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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
Soru Sardegna Cappellacci
post pubblicato in diario, il 19 febbraio 2009


Che ne pensi dell'ennesima sconfitta del PD? e delle dimissioni di Walter Veltroni? Non credi che la sinistra uccida se stessa?

Le dimissioni di Walter Veltroni sono un evento grave, come grave è stata la sconfitta della sinistra in Sardegna. Ora Cappellacci e la nuova maggioranza consentiranno quello che Soru stava tentando d’impedire: le speculazioni e l’abuso del territorio.

L’Italia è uno strano paese che punisce chi persegue il bene comune e premia il privilegio, l’abuso di potere, il favoritismo… Ciò è reso possibile anche da un sistema informativo non indipendente e sbilanciato che capovolge la realtà a beneficio del blocco di potere che oggi governa ma che ne godeva anche quando era all’opposizione.

Il PD è nato dall’incontro di due culture e percorsi diversi per creare un punto di aggregazione, per tutte le forze riformiste, capace di coagulare attorno a sé maggioranze in grado di governare o minoranze che svolgessero il compito dignitosamente sempre a beneficio dell’intero Paese.

Purtroppo, le formazioni politiche minori della sinistra, incoraggiati da una legge elettorale che premia i fazionamenti, non hanno accolto con favore questa ipotesi di lavoro comune, per cui il percorso è reso più difficile ma non cessa di essere irrinunciabile.

Anche di fronte alle difficoltà attuali tutti i motivi, che ne hanno determinato la nascita, persistono e sono ancora validi. Mi auguro che il PD si mpegni ancora di più perché il progetto e le proposte penetrino e coinvolgano la Società.

Veltroni fu scelto segretario perché rappresentava, e rappresenta ancora, la sintesi di valori comuni. Spero che il gruppo dirigente sappia trovare soluzioni all’altezza dei tempi. Il PD è ricco di personalità con grandi qualità umane e politiche. Approvo la soluzione che si profila di eleggere l’attuale vice-segretario Franceschini fino al congresso di ottobre 2009.

Fraterni saluti Rosario

Dalla Germania tra passione e perplessità
post pubblicato in diario, il 17 febbraio 2009


 Lo sguardo preoccupato, e non solo, dei tedeschi sull'Italia

Ah, la nostra amata Italia! Che ne sarà di questo paese dove il senso dello stato è ai minimi termini, la politica è corrotta, l'economia bloccata, e il capo del governo, si interessa solo dei suoi soldi, dello stravolgimento dei rapporti istituzionali e degli inviti galanti alle parlamentari della sua corte? Queste è altre le riflessioni preoccupate contenute in un lungo, puntuale e preciso articolo apparso venerdì scorso sull inserto del giornale Süddeutsche Zeitung a firma del giornalista Alexander Stille.

Uno sguardo angustiato e inquieto, un analisi su 14 anni di vita politica italiana che mette in evidenza come il Paese Italia, e di nuovo l’attuale governo, trasmetta immagini all’estero di una nazione insicura, precaria, polarizzata e bloccata, dove qualcuno fa leva su queste debolezze di sistema per portare avanti una chiara politica di svuotamento della democrazia parlamentare.

L' articolo non si sofferma solo sulle inaudite ed ineffabili battute, frasi e comportamenti del premier Berlusconi, del suo dongiovannismo, del suo stile bonapartista venato di nichilismo, ma snocciola dati economici e statistici che danno uno spaccato di un paese in caduta libera. Il giornalista Stille ci ricorda che le cause giudiziare , di qualsiasi natura esse siano, per la loro lentezza deformano il senso di uno stato di diritto e della certezza del diritto stesso, i tempi e i costi della pubblica amministrazione per creare un impresa sono punitivi per il sistema economico di un paese del G8, che la crescita economica è così insufficiente che oramai l Italia, è stata superata in Europa dalla Spagna e a livello mondiale è retrocessa dal 32 al 64 posto per capacità di competitività sul mercato internazionale.

L'articolo non può essere rubricato sotto il vecchio adagio: i tedeschi ci amano, ma non ci apprezzano. Qui si tratta di una preoccupatissima dichiarazione di sfiducia sulla credibilità del governo Berlusconi, sulla sostenibilità di queste anomalie, ma in primo luogo una sfiducia sulle capacità di riforme profonde in settori cruciali del sistema Italia. Riforme che dovrebbero venir condivise per ridare sicurezza e stabilità all Italia , ad una società e ad un sistema politico, bloccato, ripiegato su sé stesso, in seria difficoltà nel dare risposte alle sfide di oggi e a quelle di domani.

Sfide che anche la Germania, come altri paesi europei, affrontano quotidianamente.

Appare chiaro invece che, malgrado gli slogan e i proclami di questa maggioranza, della sicurezza nelle città, sui temi delle politiche di accoglienza e di cittadinanza,del sistema sociale di protezione per i disoccupati, sulla scuola, la giustizia, l intervento anti crisi, il governo Berlusconi non ha saputo dare, anzi non vuole dare, risposte politiche adeguate ad un paese che ha urgente bisogno di un salto di qualità, ma sfruttare a propri fini le debolezze di una crisi profonda presente nel paese.

Quindi hanno ragione gli amici tedeschi a chiedersi inquieti, così come molti italiani all estero se lo chiedono: Italia perché sei caduta così in basso?

Michele Santoriello

(dalla GERMANIA delegato PD all’assemblea costituente)

Se 17 anni vi sembran pochi…
post pubblicato in diario, il 12 febbraio 2009


 

Il 9/02/09 alle ore 20,30 circa, le agenzie di stampa hanno dato la notizia che Eluana Englaro era appena morta, mentre i senatori, riuniti a Palazzo Madama, stavano tentando di confezionare una legge tutta dedicata a lei. Alcuni dicono per salvarla.

Ma per salvarla da chi? Eluana aveva già al suo fianco il suo salvatore: suo padre che per anni, con sofferenze indicibili, «che intender non può chi non è madre» (o padre) si era prodigato per salvarla da quel sondino che, con liquidi nutrienti, aveva la pretesa di tenere il suo corpo in vita. Per fortuna Eluana è “passata a miglior vita” e il sondino è rimasto in attesa di altra più utile occupazione

L’anima di Eluana, i suoi ricordi, la sua capacità di percepire e dare Amore erano volati via 17 anni prima. Il suo corpo, in quei 17 anni d’inferno, si era via via disfatto: la pelle piagata, gli arti rattrappiti, la spina dorsale fratturata in un punto, (stante a quanto riferito da una giornalista della RAI che l’ha vista qualche ora prima che Eluana morisse); ma per qualche nostro statista che, malgrado invitato, non si è degnato di andare a vederla, lei aveva la pelle rosea, il corpo efficiente di modo che sarebbe stata in grado anche di concepire… Vergogna!!

In quel giorno sfortunato di 17 anni fa, Eluana accomunava alla sua tragedia tutta la famiglia: la madre che ancora oggi non regge al dolore e vive in condizioni pietose; il padre che per anni, assieme alla moglie, aveva sperato in un risveglio, anche se i medici lo avevano escluso sin dall’inizio,cioè dopo i primi due anni di coma.

Dopo dieci anni dalla tragedia il povero Beppino Inglaro, abbandonò la speranza di riportare a vita dignitosa la figlia e si attivò per salvarla dalla inutile sofferenza di tubi e tubicini che ancora invadevano e violavano il suo corpo. Come la legge prescrive, si rivolse alla magistratura per chiederne l’autorizzazione, e questo gli aprì il calvario che è a tutti noto.

Consapevolmente o no, Beppino nell’ingaggiare quella battaglia, che poi si rivelò durissima, aveva ottemperato all’insegnamento della Chiesa Cattolica, che nel Suo Catechismo, all’articolo 2278, così reciterebbe, a detta del giornale l’Unità del 10/02/2009 «L'interruzione di procedure mediche sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Le decisioni vanno prese dal paziente o da coloro che ne hanno legalmente il diritto.»

Quando ho letto questa notizia non potevo crederci: non è vero, sono i soliti bugiardi oppure sono io che non ne interpreto il vero significato. Cerco qualcuno che mi possa illuminare; ma mi sovviene che tra i miei libri dovrei avere il «Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica» acquistato a suo tempo con “Famiglia Cristiana”. Lo trovo e leggo l’articolo che cercavo:

471 (2278-2279) Le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. Sono legittimi invece l'uso di analgesici, non finalizzati alla morte, e la rinuncia «all'accanimento terapeueutico », cioè all'utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo

Il 12 febbraio 2009 riesco ad avere gli articoli originali:

2278. «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente»

2279. «Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate».

Rimango sbalordito. E’ mai possibile che quella “ragionevole speranza di esito positivo”, svanita nel cuore dei genitori di Eluana sette anni fa, alberghi ancora nella mente di chi oggi parla di assassinio?

Mi chiedo perché le persone che, a fianco di Eluana ne hanno seguito l’iter e l’evoluzione, non hanno sentito il bisogno di seguire i suggerimenti della catechesi cattolica che, per casi come questo, aveva addirittura codificato la legittimità dell’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi. Perché non si sono adoperati per aiutare il padre a interrompere le “procedure mediche” anzicchè spendersi per continuare una agonia senza speranza?

Se c’è qualcuno che mi può dare una risposta, l’attendo con ansia. Certo, qualche risposta mi arriverà, perché qualora non ci fosse, non sarei il solo ad esserne smarrito.

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