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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 -Il potere dei populisti in un Paese fragile di Eugenio Scalfari
post pubblicato in diario, il 25 marzo 2018


________________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 13 del 25 marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 25 marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ Un governo che si limiti alla riforma elettorale per ripresentarsi alle urne tra sei mesi non mi pare tollerabile da parte di Mattarella. Per questo un governo c’è già e funziona egregiamente: è quello di Gentiloni ________________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________________ §1 -Il potere dei populisti in un Paese fragile ________________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 25 marzo 2018) ________________________________________________________________________________________________ La prima giornata del nuovo Senato è stata presieduta da Giorgio Napolitano, capo dello Stato emerito e il più anziano di età ma anche, aggiungo, la persona con maggiore esperienza, maggiore saggezza e maggiore lucidità non solo politica ma anche di umanesimo nel senso storico del termine. Il suo discorso ha avuto il suo stile, che meriterebbe d’essere conosciuto dal maggior numero di italiani e condiviso soprattutto dal maggior numero di senatori che lo ascoltavano. Su questa ipotesi ho tuttavia molti dubbi: i capipartito e il loro gruppo direttivo pensavano alle rispettive strategie, alle furbizie per spartire le due presidenze di Senato e Camera e alle alleanze che potrebbero perdurare fino al cambiamento dell’attuale legge elettorale. ________________________________________________________________________________________________ L’ipotesi di un governo provvisorio non mi piace. Un governo esiste già ed è il governo Gentiloni, che proprio in questi giorni si sta occupando di problemi di notevole livello: il Consiglio d’Europa e quello che ne può scaturire, l’immigrazione, la scuola e, più importante di tutto, la stesura, da parte del ministro delle Finanze Padoan, della legge finanziaria triennale, che andrà sottoposta all’esame e all’approvazione dell’Europa. ________________________________________________________________________________________________ Il governo Gentiloni può durare anche più di un semestre, addetto ad affari ordinari, i quali però vengono superati ogni volta che si presenta un’urgenza, nel qual caso il governo incaricato dell’ordinaria amministrazione si fa carico delle urgenze in corso, a cui sono addetti i ministri più importanti. ________________________________________________________________________________________________ Marco Minniti, Carlo Calenda, Graziano Delrio, Dario Franceschini. Questo governo può efficacemente lavorare e tra un anno il presidente della Repubblica potrebbe indire nuove elezioni. Continuo a pensare che così possono andare le cose e che questo non modifichi affatto la dinamica politica tra i vari partiti, in base ai rapporti di forza che si sono creati alla luce delle elezioni del 4 marzo scorso. ________________________________________________________________________________________________ In questo quadro esiste anche il problema del populismo, che del resto la storia ci consegna, perché c’è sempre stato in modi apparentemente diversi ma in realtà molto simili, nonostante il passare delle epoche. Il populismo è la rivolta del popolo contro i magnati, le caste dominanti, gli interessi generali che spesso vengono trasformati e inquinati dagli interessi particolari. Non a caso il Senato romano di duemila anni fa si fregiava del motto “Senatus populusque romanus”. Anche allora la classe dirigente sentiva la necessità che il popolo la seguisse, controllando che gli interessi generali coincidessero appunto con quelli popolari, tutelati da apposite magistrature. Il populismo dei tempi nostri ha caratteristiche in parte analoghe e in parte molto diverse, a causa del mutare dei problemi, delle tecnologie, della globalità sociale ed economica del mondo intero. ________________________________________________________________________________________________ Il 4 marzo abbiamo assistito a due salti in avanti: quello dei Cinque Stelle, guidato da Di Maio, e quello della Lega di Salvini, che ora vuole la guida del centrodestra e l’accantonamento di Berlusconi. Di Maio non può dichiararsi di sinistra. Quando il Movimento è stato fondato e quando alla sua guida c’erano Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si trattava realmente di populismo. Infatti si chiamava ed era un movimento privo di ideologie; era in buona parte formato da ex operai che, dopo aver lavorato qualche anno nelle grandi fabbriche del Nord, ne erano poi usciti aprendo botteghe e officine dove il fondatore lavorava come gli altri e insieme agli altri, utilizzando la propria famiglia e qualche dipendente. Il tutto avvenne nel Nord perché era lì la sede delle grandi industrie, il famoso triangolo industriale che aveva come punti di riferimento Torino, Milano e Genova. ________________________________________________________________________________________________ Quegli operai usciti dalle aziende in gran parte erano di origine meridionale: erano i giovani del Sud che si distaccavano dai latifondi e affluivano al Nord. Molti di essi a un certo momento della loro carriera facevano un altro passo avanti con la moltitudine di botteghe, negozi, officine di riparazione di macchine e automobili; insomma una popolazione attiva che coinvolgeva, come origine iniziale, il Sud e, come sbocco finale, il Nord delle fabbriche, quello delle piccole officine e degli esercizi commerciali. Oggi c’è soltanto Grillo che rivendica la vera origine dei Cinque Stelle, Di Maio no: ha di fatto fondato un partito, che però non ha un’ideologia e non è più costituito da quella popolazione che abbiamo ricordato. Quello di Di Maio non è più un movimento, ma un partito che però è privo di ideologie, di programmi concreti e di valori. È un partito di protesta, non più populista, ma addirittura governativo come vocazione, composto da un numero molto elevato di scontenti e delusi dai partiti di provenienza, in particolare da quello Democratico, ma anche dalla stessa Lega di tipo grillino. ________________________________________________________________________________________________ Di Maio sta costruendo un partito vero e proprio, che a questo punto non si limita alla protesta, ma la trasforma in un programma politico e sociale. Definirlo un partito riformista non è molto lontano dalla realtà e contempla evidentemente la presa del potere. La classe dirigente dei Cinque Stelle è molto esigua, oltre che da Di Maio sarà composta più o meno da una ventina di persone al centro; poi ci sono naturalmente i dirigenti delle periferie e questi sono numerosi. Dopo la presa del potere, che ormai dura da oltre un anno, Di Maio ha creato una sorta di partito riformista. Quindi non di destra, ma di una sinistra alquanto speciale. ________________________________________________________________________________________________ Di fronte a questo schieramento c’è la destra di Salvini, Meloni e Berlusconi. Come si è visto in queste ore, il centrodestra non è unito né compatto. C’è un accordo implicito che tutti e tre i leader riconoscono e cioè che la vera guida è nelle mani di Salvini, ma Berlusconi, pur riconoscendo questa geografia interna della destra, rivendica come sempre la sua autorevolezza e la sua autonomia. Per il momento questa rivendicazione si è materializzata nella presidenza del Senato. Bocciato Romani, si è ripiegato su Alberti Casellati, alla quale Salvini ha dovuto dire di sì. Berlusconi rimane attaccato al carro, a costo di farsi trascinare. ________________________________________________________________________________________________ Poi ci sono i democratici, guidati in parte da Renzi, diventato per la prima volta senatore. Renzi ha ricevuto qualche offerta da Di Maio, ma ancora oggi non sappiamo quale sia il suo piano. Se lavora per una nuova sinistra o per se stesso. Fatto sta che nella partita del Senato il Pd non è entrato, anche se un candidato lo avrebbe avuto, un uomo imparziale e con una lunga carriera alle spalle: Luigi Zanda, che fino alle elezioni era presidente del gruppo senatoriale democratico. L’esperienza politica di Zanda comincia addirittura quando Francesco Cossiga era ministro dell’Interno e conduceva la lotta contro le Brigate rosse, che avevano già riempito l’Italia di morti ammazzati. Fu un’epoca difficilissima per il ministro dell’Interno, del quale Zanda era il più fedele ed esperto consigliere, capo di gabinetto, segretario particolare e comunque l’uomo che intermediava tra il ministro e gli altri organi dello Stato. ________________________________________________________________________________________________ Nella scelta di Fico alla Camera e di Alberti Casellati al Senato, il Partito democratico è rimasto a guardare. Zanda ha seguito il suo spirito di disciplina, un tratto che da sempre gli fa onore. La politica funziona così e la democrazia è un sistema assai fragile, non sempre sensibile all’interesse nazionale. ________________________________________________________________________________________________ Per le Camere i partiti hanno scelto e vedremo che seguito avranno le alleanze che si sono formate all’ombra dei due rami del Parlamento. Resta aperto il tema del governo. Scopriremo presto se sarà reiterato il patto tra Lega-centrodestra e M5S per fare un governo a tempo, magari presieduto da Salvini o Giorgetti. Al Paese serve un esecutivo che compia necessarie riforme e segua alcuni problemi che il tempo d’oggi ci ripresenta: la riforma elettorale, la politica delle immigrazioni, le misure antisismiche, la nostra presenza in Europa in un’epoca di società globale con l’Unione guidata dalla coppia Merkel-Macron, un’alleanza che avrebbe tuttavia un gran bisogno anche dell’apporto italiano. ________________________________________________________________________________________________ Un governo provvisorio instaurato in queste circostanze che si limitasse alla riforma elettorale per poi ripresentarsi alle urne tra sei mesi non mi sembra tollerabile da parte del presidente della Repubblica. Un governo c’è già e funziona egregiamente. Il mantenimento di Gentiloni a Palazzo Chigi è dunque, a mio parere, la soluzione migliore e non intacca affatto l’evolversi delle forze politiche italiane, anzi lo facilita e probabilmente lo migliora dal punto di vista della loro qualità riformatrice o conservatrice. Facilita anche l’evolversi del Partito democratico verso una ripresa della propria funzionalità. ________________________________________________________________________________________________ Concludo. Mattarella guidi la nave con Gentiloni sul ponte di comando: credo che non si potrebbe avere di meglio. ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 25 marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ [Occorre] muoversi alla luce del sole. Vuol dire proporre candidati propri e cercare convergenze. Tutto il resto significherebbe una ripartenza micidiale e incomprensibile a chi ha votato per il Pd e a chi ha sentito il bisogno di riprendere la tessera. ________________________________________________________________________________________________ Mario Calabresi ________________________________________________________________________________________________ §2 -La linea rossa dei democratici ________________________________________________________________________________________________ (di Mario Calabresi Repubblica.it 22 marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ La partita per l’elezione dei presidenti delle Camere, che sembrava aver trovato una soluzione nell’accordo tra Di Maio e Salvini, è invece in stallo. L’irruzione di Berlusconi ha gelato il Movimento 5 Stelle. ________________________________________________________________________________________________ Ora è di nuovo possibile ogni scenario e il Pd può tornare in campo per partecipare all’elezione della seconda e terza carica dello Stato. La tentazione è forte. Non sarebbe cosa disdicevole e nemmeno in contraddizione con l’aver detto di voler stare all’opposizione. ________________________________________________________________________________________________ Ma ciò può avvenire solo alla luce del sole e al di fuori da qualunque impegno per il futuro governo. I giochi vanno azzerati. Sarebbe devastante aver dichiarato di non voler fare la stampella alla strategia grillina per poi accodarsi alle manovre berlusconiane per tornare al centro della scena. ________________________________________________________________________________________________ Ciò significa che il Pd non può votare o astenersi su Romani, sul cui nome si è arroccata Forza Italia dopo il veto di Di Maio. Se il Pd entrasse in questo schema sarebbe subalterno e perdente. Muoversi alla luce del sole vuol dire proporre candidati propri e cercare convergenze. Tutto il resto significherebbe una ripartenza micidiale e incomprensibile a chi ha votato per il Pd e a chi ha sentito il bisogno di riprendere la tessera. ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 25 marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ Come è stato possibile che colpi di quel genere siano passati come acqua fresca senza che i lividi apparissero sulla pelle. Come se agisse un anestetico così potente da impedire che il corpo del partito si accorgesse di essere gravemente leso. Il Pd dovrebbe capire come si chiama quell'anestetico (vanità? superficialità? fretta?) ed eliminarlo dalla circolazione. ________________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________________ §3 - L’amaca [Partito Democratico Rai] ________________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 21 marzo 2018) ________________________________________________________________________________________________ Rimuginando sul passato, sono due le date più spietatamente simboliche della crisi del Pd e della leadership di Renzi. ________________________________________________________________________________________________ La prima è il 23 novembre del 2014, quando alle elezioni in Emilia Romagna si dimezza il numero dei votanti: 37 per cento. Inimmaginabile tracollo della rappresentanza politica nella regione simbolo della sinistra italiana. L'azzeramento di una storia. Reazione ai vertici del partito: zero. Tra le macerie, la poltrona di presidente della Regione comunque era rimasta in piedi: tanto bastò. ________________________________________________________________________________________________ La seconda data è il primo giugno del 2017, dimissioni di Campo Dall'Orto da direttore generale della Rai, impallinato dai cacicchi dei partiti (Pd compreso): fine del sogno di autonomia del servizio pubblico, fine di uno dei cardini del renzismo. Commenti ai vertici del partito: zero. ________________________________________________________________________________________________ Nel novembre del 2014 il Pd ha perduto il suo passato, nel giugno del 2017 il suo futuro. La domanda che mi farei, se fossi in quelle stanze, è come sia stato possibile che colpi di quel genere siano passati come acqua fresca senza che i lividi apparissero sulla pelle. Come se agisse un anestetico così potente da impedire che il corpo del partito si accorgesse di essere gravemente leso. ________________________________________________________________________________________________ Il Pd dovrebbe capire come si chiama quell'anestetico (vanità? superficialità? fretta?) ed eliminarlo dalla circolazione. ________________________________________________________________________________________________ P.s. Ci sarebbe anche una terza data: 19 giugno 2015, rapporto di Fabrizio Barca sullo stato del Pd romano. Come ha potuto il Pd perdere, senza un lamento, un dirigente di quel calibro? ________________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 13 del 25 marzo 2018
continua
§1 - La missione del Quirinale nel rebus del governo (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 Marzo 2018
post pubblicato in diario, il 18 marzo 2018


Anno XI N° 12 del 18 Marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 Marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ L’ordinaria amministrazione è un governo molto simile dal punto di vista costituzionale e amministrativo a quello nominato da Napolitano nella persona di Mario Monti, con la differenza che Gentiloni è molto più politico di Monti e il suo governo di ordinaria amministrazione farà (o farebbe) fronte a tutte le emergenze. ________________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________________ §1 - La missione del Quirinale nel rebus del governo ________________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 Marzo 2018) ________________________________________________________________________________________________ Non è facile orientarsi nel quadro complessivo (e complesso) della politica italiana. Era già abbastanza imbrogliata prima delle elezioni del 4 marzo; adesso lo è di nuovo. La scena era occupata da tre partiti maggiori: il Democratico, i Cinque Stelle, la destra di Salvini, Meloni e Berlusconi. Quest'ultima era certamente la più forte ma anche molto divisa: Salvini non coltivava soltanto il Nord ma anche il Sud ed era un po' dovunque; infatti non si nominava quasi più la Lega ma Salvini come individuo di grande spicco, una sorta di don Rodrigo circondato dai suoi "bravi" che tentava e in parte riusciva a conquistare l'appoggio e il favore di quelli che vogliono un'Italia chiusa rispetto ai migranti che tentano di sbarcare sulle nostre sponde. ________________________________________________________________________________________________ Chiusa ai migranti e in qualche modo chiusa a chi non la pensa come loro. Salvini è anche di bell'aspetto e racconta la sua Italia come una sorta di paradiso, se riusciranno a imbozzolarla nella migliore razza bianca d'Europa. È difficile capire se Meloni la pensi nello stesso modo, forse no, forse le basterebbe diventare sindaco di Roma quando la sindaca attuale la smetterà di far pasticci, e non parliamo di quella torinese, entrambe appartenenti alla schiera del M5S. ________________________________________________________________________________________________ Ma il vero punto di dubbiosa fedeltà alla destra salviniana è Berlusconi. Abbiamo più volte definito Berlusconi come un autore che scrive il testo da recitare. E il medesimo autore si trasforma poi in attore che recita cambiando a suo piacimento il testo scritto da se stesso come autore. ________________________________________________________________________________________________ Lo vediamo così ed è piuttosto complicato vederlo all’opera anche perché non potendosi produrre in prima persona la sua recita è purtroppo per lui affidata ad altri i quali non hanno tutte queste qualità scenografiche e proprio per questo sono assai meno maneggevoli. ________________________________________________________________________________________________ Comunque, di Berlusconi non si sa quello che farà quando tutti i nodi verranno al pettine e dovranno essere o sciolti o tagliati. Nel frattempo Salvini recita e conquista. Ma quanto valgono queste conquiste? Salvini è vicino al 20 per cento, Meloni oscilla tra il 4 e il 5, Berlusconi è al 14. Se fosse un blocco unito insieme supererebbe il 30 per cento e forse arriverebbe al 35 ma non è affatto unito: Berlusconi non sa nemmeno lui quale sarà il suo finale, ma difficilmente quest’ultimo coinciderà con quello di Salvini, il quale vuole comunque tutto il potere assegnato a lui a cominciare dalla presidenza del Senato e a finire con un governo di chiusura per la buona specie. Una cosa però è certa: Berlusconi chiamato a onorare una statua greca che raffigura Salvini non ci sta. Il resto lo vedremo quando la campana di partenza suonerà i suoi rintocchi. ________________________________________________________________________________________________ L’altro grande partito che da solo supera il 30 per cento è quello dei Cinque Stelle, un tempo capitanato dal comico Beppe Grillo che adesso si è messo di fianco e parla ai suoi dal web, ma chi comanda ormai è Luigi Di Maio. Altri nomi di fedelissimi non sono noti anche perché cambiano rapidamente: un movimento, come fino a qualche tempo fa è stato, non ha uno stato maggiore, anzi i movimenti di quel genere si ribellano contro gli stati maggiori, contro le classi dirigenti, contro gli establishment. Sono, anzi erano, un classico populismo italiano. Sennonché Di Maio ha cambiato la situazione: il populismo non c’è più nei Cinque Stelle; c’è un partito, un vero partito, con un piccolo gruppo di comando che si divide le funzioni, alcuni parlano pubblicamente, altri operano funzionalmente e i futuri ministri (ove mai il governo sarà in mani loro) sono scelti tra persone competenti in specifici settori e destinate a occupare i dicasteri. Di Maio li ha enumerati in 17 persone. ________________________________________________________________________________________________ Farà un governo il nostro Di Maio? Non è facile perché gran parte di quelli che hanno aderito al movimento si ritrovano assai mal messi in un partito. Le loro ispirazioni nascevano dalla delusione per il partito in cui militavano, che poteva essere la sinistra democratica, gli scissionisti della medesima, oppure gli astensionisti in gran quantità. Gran parte degli aderenti ai Cinque Stelle sono appunto astensionisti, i quali hanno voluto compiere il dovere civico di andare a votare dopo di che se ne tornano a casa e riprendono il loro mestiere, sempre ammesso che il mestiere ce l’abbiano. Quindi quelli che il movimento-partito desidera mobilitare politicamente non arrivano affatto al 30 per cento, sono molto di meno e si confondono con l’astensione. Ma lo stato maggiore si sta fondando e tuttavia ha bisogno di rinforzi per guidare una massa di elettori che batte tutti gli altri. Ha bisogno dunque di rinforzi qualificati, ma dove cercarli? Non certo da Salvini. ________________________________________________________________________________________________ Con Salvini si può mettere d’accordo soltanto per arrivare il più rapidamente possibile a nuove elezioni nelle quali poi ognuno giocherà il suo gioco: separati e anzi contrastanti una volta ottenute le elezioni quasi immediate. I rinforzi qualitativi potrebbero forse venire (così pensa Di Maio) da alcuni settori della vecchia classe dirigente democratica, ma è molto dubbio che questo avvenga a meno che Di Maio non decida insieme al suo piccolo cerchio magico (anche lui ha un cerchio magico, sembra un destino per la politica del nostro Paese) di dichiararsi un partito di sinistra. In quel caso però il prezzo è piuttosto alto perché se la sinistra gli desse ascolto metterebbe come condizione che fosse lui a dare ascolto a loro. ________________________________________________________________________________________________ Personalmente mi è capitato, in una trasmissione di qualche settimana fa di Giovanni Floris, di immaginare che Di Maio entrasse nel Partito democratico con la massa dei suoi seguaci e ne conquistasse il nome e il comando. Evidentemente era uno scherzo e anche un po’ feroce, ma in realtà conteneva un minimo di verità: o Di Maio si dichiara di sinistra, e quindi si distingue da Salvini e può ereditare non solo i valori ma anche i voti, o rimane nelle condizioni in cui si trova e non è affatto certo che se andasse alle elezioni quasi immediate, come vorrebbero sia lui che Salvini, manterrebbe l’attuale forza numerica. ________________________________________________________________________________________________ Alla fine c’è il Partito democratico, del quale Renzi ha rinunciato alla carica di segretario e leader dopo la batosta elettorale del 4 marzo. E si prepara al futuro, aspettando quando Gentiloni al governo non ci sarà più. Ma qui c’è un errore che mi sembra quello più importante da raccontare anche perché quell’errore lo stanno commettendo un po’ tutti salvo forse Berlusconi. ________________________________________________________________________________________________ L’errore riguarda per l’appunto Gentiloni o meglio il governo Gentiloni e quindi riguarda anche e soprattutto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che come tutte le persone del suo grado e della sua intelligenza conosce il presente e prevede il futuro quando esso rientra nelle loro potestà. ________________________________________________________________________________________________ Tutti ricordiamo ovviamente quello che fece l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando la tempesta economica e sociale scoppiata in America nel 2007 e arrivata ancora più violenta in Europa nel 2008 aveva creato una crisi che non a caso fu paragonata a quella del 1929. Napolitano conosceva bene la storia del nostro Paese e pensò di instaurare un governo tecnico, guidato appunto da un tecnico che era ben noto per queste sue capacità: Mario Monti, che Napolitano nominò senatore a vita e poco dopo capo di un governo per l’appunto tecnico. Durò un anno e con molti sacrifici riuscì tuttavia ad ammorbidire se non addirittura a superare la situazione di crisi e restituire al Paese una decente normalità, dove naturalmente tutte le categorie avevano subito in proporzione ai loro redditi, occupazioni, professioni, i sacrifici necessari che includevano anche i metodi di calcolo dei contributi pagati dagli imprenditori e dai lavoratori allo Stato, l’età delle pensioni e quant’altro. ________________________________________________________________________________________________ Elsa Fornero fu l’autrice di questo aspetto e ancora oggi di Fornero si parla male perché quei sacrifici in parte sono rimasti anche se in un clima generale meno agitato del precedente. Monti commise l’errore, dopo un anno di governo, di ritirarsi da quella carica e fondare un partito proprio. Lì il tecnico si sbagliò: il partito fu molto piccolo, contò molto poco e alla fine si sciolse. Dopo le elezioni, Napolitano nominò come suo successore Enrico Letta del Pd. Enrico fu un buon primo ministro, ma nel frattempo il segretario del partito Bersani fu sconfitto nelle seconde elezioni interne da Matteo Renzi, venuto dal quasi nulla. Dopo pochi mesi silurò Enrico Letta e Napolitano, non avendo più altre cariche a disposizione, nominò Renzi. Sempre nell’ambito della situazione economica e sociale del Paese. Renzi si comportò abbastanza bene e soprattutto guadagnò il 40 per cento alle elezioni europee. ________________________________________________________________________________________________ Di Renzi si possono dire molte cose e noi siamo tra quelli che le hanno dette: quando ci sembrava che avesse preso buone misure sia economico-sociali sia in campo europeo lo lodavamo come meritava; quando invece queste misure ci sembravano sbagliate lo criticavamo e questo accadde abbastanza di frequente, ma se dobbiamo fare il saldo del bene e del male da parte di Renzi e del suo governo, credo che il voto da attribuirgli — uno su dieci — sia tra il sei e il sette e forse più sette che sei. Ha sempre avuto il difetto di voler comandare da solo o con il consueto “giglio magico”, che vuol dire i propri alter ego. La data principale di questo suo percorso è stata quella del referendum costituzionale del 2016. ________________________________________________________________________________________________ In sé e per sé il referendum era giusto: puntava su una struttura costituzionale monocamerale degradando il Senato a un ente di natura più territoriale che nazionale. In realtà in tutti i Paesi europei la struttura è questa. Il guaio però di questo referendum era la legge elettorale allora vigente che dava un largo potere di nomina nel monocamerale al governo. Di fatto, con quella legge elettorale, il potere esecutivo espropriava il potere legislativo. Si sarebbe potuta correggere questa legge e anzi ciò era già nelle promesse che Renzi aveva fatto a quelli che volevano votare “Sì”, ma la massa, con un’affluenza che non si vedeva da anni, votò “No” al referendum. ________________________________________________________________________________________________ Nonostante ciò Renzi riprese il “suo” 40 per cento, che nelle sue speranze doveva restare il patrimonio elettorale del Partito democratico e quindi di lui che ne era il solo leader. Si dimise dal governo, indicò al presidente che gli aveva chiesto un suggerimento il nome di Gentiloni e lui continuò a fare il leader del partito dopo le primarie e dopo la scissione di D’Alema, Bersani e compagnia non cantante, che il 4 marzo ha superato a stento il 3 per cento: un partitino-giocattolino che ha scelto il nome Liberi e uguali. ________________________________________________________________________________________________ Tutti vogliamo essere liberi, quasi nessuno uguale a un altro. La libertà è una gran bella cosa specie se va d’accordo con la giustizia. Fu il motto dei fratelli Rosselli: Giustizia e Libertà. Il tricolore in Francia e in Italia rappresentava anche un terzo valore che era quello della fraternità e questo è tuttora l’ideale in cui molti di noi hanno creduto e credono. ________________________________________________________________________________________________ Quello che abbiamo detto fin qui riguarda il nostro Paese ma omette il rapporto tra noi e l’Europa. Eppure questo è un punto fondamentale. La Germania ha attraversato un periodo molto travagliato di crisi dopo elezioni andate male per Merkel, ma finalmente la Grande Coalizione con i socialisti di Schulz si è realizzata e la Germania è ripartita alla grande, Merkel ha lasciato ai socialisti quasi in appalto la politica finanziaria ma per il resto è lei il leader del Paese ed è lei che ha ripreso la sua funzione europea insieme a Macron. Ma noi come stiamo rispetto all’Europa? Chi ci rappresenta in Europa? Per fare che cosa? ________________________________________________________________________________________________ Mattarella dovrà fare un governo, se riuscirà ad avere una maggioranza, ma non credo che il presidente della Repubblica si acconci a nominare un governo provvisorio tra Salvini e Di Maio con il solo compito di cambiare la legge elettorale e fare immediatamente le elezioni non oltre il prossimo ottobre. E poi? Mattarella farebbe una cosa del genere? Chi lo conosce non lo crede, perché un’ipotesi di questo genere significa l’ingovernabilità fino a ottobre e poi uno scontro di cui si ignorano i risultati che forse non ci saranno perché non emergerà una maggioranza. ________________________________________________________________________________________________ Secondo me quello che pensa Mattarella è completamente diverso ed è molto più ragionevole: dopo aver accertato che una vera maggioranza di governo non c’è, il presidente della Repubblica non può che prorogare l’incarico del governo Gentiloni, il quale in questo caso verrebbe definito di ordinaria amministrazione. L’ordinaria amministrazione sembra un potere inesistente ma non è così, l’ordinaria amministrazione amministra il Paese e se ci sono emergenze da affrontare deve necessariamente affrontarle, è un governo molto simile dal punto di vista costituzionale e amministrativo a quello nominato da Napolitano nella persona di Mario Monti, con la differenza che Gentiloni è molto più politico di Monti e il suo governo di ordinaria amministrazione farà fronte a tutte le emergenze. ________________________________________________________________________________________________ Evidentemente non potrebbe farlo in dissenso con il presidente della Repubblica, quindi il tandem che avrà luogo sarà quello tra Mattarella e Gentiloni. È possibile che nel nuovo governo escano alcuni membri e altri ne entrino, ma lo riteniamo piuttosto improbabile. Questa è la logica. Notizie riservate in materia non ne abbiamo ma la logica sì e sia Mattarella che Gentiloni hanno una logica già ampiamente collaudata. ________________________________________________________________________________________________ Un governo di questa specie può durare dai sei mesi ai dieci mesi e anche più: a quel punto, nel 2019, verrà indetta una campagna elettorale all’esito della quale, assai probabilmente, verrà eletto Gentiloni, dopodiché arriveremo al 2024. Se ci arrivassi anch’io avrei cent’anni, ma Gentiloni è molto più giovane e mi auguro ci arrivi. ________________________________________________________________________________________________ P.s. In questi giorni si compie un anno dalla scomparsa dell’amico Alfredo Reichlin. Il 21 marzo prossimo è la data della sua morte che verrà celebrata a Barletta, suo paese natale, dal sindaco di quella città. Un anno fa scrissi un ampio articolo su di lui, ma oggi il suo ricordo è ancora molto attuale, non soltanto per gli amici intimi ma per le idee che ebbe e che — non sembri strano — sono oggi ancora più attuali di prima. Riguardano l’Italia e l’Europa. Il tema era il partito della Nazione, con il significato del tutto diverso da chi usa questa frase alla maniera di Salvini. ________________________________________________________________________________________________ Il partito della Nazione, per Alfredo, era non già un partito nazionalista e sovranista ma un partito dove i valori e gli ideali raccolgono la storia di questo Paese che è stato una delle fonti culturali e centrali di tutto il continente. Nello sfondo c’era anche la romanità che toccò la Cina all’epoca di Marco Aurelio. Nell’attualità Alfredo vedeva valori e ideali dei quali una grande sinistra era portatrice e l’Italia avrebbe dovuto rappresentare questa grande sinistra in tutta l’Europa, dove del resto la sinistra ha nientemeno fatto la grande rivoluzione e dove il latino è stata la lingua madre di tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo. Questo era il pensiero di Alfredo e questo è il suo lascito e noi lo teniamo presente perché ispira le nostre quotidiane azioni culturali e politiche ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 Marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ [Quella dei centri storici] è brava gente, dopotutto: italiani come gli altri, anche se con strane abitudini tipo leggere i quotidiani e mangiare il sushi. Si rischia, sennò, di calcificare uno snobismo all'incontrario, con il vigoroso contado, sede dei sani valori di una volta, che guarda dall'alto in basso la città decadente. ________________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________________ §2 - L'Amaca [Vandea] ________________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 marzo 2018) ________________________________________________________________________________________________ Prima o poi bisognerà che qualcuno prenda le difese dei famigerati centri storici nei quali il centrosinistra è andato benino. È brava gente, dopotutto: italiani come gli altri, anche se con strane abitudini tipo leggere i quotidiani e mangiare il sushi. Si rischia, sennò, di