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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Nuova sinistra: democrazia, Europa, libertà e eguaglianza (di Eugenio Scalfari) §2 - L'autogol complottista di Di Maio (di Massimo Giannini)
post pubblicato in diario, il 15 luglio 2018


Anno XI N° 29 del 15 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Abbiamo bisogno di una sinistra nuova, moderna, adatta a gestire quello che sta accadendo non solo nel nostro Paese ma soprattutto nel continente del quale facciamo parte. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Nuova sinistra: democrazia, Europa, libertà e eguaglianza _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 15 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Salvini sconfitto da Mattarella attraverso il “portavoce” Giuseppe Conte, per quanto riguarda i profughi che sono sbarcati a Trapani. Di Maio a sua volta prende la politica al volo per infliggere all’amico-rivale Salvini un’altra botta: abolendo i vitalizi degli ex membri della Camera. Di Maio opera secondo la sua filosofia, Salvini invece non ce la fa. È così? Solo in parte, in piccola parte è così. Il capo della Lega è abbastanza forte in Europa oltre che in Italia; Di Maio invece in Europa conta poco o nulla e in Italia sta perdendo voti e probabilmente ancora ne perderà: è passato dal 32,2 al 28 per cento secondo gli ultimi sondaggi subito dopo il voto locale di qualche settimana fa. Riuscirà a risollevarsi con l’abolizione dei vitalizi degli ex deputati? _________________________________________________________________________________________ Personalmente sono tra i titolari del vitalizio: fui deputato nella legislatura 1968-1972 e percepisco ogni mese un vitalizio di 2200 euro mensili. Qualche anno fa proposi alla direzione della Camera l’abolizione del mio personale vitalizio, ma la mia richiesta fu respinta. _________________________________________________________________________________________ Oggi è utile quell’abolizione che però Di Maio non ha ancora attuato: la proposta dovrà essere votata non solo dalla Camera ma anche dal Senato e non è affatto certo che sia approvata. Nell’ipotesi per esempio che l’ex deputato sia ridotto in una condizione sociale per la quale il vitalizio lo aiuta a campare, cosa si deciderà? Si vedrà nelle prossime settimane. _________________________________________________________________________________________ Ma, intanto, parlano solo in Italia, mentre in Europa sono di fatto inesistenti. Questa è la settimana appena trascorsa: un Salvini razzista in crescita e un Di Maio populista in diminuzione. _________________________________________________________________________________________ Il vero problema del nostro Paese è la sinistra. Non c’è più. Ma c’è mai stata per lungo tempo, oppure quasi mai nella storia dell’Italia moderna? Quasi mai. Ho già scritto altre volte che la sinistra italiana ha avuto notevole importanza nella nostra storia risorgimentale ai tempi di Mazzini e di Garibaldi. Erano due personaggi molto diversi ma entrambi sicuramente dedicati al bene del popolo italiano, il quale peraltro non esisteva. _________________________________________________________________________________________ I popoli esistono quando qualcuno li risveglia, gli dà una finalità, li guida senza sconvolgerli. In Francia la sinistra comincia nientemeno dall’Illuminismo di Diderot e di Voltaire e prosegue per oltre mezzo secolo fino alla Convenzione che culmina nel 1793. Un secolo pieno che trasmise i suoi valori e ne ricevette altrettanti contributi dall’Italia, dai Paesi Bassi, dall’Inghilterra, dalla Prussia, dai Paesi scandinavi. Questo fu il grande periodo della sinistra moderna. Oggi non c’è più, distrutta dalla società globale e dalla tecnologia. _________________________________________________________________________________________ In Italia tuttavia l’ipotesi d’una rinascita è accettabile. Perché? Perché l’Italia ha una storia che risale a secoli e addirittura millenni, durante la quale sinistra e destra si sono intensamente affrontate. Una lotta di potere dove un gruppo ristretto comanda un popolo schiavo oppure un gruppo altrettanto ristretto opera per risvegliare il popolo e renderlo corresponsabile a costruire una società politicamente libera ed eguale. “Liberté, Égalité, Fraternité”: questo era lo slogan che è ancora attuale in Italia e in Europa; assai meno in altri continenti: non certo in Russia o in Cina o in gran parte dell’Africa o in Medio Oriente. _________________________________________________________________________________________ In Italia stiamo vivendo un momento che vede il potere in mano alla destra. La sinistra tuttavia è in grado di rinascere. Come? Con chi? Questi sono gli interrogativi ai quali rispondere. _________________________________________________________________________________________ La sinistra italiana rinasce nel dopoguerra mondiale con Palmiro Togliatti e la sua squadra. Non era solo, il segretario del Pci. C’erano con lui Ingrao, Amendola, Napolitano, Reichlin, Longo, Berlinguer e ancora politici di alta qualità. Ma c’era anche Antonio Giolitti, Luciana Castellina e molti altri che poi uscirono dal Pci dopo le invasioni sovietiche in Polonia e in Ungheria. La nostra sinistra democratica nasce più tardi con Saragat, Nenni, De Martino, Sandro Pertini, Riccardo Lombardi e soprattutto Enrico Berlinguer. Questa sinistra è unita, lo è in alcune circostanze ma in altre è divisa. Si unì saldamente ai tempi delle Brigate Rosse che culminarono con l’uccisione di Aldo Moro. Ci furono anche alleanze con settori della Democrazia cristiana (Ciriaco De Mita). Ma comunque fu Berlinguer il vero fondatore della sinistra italiana che durò un ventennio e approdò poi nell’attuale Partito democratico. _________________________________________________________________________________________ Anch’esso ha avuto varie vicende, fino ad una vera e propria crisi che l’ha ridotto alle elezioni del 4 marzo scorso al 19 per cento, per di più con molte divisioni all’interno. C’è un’altra sinistra che forse potrebbe risvegliare coscienze e impegno indispensabili in un Paese democratico? Si dirà che altri partiti un tempo estremamente importanti sono del tutto scomparsi: la Dc non esiste più, la socialdemocrazia altrettanto. Oggi il panorama politico del Paese si concentra in due iniziative: quella razzista della Lega di Salvini che dopo le recenti elezioni locali e le indagini statistiche che ne sono seguite è arrivata al 30 per cento dei consensi e supera il 40 con alcune alleanze tuttavia incerte (Berlusconi, Meloni). _________________________________________________________________________________________ Quell’altro partito è di origine grillina, quindi sostanzialmente populista. Aveva ottenuto un vero successo il 4 marzo con il 32,2 per cento ma nelle ultime settimane ha perso 4 punti ed è sceso al 28. Dove sono andati quei voti perduti? Qualcuno alla Lega ma soprattutto ad una massa enorme di astensioni che hanno ormai superato il 40 per cento. _________________________________________________________________________________________ Questa è la situazione del Paese il quale manca quasi totalmente d’una sinistra forte e capace di orientare al proprio bene il popolo italiano. Abbiamo bisogno di una sinistra nuova, moderna, adatta a gestire quello che sta accadendo non solo nel nostro Paese ma soprattutto nel continente del quale facciamo parte. L’impegno della nuova sinistra si basa soprattutto sulla necessità di allargarne lo spazio politico. I quadri ci sono e sono già perfettamente in grado di questa operazione ricostruttiva: Prodi, Veltroni, Gentiloni, Fassino, Minniti, Zingaretti, Delrio, Calenda. Ma bisogna allargare ideologicamente e civilmente il quadro dirigente. Ne dovrebbero far parte Bonino, Casini, Zagrebelsky e molti altri ancora che comandino non sul partito ma sul rapporto col popolo e sulle circostanze di cui c’è estremo bisogno: la lotta alla corruzione, l’integrità della magistratura, gli organi costituzionali a cominciare dal Presidente della Repubblica. _________________________________________________________________________________________ Volete un motto che definisca questo partito? Eccolo: “Democrazia, Europa, Eguaglianza e Libertà”. Ci sono dietro questo slogan i fratelli Rosselli, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Alcide De Gasperi, Giulio Einaudi, Carlo Azeglio Ciampi, Ugo La Malfa. E, se volete, anche questo giornale che di quel motto ha fatto da 42 anni la sua bandiera. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 luglio 2018 _________________________________________________________________________________________ Gli uffici, i tecnici, le lobby, i poteri forti. Tutti “nemici del cambiamento”, pronti a sabotare la “gioiosa macchina da deficit” gialloverde. È una nuova forma di democrazia. È un vero e proprio “metodo di governo”. _________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini _________________________________________________________________________________________ §2 - L'autogol complottista di Di Maio _________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 15 luglio 2018) _________________________________________________________________________________________ Ci mancava il “complotto dei ragionieri”, nello Stupidario italiano di questi tempi confusi. Ci mancava la misteriosa “manina” che nottetempo, all’insaputa di Di Maio, manipola il suo decreto dignità, il “testo sacro” sul quale M5S ripone le sue residue speranze di ricostruirsi un’immagine e ridimensionare quella ingombrante e onnipresente di Salvini. E invece il vicepremier e super-ministro ci ha regalato anche questa perla. Per giustificare un clamoroso testacoda del provvedimento che dovrebbe segnare la “Waterloo del precariato”, e che invece trasformerà nei prossimi dieci anni 80 mila precari in altrettanti disoccupati, Di Maio non trova di meglio che gridare al complotto. _________________________________________________________________________________________ Contro la cifra che “non esiste”. Contro i tecnici del Tesoro che l’hanno scritta nella Relazione tecnica, senza avvisarlo. Contro le solite “lobby di tutti i tipi”, che lavorano sottobanco per far saltare il decreto. Contro le “vipere” che avvelenano a morsi il nuovo che avanza, e che invece avrebbe bisogno di “persone di fiducia”. Da quel che capiamo, non di “servitori dello Stato”, ma di “servi del governo”. Con questa sortita Di Maio si infligge un doppio autogol. _________________________________________________________________________________________ C’è un autogol istituzionale: si lacerano i già logori rapporti con la Ragioneria (svilita a una consorteria di imbroglioni) e con il ministro Tria (impegnato a tamponare i danni delle parole sparse al vento dalle allegre comari lega-stellate). C’è un autogol mediatico: quello che doveva essere il decreto della riscossa, rischia di diventare il decreto della disfatta. _________________________________________________________________________________________ Una vera Waterloo, ma per il Movimento, non per il precariato. Un incidente serio che si poteva evitare, se il capo grillino avesse concertato quel testo anche con le imprese. Ma non l’ha fatto, e ora si deve assumere la responsabilità dell’errore, invece di scaricarlo sulle oscure forze del Male. Al di là del merito, è soprattutto questo che inquieta: il metodo. La sistematica ricerca di un Capro Espiatorio che nasconda l’inettitudine o l’incapacità di chi amministra la cosa pubblica. _________________________________________________________________________________________ Le teorie del complotto non sono nuove, in un Paese sospeso tra la tragedia (le “stragi di Stato”) e la farsa (la Cia “mandante” di Mani Pulite). I fantasmi cospirazionisti riempiono un vuoto politico-culturale. Quello delle opposizioni che non hanno idee né consensi per “abbattere il sistema”, e quello dei governi che non hanno classi dirigenti né competenze per farlo funzionare. Per questo i Cinque Stelle sono i maestri indiscussi del genere. Dalla «messinscena americana dello sbarco sulla luna» rivelato da Carlo Sibilia, all’11 settembre «fatto in casa» rivelato da Paolo Bernini. Dagli Usa e la Ue che secondo Manlio Di Stefano «appoggiano l’Isis», a Goldman Sachs e JPMorgan che secondo Monia Benini «finanziano i matrimoni gay». _________________________________________________________________________________________ Fino ad arrivare a un classico dell’inesauribile letteratura complottarda: la sindaca Raggi, già sommersa dai rifiuti dopo appena un anno di accidia al Campidoglio, che in un’intervista a Mario Calabresi svela al mondo la famosa “congiura dei frigoriferi”, misteriosamente gettati dai romani «vicino ai cassonetti». _________________________________________________________________________________________ C’è una ragione, se il complottismo turba soprattutto i sonni pentastellati. È non solo una ragione statistica: come dimostra un’indagine Itanes su un campione di 3.050 individui, addirittura il 56,5% degli elettori M5S ritiene che «una parte rilevante delle nostre vite è controllata da complotti dei poteri forti». È soprattutto una ragione politica: come scrive Tom Nichols (“La conoscenza e i suoi nemici”) il populismo digitale che ha alimentato “il culto dell’ignoranza” produce naturalmente teorie del complotto. Si manipolano tutte le prove tangibili per adeguarle alla loro spiegazione. Fatti, assenza di fatti, fatti contraddittori: tutto è una prova. _________________________________________________________________________________________ Se non governi, è perché non ti “fanno” governare. Se governi, è perché non ti “lasciano” governare. Il complotto è sempre una fuga: la colpa è sempre di un misterioso e inafferrabile “qualcun altro”, perché “altrimenti non ci resta che accusare dio, il puro caso, o noi stessi”. È esattamente quello che fa Di Maio: per non accusare se stesso di aver scritto un decreto sbagliato nelle soluzioni (anche se nobile nelle intenzioni) inventa un colpevole qualsiasi, esterno ed astratto. Gli uffici, i tecnici, le lobby, i poteri forti. Tutti “nemici del cambiamento”, pronti a sabotare la “gioiosa macchina da deficit” gialloverde. È una nuova forma di democrazia. È un vero e proprio “metodo di governo”. Ed è solo un assaggio di quello che vedremo nei prossimi mesi, quando la posta in gioco saranno la legge di stabilità e poi le elezioni europee. «Mi faccio una risata», dice Di Maio. Speriamo che quella risata non ci seppellirà. [M.Gia.] _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 29 del 15 luglio 2018
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