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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
Abolire la miseria
post pubblicato in diario, il 8 gennaio 2012


           

Anno 2012 N° 02 del 08-01-2012.

IL MEGAFONO.

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE.

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La striscia rossa del 6 gennaio 2012

Quando si risparmiano cinque scellini, si lascia senza lavoro un uomo per una giornata.

John Maynard Keynes

1.     Riconoscimento speciale di Famiglia Cristiana: Giorgio Napolitano italiano dell’anno.

ROMA, 14 DIC – La direzione e la redazione di Famiglia Cristiana, allargata a numerosi esperti, prestigiosi collaboratori del settimanale, hanno assegnato oggi il riconoscimento speciale di ''Italiano dell'anno'' al presidente della repubblica, Giorgio Napolitano.

Una scelta ''sottolineata da unanimità corale – dicono dal settimanale cattolico -, dettata da quanto Giorgio Napolitano ha saputo fare per il bene del Paese in un momento particolarmente difficile, caratterizzato da incertezza politica ed economica e da un appannamento dei valori della convivenza civile e della solidarietà' del Paese''.

Questa la motivazione: ''Nell’anno della celebrazione dei 150 anni dell'unita' d'Italia, il presidente Napolitano ha colpito il cuore e la mente di tutti gli italiani per la sua totale dedizione ai destini del Paese. Nel pieno di una crisi economica e politica difficilissima, il Presidente e' stato per l'intera nazione un punto di riferimento imprescindibile, una bussola credibile e affidabile al di sopra di ogni schieramento di parte. A livello internazionale ha svolto con grande efficacia il compito di autorevole garante della credibilità dell'Italia. E in Italia non ha mai mancato di accompagnare e sostenere indispensabili battaglie di civilta', come quella contro gli infortuni sul lavoro o quella per la cittadinanza ai figli degli immigrati, indicando sempre ciò che unisce il Paese a scapito di ciò che divide''.

''Il presidente Napolitano – prosegue la motivazione – ha inoltre sostenuto l'impegno pubblico per la famiglia, considerandola una straordinaria risorsa sia per il rinnovamento etico di cui ha bisogno il Paese, sia per lo sviluppo di una società aperta e solidale, punto di riferimento essenziale della convivenza civile e della coesione sociale''. Al presidente Napolitano Famiglia Cristiana ha dedicato la copertina del primo numero del 2012.

La striscia rossa del 7 gennaio 2012

Il mio impegno per l’anno nuovo: fare il possibile per risollevare l’economia e perché le famiglie della classe media riacquistino la sicurezza perduta

Barack Obama, 7 gennaio 2012

2.     Abolire la miseria.

(di BARBARA SPINELLI La Repubblica.it 28 dicembre 2011).

CERTE volte dimentichiamo che il pensiero di unirsi in una Federazione, nato come progetto non utopico ma concreto nell'ultima guerra in Europa, non ha come obiettivo la semplice tregua d'armi fra Stati che per secoli si sono combattuti seminando morte. .

È un progetto che va alle radici di quei nostri delitti collettivi che sono stati i totalitarismi, le guerre. Che scruta le ragioni per cui gli individui possono immiserirsi al punto di disperare, anelare a uno strabiliante Redentore terreno, immaginare la salvezza schiacciando i propri simili: i deboli, in genere. .

Dicono che i motivi che spinsero gli europei a unirsi, negli anni '50, sono svaniti perché il compito è assolto: la guerra è oggi tra loro impensabile. Questo spiegherebbe come mai non esistono più statisti eroici come Monnet, De Gasperi, Adenauer: uomini marchiati dalla guerra di trent'anni della prima metà del '900.

Chi parla in questo modo trascura quello sguardo scrutante che i fondatori gettarono sulla questione della miseria, e l'estrema sua attualità. Trascura, anche, quel che l'Europa unita ha tentato di fare, per creare non solo istituzioni politiche ma sociali, economiche. Dai delitti del '900 siamo usciti, nel '46, con un patto di mutua assistenza fra cittadini.

È detto Welfare perché prese forma in Inghilterra grazie al piano concepito durante la guerra, su mandato del governo, da William Beveridge, uno dei fondatori della Federal Union: lo Stato del Benessere (meglio sarebbe dire Bene-Vivere: il bene dell'Essere è cosa più scabrosa) dà sicurezza non aleatoria all'indigente, l'escluso, l'anziano, il paria. .

Per questo è una grave svista pensare che l'Europa abbia concluso la missione, e stia lì solo come arcigna guardiana dei conti in ordine. Esattamente come nel dopoguerra, sono richiesti Fondatori, Inventori: se la crisi odierna è una sorta di guerra, è urgente immaginare istituzioni durature perché i mali che stanno tornando (miseria, diseguaglianza) non trascinino ancora una volta le società in strapiombi di disperazione, risentimento, e quell'odio dell'altro che si disseta bramando capri espiatori (ieri gli ebrei, oggi gli immigrati e in prospettiva anche i vecchi che "muoiono così tardi"). .

Abolire la miseria: così s'intitolava lo splendido libro che l'economista Ernesto Rossi, autore con Altiero Spinelli e Eugenio Colorni del Manifesto di Ventotene, scrisse in carcere nel '42 e pubblicò nel '46: "Bisogna unire tutte le nostre forze per combattere la miseria per le stesse ragioni per le quali è stato necessario in passato combattere il vaiolo e la peste: perché non ne resti infetto tutto il corpo sociale". .

La sfida oggi è identica, e sono le pubbliche istituzioni nazionali e europee a doversi assumere il compito. Affidarlo a chiese o filantropi vuol dire regredire a tempi in cui solo la carità era il soccorso. In molti paesi arabi sono gli estremismi musulmani a occuparsi del Welfare, confessionalizzandolo. Non è davvero il modello da imitare: gli Stati europei si sono sostituiti alle chiese fin dal '200, creando istituzioni laiche aperte a tutti. Anche l'Europa unitaria investe su organismi comuni perché -  sono parole di Jean Monnet - "gli uomini sono necessari al cambiamento, ma le istituzioni servono a farlo vivere". E aggiunge, citando il filosofo svizzero Amiel: "L'esperienza d'ogni uomo ricomincia sempre; solo le istituzioni diventano più sagge: accumulano l'esperienza collettiva e da quest'esperienza e saggezza, gli uomini sottomessi alle stesse regole vedranno cambiare non già la loro natura, ma trasformarsi gradualmente il loro comportamento". È laico anche questo: voler cambiare i comportamenti, non la natura dell'uomo.

È importante ricordare come nacque il Welfare, perché in Europa, Italia compresa, le campagne elettorali si svolgeranno su questi temi, e sul banco degli imputati ci sarà spesso la medicina stessa che dopo il '45 ci somministrammo sia per abolire le guerre, sia per abolire la miseria. Non è improbabile, ad esempio, che le destre italiane - non ancora emendate -  tramutino l'Europa in bersaglio: da essa verrebbero quelle regole che ci impoveriscono e commissariandoci, ci umiliano. L'attacco al governo Monti, quando s'inasprirà, sfocerà in attacco all'Unione. È già chiaro negli slogan leghisti. Lo è nell'offensiva di Berlusconi contro le tasse: cioè contro il tributo che ciascuno (specie i ricchi) deve versare per preservare la pubblica salute.

Rifondare oggi l'Europa concentrandosi sulla lotta alla miseria significa capire perché l'Unione ci chiede certi comportamenti, e al tempo stesso inventare istituzioni aggiuntive che diano sicurezza all'esercito, in aumento, di disoccupati e precari. Significa comprendere che la battaglia al debito pubblico non è una mania né una mannaia: è il patto generazionale che l'Unione ci chiede di stringere, visto che gli Stati da soli non l'hanno fatto per timore delle urne. Il Trattato di Maastricht impone di non caricare le generazioni future di debiti contratti dalla presente generazione per procurarsi dei beni senza pagare le relative imposte, scrive Alfonso Iozzo, economista e federalista europeo, in un saggio sulla re-invenzione del Welfare ("Il Federalista", 1/2010).

