.
Annunci online

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
Il Cavaliere che fu e il Letta che sarà
post pubblicato in diario, il 24 novembre 2013


Anno VI N° 47 del 24 novembre 2013

IL MEGAFONO

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE   

La striscia del 20 novembre 2013  

Non è l’acqua che uccide ma l’uomo che non difende la terra. Perché il cielo ha tutto il diritto di sfogarsi, mentre l’uomo non si decide mai  a prendere le giuste misure per l’ambiente.

Gavino Ledda  

1 - Il Cavaliere che fu e il Letta che sarà

(di Eugenio Scalfari  Repubblica.it 24 novembre 2013)  

VOGLIAMO parlare dei mutamenti del clima che stanno devastando l’intero pianeta dalle Filippine alle terre di Sardegna, dal Pacifico allo scioglimento dei ghiacciai, degli uragani, dell’innalzamento del livello dei mari?

Vogliamo parlare dei Kennedy nella ricorrenza dell’uccisione a Dallas di John Fitzgerald e poi del fratello Bob che hanno avuto un ricordo inobliabile non solo in America ma nell’intero Occidente, relegando nell’oblio le loro inclinazioni di playboy scapestrati e perfino alcune imprudenti collusioni con la mafia di Chicago? Vogliamo parlare di papa Francesco e della Curia che gli si rivolta ora che tocca con mano il pericolo di essere detronizzata dal suo ruolo di guida politica della Chiesa e relegata al compito di fornire i servizi al popolo di Dio e ai vescovi con cura di anime?

Sono tutti temi di portata mondiale che dovrebbero impegnare l’attenzione dei governi e dei popoli se i popoli e i governi, specie nei Paesi di antica opulenza, non fossero alle prese con problemi di minore gittata ma d’assai più acuta urgenza ed emergenza: la crisi economica che ancora affligge l’Occidente, i populismi dilaganti, l’immigrazione dai Paesi poveri a quelli più agiati, l’Europa che non riesce a trasformarsi in uno Stato continentale e competitivo con quelli emergenti che la circondano e la schiacciano verso l’irrilevanza.

La nostra Italia in questo mare tempestoso si trova in una posizione del tutto singolare: è uno degli Stati fondatori della Comunità europea e dell’Unione che ne è seguita; è il secondo Paese industriale europeo dopo la Germania e prima della Francia; ma al tempo stesso la sua finanza pubblica è appesantita da un debito tra i maggiori del mondo, la sua competitività è tra le più basse, la sua classe dirigente tra le più scadenti e invise, la corruzione endemica è crescente, la sua politica stenta ad uscire dalle lotte intestine e a riscuotere un grado di consenso in mancanza del quale la democrazia decade e le divisioni gettano il Paese nell’incertezza e nella paura.

Questa situazione esiste ormai da anni e da anni siamo costretti ad occuparcene. Se parlassimo d’altro parrebbe a noi stessi una fuga in avanti o all’indietro per smarcarsi dal presente e quindi faremo ancora una volta il punto e daremo la nostra libera opinione su quanto sta accadendo a casa nostra. Non è un compito facile perché la confusione delle lingue le ha trasformate in una Torre di Babele. Bisogna dunque recuperare la chiarezza necessaria fugando il timore di servirsene contro l’ipocrisia delle lingue biforcute che, non a caso, sono quelle del serpente.

* * *

Berlusconi che ieri si è esibito in nuove dichiarazioni eversive, è ormai al punto terminale del suo ventennio. La sua decadenza è già avvenuta, si aspetta soltanto che il Senato ne prenda atto cosa che avverrà il 27 di questo mese. Ma se anche dovesse guadagnare qualche giorno, cosa che non sembra tecnicamente possibile, non accadrebbe nulla: c’è una sentenza definitiva che sarà comunque eseguita e lo porterà a scontare la pena che gli è stata comminata.

Nel frattempo è nata una nuova forza politica con una scissione del partito da lui fondato. Quella scissione è lui stesso che l’ha provocata cogliendo la sostanza dei fatti. La sua leadership unica e quindi dittatoriale all’interno del suo partito e la sua ricorrente tentazione di estenderla anche all’esterno era stata messa in crisi ma non dai suoi avversari politici e neppure dalla magistratura rossa di sua invenzione, bensì dal malcontento crescente che dilaga nel Paese e nel suo stesso partito.

Tutte le cose che hanno un inizio hanno anche una fine. Il problema è di saper predisporre una successione che abbia un progetto di futuro senza dimenticare l’esperienza positiva del passato. Ma se il passato è stato soltanto una dittatura personale, la successione evidentemente non esiste. Questo è quanto è avvenuto nel Pdl: i figli sono stati ripudiati e sono usciti sbattendo la porta.

Renderanno al padre gli onori dovuti votando contro la sua decadenza, ma si tratta di un atto formalmente dovuto che non modifica la situazione esistente. È nata la destra repubblicana, i moderati che si raggruppano fuori dal cerchio magico dell’egolatria d’un dittatore furbissimo nel saper vendere il suo prodotto fin quando quel prodotto ha i suoi potenziali compratori. Non ci sono più quei compratori e non c’è più neppure il prodotto da vendere. Perciò questa storia è finita.

