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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Il nostro pianeta è in piena rivoluzione (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 17 marzo 2019) §2 - Berlusconi e l’Opa di Salvini sul centrodestra (di Massimo Giannini Repubblica.it 17 marzo 2019)
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2019


Anno XII N° 11 del 17 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ Dai gilet gialli alle piazze ambientaliste il mondo è scosso dalle proteste. Ma le proteste non sono tutte uguali. Di sicuro i governi devono dare una risposta, perché osteggiare i movimenti è ormai diventato impossibile ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Il nostro pianeta è in piena rivoluzione ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 17 marzo 2019) ________________________________________________________________________________________ Venerdì in Nuova Zelanda un uomo svelto di mano e bianco di pelle è entrato, armato, in due moschee e ha ucciso complessivamente 50 persone di religione e di razza del tutto diverse rispetto alle proprie. L'assassino, Brenton Tarrant, probabilmente aiutato da altre due persone del suo stesso genere, si è fatto pubblico vanto di quanto era accaduto e ha orgogliosamente rivendicato di esserne stato l'autore dopo averlo pianificato con molta attenzione. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente la giustizia neozelandese è intervenuta per le sanzioni del caso (vedremo quali saranno) e la stampa di tutto il mondo, e quindi l'opinione pubblica da essa influenzata, ha dato notizia dell'accaduto. Ampia notizia perché 50 persone non sono poche. Si direbbe che si tratta di qualche cosa di simile all'Isis: in Medio Oriente ormai le sue roccaforti sono state smantellate e occupate da contingenti militari, curdi, iracheni, americani. In Nuova Zelanda, un Isis a rovescio. ________________________________________________________________________________________ Che la pubblica opinione sia stata molto impressionata da queste notizie, e nel mondo occidentale soprattutto, è ampiamente comprensibile. Ma negli stessi giorni gran parte dell'Occidente si è mobilitato anche per altre questioni, o limitate a un Paese o estese in tutta Europa, Medio Oriente, America del Nord e del Sud, e perfino nell'Asia indiana e cinese. A volte, come ho già detto, si è trattato di movimenti soltanto nazionali: per esempio quello dei gilet gialli che sono in fase di mobilitazione ormai da molte settimane in Francia. ________________________________________________________________________________________ C'era stata una pausa e il governo francese sperava che fosse un sintomo di esaurimento di quell'agitazione popolare: ma il movimento ha ripreso le sue proteste contro Macron. In che cosa consistano queste contestazioni e queste proposte non è del tutto chiaro: i gilet gialli cambiano spesso i loro obiettivi. Tutto è nato come una protesta contro il caro carburante e oggi la ribellione si è trasformata in un vero e proprio scontro sociale. ________________________________________________________________________________________ Al centro delle richieste, la riforma della scuola media e universitaria e contemporaneamente un'occupazione lavorativa estesa ai giovani i quali, allo stato attuale delle cose e non soltanto in Francia, trovano più difficilmente lavoro e semmai un lavoro precario. I gilet gialli si sono manifestati con quel tipo di divisa solo in Francia, ma i motivi di quell'agitazione sono molto diffusi in Europa e quei movimenti si vanno rapidamente estendendo, magari senza quel gilet ma con abiti normali e alquanto scuciti e logorati. Disoccupati contro occupati e se volete poveri contro benestanti. ________________________________________________________________________________________ Si direbbe quasi che i gilet gialli e chi somiglia loro abbiano ripreso gli slogan che dieci anni fa lanciò in Italia Beppe Grillo. Lui chiamava all'agitazione tutto il popolo insoddisfatto dell'assetto della società di quell'epoca. La tesi di Grillo era che bisognava distruggere le classi dominanti. Che fossero politicamente di destra o di sinistra, sia che si occupassero di strade, di ponti, di costruzioni ferroviarie e navigatorie; insomma qualunque cosa facessero nella veste di classi dirigenti, il popolo doveva distruggere quella dirigenza e sostituirla con il popolo sovrano. ________________________________________________________________________________________ Questo era il progetto di Grillo che poi non si realizzò affatto come tale, ma dette luogo a una sorta di partito populista che scelse il nome bizzarro di Cinque Stelle e fu guidato da un bel ragazzo di nome Luigi Di Maio. Non somigliava praticamente in nulla al programma di Grillo, ma sosteneva di esserne una sorta di figlio che metteva in opera i suggerimenti del padre. Di fatto, Di Maio non diede vita a un movimento (come invece lo ha chiamato fino a pochi giorni fa) ma a un partito vero e proprio, pronto ad allearsi con altri partiti che in qualche modo fossero compatibili con il suo programma. Un programma che non aveva niente a che fare con quello di Grillo se non proclamarne la discendenza. ________________________________________________________________________________________ Di fatto, però, pensò a governare, non a sgovernare. Da solo non poteva farlo, non aveva i numeri. Il Partito democratico era uscito frantumato dalle elezioni e quindi non era un alleato; poteva essere semmai un domestico aiutante e Di Maio un breve pensiero in questo senso lo fece ma poi si rese conto che il Pd, pur essendo sprofondato sotto al 19 per cento, aveva tradizioni tali che non avrebbe certo accettato di dare una mano a Di Maio affinché diventasse il padrone politico del nostro Paese, ragion per cui il Movimento Cinque Stelle girò gli occhi su Salvini e venne fuori quello che sappiamo. ________________________________________________________________________________________ Perché rievoco queste vicende relativamente recenti e già varie volte ricordate? Perché l'alleanza Di Maio-Salvini, sostenuta da un "contratto" firmato da entrambi e dai relativi gruppi dirigenti che hanno un numero decisamente basso, prevede un programma comune che naturalmente è in gran parte leghista. ________________________________________________________________________________________ Salvini è un capo assoluto del suo partito che ha le caratteristiche del sovranismo, cioè la nazione conta perché è nelle mani di chi vuole tutto il potere possibile; ma per esempio l'Europa non conta nulla, salvo costruire alleanze con singole nazioni anch'esse di carattere sovranista. L'europeismo insomma non c'è più. ________________________________________________________________________________________ In compenso, però, ci sono vari movimenti di carattere continentale o addirittura mondiale. Per esempio, una mobilitazione generale per la tutela del clima minacciato dallo scioglimento dei ghiacciai del Polo Nord e in parte anche del Sud. La superficie di certi mari tenderà ad elevarsi e questo metterà in crisi le coste di molte nazioni che sui mari si affacciano. Bisogna prendere provvedimenti rapidi e trovare soluzioni adeguate nella costruzione di edifici, opere pubbliche e vari altri problemi. Il movimento sul clima è ormai diventato di massa, oltre che essere incoraggiato in questo senso anche dal Papa che dell'andamento del clima giustamente si preoccupa. ________________________________________________________________________________________ Quindi movimento climatico. Bene, anzi benissimo. Ma contemporaneamente sta riprendendo piede un movimento femminista, anzi neo-femminista perché il femminismo originario nacque nell'Ottocento e si manifestò soprattutto agli inizi del Novecento, avendo come culla nativa un quartiere di Londra e da lì si diffuse con convegni, appuntamenti di massa, petizioni ai governi democratici. Ottennero, le femministe, gran parte degli obiettivi che il movimento si era proposto, a cominciare dal diritto al voto elettorale che fu accettato da quasi tutte le nazioni dell'Europa e dell'Occidente e anche di poter concorrere a una serie di cariche dirigenziali di carattere pubblico, negli ospedali, nelle scuole, negli asili d'infanzia, e nei governi democratici. ________________________________________________________________________________________ Questo movimento è risorto ancora una volta perché la parità tra i due sessi non è piena come dovrebbe sia per manchevolezze della legislazione sia per abitudine non ancora esistente. Le donne non sono ancora alla pari con gli uomini, il movimento del neo-femminismo ha ripreso vigore e ha trovato ampio ascolto e presenza delle donne mobilitate. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente c'è il problema dell'emigrazione. Quando esistevano le "colonie" il movimento tra i popoli colonizzati e quelli colonizzanti era abbastanza frequentato. Molti funzionari o militari del Paese colonizzante si trasferivano per anni e per decenni e spesso per tutta la vita nelle colonie dominate dal loro Paese. Facevano carriera in colonia e lì erano rispettati, riveriti e ben pagati. Sicché spesso il trasferimento era definitivo. In molti casi non era soltanto un trasferimento di élite ma un trasferimento di massa perché ampie formazioni militari dal Paese dominante a quello dominato si trasferivano per anni e lì spesso trovavano una moglie locale e facevano figli di razza mista. ________________________________________________________________________________________ Questo fenomeno non assunse ampiezze di massa ma un notevole rilievo lo ebbe. Adesso però la situazione è del tutto diversa e presenta caratteristiche che un tempo non c'erano, la più importante delle quali è l'aumento in corso della popolazione dell'Africa che nel tempo raggiungerà cifre di molti e molti milioni di persone in più. Ma l'Africa non è la sola che vedrà raddoppiare in breve tempo la sua popolazione attuale e poi superare il raddoppio. Questo fenomeno non è soltanto ma soprattutto africano e quindi interessa i Paesi che sono più prossimi all'Africa: tutta la costiera mediterranea e i Paesi che vi si affacciano, ma non soltanto, perché da questi si può entrare negli altri continenti e arrivare fino al loro nord. È l'immagine di un meticciato che, dall'immigrazione, prevede una mescolanza sessuale con relative nascite a razza mista. ________________________________________________________________________________________ Papa Francesco è molto favorevole alle razze miste perché sostiene il Dio unico e quindi l'affratellamento delle varie religioni che differiscono non per un Dio di proprietà ma per un Dio che suscita diverse religioni per il modo in cui vengono amministrate. Dovranno, cioè, riconoscersi come una religione con propri riti ma un unico Dio. Questa tesi di papa Francesco corrisponde e favorisce una realtà. I popoli che crescono di numero sono spinti a muoversi verso Paesi più ricchi, più industrializzati, più moderni; questo è il movimento già in parte in corso ma che tenderà ad aumentare enormemente e coinvolgerà non soltanto Medio Oriente ed Europa ma anche le Americhe e non necessariamente con provenienza solo africana ma anche di altre regioni del mondo che crescono di numero più rapidamente rispetto alla propria ricchezza e quindi hanno bisogno dell'altrove, con tutto quello che ne consegue. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente questi movimenti imposti in qualche modo dalla natura trovano ferme opposizioni. Abbiamo già ricordato quella di Salvini tuttavia i sovranisti sono molto diffusi non soltanto in Italia ma in Europa nelle sue varie nazionalità e nelle varie Americhe, dal nord al sud, ma anche in Australia e anche nella Nuova Zelanda, più difficilmente in Russia e in Cina, più facilmente in Giappone. Insomma il mondo è sommosso. Le classi dirigenti debbono essere al corrente di questi vari sommovimenti e guidarli perché osteggiarli è impossibile. Guidandoli li si può orientare al meglio, osteggiandoli si procura il peggio. ________________________________________________________________________________________ Una cosa è certa: il globo è in forte perturbazione e va quindi osservato, compreso, accompagnato verso una soluzione accettabile. Il Potere ha poca funzione e per di più negativa. L'amicizia tra i popoli, quello è l'obiettivo da realizzare e tenere presente. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ Imane Fadil muore sola: si porta via i tormenti di un'esistenza difficile e i segreti di un finale tragico, ma fatalmente risucchia nel suo abisso anche l'uomo che, volente o nolente, ne ha segnato il destino ________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini ________________________________________________________________________________________ §2 - Berlusconi e l’Opa di Salvini sul centrodestra ________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 17 marzo 2019) ________________________________________________________________________________________ Se in questione non ci fosse davvero la vita spezzata di una ragazza troppo fragile finita in un gioco troppo più grande di lei, tornerebbe naturale la vecchia frase di Marx sul morto che afferra il vivo. Comunque se ne sia andata, Imane Fadil muore sola. Si porta via i tormenti di un'esistenza difficile e i segreti di un finale tragico, ma fatalmente risucchia nel suo abisso anche l'uomo che, volente o nolente, ne ha segnato il destino. ________________________________________________________________________________________ Silvio Berlusconi è costretto a parlare di lei, a giurare di non averla mai vista né conosciuta durante le sue "cene eleganti" ad Arcore, benché Emilio Fede e Lele Mora dicano il contrario. Stavolta non c'e neanche bisogno di stabilire se il Cavaliere si nasconda dietro l'ennesima menzogna. Ne ha dette già tante, dalla discesa in campo del 1994 alla fragorosa caduta del 2011 (con in mezzo la fuga codarda dalle "dieci domande" di Giuseppe D'Avanzo, che solo i flaccidi "chierici di regime", per non riconoscerne l'enorme portata politica, provarono allora a liquidare come "gossip"). ________________________________________________________________________________________ La scomparsa della modella marocchina, teste chiave nel processo Ruby Ter, certifica a prescindere una verità fattuale: al di là degli esiti giudiziari di quel vecchio processo e di questa nuova inchiesta, l'anziano leader non ha più agibilità politica. Qualunque cosa si muova intorno a lui, si riapre sempre qualche oscuro capitolo del "Libro nero del Berlusconismo". Si riprecipita in un Ventennio fatto di conflitti di interesse e di leggi ad personam, di abusi di potere e di forzature istituzionali. Vizi privati truccati da pubbliche virtù. Senatori e olgettine a libro paga, partito-azienda e bunga-bunga. Una paccottiglia ideologica posticcia, falsamente spacciata da "rivoluzione liberale" e malamente assemblata con i "valori" di volta in volta rubati quasi a casaccio, ora alla Chiesa ora alla Confindustria. ________________________________________________________________________________________ Solo la marea estremista e xenofoba che sommerge l'Occidente ha potuto consentire all'Unto del Signore l'ultima, impossibile metamorfosi. Vestire il costume di scena del De Gaulle che non è mai stato e che mai poteva essere. Gridare "coglioni" agli italiani che inopinatamente gli hanno voltato le spalle, per affidarsi agli "scappati di casa" a Cinque Stelle ai quali lui non farebbe pulire "neanche i cessi di Mediaset". Richiamare Salvini al patto di fedeltà di un centrodestra "moderato" che, se mai è davvero esistito, è già mestamente finito. ________________________________________________________________________________________ Morto e sepolto con la povera Fadil, verrebbe appunto da dire. Il veleno che l'ha uccisa uccide anche le residue speranze del Cavaliere di resistere all'Opa salviniana sul suo partito e sul suo elettorato. La cannibalizzazione era già cominciata col voto di un anno fa. È andata avanti in questi mesi, rafforzata dalle regionali in Abruzzo e in Sardegna e fotografata dai sondaggi che danno la Lega al 34% e Forza Italia all'8 per cento. Ora l'offerta pubblica di acquisto dei consensi si completa. Salvini riflette lo Zeitgeist, Berlusconi non più. In questa condizione di patente minorità etico-politica, accampare pretese col Carroccio sulle alleanze future è puro velleitarismo. Salvini, semplicemente, non è più "gestibile". ________________________________________________________________________________________ Berlusconi è il suo Cavalier Servente, e questo è tutto. Inutile provare a scavalcarlo a destra, come ha fatto Tajani con la sparata su Mussolini costruttore di strade e di bonifiche: il Capitano in orbace lo dice da un pezzo, e da un pezzo si e già portato a casa i voti di Forza Nuova (di cui non condanna mai le "bravate") e di Casa Pound (di cui garantisce volentieri la sede). Ancora più inutile provare a spiazzarlo "al centro", come hanno fatto i parlamentari azzurri sul protocollo d'intesa con la Cina: il vicepremier in divisa è talmente spregiudicato che, nello scontro con Di Maio cerimoniere di Xi Jinping, si è già riposizionato nel ruolo fasullo di "garante dell'atlantismo filo-americano". Proprio lui, che ha esordito al governo come maggiordomo di Putin. ________________________________________________________________________________________ Dunque è ormai chiaro: la destra o è Salvini, o non è. E questo, indipendentemente dal crepuscolo di Berlusconi che già si sognava padre nobile in Europa, è comunque un gigantesco problema per il Paese. Si perpetua l'anomalia italiana. L'unica nazione che nel suo dopoguerra non ha mai conosciuto una vera destra europea, costituzionale e conservatrice (come i tories inglesi o i gollisti francesi) e che per mezzo secolo ha lasciato quella metà del campo ai nostalgici dell'Msi (il partito apertamente ex fascista di Almirante) e alla Democrazia Cristiana (il "partito di destra che guarda a sinistra" di Moro). L'unica nazione che passa senza soluzione di continuità dalla destra berlusconiana, a-fascista e a-repubblicana, alla destra salviniana, sfascista e sovranista. ________________________________________________________________________________________ È con questa destra che, prima e dopo le elezioni europee, dovranno fare i conti Di Maio (ridotto a gregario in una coalizione asimmetrica) e Zingaretti (eletto a segretario in un Pd convalescente). Destra "radicale di governo". Destra reazionaria e irriducibile, che convoca a Verona l'Internazionale del Nuovo Medioevo, in cui c'è anche chi vuole abolire la legge 194 sull'aborto e chi difende la famiglia invocando la pena di morte per i gay. Destra razzista e irresponsabile, che di fronte ai corpi di 50 innocenti massacrati da un suprematista bianco solo perché pregavano in moschea non trova di meglio da dire che "l'unica emergenza è il terrorismo islamico". Di fronte a questo Salvini, neanche il Berlusconi dei tempi peggiori avrebbe osato tanto. E a questa povera patria tocca piangere per le nefandezze del primo, senza poter rimpiangere le scelleratezze del secondo. [MGi] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 11 del 17 marzo 2019
continua
§1 - Zingaretti e lo slancio verso l’Italia e l’Europa (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 marzo 2019) §3 - L'Amaca. Un buco tra i buchi (di Michele Serra Repubblica.it 10 marzo 2019)
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2019


Anno XII N° 10 del 10 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ Il Pd si è risvegliato e a breve dovrà dare i segnali necessari: il voto è vicino e il nuovo segretario dovrà ricostruire la democrazia nel nostro Paese e l'unità in Ue assieme agli amministratori locali e a chi ha fatto la storia della sinistra ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Zingaretti e lo slancio verso l’Italia e l’Europa ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 marzo 2019) ________________________________________________________________________________________ L'attenzione dell'opinione pubblica è tuttora concentrata attorno alle lotte intestine, o meglio rivalità, che coinvolgono il partito di Salvini che, non a caso, ha il nome di Lega nazionale, e il Movimento-partito di Di Maio, che ha il nome di Cinque Stelle. Non si è ancora mai capito perché si parli di stelle a proposito di un movimento politico, né tantomeno perché queste stelle siano cinque: una costellazione che dovrebbe avere un nome ma noi quel nome non lo conosciamo e neppure Di Maio. Tantomeno Beppe Grillo, il quale attraversa una fase che da un lato cerca di appoggiare il movimento ex grillino e dall'altro gli dà addosso. ________________________________________________________________________________________ Mi viene in mente, a questo proposito, una frase che Pino Caruso ripeteva su qualche palcoscenico nei momenti difficili della sua vita: "Son contento di morire, ma mi dispiace". Credo che questo sia il pensiero di Grillo sui Cinque Stelle. ________________________________________________________________________________________ Riassumendo: secondo gli analisti, la Lega di Salvini avrebbe circa il 33-34% delle preferenze. A tale percentuale si può sommare cum juicio Berlusconi (8 per cento) e Meloni (4 per cento). In questo modo, l'alleanza - sia pur friabile - della Lega di Salvini arriva a toccare e supera il 40 per cento. La situazione di Di Maio è molto più pesante di un tempo. Fino a pochi mesi fa era in salita o in fermata; adesso è in calo e si potrebbe addirittura dire "in crollo": si aggira intorno al 25% ma se si fermasse lì sarebbe già un successo. ________________________________________________________________________________________ Tuttavia, la sua alleanza è preziosa per Salvini poiché porta l'intero fronte della destra italiana oltre il 60 per cento. Ma resterà ancora così? Crescerà o diminuirà? Si andrà alle elezioni per il rinnovo del Parlamento oppure si aspetterà la fine della legislatura? E quali saranno i risultati delle elezioni europee del prossimo maggio? Valutare e rispondere a queste domande non è facile anche perché la lotta tra i due maggiori partiti che danno vita all'alleanza di governo tende ad aumentare, non a diminuire. Il pretesto è la Tav ma è chiaro che si tratta di una scusa: non si rompe un governo per la modernizzazione a lungo termine di un sistema di linee ferroviarie europee, tanto più che manca una risposta francese ad alcuni interrogativi tecnici richiesti già da molti mesi. ________________________________________________________________________________________ È comprensibile che Salvini sia lieto di mantenere un'alleanza, sia pure così anomala e frantumabile. Si comprende molto meno, come ho già scritto, la costanza di Di Maio. Ma che altro può fare? Potrebbe anche lui ripetere il motto: "Son contento di morire, ma mi dispiace". In fondo Di Maio e Grillo sono copie conformi, burattini della politica che si sono maneggiati a vicenda, con i fili del burattinaio Casaleggio, a suo modo figlio d'un burattinaio profeta. ________________________________________________________________________________________ È difficile capire quanto la situazione della destra italiana così composta interessi il nostro popolo. Ancora più difficile è capire quanto interessi l'Europa; bene o male, l'Italia fa parte delle nazioni che fondarono l'Unione fin dal 1951, con la Comunità del carbone e dell'acciaio, e poi nel 1957, con i trattati di Roma. Da allora l'Europa marciò decisamente verso la sua Unione e stabilì addirittura una moneta unica alla quale aderirono 19 Paesi rispetto ai 28 dei quali si compone l'Unione europea. Era forte quell'Unione e marciava decisamente verso un sistema non più soltanto confederato ma federato, cioè verso un vero Stato com'è l'America del Nord. L'Europa doveva certamente superare una storia che durava da poco meno di duemila anni. ________________________________________________________________________________________ Era il solo continente civilizzato e