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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
Referendum, votiamo per l'Italia e per l'Europa. E Prodi spiega il suo Sì
post pubblicato in diario, il 4 dicembre 2016


Anno IX N° 50 del 04 dicembre 2016 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 20 novembre 2016 _________________________________________________________________________________________ La crisi italiana aggiunge una sorta di disfacimento all'analoga crisi europea. Il peggio si aggiunge al peggio _________________________________________________________________________________________ 1 - Referendum, votiamo per l'Italia e per l'Europa. E Prodi spiega il suo Sì _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 dicembre 2016) _________________________________________________________________________________________ L'articolo di Mario Calabresi e quello di Stefano Folli usciti su questo giornale inquadrano perfettamente la crisi che l'Italia sta attraversando, una crisi epocale che ha colpito perfino l'America con la vittoria di Donald Trump e che colpisce in modo particolare l'Europa (e l'Italia), un continente che stenta terribilmente a unificarsi, anzi sta disgregando il poco che aveva creato, ogni giorno di più. _________________________________________________________________________________________ La crisi italiana aggiunge una sorta di disfacimento all'analoga crisi europea, il peggio si aggiunge al peggio. Il tutto è esploso con questo referendum che abbiamo tra i piedi. _________________________________________________________________________________________ Mi permetto di ricordare il calendario: è sabato il giorno in cui sto scrivendo e i miei 25 lettori mi leggeranno domani mentre stanno votando o hanno già votato. Ovviamente né io né i miei lettori conosciamo i due elementi che connotano il referendum: l'affollamento ai seggi e l'esito dello scontro tra il Sì e il No. L'affluenza è importante quasi quanto l'esito, quindi se andranno alle urne in pochi, per esempio un 30 per cento degli aventi diritto al voto, l'esito sarà scarsamente influente. _________________________________________________________________________________________ Personalmente non ritengo che andranno in pochi, ma non credo neppure che saranno moltissimi. Vedremo nella notte di domenica (oggi per voi che leggete) e all'alba di lunedì. Nel frattempo possiamo analizzare alcuni aspetti che caratterizzano i votanti delle due parti. Attenzione: quando si vota per il Parlamento il popolo dei votanti dà la delega a rappresentarlo ai deputati e senatori (fin quando il Senato esisterà). Quindi si votano i partiti e i movimenti, i programmi da essi presentati e anche le ideologie che ne costituiscono la base culturale, gli ideali, i valori. _________________________________________________________________________________________ Il voto referendario ha una natura del tutto diversa: i cittadini sono chiamati a rispondere a un quesito che è stato posto da un numero consistente di altri cittadini. La risposta a un quesito, il Sì o il No, decide. Cioè nel caso referendario il popolo è direttamente sovrano, senza delegare ad altri la propria sovranità. _________________________________________________________________________________________ Il quesito che oggi stiamo votando si riassume nell'abolizione del bicameralismo perfetto e quindi nell'instaurazione di un regime monocamerale. Una sola Camera decide, l'altra, cioè il Senato, esiste ancora ma con compiti del tutto diversi e comunque secondari. _________________________________________________________________________________________ Se vogliamo prenderci la briga di vedere com'è la situazione nel Paese dove è nata storicamente la democrazia e cioè l'Inghilterra, vediamo che la camera dei Comuni detiene interamente il potere legislativo mentre la camera dei Lord non ha potere alcuno, emette soltanto pareri; è nominata dalla Corona (in teoria) e cioè dal Premier che propone i nomi e il Re o la Regina appongono la loro firma. _________________________________________________________________________________________ Questo è il sistema del Paese che è stato la culla della democrazia, ma è anche lo stato dei fatti in tutti i Paesi importanti d'Europa: in Francia, in Germania, in Spagna, ovunque. In Italia non è stato mai così, sebbene all'Assemblea costituente che chiuse i suoi lavori nel 1947 molti fossero favorevoli a una sola Camera, a cominciare dal Partito comunista. Oggi il tema è stato riproposto da Renzi ed è su questo che i cittadini sono chiamati a rispondere direttamente. _________________________________________________________________________________________ Si può dissentire se il quesito referendario sia stato scritto bene o male (secondo me è scritto male e i nuovi compiti attribuiti al Senato non credo siano quelli giusti) ma comunque il nocciolo è la scelta del monocamerale. _________________________________________________________________________________________ Sono tanti anni che il tema è all'ordine dell'attenzione politica, sono state installate varie commissioni bicamerali, alcune delle quali arrivarono anche a concludere ma all'ultimo momento una delle parti buttò tutto in aria (lo fece Berlusconi quando tutto sembrava concluso). Renzi c'è infine riuscito a farlo, questo merito gli va riconosciuto. Il demerito che l'accompagna e che non riguarda lui soltanto, ma anche le altre parti politiche a cominciare soprattutto dai 5 Stelle, è stato quello di aver trasformato il referendum in un'ordalia pro Renzi o contro di lui. Avete deformato il tema ed avete sbagliato a farlo. _________________________________________________________________________________________ *** I No hanno due motivazioni diverse che in certi casi si sommano tra loro, in altri restano distinte. C'è chi vota No perché ritiene che in tal modo il Paese cambierà e c'è chi vota esclusivamente per rabbia sociale, è disoccupato o rischia di diventarlo o si sente escluso dal successo e ne soffre psicologicamente. Tutti quelli che votano No se ne infischiano che la compagnia in cui si trovano sia ampiamente differenziata: c'è Forza Italia di Berlusconi, c'è la Lega di Salvini, ci sono i 5 Stelle di Grillo e ci sono anche le schegge della sinistra-sinistrese, insieme ad un pizzico di anarchici. _________________________________________________________________________________________ Ma i No lucidamente consapevoli hanno motivazioni che non sono ispirate da rabbia sociale. Non gli piace la scrittura della riforma costituzionale ma soprattutto non gli piace l'abolizione del bicameralismo che secondo loro diminuisce pericolosamente il potere legislativo. In aggiunta si ritiene che Renzi abbia una vocazione autoritaria che sarebbe accentuata dal monocameralismo. L'esponente principale di chi vota No in piena coscienza è Gustavo Zagrebelsky e, se gli obiettate che votando No si muove in pessima compagnia, ti risponde che in un referendum la compagnia conta pochissimo e a referendum avvenuto la compagnia, buona o cattiva che fosse, non esiste più. Rimane il risultato ed è quello sul quale si deve lavorare. Lui ci lavora. Con chi? Non lo sa, non ha un partito ma ha un'autorevolezza. _________________________________________________________________________________________ È vero, lo conosco bene e siamo stati buoni amici. Spero che continueremo ad esserlo, ma la speranza (o presunzione) che lavorerà con successo per trarre dall'esito referendario tutte le conseguenze politicamente positive dimostra in lui l'esistenza di un Io alquanto esuberante. _________________________________________________________________________________________ Conosco molto bene che cos'è un Io esuberante perché ce l'ho anch'io, ma ne sono consapevole e tengo il mio Io al guinzaglio; molti non ne sono consapevoli e questo è pericoloso se hanno un ruolo importante da sostenere. Ci sono molti altri casi d'un Io esuberante ma non sto qui per fare ritratti e a parlare dell'Io troppo marcato. Da tre anni in qua dovrei mettere Matteo Renzi in testa a tutti. Del resto i protagonisti della politica hanno tutti, salvo eccezioni, un Io marcato: è un fatto naturale. Il problema è di sapere se lo mettono al servizio del bene comune. Loro sono convinti di impersonare il bene comune. Ecco perché non dovrebbero mai essere soli al comando. Debbono essere leader d'un duetto dirigente, all'interno del quale c'è sempre una libera discussione. _________________________________________________________________________________________ In tutti i regimi politici i pochi guidano i molti e se volete l'esempio più classico pensate al Senato romano, almeno fino a Giulio Cesare, che non a caso fu ucciso in Senato e dal gruppo più repubblicano. Alcuni di loro di Cesare erano amici stretti, Bruto lui lo considerava un figlio. Con Cesare era difficile discutere insieme del bene comune. Questo è il punto. Volete comandare? Dovete avere intorno a voi una classe dirigente (io la chiamo oligarchia) altrimenti precipiterete nella dittatura. L'oligarchia è il contrario della dittatura, l'ho scritto varie volte e ne ho fornito vari esempi storici. Perciò non mi ripeterò. _________________________________________________________________________________________ *** Una personalità politica di rilievo nazionale e internazionale, Romano Prodi, ha annunciato mercoledì scorso che voterà Sì e ce ne ha anche spiegato il perché. Questa discesa in campo di un personaggio che può essere definito una "riserva della Repubblica" ha sicuramente mosso le acque ed ha convinto un numero rilevante di cittadini a votare Sì superando non lievi perplessità. La sua spiegazione è questa: ci sono motivazioni a favore ed altre contro la legge contenuta nel referendum, ma Prodi voterà Sì perché - motivazioni sulla legge a parte - votare Sì significa impedire che il Paese si disgreghi. Si aprirebbe una lunga crisi e affiancherebbe quella europea. Ecco perché il Sì invece del No. _________________________________________________________________________________________ Alcuni, che per mestiere cercano la pagliuzza nel fienile, si sono domandati a che cosa mira Prodi se il Sì avrà la meglio. Pensa forse a candidarsi come successore di Renzi a Palazzo Chigi? _________________________________________________________________________________________ Prodi non pensa affatto a questo. Se vincerà il No tornerà a fare il semplice cittadino perché non ha l'abitudine di discutere con chi ha cavalcato un cavallo diverso. Se vincerà il Sì cercherà con i suoi suggerimenti critici di migliorare gli interventi, le leggi, i programmi in corso e quelli che il prossimo futuro comporterà. In Italia e in Europa. Per quanto riguarda Renzi, Prodi sostiene che non deve in nessun caso dimettersi. Lo so perché siamo molto amici Romano ed io ed abbiamo sempre avuto comuni opinioni, sia quando era presidente dell'Iri sia quando fondò l'Ulivo insieme ad Arturo Parisi e a Walter Veltroni, che combatté quella battaglia creativa e nel governo che ne risultò fu il vicepresidente del Consiglio. _________________________________________________________________________________________ È qui doveroso ricordare che Veltroni, chiusa la stagione prodiana, fu uno dei fondatori del Pd che era nato dall'Ulivo e a lui fu dato il compito di organizzarlo e guidarlo alle imminenti elezioni. Fu lui a chiamarlo partito riformatore e il programma fu da lui delineato al Lingotto di Torino e confermato all'unanimità dalla direzione del partito. Alle elezioni aveva ottenuto il 34 per cento, cifra eguale a quella del Partito comunista quando raggiunse il suo massimo all'epoca di Berlinguer. _________________________________________________________________________________________ A quel partito bisognerebbe tornare con i debiti aggiornamenti soprattutto in chiave europea e Renzi, a mio avviso, può e deve farlo in ogni caso, sia se vincerà sia se perderà il referendum. Così la pensa anche il presidente Mattarella e così dovrebbe pensare anche la dissidenza interna del Pd a cominciare da Bersani. Cuperlo insegna. _________________________________________________________________________________________ Ora aspettiamo i risultati. Una nuova fase si apre. Speriamo che sia appunto una fase di riforme positive e speriamo che l'Italia si dia carico di se stessa e anche dell'Europa, senza la quale non si sopravvive in una società globale dove contano soltanto gli Stati continentali. Gli altri - l'ho scritto più volte - usano scialuppe di salvataggio che spesso affondano nei mari tempestosi. _________________________________________________________________________________________ Anno IX N° 50 del 04 dicembre 2016
continua
Referendum, Cacciari: "Riforma maldestra ma è una svolta. L'attacca chi ha fallito per 40 anni"
post pubblicato in diario, il 29 maggio 2016


Anno IX N° 22 del 29 maggio 2016 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 maggio 2016 _________________________________________________________________________________________ Il filosofo, ex deputato e sindaco, fa autocriticia: "Anche noi volevamo dare più potere decisionale alla democrazia, il Pci frenò". "Ora Renzi fa un errore capitale se personalizza il confronto" Dunque? “Voterò sì, per uno spirito di responsabilità nei confronti del sistema. Penso che si possa essere apertamente critici e sentire questa responsabilità repubblicana". _________________________________________________________________________________________ 1 - Referendum, Cacciari: "Riforma maldestra ma è una svolta. L'attacca chi ha fallito per 40 anni" _________________________________________________________________________________________ (di Ezio Mauro Repubblica.it 29 maggio 2016) _________________________________________________________________________________________ Professor Cacciari, lei è una coscienza inquieta della sinistra italiana che ha visto anche all'opera da vicino, quando è stato parlamentare. Si aspettava questa battaglia all'ultimo sangue sul referendum? _________________________________________________________________________________________ “Devo essere sincero? C'erano tutti i segnali. Abbiamo provato a riformare le istituzioni per quarant'anni, e non ci siamo riusciti. La strada della grande riforma sembra un cimitero pieno di croci, i nostri fallimenti. Adesso Renzi forza, e vuole passare. Chi ha fallito si ribella". _________________________________________________________________________________________ Fuori i nomi, professore: chi ha fallito? _________________________________________________________________________________________ “Noi, la mia generazione, a destra come a sinistra. Sia i politici che noi intellettuali. Ci sono anch'io, infatti, insieme con Marramao, Barbera, Barcellona, Bolaffi, Flores, si ricorda? E dall'altra parte, a destra, il professor Miglio alla Cattolica, le idee di Urbani. Eravamo nella fase finale degli anni di piombo, la democrazia faticava. Ragionavamo sulla necessità e sulla possibilità di riformare una Costituzione senza scettro, come dicevamo allora, perché necessariamente era nata con la paura del tiranno. Di fronte alla crisi sociale di quegli anni, pensavamo fosse venuto il momento di rafforzare le capacità di decisione del sistema democratico". _________________________________________________________________________________________ Di cosa avevate timore? _________________________________________________________________________________________ “Si parlava molto del fantasma di Weimar. Ragionavamo su basi storiche, scientifiche, costituzionali. La crisi ci faceva capire come una Costituzione che ostacola un meccanismo di governo forte e sicuro sia debole, perché quando la politica e le istituzioni sono incerte decidono altri, da fuori". _________________________________________________________________________________________ Oggi diremmo la finanziarizzazione, la globalizzazione? _________________________________________________________________________________________ “Certo. Ma non dobbiamo pensare solo alle lobby e all'economia finanziaria o ai grandi monopoli, bensì anche alle tecnocrazie create democraticamente, come le strutture dell'Unione europea, che rischiano in certi momenti di soverchiare la politica". _________________________________________________________________________________________ Come mai quell'idea non ha funzionato? _________________________________________________________________________________________ “Per un ritardo culturale complessivo del sistema, evidentemente. Ma devo dire in particolare per il conservatorismo esasperato del Pci e del suo gruppo dirigente, che parlavano di riforme di struttura per il mondo economico-industriale, ma sulle istituzioni erano bloccati. Dibattiti tanti, convegni dell'istituto Gramsci, qualche apertura di interesse da Ingrao e Napolitano. Ma niente, rispetto alla nostra discussione sul potere e la democrazia". _________________________________________________________________________________________ Per la paura comunista, dall'opposizione, di rafforzare l'esecutivo? _________________________________________________________________________________________ “Un riflesso automatico. Ma vede, noi non parlavamo solo di rafforzare l'esecutivo, è una semplificazione banale. Il potere non è una torta di cui chi vince prende la fetta più grande e chi perde la più piccola, la somma non è zero. Noi volevamo rafforzare tutti i soggetti del sistema democratico. Più potere al governo, dunque, ma con un vero impianto federalista che articola il meccanismo decisionale, e un autentico Senato della Regioni con i rappresentanti più autorevoli eletti direttamente, e non scelti tra i gruppi dirigenti più sputtanati d'Italia, come oggi". _________________________________________________________________________________________ Ma un governo più forte significa un parlamento più debole? _________________________________________________________________________________________ “Non se lo dotiamo di strumenti di controllo e d'inchiesta all'americana, e se è capace di agire autonomamente, senza succhiare le notizie dai giornalisti o dai giudici: un'autorità quasi da tribunato". _________________________________________________________________________________________ Quindi un nuovo bilanciamento, tra poteri tutti più forti? E' questa la riforma che vorrebbe? _________________________________________________________________________________________ “Un potere rafforzato e ben suddiviso. Il potere non si indebolisce se è articolato razionalmente e democraticamente tra i soggetti giusti. E' quando si concentra in poche mani e si irrigidisce che diventa debole". _________________________________________________________________________________________ Non è quello che denuncia Zagrebelsky? _________________________________________________________________________________________ “E' quello che capisce chiunque, salvo chi è digiuno culturalmente. Il potere per funzionare deve essere efficace ma anche articolato come ogni organizzazione moderna. Chi può pensare in questo millennio che si ha più potere se lo si riassume in un pugno di uomini invece di regolarlo con una diffusione partecipata e democratica?". _________________________________________________________________________________________ E' esattamente l'accusa che viene rivolta dal fronte del "no" alla riforma del Senato, non le pare? _________________________________________________________________________________________ “Esattamente proprio no. Manca l'autocritica che sta dietro tutto il mio discorso: la presa d'atto che non siamo mai riusciti a riformare il sistema, pur sapendo che ce n'era bisogno. Diciamola tutta: la nostra idea di rispondere al bisogno di modernizzazione dell'Italia riformando le istituzioni ha contato in questi quarant'anni come il due di coppe quando si va a bastoni. Bisognerà pur prendere atto di questo, e trarne le conseguenze politiche". _________________________________________________________________________________________ Quali? _________________________________________________________________________________________ “Non abbiamo la faccia per dire no a una riforma dopo aver buttato via tutte le occasioni di questi quattro decenni. Non siamo riusciti a costruire nulla di positivo dal punto di vista della modernizzazione del sistema: niente di niente". _________________________________________________________________________________________ E dunque per questo - mi ci metto anch'io - dovremmo stare zitti? _________________________________________________________________________________________ “Dovremmo misurare i concetti, le parole, le proporzioni tra ciò che accade e come lo rappresentiamo. La riforma crea danni ed è autoritaria? Balle: è vero che punta sulla concentrazione del potere, ma la realtà è che si tratta di una riforma modesta e maldestra. La montagna ha partorito un brutto topolino. Erano meglio persino quei progetti delle varie Bicamerali guidate da Bozzi, De Mita e D'Alema, più organici e articolati, anche se centralisti e nient'affatto federalisti". _________________________________________________________________________________________ Ma la critica sulla concentrazione oligarchica del potere è la stessa di Zagrebelsky, no? _________________________________________________________________________________________ “Certo ma, ripeto, non condivido certi toni da golpe in arrivo, che non sono di Zagrebelsky. Il vero problema, secondo me, non è una riforma concepita male e scritta peggio, ma la legge elettorale. Qui sì che si punta a dare tutti i poteri al Capo. Anzi, le faccio una facile previsione: se si cambiasse la legge elettorale, correggendola, tutto filerebbe liscio, si abbasserebbe il clamore e la riforma passerebbe tranquillamente". _________________________________________________________________________________________ Lo chiede la minoranza Pd, lo propone Scalfari, ma Renzi finora ha risposto di no: dunque? _________________________________________________________________________________________ “La posta è stata alzata troppo, da una parte e dall'altra, anche se in verità ha cominciato Renzi, personalizzando il referendum e legandolo alla sua sorte. Un errore capitale. Penso che lo abbia capito ma ormai non possiamo far finta di non vedere che la partita si è spostata, e si gioca tutta su di lui, da una parte e dall'altra: se mandarlo a casa oppure no. Ci siamo chiesti cosa succede dopo?". _________________________________________________________________________________________ Anche lei prigioniero del "non c'è alternativa"? _________________________________________________________________________________________ “No, io so cosa c'è, è evidente. Renzi va da Mattarella, chiede le elezioni anticipate e le ottiene. Poi resetta il partito purgandolo e lancia una campagna all'insegna del sì o no al cambiamento, con quello che potremmo chiamare un populismo di governo. Votiamo col proporzionale, con questo Senato, e non otteniamo nulla, se non una lacerazione ancora più forte del campo: è davvero quello che vogliamo?". _________________________________________________________________________________________ Ma non le sembra che così lei si stia autoricattando? _________________________________________________________________________________________ “Perché quante volte lei e tante persone di sinistra non hanno fatto la stessa cosa in questi anni? Vuole fingere che non abbiamo votato spesso turandoci il naso? C'è una teoria della cosa, si chiama il "male minore". D'altra parte stiamo parlando della povera politica italiana, non di Aristotele". _________________________________________________________________________________________ E se si trovasse in emergenza una maggioranza per una diversa legge elettorale? _________________________________________________________________________________________ “Illusioni. Se mai, non escludo il contrario. E cioè che Renzi come extrema ratio punti lui a una rottura verticale per ottenere il voto anticipato. E in ogni caso, pensiamo all'effetto che avrebbe sull'opinione pubblica un nuovo fallimento, dopo i tanti che noi abbiamo collezionato. Significherebbe certificare che in Italia il sistema non è riformabile, per due ragioni opposte unite nel "no": chi vede un pericolo autoritario, chi solo dei dilettanti allo sbaraglio". _________________________________________________________________________________________ Sta dicendo che rifiuta il "no"? _________________________________________________________________________________________ “Come ho cercato di spiegare capisco molte delle ragioni del fronte del "no", non il tono e l'impianto generale. Dopo aver detto tutto quel che penso della riforma, considero che realizza per vie traverse e balzane alcuni cambiamenti che volevamo da anni". _________________________________________________________________________________________ Dunque? _________________________________________________________________________________________ “Voterò sì, per uno spirito di responsabilità nei confronti del sistema. Penso che si possa essere apertamente critici e sentire questa responsabilità repubblicana". _________________________________________________________________________________________ Lei è stato tre volte sindaco di una città come Venezia. Pensa che il voto amministrativo potrà modificare il quadro o i rapporti di forza? _________________________________________________________________________________________ “E' inutile girarci intorno, è Milano che decide l'intera partita. Se il Pd perde a Milano, il centrodestra capisce come deve muoversi, ricostruisce un campo, prova a sfondare sul referendum sfruttando la ferita aperta di Renzi". _________________________________________________________________________________________ E a sinistra? _________________________________________________________________________________________ “Nessun segno di vita pervenuto, dunque poche speranze". _________________________________________________________________________________________ Professore, non rischiamo così di incoraggiare un cinismo distruttivo che la sinistra già produce in abbondanza? E proprio mentre una nuova destra al quadrato bussa ai confini con l'Austria e con tutta l'Europa di mezzo? _________________________________________________________________________________________ “Di più. Stiamo coltivando una cultura della sconfitta, guardi com'è ridotta la socialdemocrazia che poco tempo fa governava l'Europa. Oggi è schiacciata da derive di sinistra, come Tsipras, e di destra magari anche al cubo, come Hofer". _________________________________________________________________________________________ E' colpa della crisi o della lettura che la sinistra fa della crisi? _________________________________________________________________________________________ “E' colpa della sua incertezza identitaria. Anche in politica l'identità è tutto, non ci sono solo gli interessi, sia pure legittimi. La sinistra perde perché è identificata col sistema vigente, anzi con la sua élite, a cui viene imputata la crisi. Ma così perde la sua ragione di stare al mondo che è ancora e sempre una sola: cercare di cambiare lo stato di cose esistente". La striscia del 29 maggio 2016 _________________________________________________________________________________________ Io molto probabilmente voterò sì, lo dico con molti dubbi, e rassegnato in partenza agli ululati di sdegno di qualche amico e di qualche nemico. Ma sia chiaro che la colpa della scelta sarà solo mia, non di questo o quell'avo illustre. Mi sono conquistato, negli anni, la libertà di sbagliare da solo. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ 2 - > L'amaca [Si o No] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 24 maggio 2016) _________________________________________________________________________________________ TUTTO questo scomodare gli antenati, per il sì o per il no, è in parte scorretto, in parte rivelatore. Di una debolezza. Di una insicurezza. Di quanto sia difficile, per figli e nipoti, sentirsi abbastanza autorevoli, abbastanza grandi, soprattutto abbastanza liberi dall'eredità del passato. Ha ragione Chiara Ingrao, irritata per l'utilizzo "renziano" del volto (amatissimo) del padre scomparso: bisogna che ci mettano la faccia quelli di adesso. Lasciando in pace i padri costituenti, i partigiani, Berlinguer, il Pci, il partito d'Azione e tutto l'ognissanti della Repubblica nata dalla Resistenza. _________________________________________________________________________________________ Nessuno si domanda se Cavour, Mazzini e Garibaldi fossero per il bicameralismo o per il premio di maggioranza. Uguale riverito riposo tocchi ai fondatori della Repubblica, che se potessero parlare direbbero, probabilmente, cose sorprendenti, che né Carlo Smuraglia né Giorgio Napolitano (venerabili testimonial del no e del sì) sono autorizzati a interpretare. _________________________________________________________________________________________ Io molto probabilmente voterò sì, lo dico con molti dubbi, e rassegnato in partenza agli ululati di sdegno di qualche amico e di qualche nemico. Ma sia chiaro che la colpa della scelta sarà solo mia, non di questo o quell'avo illustre. Mi sono conquistato, negli anni, la libertà di sbagliare da solo. Facciano lo stesso, per cortesia, gli altri contemporanei, quelli del sì come quelli del no. _________________________________________________________________________________________ Anno IX N° 22 del 29 maggio 2016
continua

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permalink | inviato da salernorosario il 29/5/2016 alle 8:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Perchè votare "SI". Ricapitoliamo!
post pubblicato in diario, il 16 giugno 2009


 Dopo le mie considerazioni sulle «ragioni del SI e del NO del referendum sulla legge elettorale» ho ricevuto, inviatemi dai miei interlocutori, molte mail, alcune d’accordo con le mie tesi, altre contrarie ma tutte argomentate civilmente con idee e considerazioni sempre rispettabili, apprezzabili e sovente condivisibili.

Mi limiterò a riprendere qui, con accento diverso, alcuni concetti espressi nelle mie precedenti che mi sembrano fondamentali.

Ho sempre individuato il “male” della sinistra italiana nella incapacità di agire compatta e con spirito unitario pur riconoscendole animo, intelligenza e cuore; ma questi sono valori che valgono poco se manca in alcune forze politiche, l’intento di conquistare il governo del paese.
Oggi la priorità assoluta per la Democrazia in Italia è l’unita del Centrosinistra in mancanza di ciò ognuno va alla ricerca di un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie mentre quelli che questa unità l’hanno conquistata governano il paese.

Sono consapevole che questo referendum, come tutti gli altri, forse è destinato al fallimento per insufficienza di quorum o per vittoria del “No” ma in ogni caso voglio sperare che lo schieramento di sinistra trovi compattezza necessaria per affrontare i problemi che in ogni caso si prospetterebbero.

Il Centrosinistra del nostro Paese potrebbe fare questo e altro solo che lo volesse, solo che accarezzasse una sana spinta all’UNITA’ e abbandonasse l’istinto deleterio di ricercare consensi a sinistra dimenticando che una sana politica progressista e unitaria attirerebbe voti non solo fre gli sfiduciati astensionisti ma anche nell’elettorato tradizionalmente di destra.
Questo sarebbe attratto da una politica efficace che guardasse agli interessi di tutti gli italiani e non solo alla rendita e al privilegio come fa la politica dell’attuale governo.

Ricapitolando (a modo mio; cioè da persona semplice) il problema è tutto qui di seguito:

- L’attuale legge elettorale non piace a nessuno. Tanto è vero che chi l’a fatta l’ha battezzata “porcata” e molti cittadini ne hanno firmato il referendum per abrogarla.

- La vittoria del «no» direbbe che la legge, per la maggior parte dei cittadini, va bene così.

- Il mancato raggiungimento del quorum, lascerebbe il dubbio sulla vera volontà degli italiani, e non cambierebbe “la porcata”

- Ne consegue che solo la vittoria del «si» cambierebbe veramente la legge elettorale, così come vuole il popolo firmatario. Inoltre regalerebbe anche un cambiamento epocale allla politica italiana perché, in tal caso, ogni partito dovrà mettere la sua esperienza, la sua forza, il suo entusiasmo per creare un partito nuovo in grado di conquistare il cuore degli italiani e ridare la speranza di un governo operante per il bene comune, se ottiene la maggioranza dei voti.

In caso contrario dovrebbe garantire in parlamento una opposizione unitaria efficace e costruttiva.

Semplicemente questo vogliono gli Italiani del 2009. Chi paventa il ripresentarsi di situazioni del passato remoto non ha molta fiducia nei partiti di oggi né nella carta costituzionale che non consentono a nessuno avventure antidemocratiche


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permalink | inviato da salernorosario il 16/6/2009 alle 8:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Elezioni europee e Referendum
post pubblicato in diario, il 11 giugno 2009


Fino a quando, o Berlusconi, abuserai della nostra pazienza? 
Sorprende che nessuna voce italiana abbia ripreso le parole 
di Cicerone contro Catilina...
Che ci si provi, può darsi che dia risultati e che l’Italia 
torni a sorprenderci
Josè Saramago, premio Nobel per la Letteratura
* * *
Alla domanda di Josè Saramago NOI possiamo rispondere così: 
«Finchè NOI lo vorremo!». Vi spiego perchè:

Qualche giorno fa, prima delle elezioni, ho ricevuto da un mio interlocutore
la seguente @mail...

 

«Grazie per l’assidua, discreta e intelligente presenza. Il momento storico
è importante, dovremmo essere uniti. Storicamente, penso sia il tempo della
destra, visto che la democrazia non è apprezzata e in evidente crisi,
visto... .
... Sono condizioni sovrabbondanti per un futuro regime che potrebbe non 
essere stupido come questo, ma ben organizzato e ricadrebbe sui nostri
figli.
Non bisogna smettere quindi ogni giorno di parlare e scrivere di democrazia. 
Grazie! » (Mail firmata )
...alla quale così rispondevo: 
Mi fa sempre piacere ricevere apprezzamenti per il mio (lavoro?) passatempo
di pensionato. Grazie. Mi permetto di obbiettare che non è vero che questo




sia il tempo della destra. Il tempo di oggi, come sempre è di chi mette in
campo forze, animo intelligenze cuore e UNIONE. La sinistra ha tutti questi
attributi meno l'ultima, che non è neanche la più importante ma è
indispensabile: la capacità di camminare unita. Ciò è determinato dalla
volontà dei piccoli partiti che vogliono rimarcare la loro presenza a mo' di
testimonianza, anche perchè, perdurando la situazione attuale,
continuerebbero a godere di una rendita di posizione che li agevola a danno
della governabilita del Paese.

Il prezzo che paga tutto il Paese, per garantire quella rentita di posizione
ad alcuni partiti, è la consegna del potere a Berlusconi perché, se ci
pensiamo bene, le due coalizioni numericamente si equivalgono, tanto è vero
che dal 1992 governano alternativamente per una legislatura ciascuno. Da
allora, dopo che gli elettori consegnano il governo del Paese a una delle
due coalizioni, accade che:

- la destra, riesce a resistere fino alla scadenza del mandato ma non viene
rieletta perché penalizzata dagli elettori che non la rivotano per gli
errori commessi nel corso della legislatura;

- la sinistra non arriva alla fine della legislatura perché non ha capito, a
tutti i livelli (quadri, iscritti e simpatizzanti di tutti i partiti che la
compongono), che la Prima Repubblica è finita e che, se si vogliono
risolvere i problemi di tutti gli italiani e non solo quelli di alcune
persone, la sinistra deve governare unita e governare bene.

Fare una buona opposizione oggi non è più suffifiente. Ma per governare bene
è indispensabile che ciascuno dimentichi i propri interessi e compia un atto
di generosità: porti nella coalizione la propria storia, le proprie
sensibilità, i propri valori perché vengano utilizzati da tutti per il bene
comune.

Ecco perché al prossimo REFERENDUM è necessario votare “SI”: per COSTRINGERE
tutti a superare banali contrapposizioni (per es.: chi si oppone meglio a
Berlusconi) e operare insieme. Dobbiamo superare quello che ieri (giovedì 43
giugno) Scalfari su Repubblica chiamava "analfabetismo politico".

Riporto uno stralcio dell'articolo:

«L'analfabetismo politico degli italiani è molto diffuso tra quelli che
parteggiano per la destra ma non risparmia la sinistra. Per certi aspetti
anzi a sinistra questa assenza di educazione politica è uno dei suoi
connotati, in particolare tra i sedicenti intellettuali che sono forse i più
analfabeti di tutti.

Uno degli effetti più vistosi di questo fenomeno consiste nella ricerca di
un partito da votare che corrisponda il più esattamente possibile alle
proprie idee, convinzioni, gusti, simpatie. Ricerca vana poiché ciascuno di
noi è un individuo, una mente, un deposito di pulsioni emotive non
ripetibili. Le persone politicamente mature sanno che in un sistema
democratico occorre raccogliere i consensi attorno alla forza politica che
rappresenti il meno peggio nel panorama dei partiti in campo. La ricerca del
meglio porta inevitabilmente al frazionamento, alla polverizzazione del
voto, al moltiplicarsi dei simboli e di fatto alla rinuncia della sovranità
popolare.

Aldo Schiavone ha scritto ieri che la polverizzazione del voto è frutto di
un narcisismo patologico: per dimostrare la nobiltà e la purezza della
propria scelta si getta nel secchio dei rifiuti la sovranità popolare. Non
si tratta d'invocare il voto utile ma più semplicemente di predisporre
un'alternativa efficace per sostituire il dominio dei propri avversari
politici. La destra sa qual è il suo avversario e fa massa contro di lui. La
sinistra coltiva il culto della testimonianza, ma quando si trasferisce quel
culto nell'azione politica il risultato è appunto la rinuncia ad una
sovranità efficace per far posto al narcisismo dell'anima bella, pura e
dura.»

C'è oggi «una sorta di sonno della ragione dal quale bisognerebbe sapersi
risvegliare.»

Fraterni saluti. Rosario


* * *

 Oggi, Lunedì 8 giugno, leggiamo:

 Speciale Europee
Il Pd è in campo: 26,2% 
«Il progetto è confermato»
Il tracollo non c'è stato, il progetto del Pd è confermato. Anche se il Pd
si assesta al 26,2%. Nella sede del Pd festeggiano l'arretramento del Pdl.
Fassino: «Le opposizioni unite arrivano al 51%, Lega e Pdl stanno sotto».
 Gualtieri: «Subito alleanza con l'Udc»
Scalfarotto: «Ora includere la sinistra»
Di Pietro: «Noi alternativa
a questo governo piduista»
«Da domani non saremo più parte dell'opposizione ma dell'alternativa. 
Sentiamo il dovere di farci promotori di una alternativa al governo
Berlusconi che noi riteniamo fascista, razzista e piduista». Così Antonio Di
Pietro, commentando il risultato dell'Italia dei valori, data all'8%. «Un
grosso risultato per De Magistris».
* * *
Come vediamo tutti, ci sono le condizioni per una svolta, per lavorare 
insieme. Ce la possiamo fare!
Avanti Popolo!!!
Fraterni saluti r. s.

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permalink | inviato da salernorosario il 11/6/2009 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
A proposito di referendum: pensiamoci bene e ragioniamo un po'
post pubblicato in diario, il 14 maggio 2009


 

Una volta c'erano le preferenze multiple che davano la possibilità, a chi ne aveva voglia o interesse, di andare a scoprire, seggjo per seggio, le coppie o le triplette, rendendo così il voto meno segreto. Con la preferenza unica si intese togliere questa possibilità ai partiti per rendere l'elettore più libero di esprimersi.

Con l'approvazione di una legge, da loro stessi (e Voi sapete chi) denominata "porcata" si sono ripresi tutto con gli interessi, privando così il cittadino di quel minimo controllo democratico rappresentato dalla manifestazione di una preferenza; che, se ci pensiamo bene, tanto minimo non è perchè a quel punto il candidato eletto dovrà sganciarsi da chi oggi lo nomina e pensare di più all'elettore: unico titolare a nominare ed eleggere i rappresentanti del popolo.

Alcuni dicono che la vittoria del si favorirebbe Berlusconi. Ma la parte della legge vigente che non viene modificata dal referendum dice che il premio di maggioranza va e andrà alla coalizione più forte o, in mancanza, al partito che ha ottenuto maggiori consensi. Chi impedirà ai partiti di coalizzarsi se lo vogliono? Nessuno.

Lo impedisce però la volontà dei piccoli partiti, ex cespugli, che, perdurando la situazione attuale, continuerebbero a godere di una rendita di posizione che li agevola a danno del paese e della Democrazia.

Ecco perché al REFERENDUM è necessario votare “SI”

Il prezzo che paga tutto il Paese, per garantire quella rentita di posizione ad alcuni partiti, è la consegna del potere a Berlusconi perché, se ci pensiamo bene, le due coalizioni numericamente si equivalgono, tanto è vero che dal 1992 governano alternativamente per una legislatura ciascuno. Da allora, dopo che gli elettori consegnano il governo del Paese a una delle due coalizioni, accade che:

la destra, riesce a resistere fino alla scadenza del mandato ma non viene rieletta perché penalizzata dagli elettori che non la rivotano per gli errori commessi nel corso della legislatura;

la sinistra non arriva alla fine della legislatura perché non ha capito, a tutti i livelli (quadri, iscritti e simpatizzanti di tutti i partiti che la compongono), che la Prima Repubblica è finita e che, se si vogliono risolvere i problemi di tutti gli italiani e non solo quelli di alcune persone, la sinistra deve governare e governare bene.

Fare una buona opposizione oggi non è più suffifiente. Ma per governare bene è indispensabile che ciascuno dimentichi i propri interessi e compia un atto di generosità: porti nella coalizione la propria storia, le proprie sensibilità, i propri valori perché vengano utilizzati da tutti per il bene comune.


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permalink | inviato da salernorosario il 14/5/2009 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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