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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Macron l’europeista e la saggezza perduta della sinistra (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [Missione impossibile] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 29 ottobre 2017


Anno X N° 44 del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ «La sinistra senza la sfida del governo non esiste, questo è il cuore del problema. Se uno si ritira, si mette di lato, la sinistra perde se stessa e il popolo della sinistra non lo capirebbe e non lo perdonerebbe. La sfida è quella di lavorare insieme per battere la destra e sconfiggere i populismi. Adesso ho finito, abbraccio Renzi e abbraccio Paolo (Gentiloni)». Queste sono le parole dette da Minniti alla conferenza rogrammatica di Napoli. ________________________________________________________________________________________ §1 - Macron l’europeista e la saggezza perduta della sinistra ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 29 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Il nostro giornale di ieri ha pubblicato un ampio articolo di Jürgen Habermas, uscito pochi giorni fa su Der Spiegel, il cui titolo è: “Si può ancora fare politica contro le false idee sull’Europa”. E quali sono le false idee sull’Europa secondo Habermas? Quelle che emergono a Berlino nelle classi dirigenti e nella pubblica opinione: le istituzioni europee debbono restare così come sono; sovranismo delle Nazioni confederate, sulle quali prevale la forza della Germania che è il Paese più importante dal punto di vista geopolitico e da quello economico. ________________________________________________________________________________________ La Germania ha da tempo superato la sconfitta subita nella guerra mondiale che cominciò nell’autunno del 1939 e terminò nel ’45. Sono passati 72 anni da allora e il tempo corre con una velocità molto notevole. Perciò la sconfitta è stata dimenticata, le responsabilità della guerra sono anch’esse dimenticate. Hitler di certo non è dimenticato, la strage dei campi nazisti nei quali furono uccisi milioni di donne, uomini, bimbi e vecchi, è sempre presente nella memoria dei tedeschi ma la Germania di oggi è un Paese diverso, certamente democratico; perciò non ha nulla a che vedere con ciò che avvenne quasi un secolo fa. ________________________________________________________________________________________ Questo pensano tutti i tedeschi ed anche tutti gli europei e il mondo intero: la Germania d’oggi è un’altra e per fortuna è con quella che dobbiamo parlare. ________________________________________________________________________________________ C’è però un problema tutt’altro che secondario, che Habermas ha individuato e al quale ha dedicato gran parte del suo articolo. Il problema è Macron e il suo europeismo. Finora l’europeismo non era un tema francese, al contrario. La Francia non è mai stata europeista, anzi è stata l’avversaria dell’europeismo. De Gaulle uscì perfino dalla Nato. In seguito, quando tutta l’Europa decise di darsi una Costituzione che avrebbe finalmente realizzato la Federazione analoga a quella degli Stati Uniti, con un presidente della Repubblica dotato di pieni poteri di governo, il compito di presiedere quel gruppo di lavoro fu affidato al francese Giscard d’Estaing, con vice presidente l’italiano Giuliano Amato. Una volta terminato il lavoro il documento fu inoltrato a tutti gli Stati membri dell’Unione europea per l’approvazione e quindi la messa in opera per realizzarla. ________________________________________________________________________________________ Gli Stati l’approvarono salvo la Francia e l’Olanda che indissero un referendum in proposito e la Costituzione preparata dal quel gruppo di lavoro fu bocciata dal popolo francese e olandese. Naturalmente la Francia rimase isolata in Europa ma questo era l’umore dei suoi cittadini elettori. ________________________________________________________________________________________ Per rompere l’isolamento fu trovata una furbizia diplomatica: redigere un Trattato che avrebbe accolto gran parte dei temi contenuti nel progetto costituzionale sotto forma non di regole anzi esclusivamente di principi. Si chiamò il Trattato di Lisbona poiché era stato redatto nella capitale portoghese ed è tuttora vigente ma i principi non sono impositivi. Gli Stati dell’Unione, se vogliono, possono attuare quei principi, ciascuno a suo modo. Siamo quindi ben lontani da una Costituzione. ________________________________________________________________________________________ Habermas si è innamorato delle proposte di Macron in materia. Macron si è presentato come europeista fin da quando si aprì la battaglia per la presidenza francese ma sembrava allora una delle tante dichiarazioni d’opinione d’un programma con il quale Macron riuscì ad eliminare al primo turno Marine Le Pen e il suo europeismo fu una delle carte che lo aiutò a vincere. Sembrava però che fosse appunto una specie di tema elettoralistico anche perché la Germania non era ancora arrivata alle proprie elezioni politiche e quando si parlava d’Europa federata Merkel non apriva bocca, non diceva né sì né no. Ma in questi giorni Macron ha ripreso la battaglia europea che anzi sembra diventata il suo principale tema di riferimento. ________________________________________________________________________________________ Habermas è anch’egli a favore dell’Europa federata tanto più oggi in quanto il suo Paese, sempre guidato da Merkel ma alleato e quindi condizionato da partiti antieuropei, rende il tema più che mai attuale e quindi è completamente allineato con Macron il quale a sua volta ha alle spalle un Paese che ha guidato l’Europa nella politica, nell’economia e nella cultura, dai tempi del Re Sole e poi di Napoleone I e Napoleone III. Le classi dirigenti di tutto il nostro continente avevano come lingua franca il francese e i valori dopo la grande Rivoluzione diffusi in tutto l’Occidente erano quelli che i francesi avevano definito: liberté, egalité, fraternité. ________________________________________________________________________________________ Macron certamente sa che l’Europa d’oggi avrà come vertice la Francia e non la Germania e neppure la coppia dei due Paesi insieme. L’Italia deve certamente far parte di questa campagna europeista ed è stata anche la politica europeista del Partito democratico da quando fu fondato da Prodi (l’Ulivo) poi da Veltroni (Partito democratico) e infine anche da Renzi quando trovava il tempo di occuparsi dell’Europa e che oggi, a dire il vero, non trova più. Perciò, per quanto mi riguarda, dico anch’io con Habermas: evviva Macron. ________________________________________________________________________________________ *** Anche l’Italia come quasi tutte le altre nazioni europee sta migliorando la sua economia: il reddito, gli investimenti, i consumi, le esportazioni ed anche l’occupazione (precaria). Lo dice il nostro ministro delle Finanze, lo dice la Commissione europea e — quel che più importa — lo dice il presidente della Bce, Mario Draghi. Il miglioramento rispetto all’inizio della crisi nel 2008, e importato dalla vera catastrofe americana del 2007, è più lento degli altri Paesi ma c’è. Molti economisti dubitano che esso continui, è temporaneo ma forse tra qualche mese si arresterà. ________________________________________________________________________________________ Personalmente non condivido questa tesi ma certo il governo non deve commettere errori che siano gravi e che capovolgano il ciclo. È difficile però che un Paese ingovernabile abbia un’economia in buona efficienza. Questa ipotesi di ingovernabilità dovrà essere superata. Come? Con alleanze abbastanza solide negoziate prima o dopo le imminenti elezioni. Ma la situazione è tale da rendere impossibile che avvengano prima: sarebbe un handicap elettorale per tutti. E tuttavia il quadro delle forze in campo parla chiaro e vale la pena di esaminarlo. ________________________________________________________________________________________ Cominciamo dai 5 Stelle. Sappiamo che per loro le alleanze non debbono farsi, sperano di vincere da soli ma certo non ottenendo il 51 per cento dei voti come è necessario sia alla Camera sia al Senato ma con l’obiettivo di essere comunque il partito vittorioso rispetto agli altri. Stando ai sondaggi che registrano la realtà attuale potrebbero superare tutti gli altri partiti realizzando tra il 30 e il 35 per cento e non è escluso che arrivino anche al 40 ma certo non al 51. ________________________________________________________________________________________ Non fanno alleanze ma Di Maio ha trovato un modo per superare questo principio che non può e non deve almeno oggi essere abbandonato: ha già detto che se riusciranno ad essere loro a fare il governo avranno come ministri pochi provenienti dal Movimento e molti presi invece tra personalità che abbiano notevole competenza nel dicastero che saranno chiamati a gestire. Non è affatto escluso che questa trovata, abbastanza geniale, non nasconda anche un sotterfugio: i ministri più competenti possono esser presi da alcuni partiti che non hanno un’opposizione accanita contro i 5 Stelle ma possano però agganciare forze politiche minori. ________________________________________________________________________________________ Una specie di alleanza non dichiarata ma effettuata. Ricorda Verdini. Per tramutare un’operazione del tipo in una alleanza sia pure indiretta è molto difficile trovare persone come Verdini. Lui è un santo e un demonio. Non se ne trovano in giro molti e dubito assai che quei pochi disposti all’alleanza