Val la pena leggerlo, questo saggio, che poggia sulle solide basi di studi fatti da James Meade, Nobel dell'economia, sui modi di garantire redditi minimi di cittadinanza all'intera società. Il presupposto è estinguere il debito degli Stati, e trasformarlo in credito pubblico: in un patrimonio che lo Stato preveggente tiene per sé, dedicandolo non alle spese correnti ma al finanziamento del Welfare, questo bene non solo sminuito ma spesso inviso. .

Iozzo è convinto, come il liberal Meade, che la ricchezza delle nazioni o dell'Europa (il Pil) vada calcolata con nuovi metodi (Meade chiamava il suo Stato Agathopia, il Buon posto in cui vivere). Il criterio non è più la differenza fra quel che costano i beni prodotti e il reddito ricavato. È il patrimonio di cui dispone lo Stato, è la sua gestione: l'obiettivo è sapere se alle generazioni future verrà lasciato un capitale maggiore o minore di quello che noi abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti. Le leggi di Maastricht applicano tale metodo, prescrivendo come primo passo l'estinzione del debito pubblico.

Resta da compiere il secondo passo: la trasformazione del debito in un credito che protegga i cittadini in tempi di crisi. Non tutti hanno come patrimonio il petrolio norvegese, ma Oslo è un modello e ogni Stato ha l'acqua, l'aria, possibilmente nuove forme di energia: altrettanti beni pubblici consumati dall'individuo. Poiché petrolio e gas prima o poi finiranno, la Norvegia ha istituito con i ricavi energetici un Fondo pensione sottratto all'azzardo dei mercati. Solo il 4% del Fondo può essere annualmente usato per la spesa pubblica, lasciando ai cittadini un capitale a disposizione per il futuro, quando il patrimonio sarà esaurito (ogni norvegese è proprietario virtuale attraverso il Fondo di circa 100.000 euro, contro una quota del debito pubblico a carico di ogni italiano di 30.000 euro).

Avendo combattuto i debiti pubblici, l'Europa potrebbe escogitare iniziative simili, inducendo gli Stati a garantire nuova sicurezza sociale. Non solo; potrebbe far capire che nei costi vanno ormai incluse l'acqua sperperata, l'aria inquinata: beni non rinnovabili come il petrolio norvegese. .

Si parla molto di far ripartire la crescita. Ma essa non potrà esser quella di ieri, e questa verità va detta: perché i paesi industrializzati non correranno come Asia o Sudamerica; e perché la nostra crescita sarà d'avanguardia solo se ecologicamente sostenibile. .

Di qui l'importanza delle prossime elezioni: non solo quelle nazionali, ma quelle del Parlamento europeo nel 2014. Chi griderà contro le tasse e contro l'Europa troppo patrigna e severa promette un paese dei balocchi, dove è sempre domenica e sempre truffa. Meglio saperlo prima, che troppo tardi. Meglio ricominciare l'eroismo, di cui non cessa il bisogno.

La striscia rossa del 4 gennaio 2012

«Natale a Cortina» sta per superare l’incasso italiano più alto della stagione: quello de «I soliti idioti».

Ansa, 4 gennaio 2012

3.     Befera rilancia: "Serviamo lo Stato e non ci fermeremo".

(di MASSIMO GIANNINI La Repubblica. it 08 gennaio 2012).

"L'Italia deve tornare alla legalità. da febbraio nuovi blitz stile Cortina". Le imposte servono a pagare i servizi di cui tutti i cittadini beneficiano, dagli ospedali alle scuole. Chi le evade commette un vero furto ai danni di tutti noi, è bene ricordarlo. Grazie all'incrocio con i dati del Pra sui proprietari di auto di lusso, abbiamo fatto emergere 160 milioni di imposte evase. E circa mille contribuenti controllati hanno pagato oltre 60 milioni di tasse in più".

