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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Il fragile patto di governo e la sinistra da rifondare (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 21 ottobre 2018) §2 - L'amaca [Mimmo Lucano da Fazio] (di Michele Serra Repubblica.it 20 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 21 ottobre 2018


Anno XI N° 43 del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Per battere i populisti e i razzisti al governo c’è bisogno di un Movimento che fiancheggi il Partito democratico, composto anche dai numerosi circoli culturali e politici che stanno nascendo nel Paese grazie ai giovani.... attratti da un Movimento che abbia come parola d'ordine "giustizia e libertà" (slogan dei fratelli Rosselli) che sarebbe giusto per il manifesto europeista di Ventotene. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il fragile patto di governo e la sinistra da rifondare _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 21 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Salvini e Di Maio sono diversi in tutto: politica, carattere, nel fisico, nella storia dei rispettivi partiti che guidano, nella visione dell'Europa, dell'immigrazione, dell'amicizia. Sono diversi tra loro ma ciò nonostante sono alleati. Tuttavia in queste ultime settimane l'alleanza sta fortemente scricchiolando. Le motivazioni hanno come pretesto un decreto misterioso, scritto, firmato, presentato come inviato al Quirinale per la firma del Presidente, ma non arrivato. _________________________________________________________________________________________ Ma non è la sola questione che ha aperto un dibattito non più nel privato ma addirittura in pubblico: c'è anche il contenuto del famoso "contratto" che dovrebbe essere il documento base dell'alleanza, cioè il programma del loro governo. Contiene varie disposizioni operative sulle imposte, sui condoni, sulle pensioni, sui vitalizi, sugli investimenti, sulla scuola, sull'Europa, sulle immigrazioni. _________________________________________________________________________________________ Un programma molto vasto, che insolitamente non viene redatto quando nasce un governo, anche se formato da vari partiti. Se è di destra il programma è implicito e altrettanto avviene se è di sinistra o di centro. I programmi sono impliciti nella storia politica di chi si accinge a governare. Ma la situazione attuale è del tutto diversa: la Lega Nord, fondata e diretta da Bossi, è stata trasformata da Salvini, che ha fatto un partito del tutto nuovo ed esteso a tutt'Italia. La stessa cosa è avvenuta per i 5 Stelle: non hanno niente a che vedere con il movimento di Grillo. _________________________________________________________________________________________ Sono quindi due partiti nuovi e senza storia, perciò il programma del governo deve essere accuratamente dettagliato e l'alleanza è fragile, derivando dagli interessi dei due partiti che la compongono e dai due personaggi che li dirigono, talmente diversi tra loro che nessuno dei due poteva diventare capo del governo. Perciò hanno deciso di nominarsi vicepresidenti del Consiglio dei ministri e di nominare congiuntamente un Presidente che fosse un professore di diritto, del tutto estraneo alla politica anche se desideroso di cariche importanti. _________________________________________________________________________________________ L'Italia dunque è caduta molto in basso in questa fase della sua storia: guidata da due partiti nati da pochi anni, ciascuno dei quali ha un capo affiancato da un ristretto numero di collaboratori. Una situazione così assurda, specie in un mondo costituito da una società globale, non si era mai vista dal 1861, quando Cavour proclamò lo Stato dell'Italia unita. Ci sono state guerre mondiali che ci hanno travolti, dittature che hanno soppresso la libertà politica, ma governi come l'attuale, formato da razzisti e populisti, non si era mai visto nella nostra Italia e non è certo un belvedere. _________________________________________________________________________________________ Per ricreare un belvedere bisogna risvegliare il popolo sovrano. Ma che cos'è il popolo sovrano? Libere elezioni sono necessarie a tutti i livelli: Comuni, Regioni, Camere dei deputati e senatori (se le Camere sono due), Presidente della Repubblica, eletto dal popolo o dai suoi rappresentanti in Parlamento. Aggiungo perfino il condominio nelle abitazioni private, per dimostrare l'importanza della democrazia. Del resto "demos" è il popolo nel linguaggio greco fin dall'antico e democrazia significa appunto popolo sovrano. _________________________________________________________________________________________ Ognuno di noi, una volta raggiunta la maggiore età, ha diritto al voto. Può esercitarlo oppure no, il voto non è obbligatorio, infatti in tutti i paesi democratici una massa considerevole di persone non vota per sua libera decisione. Le cause sono spesso la tarda età, le malattie o un'indifferenza innata per la politica. Oppure l'assenza di partiti politici non graditi ad una parte degli elettori. Evidentemente i razzisti della Lega e i populisti di Di Maio sono abbastanza graditi; i democratici del Pd, abbastanza graditi fino al 2015, sono stati abbandonati da un numero rilevante di elettori scendendo nelle ultime elezioni dal 40 al 18 per cento. Parecchi hanno trasferito il loro voto ai populisti dei 5 Stelle, altri non sono andati a votare, delusi dal Pd di Renzi ma non attratti da nessun altro partito. _________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione. È possibile ricostruire una sinistra democratica appetibile? Facile non è e non solo in Italia ma in vari paesi d'Europa e perfino in America del Nord e del Sud. In un mondo globalistico l'Europa dovrebbe avere l'energia di avviarsi verso gli ideali contenuti nel manifesto di Ventotene: un'Europa federale. Sta invece avvenendo il contrario: è divisa in tutte le transazioni, "l'un contro l'altro armati". _________________________________________________________________________________________ La Francia di Macron (in calo di popolarità nel suo paese) ha una sua politica molto chiara nei suoi rapporti con il litorale libico-tunisino-marocchino (quello algerino è stato risolto da tempo) ed anche sulla guerra in Siria e sul tema russo. Macron non vede di buon occhio Putin e neppure Trump. È stato favorevole all'accordo con Angela Merkel e al binomio Francia-Germania per guidare insieme la politica e l'economia dell'Europa e solo l'Italia come terzo paese per un binomio specifico sul Mediterraneo. Ma ormai da un anno Macron è solo: la Germania è politicamente divisa e non riesce ad esprimere una politica determinata. L'Italia è ormai gestita da un governo razzista-populista e antieuropeo. Quindi la Francia di Macron è sola e rappresenta l'Europa. _________________________________________________________________________________________ Questa è una delle ragioni, certamente la più valida, per la ricostruzione nel nostro paese d'un partito democratico filo-europeo che si allinei alla Francia di Macron, punto di riferimento per ricostruire l'Europa e per intervenire nei paesi dell'Africa mediterranea, per sostenere il loro sviluppo e affrontare il tema della loro emigrazione verso l'Europa. _________________________________________________________________________________________ Per realizzare questi obiettivi di grande importanza non basta ricostruire una forza democratica italiana: bisogna che quella forza sia in grado di sconfiggere l'attuale maggioranza governante Salvini-Di Maio e riprendere il governo del Paese come è avvenuto fino ai tempi di Renzi che, dopo un periodo iniziale positivo è franato nel peggio, precipitando il Pd dal 40 al 18 per cento dei voti: una percentuale politica che non conta più niente se non troverà la forza di tornare al potere con una classe dirigente adatta a risollevare le sorti del Paese e di contribuire al rilancio degli ideali europei. _________________________________________________________________________________________ Il rilancio del Partito democratico è indispensabile e le persone adatte a guidare quest'operazione ci sono, a cominciare da Walter Veltroni. Il fondatore del Pd fu lui undici anni fa, ma la premessa era già avvenuta con l'operazione politica chiamata Ulivo e ideata e guidata da Romano Prodi che ebbe Veltroni al suo fianco. L'Ulivo non era un partito ma una formula, una sorta di alleanze non casuali ma organiche: laici e cattolici democratici che avevano precursori di portata storica: Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti, Andreatta, Segni, Cossiga, Zanda, De Mita, D'Alema, La Malfa, Bersani, e soprattutto Pertini, Gronchi, Scalfaro, Fassino, Scoppola, Saragat, Carlo Azeglio Ciampi. _________________________________________________________________________________________ Mi scuso con i miei lettori se ho fatto questo lungo elenco di uomini che hanno guidato la democrazia italiana dal dopoguerra fino a tre anni fa. Dovrei aggiungere quelli più attuali che non appartengono ancora alla storia ma all'attualità, a cominciare da Gentiloni, Minniti, Franceschini, Zingaretti. Tutta questa classe politica per settant'anni ha rappresentato l'Italia, nel bene e nel male (ma più bene che male) dopo il terrore della guerra e del fascismo. Personalmente, con i miei 94 anni e il mestiere che faccio, li ho conosciuti tutti e di molti sono stato intimo amico, perciò riesco a parlare dei dirigenti del nostro paese con sufficiente competenza. _________________________________________________________________________________________ È evidente che il Pd va ricostruito e credo che alcuni dei migliori dirigenti attuali stiano preparando questo rilancio, ma quali saranno i risultati? Se dall'attuale 18 per cento riusciranno a portarsi al 23-25 sarebbe un successo notevole (non facile da raggiungere) ma comunque insufficiente a cambiare l'attuale formazione della politica italiana ed europea attualmente in corso. _________________________________________________________________________________________ Il rilancio sarebbe ottenuto attraverso il ritorno nel partito dei molti che, dopo la sconfitta di Renzi al referendum del 2016, passarono nelle file dei 5 Stelle; avvenne che almeno il 15 per cento passò da un partito all'altro; se il Pd di quel 15 riprendesse l'8 per cento il suo attuale 18 crescerebbe appunto fino al 26. Notevole successo, ma con scarse conseguenze: un partito col 26 per cento dei voti costituisce una robusta minoranza ma non certo in grado di influire sulla politica generale del paese. I 5 Stelle sarebbero fortemente indeboliti e diventerebbero una rotella di scorta della Lega di Salvini, il quale probabilmente si rafforzerebbe anche lui a danno naturalmente di Di Maio, che tornerebbe ad essere alla guida di un Movimento del 10 per cento di adesione come ai tempi di Grillo. _________________________________________________________________________________________ A questo punto torno a far cenno di un Movimento che fiancheggi il Pd. Un Movimento che riesca a riprendere una parte degli elettori che fino a quattro anni fa militavano nel Pd e ne uscirono dopo il referendum del 2016 rinunciando a votare. Il numero di questi astenuti è intorno al 20 per cento. Se il 5 fosse recuperato dal Pd, il numero degli astenuti sarebbe ancora del 15 per cento che potrebbe essere attratto dal Movimento che abbia come parola d'ordine "giustizia e libertà" (che fu lo slogan dei fratelli Rosselli) e farebbe proprio il manifesto europeista di Ventotene. _________________________________________________________________________________________ Ma oltre al recupero d'un gruppo notevole di astenuti, ci sono in Italia numerosi circoli culturali e politici fondati soprattutto da giovani che frequentano facoltà universitarie di lettere, filosofia, politica economica, giurisprudenza, diritto costituzionale, i quali hanno fatto anche, accanto alle facoltà universitarie, circoli di dibattito politico-culturale. Sono migliaia i giovani che frequentano quei circoli ed è molto probabile che sarebbero attratti dal Movimento liberal-democratico come quello cui abbiamo accennato. _________________________________________________________________________________________ A questo punto la somma del Movimento e del Pd arriverebbe al 40 per cento e forse anche di più e la sinistra in Italia come anche in Europa potrebbe con successo competere con un partito razzista e populista e forse lo sconfiggerebbe recuperando "giustizia e libertà" che fu il motto di battaglia del Partito d'Azione. Come vedete, cari lettori, c'è molto da lavorare. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Spiace dire che, [i politici], sono davvero tutti uguali, pronti a gridare all’editto bulgaro quando a censurare sono gli altri, e di “doveri del servizio pubblico” quando a censurare sono loro. Ma quello che li unisce davvero è parlare di cose che non sanno e di un mestiere che non conoscono. Come se io volessi insegnare a un falegname come si fa una cassettiera _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Mimmo Lucano da Fazio] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 20 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Perché Fabio Fazio ha invitato Mimmo Lucano? Ve lo spiego io, e vi prego di credermi: è stato il mio lavoro fino a quattro anni fa. _________________________________________________________________________________________ Ci si riunisce in cinque o sei attorno a un tavolo (il conduttore e gli autori) e ci si chiede: sulla base di quello che interessa il pubblico e lo fa discutere, chi sarebbe interessante invitare? La domanda è squisitamente professionale. Cioè: riguarda il lavoro per il quale si viene pagati. Appuntatevi questa parola: il lavoro. _________________________________________________________________________________________ Poi, dopo il lavoro, arriva la politica. Arrivano le dichiarazioni stizzite di capi e capetti che si sentono in dovere di spiegare come si fa la televisione a chi fa la televisione. Che contano quanti sono gli ospiti in quota a loro, quanti gli ospiti in quota agli altri, senza lontanamente immaginare, vanitosi e gretti come sono, che esistono persone (molte) in quota a nessuno. Che biasimano, minacciano, invocano censure. _________________________________________________________________________________________ Spiace dire che, da questo punto di vista, sono davvero tutti uguali, pronti a gridare all’editto bulgaro quando a censurare sono gli altri, e di “doveri del servizio pubblico” quando a censurare sono loro. Ma quello che li unisce davvero è parlare di cose che non sanno e di un mestiere che non conoscono. Come se io volessi insegnare a un falegname come si fa una cassettiera. _________________________________________________________________________________________ In breve, l’oscenità di ogni pressione politica sulla Rai non sta solamente nell’odioso spirito censorio (che echeggia, questa volta, nelle parole dei leghisti). Sta nella violazione, al tempo stesso violenta e inetta, delle competenze e del lavoro altrui. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 21 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Adesso [capi e capetti], ognuno a casa sua e per i cavolacci suoi, circondato dai suoi cari o dal suo staff, spara la sua cartuccia inquadrato dallo smartphone di un famiglio, che poi lo diffonde nell'etere. Per la scarsa illuminazione, o per la fretta del momento, la faccia dell'oratore assume quella definizione scadente, quella espressione precaria che impoverisce anche formalmente un dibattito già povero sostanzialmente. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [NO, non è dittatura.] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 21 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Il bisbetico cicaleccio dei quarantenni di potere su Facebook e Twitter (Renzi, va detto, fu uno dei pionieri) ha il demerito, evidente e già sottolineato, di abolire il Parlamento come sede della politica, e declassarlo a ufficio di vidimazione di pratiche decise altrove. Più che aprirlo come una scatoletta di tonno, lo hanno chiuso come si fa con i vecchi cinema. _________________________________________________________________________________________ A noi pubblico pagante (paghiamo le tasse, che sono il biglietto di ingresso alla Polis) viene impedito il godimento di certe sedute solenni, certe dirette televisive, nelle quali, perlomeno dal punto di vista formale, si poteva ben dire che "la politica" si esponeva, tutta assieme, come una comunità rissosa, ma partecipe di uno stesso luogo e di uno stesso tempo: il nostro stesso tempo, il nostro stesso luogo. _________________________________________________________________________________________ Adesso [capi e capetti], ognuno a casa sua e per i cavolacci suoi, circondato dai suoi cari o dal suo staff, spara la sua cartuccia inquadrato dallo smartphone di un famiglio, che poi lo diffonde nell'etere. Per la scarsa illuminazione, o per la fretta del momento, la faccia dell'oratore assume quella definizione scadente, quella espressione precaria che impoverisce anche formalmente un dibattito già povero sostanzialmente. _________________________________________________________________________________________ Salvini, che anche il più sciatto aiuto-regista della Rai fa assomigliare a don Rodrigo, su Facebook pare al massimo uno dei bravi. Di Maio perde anche quell'aura da Alberto Sordi giovane che potrebbe assisterlo, perché il compaesano di turno lo riprende pallido e indispettito. Le dittature ebbero magnifici set. Non siamo, dunque, in dittatura. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 43 del 21 ottobre 2018
continua
§1 - La sinistra perfetta che vorrei (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 ottobre 2018) §2 - Quanta gentilezza nella Costituzione (di Michele Ainis Repubblica.it 8 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 14 ottobre 2018


Anno XI N° 42 del 14 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 14 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Ecco il Pd che vorrei: il congresso è l’organismo più importante che esista in un partito. Come atto iniziale il congresso fa votare gli iscritti delle varie sezioni del partito. Auspico [anche] la creazione di un movimento che dovrebbe radunare elementi del centro e di una sinistra che si è allontanata dal partto. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La sinistra perfetta che vorrei _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 14 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Matteo Salvini è in contrasto: vuole ricostruire l’Italia e anche l’Europa, ma per realizzare questo risultato deve prima rottamare entrambe. Costruttore e rottamatore, questo è Salvini, il suo programma è chiaro e del resto ha molti precedenti, anche illustri, antichi e moderni: Giulio Cesare, Francisco Franco, Washington e Lincoln. Anche Camillo Benso di Cavour ebbe questa doppia funzione. Mussolini no: disfece, ricostruì e poi distrusse di nuovo. Dobbiamo anche aver presenti le guerre religiose che un tempo insanguinarono tutta l’Europa culminando nella famosa strage di San Bartolomeo a Parigi che eliminò ventimila ugonotti. _________________________________________________________________________________________ Adesso le religioni hanno perso per fortuna questo elemento provocatorio, specialmente dopo il Concilio Vaticano II e con i papi che da allora si sono succeduti fino all’attuale papa Francesco. Egli predica l’esistenza di un Dio unico e questa unicità affratella tutte le religioni. Da questo punto di vista Salvini ignora totalmente questa novità religiosa che si potrebbe definire rivoluzionaria. Il suo elemento di lotta principale ha di mira i musulmani in quanto costituiscono il nerbo dell’immigrazione. Non è contro le religioni Salvini ma ha trasformato la lotta religiosa in razzismo e questa è una novità storica non secondaria. _________________________________________________________________________________________ Si potrebbe fare una quantità di altri esempi per quanto riguarda la storia. Naturalmente ci sono casi innumerevoli anche nella vita privata. Insomma la nostra vita, fra le tante cose che contiene, prevede anche questa. Il guaio avviene quando prima costruisci e poi distruggi. In politica questi tempi sono fondamentali. Salvini probabilmente lo sa e infatti sta distruggendo per poi ricostruire a suo modo. I suoi elettori lo sanno e lo seguono. _________________________________________________________________________________________ Di Maio è tutt’altra cosa: vive e cresce sul populismo. Da questo punto di vista la sua alleanza è preziosa per Salvini, ma non per lui: il populismo è un fenomeno che non ha destino. L’ho segnalato in precedenti articoli che il populismo è un fenomeno di breve durata, salvo che non sbandi in una dittatura. Talvolta questo è accaduto, ma raramente e comunque dura poco: le masse populiste in quei casi pensano che il dittatore sia l’unico che li guida e gli procura benessere e libertà. Se questo avviene il dittatore è un bene da loro acquistato, ma se non avviene il dittatore diventa un nemico e viene detestato salvo che sia un carro di ferro e acciaio. Ne volete un esempio? Pensate al Terrore della dittatura di Robespierre. Napoleone durò molto di più ma non può essere definito un dittatore: era un generalone, la sua politica l’aveva delegata al fratello Luciano, a un altro fratello Giuseppe, a Murat, e a Talleyrand. E poi Napoleone non aveva alcun rapporto col populismo che in Francia e in Europa nel suo periodo non esisteva. C’era in Russia e si vide. _________________________________________________________________________________________ Ma torniamo a Di Maio, che non ha la tempra del dittatore e i suoi seguaci sono populisti solo in parte. Sono i delusi di altre esperienze politiche che sono entrati nei Cinque Stelle per rifiuto dell’esperienza precedente, cioè il Pd di Matteo Renzi, ma non hanno nulla di populista: un Pd profondamente rinnovato potrebbe probabilmente riaverli con sé. Queste sono le premesse della situazione italiana: Salvini merita, dal suo punto di vista, un 10 con lode. Di Maio è tra il 5 e il 6. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente in Italia c’è ben altro da esaminare. _________________________________________________________________________________________ C’è la sinistra. Esiste la sinistra? E cos’è la sinistra? Cominciamo dalla seconda di queste due domande. La sinistra è molte cose. Gli anarchici per esempio erano di sinistra. Ce ne sono ancora; in un certo senso siamo tutti un po’ anarchici dentro noi stessi, ma poi c’è stato e da qualche parte ancora c’è un partito anarchico. In Italia fin dai primi del Novecento era un gruppo del partito socialista; poi ne uscì insieme ai comunisti ai tempi della Rivoluzione d’ottobre a Pietroburgo. _________________________________________________________________________________________ Nella rivoluzione spagnola c’erano soprattutto a Barcellona, ma furono trucidati non dalle truppe di Francisco Franco, ma dai comunisti che da tutta Europa erano affluiti in Spagna. Infine uccisero un principe di Savoia e un arciduca d’Austria a Sarajevo provocando la prima guerra mondiale. Adesso, politicamente parlando, non ci sono più, ma al loro posto c’è l’Isis e i suoi agenti dislocati in molte città europee e americane. Ne deduciamo che gli anarchici ci sono sempre, ma da tempo non si possono più definire di sinistra, come un tempo essi stessi si chiamavano. _________________________________________________________________________________________ La sinistra vuole la libertà; è questo il suo tratto distintivo, ma insieme ad esso vuole anche l’uguaglianza. Queste due etichette politiche non possono essere appaiate senza dar luogo ad esiti decisamente inaccettabili. La libertà, da sola, politicamente può dar luogo a regimi di destra; l’uguaglianza da sola può dar luogo ad un gregge di pecore dominate da un pastore quasi sempre munito di bastone. _________________________________________________________________________________________ È dunque necessario, per definire la sinistra, che libertà ed eguaglianza siano appaiate. Naturalmente le parole sono parole, ma poi c’è la realtà: la libertà è designata dalle leggi che talvolta la sostengono troppo, anche dovendo limitarsi a punire i reati; l’eguaglianza spesso (quasi sempre) si identifica con la situazione economica; la vera uguaglianza dovrebbe attenuare, se non eliminare del tutto, la differenza tra ricchi e poveri, ma questo concetto cozza necessariamente con la libertà. _________________________________________________________________________________________ Una vera sinistra conta, ma dopo aver appaiato libertà ed uguaglianza deve anche evitare che questi due valori possano prevalere l’uno sull’altro. Questa, così concepita, è la sinistra moderna. Ma c’è un terzo valore da tener presente: la sinistra riconosce l’autorità del popolo sovrano, quindi, per poter governare, deve avere il consenso del popolo. Se non riesce, la sinistra esercita il diritto all’opposizione sempre che il regime costituzionale sia rispettato e preveda e tuteli la democrazia. _________________________________________________________________________________________ C’è una sinistra e una destra; il popolo decide. In un Paese che tuteli libertà ed uguaglianza, destra e sinistra debbono alternarsi, rispettandosi. La differenza tra loro si chiarisce con due diverse denominazioni: la destra è rappresentata dai conservatori, la sinistra dai progressisti. Sono due valutazioni diverse del tempo politico che passa: i conservatori vorrebbero che passasse molto lentamente, i progressisti che passasse velocemente, tenuto in debito conto le novità tecnologiche, economiche, climatiche e sociali. Questi elementi definiscono una società. _________________________________________________________________________________________ Abbiamo definito la sinistra rispetto alla destra. Ma in questo periodo in Italia la sinistra non c’è: ma in Europa, alla quale apparteniamo e dobbiamo appartenere in una società sempre più globale nel mondo intero, la sinistra c’è? Molti ritengono che la sinistra politicamente non esiste più. Ce ne sono i rottami, ma non contano niente. _________________________________________________________________________________________ Oggi non c’è neppure una destra democratica. Ci sono dei razzisti, dei populisti, dei reazionari, dei sovranisti antieuropei. Il vero tema dunque non è il “default” della sinistra ma della democrazia. Una destra democratica però non c’è, è scomparsa, ha ceduto di fronte al razzismo e al sovranismo. _________________________________________________________________________________________ Perciò la sola opposizione possibile, la cui esistenza è comunque un segnale di democrazia, è identificabile da quel che esiste alla sinistra e al centro che coincidono nei due valori di libertà ed uguaglianza, sia pure con diverse intensità. Il centro, nella situazione attuale, è una sorta di sinistra moderata. Non è numeroso, ma c’è. Il nucleo rappresentato da un partito che esiste ancora è il Pd. Occorre quindi esaminare la sua attuale sostanza. _________________________________________________________________________________________ Molti dirigenti del Pd, a cominciare da Matteo Renzi, propongono di effettuare immediatamente le elezioni primarie che hanno il compito di nominare il segretario del partito e la sua segreteria attraverso la votazione di quegli elettori disposti a partecipare a questa scelta. Altri dirigenti del partito al posto delle primarie propongono di effettuare un vero e proprio congresso, visto che un segretario del partito è già in carica ed è l’onorevole Martina. _________________________________________________________________________________________ Ecco il Pd che vorrei. Il congresso è l’organismo più importante che esista in un partito. Come atto iniziale il congresso fa votare gli iscritti delle varie sezioni del partito. Ce n’è una per ogni città piccola e più d’una per una grande città divisa in rioni. Gli eletti in questa votazione si riuniscono a loro volta ed eleggono i dirigenti della regione. Questi ultimi si riuniscono anche loro ed eleggono il cosiddetto Comitato centrale (come ai tempi del vecchio Pci) che è un organo sovrano del partito perché non si scioglie come gli altri a congresso terminato ma permane fino al congresso successivo. Il Comitato centrale può anche nominare direttamente il segretario del partito ma quasi sempre si limita invece a nominare la direzione del partito, la quale a sua volta nomina il segretario e la segreteria. Il partito è dunque guidato dal Comitato centrale e dalla segreteria da lui scelta e costantemente vigilata. _________________________________________________________________________________________ Nel Pd ci sono molti sostenitori delle primarie che possono essere effettuate al massimo entro un mese a partire dal momento in cui vengono indette. Renzi è favorevole alle primarie e con lui molti altri. Il congresso verrebbe in questo caso rinviato tra un paio d’anni. Mi permetto di esprimere qui un’opinione personale essendo da sempre e cioè da undici anni elettore del Pd pur senza essere iscritto a quel partito: il congresso è molto più opportuno delle primarie. _________________________________________________________________________________________ Abbiamo già descritto come si forma e come opera e stiamo trattando di un partito che di fatto è quasi crollato riducendosi dal 41 al 17 per cento. Non bastano le primarie che eleggono il segretario, ci vuole un congresso che ricostruisca il partito. Del resto non ci vuole un’eternità per fare il congresso. Basta indirlo con la stessa rapidità con cui si chiede di indire le primarie e poi ci vogliono due o tre mesi per arrivare alle votazioni finali e alla chiusura del congresso stesso. Potrebbe quindi essere effettuato a dicembre o al più tardi nel gennaio dell’anno prossimo. _________________________________________________________________________________________ La situazione, sulla base delle indagini statistiche sempre in corso, è la seguente: un congresso rilancia il partito e lo ricostruisce da cima a fondo. Sappiamo e sapremo ancora meglio a congresso dichiarato quali saranno i concorrenti della segreteria del partito. Le valutazioni numeriche danno il 25 per cento a un Pd rilanciato e ricostruito. Mi sembra una valutazione molto prudente, potrebbe anche essere più ottimista ma rimettiamoci alle indagini dei tecnici. _________________________________________________________________________________________ Quanto al Movimento di cui ho già parlato e di cui auspico la creazione, dovrebbe radunare elementi del centro e di una sinistra che per qualche ragione si è allontanata dal partito ma non dagli ideali e dai valori che una sinistra democratica comporta. Aggiungiamo che molti degli elettori che si astengono provengono da una sinistra malcontenta del partito ma non dei valori che anch’essi condividono. Sarebbe cioè possibile un’alleanza tra il Movimento suddetto e il Pd, ferme restando le differenze organizzative e dirigenziali di queste due entità politiche. Le valutazioni del Movimento, che molto recupererebbe dagli astenuti, potrebbero raggiungere il 25 per cento. Se questo dovesse avvenire la sinistra e il centrosinistra italiano si collocherebbero intorno al 50 per cento. _________________________________________________________________________________________ Questo netto aumento non penalizzerebbe in nessun modo la consistenza elettorale della Lega ma sottrarrebbe un notevole numero di attuali aderenti ai Cinque Stelle, il cui aumento dal 10 al 20 e poi dal 20 al 30 è avvenuto in buona parte lucrando l’uscita di migliaia di elettori dal Pd. Quindi avremmo un Salvini di consistenza analoga a quella attuale ma un Di Maio probabilmente con un 10 per cento in meno. _________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione attuale e questo speriamo che avvenga al più presto. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 14 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Il segreto della longevità della nostra Carta è anche nel suo linguaggio "leggero", ricco di umanità: un modello d'accoglienza in antitesi ai toni duri di oggi _________________________________________________________________________________________ Michele Ainis _________________________________________________________________________________________ §2 - Quanta gentilezza nella Costituzione _________________________________________________________________________________________ (di Michele Ainis Repubblica.it 8 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Parole accoglienti, parole taglienti. Di queste ultime facciamo esperienza tutti i giorni: nell'incanaglimento della nostra vita pubblica e privata, nell'odio che trasuda dal web, negli scambi d'improperi con cui i politici duellano in tv. Quanto alle prime, ne resta forse un'eco in qualche sermone religioso, che tuttavia si rivolge all'aldilà, non all'inferno dei nostri rapporti quotidiani. C'è però un testo, laico e sacro insieme, che può confortarci in questi tempi di sconforto. La "bibbia laica" degli italiani - come la definiva il presidente Ciampi - è infatti una Costituzione gentile, un modello d'accoglienza, di cordialità. E questo spirito amichevole si propaga innanzitutto dal linguaggio scelto dai nostri padri fondatori. _________________________________________________________________________________________ D'altronde sta proprio qui la specifica missione dei costituenti: "Creare una nazione attraverso parole", per usare l'espressione di due studiosi americani, Laurence Tribe e Michael Dorf. Le parole, a loro volta, possono suonare più o meno precise, categoriche, puntuali. Nelle scienze la precisione costituisce una virtù; ma nel diritto può ben essere un difetto. Diceva Carnelutti, giurista fra i più insigni del secolo passato: la pena più certa è anche la più ingiusta. Se infatti il codice penale stabilisse l'ergastolo per chiunque commetta un omicidio, non si presterebbe ad alcun dubbio interpretativo; però finirebbe per colpire nell'identica misura chi uccida per legittima difesa e chi, viceversa, prema il grilletto durante una rapina. Ecco perché le pene contemplano un minimo e un massimo edittale, per consentire al giudice di valutare le circostanze del reato, la personalità del reo, la sua fedina penale. Ciò nonostante, le nostre Gazzette ufficiali traboccano di leggi dettagliate fino al parossismo, con una regola per ogni accidente della vita. _________________________________________________________________________________________ È un errore, perché la vita scorre come un fiume, sicché ciascun elemento del paesaggio umano viene sommerso dall'elemento successivo. E infatti le leggi italiane durano meno d'un fiammifero. Ma la Costituzione no, dopo settant'anni è ancora viva. Anzi: la sua durata la rende ancor più viva, giacché l'autorità di un documento costituzionale risiede nella sua vetustas, dunque nella capacità d'accompagnare le diverse stagioni della storia. Per riuscirci, è necessario che quest'ultima usi parole elastiche, duttili come cera. Se invece la Costituzione imponesse una camicia di gesso sul futuro, finirebbe presto in mille pezzi. _________________________________________________________________________________________ Un solo esempio, fra i tanti possibili. Negli anni Sessanta emerse la questione ambientale, l'allarme per l'inquinamento del pianeta. La Carta del 1947, tuttavia, era orfana di qualsiasi riferimento all'ambiente, alle relazioni fra l'uomo e la natura. L'articolo 9 parlava - parla - del "paesaggio", riflettendo una concezione estetizzante del patrimonio naturale tipica dell'epoca, e già scolpita nella legge Bottai del 1939 sulle bellezze naturali. In quell'accezione era paesaggio il belvedere, il panorama, uno scorcio delle Dolomiti o della Costiera amalfitana. Poi intervenne l'interpretazione di un giurista, Alberto Predieri. Lui disse: ma dopotutto, qual è il significato letterale di paesaggio? Paesaggio vuol dire "forma del Paese", e quella forma è incisa dall'azione umana, è il prodotto della storia, è l'ambiente. Infine la proposta interpretativa di Predieri fu accettata dalla stessa Consulta, e così l'ambiente fece ingresso tra i valori costituzionali, pur non venendo espressamente menzionato. _________________________________________________________________________________________ La parola accogliente, insomma, è sempre alquanto vaga, ed è sempre generale. Non a caso il termine "tutti" figura per ben 21 volte nella Costituzione italiana. Se viceversa il tetto del nostro ordinamento lasciasse allo scoperto l'una o l'altra categoria sociale, se inoltre fosse costruito con tegole di ferro, con norme troppo puntuali e divisive, qualcuno vi troverebbe riparo, ma i più non riuscirebbero a sentirsi a casa propria. E quella casa, per reggere all'usura del tempo, ha bisogno di strutture esili, leggere. Troppe parole l'appesantirebbero, la farebbero crollare su se stessa. _________________________________________________________________________________________ Da qui la seconda lezione che la nostra Carta ci impartisce: un'economia nel segno, nel linguaggio. Almeno un quarto del tempo speso dai costituenti ebbe ad oggetto la "materia" costituzionale, ciò che avesse titolo per descrivere il lascito di quella generazione temprata dalla guerra alle generazioni successive. E alla fine dei lavori il testo venne sottoposto alle cure di tre letterati (Concetto Marchesi, Pietro Pancrazi e Antonio Baldini), per migliorarne la sobrietà, oltre che l'eleganza narrativa. La leggerezza è la virtù di Perseo, che si sostiene sui venti e sulle nuvole. È anche la prima qualità d'ogni scrittore, giacché dopo che hai scritto devi cancellare il sovrappiù, per alleggerire la fatica del lettore. Staremmo tutti meglio se abitassimo un mondo meno gremito di parole, e di parole puntute come frecce. La lieta novella è una lieta favella. [MAi] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 42 del 14 ottobre 2018
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§1 - Il pericolo per l’euro e la riscossa democratica (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 07 ottobre 2018) §2 - L'amaca [L'Unto del Popolo] (di Michele Serra Repubblica.it 03 ottobre 2018)
post pubblicato in diario, il 7 ottobre 2018


§1 - Il pericolo per l’euro e la riscossa democratica (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 07 ottobre 2018) §2 - L'amaca [L'Unto del Popolo] (di Michele Serra Repubblica.it 03 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 41 del 07 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 07 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ Le tesi dell'esecutivo gialloverde sono una bomba a scoppio ritardato. Bisogna al più presto dare vita a un movimento politico-culturale che recuperi gli elettori persi dalla sinistra e quelli ora allo sbando _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il pericolo per l’euro e la riscossa democratica _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 07 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Sono accaduti in questa settimana molti eventi essenziali con ripercussioni politiche nazionali e internazionali. Anche etiche. Le ripercussioni dureranno almeno per qualche anno. Bisognerà intanto votare il nuovo presidente della Repubblica (nel 2022), poi le nuove Camere, e si produrranno nuovi rapporti con l'Europa e con gli imperi esistenti: gli Usa, la Russia, la Cina, il Medio Oriente. L'Italia è piccola piccola in una società globale come quella in cui già viviamo e che sempre di più trasformerà il mondo, tuttavia questo è il nostro Paese e qui si svolge la nostra vita. _________________________________________________________________________________________ Vorrei cominciare indicando l'evento più importante. A mio giudizio è stato l'incontro svoltosi mercoledì scorso al Quirinale e durato due ore tra Sergio Mattarella e Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea. Nessun comunicato ufficiale è stato divulgato in proposito, ma notizie di questo conio lasciano ampie tracce: il presidente della Repubblica voleva conoscere il giudizio di Draghi sulla politica economica del governo gialloverde e sulle conseguenze che potranno prodursi in Italia e in Europa. Draghi - da parte sua - è stato pessimista: un governo che si accolla spese elevate con il fine di dare qualche modesto beneficio a percettori di bassi redditi, senza che queste erogazioni producano nuova ricchezza e nuovi investimenti, rischia di peggiorare sia il valore dei titoli bancari sia le reazioni europee, che possono perfino arrivare al commissariamento dell'economia italiana come a suo tempo avvenne con la Grecia. Se le conseguenze del famoso 2,4 per cento di rapporto tra deficit e Pil fossero queste, le ripercussioni sarebbero pessime. _________________________________________________________________________________________ Questo sarebbe stato il giudizio di Draghi. Il presidente Mattarella, però, ha già autorizzato il governo a proporre la manovra. Ha tuttavia ricordato che c'è un margine di intervento e di modifica, secondo le intenzioni iniziali del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, fautore di una manovra che limitasse il deficit all'1,6 per cento anziché al 2,4. Il governo aveva già indicato che l'1,6 era da escludere e ha riaffermato la volontà del 2,4, ma si è trovato dinanzi, a pochi giorni di distanza, ai rimproveri e alle censure dell'Unione europea. _________________________________________________________________________________________ C'è tuttavia qualcuno convinto che Draghi sia inutilmente pessimista e che il governo debba insistere e anzi accrescere la manovra, caratterizzata dal famoso 2,4: è Paolo Savona, ministro degli Affari europei con un lungo passato di studi e di interventi di politica economica. Savona è un ottantenne in ottima forma fisica e fu tanti anni fa il numero tre della Banca d'Italia, all'epoca presieduta da Guido Carli. Il successore, quando Carli si dimise da governatore, fu Paolo Baffi. Dopo di lui, sarebbe toccato a Savona, il quale però uscì, come Carli, dalla Banca perché desiderava assumere altri impegni e altre cariche, in parte di carattere economico ma anche di carattere politico. E così è vissuto fino a oggi, e, non a caso, fa parte di questo governo. _________________________________________________________________________________________ La tesi di Savona differisce in tutto e per tutto da quella di Draghi. Per Savona il 2,4 è semplicemente un inizio che potrebbe e anzi dovrebbe essere decisamente più alto, arrivando fino al 3 per cento. Questo tuttavia non basta affatto alla politica economica italiana, secondo le idee di Savona, il quale non esclude e anzi sembra suggerire un'uscita dell'Italia dall'Europa e comunque dalla moneta unica. Se per cinque o sei anni noi fossimo liberi di fare una politica di sviluppo degli investimenti privati ma anche pubblici, restaurando una sorta di Iri, l'avvenire sarebbe assai migliore del presente per il popolo italiano. _________________________________________________________________________________________ Questo ha detto nei giorni scorsi Savona. A me sembra catastrofico, ma piacerà certamente al governo di cui egli fa parte. Mi auguro che la maggioranza dei cittadini che vota per i gialloverdi non sia solidale con una politica del peggio del peggio. Il proposito di Savona di uscire dall'euro e dall'Europa è come una bomba a scoppio ritardato. Se i gialloverdi la facessero propria, l'Italia intera salterebbe per aria. Non dimentichiamo comunque che Savona è ministro in carica, dunque ricordiamocelo e seguiamo con attenzione quello che dice e quello che fa. _________________________________________________________________________________________ C'è un'opposizione crescente contro il governo, che è in carica dal 1° giugno, anche se sembra un secolo che Palazzo Chigi è stato trasformato in una sorta di fortezza politica che bombarda l'Italia e l'Europa. L'opposizione di cui abbiamo parlato non è unitaria: quella del Partito democratico, dove però manca un capo dopo la sconfitta di Matteo Renzi e la fine del governo Gentiloni. Dentro il Pd, ridotto dal 40 al 17 per cento dei consensi, c'è ancora Renzi con un gruppo di seguaci; ma c'è anche Nicola Zingaretti, da tempo governatore del Lazio, però con una popolarità abbastanza diffusa in tutta l'Italia centrale. Anche Gentiloni potrebbe assumere la segreteria, ma ci sono altre personalità di notevole pregio per quell'incarico, per esempio Marco Minniti, Luigi Zanda, Dario Franceschini, Piero Fassino, per non parlare di Walter Veltroni e di Romano Prodi, che però vengono considerati più maestri che capi-partito e che in prima persona hanno voluto assumere questa immagine. _________________________________________________________________________________________ Ma al di là del Pd ci sono altre opposizioni, in gran parte collocate nel centrosinistra o di centro puro e semplice, laico e cattolico, come del resto era lo stesso Pd alla sua nascita undici anni fa, e come le formazioni in cui militavano, tra gli altri, personalità come Francesco Rutelli, Giovanni Ferrara e Francesco Compagna. Alcuni di loro, a cominciare da Ugo La Malfa, sono scomparsi da tempo, ma la loro storia fa parte della storia della democrazia italiana, come si svolse dopo il fascismo e dopo la seconda guerra mondiale. Del resto, l'attuale Pd deriva in gran parte dal Partito comunista, divenuto democratico e nazionale con Enrico Berlinguer. Bisogna ricordare questa lunga storia che iniziò a metà del secolo scorso, perché sono le radici dell'attuale Partito democratico che derivano anche da Benedetto Croce, dai fratelli Rosselli, da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi. _________________________________________________________________________________________ Vorrete scusarmi, cari lettori, se sono andato così indietro nel tempo, ma è a mio avviso necessario ricordare appunto le radici politiche e culturali del poco che resta dello spirito del partito liberaldemocratico, ormai ridotto ai minimi termini, ma che è tuttora l'unica opposizione in forma di partito nei confronti della destra antieuropea del governo gialloverde che guida da oltre quattro mesi l'Italia contro l'Europa e contro una parte sia pure assai ristretta degli italiani. _________________________________________________________________________________________ Il Pd, come abbiamo già detto, è di fronte a un appuntamento decisivo: le elezioni europee che si svolgeranno nella primavera del 2019. Bisogna che il partito scelga il leader incaricato di guidarlo. Renzi e molti con lui propongono le primarie; altri, altrettanto impegnati, vogliono fare subito il congresso del partito, che potrebbe aver luogo entro l'anno in corso. La differenza tra primarie e congresso è capitale: le prime scelgono la squadra dei capi; il secondo sceglie la politica del partito e gli organi direttivi dalla base al vertice. _________________________________________________________________________________________ Nella storia dell'Italia e nell'unico partito di opposizione esistente non c'è dubbio sulla necessità del congresso. Su questo tema ci sarà lo scontro nei prossimi giorni e sarà certamente decisivo. Ma c'è un problema che va risolto subito, sia che poi si scelgano le primarie sia che si opti per il congresso. Occorre che Renzi sia convinto che, risultati a parte, egli resti nel partito ed eviti a ogni costo l'ennesima scissione: sarebbe estremamente negativa per lui e per il partito. Renzi deve far parte del gruppo dirigente anche senza essere il segretario. Ottenuto questo risultato, si vada al congresso seguendo e favorendo però la nascita di un movimento al di fuori ma alleato del partito. Ho già evocato la settimana scorsa l'ipotesi di un movimento e ne ho proposto anche il nome: "Movimento azzurro per l'Italia e per l'Europa". Ho riflettuto a lungo su questo tema e ne ho discusso con persone culturalmente e politicamente di alto livello. Le opinioni di tutti sono conformi e qui le riassumo. _________________________________________________________________________________________ Molti cittadini, dopo la sconfitta referendaria sull'abolizione del Senato e su un sistema parlamentare monocamerale, abbandonarono il Pd e si orientarono in parte verso il Movimento 5 Stelle, che aveva ancora la presenza direzionale di Beppe Grillo. Ma la maggior parte di quelli che abbandonarono il Pd decise di astenersi dal voto alle elezioni di qualunque genere fossero. La conseguenza fu l'aumento delle astensioni, che oscillano attualmente tra il 30 e il 35 per cento. Da questo bisogna sottrarre un 10-15 per cento di astensioni dovute allo stato di salute, alla vecchiaia e ad altre ragioni che tengono lontano dalle urne. Resta comunque un 20 per cento che si astiene per ragioni politiche. È molto probabile che questi astenuti vedano con simpatia la nascita di un movimento qualificato e in linea con il partito come alleato. Il movimento potrebbe raccogliere molti elettori ora allo sbando e una notevole parte di quelli che hanno scelto l'astensione in attesa di eventuali e gradite novità. La nascita di un movimento sarebbe una di queste novità e probabilmente raccoglierebbe un 15-20 per cento degli attuali astenuti. _________________________________________________________________________________________ Questo è il progetto da attuarsi al più presto. Le personalità che potrebbero guidare la nascita di questo nuovo fenomeno sono molte. Dopo aver ampiamente esaminato il quadro adatto a questa missione fondativa e direttiva del movimento, i nomi più adatti potrebbero essere Andrea Riccardi, già ministro ma soprattutto fondatore della Comunità di Sant'Egidio; Pier Ferdinando Casini, senatore eletto dal Pd ma non iscritto al partito; Zingaretti, che compete per la segreteria del partito, ma qualora non la ottenesse potrebbe probabilmente essere interessato più al movimento che al partito; e ancora, Fabrizio Barca e Francesco Scoppola, personalità culturali e politiche ma non politicanti. Non c'è nulla di male a essere politicante, anzi è necessario in una situazione europea con una massa di problemi da risolvere, ma un movimento di tipo politico-culturale, alleato del Pd, avrebbe una forma utilissima. _________________________________________________________________________________________ Mi fa venire in mente un tratto fondamentale della storia dell'antica Roma: la dinastia degli Antonini. Furono quattro imperatori: i primi due, Traiano e Adriano, furono impegnati a fondo politicamente e militarmente per estendere i territori dell'Impero. I secondi due, Antonino Pio e Marco Aurelio, si occuparono quasi esclusivamente di cultura e di saggezza affinché le conquiste compiute diventassero permanenti e pacifiche. La storia ci insegna che la cultura, in certe circostanze, acquista una vera e propria attualità. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 07 ottobre 2018 _________________________________________________________________________________________ A noi tocca, per quanto pochi, per quanto soccombenti, ripetere pari pari che la prepotenza, il dileggio, l'intimidazione costante, soprattutto quando si è al potere, tanto più se si è ministro di Polizia, sono una colpa gravissima. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [L'Unto del Popolo] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 03 ottobre 2018) _________________________________________________________________________________________ Che dire di un ministro degli Interni che esulta per l'arresto di un suo avversario politico (Mimmo Lucano, per altro reo confesso di disobbedienza civile)? Non bisogna essere dei giganti del diritto, basta essere dei pesi medi del buon gusto per capire che quel ministro è ampiamente al di sotto della decenza. La folla plaudente che esulta a ogni sua scorrettezza, a ogni sua gomitata, a ogni sua minaccia, può anche diventare schiacciante maggioranza (è già accaduto, potrebbe accadere ancora). Ma a noi tocca, per quanto pochi, per quanto soccombenti, ripetere pari pari che la prepotenza, il dileggio, l'intimidazione costante, soprattutto quando si è al potere, tanto più se si è ministro di Polizia, sono una colpa gravissima. _________________________________________________________________________________________ Circondati da un'onda di odio che è lunga quanto è lungo il percorso della destra populista italiana (il cui fondatore indiscusso, si tende a dimenticarlo, è Silvio Berlusconi, l'Unto del Popolo), i cosiddetti buonisti sono i più esposti e i più additati all'insulto e al disprezzo: trent'anni di quel linguaggio avvelenato, di quello sguardo meschino, di quel giornalismo linciatore, di quella gogna canagliesca, non passano invano. Figuriamoci un sindaco che ha ridato un senso e una storia al suo paese spopolato aprendolo ai migranti, integrandoli, educandoli, insegnando loro e imparando da loro: in questa tragica situazione politica, il buonista è il Nemico del Popolo, il nuovo ebreo, il portatore di stigma. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 41 del 07 ottobre 2018