indiretta con i 5 Stelle rappresentino partiti con un discreto numero di voti. In conclusione, nonostante la furbizia politica di Di Maio, i 5 Stelle potranno superare gli altri partiti ma non certo presiedere un governo. ________________________________________________________________________________________ Ed ora passiamo alla Lega di Salvini (probabilmente insieme a Meloni, la quale viene data tra i 4 e i 5 punti). Alla Lega viene attribuito tra il 14 e il 15 per cento più il 5 di Meloni si arriva al 20. Forza Italia è valutata attorno al 14-15 e perciò uniti insieme viaggiano verso il 35 per cento. Potrebbero anche arrivare al 40, più o meno come i 5 Stelle, ma anche loro ovviamente ben lontani dal 51. ________________________________________________________________________________________ La sinistra dissidente uscita dal Pd non è neppure unita. È composta da tre o quattro confraternite (non saprei come altro chiamarle per non usare la parolaccia schegge) che oscillano, se si unissero tutte insieme, tra il 10 e il 15 per cento. Sarebbe molto utile se, facendo valere la loro unione, e la possibilità che le percentuali di oggi siano leggermente più alte al momento delle elezioni, rientrassero nel partito, naturalmente come corrente molto bene individuabile. Senza porre inutili condizioni ma combattendo la loro battaglia interna di corrente e naturalmente esponendone i temi e le soluzioni sia per l’Italia sia per l’Europa poiché è indispensabile occuparsi anche dell’Unione, cosa che attualmente la sinistra dissidente non fa affatto. ________________________________________________________________________________________ Dubito molto che questa apertura avverrà, mentre credo che Renzi l’accoglierebbe. Durante la celebrazione del decennale dalla fondazione del Pd Renzi disse che concepiva un partito non chiuso ma aperto e forse alludeva a questa ipotesi. È anche vero che dopo quella giornata nella quale Veltroni fu chiamato padre del partito e quindi padre anche suo, Renzi è ritornato al “comando da solo” con tutti gli errori e le brutture che il “comando da solo” comporta. Tuttavia su questo tema di un rientro dei dissidenti potrebbe ritrovare un bernoccolo di saggezza politica. ________________________________________________________________________________________ La conclusione di questo esame di cifre politiche è purtroppo pessima: andiamo verso un Paese ingovernabile con i tre partiti maggiori che più o meno si equivalgono. Il Pd attuale è valutato tra il 25 e il 30 e quindi se non ci saranno novità o alleanze adeguate non sarà il primo ma il terzo partito, dopo la destra berlusconiana salviniana e i 5 Stelle grillini. Ieri si è svolta a Napoli la conferenza programmatica del Pd. I programmi sono necessari e anzi indispensabili per poter essere attuati; ma se nessuno li attua ed anzi agisce al contrario di quanto previsto in quei documenti, i programmi diventano come il Trattato di Lisbona rispetto ad una Costituzione europea: affermano principi e valori e poi fanno esattamente il contrario. ________________________________________________________________________________________ Per questo mi ha dato una sensazione positiva l’intervento di Marco Minniti in quella riunione. Ha parlato di varie cose, di immigrati, sicurezza interna, Libia e della sua politica nei Paesi dove l’immigrazione è non un fenomeno di emergenza ma uno stato di fatto che durerà per moltissimi anni. Ma poi ha detto una frase che affrontava un problema di altro genere, con parole che implicitamente ponevano il tema del rafforzamento del partito e del governo e in qualche modo alludevano all’unificazione di tutta la sinistra. ________________________________________________________________________________________ Ne riporto una breve frase ma il tema era diffuso in tutto il discorso: «Da Napoli deve partire una grande passione unitaria. La sinistra senza la sfida del governo non esiste, questo è il cuore del problema. Se uno si ritira, si mette di lato, la sinistra perde se stessa e il popolo della sinistra non lo capirebbe e non lo perdonerebbe. La sfida è quella di lavorare insieme per battere la destra e sconfiggere i populismi. Adesso ho finito, abbraccio Renzi e abbraccio Paolo (Gentiloni)». ________________________________________________________________________________________ Queste sono le parole dette da Minniti alla conferenza programmatica di Napoli. I programmi sono cartapesta, bisogna attuarli. Perciò datevi da fare. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 29 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Ma a tredici anni viene da gridarglielo in faccia, al pischello, come un ordine, con il cuore gonfio: tu meriti di meglio! ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Missione impossibile] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 26 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Passta l’onda dell’indignazione e dei vari rituali di riparazione, da dove si potrebbe ripartire, in caso di irriducibile ottimismo? Forse da qui: Anna Frank aveva tredici anni quando cominciò a scrivere il suo diario, ha tredici anni uno della ghenga di laziali sotto inchiesta. È un pischello, si direbbe a Roma. Magari travestito da truce, ma pischello. ________________________________________________________________________________________ Dove sia cresciuto, udendo quali parole, con quali esempi, con quali amici o fratelli maggiori, costeggiando quali scritte sui muri (e quali muri, e di quali quartieri) possiamo solo immaginarlo. Ciò che sappiamo per certo è che a tredici anni si porta già da scemo e/o da razzista, e non è giusto. Non è giusto per lui, voglio dire. Merita di meglio. ________________________________________________________________________________________ A quasi tutti gli scimmioni di curva si dovrebbe trovare il tempo e il modo di dire: tu meriti di meglio. Se hanno superato i trent’anni è poco più di un pro-forma, lo si dice quasi solo per formalità, senza crederci davvero. Uno che a trent’anni ride dei forni crematori probabilmente meritava di essere quello che è diventato: un povero stronzo. ________________________________________________________________________________________ Se gli anni sono venti, il «meriti di meglio» può essere pronunciato con qualche speranza in più. Ma a tredici anni viene da gridarglielo in faccia, al pischello, come un ordine, con il cuore gonfio: tu meriti di meglio! ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 44 del 29 ottobre 2017
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§1 - Scorciatoie populiste: gli errori piùgravi del leader (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [Ottimisti o pessimisti?] (di Michele Serra) §3 - L’amaca [Ape e Uomo intelligenze a confronto] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 22 ottobre 2017


Anno X N° 43 del 22 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 22 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Una libertà senza eguaglianza affida il bene comune ai gruppi più forti, specie economicamente, di quel Paese se invece è l’eguaglianza a trionfare e la libertà a scomparire siamo a un passo dalla dittatura come del resto è accaduto in Russia. ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfar ________________________________________________________________________________________ §1 - Scorciatoie populiste: gli errori piùgravi del leader ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 22 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Dobbiamo tornare sulla questione Renzi-Banca d’Italia non perché ci siano novità ma per esaminare le conseguenze e le varie interpretazioni. In favore di Renzi c’è un certo tipo di populismo: quei numerosi cittadini con patrimoni e redditi alquanto limitati, che — a torto o a ragione secondo i casi — maledicono le banche che per loro rappresentano gli interessi di un capitalismo ladro. È assai probabile che Renzi, conoscendo questo fenomeno che tutti conosciamo, abbia puntato su di loro per allargare la platea dei suoi ascoltatori e sperabilmente degli elettori per il Pd. Questa motivazione è tuttavia molto esile, rispetto alla mole dei contraccolpi che ha suscitato e susciterà. ________________________________________________________________________________________ Il primo è la contrarietà di una buona parte della classe dirigente del Pd, di quasi tutta la classe dirigente del Paese e della pubblica opinione. ________________________________________________________________________________________ Il secondo è un errore vero e proprio: gli italiani che se la prendono con le banche hanno di mira quelle operanti sul loro territorio, qualcuna grande e molte piccole e locali, ma non la Banca d’Italia della quale molti ignorano le funzioni. L’attacco di Renzi invece è stato soltanto nei confronti dell’Istituto di emissione e non alle banche e banchette che egli anzi difende. È curiosa questa dicotomia: lui spera di ottenere voti da chi odia le banche, ma parlando contro la Banca d’Italia dimentica che questa ha come compito di difendere le banche in difficoltà e di solito lo esplica. ________________________________________________________________________________________ IL terzo errore riguarda il suo rapporto con le personalità più autorevoli del Pd. Nella celebrazione effettuata sabato della scorsa settimana al teatro Eliseo gremito nella platea e nelle tribune dalla parte migliore e più attiva del partito, Renzi ha riconosciuto la necessità che il partito non fosse chiuso ma aperto: un partito che aveva il compito di ringiovanire e ricostruire la sua struttura e la sinistra che è in crisi in tutti in Paesi d’Europa salvo