola e più d’una per una grande città divisa in rioni. Gli eletti in questa votazione si riuniscono a loro volta ed eleggono i dirigenti della regione. Questi ultimi si riuniscono anche loro ed eleggono il cosiddetto Comitato centrale (come ai tempi del vecchio Pci) che è un organo sovrano del partito perché non si scioglie come gli altri a congresso terminato ma permane fino al congresso successivo. Il Comitato centrale può anche nominare direttamente il segretario del partito ma quasi sempre si limita invece a nominare la direzione del partito, la quale a sua volta nomina il segretario e la segreteria. Il partito è dunque guidato dal Comitato centrale e dalla segreteria da lui scelta e costantemente vigilata. _________________________________________________________________________________________ Nel Pd ci sono molti sostenitori delle primarie che possono essere effettuate al massimo entro un mese a partire dal momento in cui vengono indette. Renzi è favorevole alle primarie e con lui molti altri. Il congresso verrebbe in questo caso rinviato tra un paio d’anni. Mi permetto di esprimere qui un’opinione personale essendo da sempre e cioè da undici anni elettore del Pd pur senza essere iscritto a quel partito: il congresso è molto più opportuno delle primarie. _________________________________________________________________________________________ Abbiamo già descritto come si forma e come opera e stiamo trattando di un partito che di fatto è quasi crollato riducendosi dal 41 al 17 per cento. Non bastano le primarie che eleggono il segretario, ci vuole un congresso che ricostruisca il partito. Del resto non ci vuole un’eternità per fare il congresso. Basta indirlo con la stessa rapidità con cui si chiede di indire le primarie e poi ci vogliono due o tre mesi per arrivare alle votazioni finali e alla chiusura del congresso stesso. Potrebbe quindi essere effettuato a dicembre o al più tardi nel gennaio dell’anno prossimo. _________________________________________________________________________________________ La situazione, sulla base delle indagini statistiche sempre in corso, è la seguente: un congresso rilancia il partito e lo ricostruisce da cima a fondo. Sappiamo e sapremo ancora meglio a congresso dichiarato quali saranno i concorrenti della segreteria del partito. Le valutazioni numeriche danno il 25 per cento a un Pd rilanciato e ricostruito. Mi sembra una valutazione molto prudente, potrebbe anche essere più ottimista ma rimettiamoci alle indagini dei tecnici. _________________________________________________________________________________________ Quanto al Movimento di cui ho già parlato e di cui auspico la creazione, dovrebbe radunare elementi del centro e di una sinistra che per qualche ragione si è allontanata dal partito ma non dagli ideali e dai valori che una sinistra democratica comporta. Aggiungiamo che molti degli elettori che si astengono provengono da una sinistra malcontenta del partito ma non dei valori che anch’essi condividono. Sarebbe cioè possibile un’alleanza tra il Movimento suddetto e il Pd, ferme restando le differenze organizzative e dirigenziali di queste due entità politiche. Le valutazioni del Movimento, che molto recupererebbe dagli astenuti, potrebbero raggiungere il 25 per cento. Se questo dovesse avvenire la sinistra e il centrosinistra italiano si collocherebbero intorno al 50 per cento. _________________________________________________________________________________________ Questo netto aumento non penalizzerebbe in nessun modo la consistenza elettorale della Lega ma sottrarrebbe un notevole numero di attuali aderenti ai Cinque Stelle, il cui aumento dal 10 al 20 e poi dal 20 al 30 è avvenuto in buona parte lucrando l’uscita di migliaia di elettori dal Pd. Quindi avremmo un Salvini di consistenza analoga a quella attuale ma un Di Maio probabilmente con un 10 per cento in meno. _________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione attuale e questo speriamo che avvenga al più presto. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 14 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Il segreto della longevità della nostra Carta è anche nel suo linguaggio "leggero", ricco di umanità: un modello d'accoglienza in antitesi ai toni duri di oggi _________________________________________________________________________________________ Michele Ainis _________________________________________________________________________________________ §2 - Quanta gentilezza nella Costituzione _________________________________________________________________________________________ (di Michele Ainis Repubblica.it 8 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Parole accoglienti, parole taglienti. Di queste ultime facciamo esperienza tutti i giorni: nell'incanaglimento della nostra vita pubblica e privata, nell'odio che trasuda dal web, negli scambi d'improperi con cui i politici duellano in tv. Quanto alle prime, ne resta forse un'eco in qualche sermone religioso, che tuttavia si rivolge all'aldilà, non all'inferno dei nostri rapporti quotidiani. C'è però un testo, laico e sacro insieme, che può confortarci in questi tempi di sconforto. La "bibbia laica" degli italiani - come la definiva il presidente Ciampi - è infatti una Costituzione gentile, un modello d'accoglienza, di cordialità. E questo spirito amichevole si propaga innanzitutto dal linguaggio scelto dai nostri padri fondatori. _________________________________________________________________________________________ D'altronde sta proprio qui la specifica missione dei costituenti: "Creare una nazione attraverso parole", per usare l'espressione di due studiosi americani, Laurence Tribe e Michael Dorf. Le parole, a loro volta, possono suonare più o meno precise, categoriche, puntuali. Nelle scienze la precisione costituisce una virtù; ma nel diritto può ben essere un difetto. Diceva Carnelutti, giurista fra i più insigni del secolo passato: la pena più certa è anche la più ingiusta. Se infatti il codice penale stabilisse l'ergastolo per chiunque commetta un omicidio, non si presterebbe ad alcun dubbio interpretativo; però finirebbe per colpire nell'identica misura chi uccida per legittima difesa e chi, viceversa, prema il grilletto durante una rapina. Ecco perché le pene contemplano un minimo e un massimo edittale, per consentire al giudice di valutare le circostanze del reato, la personalità del reo, la sua fedina penale. Ciò nonostante, le nostre Gazzette ufficiali traboccano di leggi dettagliate fino al parossismo, con una regola per ogni accidente della vita. _________________________________________________________________________________________ È un errore, perché la vita scorre come un fiume, sicché ciascun elemento del paesaggio umano viene sommerso dall'elemento successivo. E infatti le leggi italiane durano meno d'un fiammifero. Ma la Costituzione no, dopo settant'anni è ancora viva. Anzi: la sua durata la rende ancor più viva, giacché l'autorità di un documento costituzionale risiede nella sua vetustas, dunque nella capacità d'accompagnare le diverse stagioni della storia. Per riuscirci, è necessario che quest'ultima usi parole elastiche, duttili come cera. Se invece la Costituzione imponesse una camicia di gesso sul futuro, finirebbe presto in mille pezzi. _________________________________________________________________________________________ Un solo esempio, fra i tanti possibili. Negli anni Sessanta emerse la questione ambientale, l'allarme per l'inquinamento del pianeta. La Carta del 1947, tuttavia, era orfana di qualsiasi riferimento all'ambiente, alle relazioni fra l'uomo e la natura. L'articolo 9 parlava - parla - del "paesaggio", riflettendo una concezione estetizzante del patrimonio naturale tipica dell'epoca, e già scolpita nella legge Bottai del 1939 sulle bellezze naturali. In quell'accezione era paesaggio il belvedere, il panorama, uno scorcio delle Dolomiti o della Costiera amalfitana. Poi intervenne l'interpretazione di un giurista, Alberto Predieri. Lui disse: ma dopotutto, qual è il significato letterale di paesaggio? Paesaggio vuol dire "forma del Paese", e quella forma è incisa dall'azione umana, è il prodotto della storia, è l'ambiente. Infine la proposta interpretativa di Predieri fu accettata dalla stessa Consulta, e così l'ambiente fece ingresso tra i valori costituzionali, pur non venendo espressamente menzionato. _________________________________________________________________________________________ La parola accogliente, insomma, è sempre alquanto vaga, ed è sempre generale. Non a caso il termine "tutti" figura per ben 21 volte nella Costituzione italiana. Se viceversa il tetto del nostro ordinamento lasciasse allo scoperto l'una o l'altra categoria sociale, se inoltre fosse costruito con tegole di ferro, con norme troppo puntuali e divisive, qualcuno vi troverebbe riparo, ma i più non riuscirebbero a sentirsi a casa propria. E quella casa, per reggere all'usura del tempo, ha bisogno di strutture esili, leggere. Troppe parole l'appesantirebbero, la farebbero crollare su se stessa. _________________________________________________________________________________________ Da qui la seconda lezione che la nostra Carta ci impartisce: un'economia nel segno, nel linguaggio. Almeno un quarto del tempo speso dai costituenti ebbe ad oggetto la "materia" costituzionale, ciò che avesse titolo per descrivere il lascito di quella generazione temprata dalla guerra alle generazioni successive. E alla fine dei lavori il testo venne sottoposto alle cure di tre letterati (Concetto Marchesi, Pietro Pancrazi e Antonio Baldini), per migliorarne la sobrietà, oltre che l'eleganza narrativa. La leggerezza è la virtù di Perseo, che si sostiene sui venti e sulle nuvole. È anche la prima qualità d'ogni scrittore, giacché dopo che hai scritto devi cancellare il sovrappiù, per alleggerire la fatica del lettore. Staremmo tutti meglio se abitassimo un mondo meno gremito di parole, e di parole puntute come frecce. La lieta novella è una lieta favella. [MAi] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 42 del 14 ottobre 2018
continua



permalink | inviato da salernorosario il 14/10/2018 alle 6:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
§1 - Il pericolo per l’euro e la riscossa democratica (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 07 ottobre 2018) §2 - L'amaca [L'Unto del Popolo] (di Michele Serra Repubblica.it 03 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2018


§1 - Il pericolo per l’euro e la riscossa democratica (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 07 ottobre 2018) §2 - L'amaca [L'Unto del Popolo] (di Michele Serra Repubblica.it 03 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 41 del 07 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 07 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Le tesi dell'esecutivo gialloverde sono una bomba a scoppio ritardato. Bisogna al più presto dare vita a un movimento politico-culturale che recuperi gli elettori persi dalla sinistra e quelli ora allo sbando _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il pericolo per l’euro e la riscossa democratica _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 07 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Sono accaduti in questa settimana molti eventi essenziali con ripercussioni politiche nazionali e internazionali. Anche etiche. Le ripercussioni dureranno almeno per qualche anno. Bisognerà intanto votare il nuovo presidente della Repubblica (nel 2022), poi le nuove Camere, e si produrranno nuovi rapporti con l'Europa e con gli imperi esistenti: gli Usa, la Russia, la Cina, il Medio Oriente. L'Italia è piccola piccola in una società globale come quella in cui già viviamo e che sempre di più trasformerà il mondo, tuttavia questo è il nostro Paese e qui si svolge la nostra vita. _________________________________________________________________________________________ Vorrei cominciare indicando l'evento più importante. A mio giudizio è stato l'incontro svoltosi mercoledì scorso al Quirinale e durato due ore tra Sergio Mattarella e Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. Nessun comunicato ufficiale è stato divulgato in proposito, ma notizie di questo conio lasciano ampie tracce: il presidente della Repubblica voleva conoscere il giudizio di Draghi sulla politica economica del governo gialloverde e sulle conseguenze che potranno prodursi in Italia e in Europa. Draghi - da parte sua - è stato pessimista: un governo che si accolla spese elevate con il fine di dare qualche modesto beneficio a percettori di bassi redditi, senza che queste erogazioni producano nuova