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§1 - Il segno del Quirinale sull'azzardo populista (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 30 settembre 2018) §2 - L’Amaca [Il voto per un pacco di pasta] (di Michele Serra Repubblica.it 30 settembre 2018)
post pubblicato in diario, il 30 settembre 2018


Anno XI N° 40 del 30 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 30 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Il Quirinale ha detto parole molto importanti, dopo i guai subiti dal Paese nelle ultime ore. Ricorda a tutti, e in particolare al governo e al Parlamento, che l’intera vita pubblica italiana è fondata sulla Costituzione e quindi, quando necessario, dalle sentenze della Corte Costituzionale, responsabile delle leggi e dello scrupolo con cui vengono applicate. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il segno del Quirinale sull'azzardo populista _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 30 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ L’Italia e purtroppo insieme a noi anche l’Europa, e se vogliamo estendere il nostro giudizio anche gli Stati Uniti, sono nel caos. Un tempo questi tre soggetti, considerati insieme, formavano quello che per molti secoli e fino a qualche mese fa tutti chiamavamo l’Occidente; ma oggi possiamo dire che l’Occidente non esiste più: gli Usa hanno una loro politica che non conducono affatto con l’Europa; la quale a sua volta è divisa in tre o quattro blocchi e sta addirittura per sfasciarsi a causa di una crisi politica ed economica. Quanto all’Italia, siamo in un Paese che ha una dittatura non soltanto di fatto (quella c’è già) ma di diritto. _________________________________________________________________________________________ Quanto è accaduto in settimana non è più premessa alla dittatura, ma un passo avanti che ne conferma i pericoli. L’alleanza tra razzismo e populismo ha piegato alcuni ministri, e si è addirittura imposta al capo dello Stato, Sergio Mattarella. Questo è l’aspetto più preoccupante tra quelli verificatisi, un precedente che finora non avevamo ancora visto: Mattarella ha invitato il ministro del Tesoro, Tria, a restare al suo posto pur essendo stato sonoramente sconfitto dal duo Salvini-Di Maio. Tria ha dovuto accettare l’aumento del deficit dalla cifra dell’1,6 a quella del 2,4 per cento imposta dai gialloverdi, che rischia di sconvolgere ancora di più il sistema bancario italiano, le organizzazioni sindacali, a provocare sanzioni della stessa Unione, e reazioni pesanti del Fondo Monetario internazionale e della Banca centrale presieduta da Mario Draghi. _________________________________________________________________________________________ Sarà molto interessante vedere come si comporterà nei prossimi giorni il presidente della Repubblica se lo spread, salito fino a 267 punti, farà un balzo verso i 350, e quali saranno i comportamenti della Banca d’Italia a proposito dei titoli pubblici, il cui valore tenderà a scendere velocemente. _________________________________________________________________________________________ Non c’è che aspettare quel che accadrà domani, quando i mercati si riapriranno. Nel frattempo la sinistra italiana si sta risvegliando contro questa gazzarra politica ed economica. Il quadro è questo: è scattato un grido d’allarme per l’Italia e per l’Europa. _________________________________________________________________________________________ Il Quirinale ha detto parole molto importanti, dopo i guai subiti dal Paese nelle ultime ore. Ricorda a tutti, e in particolare al governo e al Parlamento, che l’intera vita pubblica italiana è fondata sulla Costituzione e quindi, quando necessario, dalle sentenze della Corte Costituzionale, responsabile delle leggi e dello scrupolo con cui vengono applicate. Mattarella non ha ricordato, credo per eleganza di comportamento, che il potere di bloccare le leggi incostituzionali è anche suo: può respingere un provvedimento parlamentare o governativo nel quale vede alcuni errori non accettabili. Il Parlamento può correggere il testo in discussione o rimandarlo nella versione originale. A quel punto il presidente della Repubblica non può che firmarlo. Resta in ultima istanza la Corte Costituzionale: se e quando interverrà, avrà l’ultima parola. _________________________________________________________________________________________ Ho scritto fin qui del caos che a questo punto regna in Italia ed anche in Europa, ma c’è un Paese, una potenza, un impero che non sia nel caos anziché essere ben ordinato, coerente, libero per uno e per tutti? _________________________________________________________________________________________ Certamente può esistere, ma in modo transitorio poiché il caos è una forza che determina la vita di tutti. Equivale in questo alla guerra rispetto alla pace e al potere rispetto all’amore: sono situazioni che spesso convivono ma altrettanto spesso sono in conflitto tra loro e così è il rapporto tra il caos e l’ordine della vita. Non è un’affermazione teorica ma un’esperienza storica di quanto di solito è accaduto e accade. Se prendiamo come esempio il governo gialloverde di Salvini-Di Maio ne abbiamo la prova provata. Salvini in particolare sta smontando l’Europa per il poco che ancora esiste. Si è alleato ai “piccoli Mussolini” tipo Orbán; è in stretto contatto con Putin ma non solo per l’Europa, anche per la posizione dell’Italia nel Mediterraneo che fa gola a Putin sapendo di poter contare sul dittatore Salvini che potrà aprire allo zar russo le porte del Mediterraneo, dall’Egitto alla Turchia, alla Libia e alla Tunisia. _________________________________________________________________________________________ Ma il popolo italiano si identifica con il populismo razzista oppure se ne distingue? In parte si identifica e non a caso il governo gialloverde e i suoi alleati arrivano circa al 60 per cento nei sondaggi. Ma esiste anche un popolo non populista nel nostro Paese. Non parlo di quello del Partito democratico, che torna oggi in piazza. Esiste una platea di molte migliaia di persone che un tempo votavano e si impegnavano nettamente a sinistra, a cominciare dal Partito comunista che fu di Enrico Berlinguer. Cambiò nome parecchie volte e alla fine approdò undici anni fa alla fondazione del Pd, effettuata all’epoca da Walter Veltroni. _________________________________________________________________________________________ In questi undici anni sono accadute molte cose, tra le quali c’è stato anche l’allontanamento di una massa imponente di elettori, inizialmente attratti da Renzi ma subito dopo delusi da chi aveva come passione di comandare da solo. Le persone che hanno un interesse alla politica non tollerano questa situazione semi-dittatoriale, la quale comporta di solito (e con Renzi effettivamente questa è stata la causa) un allontanamento dal partito e l’indifferenza verso la politica. _________________________________________________________________________________________ Di solito queste persone non votano oppure votano scheda bianca. L’insieme è calcolabile al 30-35 per cento dei non votanti, dei quali un altro 10 per cento non vota per ragioni di età o di salute che glielo impediscono. Un Movimento che venisse fondato su basi liberal democratiche ed europeiste potrebbe contare sulla massa di voti che abbiamo già indicato: un 30 per cento degli astenuti potrebbe risvegliarsi dal sonno e tornare al voto. Può darsi che non torni al Pd consentendone tuttavia l’alleanza con quel Movimento che si autorappresenta con firme autorevoli di professionisti, insegnanti, scrittori. Non debbono organizzare nulla: un Movimento vive da solo, specialmente quando non è populista ma popolare, due parole che si somigliano ma sono profondamente diverse. _________________________________________________________________________________________ Un Movimento liberal democratico ed europeista può raccogliere una larga fetta degli astenuti, che sommati a un 22-23 per cento di un rinato Pd, arriverebbe a competere per il governo nazionale. Sarebbe un risultato clamoroso, e avrebbe anche ripercussioni sulla politica dell’Italia in Europa e per l’Europa. Non c’è molto tempo: cinque o sei mesi. Perciò occorrerebbe mettersi all’opera subito. Alcuni nomi già si conoscono e sono tra i migliori di cui la sinistra italiana dispone: Gentiloni, Minniti, Zanda, Calenda, Franceschini, Zingaretti, Delrio e lo stesso Renzi se finalmente smettesse di rivendicare il comando sull’Italia. Molti di questi nomi sono pronti a mobilitarsi per la costruzione del Movimento; altri per la rinascita del partito; ma ce ne sono moltissimi altri che rappresentano la professionalità, la cultura, la scuola. _________________________________________________________________________________________ Sarebbe una grande vittoria della democrazia italiana ed anche, per quanto possibile, per l’Europa sognata da Spinelli e dai suoi compagni. Non dobbiamo seguire calcoli di interesse, ma il senso della nostra storia. Talvolta è il passato quello che conta di più nell’ottenere il futuro dei giovani che sono la nostra ricchezza. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 30 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Possiamo dire con certezza, e per sua autonoma certificazione, che il M5S non è di sinistra: né quella vecchia, né quella nuova, né quella che non c’è. Questa è l’unica notizia davvero utile che arriva dal governo: sgombera il campo da un equivoco e lascia vacante, a disposizione di chi sarà capace di occuparlo, quell’enorme spazio vuoto chiamato “sinistra”. Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Il voto per un pacco di pasta] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 30 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Riassumendo. Il reddito di cittadinanza (e ogni forma di sussidio a chi ha di meno) è una cosa giusta, e forse obbligatoria in vista della distruzione del lavoro per via tecnologica. Ma finanziarlo con il debito è sciocco, e politicamente conservatore. L’assistenzialismo non è affatto “di sinistra”, perché scarica sulle generazioni future, con la stessa ingorda imprevidenza del turbo-capitalismo, le inadempienze del presente. _________________________________________________________________________________________ “Di sinistra” sarebbe rimediare alle indigenze (quelle personali e quelle sociali, vedi le infrastrutture, vedi soprattutto scuola e cultura) recuperando al bene della collettività il mostruoso bottino dell’evasione fiscale, che in Italia è il vero latrocinio (onestà! onestà!); e studiando la maniera di dirottare nelle casse pubbliche almeno parte dell’immane neo-accumulazione del capitale oggi concentrata, in misura impensabile perfino per il capitalismo ruggente delle origini, nei colossi del web e nei forzieri della finanza. _________________________________________________________________________________________ È difficile? Sì, è molto difficile: altrimenti qualcuno lo avrebbe già fatto. Di certo non lo sta facendo il movimento cinquestelle, del quale dunque, a conti fatti, possiamo dire con certezza, e per sua autonoma certificazione, che non è di sinistra: né quella vecchia, né quella nuova, né quella che non c’è. _________________________________________________________________________________________ Questa è l’unica notizia davvero utile che arriva dal governo: sgombera il campo da un equivoco e lascia vacante, a disposizione di chi sarà capace di occuparlo, quell’enorme spazio vuoto chiamato “sinistra”. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 30 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ C’è un tema dietro le parole del presidente Mattarella e dietro al suo richiamo sui conti pubblici: chi è al governo deve pensare anche alle generazioni future _________________________________________________________________________________________ Michele Ainis _________________________________________________________________________________________ §3 - I diritti di chi verrà dopo di noi _________________________________________________________________________________________ (di Michele Ainis Repubblica.it 30 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Dal presidente giunge un monito, e per una volta sarà bene tendere l'orecchio. Giacché il richiamo all'equilibrio di bilancio, nonché l'appello a garantire la sostenibilità del debito pubblico, non chiamano in causa unicamente l'articolo 97 della Costituzione. No, puntano l'indice verso la responsabilità di tutti e di ciascuno nei riguardi di chi verrà dopo di noi, e ha diritto a cominciare l'avventura della vita senza una cambiale sul groppone. _________________________________________________________________________________________ "Perché devo preoccuparmi dei posteri" disse una volta Woody Allen "cosa hanno fatto i posteri per me?". Nulla, evidentemente, nel bene e nel male. Eppure sono loro, le generazioni che verranno, a dare un senso al nostro stare al mondo. Perché la vita è un attimo, dura meno d'un fiammifero. È anche un'eccezione: nella regolarità del tempo, lungo la corsa dei millenni, noi non c'eravamo, noi non ci saremo. Ma ci sarà la specie umana, se nel frattempo non avremo provocato troppi danni al pianeta che ci ospita. E vivrà giorni migliori, se il futuro non verrà compromesso dal passato. _________________________________________________________________________________________ Ecco, è esattamente questo il valore del lavoro, con cui s'apre la Costituzione italiana: un servizio reso agli altri. Ed è sempre questo il significato dei doveri di solidarietà, richiamati nell'articolo 2: un debito reciproco, e al contempo un ponte fra le generazioni. Ma il brodo culturale nel quale siamo immersi reclama sempre più diritti, offuscando la cultura dei doveri. E l'egoismo dei diritti intesse manovre finanziate in deficit, scaricandone il costo sui più giovani, sui figli dei figli. È il caso della nota d'aggiornamento al Def approvata dal governo, con una briscola da 27 miliardi calata sui mercati. Anche il governo Renzi, tuttavia, vagheggiava un deficit perfino superiore. Anche i governi precedenti, che dagli anni Ottanta in poi hanno fatto lievitare il debito pubblico come una torta indigesta per il popolo italiano. _________________________________________________________________________________________ C'è allora un tema - ben più pregnante dei singoli episodi - dietro le parole del presidente Mattarella: i diritti delle generazioni future. Fin qui affidato alla riflessione dei filosofi, ma ormai maturo per vestire i panni del diritto. D'altronde, non è forse questa la missione dello Stato? Già Santi Romano - in un celebre scritto del 1909 - osservava che lo Stato deve curarsi non soltanto delle generazioni presenti, ma anche di quelle future. E ancora prima la Costituzione americana del 1787 prometteva benessere "a noi stessi e alla nostra posterità". Dopo d'allora quell'istanza è stata recepita in vari documenti internazionali, come la Dichiarazione adottata dall'Onu il 12 novembre 1997. E da lì è penetrata pure nel nostro ordinamento, sia nelle leggi (almeno una decina) sia negli statuti regionali (Piemonte, Emilia, Marche, Umbria, Puglia). _________________________________________________________________________________________ Da ultimo, l'equità fra le generazioni ha fatto esordio nella stessa giurisprudenza costituzionale. Con una decisione del 2014, e soprattutto nella sentenza n.173 del 2016. Dove entrava in gioco il prelievo forzoso sulle "pensioni d'oro", accusato d'offendere il legittimo affidamento dei loro titolari. Vero, disse in quel caso la Consulta; tuttavia il prelievo si giustifica in nome della solidarietà intergenerazionale, che pone l'oggi al servizio del domani. Sarà importante rammentarsene, quando in Parlamento s'aprirà la discussione sulla manovra finanziaria. Per il presente, ma altresì per il domani. [MAi] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 40 del 30 settembre 2018
continua
§1 - Si faccia subito un movimento europeista o sarà la fine (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 23 settembre 2018) §2 - Morire a 15 anni per un selfie, questi nostri figli senza rete (di Massimo Recalcati Repubblica.it 16 settembre 2018)
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2018


Anno XI N° 39 del 23 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 23 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Solo una formazione di sinistra, che allei tutte le forze di ispirazione liberaldemocratica in Europa, potrebbe recuperare gli elettori persi dal Pd e rafforzare l'Ue. Mettendo in difficoltà i populisti come Salvini e Di Maio _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Si faccia subito un movimento europeista o sarà la fine _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 23 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ A guardar bene, in quest'estate così variabile, molte cose in politica sono cambiate. O meglio: gli attori e gli spettatori (loro e noi) hanno messo a fuoco una realtà politica locale e nazionale che non è più la stessa di prima. Non lo è e non sembra esserlo, che quando si parla di politica l'essere e il sembrare sono la stessa cosa, anche se il sembrare è più mutevole. _________________________________________________________________________________________ Cominciamo dalla più grande delle realtà mondiali: l'Occidente non esiste più. Fino a poco tempo fa se ne parlava senza preoccuparsene, era una situazione di democrazia globale anche se poi poteva essere più virata a destra o a sinistra. L'Occidente era nato - se vogliamo ricostruirlo storicamente - dalla Rivoluzione francese e prima ancora - filosoficamente ed economicamente parlando - dall'Illuminismo franco-inglese, dalla guerra di indipendenza di Washington e da quella di libertà di Lincoln, dall'abolizione in politica del potere assoluto. Insomma la fine, o meglio, l'inizio della fine del potere assoluto e la diffusione della libertà dei cittadini, quale che fosse la loro patria di sangue. Popoli in movimento, con i rispettivi contrasti che di quel movimento facevano parte. E la rivoluzione industriale, nata nel Settecento in Inghilterra e dilagata in America e in Europa. _________________________________________________________________________________________ Questo è stato fino a poco tempo fa l'Occidente. Pieno di cataclismi come ho già detto, ma sostanzialmente esistente. Dall'inizio del Duemila, però, è stato indebolito da sviluppi sociali, economici e culturali molto diversi, ma già prima da guerre mondiali che hanno assistito, sia nella prima che nella seconda, all'Europa divisa in due fronti contrapposti. Infine, in questi ultimi due anni, l'America del Nord (e anche del Centro-Sud) non è più conforme al modello occidentale e l'Europa è sempre più lontana dalla struttura federale, che avrebbe dovuto essere il suo obiettivo e una realtà sempre più palese che invece non esiste affatto. _________________________________________________________________________________________ L'Occidente non c'è più. Trump ne è l'esempio maggiore, l'Europa ancora di più e così anche il Medio Oriente che di quel modello occidentale faceva parte, almeno per quanto riguarda Israele, la Turchia, il Libano, l'Egitto, la Siria. Quanto all'Italia, di questa scomparsa dell'Occidente noi siamo la principale vittima e al tempo stesso i coautori di questo fondamentale mutamento. Questa è la premessa, ma certo non è di poca importanza. _________________________________________________________________________________________ Matteo Salvini appartiene a quella categoria politica di chi vuole comandare da solo. Quando nacque la Lega, il capo era Bossi, ma solo non lo era affatto perché il potere era spartito tra molte persone nell'Italia settentrionale: molti dei cittadini che aderivano al partito seguivano e collaboravano alle decisioni dei loro sindaci dei Comuni piccoli e medi. Col tempo conquistarono anche Comuni grandi, tra i quali Milano, Bergamo, Padova, ma comunque lo spirito politico non aveva nulla di ideologico ed era praticamente impossibile definirlo di destra o di sinistra. Poteva essere da una parte o dall'altra secondo i problemi che localmente dovevano affrontare. Bossi in rappresentanza della Lega partecipò al primo governo Berlusconi, nel quale c'era anche il neofascista Fini; ma le riunioni di governo erano divise, Berlusconi incontrava i suoi due soci separatamente perché i due non si davano neppure la mano quando per caso si incontravano a Palazzo Chigi. _________________________________________________________________________________________ Salvini invece è di tutt'altra pasta: la Lega non è più Nord, ma Italia, e il suo leader vuole un potere assoluto. Ha dovuto allearsi con i 5 Stelle per avere una maggioranza sufficiente per guidare il Paese, anche se Di Maio per lui è il segretario di un Movimento numeroso ma senza alcuna struttura politica. Detta condizioni, contratti, obiettivi di potere. Lui concede ai 5S, che non contano niente, di pronunciare qualche parola, qualche richiesta realizzata, ma niente di più. _________________________________________________________________________________________ Non parliamo qui della presenza dell'Italia in Europa. Di Maio non se lo fila nessuno, Conte parla solo con Salvini, il quale si è di fatto impadronito anche del Movimento populista, unendolo con quello razzista, che è il suo punto di forza. Razzismo e populismo danno a Salvini un potere che ha una visibilità politica europea perché è abbinato al suo rapporto con Putin, che nella realtà è molto più forte delle apparenze, che peraltro non sono da poco. La sostanza è addirittura esplosiva; finora era una diceria, ma da qualche settimana sono emersi segnali estremamente importanti dai quali si ricava quanto segue. _________________________________________________________________________________________ Putin deve rinsaldare al massimo il suo potere in Italia; Salvini è alleato di Putin e quell'alleanza sta diventando sempre più visibile e sostanziale. Putin appoggia la Siria di Assad e ha una piccola base militare nello specchio d'acqua siriano al margine della frontiera con il Libano. Un'alleanza stretta, quella tra Putin e Salvini, che è resa man mano pubblica e muterebbe profondamente la situazione strategica portando, attraverso l'Italia salviniana, i russi nel Mediterraneo centrale, dove affacciano Egitto, Libia, Tunisia. Salvini dovrà guadagnare con questi Paesi o con alcuni di essi un rapporto molto stretto avendo alle spalle il potere e gli interessi di Putin. _________________________________________________________________________________________ È evidente che questa situazione opportunamente amministrata accrescerebbe la presenza di Salvini in Europa, anche se susciterebbe molte inimicizie, a cominciare da Macron e dagli spagnoli di Sánchez. Angela Merkel è sempre più incerta e proprio per questo il rapporto tra lei e Salvini può essere interessante per il capo della Lega, poiché la cancelliera tedesca ha un legame variabile con la Russia che tuttavia tende a consolidarsi. _________________________________________________________________________________________ E Di Maio che cosa può trarre da una situazione del genere? E la sinistra italiana quali rapporti può avere con l'Europa? _________________________________________________________________________________________ Allo stato dei fatti la sinistra italiana conta poco o niente. Vinse le elezioni europee del 2014, guidata da Renzi, allora capo del governo e del Partito democratico, col 41 per cento degli elettori. Da allora collezionò dissensi interni e sconfitte esterne, fino alla situazione odierna e al 17 per cento dei voti raccolti alle ultime elezioni. E tuttavia... _________________________________________________________________________________________ Tuttavia la sinistra democratica italiana non è morta. Esiste ancora con un nucleo vitale e un esiguo numero di elettori non più concentrati nelle regioni rosse d'un tempo, ma sparsi un po' dovunque, e inseriti in una classe in parte operaia e in parte formata da intellettuali, insegnanti, professionisti: un ceto medio che legge ancora con gusto le parole scritte dai giornali e nei libri. E al momento opportuno vota. Quelli che vanno alle urne tuttavia sono al di sotto del 20 per cento degli elettori. Un altro 20 non va alle urne. Non parlo qui di tutti i non votanti che restano a casa per ragioni di età o per antica abitudine; parlo di coloro che di solito votavano, ma ora si astengono perché non si sentono rappresentati da nessuno dei partiti in gara. _________________________________________________________________________________________ Domenica scorsa ho scritto una mia proposta che contiene due o tre ipotesi da realizzare. La ripeto, visto che nei giorni scorsi è stata variamente citata sui giornali con alcune incitazioni che mi sono state rivolte affinché quella proposta generica prenda una forma più concreta e aumenti l'interesse politico che sembra avere riscosso. _________________________________________________________________________________________ Secondo me, il Pd deve organizzare rapidamente un congresso, che elegga un gruppo dirigente (una sorta di comitato centrale) che a sua volta elegga il segretario del partito e la segreteria. Nomini anche un governo-ombra, che secondo me dovrebbe essere presieduto da Paolo Gentiloni, il quale potrebbe anche assumere la titolarità del ministero degli Esteri, con Marco Minniti vicepresidente e ministro dell'Interno. _________________________________________________________________________________________ Quanto a Matteo Renzi, lui spera di vincere il congresso: se questo dovesse avvenire, non sappiamo quale sarebbe la sua visione del partito, di cui comunque tornerebbe a essere il capo. Temo che questa ipotesi non sarebbe favorevole; sappiamo ormai da anni che Renzi ha una passione della quale è consapevole lui stesso: vuole comandare da solo. Ma se vincessero altri al congresso, Renzi andrebbe comunque utilizzato, specialmente in Europa. Ricordo che fu favorevole alla proposta di Mario Draghi di nominare un unico ministro delle Finanze per tutti i Paesi dell'Eurozona (proposta che è stata accettata a Bruxelles ma non ancora attuata) e anche di creare una polizia, una sorta di Fbi in Europa che tenesse sotto controllo la guerra segreta dell'Isis e di altre organizzazioni terroristiche. Renzi avrebbe tutta la capacità per svolgere ruoli di questo genere che hanno come obiettivo quello di rafforzare l'Europa. Esattamente il contrario sia di Salvini sia di Di Maio. _________________________________________________________________________________________ L'altra proposta da me indicata la settimana scorsa è la fondazione di un movimento che raduni tutti coloro che abbiano sentimenti politici liberaldemocratici e anche europeisti ma non abbiano voglia di entrare o almeno votare Pd. Del quale, del resto, hanno avuto di che dolersi negli ultimi anni. Anche se non escludono poi di potersi alleare con esso. Un movimento del genere potrebbe recuperare almeno una parte degli elettori che si sono astenuti negli ultimi quattro anni e che hanno mantenuto il loro pensiero politico ma non gradiscono votare per un partito che li ha profondamente delusi. _________________________________________________________________________________________ È difficile valutare quale potrebbe essere il risultato di recupero degli elettori che non sono più andati alle urne. Ma se aggiungiamo gruppi di giovani professionisti, di insegnanti, di studenti in età di voto (insomma una classe media e colta), animati dai sentimenti che abbiamo già indicato, il movimento potrebbe collocarsi intorno al 15 per cento e anche più. Alleato con il Pd potrebbe avvicinarsi al 40 per cento dei voti. Naturalmente ci vuole una classe dirigente che crei un fenomeno politico per molti aspetti affascinante, ma per altri non facile da realizzare. _________________________________________________________________________________________ Infine, mi auguro che una sinistra come questa che abbiamo fin qui descritto - tra partito e movimento, diversi ma con le stesse idee, gli stessi valori e gli stessi obiettivi - sia forte in Europa, che lavori per rafforzare l'Unione, la moneta comune, e pratichi una politica di investimenti in Africa. Una politica che, a suo tempo, il governo Gentiloni-Minniti aveva già avviato per le terre fertili oltre il deserto tripolitano e cirenaico. Questa sembra essere ormai anche la politica di Macron e potrebbe entrare in piena sintonia con quella della sinistra italiana. _________________________________________________________________________________________ Salvini, di fronte a un progetto complessivo di questo tipo, sarebbe in grave difficoltà e Di Maio con lui, il che sarebbe un gran bene per l'Italia e per l'Europa. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 23 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Non possiamo evitare le turbolenze dell'adolescenza. Possiamo solo vegliare affinché esistano adulti che sappiano offrirsi come destinatari della parola _________________________________________________________________________________________ Massimo Recalcati _________________________________________________________________________________________ §2 - Morire a 15 anni per un selfie, questi nostri figli senza rete _________________________________________________________________________________________ (di Massimo Recalcati Repubblica.it 16 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ In questo caso, nel caso del quindicenne precipitato dal tetto di un centro commerciale, non sembra esserci alcun determinismo evidente, né psichico, né sociale: no droga, no indigenza economica, no cattiva educazione, no genitori irresponsabili, no traumi, no isolamento, no disturbi psichiatrici. Tutto nella norma. Un gruppo di giovani amici dalle vite regolari sfida la morte. Potrebbe essere nostro figlio. È un nostro figlio. Non conviene scandalizzarsi, non conviene pensare che non toccherà mai a noi il dolore sordo che sta dilaniando i suoi familiari. Certo, i suoi post che lo ritraggono sui tetti di condomini, a penzoloni nel vuoto, sono inquietanti, ma radicalizzano, in realtà, una inquietudine che si può facilmente provare di fronte al disagio di ogni adolescente. _________________________________________________________________________________________ Perché sfidare la morte, sfidare il pericolo, cercare il brivido dell'impresa impossibile, immortalarsi eroe di fronte allo sguardo dei social? Voler apparire senza paura di fronte alla morte, non è una semplice deviazione psicopatologica della burrascosa transizione adolescenziale, ma un'ombra che accompagna questo difficile passaggio della vita. La spavalderia dell'adolescente, come recitava un bel libro di Charmet, non è mai separabile dalla sua fragilità, anzi, spesso il loro rapporto è inversamente proporzionale: più è avvertita una fragilità di fondo più si incentivano comportamenti spavaldi. _________________________________________________________________________________________ L'impresa che attende ogni adolescente è difficile: abitare un nuovo corpo, trovare una nuova lingua, inventarsi un nuovo stile. Il sesso e la morte, dormienti nell'età dell'infanzia, irrompono nell'adolescenza sulla scena. Come abitare un corpo animato dalla pulsione sessuale? Come sopportare l'angoscia dell'incontro con la nostra finitezza, con la vulnerabilità della vita? Questioni decisive per ogni adolescente che impongono innanzitutto il lutto dell'infanzia, la rinuncia alla sua condizione narcisistica e l'esposizione all'avventura del mondo. Ogni adolescente, come ricordava Rimbaud, si trova gettato in un esilio: deve abbandonare i territori conosciuti e familiari dell'infanzia per incamminarsi verso una terra straniera, verso lo splendore e l'orrore del mondo. _________________________________________________________________________________________ Abbiamo durante l'infanzia equipaggiato bene i nostri figli per questo difficile ma necessario viaggio? L'esigenza di libertà che essi devono avere il diritto di manifestare cozza contro la preoccupazione per un mondo che sembra essere divenuto tanto ricco di opportunità quanto insidioso. È stato notato da tempo e da molti autori che la carenza di riti di passaggio collettivi, in un Occidente che sponsorizza ciecamente il mito del successo e dell'affermazione individuale, lascia i nostri figli a sé stessi. Devono inventarsi allora queste ritualizzazioni simboliche assenti in prove di coraggio, in prestazioni "mitiche", in esibizioni private che i social rendono pubbliche. _________________________________________________________________________________________ La cultura speculare del selfie, dell'immagine di sé, sostenuta da una tecnologia che favorisce l'espandersi di un sentimento artefatto di onnipotenza, insieme al declino generale del valore della parola e della sua Legge, amplificano questa condizione di solitudine. Se i dispositivi simbolici che accompagnavano l'adolescente al passaggio verso la vita adulta si sono dissolti, resta l'atomizzazione individualista dei legami. Ne sono un esempio limite i cosiddetti Neet o gli ipponici Hikikomori, dove la sconnessione da ogni legame collettivo assume la forma grave di una vera e propria regressione autistica. _________________________________________________________________________________________ La verità è che non possiamo evitare né le turbolenze dell'adolescenza, né i suoi rischi, né, tanto meno, i suoi dolori. La verità è che non possiamo garantire la felicità dei nostri figli. Possiamo solo vegliare affinché esistano attorno a loro degli adulti che sappiano offrirsi come destinatari della parola. È il ruolo cruciale giocato innanzitutto dalla Scuola che quando è davvero buona favorisce la possibilità di tradurre in parole la sofferenza e il disagio. Si dovrebbe sempre ricordare l'importanza che nei momenti di maggior caos, di caduta, di fallimento, di delusione vissuti dai nostri figli esistano adulti capaci di dare e di ascoltare la loro parola. Non si tratta di sponsorizzare la retorica del dialogo e dell'empatia, ma di insistere sull'importanza di non lasciare cadere nel nulla i nostri figli. Di testimoniare che non sono soli. Anche la spavalderia provocatoria può essere una forma di invocazione. [MRe ] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 23 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Quel film ha un regista, Alessio Cremonini, e un produttore, Lucky Red. È costato dei quattrini, ha dato lavoro a tecnici, operai, attori, sceneggiatori, comprimari. Non c'è pezza: se il lavoro artistico non viene più retribuito muore _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [L'Arte ha un prezzo] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Ben vengano le proiezioni "pirata", in piazze gremite di ragazzi, del film su Stefano Cucchi. Servono a tenere vivi, in un colpo solo, non uno, ma due casi politici di enorme importanza. Il primo è il diritto di non morire per mano di Stato. Il secondo è il tema, davvero epocale, della sopravvivenza dell'arte come mestiere e come lavoro: perché va detto con franchezza, ai ragazzi che considerano la visione "libera" di quel film un gesto politico (e lo è), che è un gesto politico anche andare al cinema, o scaricare a pagamento i contenuti artistici o informativi o culturali ai quali si attribuisce valore. _________________________________________________________________________________________ Quel film ha un regista, Alessio Cremonini, e un produttore, Lucky Red. È costato dei quattrini, ha dato lavoro a tecnici, operai, attori, sceneggiatori, comprimari. Non c'è pezza: se il lavoro artistico non viene più retribuito muore, perché un film (o un libro, o una sinfonia) è come un tavolo, come un campo coltivato, come un viaggio, come una bicicletta. _________________________________________________________________________________________ Alla faccia "dell'ispirazione" e del talento, implica lavoro, brucia tempo, richiede capacità tecniche. Chi ci racconta di "nuovi modi" collettivi di produrre arte e cultura dice una mezza verità (la rete è in sé un catalizzatore di energie), ma mente sulla natura stessa del lavoro artistico, che è appunto lavoro, dunque fatica, competenze, esperienze, rischio intellettuale e rischio di impresa. La parola "gratuito" è una menzogna da Paese dei Balocchi, e bisognerà cominciare a dirlo se non si vuole diventare tutti ciuchi. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 23 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Serve un fantastiliardo? Provveda il ministro a trovarlo subito, è o non è il ministro dell'Economia? A chi deve chiederli i quattrini, Gigi Di Maio, a quello della Giustizia? Della Marina Mercantile? Della Sanità? _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §4 - L’Amaca [I topini di Cenerentola] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 19 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ "Un ministro dell'Economia serio i soldi per il reddito di cittadinanza li deve trovare", dice Di Maio a proposito di Tria, e si spalancano le porte di una Nuova Economia nella quale finalmente sono i bilanci a obbedire al fabbisogno, mai più viceversa. _________________________________________________________________________________________ Serve un fantastiliardo? Provveda il ministro a trovarlo subito, è o non è il ministro dell'Economia? A chi deve chiederli i quattrini, Gigi Di Maio, a quello della Giustizia? Della Marina Mercantile? Della Sanità? _________________________________________________________________________________________ Visto che lo Stato non può più battere moneta (altrimenti il governo del cambiamento avrebbe già riempito di monete d'oro le tasche degli italiani, di prosciutti le dispense, di cavalli bianchi con la gualdrappa di velluto i cavalieri, di monili le dame) e visto che gli occorre un vagone di miliardi per rispettare il famoso contratto, avrà o non avrà il diritto di chiederli a quel tirchio del ministro dell'Economia, i quattrini? La formula, se non la sa, Tria può trovarla nel fondo del suo cuore. _________________________________________________________________________________________ Se lo apre al suo prossimo, se guarda il cielo stellato, se dimentica le amarezze e gli affanni, se saluta ogni nuova alba con lo stupore di un bambino, ecco che la magica formula gli affiorerà alle labbra come per magia: "Salagadula, magicabula, bibbidi bobbidi bu, se le pronunci che avviene laggiù? Bibbidi bobbidi bu!". I topini di Cenerentola sono i sottosegretari ideali. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 39 del 23 settembre 2018
continua
§1 - Come fondare un movimento europeista al fianco del Pd (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 settembre 2018) §2 - L’Amaca [Fottuti in partenza] (di Michele Serra Repubblica.it 16 settembre 2018)
post pubblicato in diario, il 16 settembre 2018


Anno XI N° 38 del 16 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 16 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Ci sono molti ex comunisti ed ex democristiani che non seguirono l'evoluzione di quei due partiti [nel PD] e spesso disertarono le urne o addirittura negli ultimi anni scelsero i Cinque Stelle che si limitavano a quell'epoca a combattere le classi dirigenti politiche ed economiche del Paese senza proporre alcuna alternativa programmatica. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Come fondare un movimento europeista al fianco del Pd _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ L'Italia giallo-verde continua a guadagnare voti: sono molti in più, e quasi niente in meno. Questi sono sondaggi nazionali e locali, e quindi abbastanza realistici, ma ancora lontani dalle elezioni europee che si svolgeranno l'anno prossimo per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles. _________________________________________________________________________________________ Le previsioni sull'esito si ignorano, ma le ipotesi di chi se ne intende per lunga esperienza meritevole d'essere considerata, con l'appoggio di qualche data assai significativa, possono prendere come esempio la nascita della Comunità del carbone e dell'acciaio, che risale al 1951 (sessantasette anni fa). Anni dopo nacque l'Unione europea, poco più di quelle due parole, ma significative. _________________________________________________________________________________________ L'economia dei Paesi che costituivano il nocciolo duro del Continente aveva un trend abbastanza positivo. Guido Carli, allora governatore della Banca d'Italia, inventò la definizione di "miracolo italiano". Carli non era un ottimista e tanto più quindi la frase da lui inventata fu significativa. Il miracolo, pur in mezzo a molte traversie, sostanzialmente resse per molti anni. _________________________________________________________________________________________ Nonostante la presenza di masse povere o disoccupate era uno dei fenomeni più evidenti in gran parte del Paese. E perciò: miracolo da un lato, massa enorme di poveri o disoccupati dall'altro provocarono un fenomeno che coinvolse milioni di persone: un'emigrazione dalle campagne alle città e dal Sud al Nord. _________________________________________________________________________________________ Il fenomeno ebbe al tempo stesso conseguenze positive e drammatiche. Non c'è da stupirsi, la vita è fatta così. Nel suo complesso fu un fenomeno di modernità: i sindacati si rafforzarono e ancor più si rafforzò l'industria. Vi ricordate la prima rivoluzione industriale nella storia del mondo moderno? Avvenne in Inghilterra nel Settecento e poi rapidamente proseguì in Europa. L'Illuminismo europeo nacque come conseguenza culturale che dilagò in tutto il Continente. A centocinquant'anni di distanza, nel 1848 nacque il Marxismo. _________________________________________________________________________________________ In Italia tardò, ma è però storia di ribellioni politiche di stampo borbonico, alleato a un brigantaggio abbastanza diffuso nel Sud. L'industrializzazione comunque si verificò una ventina d'anni dopo e fu soprattutto di carattere bancario: francese e tedesco soprattutto. _________________________________________________________________________________________ Di qui partì la nostra emigrazione di massa verso l'America del Nord e del Sud. L'emigrazione, del resto, è un fenomeno che c'è sempre stato in tutto il mondo. La gente aveva bisogno di lavoro e andava dovunque quell'occasione esistesse. _________________________________________________________________________________________ In Italia tuttavia questo fenomeno è stato più diffuso che altrove, naturalmente se si esclude l'emigrazione di massa organizzata da équipe interessate che reclutavano vere e proprie masse di schiavi trasportandole soprattutto nel Sud americano; ma questi sono fenomeni diversi da quelli dell'emigrazione libera e individuale che da Paesi civili ma poveri si sposta verso Paesi altrettanto civili ma ricchi. _________________________________________________________________________________________ Però torniamo ora al mondo italiano quale si delineò nella seconda metà del Novecento, a Risorgimento ormai già compiuto. Dopo la fondazione della Comunità del carbone e dell'acciaio e - a parole - quella dell'Unione europea, fu posto allo studio una moneta unica per l'Europa. Il lavoro preparatorio durò tre anni poi si arrivò alla soluzione positiva e nacque l'euro. Furono Ciampi e Prodi a realizzarlo per quanto riguardava l'Italia. Il guardiano di questo fenomeno europeista è stato ed è Mario Draghi. Faccio notare che la Banca d'Italia ha forgiato tre personalità nel corso del tempo di altissimo rilievo, tecnico e anche etico-politico; nell'ordine del calendario si chiamano Guido Carli, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi: un trio che ha fatto la storia d'Italia e anche quella d'Europa per ciò che riguarda la moneta. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo è cambiato il mondo e la vera causa del cambiamento è stata ed è la tecnologia. È nota la società globale che progredisce in tutti i luoghi e in tutte le direzioni. Tra qualche decennio il mondo sarà molto diverso da quello di oggi. Del resto avviene sempre così, da quando esiste la nostra specie. Ci si chiede spesso quale sia la differenza tra la specie umana e le altre specie animali. La risposta è nota. Non è un maestro cui ci si rivolge, la conosciamo, ciascuno di noi direttamente: è l'Io. Noi sappiamo di essere integrati, costruiti, e perfino sorvegliati dal nostro Io. Ci ispira pensieri, azioni, ribellioni rispetto alle società o alle persone con cui viviamo, ed è anche il nostro guardiano. Questa molteplicità di funzioni è quella che distingue la nostra specie da tutte le altre, animali, dalle quali peraltro geneticamente deriviamo. L'Io si identifica con ogni persona umana, anzi è quella persona con un ulteriore compito: ci sorveglia dall'esterno, quindi sorveglia se stesso. _________________________________________________________________________________________ Non sto scrivendo un trattato di filosofia e del resto su questo tema ho scritto perfino un libro vent'anni fa dal titolo: Incontro con Io. Ne riparlo oggi per una ragione molto attuale: qual è l'Io di Salvini e quale quello di Di Maio? Dove vorrebbero portare l'Italia e l'Europa per quanto dipende da loro? E i nostri Io (ciascuno di noi ha il proprio) come giudicano la politica di quei due che ci rappresentano? _________________________________________________________________________________________ Queste mie riflessioni sono dettate da una battuta di Moscovici su Orbán e i suoi alleati: "Sono dei piccoli Mussolini". Ha scritto molto bene il paragone: è Orbán e con lui i suoi alleati tra i quali gli esponenti giallo-verdi Salvini e Di Maio; sono anch'essi dei "piccoli Mussolini": dittatori a casa propria, che si alleano con altri analoghi dittatorelli. Ognuno fa quel che vuole nella sua nazione e consiglia all'alleato di fare altrettanto. La loro alleanza ha come base che ognuno difenda l'altro come del resto storicamente avvenne ai tempi di Hitler, Mussolini e Francisco Franco. _________________________________________________________________________________________ "Piccoli Mussolini". Per fortuna questi sono piccoli, ma Mussolini non lo era. Aveva avuto gli omaggi politici da Hitler che era venuto dopo di lui (nel 1933 andò al potere in Germania mentre Mussolini c'era già al vertice dell'Italia dal 1922). Quando Hitler era già pronto a scatenare la guerra mondiale, iniziando con l'invasione della Norvegia dopo aver negoziato con la Russia quella della Polonia, Mussolini tentò con tutti i mezzi di evitare la guerra perché si rendeva conto che per l'Italia sarebbe stata una catastrofe. Non ci riuscì e non ebbe né la volontà né la forza di restare neutrale. Di qui, quello che poi è avvenuto e che ben conosciamo. I nostri giallo-verdi e i loro "piccoli Mussolini" alleati per raggiungere in Europa le loro finalità non sono in grado di farci vivere una guerra mondiale. Ai tempi nostri queste ipotesi sono molto azzardate e semmai sono nelle mani di personaggi come Trump, Putin, Xi Jinping. _________________________________________________________________________________________ L'Europa è molteplice e al tempo stesso cambia nelle singole nazioni che la compongono e quindi nell'insieme con molta frequenza. In questi mesi si è spostata verso una destra populista e razzista. Salvini e Di Maio operano nel senso conforme a quanto accade nel Continente; vivono cercando di accrescere la loro popolarità ma non fanno ancora parte della classe dirigente dell'Unione. Per due motivi: l'Italia in questa fase è molto debole rispetto agli altri Paesi dell'Unione, soprattutto per gli aspetti della sua economia, con un debito pubblico enorme, la mancanza d'un rapporto con il gruppo dirigente dell'Unione salvo la presenza di Tajani e della Mogherini che tuttavia hanno poco o niente a che fare con i giallo-verdi. _________________________________________________________________________________________ La seconda ragione è la politica interna italiana, rappresentata dal binomio Salvini-Di Maio, razzismo-populismo. Queste due posizioni politiche esistono ovviamente anche in Europa ma non guidano nazioni importanti. La Francia, la Germania, l'Inghilterra (nonostante la Brexit ha ancora una presenza in Europa) la Spagna, il Portogallo, la Svezia (nonostante le ultime elezioni) i Paesi finnici, l'Olanda, il Belgio, i Balcani, la Grecia, sono in qualche modo più presenti dell'Italia nelle cariche e nel Parlamento europeo, fatte le debite proporzioni, con le rispettive presenze parlamentari. _________________________________________________________________________________________ Da questo punto di vista le prossime elezioni europee saranno di notevole importanza per l'Italia. Salvini e Di Maio, in questo caso, si batteranno ognuno per conto proprio. Secondo le previsioni Salvini dovrebbe ottenere circa il 30 per cento. Di Maio punta su un 28-30. Questi sono i dati attuali riscontrati dai sondaggi ma altri ce ne sono che indagano non sui risultati ottenibili oggi ma su quelli che si profilano tra sei mesi, quando nuovi fatti politici, economici, sociali e anche culturali saranno probabilmente avvenuti. _________________________________________________________________________________________ L'attesa riguarda ovviamente ciò che potrà accadere nell'elettorato che è vissuto per anni in un'atmosfera di sinistra democratica, derivante storicamente da Berlinguer per quanto riguarda il Partito comunista e la sua trasformazione e Moro per altrettante trasformazioni nella Democrazia cristiana. Sono passati anni, molti anni, da questo inizio che costruiva una nuova atmosfera politica nel nostro Paese, ma gradualmente questa fu ottenuta e raggiunse il suo massimo con la nascita del Partito democratico per mano di Walter Veltroni dieci anni fa. Al governo poi andò Renzi e le elezioni europee furono la sua prima prova elettorale ottenendo il 41 per cento dei voti. Una vittoria, con quel 40 per cento, che continuò a essere una dotazione, peraltro più teorica che pratica col passar degli anni, fino a quando il 4 marzo scorso il Pd si è più che dimezzato scendendo tra il 17 e il 19 per cento e lì tuttora si trova. _________________________________________________________________________________________ La situazione a sinistra resterà tale nei prossimi sei mesi? Non sembra, al contrario appare evidente un duplice e concordato tentativo: rianimare il Pd con tutte le forze disponibili, disposte a lottare insieme e senza alcuna rivalità. La classe dirigente esiste ancora nonostante la batosta del 4 marzo e i due nomi più importanti che possano guidare il partito verso obiettivi d'una sinistra democratica sono quello di Gentiloni e quello di Minniti. _________________________________________________________________________________________ Evidentemente non sono i soli, ce ne sono molti altri, ma questi due sono quelli di maggior rilievo e in grado di guidare tutto il gruppo che ha rappresentato unitariamente il partito, senza divisioni tra loro. Ci sono anche nomi in qualche modo nuovi che potrebbero avere una funzione importante, a cominciare da quello di Zingaretti. _________________________________________________________________________________________ Una battaglia che veda unito e rafforzato il Pd su questa linea potrebbe riguadagnare almeno una decina di punti attestandosi intorno al 30 per cento. È un'ipotesi naturalmente ma molti esperti di questa materia la ritengono possibile se la battaglia sarà condotta in modo adeguato e senza rivalità all'interno del gruppo dirigente. _________________________________________________________________________________________ La seconda ipotesi è la fondazione di un movimento a sfondo liberaldemocratico che non abbia mai militato nel Pd. _________________________________________________________________________________________ Ci sono molti ex comunisti ed ex democristiani che non seguirono l'evoluzione di quei due partiti e spesso disertarono le urne o addirittura negli ultimi anni scelsero i Cinque Stelle che si limitavano a quell'epoca a combattere le classi dirigenti politiche ed economiche del Paese senza proporre alcuna alternativa programmatica. Non votarono oppure votarono per i grillini. Probabilmente sono ormai molto anziani ma le loro famiglie, i loro figli hanno vissuto questo clima e probabilmente ne sono stati influenzati. _________________________________________________________________________________________ Un movimento del genere che si schierasse su posizioni liberaldemocratiche ed europeiste, senza disprezzare e anzi favorendo un'alleanza con il Pd, quanti voti potrebbe politicamente raccogliere? _________________________________________________________________________________________ Gli esperti valutano l'ipotesi d'un movimento del genere al 15-20 per cento dei voti, da aggiungersi a quelli riconquistati dal Pd. Se queste cifre fossero esatte si arriverebbe a un risultato maggiore di quel 40 per cento che per quattro anni fu l'àncora del Pd. Un'ipotesi di questo genere è stata lungamente caldeggiata da Calenda e, in un suo ultimo articolo di alcuni giorni fa, pienamente proposta da Luigi Zanda. Credo sia inutile aggiungere che persone come Walter Veltroni, Romano Prodi ed altri nomi analoghi lotteranno nei prossimi sei mesi contemporaneamente per il Pd e per il movimento che si appresta a nascere: i valori sono gli stessi, gli ideali sono gli stessi: c'è l'Italia e c'è l'Europa. _________________________________________________________________________________________ Per quel che è il mio pensiero questo progetto duplice e concorde raccoglie tutta la mia simpatia. Alla mia età si apprezzano molto i giovani, soprattutto se bene accompagnati. Farò in modo che amici e familiari votino in parte il partito e in parte il movimento per il quale propongo un nome: Movimento Azzurro per l'Italia e per l'Europa. Si tratta di far rivivere politicamente l'Italia e di portare l'Europa all'altezza della società globale nella quale sempre più si vivrà in futuro.[ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 16 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Una [xesima] (se ne è perduto il conto) "Internazionale" dei socialisti, o meglio dei socialisti e dei progressisti, ovvero dei social-progressisti e dei democratici e dei libertari, o della sinistra, cioè volevo dire delle sinistre, mi vedrebbe accorrere entusiasta. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Fottuti in partenza] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 16 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Bernie Sanders e Yanis Varoufakis, sul Guardian, dicono dell’urgenza di un «fronte mondiale» da contrapporre alle già compattate e temibili armate in campo, quella della finanza e quella dei nazional-populisti. _________________________________________________________________________________________ Una quinta o sesta o ventiduesima (se ne è perduto il conto) "Internazionale" dei socialisti, o meglio dei socialisti e dei progressisti, ovvero dei social-progressisti e dei democratici e dei libertari, o della sinistra, cioè volevo dire delle sinistre, mi vedrebbe accorrere entusiasta, nonostante gli anni e le delusioni, ad applaudire nelle prime file, anche senza rinfresco nella hall e anche senza inno che commuova, e rinnovi entusiasmi novecenteschi. _________________________________________________________________________________________ Ma già la faticosa composizione del nome della coalizione (vedi le righe soprastanti) rende molto incerto questo sogno. E incontrerei già all’ingresso persone che mi considerano un tiepido riformista con il culo al caldo, e che io considero nocivi parolai, nonché piantagrane a prescindere. _________________________________________________________________________________________ Mi sentirei schedato o rischedato in partenza in una delle centinaia di correnti, tutte perdenti, che la sinistra ha prodotto nei secoli, mandando a ramengo se stessa nell’ansia di mandare a ramengo il tiepido riformista, o di espellere l’esaltato piantagrane. Mi verrebbe insomma, se non un pessimismo letale, una malinconia fondativa che non porterebbe niente di buono e di utile alla Causa. _________________________________________________________________________________________ Leggendo il Guardian la parola che mi ha messo più tristezza è brotherhood, fratellanza. Se ci vuole la brotherhood, ho pensato, allora siamo fottuti in partenza.[MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 38 del 16 settembre 2018
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§1 - Il Papa moderno e il Caimano della Lega (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 09 settembre 2018) §2 - Quando la solitudine genera tiranni (di Michele Ainis Intervento su Repubblica 29 agosto 2018)
post pubblicato in diario, il 9 settembre 2018


Anno XI N° 37 del 09 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 09 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Esistono tre tipi di Salvini e il peggiore è quello dittatoriale in Italia. È su questo che dobbiamo reagire mobilitando un popolo consapevole dei bisogni reali del Paese e dell’Europa _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Il Papa moderno e il Caimano della Lega _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 09 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Avevo dedicato questo mio articolo domenicale a papa Francesco, alle sue più recenti manifestazioni, al suo costante intento di unire l'umanità nello Spirito, nella pacifica condivisione e addirittura nell'affratellamento nel nome del Dio Unico e Creatore dal quale l'intero universo scaturisce. Scriverò su questi temi che negli anni del suo pontificato papa Francesco ha più volte affrontato con coerenza e con specifica attenzione al rapporto tra la Chiesa e la sua modernità. Ma prima di approfondire questo argomento che spesso ho affrontato parlando con Sua Santità, debbo chiarirne un altro, contenuto in una lettera che l'Ambasciata russa di Roma ha inviato al nostro giornale polemizzando con quanto avevo scritto domenica scorsa. _________________________________________________________________________________________ È vero ciò che ha scritto l'Ambasciata russa e da me politicamente segnalato: ho affermato che il governo russo di Putin è decisamente amico politico del nostro Matteo Salvini che attualmente, pur essendo ministro dell'Interno italiano, guida anche la politica italiana in Europa, ha costruito una vera e propria alleanza con il premier ungherese Orbán e altri Stati europei, come la Polonia, che pur aderendo teoricamente all'Unione europea non aderiscono all'euro ma hanno una propria moneta nazionale. _________________________________________________________________________________________ Questo tuttavia sarebbe poco: la Russia, fin dall'epoca degli Zar e poi di Lenin, di Stalin, di Krusciov, di Brežnev e adesso di Putin, è sempre stata un Paese europeo, anche se questa sua appartenenza si ferma più o meno al Volga e totalmente agli Urali. _________________________________________________________________________________________ L'amicizia politica tra Putin e Salvini non è affatto scandalosa e io, nel mio articolo di domenica scorsa e anche in altri precedenti interventi, non ho affatto criticato questo rapporto anche se è alquanto strano che un leader di destra come Salvini sia legato da un'intensa amicizia politica a un leader del comunismo mondiale. È pur vero che dopo lo scioglimento dell'Unione sovietica il comunismo ha profondamente cambiato i propri metodi; del resto è cambiato il mondo e ovviamente anche il comunismo, ma pure in modi diversi è ancora la sostanza politica della Russia, Putin del resto esordì politicamente come funzionario dei servizi segreti comunisti. _________________________________________________________________________________________ È utile saperlo e non è affatto insultante: è la storia di un uomo politico che, ormai da molti anni, è al vertice del proprio Paese. La politica è ovunque un'attività complessa e Aristotele lo dimostrò più di 2000 anni fa. Per la Russia è ancora più complessa se si pensa che il territorio del Paese e le popolazioni che lo abitano si estendono fino allo Stretto di Bering. _________________________________________________________________________________________ Allora qual è il fastidio dell'Ambasciata che ci viene contestato? È molto chiaro: Putin considera un insulto la mia affermazione di essere interessato ad un'egemonia nel Mediterraneo centrale considerando Salvini - per ora incontestabile leader del governo italiano - come una sorta di suo delegato in tutte le delicatissime questioni che coinvolgono le immigrazioni dal litorale libico con direzione Europa attraverso l'Italia. _________________________________________________________________________________________ Si poteva pensare che quel tema (immigrazione) per i territori coinvolti (Tripoli, Misurata, Tobruk) e i territori al di là del deserto non avessero nulla a che fare con gli interessi di Mosca. È un problema, quello dell'immigrazione, che interessa gran parte dell'Africa e del Medio Oriente. La mia personale convinzione è che la Russia ne sia coinvolta come seguito della sua alleanza con Assad, leader della Siria. La Russia è da tempo in Siria e da quella costa si affaccia con proprie basi aeree e militari sul Mediterraneo orientale. Che voglia estendere quest'alleanza ad un territorio più vasto non è affatto impensabile. _________________________________________________________________________________________ Del resto la Cina fa altrettanto rispetto all'Africa centrale. Quanto alla Russia c'è un precedente che avvenne negli anni Cinquanta del Novecento, quando le forze militari egiziane decisero di liberarsi di re Farouk, gli tolsero il regno e lo espulsero dall'Egitto formando un governo militare alleato con la Siria. Ma qual era la cultura politica di quei generali autori del colpo di Stato? Si chiamavano Naguib e Nasser. Erano, soprattutto Nasser, di idee comuniste e furono infatti molto aiutati dall'Unione Sovietica. Quel rapporto rimase vivo per anni, fino alla leadership sovietica di Krusciov che, pur mantenendo i buoni rapporti con l'Egitto, allargò la sua visione addirittura a Cuba e all'America meridionale. _________________________________________________________________________________________ Allora, con questi precedenti, storici, di che cosa si stupisce l'Ambasciata russa a Roma? _________________________________________________________________________________________ Naturalmente esaminando le iniziative di Salvini che vede un'Europa a modo suo e si considera un amico politico di Putin, non esiste un Salvini unico e neppure duale ma un terzo Salvini che è il più importante dei tre: il Salvini dittatoriale in Italia. Qualcuno ha ricordato nei giorni scorsi il film Il Caimano di Nanni Moretti. In quel film che descriveva la situazione italiana dell'epoca, il Caimano era Berlusconi, ma oggi potrebbe essere applicato a Salvini: un Caimano eccezionale. _________________________________________________________________________________________ A questo riguardo mi auguro che il Caimano Salvini faccia una battaglia peggiore di quella del Berlusconi di allora, ma bisogna combatterlo mobilitando l'Italia democratica che trovi in sé l'energia per eliminare dalla nostra politica e da quella europea i tre Salvini e con questo il Caimano che ancora ci perseguita. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo papa Francesco ha rilasciato un'intervista di due pagine al direttore del giornale economico Il Sole 24 Ore che ha riferito autorevolmente alcune tesi specificamente dedicate all'economia. Un papa come Bergoglio si dedica di tanto in tanto all'economia, ne indica gli obiettivi e i metodi che la Chiesa e il suo Papa sostengono, adeguati all'umanità, considerandola come formata al tempo stesso da un singolo soggetto o da gruppi collettivi: famiglie, Comuni, operatori internazionali, imprenditori, lavoratori che perseguono obiettivi propri ma conformi anche all'interesse generale. _________________________________________________________________________________________ C'è un elemento che secondo il Papa va assolutamente escluso ed è il denaro in quanto tale. Chi persegue l'appropriazione di denaro deve essere considerato negativamente a meno che quel denaro venga utilizzato per investimenti di interesse generale e non esclusivamente proprietario. Naturalmente in questa ampia descrizione di una desiderabile economia il Papa non esclude, e anzi mette in prima fila, il duplice problema delle diseguaglianze economico-sociali e delle immigrazioni d'un popolo verso territori diversi da dove fugge per fame e violenze. La predicazione contenuta in questa intervista il Papa l'ha esposta più volte: fratellanza di tutti gli uomini, di tutte le razze, di tutte le religioni e fede nel Dio Unico e Creatore. Questo è uno degli obiettivi centrali di Sua Santità, che in parte viene accettato dagli esponenti delle varie religioni monoteiste e anche politeiste, ma le opposizioni sono ancora molto vivaci e questo infatti è uno dei temi che papa Francesco cerca ancora di realizzare. _________________________________________________________________________________________ L'Osservatore Romano che è il giornale ufficiale del Vaticano, ha ritenuto utile riportare sulle proprie pagine il contenuto effettivo dell'intervista economica del Papa. Ha usato brevi frasi ma essenziali che ritengo opportuno riferire perché quel giornale rappresenta fedelmente il pensiero di Francesco senza divagazioni di sorta. _________________________________________________________________________________________ "La gestione dell'economia e della finanza, la creazione di nuovo lavoro, il rispetto dell'ambiente, l'accoglienza e l'integrazione dei migranti, passano tutti per un'etica amica della persona. Perché dietro ogni attività c'è una persona umana. Riguardo alla finanza che sovrasta l'economia reale, il lavoro conferisce la dignità all'uomo, non il denaro. La disoccupazione diffusa in diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro perché ha messo al centro un idolo che si chiama denaro. Al centro invece ci devono essere la famiglia e le persone affinché si possa andare avanti senza perdere la speranza. Non esiste un futuro pacifico per l'umanità se non nell'accoglienza della diversità, nella solidarietà nel pensare all'umanità come una sola famiglia". _________________________________________________________________________________________ Così L'Osservatore Romano condensa il significato dell'intervista papale della quale si sentiva bisogno per i tempi duri che stiamo attraversando. Da un esame attento di quanto ci accade intorno abbiamo dunque un Pontefice che ha largamente ammodernato la Chiesa attuando il compito che aveva ricevuto dal Concilio Vaticano II. _________________________________________________________________________________________ Questo è l'aspetto positivo di quanto è accaduto ma poi ci sono quelli negativi e si possono riassumere nei tre Salvini che abbiamo prima indicato. Sono tre malanni dei quali il peggiore è la dittatura latente del capo della Lega sull'intero nostro Paese ed è su questo, come abbiamo già detto, che dobbiamo reagire mobilitando un popolo consapevole dei bisogni reali dell'Italia e dell'Europa. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 09 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Otto milioni e mezzo di italiani vivono soli. E molti di più si sentono isolati, senza amici. Ecco perché nell'epoca social cresce la più inaspettata delle malattie _________________________________________________________________________________________ Michele Ainis _________________________________________________________________________________________ §2 - Quando la solitudine genera tiranni _________________________________________________________________________________________ (di Michele Ainis Intervento su Repubblica 29 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Ci si può sentire soli vivendo in compagnia di sessanta milioni di persone? È quanto sta accadendo agli italiani: una solitudine di massa, un sentimento collettivo d'esclusione, di lontananza rispetto alle vite degli altri, come se ciascuno fosse un'isola, una boa che galleggia in mare aperto. La solitudine si diffonde tra gli adolescenti, presso i quali cresce il fenomeno del ritiro sociale, altrimenti detto hikikomori. Diventa una prigione per gli anziani, la cui unica compagna è quasi sempre la tv. Infine sommerge come un'onda ogni generazione, ogni ceto sociale, ogni contrada del nostro territorio. _________________________________________________________________________________________ Ne sono prova le ricerche sociologiche, oltre che l'esperienza di cui siamo tutti testimoni: 8,5 milioni di italiani (la metà al Nord) vivono da soli; e molti di più si sentono soli, senza un affetto, senza il conforto di un amante o d'un amico. Così, nel 2015, Eurostat ha certificato che il 13,2 per cento degli italiani non ha nessuno cui rivolgersi nei momenti di difficoltà: la percentuale più alta d'Europa. Mentre l'11,9 per cento non sa indicare un conoscente né un parente con cui parli abitualmente dei propri affanni, dei propri problemi. Non a caso Telefono Amico Italia riceve quasi cinquantamila chiamate l'anno. Non a caso, stando a un Rapporto Censis (dicembre 2014), il 47 per cento degli italiani dichiara di rimanere da solo in media per 5 ore al giorno. E non a caso quest'anno, agli esami di maturità, la traccia più scelta dagli studenti s'intitolava "I diversi volti della solitudine nell'arte e nella letteratura". _________________________________________________________________________________________ Questa malattia non colpisce soltanto gli italiani. È un fungo tossico della modernità, e dunque cresce in tutti i boschi. Negli Stati Uniti il 39 per cento degli adulti non è sposato né convive; mentre l'Health and Retirement Study attesta che il 28 per cento dei più vecchi passa le giornate in uno stato di solitudine assoluta. Succede pure in Giappone, dove gli anziani poveri e soli scelgono il carcere, pur di procurarsi cibo caldo e un po' di compagnia; o in Inghilterra, dove la metà degli over 75 vive da sola. Tanto che da quelle parti il governo May, nel gennaio 2018, ha istituito il ministero della Solitudine, affidandone la guida a Tracey Crouch; ma già in precedenza funzionava una commissione con le medesime funzioni, inventata da Jo Cox, la deputata laburista uccisa da un estremista alla vigilia del referendum su Brexit. Insomma, altrove questo fenomeno viene trattato come un'emergenza, si studiano rimedi, si battezzano commissioni e dicasteri. In Italia, viceversa, viaggiamo a fari spenti, senza interrogarci sulle cause delle nuove solitudini, senza sforzarci di temperarne gli effetti. _________________________________________________________________________________________ Quanto alle cause, l'elenco è presto fatto. In primo luogo la tecnologia, che ci inchioda tutto il giorno davanti allo schermo del cellulare o del computer, allontanandoci dal contatto fisico con gli altri, segregandoci in una bolla virtuale. In secondo luogo l'eclissi dei luoghi aggreganti - famiglia, chiesa, partito - sostituiti da una distesa di periferie che ormai s'allargano fin dentro i centri storici delle città. In terzo luogo le nuove forme del commercio e del consumo: chiudono i negozi, dove incontravi le persone; aprono gli ipermercati, dove ti mescoli alla folla. In quarto luogo l'invecchiamento della popolazione, che trasforma una gran massa d'individui in ammalati cronici, e ciascuno è sempre solo dinanzi al proprio male. In quinto luogo e infine, la precarietà dell'esistenza: una volta ciascuno moriva nel paesello in cui era nato, dopo aver continuato lo stesso mestiere del nonno e del papà; ora si cambia città e lavoro come ci si cambia d'abito, senza trovare il tempo di farsi un nuovo amico, di familiarizzare con i nuovi colleghi. _________________________________________________________________________________________ Con quali conseguenze? Secondo un gruppo di ricercatori della Brigham Young University, la solitudine danneggia la salute quanto il fumo di 15 sigarette al giorno: giacché provoca squilibri ormonali, malumore, pressione alta, insonnia, maggiore vulnerabilità alle infezioni. Altri studiosi (John e Stephanie Cacioppo, dell'Università di Chicago) mettono l'accento sull'aggressività dei solitari, le cui menti sviluppano un eccesso di reazione, uno stato di perenne allerta, come dinanzi a un pericolo incombente. C'è un altro piano, tuttavia, ancora da esplorare: la politica, il governo della polis. L'individuo separato o è bestia o è dio, diceva Aristotele. Ma nelle società contemporanee la solitudine di massa ci rende tutti bestie alla mercé di un dio. _________________________________________________________________________________________ Sussiste una differenza, infatti, tra solitudine e isolamento. La prima può ben corrispondere a una scelta; il secondo è sempre imposto, è una condanna che subisci tuo malgrado. Nell'epoca della disintermediazione, della crisi di tutti i corpi collettivi, della partecipazione politica ridotta a un tweet o a un like, questa condanna ci colpisce uno per uno, trasformandoci in una nube d'atomi impazziti. Eravamo popolo, siamo una somma d'egoismi, senza un collante, senza un sentimento affratellante. Dunque più deboli rispetto alla stretta del potere. Perché è la massa, non il singolo, che può arginarne gli abusi. E perché il potere dispotico - ce lo ha ricordato Hannah Arendt (Vita activa), sulle orme di Montesquieu - si regge sull'isolamento: quello del tiranno dai suoi sudditi, quello dei sudditi fra loro, a causa del reciproco timore e del sospetto. Sicché il cerchio si chiude: le nostre solitudini ci consegnano in catene a un tiranno solitario. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 37 del 09 settembre 2018
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§1 - Un fronte democratico per battere i populisti (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 settembre 2018)§2 - SOGNI E POPOLO: cio che serve alla sinistra (di Walter Veltroni intervento su Repubblica 29 agosto 2018)
post pubblicato in diario, il 2 settembre 2018


Anno XI N° 36 del 02 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ La democrazia italiana ha come padri fondatori De Gasperi, Nenni, Berlinguer. Rifacendosi a quel passato, deve svegliarsi e creare un movimento che si estenda a tutti coloro che hanno scelto i valori di libertà e di eguaglianza _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Un fronte democratico per battere i populisti _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 settembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Razzisti contro antirazzisti, populisti contro antipopulisti. Ma in realtà non è così, né in Italia né in Europa. I problemi e la loro soluzione sembrano diversi a seconda dei due campi in cui si gioca, ma di fatto sono gli stessi, almeno per quanto riguarda noi italiani e il nostro governo gialloverde: i partiti che compongono l'esecutivo vogliono che l'Ue ci aiuti economicamente, sperano che in Europa vincano quelle forze che hanno deciso di alzare i muri contro l'immigrazione, vogliono che si rafforzi il sovranismo delle singole nazioni e puntano sull'alleanza dei nazionalisti con chi condivide queste finalità. E qui, per esempio, sta l'alleanza di Matteo Salvini con Viktor Orbán, con la Polonia e con tutti i Paesi che desiderano essere liberi di scegliere la moneta che più torna utile ai loro interessi. _________________________________________________________________________________________ Allo stato dei fatti queste finalità cominciano a essere realizzate dal nostro Salvini, il quale ha dimenticato di essere ministro dell'Interno in Italia e sta diventando una sorta di ministro degli Esteri in Europa. Il capo della Lega ignora o addirittura disprezza Bruxelles come sede dell'Unione. Lui vede l'Europa in tutt'altro modo e l'esempio più recente e più probante è la sua alleanza con il leader ungherese Orbán. Ce ne sono più d'uno come lui, a cominciare dalla Polonia e in tutti quei Paesi che hanno rifiutato la moneta comune europea e hanno preferito tenersi la propria. Potenzialmente Salvini tende a realizzare un'alleanza generale con tutti questi Stati, i quali a loro volta sentono una evidente simpatia per il nuovo zar della Russia, Vladimir Putin. _________________________________________________________________________________________ Il suo rapporto è particolarmente intenso con Salvini e la ragione è chiara: a differenza degli altri Orbán, Salvini dispone in questo momento dell'Italia. È lui che la governa, sia pure con l'alleanza, oscillante come consistenza e come intenzioni, guidata all'altro capo da Luigi Di Maio. Il governo italiano attuale conta su quasi il 70 per cento delle intenzioni di voto, come rilevato dai sondaggi. Questo può interessare molto a Putin, che sta cercando di ampliare i confini dell'impero russo al Sud, appoggiandosi soprattutto ad Assad e avendo messo basi militari che arrivano alle coste orientali del Mediterraneo. _________________________________________________________________________________________ Se il suo accordo con Salvini supera le questioni generali europee e si concentra anche in quelle mediterranee, un'alleanza tra loro porterebbe la Russia al centro del Mediterraneo, facendo di Salvini il suo appoggio più efficace. Naturalmente il potere del leader del Carroccio a questo punto sarebbe decuplicato: non solo una forte presenza in Europa, ma una sorta di delega da parte della Russia nel Mediterraneo. L'Italia razzista e populista diventerebbe molto più forte diplomaticamente e politicamente, a livello di Macron e Merkel. Che Dio l'abbia in gloria. Ma gli italiani la pensano tutti così? _________________________________________________________________________________________ In Italia ci sono molti elettori assenteisti. Fino a qualche tempo fa votavano spesso per il Pd. Adesso non lo votano più, ma fanno una scelta tra i partiti esistenti e molti di loro hanno dato la preferenza ai pentastellati di Di Maio. Altri ancora, il giorno del voto, hanno deciso di far vacanza. _________________________________________________________________________________________ E il Pd? Fino al 3 marzo - prima del voto - credeva di essersi assestato