Attilio Befera "LO RINGRAZIO, ce n'era davvero bisogno...". Per una volta, Attilio Befera può dismettere i panni di San Sebastiano. Nella guerra agli evasori fiscali il presidente del Consiglio si schiera senza se e senza ma a difesa dell'Agenzia delle Entrate e di Equitalia. E l'uomo che riscuote i tributi per conto dello Stato, contestato dai furbetti delle tante Cortine d'Italia, bersagliato dai reietti dell'eversione violenta e accusato dagli inetti di una destra anti-borghese e illiberale, sente finalmente lo Stato dalla sua parte. "Noi facciamo solo il nostro dovere. E lo facciamo sulla base delle leggi votate all'unanimità, da tutto il Parlamento. E continueremo a farlo, perché questo Paese deve decidere da che parte stare: con o contro lo Stato di diritto"

Il 42% dei possessori di barche di lusso, il 31,7% di proprietari di auto di altissima cilindrata e il 25,7% degli intestatari di aerei da diporto dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro l'anno. Le categorie del lavoro autonomo denunciano in media 18 mila euro l'anno, contro i 25 mila euro denunciato dal lavoro dipendente. La Guardia di Finanza fa un blitz a Cortina, scopre che su 133 possessori di auto di lusso 100 dichiarano meno di 30 mila euro e fa lievitare fino al 400% il volume dei ricavi di negozi e commercianti certificati dall'emissione di scontrini e ricevute fiscali. Di fronte a questo scandalo della democrazia, che destabilizza le fondamenta del patto sociale e altera le basi del libero mercato, succedono due cose incredibili. Un pezzo di Paese grida all'"oppressione fiscale". E un pezzo di Parlamento difende i "ladri" e accusa le "guardie".

Ancora una volta, come sempre accade quando l'Italia si sporge sull'abisso della bancarotta finanziaria e il governo di turno costringe gli italiani alla penitenza tributaria, la questione fiscale diventa il cuore di un'irrisolta frattura politica e di un'impossibile coesione sociale. Befera è un capro espiatorio perfetto. Monti chiede sacrifici pesanti agli italiani, e aumenta le tasse per accelerare il pareggio di bilancio. L'amministrazione finanziaria prova a stringere la morsa intorno all'evasione fiscale, con qualche accanimento eccessivo non contro chi non paga perché è disonesto, ma contro chi non ce la fa a pagare perché c'è la crisi. Ma intorno a questo disagio, oggettivo ma circoscritto, monta una colossale e paradossale campagna contro gli "strozzini" di Equitalia. Si evoca lo "stato di polizia". Si denunciano le "inutili operazioni ad effetto" nelle località dei vip. E qualche delinquente tira le sue "conclusioni": bombe carta contro i servitori dello Stato, proiettili per posta nelle sedi dell'Agenzia delle Entrate. Nel Pdl, da Cicchitto a Gasparri, le parole volano comne pietre. Befera è preoccupato: "C'è stata tanta, troppa leggerezza in questi giorni, nel commentare questi episodi. Per questo ora ringrazio il presidente del Consiglio, per la posizione molto forte che ha preso a Reggio Emilia. Noi facciamo solo il nostro dovere, nei confronti di contribuenti che spesso non lo fanno".

