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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Napoleone, l'Europa e i disvalori del sovranismo (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 agosto 2018) §2 - Dall’Alpi alle Piramidi, dall’uno all’altro mar sono le parole la guerra di Napoleone (di Pietro Citati Repubblica.it 04 agosto 2018)
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2018


Anno XI N° 31 del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ A differenza dell'epoca delle grandi conquiste di Bonaparte, oggi molto diffusi sono razzismo e populismo, ma dosati diversamente nei partiti più forti _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Napoleone, l'Europa e i disvalori del sovranismo _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 05 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Sulla nostra Repubblica di ieri c'è un'intera pagina di Pietro Citati dedicata a Napoleone. Vorrei chiarire: non tanto a Napoleone, quanto alla letteratura che ne ha lungamente parlato. A cominciare da Mémoires d'outre-tombe di Chateaubriand e poi molti altri testi, dei quali Citati enumera alcuni. Come tutti i grandi personaggi della storia, Napoleone va raccontato e spiegato al pubblico. Non è detto che lui pensasse quello che i suoi raccontatori sostengono, ma il risultato delle sue azioni non è quello che lui si proponeva, ma quello che i suoi raccontatori sono in grado di verificare che abbia effettivamente raggiunto. Senza che lui ne fosse interamente cosciente. _________________________________________________________________________________________ L'articolo di Citati registra con rara efficacia la differenza tra la realtà dei fatti e la realtà di come sono stati interpretati e raccontati nei loro effetti concreti che la storia ha registrato. Il motivo per il quale mi soffermo su questo problema è perché esso si verifica sempre e dovunque. Fa parte di quello che è l'Io, che opera nella nostra specie in modo del tutto diverso dagli altri esseri viventi. Napoleone e la sua storia colgono perfettamente la realtà che la sua presenza in Francia, in Europa, in Russia, in Egitto e nel Mediterraneo ovunque generò. Oggi esistono fatti di altrettanto interesse che poi esamineremo, ma prima voglio ricordare ancora alcuni punti dell'articolo di Citati su Napoleone, perché essi ci insegnano egregiamente la funzione della letteratura e della storia. _________________________________________________________________________________________ "Chi è Napoleone? Chi è il ragazzo che, a otto anni, lasciò da solo la sua casa in Corsica? A prima vista, Napoleone sembra indecifrabile, leggero, ghiacciato, frivolo: un grandioso giocatore d'azzardo. _________________________________________________________________________________________ (...) All'improvviso Bonaparte appare sulla scena: parla insaziabilmente con retorica e accortezza, a proposito di qualsiasi argomento. (...) Passò notti senza chiudere occhio: disteso a terra, tra le mosche, le piramidi, i geroglifici appena scoperti. (...) Elogiava se stesso indossando ogni volta maschere diverse. (...) Ma il suo vero trionfo fu la letteratura: la futile, geniale chiacchiera di Guerra e pace dove, volubilmente, Napoleone-Tolstoj assunsero insieme tutte le parti possibili della realtà e della letteratura. Napoleone vinse dappertutto: sul Reno, in Germania, in Polonia, in Lituania, in Russia. (...) Tutto finì come in una lieve e spiritosa commedia di Shakespeare: sull'isola di Sant'Elena, laggiù, lontano, come avrebbero potuto raccontare Alexandre Dumas e Leone Tolstoj". _________________________________________________________________________________________ E' passato molto tempo da Voltaire, da Tolstoj, da Proust, da Joyce, da Baudelaire e da Rilke. A quell'epoca il sovranismo politico in Europa era totale, quello culturale era inesistente. Il centro non era New York ma Parigi. Oggi, ad un secolo e mezzo di distanza e due guerre mondiali nel frammezzo, il sovranismo è importante politicamente, ma non è più nazionale: i valori (chiamiamoli così anche se sarebbe più esatto chiamarli disvalori) sono il razzismo e il populismo. La politica ed anche l'economia discendono appunto da quei disvalori che fanno dell'Europa il continente più debole del mondo insieme all'Africa e a larga parte dell'America del