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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - L'equivoco Circoli Civici e il paradosso di Salvini (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 dicembre 2018) §2 - Manovra, la bandiera bianca del deficit al 2,04 per cento (di Massimo Giannini Repubblica.it 16 dicembre 2018
post pubblicato in diario, il 16 dicembre 2018


Anno XI N° 51 del 16 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 16 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ La Russia imperiale ha bisogno nel prossimo futuro di Salvini, sempreché egli sia di fatto il dittatore della politica italiana. Questo è il punto e questo fa del vicepremier leghista il personaggio più importante della nostra Italia _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - L'equivoco Circoli Civici e il paradosso di Salvini _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Qualche settimana fa ho fatto una previsione sbagliata. È un peccato perché era ottimistica per il futuro politico del nostro Paese. Avevo pensato che si potesse creare un movimento che nutrisse opinioni di sinistra e di centro moderato. Queste opinioni venivano da quegli elettori che dopo il 4 marzo scorso avevano abbandonato il Pd e si erano rifugiati nelle file populiste dei Cinquestelle o avevano ulteriormente rinforzato il numero dei cittadini elettori che non vanno a votare. _________________________________________________________________________________________ Un calcolo approssimativo di queste due fonti di alimentazione per un movimento del tutto nuovo, che secondo alcuni dati statistici da me raccolti poteva arrivare al 20 per cento e forse qualcosa di più. Avevo parlato con questi Circoli Civici (così aveva cominciato a chiamarsi il movimento suddetto) della Basilicata e poi delle periferie torinesi, di alcuni rappresentanti delle Marche, dell’Umbria e anche del Napoletano. Non avevo tuttavia calcolato che questo movimento si sarebbe ovviamente appoggiato ai sindaci o ai governatori di alcune Regioni, ma in questa più probabile ipotesi il movimento non nasceva; semmai si rinforzavano le posizioni politiche dei singoli sindaci a Napoli, a Palermo, nelle Marche rosse (un tempo), in Romagna; insomma numerosi luoghi dove dalle astensioni e dai voti ceduti ai Cinquestelle si poteva ricavare a dir poco il 20 per cento. _________________________________________________________________________________________ Ci sarebbe tuttavia voluto un gruppo di leader che si dedicassero interamente alla nascita dei Circoli Civici; e invece non è avvenuto così: laddove quei Circoli sono nati hanno rappresentato una sorta di anello favorevole ai capi locali e quindi sono finiti, almeno finora, in un gioco di clientele che alla fine serviranno a rinforzare la posizione di chi detiene il potere in quella città o in quella regione. Dunque ho sbagliato e me ne dolgo. Il movimento doveva essere a mio avviso guidato da personaggi tipo Cacciari. Purtroppo in Italia di personalità di quel tipo ne esistono assai poche e sono semmai al servizio dei propri interessi locali anziché dei valori politici e quindi, almeno per ora, quell’ipotesi è fallita. Su di essa naturalmente c’è chi specula, ho già fatto cenno a interessi locali ma ci sono anche interessi politici, per esempio quelli di Matteo Renzi il quale si propone di essere uno dei leader del movimento suddetto ma contemporaneamente anche uno dei leader del partito. _________________________________________________________________________________________ Le due cose sono incompatibili: il movimento avrebbe appoggiato i valori del partito che erano anche i propri ma non sarebbe entrato nel partito; questo avrebbe rappresentato un arricchimento della politica italiana che in questa misura non si vede più dai tempi di Garibaldi e di Mazzini. _________________________________________________________________________________________ *** Le forze politiche in Italia attualmente sono due: i Cinquestelle e la Lega di Matteo Salvini. Debbo dire che Salvini è molto più forte di Di Maio: ha le caratteristiche d’essere un partito diffuso ampiamente in tutto il Paese fino a raggiungere la quota del 32 per cento. Questa quota tende semmai a salire ancora un poco di più. _________________________________________________________________________________________ I Cinquestelle non vengono dalla Lega di Bossi che rappresentava un insediamento locale nel Nord Italia e specialmente in Piemonte e Lombardia, bensì dalla regola contenuta nella predicazione di Beppe Grillo, durata per otto anni, che predicava la distruzione delle classi dirigenti italiane indipendentemente dal loro colore politico e