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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Quelle dittature che minacciano la democrazia (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 12 agosto 2018) §2 - Sui vaccini la ministra inventa l'ossimoro dell’obbligo flessibile (di Sebastiano Messina Repubblica.it 09 agosto 2018)
post pubblicato in diario, il 12 agosto 2018


Anno XI N° 33 del 12 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Il razzismo è diventato una forza notevole. Con un'aggiunta: il populismo, ora molto diffuso in Europa. Razzismo e populismo rappresentano l'intero schieramento gialloverde. Che governa il nostro Paese. In queste condizioni, l'Italia di oggi fa rimpiangere quella di ieri _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Quelle dittature che minacciano la democrazia _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 12 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ L'Europa sta attraversando un periodo molto agitato. A dire il vero, il periodo è convulso per tutto il mondo per diverse ragioni, due delle quali dominano su tutte le altre: la prima è il clima, le cui variazioni sono arrivate a un punto di estrema intensità e aumenteranno ampiamente nei prossimi anni e secoli. L'Onu e anche alcuni singoli Paesi stanno cercando di studiare le zone più interessate, ma finora l'importanza di quanto sta avvenendo e di quanto avverrà sfugge alla grandissima maggioranza della pubblica opinione mondiale. Affrontare la situazione con opportune analisi è comunque necessario anche se quel mutamento climatico non sarà fermato. Oltre al clima, e in qualche modo connessa a questo tema, si profila sempre di più la mobilità dei popoli. _________________________________________________________________________________________ Non dipende solo dai mutamenti climatici, ma pure dai diversi sistemi di vita che incitano i popoli poveri a dirigersi verso i continenti e le nazioni più ricchi. Papa Francesco affrontò qualche tempo fa questo problema e lo chiamò "meticciato", cioè l'integrazione di una razza con l'altra. Questi movimenti si svolgono in varie zone. Sono particolarmente intensi in molte aree del globo e soprattutto verso l'Europa. Di qui la nascita del movimento politico razzista, di cui l'Italia ha una delle espressioni più forti. Il meticciato comunque non è un fenomeno facilmente avversabile, creerà scontri crescenti, ma anche positive integrazioni. In tutti i fenomeni della nostra vita c'è il bene e c'è il male: questa è la legge che ci governa. _________________________________________________________________________________________ Nei giorni scorsi è accaduto un fatto nuovo con epicentro in Turchia: la lira turca, infatti, è stata colpita precipitando sui mercati mondiali e penalizzando soprattutto Paesi come la Spagna, le cui banche e il cui governo sono largamente impegnati sulla lira turca. Lo stesso fenomeno è avvenuto per le grandi banche di Paesi europei, specialmente quelli che fanno parte della Nato, cui partecipano anche gli Usa e la Turchia. Non a caso Erdogan ha invocato l'aiuto di Putin, che non appartiene ad alcuna struttura occidentale né politica né economica, salvo per i gasdotti che attraversano l'Europa dell'Est e raggiungono da una parte il Baltico e da un'altra il Mar Nero, e quindi il Mediterraneo. Insomma, è anche un problema che riguarda il petrolio, lo strumento che a volte suscita vasta domanda di lavoro e crea ricchezza e potere politico. _________________________________________________________________________________________ Quanto è accaduto alla lira turca e alle banche di molti Paesi interessati a quanto successo sui mercati finanziari è certamente un fenomeno serio e grave, ma transitorio. Non può essere paragonato alla crisi mondiale, che si è ripetuta due volte e ha sconvolto in maniera totale il sistema economico e anche politico del mondo intero. Questi sconvolgimenti globali avvennero rispettivamente nel 1929 e nel 2007. _________________________________________________________________________________________ La Turchia è un Paese politicamente dittatoriale che sempre ha avuto egemonia su una parte del mondo arabo e di quello balcanico. Quello arabo fino al Marocco, quello balcanico fino all'Ungheria, alla Serbia, alla Macedonia. Ma alle spalle di questo mondo c'è sempre stata la Russia. Se si vuole risalire a una storia molto lontana e quasi mitica, si arriva addirittura ad Alessandro Magno, che creò un impero di dimensioni mondiali. L'interesse di Putin e di Erdogan è di stare insieme e con motivazioni che non sono soltanto economiche e bancarie, come quelle che si sono verificate in queste ultime ore. La Russia di Putin e la Turchia di Erdogan hanno interessi comuni che, date le diverse dimensioni dei due Paesi, incitano soprattutto Ankara a farsi amica di Mosca. _________________________________________________________________________________________ La Russia ha sempre avuto interessi ad ampliare il proprio raggio d'azione verso il Sud e in particolare il Mediterraneo e il mondo arabo. Va ricordato il caso dell'Egitto, quando la monarchia fu abbattuta dalle forze militari mobilitate dai generali Naguib e Nasser. La Turchia fu per loro un punto di riferimento, ma al di là di essa il sostegno ideologico e politico fu indirizzato dall'Egitto alla Russia. Putin, del resto, coltiva il progetto, che potrebbe definirsi un vero e proprio sogno politico, di allargarsi verso l'Africa centrale e dalla Crimea all'Egitto, attraverso il Mar Nero e i Dardanelli. Lo scontro che questo grande disegno politico delinea non è tanto con l'America di Trump quanto con l'Europa tedesca e francese. _________________________________________________________________________________________ E l'Italia? All'epoca in cui questi progetti erano già coltivati e i comunisti in Italia erano guidati da Togliatti, l'Italia aveva una robusta rappresentanza comunista, ma poi, quando arrivò Berlinguer, questa rappresentanza si trasformò rapidamente in una forza politica nazionale. Il Pci diventò in pochi anni Pds e alla fine Partito democratico. _________________________________________________________________________________________ Da quel momento il nostro Paese ebbe una sinistra democratica, cosa che da tempo non avveniva. Oggi, tuttavia, molte cose sono cambiate: la sinistra ha subito molte sconfitte e l'Italia è ormai guidata da un governo gialloverde, che negli ultimi tempi ha cominciato a operare anche in Europa, che finora era stata un terreno ignorato. Da qualche mese non lo è più e anzi la presenza dei "gialloverde" nella politica europea è diventata notevole. Salvini ha un rapporto molto stretto con Putin (anche Berlusconi ce l'ha, ma è un rapporto di natura completamente diversa). Il problema delle conseguenze che da questa presenza possono derivare non tanto per l'Europa quanto per noi è complesso e va esaminato. _________________________________________________________________________________________ La Lega di Salvini in Europa è alleata con altre forze che condividono le stesse idee. C'è anche una massa razzista nelle periferie delle grandi città europee, così come in intere regioni. Rappresentanza a doppio senso: i bianchi dominano in molti territori e gli uomini di colore provenienti dalle colonie che i Paesi europei hanno avuto nel mondo intero, dall'Africa all'India, in altri. _________________________________________________________________________________________ Il sentimento razzista fino a poco tempo fa non era tanto diffuso in Europa. Adesso, quasi di colpo, la situazione è cambiata: la pacifica convivenza ha dato luogo a una contrapposizione molto aspra. Il razzismo italiano patrocinato da Salvini è in questo modo diventato una forza notevole. Con un'aggiunta: il populismo, ampiamente diffuso nell'Europa degli ultimi dieci anni. Queste due forze, razzismo e populismo, rappresentano l'intero schieramento gialloverde. Attenzione però: i "gialloverde" in Europa non rappresentano l'Italia, ma un razzismo populista e/o un populismo razzista. _________________________________________________________________________________________ Accade tuttavia che il governo italiano gialloverde non acquisti da questa sua presenza europea una forza maggiore nel proprio Paese. Accade anzi che questo governo veda aumentare le divaricazioni che ci sono tra le due maggiori anime che lo compongono, rappresentate rispettivamente da Salvini e da Di Maio. Può sembrare strano che i partiti da loro guidati siano fortemente uniti in Europa e, viceversa, come governo che guida l'Italia, la maggior potenza che hanno conquistato in sede europea si stia trasformando in una crescente rivalità nella politica interna di ciascuno di loro. _________________________________________________________________________________________ Il populismo italiano non è affatto convergente con il razzismo della Lega, anzi gli è contrario, e viceversa. Di Maio non è razzista e Salvini non è populista. Questa situazione può apparire molto singolare: uniti in Europa, ma tanto più disuniti in Italia, dove le loro finalità non coincidono. _________________________________________________________________________________________ Chi ha carte più forti vincerà, ma attenzione: uno dei due potrebbe barare con carte false, oppure entrambi potrebbero sostenere un gioco che non corrisponde alle loro capacità e alle necessità dei cittadini. Dunque abbiamo un Paese politicamente duale. In queste condizioni, come si vede da molti segnali di preoccupazione provenienti soprattutto da alcuni rappresentanti del governo e dal Quirinale, il nostro Paese fa rimpiangere l'Italia di ieri. Talvolta ci si augura che il passato ritorni, ma con i tempi che corrono appare alquanto difficile. Così come siamo, la nostra situazione interna potrebbe addirittura peggiorare: il "gialloverde" è un'etichetta cui non corrisponde la realtà. _________________________________________________________________________________________ Il comando vero e proprio della politica italiana, e quindi anche della nostra economia, è nelle mani della Lega di Salvini. Ci stiamo dunque avviando, e in parte già siamo, verso una situazione guidata da una nascente dittatura. Sappiamo bene in Italia che cosa siano le dittature. Altre volte non possono nemmeno chiamarsi dittature, ma soltanto tirannidi. E queste sono ancora peggio, una rovina totale. Ma già è una rovina essere costretti dalla realtà a distinguere tra dittatura e tirannide, rimpiangendo una lontana democrazia. Forse è questo il compito che ci compete nell'interesse della nostra nazione e dell'Europa, della quale l'Italia fa parte. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 09 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Grillo ha coniato una formula furba per tenere assieme salute pubblica e fondamentalismo no-vax. I precedenti di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer _________________________________________________________________________________________ §2 - Sui vaccini la ministra inventa l'ossimoro dell’obbligo flessibile _________________________________________________________________________________________ (di Sebastiano Messina Repubblica.it 09 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Dunque la ministra Giulia Grillo insiste, e conferma che sulla vaccinazione dei bambini il governo userà uno strumento al quale nessuno aveva mai pensato prima: l’«obbligo flessibile». Lo aveva già anticipato in un’intervista, qualche giorno fa: «L’obbligo va bene, la coercizione no». E ci troviamo di fronte, ammirati, a un capolavoro lessicale che è insieme un esperimento di scomposizione della materia, perché l’obbligo senza coercizione è come un discorso senza parole, come un lago senz’acqua, come una strage senza vittime. _________________________________________________________________________________________ Cercate infatti sul dizionario Treccani e vedrete che «coercizione» è sinonimo di «obbligo», e che l’obbligo è per sua natura «costrizione, imposizione, dovere, vincolo», mentre il contrario di obbligatorio è «facoltativo». Eppure la ministra, di rinvio in rinvio, strizza l’occhio proprio all’obbligo facoltativo, a una formula furba che salvi la capra della salute pubblica e i cavoli del fondamentalismo no-vax, a una legge che contenga in sé la scorciatoia per aggirarla, a un ibrido storpio che finga di imporre i vaccini ma apra la porta a chi si ritiene in diritto di non farli. _________________________________________________________________________________________ Bisogna riconoscere che prima di lei nessuno aveva avuto una simile, astutissima pensata. Tutti gli altri politici, davanti agli obblighi o ai divieti più divisivi — il fumo, le cinture di sicurezza, il casco — si erano banalmente schierati o di qua o di là. Non avevano osato pensare all’«obbligo flessibile», che avrebbe magari potuto esentare chi fuma meno di cinque sigarette al giorno, chi guida piano o chi va in motocicletta quando fa troppo caldo. No, loro si erano fermati di fronte al concetto di obbligatorietà, una delle tre caratteristiche indispensabili di ogni norma giuridica che deve essere appunto — come insegnano tutti i manuali di diritto — obbligatoria, generale e astratta. _________________________________________________________________________________________ L’«obbligo flessibile» è invece una di quelle figure retoriche che accostano gli opposti, come la lucida pazzia, il silenzio eloquente o il ghiaccio bollente. Si chiamano ossimori, parola greca che è essa stessa un ossimoro perché mette insieme oxýs (acuto) e morós (pazzo) per indicare chi è «acutamente pazzo». Ed è diventata, nella politica italiana, una di quelle formule magiche capaci di far convivere il diavolo e l’acquasanta, l’acuto e il pazzo, l’obbligo e la facoltà. _________________________________________________________________________________________ L’ossimoro più celebre lo inventò, più di mezzo secolo fa, Aldo Moro. _________________________________________________________________________________________ Per convincere i democristiani recalcitranti all’alleanza di centro-sinistra, garantì loro che avrebbero trovato un accordo con i socialisti, ma restando ciascuno sulle proprie posizioni: «Convergenze parallele» le chiamò. Ma prima di lui c’era stato Palmiro Togliatti, che con la svolta di Salerno diventò il primo repubblicano filomonarchico, e dopo di lui sarebbe arrivato Enrico Berlinguer con il suo partito di lotta e di governo che doveva tenere insieme le battaglie operaie e l’accordo con la Dc. _________________________________________________________________________________________ La ministra pentastellata però batte tutti, con il suo obbligo non coercitivo che è già diventato «obbligo flessibile» ma da qui all’autunno potrebbe evolversi e trasformarsi ancora, perfezionando l’arte dell’ossimoro in un supremo sforzo di sfondamento del diritto. Perciò non possiamo oggi escludere a priori che la fantasiosa ministra — che ha studiato il diritto applicato alla sanità e non confonde, come il collega Toninelli, un rimorchiatore con un incrociatore — crei per bimbi da vaccinare formule ancora più grilline, come l’obbligo volontario, l’obbligo discrezionale, l’obbligo consigliato o anche l’obbligo a piacere, sublime formula che lascerebbe finalmente al cittadino la scelta dell’obbligo da rispettare. [SMe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 12 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Il linguaggio diplomatico è al tramonto. Le parolacce sono la nuova forma di comunicazione e di non dialogo _________________________________________________________________________________________ Vittorio Zucconi _________________________________________________________________________________________ §3 - Sta vincendo la neo-lingua da spogliatoio _________________________________________________________________________________________ (di Vittorio Zucconi Repubblica.it 09 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Spacciata per il grido liberatorio dell'uomo qualunque contro le catene della "correttezza politica" imposte dalle élite, una truculenta neo-lingua oggi invade il discorso pubblico e irrompe nei saloni della diplomazia, naturalmente diventando il nuovo conformismo: è la "correttezza della scorrettezza". Il Boris Johnson, lo scarmigliato ex ministro degli Esteri britannico alla ricerca di una parte in commedia, che ridicolizza le donne musulmane coperte dal burqa trovandole "simili a cassette della posta", è più la norma che l'eccezione in un mondo nel quale anche il giudizio sulle terga (o meglio il "culo" come impone la nuova semantica di successo) della cancelliera Merkel attribuito a Silvio Berlusconi non farebbe oggi più grande scandalo. Da Internet alla Radio, dalla carta ai palazzi della politica, sono la battutaccia, il pernacchio, il dileggio il nuovo galateo. _________________________________________________________________________________________ La morte del linguaggio diplomatico, dell'arte di dire senza dire, di respingere senza chiudere, di "ribadire", "auspicare", "riaffermare", di essere sostanzialmente noiosi e vaghi che generazioni di ambasciatori e facoltà di Scienze politiche avevano praticato e studiato dalla Grecia classica era nell'aria da tempo anche in Italia. Dall'irruzione del priapismo bossiano sintetizzato dal celodurismo al grido di battaglia che Beppe Grillo lanciò a Bologna, invitando i propri seguaci a una presa leggermente diversa da quella della Bastiglia, offendere e deridere sono gli strumenti di una comunicazione politica e internazionale falsamente vera, costruita sulla grammatica dei peggiori talk show o varietà televisivi. Non è soltanto coincidenza se il presidente americano debba a un reality la propria notorietà e se l'immagine del partito di maggioranza relativa italiano sia curata da un prodotto della fiction spacciata per realtà. _________________________________________________________________________________________ Ma è stato definitivamente il candidato e poi presidente Donald Trump a legittimare, nella propaganda interna come in quella internazionale, la trasposizione del linguaggio da "locker room" - come disse lui - da spogliatoio, alla piazza pubblica dei comizi e della diplomazia, compressa nelle pillole velenose dei suoi tweet. Da "Hillary la Farabutta" al "Piccolo Marco" riferito all'avversario Marco Rubio più basso di statura, a "Ted (Cruz) il Bugiardo" a "Bush (Jeb) con la batteria scarica", il passaggio agli insulti transnazionali era prevedibile. Arrivò per Kim Jong-un il "Piccolo Rocket Man", di nuovo alludendo alla statura fisica che sembra ossessionare il presidente, prima che lo stesso Kim assumesse taglia da grande statista dopo l'incontro di Singapore e la finzione del disarmo nucleare. La Nato, quell'alleanza voluta e creata dagli Stati Uniti e per 70 anni piedistallo e antemurale della superpotenza americana di fronte all'avversario diventa addirittura "obsoleta". _________________________________________________________________________________________ L'unico che finora è sfuggito ai morsi della neolingua politicamente scorretta "che tanto piace alla gente" è Vladimir Putin, per il quale Trump ha soltanto parole dolci, pur essendo bassino di statura, una predilezione che si può spiegare in molti modi, non tutti limpidi secondo le inchieste in atto sulla complicità russa nella campagna elettorale. Ma se Trump è Trump l'incontenibile che con miliardi e lauree alla Ivy League si finge ruspante e rozzo per alimentare il proprio personaggio, la volgarità banale del nuovo linguaggio punteggiato da strafalcioni grammaticali e sintattici o lo squallore degli inviti a "far buon viaggio", a "mandare cartoline" a godersi "la crociera" indirizzato a disgraziati che annaspano e affogano, è trasmigrata all'altro vicepresidente italiano. _________________________________________________________________________________________ Il proibito di ieri è l'obbligatorio di oggi. I cinesi sono non più amici o concorrenti, ma tornano a essere gli astuti, imperscrutabili "orientali" che Trump accusa di imbrogli, truffe e sotterfugi. L'Unione europea, che per più di mezzo secolo è stata il corrispettivo politico dell'alleanza militare nella pacifica prosperità dell'Occidente è un "foe", un nemico, che va rimesso al suo posto e Theresa May un'inetta che si è lasciata intrappolare in un negoziato sbagliato perché non ha voluto seguire i suggerimenti di Trump. Non proprio una cretina con "un bassissimo quoziente di intelligenza" come la onorevole Maxine Waters, ovviamente afroamericana, ma almeno non un "demente" come l'ayatollah Rohani. E gli immigrati sono "stupratori, ladri, membri di gang sanguinarie", come i giornalisti sono "la più ripugnante, disgustosa forma di vita". "Nemici della Patria". _________________________________________________________________________________________ Siamo oltre la diplomazia muscolare, lo sfoggio delle cannoniere o le "franche discussioni" alle quali un tempo i comunicati finali dei vertici alludevano per non dire che i grandi capi si erano presi a male parole. Oggi le male parole pubbliche sono la nuova forma di comunicazione e di non dialogo, costruiti per escludere gli impuri e compattare i clienti al banco del bar dell'odio. Le bugie diplomatiche erano state elaborate nei secoli per non offendere e quindi non spingere allo scontro. "Un diplomatico è un signore pagato per mentire per conto del proprio paese" diceva Kissinger. D'ora in poi, se si afferma la nuova cultura dei Johnson, dei Trump e dei Salvini, gli ambasciatori saranno pagati un tanto a insulto. [VZu] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° nn del gg mm 2018
