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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - Rileggere la storia per battere i populismi (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 febbraio 2018)
post pubblicato in diario, il 25 febbraio 2018


Anno XI N° 09 del 25 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 25 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________ Libertà, eguaglianza, fraternità; rapporti tra ricchi e poveri e battaglia ideale contro le diseguaglianze della ricchezza: più imposte e tasse sui ricchi e più assistenza pubblica e occupazione con salari adeguati per i poveri. Questo è stato il valore concreto della filosofia che ha influito anche sulla giurisprudenza, il funzionamento della giustizia e quindi sui poteri dello Stato e dei corpi politici e amministrativi intermedi. ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Rileggere la storia per battere i populismi ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 febbraio 2018) ________________________________________________________________________________________ Ho molto riflettuto su quanto mi ha detto qualche giorno fa Marco Minniti e di cui ho già scritto. Parlando dell'esito che avranno le imminenti elezioni Minniti ha ripetuto due volte di seguito: "Sono matematicamente certo che il Pd sarà il primo partito". Poi, dopo alcune mie obiezioni, ha aggiunto: "Renzi ha qualche difetto di carattere ma in politica elettorale è molto bravo". Io ho risposto: "Dette il meglio di sé nel referendum costituzionale del 2016 ma compromise il risultato perché lui trasformò una riforma buona, anzi eccellente, in un fatto personale e questo mobilitò il populismo dei No oltreché la saggezza di altri. Lui prese comunque il 40 per cento ma fu largamente sconfitto perché quel 40 si confrontò con il 60. Fu sconfitta la persona e non la sostanza che quel referendum conteneva. Adesso le affluenze elettorali sono di nuovo tornate molto basse per tutti i partiti salvo quelli populisti". ________________________________________________________________________________________ Il populismo sta circolando e avvelenando il Paese e si presenta sotto varie forme: una massa di astenuti che oscilla sopra il 30 per cento, i Cinque Stelle che sono populisti per eccellenza, il populismo anti-immigrazione di Salvini e della sua Lega. Questa è la vera lotta che si sta svolgendo. Il populismo non è ancora una maggioranza schiacciante perché trae spunto da diversi tipi di interesse che non si alleano tra loro: da questo punto di vista è ancora di scarsa influenza politica nella società italiana ma può rischiare di diventarlo. Lo vedremo nei prossimi mesi. Quale che sia l'esito delle elezioni è fin d'ora presumibile: una maggioranza non ci sarà. ________________________________________________________________________________________ La destra è la più forte se si sommano insieme Berlusconi, Salvini e Meloni. Ma in realtà è un'alleanza più apparente che effettiva poiché i due maggiori, Berlusconi e Salvini, rivendicano ciascuno la propria leadership e quindi hanno un contrasto evidente; i grillini non fanno alleanze per statuto. Il loro solo ideale è quello di distruggere tutti gli altri e poi ricominciare da capo. Di Maio che ha assunto la guida del Movimento lo sta tuttavia trasformando in una sorta di partito e questo comporta l'inizio di un programma concreto che non sia solo quello del "piazza pulita". Ora si trova invischiato in una serie di problemi a causa di persone candidate e scandalose: è stato costretto a quattordici espulsioni e va avanti facendosi simile ai partiti che soffrono anch'essi di questo male, senza tuttavia esser passati alla purezza di costumi politici. ________________________________________________________________________________________ In queste condizioni si profila l'impossibilità di una maggioranza. Mattarella lo sa e sa anche come assicurare la governabilità affidando a Gentiloni un governo di ordinaria amministrazione che andrà avanti per sei mesi o anche di più. Poi si voterà di nuovo. Rendiamoci però conto che viviamo in una società disarticolata nella quale l'interesse privato ha la meglio su quello generale. Il privato è interessato soltanto agli affari personali e questo dà ai gruppi più importanti il potere di servirsi di strumenti sostanzialmente malavitosi: la corruzione, la camorra e le mafie di ogni genere, la violazione delle regole, i gruppi industriali che pagano bassi salari per l'elevata quota di disoccupazione. Naturalmente c'è anche la truffa degli ideali e dei valori: se ne parla ogni giorno ma sono costruiti con il cartone perché vengono esaltati e invocati ogni giorno ma nella realtà ogni giorno vengono traditi. ________________________________________________________________________________________ Siamo in sostanza al peggio del peggio. Come uscirne? Questo è il problema di quei pochi che credono nella democrazia e si battono per essa ma non hanno alcun potere per ottenere questo risultato. Hanno una loro filosofia che consiste soprattutto nel pensare con il proprio pensiero. Ma si può sperare in una vittoria della filosofia sulla pratica degli interessi. La risposta è no, la filosofia la si studia nelle scuole e anche diffusamente, ma la realtà non è modificata dai licei e dalle università. Bisogna dunque cercare un altro modo per arrivare ad una vittoria concreta. Sarà mai possibile? La storia ci dice di sì e guardiamo come si è svolta nel momento del passaggio dal potere assoluto del sovrano alla nascita di una classe che non esisteva prima e culminò nella Grande rivoluzione in Inghilterra e in Francia e poi in tutta Europa. ________________________________________________________________________________________ *** La nascita di un altro ceto sociale fu l'inizio di quella modernità che sconvolse positivamente una società schiacciata ancora dal potere assoluto dei Re. Quel potere era tradizionale ed aveva raggiunto il pieno nel Seicento. I sovrani comandavano tutto: l'esercito, la politica estera fatta di alleanze e di guerre, la politica interna dove la nobiltà faceva corona al Re ma anch'essa non aveva nessun potere. Il massimo si toccò quando il Re decise di delegare parte dei suoi poteri ad un consigliere di sua piena fiducia. ________________________________________________________________________________________ Questo accadde in Francia all'epoca di Luigi XIII con la delega al cardinale Richelieu e accadde ancora quando Luigi XIV era ancora bambino affidato alla madre Anna d'Austria perché il padre era precocemente morto. A quel punto il potere assoluto non era affatto diminuito: Anna d'Austria aveva la reggenza effettiva ma non essendo preparata ad esercitarla aveva affidato il potere al cardinale Mazzarino, di famiglia di origine siciliana che poi si era guadagnato il titolo di arcivescovo e poi di cardinale a Roma. Ma a Roma regnava il Papa alla cui corte i cardinali subivano anche loro il potere assoluto del Pontefice. Mazzarino era in contatto con la corte di Francia e capì che a Parigi il potere assoluto non trovava chi sapesse esercitarlo. Prese quindi la via di Parigi, era un ottimo diplomatico Mazzarino e conquistò la fiducia della regina la quale delegò a lui quel famoso potere assoluto che era al culmine. ________________________________________________________________________________________ Tuttavia quando si raggiunge il culmine dopo un po' si creano delle reazioni: così nel Parlamento di Parigi cominciò a profilarsi una sorta di opposizione che fu chiamata Fronda. L'alta nobiltà di Francia e il clero misero in discussione Mazzarino i cui sostenitori erano la minoranza dei membri del Parlamento. La maggioranza era guidata dal principe di Condé, dal principe di Saint-Simon e dal principe d'Orleans. Quest'ultimo era cugino del Re di Francia e il bambino, ancora piccolo, secondo il cerimoniale era affidato al parente più stretto, il principe di Orleans, appunto. Saint Simon era suo amico e fu lui a preparare la seduta che avrebbe affidato al cugino i poteri reali di reggenza. ________________________________________________________________________________________ Per sottrarsi a questa pretesa la famiglia reale scappò da Parigi e scoppiò a quel punto una guerra civile dove