intorno al 40 per cento. Il 4 marzo ha invece incassato non più del 19 per cento. Da qualche esame approfondito risulta che questo dimezzamento del Pd è andato in parte a favore del partito di Di Maio e in parte anche maggiore è finito nell'astensione. _________________________________________________________________________________________ Nei giorni scorsi Walter Veltroni ha scritto su questo giornale un articolo molto ampio, che esamina la situazione italiana con grande attenzione tenendo presente la storia del passato, la situazione del presente e la speranza del futuro. Veltroni vede le difficoltà e le ha ampiamente denunciate, ma vede anche la possibilità di superarle e lo spiega. Per quanto mi riguarda, ho scritto il giorno dopo sul nostro giornale un articolo in cui dicevo di essere totalmente d'accordo con l'amico Walter. Sarà bene a questo punto esaminare nel modo più approfondito possibile questa situazione. _________________________________________________________________________________________ I cittadini italiani sono, almeno a partire dal 1948, un popolo democratico. Avevano subito una dittatura, una guerra, una sconfitta, un Paese semidistrutto. Ma poi ci furono sentimenti di risveglio e un popolo che si scopriva, appunto, decisamente democratico. Una massa con sentimenti religiosi uniti alla libertà politica e un'altra massa di comunisti e socialisti, animati anch'essi dall'amore per la libertà e l'eguaglianza. Questa umanità politicamente duplice ma sostanzialmente alleata sugli stessi valori vedeva un'Europa con la quale confrontarsi e in futuro unirsi. Naturalmente ciascuno viveva nella propria famiglia, nel proprio territorio, con la propria occupazione (quando c'era). Nelle fasi di economia debole il fenomeno della disoccupazione era molto rilevante e arrivava a due milioni di persone, soprattutto nei latifondi meridionali. Quando invece l'economia tirava, la disoccupazione si attestava su livelli modestissimi. _________________________________________________________________________________________ Guido Carli, governatore proprio in quegli anni della Banca d'Italia, parlò del "miracolo italiano". Era il 1955 quando quel miracolo ebbe inizio, con un'ondata di emigrazione dal Sud al Nord, dalle campagne alle città, dall'agricoltura all'industria. I fenomeni successivi sono ben noti: il triangolo industriale inizialmente fondato su Torino-Genova-Milano, che poi si spostò. Siamo così agli ultimi trent'anni del Novecento e nacque allora il "Sessantottismo", una generazione nuova che diventò un fenomeno di massa dei giovani studenti e degli operai. Questo movimento dette anche luogo a una minoranza estremamente violenta che culminò con le Brigate rosse e l'assassinio di Aldo Moro. Insanguinarono il Paese per oltre dieci anni, ma poi per fortuna scomparvero. Il "Sessantottismo" diventò l'Italia moderna, europeista, divorzista, filo-americana. _________________________________________________________________________________________ Da allora, dopo infiniti cambiamenti, il nostro è diventato un Paese diviso in due spazi: la destra razzista, in un mondo dove i popoli poveri tentano di trasferirsi nei Paesi più ricchi e i razzisti che fanno di tutto per ributtarli a mare; la sinistra democratica che vuole investire le proprie attività per fugare l'estrema povertà in casa e fuori casa, nell'Est europeo e in Africa. Questa era la sinistra. _________________________________________________________________________________________ Ma il Partito democratico nel frattempo è molto decaduto. Ora sta cercando di riprendersi. Se ci riuscirà, nelle prossime occasioni elettorali potrà guadagnare tra il 3 e il 4 per cento, arrivando nel caso migliore al 25 per cento: una discreta minoranza, ma senza alcuna vera funzione di fronte al governo gialloverde, che arriva nella sua completezza quasi al 70 per cento delle intenzioni di voto. È questa la consistenza dei democratici italiani? Un ipotetico 70 per cento che governa contro un 25 che sta a guardare? _________________________________________________________________________________________ In realtà i democratici sono molti di più. La democrazia italiana ha come padri fondatori De Gasperi, Nenni, Berlinguer. Bastano questi tre nomi a definire quella che è stata l'Italia moderna e laica. Rifacendosi a quel passato prossimo, i democratici italiani non valgono meno del 40 per cento, ma bisogna svegliarli, mobilitarli indipendentemente dal fatto che rientrino nel Pd. Possono creare un movimento che comprenda anche il partito ma vada oltre, che si estenda a tutti coloro che hanno scelto i valori di libertà e di eguaglianza. Con il conseguente indebolimento dei Cinque Stelle, che hanno a loro tempo pescato molto in quella parte degli elettori disgustati dal proprio partito d'origine. Un movimento che mobiliti percentuali simili di elettori può rappresentare addirittura la maggioranza del Paese. _________________________________________________________________________________________ Mi rendo conto che sono valutazioni opinabili, ma certamente non prive d'un principio di realtà storica. Un Paese come l'Italia, l'esperienza del suo passato, l'attività nel suo presente e la speranza del suo futuro le rendono valutazioni attendibili. Mi vengono in mente - e con questo concludo - i versi iniziali d'un canto che aprì le porte al futuro della democrazia: la Marsigliese. _________________________________________________________________________________________ "Allons enfants de la Patrie Le jour de gloire est arrivé! Contre nous de la tyrannie L'étendard sanglant est levé!" _________________________________________________________________________________________ È un canto antico, ma è un canto anche nostro. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 02 settembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Luciano Gallino, più di venti anni fa, scrisse l’introduzione a un libro nella quale diceva «la distruzione di una comunità politica, la fine della democrazia, è sempre possibile... Oggi come allora gli avversari della democrazia circolano numerosi tra noi, ma stanno anche dentro di noi, nel perenne conflitto, che è a un tempo sociale e psichico, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà». _________________________________________________________________________________________ §2 - SOGNI E POPOLO: cio che serve alla sinistra _________________________________________________________________________________________ (di Walter Veltroni intervento su Repubblica 29 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Non chiamiamoli populisti contro questa destra estrema è l’ora di una nuova sinistra. _________________________________________________________________________________________ Luciano Gallino, intellettuale di sinistra — definizioni che sembrano diventate brutte parole — scrisse più di venti anni fa l’introduzione a un libro nella quale diceva «la distruzione di una comunità politica, la fine della democrazia, è sempre possibile... Oggi come allora gli avversari della democrazia circolano numerosi tra noi, ma stanno anche dentro di noi, nel perenne conflitto, che è a un tempo sociale e psichico, tra bisogno di sicurezza e desiderio di libertà». _________________________________________________________________________________________ Il volume era Come si diventa nazisti di William Allen, uno storico che si incaricò di raccontare come una piccola comunità dell’Hannover si trasformò da città storicamente di sinistra a feudo del nazismo, in cinque anni passato dal 5 per cento al 62,3. _________________________________________________________________________________________ Allen scrive che «il problema del nazismo fu prima di tutto un problema di percezione». Non esiste evidentemente in Italia e altrove un pericolo nazista, anche perché la storia non si ripete mai nello stesso modo. Ma la mia angoscia, l’angoscia di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a ideali di democrazia e progresso, è che non si abbia la “percezione” di quello che sta accadendo. Che non ci si accorga che parole un tempo impronunciabili stanno diventando normali. _________________________________________________________________________________________ Non mi interessa qui la miseria della polemica politica quotidiana che ha perso la dignità minima. Sembrano tutti il Malvolio di La dodicesima notte di Shakespeare che dice, tronfio, «Su tutti voialtri prenderò la mia vendetta». _________________________________________________________________________________________ Credo si debba uscire dal presentismo che domina il nostro tempo, che toglie respiro, serietà, credibilità alle parole e ai gesti. Guardare il mondo e interpretare i segni che ci pervengono. _________________________________________________________________________________________ Fu quello che nell’estate del 1939 non si fu capaci di fare, mentre l’umanità precipitava in una guerra terribile. Guerra come quella che solo vent’anni prima aveva fatto diciassette milioni di vittime. Mentre sulle spiagge si prendeva ignari il sole e nei cuori si inneggiava al duce e al fuhrer, si stava preparando un conflitto che avrebbe prodotto 68 milioni di morti e la tragedia della Shoah. Papa Francesco ha parlato più volte, inascoltato, di una terza guerra mondiale. Per molti nostri coevi la guerra non è un deposito della storia o un monumento alla memoria. È la vita quotidiana, il dolore quotidiano in un mondo sordo e cieco. È lo stupore del bambino di Aleppo che seduto in un’ambulanza si tocca il viso scoprendolo pieno di sangue, è il corpo di Alan con la sua maglietta rossa sulla spiaggia turca e quello di suo fratello Galip, cinque anni, inghiottito dal mare. _________________________________________________________________________________________ Ma noi, l’Occidente che ha attraversato la seconda guerra mondiale e l’orrore dei regimi autoritari, dell’hitlerismo e dello stalinismo, noi dove stiamo andando? _________________________________________________________________________________________ Intervenendo al Festival delle idee di Repubblica, mesi fa, sono tornato sul paragone con Weimar. Non sono pessimista, non lo sono per carattere. Ma non voglio assuefarmi alla legge del “politicamente corretto” per cui si finisce con l’omettere o l’umettare la sostanza delle proprie ragioni. _________________________________________________________________________________________ Guardiamoci intorno. Cito due macrofenomeni: i dazi e la messa in discussione dell’Europa. Nella storia l’apposizione dei dazi è sempre stata la premessa per conflitti sanguinosi. Nel tempo della globalizzazione, fenomeno oggettivo, è impensabile agire lo strumento del protezionismo esasperato. Il conflitto tra Usa e Cina e tra Usa ed Europa, segnato dalle politiche di Trump, potrà avere effetti rilevanti sulla distensione internazionale. _________________________________________________________________________________________ Ma il secondo dato è il più grave. _________________________________________________________________________________________ Quando Spinelli pensò l’Europa unita, il nostro continente era in fiamme. È stata la più grande conquista di pace della storia umana, in questa parte del mondo. Ma ora tutto sta crollando. Logorato prima dalle timidezze dei governi democratici e ora dalla esplicita volontà antieuropea di un numero crescente di Stati. La Gran Bretagna è uscita, con il voto degli inglesi, e il gruppo di Visegrad si propone un’Europa minima, senza principi, valori, strategie comuni. _________________________________________________________________________________________ Il nostro Paese, fondatore dell’unità europea, improvvisamente ha come riferimento Orban e la sua “democrazia autoritaria”. Un modello che tende ad affermarsi, dalla Russia alla Turchia. Si fanno strada regimi che tendono a concentrare nelle mani di pochi il potere, che limitano la libertà di stampa e di pensiero, che incarcerano gli oppositori. _________________________________________________________________________________________ Qui, in Europa. _________________________________________________________________________________________ La “fine della democrazia è sempre possibile”, anche in forme storicamente inedite. _________________________________________________________________________________________ Come ai tempi di Weimar, quando la crisi delle istituzioni e dei partiti, spesso divorati dalla corruzione, si intreccia con la recessione economica, si genera un bisogno di sicurezza che può essere più forte del bisogno di libertà. _________________________________________________________________________________________ Il populismo, espressione comoda per indicare una politica che a questo disagio si rivolge, è, per tutto questo, una definizione sbagliata. _________________________________________________________________________________________ È destra, la peggiore destra. _________________________________________________________________________________________ Quella contro la quale un galantuomo come John McCain ha combattuto fino all’ultimo. _________________________________________________________________________________________ Definirla populista è farle un favore. Chiamiamo le cose con il loro nome. Chi sostiene il sovranismo in una società globale, chi postula una società chiusa, chi si fa beffe del pensiero degli altri e lo demonizza, chi anima spiriti guerrieri contro ogni minoranza, chi mette in discussione il valore della democrazia rappresentativa, altro non fa che dare voce alle ragioni storiche della destra più estrema. _________________________________________________________________________________________ Altro che populismo. Qualcosa di molto più pericoloso. _________________________________________________________________________________________ Ma ciò che la sinistra, impegnata a dividersi e rimirarsi allo specchio, non ha capito è che in questi anni è andata avanti una gigantesca riorganizzazione della intera struttura sociale. _________________________________________________________________________________________ Qualcosa di paragonabile agli effetti della rivoluzione industriale. Il lavoro ha cambiato natura, facendosi aleatorio e precario. E se la macchina a vapore ha creato l’industria moderna e con essa le classi sociali e le città, così la nuova rivoluzione tecnologica, ancora agli inizi, finisce con il sostituire tendenzialmente l’uomo con la macchina e con il mutare tutti i codici cognitivi e comunicativi. _________________________________________________________________________________________ La società è segnata da una sensazione di precarietà che la domina, che ne mina la fiducia sociale nel futuro. Non si può pensare che un tempo in cui le famiglie italiane hanno perso undici punti di reddito rispetto alla fase precrisi, in cui la differenza tra ricchi e poveri è aumentata, non sia carico di un drammatico disagio. _________________________________________________________________________________________ Un disagio che fa sì che prevalga la paura sulla speranza. La società, come un corpo contratto, si ritrae in una posizione orizzontale. Rifiuta ogni delega, anima della vera democrazia. Non vuole sapere la verità dai giornali, non accetta il parere degli scienziati, contesta persino fisicamente professori e medici, nega il valore della competenza politica fino a mettere in discussione il parlamento, per il quale si ipotizza una estrazione a sorte dei suoi membri. _________________________________________________________________________________________ Ma la società orizzontale finisce col postulare un potere verticale. _________________________________________________________________________________________ La sinistra non ha capito che quando si è posto, da Calamandrei in poi, il problema della trasparenza e della velocità della democrazia si cercava esattamente di rispondere a questo bisogno. In una società veloce una democrazia lenta e debole finisce con l’essere travolta. Più la democrazia decide, più resterà la democrazia. Meno decide e più sarà esposta alla pantomima di questa estate allucinante, con un governo che le spara grosse su tutto. Che arriva a sequestrare una nave militare italiana in un porto italiano, a giocare spregiudicatamente la vita di esseri umani per qualche voto esacerbato. Che minaccia l’Europa con un misto di arroganza e incompetenza. Che annuncia cose che non può fare, non sa fare, non farà. _________________________________________________________________________________________ Ma nel presentismo assoluto resta nell’aria solo il grido acuto dell’intemerata. Trump in campagna elettorale disse che, se anche avesse preso un fucile e fosse andato sulla Quinta strada a sparare, non avrebbe perso un voto. Temo fosse vero. E così un ministro dell’Interno indagato per abuso d’ufficio si deve dimettere se è di centrosinistra e uno di destra, indagato per sequestro di persona, deve restare al suo posto. Non discuto il merito, noto la differenza. E se un deputato della maggioranza dice, come un vero fascista, che «se i magistrati attaccano il capo, li andiamo a prendere casa per casa» nessuno nella stessa maggioranza dice nemmeno poffarbacco. _________________________________________________________________________________________ Ma nei confronti dei cinquestelle la sinistra ha compiuto gravi errori. Ha cambiato mille volte atteggiamento, ha demonizzato e cercato alleanze organiche o viceversa, senza capire che molti di quei voti sono di elettori di sinistra. Che molti dei sei milioni di cittadini che avevano votato per il Pd nel 2008 hanno finito con lo scegliere i pentastellati o sono restati a casa. Un dolore profondo, un malessere che meritava molto di più delle piccole risse quotidiane o dei corteggiamenti subalterni. Molti di quegli elettori oggi sono certamente in sofferenza per il dominio della Lega sul governo e ad essi, e a chi non ha votato, senza spocchia da maestrino, la sinistra deve rivolgersi. _________________________________________________________________________________________ Come? Sia chiaro: la crisi della sinistra non è un fenomeno esclusivamente italiano, è mondiale. Solo Obama, come immaginammo nel 2008, è restato vivido nella memoria come esempio universale di coerenza programmatica e valoriale. _________________________________________________________________________________________ Ma poi ha vinto Trump. Perché la sinistra o accende un sogno o non è. Perché la sinistra o è popolo o non è. Ma io non condivido i discorsi che sento fare sulla fine della sinistra o delle idee dei democratici. _________________________________________________________________________________________ È la sinistra, nella storia, che ha cambiato il mondo. Sono state le lotte contro lo schiavismo, per la liberazione delle donne, contro l’alienazione e lo sfruttamento, per i diritti civili e umani, contro le discriminazioni. È questo sistema di valori che ha reso la vita di ognuno sulla terra più libera e migliore. La sinistra lo ha saputo fare quando ha parlato al cuore delle persone, quando ha interpretato i bisogni di giustizia sociale, quando ha scelto la libertà. Cosa che non ha sempre fatto. Cinquant’anni fa la sinistra, per come la intendo, era nel sacrificio di Ian Palach e non nei carri armati con la falce e il martello. _________________________________________________________________________________________ Sogno e popolo, ciò che è stato perduto. _________________________________________________________________________________________ Due cose semplici e difficili insieme. Sono più chiaro ancora: o la sinistra definirà una proposta in grado di assicurare sicurezza sociale nel tempo della precarietà degli umani o sparirà. _________________________________________________________________________________________ O la sinistra la smetterà di rimpiangere un passato che non tornerà e si preoccuperà di portare in questo tempo i suoi valori o sparirà. O la sinistra immaginerà nuove forme di partecipazione popolare alla decisione pubblica, una nuova stagione della diffusione della democrazia, o prevarranno i modelli autoritari. Nelle future esperienze di governo della sinistra ci dovrà essere una più marcata radicalità di innovazione. _________________________________________________________________________________________ Allo stesso tempo, la sinistra non deve dimenticare chi è, ne deve anzi avere orgoglio. Non sarà inseguendo la destra o, in questo caso, il populismo che si eviterà il peggio. La sinistra non può avere paura di dire che è per una società dell’accoglienza, dire che è nella sua natura — oltre che in quella che dell’essere umano — la solidarietà, la condivisione del dolore, l’aiuto nel bisogno. La sinistra non deve aver paura di dire che non si deve mai deflettere dal rigoroso presidio della sicurezza dei cittadini imponendo a tutti il rispetto delle regole che ci siamo dati. _________________________________________________________________________________________ La sinistra non deve inseguire nessuno sul tema dell’Europa immaginandone una versione bonsai ma, al contrario, deve rilanciare con forza l’idea degli Stati Uniti d’Europa, meravigliosa utopia realizzabile. _________________________________________________________________________________________ Deve riscoprire, dopo averlo dimenticato, il tema dello sviluppo compatibile, vera incognita sul futuro della specie umana. E non deve assuefarsi alla barbarie del linguaggio semplificato, della rissa permanente, dell’insulto all’avversario. Anche in questo deve essere se stessa, non fare come Zelig. Deve coltivare la scuola, la ricerca, la cultura, l’identità profonda di un Paese che è sempre stato aperto al mondo. Non deve aver paura di unire anche quando la diffusione dell’odio sembra prevalere. _________________________________________________________________________________________ Deve innovare la sua identità e avere rispetto della sua storia. Si possono, ed è giusto, sostituire generazioni di dirigenti. Io mi sono presto fatto da parte per mia scelta e ho iniziato una nuova vita, come era corretto facessi. _________________________________________________________________________________________ Ma non è giusto cancellare la storia collettiva, le battaglie, i sacrifici, il senso di quella cosa enorme che nella storia italiana è stata la sinistra, è stato il pensiero democratico. Ha scritto, sul tema della memoria, il priore di Bose Enzo Bianchi: «Per ogni cultura, la memoria dei momenti e delle forze che l’hanno generata è essenziale; è proprio nella memoria degli eventi fondatori che la democrazia si afferma e si manifesta come valore». _________________________________________________________________________________________ Un esempio: la parola rottamazione fu usata, la prima volta, da Berlusconi in tv per attaccare Romano Prodi. Non è una nostra parola, figlia della nostra cultura. Neanche gli avversari si “rottamano”, perché un essere umano e le sue idee non sono mai da cancellare, se espresse per e con la libertà. _________________________________________________________________________________________ Quando — è successo varie volte — in Italia si sono prese sbandate per il demagogo di turno, alla sinistra democratica è toccato poi salvare il Paese. Per essere all’altezza di questa responsabilità la sinistra e i democratici devono unirsi e smetterla con la prassi esasperante delle divisioni e delle scissioni testimoniali. _________________________________________________________________________________________ Anche quella è un’abitudine spesso coincisa con tragiche sconfitte. _________________________________________________________________________________________ Il Pd che io immaginavo è durato pochi mesi, raggiunse il 34 per cento in condizioni terribili e si trovò, orgoglioso e emozionato, in un Circo Massimo oggi inimmaginabile per chiunque. _________________________________________________________________________________________ Era l’idea di un partito orizzontale, fatto di cittadini e movimenti, di associazioni e autonome organizzazioni. Un partito a vocazione maggioritaria perché aperto, che usava le primarie come cemento per unire questo arcobaleno. Il contrario di un “partito liquido”, come poi si è purtroppo rivelato essere, per paradosso, quando ha prevalso il rimpianto per forme partito che non sono più date in questo tempo. Quel partito è stato in questi anni, per responsabilità di tutti, dominato dalle correnti e dai gruppi organizzati e il suo spazio vitale si è ristretto, come la stanza del funzionario Rai di La Terrazza di Ettore Scola. Quei muri vanno tirati giù e il Pd deve apparire un luogo aperto, plurale, fondato sui valori e non sul potere. Bisogna inventare una forma originale di movimento politico del nuovo millennio. _________________________________________________________________________________________ Forse quella idea era sbagliata, forse troppo avanti. Ne ho preso atto, credo con misura, senza cessare mai di dare una mano alle ragioni che hanno ispirato la mia vita. _________________________________________________________________________________________ Per questo ho scritto oggi. Perché non smetto di credere alla sinistra, perché temo per il futuro della vita democratica e dell’Europa, perché penso che l’idea di un soggetto politico aperto del campo democratico sia più che mai necessaria. _________________________________________________________________________________________ Nessuno perda tempo a strologare sulla ragione di questo scritto. È solo amore per la propria comunità e per il proprio Paese. Tutto qui. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 36 del 02 settembre 2018
continua
§1 - Quell’antica debolezza dell’Italia senza Europa (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 26 agosto 2018) §2 - L’Amaca [Ex] (di Michele Serra Repubblica.it 25 agosto 2018)
post pubblicato in diario, il 26 agosto 2018