politicizzato. Anche gli altri continenti erano popolati e forse a loro modo anche civilizzati, ma nessuno quanto l'Europa e quindi gli abitanti dell'Europa da un lato miglioravano la qualità delle loro vite, dall'altro si dividevano in vari Stati ed infine quegli Stati, o alcuni di essi, invadevano e conquistavano buona parte del globo a cominciare dall'Africa del Nord per proseguire col Medio Oriente e i territori dell'America meridionale. ________________________________________________________________________________________ Questa era la situazione, soprattutto con l'inizio del secolo XI, e aumentò culminando con la scoperta dell'America e con le monarchie e le dinastie che costellarono l'Europa: le nazioni guida? Dal 1300 in poi furono la Spagna, la Francia, la Gran Bretagna, l'Austria. L'Italia no: fu più volte invasa da questo o quello; divisa da nord a sud, più lo Stato pontificio; occupata da potenze straniere e invasa sulle coste da flotte barbare di corsari. Nonostante tutto ciò, la cultura italiana fu tra quelle che guidarono l'Europa intera a cominciare dallo Stil Novo verso la fine del 1200 e poi sempre più rinforzandosi a partire da Dante Alighieri fino al 1400 come inizio del Rinascimento culturale, per arrivare infine al risorgimento politico come nascita dello Stato Italiano a partire dalla metà dell'Ottocento. ________________________________________________________________________________________ Se andiamo ad esaminare il Partito che più degli altri ha contribuito alla nascita della nazione restiamo piuttosto imbarazzati. C'è un triangolo che più volte abbiamo ricordato: e quel triangolo è composto da Mazzini, da Garibaldi e da Cavour. Naturalmente non furono i soli come numero, ma furono i soli in quanto astri che illuminarono il movimento risorgimentale. Da allora è l'Italia moderna che ha partecipato a due guerre mondiali (perdendo l'ultima, vinta dai suoi attuali alleati) ed ora è nella situazione che abbiamo sopra descritto, nella quale però si è prodotta pochi giorni fa una novità: la sinistra liberal-democratica sembra esser ripartita all'attacco con la vittoria di Nicola Zingaretti alle primarie del Partito democratico. ________________________________________________________________________________________ È una vittoria interna, in casa propria, che conferisce a Zingaretti il titolo di segretario del partito, cioè il titolo di leader di quel soggetto politico. Talvolta accade che i leader lavorino da soli, assistiti da alcuni fedeli in posizione amichevolmente subordinata. Gli altri sono semplici elettori di quel partito, ma non hanno voce in capitolo se non attraverso alcuni organi interni. Al centro del Partito democratico tutto questo è normale, sempre che in periferia esistano sezioni, comitati comunali, eventuali sindaci di paesi e città, governatori regionali. ________________________________________________________________________________________ Questa è la struttura d'un partito efficiente ma talvolta accade che quel partito non sia efficiente. I sindaci esistono, i consiglieri comunali esistono, quelli provinciali altrettanto e così via, ma non contribuiscono affatto alla politica generale del partito, non fanno sentire la loro voce e la loro pressione. Il partito e la sua politica generale restano affidati a un gruppetto e talvolta a una persona sola. ________________________________________________________________________________________ Questo avvenne nella Democrazia Cristiana quando Alcide De Gasperi si ritirò e il partito restò nelle mani delle cosiddette "tigri rampanti" che nella Dc ammontarono ad una ventina circa, alternandosi alla guida del partito, alla presidenza del governo o delle singole Camere. Questo accadeva nella Dc, nel Partito socialista e perfino in quello comunista che Palmiro Togliatti aveva già trasformato in un partito costituzionale pur non rompendo ancora con Mosca e l'Unione sovietica, fino all'emergere di Enrico Berlinguer che trasformò decisamente il Partito comunista in un'entità politica nazionale e costituzionale dalla quale, con vari sussulti ma con una sostanziale continuità non ideologica bensì politica, arrivammo all'attuale Partito democratico. C'è in esso anche un apporto democristiano ma è piuttosto lieve. ________________________________________________________________________________________ Diciamo che la natura del Pd è sostanzialmente laica, ma va sottolineato pure che toccò il suo massimo durante il periodo guidato da Matteo Renzi: quello fu il massimo del peso politico Pd e contemporaneamente del suo crollo verificatosi con le elezioni del 4 marzo dell'anno scorso. ________________________________________________________________________________________ L'efficienza precedente si deve a Renzi; il crollo del 4 marzo è sempre Renzi ad averlo provocato. Il bene e il male si sono alternati nella stessa persona e la ragione l'abbiamo infinite volte sottolineata: Renzi ha voluto governare da solo e chi governa da solo prima o poi fa la fine di Napoleone che dopo Waterloo finì all'isola di Sant'Elena che era praticamente fuori dal mondo. Renzi oggi ha la possibilità di avere ancora una funzione nel partito ma limitata, anche se non priva di importanza. Si accontenti perché con Zingaretti alla testa del partito c'è molto da fare ma poco da strafare. Noi ci auguriamo che Renzi lo capisca anche se i caratteri delle persone si cambiano assai difficilmente. ________________________________________________________________________________________ Il Partito democratico si è risvegliato, l'abbiamo già detto, e per questo dovrà dare, nelle prossime settimane, i segnali necessari, anche perché le elezioni per l'Europa sono ormai vicine e nell'Europa attuale è molto difficile confrontarsi poiché il cemento d'un continente democratico tendente all'unità è in palese discesa. Ognuno fa per sé e Dio non si occupa di queste situazioni. Vale ancora, semmai, il motto "son contento di morire ma mi dispiace". Questa è l'Europa d'oggi ed è questo uno dei compiti che il Partito democratico deve assumersi: pensare a ricostruire la democrazia italiana e pensare a ricostruire l'unità europea. ________________________________________________________________________________________ Zingaretti sa di questi due compiti e sa anche che deve associare a quest'opera la consapevolezza di chi guida i Comuni, le Province, le Regioni. Non soltanto, ma anche quelli che sono stati e sono ancora le personalità che fanno parte della storia e della cultura politica del Partito democratico - Veltroni, Prodi, Gentiloni, Zanda, Calenda, Minniti, Franceschini, Delrio ed altri ancora che hanno fatto parte della storia del Pd. ________________________________________________________________________________________ Ci sono anche quelli che sono usciti dal partito o non ci sono mai entrati e si sono ridotti a lumache che camminano tra l'erba, che se è troppo cresciuta li nasconde. Sarebbe l'ora che entrassero a far parte non già del partito ma di quel movimento che lo circonda e che al momento del voto sarà presente in tutti i modi possibili. Quei nomi, peraltro illustri, insieme raccolgono tra il 6 e il 7% diviso in piccoli pezzi: le lumache sono sei o sette e ciascuna ha il peso di una lumaca. Se il partito e il suo seguito di simpatizzanti, anche se non aderenti, risentisse beneficamente dell'arrivo di Zingaretti e di tutto il gruppo dirigente del partito, il risultato potrebbe arrivare al 30% e forse perfino oltre, raccogliendo quegli elettori che hanno deciso il 4 marzo di non votare, o quelli che hanno votato scheda bianca o infine quelli che hanno votato per i Cinque Stelle o per la Lega. ________________________________________________________________________________________ E poi ci sono Berlusconi e Meloni che se fossero politicamente intelligenti - e in un periodo lontano lo furono - non esiterebbero ad astenersi dal voto o addirittura a mobilitare i loro partiti verso un voto a favore dello schieramento che sta attorno al Pd. Può sembrare strana questa ipotesi, e ad alcuni può sembrare anche peccaminosa non per chi dà i voti ma per chi li riceve. Personalmente ho una lunga esperienza di questi problemi, data l'età, e quindi so che la politica deve avere le mani pulite moralmente e politicamente, ma ci sono momenti nei quali la conquista del potere consente qualche trasgressione. La fece perfino Voltaire che pure si chiamava Voltaire e rappresentava la Francia della Rivoluzione. ________________________________________________________________________________________ Comunque, delle elezioni e del prossimo futuro politico spero di vedere l'esito che auspico. Sono convinto che ci sarà un cambiamento di fondo del quale saremo molto contenti. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ L'avanzata di un "popolo" che di popolare non ha [né] la dignità contadina, nè la serietà operaia, vale poco. Se sei fascista impara almeno a citare Mussolini. Se no, prendi la vanga in mano e impara daccapo a campare. Forse sei ancora in tempo ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca. Il solco e il somaro ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 05 marzo 2019) ________________________________________________________________________________________ A proposito di popolo. C'è un leghista emiliano (fascista come non pochi dei suoi compagni di partito), candidato sindaco, che posta sulla sua paginetta social, tra le altre amenità contro mezzo mondo, le frasi di Mussolini. Però le sbaglia. Per esempio scrive: "È l'aratro che traccia il solco, la spada che lo riempie". La trascrizione corretta sarebbe tutt'altra: "La spada che lo difende". ________________________________________________________________________________________ Ora, se davvero questo signore fosse, come pretendono di essere quelli come lui, "uno del popolo", capirebbe al volo che con la spada si possono fare parecchie cose, tranne lavorare la terra. I solchi, volendo, si possono riempire con la vanga, se si ha molto tempo da sprecare; meglio con una motozappa o una sarchiatrice meccanica. La giusta punizione, per questo signore, sarebbe dunque mettergli in mano una Durlindana e dirgli: "Adesso tu riempi i solchi di un paio di ettari di terra con questa qui. Se finisci entro sera stappiamo una bottiglia di lambrusco. Se non ce la fai, scrivi sulla tua paginetta Facebook per cento volte "io sono un somaro"". ________________________________________________________________________________________ La terra è una cosa seria, caro il mio leghista littorio, e il suo progressivo abbandono è fonte di molti dei nostri mali psicologici e culturali. Tra i quali l'avanzata di un "popolo" che di popolare non ha più un fico secco, non la dignità contadina, non la serietà operaia. Se sei fascista impara almeno a citare Mussolini. Se no, prendi la vanga in mano e impara daccapo a campare. Forse sei ancora in tempo. [MSe] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 marzo 2019 ________________________________________________________________________________________ Mi piacerebbe vivere in un Paese nel quale non sia io a dover decidere quali buchi nella montagna siano da fare, quali no. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - L'Amaca. Un buco tra i buchi ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 10 marzo 2019) ________________________________________________________________________________________ Quando il senatore grillino Paragone, davanti a un immeritato bavero di microfoni e telecamere, definisce per dieci volte di seguito "un buco nella montagna" la Torino-Lione, ritiene di essere spiritosamente sprezzante. La definizione, del resto, è molto di moda nel suo habitat politico e giornalistico: la Tav è "un buco nella montagna". ________________________________________________________________________________________ Il problema è che l'intenzione polemica è controproducente. Di "buchi nella montagna", difatti, le Alpi sono già piene, trafori stradali e/o ferroviari come quello del Bianco, del Gottardo, del Frejus, del Tenda, del Sempione, del Gran San Bernardo, alcuni operativi da più di un secolo, scavati con tecnologie ben inferiori e costi umani ben superiori agli attuali, e ormai parte integrante di un sistema di trasporti impensabile senza. ________________________________________________________________________________________ E dunque, per quanto distratto, lo spettatore a casa, vedendo e sentendo l'autorevole esponente politico che fa il verso all'ennesimo "buco nella montagna", si domanda: ma se si tratta solamente di un buco nella montagna, perché mai proprio questo buco qua, tra i tanti precedenti e i tanti futuri, deve provocare un simile sconquasso politico, rischiando di costare lo status di uomo di governo perfino a Paragone? ________________________________________________________________________________________ Ho sempre pensato, sulla Tav, di non avere opinioni abbastanza forti, e tantomeno competenze adeguate. Di conseguenza, mi piacerebbe vivere in un Paese nel quale non sia io a dover decidere quali buchi nella montagna siano da fare, quali no. A patto che, tra chi è escluso dalle decisioni, ci sia anche Paragone. [MSe] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 10 del 10 marzo 2019
continua
§1 - La forza della Chiesa e le marionette in Italia (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 24 febbraio 2019) §2 - L’Amaca. [Irresponsabilità al potere] L’Amaca (di Michele Serra Repubblica.it 24 febbraio 2019)
post pubblicato in diario, il 24 febbraio 2019


Anno XII N° 08 del 24 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Sovranismo e populismo nel nostro Paese sono strettamente alleati e Di Maio in questa fase politica desidera dimostrarlo in tutti i modi possibili. A cominciare dall'appoggio a Salvini affinché eviti il processo che hanno chiesto giudici di Catania ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - La forza della Chiesa e le marionette in Italia ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 24 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Ci sono molte cose che accadono in questi giorni in Italia, in Europa e in tutto il mondo. Parleremo soltanto di alcune di esse, quelle che più da vicino interessano la nostra vita e cominciamo con la riunione sugli abusi sessuali del clero convocata da papa Francesco per "inchinarsi sulle ferite". ________________________________________________________________________________________ Ne parla con molta chiarezza l'articolo di fondo di Andrea Monda, direttore de L'Osservatore Romano ricordando l'episodio di San Tommaso (uno degli apostoli) che incontra insieme agli altri suoi compagni Gesù, che era ormai non più un Dio incarnato, ma dopo la crocifissione era ormai trasfigurato. Tommaso e gli altri suoi compagni stentano a riconoscerlo ma, per salutare i suoi apostoli prima di averli con lui in Paradiso alla loro morte, Gesù si reincarnò di nuovo. Tommaso ebbe qualche dubbio sull'immagine che gli stava dinanzi e chiese al Signore di potergli toccare la ferita causata da un colpo di lancia infertogli da una guardia romana nel costato mentre agonizzava sulla Croce. Se quella ferita esisteva ancora, se non altro come cicatrice, Tommaso sarebbe stato certo che si trattava del loro Signore. Gesù socchiuse il manto che lo circondava si fece toccare la ferita ormai rimarginata ma tuttora esistente da Tommaso, il quale trovò naturalmente la cicatrice e disse: "Mio Signore e Mio Dio". ________________________________________________________________________________________ Questo ricordo è ridiventato valido e aleggia sulla riunione convocata da papa Francesco e aperta da un intervento del cardinale Tagle. ________________________________________________________________________________________ In un certo senso ha dominato la riunione che è tuttora in corso alla presenza di 190 vescovi, presidenti delle conferenze episcopali delle rispettive nazioni dove il cattolicesimo è diffuso. Il cardinale Tagle ha precisato che la Chiesa cattolica fa un passo indietro inchinandosi rispetto al male altrui e volutamente si abbassa dal suo normale livello per mostrare pubblicamente quello che sente di fronte al male che alcuni dei suoi membri hanno recato al prossimo, ai giovani e addirittura ai bambini con ripetuti soprusi sessuali. I sacerdoti di tutto il mondo perdono il loro prestigio se l'umiliazione per quanto è accaduto non è considerata un male terribile da tutto il clero: anche da chi non solo non ha partecipato ad essa ma condanna quelli che l'hanno effettuata. ________________________________________________________________________________________ Nell'articolo de L'Osservatore Romano c'è questo passaggio significativo: "La Chiesa indica il mistero dell'incarnazione di Cristo, il Dio che si "abbassa" diventando uomo, assumendo la natura umana. È quello che deve fare la Chiesa fedele a Gesù: abbassarsi, farlo sempre e soprattutto oggi di fronte ai minori abusati con le loro ferite che gridano giustizia". Questo è quanto sta avvenendo e papa Francesco è il primo a incitare la Chiesa da lui guidata a toccare le ferite inferte da alcuni suoi membri e a sentire dentro di sé un dolore estremamente profondo. Questa è un'altra delle iniziative di papa Francesco che svela con un dolore estremamente autentico quello che è diffusamente accaduto nelle file del clero. Alcuni suoi critici, a cominciare dal vescovo Viganò, lo avevano contestato perché non aveva punito chi già dentro la Chiesa aveva commesso quei reati sessuali. Ora papa Francesco ha dimostrato quello che già chi lo conosce profondamente aveva intuito: non ha punito i singoli colpevoli, ha voluto che l'intera Chiesa sentisse quel dolore come proprio ed estirpasse per sempre quanto è accaduto. ________________________________________________________________________________________ La Chiesa è la Chiesa ma l'Italia è l'Italia e l'Europa - per parlare del Continente di cui facciamo parte - è l'Europa. In casa nostra accadono molte cose, cominciando da quel che accade al movimento-partito dei Cinque Stelle. Nelle elezioni in Abruzzo si sono dimezzati nel voto: dalla media cui erano arrivati di circa il 40 per cento sono scesi nelle regionali al 20. Naturalmente Di Maio e i suoi pochi collaboratori si sono mostrati convinti che il voto abruzzese ha delle motivazioni particolari e non conta niente sulle sorti complessive del loro partito. Era importante, secondo Di Maio, non tanto rassicurare i propri seguaci quanto rafforzare l'alleanza con la Lega di Salvini che nei sondaggi è molto più avanti dei Cinque Stelle. Una situazione non limitata al crollo abruzzese ma all'intero Paese, mostrando segni di friabilità proprio laddove la Lega continua a crescere a oltre il 32 per cento. ________________________________________________________________________________________ Di Maio si sta dimostrando un buon attore: sfoggia sicurezza, determinazione, tranquillità. Grillo, primario attore e autore del Movimento che non a caso finora si autodefiniva "grillino" ma ormai non più, sta prendendo le distanze da Di Maio e lo richiama a quella che fu per dieci anni la sua predicazione e il programma del Movimento: distruzione delle caste e terra bruciata per far nascere nuove forze e nuovi programmi. Insomma populismo allo stato puro. Questo fu Grillo e questo lo è ancora ma il movimento-partito di Di Maio non è più questo: ha un programma, ha un contratto con Salvini e non solo non combatte le caste ma addirittura sta diventando e rappresentando una di esse. ________________________________________________________________________________________ Di Maio vorrebbe avere un ruolo importante anche in Europa, specie se otterrà un discreto risultato nelle elezioni europee ormai imminenti. Non che abbia dimenticato di essere alla testa di un partito populista, ma il populismo una finalità la deve avere e in Europa è assai difficile: i populismi sono numerosi ma si abbinano al sovranismo e cioè il peggio del peggio. La coesistenza di populismi, ciascuno con i suoi capi e i suoi obiettivi diversi da quelli degli altri ha un percorso incerto. Sarebbe una sorta di miracolo se l'esistenza di tanti populismi in Europa favorisse la loro unificazione: un continente populista è impossibile? Non è affatto impossibile: Trump ha vinto e domina gli Usa con una politica populista; lo stesso avviene in Cina e in India. Non nella Russia di Putin che ha un regime propriamente zarista. ________________________________________________________________________________________ Comunque abbiamo già segnalato che il populismo europeo convive con il sovranismo e quindi ciascun movimento populista vive per conto proprio senza alleati altrettanto populisti. Sovranismo e populismo per quanto riguarda l'Italia sono strettamente alleati e Di Maio in questa fase politica desidera dimostrarlo in tutti i modi possibili, a cominciare dall'appoggio a Salvini affinché eviti il processo che i giudici di Catania vogliono aprire nei suoi confronti. ________________________________________________________________________________________ Salvini dal canto suo sa bene che l'alleanza con Di Maio è tutta a proprio vantaggio: a lui porta voti, a Di Maio ne fa perdere. Che cosa può accadere di meglio al capo della Lega? Perciò negli ultimi tempi i due fenomeni hanno andamenti difformi ma la loro alleanza si rafforza. Si è visto anche sul problema della Tav, rinviato a non si sa quando e soprattutto nella politica economica dove si adottano provvedimenti che sembrano atti di generosità per il prossimo bisognoso, ma in realtà sono interventi fittizi e privi di valore effettivo. La sostanza del contratto è rimasta inevasa: il contratto esiste come pezzo di carta ma non come programma in corso d'attuazione. Si vedrà quel che accadrà dopo le elezioni del prossimo maggio. ________________________________________________________________________________________ Sul fronte politicamente opposto le elezioni abruzzesi non sono andate male. Neanche bene, ma una via di mezzo che ha unito il Pd a una serie di circoli civici del tipo di quelli che nel loro complesso formano il movimento creato da Calenda. In Abruzzo il Pd all'11 per cento (molto meno dei sondaggi nazionali che lo danno tra il 16 e il 18 per cento), ma l'unione generale di chi la pensa in termini liberal-socialisti o anche semplicemente liberali è notevolmente superiore del previsto toccando il 31 per cento. Sarà dunque quella la strada su cui marciare: Partito e Movimento. A quanto arriveranno? Non meno del 20 e se fosse un miracolo magari al 30. Un partito-movimento che arrivasse al 30 sarebbe già qualche cosa, una discreta minoranza ma non più che questo. Comunque il dopo si vedrà. ________________________________________________________________________________________ Ci sono ancora due questioni da esaminare, che riguardano la politica italiana. Sembreranno a chi mi legge due macchiette come un tempo si usava negli antichi varietà. Una riguarda Renzi ed un'altra Berlusconi. Renzi per molte situazioni da lui create o che gli sono cadute addosso, ricorda Bettino Craxi. Entrambi iniziarono la loro attività politica identificandosi con il partito nel quale avevano scelto di militare e naturalmente - strada facendo - entrambi aspirarono a diventarne i leader e l'obiettivo fu raggiunto: Craxi alla testa del Partito socialista e Renzi a quella del Partito democratico che del socialismo italiano ha qualche traccia. ________________________________________________________________________________________ Craxi tuttavia, dopo un buon servizio adatto alle capacità di un leader, aprì la strada alla corruzione e insieme ad essa alla conquista sia pur transitoria di belle donne para-socialiste. Arrivò al peggio del peggio, fu processato dai magistrati di Milano e fu condannato a qualche anno di reclusione e per evitare il carcere scappò in Tunisia ad Hammamet dove poi morì. ________________________________________________________________________________________ Renzi per fortuna sua e anche nostra non ha questo destino; semplicemente ha perso la leadership del partito. Si era alleato con Berlusconi per fare la