Condé aveva cambiato posto e si era messo contro le pretese dell'Orleans. Fu una guerra vera e propria che alla fine si concluse con la pace: Mazzarino rimase a corte ma con pochi poteri; quelli più concreti passarono ad Orleans il quale peraltro viveva in un completo libertinaggio. Quando il giovanissimo re uscì dallo stato di minorità prese direttamente il potere. ________________________________________________________________________________________ Nacque in questo modo quello che fu poi definito il Re Sole, Luigi XIV, che man mano che l'età aumentava imparava a governare con poteri assoluti in tutti i campi della vita: la guerra, gli eserciti, le alleanze, il sesso, insomma tutto di tutto. Sposò l'Infanta di Spagna con la quale giacque la prima notte di nozze e poi non più. Ma era molto libertino il re e un'amante si succedeva alle altre è inutile farne l'elenco salvo le ultime due: la Montespan con la quale ebbe parecchi figli e la de Maintenon che alla morte della moglie spagnola Luigi sposò morganaticamente, nel senso che si erano sposati ma lei non aveva il titolo di regina. Situazioni analoghe si stavano intanto svolgendo alla corte della grande Elisabetta Tudor in Inghilterra ma l'Inghilterra era molto diversa dalla Francia. E' inutile qui farne la storia se non per dire che in Inghilterra la regina governò con poteri assoluti e senza figli. ________________________________________________________________________________________ *** L'indebolimento del potere assoluto, sia in Inghilterra sia in Francia e sia in Spagna, avviene con la nascita della borghesia, una classe che fino a quel momento non era esistita. Nacque quando al lavoro contadino si affiancò il lavoro industriale perché i bisogni erano diventati più sofisticati. La chiamarono in Inghilterra Rivoluzione industriale: officine, produzione di concimi sofisticati e non soltanto animali, commercio estero assai crescente, sviluppo del sistema bancario e relative compresenze finanziarie. ________________________________________________________________________________________ In Francia e tanto più in Germania questa rivoluzione industriale avvenne con più lentezza rispetto all'Inghilterra, ma poi dilagò in tutta Europa. Così la borghesia divenne ovunque la classe dominante e introdusse la libertà sia del lavoro sia della rappresentanza politica che portò alla nascita dei partiti. I Re rimasero dappertutto ma ormai con ruolo decorativo e non governativo. Le classi borghesi affidarono il potere ai governi che il Re nominava, conservando ancora una parte dei propri poteri. ________________________________________________________________________________________ La filosofia diventò la materia di insegnamento nelle scuole perché il pensiero che pensa sé stesso dette un senso alla borghesia e anche a gran parte dei contadini, molti dei quali diventarono affittuari dei terreni a loro affidati. Nacque addirittura il socialismo e poi il comunismo predicato da Marx ed Engels nel loro Manifesto del 1848. La rivoluzione proletaria secondo Marx poteva avvenire solo nei paesi industrializzati e aveva quindi come premessa che fosse avvenuta la rivoluzione borghese. Laddove la libertà borghese non era arrivata la rivoluzione proletaria non poteva nascere. Invece nacque proprio in Russia dove la rivoluzione borghese non c'era mai stata. Lo zar era ancora depositario del potere assoluto la cui continuazione avvenne quando Lenin divenne una sorta di zar e Stalin ancora di più dopo e dettavano ai Soviet quello che dovevano fare. E la filosofia? ________________________________________________________________________________________ *** In una situazione di piena libertà e col pensiero che pensava se stesso dopo analoghi insegnamenti educativi la filosofia divenne una delle materie essenziali nei licei e nelle università. Educava la mente anche con la storia della filosofia e le concezioni della verità relativa e non più assoluta. Il relativismo confinava con la morale e rendeva ancor più concreta la libertà. Il pensiero del relativismo diventò dominante e influì anche sugli ideali e i valori che un tempo erano fabbricati col cartone ma ora erano diventati molto influenti sulla vita culturale. ________________________________________________________________________________________ Libertà, eguaglianza, fraternità; rapporti tra ricchi e poveri e battaglia ideale contro le diseguaglianze della ricchezza: più imposte e tasse sui ricchi e più assistenza pubblica e occupazione con salari adeguati per i poveri. Questo è stato il valore concreto della filosofia che ha influito anche sulla giurisprudenza, il funzionamento della giustizia e quindi sui poteri dello Stato e dei corpi politici e amministrativi intermedi. In alcuni Stati c'è ancora la dittatura e ancora durerà. Speriamo nel futuro e speriamo anche che in Italia la governabilità divenga permanente e in buone mani ________________________________________________________________________________________ La striscia del 25 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________ In Francia e nei Paesi europei i morti per arma da fuoco sono un decimo rispetto agli Usa, inarrivabili con i loro trentamila (!!) morti sparati ogni anno. Ci sarà un nesso con il fatto che gli americani sono il popolo più armato del pianeta? Non chiedetelo a Trump. Non capirebbe la domanda. ________________________________________________________________________________________ §2 - L’Amaca di Michele Serra (23/02/2018) ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 22 febbraio 2018) ________________________________________________________________________________________ L'idea di Trump di difendere le scuole "armando gli insegnanti" è pura satira. Lo è proprio tecnicamente: uno dei meccanismi classici della satira è forzare fino al ridicolo i comportamenti umani per metterli a nudo. Se il feticismo per le armi da fuoco è uno dei grandi problemi dell'animus americano, immaginare una prof di disegno che depone il righello e impugna il mitra per ammazzare i cattivi è una cosa che poteva venire in mente solo a un bravo comico. È venuta in mente, invece, al presidente, parodia vivente, però inconsapevole, del maschio americano bianco e tracotante. Mel Brooks dovrebbe complimentarsi (aggiungerebbe magari, nella scena madre, un paio di bidelli col bazooka) e ogni parodista che si rispetti deve crucciarsi per essersi fatto soffiare da Trump un'idea così brillante. ________________________________________________________________________________________ Peraltro, anche il grosso bischero con la giacca a frange che stava facendo musica al Bataclan quando i sicari islamisti sono entrati, ebbe a dichiarare che "se i presenti fossero stati armati, avrebbero potuto difendersi". Con l'aggravante che stava parlando di Parigi, dove si impugna la baguette e non la Colt: e il risultato, jihad compresa, è che in Francia e nei Paesi europei i morti per arma da fuoco sono un decimo rispetto agli Usa, inarrivabili con i loro trentamila (!!) morti sparati ogni anno. Ci sarà un nesso con il fatto che gli americani sono il popolo più armato del pianeta? Non chiedetelo a Trump. Non capirebbe la domanda. ________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 09 del 25 febbraio 2018
continua
§1 - Matteo Renzi, il governo e la sovranità popolare (di Eugenio Scalfari) §2 - L'amaca [Se vincesse la destra ...] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 18 febbraio 2018