* * *

La nascita d’una nuova destra moderata ha avuto le sue logiche conseguenze sulla natura del governo Letta. Non sulla sua composizione perché i ministri in carica costituiscono parte integrante del nuovo partito; ma nella sua essenza sì, il governo è cambiato, se non altro su un punto fondamentale: non è più sostenuto da un partito che ha alla sua guida un pregiudicato.

Che la sinistra riformista fosse costretta ad allearsi col partito di Berlusconi suscitava, al di là dello stato di necessità da tutti riconosciuto, il mal di pancia di un’ampia fetta dei militanti e dei potenziali elettori del Pd. La nascita e il successo del Movimento 5 Stelle riflette anche quel mal di pancia. Lo sfrizzolamento delle correnti e gli interessi personali di alcuni dei loro esponenti nel Pd trova la sua motivazione giustificativa nel medesimo mal di pancia ma ora quella motivazione è caduta perché non c’è più Berlusconi dietro la nuova destra.  

Quindi lo sfrizzolamento non dovrebbe più esserci nel Pd. Infatti il correntificio di quel partito cerca ora nuove giustificazioni per sussistere, una delle quali è stata la fiducia data da Letta alla Cancellieri per scongiurare la sua uscita dal ministero e gli effetti negativi che sarebbero derivati da una sfiducia parlamentare: un rimpasto nel momento stesso in cui la maggioranza di sostegno del governo cambiava natura.

La Cancellieri, come tutti sanno e tutti hanno riconosciuto, non ha commesso alcun reato o almeno finora la Procura non l’ha trovato e non l’ha infatti registrata tra gli indagati. Ha però fatto, la Cancellieri, una telefonata o forse due inappropriate ad un ministro della Giustizia. In un’altra situazione era logico che fosse invitata (o costretta) a dimettersi. Nella situazione data è comprensibile che Letta la coprisse. Quando la nuova maggioranza sarà consolidata nella sua autonomia è opportuno che la Cancellieri si dimetta di sua iniziativa e sia sostituita con un altro ministro tecnico scelto al di fuori dei partiti.  

Allo stato delle cose la sua situazione è del resto del tutto simile a quella di Vendola e della sua telefonata sull’affare Ilva con i rappresentanti della proprietà Riva, ma nessun partito ha chiesto le dimissioni di Vendola dalla presidenza della Regione Puglia.

* * *

La permanenza del governo Letta fino al semestre di presidenza europea a noi assegnata che ci sarà dal giugno al dicembre dell’anno prossimo, è fondamentale perché la vera battaglia per l’uscita dalla crisi economica si combatte in Europa ed è già cominciata. Letta è quello che meglio può condurla con l’appoggio d’una maggioranza politica responsabile e quella, altrettanto indispensabile, del capo dello Stato.

Naturalmente questa battaglia europea dev’essere affiancata a interventi sull’economia italiana che, senza mettere in causa gli impegni europei, faccia il meglio possibile con le (poche) risorse a nostra disposizione. Nella legge di Stabilità qualche cosa si è fatto ma si poteva e ancora si può fare di più.  

Per esempio si possono rilanciare gli investimenti in infrastrutture con i miliardi disponibili delle erogazioni europee per le Regioni in difficoltà. Si può portare avanti il pagamento dei debiti alle aziende e ai Comuni creditori. Si può restringere la platea dei beneficiari delle detrazioni d’imposta, abbassando il livello del reddito cui la detrazione è consentita e dando di più ad un minor numero di beneficiari. Si può aumentare il taglio del cuneo fiscale a debito dell’Inps e colmare il buco intervenendo sulle aliquote contributive di alcune categorie che hanno maggiori potenzialità di reddito.

Analogo provvedimento si poteva (e si potrebbe ancora) prendere sul pagamento dell’Imu da parte di case il cui valore patrimoniale è più elevato. L’-I-mu fu un’imposta sulle case messa dal governo Monti con l’intento di trovare nuove risorse di tipo sostanzialmente patrimoniale e progressivo nell’ammontare dell’imposta. La sua abolizione fu decisa dal governo Letta con una finalità politica: togliere a Berlusconi la finta motivazione di mandare il governo all’aria per dissensi sull’economia e sulle tasse.

 

Questa finalità è ora venuta meno. Certo il nuovo partito di Alfano non può, nella sua fase di nascita, accettare che l’Imu sia riproposta. È chiaro che non può, ma dovrebbe accettare che oltre alle seconde case paghino anche i proprietari di prime case che abbiano caratteristiche di elevata patrimonialità e quindi rendite catastali più alte. Bisogna certo aiutare la nuova destra ma anch’essa deve aiutare l’economia italiana e le fasce di lavoratori e di consumatori più disagiate.