dai loro interessi economici. Tutte da distruggere. E se domandavi a Grillo: ma il nostro programma quale sarà? Lui rispondeva: l’ho appena detto, distruggere le classi dirigenti. _________________________________________________________________________________________ Ma dopo? Dopo faremo un programma che sarà quello di far del bene al popolo utilizzando i fondi degli eccessivamente ricchi. Cioè un programma che avrebbe dovuto diminuire le diseguaglianze del reddito personale e aziendale, che sono rilevanti in tutti i Paesi del mondo ma in Italia in modo particolare. Da quando è unita, l’Italia è stata fino a metà del Novecento un Paese contadino in alcune regioni e non operaio come in altre regioni e perciò ci fu una fase di emigrazione di massa dal Sud al Nord e dalle regioni povere del Veneto verso quelle industrializzate della Lombardia, del Piemonte e della Liguria. _________________________________________________________________________________________ Un fenomeno gigantesco che avvenne tra il 1955 e il 1960. Il governatore della Banca d’Italia Guido Carli lo definì “il miracolo italiano” e infatti cambiò radicalmente la struttura della nostra società e della nostra economia, naturalmente con tutti i malanni che anche i miracoli contengono. Da allora sono accadute molte cose e soprattutto si è posto un problema che ebbe inizio concreto nel 1957, con la fondazione della Comunità del carbone e dell’acciaio effettuata dalla Francia, dalla Germania, dall’Italia. Questa Comunità si estese rapidamente, altri Paesi europei aderirono e nacque la prima e concreta attuazione degli ideali del manifesto di Ventotene (Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni). _________________________________________________________________________________________ Praticamente nello spazio di un quinquennio l’Europa (Regno Unito compreso) riuscì a fondare l’Unione politica europea. Si trattava di stabilire una moneta comune, e fu fatto: ci fu una lunga trattiva cominciata con opportuni studi a Maastricht e poi varata nel 2000. Sembra una vita che abbiamo la moneta comune, sia pure limitatamente a 19 degli allora 28 Paesi dell’Unione: ma erano comunque i Paesi più importanti e si spingevano anche a quelli confinanti o addirittura partecipanti all’Unione sovietica quando poi quella fu sciolta. Rimase la Russia. Vi sembra un giocattolo? La Russia è un impero, europeo fino agli Urali e cioè quasi la metà territoriale del continente, e poi siberiano fino addirittura a Mongolia, Manciuria e stretto di Bering. Un impero come quello cinese e quello indiano che tuttavia è molto più fragile, per una serie di differenze interne a cominciare da quelle religiose. _________________________________________________________________________________________ Quindi l’Unione europea comprende sostanzialmente anche la Russia europea, anche se formalmente questo non è riconosciuto: non lo vogliono gli europei veri e propri e non lo vuole ancora di più la Russia. Comunque, se c’è un impero europeo questo è la Russia, una dittatura che ormai ha perso in parte il carattere sovietico ma conserva una estensione ed una capacità produttiva estremamente elevate. _________________________________________________________________________________________ Qui è venuto il momento di esaminare la posizione europea e filorussa di Matteo Salvini. Un tempo si sarebbe potuto chiamare un “navarca” ma non sarebbe stato molto appropriato. Salvini non è un “navarca”, ma attenzione: lui parla di sovranità nazionale. Non è nazionalismo: quel tipo di definizione andava bene all’Italia di Mussolini, alla Spagna di Francisco Franco e soprattutto alla Germania di Hitler. Quello era il nazionalismo: la nazione che pensa solo al suo bene e il primo punto del suo bene è un regime totalitario con un capo che tutto decide. _________________________________________________________________________________________ I suoi alleati non possono che condividere questi ideali e questi valori, altrimenti si getterebbero l’uno contro l’altro, appunto per distruggersi. Qualche cosa di molto simile c’era già stato ai tempi di Napoleone e se leggete “Guerra e Pace” vi renderete conto che la Francia napoleonica voleva distruggere la potenza imperiale della Russia zarista, ma non ci riuscì e anzi l’imperatore tornò a casa e poi fu mandato al confino all’isola d’Elba. _________________________________________________________________________________________ Salvini dunque guida un Paese con un programma e dei valori di sovranità nazionale. E qual è la differenza tra il nazionalismo e la sovranità nazionale? Questa seconda può contare una serie di alleanze molto diverse l’una dall’altra ma