________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 08 del 18 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________ Da quando fu creato da Veltroni dieci anni fa, il Pd ha privilegiato sempre la sinistra. Ora però, specie dopo la scissione, anche il centro è diventato importante. È improbabile che esso guidi la sinistra; è invece molto più probabile che sinistra e centro vengano idealmente fusi tra loro. [Come è avvenuto in Francia e in Germania] ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Matteo Renzi, il governo e la sovranità popolare ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 febbraio 2018) ________________________________________________________________________________________ I recenti sondaggi prima delle elezioni del 4 marzo danno il Pd all’ultimo posto attorno al 23 per cento, preceduto dai Cinque Stelle, a sua volta preceduti dalle destre coalizzate di Berlusconi e di Salvini: che sono peraltro un’alleanza assai dubitabile. ________________________________________________________________________________________ Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, del quale sono molto amico, è politicamente convinto (così si è espresso in un nostro recente incontro) che il voto del 4 marzo ci darà una realtà completamente diversa. Il primo partito sarà proprio quello che oggi risulterebbe dietro il centrodestra e i Cinque Stelle, cioè il Partito democratico guidato da Matteo Renzi. È un centrosinistra più moderno, forse più centro che sinistra ma così nacque dieci anni fa all’epoca politica di Walter Veltroni. ________________________________________________________________________________________ Renzi, a quanto risulta confermato dalle parole di Minniti, sta lavorando molto e bene nella preparazione del voto imminente. Ha lavorato sugli incerti, sugli astenuti, su quelli che sono entrati per mancanza di altre alternative nel movimento grillino. Secondo Minniti questo lavoro, affiancato da quello del governo guidato da Paolo Gentiloni, darà al centrosinistra il primo posto nella classifica del voto del 4 marzo. ________________________________________________________________________________________ È possibile che le cose si svolgano in questo modo? E qui la parola passa agli elettori e alla loro affluenza alle urne. Quanto alla governabilità, che dal punto di vista politico risulta non raggiungibile con questa legge elettorale, dovrebbe essere assicurata dalla fondata ipotesi che sia comunque Paolo Gentiloni a proseguire il suo governo con l’incarico del presidente della Repubblica, per l’ordinaria amministrazione. ________________________________________________________________________________________ Il governo di Mario Monti era tecnico, ma durò più di un anno durante il quale fece riforme estremamente importanti dal punto di vista sociale ed economico. Quelle riforme erano urgentemente richieste e quindi necessarie e alcune tuttora rimangono ed hanno ampiamente modificato la situazione che si era creata. Poteva durare anche di più se l’iniziativa di ritirarsi dal governo per creare un altro partito non avesse prevalso nelle decisioni di Monti. ________________________________________________________________________________________ Anche Enrico Letta governò per dieci mesi, con una differenza da Monti: apparteneva infatti al Partito democratico e quindi il suo governo aveva un carattere più politico che tecnico a differenza del suo predecessore. Nel frattempo però Renzi riuscì a battere Bersani e a conquistare perciò la leadership del partito. Fu a quel punto che la direzione del Pd decise di sostituire Letta con Renzi e il suo voto diventò pubblico costringendo pertanto Letta a dare le dimissioni. Napolitano fu quindi costretto a dare l’incarico di presidente del Consiglio a Renzi. ________________________________________________________________________________________ Ho ricordato questa storia, del resto ben nota, soltanto per dimostrare che il governo Gentiloni potrà anche proseguire con poteri ordinari con l’assenso del presidente Mattarella, che naturalmente consulterà tutti i gruppi parlamentari per esaminare la possibilità di un’alternativa. Naturalmente questa non ci sarà perché nessun partito raggiungerà una maggioranza così schiacciante da ricevere l’incarico di governo ottenendo il voto favorevole delle Camere. ________________________________________________________________________________________ Questa è la ragione che possiamo chiamare più tecnica che politica, di un proseguimento del governo attuale. Per questa ragione dico che l’ingovernabilità non è da temere finché l’attuale presidente del Consiglio resterà in carica. Ma qualora Renzi si ritrovasse veramente a guidare il partito più votato come sostiene Minniti, avrà un anno di tempo per poter sostituire Gentiloni come capo di un nuovo governo. È molto probabile che sia questa la speranza dell’attuale segretario del Pd. ________________________________________________________________________________________ Il suo è un partito di centrosinistra e deve ricostruire sia la sinistra sia il centro per creare la modernità dello strumento di cui parliamo. Finora, da quando fu creato da Veltroni dieci anni fa, il Pd ha privilegiato sempre la sinistra. Ora però, specie dopo la scissione, anche il centro è diventato importante. È improbabile che esso guidi la sinistra; è invece molto più probabile che sinistra e centro vengano idealmente fusi tra loro. ________________________________________________________________________________________ Del resto ci sono anche altri riscontri in Europa dove, per esempio Macron, non può definirsi affatto un uomo di sinistra, ma guida uno dei governi presidenziali più efficaci. Altrettanto avviene in Germania. Quando la cancelliera assumerà la guida della coalizione che la sostiene, sarà proprio la Spd ad essere investita di poteri notevoli, a cominciare dal ministero delle Finanze. E così in Spagna e in molti altri Paesi: i leader dei partiti dei quali il governo in carica è l’espressione, possono decidere di restar tali e non è affatto escluso che Renzi preferisca questa soluzione e riconfermi dunque il suo pieno appoggio a Gentiloni. ________________________________________________________________________________________ *** A parte questo tema sicuramente importante dal punto di vista istituzionale, c’è un altro tema ancor più coinvolgente che riguarda il cosiddetto popolo sovrano. Perché sovrano? E in che modo? ________________________________________________________________________________________ Il popolo si chiama — talvolta — sovrano perché la sua esistenza fisica è essa stessa la sovranità. I francesi si identificano con la Francia e così i tedeschi, gli spagnoli, i greci. Perfino i lussemburghesi, per pochi e piccoli che siano. Ciascuno ha una propria lingua e una patria nella quale si riconosce. La coscienza di essere un popolo deriva appunto dal fatto di avere una propria lingua. ________________________________________________________________________________________ Può esistere una cultura comune senza una lingua propria? Sì anche se c’è una lingua dominante rispetto alle altre. La lingua franca, come si chiama, è di volta in volta una delle lingue nazionali e questa invece è comune in tutta Europa limitatamente però a persone che hanno interessi generali di carattere europeo: intellettuali, capitalisti, politici di grandi Paesi che debbono necessariamente intendersi tra loro. Questa lingua franca (così si è sempre chiamata) dura per tutto il tempo in cui quella nazione ha il maggior potere e prestigio nel continente. ________________________________________________________________________________________ Del resto la storia insegna in questo senso. L’Impero romano aveva come seconda lingua il greco. Gran parte dell’intellettualità romana ma anche titolari di poteri politici e militari, usavano quasi più il greco che il latino. Quest’ultimo a sua volta diventò la lingua principale dei popoli dell’Impero. In tempi più vicini a noi la lingua comune fu il francese che l’intellettualità europea ma anche i politici che guidavano il Paese avevano come seconda lingua. La motivazione di questo fenomeno dipendeva soprattutto dall’egemonia che la Francia aveva su gran parte dell’Europa e la cultura francese era anch’essa di grande rilievo europeo. Gli elementi della seconda lingua erano quindi sia la cultura sia il potere politico; quest’ultimo ancor più della cultura. ________________________________________________________________________________________ In quell’epoca cinquecentesca la Francia era culturalmente e politicamente alla testa dell’Europa. La scelta del francese come lingua franca comincia nel Cinquecento e dura fino ai primi del Novecento, ma non è unica lingua internazionale: a partire dal Seicento anche l’inglese diventa lingua franca mentre assai più indietro nel tempo la seconda lingua di carattere internazionale era stato l’italiano. ________________________________________________________________________________________ Caterina de’ Medici, moglie di