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§1 - Napoleone, l'Europa e i disvalori del sovranismo (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 agosto 2018) §2 - Dall’Alpi alle Piramidi, dall’uno all’altro mar sono le parole la guerra di Napoleone (di Pietro Citati Repubblica.it 04 agosto 2018)
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Anno XI N° 31 del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ A differenza dell'epoca delle grandi conquiste di Bonaparte, oggi molto diffusi sono razzismo e populismo, ma dosati diversamente nei partiti più forti _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Napoleone, l'Europa e i disvalori del sovranismo _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Sulla nostra Repubblica di ieri c'è un'intera pagina di Pietro Citati dedicata a Napoleone. Vorrei chiarire: non tanto a Napoleone, quanto alla letteratura che ne ha lungamente parlato. A cominciare da Mémoires d'outre-tombe di Chateaubriand e poi molti altri testi, dei quali Citati enumera alcuni. Come tutti i grandi personaggi della storia, Napoleone va raccontato e spiegato al pubblico. Non è detto che lui pensasse quello che i suoi raccontatori sostengono, ma il risultato delle sue azioni non è quello che lui si proponeva, ma quello che i suoi raccontatori sono in grado di verificare che abbia effettivamente raggiunto. Senza che lui ne fosse interamente cosciente. _________________________________________________________________________________________ L'articolo di Citati registra con rara efficacia la differenza tra la realtà dei fatti e la realtà di come sono stati interpretati e raccontati nei loro effetti concreti che la storia ha registrato. Il motivo per il quale mi soffermo su questo problema è perché esso si verifica sempre e dovunque. Fa parte di quello che è l'Io, che opera nella nostra specie in modo del tutto diverso dagli altri esseri viventi. Napoleone e la sua storia colgono perfettamente la realtà che la sua presenza in Francia, in Europa, in Russia, in Egitto e nel Mediterraneo ovunque generò. Oggi esistono fatti di altrettanto interesse che poi esamineremo, ma prima voglio ricordare ancora alcuni punti dell'articolo di Citati su Napoleone, perché essi ci insegnano egregiamente la funzione della letteratura e della storia. _________________________________________________________________________________________ "Chi è Napoleone? Chi è il ragazzo che, a otto anni, lasciò da solo la sua casa in Corsica? A prima vista, Napoleone sembra indecifrabile, leggero, ghiacciato, frivolo: un grandioso giocatore d'azzardo. _________________________________________________________________________________________ (...) All'improvviso Bonaparte appare sulla scena: parla insaziabilmente con retorica e accortezza, a proposito di qualsiasi argomento. (...) Passò notti senza chiudere occhio: disteso a terra, tra le mosche, le piramidi, i geroglifici appena scoperti. (...) Elogiava se stesso indossando ogni volta maschere diverse. (...) Ma il suo vero trionfo fu la letteratura: la futile, geniale chiacchiera di Guerra e pace dove, volubilmente, Napoleone-Tolstoj assunsero insieme tutte le parti possibili della realtà e della letteratura. Napoleone vinse dappertutto: sul Reno, in Germania, in Polonia, in Lituania, in Russia. (...) Tutto finì come in una lieve e spiritosa commedia di Shakespeare: sull'isola di Sant'Elena, laggiù, lontano, come avrebbero potuto raccontare Alexandre Dumas e Leone Tolstoj". _________________________________________________________________________________________ E' passato molto tempo da Voltaire, da Tolstoj, da Proust, da Joyce, da Baudelaire e da Rilke. A quell'epoca il sovranismo politico in Europa era totale, quello culturale era inesistente. Il centro non era New York ma Parigi. Oggi, ad un secolo e mezzo di distanza e due guerre mondiali nel frammezzo, il sovranismo è importante politicamente, ma non è più nazionale: i valori (chiamiamoli così anche se sarebbe più esatto chiamarli disvalori) sono il razzismo e il populismo. La politica ed anche l'economia discendono appunto da quei disvalori che fanno dell'Europa il continente più debole del mondo insieme all'Africa e a larga parte dell'America del Sud. Scarso conforto. _________________________________________________________________________________________ I protagonisti italiani sono naturalmente quelli che in Italia posseggono ciascuno il proprio bastone di comando; quello della Lega di Matteo Salvini è il più robusto; quello di Di Maio dei Cinquestelle, insieme a Casaleggio e a Grillo, è leggermente meno forte ma tende a migliorare. Salvini è il centro del razzismo. In Europa questo valore-disvalore c'è con le modalità più spietate presso alcuni governi che, tra l'altro, non condividono la nostra posizione su altre questioni. _________________________________________________________________________________________ Il populismo europeo è invece più forte di quello italiano. Salvo in Francia, dove Macron ha poteri non solo di rappresentanza ma anche di governo presidenziale, in tutto il resto d'Europa il populismo è diffuso, alimentato dai poteri locali dei sindaci e delle confederazioni degli interessi organizzati. Razzismo e populismo possono andare d'accordo tra loro? Evidentemente sì, ma con una differenza che va comunque tenuta presente: Salvini è più forte di Di Maio, ma in Italia, non in Europa. Salvini è al tempo stesso razzista e populista, Di Maio è solo populista, ma razzista no. Queste due differenze consentono a Salvini d'essere più forte ma più solo, e a Di Maio di essere meno forte ma in possibili diverse alleanze. Del resto, in Italia una sinistra politicamente non esiste più, anche se la sua mancanza provoca un vuoto insopportabile. _________________________________________________________________________________________ I Cinquestelle potrebbero interpretare a sinistra il nuovo populismo, nonostante sia politicamente assai friabile. Mazzini non era populista, ma Garibaldi sì. Tuttavia il suo populismo non era altro che la conseguenza del suo grandissimo coraggio, che non a caso gli aveva imposto il nome di Eroe dei Due Mondi. I Cinquestelle somigliano assai poco a questa immagine che la nostra storia nazionale ci consegna e di cui la nostra sinistra avrebbe più bisogno che mai. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Tutto finì come in una lieve e spiritosa commedia di Shakespeare: sull’isola di Sant’Elena, laggiù, lontano, come avrebbero potuto raccontare Alexandre Dumas e Leone Tolstoj _________________________________________________________________________________________ Pietro Citati _________________________________________________________________________________________ §2 - Dall’Alpi alle Piramidi, dall’uno all’altro mar sono le parole la guerra di Napoleone _________________________________________________________________________________________ (di Pietro Citati Repubblica.it 04 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Non esiste libro più straordinario su Napoleone Bonaparte delle Mémoires d’outre- tombe di François-René de Chateaubriand, con la loro retorica tenebrosa e l’ironia quasi irraggiungibile. Ricordo il bel testo di un grande studioso francese d’oggi, Marc Fumaroli ( Vie de Napoléon, précédé de Le Poète et l’Empereur, Editions de Fallois, pagg. 448). Tra le mani di Fumaroli, tutto ciò che, in Chateaubriand, era grande, grave e tenebroso, diventa lieve, veloce, spiritoso e irrispettoso. Come nel 5 maggio di Manzoni, sublime esempio di ineffabilità, una risposta a qualsiasi domanda su Napoleone è quasi impossibile. Chi è Napoleone? _________________________________________________________________________________________ Chi è il ragazzo che, a otto anni, lasciò da solo la sua casa in Corsica? A prima vista, Napoleone sembra indecifrabile: leggero, ghiacciato, frivolo: un grandioso giocatore d’azzardo; come il suo ultimo erede, Joseph Conrad, che lo amò con una passione profonda. Dopo la civiltà silenziosa e sistematica di Luigi XIV e di Luigi XV, e la facondia di Rousseau e di Robespierre, all’improvviso Bonaparte appare sulla scena: si mette a parlare: parla insaziabilmente, con retorica e accortezza, a proposito di qualsiasi argomento. _________________________________________________________________________________________ Napoleone non riesce mai a tacere: parla e si ripete, come fosse un personaggio di Gioacchino Rossini, ascoltato su tutte le piazze provinciali d’Italia. Una volta egli disse di sé: «È partito: è arrivato: ha dissipato tutte le tempeste; e ora ritorna nel deserto». Passò notti senza chiudere occhio: disteso a terra, tra le mosche, le piramidi, i geroglifici appena scoperti, quasi indifferente a tutta la realtà esistente o immaginaria. _________________________________________________________________________________________ Forse, come De Quincey, anche lui si nutriva d’oppio: mangiava oppio. La sua vera città era San Giovanni d’Acri, l’ultima cristiana d’Oriente. Bonaparte era un giocatore: credeva, come dice mirabilmente Fumaroli, in tutto quello che desiderava o credeva di desiderare. Nessuno gli era pari al tavolo da gioco. Non faceva che proporre e cancellare regole: parole, regole, invenzioni, enigmi. Bonaparte parlava: parlava insaziabilmente, al punto che il culmine della sua figura non sembra la guerra, ma la parola. Elogiava se stesso, indossando ogni volta maschere diverse. Detestava le donne e le cose alla moda: disprezzava il suo tempo; non credeva a ciò che desiderava. Tentò il suicidio. _________________________________________________________________________________________ Corteggiò il male assoluto e vi si tuffò senza riserve. Ma il suo vero trionfo fu la letteratura: la futile, geniale chiacchiera di Guerra e pace, dove, volubilmente, Napoleone-Tolstoj assunsero insieme tutte le parti possibili della realtà e della letteratura. Napoleone vinse dappertutto: sul Reno, in Germania, in Polonia, in Lituania, in Russia; come l’emulo di uno scrittore che amava moltissimo Napoleone - Walter Scott. La Russia diventò un personaggio della sua fantasia: scoprì il Cremlino; immaginò Pietroburgo. _________________________________________________________________________________________ Tutto finì come in una lieve e spiritosa commedia di Shakespeare: sull’isola di Sant’Elena, laggiù, lontano, come avrebbero potuto raccontare Alexandre Dumas e Leone Tolstoj. [PCt] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ In sostanza, che importa sapere se l'Italia sia o non sia un paese razzista? L'importante è prendere atto che di italiani razzisti ce n'è un bel numero; che si stanno organizzando con una certa tranquillità, oserei dire con un certo agio, potendo giovarsi di governanti nuovi di zecca che negano il problema _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Razzista si...ma moderato] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 31 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Ci sono quelli che inseguono l'arabo sospetto, lo menano, gli scappa la mano e quello muore. Quelli che tirano le uova in faccia all'azzurra Daisy, più bella, più brava e più italiana di loro, ma nera come l'ambra, e la mandano all'ospedale. C'è il senegalese (cittadino italiano) che in una Asl abruzzese (un luogo pubblico, insomma casa nostra) si sente dire da un impiegato gentiluomo "questo non è l'ufficio del veterinario". _________________________________________________________________________________________ C'è stato il fascista di Macerata che sparò agli africani per le strade ed ebbe esemplare impatto sulla campagna elettorale, "se la sono cercata", "non se ne può più" e via precipitando nella fogna che porta alla morte dei diritti personali, proprio quelli basici, il pane della civiltà. Più indietro negli anni si registrano un paio di stragi di africani, in Campania e a Firenze, precedenti l'attuale periodo e ad esso propedeutiche. _________________________________________________________________________________________ In sostanza, che importa sapere se l'Italia sia o non sia un paese razzista? L'importante è prendere atto che di italiani razzisti ce n'è un bel numero; che si stanno organizzando con una certa tranquillità, oserei dire con un certo agio, potendo giovarsi di governanti nuovi di zecca che negano il problema; e non dicono mezza parola, sull'argomento, che non sia di ottusità o di indifferenza. Abbiamo anche noi i nostri nazisti dell'Illinois, con il canapo insaponato pronto nel baule del Suv, e la pagina Facebook sempre col colpo in canna. Quelli che ci mancano, purtroppo sono i Blues Brothers. Cercansi candidati. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 32 del 05 agosto 2018
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§1 - Un canto per la sinistra nascosta sotto la tenda (di Eugenio Scalfari 29 luglio 2018) §2 - Gentiloni: “Le nomine un anticipo del peggio. Pd e moderati insieme alternativa ai sovranisti” (Claudio Tito intervista Paolo Gentiloni 29 luglio 2018)
post pubblicato in diario, il 29 luglio 2018


Anno XI N° 31 del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Nella partita tra Salvini e Di Maio gioca anche Berlusconi: quella che manca è una squadra di colore diverso: da Mattarella al Pd, da Bonino a Casini, adesso è il momento di giocare _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Un canto per la sinistra nascosta sotto la tenda _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 29 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Vi stupirà che io cominci il mio fondo domenicale con alcune parole che Papa Francesco mi disse nel nostro più recente incontro di un paio di mesi fa. Gli avevo chiesto quale fosse il suo pensiero sul Dio Creatore e lui mi rispose che il Creatore diffonde nell’universo tutti i semi della vita in ciascuno dei quali la Natura divina impone una forma che a sua volta ha la forza di svilupparsi. Approfondimmo questo discorso che è estremamente affascinante, ma io qui mi fermo: le parole di Sua Santità consentono di comprendere la forza della vita insieme alle sue contraddizioni, alle sue tendenze verso il bene e verso il male e, in fondo, la libertà del suo sviluppo. Noi che siamo nati e viviamo nel paese Italia stiamo attraversando un presente caratterizzato da molteplici contraddizioni. Non è la prima volta nella storia d’Italia, della sua politica, della sua economia, e perfino della sua cultura. Siamo un paese geograficamente al centro del Mediterraneo. Questa situazione imporrebbe un popolo forte, consapevole, con una classe dirigente in grado d’affrontare le difficoltà e la convivenza con le altre nazioni del continente, ma purtroppo non è così. Anzi è esattamente il contrario: il popolo ama la libertà e la colloca tra i suoi valori. Le guerre di libertà ci furono nel nostro Risorgimento ma furono condotte da minoranze che pagarono col sangue il loro coraggio ed ottennero i risultati che volevano. Mazzini, Garibaldi, Pisacane, Cairoli, Manara, i Mille di Quarto e di Calatafimi. Questo fu il Risorgimento: minoranze eroiche che ottennero il risultato dell’Italia libera e unita. _________________________________________________________________________________________ Non stiamo a rivangare il passato che ne seguì ma esaminiamo piuttosto il presente. _________________________________________________________________________________________ Ho già scritto più volte in questi mesi, dalle elezioni del 4 marzo, che stiamo politicamente vivendo il peggio del peggio. La politica è la parte centrale che coordina l’economia, i problemi amministrativi e sociali, i rapporti con l’estero. Insomma tutto, sicché il peggio del peggio caratterizza la vita intera del Paese. È molto strano, il nostro popolo non si rende conto di quanto accade, ma una ragione c’è: bisogna combattere questa situazione altrimenti il peggio del peggio sarà ancora più profondo. _________________________________________________________________________________________ C’è l’Europa, c’è Macron, c’è la Germania e l’Austria e Trump e Putin e la Libia e Tripoli. Infine ci sono problemi interni: la Tav, l’Ilva, la Rai ed infine c’è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Come si vede non è una semplice minestra ma un minestrone dentro al quale ciascuno dei due partiti di maggioranza vuole mettere le sue spezie preferite, salvo i rari casi in cui vanno d’accordo a dispetto di tutti. Sulla Tav, per esempio, il disaccordo tra i due alleati è totale: Di Maio non la vuole proseguire, Salvini invece sì. Personalmente direi che ha più ragione Salvini, ma Di Maio non ha alcuna intenzione di cedere. In quanto agli operai del cantiere ed ai loro colleghi che lavorano a Torino, i pareri tra i due gruppi sono assai diversi: i torinesi preferiscono procedere, i locali di Susa coincidono in gran parte con Di Maio, sempre che per loro si trovi una più agevole occupazione. Quanto all’opera pubblica locale, a volte dicono sì e a volte dicono no. _________________________________________________________________________________________ Insomma la Tav da anni ed anni è stata controversa. Anche nella storiografia: più di duemila anni fa Annibale varcò quelle montagne insieme agli elefanti, mentre molti secoli dopo il generale Napoleone Bonaparte lasciò i cavalli e scese in pianura con la fanteria. Come si vede da questi antichissimi eventi, il problema delle comunicazioni tra Italia e Francia in quella zona di montagna è sempre stato molto problematico, ma risolto nell’uno o nell’altro modo. Nel caso nostro, viceversa, questa soluzione non si è mai trovata. Si comincia a scavare nella montagna per molti chilometri ma poi ci si ferma a metà dell’impresa o anche prima con l’idea non già di riposarsi e riprendere ma di bloccare quell’iniziativa oppure di portarla fino in fondo scavando ancora per 57 chilometri di montagna. _________________________________________________________________________________________ L’opinione pubblica non sembra molto mobilitata da questi problemi e neppure da quello assai più popolare che riguarda la Rai. Le notizie ormai non si leggono più e non si ascoltano neppure nei telegiornali. Questi, viceversa, vengono molto usati per quanto riguarda lo sport e il calcio nazionale e internazionale in particolare. Il tifo è una delle passioni più intense. Libertà? Naturalmente. Ne volete di più? La Lega e i 5 Stelle sono perfettamente d’accordo sul tema di chi dovrà dirigere l’ente pubblico che trasmette. Lega e 5 Stelle avranno il monopolio del consiglio d’amministrazione e nomineranno insieme il direttore generale ed il presidente. _________________________________________________________________________________________ In Europa noi siamo italiani, ma chi ci rappresenta copre due aspetti assai diversi tra loro ma non necessariamente contrastanti. Di Maio vuole un’Europa populista: il populismo secondo lui è il massimo della libertà e del benessere. Il popolo comanda e quei pochi che lo guidano comandano tutti. Salvini viceversa non è affatto populista. Il suo tema si potrebbe definire quello del partito bianco, dal colore della pelle. Ma ci sono molti bianchi che lottano per gli immigrati e per i rom. Quindi Salvini è un razzista, non vuole immigrati di sorta e molto a malapena sopporta quelli da tempo residenti in Europa. Se può cerca di espellerli e non farli più rientrare dai loro paesi d’origine. _________________________________________________________________________________________ Salvini conduce di fatto la politica estera italiana pur essendo ministro dell’Interno, è amico di Putin, può esserlo anche di Trump, finge di fidarsi dei libici, non ama granché la Nato. È propenso ai nove Paesi che non usano l’euro, all’Austria, ed anche alla Danimarca, gli piace più Monaco che Berlino. Insomma il vero capo del governo italiano è lui, Salvini. Di Maio gioca a palline sotto muro, lui a scacchi d’avorio: in questa partita ha già