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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Le grandi sfide che minacciano il futuro dell’Europa
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2017


Anno X N° 51 del 17 dicembre 2017 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 17 dicembre 2017 _______________________________________________________________________________________ L’uscita di Trump è appunto uno di questi ed ha cominciato ovviamente a creare la massima tensione e una ripresa dell’Intifada che per fortuna ancora non è nel pieno ma mostra già qualche accenno che fa temere il peggio. Io credo che Gerusalemme non debba essere una capitale per nessuno. È la città sacra alle tre religioni monoteiste: l’ebraica, la cristiana, la musulmana. _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §1 - Le grandi sfide che minacciano il futuro dell’Europa _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 16 dicembre 2017) _______________________________________________________________________________________ Quanti sono i problemi sempre più numerosi e in continuo peggioramento dell'Occidente, dell'Europa e della nostra Italia? Vediamo. La governabilità e le alleanze che richiede in molti Paesi: la Grecia, l'Italia, la Spagna, la Germania, i Paesi dell'Est europeo (Visegrad); l'immigrazione dall'Africa; il tema di Gerusalemme capitale (di chi e di cosa?); l'economia dell'Europa, le misure indicate da Draghi e quelle che porterà avanti fino all'anno della sua scadenza dalla carica che occupa (2019); il neofascismo e il neonazismo in Italia e in Germania; l'assenza pressoché generale di ideologie, valori, ideali in tutto l'Occidente. _______________________________________________________________________________________ Per quanto riguarda noi italiani dovrei aggiungere un tema sul quale da tre giorni i nostri giornali hanno aperto la prima pagina: Maria Elena Boschi e la Banca Etruria. Ma non intendo occuparmene: è già stato detto tutto. Una sola cosa aggiungerò in proposito: quando Renzi attaccò la Banca d'Italia (e Gentiloni per fortuna tagliò la mozione renziana e presentò un documento ufficiale del tutto diverso e pienamente accettabile) noi criticammo a fondo il segretario del Pd. Avevamo ragione e l'esplosione del caso Boschi lo conferma. E questo è tutto sull'argomento, con la speranza che Boschi, senza bisogno di dimettersi in questa che sta per finire, nella nuova legislatura abbandoni la politica e trovi altre soluzioni più utili per la sua attività. _______________________________________________________________________________________ Questo è dunque il quadro generale. Ma c'è un altro tema da inserire ed è quello dell'economia. Draghi lo cura da un pezzo e continua a praticare una politica monetaria ed economica che ha aiutato tutta l’Europa della moneta comune ad una notevole ripresa della crescita del reddito ed anche dell’occupazione. Anche in Italia questi fenomeni si sono verificati ma in modo molto più lento. Per di più alcune raccomandazioni che Draghi effettua in ogni occasione non sono state ancora seguite. _______________________________________________________________________________________ Una riduzione delle tasse adeguata e socialmente appropriata sarebbe indispensabile ma Draghi non può che suggerire questa politica per la quale la competenza è dei ministri delle Finanze dei singoli Paesi. Le misure che Draghi suggerisce si condensano, a mio avviso, in una soltanto che ho varie volte raccomandato senza che fosse minimamente ripresa. Il problema posto da Draghi si risolve con un taglio del 25 per cento del cuneo fiscale. Questa è una misura che potrebbe risolvere rapidamente la situazione di lenta crescita dell’economia italiana. Un taglio del 25 per cento del cuneo farebbe crescere il salario netto dei lavoratori e aumenterebbe i profitti (o diminuirebbe fortemente le perdite) delle imprese. Le conseguenze sul complesso dell’economia sarebbero dunque una maggiore offerta di lavoro e una maggiore domanda di consumo. _______________________________________________________________________________________ Aggiungo che almeno un anno dopo questa misura lo Stato italiano dovrebbe fiscalizzarla, con una sorta di imposta