Enrico II di Valois e quindi Regina di Francia, alla morte di suo marito e con i figli ancora minorenni fu una Regina governante che aveva però anche portato in Francia molti aspetti del costume italiano a cominciare per esempio dall’uso della posateria da tavola: la forchetta e il cucchiaio per esempio non si conoscevano fuori dall’Italia medicea, perfino i Re mangiavano con le mani e non esisteva l’abito di gala ma un solo modo di vestire secondo il proprio rango, dagli stracci all’abito di etichetta. Caterina invece indicò una molteplicità di abbigliamento: quello di tutti i giorni, quello di etichetta, quello militare, quello dei giudici, parrucca in certi casi e capelli al vento in certi altri. ________________________________________________________________________________________ Il tedesco non fu mai lingua franca e il motivo non fu certo la cultura. Su questo piano la Germania poteva infatti tranquillamente confrontarsi con la Francia e l’Inghilterra. In certi casi, a cominciare dalla filosofia, era anzi superiore a loro. Ma la terra tedesca era politicamente divisa nei feudi delle famiglie che soltanto lì regnavano ed avevano infatti il titolo di grandi Elettori uniti da un Imperatore che era semplicemente un rappresentante senza alcuna sovranità. Uno Stato tedesco ci fu solo quando la Prussia diventò la maggiore potenza tedesca e ai tempi di Bismarck il tedesco diventò lingua franca soltanto ad Est. ________________________________________________________________________________________ *** Una lingua franca sussiste ancora ed è quasi dovunque l’inglese, ma c’è un altro elemento di carattere internazionale e oserei dire mondiale che si estende anche a grandi Paesi asiatici, ed è la musica. Tutta la musica quando ha una valenza mondiale: quella sinfonica soprattutto, ma anche quella lirica delle grandi Opere. La musica leggera invece è rimasta puramente locale con una sola eccezione che riguarda l’Africa, l’Europa e l’America: gli schiavi cantavano i loro inni mentre lavoravano. Erano inni religiosi e diventarono lamentazioni degli schiavi che erano ormai milioni di persone soprattutto nell’America del Nord. ________________________________________________________________________________________ Queste lamentazioni col passar del tempo aggiunsero alla melodia ancora molto scarsa il ritmo. Questi due elementi, inizialmente secondari, si accrebbero soprattutto in Louisiana e a metà dell’Ottocento diventarono una musica del tutto singolare sia per ritmo sia per melodia. ________________________________________________________________________________________ All’epoca il ballo avveniva in vari modi: la quadriglia, il ballo figurato, il valzer. Questo tipo di ballo era diffuso in America e in Europa; il tango era limitato alla Spagna e all’Argentina e a questo si aggiungeva il bolero. A Orleans nacque invece il jazz che diventò non già musica leggera ma grande musica moderna, che culminava nel foxtrot al quale ben presto si aggiunsero il cancan, il fox lento, lo slow e il charleston. ________________________________________________________________________________________ La conclusione di questa rassegna è quella che indica nella musica il nuovo e vero elemento di comunicazione mondiale, ma nel frattempo l’altro elemento altrettanto mondiale e più importante della musica è la tecnologia la quale consente tutto quello che si può immaginare, a cominciare dalla stessa musica, ma si estende ben oltre di essa. ________________________________________________________________________________________ Questo è il quadro della situazione mondiale nella quale contano il Potere, la Cultura e la Tecnologia. Il futuro ci darà i seguiti. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________ Passata quella tempesta emotiva, i veri conti da fare saranno quelli con la crisi depressiva di un paese che si ritrova, venticinque anni dopo, a venticinque anni prima. Unico possibile vantaggio: che la crisi di autostima sia così profonda, e definitiva, da distruggere per sempre tutti i nostri alibi. ________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Se vincesse la destra ...] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 febbraio 2018) ________________________________________________________________________________________ Se davvero Berlusconi vincesse le elezioni, sia pure come capo di un assurdo accrocco di europeisti e antieuropeisti, di liberali e di fascisti, l’Italia diventerebbe (meritatamente) un caso clinico mondiale, con gli archivi di giornali e telegiornali di tutto il pianeta alla ricerca delle vecchie vignette sul bunga bunga e dei vecchi filmati di repertorio, quelli con Silvio nella parte dell’italiano che fa lo spiritoso — non sapendo fare altro — tra i potenti della Terra. ________________________________________________________________________________________ E mentre all’estero la butterebbero in commedia, le ricadute tragiche e umilianti sarebbero solamente nostre, come è giusto che sia: mica possiamo pretendere che il resto del mondo, Europa compresa, si preoccupi più di tanto di un popolo tanto impresentabile da ripresentarsi, dopo tutto quello che è successo, berlusconiano. ________________________________________________________________________________________ La prima delle ricadute, e la più prevedibile, sarebbe la penosa rissa tra gli sconfitti (la sinistra in cocci, l’inutile armata grillina) che si accusano a vicenda di non avere saputo evitare l’orribile dischiusa del sepolcro politico nel quale giaceva quel signore. Passata quella tempesta emotiva, i veri conti da fare saranno quelli con la crisi depressiva di un paese che si ritrova, venticinque anni dopo, a venticinque anni prima. Unico possibile vantaggio: che la crisi di autostima sia così profonda, e definitiva, da distruggere per sempre tutti i nostri alibi. ________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 08 del 18 febbraio 2018
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§1 - LE FRATTURE DELLA POLITICA CHE ALIMENTANO IL POPULISMO (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 febbraio 2018) §2x - IL CORAGGIO NECESSARIO (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 11 febbraio 2018


Anno XI N° 07 del 11 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________________ Il populismo aborre la politica senza rendersi conto che l’antipolitica reca a sua volta conseguenze assai gravi. Alla lunga diventa anarchia, la quale dura poco: se l’anarchia non scompare dopo non più di un anno, per dominarla nasce a questo punto un dittatore. Attenzione, dunque: stare troppo in presenza in una situazione di populismo anarchico è il peggio del peggio del peggio. Evitiamolo, per favore. ________________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________________ §1 - LE FRATTURE DELLA POLITICA CHE ALIMENTANO IL POPULISMO ________________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 febbraio 2018) ________________________________________________________________________________________________ Ricorre mentre sto scrivendo il cinquantesimo anniversario della morte di Mario Pannunzio, uomo politico di ampia cultura e di buon giornalismo culturale e politico. ________________________________________________________________________________________________ Lavorò nel settimanale Omnibus di Longanesi, fondò con Arrigo Benedetti il settimanale Oggi (soppresso dal fascismo allora imperante), poi, durante la Resistenza, il Risorgimento liberale distribuito clandestinamente e infine il Mondo nel 1949. ________________________________________________________________________________________________ I principali collaboratori furono Ernesto Rossi, Vittorio De Caprariis, Enzo Forcella, Ennio Flaiano, Francesco Compagna, Mario Paggi, Alberto Arbasino e anch’io. Ma c’era pure un gruppo politico che era a fianco del Mondo e che era guidato da Nicolò Carandini, Enzo Storoni, Ugo La Malfa, Antonio Calvi, Gaetano Salvemini, Gino Visentini, Attilio Riccio e parecchi altri. La dottrina politica che esprimevano era quella della sinistra liberale. Poi fu fondato il Partito radicale e questa è stata la storia di quel gruppo, che si sarebbe disfatto alla fine a causa di un profondo dissenso di natura politica. ________________________________________________________________________________________________ Ho ricordato molto sommariamente questa storia per celebrare l’anniversario della morte di Mario, ma devo fare riferimento anche alla vicenda che ha come protagonista Leopoldo Piccardi, illustre studioso di diritto costituzionale e avvocato costituzionalista, e diventata poi un evento pubblico. Qualcuno della sinistra liberale, in realtà Mario Pannunzio, utilizzò un fatto privato che avrebbe avuto conseguenze politiche. ________________________________________________________________________________________________ Leopoldo Piccardi fu accusato, nella nota di un libro scritto da uno storico, d’aver partecipato a Berlino, quando il potere era già nelle mani di Hitler ma la guerra ancora non era scoppiata, a un convegno sulla Costituzione tedesca che Hitler stesso aveva completamente fatto riscrivere. A Berlino Piccardi fu invitato poiché la sua autorevolezza in materia costituzionale era di stampo europeo. ________________________________________________________________________________________________ Accettò l’invito e, quando fu chiamato a esprimere il suo parere su quella Costituzione, lo dette favorevole da un punto di vista tecnico e ricevette i complimenti del presidente di quel convegno. Venne accusato per quel comportamento che risaliva a molti anni prima, ma era di tale peso da costringere i dirigenti del Partito radicale e il gruppo politico pannunziano a chiedere a Piccardi le dimissioni dalla segreteria del partito. Piccardi prese una pausa per riflettere ma dopo un solo giorno disse che non si sarebbe dimesso per un episodio non rilevante avvenuto molti anni prima e che nel corso del tempo gli aveva ispirato una convinzione antifascista. Quindi sarebbe rimasto dov’era, cioè nella segreteria del partito. A questo punto il fatto privato diventò di carattere pubblico: fu radunato il comitato centrale del Partito radicale, si discusse in tre o quattro successive riunioni l’ipotesi di espellere Piccardi dal partito e alla fine una lieve maggioranza ottenne che l’espulsione venisse effettuata. ________________________________________________________________________________________________ Con Piccardi si schierò Ernesto Rossi che veniva dall’aver fatto cinque anni di reclusione ai tempi del fascismo, trasformati poi in confino nell’isola di Ventotene, dove insieme ad Altiero Spinelli e a Eugenio Colorni scrisse il Manifesto europeista che fu il primo documento per un’Europa federale. ________________________________________________________________________________________________ Può sembrare strano che Ernesto Rossi fosse d’accordo totalmente con Piccardi, ma non fu il solo. Di fatto il Partito radicale si spaccò in due e dopo due o tre mesi d’una situazione assolutamente precaria fu deciso all’unanimità il suo scioglimento. ________________________________________________________________________________________________ *** Ho ricordato questa storia perché vedo una notevole concordanza con quello che sta accadendo in Italia e che ha come causa iniziale un fatto quasi privato: la sparatoria avvenuta a Macerata da parte di un pazzoide di nome Luca Traini. Ha cominciato a sparare con la sua pistola contro gli immigrati africani, ne ha feriti sei urlando insulti e proclamandosi razzista e fascista e alzando il braccio nel saluto romano. Ovviamente è stato arrestato e la Procura competente deciderà il da fare. ________________________________________________________________________________________________ Questi sono i fatti. Oltre al caso Traini, nella stessa città e negli stessi giorni c’è stata anche l’orribile morte, che coinvolge alcuni nigeriani, di Pamela Mastropietro, una povera ragazza massacrata che non aveva nulla a che fare con Traini. L’opinione pubblica e anche i partiti si stanno occupando moltissimo di entrambe le vicende. ________________________________________________________________________________________________ Il martirio e l’uccisione di Pamela destano un generale dolore e commiserazione, la sparatoria di Traini acquista invece un profilo che crea un fenomeno di carattere politico. Traini, infatti, come abbiamo già ricordato, ha sparato dichiarandosi fascista e razzista e questo divide profondamente la politica, i partiti e la pubblica opinione. Anche in questo caso quindi, come avvenne nella vicenda Pannunzio-Piccardi, un singolo caso mobilita l’opinione pubblica, i partiti, il governo. Il centrodestra e soprattutto la Lega di Salvini e anche Berlusconi sono ultra-favorevoli a manifestazioni per spostare l’attenzione dal caso Traini al clima di violenza che imputano all’immigrazione favorita dalla sinistra: manifestazioni rivolte quindi contro il governo. ________________________________________________________________________________________________ L’esecutivo Gentiloni e il Pd invece considerano i due casi di Macerata come completamente diversi l’uno dall’altro. Una situazione che, dopo la marcia di ieri, rischia di ripresentarsi con i funerali della povera Pamela: funerali che debbono essere tutelati e pubblicamente celebrati; il governo e particolarmente il ministro dell’Interno Marco Minniti tuteleranno e parteciperanno a quei funerali che a loro avviso, e proprio per non mescolare due avvenimenti così diversi tra loro, è opportuno si svolgano in una città diversa che decideranno i genitori di Pamela. ________________________________________________________________________________________________ Ma l’opinione pubblica, che è compatta sulla vicenda di Pamela, è viceversa molto divisa per quanto riguarda il caso Traini. Il centrodestra in maniera paradossale è interamente a favore di scendere in piazza a Macerata per trasformare le manifestazioni in un’affermazione della destra italiana. Ma la manifestazione non può essere una sola, va ripetuta non solo a Macerata ma in tutta Italia perché in tutta Italia bisogna mettere sotto accusa il popolo della sinistra. ________________________________________________________________________________________________ È più che naturale che il governo e il Partito democratico siano contrari a questa mobilitazione delle piazze. L’Italia ha ben altri problemi da affrontare. Scatenare tempeste per un caso singolo porta il Paese su una strada sbagliata e sotto un cielo caliginoso. La triplicità, che è già una grave situazione della democrazia, rischia di essere messa di fronte ad altri fenomeni che Berlusconi a suo tempo sperimentò. ________________________________________________________________________________________________ *** Qualcuno ricorderà il primo governo Berlusconi del 1994: Forza Italia, Fini, Bossi. Fini era l’erede di Almirante e quindi veniva da una tradizione assolutamente fascista, la Lega era contraria al fascismo. Tra loro non si parlavano ma ciascuno parlava da solo con Berlusconi, il quale poi imponeva la sua linea. Questa coabitazione molto impropria per un governo portò a una crisi che Berlusconi non aveva più la possibilità di gestire. Perciò si dimise. Il presidente della Repubblica gli chiese per gentilezza politica di designare il suo successore e Berlusconi indicò Dini, che proveniva dalla Banca d’Italia ma si era dimesso accettando l’incarico ministeriale offertogli da Berlusconi nel 1994. Questa situazione durò molto a lungo e molto più del previsto perché dopo Dini e dopo il voto nel 1996 si formò il primo governo Prodi, che fu uno dei migliori dell’Italia degli anni Novanta. ________________________________________________________________________________________________ Nel 2001 Berlusconi riprese la palla al balzo e tornò alla presidenza del Consiglio, con il solo breve intervallo del secondo esecutivo Prodi. Dopodiché cominciò una stagione di governi tecnici nominati dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. ________________________________________________________________________________________________ L’Italia era diventata un Paese assai sgangherato nell’economia e nell’assetto della società. Un governo tecnico era quindi più adatto di un governo politico in una situazione del genere e Napolitano imboccò questa strada. Per primo nominò Mario Monti, che però si dimise dopo un anno preferendo fondare anche lui un partito; al suo posto, dopo le elezioni del 2013, Napolitano nominò Enrico Letta, più politico di Monti, ma anche lui uomo di politica estera e non a caso allievo di Andreatta. Nel frattempo, però Renzi aveva conquistato la segreteria del Partito democratico e quindi mise in crisi Letta con una sorta di pugnalata alle spalle: il partito guidato da Renzi silurò un uomo dello stesso partito senza neppure avvisarlo. A quel punto Napolitano non aveva altra scelta visto che il Partito democratico era largamente in maggioranza in Parlamento. La conseguenza fu la nomina di Renzi e qui cominciano altre vicende che è inutile raccontare perché rappresentano l’andamento politico tuttora in corso. ________________________________________________________________________________________________ *** C’è tuttavia un altro fenomeno di natura molto diversa da quella politica ma importantissima perché in qualche modo rappresenta l’antipolitica. Si chiama populismo ed esprime indifferenza o addirittura odio politico contro le classi dirigenti dei partiti. Il populismo non è soltanto un fatto italiano ma esiste in tutta Europa, nel continente americano e in tutta l’Asia con modalità anche più perniciose di quelle che segue in Italia. Aborre la politica senza rendersi conto che l’antipolitica reca a sua volta conseguenze assai gravi. Alla lunga diventa anarchia, la quale dura poco: se l’anarchia non scompare dopo non più di un anno, per dominarla nasce a questo punto un dittatore. ________________________________________________________________________________________________ Attenzione, dunque: stare troppo in presenza in una situazione di populismo anarchico è il peggio del peggio del peggio. Evitiamolo, per favore. ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 febbraio 2018 ________________________________________________________________________________________________ Il tricolore usurpato dallo sparatore di Macerata puzzava di polvere da sparo e copriva a malapena l’eterno «viva la muerte» del fascismo. Il tricolore vero è quello della Repubblica democratica, che ripudia il fascismo e il razzismo. ________________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________________ §2x - IL CORAGGIO NECESSARIO ________________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 07 febbraio 2018) ________________________________________________________________________________________________ Gli spacciatori nigeriani vanno arrestati. Non perché nigeriani, ma perché spacciatori. Gli italiani che sparano agli africani vanno arrestati. Non perché italiani, ma perché autori di un raid terrorista. ________________________________________________________________________________________________ Esiste una contraddizione tra queste due affermazioni? No, non esiste. Per una comunità pensante lo spacciatore nigeriano, tanto più se coinvolto in un delitto orribile come quello di Macerata, e il fascista italiano che spara sulla base del colore della pelle sono due criminali. Non è vero che si contrappongono l’uno all’altro (come vorrebbero lo sparatore italiano e la sua claque). Si contrappongono entrambi alle leggi dello Stato e alle regole della nostra società, che sono chiaramente scritte e percepibili da chiunque, anche da uno spacciatore impunito e da una guardia giurata che ammira Hitler. Non si deve delinquere. Non si deve uccidere. Punto. La condizione di impunità di alcuni criminali (con e senza permesso di soggiorno) è una lacuna grave del nostro ordine pubblico; la rappresaglia contro terzi, per giunta su basi razziali, è un atto vigliacco e gravissimo di ingiustizia sommaria. ________________________________________________________________________________________________ Questo necessario preambolo è per dire che non c’è una zona d’ombra dentro la quale lo spirito democratico possa confondersi e tentennare, come è sembrato accadere in questi giorni dopo i fatti di Macerata. Non c’è contenzioso legale o etico, attorno a due crimini che non solo non si annullano, ma si sommano, aggravandosi l’uno con l’altro. E dunque: la solitudine delle vittime africane inermi e innocenti nelle loro stanze d’ospedale, e il modesto profilo, ai limiti della timidezza, delle parole pronunciate dalle istituzioni e dal partito di governo pesano come un cedimento di fronte al ricatto politico della destra italiana quasi al completo. Come se farsi riprendere da una telecamera al capezzale di un africano colpito a caso, o dire a chiare lettere che il razzismo è un crimine schifoso, significasse parteggiare per l’immigrazione clandestina; e non — come invece è — parteggiare per l’Italia, le sue leggi, la sua democrazia, il suo ordine pubblico. ________________________________________________________________________________________________ Di fronte allo scandaloso « gli immigrati se la sono cercata» che aleggia intorno al raid di Macerata, e più in generale intorno all’onda di razzismo fobico che bussa con pugni sempre più pesanti alle porte della nostra società, la cosa peggiore è mostrare paura. Non c’è solo la paura degli indifesi e dei confusi, dei meno istruiti e dei più esposti, di fronte all’indubbio sconquasso che l’immigrazione ha portato con sé. Esiste anche, meno visibile ma forse più pericolosa, la paura dei giusti e dei ragionevoli. Paura dell’impopolarità, paura del prezzo politico da pagare nell’immediato, paura che anche i princìpi più solidi diventino inservibili di fronte all’odio e all’ignoranza. ________________________________________________________________________________________________ Eppure, il risentimento sordido, le chiusure violente non sono una novità introdotta dai social. C’è chi, prima di noi, quanto a razzismo e violenza politica ha dovuto fronteggiare ben altro che le patacche fasciste appese nelle stanzette di qualche figlio di mamma, o i post degli orchi da tastiera. L’errore, il male, il deragliamento dei comportamenti, la violenza politica, la violenza criminale non sono un’emergenza di oggi né di ieri, sono una condizione endemica di ogni collettività umana. Per questo è tanto più importante tenere duro su alcuni princìpi, presidiare alcune trincee. Non avere paura del razzismo e del fascismo, nominarli, affrontarli, combatterli con le armi della ragione e del diritto, ribattere punto su punto alla propaganda xenofoba. ________________________________________________________________________________________________ Servono i dati e servono le cifre, a smentire le bugie sull’immigrazione come fonte esclusiva di illegalità e di insicurezza; ma servono anche le bandiere da sventolare. Il tricolore usurpato dallo sparatore di Macerata puzzava di polvere da sparo e copriva a malapena l’eterno « viva la muerte » del fascismo. Il tricolore vero è quello della Repubblica democratica, che ripudia il fascismo e il razzismo. La frase «siamo in campagna elettorale» è usata spesso per dissuadere dai toni striduli. Ma se non in campagna elettorale, quando è il momento giusto per definire quel paio di princìpi che ancora distinguono le forze in campo? Salvini che parla della Costituzione è come se io parlassi di baseball. Non è il mio ramo. Quando poi dice che "il dettato di Maometto" è in conflitto con la Carta, apre le porte (già spalancate) alla confusione più totale: è la confusione, sapete, quella che i sondaggi danno largamente in testa. ________________________________________________________________________________________________ Il Corano, effettivamente, precede di molti secoli il lavoro dei Padri costituenti. Alcune cose non corrispondono, nei due scritti. Nemmeno la Bibbia, del resto, ha parentela con le nostre leggi e i nostri costumi. È tutta un accavallarsi di occhio per occhio dente per dente, maledizioni, distruzioni, anatemi, piaghe e punizioni. Il diritto moderno se ne discosta parecchio. Perfino un leghista, leggendola, penserebbe: "Però è stata un'esagerazione, distruggere Sodoma e Gomorra". ________________________________________________________________________________________________ Eppure, qualcuno (per esempio la destra americana, salviniana a sua insaputa) vorrebbe recuperarne alcuni dei capitoli più appassionanti: per esempio la Genesi, per sprofondare Darwin all'inferno. Ma nessuno è così matto, o così scemo, da voler negare ai cristiani (che sono un miliardo e mezzo e in maggioranza credono in Darwin) il diritto di andare in chiesa. Per l'Islam, è uguale: non mancano gli islamici nemici delle nostre leggi. ________________________________________________________________________________________________ Ma in larga maggioranza sono contemporanei, vivono in pace e vorrebbero pregare in pace. Impedire loro di farlo equivale a spingerli tra le braccia degli imam fanatici. Capirlo è semplice: non serve neanche leggere la Costituzione. ________________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 07 del 11 febbraio 2018