Sud. Scarso conforto. _________________________________________________________________________________________ I protagonisti italiani sono naturalmente quelli che in Italia posseggono ciascuno il proprio bastone di comando; quello della Lega di Matteo Salvini è il più robusto; quello di Di Maio dei Cinquestelle, insieme a Casaleggio e a Grillo, è leggermente meno forte ma tende a migliorare. Salvini è il centro del razzismo. In Europa questo valore-disvalore c'è con le modalità più spietate presso alcuni governi che, tra l'altro, non condividono la nostra posizione su altre questioni. _________________________________________________________________________________________ Il populismo europeo è invece più forte di quello italiano. Salvo in Francia, dove Macron ha poteri non solo di rappresentanza ma anche di governo presidenziale, in tutto il resto d'Europa il populismo è diffuso, alimentato dai poteri locali dei sindaci e delle confederazioni degli interessi organizzati. Razzismo e populismo possono andare d'accordo tra loro? Evidentemente sì, ma con una differenza che va comunque tenuta presente: Salvini è più forte di Di Maio, ma in Italia, non in Europa. Salvini è al tempo stesso razzista e populista, Di Maio è solo populista, ma razzista no. Queste due differenze consentono a Salvini d'essere più forte ma più solo, e a Di Maio di essere meno forte ma in possibili diverse alleanze. Del resto, in Italia una sinistra politicamente non esiste più, anche se la sua mancanza provoca un vuoto insopportabile. _________________________________________________________________________________________ I Cinquestelle potrebbero interpretare a sinistra il nuovo populismo, nonostante sia politicamente assai friabile. Mazzini non era populista, ma Garibaldi sì. Tuttavia il suo populismo non era altro che la conseguenza del suo grandissimo coraggio, che non a caso gli aveva imposto il nome di Eroe dei Due Mondi. I Cinquestelle somigliano assai poco a questa immagine che la nostra storia nazionale ci consegna e di cui la nostra sinistra avrebbe più bisogno che mai. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ Tutto finì come in una lieve e spiritosa commedia di Shakespeare: sull’isola di Sant’Elena, laggiù, lontano, come avrebbero potuto raccontare Alexandre Dumas e Leone Tolstoj _________________________________________________________________________________________ Pietro Citati _________________________________________________________________________________________ §2 - Dall’Alpi alle Piramidi, dall’uno all’altro mar sono le parole la guerra di Napoleone _________________________________________________________________________________________ (di Pietro Citati Repubblica.it 04 agosto 2018) _________________________________________________________________________________________ Non esiste libro più straordinario su Napoleone Bonaparte delle Mémoires d’outre- tombe di François-René de Chateaubriand, con la loro retorica tenebrosa e l’ironia quasi irraggiungibile. Ricordo il bel testo di un grande studioso francese d’oggi, Marc Fumaroli ( Vie de Napoléon, précédé de Le Poète et l’Empereur, Editions de Fallois, pagg. 448). Tra le mani di Fumaroli, tutto ciò che, in Chateaubriand, era grande, grave e tenebroso, diventa lieve, veloce, spiritoso e irrispettoso. Come nel 5 maggio di Manzoni, sublime esempio di ineffabilità, una risposta a qualsiasi domanda su Napoleone è quasi impossibile. Chi è Napoleone? _________________________________________________________________________________________ Chi è il ragazzo che, a otto anni, lasciò da solo la sua casa in Corsica? A prima vista, Napoleone sembra indecifrabile: leggero, ghiacciato, frivolo: un grandioso giocatore d’azzardo; come il suo ultimo erede, Joseph Conrad, che lo amò con una passione profonda. Dopo la civiltà silenziosa e sistematica di Luigi XIV e di Luigi XV, e la facondia di Rousseau e di Robespierre, all’improvviso Bonaparte appare sulla scena: si mette a parlare: parla insaziabilmente, con retorica e accortezza, a proposito di qualsiasi argomento. _________________________________________________________________________________________ Napoleone non riesce mai a tacere: parla e si ripete, come fosse un personaggio di Gioacchino Rossini, ascoltato su tutte le piazze provinciali d’Italia. Una volta egli disse di sé: «È partito: è