finora in Italia. Prima di lui aveva parlato Walter Veltroni e poi Paolo Gentiloni. Veltroni in qualche modo aveva fatto la storia del partito, le origini, la sua cultura politica, e le sue caratteristiche strutturali. ________________________________________________________________________________________ Quando Renzi ha preso per ultimo la parola ed ha concluso la celebrazione, ha riconosciuto a Gentiloni un’efficiente condotta del governo di cui il Pd ha la maggioranza, e a Veltroni addirittura una qualità di padre del partito e in qualche modo padre della patria. Sostenendo che queste persone facevano parte insieme a lui della dirigenza del Pd e che altre ancora ne avrebbe accolte accanto a sé per formare una vera e propria classe dirigente con la quale avrebbe discusso e concordato tutte le azioni importanti da svolgere. Insomma una sorta di super direzione con la quale il partito avrebbe avuto una guida collettiva, di cui naturalmente il segretario era il capo riconosciuto. ________________________________________________________________________________________ Sono passati pochi giorni da quella riunione ed è scoppiato il caso Banca d’Italia. Discuteremo a parte la sostanza di quel caso, ma voglio ora far notare ai lettori che del resto ne sono certamente al corrente, che Veltroni non è stato informato minimamente dell’attacco all’Istituto di emissione e nessuna delle personalità ne era stata informata a cominciare ovviamente da Romano Prodi. Nessuno sapeva nulla, neanche Gentiloni che ricevette però la mozione per sottoscriverla con l’accordo del governo. ________________________________________________________________________________________ Per fortuna del Paese a Gentiloni quella mozione non piacque affatto così come era stata redatta dal Renzi e dal suo “Cerchio magico”. Perciò mise al lavoro Anna Finocchiaro per modificarla non solo nella forma ma anche nella sostanza. Finocchiaro è molto brava in questo genere di questioni delicatissime e riuscì a modificarla in gran parte ma non totalmente. Tuttavia diventò accettabile per un governo come quello che abbiamo anche se però Renzi aveva già diffuso pubblicamente il testo originario. Quindi quello ufficiale contiene le correzioni notevoli di Finocchiaro ma quello del partito nella sua originaria integralità è comunque stato reso noto con tutti i mezzi di comunicazione. ________________________________________________________________________________________ La reazione di Veltroni si compendia in due parole: «Documento incomprensibile e inaccettabile ». Oltre a lui e con analoghe motivazioni si è schierato il presidente del gruppo Pd al Senato Luigi Zanda e molte altre personalità del partito. Il sigillo a queste posizioni è la dichiarazione fatta da Giorgio Napolitano che in qualche modo rappresenta e sostiene in ogni occasione con le appropriate motivazioni il bene del Paese. ________________________________________________________________________________________ L’altro errore compiuto da Renzi con la sua mozione è il più complicato e il più devastante di tutti ed è la coincidenza della posizione renziana con quella di Grillo, di Salvini e di Meloni. Questi movimenti sono sostanzialmente populisti in una fase dove appunto populismo e antipopulismo sono i due grandi fronti che si combattono in tutta Europa. L’errore, di cui secondo me Renzi non si è minimamente reso conto, è per l’appunto una sorta di populismo ancora iniziale; se questo tipo di politica continuerà, diventerà la vera caratteristica d’un partito nato su tutte altre basi e tutt’altre finalità. Definisco populista l’attacco alla Banca d’Italia perché appunto Renzi cerca nuovi elettori in fasce sociali che praticano inconsapevolmente un populismo di notevole marca: attaccare le banche e le banchette in genere non è una posizione seria e motivata: è un modo di pensare che cerca il male dove non c’è o dove ci può essere ma non come categorie (banche e banchette) ma su singoli istituti di credito e in alcune specifiche occasioni. ________________________________________________________________________________________ Di tutto questo credo che Renzi non si sia reso conto e proprio per questo ha compiuto un ulteriore errore dal suo punto di vista: vuol ingraziarsi chi vede il proprio male economico nelle banche e attacca non quelle banche ma la Banca d’Italia accusandola di far del male al sistema mentre la funzione che la Banca d’Italia esercita e che in larga misura effettua è proprio quella di proteggere il sistema bancario. Si vedrà ora se Ignazio Visco, governatore dell’Istituto di emissione sia incline a ritirarsi dalla carica o viceversa desidera essere riconfermato per i prossimi sei anni. ________________________________________________________________________________________ Ho avuto occasione tre giorni fa di parlare telefonicamente col governatore e posso riferire che lui non pensa affatto di ritirarsi anche se, qualora le autorità competenti lo pregassero di dimettersi per dar luogo a un mutamento, lui certamente darebbe le dimissioni per comportarsi come richiesto. Ma se questo non avverrà (e sicuramente non avverrà) il governatore attenderà le decisioni del presidente della Repubblica, lieto se saranno una riconferma. Spiegherà poi tutte le sue azioni con opportune documentazioni quando sarà interrogato dalla commissione incaricata di approfondire il funzionamento del sistema bancario italiano. ________________________________________________________________________________________ *** Ho già scritto prima che in tutta Europa è in corso uno scontro tra democratici e populisti. Inizialmente i movimenti populisti europei erano di piccola taglia elettorale e rappresentavano appunto quei piccoli gruppi di elettori i quali detestano la democrazia, che secondo loro, è un regime che fa l’interesse di pochi e danneggia quello del popolo sovrano. Negli ultimi tempi però questi piccoli movimenti che spesso non arrivavano neppure ad oltrepassare la soglia di voti che bisogna avere per entrar nei vari Parlamenti, hanno avuto una crescita di rapidità impressionante e quantitativamente di notevole rilievo. In tutti i Paesi d’Europa a cominciare dalla Germania, dall’Olanda, dalla Spagna, dalla Grecia, dall’Italia. In Francia no, questa crescita non c’è stata. Non c’è stata neppure negli otto Paesi che non hanno la moneta comune. Essere fuori dall’Eurozona è già di per sé un motivo di populismo monetario che consente ad essi di non conformarsi alla politica europea ma di averne una propria che spesso è più aperta verso Mosca che verso Bruxelles. ________________________________________________________________________________________ Il fatto della massima importanza che da un paio di anni sta avvenendo in tutta Europa è la trasformazione profonda della politica. Fino a un paio d’anni fa la politica era alla ricerca di quali fossero i provvedimenti da adottare per conseguire il bene del popolo. Il bene in tutti i sensi: maggior benessere economico, sociale, culturale. E poi di rapporti possibilmente amichevoli con le altre nazioni e in particolare con quelle politicamente più importanti nel proprio continente e nel mondo intero specie in tempi di società globale. ________________________________________________________________________________________ Infine la politica doveva perseguire e tutelare i grandi valori della libertà e dell’eguaglianza, senza mai abbandonare la tutela di uno di quei due valori che in quel momento non aveva dalla sua la maggioranza del popolo, ma che non poteva e non doveva in nessun caso scomparire. Un paese che gode della massima libertà ma con notevole distacco dall’eguaglianza sociale deve tuttavia tutelarne quel valore e viceversa. Una libertà senza eguaglianza affida il bene comune ai gruppi più forti, specie economicamente, di quel Paese se invece è l’eguaglianza a trionfare e la libertà a scomparire siamo a un passo dalla dittatura come del resto è accaduto in Russia. ________________________________________________________________________________________ Quei due valori sono dunque fondamentali entrambi e per mantenerli come tali occorre realizzare il mandato che ci viene dal pensiero di Montesquieu: una struttura politica di poteri separati l’uno dall’altro anche se al vertice debbono condividere lo stesso obiettivo e cioè la realizzazione del bene sociale attraverso la separazione dei poteri: quello legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario. Quei poteri separati debbono tuttavia perseguire il medesimo fine che è appunto il bene comune e questo è assicurato da un vertice che alla tutela di quel fine è dedicato. Di solito si tratta del presidente della Repubblica e di una Corte non giudiziaria ma costituzionale che giudica infatti la costituzionalità degli atti compiuti dai singoli poteri. ________________________________________________________________________________________ Per restaurare e rinnovare la democrazia occorre un partito che col populismo non abbia nulla a che vedere e che pensi alla politica che abbia una P maiuscola come usava Aristotele. Quella maiuscola significa appunto una politica che persegua il bene comune in tutti i suoi aspetti, che non sono soltanto quelli economici e sociali, ma si compendiano appunto nella libertà e nell’eguaglianza, entrambe tutelate da appositi organi istituzionali. Avevamo sperato che il Pd fosse lo strumento politico per la realizzazione o il mantenimento o la maggiore efficienza e comunque l’atmosfera politica del Paese e del continente cui apparteniamo e questo era infatti la finalità del Partito democratico quando è nato dieci anni fa. E non voglio dire che sia scomparsa questa finalità, ma dico che è in pericolo e che il Partito democratico oscilla molto da questo punto di vista. Purtroppo Renzi ha il carattere che ormai conosciamo. Speravo che l’avesse cambiato e ne ero felice. Vedo che non è avvenuto ed anzi ha rifatto un passo indietro dalla strada appena imboccata. ________________________________________________________________________________________ Ora deve scegliere tra ritorno all’idea del partito aperto e un organo di consultazione e di attuazione di quanto deciso, oppure populismo fino in fondo all’insegna del “comando io” e allora, come Grillo e Salvini, diventeremo il peggio del peggio. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 22 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ [...] Credete che esista un merito, a questo mondo: chi fa le cose per bene viene premiato, chi fa il furbo paga pegno. E dunque, essendo ottimisti, vi sgomenta la sola idea che non due milioni, ma anche solo due italiani possano votare per lui. [Berlusconi] ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Ottimisti o pessimisti?] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ PARE che il nome “Berlusconi” nel simbolo elettorale valga almeno due milioni di voti. Dopo tutto quello che è successo. E nonostante il nostro sia impedito dalla legge, lignificato dal lifting e abbia appena perfezionato il già ricco repertorio di barzellette sui collant e sui malati di Aids con una battuta sui bidet. Da come giudicate questa notizia, è possibile valutare il vostro grado di ottimismo/pessimismo. ________________________________________________________________________________________ Se vi sembra pazzesco che due milioni di italiani possano ancora votare per lui, allora siete degli inguaribili, ostinati ottimisti. Credete negli uomini, nelle donne e persino nella democrazia. Credete che l’esperienza insegni. Credete che esista un merito, a questo mondo: chi fa le cose per bene viene premiato, chi fa il furbo paga pegno. E dunque, essendo ottimisti, vi sgomenta la sola idea che non due milioni, ma anche solo due italiani possano votare per lui. ________________________________________________________________________________________ Se invece inclinate al pessimismo, la notizia vi sembrerà non solo poco sorprendente, ma persino lieta. Secondo la vostra percezione degli uomini, delle donne e della democrazia, potrebbero essere almeno venti i milioni di italiani innamorati di lui. E dunque per voi è di grande sollievo sapere che sono in così pochi quelli disposti a morire berlusconiani. Morale: essere pessimisti conviene. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 22 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Parla di un mutamento profondo, che colpisce la base della catena alimentare: gli insetti sono la prima fonte di proteine del pianeta Terra; e il principale agente dell’impollinazione. [...] L’ape, a modo suo, lo sa, come funziona il mondo. L’uomo, a modo suo, un po’ meno. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - L’amaca [Ape e Uomo intelligenze a confronto] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 21 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Secondo una ricerca di entomologi (fonte: la rivista on line Plos One), la Germania avrebbe perduto, dal 1990 a oggi, il 76 per cento dei suoi insetti volanti. In pratica, i tre quarti. Percentuale calcolata sulla biomassa complessiva: fatto 100 il numero totale degli insetti che volavano in Germania nel 1990 (mosche, vespe, api, eccetera), nel 2017 ne volano 24. Il dato è implacabile. Parla di un mutamento profondo, che colpisce la base della catena alimentare: gli insetti sono la prima fonte di proteine del pianeta Terra; e il principale agente dell’impollinazione. ________________________________________________________________________________________ Gli entomologi tedeschi azzardano tre possibili concause del fenomeno. La progressiva diminuzione degli ambienti naturali e/o agricoli; l’uso di pesticidi in agricoltura; il cambiamento climatico. Dei tre, i primi due sono diretta conseguenza delle scelte umane. Il terzo è fortemente sospettato di esserlo. Le battute sprezzanti e le inchieste puntute sulla “moda del bio”, per non dire di quei matti del biodinamico, non hanno la più lontana idea della enorme differenza tra un ambiente “ripulito” da diserbanti e insetticidi e l’ambiente "contaminato" (da mosche, vespe, api) che le pratiche bio rispettano e difendono. L’ape, a modo suo, lo sa, come funziona il mondo. L’uomo, a modo suo, un po’ meno. Michele Serra ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 43 del 22 ottobre 2017
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§1 - Ecco perché la legge elettorale non viola la democrazia (di Eugenio Scalfari) §2 - L’amaca [La sesta stella di uno al di sopra delle parti] (di Michele Serra)
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Anno X N° 42 del 15 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ «Ma il passato è il passato - dice Veltroni, - stoppando l’altrui nostalgia - Non ci resta che il futuro, sperando che il nostro sguardo voli alto sulla polvere delle zuffe quotidiane, sopra i rivoli di odio e le bave di intolleranza, oltre il frastuono delle urla e la miseria di passioni senza motivazioni». […] «Non abbiate paura della parola sinistra...». ________________________________________________________________________________________ Walter Veltroni ________________________________________________________________________________________ §1 - Ecco perché la legge elettorale non viola la democrazia ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 15 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ Ho asssistito ieri mattina al Teatro Eliseo alla rievocazione dei 10 anni da quando esiste il Partito democratico. I protagonisti di questo racconto politico erano Walter Veltroni che fu il fondatore e accanto a lui il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e il segretario del Pd, Matteo Renzi. Dieci anni, decisivi nella politica italiana e importanti nella politica europea nella quale il Pd è sempre stato europeista. ________________________________________________________________________________________ I discorsi dei tre relatori sono stati degni degli applausi dall’inizio alla fine. La platea era gremita e altrettanto le tribune. Veltroni ha parlato del passato, del presente e del futuro, della politica italiana ed europea. Non è stato un semplice racconto ma un’analisi profonda dei fatti e della cultura politica che ha dato a quei fatti un senso e una finalità. È stato, non a caso, l’intervento del fondatore di quel partito, che veniva già da un’esperienza molto intensa fatta con Romano Prodi in uno dei migliori governi italiani di fine anni Novanta. Ma quella formula (l’Ulivo) aveva esaurito il suo compito ed era necessario riprendere l’azione della sinistra su una base diversa. Walter Veltroni ne fu in qualche modo l’inventore e il primo esecutore e dopo una lunga pausa dedicata esclusivamente alla cultura, oggi la passione politica gli è rinata (forse non s’era mai spenta ma non la si vedeva dall’esterno) ed è stata bene accolta come si è visto ieri mattina in quel gremito teatro. ________________________________________________________________________________________ Dopo di lui ha parlato Gentiloni. Non aveva un passato così rilevante da rievocare ma una responsabilità attuale della massima importanza visto che dirige un governo con ministri in maggior parte provenienti dal Pd, ma non soltanto con quelli. ________________________________________________________________________________________ Gentiloni ha indicato i problemi in parte risolti e in parte ancora da risolvere, che tuttavia hanno portato avanti il Paese con moderato ma apprezzabile successo e soprattutto in sintonia con il presidente della Repubblica Mattarella che in un’Italia e in un’Europa sconvolti dalla tempesta che infuria sul mondo intero cercano di uscirne al più presto e nel modo migliore non solo per il nostro Paese ma anche per l’Europa alla quale apparteniamo. ________________________________________________________________________________________ Infine Renzi che, a differenza dei due che erano intervenuti prima di lui, ha parlato a braccio. Non aveva un lungo passato come quello di Veltroni, né ha oggi la responsabilità del governo. Il discorso di Renzi è stato soprattutto sul presente e sull’immediato futuro che ne seguirà. Non era un discorso fazioso ma sottolineava quella che è la vera funzione del Partito democratico: opporsi al populismo che sta dilagando in tutto il mondo e anche da noi. In Italia il populismo più evidente e anche più forte è quello dei grillini e sono infatti i Cinquestelle a essere gli avversari principali del Pd; ma non i soli: anche la Lega Nord guidata da Salvini è un populismo che coinvolge e contamina l’intera destra berlusconiana. ________________________________________________________________________________________ Questa esplicita presa di posizione di Renzi esclude eventuali alleanze con il Berlusconi attuale il quale ha conosciuto e praticato il populismo fin dall’inizio della sua carriera politica. E tuttavia, nonostante queste precisazioni molto importanti, il Pd secondo Renzi non resterà solo ma potrà allearsi con una parte del centro e con la sinistra dissidente. Questa, qualora esca dal suo isolamento ribellista, potrà rientrare nel suo partito originario e, pur mantenendo i punti di dissenso, farne parte. Perché il Pd è un partito aperto che consente ampie discussioni ma che ha comunque una maggioranza come ce l’hanno tutte le formazioni politiche. ________________________________________________________________________________________ Personalmente ho sempre fatto molte critiche a Renzi e le ho ogni volta documentate. Le critiche sono state però alternate anche da suggerimenti che ritenevo opportuno dargli, primo tra tutti quello di non agire avendo in testa la formula “comando io da solo”, ma formando una squadra della massima autorevolezza che creasse al vertice una collegialità senza la quale è difficile chiamare democratico quel partito. Ebbene, questa collegialità è venuta fuori questa mattina con accenti che sono sembrati a tutti, e anche a me, genuini. Così dopo due ore e mezzo quell’incontro al tempo stesso rievocativo, attuale e proiettato in avanti nel futuro italiano ed europeo è terminato. Credo sia stato un evento positivo per la democrazia italiana. ________________________________________________________________________________________ *** Voglio qui ricordare una frase breve ma molto importante che Adam Michnik, che fu un rivoluzionario sindacalista polacco, estremamente importante per i mutamenti politici nel proprio Paese, intervistato dal nostro Andrea Tarquini pochi giorni fa, dice esattamente così: «L’identità tradizionale dei partiti socialdemocratici imperniata sulla difesa dei diritti della classe operaia e dei ceti popolari è un’identità svanita, un’arma spuntata. Non a caso: ciò è avvenuto, magari senza che i partiti socialdemocratici e i loro leader se ne accorgessero a tempo, man mano che partiti e leader democratici ed europeisti d’ogni colore costruivano un’Europa fatta dalla unione o comunità di Stati nazionali dove i valori e le idee socialiste avrebbero dovuto essere al governo e viceversa i socialdemocratici non governano più». ________________________________________________________________________________________ Questo è un dato di fatto che esiste nella Francia di Macron, nella Germania di Merkel, nella Spagna di Rajoy che è addirittura coinvolta con l’unità nazionale in pericolo. In Italia per fortuna non è così o non è ancora così e quindi la necessità che un partito socialdemocratico come il Pd abbia ben chiara la propria anima e i mezzi per poterla realizzare con le dovute riforme, i valori, e perfino una specie di ideologia che fornisce al popolo sovrano un valore mitologico della propria fede politica. Ho notato che tutti e tre i relatori all’incontro di questa mattina hanno riassunto la loro finalità politico-culturale con il motto “Giustizia e Libertà”. ________________________________________________________________________________________ Debbo dire che mi ha molto colpito: è lo slogan lanciato dai fratelli Rosselli, ripreso dal partito d’Azione di Ugo La Malfa e di Riccardo Lombardi, usato dalle Brigate partigiane che erano su quella linea e infine, per il poco che può valere, il valore che costituisce fin dalla sua fondazione la linea politica del gruppo “Espresso-Repubblica”. ________________________________________________________________________________________ Giustizia e libertà è un impegno molto difficile da rispettare perché l’una prevale sull’altra in certe epoche e in certe situazioni e viceversa. Il punto estremamente importante è che quello dei due valori in quel momento minoritario abbia la cura che l’altro valore sia conservato; sembrano alternativi e sono invece complementari: una libertà senza che la giustizia sia salvaguardata e tutelata potrebbe diventare anarchia e una giustizia sociale che rinunciasse alla libertà potrebbe trasformarsi in una dittatura. Il fatto che ieri questo sia stato lo slogan dei tre protagonisti dell’incontro non va trascurato: è un punto fondamentale della Francia rivoluzionaria e che qui in Italia fu ripreso da Mazzini. Libertà, eguaglianza, fraternità: questo dev’essere ed è lo spirito del Partito democratico. ________________________________________________________________________________________ Veniamo ora alla legge elettorale in corso di discussione in Parlamento. È una legge che può essere ampiamente discussa nelle sue modalità ma non è ripugnante, forse potrebbe essere migliore ma nelle circostanze pressanti in cui ha dovuto essere varata non credo che ci fossero molte alternative. Del resto non si può dire che è una legge liberticida perché si direbbe il falso. Il vantaggio numero uno di essa è l’omologazione tra Camera e Senato. ________________________________________________________________________________________ Se questa omologazione mancasse noi avremmo un Paese ingovernabile poiché una delle due Camere potrebbe spesso contestare e respingere un disegno di legge proposto dall’altra. Questo è avvenuto spesso nei governi della seconda metà del ventesimo secolo ed è stato uno dei motivi d’una politica lenta ad attuarsi, a meno che il capo non avesse una qualità leaderistica molto forte e in quanto tale anche alquanto pericolosa per la democrazia. La legge in corso di discussione sana completamente questa diarchia tra le due camere, lasciando naturalmente a ciascuna un’ampia libertà di discutere e analizzare decreti e disegni di legge. ________________________________________________________________________________________ Quanto alla inopportunità di aver messo la fiducia, personalmente la ritengo incomprensibile: non c’è molto tempo per l’approvazione, dal novembre comincia in Parlamento l’esame, il dibattito e infine l’approvazione definitiva della legge di Bilancio. Nel corso di questo dibattito lo statuto delle Camere stabilisce che nessun’altra legge possa essere discussa fino a quando quella di stabilità non sia stata approvata, il che avviene normalmente alla fine del mese di dicembre. Dopo quel mese le vacanze natalizie portano alla chiusura del Parlamento fino al 10 di gennaio. Dal 10 di gennaio fino al termine della legislatura ci sono 40 giorni, pochissimi per appoggiare una legge elettorale diversa da quella presente poiché mancherebbe il tempo e per di più sarebbe molto difficile che il dibattito parlamentare portasse a una velocissima concordanza tra il populismo e la democrazia. Qui sta la chiave per la quale la legge attuale doveva essere presentata, si spera venga accettata dalla maggioranza del Senato (alla Camera è già avvenuta) ed entri dunque in vigore. ________________________________________________________________________________________ Ho letto sul nostro giornale nei giorni scorsi molti miei carissimi amici, che fanno parte dello staff di Repubblica, esprimersi nei loro articoli in modo decisamente contrario al mio, sia sul contenuto della legge sia sulla fiducia chiesta dal governo. Ricordo a questi amici che la fiducia copre la prima votazione ma viene poi seguita dal voto definitivo a scrutinio segreto e non nominale quando la fiducia c’è. Il finale cioè è senza fiducia la quale rafforza la convinzione sulla legge ma preserva la segretezza del voto decisivo e non a caso in quel voto alla Camera ci sono stati 50 deputati che avevano votato la fiducia ma poi nel segreto hanno votato contro. Ne deduco ovviamente che la libertà di voto è preservata. ________________________________________________________________________________________ Ieri Repubblica ha pubblicato un articolo di fondo in prima pagina di Gustavo Zagrebelsky. È un mio amico, gli voglio bene e ho grande stima per le sue capacità giuridiche ma sono da tempo in totale disaccordo sulla sua posizione politica. Lui ha molta considerazione per il popolo sovrano. È il popolo che deve decidere e decide e questa è la democrazia. ________________________________________________________________________________________ La mia tesi è molto diversa. La democrazia non ha mai affidato i poteri al popolo sovrano e quindi la sovranità è affidata a pochi che operano e decidono nell’interesse dei molti. È sempre stato così nella storia che conosciamo, a partire da quella di Roma antica quando ancora era una grande Repubblica con la cittadinanza di tutti i popoli italici che poi fu lentamente estesa a tutti gli abitanti delle terre che Roma conquistò. Chi governava era il Senato e c’era un tribuno della plebe che (coperto dalla sacralità) operava affinché le decisioni del Senato fossero favorevoli al popolo. Era cioè la realizzazione di quello che è sempre avvenuto: i pochi debbono governare nell’interesse dei molti. Senatus populusque romanus, i pochi governano per il bene dei molti. ________________________________________________________________________________________ Se si vota in una piccola città per il sindaco gran parte degli elettori lo conosce e gli può piacere e non piacere e votarlo o non votarlo ma se si tratta di un intero Paese il popolo non conosce i candidati, vota per il partito al quale si sente più vicino. Questa è la libertà del popolo sovrano: non la scelta della persona ma la scelta del partito dal quale ci si aspetta il bene e non il male. E se il male arriva quel partito viene abbandonato a meno che non intervenga addirittura un potere indipendente e cioè quello giudiziario, per eventuali sanzioni del caso. ________________________________________________________________________________________ Non sono io che mi invento queste cose ma è la storia millenaria che ce lo insegna. Ecco perché mi è molto dispiaciuto di essere praticamente la sola voce che sostiene queste tesi. Ma i legami che ho di amicizia, di apprezzamento e di profonda comunanza dei valori fanno sì che questa differenza di idee venga sorpassata. È pienamente comprensibile. Noi tutti siamo accomunati dall’ideale di “Giustizia e Libertà”. Questo è quello che conta, è l’anima del nostro giornale e di tutti noi che ci lavoriamo. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 15 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Se [ i grillini] non voteranno a favore dello Ius soli, è banalmente perché vedono “una legge del Pd” e non vedono il principio che la muove. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [La sesta stella di uno al di sopra delle parti] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 10 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ «Sarebbe davvero un peccato se nell’universo grillino non splendesse la sesta stella, quella dello Ius soli», dice il senatore a vita Renzo Piano nella sua bella intervista di ieri. Già, sarebbe un peccato. Ma i margini di speranza, in quella direzione, sono quasi nulli. Sulla base dei suoi presupposti post-ideologici, quel movimento aveva promesso, ai suoi esordi, oggettività e pragmatismo nelle scelte politiche: voteremo ciò che è utile al paese chiunque lo proponga; voteremo contro ciò che è dannoso per il paese chiunque lo proponga. ________________________________________________________________________________________ Non è stato così. Le leggi “degli altri” sono “degli altri”, per definizione sbagliate o indegne di appoggio: come ampiamente dimostrato, un caso per tutti, con l’astensione sulle unioni civili. Il grillismo appoggia solo se stesso, approva solo se stesso, riconosce solo se stesso. Potremmo dire, ricorrendo a una metafora non politica, che è accecato dalla vanità. ________________________________________________________________________________________ Qualcuno dirà che, in materia di Ius soli, quei deputati e quei senatori faranno un calcolo elettorale, per compiacere gli italiani più ostili alla cosiddetta “invasione straniera”. Non credo sia così. Se non voteranno a favore dello Ius soli, è banalmente perché vedono “una legge del Pd” e non vedono il principio che la muove. Può vederlo, quel principio, un senatore a vita ottantenne, lui sì al di sopra delle parti. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 42 del 15 ottobre 2017
continua
§1 - Da soli non si vince. di Eugenio Scalfari §2 - L’amaca [Premio Noia o Premio Fedeltà.] di Michele Serra
post pubblicato in diario, il 8 ottobre 2017


Anno X N° 41 del 08 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ Finalmente Renzi lo ha capito. Da soli non si vince. L'apertura all'intera dissidenza di sinistra è una novità interessante. Ma lo è ancora di più il nascere di una élite politica che consiglia il segretario del Pd Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Da soli non si vince. ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 08 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________Come sta la società, come stanno gli individui che ne fanno parte, come sta il popolo cosiddetto sovrano e insomma come sta il mondo e l’Italia che politicamente ci interessa? Ezio Mauro giovedì scorso si è posto analoghe domande chiedendosi soprattutto come sta la sinistra italiana: aveva immaginato una sorta di Spirito Santo laico che cercasse di tutelarla e incoraggiarla a dare il meglio di sé. Ma alla fine dell’analisi politica aveva concluso che quello Spirito Santo era disperato perché la sua tutela non era servita a niente e Lui alzava le mani piangendo. ________________________________________________________________________________________ Domenica scorsa anch’io avevo affrontato analoghi temi e avevo concluso l’articolo citando la celebre canzone del jazz americano intitolata Stormy Weather: “Il tempo è brutto e piove di continuo”. Così purtroppo stanno le cose e non sono migliorate in questi pochi giorni. Basta questo per ciò che riguarda l’Italia. Nel frattempo è accaduto di peggio in Sicilia dove si voterà per la Regione tra pochi giorni e dove un numero notevole di candidati aderenti al Pd e al partito di Alfano sono passati con Berlusconi. Altro che Stormy Weather: se la Sicilia politica fosse lo specchio dell’intera Italia bisognerebbe far suonare il Requiem di Mozart che musicalmente fa pensare più all’Inferno che al Paradiso. ________________________________________________________________________________________ Qualche segnale positivo è tuttavia arrivato alcuni giorni fa. Renzi ha aperto non uno spiraglio ma una porta e non solo a Pisapia, come del resto aveva fatto un mese fa, ma all’intera dissidenza di sinistra da Bersani a D’Alema, a Vendola, a Civati, insomma a tutti quelli che se ne sono andati o non erano mai entrati. Non è stato solo a prendere queste decisioni ma ha avuto suggerimenti di persone autorevoli che recentemente si sono avvicinate o riavvicinate a lui: Orlando, ministro della Giustizia ma in competizione con Renzi alle primarie, Romano Prodi, Walter Veltroni, i ministri Franceschini e Minniti. ________________________________________________________________________________________ L’apertura ai dissidenti sarebbe facilitata dal disegno di legge elettorale che prevede due terzi eletti con la proporzionale e un terzo votato in collegi che consentono una coalizione. Gli oppositori di questa legge che sarà presto presentata in Parlamento la considerano incostituzionale, ma non se ne comprende la motivazione. Non esiste alcuna norma costituzionale che vieti alleanze elettorali, mentre è altamente positiva l’abolizione delle preferenze che di solito aiutano il nascere di clientele, spesso di tipo mafioso. ________________________________________________________________________________________ Comunque l’apertura di Renzi è una novità ed è ancor più interessante il nascere di una élite politica che lo consiglia. Personalmente avevo auspicato che “il Re fosse assistito da una Corte di dignitari”; questa Corte si va finalmente formando e spero influisca utilmente sul segretario del partito. Avevamo dedicato a questa tesi la rievocazione del Partito comunista ai tempi di Togliatti e del gruppo che insieme a lui e con diverse intonazioni aveva governato il partito: Longo, Berlinguer, Amendola, Ingrao, Scoccimarro, Reichlin, Napolitano, Natta, Pajetta e molti altri. Spesso le loro idee differivano dalle altre e spesso anche da quelle di Togliatti, il quale, dopo ampie discussioni, prendeva lui la decisione come gli spettava, ma tenendo conto dei pareri diversi e talvolta addirittura divergenti dai suoi. ________________________________________________________________________________________ L’ideale è che questo avvenga anche con Renzi e il rientro dei dissidenti potrebbe arricchire il partito da questo punto di vista, come la presenza attiva di Cuperlo dimostra. Forse la pioggia di Stormy Weather cesserebbe di infradiciarci e il bel tempo della democrazia tornerebbe. Ma la democrazia che cos’è? Ecco un tema che non interessa soltanto l’Italia ma l’Europa e tutto il mondo occidentale. Cerchiamo di rispondere a questa domanda. ________________________________________________________________________________________ *** Democrazia è parola di origine greca, demos significa popolo. Disegna dunque un sistema politico in cui tutto il popolo partecipa al governo, naturalmente se ha voglia di partecipare. ________________________________________________________________________________________ La forma di questa partecipazione è varia. Può essere diretta (in forma referendaria) o indiretta e cioè con l’elezione da parte del popolo sovrano di un’assemblea deliberante. Naturalmente oltre all’elezione da parte del popolo sovrano esiste anche un potere con la sola competenza di controllare che la politica non invada campi diversi da quelli che gli sono stati riservati dalla Costituzione e dal principio di libertà che la stessa parola demos implicitamente contiene. Una democrazia illiberale tradisce il valore stesso del popolo sovrano e quindi non può e non deve essere accettata. Questo controllo da parte del potere giudiziario-costituzionale si estende anche alla democrazia diretta referendaria. Se la risposta del popolo deve essere data con un sì o con un no al quesito posto dai presentatori del referendum, occorre che la domanda non sia improponibile, come per esempio sarebbe quella che limitasse la libertà politica degli elettori. ________________________________________________________________________________________ Sembra dunque che la democrazia dia al popolo tutta la sovranità che gli compete. Ma le cose non stanno effettivamente così. Su questo punto ci fu un anno fa un dibattito tra Zagrebelsky, ex presidente della Corte costituzionale e giurista di grande vaglia, e me proprio sul tema della democrazia parlamentare. Lui sosteneva che il Parlamento e il referendum siano la vera e autentica forma del potere del popolo sovrano; io al contrario sostenevo che una democrazia elitaria, garantita dalla legge, avrebbe dovuto designare gli organi dirigenti del partito i quali a loro volta avrebbero compilato le liste dei candidati parlamentari. ________________________________________________________________________________________ La mia tesi era molto semplice: gli elettori di solito non conoscevano i candidati designati dal partito, ma votavano il partito e cioè i suoi candidati. In sostanza il vero sovrano è la classe dirigente del partito che dà vita in questo modo a un sistema che io non chiamo democrazia ma più correttamente oligarchia. ________________________________________________________________________________________ E il popolo sovrano chi lo rappresenta? Direttamente non è il Parlamento a rappresentarlo mentre attraverso lo strumento referendario esso si rappresenta direttamente. Ma in una società sempre più complessa, con problemi economici, sociali, politici, internazionali, sempre più complessi, con l’aggiunta dell’immigrazione e del terrorismo mondialmente diffuso, il referendum non può essere la forma predominante delle decisioni politiche per la loro complessità e urgenza. Non resta dunque che l’oligarchia la quale si traveste da diretta rappresentanza del popolo sovrano, ma non lo è. ________________________________________________________________________________________ Aggiungo a queste considerazioni la costante diminuzione dell’affluenza al voto dei cittadini elettori. Questa diminuzione dei votanti si realizza anche in forme assolutamente nuove. I grillini ne sono un esempio eloquente: aderiscono a un movimento che non ha alcun programma politico, non ha identità, non ha valori ma proclama un obiettivo: di spodestare i partiti esistenti siano piccoli o siano grandi, non importa, via tutti. ________________________________________________________________________________________ I grillini non hanno obiettivi politicamente concreti; fanno alcune proposte che piacciono a una moltitudine non politicizzata e contraria alla partitocrazia. Proposte che soddisfano alcuni bisogni popolari senza peraltro rimuoverne le cause che li producono. Non hanno una politica europea, oscillano sull’importanza della moneta comune. Sono privi di ideologie. ________________________________________________________________________________________ In realtà sono l’altra forma degli astenuti che ormai oscillano tra il 35 e il 40 per cento dei cittadini con diritto al voto. In più bisogna considerare le posizioni dei grillini e dei populisti di Lega e Fratelli d’Italia. Sapete la novità? A questo punto gli immigrati diventano una necessità se diventeranno cittadini elettori. Ma ci vorrà un bel po’ di tempo. Idem per lo Ius soli, che se approvato attualmente riguarda i neonati. Perciò continua il diluvio e siamo fradici dalla testa ai piedi. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 08 ottobre 2017 ________________________________________________________________________________________ E si interroga il web su quella volta che la componente entrista uscì, e quella fuorista entrò. Ci si dovrebbe preoccupare, ma l’abitudine ha la meglio: ci si riconosce, ci si intenerisce ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L’amaca [Premio Noia o il Premio Fedeltà.] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 05 ottobre 2017) ________________________________________________________________________________________ SPIRA un’arietta antica, a sinistra, e familiare: come quando dai cassetti delle zie sbucano le vecchie cartoline di Rapallo, e l’odore di cipria un po’ rappresa, e quei fermagli per capelli che prima o poi torneranno di moda. Ah la scissione, ah la lite ferale, ah l’acre incomprensione, ah la goffa mediazione, ah il governo che collassa: ci vorrebbe Guido Gozzano per farci memoria di quanto, della nostra lunga storia, queste care abitudini siano oramai la tappezzeria. ________________________________________________________________________________________ “L’amaro eppure dolce detestarci / con qualche tweet, qualche parola ostile / uguali a quando, per prenderci e lasciarci / bastavano l’inchiostro e il ciclostile”. Si digitano nomi antichi (Turigliatto, il professor Maitan) per rivivere precedenti crolli, e incallite inimicizie, per stabilire se fu nel 2008, o prima, o dopo, che le precarie architetture escogitate per tenere insieme, mettiamo, gli ex democristiani e gli ammiratori di Pol Pot, non ressero. E si interroga il web su quella volta che la componente entrista uscì, e quella fuorista entrò. Ci si dovrebbe preoccupare, ma l’abitudine ha la meglio: ci si riconosce, ci si intenerisce. Per la statistica, questa è l’Amaca numero cinquecento dedicata allo stesso argomento dal 1992 a oggi: la sinistra che sfascia se stessa. Merito un premio, non so se il Premio Noia o il Premio Fedeltà. ________________________________________________________________________________________ Anno X N° 41 del 08 ottobre 2017
continua
§1 - Si prepara la tempesta ma l'Europa combatte per vincere (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 ottobre 2017) §2 -L'amaca [Sinistra o «governo del presidente»?] (di Michele Serra 28 settembre 2017 )
post pubblicato in diario, il 2 ottobre 2017


Anno X N° 40 del 01 ottobre 2017 ______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 ottobre 2017 ______________________________________________________________________________________ La società globale e la sua sempre più sviluppata tecnologia contengono al tempo stesso elementi positivi e negativi rispetto alla formazione dei giovani ______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ______________________________________________________________________________________ 1 - Si prepara la tempesta ma l'Europa combatte per vincere ______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 01 ottobre 2017) ______________________________________________________________________________________ Della Germania e dell’Europa si è già scritto molto sui giornali e su tutti i mezzi di comunicazione del mondo intero. Ora aspettiamo, anche perché è la stessa Angela Merkel ad aspettare. A noi urge che l’Europa faccia qualche passo avanti, ma in quale direzione e quando? ______________________________________________________________________________________ La Cancelliera ha bisogno di aspettare almeno un anno: deve perfezionare la sua alleanza con i liberali e i verdi, deve sondare il capitalismo tedesco che è una delle forze portanti del Paese; deve capire gli umori del cosiddetto popolo sovrano e conoscere il modo tutt’altro che facile di limitare l’improvvisa crescita dal 4 al 13 per cento dell’estrema destra para-nazista che in alcuni distretti, specie nell’Est tedesco, ha incassato percentuali ben superiori al 13, fino ad arrivare al 30 per cento. ______________________________________________________________________________________ Insomma, Merkel si trova in una situazione estremamente complessa; il suo Paese sta vivendo una fase pre-rivoluzionaria nel senso reazionario del termine. Del resto la storia della Germania moderna è sempre stata assai diversa da quella delle altre grandi Nazioni europee, come la Francia e l’Inghilterra. In quelle — tanto per dirla in breve — c’era un Re e i mutamenti sociali e politici avvennero gradualmente anche se crebbero società diverse rispetto ai punti di partenza (parliamo del periodo tra il Cinquecento ed oggi). ______________________________________________________________________________________ In Germania non fu così, almeno fino al Bismarck di fine Ottocento. Solo a quel punto il governo fu unitario. Prima era un territorio frammentato. ______________________________________________________________________________________ C’erano i Grandi elettori, i Principi o anche i Re della Sassonia, della Prussia, della Baviera, della Renania, delle città baltiche o amburghesi. Spesso nominavano l’imperatore dell’istituzione carolingia, ma contava ben poco. Insomma tardò molto a diventare una nazione e quando alla fine lo diventò, allora fu una potenza quasi egemone dell’Europa. Talmente egemone da suscitare l’avversione delle altri grande potenze europee, a cominciare dalla Francia pre e post rivoluzionaria. ______________________________________________________________________________________ È dunque su questo tema, storicamente occidentale, che gioca Merkel. La Cdu nasce come un partito di centro-destra, strutturalmente alleato con il Csu che è nettamente una destra, sia pur democratica. Naturalmente ci sono anche i socialisti del centro-sinistra e i semi-comunisti della Linke ma non hanno mai avuto la maggioranza salvo brevi e rari casi, l’ultimo dei quali fu quello di Schröder che governò dal 1998 al 2005. Un esempio certo singolare e di una rara cultura politica fu Helmut Schmidt. Ma è acqua passata. Un altro personaggio di grande statura europea fu Adenauer, contemporaneo del nostro De Gasperi. Era uno dei pochi tedeschi europeisti, ma quello ormai è un tempo lontano. ______________________________________________________________________________________ L’Europa d’oggi ha una quantità di problemi che ovviamente sono anche problemi italiani. Ne abbiamo parlato infinite volte e quindi non è il caso di ripeterci. Ma tra essi emerge un tema di fondo che possiamo definire con una parola: società. Che cos’è e come si concepisce la società? Parliamo naturalmente del mondo occidentale che ha una sua storia impossibile da confrontare con l’Oriente. ______________________________________________________________________________________ La società è un “insieme”. Deriva da un istinto di fondo della nostra specie, quello della sopravvivenza. È il fondamento degli altri istinti. Comincia dal neonato che lo avverte inconsapevolmente e continuamente: se ha fame piange, se ha un dolore di nuovo piange, se è sazio ride e s’addormenta. Ovviamente, quando l’età aumenta, quell’istinto emerge con sempre maggior chiarezza e si biforca: la tua sopravvivenza individuale e quella della specie. La prima è naturalmente la più avvertita perché noi siamo tutti individui; la seconda emerge di fronte ad eventi che impressionano tutti: una strage di persone compiuta da una guerra o da cause naturali. ______________________________________________________________________________________ Gli individui sentono dolore dentro di loro e reagiscono aiutandone le vittime e castigandone i responsabili con apposite leggi e solidarizzando con i colpiti. L’istinto di sopravvivenza è perciò assai complesso per i suoi effetti sociali. Ma la società non è dominata soltanto da quell’istinto: c’è la rete degli interessi non solo individuali ma della famiglia, della comunità di cui si fa parte, della città dove si vive, della Nazione di cui si fa parte, della religione che si pratica. Siamo tutti