La vergogna della "Gomorra delle Dolomiti", come Francesco Merlo ha provocatoriamente definito Cortina d'Ampezzo, sta lì a dimostrarlo. "Diciamo che con la nostra operazione abbiamo fatto andar bene gli affari...", ripete Befera con un po' d'ironia. Ma la questione è invece molto seria. "Vede, questo Paese deve davvero scegliere se continuare sulla strada di questi ultimi anni, o tornare a praticare la legalità e il senso civico. Prima di tutto, dobbiamo ricordarci sempre che le imposte servono a finanziare i servizi di cui tutti i cittadini beneficiano, dagli ospedali alle scuole. E per questo io credo che chi evade le tasse commette un vero e proprio furto nei confronti di tutti noi. E aggiungo che chi non paga tasse e contributi viola la concorrenza, e fa un danno enorme agli imprenditori onesti, e quindi all'intero sistema economico"

Per questo i "blitz" in stile Cortina "non si fermeranno, ma anzi andranno avanti", come annuncia Befera. Le prossime missioni della Guardia di Finanza scatteranno non subito (perché gennaio "è mese di bassa stagione"), ma da febbraio. E si concentreranno nelle località turistiche più rinomate, soprattutto quelle invernali, a caccia dei "soliti ignoti" del Fisco.

Altro che "azioni demagogiche e spettacolari", come strepita la Santanché, chiedendo i danni per l'amata Cortina e le dimissioni per l'odiato Befera. "Facciamo il nostro lavoro, e abbiamo dimostrato che dà risultati". Li dà sul territorio, ma li dà anche negli uffici. E qui il numero uno di Equitalia ci tiene a dare un'altra risposta a chi, da destra, critica l'invio di tanti "operativi" delle Fiamme Gialle per scoprire fenomeni di occultamento delle imposte che si potevano scoprire consultando semplicemente gli elenchi del Pubblico Registro Automobilistico. "Noi non facciamo solo operazioni sul territorio. Di controlli incrociati, attraverso il supporto informatico, ne abbiamo sempre fatti". C'è un dato, ancora inedito, che da la misura di questa attività ispettiva e dei suoi risultati: nel 2011, grazie a 3 mila controlli effettuati con l'incrocio tra i dati del Pra sui proprietari di auto di lusso e le dichiarazioni dei redditi, l'Agenzia delle Entrate ha fatto emergere 160 milioni di imposte evase. Circa 1.000 contribuenti controllati hanno aderito all'accertamento fiscale, e hanno pagato oltre 60 milioni di tasse aggiuntive.

Anche questa è l'Italia, purtroppo. È il raccolto avvelenato della semina di questi anni, che hanno visto un presidente del Consiglio inquinare il discorso pubblico con i germi della Vandea fiscale permanente. "Se lo Stato mi chiede il 50% di quello che guadagno mi sento autorizzato ad evadere". Oppure "non metterò le mani nelle tasche degli italiani". Silvio Berlusconi ha "diseducato" così i suoi elettori, di fronte al rispetto dei doveri del civismo, della legalità, della solidarietà. "È la peggiore espressione che si possa immaginare", commenta Befera, che risponde facendo appello al "senso dello Stato, e al senso di appartenenza a quella comunità che si chiama Italia, alla quale tutti apparteniamo, con gli stessi diritti e gli stessi doveri"

Resta da dire che anche Equitalia ha commesso e commette molti errori, dalle "cartelle pazze" ai pignoramenti indiscriminati, spesso a danno di contribuenti che non possono pagare per le difficoltà economiche in cui si trovano e per l'avidità delle banche che chiudono i rubinetti del credito. Sono problemi seri, anche questi, che non possono essere sottovalutati. Befera non si sottrae, ma ripete che "su 10 milioni di cartelle esattoriali emesse ogni anno, i casi di errore non sono più di 1.000". Vanno evitati,.

Equitalia si impegna a farlo. Ma considerare queste "eccezioni come un sistema è ingiusto e sbagliato". Per questo i controlli andranno avanti. Quelli a tavolino, che si sono sempre fatti e si continueranno a fare. Ma anche quelli sul territorio, perché hanno "un evidente effetto-deterrenza", come dimostra il blitz cortinese, che ha convinto decine di esercenti e ristoratori a fare quello che altrimenti non avrebbero mai fatto: battere uno scontrino, emettere una ricevuta fiscale. Gesti normali, in una sana democrazia politica ed economica. "Atti sovversivi", nel Paese dei tanti, troppi Cetto Laqualunque nati nella Prima Repubblica del Caf e cresciuti nella Seconda Repubblica berlusconiana.