ricchezza e nuovi investimenti, rischia di peggiorare sia il valore dei titoli bancari sia le reazioni europee, che possono perfino arrivare al commissariamento dell'economia italiana come a suo tempo avvenne con la Grecia. Se le conseguenze del famoso 2,4 per cento di rapporto tra deficit e Pil fossero queste, le ripercussioni sarebbero pessime. _________________________________________________________________________________________ Questo sarebbe stato il giudizio di Draghi. Il presidente Mattarella, però, ha già autorizzato il governo a proporre la manovra. Ha tuttavia ricordato che c'è un margine di intervento e di modifica, secondo le intenzioni iniziali del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, fautore di una manovra che limitasse il deficit all'1,6 per cento anziché al 2,4. Il governo aveva già indicato che l'1,6 era da escludere e ha riaffermato la volontà del 2,4, ma si è trovato dinanzi, a pochi giorni di distanza, ai rimproveri e alle censure dell'Unione europea. _________________________________________________________________________________________ C'è tuttavia qualcuno convinto che Draghi sia inutilmente pessimista e che il governo debba insistere e anzi accrescere la manovra, caratterizzata dal famoso 2,4: è Paolo Savona, ministro degli Affari europei con un lungo passato di studi e di interventi di politica economica. Savona è un ottantenne in ottima forma fisica e fu tanti anni fa il numero tre della Banca d'Italia, all'epoca presieduta da Guido Carli. Il successore, quando Carli si dimise da governatore, fu Paolo Baffi. Dopo di lui, sarebbe toccato a Savona, il quale però uscì, come Carli, dalla Banca perché desiderava assumere altri impegni e altre cariche, in parte di carattere economico ma anche di carattere politico. E così è vissuto fino a oggi, e, non a caso, fa parte di questo governo. _________________________________________________________________________________________ La tesi di Savona differisce in tutto e per tutto da quella di Draghi. Per Savona il 2,4 è semplicemente un inizio che potrebbe e anzi dovrebbe essere decisamente più alto, arrivando fino al 3 per cento. Questo tuttavia non basta affatto alla politica economica italiana, secondo le idee di Savona, il quale non esclude e anzi sembra suggerire un'uscita dell'Italia dall'Europa e comunque dalla moneta unica. Se per cinque o sei anni noi fossimo liberi di fare una politica di sviluppo degli investimenti privati ma anche pubblici, restaurando una sorta di Iri, l'avvenire sarebbe assai migliore del presente per il popolo italiano. _________________________________________________________________________________________ Questo ha detto nei giorni scorsi Savona. A me sembra catastrofico, ma piacerà certamente al governo di cui egli fa parte. Mi auguro che la maggioranza dei cittadini che vota per i gialloverdi non sia solidale con una politica del peggio del peggio. Il proposito di Savona di uscire dall'euro e dall'Europa è come una bomba a scoppio ritardato. Se i gialloverdi la facessero propria, l'Italia intera salterebbe per aria. Non dimentichiamo comunque che Savona è ministro in carica, dunque ricordiamocelo e seguiamo con attenzione quello che dice e quello che fa. _________________________________________________________________________________________ C'è un'opposizione crescente contro il governo, che è in carica dal 1° giugno, anche se sembra un secolo che Palazzo Chigi è stato trasformato in una sorta di fortezza politica che bombarda l'Italia e l'Europa. L'opposizione di cui abbiamo parlato non è unitaria: quella del Partito democratico, dove però manca un capo dopo la sconfitta di Matteo Renzi e la fine del governo Gentiloni. Dentro il Pd, ridotto dal 40 al 17 per cento dei consensi, c'è ancora Renzi con un gruppo di seguaci; ma c'è anche Nicola Zingaretti, da tempo governatore del Lazio, però con una popolarità abbastanza diffusa in tutta l'Italia centrale. Anche Gentiloni potrebbe assumere la segreteria, ma ci sono altre personalità di notevole pregio per quell'incarico, per esempio Marco Minniti, Luigi Zanda, Dario Franceschini, Piero Fassino, per non parlare di Walter Veltroni e di Romano Prodi, che però vengono considerati più maestri