mangiato la regina avversaria ed è quindi il futuro vincitore del campo. Attenzione però: c’è un cavallo che salta a modo suo e può dargli qualche sorpresa sgradita. Si chiama Silvio Berlusconi. Come colore appartiene al campo di Salvini ma i cavalli sulla scacchiera non hanno difficoltà a cambiar padrone. Quanto a Di Maio, lui possiede una torre e due alfieri. Questa è la partita. Non ho voglia di ripetermi ma è il peggio del peggio. _________________________________________________________________________________________ La squadra di diverso colore sulla scacchiera non c’è: qualche pedina non è una squadra soprattutto quando non c’è un Re da difendere. Più volte ho scritto che un’altra squadra da contrapporre ci sarebbe e ne ho anche fatto i nomi: Prodi, Veltroni, Gentiloni, Minniti, Renzi, Delrio, Franceschini, Calenda. E poi c’è Sergio Mattarella. E infine la struttura attuale del Pd, i radicali europeisti della Bonino, Casini. Che tutte queste forze stiano sotto le tende senza uscire mi sembra incomprensibile. Ebbene, questo è il momento, passata l’estate. Ad ottobre, in un lontano passato, i girondini di Francia inventarono la Marsigliese. Quel canto andrebbe bene anche per noi. Il tricolore l’abbiamo già: Liberté, Égalité, Fraternité. A suo modo, non certo politico ma estremamente umano, quei tre valori sarebbero condivisi anche da papa Francesco. Se tutto ciò avvenisse saremmo al meglio del meglio. Che aspettate? [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ È un errore pensare di avere davanti un gruppo di sprovveduti e sbruffoni. Rappresentano un'onda populista globale molto pericolosa. Che mette in discussione i fondamenti del sistema delle democrazie liberali. Va contrastata con serietà e credibilità". _________________________________________________________________________________________ Paolo Gentiloni _________________________________________________________________________________________ §2 - Gentiloni: “Le nomine un anticipo del peggio. Pd e moderati insieme alternativa ai sovranisti” _________________________________________________________________________________________ (di Claudio Tito intervista a Paolo Gentiloni su Repubblica.it 29 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ "Credo che sia giusto essere preoccupati. Ce la potremmo cavare con l'ironia, dicendo che questo è un governo che per la prima volta ha fatto un decreto milleproroghe ad agosto. Arrivano sazi di nomine e digiuni di decisioni". _________________________________________________________________________________________ Paolo Gentiloni ha lasciato Palazzo Chigi meno di due mesi fa, il suo sguardo è ancora quello di chi valuta ciò che accade con il metro del governo. E tutto quel che vede lo allarma: dalle nomine alle minacce di aumentare il debito pubblico, dalla Rai alla fuga degli investitori internazionali. E per questo rilancia la necessità di costruire una nuova "alleanza per l'alternativa" che faccia perno sul Pd e che abbia all'interno le forze alla sua sinistra e i moderati, ma anche i corpi intermedi a cominciare dall'associazionismo. _________________________________________________________________________________________ "Però - avverte - è un errore pensare di avere davanti un gruppo di sprovveduti e sbruffoni. Rappresentano un'onda populista globale molto pericolosa. Che mette in discussione i fondamenti del sistema delle democrazie liberali. Va contrastata con serietà e credibilità". _________________________________________________________________________________________ Lei parla di una involuzione antidemocratica. "Non mi riferisco a riedizioni del passato. Ma se penso che Orbàn, un loro alleato, distingue tra democrazia e principi liberali, allora non posso che preoccuparmi". _________________________________________________________________________________________ In realtà Beppe Grillo e Davide Casaleggio, i leader del Movimento 5Stelle, sostengono che il Parlamento è superato. "A prima vista, corbellerie. Ma in mezzo mondo c'è chi alimenta sfiducia nei sistemi democratici. Vanno difesi e va messa in campo una alternativa. Rapidamente". _________________________________________________________________________________________ Perché rapidamente? "Perché è possibile che le tensioni tra le tre componenti del governo esplodano". _________________________________________________________________________________________ Scusi, i partiti di governo sono due. Lei parla di tre componenti. "Certo: il M5S, la Lega e i ministri che incarnano la stabilità e la continuità". _________________________________________________________________________________________ Si riferisce a Tria e Moavero? "Non faccio nomi per non inguaiare nessuno". _________________________________________________________________________________________ Le tensioni cui si riferisce si concentreranno allora sulla legge di Bilancio? "Ricordo che la nota di aggiornamento al Def va presentata entro settembre. I nodi quindi arriveranno al pettine entro 5-6 settimane. Oltre che occuparsi dei direttori dei tg Rai, dovranno dirci, ad esempio, a che livello fissano il rapporto deficit-pil". _________________________________________________________________________________________ A proposito di Rai. Venerdì hanno indicato l'ad e il presidente. Il nome di Foa sta provocando una bufera. "Giustificata. Il Presidente dovrebbe essere una figura di garanzia, figuriamoci. In genere vedo una ossessione per nomine e poltrone. Certo, chi governa ha il potere di decidere o proporre. Ma seguendo regole e rispettando le leggi. Non puoi cacciare così il cda delle Ferrovie. Non puoi passare giornate a Palazzo Chigi discutendo dei tg". _________________________________________________________________________________________ Ma forse c'è un disegno dietro queste designazioni. "Certo. Però il Presidente può essere bloccato dal Parlamento". _________________________________________________________________________________________ Intanto i grillini sono intenzionati a bloccare la Tav. E non mancano le polemiche sul Tap. "Se cancellassero la Torino-Lione sarebbe una cosa senza precedenti. Ma poi ci sono una serie di "se" che vanno chiariti. Cosa fanno, appunto sul Tap. Chiudono l'Ilva? E l'Alitalia? L'incertezza disorienta le imprese e le famiglie. E sta minando la nostra credibilità internazionale. Altro che Italia che sbatte i pugni". _________________________________________________________________________________________ In che senso? "In due mesi lo spread è salito di oltre 100 punti. Solo questo ci costa oltre 5 miliardi. A maggio gli investitori internazionali hanno ceduto Btp italiani per 34 miliardi. Sui mercati è tornato il rischio Italia, nonostante i fondamentali della nostra economia siano buoni. Il peggio deve ancora arrivare. Se si pensa di aumentare il debito pubblico, si sappia che non si va contro l'Europa. Si va a sbattere contro un muro internazionale". _________________________________________________________________________________________ Per questo Grillo ha rilanciato il referendum sull'euro? "Il solo discuterne provoca danni economici alle famiglie italiane". _________________________________________________________________________________________ Anche il cosiddetto decreto dignità presenta gli stessi rischi? "Al di là delle stime sui licenziamenti, non si calcola il pericolo di disincentivare gli investimenti al sud. E comunque i precari non si aiutano licenziandoli". _________________________________________________________________________________________ Però l'isolamento internazionale dovrebbe essere parziale. Domani Conte incontrerà Trump. I rapporti tra questo governo e la Casa Bianca sono piuttosto buoni. "Che ci siano delle affinità è innegabile. Ma se l'Italia pensa di fare l'avamposto populista in Ue, si sbaglia di grosso. Trump difende gli interessi degli Usa, noi dovremmo difendere i nostri e quelli europei". _________________________________________________________________________________________ Però in una situazione del genere il Pd, il suo partito, sembra addormentato. "Non direi. E' reduce da una batosta. Ha bisogno di uno shock salutare e per questo serve il congresso il prima possibile". _________________________________________________________________________________________ E lei chi appoggerà? "Si vedrà al congresso. E comunque non basta rimettere in sesto solo il Pd". _________________________________________________________________________________________ Che intende? "Possiamo tornare a vincere se si costruisce un'alleanza per l'alternativa. Vanno coinvolti i corpi intermedi, l'associazionismo. Va tessuta una rete. E' chiaro che ne dovranno farne parte anche mondi alla nostra sinistra, poi la Bonino. E c'è un'area moderata e liberale. Lavoriamo a una coalizione, partendo dalla società italiana nella quale c'è tanta politica anche fuori dai partiti". _________________________________________________________________________________________ Scusi, non è che sta riproponendo l'alleanza con Berlusconi? "No. Per Forza Italia c'è semmai un altro problema. Mi chiedo fino a quando la destra moderata farà da portatrice d'acqua a Salvini. Certi problemi interpellano anche loro". _________________________________________________________________________________________ Qualcuno nel suo partito ritiene che si possa costruire anche un'intesa con il Movimento 5 Stelle. "Non ha senso parlarne. Sono una forza chiave di questo governo, un'alleanza con loro non va da nessuna parte". _________________________________________________________________________________________ Il progetto per l'alternativa che tempi ha? Secondo lei quando si tornerà a votare? "Lo scopriremo in autunno. Ma di certo il momento magico di questo esecutivo finirà". [PGe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 31 del 29 luglio 2018
continua
§1 - Se la Tav scava il fossato tra M5S e Lega (di Stefano Folli Repubblica.it 27 luglio 2018) §2 - Le nomine Rai. Si fermi questo brutto spettacolo (di Claudio Tito Repubblica.it 29 luglio 2018)
post pubblicato in diario, il 28 luglio 2018


Anno XI N° 31 del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Di Maio e Salvini incarnano ciascuno un segmento del paese. E ora si comincia a vedere quanto poco gli interessi reali coincidono. Quindi diventa urgente l'opera di sintesi a cui dovrebbe dedicarsi il presidente del Consiglio. Altrimenti c'è solo la pratica del rinvio per accantonare le questioni spinose. Il che non farebbe che accentuare il declino italiano. _________________________________________________________________________________________ Stefano Folli _________________________________________________________________________________________ §1 - Se la Tav scava il fossato tra M5S e Lega _________________________________________________________________________________________ (di Stefano Folli Repubblica.it 27 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Anche sulla Tav, come su alcuni aspetti del "decreto dignità", si sta giocando un'insidiosa partita a scacchi tra i due soci della maggioranza, Di Maio e Salvini. E se è illusorio immaginare che il patto bilaterale si rompa sulle spartizioni di potere (da ultimo vedi la Rai), è facile rendersi conto che le divisioni vere intervengono quando si tratta di temi sociali ed economici. In altri termini, quando il confronto è tra i due partiti e il loro elettorato. _________________________________________________________________________________________ Ne abbiamo avuto un indizio significativo nei giorni scorsi, quando gli imprenditori del Nord-Est - in grande prevalenza elettori della Lega lo scorso 4 marzo - hanno manifestato la loro frustrazione verso i vincoli del "decreto dignità". E adesso il problema si ripresenta con il freno posto dai Cinque Stelle alla ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. Questione annosa in cui gli elettorati del M5S e della Lega esprimono interessi e tensioni pressoché opposti. In casi come questi il famoso "contratto" di governo soccorre ben poco. O meglio, serve per rinviare la decisione ultima, ma non aiuta di certo ad affrontare il tema delle moderne infrastrutture: ossia uno dei capitoli cruciali su cui si gioca il vero "cambiamento" (leggi ammodernamento) del paese. _________________________________________________________________________________________ Se si tratta di guadagnare tempo, come lascia intendere la posizione un po' pilatesca di Palazzo Chigi, non c'è bisogno di ricorrere alla retorica rivoluzionaria in cui sono maestri, ciascuno nel proprio campo, sia Salvini sia Di Maio. È sufficiente il piccolo cabotaggio dei governi di centrodestra e centrosinistra, a cui si deve il ventennale ritardo della Tav, la grande incompiuta. _________________________________________________________________________________________ D'altra parte, è chiaro che il tema delle penali e delle risorse da reintegrare alla Ue (si parla di circa due miliardi) costituisce un argomento forte per non arrivare a un "no" definitivo. Questo è infatti il compromesso che si delinea: rimettere il progetto nel cassetto, ma senza escluderlo per un lontano futuro, quando i suoi presupposti saranno stati globalmente rinegoziati (come e con chi, non si sa). _________________________________________________________________________________________ Evitare quindi di affossarlo in modo formale oggi, così da schivare la montagna delle penali. E al tempo stesso lasciare che i Cinque Stelle agitino la loro bandiera No Tav, uno dei cavalli di battaglia elettorali pre-4marzo. _________________________________________________________________________________________ Risultato: a Di Maio e ai suoi colleghi questa astuzia senza dubbio piace perché permette loro di mettere a segno un altro punto, dopo i vitalizi e il "decreto dignità". È di fatto una rinuncia all'infrastruttura, forse in cambio di un via libera al gasdotto Tap. Ma cosa potrà raccontare Salvini ai suoi elettori? Chi ha votato Lega nel settentrione lo ha fatto per avere meno lacci e laccioli, più infrastrutture per far correre le merci, meno tasse (anche senza pretendere subito la fantomatica Flat tax) e magari una burocrazia snella. Chi ha votato Cinque Stelle vuole, in linea generale, cose molto diverse: al Sud cerca protezione sociale ed economica, restando indifferente alle vicende della Torino-Lione. _________________________________________________________________________________________ È qui la contraddizione di fondo su cui è nato l'esecutivo Conte: la frattura geografica, economica e politica che restituisce l'immagine delle due Italie. Lega e Cinque Stelle incarnano ciascuno un segmento del paese e ora si comincia a vedere quanto poco gli interessi reali coincidono. Quindi diventa urgente l'opera di sintesi a cui dovrebbe dedicarsi il presidente del Consiglio. Altrimenti c'è solo la pratica del rinvio per accantonare le questioni spinose. Il che non farebbe che accentuare il declino italiano. [SFo] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Nella RAI mai è stata messa in discussione la sua appartenenza ai valori repubblicani e mai ha rischiato di essere sottoposta all’apostolato di regimi politici che hanno ben poco a che spartire con i principi, ad esempio, della nostra Costituzione. _________________________________________________________________________________________ Claudio Tito _________________________________________________________________________________________ §2 - Le nomine Rai. Si fermi questo brutto spettacolo _________________________________________________________________________________________ (di Claudio Tito Repubblica.it 29 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ La Rai è stata spesso — forse sempre — preda e bottino di guerra dei partiti. Lo è anche stavolta. Con una palmare spartizione degli incarichi. _________________________________________________________________________________________ L’amministratore delegato indicato dai Cinque Stelle, il presidente designato dalla Lega. Intendiamoci: la legge impone al governo di indicare alcuni membri del Consiglio di amministrazione e il vertice esecutivo. La politica, dunque, non può restare fuori da quelle stanze. Il corridoio conduce direttamente là. Ma la cosiddetta alleanza del cambiamento non ha neanche provato a "cambiare" l’invadenza delle forze politiche nella tv pubblica. Non ci sono i segni di uno sforzo verso l’autonomia e l’indipendenza. _________________________________________________________________________________________ Anzi, nelle scelte annunciate emerge addirittura qualcosa di ancora più penetrante. Una occupazione che non sommerge come una melassa solo la "roba": ossia le poltrone, gli incarichi, il potere. C’è dell’altro. Si assiste al tentativo di imporre alla Rai un modello culturale che si pone fuori dai confini segnati dalle democrazie liberali. Si tratta di un progetto che in sintesi si può definire "sovranismo-televisivo". Non è solo l’insediamento dei fedelissimi — scelti proprio in virtù della loro fedeltà — sulle poltrone di comando. Assomiglia ad una vera e propria colonizzazione. _________________________________________________________________________________________ Il vocabolario usato dai leader della alleanza giallo-verde è la più diretta testimonianza di queste intenzioni. Perché se una maggioranza si rivolge a un collaboratore piuttosto assiduo di Russia Today, la tv satellitare finanziata e controllata dal Cremlino, un uomo che non ha mai nascosto le sue preferenze non solo per la Lega ma soprattutto per Putin, e che non ha mai celato i suoi ardori contro l’Unione europea, è evidente che il traguardo segnato da questa nuova dirigenza va oltre la semplice e legittima conquista del potere. _________________________________________________________________________________________ La "rivoluzione culturale" di cui, appunto, parla Di Maio rischia di essere letterale. Ma non nel senso di una inversione dei canoni, spesso nefasti, con cui sono state amministrate le reti pubbliche. La tv di Stato può invece diventare uno strumento di propaganda a disposizione di chi mette in discussione semplicemente i valori dell’Occidente. _________________________________________________________________________________________ La migliore Rai ha contribuito in passato all’alfabetizzazione del Paese, è stata un mezzo per metabolizzare un modello culturale condiviso e per unire un popolo che parlava anche lingue diverse. La peggiore ha gestito male la più grande azienda culturale italiana, con infimi criteri lottizzatori, prodotti scadenti e sprecando le risorse dei contribuenti. Ma mai è stata messa in discussione la sua appartenenza ai valori repubblicani e mai ha rischiato di essere sottoposta all’apostolato di regimi politici che hanno ben poco a che spartire con i principi, ad esempio, della nostra Costituzione. _________________________________________________________________________________________ I commenti di Marcello Foa contro il presidente della Repubblica — seppure gravi — sono probabilmente l’aspetto meno allarmante. Certo, definire «disgustoso» il capo dello Stato non costituisce il miglior biglietto da visita per guidare un’azienda pubblica così importante e delicata, anche dal punto di vista della comunicazione istituzionale. _________________________________________________________________________________________ Eppure, sono molto più preoccupanti i tweet di condivisione delle fake news create da chi viene finanziato da Casa Pound e i giudizi entusiastici nei confronti del presidente russo e della sua linea di aggressione all’Unione europea. _________________________________________________________________________________________ C’è allora un punto interrogativo che dovrebbe porsi il Parlamento: è davvero accettabile esporre la Rai a questi rischi? Un quesito che tocca tutti i partiti, considerato che la commissione di Vigilanza ha il compito di ratificare la sua nomina con una maggioranza qualificata. _________________________________________________________________________________________ I voti di leghisti e grillini non sono sufficienti. I deputati e i senatori hanno la possibilità di assumersi questa responsabilità o anche rifiutarla. Così come hanno la facoltà di rimanere o di non rimanere nel dubbio di aver portato a Viale Mazzini un proconsole di Mosca. [CTi] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Da Fiat a Fca, la fine del Novecento. Le diverse reazioni di Renzi e di Rossi rappresentano fedelmente la lacerazione politica provocata dalla globalizzazione _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - Marchionne, il manager che ha diviso le due sinistre _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 23 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ In morte di Gianni