.
Annunci online

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
Napolitano, Letta, Draghi: lo scudo Italia-Europa
post pubblicato in diario, il 22 settembre 2013


           

Anno VI N° 38 del 22/09/2013   

IL MEGAFONO   

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE   

La striscia rossa del 21 settembre 2013

Ogni uomo deve decidere se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nel buio dell’egoismo distruttivo. Questa è la decisione. La domanda più urgente è: «Che cosa fate voi per gli altri?»

Martin Luther King

1 - Napolitano, Letta, Draghi: lo scudo Italia-Europa  

(di Eugenio Scalfari  Repubblica.it 22 settembre 2013)

PER cominciare prendo le mosse da due citazioni tratte dal “Diario” di Friedrich Hebbel: «La caparbietà è il più economico surrogato del carattere » e «la massa non fa progressi ».

Una gran parte dell’odierna situazione italiana è racchiusa in questi aforismi. La caparbietà di Berlusconi nel privilegiare se stesso, i propri interessi e la loro prevalenza rispetto ad ogni altro obiettivo fa premio su ogni altro aspetto del suo carattere, anzi è il suo carattere.

Quanto alle masse, esse mantengono la loro natura attraverso lo scorrere del tempo; nel caso specifico continuano ad essere affascinate e sedotte dalla demagogia, dalle promesse sempre riaffermate e mai mantenute, delle quali è intessuta la storia d’Italia nei decenni e addirittura nei secoli che stanno alle nostre spalle. Gli individui possono cambiare ed evolvere, le masse no; i loro comportamenti sono ripetitivi e i voti incassati dal Pdl e da Grillo ne sono la prova. Ancora una volta la demagogia seduce identificando in un singolo uomo la sorte di un intero Paese, mentre lo spirito critico che dovrebbe essere il lievito della democrazia si rintana nell’indifferenza e nel prevalere degli interessi particolari su quello generale.

Questi malanni non sono un’affezione soltanto italiana, se ne trovano tracce nel mondo intero, ma qui da noi hanno un’intensità e un’ampiezza molto più marcata che altrove, definiscono il carattere di un popolo e la fragilità delle sue istituzioni.

Queste comunque, per fragili e deformate che siano, sono i mattoni dei quali il cantiere Italia dispone. Chiunque voglia cimentarsi a costruire soluzioni appropriate alle difficoltà dei tempi che stiamo attraversando deve possedere la capacità di padroneggiare quel tipo di materiale di cui il cantiere dispone.

Il governo Letta, come il governo Monti, non sono stati una scelta ma il prodotto necessario d’una situazione priva di alternative. Adesso ancora una volta siamo di fronte ad una crisi che rimette in discussione e nega l’esistenza di quello stato di necessità; una crisi tutta nostra, innestata su una crisi più generale che sconvolge da sette anni l’Occidente del mondo. Riusciranno i nostri eroi? con quel che segue.

***

Il pregiudicato Silvio Berlusconi non si acconcia alla condanna che lo ha colpito e alle altre che si profilano all’orizzonte. Risponde attaccando e lo fa con la sua consueta abilità. Si presenta ancora una volta come il perseguitato, l’agnello sacrificale contro il quale si accaniscono le forze del male; promette benessere e libertà con gli stessi contenuti che da vent’anni ripete: meno tasse, più investimenti, più consumi, più lavoro, più mercato e meno Stato. Ha sempre perseguito questi obiettivi ma le forze del male gli hanno sempre impedito di realizzarli.

Le forze del male hanno nomi ben precisi: magistrati e comunisti. Sempre loro, da vent’anni.

Il governo Letta è diventato la proiezione politica di quelle forze. Lui e il partito di cui è il proprietario l’accettarono anzi lo vollero perché ne riconoscevano la necessità e soprattutto lo concepivano come un elemento di pacificazione a loro favore. Ma ora è emerso, con la condanna a lui inflitta dalla magistratura sua nemica, che quel governo necessario è diventato impossibile. A meno che non faccia atto di sottomissione ai suoi voleri, collabori alla sua difesa e al suo riscatto e soprattutto capovolga la sua politica e adotti quella da lui perseguita.  

Quella politica ci porterebbe fuori dall’euro? Pazienza. Fuori dall’Europa? Ancora pazienza. Forse sarebbe addirittura un vantaggio, potremmo tornare padroni della nostra moneta, padroni di stamparla, di svalutarne il cambio per incentivare le esportazioni, riguadagnando così una maggiore competitività. E dopo tre o quattro anni di questa cura, rientrare in Europa e nella moneta europea a bandiere spiegate.

Questo è l’obiettivo di fondo, ma non è detto che non si possa realizzare “senza spargimento di sangue”. Perciò, per ora, il governo Letta resti pure in vita ma ad una condizione: adotti quella politica. I cinque ministri del Pdl restino pure ai loro posti ma impongano al riluttante presidente del Consiglio il programma prescritto dal loro padrone. Se non lo faranno saranno sconfessati come traditori; se tenteranno di fare quanto possono ma senza risultati, allora il governo cadrà e si andrà a votare.

E se, per impedire ancora una volta un programma così popolare, le famose forze del male passeranno al contrattacco, il popolo si risvegli e si sollevi. Un titolo sul Foglio di ieri indica con obiettiva chiarezza questa situazione: “Come far convivere un Cav. condannato e un premier spendaccione”. Questo è l’evidente e l’esplicito programma di Forza Italia nelle prossime settimane. Il periodo di prova durerà al massimo fino a dicembre, poi la guerra esploderà nella sua imponenza.

***

Il Pd è sempre più alle prese con i suoi problemi interni: l’assemblea che doveva deliberare alcune modifiche di statuto e mettere il timbro sull’accordo tra le varie correnti già raggiunto, è saltata perché all’ultimo momento è mancato il numero legale. Ne è nata una “cagnara” poco decorosa che Epifani ha tentato di superare ma con scarsi risultati. Queste continue schermaglie tolgono a quel partito la possibilità di risollevarsi e ristrutturarsi. Da elettore democratico Renzi non mi sembra molto adatto alla carica di segretario, ma se questa è l’opinione della maggioranza mi pare più che giusto che essa abbia modo di manifestarsi.

A parte queste osservazioni il Pd per quanto riguarda lo scenario nazionale, reagisce nel solo modo possibile: denuncia la manovra berlusconiana e il pericolo che essa rappresenta per il Paese ma, dal canto suo, si preoccupa anch’esso di tracciare un programma gradito agli elettori se e quando si dovesse andare al voto: non meno tasse ma distribuite in modo diverso, più progressivo sui redditi e sui patrimoni più alti, una redistribuzione del reddito che faccia diminuire le diseguaglianze e rilanci lavoro e produttività.

Questo è anche il programma di Letta ma la differenza è nei tempi di realizzazione. Letta procede con lentezza secondo il Pd. Deve accelerare il passo, rispettare gli impegni europei ma passare al trotto se non al galoppo, e se il Pdl lo impedisse, allora meglio andare alle urne.

La maggioranza dei simpatizzanti Pd è su queste posizioni e Renzi le cavalca con abilità. Vuole vincere il Congresso per attuarle e riesce ad avere l’appoggio non soltanto della parte più moderata del suo partito, ma anche di quella riformista e perfino della sinistra. È di questi giorni l’appoggio del sindaco di Milano, Pisapia, che fu candidato di Vendola.

Renzi è un torrente in piena. Ciriaco De Mita in una recente intervista al Corriere della Sera ha dato di Renzi una perfetta definizione: i torrenti nel nostro Paese hanno una forza che tutto travolge nelle stagioni in cui sono in piena; poi, quando arriva l’estate, vanno in secca. Renzi è in piena se si voterà nei prossimi mesi, ma se dovesse aspettare un paio di anni andrà in secca e la sua forza sarà molto diminuita. Diverso – ha detto De Mita – è l’andamento dei fiumi: procedono più lentamente con una velocità più o meno costante ma ampliando il loro letto sempre di più fino a quando sboccano al mare.

Fin qui De Mita. Ritengo molto appropriata la sua immagine, dove Renzi è il torrente e Letta il fiume. Capisco chi oggi sostiene il primo, purché non impedisca a Letta di fare il suo percorso nell’interesse del Paese. Ove questo accadesse lo fermino o saranno corresponsabili delle conseguenze.

***

Oggi si vota in Germania e Bernardo Valli da Berlino ci ragguaglia su queste pagine delle previsioni e poi dei risultati di quelle elezioni. Appare fin d’ora chiaro che la Merkel vincerà ma che i suoi alleati liberali non entreranno in Parlamento, sicché sembra inevitabile una coalizione con i socialdemocratici e i Verdi. Ma è probabile anche che entrino nel Bundestag l’Adf il partito anti-europeo.

Ne deriveranno conseguenze preoccupanti perché esso farà di tutto per ottenere dalla Corte costituzionale tedesca sentenze che impongano al governo la revisione dei trattati che vincolano la Germania all’Europa. Non credo che la Merkel ceda a quella pressione, ma questo è comunque un fatto di capitale importanza per l’evoluzione dell’Europa verso uno Stato federale senza il quale sarà difficile una politica di crescita economica e di solidarietà sociale nel Continente.

Perciò le elezioni di oggi sono estremamente rilevanti anche per noi. Letta lo sa bene e lo sa altrettanto bene Napolitano e anche Mario Draghi, presidente della Bce. Sono i nostri tre punti di forza, che hanno l’Europa come obiettivo preminente per l’avvenire di tutti.

Se questa realtà è chiara, occorre operare, ciascuno nell’ambito delle sue competenze, affinché si realizzi.

La striscia rossa 19 settembre 2013

Non amo la retorica ma entrare in Senato mi ha commosso. È incredibile che chi ha la fortuna di lavorarvi non pensi ogni giorno all’enorme privilegio di poter contribuire al bene del Paese

Renzo Piano

2 - Linguaggio da Taverna: Beppe Grillo ha sempre ragione

(di Maria Novella Oppo l'Unità.it 21 settembre 2013 )

Francamente incomprensibili le ultime scelte editoriali de La7, che si andava caratterizzando come rete di informazione, con qualche concessione alla fiction, alla satira e all’arte culinaria, mentre invece in questa stagione sta collezionando reduci da Rai e Mediaset il cui discutibile appeal deve ancora dimostrarsi in sintonia col resto della programmazione e con il pubblico.

Il nuovo editore Urbano Cairo si dice che sia amico di Berlusconi, nel qual caso, necessariamente non sarebbe amico della sua stessa tv. A meno che non volesse fare gioco di squadra con colui che, oltre ad avere frodato il fisco, ha anche sempre strangolato ogni possibile concorrenza. A cominciare da quella della Mondadori, che poi si è intascato col metodo che sappiamo.  

Comunque, tornando a La7, continuiamo ad apprezzare il contributo di Lilli Gruber, che fa parte della vecchia gestione, a una informazione elegante, stringata e capace di fornirci qualche conoscenza in più, anche con il contributo decisivo di Paolo Pagliaro.  

L‘altra sera era ospite di Otto e mezzo la senatrice grillina Paola Taverna e l’occasione sembrava buona per capire come sono fatti questi nuovi «eletti», finalmente liberati dal veto di apparire. Ma, dopo aver ascoltato la senatrice Taverna, ci siamo fatti l’idea che avesse ragione Grillo a pensare che ai suoi ragazzi giovi l’assenza. La Taverna ha dimostrato infatti di non sapere ancora quale sia il suo compito, soprattutto in vista di una possibile elezione a capogruppo e, in più, di non conoscere la Costituzione.

A domanda non rispondeva, ma tergiversava, tranne quando si trattava di dare ragione a Grillo anche nelle sue peggiori sortite. Come la scelta di mantenere l’orrendo porcellum, continuando ad accusare gli altri di non volerlo cambiare. Ma, come dicono i suoi seguaci, Grillo ha il suo linguaggio…che Toro Seduto chiamerebbe biforcuto.

La striscia rossa del 17 settembre 2013

Ascolti: adesso lei sale sulla nave e mi dice quante persone e cosa hanno a bordo. Chiaro? Mi dice se ci sono bambini, donne o persone bisognose. È chiaro? Vada a bordo, cazzo!

Telefonata tra il comandante De Falco e il comandante della Concordia Schettino 13 gennaio 2012

3 - Renzi Blair contro Gary Cuperlo

(di Dino Manetta @Unità 22 settembre 2013)  

Renzi non mi convince, la parlata toscana ostentata (contro la quale non ho nulla ma mi risulta simpatica solo in Benigni, mi spiace) non credo gli giovi e quell’aria furbetta mi induce ad una istintiva diffidenza. Da un politico mi aspetto una qualche autorevolezza (già ma dov’è, in giro?) e non mi fa impazzire la sua continua ricerca di battute e slogan, di solito roba orecchiata e carpita al volo, come fanno i cabarettisti, niente di realmente suo che ti faccia pensare “Toh, questa è nuova e pure bella”.  

Adesso è passato dall’infelice ‘rottamazione’, che gli ha di colpo alienato le simpatie della base del Partito al quale dice di appartenere e del quale vorrebbe fare il Segretario, e fruttato invece l’applauso dell’elettorato teoricamente avversario (ma allora perchè non se ne va dall’altra parte?) all’asfaltatura’, termine direttamente preso dal Processo di Biscardi.  

Boh, sarebbe lui il nuovo che avanza? Ho l’impressione che  il Tony Blair de noantri, se gli va bene farà lo stesso, insignificante (se non per le sue tasche) percorso, se gli va male neanche quello. Comunque fossi in lui lascerei perdere lo scontro per la Segreteria, rischia una seconda musata, che a questo punto potrebbe essere fatale.  

Restasse a fare il Sindaco e quello che si allena per la Presidenza del Consiglio, Gary Cuperlo è sicuramente più giusto per fare il Segretario del PD. Anche perchè non è pensabile dare tutto agli ex Boy Scout, dovrebbero capirlo da soli, altrimenti PD alla fine starebbe per Partito Democristiano.

La striscia rossa del 15 settembre 1993

L’Italia ha riguadagnato fiducia in Europa e potrebbe finalmente uscire dalla crisi economica. Ricadere nell’instabilità politica è esattamente il contrario di quello di cui cè bisogno.

Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo

4 - La gabbia dell’articolo tre dello statuto Pd

(di Michele Prospero @Unità 22 settembre 2013)

L’articolo tre dello Statuto o il caos. I toni del confronto nel Pd si sono accesi d’un colpo proprio in onore del sacro testo che una minoranza combattiva ritiene non negoziabile. In difesa ideologica della norma, che sancisce la coincidenza tra la carica di segretario e la figura del candidato premier, gli animi si sono eccitati sino all’inverosimile stallo dell’assemblea.

Ieri è risuonata persino la minaccia di ricorrere ai tribunali per resistere alla turpe offesa di vedere un segretario unto dallo speciale popolo delle primarie vagare senza l’agognato scettro promesso dal codicillo. Nello Statuto, che per il leader selezionato dai riti delle primarie prenota le chiavi di Palazzo Chigi, una minoranza scorge la veritas  del partito, il suo fondamento ultimo.

E guai all’incredulo delegato che avanza dubbi devianti sulla opportunità di una troppo ambiziosa previsione statutaria che pretende (naturalmente senza riuscirvi) di ingessare il processo tortuoso della storia. Eppure lo scorso anno, nessuno dei teologi dello Statuto interpretato come il libro degli immutabili principi, adì le vie giudiziarie per scongiurare la deroga rispetto ai poteri che spettavano di diritto al segretario (e che invece se li giocò in una competizione con più candidati anch’essi appartenenti al Pd).

I custodi metafisici dell’articolo 3 dello Statuto non si accorgono di vagare, con i dispositivi statutari difficili da implementare, in un universo di spettri in cui le vuote finzioni prevalgono sulle controverse cose che intanto accadono nella politica. Il mondo di carta è maneggiato con sconfinato amore per placare le incognite del difficile mondo reale. La norma dello Statuto, che viene riverita in forme quasi idolatriche, non ha impedito in passato che il segretario mettesse in gioco lo scettro, o che, in seguito al negativo responso delle urne, rinunciasse a guidare il governo di larghe intese.

Fuori dalle belle carte, che ordinano solennemente (ma solo in astratto) come deve essere distribuita la mappa dei poteri pubblici, la vita mondana va avanti, con le sue dure necessità. E alle falle dello Statuto, di sicuro irrazionale allorché intende prefigurare gli imprevedibili rapporti di forza reali, trova qualche rimedio con toppe, con adattamenti o con inevitabili momenti di discontinuità. È la politica bellezza. Che reclama i suoi diritti, rivendica la sua forza incontenibile e strapazza i desideri dei costruttori di regni incantati.

In un sistema politico ormai tripolare, e che a meno di imponderabili cataclismi resterà tale ancora per un certo lasso di tempo, stabilire per statuto che il segretario soltanto potrà occupare per diritto la poltrona di Palazzo Chigi è una ingenua e però costosa pretesa. È una di quelle fiacche prescrizioni scritte sulla carta e destinate ad essere tradite alla prima occasione. Una norma che va di sicuro incontro a deroghe, che si presta cioè a contrattazioni e a scambi, che dà l’occasione per inscenare scontri infiniti dettati dalle evoluzioni non preventivabili del quadro politico, è un demoniaco segno di un manuale della decostruzione organizzativa.

La storia empirica non si lascia catturare agevolmente dagli schemi formalistici. Se un partito occupa già Palazzo Chigi, con un suo dirigente di peso, è evidente che l’obbligo statutario, che gli impedisce di correre per ottenere la conferma, gli taglia le ali per il futuro e lo depotenzia nella sua guida attuale dell’esecutivo. Con la clausola statutaria di consegnare alla prima occasione il potere di governo al segretario battezzato dai gazebo, si evoca un urto, che potrebbe risultare distruttivo, tra i due presidenti in pectore.

L’assurda norma statutaria, anche in un futuribile bipartitismo perfetto, è propedeutica alla dissoluzione di un organismo di partito. Se infatti il segretario designato assapora il gusto della vittoria, e si insedia al governo, abbandona il partito al proprio destino. Ma anche se perde alle urne, e beve il calice amaro della sconfitta, la sua sorte è segnata: deve presto traslocare dal Nazzareno. Un lugubre manuale per il suicidio (poco) assistito di un partito: questo si rivela insomma l’articolo tre dello Statuto. La ragione politica sembrava poter schivare, con ampie convergenze tra le diverse componenti del Pd (la scelta del segretario come premier è un atto politico, non statutario), la follia che affida ad obblighi scritti sulla carta lo scioglimento dei dilemmi della politica.

Napolitano:«Grati ai giudici» hanno salvato la Democrazia.
post pubblicato in diario, il 14 maggio 2011


           

Anno 2011 N° 20 del 15-05-2011

IL MEGAFONO

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE

12 maggio 2011

I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioniche si prendono per impedir loro di nuocere.

Legge di Murphy

1.    Distratti dallo show

Ci sono giorni in cui si resta ammutoliti. Viene da ridere,poi da piangere, poi da non crederci. Magari è una questione di dosaggi, sisente dire da qualcuno: sarà un nuovo farmaco, un elisir di lunga vita coneffetti collaterali.

Spettatori di una decadenza psicofisica pirotecnica, tutti acommentare l’ultima come se non ci riguardasse, come se fosse una soap,sentiamo cosa spara oggi. Tutti a farsi scandire il tempo dallo show, distrattia vita dai suoi numeri.

In fondo persino nel giorno in cui dice che vuole portare isacchi di immondizia in procura, che vuole più poteri di Napolitano e che ileader della sinistra non si lavano. Così, tutto insieme, in sequenza: lariforma costituzionale, Bersani puzzolente, i giudici che sono un cancro, e lasapete l’ultima sui negri; mancano solo le corna, le puzzette a ritmo di swinge una tarantella coi rutti. - (ve lo ricordate Benigni a Rokpolitik daCelentano? [ndr] ) -

Ecco persino in un giorno così, anzi soprattutto davantiall’evidenza patetica di una maschera grottesca, quello che davvero stringe ilcuore e fa montare la rabbia non è lui, siamo noi. Sono gli italiani: quelliche ancora ci credono e quelli che non sono stati in grado di smascherarlo, difarsi alternativa, di ribellarsi al ridicolo dietro a cui cela i suoi interessi[...]. Molti sono pagati per credergli o fare finta di...: le migliaia dipersone retribuite direttamente o indirettamente per rendere omaggio algiullare.

[...] Ora che si va alle amministrative, chiediamo in giro:i sardi sono soddisfatti del governo che hanno votato? Hanno avuto i posti dilavoro, le telefonate a Putin per salvare le fabbriche sono andate a buon fine?I milanesi pensano che votare Berlusconi capolista significhi avere Berlusconia fare il sindaco? A Napoli hanno visto il miracolo dell’immondizia? - 72 ore,aveva detto -. Quante ne sono passate? E i malavitosi messi in lista, davveroprovvederanno a fare il bene comune? Faranno il vostro, di interesse, o farannoil loro?

È molto difficile, in tutto questo, ascoltare e parlare. Sipuò solo urlare, agitarsi e dire enormità. Il linguaggio dei gesti e delleparole è diventato osceno. Oscene le prime pagine dei giornali che combattonomorti con altri morti esibendoli come figurine, oscene le menzogne chereiterano a carico di chi si ostina ad esibire i fatti, osceni gli orchi che siscamiciano in tv e quelli applauditi per quanto tagliente sa essere il lorodileggio delle persone perbene.

Bisognerebbe fare silenzio, lasciare un momento che questovergognoso frastuono risuonasse da solo. Sperare che la pornografia delleparole possa saturare e infine stancare anche gli insaziabili. Succede, disolito.

Resta solo da stabilire quanto tempo ci vorrà ancora, perchénon ne resta più molto. Quante altre vittime si faranno per strada, e quantoalto sarà il prezzo da pagare dopo. Per quante generazioni i figli dei figlisaranno chiamati a ricostruire e a far dimenticare le macerie prodottedall’inettitudine dei padri. (Concita De Gregorio l'Unità.it 10 maggio 2011)

11 maggio 2011

Milano di oggi non è certo un luogo dove si sostienela cultura. E neanche il resto, date le condizioni di degrado ambientale in cuiversa. Peccato, meriterebbe ben di più.

Claudio Abbado

2.    Scajola torna a casa, quella al Colosseo

Claudio Scajola è tornato a casa, con vista Colosseo. E’rientrato dodici mesi dopo essersi dimesso da ministro dichiarando «non possoavere il sospetto di abitare in un appartamento non pagato da me».

«Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse statapagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse -aggiunse - i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie perl’annullamento del contratto». In una successiva intervista al Corriere dellaSera disse anche che in quella casa non ci sarebbe rientrato più, che aveva giàdato mandato di venderla e che una volta riavuta la cifra da lui spesa (600mila euro) avrebbe devoluto il resto in beneficienza.

[...] Ma tant’è, sarà stata la crisi del mercatoimmobiliare, Scajola quell’appartamento non l’ha più venduto e ci è tornato adabitare. Ha iniziato ad usarlo come punto d’appoggio circa cinque mesi fa, purcontinuando a dormire presso amici. Da qualche giorno però, secondo quantodicono persone a lui molto vicine, sarebbe tornato a starci a tempo pieno.

E adesso rivuole anche un ruolo nel governo, punta aquell’unico posto da ministro delle politiche comunitarie rimasto libero dopoil rimpasto che dovrà passare per un voto di fiducia. I tanti deputati rimastia bocca asciutta la vedono come l’ultima occasione per strappare altri impegnia Berlusconi. La risposta del Pdl a Napolitano però mostra quanto il Cavalieretema quel passaggio.

Soprattutto perché se a Milano andasse male potrebbediventare molto pericoloso.(Il Congiurato l'Unità.it 6 maggio 2011)

10 maggio 2011

In questi dieci anni Berlusconi ha fatto soldi esoprattutto ha salvato la pellaccia.

Pierluigi Bersani ieri ricordando il fallimento delContratto con gli italiani

3.    Napolitano: «Grati ai giudici» Hanno salvato lademocrazia

Battere il terrorismo fu una «pietra miliare» nella storiadell'Italia unita, «di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hannopagato con la loro vita ed il riconoscimento che meritano tutti quanti hannocondotto quella battaglia». Lo ha detto il Presidente della Repubblica, GiorgioNapolitano, ricordando al Quirinale le vittime del terrorismo. Berlusconi con isuoi attacchi ai giudici non viene naturalmente citato, ma è chiaro il senso diun discorso quando il premier si scaglia contro la magistratura e il capo delloStato si conferma, ancora una volta, baluardo di quel che è e deve essere unademocrazia.

Abbraccio commosso ai familiari delle vittime

Le parole del presidente hanno emozionato i famigliari dellevittime presenti al Quirinale. E il presidente ha rotto il protocollo, levandosidalla poltrona posta al centro del Salone dei Corazzieri e andando adabbracciarli uno ad uno.

"Consapevolezza per parlare della magistratura"

«Per poter parlare responsabilmente della e allamagistratura», occorre farlo «nella consapevolezza dell'onore che ad essa deveessere reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazionenecessaria per le riforme necessarie». Lo dice il capo dello Stato alla cerimoniaal Quirinale in occasione del 9 maggio, Giornata della memoria per le vittimedei terroristi, data che cade nella ricorrenza del ritrovamento del cadavere diAldo Moro, il 9 maggio 1978.

Palamara, Anm: "Grazie presidente"

«Le parole del presidente della Repubblica sono inequivoche.A nome dell'intera magistratura dico grazie a Napolitano». Così commenta ilpresidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara.

Napolitano: sfida al terrorismo è stata insidiosa

«Il superamento di tale prova resta una pietra miliare nellastoria dell'Italia unita: di qui la nostra inestimabile gratitudine a quantihanno pagato con la propria vita, riconoscimento che meritano tutti quantihanno condotto quella battaglia sapendo di doverla e poterla vincere». Sono leparole dell'inquilino del Quirinale. «Ci incontriamo questa volta - ha aggiuntoNapolitano - ancora nel pieno delle celebrazioni del 150enario della nascitadel nostro Stato nazionale. Celebrazioni non formali e non retoriche perché lanostra unità è stata segnata da un lungo cammino di sfide ma la prova del lungoattacco terroristico con cui noi abbiamo dovuto fare i conti è stata quanto maipesante e insidiosa per la coesione sociale e nazionale».

Terrorismo, Italia ha vinto grazie a fibra morale

Secondo Napolitano «abbiamo dimostrato di essere unademocrazia capace di difendersi senza perdersi, capace di reagire ad attacchi eminacce gravi senza snaturarsi». Quella contro il terrorismo è stata «una provaaspra e cruda superata dall'Italia unita». «E' chiara la lezione», e l'Italia«è uscita rafforzata nella sua coscienza nazionale, nelle sue istituzionirepubblicane e quindi nelle sue risorse morali, indispensabili per far frontecon successo alle nuove prove che ci attendono». Importante, ha rilanciatoNapolitano, è ricordare «il come è stata superata la prova». «Si è combattutosia chiaro su molti fronti: si è vinto grazie alla fibra morale, al senso deldovere, all'impegno nel lavoro e nella vita civile che hanno caratterizzatoservitori dello Stato e cittadini di ogni professione e condizione».

Capo dello Stato: manifesti dissennati a Milano (quelli anti pm)

In un altro passaggio del suo discorso, il capo dello Statoha invitato a leggere il libro edito dal Csm “Nel loro segno” in memoria deimagistrati uccisi. Deve essere «in noi tutti chiara e serena la certezza»,spiega Napolitano, che le pagine «di quest'opera, i profili e fatti chepresenta, le parole che raccoglie sono come pietre, restano più forti diqualsiasi dissennato manifesto venga affisso sui muri della Milano di EmilioAlessandrini e Guido Galli e di qualsiasi polemica politica indiscriminata». Lacritica, per essere espliciti, è al candidato al consiglio comunale di Milanodel Pdl con Letizia Moratti Lassini (per inciso, se eletto non si dimetteràaffatto come detto all'indomani delle prime polemiche), e ai suoi manifesti chehanno equiparato i pm alle Br. (l'Unità.it 9 maggio 2011)

9 maggio 2011

Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averladetta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi.

Aldo Moro

4.    La prevalenza di Milano

In molti comuni domenica prossima si voterà, ma la cittàdecisiva sarà indubbiamente Milano. Lungo i secoli e gli anni sono tanti i nomiche le hanno dato: capitale politica in epoca napoleonica; capitale morale aitempi della Fiera industriale, dopo l'unità d'Italia; capitale culturalenell'800; Milano "da bere" negli anni di Craxi. Difficile trovareoggi la parola che squadri l'animo suo divenuto informe, come nella poesia diMontale. Ma qualche storta sillaba è sufficiente a descriverne la natura: almenoda quando perse l'indipendenza, all'inizio del '500, Milano ha sempre avversatolo Stato, forestiero o nazionale che fosse. Gli ha sempre opposto un'alleanzadi interessi costituiti, ecclesiastici e non, che esecravano il bene comune ela stessa politica. Ha avuto sempre la vocazione a far prevalere la societàcivile sulla volontà generale, senza accorgersi che la società smette d'esserecivile quand'è allergica alla politica e alle sue regole. Infine, ha sempreprodotto personaggi che da qui partirono, da questa cultura riottosa e egoista,per prendere Roma.

Nel '900, ben tre personaggi chiave della storia italianainiziarono qui la corsa al potere: Mussolini, Craxi, e Berlusconi. Il lorodecisionismo ("ghe pensi mi") è stato distruttivo più checostruttivo. È il motivo per cui l'elezione nella capitale lombarda è cruciale:l'avventura cominciata qui, qui potrebbe infrangersi.

È quello che gran parte della sinistra di Beppe Grillo, etanti cittadini tentati dall'astensione, faticano a comprendere: il duello nonsarà tra il vincitore delle primarie a sinistra, l'avvocato Pisapia, e ilsindaco Letizia Moratti. Sarà tra Pisapia e Berlusconi, fin dal primo turno esoprattutto al secondo, se il sindaco andrà in ballottaggio. Inquell'intervallo, Mattia Calise del Movimento a 5 stelle e Manfredo Palmeri diFuturo e Libertà avranno nelle mani una carta principe: se vorranno farqualcosa di utile per l'Italia, se smetteranno di metter sullo stesso piano ilregime al governo e l'opposizione, dimostreranno di aver capito l'essenziale, ecioè l'anomalia di Berlusconi.

Il loro ruolo è importantissimo, perché sono anni che icittadini contrari al presente regime fuggono nell'astensione (4 milioni dielettori perduti!) disgustati da un centro sinistra incapace di opporsi, e ilMovimento di Grillo è, con il Sel di Vendola, rifugio e speranza. Regalare lavittoria a Berlusconi sarebbe ignorare la speranza, come già avvenuto nel 2010quando il Piemonte fu offerto al leghista Cota.

Milano che resta berlusconiana è una vittoria determinanteper il Presidente del Consiglio, mentre perderla è un preludio alla sua fine.Mussolini finì la sua traiettoria a Milano dove aveva programmato la marcia suRoma, anche se nel più disumano dei modi, impiccato a Piazzale Loreto.

Anche la fine di Craxi si materializzò qui, con tangentopoliche ne scoperchiò la corruzione e lo travolse. Travolse in verità tutti ipartiti della prima Repubblica tranne Msi e Pci, che a quella corruttela nonpartecipò visto che per decenni fu finanziato da Mosca. [...]

Il cavaliere sa che Milano è stata e resta un terrenofertile per la propaganda antipolitica, non da oggi ma da secoli. Nel 2008 hadetto che i magistrati milanesi "fecero scomparire nel '92 Dc, Psi, Psdi,Pri e Pli, mettendo fine a 50 anni di progresso", e che per fermarli entròin politica (in realtà vi entrò "per non finire in galera con l'accusa dimafia", disse Confalonieri nel 2000 a Repubblica, non smentito).

Presentando la sua epocale riforma della giustizia, nelmarzo scorso, disse: "Se la riforma fosse stata fatta prima, probabilmentenon ci sarebbe stata l'invasione della magistratura nella politica". Lariforma è temuta da Gratteri: non a causa della responsabilità civile deimagistrati ("già esiste"), ma perché la polizia giudiziaria dipenderàdal potere politico anziché dalle procure.

Eppure c'è chi a Milano vuol salvare il principio dellaresponsabilità. Della giustizia che corregge le storture, anche se non tutte.C'è chi dice, nel movimento di Grillo, che l'opposizione è inane, ed è vero.[...] L'opposizione [ha potuto fare o] ha fatto poco, contro l'anomaliaberlusconiana. Ma dire che Pisapia e Berlusconi sono la stessa cosa è la piùperniciosa e stupida delle banalizzazioni. (di BARBARA SPINELLI LaRepubblica.it 11 maggio 2011)

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Napolitano Grazie ai giudici

permalink | inviato da salernorosario il 14/5/2011 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia agosto        ottobre
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv