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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
Appelli, referendum. Giovano? A chi?
post pubblicato in diario, il 12 gennaio 2009


 

Cari amici,

Giro volentieri l’invito a firmare l’appello di Pancho Pardi contro la paventata eventualità della elezione di Silvio Berlusconi a Presidente della Repubblica.

Mi è impossibile non accettare l’invito condividendo sia la forma che il contenuto. per cui firmo anch’io l’appello. Esprimo così la mia volontà, ma sono consapevole che, per raggiungere il fine ultimo che ci prefiggiamo, queste petizioni e questi appelli non sono sufficienti.

Vorrei che le forze politiche in campo, oltre ad attivarsi per la raccolta di firme, per le manifestazioni, per i referendum - che comunque sono utili per marcare una presenza e manifestare una forza - esprimessero anche la volontà di modificare la legge elettorale vigente che, da quando ha tolto agli elettori il diritto di votare la preferenza, ha fatto sì che il Parlamento fosse formato non più da “eletti del popolo” ma da “personaggi cooptati”, alcuni dei quali, giacciono volontariamente supini al volere di chi li ha nominati per poter essere di nuovo “cooptati” alle prossime elezioni.

Con un Parlamento così, malgrado i nostri appelli e le nostre petizioni, Berlusconi sarebbe matematicamente eletto a Presidente della Repubblica perché, dopo le prime votazioni, dove è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi, schiererebbe i suoi giannizzeri[1] che lo eleggerebbero a maggioranza semplice anche contro la manifesta volontà dell’elettorato che non lo vorrebbe.

Questo avviene perché l’elettore, in occasione delle elezioni nazionali, vota solo il partito; ne consegue che il deputato o il senatore eletto è più legato al suo sponsor che al cittadino del proprio collegio che lo elegge a sua insaputa e non avrà neanche il potere di togliergli la fiducia nel caso risultasse infido.

Senza questo meccanismo elettorale non sarebbero state possibili tutte le leggi vergogna (alcune incostituzionali) delle passate legislature e della presente; come ad esempio: la legge Cirelli (taglia prescrizione); la legge pecorella (che vieta al P.M. l’appello in caso di assoluzione dell’imputato); il lodo Alfano (che consente l’impunità alle massime cariche dello stato). E’ utile ricordare che tali leggi erano in armonia con il «piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli».

Una modifica di questa legge elettorale che prevedesse il ripristino del voto di preferenza e l’attuazione di un maggioritario più chiaro, sarebbe salutare per la politica italiana. Ma questa modifica la vogliamo proprio tutti?

Se questi intenti fossero comuni a tutti, non occorrerebbero tanti distinguo tra partiti della stessa coalizione. Si potrebbe quindi porre mano a processi di semplificazione e accorpamenti che renderebbero più forte e democratica la coalizione e in grado di resistere meglio agli attacchi degli avversari.

Ma il problema principale per alcune forze politiche, specialmente le più piccole, è la sopravvivenza dei loro ideali, dietro cui a volte, si cela un problema di sopravvivenza personale.

Certamente sono contrario alla elezione di Berlusconi alla Presidenza della Repubblica; ma per ottenere ciò non possiamo limitaci alla petizione, al quesito, all’appello che ci rendono visibili e basta. E’ necessario impiantare percorsi politici e proporre provvedimenti che spuntino le unghia fameliche di Berlusconi. Non ci possiamo solo appassionare all’antiberlusconismo, dobbiamo andare alla ricerca di convergenze programmatiche, tanto fra partiti che si professano riformisti quanto dentro ogni singola forza, con l‘obiettivo di realizzare una unità di intenti che abbia come unico scopo il bene dell’Italia e della sua Democrazia: strumento indispensabile per la realizzazione del «Bene comune».

Tagliare, unificare, ridurre sono cose necessarie ma impossibili, se per attuarle sono preposti coloro che dovrebbero essere tagliati, unificati, ridotti. A meno che... in ciascun uomo politico non nasca uno scatto di orgoglio e di onesto sentire che gli ricordi qual è il suo dovere di fronte alla gravità dei problemi odierni. Loro sono lì, eletti dal popolo, per affrontare qualunque situazione e trovare le soluzioni atte a realizzare il “Bene comune” e non per godere di privilegi che così diventano immeritati.

Se l’attuale classe politica sarà capace di autoregolarsi, a vantaggio del “Bene comune”, fra qualche anno l’Italia potrà godere di un periodo di serenità, in caso contrario si andrà incontro a conflitti politici e sociali difficilmente sopportabili.

Acireale ,10 Gennaio 2009

Rosario Salerno



[1] Scegliere il significato che più aggrada: guardia del corpo del sultano; soldato mercenario; bravo; sgherro; sbirro; partigiano; satellite; seguace fanatico; attivista fanatico;tornacontista.

Mai stanchi in democrazia
post pubblicato in diario, il 4 gennaio 2009


 

Acireale, 22 novembre 2008

Carisssimi,

Ricevo molri riscontri ai miei notiziari: apprezzamenti, qualche richiesta (poche) di cancellazione, qualcuno interlocutorio. Mi chiedono perché lo faccio mentre manifestano stanchezza per le tante parole, buttate al vento, provenienti da ogni parte, inutili e inadeguate alla gravità della crisi economica e morale verso cui il nostro Paese, ormai da molto tempo, si è incamminato e non accenna a fermarsi.