che rientrano in un piano generale al quale le sovranità nazionali partecipano. Un esempio tipico è l’alleanza di Salvini con i dittatori dell’Ungheria e della Polonia e una certa simpatia per l’Ucraina e altri Paesi confinanti con la Russia; ma queste alleanze servono alla sovranità nazionale italiana perché i loro valori coincidono con i nostri: curano i loro particolari interessi anche se questi entrano spesso in conflitto con la Russia. _________________________________________________________________________________________ Se Salvini guidasse un Paese ai confini della Russia avrebbe probabilmente un atteggiamento simile a quello dell’Ungheria e degli altri Paesi che si trovano come la pulce di fronte all’elefante. Ma Salvini non ha questo problema. La sovranità nazionale consente le alleanze con quei Paesi che tutelano la propria ma consente soprattutto la sua alleanza quasi personale oltreché politica con Putin. Questo rapporto rafforza molto l’importanza salviniana in Europa, specie in una fase in cui la Germania della Merkel e la Francia di Macron versano in rilevanti difficoltà. _________________________________________________________________________________________ Più volte abbiamo scritto che Putin sarebbe molto interessato a un’Italia guidata da personaggi del tipo di Salvini, che rappresentasse un alleato intimo con Putin, al quale potrebbe assicurare una presenza politica e in qualche modo perfino militare della Russia nel Mediterraneo. È un mare fondamentale per il mondo intero, perlomeno quello occidentale e non a caso la Russia ha già ottenuto un piccolo insediamento marittimo militare nel brevissimo tratto di territorio della Siria nel Mediterraneo, ma ci vuole ben altro per un impero. Ricorderete che la Roma imperiale aveva bisogno di Giugurta l’africano. _________________________________________________________________________________________ La Russia imperiale ha bisogno nel prossimo futuro di Salvini, sempreché Salvini sia di fatto il dittatore della politica italiana. Questo è il punto e questo fa di Salvini il personaggio più importante della nostra Italia. È un nemico delle libertà? In qualche modo sì ma non è la questione più dura da superare: le libertà private e giuridiche non sono l’obiettivo di Salvini per reprimerle o limitarle. L’obiettivo non è il nazionalismo ma il sovranismo nazionale, due valori molto diversi l’uno dall’altro. _________________________________________________________________________________________ E Di Maio di fronte a tutto questo? Dovrebbe dedicarsi al tema che dette una figura a Grillo, un comico di professione: la lotta contro le diseguaglianze. Come tutti i Paesi democratici, in Italia le diseguaglianze pesano molto. Mettere un tetto alle pensioni porterà molto malcontento e pochi denari spiccioli. Le diseguaglianze vanno ridotte fortemente, specialmente facendo star meglio i poveri e i redditi medio bassi: il ceto medio è in sofferenza e va aiutato scaricandone il peso dell’aiuto sui ceti elevati. Abbiamo più volte indicato la politica di tagliare il cuneo fiscale ed altre misure analoghe e del resto questo è anche uno dei temi più importanti della politica della Chiesa di papa Francesco. Questo dovrebbe essere il compito dei Cinquestelle, ben distinto da quello di Salvini ma di analoga importanza dal punto di vista non politico ma sociale ed economico. _________________________________________________________________________________________ E l’Europa? La posizione di Salvini l’abbiamo chiarita. Quella di Di Maio dovrebbe essere nettamente europeista: in quel modo l’Italia avrebbe una coalizione di due partiti con funzioni profondamente diverse ma integrabili. È quello che Mattarella favorisce ed è quello che alcuni ministri tecnici stanno tentando di varare. Tutto questo sarebbe naturalmente ancor più ricco dal punto di vista dei valori sociali dalla rinascita della sinistra italiana. Abbiamo visto fin dall’inizio che almeno finora sembra che il movimento sia fallito in partenza e il partito stenti. Nella situazione attuale, se ben guidato potrebbe perfino aumentare di 10 punti. Un miracolo, avrebbe detto Carli. Un partito col 27 per cento conterebbe tuttavia assai poco ma sarebbe comunque una riserva. Abbiamo visto che Salvini e Di Maio possono avere due politiche convergenti e anche utili, ma la sinistra ha valori ideali e completa la nostra specie. _________________________________________________________________________________________ La sinistra una parte degli obiettivi che si propongono gli altri due partiti li avrebbe in esclusiva. È un partito di valori più che di programmi concreti, ma i valori danno un senso agli obiettivi da raggiungere e potrebbe poi col passar del tempo ereditare quegli obiettivi rendendoli più consoni. Personalmente mi auguro che ciò abbia almeno un inizio nelle prossime elezioni del 2019, ma se l’inizio non raggiunge addirittura almeno il 10 per cento il nostro sarà un Paese senza lo spirito che la modernità dovrebbe preservare e rafforzare ovunque. Speriamo bene. [ESc] _________________________________________________________________________________________ La striscia del 16 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ A Bruxelles, al di là della retorica patriottarda, il premier Giuseppe Conte firma con Jean-Claude Juncker un armistizio diplomatico che sa già di resa politica _________________________________________________________________________________________ Massimo Giannini _________________________________________________________________________________________ §2 - Manovra, la bandiera bianca del deficit al 2,04 per cento _________________________________________________________________________________________ (di Massimo Giannini Repubblica.it 16 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ "Wellington è un pessimo generale, prevedo la vittoria entro l'ora di pranzo", disse Napoleone alla vigilia della battaglia di Waterloo. Salvini e Di Maio, i piccoli Bonaparte con lo scolapasta in testa, avevano detto la stessa cosa dell'Europa: "Juncker è un vecchio ubriacone, lo pieghiamo entro Natale". È andata diversamente, per nostra fortuna. Dopo mesi di tronfia propaganda cadornista e sovranista, i gialloverdi battono in ritirata. _________________________________________________________________________________________ A Bruxelles il premier Conte firma un armistizio diplomatico che sa già di resa politica. L'Avvocato del Popolo la condisce di retorica patriottarda: "Non tradiamo la fiducia degli italiani", "non rinunciamo a nulla". Ma se ora il governo offre alla Ue un deficit ridotto al 2,04%, sempre di resa si tratta. Appena un mese fa, alla Commissione che chiedeva di non superare il tetto del 2, il capitano leghista urlava "me ne frego", e il comandante grillino gridava "se andiamo in Europa con l'idea di cambiare il 2,4% di deficit gli squali sentono il sangue ci azzannano". _________________________________________________________________________________________ Lo negheranno fino alla morte. Ripeteranno "non ci siamo mai impiccati a uno zero virgola", oppure "pensiamo ai cittadini e non ai numerini". Ma dopo il vertice di ieri si può dire, finalmente: sono scesi dal balcone, risucchiati sulla terra dal principio di realtà, e ora salgono sul ponte, a sventolare bandiera bianca. Ed è un bene per l'Italia. Lo certificano il rally della Borsa e il calo immediato dello spread (con buona pace dei Borghi e dei Castelli, che con le loro sparate quotidiane sono i migliori alleati della speculazione anti-italiana). _________________________________________________________________________________________ All'inizio della legislatura Salvini e Di Maio avevano azzardato una scommessa: manovra peronista fatta a debito in Italia e rottura unilaterale delle regole in Europa. Erano convinti di vincere facile, approfittando della debolezza di una Commissione a fine corsa e del sostegno delle destre sfasciste degli Orbán e dei Kurz. Quella scommessa l'hanno persa. Hanno sopravvalutato i falsi amici del patto di Visegrad, che hanno scaricato l'Italia pentaleghista in un attimo, lasciandola totalmente sola nell'Unione. E hanno sottovalutato la tenuta dei "tecnocrati" che a torto o a ragione, in vista delle elezioni europee di maggio, stanno esercitando la loro feroce pedagogia finanziaria tentando di far pagare il prezzo più alto possibile sia nei confronti di chi è già uscito dall'Unione (la Gran Bretagna) sia di chi minaccia ancora di farlo (l'Italia). Soprattutto, non hanno capito due cose. L'effetto deprimente che ha già avuto sui risparmi delle famiglie e sugli investimenti delle imprese il caos della legge di bilancio, e l'impatto devastante che avrebbe avuto sui mercati una procedura d'infrazione per debito eccessivo. _________________________________________________________________________________________ Ora, salvo ulteriori sorprese, questo pericolo è scongiurato. È toccato a Conte, da bravo retore che sa avvolgere di parole anche il nulla, aprire la strada con Juncker. Ora tocca a Tria, tragicomica maschera pirandelliana in cerca d'autore, tagliare il traguardo con i tecnici, e raggiungere un compromesso non troppo disonorevole, che non umili troppo il Paese. La Francia, nel frattempo, offre una sponda inconsapevole e insperata. Nonostante tutte le differenze tra i due Stati membri (dalla traiettoria del debito al tasso di crescita) è difficile spiegare perché l'Italia dovrebbe portare il deficit ancora più in basso all'1,8%, mentre Parigi può permettersi di finanziare il suo nuovo piano di spesa sociale facendolo salire al 3,5% (a meno che, dopo i gilet gialli in corteo a Parigi, non si punti a far nascere i gilet gialloverdi in marcia su Roma). I pentaleghisti in politica interna rispondono a qualunque critica con un insopportabile "e allora il Pd?": adesso, in Europa, possono sfoderare anche un ineffabile "e allora Macron?". Questo, nel rapporto con Bruxelles, qualche peso lo avrà. _________________________________________________________________________________________ Resta da chiedersi cosa rimane, dopo la resa. Sul piano politico il governo compra tempo, e stempera gli attriti ormai quotidiani nella maggioranza (dalla Tav all'ecotassa, dagli inceneritori al decreto sicurezza) risolti a colpi di fiducia. Ma sul piano economico il governo ha ancora molto da spiegare. La manovra è un guscio vuoto, e non è affatto chiaro come si possano "cedere" alla Ue oltre 7 miliardi sui 37 già previsti in legge di bilancio mantenendo invariati (come giura Conte) importi e beneficiari sia del reddito di cittadinanza sia di quota 100 sulle pensioni. È chiaro che si ridurranno, gli uni e gli altri. _________________________________________________________________________________________ E la manovra rimane comunque inutile, perché non aggredisce le grandi criticità del Paese. La bassa crescita, la produttività del lavoro tra le più piatte dell'Ocse, la spesa per ricerca e istruzione ai più infimi livelli dell'Unione, la scarsa propensione delle imprese a innovare e a investire, l'evasione fiscale, la burocrazia e l'inefficienza della pubblica amministrazione. C'è un aiuto ai poveri, che sono 5 milioni, ed è un fatto positivo. Ma non c'è un piano serio per il rilancio dell'occupazione, e non c'è un euro per i giovani. È il vero, tragico limite di questa "manovra del popolo". E il popolo, prima o poi, se ne accorgerà. [MGi] ************************************************************ La striscia del 16 dicembre 2018 _________________________________________________________________________________________ Gli piace molto dispiacere ai mansueti e ai dubbiosi. Gli bastano e gli avanzano i suoi manipoli, che saranno presto ingrossati dai tanti elettori grillini che capiranno, grazie a lui, di essere di destra. Non avrà alcun bisogno di sovvertire alcunché: sarà, banalmente, il leader della maggioranza. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L’Amaca [Il plenipotenziario] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 13 dicembre 2018) _________________________________________________________________________________________ Dev’essere la famosa “realtà aumentata” quella che consente a Matteo Salvini di essere a Roma, per sgomberare quasi di suo pugno una vecchia fabbrica adattata a bivacco, e quasi contemporaneamente in Israele, speriamo senza la felpa di Casa Pound. _________________________________________________________________________________________ Ubiquitario e plenipotenziario, ministro degli Interni, degli Esteri, dell’Economia e dello Sviluppo Economico (non della Cultura, visto che sul libro dei visitatori del Memoriale dell’Olocausto ha scritto “xché questo non accada mai più”), ospite di quasi tutti i talk show, leader social e leader di piazza, padano ma eletto in Calabria, il suo trionfo è prima di tutto quantitativo. _________________________________________________________________________________________ Un trionfo per accumulo, per energia, per presenza, per prestanza, per potenza, per verbosità, al cui confronto impallidisce perfino la memoria di Berlusconi, che a suo tempo riuscì a essere ospite, scommetto che non lo sapevate, perfino di “Uomini e camion”, trasmissione radiofonica notturna che ebbi la ventura di udire, incredulo, qualche anno fa, tra i caselli di Fiorenzuola e Fornovo. Salvini è di più. _________________________________________________________________________________________ Molto più giovane e molto meno zavorrato dall’ossessione di piacere a tutti (grande limite di Berlusconi), è il “me ne frego” la sola vera citazione fascista che gli si addice. Dispiacere ai mansueti e ai dubbiosi gli piace molto. Gli bastano e gli avanzano i suoi manipoli, che saranno presto ingrossati dai tanti elettori grillini che capiranno, grazie a lui, di essere di destra. Non avrà alcun bisogno di sovvertire alcunché: sarà, banalmente, il leader della maggioranza. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 51 del 16 dicembre 2018
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