che capi-partito e che in prima persona hanno voluto assumere questa immagine. _________________________________________________________________________________________ Ma al di là del Pd ci sono altre opposizioni, in gran parte collocate nel centrosinistra o di centro puro e semplice, laico e cattolico, come del resto era lo stesso Pd alla sua nascita undici anni fa, e come le formazioni in cui militavano, tra gli altri, personalità come Francesco Rutelli, Giovanni Ferrara e Francesco Compagna. Alcuni di loro, a cominciare da Ugo La Malfa, sono scomparsi da tempo, ma la loro storia fa parte della storia della democrazia italiana, come si svolse dopo il fascismo e dopo la seconda guerra mondiale. Del resto, l'attuale Pd deriva in gran parte dal Partito comunista, divenuto democratico e nazionale con Enrico Berlinguer. Bisogna ricordare questa lunga storia che iniziò a metà del secolo scorso, perché sono le radici dell'attuale Partito democratico che derivano anche da Benedetto Croce, dai fratelli Rosselli, da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi. _________________________________________________________________________________________ Vorrete scusarmi, cari lettori, se sono andato così indietro nel tempo, ma è a mio avviso necessario ricordare appunto le radici politiche e culturali del poco che resta dello spirito del partito liberaldemocratico, ormai ridotto ai minimi termini, ma che è tuttora l'unica opposizione in forma di partito nei confronti della destra antieuropea del governo gialloverde che guida da oltre quattro mesi l'Italia contro l'Europa e contro una parte sia pure assai ristretta degli italiani. _________________________________________________________________________________________ Il Pd, come abbiamo già detto, è di fronte a un appuntamento decisivo: le elezioni europee che si svolgeranno nella primavera del 2019. Bisogna che il partito scelga il leader incaricato di guidarlo. Renzi e molti con lui propongono le primarie; altri, altrettanto impegnati, vogliono fare subito il congresso del partito, che potrebbe aver luogo entro l'anno in corso. La differenza tra primarie e congresso è capitale: le prime scelgono la squadra dei capi; il secondo sceglie la politica del partito e gli organi direttivi dalla base al vertice. _________________________________________________________________________________________ Nella storia dell'Italia e nell'unico partito di opposizione esistente non c'è dubbio sulla necessità del congresso. Su questo tema ci sarà lo scontro nei prossimi giorni e sarà certamente decisivo. Ma c'è un problema che va risolto subito, sia che poi si scelgano le primarie sia che si opti per il congresso. Occorre che Renzi sia convinto che, risultati a parte, egli resti nel partito ed eviti a ogni costo l'ennesima scissione: sarebbe estremamente negativa per lui e per il partito. Renzi deve far parte del gruppo dirigente anche senza essere il segretario. Ottenuto questo risultato, si vada al congresso seguendo e favorendo però la nascita di un movimento al di fuori ma alleato del partito. Ho già evocato la settimana scorsa l'ipotesi di un movimento e ne ho proposto anche il nome: "Movimento azzurro per l'Italia e per l'Europa". Ho riflettuto a lungo su questo tema e ne ho discusso con persone culturalmente e politicamente di alto livello. Le opinioni di tutti sono conformi e qui le riassumo. _________________________________________________________________________________________ Molti cittadini, dopo la sconfitta referendaria sull'abolizione del Senato e su un sistema parlamentare monocamerale, abbandonarono il Pd e si orientarono in parte verso il Movimento 5 Stelle, che aveva ancora la presenza direzionale di Beppe Grillo. Ma la maggior parte di quelli che abbandonarono il Pd decise di astenersi dal voto alle elezioni di qualunque genere fossero. La conseguenza fu l'aumento delle astensioni, che oscillano attualmente tra il 30 e il 35 per cento. Da questo bisogna sottrarre un 10-15 per cento di astensioni dovute allo stato di salute, alla vecchiaia e ad altre ragioni che tengono lontano dalle urne. Resta comunque un 20 per cento che si astiene per ragioni politiche. È molto probabile che questi astenuti vedano