* * *

La battaglia europea resta però quella fondamentale. Letta e Saccomanni l’hanno già iniziatao, questa settimana e la proseguiranno. Ma un altro che sta sempre più intervenendo su quel terreno è Mario Draghi con l’Unione bancaria da lui sostenuta a spada tratta insieme alla Commissione europea. La Bundesbank si oppone e anche la Merkel frena, ma difficilmente potrà resistere a lungo su quella posizione se si troverà di fronte un forte schieramento europeo del quale Letta rappresenta la nostra punta di diamante.

Mi confortano i giudizi dati in proposito da Asor Rosa sul “Manifesto”, da Reichlin su “l’Unità” e da Massimo Cacciari in una sua recente apparizione televisiva. Asor Rosa in particolare è da sempre un uomo della sinistra italiana, come Reichlin ed anche più a sinistra di lui ai tempi di Berlinguer. Tutti e due e Cacciari dicono la stessa cosa: l’interesse della sinistra per aprirsi una strada futura che non può essere altro che europea, consiste nel dare il proprio appoggio a Letta.  

Leggere queste affermazioni sul “Manifesto” e su “l’Unità” di fronte a giornali e trasmissioni televisive che si autodefiniscono democratiche tifando per Grillo, fa senso o almeno a me lo fa perché sono del loro stesso avviso. Adesso Grillo cavalca lo sciopero dei lavoratori di Genova e vuole che si estenda a tutta Italia. Non solo lo sciopero ma anche i cortei di violenza e gli assalti alle sedi del Pd.

Rottamare tutto per ricostruire tutto e tenersi il “Porcellum” ma senza la libertà di mandato per i membri del Parlamento: ecco il caso tipico d’un rottamatore che sogna la dittatura personale. Spero che non abbia imitatori. Lui del resto non fa che imitare il Berlusconi che fu (ma che viva fino a cent’anni).

La striscia del 23 novembre 2013  

Nell’ultimo giorno di riprese in Francia ho lavorato 18 ore consecutive. Ho patito il caldo, il freddo, la pioggia. Il cinema è così, ma non è come fare il muratore. Non si lavora mica per davvero.  

Woody Allen  

2 - Processo Ruby, le motivazioni della sentenza  

(Politica Italia  Repubblica.it 18 gennaio 2011)

I giudici della quarta sezione penale di Milano hanno depositato le motivazioni della condanna del Cavaliere a sette anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile  

Non solo lap dance, spogliarelli, travestimenti e toccamenti reciproci. A tale preludio faceva seguito “la notte ad Arcore" con il presidente del Consiglio, in promiscuità sessuale, ma soltanto per alcune giovani scelte personalmente dal padrone di casa tra le sue ospiti femminili. Certo è che, tra queste, egli scelse El Mahroug Karima in almeno due occasioni". E' quanto emerge nelle motivazioni della sentenza dei giudici della IV sezione penale del tribunale di Milano sul processo Ruby che ha portato in primo grado alla condanna a sette anni di carcere per l'ex premier Silvio Berlusconi accusato di concussione e prostituzione minorile.''.

La striscia rossa del 22 novembre 2013  

Quando Cronkite annunciò la morte di JFK e pianse in diretta: quello è l’istante in cui la tv diventa la principale fonte di informazione, lo strumento che dice alla gente come reagire.

Gay Talese   

3 - Ecco il vero compito di chi guiderà il Pd...

(di Alfredo Reichlin  l'Unità.it  22 novembre 2013

Neanche a me le amicizie della signora Cancellieri piacciono. Così come non mi piacciono quelle di chi riceve troppi sostegni dall'establishment. Ma ciò che sopratutto mi allarma è quest’aria mefitica piena di veleni, dove si intravedono strani spionaggi e macchine del fango. Si aggiunga che quasi tutto il sistema informativo è nelle mani di pochi miliardari che non nascondono i loro disegni politici. Dove si vuole arrivare? È un fatto che stiamo assistendo a una specie di opa contro il maggiore partito della sinistra. In più si intravvede il ritorno del più vecchio e usurato modo di fare politica.  

 Quello fatto di uscite demagogiche, squalifica dell’avversario, la politica intesa come lotta per il potere personale. Se continuiamo così, chiunque vinca, non si andrà lontano. Forse mai io ho sentito in modo così assillante il dovere di dire che la sinistra fa un grandissimo sbaglio se non parte dalle cose, dalle sofferenze della gente, dal «che fare» per fronteggiare la tragedia che incombe sull’Italia repubblicana.  

 Con ciò non mi è venuto meno «l’ottimismo della volontà». Penso, anzi, che il fatto principale da cui partire è che la situazione è molto cambiata, è più aperta e che essa consente (ma al tempo stesso impone) un nuovo inizio. È ridicola la tesi secondo cui l’astutissimo Berlusconi sta manovrando ancora una volta il Pd imponendo ad esso una nuova versione delle «grandi intese»: due partiti di destra invece di uno, è così guadagnare più voti. Ma facciamola finita. Le «larghe intese» - come si è visto - non erano né «larghe» né «intese». Balle. Erano l’assunzione di una difficile responsabilità da parte nostra. Era lo sforzo di fronteggiare una situazione di rottura di «regime» (si finge ancora di non capire la novità di questo semplice fatto?) dando al Paese un governo di emergenza che garantisse la tenuta dello Stato di diritto e ci consentisse di non finire ai margini dell’Europa.  