Agnelli (1921-2003) la quasi totalità dei commenti politici e giornalistici fu elogiativa; con venature encomiastiche. Tanto da far pensare, al netto del prestigio quasi regale dello scomparso, a un certo tasso di conformismo politico e mediatico. Non sta andando allo stesso modo per Sergio Marchionne, secondo Re della Fiat, la cui statura di grande capitano d'azienda non è in discussione (è l'evidenza dei fatti a renderla indiscutibile). _________________________________________________________________________________________ Ma il cui ruolo di traghettatore della vecchia Fabbrica Italiana Automobili Torino dall'epopea nazional-novecentesca, robustamente assistita dallo Stato, all'oceano procelloso e spietato della globalizzazione, è inevitabile oggetto di controversia: perché poche vicende come quella della trasmutazione di Fiat in Fca sono simboliche della fine del Novecento, della fine della civiltà della fabbrica, del primato (definitivo?) della finanza sul lavoro. _________________________________________________________________________________________ Il raffronto tra i due destini, quello di Agnelli e quello di Marchionne, non depone a sfavore, una volta tanto, del nostro presente e della nostra parola pubblica. Meglio oggi. Non si sta parlando, ovviamente, della ripugnante ciancia che circola sui social, tanto irriguardosa quanto sprovveduta. Dovremmo abituarci a considerarla zero, di interesse della polizia postale quando è il caso, altrimenti dello spam. Si sta parlando della parola politica e mediatica, che su Sergio Marchionne, in queste ore, è stata piuttosto vivace, non inibita dal dispiacere, sincero e diffuso, di saperlo in una situazione irreversibile senza preavviso alcuno. Si va dal favore molto partecipe di Renzi ("il lavoro si crea con l'impresa, non con l'assistenzialismo") al governatore della Toscana Enrico Rossi che "nel rispetto della persona" gli imputa "l'autoritarismo in fabbrica" e la drastica diminuzione degli occupati in Italia. _________________________________________________________________________________________ Non sono da condividere le accuse di servo encomio rivolte a Renzi, tantomeno quelle di oltraggio rivolte a Rossi. Rappresentano fedelmente, e onestamente, la tremenda lacerazione della sinistra nel terzo millennio, la vertigine "modernista" e mercatista che suppone (o si illude) di recuperare benessere e perfino occasioni di lavoro con un assetto radicalmente nuovo, l'angoscia di chi nella distruzione dei vecchi assetti, dei vecchi diritti sindacali, della perduta centralità operaia, non vede altro che le macerie, e si domanda se non ci fossero alternative. _________________________________________________________________________________________ Nessuna figura come quella di Marchionne rimanda a questa discussione, che naturalmente non riguarda solo la sinistra - o ciò che è diventata, oppure non è più - ma chiunque abbia titolo per occuparsi del cambiamento d'epoca nel quale siamo immersi fino al collo. _________________________________________________________________________________________ Non si capisce, a questo proposito, perché il ministro del Lavoro Di Maio, dopo avere ammesso che "con Marchionne non siamo andati d'accordo quasi su nulla", definisca "miserabile una sinistra che gli ha permesso di fare quello che vuole e ora lo attacca". È la banalizzazione sciocca di una lunga epopea sociale e politica. La sinistra evocata da Di Maio non è, e non è mai stata, un direttorio di attivisti come quello di cui fa parte il leader grillino. La sinistra è quella vasta e complessa parte di società che è stata più di ogni altra, dalla globalizzazione e dalla finanziarizzazione, letteralmente devastata: nelle sue idee politiche e nel suo linguaggio come nel vivo del suo corpo sociale, nella sua classe di riferimento, che erano i lavoratori salariati, nei suoi strumenti di azione, che erano il partito e il sindacato, nei suoi giornali, nei suoi intellettuali. _________________________________________________________________________________________ È dunque del tutto lecito e naturale che sia soprattutto la sinistra, al capezzale di Sergio Marchionne, a discutere su come sono andate le cose; se potevano andare diversamente; o se al contrario, senza gli spregiudicati colpi di timone dell'uomo col maglione, potevano andare perfino peggio, anche in termini di occupazione. Tra le mille discussioni inutili e narcise, a sinistra, questa è sicuramente la meno fatua e la più sostanziosa, e sarà importante farla (magari senza stipare le parole in un tweet) a viso aperto, non "contro" Marchionne, semmai per merito della impeccabile precisione aziendalista con la quale ha incarnato un'epoca. _________________________________________________________________________________________ Dice Fausto Bertinotti che nei suoi anni di sindacato "si discuteva di ciò che le persone rappresentavano. Si discuteva del capitalista, dell'imprenditore, del padrone. Ma non si attaccava mai la persona. Anche perché questo avrebbe significato mettere in secondo piano l'analisi sulla società, che poi era quella che ci interessava". A parte qualche distinguo nella ricostruzione storica (si colpivano eccome anche le persone, in quegli anni), Bertinotti ha ragione: è quanto si dovrebbe fare adesso, discutere il ruolo e rispettare la persona, senza scandalizzarsi per la diversità anche profonda, e per altro già arcinota, dei punti di vista. Si chiamava "politica", si chiama ancora così. Marchionne ha fatto bene il suo lavoro, la politica ricominci a fare il suo, che è discutere del futuro e domandarsi se ci sono, per il futuro, opzioni supplementari, oltre a quelle già messe a bilancio. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Calamandrei e La Pira. Bonafede ha riferimenti alti... Ma mi sono chiesto, come riesca a conciliare questo indirizzo politico-morale con l'enunciazione di poche righe prima: "con Salvini andiamo d'accordo"; essendo Salvini il vivace portavoce di un nazionalismo di destra, autoritario, xenofobo e armigero, che a Calamandrei e La Pira avrebbe fatto orrore. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §4 - L’Amaca _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 26 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Il ministro della Giustizia Bonafede indica, come suoi punti di riferimento "morali e giuridici", Calamandrei e La Pira. Icone, rispettivamente, dell'azionismo e del cattolicesimo sociale; e soprattutto, entrambi, del rigoroso antifascismo che nutrì gli anni della Costituente e della ricostruzione. _________________________________________________________________________________________ E' confortante sapere che Bonafede ha riferimenti così alti, anche se un secondo dopo averlo saputo è inevitabile domandarsi quanti dei suoi elettori condividano questo pantheon minimo, eppure molto impegnativo; e soprattutto quanti, specie tra i più giovani, sappiano chi sono, quei due signori citati dal giovane ministro grillino. Mi sono chiesto, anche, come Bonafede riesca a conciliare questo indirizzo politico-morale con l'enunciazione di poche righe prima, "con Salvini andiamo d'accordo", essendo Salvini il vivace portavoce di un nazionalismo di destra, autoritario, xenofobo e armigero, che a Calamandrei e La Pira avrebbe fatto orrore. _________________________________________________________________________________________ Ma si tratta di domande politiche: dunque mal poste in uno scorcio d'epoca post-politico nel quale non solo "destra e sinistra sono parole senza senso", come tutti ripetono a pappagallo, ma eventuali memorie o scorie del passato repubblicano servono a malapena come accessori vintage (il plaid della zia, l'antifascismo del nonno). Avendo studiato a Firenze, Bonafede ha tirato in ballo due fiorentini; avrebbe potuto citare - tanto è lo stesso - anche Socrates e Zeffirelli. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 31 del 29 luglio 2018
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§1 - Salvini e Di Maio: Shakespeare aveva già previsto tutto (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 22 luglio 2018) §2 - L’Amaca [Sovranisti o europei] (di Michele Serra Repubblica.it 18 luglio 2018)
post pubblicato in diario, il 22 luglio 2018


Anno XI N° 30 del 22 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 22 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ In una società globale i continenti sono i veri soggetti politici. Ma l'Europa non c'è. Ciò si deve alla sua storia, dato che per secoli fu dilaniata da guerre interne e da sovranismo sia nazionale sia feudale _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Salvini e Di Maio: Shakespeare aveva già previsto tutto _________________________________________________________________________________________ Negli ultimi giorni l'alleanza Salvini-Di Maio ha visto un maggiore spazio di governo e alcune importanti occasioni di ampliarlo ulteriormente. Era, per esempio, libera la guida della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e la competenza di indicarne l'amministratore delegato spettava ovviamente al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Così si è proceduto, la persona indicata, Fabrizio Palermo, è valida e ha avuto anche il "generoso" appoggio di Matteo Salvini, il quale ha tutto l'interesse al rafforzamento delle alleanze che sono comunque da lui guidate (questo spera lui e questo è abbastanza corrispondente alla realtà). _________________________________________________________________________________________ C'era un'altra nomina importante alla quale procedere e riguardava il Tesoro. Il ministro Tria, competente nella materia e del tutto indipendente da appoggi politici, ha proceduto alla nomina del direttore del Tesoro. La cosa non è affatto piaciuta né a Di Maio né tantomeno a Salvini, i quali hanno anche fatto circolare la voce che Tria fosse sostenuto da Mario Draghi. È una voce del tutto inaccettabile. _________________________________________________________________________________________ Tria, del resto, non poteva essere bloccato poiché esercitava un potere che gli spetta direttamente; e, quindi, questo è avvenuto. Comunque, l'alleanza Salvini-Di Maio regge bene. Giuseppe Conte, a sua volta, fa di tutto per mantenere i rapporti tra il governo e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Conte è ancora un semplice portavoce e non più di questo, tuttavia spera di essere un portavoce inamovibile ed eventualmente con alcuni poteri più importanti di quelli attuali. _________________________________________________________________________________________ Non dà noia, ma qualche aiuto e, quindi, una qualche riconoscenza comincia a meritarla. _________________________________________________________________________________________ Nei giorni scorsi c'erano state altre situazioni abbastanza critiche per i vicepresidenti del Consiglio. Salvini ha querelato Roberto Saviano. Quanto a Luigi Di Maio, c'è stato un pubblico scontro con Tito Boeri, presidente dell'Inps che ha ancora un anno prima della scadenza dalla sua carica. Boeri sostiene una serie di provvedimenti sui quali Di Maio non concorda, ma la natura di quei provvedimenti è tale che Boeri non può essere bloccato e tantomeno allontanato anticipatamente dalla carica che ricopre. _________________________________________________________________________________________ Queste vicende, d'altra parte, non hanno affatto indebolito l'alleanza tra Salvini e Di Maio, anzi l'hanno in qualche modo rafforzata. Salvini è arrivato a un abbondante 28-30 per cento di voti direttamente alla Lega in tutt'Italia, ai quali si aggiunge un altro 9-10 per cento da Forza Italia di Berlusconi e un 4 circa dai Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Tutti insieme arrivano intorno al 45 per cento e, sommando anche i 5 Stelle, il totale è praticamente il 70. Un blocco di forze sia pure molto variegate tra loro, ma sostanzialmente unite dall'esercizio del potere che deriva dalla loro posizione. Il restante 30 per cento è per circa il 20 del Partito democratico e per il resto di astensioni o schede bianche. È molto probabile, d'altra parte, che l'astensionismo effettivo non si limiti affatto al 10 per cento, ma vada anche più in alto. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente la presenza dell'alleanza Salvini-Di Maio si esercita non soltanto in Italia, ma anche in Europa. In modi peraltro nettamente diversi. Salvini è di fatto un razzista e un avversario dichiarato dell'immigrazione, quali che ne siano le provenienze e le condizioni. Di Maio invece è un populista e il populismo sta anch'esso dilagando nell'Europa attuale. La presenza di queste forze, che del resto esistono non soltanto in Italia ma in molte nazioni europee, è un ostacolo a che l'Europa diventi federale e quindi possa partecipare alla società globale che ormai dilaga in tutto il mondo. _________________________________________________________________________________________ In una società globale i continenti sono i veri soggetti politici e, quindi, tra questi ci sono la Russia, la Cina, l'Oceania. Ovviamente anche gli Stati Uniti d'America hanno questa forza globale, ma la spendono in modo molto variegato e frequentemente mutabile, ragion per cui la loro forza nella società globale è relativamente minore di quella degli altri. Ci sono poi delle situazioni in corso di evoluzione, di cui si vedrà tra qualche anno la reale portata: un impero africano che abbraccia l'Africa centrale da Est a Ovest, un impero sudamericano e, infine, un impero arabo, che peraltro non ha ancora superato le varie distinzioni religiose e politiche. _________________________________________________________________________________________ L'Europa non c'è. In gran parte questo si deve alla storia del nostro continente, che per alcuni secoli fu dilaniato da rivalità e guerre interne e quindi da sovranismo non soltanto nazionale ma feudale. Le stesse conquiste che l'Europa fece nel resto del mondo non furono mai di stampo europeo, ma di stampo nazionale: così furono quelle della Spagna, del Portogallo, dell'Inghilterra, della Francia, della Germania. Questo fu il colonialismo in grande stile che ha caratterizzato il nazionalismo europeo e che rappresenta, quindi, la difficoltà non solo dovuta a cause presenti, ma stampata nella storia del nostro continente, incapace di comportarsi come tale e di poter competere in modo effettivo con gli altri attori del globalismo mondiale. _________________________________________________________________________________________ La scorsa settimana io scrissi un articolo che aveva come titolo Nuova sinistra: democrazia, Europa, libertà e uguaglianza. L'intento era di dare a quel che resta del Partito democratico una motivazione che ricordasse lo slogan dei fratelli Rosselli e il contenuto del Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni. _________________________________________________________________________________________ Quest'idea di un'Europa a contenuto federale non solo era comparsa in questi slogan, ma anche nella realtà, a cominciare dalla creazione della Comunità del carbone e dell'acciaio, alla quale parteciparono le principali potenze europee. Seguì poi il Trattato di Roma, che indicò la nascita della Comunità economica, la quale si sarebbe dovuta evolvere in Unione anche politica. Infine, ci fu il tentativo di una vera e propria Costituzione federale, portata avanti da un comitato presieduto dal francese Valery Giscard d'Estaing e, come vice, anche dal nostro Giuliano Amato. Nacque la Costituzione di un'Europa federale, la quale fu approvata dai principali Stati europei, ma non da tutti. In particolare, non da quello francese e da quello olandese, i quali chiesero un referendum in materia. I referendum furono effettuati e dettero ragione a chi li aveva proposti, cioè respinsero la Costituzione federale. I principi di quella furono relegati nel Trattato di Lisbona, il quale enuncia principi semi-federalistici, ma di fatto privi di attuazione concreta. _________________________________________________________________________________________ Il federalismo europeo è quindi affidato alle maggiori potenze del nostro continente, ma sono ben poche quelle disposte ad attuarlo pienamente. Anzi, a guardar bene, non ce n'è nessuna, salvo la Francia di Emmanuel Macron e del suo partito La République En Marche. Il motivo di questa tendenziale idea federalista è coltivato da Macron per una questione molto evidente: è il solo presidente d'uno Stato europeo con poteri governativi simili a quelli del presidente degli Stati Uniti d'America. In un'Europa federale, allo stato dei fatti, Macron sarebbe l'unico dotato di poteri presidenziali governativi. È evidente, tuttavia, che questa ipotesi di potenzialità automatica non sarebbe accettata dalle altre potenze europee, a cominciare dalla Germania. Un'ipotesi di continente federato dovrebbe dunque prevedere di togliere a Macron i poteri attuali, che diventerebbero propri di un presidente eletto per un periodo di anni prestabilito dal popolo europeo. _________________________________________________________________________________________ Purtroppo, siamo molto lontani da questa prospettiva e questo rafforza in Europa il sovranismo nazionale e anche la diffusione del populismo, che del resto è diventato ormai un fenomeno semi-mondiale. _________________________________________________________________________________________ Vedremo quello che accadrà nei prossimi anni, ma la realtà viene fabbricata giorno per giorno. Ce l'ha insegnato Shakespeare nelle sue rappresentazioni drammatiche e perfino nei suoi sonetti. La realtà si costruisce giorno per giorno e quasi attimo per attimo. Il capolavoro letterario è la notte passata dal re inglese Enrico V nel suo accampamento sulla costa francese prima della battaglia campale che gli dette la vittoria. Durante la notte, mentre i soldati dormono nelle loro tende in attesa d'un mattino di battaglia, Enrico pensa e appunto si rende conto che il futuro viene costruito giorno per giorno e ora per ora; ciascuno costruisce il proprio e con il proprio affronta l'altrui, con l'intento non già di sopprimere gli altri ma di integrarsi con loro con la finalità del bene generale. Così ci lasciò scritto Shakespeare e mi sembra utile ricordarlo. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 22 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Il paradosso del sovranismo. Una legge politica che recita più o meno così: "Un Paese sovranista, per potersi permettere di rimanere tale, deve augurarsi di essere circondato da Paesi non sovranisti". _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca [Sovranisti o europei] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Diventa sempre più istruttivo, e anche piuttosto divertente, quello che possiamo definire il paradosso del sovranismo. Una legge politica che recita più o meno così: "Un Paese sovranista, per potersi permettere di rimanere tale, deve augurarsi di essere circondato da Paesi non sovranisti". _________________________________________________________________________________________ La dimostrazione pratica è sotto gli occhi di tutti: dei governi europei che hanno accettato di condividere con l'Italia parte dei migranti in arrivo dall'Africa (Portogallo, Spagna, Francia, Germania, Grecia, Malta, forse Belgio) nessuno è di destra e nessuno è sovranista. Mentre i governi dell'Est, quelli che in un eventuale nuovo Patto di Varsavia neo-nazionalista sarebbero nominati "Paesi fratelli", nemmeno si sognano di aprire le frontiere. Nell'Europa non credono, perché mai dovrebbero pagare pegno a un vincolo che li riguarda solamente quando c'è da incassare un po' di quattrini? _________________________________________________________________________________________ Ed ecco la politica italiana appesa alla buona volontà dei detestati nemici euro-chic, l'odiato fighetto Macron, la Merkel temuta e derisa dalle squadracce social che fanno corona al leghismo, i socialisti iberici, i maltesi fino a ieri traditori, e Tsipras il comunista. Non si sa come andrà a finire, e soprattutto non si spera (nemmeno un po') che la vicenda possa illuminare le coorti gialloverdi in marcia con il paraocchi per non rischiare di vedere che cosa c'è attorno. Ci si limita, per il momento, a incassare con sollievo la notizia che siamo circondati da europei. [MSe] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 22 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ La pre-condizione, per lo scrittore e il giornalista come per il giudice o l'ostetrica o il falegname, è fare bene il proprio mestiere e anzi cercare di farlo meglio di prima. E nello sciatto sfarinarsi del linguaggio cercare di salvare, ben prima della propria reputazione di oppositore integerrimo, la reputazione delle parole. Il logos è, in questo momento, la sola vera trincea contro la twittatura. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Salvare le parole] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 22 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ È giusto che "gli intellettuali" (dei quali, per fortuna, manca l'albo ufficiale) si interroghino sulla necessità di metterci la faccia e dunque, sulla faccia, prendersi gli sputi del web, appena assurti al rango di sputi governativi, al punto che a guidare il branco sono i tweet ministeriali. _________________________________________________________________________________________ Ma la pre-condizione, per lo scrittore e il giornalista come per il giudice o l'ostetrica o il falegname, è fare bene il proprio mestiere e anzi cercare di farlo meglio di prima. E nello sciatto sfarinarsi del linguaggio cercare di salvare, ben prima della propria reputazione di oppositore integerrimo, la reputazione delle parole. Il logos è, in questo momento, la sola vera trincea contro la twittatura. _________________________________________________________________________________________ Non si giudichino "gli intellettuali", dunque, dal numero degli appelli che firmano, né da straordinari cimenti politici (non tutti sono Saviano, non tutti hanno la sua storia, che è unica, e la sua vibrante vocazione al corpo a corpo), ma da quello che scrivono (o non scrivono) ordinariamente, e soprattutto da come lo scrivono. _________________________________________________________________________________________ Ho letto appelli a fare appelli che erano scritti col culo (scusate il francesismo). Ovvero erano scritti con la stessa animosa povertà di pensiero che domina il linguaggio politico, non solo quello di governo, e devasta il discorso pubblico. È del tutto illusorio pensare che alzando la voce ti sentano meglio. È vero il contrario. Se è vero che il fracasso è il discorso dominante, non è alzare il volume, è alzare il tono il modo migliore per fare opposizione. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 30 del 22 luglio 2018
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§1 - Nuova sinistra: democrazia, Europa, libertà e eguaglianza (di Eugenio Scalfari) §2 - L'autogol complottista di Di Maio (di Massimo Giannini)
post pubblicato in diario, il 15 luglio 2018


Anno XI N° 29 del 15 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Abbiamo bisogno di una sinistra nuova, moderna, adatta a gestire quello che sta accadendo non solo nel nostro Paese ma soprattutto nel continente del quale facciamo parte. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Nuova sinistra: democrazia, Europa, libertà e eguaglianza _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 15 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Salvini sconfitto da Mattarella attraverso il “portavoce” Giuseppe Conte, per quanto riguarda i profughi che sono sbarcati a Trapani. Di Maio a sua volta prende la politica al volo per infliggere all’amico-rivale Salvini un’altra botta: abolendo i vitalizi degli ex membri della Camera. Di Maio opera secondo la sua filosofia, Salvini invece non ce la fa. È così? Solo in parte, in piccola parte è così. Il capo della Lega è abbastanza forte in Europa oltre che in Italia; Di Maio invece in Europa conta poco o nulla e in Italia sta perdendo voti e probabilmente ancora ne perderà: è passato dal 32,2 al 28 per cento secondo gli ultimi sondaggi subito dopo il voto locale di qualche settimana fa. Riuscirà a risollevarsi con l’abolizione dei vitalizi degli ex deputati? _________________________________________________________________________________________ Personalmente sono tra i titolari del vitalizio: fui deputato nella legislatura 1968-1972 e percepisco ogni mese un vitalizio di 2200 euro mensili. Qualche anno fa proposi alla direzione della Camera l’abolizione del mio personale vitalizio, ma la mia richiesta fu respinta. _________________________________________________________________________________________ Oggi è utile quell’abolizione che però Di Maio non ha ancora attuato: la proposta dovrà essere votata non solo dalla Camera ma anche dal Senato e non è affatto certo che sia approvata. Nell’ipotesi per esempio che l’ex deputato sia ridotto in una condizione sociale per la quale il vitalizio lo aiuta a campare, cosa si deciderà? Si vedrà nelle prossime settimane. _________________________________________________________________________________________ Ma, intanto, parlano solo in Italia, mentre in Europa sono di fatto inesistenti. Questa è la settimana appena trascorsa: un Salvini razzista in crescita e un Di Maio populista in diminuzione. _________________________________________________________________________________________ Il vero problema del nostro Paese è la sinistra. Non c’è più. Ma c’è mai stata per lungo tempo, oppure quasi mai nella storia dell’Italia moderna? Quasi mai. Ho già scritto altre volte che la sinistra italiana ha avuto notevole importanza nella nostra storia risorgimentale ai tempi di Mazzini e di Garibaldi. Erano due personaggi molto diversi ma entrambi sicuramente dedicati al bene del popolo italiano, il quale peraltro non esisteva. _________________________________________________________________________________________ I popoli esistono quando qualcuno li risveglia, gli dà una finalità, li guida senza sconvolgerli. In Francia la sinistra comincia nientemeno dall’Illuminismo di Diderot e di Voltaire e prosegue per oltre mezzo secolo fino alla Convenzione che culmina nel 1793. Un secolo pieno che trasmise i suoi valori e ne ricevette altrettanti contributi dall’Italia, dai Paesi Bassi, dall’Inghilterra, dalla Prussia, dai Paesi scandinavi. Questo fu il grande periodo della sinistra moderna. Oggi non c’è più, distrutta dalla società globale e dalla tecnologia. _________________________________________________________________________________________ In Italia tuttavia l’ipotesi d’una rinascita è accettabile. Perché? Perché l’Italia ha una storia che risale a secoli e addirittura millenni, durante la quale sinistra e destra si sono intensamente affrontate. Una lotta di potere dove un gruppo ristretto comanda un popolo schiavo oppure un gruppo altrettanto ristretto opera per risvegliare il popolo e renderlo corresponsabile a costruire una società politicamente libera ed eguale. “Liberté, Égalité, Fraternité”: questo era lo slogan che è ancora attuale in Italia e in Europa; assai meno in altri continenti: non certo in Russia o in Cina o in gran parte dell’Africa o in Medio Oriente. _________________________________________________________________________________________ In Italia stiamo vivendo un momento che vede il potere in mano alla destra. La sinistra tuttavia è in grado di rinascere. Come? Con chi? Questi sono gli interrogativi ai quali rispondere. _________________________________________________________________________________________ La sinistra italiana rinasce nel dopoguerra mondiale con Palmiro Togliatti e la sua squadra. Non era solo, il segretario del Pci. C’erano con lui Ingrao, Amendola, Napolitano, Reichlin, Longo, Berlinguer e ancora politici di alta qualità. Ma c’era anche Antonio Giolitti, Luciana Castellina e molti altri che poi uscirono dal Pci dopo le invasioni sovietiche in Polonia e in Ungheria. La nostra sinistra democratica nasce più tardi con Saragat, Nenni, De Martino, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi e soprattutto Enrico Berlinguer. Questa sinistra è unita, lo è in alcune circostanze ma in altre è divisa. Si unì saldamente ai tempi delle Brigate Rosse che culminarono con l’uccisione di Aldo Moro. Ci furono anche alleanze con settori della Democrazia cristiana (Ciriaco De Mita). Ma comunque fu Berlinguer il vero fondatore della sinistra italiana che durò un ventennio e approdò poi nell’attuale Partito democratico. _________________________________________________________________________________________ Anch’esso ha avuto varie vicende, fino ad una vera e propria crisi che l’ha ridotto alle elezioni del 4 marzo scorso al 19 per cento, per di più con molte divisioni all’interno. C’è un’altra sinistra che forse potrebbe risvegliare coscienze e impegno indispensabili in un Paese democratico? Si dirà che altri partiti un tempo estremamente importanti sono del tutto scomparsi: la Dc non esiste più, la socialdemocrazia altrettanto. Oggi il panorama politico del Paese si concentra in due iniziative: quella razzista della Lega di Salvini che dopo le recenti elezioni locali e le indagini statistiche che ne sono seguite è arrivata al 30 per cento dei consensi e supera il 40 con alcune alleanze tuttavia incerte (Berlusconi, Meloni). _________________________________________________________________________________________ Quell’altro partito è di origine grillina, quindi sostanzialmente populista. Aveva ottenuto un vero successo il 4 marzo con il 32,2 per cento ma nelle ultime settimane ha perso 4 punti ed è sceso al 28. Dove sono andati quei voti perduti? Qualcuno alla Lega ma soprattutto ad una massa enorme di astensioni che hanno ormai superato il 40 per cento. _________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione del Paese il quale manca quasi totalmente d’una sinistra forte e capace di orientare al proprio bene il popolo italiano. Abbiamo bisogno di una sinistra nuova, moderna, adatta a gestire quello che sta accadendo non solo nel nostro Paese ma soprattutto nel continente del quale facciamo parte. L’impegno della nuova sinistra si basa soprattutto sulla necessità di allargarne lo spazio politico. I quadri ci sono e sono già perfettamente in grado di questa operazione ricostruttiva: Prodi, Veltroni, Gentiloni, Fassino, Minniti, Zingaretti, Delrio, Calenda. Ma bisogna allargare ideologicamente e civilmente il quadro dirigente. Ne dovrebbero far parte Bonino, Casini, Zagrebelsky e molti altri ancora che comandino non sul partito ma sul rapporto col popolo e sulle circostanze di cui c’è estremo bisogno: la lotta alla corruzione, l’integrità della magistratura, gli organi costituzionali a cominciare dal Presidente della Repubblica. _________________________________________________________________________________________ Volete un motto che definisca questo partito? Eccolo: “Democrazia, Europa, Eguaglianza e Libertà”. Ci sono dietro questo slogan i fratelli Rosselli, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Alcide De Gasperi, Giulio Einaudi, Carlo Azeglio Ciampi, Ugo La Malfa. E, se volete, anche questo giornale che di quel motto ha fatto da 42 anni la sua bandiera. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Gli uffici, i tecnici, le lobby, i poteri forti. Tutti “nemici del cambiamento”, pronti a sabotare la “gioiosa macchina da deficit” gialloverde. È una nuova forma di democrazia. È un vero e proprio “metodo di governo”. _________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini _________________________________________________________________________________________ §2 - L'autogol complottista di Di Maio _________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 15 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Ci mancava il “complotto dei ragionieri”, nello Stupidario italiano di questi tempi confusi. Ci mancava la misteriosa “manina” che nottetempo, all’insaputa di Di Maio, manipola il suo decreto dignità, il “testo sacro” sul quale M5S ripone le sue residue speranze di ricostruirsi un’immagine e ridimensionare quella ingombrante e onnipresente di Salvini. E invece il vicepremier e super-ministro ci ha regalato anche questa perla. Per giustificare un clamoroso testacoda del provvedimento che dovrebbe segnare la “Waterloo del precariato”, e che invece trasformerà nei prossimi dieci anni 80 mila precari in altrettanti disoccupati, Di Maio non trova di meglio che gridare al complotto. _________________________________________________________________________________________ Contro la cifra che “non esiste”. Contro i tecnici del Tesoro che l’hanno scritta nella Relazione tecnica, senza avvisarlo. Contro le solite “lobby di tutti i tipi”, che lavorano sottobanco per far saltare il decreto. Contro le “vipere” che avvelenano a morsi il nuovo che avanza, e che invece avrebbe bisogno di “persone di fiducia”. Da quel che capiamo, non di “servitori dello Stato”, ma di “servi del governo”. Con questa sortita Di Maio si infligge un doppio autogol. _________________________________________________________________________________________ C’è un autogol istituzionale: si lacerano i già logori rapporti con la Ragioneria (svilita a una consorteria di imbroglioni) e con il ministro Tria (impegnato a tamponare i danni delle parole sparse al vento dalle allegre comari lega-stellate). C’è un autogol mediatico: quello che doveva essere il decreto della riscossa, rischia di diventare il decreto della disfatta. _________________________________________________________________________________________ Una vera Waterloo, ma per il Movimento, non per il precariato. Un incidente serio che si poteva evitare, se il capo grillino avesse concertato quel testo anche con le imprese. Ma non l’ha fatto, e ora si deve assumere la responsabilità dell’errore, invece di scaricarlo sulle oscure forze del Male. Al di là del merito, è soprattutto questo che inquieta: il metodo. La sistematica ricerca di un Capro Espiatorio che nasconda l’inettitudine o l’incapacità di chi amministra la cosa pubblica. _________________________________________________________________________________________ Le teorie del complotto non sono nuove, in un Paese sospeso tra la tragedia (le “stragi di Stato”) e la farsa (la Cia “mandante” di Mani Pulite). I fantasmi cospirazionisti riempiono un vuoto politico-culturale. Quello delle opposizioni che non hanno idee né consensi per “abbattere il sistema”, e quello dei governi che non hanno classi dirigenti né competenze per farlo funzionare. Per questo i Cinque Stelle sono i maestri indiscussi del genere. Dalla «messinscena americana dello sbarco sulla luna» rivelato da Carlo Sibilia, all’11 settembre «fatto in casa» rivelato da Paolo Bernini. Dagli Usa e la Ue che secondo Manlio Di Stefano «appoggiano l’Isis», a Goldman Sachs e JPMorgan che secondo Monia Benini «finanziano i matrimoni gay». _________________________________________________________________________________________ Fino ad arrivare a un classico dell’inesauribile letteratura complottarda: la sindaca Raggi, già sommersa dai rifiuti dopo appena un anno di accidia al Campidoglio, che in un’intervista a Mario Calabresi svela al mondo la famosa “congiura dei frigoriferi”, misteriosamente gettati dai romani «vicino ai cassonetti». _________________________________________________________________________________________ C’è una ragione, se il complottismo turba soprattutto i sonni pentastellati. È non solo una ragione statistica: come dimostra un’indagine Itanes su un campione di 3.050 individui, addirittura il 56,5% degli elettori M5S ritiene che «una parte rilevante delle nostre vite è controllata da complotti dei poteri forti». È soprattutto una ragione politica: come scrive Tom Nichols (“La conoscenza e i suoi nemici”) il populismo digitale che ha alimentato “il culto dell’ignoranza” produce naturalmente teorie del complotto. Si manipolano tutte le prove tangibili per adeguarle alla loro spiegazione. Fatti, assenza di fatti, fatti contraddittori: tutto è una prova. _________________________________________________________________________________________ Se non governi, è perché non ti “fanno” governare. Se governi, è perché non ti “lasciano” governare. Il complotto è sempre una fuga: la colpa è sempre di un misterioso e inafferrabile “qualcun altro”, perché “altrimenti non ci resta che accusare dio, il puro caso, o noi stessi”. È esattamente quello che fa Di Maio: per non accusare se stesso di aver scritto un decreto sbagliato nelle soluzioni (anche se nobile nelle intenzioni) inventa un colpevole qualsiasi, esterno ed astratto. Gli uffici, i tecnici, le lobby, i poteri forti. Tutti “nemici del cambiamento”, pronti a sabotare la “gioiosa macchina da deficit” gialloverde. È una nuova forma di democrazia. È un vero e proprio “metodo di governo”. Ed è solo un assaggio di quello che vedremo nei prossimi mesi, quando la posta in gioco saranno la legge di stabilità e poi le elezioni europee. «Mi faccio una risata», dice Di Maio. Speriamo che quella risata non ci seppellirà. [M.Gia.] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 29 del 15 luglio 2018
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§1 - L’avventura dei tre moschettieri al governo (di Eugenio Scalfari) §2 - L'amaca [I farabutti e gli imbecilli] (di Michele Serra) §3 - L'amaca [Francamente me ne infischio...Ma domani è un altro giorno] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 8 luglio 2018


Anno XI N° 28 del 08 luglio 2018 __________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO __________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE __________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 luglio 2018 __________________________________________________________________________________________ Viviamo un'epoca dominata dall'avventura, in tutto l'Occidente e in Italia. Qui da noi, Salvini è il d'Artagnan della situazione, Berlusconi è Porthos, Di Maio è piuttosto il duca inglese Buckingham __________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari __________________________________________________________________________________________ §1 - L’avventura dei tre moschettieri al governo __________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 08 luglio 2018) __________________________________________________________________________________________ Alessandro Dumas passò la vita a inventarsi i più bei romanzi d'avventura che mai siano stati scritti. Dico d'avventura perché era quello lo spirito del romanziere: mettere insieme personaggi diversissimi l'uno dall'altro per nascita, interessi, idee politiche e religiose, rapporti col pensiero, sentimenti e desideri sessuali, e infine diversi anche di nascita e di ambiente sociale. __________________________________________________________________________________________ Il romanzo che meglio di tutti gli altri realizzò questa vocazione così complessa nella realtà e così complicata nell'invenzione avventurosa è "I tre moschettieri" (che in realtà erano quattro), da cui scaturirono tre opere: la prima con quel titolo, la seconda con il titolo Vent'anni dopo e infine Il visconte di Bragelonne, che era il figlio di Athos, uno dei quatto personaggi, in realtà il più misterioso. __________________________________________________________________________________________ Voi lettori vi starete domandando per quale ragione, coi tempi che corrono nella politica italiana e con la linea che questo nostro giornale rappresenta e ha sempre rappresentato per 42 anni dalla sua fondazione, io abbia deciso di scrivere questo articolo sui tre moschettieri. Ebbene la spiegazione è semplice: stiamo vivendo un'epoca dominata dall'avventura sia in Italia, sia in Europa, sia in tutto l'Occidente. Ma quello che più ci interessa è avvenuto in Italia, anche perché qui da noi l'avventura ha toccato il massimo ed è comunque quella che più da vicino ci riguarda. __________________________________________________________________________________________ Quanto ai personaggi della nostra avventura, rappresentano anch'essi il massimo sia nel bene sia nel male ed ecco perché. Matteo Salvini vuole la chiusura delle nostre frontiere nei confronti degli immigrati senza eccezione di sorta. Questa posizione gli ha procurato molti voti nelle elezioni locali e nei sondaggi d'opinione che sono a esse seguiti. In particolare, la Lega guidata da Salvini si colloca intorno al 28-30 per cento dei consensi, a cui vanno aggiunti il 9-10 per cento di Silvio Berlusconi e il 4 di Giorgia Meloni. In totale il gruppo salviniano supera il 40 per cento dei voti. __________________________________________________________________________________________ I grillini di Di Maio erano nelle elezioni del 4 marzo intorno al 32 per cento, ma dopo le più recenti elezioni locali e le ricerche statistiche che ne sono derivate i 5 Stelle sono arretrati intorno al 28-29. A questo punto, comunque, l'alleanza (transitoria) Salvini-Di Maio supera largamente il 70 per cento. __________________________________________________________________________________________ Ma attenzione: è un'alleanza di facciata. Per ora ha prodotto una rappresentanza assai poco rappresentativa: quella di Giuseppe Conte, persona cortese, intelligente, desiderosa di un potere che però finora nessuno gli ha dato. __________________________________________________________________________________________ Conte, per