continua
§1 - LA NUOVA FORZA DELLE DONNE DENTRO E FUORI DALLA POLITICA
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2018


Anno XI N° 06 del 04 Febbraio 2018 _______________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _______________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _______________________________________________________________________________________ La striscia del 04 Febbraio 2018 _______________________________________________________________________________________ La rilevanza politica delle donne è sempre più evidente e altrettanto notevole è la conquista della loro piena libertà di scelta. Questo processo entro pochi anni farà delle donne una delle forze più importanti nell’evoluzione della società, dell’educazione, della cultura, del futuro _______________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _______________________________________________________________________________________ §1 - LA NUOVA FORZA DELLE DONNE DENTRO E FUORI DALLA POLITICA _______________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 Febbraio 2018) _______________________________________________________________________________________ Tra i tanti problemi che affaticano o sconvolgono il mondo ce n’è uno che sembra secondario e invece non lo è affatto, anzi è tra i principali: il rapporto tra gli uomini e le donne. _______________________________________________________________________________________ Di tanto in tanto emerge una visione trattata come una sorta di spettacolo da operetta divertente più che seria e spesso drammatica. L’ultimo caso, le molestie professionali e sessuali che alcuni uomini altolocati hanno imposto ad attrici, scrittrici e collaboratrici e che esse hanno subìto o talvolta stimolato per far carriera. _______________________________________________________________________________________ Il fatto esiste, si potrebbe dire che è sempre esistito: oggi non è più un pretesto per parlarne, anzi rimette in discussione il rapporto uomo-donna. Vi sembra un fatto secondario? O capitale? _______________________________________________________________________________________ Le donne si ribellano, vogliono l’eguaglianza non formale ma sostanziale dei diritti e si candidano ad esser loro alla guida della società, posto che sono più numerose, più longeve, sono o possono essere madri. _______________________________________________________________________________________ La madre genera, custodisce, nutre l’ovulo, il maschio offre il seme, la femmina è la terra. Può restare incolta ma è comunque la sede della natura. _______________________________________________________________________________________ Nella mitologia ellenica Demetra è in apparenza una dea secondaria rispetto a Minerva, nata nel cervello di Zeus, ad Apollo, ad Artemide, ad Afrodite, a Nettuno, ad Ade, ma in realtà è la sola insieme a Minerva che può imporre a Zeus i suoi voleri e lo dimostra quando attraverso Zeus costringe Ade a far tornare sua figlia Persefone per metà di ogni anno tra le sue braccia. La qualifica uomo-donna esiste anche nel mondo mitologico e cioè tra gli Dei Olimpici. _______________________________________________________________________________________ Il femminismo come movimento sociale e politico nacque nella prima metà del Novecento in America, in Inghilterra e in Francia e poi anche in Italia. Rivendicava gli stessi diritti degli uomini, tra i quali quello di considerare il lesbismo come l’omosessualità tra uomini. Il lesbismo non era affatto una novità, è sempre esistito, a cominciare da Saffo in poi, non era sottaciuto e nemmeno scandaloso. _______________________________________________________________________________________ Altri settori del mondo femminista fecero del lesbismo l’aspetto fondamentale del loro movimento e lì si fermarono. Ma altri settori rivendicarono il potere politico ed economico. Anche a questo riguardo il movimento femminista si è diviso: alcune donne rivendicano il potere da conservare con gli stessi valori e metodiche adottate dagli uomini, altre invece vogliono affermare nella società i propri valori. In che cosa differiscono questi valori? Diciamolo in breve: i valori maschili riguardano un potere di supremazia, di potenza, di conquista, di leadership che si esprime eventualmente anche con la guerra, sia per accrescere la propria potenza, sia per difenderla dagli attacchi dell’avversario. _______________________________________________________________________________________ Le donne possono comportarsi come gli uomini ed è dunque un femminismo maschilista, oppure perseguire valori diversi: la ricerca di amicizia e pace tra le Nazioni e tra le diverse civiltà, orientando i popoli alla fratellanza reciproca, al reciproco aiuto materiale e morale, sia dal punto di vista laico sia da quello religioso. Questo tipo di femminismo coincide ed è infatti inneggiato da papa Francesco. _______________________________________________________________________________________ *** C’è un altro aspetto da esaminare ed è di natura sessuale tra giovani e adolescenti: l’amore giornaliero con soddisfazione sessuale e poco o nessuno stimolo sentimentale. In luoghi dove si balla, si beve, si assumono droghe ( cocaina in particolare) donne e uomini si conquistano in modi analoghi. Nasce un’attrazione che spesso dura solo il tempo di un ballo, poi si sposta varie volte: sono cambiamenti che svegliano il desiderio, lo mescolano, lo rendono sempre più urgente da appagare. _______________________________________________________________________________________ Sono coppie che restano insieme tutta la notte e poi si salutano come amici ma niente di più. Questo contatto può durare un giorno o un mese, ma alla fine si interrompe e anche l’amicizia si dimentica. Un tempo questa abitudine all’avventura era soprattutto maschile e molto di rado le donne adolescenti o giovanissime erano disponibili; cercavano marito e magari nel frattempo si lasciavano andare a qualche rara e incompleta esperienza. _______________________________________________________________________________________ Adesso non è più così. Ad un certo punto un rapporto più stabile cambierà quella vita: e lì emerge la differenza tra i due sessi. La moglie acquista nuove capacità, nuovi diritti e nuovi doveri, soprattutto verso i figli. Questa crescente maturità di sentimenti e di doveri è la necessaria conseguenza di aver messo al mondo i giovani che fanno parte di una nuova generazione. Emergono nuovi diritti e nuovi doveri, perfino di carattere politico, che fino a quel momento il più delle volte non erano stati minimamente sentiti. Politica vuol dire costruzione di un futuro, per la famiglia e per i figli soprattutto. Le donne sono state spesso escluse dalla politica, ma ne comprendono sempre di più l’importanza. _______________________________________________________________________________________ Il femminismo tende a dare alle donne una coscienza politica propria e questa è oggi una delle sue funzioni. Forse la principale in una società globale che ha reso la politica un elemento indispensabile per la sopravvivenza e lo sviluppo di un’umanità che aspira in modi diversi al meglio nella vita. _______________________________________________________________________________________ La rilevanza politica delle donne è sempre più evidente e altrettanto notevole è la conquista della loro piena libertà di scelta. Questo processo entro pochi anni farà delle donne una delle forze più importanti nell’evoluzione della società, dell’educazione, della cultura, del futuro. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 04 Febbraio 2018 _______________________________________________________________________________________ I nazisti dell'Illinois (e i nazisti di Varese, che da anni festeggiano il compleanno di Hitler) rimangono dunque la ristretta schiera di coloro che possono rivendicare pubblicamente, schiettamente il loro razzismo. Gli altri, a quanto pare, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti e per finire, nel suo piccolo, al candidato del centrodestra per la Lombardia, se ne vergognano: e questa è un'ottima notizia. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §2 - La razza bianca di Fontana, la nostra società e la cultura al contrario _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 15 gennaio 2018) _______________________________________________________________________________________ La parola "razzista" è ancora carica, e per fortuna, di un'aura di violenza e di illegittimità. Quanto basta perché il candidato moderato (autodefinizione) alla Regione Lombardia, l'ex sindaco di Varese Attilio Fontana, definisca frettolosamente "un lapsus" l'avere tirato in ballo, contro l'immigrazione, la difesa della "nostra razza bianca", frase sfuggitagli di bocca nel corso di una chiacchierata a Radio Padania. _______________________________________________________________________________________ Uguale premura ha avuto Donald Trump, che una volta tanto ha mentito per decenza, negando di avere definito "cessi" una manciata di Paesi molto poveri e popolati prevalentemente da non bianchi. È lo stesso scrupolo che ha animato la decisione dell'Ukip (partito isolazionista inglese) di sospendere una sua illustre militante, la fidanzata del leader Bolton, che aveva accusato la fidanzata del principe Harry di essere "una afroamericana che macchierà con il suo seme la famiglia reale". In buona sostanza: il razzismo non è affatto sdoganato, tanto è vero che perfino partiti e persone fortemente sospettabili di suprematismo bianco, dunque di razzismo in purezza, avvertono il bisogno di ripulirsi dal sospetto di esserlo. _______________________________________________________________________________________ I nazisti dell'Illinois (e i nazisti di Varese, che da anni festeggiano il compleanno di Hitler) rimangono dunque la ristretta schiera di coloro che possono rivendicare pubblicamente, schiettamente il loro razzismo. Gli altri, a quanto pare, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti e per finire, nel suo piccolo, al candidato del centrodestra per la Lombardia, se ne vergognano: e questa è un'ottima notizia. _______________________________________________________________________________________ Detto questo, merita un approfondimento quanto sostenuto da Attilio Fontana. Secondo il quale l'invasione degli stranieri metterebbe a repentaglio "la nostra società e la nostra razza bianca". Non si potrebbe concepire una frase più contraddittoria, più zoppicante: perché "la nostra società" ha drasticamente cancellato dai suoi presupposti il concetto di "razza", che è anticostituzionale e antiscientifico (decida Fontana quale delle due violazioni è la più grave). La razza bianca, semplicemente, non esiste, così come non esisteva la razza ariana, mito fondante del nazismo. _______________________________________________________________________________________ Esistono, queste sì, "la nostra società" e "la nostra cultura". E rientra nella logica delle cose, nell'istinto basico di ogni politica degna di questo nome, la preoccupazione di difenderle, di migliorarle, di tutelarne i principi fondanti, anche laddove il forte impatto dell'immigrazione le metta in discussione: è annoso e del tutto legittimo, per esempio, il dibattito sulla complicata integrazione dell'immigrazione islamica (non tutta) in merito a una questione nevralgica, quella dell'autodeterminazione delle donne. _______________________________________________________________________________________ Ma non è ovviamente "la razza", è la cultura, semmai, il terreno di confronto, e se necessario di scontro. La razza in quanto "pura" è menzogna, fantasma paranoico, invenzione propagandistica. Le cosiddette razze sono il portato di infinite contaminazioni, migrazioni, occupazioni, sottomissioni (si pensi al meticciato sudamericano, conseguenza dell'assoggettamento e della messa in schiavitù da parte degli europei). Esistono eloquenti, clamorose ricerche scientifiche sul Dna che a quasi ciascuno di noi attribuiscono avi impensati, perché come dice quella miserabile inglesina che ha offeso la magnifica neo-principessa britannica, "il seme" è per sua vocazione vagante, promiscuo, vitale. _______________________________________________________________________________________ Il razzismo fa schifo perché è violento, ma fa pena perché è stupido. Non conosce e non impara, non sa, non memorizza, non si inchina alla potenza della vita. È scritto a chiare lettere, in ciò che noi siamo come comunità, come italiani e come europei, come storia collettiva, come società moderna e raziocinante, che non è la razza o la religione a costituire ragione di cittadinanza. _______________________________________________________________________________________ È il diritto degli individui di avere uguali diritti e uguali doveri, di essere uguali e ugualmente rispettabili. In conseguenza di questo principio ("la nostra società" non consente che si possa parlare di "nostra razza bianca") siamo sicuri che il candidato Fontana, a differenza dei nazisti di Varese, vorrà operare presto e bene in favore dell'antirazzismo, e dunque in favore della difesa della nostra cultura, e della nostra comune coscienza. _______________________________________________________________________________________ La striscia del 04 Febbraio 2018 _______________________________________________________________________________________ Non frapporre tempo o vaglio o tappe intermedie o prove di valore al passaggio di Dessì dal suo alloggio (quasi a scrocco) di Frascati a Palazzo Madama è [...] una specie di freak che, al di là delle buone intenzioni, rischia di esporre al ridicolo soprattutto i Dessì, prima illusi, poi mazziati. _______________________________________________________________________________________ Michele Serra _______________________________________________________________________________________ §3 - L'Amaca [Passare dallo "scrocco" a Palazzo Madama?] _______________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 03 febbraio 2018) _______________________________________________________________________________________ Questo Dessì di cui si parla tanto, candidato al Senato dei 5Stelle con ottime probabilità di essere eletto, non merita tanto accanimento. È un popolano laziale come ce ne sono parecchi. Uno che si arrabatta per vivere, non ha avuto il tempo di studiare le buone maniere né di studiare in genere, ha ereditato dalla famiglia povera solamente il diritto di abitare quasi a scrocco in una casa popolare, considera normale, come in tanti bar italiani, «menare un rumeno» che gli ha mancato di rispetto. Sarebbe stato, nell’evo pre-grillino, un normale fascista del suburbio romano, e in questo Grillo ebbe ragione: «Se non ci fossimo noi, ci sarebbe Alba Dorata». _______________________________________________________________________________________ Il problema non è lui. Il problema è l’idea — micidiale — di non frapporre tempo o vaglio o tappe intermedie o prove di valore al passaggio di Dessì dal suo alloggio (quasi a scrocco) di Frascati a Palazzo Madama. Il problema è pensare che il malfunzionamento della politica e la crisi della classe dirigente possano essere risolti con l’amputazione tout court della politica e dei famosi “corpi intermedi”, che lo sono di nome e di fatto: costituiscono tutto ciò che sta tra la testa e i piedi di un Paese. Così la testa e i piedi minacciano di essere direttamente uniti l’una agli altri, senza niente in mezzo. _______________________________________________________________________________________ Una specie di freak che, al di là delle buone intenzioni, rischia di esporre al ridicolo soprattutto i Dessì, prima illusi, poi mazziati. _______________________________________________________________________________________ Anno XI N° 06 del 04 Febbraio 2018
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