calcificare uno snobismo all'incontrario, con il vigoroso contado, sede dei sani valori di una volta, che guarda dall'alto in basso la città decadente, favorevole ai rapporti sodomiti e al car sharing. ________________________________________________________________________________________________ Si è ben capito il fatale errore degli anni precedenti, la sottovalutazione degli esclusi, la distrazione ben pasciuta degli inclusi, Londra Parigi Milano New York che brindano alla globalizzazione e si fidanzano con strafichi e strafiche di tutti i colori, anche quelli mai visti; mentre la casalinga di Mortara (variante) e il pensionato di Asolo si blindano in casa per resistere alle razzie dei migranti. Sì, è vero, è successo, e l'errore è stato così grave che ne è sortito uno dei più grandi cataclismi elettorali della storia di Occidente. ________________________________________________________________________________________________ Però adesso non esageriamo: un mondo governato dalla Vandea, e con Parigi in castigo, non è una prospettiva che entusiasmi. Dispiacerebbe ai parigini; ma anche quelli della Vandea, anche se non osano dirlo a Salvini, in cuor loro preferiscono passeggiare lungo i boulevards piuttosto che appostarsi con lo schioppo dietro un fienile, aspettando che arrivino i barbari. ________________________________________________________________________________________________ P.S. - Perché non si equivochi: io ho un fienile e abito in Vandea. ________________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 Marzo 2018 ________________________________________________________________________________________________ Se è il Caos che ci fa paura, se è lo spappolamento della vita civile, basta una fotografia di via Fani o di via Caetani per capire che il Caos, a quei tempi, arrivò a un soffio dalla vittoria. ________________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Cronache di un Sequestro] ________________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 18 Marzo 2018) ________________________________________________________________________________________________ Dalle rievocazioni del caso Moro si esce con la netta sensazione che quei tempi fossero peggiori di questi. Più violenti, e si sapeva; ma soprattutto più tenebrosi, con una democrazia più fragile, e poteri maligni che la torcevano ai loro scopi. Dell’orrenda P2, consorteria di nuovi mestatori e di vecchi fascisti, ci si è dimenticati troppo in fretta. Si stava peggio quando si stava peggio. ________________________________________________________________________________________________ Alla luce di quelle stragi nere favorite da traditori stipendiati dallo Stato, e di quei macelli di strada spacciati per “strategia rivoluzionaria” dagli sciagurati brigatisti, dovremmo rivedere non poco il nostro giudizio sul presente, politico e non solo, di questo Paese, il cui umore lugubre (compreso il nostro) ha bisogno di rimodellarsi sulla realtà: che è una realtà migliore, e rincivilita. Magari più sfilacciata e incerta, ansiogena per carenza di futuro. ________________________________________________________________________________________________ Ma provate a chiedervi quale effetto avrebbe avuto, un’elezione capovolgente come quella del 4 di marzo, sull’Italia di allora; e confrontatela con la relativa calma odierna, perfino eccessiva considerata la situazione. Se è il Caos che ci fa paura, se è lo spappolamento della vita civile, basta una fotografia di via Fani o di via Caetani per capire che il Caos, a quei tempi, arrivò a un soffio dalla vittoria. Oggi rischiamo appena di dovere imparare daccapo nomi e cognomi di governanti eletti a suffragio universale. Non è la fine del mondo. Chi ha memoria, deve lagnarsi un po’ meno del presente. ________________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 12 del 18 Marzo 2018
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1 - Gentiloni unica strada, impossibili le alleanze
post pubblicato in diario, il 11 marzo 2018


____________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 11 del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ____________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ____________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ [....] Eleggere alla presidenza del Senato Emma Bonino e a quella della Camera Laura Boldrini, due donne perfettamente capaci di ricoprire quegli importanti incarichi. Si riaffermerebbe così il femminismo politico che è una novità in parte già attuata con buoni risultati. ____________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ____________________________________________________________________________________________ 1 - Gentiloni unica strada, impossibili le alleanze ____________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 11 marzo 2018) ____________________________________________________________________________________________ Il quadro della situazione politica italiana dopo le elezioni del 4 marzo è abbastanza chiaro. Dico abbastanza perché ci sono, come quasi sempre avviene, alcune soluzioni subordinate che possono improvvisamente diventare principali. Vediamo anzitutto le principali. Dal voto sono usciti due partiti vincenti: Salvini che insieme a Meloni e a Berlusconi arriva al 37 per cento; il leader leghista da solo detiene circa il 18%, raccolto in tutta Italia ma soprattutto al Nord. ____________________________________________________________________________________________ Di fronte a Salvini ci sono i Cinque Stelle di Di Maio che si attestano oltre al 30 per cento. Non è più il movimento che fu di Grillo e Casaleggio, il cui obiettivo non era il governo ma quella parte del popolo sconsolato e sempre più estraneo alla politica coinvolto soprattutto nelle istituzioni intermedie e più vicine alla vita quotidiana: il Comune, gli ospedali pubblici, nelle grandi città i quartieri del centro e della periferia, i sindacati, insomma il popolo degli operai, dei braccianti, dei coltivatori diretti, i lavoratori disoccupati e/o pensionati. Una parte di questo mondo era deluso dalla politica che, con la scusa degli interessi dello Stato, non si occupava più dei cittadini o almeno non come loro avrebbero voluto e quindi il movimento di Grillo era ideale per far sì che quella delusione e quella protesta si facessero sentire. In che modo? Facendo crescere un movimento che fosse appunto la voce di questa protesta. Una posizione alternativa? Non c'era. C'era solo l'odio contro le classi dirigenti. ____________________________________________________________________________________________ Volete un ricordo storico di proporzioni minori rispetto ai Cinque Stelle, ma che ci aiuta a capire in che modo una protesta popolare priva di futuro può diventare qualche cosa di estremamente più importante? Pensate alla presa della Bastiglia. Era un moto di piazza contro il potere assoluto, all'inizio non altro che questo, ma diventò quel che doveva. Non faccio certo previsioni di quel genere per i Cinque Stelle di Di Maio, che non somiglia certo né a Mirabeau, né a Danton, né a La Fayette né tantomeno a Robespierre. Quanto al popolo italiano non è, per fortuna, così disperato. Disperata è l'Africa e qui dovrebbe aprirsi un capitolo che ci riguarda assai da vicino e di cui il governo Gentiloni, in questo coadiuvato dal ministro Marco Minniti, si sta occupando con forza intelligente. ____________________________________________________________________________________________ Lasciamo andare questo tema e torniamo alla situazione che l'Italia sta attraversando. ____________________________________________________________________________________________ Abbiamo dunque due partiti maggiori, uno al centro di una coalizione (Salvini, Meloni, Berlusconi), l'altro da solo ma di pari forza, che sta trasformando il movimento in un partito vero e proprio. ____________________________________________________________________________________________ E poi ci sono i rottami del terzo partito, che non è più di Renzi ma che comunque è rappresentato molto bene dal governo Gentiloni tuttora in carica e che in carica resterà come governo di ordinaria amministrazione se il presidente Mattarella non riuscirà a insediare un nuovo governo con una solida maggioranza. Ma può esistere un governo di tal genere? Di Maio-Salvini: due partiti che non hanno nulla in comune salvo un sostanziale distacco dall'Europa. Si metteranno insieme? Ma chi dei due sarà il presidente del Consiglio cui spetta dare una linea comune al governo e ai suoi ministri? ____________________________________________________________________________________________ Mi sembra assai difficile un'alleanza di tal genere, né è pensabile che Salvini e Berlusconi accettino di partecipare a un governo guidato da