quanto riguarda i suoi mandanti Salvini e Di Maio, è un gentile e ben rappresentato burattino, i cui fili sono mossi dai due burattinai che se lo sono inventato. In realtà, Conte vorrebbe comunque avere uno spazio maggiore rispetto al presidente Sergio Mattarella, al presidente francese Emmanuel Macron, alla cancelliera tedesca Angela Merkel, allo spagnolo Pedro Sánchez. Cerca di piacere a tutti loro, è bene informato sulle questioni e un po' di strada potrebbe anche compierla, sempre che durerà a lungo. __________________________________________________________________________________________ In quanto ai moschettieri, Salvini è il d'Artagnan della situazione, Berlusconi è Porthos, Di Maio è piuttosto il duca inglese Buckingham, che però fece una brutta fine. Athos non c'è in questa compagnia di spada senza cappa. Quelli con la cappa (e poca spada) stanno altrove, nei dintorni della Sinistra. Ma lì ci sono anche personaggi di ben altra levatura: Romano Prodi, Walter Veltroni, Paolo Gentiloni, Marco Minniti, Carlo Calenda, Graziano Delrio non fanno parte dei moschettieri. Forse sono più vicini al conte di Montecristo, oppure bisogna cambiare epoca e andare nei salotti raccontati da Proust e da Tolstoj: altri autori e altri teatri. __________________________________________________________________________________________ Quanto durerà il quadro attuale? Lo sapremo tra non molto, dopo le elezioni europee. L'Europa si rafforzerà? L'euro si rafforzerà? La mia speranza è che il rafforzamento avvenga. Magari senza l'esito federale, auspicato a suo tempo da Altiero Spinelli, ma con una Confederazione in grado di realizzare gli interessi confederali e in particolare quelli dei Paesi partecipanti all'Eurozona. __________________________________________________________________________________________ In fondo, nella storia americana, il presidente Lincoln fece la guerra del Nord contro il Sud americano: abolì la schiavitù ed estese i diritti previsti dalle leggi confederali a tutti i cittadini del Paese; così sono nati concretamente, partendo da questo personaggio, gli Stati Uniti d'America. __________________________________________________________________________________________ Ma la Sinistra italiana, che peggio di come sta sarebbe difficile, per quale obiettivo si sta battendo? Credo che il progetto di Calenda sia il migliore: chi è uscito dal Pd dopo le elezioni del 4 marzo, in cui il partito ha visto diminuire di oltre la metà la sua precedente consistenza, si è in parte pentito di averlo fatto; continua ad avere sentimenti di sinistra democratica, ma difficilmente tornerebbe nel Pd, diviso al suo interno e privo di attrazione. La stessa indifferenza rende del tutto infrequentabili le piccole formazioni dei dissidenti di Pietro Grasso, di Pier Luigi Bersani e di Massimo D'Alema. Non esercitano alcun fascino e molti ne ignorano perfino l'esistenza. __________________________________________________________________________________________ Quella di Calenda è l'idea più seducente per questi elettori che uscirono dal Partito democratico, ma che non hanno abbandonato gli ideali nati tanti anni fa dalla trasformazione che Enrico Berlinguer effettuò del Partito comunista italiano. Lì avvenne lo spirito nuovo che rapidamente si trasformò nel Pds e infine nel Pd. Quella storia è durata trent'anni. Adesso bisogna riaprirne un'altra e coltivare l'idea di un movimento repubblicano, che comprenda i nuovi spiriti di una sinistra europea e si valga per quanto possibile di quel che rimane del Partito democratico: questo è l'avvenire che coinvolge non soltanto l'Italia ma l'Europa. __________________________________________________________________________________________ Un Alessandro Dumas ci servirebbe e noi ne abbiamo, adeguati ai tempi che stiamo vivendo. Ci vuole molto coraggio intellettuale e ampia visione del futuro per creare una nuova Italia profondamente europea. __________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 luglio 2018 __________________________________________________________________________________________ Quanto agli imbecilli che condividono e ritwittano le più orrende panzane senza farsi mezza domanda, già stanno pagando un caro prezzo: il prezzo di vivere e pensare da imbecilli. __________________________________________________________________________________________ Michele Serra __________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [I farabutti e gli imbecilli] __________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 03 luglio 2018) __________________________________________________________________________________________ La persona che ha messo in rete il fotomontaggio di un bambolotto in mano ai soccorritori (per dimostrare che non si tratta di un bambino annegato, ma di un falso orchestrato dalla propaganda “buonista”) è un criminale. Ci siano o non ci siano leggi in grado di incastrarlo, importa relativamente: è un criminale di fronte alla coscienza e persino al buon senso della comunità in cui viviamo. Un avvelenatore — tra i tanti — che versa veleno nell’acquedotto di parole e pensieri al quale tutti ci abbeveriamo. E non è una metafora: è un avvelenamento vero, che fa vittime, intorbida lo sguardo pubblico, falsifica la realtà, peggiora la convivenza. __________________________________________________________________________________________ Accadrà, in futuro, che si guardi a questi anni con sgomento, chiedendosi come sia stato possibile che in rete, ovvero in pubblico, si potesse agire sotto copertura (come criminali, appunto), con l’alibi vigliacco dell’anonimato, con il sudicio compiacimento di chi colpisce nell’ombra. Si mostra un documento per andare in albergo, per una transazione economica, tale e quale dovrebbe essere la norma in rete: entri solo se sappiamo chi sei. __________________________________________________________________________________________ Ci arriveremo, in ritardo ma ci arriveremo, quando sarà passata la sbornia e quando — soprattutto — chi specula sulla quantità del traffico sarà messo nelle condizioni di non nuocere. Nel frattempo, la sola difesa è far sapere ai falsari che non sono intrepidi manipolatori, sono farabutti. Quanto agli imbecilli che condividono e ritwittano le più orrende panzane senza farsi mezza domanda, già stanno pagando un caro prezzo: il prezzo di vivere e pensare da imbecilli. __________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 luglio 2018 __________________________________________________________________________________________ Non può e non deve funzionare così. Non può perché l’avversario, della correttezza politica e no, se ne infischia, lo dice e lo teorizza da anni. E non deve perché in politica si vince facendo politica, non facendo il tifo per le procure: anche quando le procure hanno ragione. __________________________________________________________________________________________ Michele Serra __________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Francamente me ne infischio...Ma domani è un altro giorno] __________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 05 luglio 2018) __________________________________________________________________________________________ Ci si dimentichi (subito!) la soluzione giudiziaria. Parlo della Lega, dei soldi pubblici destinati da Bossi ai suoi cari, delle inchieste e delle sentenze che lo hanno dimostrato. Una vecchia storia, di assodata disonestà, che recenti carte hanno riportato doverosamente alla luce: ma nessuno si illuda che una sentenza di condanna, anche la più infamante, possa minimamente incrinare l’affettuoso feeling tra Salvini e i suoi elettori. __________________________________________________________________________________________ Chi ha già vissuto gli anni di Berlusconi sa benissimo che le claque dei partiti di successo (specie se di destra, dunque dedite al culto dell’uomo forte, più forte delle regole) non hanno neppure il minimo trasalimento di fronte al massimo del crimine politico. Semplicemente, non ci credono; o se ne fregano; o lo considerano un complotto giudiziario architettato dagli invidiosi. __________________________________________________________________________________________ Questo fa parte dell’ancestrale, eppure puerile, faziosità italiana: i miei hanno sempre ragione, i tuoi sempre torto, fine del discorso. Ma la lezione riguarda anche noi sconfitti, che ci illudiamo — e ci illudemmo ai tempi del famigerato Silvio — di potere ovviare alla nostra debolezza politica, e al nostro essere minoranza, appaltando alla magistratura il compito di abbattere l’avversario. __________________________________________________________________________________________ Non può e non deve funzionare così. Non può perché l’avversario, della correttezza politica e no, se ne infischia, lo dice e lo teorizza da anni. E non deve perché in politica si vince facendo politica, non facendo il tifo per le procure: anche quando le procure hanno ragione. __________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 28 del 08 luglio 2018
continua
§1 - La sfida di Salvini nell'Europa senza guida (di Eugenio Scalfari) §2 - L’isolamento dell’Italia populista (di Andrea Bonanni) §3 - L'amaca [Ossimoro perfetto] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 1 luglio 2018


Anno XI N° 27 del 01 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 01 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Il ministro dell’Interno si avvale delle difficoltà di Merkel e in Europa si presenta non come capo della Lega ma come portavoce della politica italiana anti-immigrazione. In Europa le forze che contano di più hanno un colore di democrazia conservatrice, tuttavia Macron non rappresenta l’intero continente. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La sfida di Salvini nell'Europa senza guida _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Ogni tanto, di questi ultimi tempi, Matteo Salvini dice che è sua intenzione andare alle elezioni tra un anno. La Lega risulta molto cresciuta negli ultimi sondaggi, che però non si riflettono nella sua presenza parlamentare. Ma l’idea di andare al voto non pare condivisa né dai Cinquestelle, né dagli alleati di centrodestra dei leghisti, Berlusconi e Meloni. Oggi Salvini è vicepresidente del Consiglio, ma deve dividere l’incarico con Di Maio; quanto alle competenze del ministro dell’Interno, sono assai limitate nella politica estera e in quella economica. Per di più Giuseppe Conte, sia pure con molta friabilità, si sta facendo strada e cerca di guadagnare una posizione politica che corrisponda alla sua qualifica di capo del governo, che attualmente sembra più una battuta da Arlecchino che una verità concreta. Conte non è affatto sciocco anche se politicamente poco preparato. Sta studiando la sua parte e lasciargli tempo è pericoloso per Salvini. Ecco perché vorrebbe le elezioni tra un anno. _________________________________________________________________________________________ Ma l’Europa a che punto si trova? Chi ha i poteri maggiori? Quali cariche contano di più? Quali idee e valori predominano? Qual è la sua politica verso le immigrazioni in particolare e verso l’Africa più in generale? E infine c’è qualcuno, qualche carica, qualche nazione, che domina questo continente ancora così diviso e così friabile? Risposte a queste domande sono assai difficili. A volte si pensa che la coppia Merkel-Macron sia il vero organo che guida l’Europa; in realtà non è affatto vero da quando la coalizione della Cancelliera ha subìto una grave ferita politica con il dissenso della Csu rispetto alla Cdu. _________________________________________________________________________________________ Non era mai accaduto prima d’ora, ma adesso il ministro dell’Interno tedesco Seehofer rappresenta una linea politica completamente diversa e anzi contraria a quella della Cancelliera, le difficoltà della Germania sono estremamente aumentate e in realtà non c’è più una vera accoppiata Merkel-Macron ma è il Presidente francese e il suo partito En marche che ha poteri forti e soluzioni non più contestabili dalla Merkel con la dovuta efficacia. La Cancelliera tedesca oscilla cercando di evitare che la rottura con la Csu si trasformi in una crisi del governo tedesco. Sarebbe molto grave per lei e per tutta l’Europa. Al momento non c’è una crisi di governo ma una crisi politica all’interno del governo: sono due realtà abbastanza diverse l’una dall’altra. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente Salvini si avvale di questa situazione. Si pensava che sia lui che Di Maio fossero rappresentati al più alto livello da Conte. Era piuttosto una finzione ma come tale adesso non regge più: Salvini in Europa si presenta non come capo della Lega ma come rappresentante vero della politica italiana anti-immigrazione. In qualche modo somiglia alla vicenda di Trump con il Messico e poi Salvini è molto amico della giovane Marion Maréchal-Le Pen che ha rimesso in piedi il partito della zia Marine e ne ha fatto uno strumento più diffuso nelle regioni non solo meridionali ma anche settentrionali della Francia. _________________________________________________________________________________________ Infine il nostro (si fa per dire) Salvini ha una stretta intesa con lo zar della Russia che lo ha anche finanziato quando era necessario per tenere in piedi la Lega salviniana. Insomma una rete di presenze e di alleanze che danno a Salvini un ruolo europeo che appena pochi mesi fa non si immaginava. _________________________________________________________________________________________ In Europa tuttavia le forze politiche che contano di più nella pubblica opinione, e quindi negli elettori, hanno in gran parte un colore di democrazia conservatrice con una sottile presenza di sentimenti di religione cristiana. Non si può dire che la Francia sia dominata da una destra vera e propria ma piuttosto da una centro moderato di cui Macron è in realtà l’esponente più alto anche perché i suoi poteri sono in gran parte simili a quelli della presidenza Usa. Lui se ne avvale ampiamente e del resto il suo recente incontro estremamente affettuoso con papa Francesco ne è un’importante dimostrazione. _________________________________________________________________________________________ In Europa tuttavia non si può dire che Macron sia quello che rappresenta il continente nel suo complesso. L’Europa fu unita compattamente solo ai tempi dell’Impero romano, da Ottaviano Augusto fino alla dinastia degli Antonini (Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio). Dopo di allora l’Impero comincia la sua decadenza e l’Europa inizia a dividersi con tribù vandaliche che circolano in tutto il continente fino all’epoca Carolingia. Lì di nuovo l’Europa trova una sua unità ma dura poco. Nascono Imperi europei di carattere nazionale e non continentale: l’impero spagnolo, l’impero francese, l’impero inglese, l’impero portoghese. Siamo ormai tra il Settecento e l’Ottocento. _________________________________________________________________________________________ La presenza americana in Europa si affaccia all’orizzonte nella Prima guerra mondiale. Nell’intervallo tra le due guerre gli Stati Uniti diventano sia pure gradualmente la potenza numero uno dell’Occidente che raggiunge il massimo con la Seconda guerra mondiale. _________________________________________________________________________________________ La situazione attuale è l’esistenza di tre imperi: gli Usa, la Russia, la Cina. Altri per ora non ce ne sono ma potrebbero fare la loro apparizione entro i prossimi vent’anni. Questa è la situazione. L’Europa non c’è. _________________________________________________________________________________________ Non c’è ma esiste e non è un’esistenza trascurabile, soprattutto nel campo monetario e capitalistico. Queste forze non hanno un partito attraverso il quale esprimersi. La Lega ha valori razziali, i Cinquestelle sono il nerbo del populismo italiano. Le forze di un certo capitalismo bancario e industriale non coltivano valori e ideali: si acconciano alla realtà e si occupano assai poco della rappresentanza politica. E la sinistra? _________________________________________________________________________________________ La sinistra, se parlandone alludiamo soltanto al Partito democratico, è numericamente malridotta, dimezzata, divisa all’interno da varie fazioni e priva di un avvenire che sia chiaro alla mente dei suoi maggiori esponenti. Ciascuno di loro la vede a modo proprio; sono modi che spesso si rassomigliano e si stanno orientando verso una segreteria affidata a Martina ma con Renzi che non è ancora riuscito a deporre il vizio di voler comandare da solo. _________________________________________________________________________________________ Coi tempi che corrono Di Maio vede un certo alleggerimento dei voti raccolti il 4 marzo e una crescente supremazia interna e anche europea e mediterranea di Salvini rispetto ai Cinquestelle. Di Maio però non ha alcuna possibilità di passare a sinistra e del resto i voti perduti in occasione delle ultime elezioni locali sono nella loro maggioranza voti che provenivano dalla sinistra, da quello che era il Pd. Ma ora, dopo l’esperienza populista con Di Maio, quegli ex Pd non torneranno più in quel partito. Pensare che affluiscano verso le piccole formazioni di Pietro Grasso, di Bersani e di D’Alema non è realistico. _________________________________________________________________________________________ I delusi da Di Maio, che ammontano per ora al 5-6 per cento, sono certamente attratti dalla sinistra ma non più dal Partito democratico. Qui c’è l’idea di Calenda e non soltanto sua ma di molti altri: una sinistra repubblicana della quale il Partito democratico farà parte ma non sarà il tutto. È da inventare un’ampia coalizione repubblicana. Io ricordo molto bene Ugo La Malfa: era un liberale di sinistra, militava nel Partito repubblicano che a quell’epoca non raccoglieva più del 5-6 per cento dei voti, domiciliati soprattutto in Romagna. _________________________________________________________________________________________ Ma il peso politico di La Malfa andava molto al di là del suo partito, abbracciava in realtà l’intera sinistra italiana, liberale e democratica. Giustizia e Libertà: ho ricordato molte volte lo slogan dei fratelli Rosselli, ma questo dovrebbe essere lo slogan della nuova sinistra repubblicana della quale il Partito democratico sarebbe certamente uno degli elementi ma non il solo e probabilmente neppure il più importante. _________________________________________________________________________________________ Non so dire se tutto questo accadrà. Naturalmente me lo auguro ma non è invece escluso che non accada nulla di simile. Un’Italia e un’Europa di marca Salvini è quanto di peggio un Paese come il nostro possa esprimere, ma per il momento è il solo scenario esistente. Siamo, come avrebbe detto Cecco Angiolieri, al peggio del peggio. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 01 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ L'Italia [arriva] all'isolamento politico a cui l'ha condannata l'aggressività del nuovo governo populista. Le vecchie regole di Dublino restano in vigore e con esse, come ha osservato Macron, gli oneri che incombono sul Paese di prima accoglienza, cioè l'Italia. Andrea Bonanni _________________________________________________________________________________________ §2 - L’isolamento dell’Italia populista _________________________________________________________________________________________ (di Andrea Bonanni Repubblica.it 29 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Vogliamo fatti, non parole, aveva dichiarato il premier Conte giovedì, entrando al vertice europeo di Bruxelles dedicato all'immigrazione. Vogliamo fatti, non parole, ha dichiarato ieri alla fine dei lavori, dopo aver messo e ritirato un inutile veto, riconoscendo implicitamente che, al di là delle parole, di fatti ne sono arrivati ben pochi. Ma poiché anche le parole hanno un peso, il vertice di ieri sancisce la vittoria politica degli xenofobi di Visegrad. _________________________________________________________________________________________ L'Europa si chiude su se stessa. Spranga anche i confini marittimi condannando a morte migliaia di disperati (cento sono annegati solo ieri senza che i leader versassero una lacrima). Disconosce l'operato dei volontari imbarcati sulle navi che salvano i naufraghi. Rinnega la propria vocazione umanitaria e, con essa, un pezzo della propria anima. _________________________________________________________________________________________ Quanto ai fatti, scarsi, inchiodano l'Italia all'isolamento politico a cui l'ha condannata l'aggressività del nuovo governo populista. Le vecchie regole di Dublino restano in vigore e con esse, come ha osservato Macron, gli oneri che incombono sul Paese di prima accoglienza, cioè l'Italia. _________________________________________________________________________________________ Il principio della redistribuzione obbligatoria dei profughi, che la Commissione aveva cercato di imporre su richiesta italiana, è definitivamente abbandonato e dimenticato, gettando una pesante ipoteca sulla prossima riforma delle regole del diritto di asilo. Ogni cooperazione in materia è affidata alla buona volontà degli Stati membri. Già non rispettavano le quote obbligatorie, figuriamoci come accorreranno spontaneamente in aiuto di un governo che considerano politicamente ostile. _________________________________________________________________________________________ A margine della questione migratoria, sempre attenendosi ai fatti, vale la pena di segnalare che il governo Conte ha sottoscritto senza fiatare il rinnovo delle sanzioni alla Russia, che era un obiettivo contro cui il programma di Lega e Cinque Stelle prevedeva una lotta senza quartiere. E ha anche approvato le raccomandazioni economiche che Bruxelles ha indirizzato all'Italia e che contemplano una manovra correttiva per dieci miliardi di euro nei conti pubblici del 2019. Con buona pace della coerenza. _________________________________________________________________________________________ Se l'Italia esce male da questo vertice, con la prospettiva di continuare a prendere non solo i migranti in arrivo dalla Libia, ma anche quelli che ci verrano rimandati dalla Francia e dalla Germania, l'Europa non ne esce certo meglio. Grazie al contributo determinante del nuovo governo italiano, che ha artificialmente drammatizzato la questione migratoria, l'ultradestra sovranista dei Paesi di Visegrad ha ottenuto la sua prima e indiscutibile vittoria politica. _________________________________________________________________________________________ Il documento conclusivo riconosce che "gli ingressi illegali nell'Unione europea sono diminuiti del 95 per cento rispetto al picco del 2015". Ma nonostante questo affronta il problema come se si trattasse di una gravissima emergenza, più importante della guerra commerciale dichiarataci da Trump o del completamento dell'Unione monetaria, che viene rinviato al vertice di dicembre. _________________________________________________________________________________________ E la logica che prevale, la strategia a cui i capi di governo sembrano ispirarsi, è quella di una chiusura totale delle proprie frontiere, sia terrestri sia marittime. Polacchi e ungheresi esultano, e con ragione. Se il populismo è la strumetalizzazione di paure irrazionali, di pericoli spesso non reali, per capitalizzare consenso politico, non poteva ottenere successo più grande. Anche Paesi che finora avevano tenuto alti i valori umanitari su cui fu fondata l'Europa, come la Francia, il Belgio o la Germania, si allineano alle paure artificiali fomentate dal fronte nazional-populista. _________________________________________________________________________________________ Merkel, del resto, deve fare i conti con la destra del proprio partito e degli alleati bavaresi. Macron è incalzato nei sondaggi dal Front National di Marine Le Pen. L'idea puramente illusoria che un fenomeno epocale come quello migratorio possa essere risolto allontanando le navi dei soccorritori dalle coste libiche e condannando i naufraghi ad affogare viene accreditata come una soluzione percorribile. L'unico gesto sensato deciso ieri è lo sblocco di cinquecento milioni da destinare allo sviluppo del Nord Africa: una goccia di solidarietà in un mare di egoismo narcisista. _________________________________________________________________________________________ È vero che la politica europea ha sempre previsto la necessità di respingere i migranti illegali e di dare asilo solo ai profughi che ne avessero diritto. Ma il salto di qualità negativo che si è registrato al vertice di ieri è nello spirito che traspare dal comunicato finale. Uno spirito persecutorio, che vede il profugo economico come un male da debellare a tutti i costi, un nemico da rinchiudere in centri di custodia in attesa dell'espulsione. _________________________________________________________________________________________ Se si vuole, sono lo spirito e la logica di Salvini. Che avrebbe tutti i motivi per rallegrarsi degli esiti del vertice di ieri. Ma il leader leghista ha in realtà ben poco da festeggiare. La logica degli egoismi nazionali, che ha trionfato a Bruxelles, finisce infatti per penalizzare solo e soprattutto l'Italia. Toccherà al ministro dell'Interno negoziare la riammissione dei migranti illegali che abbiamo lasciato partire verso un Nord Europa che ora chiude le frontiere. Toccherà a lui creare i centri di detenzione in cui si ingolferanno i nuovi arrivati che continueremo a doverci tenere. Toccherà a lui gestire, se ci riuscirà, le espulsioni delle decine di migliaia di irregolari che già affollano il nostro Paese. _________________________________________________________________________________________ E se non peseranno sulla sua coscienza i morti che la nuova Europa-fortezza lascerà annegare nel Canale di Sicilia, certo peserà l'ironia di una svolta tanto fortemente voluta e che ora si ritorce contro di lui. Tutto questo, beninteso, con la piena solidarietà dell'Europa. A parole. I fatti, Conte e Salvini li aspettavano prima del vertice. E li stanno aspettando dopo il vertice. E continueranno ad aspettarli ancora per molto, molto tempo. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 01 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Non si sa bene come andrà a finire ma un vantaggio, rispetto a precedenti momenti neri, è che l’arma del ridicolo, nel corso del Novecento, abbiamo imparato a usarla: aguzza la vista e affina i sensi meglio di qualunque appello retorico. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Ossimoro perfetto] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 01 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ L’idea di una “internazionale nazionalista” sarebbe piaciuta ai dadaisti, per la sensazionale assurdità del concetto (è l’ossimoro perfetto). Forse anche ai futuristi, perché emana un inconfondibile puzzo di guerra, dev’essere per la parola “nazione”, innesco ideale di quasi ogni carneficina moderna. _________________________________________________________________________________________ Quanto agli umoristi — ordine professionale al quale fui iscritto da giovane e che ancora mi manda gli auguri di Natale — sono attirati come le mosche dall’avanzata dei Nuovi Capi, dal petto in fuori e pancia (quasi) in dentro di Salvini, dai ducetti dell’Est benedetti dal pope, ma sotto sotto sognano un nuovo patto di Varsavia per spezzare le reni all’Europa dem-deb (democratica e debosciata). _________________________________________________________________________________________ Irresistibili, per quanto tremende, anche le processioni cristianiste (mutuo il termine da “islamiste”) sui confini polacchi, col crocifisso che si erge sopra il filo spinato senza accorgersi che le spine fanno pendant con quelle ficcate nella fronte del Nazzareno. _________________________________________________________________________________________ Poi ci sono i Paesi dei Campanelli che ebbero gloria quando furono Impero — asburgico prima, sovietico dopo — e ora, restituite dalla storia alla loro solitudine, abbaiano alla luna per farsi coraggio, con le ragazze in costume tradizionale in posa per la Patria — ma l’effetto è quello di Sereno Variabile. Non si sa bene come andrà a finire ma un vantaggio, rispetto a precedenti momenti neri, è che l’arma del ridicolo, nel corso del Novecento, abbiamo imparato a usarla: aguzza la vista e affina i sensi meglio di qualunque appello retorico. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 27 del 01 luglio 2018
continua
§1 - La storia punisce l’ignavia dell’Europa (di Eugenio Scalfari) §2 - L'amaca [Alba Dorata] (di Michele Serra) §3 - Le parole che Rodotà direbbe oggi (di Simometta Fiori)
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2018


Anno XI N° 26 del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ L'Ue dovrebbe diventare una federazione, ma non ci riuscirà con la politica razzista di Salvini. Nella società globale comandano i grandi imperi, ma il Vecchio Continente non lo è più. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La storia punisce l’ignavia dell’Europa _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 24 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Domenica scorsa ho dedicato il mio articolo a due personalità italiane che, operando in settori molto diversi l'uno dall'altro, avevano entrambe contribuito al rafforzamento dell'Unione europea e delle singole nazioni che la compongono: Mario Draghi e Marco Minniti. Sono passati appena sette giorni da allora e la storia dell'Italia e dell'Europa si è completamente capovolta: il sovranismo delle singole nazioni si è rafforzato e insieme con esso è comparso un sentimento di razzismo di cui non si aveva ancora alcuna presenza se non estremamente marginale. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo, la Lega di Matteo Salvini nei sondaggi ha addirittura raggiunto il 29,2 per cento dei consensi superando da sola i 5 Stelle che dal 32 sono scesi al 29 per cento. La Lega per di più può contare su un 9-10 per cento di Forza Italia e un 4 di Fratelli d'Italia, per un totale che arriva abbondantemente sopra il 40 per cento. _________________________________________________________________________________________ Questa è la storia in termini numerici, mai così pessima per l'Italia e per l'Europa, dove fenomeni analoghi a quelli della Lega si stanno rafforzando in molti Paesi, a cominciare da quelli di Visegrád, ma non soltanto: anche in Grecia, in Austria, in Scandinavia e in alcune regioni della Francia, dove, per fortuna, Macron ha poteri presidenziali che lo mettono al riparo da emergenti fenomeni di razzismo e di nazionalismo che da tempo si sentivano del tutto sconfitti. _________________________________________________________________________________________ Draghi per fortuna sarà ancora per un anno alla testa della Bce, ma Minniti è ormai fuori da ogni potere perché il governo Gentiloni da tempo non c'è più, sicché la politica del futuro migratorio si è capovolta portando la politica italiana al vertice del razzismo. Si è visto nello scontro tra Salvini e Saviano, nelle misure programmate contro i rom. _________________________________________________________________________________________ Questi fenomeni nell'Italia di oggi sono ancora marginali, ma sono comunque entrati a far parte del programma di governo. I 5 Stelle non li condividono e il premier Conte ne sembrerebbe anch'egli alieno. Mattarella per quanto gli compete è del tutto contrario, ma la forza popolare attratta dalla destra razzista sembra pronta a seguire il Capo che, a sua volta, sta considerando l'ipotesi di nuove elezioni da effettuarsi entro un anno. Che faranno, rispetto a questa ipotesi, i 5 Stelle? E il Partito democratico? E come sarà modificata la legge elettorale? E infine quale sarà il risultato delle prossime elezioni europee? _________________________________________________________________________________________ Dirò qui il risultato d'una diagnosi che finora era sfuggita a chi si occupa di questi problemi: il vero malanno politicamente e socialmente non è l'Italia o perlomeno non è soltanto l'Italia, ma è soprattutto l'Europa, a cominciare dalla più forte delle nazioni europee: la Germania. La coalizione della Cancelliera si è improvvisamente spaccata in due: la Csu, forte soprattutto in Baviera, ha rotto con la Cdu della Merkel. Non era mai accaduto. _________________________________________________________________________________________ Sono entrambi due partiti con un fondamento politico-religioso: la Cdu segue un'ispirazione cristiana di centro-sinistra, molto più protestante che cattolica; la Csu rappresenta il cattolicesimo di destra. Come mettere Gronchi, Fanfani e Moro da una parte e Dossetti dall'altra. Naturalmente in Italia, Paese sede del Vaticano, l'influenza religiosa era politicamente molto forte; in Germania no, è quasi invisibile ma c'è. È comunque la prima volta che quei due partiti, sempre alleati, si dividono _________________________________________________________________________________________ L'iniziativa non è stata della Merkel che anzi politicamente ne sta molto soffrendo. Il principale rappresentante della Csu, Horst Seehofer, occupa l'importante carica di ministro dell'Interno ed è tuttora al suo posto. La Merkel infatti non vorrebbe affatto che l'aspro dissenso politico con la Csu producesse un forte distacco che forse renderebbe indispensabili nuove elezioni. Ragion per cui il ministro dell'Interno tedesco ha ricavato l'amicizia del ministro dell'Interno italiano (Salvini) sul tema dell'Europa rispetto all'immigrazione. I due, almeno sulla carta, sembrano abbastanza allineati, mentre non lo sono i socialisti della Spd, anch'essi alleati dei due partiti cristiani di centro. _________________________________________________________________________________________ Vedremo il risultato del sostegno di Salvini a Seehofer. Sta di fatto che anche questo è il sintomo della crisi europea. La Merkel, come se nulla stia accadendo nel suo governo, continua a comportarsi con Macron come se il patto tra loro fosse tuttora in piedi, ma di fatto non lo è. Macron si avvale dei suoi poteri presidenziali sulla Francia ed è quindi il leader attualmente più forte in Europa sul tema dell'immigrazione, soprattutto per quanto esso riguarda la situazione generale del Mediterraneo _________________________________________________________________________________________ Macron è alleato con lo spagnolo Sanchez e con quelli che condividono la politica di Minniti, ministro dell'Interno dell'ex governo Gentiloni: gli immigrati vanno fermati in campi sulla costa libica, che debbono essere bonificati e servono a trattenere gli immigrati sulla costa africana per essere rinviati nei Paesi d'origine non appena in quelle zone cominci la programmata politica di investimenti europei. Capitali europei, nuove produzioni che mettano economicamente in moto i Paesi africani invertendo in tal modo la corrente di fondo dell'immigrazione, non più dall'Africa all'Europa, ma al contrario: gli immigrati tornino in patria, un processo di industrializzazione si metta in moto con capitali cospicui, tecnici e specialisti europei che affluiscano in Africa e avviino l'industrializzazione di quelle regioni. _________________________________________________________________________________________ Bisognerebbe che l'intera Europa partecipasse a questa politica ma, da quando in Italia domina Salvini soprattutto per quanto riguarda l'immigrazione, il problema è assai più complesso: l'Europa dovrebbe impegnarsi in Africa per impedire l'immigrazione in Europa e contribuire al sostanziale miglioramento dell'economia africana mentre Salvini considera tutta quella gente come carne da cannone; sicché sperare in un contributo positivo della Lega è soltanto un sogno. Quanto a Minniti, che di quel programma è uno dei più importanti autori, è fuori gioco e per rientrarvi dovrebbe operare con le vesti di un dirigente nominato dall'Europa. _________________________________________________________________________________________ Tra poco ci saranno le elezioni europee e vedremo quale Parlamento ne uscirà, chi lo presiederà, chi presiederà la Commissione che è in sostanza il governo dell'Unione, sia pure con poteri largamente limitati. _________________________________________________________________________________________ Una cosa è certa: l'Europa è composta da nazioni che con il passar del tempo appoggiano sempre più due obiettivi da realizzare. Il primo era quello di estendere a tutti i Paesi la moneta unica che in questo modo avrebbe avuto la stessa forza del dollaro e forse perfino di più. Ma questo obiettivo non è stato minimamente tentato. _________________________________________________________________________________________ Il secondo obiettivo dell'Europa e in particolare dell'Eurozona era di rafforzare le proprie istituzioni in un processo che dovrebbe avere come finalità quella di trasformare una Confederazione in una Federazione. Di qui un ministro delle Finanze unico per l'Eurozona; un ministro dell'Interno unico con competenze specifiche sia sul tema dell'immigrazione sia su quello delle comunicazioni riservate e del controspionaggio. Infine una sorta di Fbi operante alla dipendenza del ministro dell'Interno. _________________________________________________________________________________________ Va anche detto che l'ipotesi della Federazione escluderebbe - ove fosse finalmente realizzata - i poteri del presidente francese, i quali dovrebbero essere assorbiti dal presidente europeo. L'Europa riuscirà a realizzare in tutto o in parte questo obiettivo? In tutto lo escluderei ma almeno in parte dovrebbe e sarebbe già un notevole successo. Ma da quel che sta accadendo adesso, specie con la politica razzista e antieuropea di Matteo Salvini, la risposta è purtroppo negativa. Il sovranismo nazionale è in forte crescita e non si vede chi riesca a fermarlo e a invertire la rotta. _________________________________________________________________________________________ Ripeterò quanto scritto più volte ma purtroppo senza alcun risultato. In una società globale dove contano soltanto gli Imperi, chi comanda sono gli Stati Uniti d'America, la Russia, la Cina. In parte l'Oceania. Il resto sono popoli e Paesi imbarcati su scialuppe di salvataggio che sono alla mercé delle grandi navi che rappresentano gli Imperi esistenti. Il numero di questi imperi potrebbe però in breve tempo aumentare. Per esempio l'America del Sud; per esempio un'ampia quota dell'Africa centro-meridionale. L'Europa, che è stata duemila anni fa la culla di un grande Impero, non lo sarà mai più. Colpa nostra e solo nostra. La storia ci sta già punendo e sempre più ci punirà. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Il rogo politico appiccato dal ministro della Paura Salvini sul fronte dei migranti, degli zingari, di Saviano, dei vaccini, di tutto quanto potesse servire ad accreditare il suo ruolo di ammazzasette, ha bruciato sul nascere qualunque altra lettura di questo governo. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Alba Dorata] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 24 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Nei giorni scorsi il ministro del Lavoro Di Maio si è occupato delle condizioni contrattuali dei cosiddetti rider, precari della consegna a domicilio.È stato il suo primo atto politico di governo; e qualunque sarà il risultato, è stata una scelta importante, che pone rimedio a precedenti omissioni e lacune. Se questo fosse veramente, come si illude di essere, il “governo del cambiamento”, il suo biglietto da visita avrebbe potuto essere, appunto, l’apertura di un fronte sindacale nuovo di zecca, in rappresentanza simbolica di tutto il precariato fin qui quasi privo di voce. _________________________________________________________________________________________ Ma non lo è stato: perché il rogo politico appiccato nel frattempo dal ministro della Paura Salvini sul fronte dei migranti, degli zingari, di Saviano, dei vaccini, di tutto quanto potesse servire ad accreditare il suo ruolo di ammazzasette, ha bruciato sul nascere qualunque altra lettura di questo governo. Con buona pace dei precari, la cui causa, nell’agenda politica, è a stento nella top ten, saldamente presidiata dalle istanze leghiste, che sono istanze securitarie, sovraniste, antieuropee, in due parole sole: di estrema destra. _________________________________________________________________________________________ Disse qualche anno fa Beppe Grillo che si doveva ringraziare il suo movimento perché avrebbe evitato all’Italia l’arrivo al governo di Alba Dorata. Speriamo che Grillo, Di Maio, le loro cerchie di pensatori e la loro legione di elettori non siano costretti a rendersi conto del fatto che Alba Dorata, al governo, ce l’hanno portata loro; e che per questo, solo per questo rischiano di passare alla storia. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Un anno fa moriva il grande giurista Stefano Rodotà. Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Azzariti raccontano “la mancanza della sua voce, mentre si assiste alla frantumazione nazionalistica di quei diritti per cui lui aveva combattuto” _________________________________________________________________________________________ Simometta Fiori _________________________________________________________________________________________ §3 - Le parole che Rodotà direbbe oggi _________________________________________________________________________________________ (di Simometta Fiori Repubblica.it 23 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Un anno fa moriva il grande giurista. Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Azzariti raccontano “la mancanza della sua voce, mentre si assiste alla frantumazione nazionalistica di quei diritti per cui lui aveva combattuto”. Che avrebbe detto oggi Stefano Rodotà? Come avrebbe reagito il giurista che teorizzava il diritto a protezione dei più deboli in un’Italia che fa la voce grossa con gli ultimi? Quale bussola morale ci avrebbe indicato al cospetto di un ministro dell’Interno che respinge i migranti, minaccia censimenti etnici, dileggia esseri umani devastati da guerre e miseria? Raramente un anniversario si rivela nella sua drammatica attualità: a un anno esatto dalla scomparsa, niente sembra più lontano dall’eredità civile e culturale di Rodotà del Paese sovranista che maltratta i più fragili. «La mancanza della sua voce ci appare ogni giorno più grave e pesante», dice Gustavo Zagrebelsky, che gli è stato affianco in molte battaglie ideali. _________________________________________________________________________________________ «Rodotà ha dedicato il suo impegno culturale a valori quali dignità, umanità, libertà, tolleranza, giustizia, solidarietà: tutti temi provvisti di una portata universale, che non si prestano a essere declinati per nazionalità. I diritti umani sono per tutti — italiani, senegalesi, rom — senza esclusioni. Oggi stiamo assistendo a una frantumazione nazionalistica di questi valori, che non vengono negati in sé ma parcellizzati, reclamati da alcuni a danno di altri. Una pretesa particolaristica che si traduce in compressione dei diritti altrui». È la fine di un mondo, continua Zagrebelsky, il tramonto di principi sanciti dalla dichiarazione dei diritti universali, stelle polari conquistate dalla storia dopo le catastrofi del XX secolo. _________________________________________________________________________________________ «Si blindano i confini esterni e se ne costruiscono di nuovi all’interno, al fine di separare quelli che stanno con noi ma non sono parte di noi: oggi migranti e nomadi, domani chissà chi altri». Non si tratta di ignorare i problemi che possono derivare dalla presenza dei rom nelle grandi città, «ma il passaggio alle ruspe implica un salto culturale enorme». E allora bisogna trovare soluzioni «senza violare quei principi che sono al centro della ricerca intellettuale di Rodotà». _________________________________________________________________________________________ Una sua parola chiave è “dignità”, il rispetto della persona nella sua integrità, termine a cui attribuiva maggiore immediatezza rispetto a parole storiche come “eguaglianza”, “libertà”, “fraternità” proprio perché più direttamente evocativa dell’umano. «Come tutti i classici, Rodotà ha anticipato le risposte alle domande ora più urgenti», interviene Gaetano Azzariti, il costituzionalista che ne è stato allievo. «Un punto essenziale della sua costruzione teorica è l’antropologia dell’homo dignus, che considerava il grande lascito della Costituzione. Non è un caso che i primi articoli della Carta europea, a cui Stefano diede un contributo essenziale, siano dedicati alla dignità. _________________________________________________________________________________________ […] Sicuramente uno come lui, con la sua dottrina, sarà stato sollecitato molte volte a prestare consulenza o a fornire pareri pro veritate nei processi in cui si muovono enormi interessi economici. Non l’ha mai fatto. E anche questa scelta indica quanto tenesse all’autonomia della sua professione». _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 26 del 24 giugno 2018
continua
§1 - Draghi e Minniti per l'Italia e la UE (di Eugenio Scalfari) §2 - L'amaca [Yalta o Guerre Stellari???] (di Michele Serra) §3 - L'amaca [Razzisti o classisti ?] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 18 giugno 2018


_________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Governo Salvini-Di Maio: una delle soluzioni peggiori che il nostro Paese abbia mai votato. Se molti italiani cambieranno idea col passare del tempo, questa, sì, sarebbe una fortuna, ma per averla bisogna combattere dalla parte giusta. Oso augurarmi che questo avvenga presto. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Draghi e Minniti per l'Italia e la UE _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 giugno 2018) In questi ultimi dieci anni l’Europa, anzi l’Occidente globalmente considerato, ha avuto personalità rilevanti in politica e in economia, due settori che sembrano distanti e infatti lo sono, ma intimamente intrecciati. Sono stati dieci anni d’una crisi economica, cominciata nel 2007 a New York e in tutta l’economia americana, che inizialmente sembrò riguardare soltanto una banca, ma dopo pochi mesi diventò una tempesta e, valicando in poche ore l’Atlantico, arrivò sull’Europa come un turbine di fuoco e fiamme. Questa tempesta infuriò per un anno, poi gradualmente rallentò la sua forza anche per l’intervento di personaggi di notevole rilievo. _________________________________________________________________________________________ Editorialmente queste vicende richiederebbero un libro e non certo un articolo di giornale. Perciò ci limitiamo a un solo nome, che tuttavia ha ricoperto una parte notevole in questa storia: Mario Draghi. All’inizio della crisi presiedeva la Banca d’Italia, ma poi passò alla presidenza della Banca centrale europea (Bce), fondata per amministrare la moneta di recente esistenza, l’euro, condivisa da 19 Paesi europei tra cui i più importanti: la Germania, la Francia, l’Italia, la Spagna, l’Olanda, il Portogallo, la Grecia, i Paesi scandinavi. Draghi ha nel consiglio della Bce tutte le Banche centrali dei vari Paesi che hanno aderito all’Euro. La Banca centrale tedesca ( Bundesbank) ha spesso votato contro la sua politica monetaria, tutte le altre a favore. _________________________________________________________________________________________ Nell’autunno del 2019 il mandato di Draghi scadrà e non sarà rinnovabile. Perderemo un uomo di prim’ordine che non sarà facile sostituire. Ma qual è stata la sua politica monetaria, che ha conferito alla sua figura un carattere storico? Dobbiamo tenere presente che Draghi ha sempre avuto, direi nella testa e nel cuore, l’obiettivo di realizzare un’Europa con una struttura costituzionale federale, sia pure limitata ai 19 Paesi dell’Eurozona. Se si dice a lui che questo è stato il suo obiettivo, risponderà di no. E forse è una risposta che corrisponde soggettivamente alle sue intenzioni, ma oggettivamente non è così. _________________________________________________________________________________________ La sua politica non è stata soltanto monetaria, ma ha creato situazioni di politica economica e sociale che altrimenti non si sarebbero verificate. Gli obiettivi sono stati i seguenti: 1. Impedire la deflazione in tutti i Paesi dell’Eurozona. 2. Impedire che l’inflazione sorpassi il 2,5 per cento. 3. Stimolare la piena occupazione e limitare (non impedire) l’occupazione a tempo determinato specie tra i giovani. 4. Stimolare le esportazioni dei Paesi che hanno bisogno di valuta estera per l’acquisto di materie prime che quei Paesi non possiedono. 5. Unione bancaria europea che riguardi i crediti in sofferenza trasferendo la titolarità all’Unione europea finanziata per quest’operazione con emissione di Buoni del Tesoro europeo venduti sul mercato. 6. Creare un ministro delle Finanze unico per tutti i Paesi dell’Eurozona. _________________________________________________________________________________________ Questa più o meno la politica europeista di Draghi, il quale ha anche tenuto presente l’entità del debito pubblico italiano e la necessità di ridurlo con apposite politiche di bilancio e fiscali che puntino a ridurre le diseguaglianze dei redditi. L’acquisto da parte della Bce di titoli dei vari Paesi è servito a immettere liquidità nel sistema affinché i vari obiettivi fossero raggiunti. Ora questa politica è praticamente conclusa. Il ministro delle Finanze unico, in teoria già approvato dall’Unione europea ma non ancora scelto e insediato, potrebbe non piacere al nuovo governo italiano. Ma il tema dovrebbe essere affrontato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E il Pd dovrebbe far sua questa battaglia. _________________________________________________________________________________________ *** Questo è stato e sarà ancora per qualche mese Mario Draghi. Ora vorrei fare un altro nome che, con altre caratteristiche ma analoghe capacità, ha operato nel delicatissimo settore dell’immigrazione: Marco Minniti, ex ministro dell’Interno nell’ex governo Gentiloni. Minniti è stato un buon ministro dell’Interno, soprattutto nella vigilanza rispetto a quelle che si chiamano le “periferie” dell’Isis, che ci sono anche in Italia e vanno seguite giorno per giorno e ora per ora per impedire che eventuali loro progetti sovversivi si realizzino come è già avvenuto in altri Paesi. Ma l’aspetto più significativo di Minniti riguarda un tema diverso, quello dell’immigrazione. Un tema di grande importanza per il nostro Paese, che geograficamente è il più vicino alla costiera libica, tripolina e cirenaica. _________________________________________________________________________________________ Gli sforzi di Minniti in quell’area datano da meno di un anno e si collegano, appunto, al tema dell’immigrazione. Il movimento di singoli individui e famiglie, ma in certi casi di interi popoli, è stato messo in moto soprattutto dalla società globale e infatti questi continui movimenti avvengono dovunque e in qualunque direzione. Papa Francesco, che ha colto tra i primi questo fenomeno, l’ha chiamato in senso positivo « meticciato » , cioè una continua mescolanza e possibilmente integrazione tra popoli di origini diverse che incontrandosi e integrandosi daranno luogo a una sorta di nuova razza diffusa in vari continenti, perché si tratta d’un fenomeno di massa che secondo gli esperti durerà a dir poco un secolo. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente il tema di Minniti è molto più localizzato: si tratta di gestire l’immigrazione che da alcune regioni africane punta verso l’Italia e, attraverso l’Italia, verso altri Paesi dell’Europa ancor più appetibili del nostro. Minniti ha avuto vari aspetti dell’immigrazione da studiare e vari obiettivi concreti da realizzare. _________________________________________________________________________________________ Cerchiamo di esaminarli uno per uno. C’è innanzitutto quello dei campi di detenzione che sono stati aperti in Italia e sulla costa libica. Quelli italiani, secondo il piano Minniti, dovrebbero al più presto essere chiusi perché non c’è ragione che gli immigrati in Italia restino a lungo in campi assai male amministrati. Se si tratta di rifugiati da accogliere, allora vanno inseriti in singoli Comuni dopo le necessarie trattative con le autorità locali, e lì possono avere un futuro lavorativo e familiare. Diversamente vanno rimpatriati. Ma dove e come? _________________________________________________________________________________________ Sulla costa libica di campi di concentramento ce ne sono molti e finora anch’essi malamente amministrati. Minniti ha cominciato proprio lì il suo lavoro, d’accordo con le varie autorità libiche, quella di Tripoli, di Tobruk e di Bengasi. I campi sono stati già in buona parte presi sotto il diretto controllo italiano con l’assistenza anche di un reparto di polizia militare che ha l’unico compito di sorvegliare che l’amministrazione sia effettuata secondo le norme civili stabilite. Purtroppo questi campi sono indispensabili perché la fuga dai Paesi d’origine di molte famiglie o singoli individui è continua e, se abbandonata al gruppo di chi ci specula, essa tende ad aumentare di numero. Bisogna dunque operare in due modi: bonificare i campi costruiti e cercare di arrestare la fuga dai Paesi d’origine. _________________________________________________________________________________________ Questo sarebbe ed è già il punto decisivo della politica minnitiana: i fuggitivi dai Paesi d’origine, sempre che non abbiano commesso reati e siano fuggiti per evitare le sanzioni conseguenti, sono il frutto di una speculazione in grande stile di vari gruppi scellerati, i quali, facendosi lautamente pagare in euro o in dollari e non certo nella moneta locale, li prendono sotto custodia, li guidano lungo il deserto fino a raggiungere la costa o cirenaica o tripolina o addirittura egiziana venendo dal Sudan. Poi questi migranti vengono imbarcati sui gommoni e avviati soprattutto verso la costa o alcune isole italiane, che sono le più vicine. Talvolta, come sappiamo dalle cronache, sono abbandonati prima di sbarcare. Una volta in Italia, spesso tentano di proseguire verso la Germania, che è uno dei punti d’arrivo di queste organizzazioni para-mafiose. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente i campi costieri che sono stati presi in amministrazione da Minniti (e cioè dal governo italiano) tendono ad arginare il flusso verso l’Italia e a creare un deflusso in direzione contraria, cioè verso i Paesi d’origine. Sono Paesi abbastanza fertili, molti dei quali si affacciano sull’Atlantico, e i loro governi centrali, spesso dittatoriali o comunque di una democrazia assai dubbia, sono in gran parte formati da tribù locali guidate da califfi. È una situazione para- feudale che alimenta guerre interne e l’ascesa di temporanee dittature. I califfi tuttavia e le relative tribù rappresentano la struttura di quei Paesi. In alcuni di loro, che sono poi l’origine del flusso di immigrati scaricati sulle coste italiane, hanno preso contatto con Minniti e sono addirittura venuti al Viminale. _________________________________________________________________________________________ Alla base dell’accordo c’è l’investimento di capitali italiani ed europei, con il lancio di produzioni industriali che i Paesi d’origine chiedono e dove sarebbe impiegata una manodopera in buona parte formata dai quei fuggitivi riportati in patria, con un impiego lavorativo già concordato e anche lì con piccoli contingenti militari a difesa di impianti e di chi ci lavora. Insomma, una strategia di industrializzazione di alcuni settori africani che avrebbe il compito di invertire la direzione: non fuga verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, ma afflusso di capitali e anche di italiani e di europei destinati a far funzionare l’industrializzazione delle regioni africane. Nel frattempo, e questa è un’altra iniziativa di Minniti ma anche di comunità cristiane del tipo di Sant’Egidio, sono stati aperti alcuni cosiddetti corridoi di comunicazione da Ovest verso Est per trovare altri sbocchi e altre attività. _________________________________________________________________________________________ Questo è stato il lavoro di Minniti. Poi al suo posto e al posto del governo Gentiloni è subentrata la nuova coalizione e in particolare il ministro dell’Interno di oggi, Matteo Salvini, il quale sull’immigrazione ha un concetto esattamente opposto a quello di Minniti. Inutile aggiungere, perché è un fatto notorio, che Salvini vuole chiudere il tema dell’immigrazione così come vuole chiudere i porti e vuole semmai cacciare tutti i rifugiati: che se ne tornino a casa e lì restino. _________________________________________________________________________________________ La mia opinione è che una personalità con la competenza di Minniti in questo settore dovrebbe essere utilizzata dall’Europa, le cui autorità dovrebbero affidargli appunto la soluzione in chiave europea della politica dei migranti. Sarebbe una soluzione molto positiva dal punto di vista europeo e anche italiano per tutti quelli che giudicano il governo Salvini- Di Maio come una delle soluzioni peggiori che il nostro Paese abbia mai votato. Se molti italiani cambieranno idea col passare del tempo, questa, sì, sarebbe una fortuna, ma per averla bisogna combattere dalla parte giusta. Oso augurarmi che questo avvenga presto. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Dello storico incontro di Singapore, niente rimanda al campo capitalista o a quello comunista o a memorie e identità novecentesche; come per avvisarci che, di qui in poi, dovremo arrangiarci a capire tutto daccapo. Per il momento incassiamo una pace contratta con modi da bulli e paurosa pochezza verbale. In passato persone più eleganti e di buone letture scatenarono carneficine. Dunque, occhio ai pregiudizi. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Yalta o Guerre Stellari???] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 13 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Non so se sia un’osservazione marginale, ma nelle storiche foto dello storico incontro di Singapore a stringersi la mano sono due storici freaks. Due tipi umani, diciamo così, non molto regolamentari. Uno è la caricatura dell’americano grosso e zotico, con enormi cravatte rosse che gli penzolano sulla patta dei pantaloni, capelli cotonati color carota, modi volgari e un vocabolario di poche decine di parole, quante ne bastano per twittare. L’altro è una specie di cartoon sferico ed enigmatico, capo di un Paese militarizzato in ogni suo minimo dettaglio, sul quale circolano le voci più efferate e i sospetti più crudeli. _________________________________________________________________________________________ Ben più che a Yalta l’immagine dei due fa pensare a Guerre Stellari, a un’umanità mutante e comunque post-moderna, mai più riconducibile all’estetica borghese e proletaria che segnò il Novecento. Non Roosevelt non Churchill ma neppure Stalin, tantomeno Krusciov la cui moglie pareva il monumento vivente alla massaia rurale, mentre le femmine che circondano Kim paiono esteticamente molto evolute e quasi vistose, più da rapper che da dittatore comunista. _________________________________________________________________________________________ Niente rimanda, in entrambi i campi, quello capitalista e quello comunista, a memorie e identità novecentesche, come per avvisarci che, di qui in poi, dovremo arrangiarci a capire tutto daccapo. Per il momento incassiamo una pace contratta con modi da bulli e paurosa pochezza verbale. In passato persone più eleganti e di buone letture scatenarono carneficine. Dunque, occhio ai pregiudizi. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Bisogna ricominciare a studiare. Sperando che capire meglio le cose, e dirle meglio, prima o poi torni a essere un titolo di merito. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Razzisti o classisti ?] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 16 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Non è razzista, è classista la molla profonda che spinge molti europei a detestare i migranti. È il terrore piccoloborghese nei confronti chi sta sotto e spinge per emergere, i senza voce, i senza reddito: la moltitudine dei soli, veri ultimi del mondo, depredati dalla storia e, scusate la rozza sintesi, dall'uomo bianco. È il succo di una lunga, profonda intervista di Christian Dalenz a Giobbe Covatta (da anni attivo nella cooperazione con l'Africa) sull'Espresso. _________________________________________________________________________________________ Se questa analisi è giusta, lo scontro politico in atto andrebbe riveduto e corretto. Non è degli "ultimi abbandonati dalla sinistra" (ritornello incessante) che il populismo e il sovranismo prendono le difese. È dei ceti medi spaventati e impoveriti (i penultimi, dunque) e della loro paura degli ultimi. La paura è un sentimento mai ammirevole ma sempre rispettabile, e hanno fatto molto male le sinistre europee di ogni ordine e grado a ignorarla. _________________________________________________________________________________________ Ma il loro evidente complesso di inferiorità rispetto all'evidente egemonia culturale delle destre, che parlano e urlano "nel nome del popolo", andrebbe vigorosamente curato. La rappresentanza politica delle destre non è "popolare", è piccolo borghese per cultura e per visione sociale. E questo cambia molte cose, a partire dalla ridefinizione degli interessi in campo e da quella che una volta si chiamava analisi di classe. _________________________________________________________________________________________ Sì, bisogna ricominciare a studiare. Sperando che capire meglio le cose, e dirle meglio, prima o poi torni a essere un titolo di merito. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 25 del 17 giugno 2018
continua
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