elementi fondamentali che configurano la società mondiale sempre più complessa. Questa complessità sfocia spesso in un’ideologia e nella politica che si propone di realizzarla. ______________________________________________________________________________________ Oggi però viviamo tempi bui. Molti reagiscono a queste situazioni affrontando la politica. L’affluenza alle elezioni sta crollando in quasi tutto l’Occidente. Si è visto in Francia dove Macron è stato eletto da una minoranza mentre il grosso degli elettori è rimasto a casa. Si è votato la settimana scorsa in Germania con molte astensioni e si era votato anche in America con l’elezione minoritaria di Trump. ______________________________________________________________________________________ Accanto all’astensione, che si registra soprattutto tra i giovani, si verifica anche un netto aumento di partiti che provocano la rabbia popolare contro la società e chi la guida, cioè le classi dirigenti. L’attacco più violento viene da una destra e una sinistra estreme, che con opposte motivazioni sono però accomunate da vero e proprio ribellismo. Non sono furori nuovi, la storia ci dice che ci sono sempre stati, non come situazioni permanenti ma come momenti di grave decadenza dell’istinto di stare insieme. C’è un detto di carattere religioso che ha un valore generale ed è questo: «Dio ha creato l’amore ed anche il viaggio». ______________________________________________________________________________________ Il viaggio, in questa frase, significa il mutamento che molto spesso provoca la trasformazione dell’amore in un sentimento diverso o addirittura opposto: non più amore ma indifferenza, antagonismo o addirittura odio; non più Noi ma Io, non più pace ma guerra, non più democrazia e libertà ma tirannide. Per fortuna (e per sopravvivenza) il viaggio verso il peggio non è la situazione naturale della società, anzi è un’emergenza e come tutte le emergenze non è la naturalità, ma non è neppure un raro evento. La natura è “l’insieme”, spesso però insidiato dall’emergenza. ______________________________________________________________________________________ In un bel libro di Roberto Calasso uscito in questi giorni e intitolato L’innominabile attuale c’è una splendida immagine di Baudelaire con il quale il libro si chiude e che descrive purtroppo la situazione che stiamo vivendo: «Sintomi di rovina. Edifici immensi. Numerosi, uno sull’altro, appartamenti, camere, templi, gallerie, scale, budelli, belvedere, lanterne, fontane, statue. Fenditure, crepe. Umidità che proviene da una cisterna situata vicino al cielo. Come avvertire la gente e le nazioni?». Purtroppo le cose ora stanno così. ______________________________________________________________________________________ I concreti problemi che abbiamo davanti a noi e che la nostra discussione sulla natura della società può aiutarci a risolvere sono i seguenti: 1. Come affrontare il tema del rafforzamento dell’Europa avendo come stadio finale la Federazione dei 19 Paesi dell’Eurozona. 2. Come risolvere il problema dell’emigrazione dall’Africa verso l’Europa. 3. Come risvegliare i giovani a partecipare alla politica democratica. ______________________________________________________________________________________ Nell’ampio discorso di Macron pronunciato pochi giorni fa alla Sorbona il processo verso l’Europa federale si fonda su una riforma delle attuali istituzioni dell’Ue: ______________________________________________________________________________________ - un ministro delle Finanze dell’Eurozona, responsabile di fronte ai 19 Paesi della politica economica, avendo come interlocutore il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. ______________________________________________________________________________________ - Un ministro responsabile della sicurezza interna dell’Europa minacciata dal terrorismo. Un esercito europeo formato da contingenti forniti dagli eserciti dei 27 Paesi dell’Unione. ______________________________________________________________________________________ - Una politica dell’immigrazione che tenda ad arginare l’arrivo di masse africane e a favorire la crescita economica di quel continente che ci fronteggia. ______________________________________________________________________________________ - L’abolizione del Trattato di Dublino di cui si parla da tempo senza però che sia mai stata realizzata. ______________________________________________________________________________________ Questo è il programma esposto da Macron. Naturalmente il Presidente francese vuole la Francia alla guida di questo programma e fa conto dell’appoggio soprattutto dei Paesi del Sud Europa a cominciare dall’Italia. Del resto questa leadership francese è più che giustificata dalla storia europea. ______________________________________________________________________________________ Quanto al tema dei giovani esso è affidato soprattutto a loro. Essi possono ed anzi debbono collaborare alla fondazione di scuole adatte a modernizzare la loro educazione culturale, non solo nel proprio Paese ma anche su scala europea (una sorta di Erasmus su scala continentale e addirittura mondiale) ma la base di riavvicinamento dei giovani alla società, alla parola scritta, ai libri della cultura classica e a quelli della modernità illuministica, dipende da loro, dall’ambiente familiare in cui vivono, e dalle loro discussioni tra compagni di vita. I giovani debbono vivere come legittima e anzi doverosa ambizione quella di fornire la nuova classe dirigente europea. Questo è un problema fondamentale del prossimo futuro e ha l’elemento determinante della politica nel senso aristotelico del termine. ______________________________________________________________________________________ Da questo punto di vista la società globale e la sua sempre più sviluppata tecnologia contengono al tempo stesso elementi positivi e negativi rispetto alla formazione dei giovani. Positivi perché dispongono di mezzi di comunicazione sempre più sviluppati; negativi perché quei mezzi rischiano di distrarre i giovani, di impedire al loro pensiero di svilupparsi e di favorire soltanto il loro individuale piacere. Il piacere, di qualunque tipo esso sia, deve provenire anche dal pensiero nel senso profondo del termine. Se così non è, il piacere accentua un individualismo spensierato ed egoista e peggiora i tempi bui nei quali stiamo vivendo. ______________________________________________________________________________________ C’è una splendida canzone del grande jazz che ha la motivazione dei tempi bui che stiamo attraversando. Si chiama Stormy Weather e motiva quello “Stormy”: «Da quando il mio compagno ed io non stiamo più insieme piove sempre — keeps rainin’ all of the time — piove sempre». ______________________________________________________________________________________ Il blues esprime tristezza e malinconia, come le poesie di Dante e di Guido Cavalcanti le quali però contengono anche la speranza del futuro. Se i giovani le rileggessero crescerebbe in loro quella speranza di cui il mondo di oggi ha estremo bisogno. ______________________________________________________________________________________ La striscia del 01 ottobre 2017 ______________________________________________________________________________________ Cosa avrebbe "di sinistra" un governo del presidente, ovvero l'ennesimo accordo di palazzo che escogiti l'ennesimo governo di cosiddetta "emergenza istituzionale", ribadendo, nei fatti, la sostanziale inutilità del voto popolare? ______________________________________________________________________________________ Michele Serra ______________________________________________________________________________________ 2 -L'amaca [Sinistra o «governo del presidente»?] ______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra 28 settembre 2017) ______________________________________________________________________________________ MAI allearsi con il Pd di Renzi, perché «con la sinistra non c'entra nulla». Se poi dalle urne uscisse una poltiglia informe, niente di grave: si potrebbe fare un bel «governo del presidente». È la sintesi (mia) del pensiero di Massimo D'Alema. ______________________________________________________________________________________ Ci si domanda, a questo punto, che cosa avrebbe invece "di sinistra" un governo del presidente, ovvero l'ennesimo accordo di palazzo che escogiti l'ennesimo governo di cosiddetta "emergenza istituzionale", ribadendo, nei fatti, la sostanziale inutilità del voto popolare: perché non esiste nessuno — destra, sinistra o centro — che vada a votare per un "governo del presidente". D'Alema di queste cose se ne intende. Fu l'espressione emerita (e dopo di lui Giuliano Amato) del "palazzismo", cioè di governi fatti riattaccando vecchi cocci o aggiungendo protesi insensate (a lui toccò, poveretto, l'Udeur di Cossiga). ______________________________________________________________________________________ Già nel ‘98, quando cadde il primo governo Prodi, si sarebbe dovuta fare — e non si fece — la cosa più onesta, che era anche la più giusta: tornare al voto. Sono passati vent'anni, l'antipolitica ha galoppato, la sinistra è rattrappita, Berlusconi è tornato (cose da pazzi!), ma c'è chi ancora si crede talmente furbo da poter considerare le elezioni materia grezza da modellare, poi, con le abili mani del politicante. ______________________________________________________________________________________ Anno X N° 40 del 01 ottobre 2017
continua



permalink | inviato da salernorosario il 2/10/2017 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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