legge elettorale e la riforma costituzionale che giovasse a tutti e due. Per averne l'approvazione fu indetto il referendum dove i No batterono di gran lunga i Sì e dove Renzi ci rimise tutta la sua carriera politica, perse la leadership del partito, lasciò la guida del governo. Non era tuttavia un personaggio casalingo e quindi dopo un paio di mesi tornò in battaglia e lo è tuttora: vuole tornare alla testa del Pd e vuole portarlo ad alte vette numeriche e politiche. ________________________________________________________________________________________ Non sembra tuttavia che abbia molti seguaci: ha con lui parecchi sindaci delle zone centrosettentrionali ed anche un notevole numero di parlamentari iscritti al Pd. C'è anche una parte, ma assai limitata, del movimento che fiancheggia il Pd. Insomma Renzi è di nuovo in battaglia e ha scritto un libro di agevole lettura sulla sua vita politica, come fu, come è e come sarà. ________________________________________________________________________________________ Ho già detto che somiglia poco a Craxi, anzi per nulla salvo che i partiti cui appartenevano e di cui erano stati i capi li hanno vissuti quasi nello stesso modo. Il finale di Craxi fu una condanna giudiziaria, di Renzi sono stati invece arrestati i genitori: non sono cose identiche ma in qualche modo analoghe. Di lui purtroppo si è visto il finale; il finale di Renzi è ancor a piuttosto lontano e la sua partita è ancora tutta da rigiocare ma l'esito è ignoto ed anche le previsioni formulate dagli esperti della materia sono molto incerte. L'ultimo personaggio che sta tornando in palcoscenico è Berlusconi. Visto in televisione dove è in grado di usare un buon trucco capace di diminuirne l'età anagrafica, sembra ancora in piena forma e forse lo è. Il legame con Salvini è molto forte salvo che Berlusconi mantiene le finalità proprie che non coincidono con quelle di Salvini. I voti di Berlusconi attualmente oscillano tra l'8 e il 10 per cento: è già notevole ma probabilmente un'ulteriore crescita ci sarà. Ho detto più volte e lo ripeto ancora che Berlusconi è un personaggio che scrive il libretto dell'opera che vuole mettere in scena ma poi fa anche il primo attore sul palcoscenico. Non è il solo che riesca a coniugare le capacità dell'autore e l'abilità dell'attore, ma lui è certamente il più notevole in questa duplice personalità. ________________________________________________________________________________________ Il suo libretto è quello di tornare al governo, magari non come premier ma con una carica molto importante per lui e diffusa anche nel suo stato maggiore. Quanto al suo atteggiamento verso Salvini, lo appoggia e continuerà sempre ad appoggiarlo per evitargli guai giudiziari. Rispetto a Di Maio populista, Berlusconi è un populista della forza di un dio olimpico. Ricorderete che ai tempi in cui governò l'Italia per parecchi anni cambiava abito e cappello secondo i luoghi e gli interlocutori che doveva vedere. ________________________________________________________________________________________ Una volta arrivò addirittura a mettersi un cappello da bersagliere durante la visita a quel corpo militare. Ricordiamo anche l'eleganza dei suoi doppi petti blu quando la sera ballava con le ragazze invitate a cena, eccetera eccetera. Mi viene in mente che anche Gabriele D'Annunzio si vestiva durante la guerra '15-'18 secondo i vari corpi militari che frequentava; non mise mai il cappello da bersagliere, ma quello di alpino, quello di cavalleggero, quello di fante. E il blu lo usava anche lui e le donne pure. Ovviamente D'Annunzio è e resterà nella storia della poesia italiana mentre la storia politica di Berlusconi parlerà poco o niente con il passar degli anni. In realtà il personaggio al quale somiglia è piuttosto Grillo: il populismo di Berlusconi batte di gran lunga quello del comico che ha dato vita ai Cinque Stelle. ________________________________________________________________________________________ Questo è il quadro della povera Italia. Molto da divertirci non c'è.. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Perché, dunque, se un'azienda accumula enormi profitti grazie alla trasformazione di milioni di persone in ludopatici, clienti tossici asserviti al prodotto quanto i braccianti e gli operai erano asserviti al padrone, a nessuno viene in mente di usare la parola "sfruttamento"? ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca. [Irresponsabilità al potere] ________________________________________________________________________________________ L’Amaca (di Michele Serra Repubblica.it 24 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Se un proprietario terriero si arricchiva sottopagando i braccianti, questi lo chiamavano sfruttatore. Se un industriale faceva profitto sottopagando gli operai, idem. Si chiamava lotta di classe, aveva i suoi difetti (sbocchi violenti, lettura del mondo schematica) e i suoi pregi (costringeva la società a diventare meno ingiusta, distribuendo meglio la ricchezza). ________________________________________________________________________________________ Perché, dunque, se un'azienda accumula enormi profitti grazie alla trasformazione di milioni di persone in ludopatici, clienti tossici asserviti al prodotto quanto i braccianti e gli operai erano asserviti al padrone, a nessuno viene in mente di usare la parola "sfruttamento"? ________________________________________________________________________________________ Nella discussione in atto a proposito di videogame violenti come Fortnite, o Apex Legends, di tutto si parla, di etica, di salute, di pedagogia, di neurologia, perfino di diritto di famiglia per via dei divorzi motivati dalla ludopatia. Resta sotteso, come fosse un'ovvietà, l'elemento economico, pure così vistoso, che vede ristrette élite tecnologiche arricchirsi tosando uno sterminato gregge di consumatori compulsivi. ________________________________________________________________________________________ Rubando il loro tempo quanto la fabbrica lo rubava ai proletari dell'evo industriale. I nerd miliardari che indirizzano i gusti (magari anche politici) delle masse, non sono forse l'evidente opposto del sogno orizzontale dei pionieri del web, che volevano tutto a disposizione di tutti? Di fronte ai loro pazzeschi fatturati, quando è che torna in auge il concetto, così chiaro, di sfruttamento dell'uomo sull'uomo? [MSe] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ “Gli insulti a Emma Marrone.” Neppure il più modesto soldatino della folta milizia dei nemici del politicamente corretto, a quanto risulta, ha abbozzato una difesa del consigliere comunale leghista umbro Massimiliano Galli. C’è il caso che la notizia sia proprio questa. ________________________________________________________________________________________ Stefano Bartezzaghi ________________________________________________________________________________________ §3 – La violenza dellle parole ________________________________________________________________________________________ (di Stefano Bartezzaghi Repubblica.it 24 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ È da quando esistono concerti di musica pop che gli artisti trovano una sintonia con i loro fan anche attraverso messaggi di impegno civile, soprattutto sui temi umanitari. Qualcuno lo può considerare ipocrita, ma è certo normalissimo. Così la cantante Emma Marrone ha detto in concerto « Aprite i porti » e via Facebook quel leghista umbro l’ha esortata ad aprire lei, piuttosto, le gambe: e a pagamento. Risposta così spaventosa da causare un annuncio di espulsione dalla Lega, partito che notoriamente non pullula di scrupolosi seguaci del bon ton. Incidente chiuso? No, e per diversi motivi. ________________________________________________________________________________________ Il primo è un motivo di igiene collettiva: sarebbe bene fare lo sforzo di non abituarsi mai e di stupirsi ogni volta che si sente usare il linguaggio da stadio (non da osteria: le osterie sono spesso luoghi più civili del Transatlantico), come se fosse la prima. ________________________________________________________________________________________ Il secondo è un motivo di pura e semplice civiltà. A un uomo, Galli non avrebbe consigliato di prostituirsi. Si può teorizzare che il progresso non esiste, che non è vero che il mondo possa evolvere in meglio, ma resta il fatto che sui diritti delle donne — come su quelli di neri, ebrei, gay, minoranze varie ( e mettiamoci anche i detenuti) — qualche passo avanti la nostra civiltà lo aveva compiuto. Non si possono consentire arretramenti in direzione dei cupissimi orizzonti del passato. ________________________________________________________________________________________ Il terzo è un motivo di comunicazione. I social network hanno aumentato considerevolmente il livello di «rumore bianco» che ogni messaggio deve superare per essere inteso. La corsa a spararla sempre più grossa, con la risibile scusa della cosiddetta libertà di parola, non ha più molti altri traguardi da tagliare. ________________________________________________________________________________________ Il quarto è infine il motivo più preoccupante. Ogni volta che parliamo non soltanto diciamo qualcosa; implicitamente diciamo anche che è possibile dire così. È il funzionamento semiotico dei linguaggi: l’uso tende a legittimare sé stesso. Il verbo, sgradevole, “ sdoganare” vuole significare che quando impiego un’espressione la faccio passare nei confini del mio discorso, la dichiaro libera di circolare. Vale per gli errori, vale per i neologismi, vale per il turpiloquio, vale per i tormentoni, le mode linguistiche, tutto. ________________________________________________________________________________________ Quando Cesare Zavattini disse per la prima volta « cazzo » alla radio ( era il 1976) non solo lo disse ma mostrò che la radio non parlava la stessa lingua degli italiani. Ogni tabu che cade produce un effetto liberatorio, del genere: “ Il re è nudo”; per questo l’obiettivo polemico del politicamente corretto è tanto facile da colpire che ogni povero di spirito si sente in dovere di tirarci la sua pallonata. Ci si sente tornare alla natura, liberi e disinibiti, finalmente non più obbligati a fare attenzione, a mostrare rispetto, a confutare le affermazioni anziché distruggere l’avversario mediante l’oltraggio e il ludibrio. ________________________________________________________________________________________ La legittimazione della riduzione di una donna giovane e famosa a oggetto sessuale questa volta non è passata. Bene, ma in altre occasioni si sono già sentiti sibilare auguri anche e persino di stupro e morte. Non vanno misurati con il metro dell’esagerazione, del limite spostato un po’ più in là. Vanno visti per quel che sono: mattoni che edificano un universo di discorso in cui la violenza verbale rimanga l’unica regola di correttezza a cui attenersi. E contro il violentemente corretto non c’è bon ton che valga. ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 08 del 24 febbraio 2019
continua
§1 - Caro Matteo, le idee ci sono ma la politica non è potere (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 17 febbraio 2019) §2 - Il vero capo del governo (di Massimo Giannini Repubblica.it 17 febbraio 2019)
post pubblicato in diario, il 17 febbraio 2019


Anno XII N° 07 del 17 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Nel Pd Renzi avrà sicuramente un incarico ma certamente ogni ipotesi di leadership è esclusa a meno che non scelga la strada della scissione e crei un partito B. Questa sarebbe una pessima eventualità sia per il partito, sia per l'ex premier ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Caro Matteo, le idee ci sono ma la politica non è potere ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 17 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Matteo Renzi ha scritto un libro e l'ha intitolato Un'altra strada con sottotitolo Idee per l'Italia di domani. Ho conosciuto Renzi abbastanza, quando già era al potere avendo monopolizzato tutte le cariche esistenti: presidente del Consiglio, segretario del Partito democratico (Pd) e leader. Si può essere alla guida d'un partito senza le capacità attrattive d'un leader; lui lo era e lo dimostrava in vari modi. Questa storia durò dal 2014 al 2017 quando il Pd - che nelle ultime elezioni politiche europee aveva raggiunto il 41 per cento - con il voto del 4 marzo 2018 crollò al 19 per cento. ________________________________________________________________________________________ Di fatto scomparve e tuttora si trova ancora in quella situazione, anche se sono in corso tentativi e candidature per ridare a quel partito un minimo di consistenza. ________________________________________________________________________________________ Renzi vuole far parte di questo tentativo ma farne parte è dir poco: vuole esserne il capo e poiché si parla anche di movimenti di elettori che il 4 marzo lasciando il Pd si sono orientati verso l'astensione del voto o sono passati nelle fila dei Cinquestelle, Renzi immagina di poter guidare il partito e contemporaneamente i circoli civici di un movimento che la pensa come il partito e voterà analogamente, ma non vuole rientrare nelle fila del Pd. Inutile dire che Renzi si propone di essere sia a capo del Movimento (fondato da Calenda) sia soprattutto del partito. ________________________________________________________________________________________ Cioè di tutto. Il libro che ho prima citato si propone appunto quest'obiettivo e quindi una leadership ripresa dopo circa due anni di abbandono e portata ancora più avanti. L'Italia di domani come è nel sottotitolo. È un esame molto diffuso del bene e del male che la politica italiana ha sperimentato fin da quando la crisi economica del 2007-2008 sconvolse l'Europa e l'Italia, non meno e forse addirittura di più di quella del 1929 che tutti i libri di politica e di economica descrivono come un terremoto che scosse allora l'Occidente. Quella del 2007-08 fu analoga e forse, secondo alcuni esperti, ancora peggiore, addirittura molto più devastante di quella di un secolo prima. ________________________________________________________________________________________ Renzi in parte racconta e in parte traccia un programma. Comincia così: "A quarantaquattro anni sono già un ex. Ex di molte cose. Ho un curriculum fitto di incarichi inattesi. Inimmaginabile anche nei sogni più belli di un giovane liceale fiorentino. Ma a 44 anni ho anche molti futuri diversi davanti a me e mi appaiono tutti affascinanti. Non riesco quasi a giustificare il mio entusiasmo per il domani, la curiosità per le tante occasioni che questo mondo, pazzo e bellissimo, può riservarci". Questa parte è intitolata "Premessa" e infatti lo è perché da quella pagina in poi c'è il racconto di quanto fece di buono e ogni tanto di alcuni provvedimenti sbagliati che non erano in linea con la sua politica. ________________________________________________________________________________________ Lui racconta che li corresse e spesso ci dimostra molto abilmente che gli sbagli, se trattati come si deve, potevano diventare iniziative positive. Ma soprattutto pensa al domani come ho già accennato e termina il libro (vale la pena di riportarlo) in questo modo: "Abbiamo tempo, entusiasmo, libertà. Abbiamo sogni e sappiamo come realizzarli. Abbiamo gambe e testa. Abbiamo voglia di un desiderio profondo di fare dell'Italia un giardino di opportunità anziché una gabbia di paure. Lo abbiamo iniziato a fare e continueremo a farlo e lo faremo ancora meglio facendo tesoro dei nostri errori, c'è un'altra strada che ci aspetta. Non so se alla fine raggiungeremo la Terra promessa. So però che per chi crede alla Terra promessa, nel dubbio, è sempre meglio mettersi in cammino". ________________________________________________________________________________________ Sono 235 pagine. È chiaro che una vita come la sua per essere raccontata senza tacer gli errori, richiede molto spazio e per chi segue da tempo la vita politica italiana questo libro merita un'attenta lettura. All'inizio mi sono alquanto stupito per delle piccolezze che tuttavia sono molto significative. Personalmente ricordo che nei vari colloqui che ebbi con lui, per lungo tempo amichevoli, gli raccomandai di leggere alcuni libri che ritenevo importanti per chi si occupa, appunto, di politica e quindi inevitabilmente di leggi, provvedimenti economici, alleanze interne e presenza nell'Europa che è il nostro Continente di appartenenza. ________________________________________________________________________________________ Lui prendeva nota di questi libri (o almeno così mi diceva); erano testi interessanti tra i quali ricordo due di Benedetto Croce, la Storia della letteratura italiana di De Sanctis, il pensiero di Giustino Fortunato e dei meridionalisti; cinque o sei titoli in tutto. Qualche tempo dopo gli domandai se li aveva letti o almeno acquistati e lui mi disse: non ho avuto il tempo ma lo farò al più presto. Secondo me non lo ha mai fatto ma se guardiamo le citazioni di personaggi che dicono la loro con una breve frase vediamo nomi incredibili che fanno parte della cultura americana, inglese, tedesca, russa, turca e araba. ________________________________________________________________________________________ Uno sfoggio di conoscenza e di quegli ambienti culturali da cui trae le citazioni che aprono i capitoli: l'autore accenna ai loro pensieri e azioni culturali e politiche con una conoscenza racchiusa in poche parole ma estremamente significative. Questo mi fa pensare che il libro di cui stiamo discutendo sia suo come concezione ma affidato a molti collaboratori esperti nella stesura del testo. Niente di male, ma un mutamento che va al di là dell'apparenza: lui ha sempre voluto fare tutto da solo e questo è stato uno dei motivi per colpa dei quali il partito poi è precipitato quasi nel nulla. E a chi gli raccomandava di avere uno stato maggiore ai suoi fianchi, rispondeva che non si fidava degli altri e faceva tutto lui nell'ambito delle cariche che occupava. Quindi dovunque. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente aveva anche bisogno di alleanze politiche in certe occasioni e non possiamo dimenticare che una delle alleanze più singolari per un partito come il Pd fu con Forza Italia di Berlusconi. Fecero insieme la legge elettorale che prevedeva un premio maggioritario concesso al primo o all'alleanza che risultasse la prima rispetto ad altre: 40 per cento dei voti oltre il quale scattava un premio. Nel referendum costituzionale che fu indetto ed effettuato nel 2017 l'idea era quella di abolire il Senato e lasciare solo alla Camera le funzioni di rappresentanza politica. Se quel referendum fosse stato vinto probabilmente oggi avremmo ancora un governo Renzi-Berlusconi, con partiti rafforzati dal premio. Forse sarebbe stato un bene per il Paese, avrebbe evitato la semi-dittatura di Matteo Salvini e l'alleanza con i Cinquestelle, figli di Beppe Grillo e quindi populisti al cento per cento. ________________________________________________________________________________________ Comunque il referendum fu perso con cifre altissime di chi votò "No". E quella fu la bastonata: Renzi lasciò la titolarità del suo governo a Gentiloni e per qualche settimana si ritirò a casa in Toscana. Ma era evidente che quel ritiro sarebbe durato poco. Del resto lo dice nel libro: lui ha voglia di fare, ha voglia del potere, e continua ad aver voglia di essere un leader senza alcuno stato maggiore ma semplicemente un drappello di persone votate a lui come Lotti, Boschi ed altre quattro o cinque. Un drappello, ma in questo libro quel drappello non sarebbe stato sufficiente da scrivere e quindi qui si è verificato un cambiamento che varrà la pena di accertare, non perché sia vietato valersi di collaborazioni specifiche, anzi probabilmente è un bene. Ma lui continua a negarlo e poi evidentemente lo confina nella loro bravura tecnica e non politica. ________________________________________________________________________________________ *** Sarà interessante per chi mi legge conoscere l'indice del libro subito dopo la "Premessa" che abbiamo già citato e i titoli sono i seguenti: "Politica, non populismo" / "Il populismo non vincerà. Le ragioni del no all'accordo con i Cinquestelle. I costi dell'incompetenza" / "Un simbolo: la reazione alla tragedia di Genova" / "La sinistra e il populismo soft" / " Un'anima per il riformismo" / "Futuro, non paura" / "Non si stava meglio quando si stava peggio" / "Il populismo si nutre di paura" / "L'immigrazione come battaglia culturale" / "La sicurezza non è propaganda" / "Globalizzazioni" / "Cultura, non ignoranza" / "Questo lo dice lei" / "Un euro in sicurezza, un euro in cultura" / "Le periferie tra rammendo e inclusione" / "Riformare la scuola italiana" / "Doveri, non solo diritti". ________________________________________________________________________________________ Da questo lungo elenco immagino che capirete la prevalenza della cultura sulla politica di tutti i giorni. Naturalmente una cultura politica che presuppone un'ampia cultura personale. Non so fino a che punto Renzi si preparerà a questo obiettivo - riprendere in mano il partito e portarlo ad essere uno strumento politico di buon peso. Non mi sembra adatto, non è un De Gasperi né un Adenauer o un Moro né tantomeno un Berlinguer. Se c'è una somiglianza con qualche "antenato" della politica italiana si può pensare, nel caso migliore, ad un Fanfani e nel caso peggiore ad un Andreotti. Solo che Renzi è un giovanotto, quarantaquattro anni gli danno tutta la forza e la volontà di applicarla per la riconquista del potere. ________________________________________________________________________________________ Lui non parla bene del potere, lo devia, batte in un modo imprevisto sulla cultura. Ammesso che legga qualche libro di quelli che a suo tempo gli avevo consigliato, o ancor più impegnativi come gli autori delle citazioni che coinvolgono i più grandi scrittori di filosofia politica di tutto il mondo. C'è un punto del libro in cui lui dice che preferisce il Rinascimento all'Illuminismo. È una preferenza singolare: l'Illuminismo ha come padre - o nonno - Michel de Montaigne e comincia all'inizio del Settecento con d'Alembert, Diderot, Voltaire e Rousseau le opere letterarie e politiche di questi personaggi, Renzi dovrebbe leggerle, almeno qualche passaggio. Gli sarebbe molto utile e ne farebbe un personaggio del tutto diverso da quello che conosciamo. ________________________________________________________________________________________ Comunque, terra promessa o meno, non mi pare che nel partito un ritorno renziano sia atteso o comunque benevolmente accolto da quelli che guidano il Pd in una fase in cui si spera in una ricostruzione positiva del partito e dei movimenti attorno ad esso. ________________________________________________________________________________________ Renzi avrà sicuramente un incarico che potrebbe anche avere una sua importanza ma certamente ogni ipotesi di leadership è esclusa a meno che lui non pratichi una sorta di scissione e faccia un partito B, pessima eventualità sia per il Pd sia per il Movimento che lo fiancheggia e sia per lui. ________________________________________________________________________________________ Mi ricordo che poco più di un anno fa Renzi promosse una riunione alla quale intervennero Veltroni e Gentiloni; ricorrevano quel giorno i dieci anni dalla fondazione del Pd compiuta da Veltroni. Renzi disse pubblicamente che il padre del partito era Veltroni, il quale era dunque anche suo padre politicamente parlando. Il giorno dopo gli telefonai e gli dissi che siccome Veltroni a sedici anni frequentava casa mia perché era amico delle mie figlie, di conseguenza, se lui lo riconosceva come padre, io in realtà ero suo nonno e i nonni - aggiunsi - insegnano la cultura ai nipoti e se loro non obbediscono ai suggerimenti vengono castigati severamente. ________________________________________________________________________________________ Ci ridemmo su e non ne parlammo più. Se nel frattempo quella cultura da me suggerita lui se l'è fatta è un vantaggio: lo indurrà ad accettare una posizione nel partito senza aspirare a una nuova leadership. Se invece andrà verso la scissione, il nonno sarà molto deluso. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Il presidente della Repubblica è il solo presidio affidabile in un Paese che sta perdendo tutti i suoi consolidati e collaudati riferimenti internazionali. Senza la mediazione del Colle saremmo ancora qui a strillare "vomitevoli" ai francesi, "mangia crauti" ai tedeschi e "ubriacone" a Juncker ________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini ________________________________________________________________________________________ §2 - Il vero capo del governo ________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 17 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Non c'erano dubbi, ma i fatti di queste ultime ore l'hanno confermato. In questa Italia di Sonnambuli, che vagano nella notte europea senza più meta e destino come i protagonisti della trilogia di Hermann Broch, l'unica luce accesa è sul Colle. Solo grazie al prestigio e alla credibilità di Sergio Mattarella è stato infatti possibile ricucire lo strappo con la Francia, dopo i giorni dell'ira causati dalla distopia sovranista di Salvini e Di Maio. ________________________________________________________________________________________ L'ambasciatore Christian Masset che torna a Roma dopo quasi due settimane di assenza, e prima ancora di rioccupare la sede vacante di Palazzo Farnese va al Quirinale per consegnare al presidente della Repubblica un invito personale di Emmanuel Macron, compie un gesto politico e simbolico che parla da solo. Piaccia o no all'avvocato del Popolo Conte e ai due vicepremier dell'allegra brigata gialloverde, per la comunità internazionale il Capo dello Stato, suo malgrado, è ormai anche il Capo del governo. È Mattarella il "facente funzioni", il supplente, il garante. È a lui che le cancellerie si rivolgono, per capire se con l'Italia valga ancora la pena di parlare. ________________________________________________________________________________________ È lui l'unico presidio affidabile, in un Paese che sta perdendo tutti i suoi consolidati e collaudati riferimenti atlantici, sostituendo la Russia all'Occidente e la fratellanza fascistoide con il cartello di Visegrád all'amicizia con i Paesi fondatori dell'Unione. Che questa sia la percezione che all'estero si ha di noi lo si è intuito sul caso Venezuela: dopo settimane di paurosi sbandamenti della coalizione penta-leghista, divisa tra la fascinazione per l'incubo maduregno dei gialli e la foga guaidista e anti-comunista dei verdi, è toccato proprio a Mattarella richiamare il governo alla fedeltà ai valori di democrazia e libertà già rivendicati dalla Ue. ________________________________________________________________________________________ Ora, con l'invito ufficiale all'Eliseo, preceduto dalla telefonata di quattro giorni fa, tutto è ancora più chiaro. L'ha spiegato il ministro degli Esteri francese Le Drian: "Il presidente Macron e il presidente Mattarella sono i custodi delle relazioni tra i nostri due Paesi, condividono la stessa visione di questo rapporto che ci rafforza a vicenda e ci impegna fortemente". Dunque, e dispiace dirlo perché questo è un problema per il Paese, Conte si rassegni. Servono a poco i suoi sforzi, e i suoi tentativi di dimostrare che il vero leader è lui, e non li maggior suoi, Salvini e Di Maio. ________________________________________________________________________________________ Con Conte si può bere un drink al bar nelle pause di un vertice europeo, come è capitato alla cancelliera Angela Merkel in un ormai leggendario fuorionda "rubato" da Piazza Pulita. Ma non più di questo. Se c'è da parlare di politica estera e di crisi internazionali, di Trump e di Xi Jinping, di Europa e di migranti, l'interlocutore è il presidente e non il premier. ________________________________________________________________________________________ Non c'è bisogno di rievocare l'odiosa sortita di Guy Verhofstadt, che senza averne alcun titolo ma solo per esigenze di campagna elettorale gli ha dato del burattino in una sede istituzionale europea. Basta rileggere le dichiarazioni di Dominique Moïsi, uno studioso dell'Istituto di Relazioni Internazionali che non deve estorcere il voto a nessuno: "Macron aveva puntato su Conte, ma poi ha capito che lui era una marionetta nelle mani degli altri due, e ha individuato in Mattarella l'unica personalità ragionevole oggi ai vertici dell'Italia con cui poter dialogare". ________________________________________________________________________________________ Certo, come il supponente leaderino dei liberaldemocratici belgi, anche i politici francesi hanno commesso i loro errori, peccando di spocchia transalpina e sbeffeggiando una nazione vicina. Ma è difficile pretendere rispetto quando non lo si è dato. Solo un mese fa Di Maio e Di Battista stazionavano tronfi davanti al Parlamento di Strasburgo, e dicevano "quel palazzo va chiuso, è una marchetta dell'Europa a Parigi". E solo dieci giorni fa Di Maio rincorreva per i Campi Elisi Christophe Chalençon, forse scambiandolo per Salvador Allende, e dicendogli "siamo con voi". È lì, come ha ribadito l'ambasciatore Masset, che "il limite è stato oltrepassato". Ed è lì che è diventato indispensabile l'intervento riparatore di Mattarella. ________________________________________________________________________________________ Ieri si è capito chi è, quello spiantato casseur in gilet giallo. Un tizio che dice "qui serve un colpo di Stato", aggiunge un "gruppo di paramilitari è pronto a far cadere il governo", minaccia "se mi toccano Macron finisce sulla ghigliottina". Insomma, non il tribuno di una plebe che chiede riscatto, ma un mezzo squilibrato cui serve un ricovero coatto. Lo ha capito anche Di Maio, che finalmente ha preso le distanze da questo poveretto, riservandogli idealmente, anche se tardivamente, l'unico "Vaffa" che per i grillini in crisi di identità vale ancora la pena di pronunciare. ________________________________________________________________________________________ Ma anche quel "Vaffa", da solo, non sarebbe bastato a siglare la pace con Parigi. Senza la mediazione del Colle, saremmo ancora qui, a strillare "vomitevoli" ai francesi, a urlare "mangia-crauti" ai tedeschi, a gridare "ubriacone" a Juncker. C'è solo da sperare che, in politica estera come in politica interna, possa reggere ancora a lungo questa ennesima anomalia tricolore: la "coabitazione all'italiana" tra un capo di governo che sparisce e un capo dello Stato che supplisce. [Mgi] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Con questi giovanotti di potere [...] Niente è davvero "idea", neppure rompere le relazioni con la Francia, neppure l'odio per un presidente eletto in democrazia, neppure il disprezzo per i vincoli secolari tra i due popoli. Tutto è breve e volatile da un lato, opportunista e cinico dall'altro, senza che nessuno di questo governo di baciati dalla sorte dia mai l'impressione di conoscere il peso dell'odio, il conforto della fraternità, le responsabilità del potere ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Irresponsabilità al potere] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 15 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Siccome questi giovanotti di potere vivono sequestrati dalla loro ossessione mediatica (con tanti saluti alla realtà), c'è voluto un tremendo fuori onda televisivo per convincere Di Maio a porgere mezze scuse, molto tardive, per avere fraternizzato con un signore, Chalençon, che sogna un golpe militare e la ghigliottina per il presidente liberamente eletto dai francesi (a proposito di sovranismo...). ________________________________________________________________________________________ Il nostro vicepremier, evidentemente, non era in grado di valutare in proprio, né come persona né come leader politico, l'inaudita gravità del suo gesto, che è costato il ritiro dell'ambasciatore di Francia a Roma, cosa accaduta in precedenza solo alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Né alcuno del suo cosiddetto staff, evidentemente fatto di omologhi e di coetanei sprovveduti, è stato in grado di spiegargli che sì, l'aveva fatta veramente grossa. ________________________________________________________________________________________ Nel clima ebete e trafelato della politica social rimane ben poco spazio per la profondità, per il pensiero, per le idee. Niente è davvero "idea", neppure rompere le relazioni con la Francia, neppure l'odio per un presidente eletto in democrazia, neppure il disprezzo per i vincoli secolari tra i due popoli. Tutto è breve e volatile da un lato, opportunista e cinico dall'altro, senza che nessuno di questo governo di baciati dalla sorte dia mai l'impressione di conoscere il peso dell'odio, il conforto della fraternità, le responsabilità del potere.[MSe] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Non c'è neoborbonico o veteroclericale, terrapiattista o hitleriano, satanista o templare che non fiuti nell'aria una forse irripetibile occasione di legittimazione in qualunque sede. [....] Dalla reintroduzione della ghigliottina (la chiedono alcuni gilet gialli con codazzo di telecamere) alla cura del cancro con i suffumigi, verrà il giorno che la lotta a Satana ci sembrerà una materia scolastica in fondo quasi normale. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §4 - L’Amaca [Corso per esorcisti] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 17 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Il cosiddetto "corso per esorcisti" è stato ritirato dal portale del ministero dell'Istruzione, ma è molto facile pronosticare che episodi simili, in questo quadro politico, siano destinati a moltiplicarsi. L'insediamento del governo gialloverde è stato accolto come il classico "libera tutti" per le idee e gli umori che si sentivano in qualche modo emarginati e incompresi "dai precedenti governi". ________________________________________________________________________________________ Non c'è neoborbonico o veteroclericale, terrapiattista o hitleriano, satanista o templare che non fiuti nell'aria una forse irripetibile occasione di legittimare in qualunque sede, anche istituzionale, le proprie istanze, nessuna delle quali è troppo reazionaria o troppo assurda da non meritare una scena pubblica ormai allargata a chiunque abbia voglia di sgomitare. ________________________________________________________________________________________ Gli esorcisti, a ben vedere, non sono il peggio che ci possa capitare. Hanno radici in una cultura millenaria e non banale, e soprattutto sono sottoposti a un vaglio, quello delle autorità ecclesiali, che si spera sia in grado di scremare quell'albo professionale di almeno qualche mattoide. ________________________________________________________________________________________ Potrebbe anche capitarci di rimpiangerlo, il corso di esorcismo per docenti e non docenti, con l'avanzata di esaltati e minchioni di ogni risma che già si materializza all'orizzonte. Dalla reintroduzione della ghigliottina (la chiedono alcuni gilet gialli con codazzo di telecamere) alla cura del cancro con i suffumigi, verrà il giorno che la lotta a Satana ci sembrerà una materia scolastica in fondo quasi normale. [MSe] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 07 del 17 febbraio 2019
continua
§1 - Il Paese selvaggio nell'Europa dei solisti (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 febbraio 2019) §2 - Povera patria fra gilet gialli e mutande verdi (di Massimo Giannini Repubblica.it 10 febbraio 2019)
post pubblicato in diario, il 10 febbraio 2019


Anno XII N° 06 del 10 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Una sinistra moderna liberale e socialista deve imporsi come unico sbocco contro i populismi ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Il Paese selvaggio nell'Europa dei solisti ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Il nostro Paese è dominato da due forze politiche molto diverse tra loro ma egualmente dannose per la nostra comunità: la Lega di Matteo Salvini e i 5 Stelle di Luigi Di Maio. Sono molto diverse l'una dall'altra e in altre situazioni e in altri regimi sarebbero state probabilmente l'una contro l'altra. Sotto sotto lo sono: la Lega è qualche cosa di molto diverso da quella che nacque all'epoca di Bossi; quella radunava in apposite formazioni clientelari di piccoli centri abitati nelle regioni del Nord, Piemonte e Lombardia soprattutto, abitanti che avevano bisogno di essere assistiti. ________________________________________________________________________________________ Il potere non la riguardava affatto; semmai aveva un sentimento vagamente democratico e se ne hanno le prove: quando Berlusconi fece il suo primo governo mise insieme la Lega nel Nord e la destra neofascista che riviveva i tempi del Duce soprattutto nel Mezzogiorno, guidata prima da Almirante e poi da Fini. Il grosso di questo schieramento era al centro guidato dal patron di Arcore. Durò molto poco quel primo governo, poi si sfasciò perché la Lega di Bossi se ne andò. Fino a quel momento Berlusconi era costretto a parlare separatamente con i suoi due alleati i quali tra loro non si stringevano nemmeno la mano perché si ripugnavano politicamente l'uno con l'altro. Fini dal canto suo capì che non poteva rappresentare il fascismo come era un tempo e quindi fece l'operazione piuttosto difficile di democratizzare il suo partito, al quale cambiò anche il nome. ________________________________________________________________________________________ Oggi la Lega non è più Nord perché Matteo Salvini l'ha estesa in tutta Italia e direi che nel Centro e nel Sud quasi di più che nel Nord. Quanto a Di Maio e ai suoi più stretti collaboratori (molto pochi di numero) sono politicamente figli di Beppe Grillo e della sua predicazione durata quasi dieci anni; un populismo molto marcato, con la finalità di distruggere tutte le caste e le cosiddette classi dirigenti. Per Grillo bisognava schiantarle come quando per ragioni agricole si tagliano tutti gli alberi di un territorio per avere soltanto un prato nel quale piantare ortaggi o fiori o costruire capanne e casette. Solo a quel punto il popolo vincente avrebbe formulato un programma. ________________________________________________________________________________________ Naturalmente il popolo vincente doveva essere guidato da qualcuno e quel qualcuno di fatto era una specie di dittatore poiché le caste dirigenti non dovevano mai più esistere. Il dittatore era tale nella sostanza ma nella forma era semplicemente l'uomo che portava la bandiera di quel movimento e camminava in testa con gli altri che lo seguivano. Per ottenere che cosa? Lo star bene del popolo. E come si otteneva questo star bene? Diventando i padroni; ciascuno era padrone, tutti alla pari e facevano quello che ognuno aveva voglia di fare, ma poiché da soli puoi fare ben poco, dovevano comunque essere guidati. Da chi? Dal dittatore e dai suoi più stretti collaboratori. Questo è il populismo. Abbiamo dunque avuto in Italia due forme di dittatura, che si sono profilate soprattutto dopo le elezioni del 4 marzo dell'anno scorso con il crollo del Partito democratico. Due dittature, molto diverse l'una dall'altra ma eguali nel potere accentrato in pochissime persone. ________________________________________________________________________________________ Se per governare una di loro avesse prevalso e l'altra fosse stata all'opposizione il governo sarebbe stato estremamente debole perché la differenza numerica tra le due forze sarebbe stata assai modesta. Quindi era meglio allearsi e infatti questa alleanza si fece e noi da allora, cioè da oltre un anno, abbiamo un governo giallo-verde. L'opposizione sta soltanto nei residui del Pd, precipitati dal 40 per cento al 15-16 per cento. Cioè niente. ________________________________________________________________________________________ Oggi ci saranno le elezioni amministrative in Abruzzo. Elezioni molto importanti proprio perché tendono a ricostituire il nocciolo del Pd tirandolo fuori dalla sua attuale inesistenza politica. In Abruzzo il concorrente più in vista è Giovanni Legnini, che è uno dei collaboratori più stretti di Nicola Zingaretti. È probabile che Legnini otterrà la vittoria e questo rafforzerà Zingaretti per la conquista del titolo di segretario del Partito democratico. Comunque, sia lui sia un altro, il Pd tende a recuperare una forza decente numericamente e politicamente con una classe dirigente che in parte è quella di un tempo e in parte è rinnovata. Renzi, nonostante il suo desiderio e alcuni suoi tentativi, non riacquisterà la sua posizione di primo piano. Il nuovo segretario sarà probabilmente Zingaretti e l'Assemblea sarà probabilmente presieduta da Paolo Gentiloni. ________________________________________________________________________________________ Nel frattempo uno dei nuovi nomi che si distinguono per la sua capacità e che si chiama Carlo Calenda ha dato vita a una sorta di Movimento di militanti che la pensano come i seguaci del Pd ma non intendono entrare in quel partito. Il Movimento deve restare tale e attirare gruppi civici e politici. Non è ancora chiaro chi voteranno quando tra pochi mesi si faranno le elezioni per il Parlamento europeo: se voteranno per i loro rappresentanti o per quelli del Partito democratico restando tuttavia non iscritti a esso ma suoi fiancheggiatori. Questa situazione è sicuramente interessante ma è ancora piuttosto confusa. Secondo le previsioni degli istituti competenti in indagini di questo genere il Partito democratico e il movimento di Calenda potrebbero ottenere intorno al 30 per cento, uno schieramento piuttosto variegato ma sostanzialmente rappresentativo di una sinistra democratica. Comunque poca cosa rispetto all'attuale blocco di governo. ________________________________________________________________________________________ L'Europa tuttavia non è una nazione ma un gruppo di 27 Stati, ciascuno dei quali esprime forze che in Europa trasportano le loro idealità e i loro obiettivi. La sinistra liberal-socialista in questo momento in Europa ha ben pochi riscontri. I sovranisti sono molto numerosi ma tra loro le alleanze sono molto difficili: sovranista è qualcuno che rappresenta in Europa la propria nazione specialmente se governata dalle sue forze. In Europa i sovranisti sono numerosi ma proprio per quel che sono le alleanze tra loro sono di fatto impossibili: ognuno combatte per sé e non per gli altri. Naturalmente ogni sovranista ha il peso della propria nazione e del fatto che è lui a dominarla. ________________________________________________________________________________________ Salvini ha infatti poche alleanze in Europa poiché ciascuno dei sovranisti ha obiettivi propri che difficilmente entrano in comune con gli altri. Se pensiamo che il Salvini europeo è soprattutto un amico o meglio un fiancheggiatore del dittatore russo Putin, si comprende facilmente che per Salvini l'Europa è solo una piattaforma per incontri che possono molto interessare ma che non hanno niente a che vedere con l'Europa. Questo problema lo abbiamo già affrontato varie volte ma continua a essere al centro della situazione italiana: un Salvini dittatore e delegato da Putin nel Mediterraneo come punto d'appoggio dell'avanzata russa verso il Mediterraneo centrale. ________________________________________________________________________________________ La situazione di Di Maio è del tutto diversa, ma anche i populisti lottano ciascuno per sé e difficilmente si alleano con altri populisti. Il populismo ha una marca propria, dei capi propri e semidittatoriali anche loro. È difficile pensare a un movimento populista che si allea ad altri movimenti egualmente populisti ma di altri Paesi, che perseguono su un continente di cui tutti facciamo parte obiettivi comuni. ________________________________________________________________________________________ Ogni populista deve abbattere le caste, le classi dirigenti, ma queste caste costellano vari Paesi. Una casta europea non c'è: ci sono naturalmente i funzionari, il presidente del Parlamento, il presidente dell'Unione, il presidente della Commissione esecutiva ma questa non è una casta da abbattere, l'Europa non è un Paese federato; questi sono funzionari che variano di legislatura in legislatura e compiono gli atti richiesti dall'Unione politica ed economica che opera con le sue indicazioni in tutti i Paesi aderenti. Non si tratta dunque di smantellare il gruppo dirigente dell'Unione senza il quale l'Unione non esisterebbe. Questa è la ragione per la quale ciascun movimento populista in Europa si fa sentire con le proprie rivendicazioni e per realizzare i propri obiettivi ma rimane il populista italiano o tedesco o francese (giacchetti gialli) o austriaco e insomma con l'etichetta del proprio Paese. ________________________________________________________________________________________ Ci troviamo esattamente in questa condizione ma debbo dire che stranamente Di Maio con i suoi 5 Stelle è in questo momento l'aspetto peggiore dell'antidemocrazia italiana. Basterebbe l'attacco alla Banca d'Italia per dimostrarlo. Alcune classi dirigenti in Italia esistono ancora e vorrei dire per fortuna, poiché una nazione priva di istituzioni è una specie di territorio inselvatichito ed è su questa strada che Di Maio lo sta portando. Salvini invece no, certo non è un santo, tutt'altro, ma si propone di guidare lui da solo il Paese con alleanze di forze minori ma interessanti: Berlusconi e la Meloni. ________________________________________________________________________________________ Comunque il contratto di governo tra Salvini e Di Maio esiste tuttora. Il giorno in cui dovesse definitivamente rompersi, nuove forze emergerebbero e probabilmente rappresenterebbero una sinistra nuova e moderna. Nuova e moderna, ma con tradizioni molto interessanti, a cominciare da Prodi, Veltroni, Gentiloni, Minniti, Franceschini e molti altri. Il problema è stato affrontato in una seduta del Senato di pochi giorni fa da Luigi Zanda con un discorso che meriterebbe d'essere riprodotto interamente per la sua chiarezza di analisi e i suoi suggerimenti delle azioni da intraprendere. Vale la pena di citarne qualche passo: "La domanda è questa: dove Lega e 5 Stelle vogliono portare il nostro Paese? Le loro posizioni, pur così disordinate, sono tutte indirizzate a scardinare i principi della democrazia parlamentare. ________________________________________________________________________________________ Tutto fa pensare che 5 Stelle e Lega abbiano scelto di trattare il Parlamento e la democrazia rappresentativa come un carciofo, spogliandolo e indebolendolo foglia dopo foglia. Nella sua essenza la scelta dei Costituenti a favore della democrazia parlamentare è uno dei principi supremi che la Corte Costituzionale ha dichiarato immodificabili. L'antieuropeismo, l'amicizia con leadership autoritarie, la politica migratoria, sono alcuni degli ingredienti della deriva di paura e di odio con i quali 5 Stelle e Lega stanno cercando di cambiare, incattivendola, la natura degli italiani. Quando a una crisi economica grave si sovrappone un governo che progetta riforme pericolose per tutti, allora i guai diventano molto, molto seri. Questo mette in discussione il nostro futuro e il nostro destino". ________________________________________________________________________________________ Non si potrebbe descriver meglio la situazione in cui ci troviamo ed è per questo che una sinistra moderna liberale e socialista deve imporsi come unico sbocco operando in Italia e per quel che potrà nella nostra Europa. [ESc] ________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 febbraio 2019 ________________________________________________________________________________________ Aspettiamo le elezioni e intanto entriamo in recessione. Nel frattempo Salvini prima di chiudere il forno coi pentastellati e riaprirlo col Cavaliere vuole fare il pieno di voti nei serbatoi del rancore italiano ________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini ________________________________________________________________________________________ §2 - Povera patria fra gilet gialli e mutande verdi ________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 10 febbraio 2019) ________________________________________________________________________________________ Facciamo due conti. A chi conviene la tragicomica dichiarazione di guerra alla Francia pronunciata con virile e italica fermezza dall'Armata Brancaleone Sovranista? Da dieci giorni siamo entrati ufficialmente in recessione, nonostante il premier Conte-Candide di Voltaire giuri che "il 2019 sarà bellissimo". Da ieri sappiamo che la produzione industriale è crollata ai livelli del 2012, la Borsa è scivolata ai valori di un mese fa e lo spread è tornato ai picchi dell'autunno nero. Quale occasione migliore per fuggire Oltralpe a cercare un bottino di guai, nella patetica illusione di lucrare in Patria una manciata di voti alle regionali d'Abruzzo e Sardegna? L'export italiano in Francia vale 41 miliardi. Con la Francia abbiamo in pista affari giganteschi. ________________________________________________________________________________________ Alitalia-Air France è già carta straccia. Tav, Fincantieri-Stx e Tim-Vivendi sono a rischio. Tra i due Stati in conflitto, è facile indovinare chi ci rimette di più in termini di interesse nazionale. Berlusconi, "addolorato" per la rupture ma sempre attento al business, ha già fatto i calcoli: "Ho perso 100 milioni in un giorno". Di sicuro non morirà di fame. È l'Italia, purtroppo, che si può fare molto male. ________________________________________________________________________________________ Non è più questione di guerra delle parole: Macron che parla di "lebbra populista", Salvini che risponde "Francia vomitevole". Stavolta c'è un "atto politico" preciso, che ha trasformato la solita schermaglia mediatica in un'inaudita battaglia diplomatica. Di Maio che insegue i gilet gialli fino a Parigi valica un Rubicone dal quale non si torna indietro senza danni. Incontra un sedicente "leader" che inneggia alla guerra civile, lo invita a "non mollare", gli mette a disposizione la piattaforma Rousseau per supportare l'assedio all'Eliseo. Un'invasione di campo mai vista. Con il paradosso che a compierla è il governo oggi più geloso dei confini nazionali nella Ue, dopo quello di Orbán e i suoi fratelli. Dilettantismo, avventurismo, velleitarismo. Solo questa imbarazzante miscela di "ismi" poteva produrre tanto disastro. Solo la furbizia levantina dell'avvocato Conte poteva illudersi di chiudere l'incidente precisando che Di Maio era in missione da "capo del movimento e non da vicepremier", come se cambiare una divisa faccia cambiare una politica: questo può spacciarlo Salvini, che incarna la peggior destra al cubo sia con la felpa del Milan sia con la giubba della Polizia. E solo l'imperizia pistina di Di Maio può produrre la grottesca lettera riparatoria a Le Monde, dove a babbo ormai morto si rinnova la fedeltà al "Paese amico" e nel goffo tentativo di ricucire si confeziona la perla storiografica su una presunta "tradizione democratica millenaria" della Francia. ________________________________________________________________________________________ La grancassa sciovinista, a questo punto, impone che si parli della Francia, della sua logora e pretenziosa grandeur, della sua crisi sociale profonda, della sua pervicace ma vacua "volontà di potenza" industriale. Che si riconosca che Macron non è affatto il Grande Statista che sembrava all'incoronazione, quando l'Inno alla Gioia faceva da sottofondo alla sua narrazione jupiterienne (così la chiamavano i francesi in luna di miele con En Marche). ________________________________________________________________________________________ Che lo si racconti per quello che è diventato: un Piccolo Uomo, che vaga solo, senza idee e senza consensi, al buio anche lui in questa lunga notte europea. ________________________________________________________________________________________ È tutto vero. E sarebbe sbagliato non denunciarlo, lasciando agli arruffa-popolo pentaleghisti il monopolio della critica all'Europa irredenta e ai governi cugini, tutti in campagna elettorale esattamente come il nostro. Ma detto questo, solo un cieco non vede quanto sia corto l'orizzonte dei gialloverdi, immersi nel presentismo permanente. Privati di una rotta in politica estera, dove affondano nel mare dell'indifferenza i richiami di Mattarella e Moavero. Svuotati da una missione in politica economica, dove i festeggiamenti per il reddito di cittadinanza e quota 100 sembrano aver esaurito "l'oggetto sociale" del contratto di governo. ________________________________________________________________________________________ Resta quella che Dahrendorf chiamava "la politica della situazione". Resta Di Maio che prima di vendere l'anima al diavolo sull'autorizzazione a procedere per la nave Diciotti insegue un casseur per i Campi Elisi, convinto di marcare Salvini e rifarsi una verginità davanti ai nostalgici del Vaffa. Resta Salvini che prima di chiudere il forno coi pentastellati e riaprirlo col Cavaliere vuole fare il pieno di voti nei serbatoi del rancore italiano. E resta un Paese Spaesato, che aspetta le elezioni e intanto decresce infelice. Sognavamo i gilet gialli, finiremo in mutande verdi. [MGi] ________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 06 del 10 febbraio 2019
continua
§1 - Sovranisti, populisti, democratici e moschettieri (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 03 febbraio 2019) §2 - La nuova Apocalisse del Dottor Stranamore alla Casa Bianca (di Vittorio Zucconi Repubblica 03 febbraio 2019)
post pubblicato in diario, il 5 febbraio 2019


Anno XI N° 05 del 03 febbraio 2019 ______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ______________________________________________________________________________________ La striscia del 03 febbraio 2019 ______________________________________________________________________________________ Gli eroi di Dumas stanno insieme con un obiettivo comune e combattono per quello. Salvini è decisamente un solitario, gli obiettivi europeisti non fanno per lui. Di Maio è un populista e il populismo in Europa ha poco senso ______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ______________________________________________________________________________________ §1 - Sovranisti, populisti, democratici e moschettieri ______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 03 febbraio 2019) [ESc] ______________________________________________________________________________________ Quando ero ancora molto giovane lessi con grande interesse il libro di Dumas I tre moschettieri che in realtà erano quattro: D'Artagnan, Athos, Aramis, Porthos. Lottarono insieme per vent'anni senza mai dividersi perché avevano gli stessi obiettivi da realizzare: proteggere il loro re Luigi XIII e soprattutto sua moglie, la regina Anna d'Austria che era alquanto leggera nei costumi ma amata e rispettata dai moschettieri. L'ho poi riletto in tempi più recenti ed è diventato un mio libro di capezzale poiché in un modo molto figurativo, descrive come si sta insieme quando esiste un obiettivo comune e si combatte per quello. Ogni tanto mi viene in mente di paragonare i moschettieri di Dumas ai drammi di Shakespeare. ______________________________________________________________________________________ Vogliamo dire che Shakespeare ha poco a che vedere con Dumas? Effettivamente è così, sempre che Shakespeare sia realmente esistito. La questione è tuttora aperta ma significa poco e niente nella sostanza perché quei drammi, quelle tragedie, quelle commedie esistono e chi le ha scritte le ha scritte. Shakespeare esamina soprattutto le anime dei personaggi, una psicologia che è quasi sempre una psicopatia che ha fatto di quell'autore uno dei giganti della cultura non soltanto inglese ma mondiale. I quattro moschettieri dumasiani potrebbero anche esser stati scritti da uno Shakespeare, Dumas del resto non era da poco. ______________________________________________________________________________________ Esiste tra le dramatis personae dei due autori un punto comune. Ogni uomo ha un'anima che sente il bisogno di realizzare una finalità e questa è una legge della vita. Perciò ho citato i moschettieri e le tragedie shakespeariane per vedere e cercar di capire quali sono oggi in Italia e nella nostra presenza in Europa i moschettieri o i personaggi del tipo di Macbeth, i Falstaff e gli Amleto. Le leggi di natura valgono per tutti e noi, nella nostra storia antica e recente, ne abbiamo avuti parecchi. Chi sono quelli di oggi con i quali abbiamo ogni giorno a che fare? ______________________________________________________________________________________ Eccoli qua: Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, Paolo Gentiloni, Nicola Zingaretti, Carlo Calenda, Matteo Renzi. I moschettieri avevano amici e nemici comuni e perciò loro erano quattro fratelli coraggiosi, generosi, responsabili del bene e del male comuni. I nostri di oggi talvolta hanno quella stessa stoffa di coraggiosa generosità e di reciproca amicizia ma altre volte differiscono. Salvini per esempio è decisamente un solitario; in questa fase della nostra storia è il più forte e del resto il suo principale obiettivo è di avere in Italia poteri dittatoriali. Guardate la vicenda di Torino e della Tav: Salvini è decisamente a favore mentre Di Maio è contrario. ______________________________________________________________________________________ La sinistra democratica in questa vicenda è impersonata da Sergio Chiamparino che ha lo stesso obiettivo di Salvini. Personalmente credo che Salvini e Chiamparino (che per altro si ignorano tra di loro) perseguano l'utilità non solo di quella regione ma di tutto il circuito europeo di cui le ferrovie veloci fanno parte. Di Maio non è favorevole pur essendo membro dell'alleanza di governo in atto. ______________________________________________________________________________________ Per quanto riguarda la situazione dell'area liberaldemocratico-socialista il probabile segretario del Pd sembra essere Zingaretti, lo sapremo tra poche settimane, credo sarebbe un ottimo segretario. Paolo Gentiloni e Marco Minniti potrebbero assumere ruoli di rilievo e sono entrambi adatti a compiti del genere. ______________________________________________________________________________________ Nel frattempo sappiamo che l'economia italiana e per certe nazioni anche quella europea, stanno attraversando una fase di recessione economica. Gli ultimi mesi hanno visto un aumento dei debiti e una rallentamento delle entrate pubbliche e private. Sarà perciò della massima importanza vedere chi governerà l'economia italiana e anche quale sarà l'affluenza al voto delle prossimo elezioni europee e i risultati che le varie forze politiche realizzeranno, nonché la loro politica e le loro alleanze nel continente di cui facciamo parte. ______________________________________________________________________________________ Salvini è un sovranista, gli obiettivi europeisti non fanno per lui che pensa unicamente alle alleanze europee che giovino alla nazione da lui rappresentata. Sappiamo da tempo e ne abbiamo costante prova che la vera amicizia di Salvini è con la Russia di Putin. La forza politica che il nostro sovranista otterrà dalle prossime elezioni avrà anche altre alleanze di contorno ma il vero contenuto è Putin e la missione che il leader russo potrà affidargli se Salvini avrà tutto il potere in Italia e quindi in grado di far combaciare gli interessi italiani visti da Salvini con quelli mediterranei visti da Putin. ______________________________________________________________________________________ Di Maio è un populista. L'Europa è piena di populisti, ogni nazione ha il cosiddetto "popolaccio" tra i suoi aderenti e c'è poi un movimento che è populista per eccellenza, ed è quello di Marine Le Pen. Ma il populista non si allea con altri populisti, è il capo dei suoi e ne persegue gli interessi e gli obiettivi. In Europa il populismo ha poco senso e non è un caso che Macron nelle prime elezioni che lo portarono a presidente sconfisse molto ampiamente Marine Le Pen proprio perché il populismo non può governare, essendo il suo obiettivo quello di smantellare le classi dirigenti affinché il popolo si autogoverni. Conosciamo da tempo la pochezza di questo movimento, tanto più in Europa. ______________________________________________________________________________________ È più comprensibile il sovranismo che il populismo ed infatti in quelle elezioni che avverranno tra quattro mesi la Lega uscirà rafforzata e i Cinque Stelle fortemente diminuiti. Queste sono già le ipotesi dei sondaggisti che danno il Movimento di Di Maio non più vicino al 30 ma con ogni probabilità più vicino al 20 per cento. Sarebbe un crollo in parte a favore di Salvini e in parte a favore del rilancio del Pd e dei movimenti al Pd affiancati. ______________________________________________________________________________________ Il partito democratico probabilmente dal suo attuale 17 per cento potrebbe arrivare fino al 22-24 ma fiancheggiato da un Movimento come quello caldeggiato da Calenda, l'insieme di quell'area potrebbe superare il 30 per cento e addirittura sfiorare il 40. Sarebbe naturalmente un trionfo, salvo precisare meglio i rapporti tra il partito e il Movimento che lo fiancheggia, non è un'impresa impossibile ma certamente delicata che potrebbe essere utilizzata al peggio da Matteo Renzi. Il quale non è privo di capacità politiche ma è ancora e sempre inchiodato dall'irrefrenabile desiderio di comandare da solo. ______________________________________________________________________________________ Questo malanno è ormai tuttavia noto a tutti e quindi potrebbe essere contenuto o addirittura impedito. Termino riproponendo un'ipotesi che ho tempo fa manifestato su queste colonne: la presenza di un presidente del partito che abbia gli stessi poteri verso il partito che il presidente della Repubblica ha nei confronti dello Stato. L'uomo adatto ad impersonare quella carica secondo me è Walter Veltroni. Questa carica può di nuovo rinascere, ma con contenuti completamente diversi: vigilanza sul rispetto dello Statuto e moral suasion. Mi auguro vivamente che l'assemblea porti al voto questa proposta e la offra a Walter Veltroni: sarebbe un vero rilancio del Pd e dei suoi alleati. [ESc] ______________________________________________________________________________________ La striscia del 03 febbraio 2019 ______________________________________________________________________________________ Con il ritiro dal trattato sulle armi nucleari, Trump vuole smentire legami col Cremlino, ma lascia mani libere anche a Putin ______________________________________________________________________________________ Vittorio Zucconi ______________________________________________________________________________________ §2 - La nuova Apocalisse del Dottor Stranamore alla Casa Bianca ______________________________________________________________________________________ (di Vittorio Zucconi Repubblica 03 febbraio 2019) ______________________________________________________________________________________ Come tutte le azioni del settuagenario adolescente che si muove a crisi di nervi e permalose reazioni tra i drammi del mondo e degli Stati Uniti, anche questa decisione ha una doppia lettura. Agli americani, che lo stanno lentamente tradendo nei sondaggi, vuol smentire il sospetto di essere un "Manchurian Candidate", il candidato e poi presidente manipolato dal Cremlino che lo avrebbe compresso con gli affari e dunque lo controlla. ______________________________________________________________________________________ Agli alleati europei che da tempo lo guardano come a un loose cannon, a un cannone slegato che vaga sulla tolda delle vecchie navi da battaglia sbattendo e mettendo a rischio l'equilibrio, promette nuovi e migliori accordi, senza specificare quali. Ma per il momento, la rinuncia al trattato Inf - Forze Nucleari Intermedie - lascia anche a Putin le mani libere per sviluppare, come l'ex colonnello ha promesso di fare, armi ancora più micidiali dei missili indicati nell'accordo e altrettanto fa con il Pentagono, al quale, due giorni or sono, Trump ha ripetuto la promessa di trasformare gli Stati Uniti "nella più potente e intoccabile potenza militare della storia". ______________________________________________________________________________________ Di fatto, questo significa riesumare un'espressione che trent'anni or sono si sperava di avere archiviato fra i luoghi comuni del giornalismo e della diplomazia: la corsa agli armamenti. La corsa nella quale si era lanciato Ronald Reagan, con la riesumazione delle vecchie navi da battaglia tirate fuori dalla naftalina e il progetto fantascientifico delle "Guerre Stellari". Era una corsa che si era avvelenata proprio con l'avvento di questi missili "intermedi", dalla gittata fino a 5.500 chilometri, dunque capaci di colpire qualsiasi città dell'Europa occidentale da qualsiasi luogo della Russia a Ovest di Mosca, perché in buona parte montati su mezzi mobili. [VZu] ______________________________________________________________________________________ La striscia del 03 febbraio 2019 ______________________________________________________________________________________ Sugli sbarchi si lasci indagare chi ha l'obbligo di farlo senza intrusioni di campo. Il governo quando interviene deve tenere conto degli altri poteri ______________________________________________________________________________________ Armando Spadaro ______________________________________________________________________________________ §3 - I diritti e l'alibi della sicurezza ______________________________________________________________________________________ (di Armando Spadaro Repubblica.it 03 febbraio 2019) ______________________________________________________________________________________ La sicurezza, sbandierata come priorità assoluta, costituisce ormai un brand da diffondere a scopo pubblicitario. Fu così ai tempi della war on terror, che — come spiegò Bauman — consentì di introdurre negli Stati Uniti ed altrove (ma non in Italia), in nome del contrasto del terrorismo, norme e prassi in qualche modo limitanti i diritti dei cittadini ma da loro tollerate. E così avviene adesso in Italia per fronteggiare i problemi del fenomeno migratorio: la soluzione ideale è diventata, in nome appunto della sicurezza, quella di non far arrivare migranti in cerca di protezione o, se già accolti, di sbarazzarsene nel maggior numero possibile. ______________________________________________________________________________________ Una logica, purtroppo ormai propria anche di altri Stati europei, che si tenta di rafforzare con affermazioni allarmanti: le Ong vengono accusate di complicità o tolleranza nei confronti dei trafficanti di essere umani, al fenomeno migratorio si addebitano rischi di proliferazione del terrorismo, del traffico di armi, di stupefacenti, petroli e opere d’arte. Spunta fuori la notizia di fonte ignota secondo cui, a bordo della “Diciotti”, potevano esserci terroristi. E i centri accoglienza diventano indistintamente strumenti di illeciti guadagni, se non — addirittura — obiettivi di strategie mafiose. ______________________________________________________________________________________ Ma le cose stanno proprio così? La risposta è “no !”, con una preliminare osservazione: criminali e reati possono purtroppo annidarsi dovunque, anche nelle istituzioni e persino in quelle preposte a perseguirli. Ed i responsabili, quando scoperti sulla base di prove sicure, vanno ovviamente perseguiti con la durezza necessaria. Ma è ingiusto attribuire ai migranti le colpe degli scafisti che li sfruttano — così confondendo vittime e colpevoli — e alle Ong una sorta di “concorso esterno”. La balla dei terroristi sui barconi è addirittura clamorosa ed è stata ormai disattesa anche nel resto d’Europa: si può immaginare che chi vuole uccidere e farsi esplodere accetti di morire nel Mediterraneo, avendo peraltro la possibilità di servirsi di mezzi e percorsi più sicuri? ______________________________________________________________________________________ Sono in corso inchieste in Italia su tali ipotesi (una a Napoli e l’altra a Palermo) e in attesa della loro definizione può solo dirsi che riguardano poche persone. A Milano, fu provata la falsità dell’accusa a un giovane marocchino immigrato di avere partecipato alla strage del Bardo del 2015, mentre il tunisino Anis Amri, autore della strage di Berlino del dicembre 2016, risultò radicalizzato in Italia ben dopo il suo arrivo e comunque scollegato da contesti associativi. ______________________________________________________________________________________ Quanto ai traffici illeciti, non vi è prova nel contesto italiano di movimentazioni di petrolio, armi ed opere d’arte ad opera di scafisti. La tratta di persone, i traffici di stupefacenti e le attività di associazioni criminali a ciò finalizzate sono invece reati da sempre efficacemente perseguiti dalle procure italiane competenti, ma gli imputati non sono certo coloro che, sfruttati, viaggiano verso una speranza di vita. E comandanti ed equipaggi delle navi delle Ong, quando salvano i migranti che affollano i gommoni, non sono certo concorrenti nel reato di immigrazione illegale (per sua natura nascosta) addebitabile agli scafisti: come può esserlo chi si rivolge agli stati costieri per approdare nei porti sicuri in nome di convenzioni e principi internazionali? ______________________________________________________________________________________ E venendo alla gestione dei centri di accoglienza, i problemi non riguardano solo i criminali che tentano di lucrare sulle loro meritevoli attività, ma anche la necessità che il trattamento riservato a chi vi è ospitato sia dignitoso e mai degradante, come potrebbe essere quello di migranti forzosamente ammassati in condizioni da “prigione amministrativa”. ______________________________________________________________________________________ In definitiva, si lasci indagare chi ha l’obbligo di farlo, senza ingiustificata enfatizzazione del tema della sicurezza, che non vince sui diritti fondamentali e deve essere assicurata dai competenti organi amministrativi, senza intrusioni di campo e sollecitazioni improprie ad altri poteri costituzionali. Salvo che non ci si voglia conformare anche in Italia alla teoria dell’«esecutivo unificato», ben illustrata nel film Vice — L’uomo nell’ombra di Adam McKay sulla storia di un potente vice presidente degli Stati Uniti, Dick Cheney: una teoria secondo cui il governo può stabilire procedure senza tener conto degli altri poteri. In fondo già qualcuno in Italia ebbe a dire non molti anni fa che l’essere legittimati dal voto a governare pone gli eletti in condizione di insindacabilità da parte dell’ordine giudiziario i cui componenti sono semplici vincitori di un concorso! Una visione del potere che da noi spesso ritorna [ASp] ______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 05 del 03 febbraio 2019
continua
§1 - Il voto europeo e i sovranismi, un rischiatutto per Di Maio (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 27 gennaio 2019) §2 - Signoraggio, se Il servizio pubblico rifila bufale in tv (di Sergjo Rizzo Repubblica.it 26 gennaio 2019)
post pubblicato in diario, il 28 gennaio 2019


Anno XI N° 04 del 27 Gennaio 2019 ______________________________________________________________________________________ La striscia del 27 gennaio 2019 ______________________________________________________________________________________ Tra poco ci saranno le elezioni ed è difficile che il Movimento 5 Stelle replicherà il risultato delle politiche: il populismo è diffuso nei paesi dell’Ue, ma Di Maio è solo. I grillini saranno la maggiore incognita del prossimo voto ______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ______________________________________________________________________________________ §1 - Il voto europeo e i sovranismi, un rischiatutto per Di Maio ______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 27 gennaio 2019) ______________________________________________________________________________________ Matteo Salvini è stato denunciato dai giudici di Catania che si occupano delle azioni dei ministri del governo, e li ha tacciati di essere succubi delle élite che ce l'hanno con lui e con il suo partito. Ho la sensazione che Salvini non sappia che cosa significa la parola élite. Se si volesse tradurre in termini più banali si direbbe "pochi ma buoni" oppure, se le élite non ci sono, allora si può dire "buoni ma pochi". Elitario significa proprio questo: la classe scelta. Esiste in qualunque strato sociale: i capi di aziende ed i loro collaboratori più vicini, i tecnici specializzati; perfino tra i militari ci sono le élite che predispongono i piani di attacco e di difesa nel corso delle guerre. E infine tra gli studiosi, di filosofia, di fisica, di chimica, di medicina: quelli più pregevoli rappresentano l'élite di quella categoria. ______________________________________________________________________________________ Salvini quindi ha sbagliato le parole ma ne emerge comunque il significato: non vuole a nessun patto essere giudicato per quanto sta facendo o non sta facendo nel settore delle migrazioni. La gente perbene pensa che Salvini stia ormai da tempo utilizzando il problema dei migranti come strumento per la crescita del suo partito e del suo potere e questo è tutto, anche se nel caso delle élite lui dimostra di conoscere assai poco il significato della lingua francese e italiana. Il tema principale di questi giorni tuttavia non è se Salvini venga messo sotto processo o no; questo se lo vedranno gli avvocati che ha già mobilitato a sua difesa. ______________________________________________________________________________________ Il problema è l'avvicinarsi delle elezioni europee: i partiti si mobilitano, le loro classi dirigenti stanno compilando i programmi con i quali accrescere il numero dei loro elettori e si formano alleanze che possono essere importanti per i risultati concreti da raggiungere: i partiti cercano di rilanciare il loro potere di attrazione e le alleanze non sono più soltanto nelle singole nazioni tra le diverse forze che si occupano di politica ma anche nascono nuovi movimenti che ravviveranno queste elezioni. Ce ne sono parecchi dei quali occuparsi ma se dobbiamo fare una cernita quelli che in Italia destano maggiore interesse sono due: il Movimento lanciato da Carlo Calenda che tende a radunare tutti i liberaldemocratici che ci sono nel Pd o fuori di esso e quello di Berlusconi, che combina insieme l'alleanza con Salvini e l'europeismo che Salvini detesta. Sono due fenomeni che meritano di essere esaminati. ______________________________________________________________________________________ Calenda studia da vario tempo i valori, gli ideali ed anche gli interessi politici concreti che ci sono in Italia in questa fase che si è aperta dopo la catastrofe del Partito democratico il 4 marzo dell'anno scorso. I liberalsocialisti e i liberaldemocratici riuniti da tempo nel Pd si sono ridotti al minimo, hanno toccato perfino quota 14 per cento nei sondaggi poi sono leggermente risaliti verso il 16-17 dove adesso si trovano. Calenda ha studiato tutto il terreno di opinione che condivide le idee che furono di quel partito e lo sono tuttora nei suoi esponenti e lo ha valutato con cifre molto più positive di quelle attuali. ______________________________________________________________________________________ Forse potrebbe ritornare tra il 30 e il 40 per cento se seguisse la proposta che Calenda ha lanciato nei giorni scorsi: mettere insieme un grande movimento che riprenda ed aggiorni le idee del Partito democratico e vada alla battaglia in Italia e in Europa non tanto come partito ma come grande movimento di opinione. I suoi valori sarebbero molto più ampi di quelli rappresentati dal Pd e quindi raccoglierebbero un numero di elettori assai più vasto, dalla sinistra moderata a quella radicale, tutti insieme anche se le differenze potrebbero essere molto ampie: ampie ma convergenti. ______________________________________________________________________________________ Del resto le realtà attuali in tutti i paesi d'Europa dimostrano un ventaglio di valori comuni ma sotto quei valori gli interessi politicamente concreti sono vasti e quindi è indispensabile adottare formule poco determinate ma con una radice comune. Il tempo a disposizione non è molto e non è ancora detto che la classe politica del Pd si conformi a questa proposta. C'è un numero notevole di personalità che si batte per la conquista della carica di segretario del partito, a cominciare da Zingaretti e Martina. La proposta di Calenda non esclude questo schieramento ma lo rende molto più ampio. Vedremo fino a che punto sarà accolto o se ne sarà lasciata la sola responsabilità a chi l'ha proposto. ______________________________________________________________________________________ Abbiamo già anticipato un altro fenomeno da considerare con attenzione, quello di Berlusconi. I voti di Berlusconi non sono molti, ma Berlusconi di questo aspetto numerico se ne infischia. Da quando entrò in politica nel 1994 fino ad oggi è sempre stata quella tipica figura che si può descrivere come un autore del libretto d'opera e attore del medesimo: l'autore scrive ma l'attore recita; i due sono nel caso di Berlusconi la stessa persona il che ci fa capire come sia per lui del tutto possibile essere alleato di Salvini e contemporaneamente europeista. Però ci riesce nel senso che il suo vestito politico è al tempo stesso bianco e nero. Questi sono i pregi del personaggio e sono anche i difetti del medesimo. Quanto a Salvini, egli accoglie l'alleanza con Berlusconi perché gli fa comodo arrivare con lui quasi al 40 per cento; per il resto in Europa faccia quel che vuole, vale poco, anzi per Salvini nulla. ______________________________________________________________________________________ Chi conosce bene quello che un tempo si chiamava il "Berlusca" sa che il suo europeismo sarà giocato con molta furberia e con le qualità del grande attore che a lui non sono mai mancate: un giorno di tanti anni fa, quando per la prima volta visitai, da lui invitato, la sua casa di Arcore, rimasi sbalordito da come era stata costruita e attrezzata per lavorarci e per divertirsi. Televisioni di tutta Europa trasmettevano le loro immagini in una grande stanza piena di apparecchi televisivi ma più oltre c'era il pianoforte di Toscanini comprato ad un'asta sul quale suonava molto bene Confalonieri e poi accompagnava le canzoni francesi che il padrone di casa cantava. Ci divertiremo a vedere Berlusconi alleato di Salvini e contemporaneamente liberaldemocratico socialistoide in Europa. E si divertirà pure lui anche se difficilmente otterrà un risultato. ______________________________________________________________________________________ Delle élite vilipese da Salvini abbiamo già detto che cosa significano, ma quel ceto medio che da secoli esiste e che è sempre stato il nerbo della storia, si chiama borghesia. Nacque a dir poco ai primi del Seicento, con la nobiltà che possedeva grandi tenute agricole con masse di contadini che le lavoravano e assistenti del padrone aristocratico che si valeva di loro affinché seguissero i lavori, le attrezzature, la distribuzione dei salari e del cibo; insomma mandassero avanti i possedimenti del padrone e le centinaia e centinaia di persone che ci lavoravano. Quello fu l'inizio della borghesia, per metà padroncini e per metà contadini. ______________________________________________________________________________________ Questo fenomeno si vide soprattutto nella Francia seicentesca ma in diversi modi si manifestò anche in Inghilterra, nei Paesi Bassi e in Svizzera. Nella nostra Italia i primi segnali di questo ceto si videro tra Lombardia e Piemonte e quello che per primo gli dette un senso (ma eravamo già in pieno XIX secolo) fu il re d'Italia Carlo Alberto di Savoia che, avendo deciso di far la guerra all'Austria per liberare l'Italia settentrionale dal suo dominio, emise lo Statuto, una specie di Costituzione che raccoglieva principi democratici per la prima volta nel Piemonte sabaudo. ______________________________________________________________________________________ Naturalmente anche in Italia la borghesia esiste, almeno dagli inizi dell'Ottocento. Anche qui il latifondo meridionale offrì, sia pure due secoli dopo la Francia, la possibilità che i contadini diventassero una classe autocosciente e tendenzialmente rivoluzionaria, ma allo stesso tempo nacquero anche i coltivatori diretti perché i latifondi cominciarono a restringersi. Nelle campagne del Mezzogiorno ma anche del Veneto e dell'Emilia i coltivatori diretti diventarono una sorta di ceto medio, con i figli a scuola e destinati a lavori un po' più sofisticati. Non era ancora una borghesia vera e propria ma qualche cosa che si apprestava ad un'ascesa sociale. Ci fu però nella seconda metà di quel secolo una borghesia intellettuale che studiava la storia d'Italia, i metodi di insegnamento, la scuola universitaria. Questo gruppo abbastanza numeroso e diffuso, aveva delle tradizioni molto più rare in altri paesi: noi avevamo avuto lo stil novo e poi Dante e Petrarca e Boccaccio e il Tasso e Ariosto e Alfieri e Foscol o e Manzoni e De Sanctis e Croce. Questa fu una delle forze italiane che per nostra fortuna ha lasciato tracce che non si dimenticano. ______________________________________________________________________________________ Questo ceto intellettuale non ha avuto notevole influenza politica: c'è stata una Destra storica che fece un lavoro molto positivo dal punto di vista giuridico e costituzionale e poi alla sua caduta nel 1876 subentrò una sinistra democratica ma molto trasformista e questo suo trasformismo fu una delle caratteristiche più tipiche della borghesia italiana e in gran parte, specie per quanto riguarda il sistema bancario e le industrie di vario genere e tipo, furono delle filiali provenienti dalla Francia e dall'Austria. Da allora sono passati anni ed anni, guerre mondiali nelle quali fummo coinvolti, mutamenti sociali e industriali, nascita d'una classe operaia numerosa e combattiva, consapevole dei propri diritti e della consistenza di classe. Oggi ci troviamo a dover affrontare elezioni europee con tre forze molto diverse tra loro: la Lega di Salvini, alleata in Europa con Putin, il tentativo di ripresa liberaldemocratica, i populisti Cinque Stelle. ______________________________________________________________________________________ Salvini andrà certamente bene; i liberaldemocratici avranno forse una importante ripresa. Quello più debole è Di Maio. Il suo populismo grillino difficilmente attecchisce in Europa. Le previsioni più aggiornate danno Di Maio al 25 per cento degli elettori; forse anche meno. Il populismo è molto diffuso nei vari paesi dell'Unione Europea ma Di Maio non ha alleanze, è solo, e i voti che potrà raccogliere in un'Italia che sta superando in qualche modo, nel bene e nel male, il populismo, non saranno molti: è l'incognita maggiore delle tre forze politiche italiane che partecipano a queste elezioni. La Lega un successo l'avrà, i liberaldemocratici forse; Di Maio se riuscirà ad aggrapparsi al 25 per cento, sarà un miracolo nel quale, in verità, crediamo molto poco e col cuore allegro. ______________________________________________________________________________________ La striscia del 27 gennaio 2019 ______________________________________________________________________________________ Proprio come accadeva quando al governo c’erano il centrodestra o il centrosinistra. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Con la differenza che mai la tivù pubblica si era tanto impegnata a sdoganare cialtronerie. ______________________________________________________________________________________ Sergjo Rizzo ______________________________________________________________________________________ §2 - Signoraggio, se Il servizio pubblico rifila bufale in tv ______________________________________________________________________________________ (di Sergjo Rizzo Repubblica.it 26 gennaio 2019) ______________________________________________________________________________________ La svolta della seconda rete della tivù pubblica diretta da Carlo Freccero è stata marcata indelebilmente dalla puntata andata in onda venerdì sera di “Povera Patria”, titolo copiato da una bella canzone di Franco Battiato. Tema: il signoraggio bancario, ossia la presunta speculazione sul costo di emissione della moneta orchestrata dalle banche centrali, a cui si dovrebbe attribuire la responsabilità del nostro enorme debito pubblico. Non sarebbe nemmeno il caso di sprecarci una parola, tanto quelle teorie sono strampalate, se non fosse che la seconda rete della Rai è pagata dai contribuenti con il canone: certo non per un capriccio del legislatore, ma perché svolga un servizio pubblico. ______________________________________________________________________________________ E come si possa definire servizio pubblico una trasmissione che senza basi scientifiche propaganda tesi in linea con quelle filosofie complottiste ingredienti fondamentali del brodo di coltura nel quale si è formato una bella fetta del nostro attuale sistema politico, lo dice l’indignazione degli economisti riversatasi prontamente sui social media. A questo punto non ci potremmo stupire se le prossime puntate fossero dedicate alle cospirazioni pluto-giudaico-massoniche già evocate da un parlamentare: non il solo a pensarla così, né purtroppo isolato dal suo partito dopo il fattaccio. Oppure alle macchinazioni delle lobby di Bilderberg. O anche, perché no, alle scie chimiche. Per non parlare della controversa missione lunare dell’Apollo 11 che secondo un sottosegretario del governo in carica non sarebbe mai avvenuta: gli ascolti andrebbero in orbita. ______________________________________________________________________________________ Nella sua lunga storia la Rai ha vissuto purtroppo momenti non proprio scintillanti. Momenti in cui le pagine più belle del servizio pubblico venivano mortificate dal servilismo (spesso anche volontario) verso i potenti di turno che muovevano le pedine dell’azienda a loro piacimento: dai direttori di rete a quelli di testata. E sinceramente pensavamo di aver visto di tutto, ma non una metamorfosi simile da parte di chi sbraitava contro la lottizzazione e l’occupazione partitica delle reti: salvo poi comportarsi come tutti gli altri. Non c’è mattino, pomeriggio o serata che trascorra senza che uno dei leader, meglio se entrambi, o in alternativa un ministro, oppure un semplice peone dei due partiti al governo occupi gli schermi della Rai (e non solo). Proprio come accadeva quando al governo c’erano il centrodestra o il centrosinistra. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Con la differenza che mai la tivù pubblica si era tanto impegnata a sdoganare cialtronerie. Povera Patria, davvero. ______________________________________________________________________________________ La striscia del 27 gennaio 2019 ______________________________________________________________________________________ Un vero grande sindacato dei precari è stato impensabile. Forse se c’è uno che può farla: […]. È un anacronistico, uno che nei call center, nei driver in bicicletta, negli sfruttati che raccolgono i pomodori riesce a vedere ancora il popolo in marcia, come nel quadro di Pellizza. ______________________________________________________________________________________ Michele Serra ______________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Precari] ______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 26 gennaio 2019) ______________________________________________________________________________________ Il nuovo segretario generale della Cgil è decisamente novecentesco: un ex operaio saldatore della ex Emilia rossa, ex comunista del Pci, che a sentirlo parlare in televisione (per via dell’accento, dei maglioni rossi e non solo) non sembrerebbe proprio il demiurgo in grado di ricreare il sindacato, evitando che invecchi e deperisca come uno strascico del passato. ______________________________________________________________________________________ Eppure è proprio all’apparente anacronismo operaista di Maurizio Landini che si affida una qualche speranza che il nuovo proletariato non in marcia – quello dei precari, quello del lavoro liquido e sminuzzato al punto di non essere neppure riconosciuto come tale – riesca a trovare un’identità collettiva e a creare un nuovo corteo, non inferiore per forza e numero a quello degli operai di fabbrica protagonisti della grande epopea sociale del secolo scorso. ______________________________________________________________________________________ Sarebbe una specie di miracolo. Fino a qui, un vero grande sindacato dei precari è stato impensabile. Tanto che il sindacato ha finito per essere accusato di rappresentare solo i garantiti, a scapito dei non garantiti. È la vera rivoluzione sociale (e socialista?) ancora da fare: riunire le forze del lavoro anche fuori dalla fabbrica, disperse, indifese. ______________________________________________________________________________________ Forse se c’è uno che può farla, o almeno ci può provare, non è un contemporaneo, rassegnato allo stato delle cose. È un anacronistico, uno che nei call center, nei driver in bicicletta, negli sfruttati che raccolgono i pomodori riesce a vedere ancora il popolo in marcia, come nel quadro di Pellizza. ______________________________________________________________________________________ Anno XII N° 04 del 27 gennaio 2019
continua
§1 - La partita europea dei nostri populisti (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 20 gennaio 2019) §2 - “Il mio manifesto per una lista europeista stavolta ha unito il Pd" (Giovanni Casadio. Intervista a Carlo Calenda:18 gennaio 2019)
post pubblicato in diario, il 21 gennaio 2019


Anno XII N° 03 del 20 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 20 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ Tra la Lega e i Cinque Stelle c’è un divario di forza clamoroso a favore di Salvini. Tutto fa pensare che dal voto di maggio Di Maio uscirà rottamato con ciò che ne conseguirà anche in Italia _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La partita europea dei nostri populisti _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 20 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Comincerei questo mio articolo domenicale con un episodio di puro colore: il bacio che si sono dati in un giorno della scorsa settimana Matteo Salvini e Maria Elena Boschi: un bell’uomo tutto d’un pezzo e una ancor giovane signora molto attraente. Apparentemente il bacio era privo di motivi veri che invece erano in qualche modo presenti: Boschi è sempre stata politicamente intima di Matteo Renzi, sicché un bacio di cortesia dato a lei è stato molto probabilmente un segnale della Lega alla forza di movimento che Renzi ancora possiede anche se ormai non è più quella di un tempo. Salvini-Renzi tramite Boschi: è un segnale che gioverà assai poco a Renzi ma qualche cosa a Salvini. _________________________________________________________________________________________ Due Mattei possono confondersi con uno soltanto di loro. Salvini del resto ha molti tavoli sui quali giocare: il Sud d’Italia, ampiamente conquistato da una Lega che fino a qualche tempo fa si chiamava Nord anche se ora quel nome non circola più; il teatro nel quale recita Salvini non si limita però all’Italia meridionale ma va ben oltre: c’è l’Europa dove il gioco d’azzardo è l’ideale per la Lega. Ma l’elenco non è ancora finito: c’è la Russia di Putin e insieme ad essa c’è l’Ungheria di Orbán, la Polonia (Varsavia esclusa) e infine c’è Di Maio con i suoi Cinque Stelle. Questo è il gioco di Salvini, purtroppo per l’Italia e l’Europa: un teatro affollatissimo di posizioni variate e variabili, di crisi politiche ed economiche altrettanto movimentate, di regimi assai diversi l’uno dall’altro ed anche nel loro interno. _________________________________________________________________________________________ L’interno italiano di Salvini è solido e tende a crescere, almeno per ora. Il primo risultato si dovrebbe vedere alle prossime elezioni europee con le ripercussioni nei vari paesi e nei vari partiti in gioco. Ovviamente Salvini è soltanto uno dei vari protagonisti ma per quanto riguarda l’Italia è finora certamente il più forte. Attualmente la Lega supera di parecchio il 34 per cento dei voti manifestati nelle urne in varie occasioni locali e anche nazionali; ma l’alleanza giallo-verde con il movimento-partito di Di Maio e con le alleanze di Berlusconi e Meloni arriva grosso modo al 70 per cento con un punto tuttavia molto oscillante che è proprio quello di Di Maio. Il contenuto di Di Maio è il populismo poiché è quella forma politica che Grillo predicò per circa dieci anni e che nelle ultime elezioni del 4 marzo scorso portò i Cinque Stelle a superare il 32 per cento. _________________________________________________________________________________________ Dopo quelle elezioni nacque il blocco giallo-verde che quasi si equivaleva nelle due formazioni maggiori. Poiché erano però molto distanti nei suffragi da ciascuna di esse contenuti, non trovarono entrambi di meglio che stipulare un vero e proprio contratto, così da essi stessi definito. Un contratto che allo stato dei fatti è tuttora vigente e pubblicamente diffuso. Il programma di governo-contratto ha naturalmente un periodo di applicazione che dura un’intera legislatura e quindi è ancora ben lungi dall’essere esaurito e sostituito, ma gli atti con i quali è stato di volta in volta attuato non hanno dimostrato un gran vigore perché le condizioni economiche del paese e di chi lo sta governando non sono affatto le migliori. _________________________________________________________________________________________ Dell’economia italiana abbiamo più volte parlato su queste colonne, seguendo con attenzione il punto più importante che ci ha finora tenuto a galla: la Bce guidata da Mario Draghi e i suoi interventi monetari adottati in tutti i paesi che aderiscono alla moneta comune, con conseguenze molto importanti e positive: la Bce ha visto con molta esattezza ed efficacia qual era il modo di sostenere, nonostante le crescenti difficoltà, le economie europee, apparentemente trattate tutte in egual modo, ma in realtà con varianti chiaramente esistenti, ancorché poco visibili. Il populismo dei Cinque Stelle è tra i vari soggetti politici italiani quello più debole e più variabile. Di Maio è stato da questo punto di vista abbastanza bravo ma i benefici economici prodotti dall’adesione italiana alla moneta comune influiscono molto meno sulla forza dei Cinque Stelle. _________________________________________________________________________________________ In Europa quella forza è assai poco visibile, tanto più in un’Europa assai agitata da molti punti di vista. Secondo varie previsioni statistiche i Cinque Stelle stanno perdendo voti in modo abbastanza rimarchevole; le previsioni per quanto riguarda l’appuntamento elettorale che avrà luogo tra poco più di quattro mesi valutano il risultato dei Cinque Stelle in una decadenza che potrebbe arrivare addirittura al 20 per cento. Se ci sarà un movimento elettorale di questo rilievo negativo così forte il cosiddetto contratto tra la Lega e Di Maio varrebbe assai meno e forse addirittura diventerebbe inapplicabile con tutte le conseguenze del caso. _________________________________________________________________________________________ Gli elementi che possono influire su questa variazione molto rilevante portano vari nomi: il Movimento dei sindaci di tutta Italia; le iniziative che sta prendendo Berlusconi e il suo partito Forza Italia; il rilancio che