con simpatia la nascita di un movimento qualificato e in linea con il partito come alleato. Il movimento potrebbe raccogliere molti elettori ora allo sbando e una notevole parte di quelli che hanno scelto l'astensione in attesa di eventuali e gradite novità. La nascita di un movimento sarebbe una di queste novità e probabilmente raccoglierebbe un 15-20 per cento degli attuali astenuti. _________________________________________________________________________________________ Questo è il progetto da attuarsi al più presto. Le personalità che potrebbero guidare la nascita di questo nuovo fenomeno sono molte. Dopo aver ampiamente esaminato il quadro adatto a questa missione fondativa e direttiva del movimento, i nomi più adatti potrebbero essere Andrea Riccardi, già ministro ma soprattutto fondatore della Comunità di Sant'Egidio; Pier Ferdinando Casini, senatore eletto dal Pd ma non iscritto al partito; Zingaretti, che compete per la segreteria del partito, ma qualora non la ottenesse potrebbe probabilmente essere interessato più al movimento che al partito; e ancora, Fabrizio Barca e Francesco Scoppola, personalità culturali e politiche ma non politicanti. Non c'è nulla di male a essere politicante, anzi è necessario in una situazione europea con una massa di problemi da risolvere, ma un movimento di tipo politico-culturale, alleato del Pd, avrebbe una forma utilissima. _________________________________________________________________________________________ Mi fa venire in mente un tratto fondamentale della storia dell'antica Roma: la dinastia degli Antonini. Furono quattro imperatori: i primi due, Traiano e Adriano, furono impegnati a fondo politicamente e militarmente per estendere i territori dell'Impero. I secondi due, Antonino Pio e Marco Aurelio, si occuparono quasi esclusivamente di cultura e di saggezza affinché le conquiste compiute diventassero permanenti e pacifiche. La storia ci insegna che la cultura, in certe circostanze, acquista una vera e propria attualità. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 07 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ A noi tocca, per quanto pochi, per quanto soccombenti, ripetere pari pari che la prepotenza, il dileggio, l'intimidazione costante, soprattutto quando si è al potere, tanto più se si è ministro di Polizia, sono una colpa gravissima. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [L'Unto del Popolo] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 03 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Che dire di un ministro degli Interni che esulta per l'arresto di un suo avversario politico (Mimmo Lucano, per altro reo confesso di disobbedienza civile)? Non bisogna essere dei giganti del diritto, basta essere dei pesi medi del buon gusto per capire che quel ministro è ampiamente al di sotto della decenza. La folla plaudente che esulta a ogni sua scorrettezza, a ogni sua gomitata, a ogni sua minaccia, può anche diventare schiacciante maggioranza (è già accaduto, potrebbe accadere ancora). Ma a noi tocca, per quanto pochi, per quanto soccombenti, ripetere pari pari che la prepotenza, il dileggio, l'intimidazione costante, soprattutto quando si è al potere, tanto più se si è ministro di Polizia, sono una colpa gravissima. _________________________________________________________________________________________ Circondati da un'onda di odio che è lunga quanto è lungo il percorso della destra populista italiana (il cui fondatore indiscusso, si tende a dimenticarlo, è Silvio Berlusconi, l'Unto del Popolo), i cosiddetti buonisti sono i più esposti e i più additati all'insulto e al disprezzo: trent'anni di quel linguaggio avvelenato, di quello sguardo meschino, di quel giornalismo linciatore, di quella gogna canagliesca, non passano invano. Figuriamoci un sindaco che ha ridato un senso e una storia al suo paese spopolato aprendolo ai migranti, integrandoli, educandoli, insegnando loro e imparando da loro: in questa tragica situazione politica, il buonista è il Nemico del Popolo, il nuovo ebreo, il portatore di stigma. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 41 del 07 ottobre 2018
continua
Sfoglia novembre       
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv