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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
«Le donne non sono merce»
post pubblicato in diario, il 13 febbraio 2011


 

Anno 2011 N° 7 - 13/02/2011

IL MEGAFONO

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE

12 febbraio 2011

Voglio metterci la faccia. Perciò invece di starmene sul lungomare di Sanremo vado a Roma a manifestare insieme alle altre... E magari mi seguiranno anche le mie fan.

Emma Morrone, cantante, intervista a l’Unità 12 febbraio

Il vero caimano

11 febbraio 2011

Le rivoluzioni vincono non in forza delle loro idee, ma quando riescono a confezionare una classe dirigente migliore di quella precedente.

Indro Montanelli

Il vento che sale

Beatrice Alemagna ci ha inviato ieri una Piccoletta che con la mano sinistra sventola la bandiera e con la destra regge la sua bambola. La donne fanno spesso così, due lavori insieme e anche più. Non sempre pagati né riconosciuti, non sempre sufficienti a garantirsi da vivere.

In un'altra tavola la Piccoletta dice: “Il vento si sta alzando”. E' vero, si sta alzando. Non c'è chi non lo senta. Persino i guastatori: è per questo che sono così spaventati, che hanno provato fino all'ultimo a irridere e dividere strillando.

Invece vedrete, oggi. Guardatevi attorno nelle 290 piazze in Italia e nel mondo. Leggete le centomila firme che pubblichiamo al centro del giornale, le vostre. Ci sono, ci siamo tutte. E tutti, i padri e i fratelli, i figli. Troverete le agenti di polizia e le infermiere (vere, in divisa e non in maschera), le precarie della scuola e le presidi di facoltà, le femministe storiche e le ragazze nate negli anni Ottanta, quelle come Emma Marrone che sono uscite da “Amici” e quelle che la tv non la guardano, Carla Corso leader storica del comitato per i diritti delle prostitute, le suore e i parroci del Veneto.

Donne celebri, donne invisibili. Bisnonne e nipoti. Su questo giornale da più di due anni diamo voce – la sollecitiamo – alle donne italiane. Mai come in queste settimane si era sentita forte e chiara: una discussione aperta, larga, fonda. Oggi le vedrete in piazza perché i pensieri e le mani si muovono insieme, arriva sempre un momento in cui le parole si trasformano in gesti e si fanno corpo. Noi dell'Unità ci saremo tutti, saremo coi ragazzi del Laboratorio B5 che faranno disegnare i bambini perché da lì si deve ripartire: dalla cultura, dall'istruzione, dall'investimento sui ragazzi. Ci vorrà tempo, non abbiamo fretta. Ci metteremo il tempo che serve.

Tra le persone che ci hanno scritto e chiamato ieri ci sono una precaria dell'Università, una staffetta partigiana, un'operaia in cassa integrazione. Dice Rosa Giancola, operaia tessile in Cig: “Nella mia ultima busta paga c'è scritto 1051 euro. Non so nelle tariffe di Arcore a cosa corrisponda, forse a una palpatina. Quello è il mio attestato di dignità, il mio contributo al Pil.

E quei segni meno sono le tasse che pago per contribuire a un bene che ricade su tutti. Non è Ruby il problema, è la corte del marajà che mi disgusta. Io pure lo uso il corpo, con le mie mani costruisco le tende per la Protezione civile, e però sono invisibile anche se occupo una fabbrica”.

Teresa Vergalli, staffetta partigiana: “Una donna non conta niente anzi meno di niente, diceva mia madre contadina. Per uscire da quel niente ci sono state le donne uccise, torturate, violentate. Ed anche, forse inconsapevoli, tutte quelle che hanno dovuto piangere. Ci sono state conquiste e passi avanti. Ma ci siamo illuse di esserci assicurate il rispetto e il riconoscimento dovuto. Invece stiamo andando a ritroso. Oggi io sarò in piazza, ragazza di tanto tempo fa, insieme alle mie nuore, a mia nipote, alle mie amiche”.

