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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
L’Italia e l’America di oggi
post pubblicato in diario, il 2 marzo 2009


 La crisi economica a livello mondiale che stiamo vivendo spinge tutti i paesi a prendere provvedimenti per superarla. I più virtuosi e accorti sanno che non basta tamponare le contingenze ma occorre approfittare del momento per ridisegnare assetti ideologici e organizzativi tali da configurare società più giuste ed efficienti. Poiché tutto dipende dalle scelte che si fanno adesso, da questa crisi ciascun paese potrà uscire rinnovato oppure rovinato…

L’America di Obama sta scegliendo ”la speranza” in un’America migliore preponendo, assieme alla ricostruzione materiale una ricostruzione morale ragiungibili solo privilegiando scelte strategiche tanto sul fronte esterno ripristinando le collaborazioni internazionali, quanto sul fronte interno con programmi di rilancio per la scuola e la ricerca, una sanità pubblica più giusta estesa a tutti gli strati sociali, predilezione delle energie rinnovabili. Apprendiamo anche dalla stampa che la risorse necessarie per il raggiungimento degli obiettivi prefissati deriveranno dall’impegno di tagliare le spese superflue e dall’aumento delle tasse ma solo per i redditi superiori a 250mila dollari annui.

A mio modesto giudizio questi sono pravvedimenti che distinguono i veri statisti da quelli fasulli. L’Italia, al contrario dovrà subire il peso di gravami di ogni specie a causa di decisioni del governo che guardano in prospettiva non il raggiungimento del bene di tutta la nazione ma solo di una parte, se non addirittura solo di quanche personam.

In questo quadro non considerano iattura una trattativa governo-sindacati in un tavolo zoppo, senza la CGIL, ma addirittura tale frattura è stata provocata perché qualcuno, stoltamente, ha creduto che ciò potesse apportare un beneficio al governo; non sapendo che il bene di tutti si può perseguire solo coinvolgendo tutti gli attori della società.

Un altro cavallo di una stolta battaglia di questo governo è l’attacco alla giustizia che per questo la vediamo precipitare sempre più in basso a causa di leggi confezionate da un Parlamento che ha al suo interno molti indagati e molti avvocati che un mese fanno le leggi e il mese dopo le vanno ad applicare, nelle aule dei tribunali, a favore dei loro assistiti. (01/03/09)

Voglio chiudere più degnamente queste mie povere riflessioni con uno stralcio di un articolo di Giuseppe D’Avanzo che qualche settimana fa su “La Repubblica” scriveva:

***

…«Capiremo soltanto tra qualche anno, e dolorosamente, quante rovine si lascerà dietro questo vandalismo istituzionale. La distruzione del "servizio giustizia" per il cittadino, una magistratura indebolita, un'organizzazione impoverita, codici a maglie larghe, l'allentamento della rete di garanzie e controlli delle autorità pubbliche lasceranno l'intero Mezzogiorno nelle mani del crimine organizzato e della cattiva amministrazione, le città insicure, le regioni più produttive del Paese trasformate in target ghiotti per la delinquenza domestica e internazionale, i mercati senza regole e controllori governati dalle lobby e dai conflitti d'interesse. L'intero perimetro della sicurezza del cittadino sarà privato di un'accettabile vigilanza.

E' il prezzo che pagheremo alla pretesa del governo di trasformare la sua volontà in comando politico diretto per la magistratura, per il processo e addirittura per le sentenze.

Ne è una conferma esemplare il caso di Eluana Englaro, ricordato ieri a Milano dal procuratore della corte d'appello Grechi. Un "caso" che rischia di travolgere diritti fondamentali, il diritto alla dignità della persona, il diritto alla salute che è diritto di vivere ma anche di morire se si ascolta la Costituzione (art. 32, ultimo comma):

"La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".

Non c'è in tutta la Carta un'altra affermazione così forte, ha osservato Stefano Rodotà. Persino la libertà personale è temperata dalla riserva di legge e dalla riserva di giurisdizione.

Qui invece si dice in nessun caso. Quel diritto (il rispetto della persona umana) non può essere consegnato alla decisione del legislatore, figurarsi del governo perché "è indecidibile" e il custode di questa "indecidibilità" sono la Corte Costituzionale e i giudici.
 
Eppure, la legittima "sentenza Englaro" che trova concorde la Cassazione, la Consulta e la Corte europea è negata dal governo: un diritto fondamentale cede il passo al comando politico.

Allora in questo conflitto  le poste in gioco  sono lo scollamento dai fondamentali della democrazia liberale e il nostro diritto alla sicurezza e bisogna metterle bene a fuoco senza lasciarsi accecare (e annoiare) dalle "bullshit" del ministro di Giustizia». (Giuseppe D’Avanzo 1 febbraio 2009)

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