Di Maio. ____________________________________________________________________________________________ Ma c'è sulla scena del teatro politico anche il 23 per cento del Pd e della sua piccola ma importante coalizione. Si alleerà con uno dei due partiti maggiori? È escluso che il Pd possa allearsi con Salvini. Con Berlusconi forse sì, arriverebbero insieme a sorpassare il 30 per cento ma non è una maggioranza. ____________________________________________________________________________________________ Resta comunque da vedere chi sarà il successore di Renzi alla guida del partito. Se posso dire il mio pensiero sul rimpiazzo di Renzi, penso che il capo del governo dovrebbe essere eletto anche segretario del partito, come è quasi sempre avvenuto e come è opportuno che avvenga. Del resto l'esempio più prossimo è proprio il governo tra il 2014 e il 2016, quando Renzi occupava entrambe le cariche. ____________________________________________________________________________________________ Dunque: proroga a Gentiloni con entrambe le cariche, magari con qualche ministro a Berlusconi. Vi sembra un'ipotesi accettabile? Penso proprio di no. ____________________________________________________________________________________________ Allora un'alleanza del Pd con i Cinque Stelle. Ci ho scherzato sopra qualche giorno fa nella trasmissione televisiva di Giovanni Floris, dove prevedevo che i Cinque Stelle gremiti di delusi di sinistra si fondessero con il Pd, assumendone il nome e il comando. Ma era appunto uno scherzo un po' feroce per l'uno e per l'altro. ____________________________________________________________________________________________ La soluzione più probabile di questo imbroglio politico è che il presidente della Repubblica, dopo avere constatato che allo stato dei fatti una soluzione non c'è, dia a Gentiloni l'incarico di continuare con il governo esistente che diventerebbe di "ordinaria amministrazione" e che ci si riveda tra un anno con nuove elezioni e possibilmente con una nuova legge elettorale. ____________________________________________________________________________________________ I politici nel frattempo chiariscano la propria situazione interna e i loro rapporti con il quadro nazionale ed europeo. Quanto alla nomina dei presidenti del Senato e della Camera che debbono insediarsi al più presto e ancora prima che il presidente della Repubblica dia inizio alle sue consultazioni, c'è a mio parere una soluzione efficace ed elegante, seppur non gradita ai partiti che hanno vinto: eleggere alla presidenza del Senato Emma Bonino e a quella della Camera Laura Boldrini, due donne perfettamente capaci di ricoprire quegli importanti incarichi. Si riaffermerebbe così il femminismo politico che è una novità in parte già attuata con buoni risultati. ____________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ Mediazione e compromesso non sono parole proibite e nemmeno sporche. Non sono sinonimi di inciucio. L'inciucio si fa di nascosto e prevede spartizioni di poltrone, mentre le mediazioni e i compromessi sono ciò che serve per mandare avanti le famiglie, gli affari, le comunità ad ogni latitudine, e sono indispensabili per evitare sia le guerre tra Stati sia tra vicini di pianerottolo nelle assemblee di condominio. E sono sinonimo di intelligenza. Non scordiamocelo. ____________________________________________________________________________________________ Mario Calabresi ____________________________________________________________________________________________ §2 - La sinistra e l’inganno di un’alleanza ____________________________________________________________________________________________ (di Mario Calabresi Repubblica.it 07 marzo 2018) ____________________________________________________________________________________________ Il futuro del Pd non nascerà dalla battaglia interna sulle dimissioni e sulla successione a Matteo Renzi ma dalla linea che il partito sceglierà nei prossimi mesi e da una risposta fondamentale che dovrà dare nelle prossime settimane: È possibile e opportuno fare un governo con il Movimento 5 Stelle? ____________________________________________________________________________________________ La domanda ha scatenato un dibattito intenso e appassionato nella sinistra, sconvolta dal risultato elettorale: una risposta chiara è indispensabile. Ma la scelta della linea e dell'opportunità di governare insieme con Luigi Di Maio non può essere figlia di mosse tattiche o di guerre intestine al partito. È evidente che ci sono due temi sul tavolo, che si incrociano e si contaminano, ma che devono essere affrontati separatamente: il futuro segretario e una decisione limpida sulla strategia e le alleanze. ____________________________________________________________________________________________ In queste ore si sottolinea come una parte importante di elettori di sinistra abbia votato per il Movimento di Grillo e che quello dovrebbe quindi essere l'approdo naturale per un'alleanza di governo. Io credo che questa lettura sia ingannevole perché quasi sei milioni di cittadini che hanno scelto il Pd e che non sono passati ai 5 Stelle lo hanno fatto proprio perché si sentono alternativi al populismo e perché sono convinti che ci sia una differenza sostanziale tra la cultura espressa dal partito democratico e quella grillina. ____________________________________________________________________________________________ Seppure sconfitta alle urne, esiste ancora una cultura di governo progressista, che può essere sintetizzata in pochi punti. Sforzarsi di interpretare la complessità rifuggendo da soluzioni miracolistiche; respingere le visioni manichee del mondo; attribuire valore alle competenze e all'esperienza; sostenere il lavoro e i giovani con incentivi e facilitazioni, non semplicemente attraverso sussidi; essere convinti che l'Europa e l'euro siano da cambiare e non da buttare, che il processo di integrazione sia da completare e non da boicottare; credere nel metodo scientifico, sia esso applicato alla scienza o alla medicina, a partire dai vaccini (Umberto Veronesi è stato un orgoglio di questo Paese e un luminare nella cura dei tumori, non un impostore da definire "Cancronesi", come fece Beppe Grillo); non avere ambiguità di fronte alle migrazioni, perché sicurezza e integrazione devono stare insieme senza esitazioni. ____________________________________________________________________________________________ Su questo bisogna riflettere con lucidità, senza farsi prendere dall'ansia. Inutile rincorrere il carro dei vincitori, dove ci sembra siano rimasti solo posti in piedi. Da queste parti non lo faremo, per le ragioni elencate e perché non crediamo che esista un anno zero della politica, un giorno della catarsi nel quale - come ha evidenziato ieri Ezio Mauro - sostituire radicalmente tutto l'esistente. Insomma non si può stare con chi vuole buttare il bambino, l'acqua sporca e pure la madre per insediare un nuovo bambino dei miracoli. ____________________________________________________________________________________________ Come può il Pd partecipare a un governo fondato sul presupposto che tutto fino al giorno prima fosse corruzione, inettitudine e disinteresse per i cittadini? Se guardiamo anche solo a quest'ultima legislatura vediamo fior di parlamentari o di ministri che hanno fatto la loro parte con serietà e onestà, misurandosi con la complessità del governare e dei tempi. Così è accaduto anche nelle amministrazioni locali. ____________________________________________________________________________________________ L'anno zero dei grillini, in cui finalmente si governa per i cittadini, quale sarebbe? Qualcuno può seriamente sostenere che Chiara Appendino, persona onesta e perbene, stia guidando meglio il Comune di Torino di quanto hanno fatto i suoi predecessori Valentino Castellani, Sergio Chiamparino e Piero Fassino? Le persone intellettualmente oneste sanno benissimo qual è la risposta. Se il disastro di Roma non travolge Virginia Raggi e il paragone fatto con Torino non si può riproporre è solo perché gli ultimi due predecessori, Alemanno e Marino, per motivi diversi non sono classificabili. Ma se guardiamo a Rutelli e Veltroni allora è evidente che si tratta di un altro campionato. ____________________________________________________________________________________________ Il Pd dovrebbe allora dare i suoi voti all'esecutivo Di Maio per senso di responsabilità? Il Pd è l'unico partito che ha mostrato di coltivarlo in questi anni, altrimenti avrebbe preteso le elezioni dopo la caduta di Berlusconi anziché appoggiare un governo di sacrifici come quello di Monti. Nello stesso modo si sarebbe comportato un anno fa, fregandosene del semestre europeo, invece il famoso senso di responsabilità ebbe la meglio perfino sugli impulsi