 È evidente che dalla crisi non siamo ancora usciti. Ma dove saremmo oggi senza quel governo? Semplicemente allo sfascio e con inevitabili conseguenze come il crollo di strutture essenziali, tipo la svendita delle banche principali e del nucleo industriale. E soprattutto con la necessità di andare verso nuove elezioni allo sbando, cioè in condizioni tali che sarebbero state vinte dalla destra producendo quindi una maggioranza assoluta che per prima cosa avrebbe messo in mora le condanne di Berlusconi. Un capolavoro, amici. Dovreste accendere un cero a Giorgio Napolitano.  

 Sarebbe quindi tempo di smetterla con questa solfa per guardare invece meglio alla nuova realtà. La situazione è cambiata. La destra si è spaccata e il peso del governo grava molto più di prima sulle nostre spalle. E allora decidiamoci. Invece di immaginare non so quali alternative, facciamo noi - Pd - il passo avanti necessario.  

Cominciamo noi a dettare una agenda più avanzata. A me sembra questo il compito dell’ora. Anche perché con la spaccatura della destra e l’inevitabile decadenza di Berlusconi da senatore si sono messi in moto cambiamenti che non riguardano solo il quadro politico. Ricordiamoci che il Cavaliere non era solo il capo di un partito. Era anche l’architrave di un intreccio di interessi e di poteri, non tutti alla luce del sole, che hanno condizionato molto la vita italiana, compresi i nostri rapporti con l’Europa e il mondo. I rischi restano altissimi ma finalmente si aprono nuove prospettive.  

 Il problema siamo noi. È la necessità che il Pd ritrovi una consapevolezza maggiore e più aggiornata del suo ruolo e della partita decisiva che si giocherà nei prossimi mesi. E dico subito cosa intendo per «nuovo inizio». I margini sono strettissimi e certi vincoli vanno rispettati. Ma un nuovo inizio è reso necessario dal fatto che è finita l’epoca del liberismo e del mercato senza regole. Anche per l’Europa.  

La partita, quindi oggi si deve giocare attorno alla capacità dei sistemi socio-economici di integrare la crescita economica con un nuovo sviluppo sociale. Io penso che sta qui il banco di prova del nuovo segretario del Pd: chiunque egli sia. Sta nella necessità di mettere in piedi un partito e non solo una organizzazione elettorale, un partito società, un luogo dove si forma una nuova classe dirigente e dove si possa elaborare un disegno etico e ideale.  

Senza di che ce lo scordiamo il bipolarismo. Oppure pensiamo che l’alternativa alla destra si fa limitandosi a inventare una nuova legge elettorale? Che idea di partito abbiamo in testa? L’affluenza al voto di tanti militanti, i consensi per candidati nuovi (e qui metto non solo il voto per Cuperlo, superiore a ogni previsione, metto anche quello di una larga parte del voto per Renzi) ci dicono che è giunto il momento di alzare il tiro e di guardare al di là dell’8 dicembre. La sinistra, come si è visto, esiste. Deve uscire dal suo lungo silenzio, deve guardare al di là delle piccole beghe e tornare a credere in se stessa e nella sua capacità di dare al Paese un messaggio alto di fiducia e di lotta.  

 Io affido le mie speranze a un gruppo di giovani che si sta raccogliendo intorno a Gianni Cuperlo. Sono forti ed esperti, ma devono sempre più parlare alla gente in prima persona. Ci devono credere. Io ho vissuto la catastrofe dell’8 settembre del 1943. E ho visto come allora un gruppo di politici giovani (meno di 40 anni) si rivolsero a quello che allora si era ridotto a un popolo di profughi in fuga dalla guerra e dal collasso dello Stato. Quei giovani riuscirono a unire quel popolo sotto grandi bandiere, bandiere politiche e ideali, non tecnocratiche. So bene che tutto è cambiato da allora. L’Italia di oggi è ancora uno dei Paesi più ricchi del mondo e al governo ci siamo noi. Ma non basta sostenere il governo in Parlamento. Occorre spingerlo verso nuove scelte di fondo partendo dal Paese, dai bisogni e dalle sofferenze della gente. La prudenza, il realismo vanno benissimo, sono virtù che servono anche nelle situazioni «eccezionali». Ma non bastano.  

 L’Italia - questa è la sostanza della mia analisi - è entrata in uno stato di «eccezione». La parola crisi non dice tutto. Il Paese chiede un messaggio più forte che dia un senso ai sacrifici e al rigore. Stiamo attenti. La crisi sta intaccando il tessuto stesso della nazione, e io uso questa grande parola che è «nazione» perché è di questo che si tratta. Non solo dell’economia e nemmeno solo delle Istituzioni. Si tratta di un oscuramento delle ragioni dello stare insieme. Sono troppi, non solo tra i giovani, quelli che vogliono andare a vivere all’estero. È una crisi di fiducia, aggravata dalla latitanza delle élite e dalla pochezze delle classi dirigenti politiche. Tutta la questione del Pd e di chi lo guiderà ruota intorno a questo. Alla capacità o meno di dare una risposta a una crisi di questa gravità.   

La striscia del 18 novembre 2013  

Lo Stato deve assumersi la responsabilità  di garantire il diritto allo studio, fornendo e finanziando un’istruzione gratuita e di qualità.  

Camila Vallejo  

4 - L'AMACA  ["socialismo" o "cultura sociale, economica, ambientale"?.

(MICHELE SERRA  Repubblica.it  21 novembre 2013 )

La modesta caratura culturale di parecchi eletti delle Cinque Stelle può essere giudicata con indulgenza (sono attenuanti la giovane età e il reclutamento "dal basso") fino a che non diventa oltraggiosa. È il caso della richiesta, inoltrata alla Commissione cultura della Camera, di cancellare l'attributo "socialista" per Giacomo Matteotti e Giuseppe Di Vagno, entrambi assassinati dai fascisti; rimpiazzando la parola "socialismo" con la ridicola perifrasi "cultura sociale, economica, ambientale".

Immagino che l'incauto ideatore di questa scemenza censoria creda che "socialista" voglia dire "ladro", come nelle battute di Grillo, e niente sappia della potenza liberatoria che quella parola e quel movimento hanno avuto per generazioni di povera gente. Per saperlo, del resto, bisogna avere letto un paio di libri e avere curiosità del passato, magari sollevando la testa dalla ininterrotta ciancia internautica che alla lunga inebetisce e inganna.  

Sarebbe molto bello che il M5S, in qualcuna delle sue misteriose forme di comunicazione verso il resto del mondo, chiedesse scusa per una così imbarazzante sortita. Distinguendosi così da un Razzi qualunque.

(N° 47 del 24 novembre 2013)

Due giorni intensi che non potrò dimenticare
post pubblicato in diario, il 17 novembre 2013


La striscia del 17 novembre 2013 La nascita di una nuova destra repubblicana, auspicata da molto tempo, dalle forze democratiche italiane ed europee, ieri è nata in modo imprevisto ed imprevedibile come esito o evento legato al cosiddetto governo delle larghe intese. Consideriamolo un dato acquisito. Oggi dobbiamo solo sperare che tale formazione sarà democratica di nome e di fatto. R.S. 1 - Due giorni intensi che non potrò dimenticare (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 17 novembre 2013)
continua
Matteo Renzi e Fabio Volo, somiglianze e differenze
post pubblicato in diario, il 10 novembre 2013


Matteo Renzi e Fabio Volo, somiglianze e differenze
continua
Se vince Grillo, paese a rotoli
post pubblicato in diario, il 3 novembre 2013


           

Anno VI  N° 44 del 03 novembre 2013

IL MEGAFONO

PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE   

La striscia rossa del 27 ottobre 2013  

La fabbrica non può guardare solo ai profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo non l’uomo per la fabbrica

Adriano Olivetti  

1 - Se vince Grillo, paese a rotoli

(di Eugenio Scalfari  Repubblica.it 03 novembre 2013)

GRILLO e l’Europa. Mi sembra questo il tema di maggiore attualità: la campagna elettorale che il proprietario e leader del Movimento 5 Stelle ha già aperto in vista delle elezioni europee del maggio 2014 e di quelle italiane che egli si augura e fa di tutto per provocare il più presto possibile.

Si tratta di una campagna di destra, una destra xenofoba contro gli immigrati, qualunquista contro i partiti (tutti i partiti, nessuno escluso) e contro le istituzioni, dal capo dello Stato al presidente del Consiglio ai ministri (tutti i ministri) e contro la magistratura e la Corte costituzionale.

Non è più anti-politico il Movimento 5 Stelle poiché ora una politica ce l’ha, l’ha scelta. È a suo modo una politica rivoluzionaria perché vuole abbattere tutta l’architettura esistente ma con un obiettivo reazionario perché vagheggia una dittatura, la sua. Il movimento di popolo che le sue parole d’ordine indicano con chiarezza fa leva sui sacrifici, le speranze frustrate e la rabbia che ne deriva, ormai molto diffusa, che gli italiani sentono con sempre maggiore acutezza.

Di chi è la colpa, chi ne sono i responsabili, stando alle indicazioni di Grillo? I partiti che governano il Paese da oltre mezzo secolo, l’establishment economico, i sindacati, l’Europa. Questi sono i nemici da sconfiggere, mettere in fuga e sostituire. Con chi? Col popolo finalmente svegliato da Grillo, che sarà naturalmente lui a guidare, a istruire e ad educare.

Quando questa opera di lunga lena sarà compiuta lui si ritirerà.  Ovviamente sarà celebrato nei libri di storia come quello che...

Da qualche settimana l’Europa così come è fatta oggi e l’euro che la Banca europea stampa sono diventati i nemici principali e rappresentano i bersagli sui quali sparare per primi. La stessa strategia è quella usata dal Fronte nazionale francese della Le Pen, dal movimento anti-europeo di Germania (dove però non hanno neppure superato la soglia per entrare in Parlamento), in Grecia, in Danimarca, in Olanda.

Grillo ha anche in mente una sua politica economica. Non è mai andato a scuola di economia e conosce per sentito dire le scuole di Cambridge, di Vienna e del Mit degli Usa; ma sa interpretare e semplificare quello che molta gente pensa: ridurre le tasse, combattere evasione e corruzione, infischiarsene del debito pubblico, spendere per creare posti di lavoro senza preoccuparsi delle coperture, rispondere a pernacchie alle direttive europee e mandare per aria l’euro. Chi se ne frega dell’euro. Meglio una moneta nazionale stampata in Italia in quantità capaci a fare star meglio la gente, i giovani, gli anziani, tutti.

L’Europa non reggerà il colpo. Anche la sua architettura attuale crollerà e i movimenti che l’hanno distrutta la ricostruiranno a modo loro. E poiché il movimento principale sarà il 5 Stelle, che guiderà il Paese con il debito più alto di tutti gli altri, sarà dunque il 5 Stelle — cioè lui — a guidare la ricostruzione.

Questo pensa Grillo, lo dice e lo diffonde. Ormai è un Verbo, naturalmente incarnato. Ma non è il solo poiché anche a destra c’è qualcuno che — in modi appena più sfumati nella forma ma identici nella sostanza — dice cose analoghe. Finora erano due populismi di segno contrario, adesso sono due nazionalismi entrambi di estrema destra, entrambi demagogici, entrambi irresponsabili ed entrambi visti con favore da alcuni milioni di elettori.

Mi direte che questa è una visione pessimistica. Me lo auguro, naturalmente. Di solito tendo all’ottimismo della volontà e della ragione, che unifica la dicotomia di Gramsci. Ma ora, avendo alquanto approfondito il problema, molti dubbi mi hanno assalito. Alcuni li ho già manifestati due domeniche fa discutendo le caratteristiche del circuito mediatico. Oggi torno su questo tema e su quello delle tecnologie che da vent’anni hanno preso il governo del mondo.

Molti amici che illustrano la filosofia italiana, tra i quali nomino qui Severino e Galimberti, hanno già affrontato questo tema; ma a me pare che sia venuto il momento di trarne alcune conclusioni che influenzano direttamente l’assetto della società globale nel quale vive ormai l’intero pianeta.

***

Il cosiddetto “Datagate” rappresenta il centro di questo discorso. Ha agitato e continua ad agitare ormai da molti giorni le Cancellerie e i media di tutto il mondo, ma mi sembra che un punto sia stato trascurato: non esiste un Datagate semplicemente nordamericano che si estende e spia l’intero pianeta.

La raccolta, la registrazione e l’eventuale ascolto delle conversazioni telefoniche esiste in ogni società telefonica locale e — ecco il punto di fondo — ciascuna di esse è interconnessa con tutte le altre. Le conversazioni tra telefoni cinesi, sono registrate, classificate e ascoltabili in Cina ma sono interconnesse con quelle Usa e così le conversazioni che si svolgono in India, in Australia, in Brasile, in Gran Bretagna, in Canada, in Germania, in Russia, in Iran, in Siria, in Egitto. Insomma nel mondo intero, ovunque ci sia l’industria telefonica e gli strumenti che consentono le conversazioni.

Il Datagate mondiale non è stato che l’insieme di queste interconnessioni, alle quali si aggiunge un’altra rete che è quella di Internet.

Queste due tecnostrutture ci portano ad una conclusione che non ci piace affatto perché coinvolge un diritto fondamentale: la «privacy»; che è stata infranta e insieme con essa quel tanto di libertà che ne deriva.

La «privacy» e la libertà che da essa discende fanno ormai parte di un’altra epoca, non più della nostra. Sociologi e tecno-operatori di tutto il mondo sono perfettamente consapevoli di questa situazione e si domandano se esista la possibilità tecnica e la volontà politica di resuscitare la privatezza e quel tanto di libertà che vi è comunque connessa. Esiste ma comporta l’uso di regole e strumenti molto sofisticati. Oltre alla volontà politica di applicarli.

Naturalmente le due reti planetarie, quella dell’interconnesione e delle conversazioni telefoniche e quella di Internet, hanno effetti travolgenti sul circuito mediatico e quindi sulla formazione delle pubbliche opinioni. Ho già esaminato questo tema due domeniche fa mettendo in luce l’enorme potenza che le nuove tecnologie hanno conferito al sistema mediatico. Sono forze ambivalenti: cercano e possono scoprire la verità sull’andamento dei fatti e possono al tempo stesso manipolarla per meglio catturare l’interesse del pubblico.

In Italia sperimentammo il rischio che questi circuiti possono esercitare su singole persone quali per esempio il capo di un’agenzia di informazioni che aveva ottenuto un contratto operativo dalla Telecom di Tronchetti Provera e se ne valse per ascoltare alcune utenze private che potevano interessare uno dei dirigenti dei Servizi segreti italiani. Il quale ultimo usò in parte quelle intercettazioni per ragioni di sicurezza pubblica ma in parte per propri tornaconti personali. Ci fu un processo che durò alcuni anni arrivando ad una sentenza di condanna per Tavaroli (titolare dell’agenzia) e la sua squadra. Tronchetti fu condannato per la ricettazione di un dossier.

Ricordo questo fatto per dire che per un qualsiasi cittadino può essere molto più pericoloso per la sua privacy la rete locale che lo registra non quella americana o cinese o indiana che dispongono anch’esse di quella conversazione. Che cosa volete che me ne importi se la National Security Agency può accedere alle mie conversazioni? Non le ascolterà mai, non sa neppure chi sono. Se non ho fatto alcuna azione contro la sicurezza pubblica.

Potrò essere invece ascoltato da un Pollari di turno che sa benissimo qual è la mia professione e che può avere sotto gli occhi le mie conversazioni per sessant’anni con capi di partito, capi di imprese, di associazioni, di governi. Questo avviene in ciascun Paese e i mediatori di queste compravendite di conversazioni non fanno altro mestiere che quello di raccogliere materiali potenzialmente ricattatori sulla vita privata di persone che abbiano avuto un peso nella vita pubblica del Paese.

Conclusione: il Datagate abolisce la privacy, le reti locali sono le più temibili per i cittadini comuni, quella generale può esercitare interventi di difesa antiterroristica e/o spiare capi di Stato, di governo, di multinazionali.

Il tutto è integrato con i circuiti mediatici i quali influenzano nel bene e nel male la formazione e l’evoluzione dell’opinione pubblica mondiale. Un esempio: sia Assange sia Snowden disponevano di un enorme fondo di intercettazioni ma per rivelarlo e rivelarsi hanno dovuto ricorrere a due giornali, il Guardian e il New York Times, alla loro carta stampata e ai siti di cui dispongono.

Questo è ormai il mondo in cui viviamo con accresciuta fatica.

***

Se per concludere andiamo dal più grande al meno grande, deriva da questa analisi la vitale importanza che l’Europa divenga al più presto uno Stato federale, l’euro non sia in nessun caso messo a rischio, gli strumenti politici europei si trasformino in strutture federali alle quali i governi, i Parlamenti, le Corti costituzionali, la Difesa, la politica estera dei singoli Stati trasferiscano i loro poteri.

Contro l’irrilevanza degli Stati europei, considerati ciascuno per proprio conto, non esiste altra alternativa.

L’Italia e il suo governo debbono battersi per questo obiettivo. La destra naziona-lista, xenofoba anti-euro, è una catastrofe di fronte alla quale i sacrifici di oggi diventerebbero caramelle.

La ripresa sarà lenta ma comincerà certamente nel 2014, tutti i sintomi ci sono già e tutte le fonti lo confermano.

Ma c’è anche l’incoscienza degli incoscienti e il pericolo è quello. Papa Francesco, lei che ci crede preghi per noi che ne abbiamo bisogno. Sarà comunque una preziosa testimonianza.  

La striscia rossa del 28 ottobre 2013  

La Costituzione del mio Paese è stata redatta tenendo presente solo la situazione di una singola persona. Occorre emendarla tenendo presente tutto il popolo.  

Aung San Suu Kyi  

2 - Liberi da Cavaliere

(di Marco Bracconi Repubblica.it 11ottobre 2013)

Nulla. In Italia non si può più parlare di nulla senza che spunti fuori Lui.

Si discute di come finanziare i partiti e ci si blocca per giorni sulle donazioni perché Lui può donare più di chiunque altro. Si parla di amnistia e invece di affrontare il tema sulla base dei contenuti ci si attorciglia attorno all’eventuale beneficio che Lui potrebbe ricavarne. Ci si confronta  su responsabilità dei giudici o di custodia cautelare, e al di là degli argomenti tutto si ferma perché Lui potrebbe così imbrigliare inchieste e pm. Si apre il dibattito sulla Bossi-Fini, e oltre il merito ci si impantana sul duello falchi-colombe nel Pdl, vale a dire su quanto ancora conta Lui.

E via andare.

L’Italia diventerà un Paese normale quando succederanno tante cose. La prima di queste, anzi la precondizione, è che si possa ricominciare a discutere se l’amnistia è giusta o sbagliata, se i magistrati siano o no fuori dai limiti, se i partiti debbano essere finanziati a o meno, se essere clandestino è reato oppure no, senza che ciò abbia a che fare con il destino di una sola persona.