arrivato: ha dissipato tutte le tempeste; e ora ritorna nel deserto». Passò notti senza chiudere occhio: disteso a terra, tra le mosche, le piramidi, i geroglifici appena scoperti, quasi indifferente a tutta la realtà esistente o immaginaria. _________________________________________________________________________________________ Forse, come De Quincey, anche lui si nutriva d’oppio: mangiava oppio. La sua vera città era San Giovanni d’Acri, l’ultima cristiana d’Oriente. Bonaparte era un giocatore: credeva, come dice mirabilmente Fumaroli, in tutto quello che desiderava o credeva di desiderare. Nessuno gli era pari al tavolo da gioco. Non faceva che proporre e cancellare regole: parole, regole, invenzioni, enigmi. Bonaparte parlava: parlava insaziabilmente, al punto che il culmine della sua figura non sembra la guerra, ma la parola. Elogiava se stesso, indossando ogni volta maschere diverse. Detestava le donne e le cose alla moda: disprezzava il suo tempo; non credeva a ciò che desiderava. Tentò il suicidio. _________________________________________________________________________________________ Corteggiò il male assoluto e vi si tuffò senza riserve. Ma il suo vero trionfo fu la letteratura: la futile, geniale chiacchiera di Guerra e pace, dove, volubilmente, Napoleone-Tolstoj assunsero insieme tutte le parti possibili della realtà e della letteratura. Napoleone vinse dappertutto: sul Reno, in Germania, in Polonia, in Lituania, in Russia; come l’emulo di uno scrittore che amava moltissimo Napoleone - Walter Scott. La Russia diventò un personaggio della sua fantasia: scoprì il Cremlino; immaginò Pietroburgo. _________________________________________________________________________________________ Tutto finì come in una lieve e spiritosa commedia di Shakespeare: sull’isola di Sant’Elena, laggiù, lontano, come avrebbero potuto raccontare Alexandre Dumas e Leone Tolstoj. [PCt] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 05 agosto 2018 _________________________________________________________________________________________ In sostanza, che importa sapere se l'Italia sia o non sia un paese razzista? L'importante è prendere atto che di italiani razzisti ce n'è un bel numero; che si stanno organizzando con una certa tranquillità, oserei dire con un certo agio, potendo giovarsi di governanti nuovi di zecca che negano il problema _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Razzista si...ma moderato] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 31 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Ci sono quelli che inseguono l'arabo sospetto, lo menano, gli scappa la mano e quello muore. Quelli che tirano le uova in faccia all'azzurra Daisy, più bella, più brava e più italiana di loro, ma nera come l'ambra, e la mandano all'ospedale. C'è il senegalese (cittadino italiano) che in una Asl abruzzese (un luogo pubblico, insomma casa nostra) si sente dire da un impiegato gentiluomo "questo non è l'ufficio del veterinario". _________________________________________________________________________________________ C'è stato il fascista di Macerata che sparò agli africani per le strade ed ebbe esemplare impatto sulla campagna elettorale, "se la sono cercata", "non se ne può più" e via precipitando nella fogna che porta alla morte dei diritti personali, proprio quelli basici, il pane della civiltà. Più indietro negli anni si registrano un paio di stragi di africani, in Campania e a Firenze, precedenti l'attuale periodo e ad esso propedeutiche. _________________________________________________________________________________________ In sostanza, che importa sapere se l'Italia sia o non sia un paese razzista? L'importante è prendere atto che di italiani razzisti ce n'è un bel numero; che si stanno organizzando con una certa tranquillità, oserei dire con un certo agio, potendo giovarsi di governanti nuovi di zecca che negano il problema; e non dicono mezza parola, sull'argomento, che non sia di ottusità o di indifferenza. Abbiamo anche noi i nostri nazisti dell'Illinois, con il canapo insaponato pronto nel baule del Suv, e la pagina Facebook sempre col colpo in canna. Quelli che ci mancano, purtroppo sono i Blues Brothers. Cercansi candidati. [MSe] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 32 del 05 agosto 2018
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