è in corso del Partito democratico, che potrebbe dar luogo ad una sua ripresa dall’attuale 16 per cento fino ad un eventuale 25. Questo ipotetico ma probabile miglioramento del Pd non cambierebbe di molto la sua forza politica: un partito che oscilla attorno al 25 avendo guadagnato attorno all’8 per cento dei suoi voti attuali, produrrebbe conseguenze notevoli su chi quei voti li cede al Pd anche se l’eventuale 25 per cento non farà di quel partito una forza rilevante. _________________________________________________________________________________________ Scarsa la forza nuova del Pd, ma molto influente su quelli che perdono: la provenienza dei voti incide direttamente e negativamente sui Cinque Stelle modificando l’intera situazione italiana, ulteriormente in fase di mutamento per un’altra ragione: il Movimento dei sindaci che va da Torino fino a Palermo e si espande di continuo. È un fatto nuovo che va esaminato con attenzione. _________________________________________________________________________________________ Il Movimento dei sindaci è nato in vario modo, con varie finalità e con motivazioni molto diverse nei comuni e nelle regioni in cui si sta manifestando. Non si tratta dunque di un movimento omogeneo che abbia un colore politico e tuttavia un elemento di omogeneità esiste, pur convivendo con motivazioni assai diverse. La motivazione più rilevante riguarda la cosiddetta Tav che si avverte molto in Piemonte e in particolare a Torino. La sigla Tav indica un programma ferroviario di dimensioni europee, dalla Spagna fino all’Olanda e alla Norvegia. Il percorso dei treni toccherebbe i centri più importanti dell’Europa con ferrovie veloci non solo nei motori che le sospingono ma anche nel collegare le fermate che compiono: fermate scelte strategicamente perché collegano ad alta velocità città e centri di produzione industriale che alimentano lo sviluppo economico del nostro continente. _________________________________________________________________________________________ Questo problema è molto sentito e divide e mobilita soprattutto la classe operaia sulla quale le ripercussioni della Tav sono di grande importanza, accresciuta dalla geografia che in certi luoghi europei si scontra con catene montuose per superare le quali con la Tav occorre bucare, aprire gallerie, trasformando sostanzialmente in pianura anche le zone più montagnose del nostro continente. Questo mobilita gli operai ma questo comporta anche una trasformazione geopolitica ed economica dell’Europa. _________________________________________________________________________________________ Insomma, il nostro Continente è agitato sia dai continui mutamenti dei regimi politici, sia dall’andamento economico e infine dalle personalità che rivestono un ruolo di notevole importanza. Abbiamo già visto che Salvini è una di queste personalità che gioca su vari scacchieri, ma non è il solo per quanto riguarda l’Italia. C’è perfino Berlusconi che di Salvini è alleato in Italia ma coltiva da sempre un europeismo esattamente contrario a quello di Salvini. La consistenza numerica di Forza Italia berlusconiana è di poco più dell’8 per cento ma in Europa queste cifre assumono tutt’altro aspetto poiché si combinano entro partiti che sono di varia composizione e quindi di varia consistenza. Forza Italia di Berlusconi aderisce in Europa ad un partito cattolico liberale nel quale il suo 8 per cento italiano diventa di maggiore consistenza europea. _________________________________________________________________________________________ Questo avviene fin dal 1994 e dura tuttora nonostante la tarda età di Berlusconi poiché la sua voglia di potere non è minimamente diminuita. È alleato di Salvini, l’abbiamo già ricordato, ma è diverso da lui in Europa. La strana situazione che denota la molteplicità degli atteggiamenti la vediamo nella consistenza del rapporto Salvini-Berlusconi, difforme in Europa e strettamente amichevole in Italia. Non sono molti gli uomini politici nel mondo che conosciamo che si comportano secondo molteplici ispirazioni, ma gli italiani sono quasi tutti fatti in questa maniera. Del resto non a caso è Machiavelli che ci rappresenta storicamente. _________________________________________________________________________________________ Anche Di Maio aspira a questa duplicità ma ci riesce molto poco poiché il suo populismo è merce da cassone. Il populismo c’è dovunque ma i capi del populismo sono molto diversi l’uno dall’altro quando i loro movimenti si svolgono in paesi di diversa storia e di diversa struttura sociale. Un esempio molto eloquente su queste differenze viene dal confronto tra il populismo dei Cinque Stelle e quello di Theresa May d’Inghilterra. Ha subito molte sconfitte negli ultimi tempi ma in qualche modo si è ripresa salvo un pericolo che incombe su di lei e cioè che il popolo inglese sia chiamato ad un referendum sull’esistenza della Brexit. Molto probabilmente il referendum farebbe del tutto fuori la May e l’Inghilterra tornerebbe ad essere una sorta di Regno Unito come un tempo veniva chiamato e quasi certamente tornerebbe a rientrare nell’Unione europea. _________________________________________________________________________________________ Di Maio non somiglia affatto a May e non somiglia neppure a quel movimento anch’esso tipicamente populista di Marine Le Pen che a suo tempo si cimentò perfino contro Macron sperando di arrivare addirittura alla presidenza della Francia. Macron la batté raccogliendo una valanga di voti contro il populismo e in questo modo diventando presidente francese con tutti i poteri connessi a quella carica ma perdendo gran parte dei voti raccolti soprattutto contro Marine. Vedete come è difforme l’Europa, momento per momento, nazione per nazione, personaggio per personaggio. Ma per tornare al nostro Di Maio, il suo peso in Europa è pressoché inesistente, né riesce a costruire alleanze europee che possano riguardare anche lui. Tra la Lega e i Cinque Stelle in Europa c’è un divario di capacità e di forza ancora più clamoroso del divario che c’è in Italia a favore di Salvini. _________________________________________________________________________________________ Vedremo quali saranno i risultati delle votazioni europee della prossima primavera ma tutto fa pensare che Di Maio ne esca “rottamato” con tutto ciò che ne conseguirà anche in Italia.Un altro aspetto che riguarda noi italiani da vicino è il rapporto con l’Africa. Il popolo africano in breve tempo che viene calcolato dai demografi in 3 o 4 anni al massimo aumenterà di centinaia di milioni di nuovi africani, soprattutto nella fascia che coinvolge i territori dell’Africa centrale dall’Atlantico a Suez e al golfo arabico. _________________________________________________________________________________________ L’Africa cresce a vista d’occhio ma questa crescita comporterà inevitabilmente delle ripercussioni sull’Europa. Il nostro è un continente di antica ricchezza abbinata ad un invecchiamento anagrafico. Il contrario dell’Africa che segue un cammino demografico opposto e quindi sviluppa una duplice attrazione: una parte della popolazione africana punta verso l’Europa e una parte delle ricchezze capitalistiche europee punta verso l’industrializzazione dell’Africa. Questa duplicità di movimenti è un fenomeno teoricamente attivo sia per noi europei sia per gli africani che stanno sulle coste a noi di fronte ma tuttavia susciteranno da noi forti reazioni politiche pro e contro l’arrivo in Europa di gente africana. Salvini è alla testa di questo movimento per quanto riguarda l’Italia ma in Europa ci sono anche molti altri che hanno un atteggiamento analogo di rifiuto delle migrazioni africane. _________________________________________________________________________________________ Abbiamo dinanzi a noi un panorama di grande interesse ed anche di grande agitazione. D’altra parte, l’Europa non è affatto omogenea nei vari paesi. Alcuni sono pronti ad accogliere le emigrazioni, altri sono estremamente contrari e chiudono la porta in faccia agli africani, probabilmente un tragico errore perché i due continenti sono attratti reciprocamente ma questa è la disparità che è una delle caratteristiche più tipiche dell’Europa rispetto ad altri continenti. _________________________________________________________________________________________ Noi speriamo che nel nostro piccolo possiamo operare nel modo migliore favorendo le forze storiche e ostacolando quelle che sono contro la dinamica di due continenti faccia a faccia uno contro l’altro. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 20 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ L'ex ministro ha raccolto l'adesione dei candidati alle primarie e dei big del partito. Pensa ad un vasto schieramento antisovranista che coinvolga pezzi importanti di società civile. Lo appoggiano anche sindaci come Sala, Nardella, Gori, Del Bono e i governatori Chiamparino, Bonaccini, Rossi, l'ex sindaco di Milano Pisapia, intellettuali come Severino e Vacca. _________________________________________________________________________________________ Giovanni Casadio _________________________________________________________________________________________ §2 - “Il mio manifesto per una lista europeista stavolta ha unito il Pd" _________________________________________________________________________________________ (Giovanni Casadio. Intervista a Carlo Calenda:18 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Carlo Calenda, il suo "Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze politiche e civiche europeiste" per le europee di maggio nel titolo riassume già tutto il programma. Ma chi ci sta? "Mi pare che ci stia il Pd, innanzitutto, e per una volta unito e compatto. E poi il manifesto è rivolto a +Europa di Emma Bonino e "Italia in comune" del sindaco Federico Pizzarotti ma soprattutto agli italiani. L'obiettivo del manifesto è quello di utilizzare il tempo da qui al 21 marzo, data indicata da Prodi come grande festa europea, per moltiplicare le adesioni su tutto il territorio italiano e fare partire una mobilitazione tra i cittadini". _________________________________________________________________________________________ Ma è un progetto fuori dal Pd? "Al contrario. L'obiettivo è di unire il Pd e altre forze dietro una idea. Non farei mai una scissione, né inaugurerei un partito personale: io sono iscritto al Pd. Resto nel Pd, ma il Pd non basta". _________________________________________________________________________________________ Lei comunque si candiderà? "Se il progetto, che vuole parlare agli elettori popolari, liberali e social democratici, vedrà la luce sì, mi candiderò. Altrimenti, no. Penso che queste elezioni europee siano come quelle del 1948, in cui si decide se si sta in Occidente o fuori dell'Occidente. Non credo che gli italiani vogliano vivere in un paese simile alla Russia di Putin, che il leader leghista Matteo Salvini indica come il suo modello e mentore". _________________________________________________________________________________________ Crede davvero ci sia spazio nella società italiana - che i sondaggi danno pro Lega e 5Stelle - per un fronte europeista? "Credo proprio di sì. Ma manca l'offerta, perché la parte dell'Italia europeista e anti sovranista si riconosce solo in parte nei partiti che ci sono. Mentre costruendo una lista di persone serie e competenti, i molti che hanno firmato l'appello - dagli operai delle aziende in crisi, al Terzo settore, alle promotrici della manifestazione delle donne "Roma dice basta", coloro che lavorano nel sociale, imprenditori come Andrea Illy, Alberto Bombassei, il mondo della scienza e della cultura - potrebbero riconoscersi. Aggiungo che nel Pd per una volta dall'ex premier Paolo Gentiloni a Marco Minniti, ai candidati alla segreteria dem, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti, sono tutti d'accordo". _________________________________________________________________________________________ Una lista unitaria con o senza i simboli dei partiti? "Per me questa è una cosa secondaria. Ho massimo rispetto per i simboli dei partiti. Ma l'importante è che ci sia una bandiera unica dietro la quale si schierino non solo i partiti, ma anche i cittadini: chi fatica, chi studia, chi lavora e produce insomma tutti coloro che vogliono far progredire l'Europa e rimanere nel gruppo dei grandi paesi fondatori e non andare appresso all'Ungheria né ritrovarsi in Venezuela grazie ai deliri del M5S. Questo è il fermo desiderio della maggioranza degli italiani, ritengo". _________________________________________________________________________________________ Ma il fronte per l'Europa è il partito di Calenda? "Partito di Calenda meno di zero: no. Questo manifesto non avrebbe valore se non fosse fatto insieme con 100 personalità, primi fra tutti il sindaco di Milano, Beppe Sala e quello di Bergamo, Giorgio Gori, e Walter Ricciardi, l'ex presidente dimissionario dell'Istituto superiore d i Sanità, senza i quali non avrei fatto niente. L'abbiamo costruita anche con i governatori dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, del Piemonte, Sergio Chiamparino, della Toscana, Enrico Rossi, con l'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e con i primi cittadini di Firenze e di Brescia Dario Nardella e Emilio Del Bono, con il filosofo Emanuele Severino". _________________________________________________________________________________________ Quindi una sorta di Uniti nell'Ulivo come nel 2004, con Ds, Margherita, Sdi, Repubblicani europei? "No, c'è una differenza sostanziale con il 2004: le forze progressiste sono molto più deboli e quindi non può essere un lista animata solo dai partiti. O c'è una grande mobilitazione popolare o questo progetto non tiene". _________________________________________________________________________________________ Nel 2004 quella lista era guidata da Prodi : e ora? "Non so guidata da chi: prima si compone la mobilitazione e poi le liste, non il contrario". _________________________________________________________________________________________ Sicuro che Emma Bonino e +Europa ci stiano? E Pizzarotti? "Non ne sono sicuro affatto, è una scelta che dovranno fare loro. Mi sembrerebbe però, con tutto il rispetto, incomprensibile se + Europa decidesse di stare fuori da un fronte politico civico ed europeista, così come Italia in comune.". _________________________________________________________________________________________ È irritato con Renzi, sa cosa farà? Lo ha coinvolto? "Non sono per niente irritato, ne ho parlato anche con Renzi. Non so cosa farà Matteo, spero che supporti questo progetto. Dobbiamo stare insieme e superare le differenze. In ballo ci sono le conquiste fatte da tre generazioni di italiani e il futuro del paese. Lega e M5S sono incompatibili con l'Europa e con i valori della democrazia liberale". _________________________________________________________________________________________ Chi appoggerà alle primarie dem? "Per ora lavoro a questo progetto. Sono contento che sia Zingaretti che Martina abbiano aderito. Maurizio ci ha dato una grande mano con le firme così come Gentiloni". _________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 03 del 20 gennaio 2019
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permalink | inviato da salernorosario il 21/1/2019 alle 13:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
§1 - La confusione regna sovrana (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 13 gennaio 2019) §2 - L’Amaca [La beffa del contratto] (di Michele Serra Repubblica.it 13 gennaio 2019)
post pubblicato in diario, il 14 gennaio 2019


Anno XII N° 02 del 13 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 13 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ La situazione economica è assai complicata in Europa e in Italia e la disoccupazione è aumentata. Si aggiunga a tutto ciò che il sostegno della Bce è in via di diminuzione. Le difficoltà sono quindi notevoli _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La confusione regna sovrana _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 13 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Qualche cosa è cambiato nella politica italiana. Per esempio Salvini ha ritenuto di dover fare un passaggio geopolitico nelle antiche regioni del Nord, quando all’epoca di Umberto Bossi non a caso il suo partito si chiamava Lega Nord. Adesso si chiama semplicemente Lega perché Salvini è riuscito ad estenderla dalle Alpi al mare, lungo tutto lo stivale italiano. _________________________________________________________________________________________ Da un certo punto di vista si direbbe addirittura che la Lega sia più forte al centrosud che in Val Padana. I risultati numerici della Lega di Salvini nei sondaggi viaggiano oltre il 30 per cento e con alcune alleanze tipo Meloni e Berlusconi supera il 40. _________________________________________________________________________________________ Analoga situazione ha toccato in questi anni il partito populista di Beppe Grillo. Con il comico diventato politico una decina di anni fa i grillini non erano che populisti: volevano distruggere tutte le élite e del programma futuro si sarebbero occupati soltanto quando quella distruzione fosse stata completa. A Grillo la formula partito non piaceva ma ad alcuni dei suoi giovani amici faceva gola creare un partito, e questa fu l’impresa di Luigi Di Maio. Dal 10 Di Maio crebbe rapidamente al 20 e addirittura lo superò fino al 28-30 per cento. Rimase comunque un partito populista che probabilmente avrebbe tentato la via di un’alleanza con i democratici, ma alle elezioni del 4 marzo Matteo Renzi arrivò con uno stentato 18 per cento, e in qualche mese perse altri due o tre punti. Praticamente scomparve diventando un residuato di guerra. _________________________________________________________________________________________ Come si fosse ritirato in una grotta difesa da un filo spinato. Renzi fu ritenuto il responsabile della sconfitta, ma non era il solo colpevole. Adesso il Pd è di fatto fuori gioco e tutti gli altri sono alleati tra loro con maggiori o minori forze: hanno toccato il massimo nei sondaggi con quasi il 70 per cento degli elettori, e questa è la fotografia della situazione, la quale tuttavia sta cambiando faccia. Il motivo è evidente: tra alcuni mesi ci saranno le elezioni europee e quindi ogni partito cerca di avere connotati non solo italiani ma anche del continente del quale facciamo parte. _________________________________________________________________________________________ Questo aumenta le difficoltà poiché in Europa Berlusconi ci sta a modo suo, la Meloni praticamente non ci sta per niente e la Lega di Salvini e i Cinque stelle di Di Maio ci stanno ognuno a modo proprio. Questa è la situazione che va esaminata, la quale tuttavia non può prescindere anche e forse soprattutto dalle valutazioni economiche italiane ed europee, e questo è un punto da aggiornare e approfondire. _________________________________________________________________________________________ La situazione economica è assai complicata in Europa ed egualmente in Italia. Da noi le aziende pubbliche o para-pubbliche che svolgono attività industriali e bancarie hanno perso tra i 4 e i 5 punti rispetto a cinque anni fa. Il lavoro in nero è alquanto aumentato, ma lo è anche la disoccupazione giovanile. Si aggiunga a tutto ciò che il sostegno della Banca centrale europea è in via di diminuzione e probabilmente sta per scomparire quando tra pochi mesi il mandato di Draghi scadrà e quindi la politica della Bce sarà guidata da un altro presidente e da una diversa politica. _________________________________________________________________________________________ Le difficoltà economiche sono quindi notevoli. Non a caso si sta riformando una specie di proletariato e comunque un’attività produttiva in fase di decadenza. Lo avverte la Confindustria, lo avverte la Banca d’Italia, le Assicurazioni generali e alcuni potentati economici che fino a tre-quattro anni fa erano ancora in buona posizione e ora non lo sono più. Situazioni analoghe in alcuni casi addirittura più gravi avvengono anche in altri Paesi europei, specialmente in Germania, in Ungheria, in Portogallo e anche nell’Inghilterra della Brexit. _________________________________________________________________________________________ Si direbbe che sia la società globale a creare disparità di funzioni tra un continente e l’altro, a produrre popoli vaganti e a far diminuire il benessere generale, perfino in grandi imperi a cominciare dagli Usa di Trump. _________________________________________________________________________________________ La situazione economica è meno disagevole in Russia e in Cina. Insomma è più attivo l’Oriente che l’Occidente. Vedremo che cosa accadrà nelle prossime elezioni europee. Ragionando a occhio direi che dal punto di vista economico-finanziario è l’intero nostro continente e anche in parte nelle Americhe che la situazione economica zoppica e lo spostamento dei popoli accresce. La media generale alza ciò che era molto basso e abbassa ciò che era abbastanza più alto verso il benessere. _________________________________________________________________________________________ Le elezioni europee che avranno luogo nei prossimi mesi segneranno un appuntamento importante nella situazione economica e politica. Per quel che si può prevedere peggiorerà, anche perché benessere e malessere sono ampiamente diffusi. _________________________________________________________________________________________ A me capita spesso di ricordare il Manifesto filoeuropeo di Ventotene ma questa volta evito perché l’Europa e le singole Nazioni che la compongono hanno imboccato e continuano a procedere su una strada che è l’esatto contrario dei valori perseguiti da Altiero Spinelli e dai suoi compagni: l’Europa è un continente privo di qualunque personalità; non parlo di personalità individuali ma di valori collettivi che in un’Europa come quella che conosciamo non esistono più: è un continente-accozzaglia dove in ciascuno dei 27 Stati che ne fanno parte ci sono partiti privi di valori e di ideali. Su una carta geografica che volesse essere il più possibile descrittiva avremmo un continente pluri-colorato o addirittura senza colore e cioè il peggio del peggio. _________________________________________________________________________________________ Ho riletto in questi giorni alcuni libri che conobbi molti anni fa. Contengono, ovviamente in modi diversi l’uno dall’altro, una cultura che si manifesta con una sorta di sentenze o di frasi che contengono problemi molto importanti ma espressi con immagini o brevi motti e parole. Ne citerò qualcuno perché fornisce l’idea di problemi molto concreti ma manifestati con quelli che Nietzsche chiamava il “Crepuscolo degli idoli”. _________________________________________________________________________________________ Elias Canetti: “La sua idea del comunismo è che nessuno prenda ordini da lui; ma come fa a marciare la gente se nessuno comanda e come fa ad andare avanti senza marciare?”. “In un’epoca meno commerciale il successo si chiamava ancora gloria. Forse allora era più bello”. “Si può vincere la propria sventura solo mettendola in gioco”. [....] _________________________________________________________________________________________ Queste citazioni, nella forma molto diversa tra loro ma nella sostanza abbastanza analoghe, potranno sembrare prive di alcun legame con i concreti problemi politici ed economici trattati in precedenza. E infatti non lo hanno ma aprono a modo loro un ambito che indica la complessità della vita, soprattutto quando la vita non si mescola a problemi concreti e pratici ma semplicemente all’Arte. L’Arte è un elemento fondamentale della vita e quindi non va trascurato. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 13 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ Ha dovuto inventare proprio da zero una trama e un ordito che sembrassero avere un capo e una coda, facendo a meno di qualunque disegno strategico, anche parziale, anche mediocre. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [La beffa del contratto] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 13 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Più il tempo passa, più ci si rende conto che non esiste un solo argomento di primo piano (l'economia, le tasse, la Tav, il reddito di assistenza, in buona misura anche l'immigrazione e l'ordine pubblico) sul quale i due partiti al governo siano d'accordo. _________________________________________________________________________________________ Da questo punto di vista non c'è dubbio che l'estensore del famoso "contratto" sia un autentico genio della contraffazione. Non ha dovuto semplicemente escogitare una manciata di compromessi laddove mancava l'intesa tra i due partner, rammendando un tessuto con qualche strappo. Ha dovuto inventare proprio da zero una trama e un ordito che sembrassero avere un capo e una coda, facendo a meno di qualunque disegno strategico, anche parziale, anche mediocre. _________________________________________________________________________________________ Il solo collante ideale e/o psicologico (potentissimo, parrebbe), che tiene insieme l'evidente falso politico che questo governo incarna, è l'odio per le cosiddette élite. Ma nessuno, né gli odiati né gli odiatori, possono prevedere quanto a lungo possa bastare, questo genere di carburante, per far camminare un Paese. _________________________________________________________________________________________ Forse molto, forse poco. Lungo o breve che sia il cammino, è però quasi certo che sia verso nessuna direzione chiaramente percepibile. Una navigazione misteriosa, verso un obiettivo, "fare gli interessi del popolo" che è al tempo stesso uno dei più magniloquenti e dei più generici mai uditi. Possiamo dire che se i precedenti governi ebbero il torto di essere troppo appiattiti sull'esistente, questo governo è totalmente appiattito sull'inesistente. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 13 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ Considerare il dissesto delle nelle strade della capitale una cosa "normale", e dire, come fa il Campidoglio, che la colpa dei guai è di chi non sta attento alle trappole di un autentico percorso di guerra, beh, questo va ben oltre l'insulto all'intelligenza dei cittadini _________________________________________________________________________________________ Sergjo Rizzo _________________________________________________________________________________________ §3 - La decenza perduta nelle buche di Roma _________________________________________________________________________________________ (di Sergjo Rizzo Repubblica.it 13 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Il dilemma è se classificare la nota dell'avvocato del Comune di Roma a proposito delle buche come un episodio di involontaria comicità prefestiva o fra le strampalate ottusità burocratiche: purtroppo assai abbondanti in questo Paese. Buche sulle strade ci sono, più o meno, in tutti i Paesi del mondo. Ed è un'ovvietà che gli automobilisti, i motociclisti e i pedoni debbano fare attenzione a dove mettono le ruote o i piedi. Non vale nemmeno la pena di ricordarlo. Ma farlo a Roma e con il tono della ramanzina, come se le buche nelle vie della capitale fossero una cosa "normale" e la colpa dei guai fosse di chi non sta attento alle trappole di un autentico percorso di guerra, beh, questo va ben oltre l'insulto all'intelligenza dei cittadini. _________________________________________________________________________________________ Oltre che a quella di chi ha materialmente scritto tale nota demenziale. Perché quando nel tentativo disperato di sistemare il manto stradale di una città letteralmente massacrato (50 mila buche è la benevola stima dello stesso Comune) si arriva al punto di invocare l'intervento dell'Esercito, come ha fatto il Campidoglio ottenendo nella legge di bilancio fatta dal governo amico una disposizione specifica senza precedenti nelle nazioni sviluppate, vuol dire che l'emergenza è stata oltrepassata da un pezzo. _________________________________________________________________________________________ E non soltanto per l'oggettiva difficile situazione ereditata da questa amministrazione, ma per la sua conclamata e clamorosa incapacità ad affrontare il problema dopo aver tagliato il traguardo della metà del mandato: i due anni e mezzo di permanenza di Virginia Raggi al Campidoglio sono passati, ed è tutto come prima. In qualche caso, come in quello delle voragini nelle strade, anche peggio. Arriviamo perfino a comprendere che in questo stato confusionale il Comune si possa attaccare a tutto pur di evitare migliaia di cause di risarcimento per i danni ai veicoli e alle persone. _________________________________________________________________________________________ Sono stati già sperimentati nei mesi passati alcuni trucchi singolari, per esempio quello di imporre limiti di velocità di 30 chilometri orari su assi di grande scorrimento come la via Salaria o la Cristoforo Colombo proprio per ribaltare sugli automobilisti la responsabilità degli ammortizzatori sfasciati e degli incidenti, ben sapendo che su quelle strade è oggettivamente impossibile rispettarli. Ma adesso, con questa ultima levata d'ingegno, e dopo aver chiesto addirittura di pulire la città (!) ai romani che pagano la tassa sui rifiuti più alta d'Europa, si è passato davvero il segno. [SRi] _________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 02 del 13 gennaio 2019
continua
§1 - Chi può fermare la tirannia di Salvini (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 06 gennaio 2019) §2 - Emergenza rifiuti a Roma, se Raggi chiede di impugnare la ramazza (di Corrado Augias l'Unità 06 gennaio 2019)
post pubblicato in diario, il 7 gennaio 2019


Anno XII N° 01 del 06 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 06 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ L'attuale e dilagante movimento dei sindaci è diventato in poche settimane un fenomeno nazionale che contesta la semi-dittatura ormai in atto del ministro dell'Interno _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Chi può fermare la tirannia di Salvini _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 06 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Si potrebbe titolare questo articolo sul tema dello scontro tra i sindaci e il governo, ma non è esattamente così: i sindaci stanno creando un movimento che riguarda i loro poteri e doveri, indipendentemente dalla loro appartenenza a questo o a quel partito. C'è un solo palese avversario di questo inatteso movimento dei sindaci italiani ed è Matteo Salvini, sia per come la pensa sul problema dell'immigrazione e di quella che chiama sicurezza sia nel suo atteggiamento da primo ministro (anche se teoricamente non lo è) con tendenze evidenti verso una sorta di dittatura che più volte abbiamo esaminato. La situazione attuale vede dunque un movimento di sindaci e la loro contrapposizione al governo Salvini, che tale può essere definito anche se il primo ministro è Giuseppe Conte e l'altro vicepremier è Di Maio. Infine, anzi per primo, c'è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale rappresenta il nostro Paese e vigila sul rispetto della Costituzione da parte dei provvedimenti che il governo in carica prende. _________________________________________________________________________________________ Un paio di mesi fa lanciai l'idea di un movimento di sinistra, il quale avrebbe riunito fuori da ogni partito una pubblica opinione liberal-democratica e al momento del voto avrebbe appoggiato un Pd ricostruito, senza tuttavia entrare nel partito. Mi resi però conto che, a un certo punto, il movimento non solo poteva coesistere con le idee del partito, ma avrebbe avuto anche personalità importanti che lo avrebbero guidato e nello stesso tempo avrebbero fatto il possibile per raggiungere cariche direttive fondamentali del partito.Questa coesistenza della quale Matteo Renzi sarebbe stato uno degli elementi principali mi indusse a rivedere il legame tra movimento e partito che avrebbe causato una situazione difficilmente tollerabile. _________________________________________________________________________________________ Da allora sono passati un paio di mesi ed è nato qualcosa di molto diverso e di molto più diffuso di quel tipo di movimento che avevo pensato. Una diffusione nazionale che vede nei sindaci il suo elemento portante e opinioni politiche tutt'altro che limitate alla sinistra democratica. L'attuale e dilagante movimento dei sindaci contiene etichette politiche molto diverse. In gran parte dell'Italia settentrionale la motivazione è la Tav. La Tav nel suo più lato significato consente e rende anzi più facili i movimenti di tutti quelli che risiedono nelle città toccate dalla linea attraverso un piano europeo già in atto in molte nazioni con possibilità di spostamento dall'una all'altra in tutto il continente. Può sembrare una semplice e più veloce circolazione delle persone, ma è molto di più nel bene e nel male. _________________________________________________________________________________________ Comunque, il movimento guidato dai sindaci è diventato in poche settimane un fenomeno nazionale che contesta la semi-dittatura ormai in atto di Salvini, che allo stato dei fatti trova il suo argine nel presidente della Repubblica Mattarella; limite che si è visto all'opera nella stesura definitiva del decreto sicurezza, al quale il presidente della Repubblica ha imposto una serie di modifiche prima di firmarlo. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo, si è configurato un movimento dei sindaci in tutte le regioni del Paese, a cominciare da Palermo, Napoli, Parma, Torino, Milano, Firenze, Bergamo, Venezia, città di Marche, Liguria, Umbria, Puglia, Calabria. Insomma, l'Italia intera. Non è un movimento politico, come ho già precisato, ma un movimento istituzionale dove i sindaci hanno ora una forza che, singolarmente considerati, era minima, ma per la quantità che ha aderito a questo movimento è ormai alla pari con la forza del governo centrale. _________________________________________________________________________________________ Sarebbe interessante capire qual è la forza politica dominante in questo movimento di tipo municipale. Molti sindaci appartenevano e ancora in parte appartengono alla Lega Nord a suo tempo fondata da Umberto Bossi, ma Salvini ha avuto la grande capacità di estendere la Lega a tutto il Paese. Da un lato, questa nazionalizzazione della Lega è stata un grande successo politico, ma dall'altro ha diminuito il numero dei municipi nelle regioni del Nord. Salvini ormai guida un partito nazionale che l'ha reso la personalità politicamente più forte e, come ho già detto, semi-dittatoriale. Ma la Lega non a caso ha perso l'attributo "Nord". Tra i sindaci del lombardo-veneto, del Piemonte, di parte della Liguria, altre forze politiche hanno fatto strada, a cominciare da Silvio Berlusconi e anche dal Pd. Quanto al movimento dei sindaci, le loro tendenze politiche sono meno potenziate di quanto non lo siano le loro funzioni amministrative. Sono quelle che hanno creato solidarietà tra di loro e indebolito il loro politichese. Vogliono ricostruire l'Italia, ma non un singolo partito. Salvini, del resto, ne è la prova. _________________________________________________________________________________________ Questo, tuttavia, non significa che la politica abbia perso la sua importanza. Salvini lo dimostra: è un semi-dittatore nazionale e ha un suo programma politico, anche europeo, molto complesso, che più volte abbiamo esaminato soprattutto per quanto riguarda i suoi rapporti con Putin, oltreché quelli con Le Pen, il dittatore dell'Ungheria Orbán e il governo polacco. Anche il Partito democratico sta tentando di recuperare i voti persi il 4 marzo 2018. Nicola Zingaretti sembra ormai il più probabile candidato alla segreteria del partito e al suo rilancio, insieme a una classe dirigente che annovera personalità come Gentiloni, Orlando, Delrio, Franceschini, Martina, Calenda e altri. L'obiettivo sarebbe quello di recuperare almeno dieci punti rispetto a quelli attuali, collocandosi non lontano da un 30 per cento di voti. _________________________________________________________________________________________ Lo so, è un obiettivo molto ambizioso e se fosse raggiunto suonerebbe come una vittoria; tuttavia, un partito più forte può fare l'opposizione efficacemente e potrebbe anche tentare un approccio di alleanza con i Cinque Stelle di Luigi Di Maio. Sta di fatto, tuttavia, che l'eventuale accrescimento del Pd attuale recupererebbe in buona parte i voti che nel marzo scorso passarono dal Pd proprio a Di Maio. Un simile recupero diminuirebbe vistosamente la consistenza attuale dei Cinque Stelle. Un grillismo quasi dimezzato può diventare un fanalino di coda o di Salvini o del Pd. In entrambi i casi irrilevante. _________________________________________________________________________________________ Tra i politici che hanno un passato di notevole importanza va considerato Marco Minniti che nel precedente governo Gentiloni fu ministro dell'Interno. Espletò quella carica con molta efficienza, ma di fatto se ne aggiunse un'altra che con l'Interno aveva ben poco a che vedere: se fosse stato tecnicamente possibile, Minniti avrebbe dovuto abbinare al ministero dell'Interno un titolo di ministro degli Esteri per l'attività molto rilevante che esercitò per un anno intero in tutta l'Africa, dalla Libia fino all'Egitto. Minniti aveva un programma e lo manifestò. Costruire un polo industriale al di là del deserto dove gruppi di capitalismo italiano, soprattutto pubblico, avrebbero formato dei centri industriali dando lavoro alle popolazioni dei califfati. _________________________________________________________________________________________ Gli africani sottoposti nei loro Paesi d'origine alla fame e alla morte alimentavano la fuga da quei Paesi varcando il deserto libico, cirenaico, yemenita, puntando verso il mare, dove appositi nocchieri li avrebbero imbarcati sui gommoni facendoli transitare sulle coste italiane, che erano le più prossime, e di lì avviandoli verso la Germania e la Scandinavia. Migliaia di morti e malaffare in tutta questa manovra che Minniti aveva in programma di sventare all'incontrario: italiani che scavalcando il deserto richiamavano in patria i fuggitivi e rimettevano in moto le economie dei Paesi di origine, nei quali gli stessi fuggitivi avrebbero trovato buona accoglienza e lavoro. Naturalmente tutto questo aveva portato Minniti a un'amicizia politica con quei califfati e addirittura con il rais egiziano. Aveva anche iniziato la costruzione di appositi camminamenti, che consentivano spostamenti orizzontali dall'Est all'Ovest africano e dall'Angola al Mozambico, dove già da tempo sono presenti rappresentanze cattoliche della comunità di Sant'Egidio. _________________________________________________________________________________________ Questo è stato Marco Minniti e questo potrebbe essere di nuovo di fronte a una crescita del Partito democratico, che potrebbe trovare i finanziamenti per impiegare la competenza di Minniti e trasformarla in un'iniziativa di partito e non di governo. Una crescita che porterebbe altri voti in successive elezioni. _________________________________________________________________________________________ In altre recenti occasioni ho fatto una proposta della quale, tuttavia, nessuno del Partito democratico ha parlato. Desidero ripeterla oggi perché è ancor più attuale. La proposta è di nominare con apposita elezione il presidente del Pd. È una carica che finora non è esistita, ma che sarebbe della massima importanza. Il presidente avrebbe nei confronti del partito gli stessi, identici poteri che il presidente della Repubblica ha nei confronti dello Stato: poteri di vigilanza dello statuto del partito e del suo eventuale aggiornamento. Naturalmente anche poteri di "moral suasion": un'autorità del genere darebbe al Partito democratico una valenza inesistente in altri partiti italiani. Il nome più adatto a ricoprire questa presidenza sarebbe quello di Walter Veltroni. Sarebbe un vero e proprio salto in alto del partito avere Veltroni come presidente con i poteri che ho già indicato e senza alcuna interferenza sull'attività del segretario del partito, sempre che quest'ultimo sia in piena regola rispetto allo statuto del Pd e a sue eventuali mutazioni, suggerite dal presidente d'accordo col segretario. _________________________________________________________________________________________ Forse mi arrogo il diritto di fare troppe proposte, ma è il mio modo per soddisfare la tarda età e le numerose esperienze che ho vissuto. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 06 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ Nella capitale ormai raccogliere le immondizie è un problema. Ultima trovata dell'amministrazione: invitare i cittadini a pulirsi da soli le strade. Conferma che la sindaca è inadeguata alla carica _________________________________________________________________________________________ §2 - Emergenza rifiuti a Roma, se Raggi chiede di impugnare la ramazza _________________________________________________________________________________________ (di Corrado Augias l'Unità 06 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ Quale cinismo, quale miope e crudo cinismo, aver candidato a sindaco d'una città difficile, inselvatichita, come Roma una persona così chiaramente inadeguata alla carica. Calcolo basato sulla probabilità - in quel momento alta - che una giovane donna, d'aspetto fragile e piacente, avrebbe raccolto voti sufficienti per vincere. E i risultati? E l'amministrazione? E gli interventi straordinari di cui la capitale ha bisogno? Intanto vinciamo le elezioni, poi vedremo. Le elezioni furono vinte con quasi il 70 per cento dei consensi, ma quello che c'è da vedere è ogni giorno sotto gli occhi dei romani ormai da due anni e mezzo, mezza legislatura se n'è andata e niente è stato fatto, non un'iniziativa presa, innovazioni nemmeno parlarne, mentre il poco che c'era è andato in pezzi e ormai anche raccogliere le immondizie è un problema. Ultima trovata: invitare gli abitanti a pulirsele da soli le strade - in gergo burocratico si chiama lo "spazzamento", altri verbi non ce ne sono o risultano equivoci. _________________________________________________________________________________________ Su un invito del genere, che equivale a un sos, bisogna fare chiarezza e chiedersi in primo luogo perché un tale problema non si presenta in nessun'altra capitale europea. Poi, se posso aprire su un cenno personale, io lo spazzamento del tratto di marciapiede davanti al portone lo faccio da tempo; quando guardo dalla finestra mi fa piacere vedere pulito quel pezzetto di strada. Ora, però, la maggioranza consiliare chiede il rimedio a un'emergenza, come tale dunque andrebbe, per onestà, presentato. _________________________________________________________________________________________ Nessuno chiede che un'amministrazione si stracci le vesti ammettendo la sua incompetenza, di non essere stata all'altezza della situazione, però nel momento in cui si chiede aiuto bisogna ben dirlo: vi stiamo chiedendo aiuto, la situazione è grave e al momento non ci sono i mezzi per rimediarvi. Nascondiamo magari il resto, ma almeno questo bisognerebbe ammetterlo, è lecito chiedere un po' di coraggio quando si affonda nella melma e si chiede aiuto per venirne fuori. Tanto più che a Roma la tassa sui rifiuti (Tari) è la seconda più alta d'Italia. Solo a Napoli si paga di più. Inoltre, a Roma ci sono 1,3 miliardi di Tari mai riscossi (!); tra i morosi figurano Palazzo Chigi (presidenza del Consiglio), ministeri, ospedali, università. _________________________________________________________________________________________ Questo per l'amministrazione disorganizzata o inetta o complice. Poi c'è la parte di degrado che riguarda gli abitanti. Offro due esempi. Il signor Renato Pierri (renpierri@gmail.com) m'ha scritto per deprecare la mancata raccolta aggiungendo questo aneddoto: "Tempo fa, a scuola, ho rimproverato una ragazzina che aveva gettato a terra un pezzo di carta; m'ha risposto: 'La bidella che ci sta a fare?'. A casa evidentemente nessuna educazione". Aggiungo un episodio personale: giorni fa in piazza Mazzini un negoziante m'ha mostrato un cassonetto che traboccava pieno di carte e vecchi giornali. "Vede - m'ha detto - all'angolo laggiù c'è il cassonetto della carta. Invece la buttano qui perché quei sessanta metri per andarla a buttare dove dovrebbero gli pesano". Esempi minimi, ma eloquenti di una popolazione che ha perso ogni senso municipale e comunitario. Ammesso che a Roma ci sia mai stato. _________________________________________________________________________________________ A leggere le vivide descrizioni di Jérôme Carcopino si vede che la Roma classica non doveva essere molto diversa dall'attuale. Però sono passati più di venti secoli, santo cielo, si potrebbe sperare se non in un incivilimento degli abitanti in qualche progresso nell'amministrazione. Non c'è stato né l'uno né l'altro. Ecco perché la scelta di una persona inadeguata alla carica di sindaco è stato un gesto cinico, anzi civilmente delittuoso. In queste condizioni forse nemmeno la peggiore Democrazia Cristiana avrebbe osato farlo. [CAu] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 06 gennaio 2019 _________________________________________________________________________________________ Non so se sia più ridicolo o più ignobile che un potere politico così radicato, così votato, così popolare, [...] finga, o addirittura creda davvero, di essere "contro". Contro che cosa, di grazia? C'è qualcosa di più detestabile, e di più fasullo, di un coro di potenti, con tutti i relativi benefit, che grida "io sono Spartaco"? Tu non sei Spartaco, tu sei ministro. Accontentati. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [La grande truffa] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 06 gennaio 2019) _________________________________________________________________________________________ La grande truffa di questo momento italiano è che la Maggioranza (nei numeri, nella mentalità diffusa, nei sondaggi, più banalmente nella composizione del quadro politico) continua a portarsi da eroica minoranza in rivolta contro il Potere (quale?). _________________________________________________________________________________________ Nel linguaggio (basta leggere la miriade di siti ultrà che fiancheggiano Salvini), nei comportamenti, nei filmini social che paiono sempre autoprodotti on the road, o nei peggiori bar di Caracas, e invece vengono da Palazzo Chigi. _________________________________________________________________________________________ Questi qui se la passano sempre da "fuori dal coro", da "controcorrente", da "nemici del pensiero unico e del politicamente corretto". È, appunto, una truffa: loro sono il coro, e lo sono con l'evidenza dei numeri; loro assecondano la corrente, anzi, loro sono la corrente; quanto al politicamente corretto, nell'emiciclo dell'epoca presente occupa uno spicchio ormai esiguo, sommerso dai gesti dell'ombrello e dagli sghignazzi, che sono l'unico vero mainstream. _________________________________________________________________________________________ Non so se sia più ridicolo o più ignobile che un potere politico così radicato, così votato, così popolare, così capace di fare largo a gomitate ai suoi uomini e alle sue donne, così ingordo di potere da non battere ciglio se scienziati e tecnici di prim'ordine abbandonano i loro incarichi, finga, o addirittura creda davvero, di essere "contro". Contro che cosa, di grazia? C'è qualcosa di più detestabile, e di più fasullo, di un coro di potenti, con tutti i relativi benefit, che grida "io sono Spartaco"? Tu non sei Spartaco, tu sei ministro. Accontentati. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XII N° 01 del 06 gennaio 2019
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