di Renzi. ____________________________________________________________________________________________ Cinque anni fa il Movimento 5 Stelle umiliò Pier Luigi Bersani, segretario del partito che era arrivato primo alle elezioni, con un disprezzo che non si dimentica. Eppure Bersani, come ha ricordato ieri Alessandra Longo, si era seduto al tavolo dicendo: "Diteci cosa volete fare di questo Paese che è anche il vostro e quello dei vostri figli". La risposta fu la presa in giro in diretta streaming. Era il tempo in cui i democratici erano "zombi". Non si capisce perché oggi gli zombi dovrebbero mettersi a disposizione per il governo della catarsi. È probabile che Luigi Di Maio premier sia un'ipotesi al tramonto in questa nuova legislatura: non ha i voti e non troverà almeno 80 deputati di altre forze politiche disponibili a sostenere lui e il suo governo. E non si capisce perché e in nome di che cosa dovrebbero farlo. In nome del programma del Movimento? Quello lo ha scelto il 32,6 per cento degli elettori, non il restante 67,4. Ciò significa che per oltre 10 milioni di cittadini che hanno votato i 5 Stelle ce ne sono più di 20 milioni che hanno preferito altre forze politiche. ____________________________________________________________________________________________ Tra qualche settimana se ne renderanno conto e allora la situazione prenderà altre strade: o cambieranno direzione e proveranno a convincere la Lega a fare un governo insieme (ma Salvini che diventa il vice di Di Maio proprio non lo vedo) oppure faranno i conti con la realtà e, messa da parte la presunzione di aver vinto da soli e di poter dettare le condizioni, proporranno nomi diversi su cui cercare convergenze, ma con l'elasticità di ascoltare le ragioni degli altri e di trovare necessarie mediazioni. ____________________________________________________________________________________________ Nel frattempo il Pd dovrebbe evitare di perdersi in manovre interne e in partite di piccolo cabotaggio, ma sforzarsi di affrontare un dibattito alto e alla luce del sole. La chiarezza e la trasparenza sono la migliore delle medicine per una sconfitta come quella di domenica, serviranno come base per provare a ricostruire. ____________________________________________________________________________________________ Ps: mediazione, così come compromesso, non sono parole proibite e nemmeno sporche. Non sono sinonimi di inciucio. L'inciucio si fa di nascosto e prevede spartizioni di poltrone, mentre le mediazioni e i compromessi sono ciò che serve per mandare avanti le famiglie, gli affari, le comunità ad ogni latitudine, e sono indispensabili per evitare sia le guerre tra Stati sia tra vicini di pianerottolo nelle assemblee di condominio. E sono sinonimo di intelligenza. Non scordiamocelo. ____________________________________________________________________________________________ La striscia del 11 marzo 2018 ____________________________________________________________________________________________ Un cammello (che, poveretto, deve passare per quella cruna) sarebbe un eccellente simbolo, per la sinistra del futuro. ____________________________________________________________________________________________ Michele Serra ____________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca, [Il cammello e la cruna] ____________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 11 marzo 2018) ____________________________________________________________________________________________ Sembra di capire che per molti di noi il grande problema, nei prossimi mesi (anni?) sarà questo: come si fa a tenere fermo qualche buon principio, però senza farlo cadere dall’alto, e anzi discutendolo gomito a gomito e all’altezza dei marciapiedi dove tutti, ogni giorno, camminiamo? Come si fa a dismettere il tono predicatorio/spocchioso, senza però adottare, per ruffianeria o per convenienza, un tono becero e illetterato? Come si fa a difendere la cultura, la sua basica importanza (il pane e le rose), però senza farlo pesare a chi cultura non possiede, o ne possiede una quantità insufficiente? ____________________________________________________________________________________________ A difendere la gentilezza mettendo in chiaro che non si sta difendendo la forma, ma la sostanza della vita sociale? A essere popolo, perché è ciò che tutti siamo (uno vale uno non l’ha inventato Grillo: è la democrazia, è il suffragio universale) però ricordando a noi stessi, in quanto popolo, che dobbiamo alzare il livello, non abbassarlo? A dire che gli ignoranti devono potere imparare e i sapienti devono potere insegnare, senza per questo essere tacciati di essere “casta”? Difficilissimo: ma è da quella cruna che dobbiamo passare, perché il vero cammello, in Italia e nel mondo, è diventata la sinistra. Ecco, un cammello (che, poveretto, deve passare per quella cruna) sarebbe un eccellente simbolo, per la sinistra del futuro. Mettendo nel conto le accuse di essere amici degli arabi, oltre a tutto il resto. ____________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 11 del 11 marzo 2018
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§1 - La sinistra per battere i populismi (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 Marzo 2018)
post pubblicato in diario, il 4 marzo 2018


Anno XI N° 10 del 04 marzo 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 04 marzo 2018 _________________________________________________________________________________________ Ecco perché la sinistra deve essere ricostituita: deve darsi un'appartenenza propria e durevole nella soluzione di una classe dirigente ricca di talenti, di passato e di futuro, con un presente che riflette con completezza la vita. I giovani hanno molta energia, i vecchi hanno molta esperienza. Poi resta la morte, di cui spesso non ci accorgiamo nemmeno. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La sinistra per battere i populismi _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 04 Marzo 2018) _________________________________________________________________________________________ Alcuni abili osservatori sostengono che il Partito democratico sarà l'ultimo tra i tre maggiori. Altri osano prevedere esattamente il contrario e cioè che il Pd sarà il primo. Domani conosceremo gli esiti, ma è tuttavia curioso che i vaticini degli esperti siano così nettamente distanti l'uno dall'altro. Il partito del premier Gentiloni potrebbe ottenere un buon risultato che sarà certamente sorretto dall'alleanza con Bonino e con Casini ma è difficile che possa scavalcare i Cinquestelle e il patto Berlusconi-Salvini. Sarebbe veramente un risultato inatteso. D'altra parte c'è un'ipotesi molto più probabile e cioè quella che condurrebbe Gentiloni, per libera scelta del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, all'incarico di dirigere un governo di normale amministrazione se trova una maggioranza in Parlamento. _________________________________________________________________________________________ Il governo di ordinaria amministrazione può durare dai quattro agli otto mesi e anche più, come avvenne con Napolitano quando nominò Mario Monti che governò per un anno e poi fu lui a ritirarsi perché voleva fondare un partito politico. L'eventuale governo Gentiloni alla fine dovrà essere sostituito con nuove elezioni e auspicabilmente, con una legge elettorale più semplice di quella attuale e più maggioritaria. Se le elezioni dovessero premiare Gentiloni, Renzi potrebbe continuare a guidare il partito con piena legittimità. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente avremmo un governo alquanto diverso dal precedente: Gentiloni avrebbe la facoltà di cambiare alcuni dei suoi ministri mantenendo peraltro i dem particolarmente efficienti, a cominciare da Marco Minniti, Carlo Calenda e Dario Franceschini. Comunque Renzi avrebbe ancora la guida del suo partito che potrebbe rafforzare nominando presidente colui che lo fondò dieci anni fa, cioè Walter Veltroni. Il partito così acquisterebbe un peso non da poco sia in Italia sia in Europa. _________________________________________________________________________________________ Questa situazione disegnerebbe un quadro del tutto nuovo rispetto a quello precedente, non solo per l'Italia ma per l'Europa e per la costiera dell'Africa mediterranea, dal Libano al Marocco. Dal che si deduce che l'Italia potrebbe entrare a far parte dell'attuale alleanza tra Francia e Germania. Anche la Spagna potrebbe essere cooptata nel vertice europeo che si trasformerebbe così in un quadrilatero. Si tratta ovviamente solo di previsioni, ma attuabili, specialmente per il rapporto con i partner che ci avvicinerebbe al traguardo federale senza più il sovranismo nazionalistico dell'attuale Confederazione. La nuova legislatura durerebbe fino al 2023. Il dopo è impossibile prevederlo: temi di un'altra successiva legislatura dovranno affrontare problemi che non sono certo quelli di oggi. Alcuni dei quali tuttavia sono prevedibili: clima, tecnologie, globalità, migrazioni, integrazioni, entropia, crescita vertiginosa della popolazione africana, prevalenza demografica della gioventù sulla vecchiaia, diritti delle donne, riduzione della profondità dei mari e loro estensione. _________________________________________________________________________________________ Alcuni di questi problemi si risolveranno con esiti positivi per molti popoli, ma la maggior parte con esiti negativi. E la popolazione del mondo, per quanto riguarda la nostra specie, dapprima aumenterà ancora ma poi scenderà drasticamente. La stella del Sole che è già in fase discendente aumenterà di dimensione con la conseguente distruzione dei sub-pianeti e poi dei pianeti più lontani fino a quelli più vicini tra i quali la nostra Terra. L'ombra del Sole porterà alla fine alla scomparsa sua e di tutti i pianeti che lo circondano. _________________________________________________________________________________________ C'è chi ipotizza che tale fenomeno avviene di continuo nell'universo: le stelle muoiono, i buchi neri aumentano. La sola a riacquistare potenza energetica sarà l'entropia ma per poco tempo (naturalmente parliamo qui di miliardi di anni) finché l'intero universo entrerà totalmente nella fase centripeta fino ad essere riassorbiti nel minuscolo nucleo di energia potenziale. Secondo alcuni, ormai da tempo l'universo alterna le fasi esplosive a quelle implosive. Si tratta naturalmente di alternanze di miliardi di anni che ci consentono due deduzioni: l'universo alterna crescita e decrescita. Ma resta a questo punto una domanda: nel momento della restrizione al massimo, il tempo esisterà ancora oppure non scorrerà più? Questo è un problema insolubile; se il tempo scompare, potrà mai ritornare? E se non tornerà, che succede senza più il tempo che è il vero creatore dell'universo? _________________________________________________________________________________________ Voi lettori vi domanderete perché dopo essermi occupato della politica italiana ho affrontato addirittura la scomparsa del tempo lasciando di necessità la mancata risposta. Perché ho mescolato questi due problemi così diversi? Qualche giorno fa sulla Lettura ho trovato quattro articoli su due pagine con due titoli su Montaigne: il primo dice "Quando scrivo sono Io" e il secondo "Quando penso sono Io". È naturalmente l'affermazione che Io è il vero pilastro della nostra specie. Montaigne ne era totalmente consapevole e questo vuol dire che quello che noi chiamiamo il popolo in realtà è formato da individui che fanno massa soltanto quando detestano i loro dirigenti e cioè quando il populismo vince su ogni altra forma politica e tuttavia il populismo dura molto poco perché un popolo privo di un capo diventa preda dell'anarchia, anch'essa destinata a vita breve. Dopo l'anarchia non ci può essere altro che la dittatura. _________________________________________________________________________________________ L'alternativa di queste varie soluzioni è per l'appunto la democrazia la quale, nel significato che gli hanno dato Platone e dopo di lui Aristotele suo allievo, hanno visto la politica come il culmine della vita associata. L'Io però è prevalentemente individuale e determina l'impoverimento della vita associata anche se oscilla tra l'individuo, la sua famiglia, il suo quartiere, la sua città, la sua regione e alla fine la propria nazione. Un passo ulteriore è dettato dalla globalità la quale estende l'Io a interi continenti. La forza di attrazione dell'Io va dall'individuo al continente cui appartiene, ma l'Io del continente è molto più fragile di quello individuale. Ecco perché la sinistra deve essere ricostituita: deve darsi un'appartenenza propria e durevole nella soluzione di una classe dirigente ricca di talenti, di passato e di futuro, con un presente che riflette con completezza la vita. I giovani hanno molta energia, i vecchi hanno molta esperienza. Poi resta la morte, di cui spesso non ci accorgiamo nemmeno. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 04 Marzo 2018 _________________________________________________________________________________________ Per fare la cosiddetta antipolitica, alla fine, si è costretti a fare la politica, e questo suggerisce l'ipotesi che le tre Italie che oggi vanno a votare abbiano almeno una cosa in comune: una Repubblica con la quale fare i conti. _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca, Movimento 5 Stelle Elezioni Politiche _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 04 Marzo 2018) _________________________________________________________________________________________ Di Maio corre a Pomigliano d'Arco, la sua città, restituendo al territorio, che è una vecchia e sana categoria della politica, almeno parte di quel potere che il suo partito, un poco esotericamente, dice di volere affidare al web. _________________________________________________________________________________________ Il classico "seggio sicuro", con le pacche sulle spalle dei compaesani e magari qualche scambio di battute in dialetto: uno dei tanti inevitabili aggiustamenti di chi, partito per ribaltare la politica, ne viene un poco ribaltato, e per fortuna. I cinquestelle, mano a mano che da movimento messianico diventano partito di massa, non fanno "più paura": ne fanno un po' di meno, perché la pratica di strada, di quartiere e di studio televisivo sbiadisce quell'aura aliena che li rende indigeribili a noi comuni mortali. _________________________________________________________________________________________ Accadde già a Berlusconi (ben più potente, più ricco e dunque più eversivo di Di Maio) di scendere a Roma per smantellare il "teatrino della politica" e diventarne uno degli indiscussi mattatori; nel caso i cinquestelle stravincessero, come loro dicono, anche per loro interverrebbe una stagione di normalità, adeguamenti, ripensamenti. Dovessero salire al Quirinale non presenterebbero una lista di algoritmi, ma di ministri. Anche per fare la cosiddetta antipolitica, alla fine, si è costretti a fare la politica, e questo suggerisce l'ipotesi che le tre Italie che oggi vanno a votare abbiano almeno una cosa in comune: una Repubblica con la quale fare i conti. La striscia del 04 Marzo 2018 _________________________________________________________________________________________ Le elezioni resistono ai decenni nella loro ammirevole banalità e nella loro inesorabile uguaglianza. Vado a votare volentieri perché mi fa sentire finalmente identico agli altri. _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca, [domenica vado a votare volentieri] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 01 Marzo 2018) _________________________________________________________________________________________ Non so come dirlo, mi sento in imbarazzo: domenica vado a votare volentieri. _________________________________________________________________________________________ Con una sensazione di contentezza che occhieggia, come una pepita nel fango, in mezzo allo sconcerto, alle litigate con gli amici (e i lettori), al dubbio di sbagliare voto, alla coscienza che il Rosatellum è un pateracchio. È una sensazione che mi accompagna ormai da mezzo secolo e resiste alla consunzione degli anni e dei partiti, alle intemperie, al deperimento delle idee — le mie come le altrui. Credo dipenda in piccola parte dal fardello etico che ciascuno di noi porta in spalla, la famosa coscienza democratica e bla bla bla. E in larga parte dal conforto, ormai rarissimo, della cerimonia collettiva, dell’occasione uguale per tutti, stesso giorno stesse ore stesso tricolore appeso stessa matita copiativa, dalla metropoli al villaggio, dal seggio sul lungomare ventoso a quello del suburbio maleolente, dal rettore al camionista, dalla casalinga all’attrice. _________________________________________________________________________________________ La messa è dei cattolici, la moschea dei musulmani, l’ebreo va al tempio e l’ateo salta il turno; quanto al calcio è sparpagliato qui e là senza rispetto, non è più il rito della domenica. _________________________________________________________________________________________ In televisione quasi nessuno guarda più lo stesso programma. Molti neppure più la televisione. Non si sa come, non si sa per quanto, le elezioni resistono ai decenni nella loro ammirevole banalità e nella loro inesorabile uguaglianza. Vado a votare volentieri perché mi fa sentire finalmente identico agli altri. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 10 del 04 Marzo 2018
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