Anno XI N° 35 del 26 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Nel nostro Paese si sta sviluppando un’alternativa al populismo e al razzismo. Perché abbia successo non si può limitare a una nazione, ma crescere in tutta l'Unione _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Quell’antica debolezza dell’Italia senza Europa _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 26 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Claudio Tito sul nostro giornale di venerdì scorso ha scritto un articolo di fondo del quale faccio qui una breve citazione che in poche righe descrive l'intera drammatica situazione: "Questo governo rischia di mettere in gioco la tenuta stessa del Paese. _________________________________________________________________________________________ I principi democratici che l'hanno accompagnato in 70 anni di storia repubblicana e i riferimenti internazionali che ne hanno tutelato la libertà e la crescita. Le parole e le scelte compiute dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sono l'ultimo tassello d'un mosaico che punta a disegnare un'Italia completamente diversa, fuori dal diritto e fuori dall'Europa". _________________________________________________________________________________________ Settant'anni: vanno dal 1946 al 2016. Comprendono il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica e perfino le Brigate Rosse e l'uccisione di Aldo Moro. Eventi particolarmente tragici, eppure con un tessuto sostanzialmente democratico d'un Paese che ha reagito, ha registrato l'ordine, ha ristabilito la natura della persona, ha riassorbito il comunismo sovietico in un partito profondamente democratico, ha partecipato alla fondazione dell'Unione europea e alla moneta unica fatta propria da 19 paesi dell'Eurozona. _________________________________________________________________________________________ Sono tuttavia insoddisfatto per un'Europa che non riesce a trasformarsi in un Continente federale che sarebbe probabilmente uno dei principali protagonisti della società globalizzata e tuttavia l'ipotesi è tuttora in corso. Anzi lo sarebbe se alcune forze interne al nostro Continente non lottassero a tutto spiano contro l'Europa della quale facciamo parte come Nazione. _________________________________________________________________________________________ La verità per noi italiani è ancor più terribile: noi non siamo più una Nazione, ma una conventicola razzista e populista che è riuscita in tre anni a distruggere l'Italia democratica e a lottare per avere analogo risultato anche in Europa. _________________________________________________________________________________________ Ma come mai la maggioranza del nostro popolo o almeno una robusta e coerente minoranza non reagisce a ciò che sta accadendo? Come mai l'Italia è diventata un elemento disgregativo in casa propria e nel Continente cui partecipiamo da secoli? _________________________________________________________________________________________ Questo è il punto e questo va affrontato. _________________________________________________________________________________________ Il nostro è uno dei paesi più ricchi dal punto di vista delle Arti, quelle considerate come tali e quelle che si estendono fino al pensiero, alla filosofia, alla scienza. Insomma, a come è fatto il mondo e proprio noi stessi come specie rispetto ad altre specie con le quali rivaleggiamo e ai generi dai quali discendiamo. _________________________________________________________________________________________ Insomma, la nostra attività cerebrale e quella che chiamiamo comunemente la mente hanno avuto nel nostro Paese uno sviluppo secolare, eguale e addirittura maggiore di altri Paesi europei ed extraeuropei. _________________________________________________________________________________________ Lo stesso tipo di sviluppo non c'è stato invece nell'aspetto pratico della politica. _________________________________________________________________________________________ Il nostro Claudio Tito che ho appena citato ricorda con un giudizio positivo gli ultimi 70 anni del nostro sviluppo politico. Personalmente do un giudizio positivo a quella tesi che tuttavia può essere ampiamente discussa. Ma comunque quel giudizio limita una politica accettabile tra il 1946 e il 2016. Ammesso che quel pensiero corrisponda alla verità (e io lo ammetto) che cosa è accaduto prima, nei decenni e nei secoli? Non voglio andare troppo lontano nella storia d'Europa e dell'Italia, ma se partiamo dal Cinquecento, cioè dall'inizio di quella che chiamiamo la storia moderna, dalla scoperta dell'America e del resto del mondo fino ad oggi, noi vediamo che l'Italia una sua politica autonoma non l'ha mai avuta. _________________________________________________________________________________________ Tito comincia dal 1946, ma prima? _________________________________________________________________________________________ Sì, abbiamo avuto il Risorgimento, cioè una classe dirigente che si proponeva di costruire l'Italia politicamente unita. È stato rapido raggiungere il risultato: cominciarono dai primi dell'Ottocento e si conclusero appunto nel 1946. Perché mai lo consideriamo tanto lungo? Cavour fondò giuridicamente il Regno d'Italia nel 1861, cioè dopo l'incontro di Teano tra il re Vittorio Emanuele II e Garibaldi che aveva con i suoi volontari conquistato interamente il Sud. _________________________________________________________________________________________ Ma l'Italia dal 1861 in poi fu veramente unita, come classi dirigenti e come popolo? In parte come classe dirigente sì, come popolo assolutamente no. _________________________________________________________________________________________ Questa diversa situazione politica tra Nord e Sud è stata un fatto dominante per gli ultimi trent'anni dell'Ottocento e in qualche modo dura tuttora. Se andassimo a studiare altri analoghi esempi europei non vedremmo simili situazioni di natura sociale o territoriale e comunque mai durature per secoli. In Italia no. Salvo con la dittatura. _________________________________________________________________________________________ Il tema delle dittature è sempre stato molto pressante nella storia. In Europa specialmente. Pensate alla Spagna dei re d'Aragona, pensate ai re di Francia, di Inghilterra, di Russia, della Prussia e via dicendo, ma erano dittature che regnavano sull'intera nazione, anche se nessuno le chiamava così. _________________________________________________________________________________________ Il dittatore massimo sull'Europa continentale fu Napoleone. Durò poco, ma in quei vent'anni tenne l'Europa in pugno come non era mai accaduto prima dell'egemonia ellenica e poi della Roma imperiale, almeno per quanto riguarda il nostro emisfero occidentale. _________________________________________________________________________________________ I re, dal Cinquecento fino alla Rivoluzione francese, erano dei dittatori in politica interna e in politica estera. Rappresentavano il Paese intero e se qualcuno dei vassalli si ribellava lo facevano fuori. _________________________________________________________________________________________ L'Italia? Mai. Per secoli fu dominata da dittature, ma non erano italiane bensì spagnole, francesi, austriache o feudatari locali, uomini d'arme, rappresentanti in Italia di potere straniero, ma sempre su territori regionali: il napoletano, il pugliese, il toscano, la Lombardia, il Veneto, il Piemonte. _________________________________________________________________________________________ Che una sola politica, italiana o straniera, dominasse l'intero Paese non è mai accaduto fino al 1861, ma a quel punto nacque un notevole contrasto tra il sudismo e il nazionalismo. Oso dire che, sia pure in modo diverso, questa polemica tra il Sud e il Nord dura ancora. Salvo... _________________________________________________________________________________________ Salvo la maggioranza gialloverde: Salvini e Di Maio. Ma... Qui c'è un gran ma. _________________________________________________________________________________________ In Italia come pure in Europa i gialloverdi sono un'alleanza ma anche un'identità. I verdi di Salvini sono razzisti, i gialli di Di Maio populisti. Prima è stato così, ma in Italia e in Europa due motivazioni populiste sono comuni. Il razzismo di Salvini tende ad assorbire anche il populismo, sia in Italia sia in Europa poiché gran parte del popolo detesta gli immigrati. Il populismo puro e semplice che obiettivo ha? Nessuno. Un tempo il programma politico era quello di Grillo: l'abolizione di tutte le classi dirigenti e la dittatura del popolo che avrebbe costruito una nuova società. Ma oggi questo obiettivo non esiste più. A meno che la classe dirigente che è quella di Salvini con un Di Maio numero due finché Salvini lo sopporterà, non sia combattuta da un'altra e nuova classe dirigente. Per ora non c'è e sembrerebbe dunque che non esistano alternative, ma questo non è esatto. _________________________________________________________________________________________ Possono non esistere alternative per un tempo relativamente breve, dopo di che se ne creano per libera iniziativa di una parte del popolo, a meno che una dittatura lo vieti, ma in questo caso un'alternativa repressa diventerebbe progressivamente più forte ed infine sarebbe in grado di reagire. Personalmente ho la sensazione che questa alternativa si stia formando ma se la sua affermazione abbia una probabilità di riuscita, essa non può limitarsi all'Italia o ad uno dei Paesi europei: deve nascere contemporaneamente in vari luoghi del nostro Continente e con analoghe motivazioni. In un mondo europeo e nazionale dove populismo e razzismo sono ormai sostanzialmente uniti dai medesimi obiettivi, la nascita di un'alternativa deve ovviamente avere obiettivi diversi: una diversa cultura, una diversa moralità, una diversa struttura dell'economia, del lavoro, della socialità. Insomma, un nuovo mondo che di solito ogni mezzo secolo, tre o quattro generazioni, sostituisce l'antico. _________________________________________________________________________________________ Personalmente ho la sensazione che questo mutamento non sia molto lontano specie per i giovani. Bisognerebbe leggere libri adatti, ma purtroppo attualmente ce ne sono pochi. Uno antico ma a suo modo molto moderno lo scrisse Tocqueville, Democrazia e libertà. Bisognerebbe rileggerlo, i giovani specialmente che probabilmente non sanno neppure chi ne sia stato l'autore. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Cancellieri. Non una parola sui migranti, né in favore del durismo salviniano, né contro; né per l'accoglienza, né per il respingimento. Niente. Solamente una noticina finto-corrosiva in puro vecchio politichese, con il solo intelligibile scopo di ripetere la solfa che "sono tutti uguali" tranne, ovviamente, Cancelleri e la sua coorte di nuovissimi. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Ex] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 25 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Che cosa pensa il capo dei grillini siciliani, Cancelleri, della vicenda della nave Diciotti e, più in generale, della questione dei migranti? Niente. Cioè: qualcosa, in passato, deve avere pensato, visto che nel suo curriculum vanta di avere organizzato "giornate di solidarietà per gli immigrati". Ma questo avveniva prima. Perché adesso, nelle furibonde polemiche di queste ore, con il presidente della Regione, Miccichè (destra storica, se così si può ricostruire il suo denso curriculum politico) che dà testualmente dello "stronzo" a Salvini augurandogli di "riuscire a provare vergogna", Cancelleri prende la parola solamente per denunciare che "quelli del Pd condividono il pensiero di Miccichè" e dunque "sembra che Forza Italia abbia superato il Pd a sinistra". _________________________________________________________________________________________ Non una parola sui migranti, né in favore del durismo salviniano, né contro; né per l'accoglienza, né per il respingimento. Niente. Solamente una noticina finto-corrosiva in puro vecchio politichese, cose da vicecronista politico di stanza nei corridoi della Regione Sicilia, con il solo intelligibile scopo di ripetere la solfa che "sono tutti uguali" tranne, ovviamente, Cancelleri e la sua coorte di nuovissimi. In che cosa si sostanzi, questa prodigiosa diversità grillina, non è a Cancelleri che bisogna domandarlo. Non lo sa nemmeno lui: altrimenti, sulla dolorosa faccenda della Diciotti, ferma sotto il suo naso nel porto di Catania, questo ex amico dei migranti almeno mezzo tweet avrebbe trovato la maniera di scriverlo. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 26 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ L'esecutivo non rispetta i codici e il suo compito costituzionale. Si assiste a una modifica del nostro Dna democratico. L'Italia è diventata un Paese pericoloso, al punto da esporci a una possibile espulsione dal consesso internazionale _________________________________________________________________________________________ Claudio Tito _________________________________________________________________________________________ §3 - Lontani dal diritto, lontani dall'Europa _________________________________________________________________________________________ (di Claudio Tito Repubblica.it 23 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Illegalità, avventurismo, paura, disastro economico. Non si tratta più semplicemente di opinioni diverse. Non si discute più solo di progetti politici alternativi, innovativi o reazionari. Questo governo rischia di mettere in gioco la tenuta stessa del Paese. I principi democratici che lo hanno accompagnato in 70 anni di storia repubblicana e i riferimenti internazionali che ne hanno tutelato la libertà e la crescita. Le parole e le scelte compiute dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, sono l'ultimo tassello di un mosaico che punta a disegnare un'Italia completamente diversa, fuori dal diritto e fuori dall'Europa. _________________________________________________________________________________________ Quel che sta accadendo a Catania, sulla nave Diciotti, infatti, non può essere valutato come una ordinaria trattativa con l'Unione europea. Il punto è che non esiste alcuna legge che consenta al capo della Lega di sequestrare di fatto non solo i migranti, seppure clandestini, ma anche l'equipaggio della Guardia costiera. Si parla di una nave italiana, con militari italiani, in un porto italiano. Il nucleo più profondo di questa drammatica vicenda non riguarda, quindi, il braccio di ferro con i partner dell'Ue. _________________________________________________________________________________________ Perché quell'elemento è ormai trasceso. Ci si trova di fronte a un esecutivo che non rispetta i codici e tradisce il suo compito costituzionale. Il titolare del Viminale butta in pasto ai social il modello australiano, ignorandone la reale consistenza e soprattutto senza mai aver discusso, anche solo approssimativamente, nel governo e in Parlamento l'idea di organizzare un blocco navale. Peraltro poco praticabile nei nostri mari se non in questa propaganda leghista spargi-terrore. Si assiste così a una violenta modifica del nostro Dna democratico con il tentativo di cancellare i più banali principi di solidarietà. E lo fa un partito che alle ultime elezioni, poco più di cinque mesi fa, ha conquistato il 17 per cento dei voti e non il 51. _________________________________________________________________________________________ Il suo alleato maggiore, il Movimento 5 Stelle, ormai si comporta da intimorito reggicoda. Insegue scompostamente la Lega, al punto da esporre l'Italia alla possibilità di una vera e propria espulsione dal consesso internazionale. Come non capire che la sola ipotesi brandita da Di Maio di non pagare più i contributi a Bruxelles equivale a minacciare l'uscita dall'Unione? Che la politica comunitaria sui migranti debba cambiare, è ormai evidente a tutti. Ma altra cosa è immaginare una sorta di Italexit, senza nemmeno il referendum che ha determinato la scelta in Gran Bretagna e senza nemmeno la consultazione popolare di cui ogni tanto vagheggia Beppe Grillo. _________________________________________________________________________________________ Una intimidazione - al di là dell'effettiva praticabilità - le cui conseguenze ricadranno solo ed esclusivamente sui cittadini. I dati sulla fuga dei capitali stranieri dai nostri confini e le previsioni di crescita ridotta sono tutti fattori che esploderanno dopo queste smisurate esternazioni. Chi investe vuol sapere se il nostro Paese è dentro o fuori dall'Europa. Se il debito pubblico è sostenibile. Se il governo intenda adottare provvedimenti per controllare il deficit e per far crescere la ricchezza. Interrogativi che stanno ricevendo solo risposte negative: l'Italia sta diventando un Paese pericoloso. Come se vivesse una perenne adolescenza: capace di grandi imprese e di madornali errori. Ora però è diventato anche inaffidabile. _________________________________________________________________________________________ Il progetto di Salvini, del resto, è esattamente questo: come uno studente incapace di prendere buoni voti, non intende studiare ma sfasciare la scuola. Sa di poter tendere la corda fin dove vuole con i grillini. I pentastellati sono disperatamente aggrappati a questa maggioranza. La coalizione gialloverde è l'unica strada davanti a loro. Il capo del Carroccio, al contrario, pensa di avere un'alternativa. Può spingersi fino alla crisi di governo - quasi la cerca - nella convinzione di raddoppiare, in caso di urne anticipate, i voti ottenuti a marzo, a discapito degli stessi grillini. Può scegliere se mantenere un rapporto con il M5S o se far rinascere il centrodestra. Può scommettere sulla sconfitta degli europeisti alle prossime elezioni di maggio per il Parlamento di Strasburgo. Sperando che la somma di Ppe e Pse non dia la maggioranza. In quel caso, allora, saranno i sovranisti - un semplice eufemismo per non dire nazionalisti - a scegliere il nuovo presidente della Commissione europea e a segnare la fine sostanziale dell'Unione. Ossia, l'obiettivo finale del "salvinismo". _________________________________________________________________________________________ Un calcolo che ha come cifra dominante la paura. Salvini si sente il nuovo uomo forte della politica italiana e ha bisogno di generare nuovi smarrimenti. Induce così gli italiani ad accettare una riduzione delle proprie libertà e dei propri principi, in cambio di una presunta necessità di ulteriore sicurezza. Nei primi anni '90 Silvio Berlusconi aveva resuscitato la paura del comunismo. Mentre quell'ideologia moriva ovunque, il Cavaliere la rianimò negli incubi degli italiani. Il segretario della Lega sta facendo la stessa cosa solleticando ancor di più gli istinti viscerali dei suoi sostenitori e dei potenziali fan. Se anche l'emergenza immigrazione va riducendosi nei numeri, lui ne eccita il terrore e si offre agli elettori come l'uomo forte che può affrontare l'allarme e risolvere da solo i problemi del Paese. _________________________________________________________________________________________ Del resto, l'opposizione è assente. Il Pd è stordito e si chiude in una sorta di inconsapevole e autodistruttivo Aventino. Senza voce e incapace di interpretare gli eventi del dopo 4 marzo. Una afasia che aiuta solo Salvini. Ma la storia insegna che quando un Paese si attacca all'uomo forte per sottrarsi alla paura, dimenticandosi le regole della convivenza civile, quella stessa paura avvolge il Paese fino a trascinarlo nel baratro. [CTi] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 35 del 26 agosto 2018
continua
§1 - L'Italia esiste, ma in Europa conta meno del Lussemburgo (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 19 agosto 2018) §4 - Genova, il ground zero dell’Italia (di Ezio Mauro Repubblica.it 16 agosto 2018)
post pubblicato in diario, il 19 agosto 2018


Anno XI N° 34 del 19 agosto 2018 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 19 agosto 2018 ________________________________________________________________________________________ Salvini alleato di Marine Le Pen e legatissimo a Putin, Di Maio e un populismo non ha riscontro politico. Meglio ricordare la storia recente e i grandi del passato ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - L'Italia esiste, ma in Europa conta meno del Lussemburgo ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 19 agosto 2018) ________________________________________________________________________________________ Il crollo del viadotto di Genova, i morti, il dolore, la tristezza, le responsabilità dei titolari di quel lavoro e di chi avrebbe dovuto controllarlo, la reazione del governo, dei partiti che lo compongono e di quelli che ora sono all'opposizione ma erano al governo quando quell'opera pubblica fu affidata ai privati, e infine come la pensa la pubblica opinione e gli strumenti d'informazione che in qualche modo la rappresentano. Questo è il quadro d'un evento che ha causato 43 morti. ________________________________________________________________________________________ Da giorni quel luttuoso evento domina tutti gli altri. Come mai? I terremoti che da tre anni si susseguono sulle dorsali appenniniche dell'Italia centrale hanno causato danni e vittime assai maggiori ed hanno anch'essi provocato forze politiche, pubblica amministrazione, questura, giustizia. Verrebbe da pensare che il nostro Paese sia particolarmente sfortunato ma anche impreparato e abitato e governato da gente di modesta qualità rispetto ad altri. Se poi guardiamo al nostro passato, ritroviamo analoghi malanni. Siamo dunque una misera gentaglia dopo la grandiosità dell'Impero romano? ________________________________________________________________________________________ Quell'Impero di fatto si sfasciò dopo la dinastia degli Antonini: Traiano, Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio. Dopo di loro altri grandi imperatori ci furono ma erano singoli individui e a volte più d'uno che contestava l'altro. L'Impero come completa unità si sfasciò, salvo alcune eccezioni fin quando Bisanzio fece capire che quella era la nuova capitale e non più Roma. ________________________________________________________________________________________ La storia che si insegna nelle scuole riunisce Bisanzio e il suo Impero come una forza distinta da Roma, la cui fine è collocata nel 476. Da questa data l'Occidente europeo entra nel buio: Goti, Ostrogoti, Visigoti, Franchi, Longobardi, Arabi. ________________________________________________________________________________________ Passano i secoli e Roma non è più un Impero. ________________________________________________________________________________________ Quanto all'Europa era anch'essa estremamente agitata: i confini del Continente erano molto confusi, non c'era uno Stato, non c'era una dinastia, c'erano molti feudi più o meno autonomi e sottoposti a potenze più ampie e più estese, ma in Europa tutto restava estremamente mobile e cangiante con maggiore consistenza e stabilità lungo il corso del Reno, e dall'est e dal nord. ________________________________________________________________________________________ Questa fu l'Europa fino all'Ottocento, percorsa non soltanto da tribù o addirittura da masse di popolo guidate da un capo, ma soprattutto da monaci che diffondevano la religione cattolica ed altri, i catari, predicatori d'una religione scismatica, guidata da Valdo che si fermò nelle zone alpine mentre molti dei sui compagni si installarono nella Francia meridionale dove a questo punto furono aggrediti e distrutti da forze della Guascogna, incitate dal Vaticano come in una sorta di Crociata. ________________________________________________________________________________________ Questa era l'Europa del centro e del Sud. Quella del Nord era ancor più confusa. Soprattutto le genti della Scandinavia, i baltici, i finnici, le popolazioni che abitavano nei Balcani. Gli scandinavi occuparono l'Inghilterra meridionale e l'Irlanda; una parte di loro si spinse a sud fino alla Normandia e non risparmiarono incursioni molto combattute verso Parigi. Così, molto gradualmente, si definirono alcune nazioni d'Europa che in alcuni casi ebbero anche un re; in altri comunque un capo che li guidava in ulteriori spostamenti. ________________________________________________________________________________________ Questi movimenti di popolazioni si svolgevano in direzioni assai variabili. In Francia per esempio alcuni popoli come i normanni distaccarono, una parte di loro dalla Normandia alla Sicilia e all'Italia meridionale mentre nel frattempo arabi ed anche ebrei entravano in Spagna occupando alcuni regioni di quel Paese, a cominciare da Cordoba, ma arrivando fino ai Pirenei e penetrando anche oltre quella catena di monti. ________________________________________________________________________________________ Movimenti analoghi si svolgevano nel nord e nell'est del continente europeo il cui centro col passare del tempo si collocò nella zona renana e ad Aquisgrana. Re Carlo fu incoronato e così ebbe inizio la dinastia Carolingia. ________________________________________________________________________________________ L'Europa comunque non era un regno ma una quantità di feudi maggiori o minori, con i feudatari spesso imparentati con la casa reale. ________________________________________________________________________________________ Un altro elemento di coesione fu effettuato da gruppi numerosi di monaci di religione cattolica che diffusero in quasi tutto il continente europeo quella religione, sia pure con molte sfumature, differenze, eresie che poi si manifestarono nel corso dei secoli in modo sempre più marcato. Ricordiamo la strage che avvenne in Francia nella notte di san Bartolomeo (1572), dove i soldati delle armate reali fecero strage di oltre ventimila ugonotti, che era una variante del cattolicesimo ufficiale. ________________________________________________________________________________________ Comunque le nazioni d'Europa, lentamente ma costantemente, si formarono. Naturalmente la Spagna e l'Aragona, la Francia, l'Inghilterra, l'Olanda. I confini erano molto mobili, le famiglie regnanti spesso imparentate tra loro, provocavano coalizioni o lotte intestine. Fu dunque un processo lungo e avventuroso che comunque portò alla costituzione di nazioni vere e proprie. Tranne una: la nostra, l'Italia. ________________________________________________________________________________________ La nostra penisola non aveva un regno unico ma era spezzata in molte diverse situazioni territoriali. Napoli era una di queste e la Sicilia, dopo molti contrasti, si unì al regno napoletano che