Rosy Nardone, Phd (Philosophiæ Doctor ndr) all'università di Bologna: “Ho la "sfortuna" di occuparmi di tutto ciò che questo Governo sta demolendo: didattica, educazione, innovazione. Dunque non c'è proprio alcun motivo per continuare ad investire su di me, sarebbe meglio che sparissi...”.

Invece no, nessuna sparisce. Eccole tutte per strada, provate a contarle. (Concita De Gregorio l'Unità.it 12 febbraio 2011)

6 febbraio 2011

A un bambino bisogna insegnare a essere un rivoluzionario, nel senso di cercare sempre il bene maggiore da donare agli altri per migliorarne l’esistenza. Lo scopo della vita non può essere accumulare denaro, ma creare rapporti d’amore.

Giovanni Bollea

Un tredicenne critica Berlusconi

(Cliccate sul titolo e) Ascoltate le parole, tanto criticate a torto, del tredicenne che ha voluto – e c’è riuscito – dire la sua di fronte alla vasta platea del Palasharp di Milano, assieme a Eco, Saviano, Sagrebelsky ed altri ancora.

Date poi un’occhiata a quello che si è detto nel “convegno delle mutande” organizzato da Giuliano Ferrara & sodali e giudicate voi dove alberga il Buon Senso, la Maturità, l’amore per la Patria e il Bene Comune.

Non ci si può aspettare nulla di più e di meglio da chi fa finta di credere che Berlusconi era convinto che quella fosse veramente la nipote di Mubarak, (Redazione)  

10 febbraio 2011

In 18 anni raramente il premier Berlusconi è riuscito a star lontano dai guai. Ma il plico 5657/2011 dell’ufficio del pm di Milano ha tutta l’aria di diventare il suo peggior problema. L’Italia sembra avviata verso una torrida primavera politica.

The Economist

Una lettera al Vaticano dal teologo Vito Mancuso

Ho sognato che il cardinale Angelo Bagnasco lunedì prossimo 24 gennaio 2011 durante il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana si rivolga al paese con queste o simili parole:

In questo momento del nostro paese, un momento nel quale i rifiuti accumulati sulle strade di una delle nostre più belle città si sono come riversati dentro le nostre anime e invadono le nostre case quando guardiamo il telegiornale;

in questo momento nel quale tonnellate di spazzatura colmano le nostre menti già al mattino quando prendiamo in mano il giornale e generano in chi si accinge al lavoro un senso di frustrazione e di oscuro malessere;

in questo momento nel quale si moltiplica la triste nomea sull’essere italiani, cioè gente ritenuta poco seria, poco precisa, poco affidabile, di una simpatia e di una furbizia che spesso nascondono l’imbroglio per un made in Italy della morale che ci colloca ai primi posti in Europa per corruzione;

in questo momento che vede il nostro paese alle prese con un’immensa catastrofe etica prima che politica perché nessun altro paese occidentale permetterebbe al capo del suo governo di avere a che fare anche solo con un decimo o un centesimo delle situazioni che riguardano il capo del nostro governo;

in questo momento che vede il nostro paese, patria del bello e dell’arte, alle prese con una tragedia estetica oltre che etica, perché tutte quelle signorine non immaginano come sono prive della bellezza peculiare di un essere umano che non è mai senza candore e senza grazia come sapeva bene Dante, padre della lingua e della poesia italiana, che cantava la sua donna “tanto gentile e tanto onesta”, e come sapevano Giotto, Simone Martini, Botticelli, Piero della Francesca, Leonardo, Raffaello, Michelangelo quando dipingevano i loro volti immortali di donna;

in questo momento nel quale nelle anime si riversano rifiuti chimici di una tossicità devastante che coi loro liquami e miasmi possono corrodere definitivamente il senso del bene e della giustizia, dell’onestà e della fedeltà, e la cura per un linguaggio che onora il senso delle parole e che se dice sì, poi è sì, e se dice no, poi è no;

in questo momento nel quale in alcuni di noi può crescere come una serpe velenosa un insidioso sentimento di rabbia e di aggressività vicino alla violenza, e in altri un cupo senso di sconforto e di apatia che conduce a riporre le speranze vitali solo nell’illusione della giocata vincente e nelle fiction-finzioni della tv;

in questo momento così basso, così indecente, così volgare e così stupido, invitiamo ogni italiano a resistere e a compiere la sua resistenza circondandosi e come rivestendosi di pensieri alti e puliti.

Ognuno lavi la mente da questa infezione immergendola nel ricordo dei grandi uomini politici italiani di ogni schieramento politico che il nostro paese ha avuto: coloro ai quali dobbiamo questo stato nazionale unitario in questo 150esimo anniversario, i padri della costituzione e gli statisti che hanno guidato l’Italia a risollevarsi dalle macerie fisiche e morali della Seconda guerra mondiale, i grandi Presidenti della Repubblica che abbiamo avuto e che per grazia di Dio abbiamo.

Ognuno pensi a loro e ai molti altri grandi italiani che purtroppo non è possibile nominare, e non dimentichi che è possibile essere un cittadino onesto, pulito, sincero di questo antico e nobile paese che amiamo, la nostra patria. Non lasciamoci disamorare dall’Italia, perché solo se si ama e si crede nel nostro paese i nostri giovani potranno avere un futuro, perché è dalla forza morale e ideale di un uomo che sgorgano le sue energie migliori che poi diventano economia sana e vitale.

Riflettendo sul male radicale della natura umana, Kant ricordava che “un membro del Parlamento inglese, nel calore di una discussione, esclamò: Ogni uomo ha il suo prezzo, per il quale si vende”. I grandi politici ricordati sopra non sono stati santi, ma uomini che non si sono mai venduti.

Di sinistra, di centro, di destra, hanno rifiutato di avere un prezzo. In questo momento del nostro paese non è più questione di schieramenti politici, ma di vendersi o di non vendersi, di essere una merce o di essere liberi.

Il libro dell’Apocalisse parla di una Bestia, metafora del potere, che volendo sedurre tutti gli abitanti della terra prese a marchiare loro la destra e la fronte “e nessuno poteva comprare o vendere senza avere tale marchio”. L’Apocalisse continua dicendo che “i re della terra si sono prostituiti con essa e i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato”.

Quelle giovani donne che partecipano alla vita privata dell’attuale capo del governo sono solo il simbolo di una ben più ampia prostituzione della mente e dell’anima che avviene nei palazzi del potere.

La Chiesa non dice queste cose nel nome di sé stessa, anche la Chiesa ha i suoi scandali morali, le sue tonnellate di spazzatura, com’è noto in tutto il mondo. Noi osiamo parlare nel nome di Gesù di Nazaret, che fu venduto per trenta denari ma che non si vendette al potere.

È nel suo nome che la Chiesa cattolica invita tutti gli italiani, cattolici e non-cattolici, a non perdere mai questo desiderio di pulizia e di vera libertà. (Vito Mancuso - Docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano 21/01/2011 11:39 AM.)

8 febbraio 2011

Non era vero tutto quello che in molti dicevano: le donne non capiscono, non sanno, è inutile dargli il voto, faranno quello che decidono i mariti. Le donne votarono in un numero maggiore. Partecipavano, sentivano, andavano ad ascoltare e poi usavano la loro testa.

Tina Anselmi

Bersani: «Donne non sono merce»

«Noi maschi saremo con le donne che il 13 vanno in piazza, se non altro perché conosciamo le nostre mogli, le nostre compagne, le nostre amiche, le nostre figlie. Perché le rispettiamo come persone e non accettiamo che siano considerate merce da vendere su cui esercitare il dominio maschilista». Pier Luigi Bersani guadagna la standing ovation della platea democratica, all'assemblea del partito a Roma, quando attacca la concezione delle donne del premier.

«Qui non è questione di magistratura - ha aggiunto tra applausi scroscianti - qui non è accettabile che arrivi questo insegnamento alle nuove generazioni». La platea ha interrotto il discorso del segretario con un lunghissimo applauso, al che quale Bersani ha replicato soddisfatto: «Bene, vedo che la pensiamo alla stessa maniera».

ALLA LEGA: "NON FARETE MAI FEDERALISMO CON BERLUSCONI"

Alla Lega dico che il federalismo non lo farete mai con Berlusconi, perchè a lui non interessa il federalismo, ma i vostri voti, e li userà per il processo breve o per difendere la 'cricca di Romà ».

E sempre sul federalismo: «Fermatevi, non si può forzare la mano su un tema così delicato. Non accettiamo forzature e inganni». Alla Lega dice: «se pensa di intimorirci mettendo una foto dei nostri deputati sulla 'Padania', ci metta anche la mia, la nostra, di noi che abbiamo respirato autonomia fin da piccoli. Noi non accettiamo lezioni da nessuno, soprattutto da chi da otto anni punteggia palazzo Grazioli».

A Tremonti, che ha descritto il federalismo affermando che «è l'era del vedo, voto pago», ha risposto: «No è l'era del pago, pago pago. E lo scriveremo sui manifesti». «La bandiera federalista la alzeremo noi».

"SE NON C'ERA UNO COME NAPOLITANO..."

Bersani ha criticato duramente «l'incredibile strappo alle regole istituzionali» compiuto con il decreto approvato ieri dal governo. «Credo che sia per noi l'occasione di rendere nuovamente onore al profilo istituzionale del Capo dello Stato». E tutto ciò «deve essere motivo di riflessione anche per noi cosa succederebbe nel paese se su quel colle ci fosse una persona senza lo stesso senso delle istituzioni».

A OPPOSIZIONI: OGNUNO PRENDA SUE RESPONSABILITA'

«Dopo l'Assemblea porteremo il nostro progetto alle forze sociali e politiche e ognuno deve prendersi le sue responsabilità di fronte al Paese». Così, dal palco dell'Assemblea del Pd, il segretario Pier Luigi Bersani rinnova il suo appello alle opposizioni per un'alleanza costituzionale. «Noi non siamo interessati a riorganizzare il centrodestra, ci rivolgiamo alle forze moderate e di centro e chiediamo loro se pensano che Berlusconi sia condizionabile» con in più il rischio «che diventi anche il presidente della Repubblica». Dopo aver presentato il progetto del Pd alle opposizioni «tireremo le somme sempre con un tratto inclusivo, unitario, geloso del suo progetto».

SE CON L'EURO C'ERA BERLUSCONI, AVEVAMO MONOPOLI

Per criticare la credibilità del premier, Bersani afferma che «se avessimo mandato Berlusconi invece di Ciampi e Prodi quando si decise la nascita dell'euro, ora avremmo in tasca la moneta di Monopoli». 4 febbraio 2011

3 febbraio 2011

Serve un clima di corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale. Si esca da una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti e prova di forza

.Giorgio Napolitano, Bergamo, 2 febbraio 2011

Appello degli Italiani all'estero per l"italia che vogliamo

«Vogliamo un'Italia che ci renda orgogliosi»

C’è un’Italia lontana, un’Italia di valigie e di memorie, un’Italia di energie in fuga che si fonde con culture di altre genti e di altri luoghi, che impara e che insegna.

C’è un’Italia nel mondo costretta a fuggire dal suo Paese, stritolata da un futuro compromesso, un'Italia di generazioni tradite e abbandonate da un potere avviluppato su se stesso. Quest’Italia lontana non riesce più a riconoscersi nel suo Paese. Non si riconosce più in un Paese ridotto a servizio di una classe dirigente che piega ogni diritto al solo interesse di casta, di clan o di cricca. Non si riconosce più in un Paese che taglia i fondi alla cultura, alla ricerca e alla scuola.

Non si riconosce più in un Paese che nonostante la sua civiltà millenaria diventa sempre più razzista, sempre più spaventato dal diverso, dove il pregiudizio prevale sulla solidarietà di popolo migrante. Non si riconosce più in un Paese in cui i giovani sono visti come minaccia e non come risorsa ed energia. Non si riconosce più in un Paese le cui donne sono offese dalla volgarità del potere che le usa come moneta di clientela.