progressiva sul reddito (o sul patrimonio, ma fiscalizzare il reddito è più adeguato) diminuendo fortemente un altro tema che va affrontato e cioè la riduzione delle diseguaglianze sociali, colpendo maggiormente i redditi elevati e sempre di meno quelli che stanno a metà della scala reddituale e poi esentando quelli che stanno in basso. Questa è una misura da prendere subito e non capisco perché l’argomento venga eluso da chi è responsabile della finanze italiane. _______________________________________________________________________________________ Ora esaminiamo brevemente gli altri temi. _______________________________________________________________________________________ 1. Neofascismo e neonazismo. Si stanno espandendo rapidamente in Italia ed anche in Germania, sostenuti soprattutto da giovani che non hanno mai vissuto la realtà di quelle situazioni che rimontano più o meno a ottant’anni fa. A quell’epoca i capi avevano affascinato le moltitudini: Mussolini e Hitler. L’Italia fascista entrò in guerra a fianco della Germania nel 1940 quando il conflitto sembrava già terminato: la Francia era stata invasa, compresa la sua capitale, e il governo instaurato nel resto della Francia non occupata era praticamente filo-hitleriano. Inutile ricordare, perché è ben presente alla mia generazione, quali furono le stragi della guerra e quelle dei campi di concentramento. Milioni di morti ma soprattutto l’eccidio razzista più orrendo della storia dei nostri secoli. In Italia quelle stragi furono molto più limitate, ma Mussolini commise l’aberrazione di catturare gli ebrei dei ghetti italiani e spedirli in treni blindati ad esser massacrati in Germania. _______________________________________________________________________________________ Perché nascono adesso questi movimenti? Credo che si tratti di un populismo che cerca di motivarsi con capi e regimi che sono di quattro o cinque generazioni prima di quella attuale. È un malanno molto serio e molto grave, più di quanto si pensi perché ha scoperto una nuova motivazione per attaccare così da ogni lato i governi democratici d’Europa. Speriamo comunque che scompaia presto, ma ce la dobbiamo metter tutta per farlo scomparire. _______________________________________________________________________________________ 2. Gerusalemme. L’uscita impreveduta di Trump non è certo la prima delle sue gaffe ma questa è molto delicata. Dividere Gerusalemme in due capitali, una ebraica e l’altra palestinese, significa dare una sorta di battesimo istituzionale ad una situazione che di fatto e in parte già esiste. C’è un quartiere arabo a Gerusalemme che si amministra da solo e che in certi momenti ha stabilito rapporti di pace e di reciproca sopportazione con le altre comunità. Purtroppo questo rapporto civile spesso viene interrotto da incidenti, errori, interventi esterni che riaccendono i fuochi della rivolta e della sua repressione. _______________________________________________________________________________________ L’uscita di Trump è appunto uno di questi ed ha cominciato ovviamente a creare la massima tensione e una ripresa dell’Intifada che per fortuna ancora non è nel pieno ma mostra già qualche accenno che fa temere il peggio. Io credo che Gerusalemme non debba essere una capitale per nessuno. È la città sacra alle tre religioni monoteiste: l’ebraica, la cristiana, la musulmana. _______________________________________________________________________________________ Quindi non deve essere una capitale nel senso costituzionale e politico del termine. Deve essere piuttosto dichiarata la Città Santa per eccellenza ed è il mondo intero che deve fare questa dichiarazione. Probabilmente la sede opportuna è l’Onu, non nel comitato che lo dirige, ma nell’assemblea cui tutto il mondo partecipa. La Città Santa per eccellenza, dove nacquero i monoteismi. Credo che papa Francesco sarebbe molto d’accordo su questa soluzione che comunque merita di essere adottata al più presto. _______________________________________________________________________________________ 3. L’ingovernabilità. In Europa è il tema numero uno per almeno tre Paesi: Germania, Italia, Spagna. Questa situazione è molto difficile da sanare. Se esaminiamo l’Italia, che può essere