Per questo apprezzo molto la pazienza spesa a leggere quello che quasi ogni giorno Vi ho propinato.

Anch’io sono stanco del tempo che stiamo vivendo: non c’è quasi niente di buono e non c’è niente che vada per il verso giusto.

Ma come un naufrago, sento forte il bisogno di aggrapparmi a qualche tronco galleggiante.

La mia scialuppa di salvataggio, cioè qualcosa di più di un tronco, è la convinzione, molto forte in me, che la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è fondamentale, per svolgere un ruolo di richiesta e di controllo. Ovvero la Democrazia.

Vi voglio semplicemente accennare un concetto storico, egregiamente espresso da Gustavo Zagrebelsky nel suo libro «Imparare Democrazia».

Si parlò e si sperimentò la Democrazia al tempo dei greci. Da allora, fino a oltre la metà del XIX secolo, fatte salve alcune sporadiche sperimentazioni, non se ne parlò più.

I tentativi del XIX secolo e dei primi anni del secolo scorso causarono la reazione di quanti, avendo gestito il potere per casta o per capacità economica, non erano disposti a condividerlo con chicchessia. Le classi dominanti dell’epoca foraggiarono il fascismo e così accadde che gente del popolo, povera e senza censo, aiutò la nobiltà e la ricca borghesia a mantenere quel potere che veniva messo in discussione dalle nuove idee rivoluzionarie.

Ma una dittatura,di qualunque colore essa sia, non può che generare mancanza di libertà, sopraffazione, stermini, come quelli che avvennero fino al 1945 in Italia e nel mondo ad opera dei nazifascisti.

Fino ad allora la Democrazia veniva considerata, in modo dispreggiativo, come “governo del volgo”.

«…Per la prima volta nella storia dell’umanità, invece, dopo la sconfitta delle dittature totalitare di destra nella seconda guerra mondiale, la Democrazia, (nellEuropa liberata), riceveva il riconoscimento di unica definizione ideale di tutti i sistemi di organizzazione politica e sociale…».

Per essere apprezzata, la Democrazia dovette diventare il contraltare degli orrori delle dittature nazifasciste.

Per me la Democrazia, anche se è impossibile attuarla perfettamente, è l’unico sistema di governo alternativo alla dittatura, la quale resta in agguato e prevale se manca la partecipazione e il controllo dei cittadini.

Ciascuno di noi ha il dovere di fare un esame delle proprie condizioni economiche, dei valori morali in cui crede e poi schierarsi per non finire con gli ignavi all’inferno dove li colloca il nostro grande poeta Dante Alighieri (Inf.III 32..52).

Ma non è quello l’inferno di cui ho paura. Ho paura del disordine morale e della precarietà economica in cui stà precipitando la nostra società, anche a causa di alcuni prevvedimenti antidemocratici, fra cui l’eliminazione del diritto dei cittadini di esprimere il voto di preferenza.

Inoltre c’è gente - che si proclama cristiana per sollecitare i favori delle gerarchie ecclesiastiche ma poi criminalizza il diverso, lo straniero, il povero, il debole, dimentica dell’insegnamento di Cristo;- che dice di propugnare la giustizia ma attacca e indebolisce i giudici; e sappiamo tutti perché;- che proclama l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, ma fa le leggi per garantire la propria impunità;- che dice di volere l’uguaglianza dei cittadini ma propone la scedatura e le impronte digitali dei bambini nomadi;- che dice di voler promuovere l’integrazione sociale degli immigrati ma crea le classi differenziali per gli scolari stranieri e una legge che inserisce il reato di “presenza” in Italia.

Questa Italia, dove un senza tetto viene arso vivo, un uomo di colore viene oltraggiato e percosso da forze dell’ordine, dove un campo di nomadi (con donne e bambini) viene dato alle fiamme, non mi piace proprio ma non posso far finta di niente e occupami dei fatti miei, anche se tutto quello che posso fare è esprimere un dissenzo o marcare una partecipazione. Ma la Democrazia è anche questo: sostituire le armi con la Parola.

I miei valori, i miei ideali di solidarietà, la mia idea di società mi portano a essere contro tutto questo. Mi fanno schierare con quanti dicono “questa cosa mi interessa” e vogliono combattere abusi e ingiustizie.

Ce la faranno, non ce la faranno, azzeccheranno le strategie, sbaglieranno le tattiche, non riusciranno a individuare e ad enucleare qualcuno che non è in linea con i valori morali condivisi ? Sono eventualità possibili ma l’importante è mantenere la rotta che non può prescindere dal ricercare il rispetto per ogni essere umano e il perseguimento di una società più giusta e condivisa.

Come vedete non agisco spinto da motivi elettorali o personali (come qualcuno ha insinuato) ma da una necessità interiore di rendermi utile, portando un frammento di conoscenza che possa generare un minimo di impegno civico a favore del Bene Comune.

Sono convinto che se perseguiamo l’obiettivo del Bene Comune non possiamo sbagliare quale schieramento scegliere.

Vi sono grato per il tempo che avete dedicato alla lettura della presente. Ho ritenuto giusto fare una presentazione più chiara di chi, quasi ogni giorno, si è insinuato fra la Vostra corrispondenza.

Un cordiale e fraterno saluto .

rosario salerno


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permalink | inviato da salernorosario il 4/1/2009 alle 9:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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