era tuttavia non italiano ma borbonico, cioè di marca in parte francese e in parte spagnola. ________________________________________________________________________________________ Firenze fu un altro centro di grande importanza, dominato da forze varie: la cittadinanza di ceto medio, le famiglie nobili a cominciare dai Medici e altre aristocrazie in rivalità le une con le altre. C'era poi il Vaticano che aveva una consistenza territoriale in quasi tutto il Lazio, con propaggini fino all'Umbria e alle Marche. Il nord era molto vario: numerosi capitani di ventura diventavano signori delle città detronizzando le famiglie che fino a quel punto avevano governato ma essendo poi a loro volta cacciati da altre famiglie sopravvenute. ________________________________________________________________________________________ La sola vera potenza nel nord era Venezia che si estendeva territorialmente ben oltre Padova e Treviso nonché a gran parte della Dalmazia; ma poi aveva un impero marittimo che copriva gran parte del Mediterraneo centrale e orientale, mentre Genova si estendeva soprattutto a ovest e perfino oltre lo stretto di Gibilterra risalendo la costa fino all'altezza delle coste inglesi. ________________________________________________________________________________________ Questa fu la situazione italiana: feudi, cittadinanze, banchieri che facevano lauti affari anche fuori d'Italia, nobili di antico casato, gente d'arme che si avvicendava nella gestione del potere sui territori in loro possesso. ________________________________________________________________________________________ Gli altri Paesi conquistarono sia pure lentamente la loro sovranità nazionale e stabilirono i loro confini. Naturalmente anche lì c'erano i feudi più o meno familiari e più o meno importanti; ma comunque non mancava e si fece sentire sempre di più col passare del tempo il re e lo Stato sovrano. ________________________________________________________________________________________ L'Italia di oggi naturalmente non è quella di allora. L'unità fu proclamata da Cavour nel 1861, subito dopo la conquista del Mezzogiorno effettuata da Garibaldi nell'impresa dei Mille. Mancava Roma, ancora del Vaticano ma conquistata definitivamente nel 1870. E mancavano Trento e Trieste che furono conquistate nella Prima guerra mondiale. ________________________________________________________________________________________ Concludo questo lungo ricordo storico e me ne scuso con i lettori ma l'intenzione era di vedere che mentre gli altri popoli mossero, sia pure lentamente, verso l'unità nazionale, noi italiani ottenemmo definitivamente questo risultato alla fine della Grande guerra. Da allora, sia pure tra mille vicende a volte gloriose, a volte alquanto vili e spesso del tutto inutili, l'Italia esiste ma in Europa non conta assolutamente niente. Non sono mancate nella nostra storia nomi di persone, di correnti culturali, ed anche di interessi generali del Paese in qualche modo perseguiti e realizzati. ________________________________________________________________________________________ Fummo i primi ad aprire la storia della poesia con il "dolce stil novo", lanciato da Guinizzelli e da Cavalcanti e proseguito a suo modo da Dante che poi fece ben altro, sempre in fuga da Firenze dove non tornò mai più. E poi, nella poesia, nella letteratura, nelle arti e nella narrativa romanzesca, Petrarca, Boccaccio e poi Ariosto e Tasso, Machiavelli, Guicciardini, Vivaldi nella musica, Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Monti, Alfieri, Leopardi, Verga, Rossini, Verdi, Puccini, Pascoli, Carducci, Foscolo, Manzoni, D'Annunzio e infine Calvino, Ungaretti e Montale. ________________________________________________________________________________________ Un Paese ricco di nomi, di grandi personalità artistiche nei secoli dei secoli. Ma non sono mancate neppure personalità importanti nell'economia e nella vita pubblica. Ne nominerò solo alcuni che hanno contribuito alla formazione nazionale: Mazzini, Cavour e Garibaldi ma se pensiamo ai contemporanei dobbiamo ricordare Romano Prodi, Walter Veltroni, Guido Carli, Carlo Azeglio Ciampi, Raffaele Mattioli, Mario Draghi. ________________________________________________________________________________________ Il nostro dunque è stato un Paese che ha trovato molto tardi l'unità geopolitica, ma che ha dato al mondo intero cultura, arte, e capacità di governo e di economia. ________________________________________________________________________________________ L'aspetto stupefacente di tutta questa storia che fa parte integrante non solo dell'Italia ma dell'Europa e in certi casi del mondo intero, è questa: noi nell'Europa d'oggi non contiamo assolutamente niente. Contano la Francia, la Germania, la Spagna, il Portogallo, l'Olanda, la Danimarca, gli scandinavi, i finnici, i balcanici. ________________________________________________________________________________________ L'Italia rappresentata in Europa da Matteo Salvini (ministro dell'Interno) e da Luigi Di Maio (ministro del Lavoro), non conta assolutamente niente. Salvini è alleato di Marine Le Pen e legatissimo a Putin. Quanto a Di Maio, il suo populismo non ha riscontro politico. In Europa esiste e si divide tra il populismo totalitario e quello democratico. Il totalitario fa massa con il razzismo di Salvini, quello popolare vorrebbe la democrazia europea di carattere federale e non soltanto confederata. Di Maio non rappresenta né l'una né l'altra di queste due correnti populiste. ________________________________________________________________________________________ La conclusione è piuttosto triste: l'Italia in Europa c'è ma conta zero. Facciamoci tornare un po' di buon umore elencando, come abbiamo fatto, poeti, scrittori, romanzieri, musicisti, e perfino banchieri e uomini di governo. C'è di che stare allegri scordandoci che in Europa il Lussemburgo è più importante di noi. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 19 agosto 2018 ________________________________________________________________________________________ Neanche il lutto riesce a silenziare la folla urlante sui social. Eppure c'è ancora un'Italia da preservare, preziosa perché inaudibile ________________________________________________________________________________________ Paolo Di Paolo ________________________________________________________________________________________ §2 - Indignati, esperti, complottisti: perché non sappiamo più tacere ________________________________________________________________________________________ (di Paolo Di Paolo Repubblica.it 15 agosto 2018) ________________________________________________________________________________________ “La Società Autostrade deve pagare! Ergastolo per tutti!”. “Benetton dovete morire! Adesso vi metterete una maglietta rossa per le vittime di Genova?”. “Galera per i ministri di sinistra. Galeraaaa”. “Se il Signore vede i colpevoli deve succedere a loro la maledizione per ciò che hanno fatto”. “Giornalisti vergognatevi! Si vede chiaramente il bagliore di un’esplosione proprio all’inizio... Guarda caso è successo a neanche due settimane dal disastro sull’A14 a Bologna”. “È un attentato! Ci scommetto”. “Ecco dov’era finito il tritolo rubato, merde!”. “Operai complici dei criminali, hanno costruito e sono stati zitti!”. “Salvini ha portato sfiga!”. “Prodi e Renzi la colpa è vostra”. ________________________________________________________________________________________ Non c’è più da stupirsi - e forse nemmeno più da commentare. E tuttavia, mi dico, parlare dei social non è parlare dei social, è parlare di noi. Dentro il tempo dello sgomento e del lutto, con una velocità spaventosa, si è scavato il corridoio cieco della rabbia. Ma è una rabbia confusa, e pretestuosa - lontana anni luce da quella di chi davvero, in queste ore, sta soffrendo. Il dolore del sopravvissuto, dello sfollato, il dolore di chi è realmente prossimo e coinvolto non c’entra. C’entra invece la facoltà di avventarsi verbalmente nello spazio della notizia, di accanirsi, di sparare a parole pur di sparare. E così eccoci, popolo della rete, ormai incapace di stare dignitosamente zitto, di chiudere la bocca, di tacere - anche quando tacere sarebbe l’unica scelta opportuna, l’unica dovuta. ________________________________________________________________________________________ E no, stavolta non c’è nemmeno da dare un nome - uno dei soliti: hater, complottista -, c’è solo da avere vergogna della nostra ormai palese e ributtante incapacità di tenere la bocca chiusa. Non c’è da avventurarsi nella sociologia ormai spicciola che ragiona sulle dinamiche dello scontro politico sul web, o sulla pretesa di competenza degli incompetenti. Resta solo da constatare la sconfinata miseria di questo discorso che si avvita in modo paranoico su sé stesso, che non contribuisce a nulla, che non è utile e nemmeno inutile, è solo vacuo e intossicante e disperante. Non vale più neanche il “come siamo diventati”: non vale questa o quella spiegazione che addossa alla piattaforma tecnologica le responsabilità, che la usa come alibi. ________________________________________________________________________________________ Non è ancora stabile la conta delle vittime, degli sfollati, non è ancora finito lo sforzo eroico dei soccorritori, non sono ancora esclusi rischi ulteriori, e noi però parliamo. Parliamo. Non siamo lì a soccorrere, e parliamo. Non siamo lì a piangere qualcuno, ma parliamo. Non siamo lì a guardare la casa da cui siamo stati buttati fuori, e però parliamo. ________________________________________________________________________________________ Parliamo. Per manifestare il cordoglio, quando va bene - la foto, l’immagine, la poesia. Ma soprattutto per inveire: da ingegneri dell’ultim’ora, attrezzatissimi conoscitori della complessa struttura di un ponte o della viabilità; da storici all’acceleratore, già convinti di cause e concause. Da visionari imbecilli che non si limitano a cogliere responsabilità umane che pure ci sono nel concreto, e che certo vanno chiarite, accertate, ma le rintracciano in una contro-realtà allucinata in cui possono entrare, dal niente e per niente, fulmini, presunte esplosioni, attentati, tritolo rubato, e perfino “i migranti”, la categoria d’ordine buona a ogni più becero e irrazionale uso. Non c’è più da sconfortarsi per le bolle social in cui ci siamo rinchiusi, non di per sé, ma per il fatto tremendo che somigliano alla nostra testa, ne sono l’estensione, la proiezione. ________________________________________________________________________________________ E se svelano una tale oscena incapacità di empatia - di quell’empatia che ti spinge, di fronte a un lutto, prima di tutto a stare zitto, a piangere, e semmai a confortare -, se svelano questo, il solito Zuckerberg non ha colpe. Possibile che non riusciamo più a fare silenzio? Nemmeno ora? Nemmeno oggi. Ma d’altra parte, uno scrittore italiano dell’Ottocento, raccontando una storia di due secoli prima, invitava i suoi compagni di specie umana a evitare il “corso così lungo e così storto” del discorrere a vanvera, “tanto nelle cose piccole, come nelle grandi”, e suggeriva di ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare. “Ma parlare - concludeva poi Manzoni - questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell'altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po' da compatire”. (Ma forse un’Italia in silenzio, e davvero in lutto, c’è - e tanto più preziosa e necessaria proprio perché inudibile). [PDiP] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 19 agosto 2018 ________________________________________________________________________________________ Chiedersi se la politica, oggi, sia in grado di produrre uno sforzo simile, vuol dire sognare qualcosa che non c’è. Almeno in questo dovremmo prendere esempio dai Padri: che sognarono qualcosa che non c’era, in un Paese in macerie, i ponti distrutti in larga parte dalla guerra. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - Cercando il sogno dei Padri ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 agosto 2018) ________________________________________________________________________________________ Un ponte italiano, progettato da un italiano, costruito da italiani sopra i palazzi di una grande città italiana. Quasi tutte italiane le vittime. La catastrofe del viadotto Morandi contiene un implacabile richiamo alla nostra specifica vicenda nazionale, messa quasi tra parentesi da mesi e anni di ossessivo discutere, e scannarsi, su globalizzazione, migrazione, Europa cattiva, come se fosse il mondo, il nostro problema. Mai noi. ________________________________________________________________________________________ Se non è il classico capro espiatorio, il panico xenofobo che è stato il primo motore degli attuali rivolgimenti politici, certo è fortemente imputabile di avere distolto il pensiero della politica (quel poco o tanto che ne rimane) dalla natura stessa del suo lavoro, che è, o sarebbe, parlare davvero di noi, della nostra storia, della maniera in cui siamo cresciuti e ci siamo feriti, dello stato della nostra comunità. "Prima gli italiani"? ________________________________________________________________________________________ Appunto: parliamo davvero di noi. ________________________________________________________________________________________ I Padri costruirono quel ponte, e grande parte della modernità italiana, con ingegno e con fretta, con cieco entusiasmo. I filmati in bianco e nero ci mostrano un Paese febbrile e fiducioso, passato in larga parte dalla miseria al benessere in meno di due decenni, dalle macerie della guerra e dai tratturi per somari ai ponti autostradali, alle grandi periferie operaie, alle zone industriali che si mangiavano i campi spingendo sempre più in là le greggi di pecore. ________________________________________________________________________________________ Conobbi un vecchio camionista meridionale che mi raccontò di essersi fermato, in preda al panico, quando aprirono l’Autosole da Bologna a Firenze: le campate nel vuoto lo terrorizzavano. «Mi parevano inumane», mi disse, e nelle parole di un uomo semplice si sentiva vibrare la Storia. Una pattuglia della Stradale lo accompagnò dall’altra parte, facendo scorta al suo passaggio (e a quello di un popolo intero) dall’Italia contadina a quella che stava diventando, a passi frenetici, una grande potenza industriale. ________________________________________________________________________________________ Non dovremmo parlare con disprezzo liquidatorio del lavoro dei Padri: nemmeno di fronte all’evidenza dei loro errori. Non tutti ladri, non tutti venduti al Progresso, il loro errore fu di imprevidenza, di quasi ebbra fiducia nel domani, infine di sguardo corto: non c’era visione armonica di quello che avrebbe potuto accadere ed è effettivamente accaduto, e tranne pochi veggenti (il grande poeta Zanzotto parlò di "progresso scorsoio"; Pasolini di "sviluppo senza progresso") nessuno spese troppa fatica per calcolare la durata degli stralli di calcestruzzo nei secoli e nei decenni; né la durata, e l’utilità, di tutto quanto il resto. Bisognava arrivare a tutti i costi da una valle all’altra, dal mare ai monti. ________________________________________________________________________________________ Per noi, a conti fatti e a funerali in corso, è troppo facile, troppo ovvio dire che si erano sbagliati. Certo che si erano sbagliati, fecero conti troppo ottimisti non solamente sulla durata del calcestruzzo, anche sul complessivo esito di un progresso così vorticoso, quasi dissennato. Ma noi posteri possiamo dirlo, che si erano sbagliati, a una condizione, anzi due. La prima è che di quegli errori siamo in grado di riconoscere anche i non indifferenti vantaggi, la modernità con i suoi comfort, il lucro non certo e non solo appannaggio di pochi avidi speculatori, come dice oggi qualche ministro demagogo, ma di un enorme indotto (milioni di italiani) che su quel modello di sviluppo si è arricchito, è uscito dalla miseria, ha trovato un lavoro, ha potuto viaggiare e conoscere il mondo. E soprattutto, seconda condizione, che di quegli errori noi figli siamo in grado di fare tesoro: perché è esattamente dagli errori che si impara. ________________________________________________________________________________________ Non si sapeva niente, allora, degli impatti ambientali; pochissimo della fragilità di un territorio che venne rapinato e spremuto metro dopo metro, come se fossero le sterminate praterie del West e non un fitto e delicato intreccio di crinali, alvei di fiumi, cittadine sospese sui monti o sprofondate nei fondovalle. Ben più grave, dunque, è l’abuso di territorio che facciamo adesso, che almeno in teoria sappiamo ciò che i Padri ancora non sapevano: i ponti abbandonati alla corrosione, o alla metà dell’opera; la manutenzione considerata una spesa inutile (perché non rende a breve…); gli asfalti bucherellati e indecenti, magari rabberciati il mese scorso; le opere inutili fatte ugualmente e quelle utili non fatte per la paura idiota che qualunque lavoro pubblico sia sinonimo, in sé, di ruberia e di mafia. ________________________________________________________________________________________ La fragilità del nostro sviluppo, squarciato in più punti e squilibrato nel suo complesso, richiederebbe riflessione, pensiero, umiltà nell’individuare i punti di rottura (come nei ponti) e concordia nel lavorare per una ripartenza più equilibrata, più previdente. Non è il tanto (ma non tutto) d’Italia mal costruito dai Padri, il problema. Il problema è il presente, la perdurante incapacità di uno sguardo olistico, o almeno non meschino, su un territorio così magnifico e così vulnerabile, sul suo uso e la sua cura. Le infrastrutture sono esse stesse territorio, ne sono parte importante, meritano di essere custodite e benvolute come i boschi e i litorali, possono essere ripensate alla luce di giganteschi progressi tecnologici, e di ben maggiore contezza degli impatti, dei pericoli, delle controindicazioni. Le liti querule, le dichiarazioni retoriche, le divisioni astiose valgono zero di fronte al crollo di un ponte che fu uno dei simboli del Boom italiano. ________________________________________________________________________________________ Possiamo vomitarlo tutto intero, quel Boom, rigettarlo insieme alla fatica dei Padri, come vorrebbe una vox populi moralista e infantile, che in tutto ciò che odora e riluce di potenza operativa, di tecnologia, di ingegno, vede solamente la manina del ladro, la bustarella, la corruzione spicciola. Oppure possiamo esaminarne i cocci, come gli enormi blocchi di calcestruzzo insanguinato poggiati sulla case di Sampierdarena, capirne la debolezza, provare a ripartire proprio là dove gli italiani di allora hanno sbagliato. ________________________________________________________________________________________ Chiedersi se la politica, oggi, sia in grado di produrre uno sforzo simile, vuol dire sognare qualcosa che non c’è. Almeno in questo dovremmo prendere esempio dai Padri: che sognarono qualcosa che non c’era, in un Paese in macerie, i ponti distrutti in larga parte dalla guerra. Mia madre mi raccontava spesso del suo «meraviglioso viaggio», tornando dall’America, tra Napoli e Milano, nel 1947. Quattro giorni, un poco in treno, un poco in camion, «ma in un Paese che scoppiava di vita, e di voglia di ricominciare». ________________________________________________________________________________________ Quello che deve davvero preoccuparci, tra le macerie di oggi, è che non si vede, negli italiani e in chi li rappresenta, la voglia di ricominciare. [MSe] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 19 agosto 2018 ________________________________________________________________________________________ Davanti a questa deriva del ground zero italiano, la buona vecchia idea di progresso deve tornare a parlare ai liberali, alla sinistra, agli uomini e alle donne di buona volontà: semplicemente perché non si può rinunciare a costruire un domani al Paese. ________________________________________________________________________________________ Ezio Mauro ________________________________________________________________________________________ §4 - Genova, il ground zero dell’Italia ________________________________________________________________________________________ (di Ezio Mauro Repubblica.it 16 agosto 2018) ________________________________________________________________________________________ In un Paese fortemente indebolito dalla sua incapacità di uscire dalla crisi e dall'incertezza politica che il governo semina a piene mani, la tragedia di Genova - con decine di morti, mentre si cercano ancora i dispersi - illumina come un fulmine la crisi di sistema in cui siamo immersi e che non vogliamo vedere. Una delle più grandi società autostradali private del mondo sotto accusa per non aver saputo prevedere il rischio-disastro di un'opera gigantesca a cui la popolazione guardava da tempo con allarme; una storica città europea che scopre adesso di essere abbarbicata a quell'unico viadotto che l'apriva e la chiudeva come un ponte levatoio del Duemila, e nel dramma si trova oggi prigioniera di un gigantesco "tilt" dai costi imprevedibili sul suo destino. ________________________________________________________________________________________ Nel sistema malato, il comportamento della politica è parte della crisi, non della sua soluzione. Quel governatore della Liguria che si distingue da mesi nella sua personale corsa a inseguimento di Salvini per garantirsi un futuro nella neodestra, che idea si è fatto intanto della viabilità di Genova e in quali progetti strategici l'ha tradotta? E la sinistra, che ha governato il Paese per anni, non ha nulla da dire? Serve oggi, subito, un progetto d'emergenza capace di reinventare il futuro della città affrontando la sua "fragilità" naturale, denunciata da Renzo Piano a Francesco Merlo. Così come serve un impegno del governo per garantire subito la messa in sicurezza dei 300 ponti e gallerie a cui oggi guardano con comprensibile paura gli italiani: cosa si aspetta? ________________________________________________________________________________________ Un dovere soprattutto per Autostrade, che non può rifugiarsi nel linguaggio tecnico di comunicati burocratici, in attesa che la magistratura faccia luce su probabili negligenze, colpe e responsabilità per carichi eccessivi, oscillazioni straordinarie, manutenzioni fin troppo ordinarie. Ma che, nello stesso tempo, non può diventare il capro espiatorio di processi sommari con riti di piazza. Annunciando la sospensione della concessione il premier Conte ha spiegato che il nuovo governo non può aspettare "i tempi della giustizia". Ma i tempi della giustizia sono i tempi del diritto, e delle sue garanzie per reperire gli elementi d'accusa e per predisporre gli strumenti di difesa. Sono quindi i tempi del giudizio e della responsabilità in ogni Paese civile. ________________________________________________________________________________________ È tipico del populismo sfruttare le emozioni dopo una tragedia in termini di propaganda più che di governo, facendo da specchio all'indignazione popolare invece di risolverla emancipandola. Per riuscirci sono necessarie due cose: scaricare tutte le responsabilità sul sistema, presentato come un insieme fradicio e marcio di élite, baronie, vecchi partiti, istituzioni e poteri economici e finanziari forti; e presentare se stessi come perennemente estranei al sistema, anche quando si siede al suo vertice, governandolo da palazzo Chigi. ________________________________________________________________________________________ Ecco dunque il bypass delle indagini e della magistratura, perché il governo del popolo agisce nel nome e per conto del sentimento popolare - o meglio, del suo risentimento - , dunque decide già colpe e colpevoli, sa tutto, conosce quel che gli serve, non ha bisogno di aspettare: e se sbaglia, pazienza, perché lo fa sull'onda della santa indignazione, che è l'unica verità a cui il populismo intende conformarsi. Si spiega così quella frase di Di Maio nei giorni del lutto ("A me Benetton non pagava campagne elettorali") che non avrebbe pronunciato nemmeno Perón. ________________________________________________________________________________________ Ma tutto questo è possibile soltanto perché la cornice culturale lo consente, in quanto si è spezzato il concetto di progresso. Non ci crediamo più. Anzi, ne abbiamo addirittura paura. Esaurito l'avvenire, che era la proiezione di un'ideologia preordinata, abbiamo consumato anche l'idea di futuro, di qualcosa da progettare e costruire insieme, a cui guardare e in cui sperare, per noi e per i nostri figli. ________________________________________________________________________________________ In parte la colpa è della crisi che si è mangiata la crescita, rinserrandoci in un eterno presente senza uscite e senza coraggio. Ma in parte è colpa nostra, perché nella palude della crisi abbiamo ascoltato per troppo tempo i pifferai della decrescita, come se non fosse possibile coniugare lo sviluppo con la trasparenza e l'onestà, e soprattutto come se fosse praticabile il grande inganno di una regressione nazionale felice, affidando a questo destino inverso, antimoderno e oscurantista, la riuscita dell'Italia. ________________________________________________________________________________________ Ci hanno raccontato che siamo all'Anno Zero della nuova politica, con l'Uomo Zero, né di destra né di sinistra, fuori dalla storia, dal divenire repubblicano, dal disegno istituzionale, dai liberi vincoli reciproci della nostra civiltà: adesso ci portano al "punto zero" della vicenda italiana, fuori da ogni percorso di sviluppo, in un Paese laterale, antico e immaginario, dove tutto è sospetto, anche e soprattutto la crescita. ________________________________________________________________________________________ Alla fine, davanti a questa deriva del ground zero italiano, la buona vecchia idea di progresso deve tornare a parlare ai liberali, alla sinistra, agli uomini e alle donne di buona volontà: semplicemente perché non si può rinunciare a costruire un domani al Paese. [EMa] ________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 34 del 19 agosto 2018
continua
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