l’esempio più evidente, vediamo che i partiti italiani di maggiore consistenza sono il centrodestra, i 5 Stelle, il Pd. I 5 Stelle non si alleano con nessuno perché il loro statuto glielo vieta, ma soprattutto perché se lo facessero perderebbero una massa notevole di voti di persone che provengono per delusione dalla sinistra o dalla destra o dal centro. I grillini sono un contenitore di delusioni e di populismo, ancora una volta i due requisiti che stanno sconvolgendo quasi l’intera Europa. _______________________________________________________________________________________ Quanto al centrodestra, esso è attualmente il raggruppamento più forte. Marcia secondo i sondaggi verso il 35 per cento ma si compone di tre elementi particolarmente diversi tra di loro: da un lato c’è Berlusconi, dall’altro Salvini e la Lega Nord e poi per conto proprio i Fratelli d’Italia della Meloni che ha con sé un 5 per cento più stretto alla Lega che a Berlusconi. Quindi è un’alleanza ampia forte ma eterogenea, che in certe situazioni potrebbe dividersi anche se provvisoriamente. Infine c’è il Partito democratico, la sinistra sinistra e un centro molto limitato ma comunque percepibile. _______________________________________________________________________________________ Il Partito democratico viaggia intorno al 25 per cento secondo i sondaggi attuali. Non è una cifra che possa dar luogo ad una governabilità sia pure provvisoria. Dovrebbe far leva su un centro che peraltro è ormai sgretolato; contava già poco prima ma adesso è fatto di schegge alcune orientate verso destra e altre verso il Pd, ma sono schegge che non superano il 4 per cento ciascuna. Poi c’è la sinistra sinistra, quella capitanata ormai dal presidente del Senato Pietro Grasso. Questa sinistra, nella quale ai fianchi di Grasso ci sono personaggi rilevanti come Bersani, D’Alema, ed altri ancora, potrebbe rinviare i discorsi con Renzi ad elezioni avvenute. Lo farà? È probabile di sì, ma quanto conta? Allo stato attuale i sondaggi parlano di un 6 per cento. È possibile che ad elezioni avvenute siano arrivati all’8 o vogliamo addirittura pensare che possano arrivare al 10? Se arrivano al 10 vuol dire che i voti in cui Renzi spera saranno andati in quell’altro contenitore della sinistra. _______________________________________________________________________________________ Comunque sia se si mettessero d’accordo arriverebbero verso il 35 per cento, ma pongono delle condizioni che non sappiamo se possono essere accettate da un leader come Renzi. Ammettiamo pure che anche loro superino queste contraddizioni e arrivino insomma ad un 35 per cento tutti insieme, naturalmente con tensioni interne che si faranno sentire, ma questo è un fenomeno che fa parte di una democrazia il cui principio dovrebbe essere “litigare sì, spaccare no”. La sinistra italiana conosce queste cose ma non le ha già mai praticate. Speriamo bene. Avremo comunque raggruppamenti e alleanze che da sole resteranno sempre e di gran lunga sotto al 40. Ci sarà dunque un governo minoritario. E come reggerà? E a chi sarà affidato dal presidente della Repubblica? _______________________________________________________________________________________ Secondo me e la mia esperienza di cose viste tanti anni fa, il presidente della Repubblica, al quale la Costituzione affida soltanto poteri costituzionali e non politici, in realtà quando la necessità incalza supera questo limite e va ben oltre. Il primo presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, arrivò addirittura alla nomina del suo ministro delle Finanze Pella, senza consultare nessuno, nemmeno i presidenti della Camere: è ben noto che lo chiamò il 17 agosto nella villa di Caprarola nel Viterbese, che allora era una proprietà del Quirinale e gli fece firmare il decreto di nomina che lui, Einaudi, aveva già deciso tutto solo. Pella firmò e si insediò. _______________________________________________________________________________________ Fatti del genere si verificarono anche con Giovanni Gronchi e anche con Giovanni Leone e in altre circostanze, ma soprattutto si sono verificati assai di recente con Giorgio Napolitano. Il quale, vedendo le condizioni politiche del Paese, ritenne necessario che si facessero governi efficienti soprattutto per la situazione economica che l’Italia stava attraversando ed infatti nominò Mario Monti, il cui governò duro un anno e poi decise di ritirarsi da quella carica. _______________________________________________________________________________________ Quindi Napolitano nominò Enrico Letta che durò un altro anno e poi cadde per le manovre che Renzi aveva fatto nella direzione del partito. Allora Napolitano, dato che in quel momento il Partito democratico aveva la maggioranza dei voti, nominò Renzi, il quale praticamente è durato fino all’anno scorso. Dopo di lui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella su indicazione di Renzi ha nominato il presidente Gentiloni. Ci troviamo dunque di fronte a quattro governi che di fatto sono stati indicati direttamente dal presidente della Repubblica, Napolitano prima e Mattarella adesso. È molto probabile che ad elezioni avvenute e con una governabilità di fatto inesistente, Mattarella prolunghi il governo Gentiloni di due mesi o di sei mesi o perfino di un anno per poi tornare alle elezioni. _______________________________________________________________________________________ La governabilità d’un Paese è inevitabile e la si raggiunge come si può ed in questo caso il potere del presidente della Repubblica va ben oltre quanto la Costituzione prevede, ma adempie ad una necessità e per fortuna i due presidenti della Repubblica che sono stati qui nominati la necessità l’hanno avvertita molto bene, anche nella scelta dei vari nomi che si sono succeduti. _______________________________________________________________________________________ Purtroppo questo tipo di governabilità è sempre molto precario e non so come potrà diventare permanente tenendo conto che la situazione italiana adesso sta verificandosi anche in Germania, in Spagna e un po’ dappertutto, salvo che in Francia e per una ragione molto evidente, a parte il carattere efficiente di Macron: la situazione in Francia affida al presidente della Repubblica anche di essere il capo del governo. Non solo, ma il Parlamento francese è piuttosto debole dal punto di vista istituzionale; molto più debole di quanto non sia il Congresso americano il quale, con i suoi due rami, è in grado di praticare un controllo molto attento sul governo del Presidente e può addirittura fare uso in certe importanti circostanze del suo diritto di veto alle decisioni prese dal presidente. _______________________________________________________________________________________ Quindi Macron è molto forte e pensa di rafforzare, nei limiti di quanto potrà fare da solo, un’Europa che si avvii verso il federalismo. Naturalmente tiene presente la Germania, tiene anche presente l’Italia e gli altri Paesi, si occupa della Libia e di tante altre situazioni estere come per esempio il tema dell’immigrazione. Ma è caratterialmente oltreché costituzionalmente il capo d’un Paese che è il centro d’Europa. Spera che la Germania esca da questa crisi, probabilmente spera che anche l’Italia trovi il modo di risolvere i problemi della sua governabilità, ma in ogni caso lui è in grado anche da solo di rafforzare l’Europa dal punto di vista delle istituzioni. Può piacere o non piacere Macron, ma è sicuramente l’unica risorsa di cui l’Europa dispone in questo difficilissimo momento. _______________________________________________________________________________________ Anno X N° 51 del 17 dicembre 2017
continua
§1 - Le elezioni e il fantasma del governo impossibile (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [Primarie o “cliccarie”?] (di Michele Serra) §3 - Silvietto e il Fascismo (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 3 dicembre 2017


Anno X N° 49 del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Una libertà senza eguaglianza affida il bene comune ai gruppi più forti, specie economicamente, di quel Paese se invece è l’eguaglianza a trionfare e la libertà a scomparire siamo a un passo dalla dittatura come del resto è accaduto in Russia. ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Le elezioni e il fantasma del governo impossibile ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 02 Dicembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Scrivo da tempo che il problema più grave del nostro Paese è l'ingovernabilità: tre aree politiche maggiori che oscillano ciascuna attorno a un terzo dei voti disponibili, di fronte a una massa di astensioni mediamente arrivate al 40 per cento, anche al 50 per cento e oltre in alcune occasioni e in alcuni luoghi. ________________________________________________________________________________________ Questo problema rimane e non si vede il modo per superarlo. Uno dei tre partiti, il Movimento 5 Stelle, non può fare alleanze con altri perché le regole previste da Beppe Grillo lo escludono. Un altro, il Pd, vorrebbe riassorbire la sua sinistra dissidente che sarà d'ora in avanti un partito presieduto da Pietro Grasso, ancora presidente del Senato e che tale rimarrà fino a gennaio cioè tra un mese quando avrà termine la legislatura. Infine il raggruppamento di destra, formato da tre partiti: Forza Italia di Berlusconi, la Lega di Salvini e i Fratelli d'Italia di Meloni. Questi tre partiti sommati insieme arrivano - secondo gli attuali sondaggi - al 35 per cento. ________________________________________________________________________________________ Alleanze tra queste tre forze politiche maggiori sono dunque impossibili. A guardar bene la sola praticabile potrebbe essere quella tra un Pd che non sarà riuscito a riassorbire i dissidenti e Forza Italia purché si separi da Salvini. Berlusconi però è un appestato, politicamente e giudiziariamente parlando. In realtà appestati son tutti, ma lui lo è al massimo grado, senonché la destra, da lui in gran parte rappresentata, raccoglie la maggioranza dei voti. ________________________________________________________________________________________ Soprattutto dalla Lega di Salvini e dal partito di Meloni. Quand'anche quella ipotesi (Pd e Forza Italia) si verificasse l'ingovernabilità resterebbe e dunque, in queste condizioni, è del tutto inutile oltre che estremamente scomoda. Avverrà in tal caso il proseguimento dell'attuale governo Gentiloni, opportunamente rimaneggiato e mantenuto in carica dal presidente Mattarella come governo di ordinaria amministrazione, come un tempo furono Mario Monti ed Enrico Letta e perfino Renzi, nominati tutti e tre da Giorgio Napolitano. ________________________________________________________________________________________ Quanto potrà durare un Gentiloni prorogato? Forse un mese o forse un anno e poi di nuovo elezioni? È un futuro del tutto incerto, le ipotesi si intrecciano e si escludono a vicenda. Molto dipende anche dalle forze sociali e dall'andamento dell'economia; in tal caso tuttavia l'ingovernabilità dell'Italia si aggiungerà a quella di gran parte dell'Europa, a cominciare dalla Germania e dalla Spagna. Ma si estende perfino all'Inghilterra, a Trump e alle due Coree. Mezzo mondo, o se volete tutto il mondo democratico, ivi compresa l'Africa del Sud e il Sud America brasiliano e quello caraibico. Infine il Medio Oriente sconvolto da guerre e dal terrorismo dell'Isis che si infiltra ormai nelle periferie del mondo intero. ________________________________________________________________________________________ Dell'Africa non parliamo neppure: Mugabe a parte, l'Africa intera è un caos politico ma al tempo stesso è il continente più giovane di tutti, potenzialmente capace di un elevato sviluppo economico e di bloccare le migrazioni attirando capitali e tecnologie adeguate dall'Europa e soprattutto dall'Italia (piano Minniti) e perfino dagli Stati Uniti d'America. ________________________________________________________________________________________ C'è però, accanto a questo problema che rafforza il tema dell'ingovernabilità, un altro argomento di analoga importanza che riguarda soprattutto i governi, in Italia in particolare. ________________________________________________________________________________________ "Un'Italia dei rancori - così ha scritto ieri sul nostro giornale Guido Crainz - ci balza incontro dalle pagine del rapporto Censis, quasi a contrasto con una ripartenza del paese che pure viene segnalata. Questo fenomeno incrina drasticamente la coesione sociale: la sensazione sempre più drammatica che i figli non vivranno meglio dei loro padri, tutto al contrario (ed era stato questo invece il cemento solido dei primi decenni della nostra storia repubblicana). Un paese incapace di offrire realmente pari opportunità di lavoro e al tempo stesso segnato dal drastico ridursi dei giovani, con in più il rischio che il lavoro dequalificato diventi per loro una gabbia duratura. A questo bisogna aggiungere una diminuzione della popolazione sempre meno bilanciata dall'afflusso di immigrati. ________________________________________________________________________________________ Eppure i segni positivi sono indubbi: una crescita del Pil che supera le angustie dello "zero virgola" dell'ultimo biennio; una produzione industriale ai più alti livelli europei e un'occupazione che sta realmente aumentando. Si aggiunga poi una crescita dei consumi che sembra talora una "compensazione" del persistente blocco dell'ascesa sociale. ________________________________________________________________________________________ In questo complesso e contraddittorio quadro è impossibile ricostruire un reale futuro senza un progetto convincente e un immaginario collettivo coerente con esso, ma i dati che vengono proposti confermano la sfiducia dilagante nella politica e nel ceto politico; a influire sull'immaginario non è più quello che si chiamò "miracolo economico" dei nostri anni Sessanta. Di qui la radicalità delle scelte che sarebbero necessarie su tutti i terreni per invertire realmente la rotta e proprio l'attenzione del Censis sia agli elementi di ritrovata vitalità sia a quella di drammatica fragilità ce ne fa comprendere l'assoluta urgenza". ________________________________________________________________________________________ Fin qui Crainz e il Censis da lui citato. Il tema principale che emerge da questa diagnosi è quello dei giovani. Abbiamo già constatato che stanno peggio dei padri e molto peggio dei nonni che vissero ai tempi del "miracolo economico". Vari autori collaborarono a quel "miracolo" a partire dalla metà degli anni Cinquanta del Novecento, ma l'autore principale fu il governatore della Banca d'Italia Guido Carli e poi i suoi successori Paolo Baffi e soprattutto Carlo Azeglio Ciampi. ________________________________________________________________________________________ Non a caso oggi Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce) somiglia molto ai predecessori sopra citati e sta lavorando non solo per l'Italia ma per l'Europa con esito positivo. La sua politica monetaria e la politica economica che ne deriva sono ampiamente costruttive rispetto alla debolezza ed anzi all'assenza d'una politica europea. Non solo sul piano economico ma anche su quello politico e sociale: rigore contro flessibilità, nazionalismo contro europeismo, ingovernabilità contro stabilità. C'è soltanto Macron che regge il timone rafforzando la Francia con i poteri che ha sull'Europa per quanto possibile (poco). Macron da un lato, Draghi dall'altro. ________________________________________________________________________________________ Sul piano economico Macron non è in grado di operare in chiave europea mentre Draghi opera non soltanto sull'economia ma anche su una visione politica: l'Eurozona come cuore dell'Europa politica ed economica. Purtroppo nell'Eurozona ci sono anche la Spagna che sembra tuttavia in grado di placare la rivoluzione dell'indipendenza catalana e la Germania che invece è ancora lontana dall'aver superato la sconfitta elettorale di Merkel e quello che ne è seguito. ________________________________________________________________________________________ Draghi e Macron, come abbiamo già detto, sono i punti centrali per salvare una visione dell'Europa unita. Avrebbero bisogno di un'Italia politicamente stabile e governabile, d'un Renzi che si ponga come il collaboratore del rafforzamento europeo. Purtroppo Renzi sembra assai meno innovativo se non addirittura incapace di inventare un progetto e tanto meno di collaborare alla sua esecuzione. ________________________________________________________________________________________ Una vera e operante classe dirigente c'è nel partito e nel governo: Veltroni, Franceschini, Minniti, Orlando, Calenda, Fassino, Delrio e molti altri. Ma Renzi non li riconosce come classe dirigente, talvolta si avvale dell'uno o dell'altro