Non si riconosce più in un Paese in cui il crimine svelato da inchieste e condannato da processi continua a sedere fra i banchi delle più alte istituzioni, umiliando la lotta di chi ha sacrificato la vita per ridare alla gente e a quelle istituzioni onestà e dignità. Non si riconosce più in un Paese in cui si muore di lavoro e la dignità del lavoratore è umiliata da una precarietà selvaggia e da politiche illiberali fondate su enormi conflitti d’interesse.

Non si riconosce più in un Paese che sembra avere perso la forza di indignarsi. Non si riconosce più in un Paese in cui la libertà di stampa è minacciata, limitata e ricattata. L’Italia lontana non si riconosce più in quel Paese che tanto ama, ma crede che un’Italia migliore sia possibile.

Perciò si appella a tutti gli Italiani, ovunque essi siano, perché si impegnino per fare del nostro Paese quell'Altra Italia equa, libera, solidale, fondata sul diritto al lavoro e su valori di giustizia e legalità. Un’Italia che ci renda orgogliosi. L’Italia della nostra Costituzione. (l'Unità.it 30 gennaio 2011)

9 febbraio 2011

La verità è realmente nota soltanto a chi ha dedicato un’attenzione uguale e imparziale alle opposte ragioni, cercando di vederle il più chiaramente possibile.

John Stuart Mill, filosofo, citato ieri in conferenza stampa dal procuratore di Milano Edmondo Bruti

La stampa di destra scatenata contro Napolitano "Minaccia Berlusconi e sta con i pm"

Da Libero e il Giornale attacchi al capo dello Stato. "E' come Scalfaro". "A parole si dice equidistante ma in realtà è schierato con i magistrati". E Ferrara punzecchia Tremonti

La stampa di destra e berlusconiana all'attacco di Giorgio Napolitano. Non è piaciuto a Libero e il Giornale l'avvertimento dato dal capo dello Stato al premier 1. E, puntuale, insieme alle indiscrezioni che descrivono un Cavaliere furibondo con Napolitano, è partita l'offensiva verso il Colle. Inizia Libero che parla di un presidente della Repubblica che "minaccia" il Cavaliere. Per il direttore Maurizio Belpietro l'inquilino del Quirinale "si è schierato con il cavallo che giudica vincente: i magistrati". Compiendo l'ultimo errore "di una carriera che ne è piena". E così ecco ritirare fuori i fatti dell'Ungheria del 1956 e Tangentopoli. Svilendo la salita al Colle "come un puro caso". Secondo Belpietro, insomma, le parole di Napolitano sono "il preannuncio di un colpo di mano di una classe politica vecchia e arrogante che nella vita le ha sbagliate tutte ma non si è ancora rassegnata a cedere il potere".

Tocca al berlusconiano Giornale. Anche in questo caso i toni sono quelli di una totale e sprezzante condanna del capo dello Stato (che "è entrato a gamba tesa contro Berlusconi") paragonato al suo predecessore Oscar Luigi Scalfaro, vera bestia nera dei berlusconiani. Ed è la didascalia che correda una foto di Napolitano e Scalfaro a dare il senso dell'aria che tira in casa berlusconiana: "Il comportamento di Napolitano ricorda quello di Scalfaro. Mentre a parole si dichiara equidistante e sopra le parti, nei fatti ieri si è schierato dalle parte delle Procure che da anni hanno scatenato nei confronti del premier una caccia all'uomo mai vista con finalità che sfiorano l'eversione. Davanti alle rimostranze del premier, il capo dello Stato ha saputo solo consigliare di abbassare i toni e farsi processare". Conclude il tutto Mario Giordano che definisce Napolitano "arbitro ultrà come Scalfaro".

Da segnalare infine, l'editoriale che campeggia in prima pagina a firma Giuliano Ferrara. Due colonne che chiamano in causa il ministro dell'Economia Giulio Tremonti accusato di freddezza (o doppiogioco) davanti agli annunci di iniziative economiche proposte dal Cavaliere: "Ci dica perché è tanto sordo quando si parla di sviluppo e crescita economica..." scrive Ferrara. Che aggiunge: "La sensazione di presa in giro è forte". ( La Repubblica.it 13 febbraio 2011)


 

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