Altro che bipolarismo, maggioritario e rivoluzione liberale. Il ciclopico conflitto di interessi del Cavaliere ha progressivamente reso questo Paese incapace di discutere delle cose in sé. Ha innescato un processo dietrologico ormai divenuto abitudine dilagante (della quale Beppe Grillo è il cinico utilizzatore finale). Ha trasformato il cui prodest? da esercizio salutare dell’intelligenza in automatismo senza via d’uscita. Ha preconfezionato un ventennale alibi ad uso e consumo del Pd, che con la scusa di Silvio può permettersi di scantonare le proprie contraddizioni o nascondere la sua zoppicante capacità di elaborazione.

Il berlusconismo non è stato una dittatura, né un regime. Ma lo stesso ci ha tolto e ci toglie ancora la libertà. La libertà di pensare, laddove pensare è affrontare un qualsiasi oggetto esercitando sempre e comunque la propria autonomia intellettuale.

In Parlamento, e nel centrodestra, stanno accadendo cose nuove. E anche importanti. Eppure dire che è finito un ventennio coglie forse una verità di quadro politico, ma manca clamorosamente una verità più generale. Perché nel Paese il ventennio non è ancora finito. E l’Italia, di questo ventennio, è ancora prigioniera.

La striscia  del 31 ottobre 2013

Il condannato Berlusconi deve essere allontanato da ogni carica pubblica, prima di tutto per decenza e poi per legge.

Maria Novella Oppo

3 - Berlusconi, quando decadenza fa rima con decenza

(di Maria Novella Oppo l'Unità.it 31 ottobre 2013 )

Decaduto, incandidabile, espulso, condannato, impresentabile: come che lo si voglia qualificare o squalificare, Berlusconi è sempre al centro di tutto, soprattutto dei nostri incubi ventennali. Provate a fare un esperimento: accendete la tv e calcolate quanti minuti passino fino a sentir pronunciare il suo nome da un fan o da un avversario.

Non se ne può veramente più. E questo sentimento lo prova la grande maggioranza degli italiani, a parte una percentuale minoritaria che è certificata dalle varie indagini, diciamo così «di mercato», riportate dalla tv. Per esempio, secondo Pagnoncelli, che parla settimanalmente dalla cattedra di Ballarò, tra quelli che voterebbero per la decadenza di Berlusconi c’è pure una bella fetta di elettori del Pdl.  

E ancora una volta siamo costretti a notare come i famigerati milioni di votanti, nei discorsi dei falchi berlusconiani crescano in maniera direttamente proporzionale al declino reale. L’altra sera siamo arrivati a sentir parlare di 11 milioni di elettori, che costituirebbero la dotazione personale del cav. Questo il motivo per cui non si potrebbe fare a meno di lui in Senato (dove, peraltro, come ha ricordato Crozza, non si degna di mettere piede).  

Pagnoncelli ha doverosamente precisato: i voti presi dal fu Pdl nelle elezioni di febbraio sono stati 7 milioni, con una perdita secca di oltre 6 milioni di elettori. E questo per la matematica, mentre, per quello che riguarda la politica, non ne possiamo più neanche dei complicati distinguo procedurali (come quelli esposti con astuzia dal ministro Quagliariello a Ballarò), attraverso i quali si continua a prolungare la già troppo lunga carriera politica di un colpevole di frode ai danni del popolo italiano.

Il condannato Berlusconi deve essere allontanato da ogni carica pubblica, prima di tutto per decenza e poi per legge.

La striscia  del 30 ottobre 2013

L'incandidabilità dei condannati è «un principio di etica, e il fatto che ci sia voluta una legge per ribadirlo indica la debolezza della politica»

Michele Serra

4 - L'AMACA [Manfrine procedurali]

(di Michele Serra  Repubblica.it 30 ottobre 2013)

Tutto questo gran parlare della decadenza di B., queste manfrine procedurali, queste schermaglie politiche, questo rimandare alle calende greche, possono anche durare anni; ma non mutano di una virgola la sostanza della questione, così facile che la può capire anche un bambino: può un condannato per reati gravissimi sedere in Parlamento? O è meglio che se ne vada a casa sua?

Ha stra-ragione (non semplicemente ragione: stra-ragione) il segretario dell'associazione magistrati Carbone quando dice che l'incandidabilità dei condannati è «un principio di etica, e il fatto che ci sia voluta una legge per ribadirlo indica la debolezza della politica». La legge Severino, in un paese sano di mente, neanche dovrebbe esistere: normatizza un principio elementare, che dovrebbe essere scontato prima di tutto per i politici.

Girala o rigirala come ti pare, la Severino dice che in Parlamento non devono sedere dei criminali. Punto. E chi la tira tanto in lungo cerca di aggirare non tanto la Severino, quando l'ovvio principio etico che quella legge interpreta, nella penosa necessità di sancire ciò che ogni politico, per sua dignità, avrebbe dovuto sapere già da sé solo, senza alcun bisogno che un pezzo di carta glielo rammenti.

N° 44 del 03 novembre 2013


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Se vince Grillo paese a rotoli

permalink | inviato da salernorosario il 3/11/2013 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia ottobre        dicembre
rubriche
links
tag cloud
cerca
calendario
adv