ma poi li mette in disparte, se ne dimentica, una classe dirigente mobilitata in permanenza, la disconosce. Questo è il vero guaio per l'Italia ed anche per l'Europa ma lui, Renzi, non sembra rendersene conto: il fascino di comandare da solo lo possiede, è il suo modo di pensare ed è anche un malanno per lui e per il partito da lui guidato. ________________________________________________________________________________________ Quanto alla sinistra dissidente, che ormai si fregia come bandiera di Pietro Grasso, ancora presidente del Senato, non è interessata a nessuno dei temi che abbiamo fin qui esaminato. Vuole soltanto che esista un partito nuovo, creato tuttavia da persone politicamente assai vecchie. D'Alema è il più vecchio di tutti, ma anche Bersani non scherza e Vendola neppure. Hanno un progetto politico di respiro nazionale ed europeo? Non sembra, non l'hanno ancora coniato ma se lo avessero immaginato sarebbero poi in grado di attuarlo? Con chi? Qual è la loro classe dirigente? Civati? Sarebbe il migliore ma è uno solo. Il loro obiettivo è unico: far fuori Renzi. Ho definito domenica scorsa una lite tra comari. Lo ripeto: così sembra e purtroppo così è. ________________________________________________________________________________________ Post scriptum. Debbo purtroppo chiarire una mia frase, scritta e detta in una trasmissione televisiva: "La politica e la morale sono due entità in certi casi contrapposte ma in altri stanno invece insieme". E cito in proposito Platone e Aristotele. Però non sono stato evidentemente chiaro e di conseguenza non compreso, perciò mi spiegherò ora con maggiore chiarezza. La politica è il governo dei pochi che hanno come compito quello di fare il bene dei molti, cioè di quelli che sono il popolo. La morale invece si può anche definire la visione della politica o, se volete, l'ideologia di quella politica. ________________________________________________________________________________________ Il bene degli altri per i fratelli Rosselli era definito Giustizia e Libertà. Per Marx era il superamento (ma non l'abolizione) delle libertà borghesi e la rivoluzione del proletariato il quale doveva instaurare un regime comunista che, era la parola d'ordine, doveva far lavorare tutti abolendo la proprietà privata dei beni. La proprietà doveva passare allo Stato che si limitava a garantire il bene del popolo. ________________________________________________________________________________________ Quando questa operazione fosse stata portata a termine lo Stato sarebbe stato di fatto abolito, limitandosi a far funzionare quel sistema di totale libertà. Questo tipo di regime comunista avrebbe dovuto gradualmente estendersi a tutto il mondo e a quel punto la pace e il benessere sarebbero stati mondiali. Potrei fare altri esempi ma questi mi sembrano ampiamente sufficienti e così lo ripeto e concludo: la politica si occupa di instaurare governi destinati al bene del popolo; la morale invece è la visione ideologica di quel bene e spera che la politica lo attui. Alle volte la visione è molto utile, altre volte è tardiva e contrastante con il compito della politica. ________________________________________________________________________________________ Spero che queste due parole siano state sufficientemente chiarite. La speranza è che politica e morale siano in pieno accordo. A volte capita e a volte no. La striscia del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Quando Grillo depose con Decreto Regio la candidata di Genova vincitrice delle “cliccarie”, era proprio perché riteneva che il popolo ha bisogno di qualcuno che lo diriga. Lui da solo, però, è un po’ poco. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Primarie o “cliccarie”?] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 02 Dicembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Detesto l’idea che un popolo abbia bisogno di qualcuno che lo diriga», dice Di Battista intervistato da Goffredo De Marchis. È una bella frase, da socialismo degli albori, è il sogno dell’autogestione popolare, del potere che cessa di essere rinchiuso nel suo tabernacolo e si riversa capillarmente nella vita quotidiana dei liberi e dei giusti. ________________________________________________________________________________________ Eppure dalla tribù alla Polis, dalla monarchia assoluta alla Comune di Parigi, «qualcuno che diriga» (da Uno a molti) c’è sempre stato. Per una ragione meccanica prima che politica: la rappresentanza semplifica, razionalizza, sveltisce. ________________________________________________________________________________________ Ci dev’essere, alla fine, chi si fa carico delle decisioni, e chiunque abbia partecipato a certe inconcludenti assemblee (politiche, ma anche condominiali) conosce bene il sollievo di quando un volonteroso si prende la briga di tirare le somme, così che si possa finalmente smetterla con le ciance, bere qualcosa al bar e tornarsene a casa. ________________________________________________________________________________________ La classe dirigente è un grande comfort, e fin qui non si è mai trovato il modo di farne a meno. Dev’essere, ovviamente, non una casta di spocchiosi, ma una comunità di nostri delegati. È esattamente per questo che i cinquestelle raccolgono, insieme a molti consensi, altrettante diffidenze: il loro metodo di selezione della classe dirigente appare, come minimo, irrisolto. ________________________________________________________________________________________ Quando Grillo depose con Decreto Regio la candidata di Genova vincitrice delle “cliccarie”, era proprio perché riteneva che il popolo ha bisogno di qualcuno che lo diriga. Lui da solo, però, è un po’ poco. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 Dicembre 2017 ________________________________________________________________________________________ Ma come potrebbero, abbiate pazienza? La destra italiana, da quando è in salsa berlusconiana, di antifascista non ha neanche una goccia. [Così come] nemmeno l’ipocrita decenza democristiana, che il suo punto di nero lo stemperava nella besciamella del moderatismo. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - Silvietto e il Fascismo ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 01 Dicembre 2017) ________________________________________________________________________________________ Tanto perché non si dica che si è antiberlusconiani per pigrizia, o perché Silvietto (loro) sta in mezzo ai corbelli (nostri) ormai da secoli, forse vale ricordare ________________________________________________________________________________________ 1 - che i saluti romani, ai suoi comizi dei tempi d’oro, li si è visti eccome. ________________________________________________________________________________________ 2 - Che ricevette Ciarrapico e numerosi altri feticisti del duce, sempre offrendo e ottenendo alleanze elettorali. ________________________________________________________________________________________ 3 - Che ha sdoganato Fini ben prima che Fini diventasse post-fascista (e lo ha fatto fuori quando già era post-fascista). ________________________________________________________________________________________ 4 - Che fu il primo capo di governo non antifascista della Repubblica antifascista, e questo forse qualcosa ha cambiato, qualcosa ha spostato per sempre, negli assetti del cosiddetto centrodestra italiano. ________________________________________________________________________________________ Oggi ci si meraviglia che le spedizioni “rieducative” dei gorilla neri sortiti dalle curve di stadio (incubatrici ventennali, indisturbate, di ogni porcata razzista) non sollevino, a destra, abbastanza repulsione. ________________________________________________________________________________________ Ma come potrebbero, abbiate pazienza? La destra italiana, da quando è in salsa berlusconiana, di antifascista non ha neanche una goccia. [Così come] nemmeno l’ipocrita decenza democristiana, che il suo punto di nero lo stemperava nella besciamella del moderatismo. ________________________________________________________________________________________ Giusto Giuliano Ferrara — una stretta di mano — ieri nel suo giornale sputava sul razzismo fascista. Ma il merito, ci scusi Giuliano, è tutto della sua educazione comunista: che fu un’educazione repubblicana. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 49 del 03 Dicembre 2017
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