La striscia rossa del 5 gennaio 2012

Le imprese non assumono perché non ricevono ordinativi. Davvero si può pensare che se gli facilitassero i licenziamenti assumerebbero folle di lavoratori?

Luciano Gallino

4.     Il duce secondo Beppe Grillo.

(Marco Bracconi La Repubblica 7 gen 2012).

Già stanco della campagna contro l’Agenzia delle Entrate, Beppe Grillo annuncia il suo prossimo V-Day e proclama solennemente che “in Italia dopo Piazzale Loreto nella sostanza non è cambiato nulla, tranne la forma del potere”

Evidentemente, il fatto che prima di Piazzale Loreto uno come lui sarebbe stato in galera (e gli sarebbe andata di lusso) non è questione sostanziale, ma puramente formale

La tesi è certamente interessante

Ci si augura che il comico-blogger vada presto a spiegarla ai detenuti cubani, ai dissidenti dell’ex Urss, ai desaparecido argentini, agli internauti  cinesi e agli oppositori iraniani, questa cosuccia tanto formale

(Un lettore sostiene che Grillo, prima di piazzale Loreto, sarebbe stato invece tra gli ultra fascisti della prima ora, e non tra i carcerati di Ventotene. Chapeau)

La striscia rossa del 3 gennaio 2012

Tagliare la spesa pubblica in un’economia depressa deprime ancor più l’economia. Per l’austerità si dovrebbe attendere che sia già ben in corso una forte ripresa.

Paul Krugman

5.     I gasparros a Bangkok.

(Marco Bracconi La Repubblica 7 gen 2012).

I controlli antievasione di questi giorni non piacciono al Pdl. I gasparros denunciano una presunta demonizzazione della ricchezza, ed è facile replicare che se essere danarosi non è una colpa, esserlo senza pagare le tasse è decisamente uno schifo

Più interessante l’altra hit dei gasparros sull’argomento, vale a dire la pensosa preoccupazione che in questo modo si possa danneggiare l’economia del luogo

Un po’ come fare i deputati in Thailandia e depenalizzare il turismo sessuale. Hai visto mai che i bambini poi se li vanno a cercare a Sankt Moritz

La striscia rossa del 2 gennaio 2012

I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita.

Manifesto di Ventotene, 1941

6.     I soldi di Cicchitto.

(Marco Bracconi La Repubblica 5 gen 2012).

La questione soldi dei politici è la perfetta metafora dell’Italia 2012

C’è dentro l’ottusità pervicace di una classe dirigente che si arrocca su se stessa,  non capisce la pancia del Paese e dunque disattende il suo primo compito. Ma c’è anche la demagogia di una opinione pubblica che spesso si sente tanto migliore di chi la rappresenta, e invece non lo è affatto

 Per chiudere la faccenda ci vorrebbe un passo indietro da parte di tutti. E anche alla svelta. Se non altro per evitare l’inquietante effetto collaterale di questo perenne litigio tra eletti ed elettori

Perché c’è qualcosa che non funziona se lo stipendio di Cicchitto finisce per diventare un tema più sentito della disoccupazione giovanile o della liberalizzazione di interi comparti produttivi.  E gli indignati di professione – che hanno le loro buone ragioni – dovrebbero rifletterci un po’ sopra

Personalmente, sono certo che Cicchitto e C. sono assai più contenti se in giro si parla dei loro stipendi piuttosto che di cosa votano – o non votano – in Parlamento

E altrettanto personalmente mi piacerebbe tanto vedere Cicchitto messo all’angolo per ciò che fa, prima che per quanto guadagna


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permalink | inviato da salernorosario il 8/1/2012 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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