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PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE
§1 - La storia punisce l’ignavia dell’Europa (di Eugenio Scalfari) §2 - L'amaca [Alba Dorata] (di Michele Serra) §3 - Le parole che Rodotà direbbe oggi (di Simometta Fiori)
post pubblicato in diario, il 24 giugno 2018


Anno XI N° 26 del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ L'Ue dovrebbe diventare una federazione, ma non ci riuscirà con la politica razzista di Salvini. Nella società globale comandano i grandi imperi, ma il Vecchio Continente non lo è più. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - La storia punisce l’ignavia dell’Europa _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 24 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Domenica scorsa ho dedicato il mio articolo a due personalità italiane che, operando in settori molto diversi l'uno dall'altro, avevano entrambe contribuito al rafforzamento dell'Unione europea e delle singole nazioni che la compongono: Mario Draghi e Marco Minniti. Sono passati appena sette giorni da allora e la storia dell'Italia e dell'Europa si è completamente capovolta: il sovranismo delle singole nazioni si è rafforzato e insieme con esso è comparso un sentimento di razzismo di cui non si aveva ancora alcuna presenza se non estremamente marginale. _________________________________________________________________________________________ Nel frattempo, la Lega di Matteo Salvini nei sondaggi ha addirittura raggiunto il 29,2 per cento dei consensi superando da sola i 5 Stelle che dal 32 sono scesi al 29 per cento. La Lega per di più può contare su un 9-10 per cento di Forza Italia e un 4 di Fratelli d'Italia, per un totale che arriva abbondantemente sopra il 40 per cento. _________________________________________________________________________________________ Questa è la storia in termini numerici, mai così pessima per l'Italia e per l'Europa, dove fenomeni analoghi a quelli della Lega si stanno rafforzando in molti Paesi, a cominciare da quelli di Visegrád, ma non soltanto: anche in Grecia, in Austria, in Scandinavia e in alcune regioni della Francia, dove, per fortuna, Macron ha poteri presidenziali che lo mettono al riparo da emergenti fenomeni di razzismo e di nazionalismo che da tempo si sentivano del tutto sconfitti. _________________________________________________________________________________________ Draghi per fortuna sarà ancora per un anno alla testa della Bce, ma Minniti è ormai fuori da ogni potere perché il governo Gentiloni da tempo non c'è più, sicché la politica del futuro migratorio si è capovolta portando la politica italiana al vertice del razzismo. Si è visto nello scontro tra Salvini e Saviano, nelle misure programmate contro i rom. _________________________________________________________________________________________ Questi fenomeni nell'Italia di oggi sono ancora marginali, ma sono comunque entrati a far parte del programma di governo. I 5 Stelle non li condividono e il premier Conte ne sembrerebbe anch'egli alieno. Mattarella per quanto gli compete è del tutto contrario, ma la forza popolare attratta dalla destra razzista sembra pronta a seguire il Capo che, a sua volta, sta considerando l'ipotesi di nuove elezioni da effettuarsi entro un anno. Che faranno, rispetto a questa ipotesi, i 5 Stelle? E il Partito democratico? E come sarà modificata la legge elettorale? E infine quale sarà il risultato delle prossime elezioni europee? _________________________________________________________________________________________ Dirò qui il risultato d'una diagnosi che finora era sfuggita a chi si occupa di questi problemi: il vero malanno politicamente e socialmente non è l'Italia o perlomeno non è soltanto l'Italia, ma è soprattutto l'Europa, a cominciare dalla più forte delle nazioni europee: la Germania. La coalizione della Cancelliera si è improvvisamente spaccata in due: la Csu, forte soprattutto in Baviera, ha rotto con la Cdu della Merkel. Non era mai accaduto. _________________________________________________________________________________________ Sono entrambi due partiti con un fondamento politico-religioso: la Cdu segue un'ispirazione cristiana di centro-sinistra, molto più protestante che cattolica; la Csu rappresenta il cattolicesimo di destra. Come mettere Gronchi, Fanfani e Moro da una parte e Dossetti dall'altra. Naturalmente in Italia, Paese sede del Vaticano, l'influenza religiosa era politicamente molto forte; in Germania no, è quasi invisibile ma c'è. È comunque la prima volta che quei due partiti, sempre alleati, si dividono _________________________________________________________________________________________ L'iniziativa non è stata della Merkel che anzi politicamente ne sta molto soffrendo. Il principale rappresentante della Csu, Horst Seehofer, occupa l'importante carica di ministro dell'Interno ed è tuttora al suo posto. La Merkel infatti non vorrebbe affatto che l'aspro dissenso politico con la Csu producesse un forte distacco che forse renderebbe indispensabili nuove elezioni. Ragion per cui il ministro dell'Interno tedesco ha ricavato l'amicizia del ministro dell'Interno italiano (Salvini) sul tema dell'Europa rispetto all'immigrazione. I due, almeno sulla carta, sembrano abbastanza allineati, mentre non lo sono i socialisti della Spd, anch'essi alleati dei due partiti cristiani di centro. _________________________________________________________________________________________ Vedremo il risultato del sostegno di Salvini a Seehofer. Sta di fatto che anche questo è il sintomo della crisi europea. La Merkel, come se nulla stia accadendo nel suo governo, continua a comportarsi con Macron come se il patto tra loro fosse tuttora in piedi, ma di fatto non lo è. Macron si avvale dei suoi poteri presidenziali sulla Francia ed è quindi il leader attualmente più forte in Europa sul tema dell'immigrazione, soprattutto per quanto esso riguarda la situazione generale del Mediterraneo _________________________________________________________________________________________ Macron è alleato con lo spagnolo Sanchez e con quelli che condividono la politica di Minniti, ministro dell'Interno dell'ex governo Gentiloni: gli immigrati vanno fermati in campi sulla costa libica, che debbono essere bonificati e servono a trattenere gli immigrati sulla costa africana per essere rinviati nei Paesi d'origine non appena in quelle zone cominci la programmata politica di investimenti europei. Capitali europei, nuove produzioni che mettano economicamente in moto i Paesi africani invertendo in tal modo la corrente di fondo dell'immigrazione, non più dall'Africa all'Europa, ma al contrario: gli immigrati tornino in patria, un processo di industrializzazione si metta in moto con capitali cospicui, tecnici e specialisti europei che affluiscano in Africa e avviino l'industrializzazione di quelle regioni. _________________________________________________________________________________________ Bisognerebbe che l'intera Europa partecipasse a questa politica ma, da quando in Italia domina Salvini soprattutto per quanto riguarda l'immigrazione, il problema è assai più complesso: l'Europa dovrebbe impegnarsi in Africa per impedire l'immigrazione in Europa e contribuire al sostanziale miglioramento dell'economia africana mentre Salvini considera tutta quella gente come carne da cannone; sicché sperare in un contributo positivo della Lega è soltanto un sogno. Quanto a Minniti, che di quel programma è uno dei più importanti autori, è fuori gioco e per rientrarvi dovrebbe operare con le vesti di un dirigente nominato dall'Europa. _________________________________________________________________________________________ Tra poco ci saranno le elezioni europee e vedremo quale Parlamento ne uscirà, chi lo presiederà, chi presiederà la Commissione che è in sostanza il governo dell'Unione, sia pure con poteri largamente limitati. _________________________________________________________________________________________ Una cosa è certa: l'Europa è composta da nazioni che con il passar del tempo appoggiano sempre più due obiettivi da realizzare. Il primo era quello di estendere a tutti i Paesi la moneta unica che in questo modo avrebbe avuto la stessa forza del dollaro e forse perfino di più. Ma questo obiettivo non è stato minimamente tentato. _________________________________________________________________________________________ Il secondo obiettivo dell'Europa e in particolare dell'Eurozona era di rafforzare le proprie istituzioni in un processo che dovrebbe avere come finalità quella di trasformare una Confederazione in una Federazione. Di qui un ministro delle Finanze unico per l'Eurozona; un ministro dell'Interno unico con competenze specifiche sia sul tema dell'immigrazione sia su quello delle comunicazioni riservate e del controspionaggio. Infine una sorta di Fbi operante alla dipendenza del ministro dell'Interno. _________________________________________________________________________________________ Va anche detto che l'ipotesi della Federazione escluderebbe - ove fosse finalmente realizzata - i poteri del presidente francese, i quali dovrebbero essere assorbiti dal presidente europeo. L'Europa riuscirà a realizzare in tutto o in parte questo obiettivo? In tutto lo escluderei ma almeno in parte dovrebbe e sarebbe già un notevole successo. Ma da quel che sta accadendo adesso, specie con la politica razzista e antieuropea di Matteo Salvini, la risposta è purtroppo negativa. Il sovranismo nazionale è in forte crescita e non si vede chi riesca a fermarlo e a invertire la rotta. _________________________________________________________________________________________ Ripeterò quanto scritto più volte ma purtroppo senza alcun risultato. In una società globale dove contano soltanto gli Imperi, chi comanda sono gli Stati Uniti d'America, la Russia, la Cina. In parte l'Oceania. Il resto sono popoli e Paesi imbarcati su scialuppe di salvataggio che sono alla mercé delle grandi navi che rappresentano gli Imperi esistenti. Il numero di questi imperi potrebbe però in breve tempo aumentare. Per esempio l'America del Sud; per esempio un'ampia quota dell'Africa centro-meridionale. L'Europa, che è stata duemila anni fa la culla di un grande Impero, non lo sarà mai più. Colpa nostra e solo nostra. La storia ci sta già punendo e sempre più ci punirà. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Il rogo politico appiccato dal ministro della Paura Salvini sul fronte dei migranti, degli zingari, di Saviano, dei vaccini, di tutto quanto potesse servire ad accreditare il suo ruolo di ammazzasette, ha bruciato sul nascere qualunque altra lettura di questo governo. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Alba Dorata] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 24 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Nei giorni scorsi il ministro del Lavoro Di Maio si è occupato delle condizioni contrattuali dei cosiddetti rider, precari della consegna a domicilio.È stato il suo primo atto politico di governo; e qualunque sarà il risultato, è stata una scelta importante, che pone rimedio a precedenti omissioni e lacune. Se questo fosse veramente, come si illude di essere, il “governo del cambiamento”, il suo biglietto da visita avrebbe potuto essere, appunto, l’apertura di un fronte sindacale nuovo di zecca, in rappresentanza simbolica di tutto il precariato fin qui quasi privo di voce. _________________________________________________________________________________________ Ma non lo è stato: perché il rogo politico appiccato nel frattempo dal ministro della Paura Salvini sul fronte dei migranti, degli zingari, di Saviano, dei vaccini, di tutto quanto potesse servire ad accreditare il suo ruolo di ammazzasette, ha bruciato sul nascere qualunque altra lettura di questo governo. Con buona pace dei precari, la cui causa, nell’agenda politica, è a stento nella top ten, saldamente presidiata dalle istanze leghiste, che sono istanze securitarie, sovraniste, antieuropee, in due parole sole: di estrema destra. _________________________________________________________________________________________ Disse qualche anno fa Beppe Grillo che si doveva ringraziare il suo movimento perché avrebbe evitato all’Italia l’arrivo al governo di Alba Dorata. Speriamo che Grillo, Di Maio, le loro cerchie di pensatori e la loro legione di elettori non siano costretti a rendersi conto del fatto che Alba Dorata, al governo, ce l’hanno portata loro; e che per questo, solo per questo rischiano di passare alla storia. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 24 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Un anno fa moriva il grande giurista Stefano Rodotà. Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Azzariti raccontano “la mancanza della sua voce, mentre si assiste alla frantumazione nazionalistica di quei diritti per cui lui aveva combattuto” _________________________________________________________________________________________ Simometta Fiori _________________________________________________________________________________________ §3 - Le parole che Rodotà direbbe oggi _________________________________________________________________________________________ (di Simometta Fiori Repubblica.it 23 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Un anno fa moriva il grande giurista. Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Azzariti raccontano “la mancanza della sua voce, mentre si assiste alla frantumazione nazionalistica di quei diritti per cui lui aveva combattuto”. Che avrebbe detto oggi Stefano Rodotà? Come avrebbe reagito il giurista che teorizzava il diritto a protezione dei più deboli in un’Italia che fa la voce grossa con gli ultimi? Quale bussola morale ci avrebbe indicato al cospetto di un ministro dell’Interno che respinge i migranti, minaccia censimenti etnici, dileggia esseri umani devastati da guerre e miseria? Raramente un anniversario si rivela nella sua drammatica attualità: a un anno esatto dalla scomparsa, niente sembra più lontano dall’eredità civile e culturale di Rodotà del Paese sovranista che maltratta i più fragili. «La mancanza della sua voce ci appare ogni giorno più grave e pesante», dice Gustavo Zagrebelsky, che gli è stato affianco in molte battaglie ideali. _________________________________________________________________________________________ «Rodotà ha dedicato il suo impegno culturale a valori quali dignità, umanità, libertà, tolleranza, giustizia, solidarietà: tutti temi provvisti di una portata universale, che non si prestano a essere declinati per nazionalità. I diritti umani sono per tutti — italiani, senegalesi, rom — senza esclusioni. Oggi stiamo assistendo a una frantumazione nazionalistica di questi valori, che non vengono negati in sé ma parcellizzati, reclamati da alcuni a danno di altri. Una pretesa particolaristica che si traduce in compressione dei diritti altrui». È la fine di un mondo, continua Zagrebelsky, il tramonto di principi sanciti dalla dichiarazione dei diritti universali, stelle polari conquistate dalla storia dopo le catastrofi del XX secolo. _________________________________________________________________________________________ «Si blindano i confini esterni e se ne costruiscono di nuovi all’interno, al fine di separare quelli che stanno con noi ma non sono parte di noi: oggi migranti e nomadi, domani chissà chi altri». Non si tratta di ignorare i problemi che possono derivare dalla presenza dei rom nelle grandi città, «ma il passaggio alle ruspe implica un salto culturale enorme». E allora bisogna trovare soluzioni «senza violare quei principi che sono al centro della ricerca intellettuale di Rodotà». _________________________________________________________________________________________ Una sua parola chiave è “dignità”, il rispetto della persona nella sua integrità, termine a cui attribuiva maggiore immediatezza rispetto a parole storiche come “eguaglianza”, “libertà”, “fraternità” proprio perché più direttamente evocativa dell’umano. «Come tutti i classici, Rodotà ha anticipato le risposte alle domande ora più urgenti», interviene Gaetano Azzariti, il costituzionalista che ne è stato allievo. «Un punto essenziale della sua costruzione teorica è l’antropologia dell’homo dignus, che considerava il grande lascito della Costituzione. Non è un caso che i primi articoli della Carta europea, a cui Stefano diede un contributo essenziale, siano dedicati alla dignità. _________________________________________________________________________________________ […] Sicuramente uno come lui, con la sua dottrina, sarà stato sollecitato molte volte a prestare consulenza o a fornire pareri pro veritate nei processi in cui si muovono enormi interessi economici. Non l’ha mai fatto. E anche questa scelta indica quanto tenesse all’autonomia della sua professione». _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 26 del 24 giugno 2018
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§1 - Draghi e Minniti per l'Italia e la UE (di Eugenio Scalfari) §2 - L'amaca [Yalta o Guerre Stellari???] (di Michele Serra) §3 - L'amaca [Razzisti o classisti ?] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 18 giugno 2018


_________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 18 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Governo Salvini-Di Maio: una delle soluzioni peggiori che il nostro Paese abbia mai votato. Se molti italiani cambieranno idea col passare del tempo, questa, sì, sarebbe una fortuna, ma per averla bisogna combattere dalla parte giusta. Oso augurarmi che questo avvenga presto. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Draghi e Minniti per l'Italia e la UE _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 18 giugno 2018) In questi ultimi dieci anni l’Europa, anzi l’Occidente globalmente considerato, ha avuto personalità rilevanti in politica e in economia, due settori che sembrano distanti e infatti lo sono, ma intimamente intrecciati. Sono stati dieci anni d’una crisi economica, cominciata nel 2007 a New York e in tutta l’economia americana, che inizialmente sembrò riguardare soltanto una banca, ma dopo pochi mesi diventò una tempesta e, valicando in poche ore l’Atlantico, arrivò sull’Europa come un turbine di fuoco e fiamme. Questa tempesta infuriò per un anno, poi gradualmente rallentò la sua forza anche per l’intervento di personaggi di notevole rilievo. _________________________________________________________________________________________ Editorialmente queste vicende richiederebbero un libro e non certo un articolo di giornale. Perciò ci limitiamo a un solo nome, che tuttavia ha ricoperto una parte notevole in questa storia: Mario Draghi. All’inizio della crisi presiedeva la Banca d’Italia, ma poi passò alla presidenza della Banca centrale europea (Bce), fondata per amministrare la moneta di recente esistenza, l’euro, condivisa da 19 Paesi europei tra cui i più importanti: la Germania, la Francia, l’Italia, la Spagna, l’Olanda, il Portogallo, la Grecia, i Paesi scandinavi. Draghi ha nel consiglio della Bce tutte le Banche centrali dei vari Paesi che hanno aderito all’Euro. La Banca centrale tedesca ( Bundesbank) ha spesso votato contro la sua politica monetaria, tutte le altre a favore. _________________________________________________________________________________________ Nell’autunno del 2019 il mandato di Draghi scadrà e non sarà rinnovabile. Perderemo un uomo di prim’ordine che non sarà facile sostituire. Ma qual è stata la sua politica monetaria, che ha conferito alla sua figura un carattere storico? Dobbiamo tenere presente che Draghi ha sempre avuto, direi nella testa e nel cuore, l’obiettivo di realizzare un’Europa con una struttura costituzionale federale, sia pure limitata ai 19 Paesi dell’Eurozona. Se si dice a lui che questo è stato il suo obiettivo, risponderà di no. E forse è una risposta che corrisponde soggettivamente alle sue intenzioni, ma oggettivamente non è così. _________________________________________________________________________________________ La sua politica non è stata soltanto monetaria, ma ha creato situazioni di politica economica e sociale che altrimenti non si sarebbero verificate. Gli obiettivi sono stati i seguenti: 1. Impedire la deflazione in tutti i Paesi dell’Eurozona. 2. Impedire che l’inflazione sorpassi il 2,5 per cento. 3. Stimolare la piena occupazione e limitare (non impedire) l’occupazione a tempo determinato specie tra i giovani. 4. Stimolare le esportazioni dei Paesi che hanno bisogno di valuta estera per l’acquisto di materie prime che quei Paesi non possiedono. 5. Unione bancaria europea che riguardi i crediti in sofferenza trasferendo la titolarità all’Unione europea finanziata per quest’operazione con emissione di Buoni del Tesoro europeo venduti sul mercato. 6. Creare un ministro delle Finanze unico per tutti i Paesi dell’Eurozona. _________________________________________________________________________________________ Questa più o meno la politica europeista di Draghi, il quale ha anche tenuto presente l’entità del debito pubblico italiano e la necessità di ridurlo con apposite politiche di bilancio e fiscali che puntino a ridurre le diseguaglianze dei redditi. L’acquisto da parte della Bce di titoli dei vari Paesi è servito a immettere liquidità nel sistema affinché i vari obiettivi fossero raggiunti. Ora questa politica è praticamente conclusa. Il ministro delle Finanze unico, in teoria già approvato dall’Unione europea ma non ancora scelto e insediato, potrebbe non piacere al nuovo governo italiano. Ma il tema dovrebbe essere affrontato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E il Pd dovrebbe far sua questa battaglia. _________________________________________________________________________________________ *** Questo è stato e sarà ancora per qualche mese Mario Draghi. Ora vorrei fare un altro nome che, con altre caratteristiche ma analoghe capacità, ha operato nel delicatissimo settore dell’immigrazione: Marco Minniti, ex ministro dell’Interno nell’ex governo Gentiloni. Minniti è stato un buon ministro dell’Interno, soprattutto nella vigilanza rispetto a quelle che si chiamano le “periferie” dell’Isis, che ci sono anche in Italia e vanno seguite giorno per giorno e ora per ora per impedire che eventuali loro progetti sovversivi si realizzino come è già avvenuto in altri Paesi. Ma l’aspetto più significativo di Minniti riguarda un tema diverso, quello dell’immigrazione. Un tema di grande importanza per il nostro Paese, che geograficamente è il più vicino alla costiera libica, tripolina e cirenaica. _________________________________________________________________________________________ Gli sforzi di Minniti in quell’area datano da meno di un anno e si collegano, appunto, al tema dell’immigrazione. Il movimento di singoli individui e famiglie, ma in certi casi di interi popoli, è stato messo in moto soprattutto dalla società globale e infatti questi continui movimenti avvengono dovunque e in qualunque direzione. Papa Francesco, che ha colto tra i primi questo fenomeno, l’ha chiamato in senso positivo « meticciato » , cioè una continua mescolanza e possibilmente integrazione tra popoli di origini diverse che incontrandosi e integrandosi daranno luogo a una sorta di nuova razza diffusa in vari continenti, perché si tratta d’un fenomeno di massa che secondo gli esperti durerà a dir poco un secolo. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente il tema di Minniti è molto più localizzato: si tratta di gestire l’immigrazione che da alcune regioni africane punta verso l’Italia e, attraverso l’Italia, verso altri Paesi dell’Europa ancor più appetibili del nostro. Minniti ha avuto vari aspetti dell’immigrazione da studiare e vari obiettivi concreti da realizzare. _________________________________________________________________________________________ Cerchiamo di esaminarli uno per uno. C’è innanzitutto quello dei campi di detenzione che sono stati aperti in Italia e sulla costa libica. Quelli italiani, secondo il piano Minniti, dovrebbero al più presto essere chiusi perché non c’è ragione che gli immigrati in Italia restino a lungo in campi assai male amministrati. Se si tratta di rifugiati da accogliere, allora vanno inseriti in singoli Comuni dopo le necessarie trattative con le autorità locali, e lì possono avere un futuro lavorativo e familiare. Diversamente vanno rimpatriati. Ma dove e come? _________________________________________________________________________________________ Sulla costa libica di campi di concentramento ce ne sono molti e finora anch’essi malamente amministrati. Minniti ha cominciato proprio lì il suo lavoro, d’accordo con le varie autorità libiche, quella di Tripoli, di Tobruk e di Bengasi. I campi sono stati già in buona parte presi sotto il diretto controllo italiano con l’assistenza anche di un reparto di polizia militare che ha l’unico compito di sorvegliare che l’amministrazione sia effettuata secondo le norme civili stabilite. Purtroppo questi campi sono indispensabili perché la fuga dai Paesi d’origine di molte famiglie o singoli individui è continua e, se abbandonata al gruppo di chi ci specula, essa tende ad aumentare di numero. Bisogna dunque operare in due modi: bonificare i campi costruiti e cercare di arrestare la fuga dai Paesi d’origine. _________________________________________________________________________________________ Questo sarebbe ed è già il punto decisivo della politica minnitiana: i fuggitivi dai Paesi d’origine, sempre che non abbiano commesso reati e siano fuggiti per evitare le sanzioni conseguenti, sono il frutto di una speculazione in grande stile di vari gruppi scellerati, i quali, facendosi lautamente pagare in euro o in dollari e non certo nella moneta locale, li prendono sotto custodia, li guidano lungo il deserto fino a raggiungere la costa o cirenaica o tripolina o addirittura egiziana venendo dal Sudan. Poi questi migranti vengono imbarcati sui gommoni e avviati soprattutto verso la costa o alcune isole italiane, che sono le più vicine. Talvolta, come sappiamo dalle cronache, sono abbandonati prima di sbarcare. Una volta in Italia, spesso tentano di proseguire verso la Germania, che è uno dei punti d’arrivo di queste organizzazioni para-mafiose. _________________________________________________________________________________________ Naturalmente i campi costieri che sono stati presi in amministrazione da Minniti (e cioè dal governo italiano) tendono ad arginare il flusso verso l’Italia e a creare un deflusso in direzione contraria, cioè verso i Paesi d’origine. Sono Paesi abbastanza fertili, molti dei quali si affacciano sull’Atlantico, e i loro governi centrali, spesso dittatoriali o comunque di una democrazia assai dubbia, sono in gran parte formati da tribù locali guidate da califfi. È una situazione para- feudale che alimenta guerre interne e l’ascesa di temporanee dittature. I califfi tuttavia e le relative tribù rappresentano la struttura di quei Paesi. In alcuni di loro, che sono poi l’origine del flusso di immigrati scaricati sulle coste italiane, hanno preso contatto con Minniti e sono addirittura venuti al Viminale. _________________________________________________________________________________________ Alla base dell’accordo c’è l’investimento di capitali italiani ed europei, con il lancio di produzioni industriali che i Paesi d’origine chiedono e dove sarebbe impiegata una manodopera in buona parte formata dai quei fuggitivi riportati in patria, con un impiego lavorativo già concordato e anche lì con piccoli contingenti militari a difesa di impianti e di chi ci lavora. Insomma, una strategia di industrializzazione di alcuni settori africani che avrebbe il compito di invertire la direzione: non fuga verso l’Europa, e in particolare verso l’Italia, ma afflusso di capitali e anche di italiani e di europei destinati a far funzionare l’industrializzazione delle regioni africane. Nel frattempo, e questa è un’altra iniziativa di Minniti ma anche di comunità cristiane del tipo di Sant’Egidio, sono stati aperti alcuni cosiddetti corridoi di comunicazione da Ovest verso Est per trovare altri sbocchi e altre attività. _________________________________________________________________________________________ Questo è stato il lavoro di Minniti. Poi al suo posto e al posto del governo Gentiloni è subentrata la nuova coalizione e in particolare il ministro dell’Interno di oggi, Matteo Salvini, il quale sull’immigrazione ha un concetto esattamente opposto a quello di Minniti. Inutile aggiungere, perché è un fatto notorio, che Salvini vuole chiudere il tema dell’immigrazione così come vuole chiudere i porti e vuole semmai cacciare tutti i rifugiati: che se ne tornino a casa e lì restino. _________________________________________________________________________________________ La mia opinione è che una personalità con la competenza di Minniti in questo settore dovrebbe essere utilizzata dall’Europa, le cui autorità dovrebbero affidargli appunto la soluzione in chiave europea della politica dei migranti. Sarebbe una soluzione molto positiva dal punto di vista europeo e anche italiano per tutti quelli che giudicano il governo Salvini- Di Maio come una delle soluzioni peggiori che il nostro Paese abbia mai votato. Se molti italiani cambieranno idea col passare del tempo, questa, sì, sarebbe una fortuna, ma per averla bisogna combattere dalla parte giusta. Oso augurarmi che questo avvenga presto. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Dello storico incontro di Singapore, niente rimanda al campo capitalista o a quello comunista o a memorie e identità novecentesche; come per avvisarci che, di qui in poi, dovremo arrangiarci a capire tutto daccapo. Per il momento incassiamo una pace contratta con modi da bulli e paurosa pochezza verbale. In passato persone più eleganti e di buone letture scatenarono carneficine. Dunque, occhio ai pregiudizi. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 - L'amaca [Yalta o Guerre Stellari???] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 13 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Non so se sia un’osservazione marginale, ma nelle storiche foto dello storico incontro di Singapore a stringersi la mano sono due storici freaks. Due tipi umani, diciamo così, non molto regolamentari. Uno è la caricatura dell’americano grosso e zotico, con enormi cravatte rosse che gli penzolano sulla patta dei pantaloni, capelli cotonati color carota, modi volgari e un vocabolario di poche decine di parole, quante ne bastano per twittare. L’altro è una specie di cartoon sferico ed enigmatico, capo di un Paese militarizzato in ogni suo minimo dettaglio, sul quale circolano le voci più efferate e i sospetti più crudeli. _________________________________________________________________________________________ Ben più che a Yalta l’immagine dei due fa pensare a Guerre Stellari, a un’umanità mutante e comunque post-moderna, mai più riconducibile all’estetica borghese e proletaria che segnò il Novecento. Non Roosevelt non Churchill ma neppure Stalin, tantomeno Krusciov la cui moglie pareva il monumento vivente alla massaia rurale, mentre le femmine che circondano Kim paiono esteticamente molto evolute e quasi vistose, più da rapper che da dittatore comunista. _________________________________________________________________________________________ Niente rimanda, in entrambi i campi, quello capitalista e quello comunista, a memorie e identità novecentesche, come per avvisarci che, di qui in poi, dovremo arrangiarci a capire tutto daccapo. Per il momento incassiamo una pace contratta con modi da bulli e paurosa pochezza verbale. In passato persone più eleganti e di buone letture scatenarono carneficine. Dunque, occhio ai pregiudizi. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 17 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ Bisogna ricominciare a studiare. Sperando che capire meglio le cose, e dirle meglio, prima o poi torni a essere un titolo di merito. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §3 - L'amaca [Razzisti o classisti ?] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 16 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Non è razzista, è classista la molla profonda che spinge molti europei a detestare i migranti. È il terrore piccoloborghese nei confronti chi sta sotto e spinge per emergere, i senza voce, i senza reddito: la moltitudine dei soli, veri ultimi del mondo, depredati dalla storia e, scusate la rozza sintesi, dall'uomo bianco. È il succo di una lunga, profonda intervista di Christian Dalenz a Giobbe Covatta (da anni attivo nella cooperazione con l'Africa) sull'Espresso. _________________________________________________________________________________________ Se questa analisi è giusta, lo scontro politico in atto andrebbe riveduto e corretto. Non è degli "ultimi abbandonati dalla sinistra" (ritornello incessante) che il populismo e il sovranismo prendono le difese. È dei ceti medi spaventati e impoveriti (i penultimi, dunque) e della loro paura degli ultimi. La paura è un sentimento mai ammirevole ma sempre rispettabile, e hanno fatto molto male le sinistre europee di ogni ordine e grado a ignorarla. _________________________________________________________________________________________ Ma il loro evidente complesso di inferiorità rispetto all'evidente egemonia culturale delle destre, che parlano e urlano "nel nome del popolo", andrebbe vigorosamente curato. La rappresentanza politica delle destre non è "popolare", è piccolo borghese per cultura e per visione sociale. E questo cambia molte cose, a partire dalla ridefinizione degli interessi in campo e da quella che una volta si chiamava analisi di classe. _________________________________________________________________________________________ Sì, bisogna ricominciare a studiare. Sperando che capire meglio le cose, e dirle meglio, prima o poi torni a essere un titolo di merito. _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 25 del 17 giugno 2018
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§1 - Svegliamoci e salviamo il Paese dai razzismi (di Eugenio Scalfari) §2 – L’Amaca [Che ci faccio io qui?] (di Michele Serra)
post pubblicato in diario, il 10 giugno 2018


Anno XI N° 24 del 10 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO _________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE _________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ L'obiettivo è tornare ad avere una democrazia moderna e rivolta al bene del popolo. Ora è necessario tornare in campo per riconquistare i diritti civili, sociali e politici. Il momento del confronto è arrivato, non bisogna farselo sfuggire. _________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari _________________________________________________________________________________________ §1 - Svegliamoci e salviamo il Paese dai razzismi _________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 10 giugno 2018) Sulla carta la maggioranza politica che sostiene il governo Conte è molto forte proprio perché non è omogenea, a parte il cosiddetto contratto e a parte la curiosa circostanza che il premier non fa parte del Parlamento. Quella del resto non è una novità: neanche Renzi faceva parte del Parlamento, eppure era capo del governo e segretario del suo partito. _________________________________________________________________________________________ L'attuale e disomogenea maggioranza è formata dalla Lega di Salvini e dai Cinque Stelle di Di Maio. La somma arriva attorno al 50 per cento del corpo elettorale che è andato alle urne. Ci sono, poi, Forza Italia col 14 per cento e Fratelli d'Italia con il 4 per cento. Nel centrosinistra il residuo è formato dal 19 per cento del Partito democratico e da un 5 per cento di vari rimasugli raggruppati: i radicali della Bonino, Liberi e Uguali di Grasso, Bersani e D'Alema. Più altre frattaglie pressoché invisibili. Che cosa tiene insieme quel circa 50 per cento della maggioranza? Un solo ma fondamentale elemento: il potere. _________________________________________________________________________________________ Elemento basilare per tutto il genere vivente, dagli alberi ai fiori, ai cani, ai cavalli, ai leoni, alle tigri, ai cervi, alle aquile, ai passeri, ai pesci, agli squali, alle farfalle, alle formiche e via dicendo. Il potere anima tutte le specie viventi, che per esistere e riprodursi hanno bisogno di acqua, di aria, di cibo, di riproduzione, sono prede e al tempo stesso predatori. Ma la nostra specie si distingue da tutte le altre per un solo ma fondamentale elemento che si chiama Io. _________________________________________________________________________________________ L'Io è la consapevolezza di esistere e di dover morire ed è anche la coscienza del sé, la facoltà di auto-giudicarsi mentre si vive e si opera. Di solito l'auto-giudizio è positivo perché l'Io ama se stesso più d'ogni altra cosa e persona; ma, sia pure assai di rado, l'auto-giudizio è negativo. Se fosse sempre negativo dimostrerebbe una mente vacillante oppure orgogliosa di sé per il coraggio di darsi torto. Insomma, tra gli animali di cui facciamo parte siamo il più complicato di tutti. _________________________________________________________________________________________ Torniamo ai fatti nostri, di natura politica. Se esaminassimo la diversa storia, i diversi obiettivi, la diversa natura dei programmi, del carattere dei leader, degli interessi pubblici e privati dei loro seguaci, vedremmo rilevanti diversità, capaci di metterli gli uni contro gli altri. Potrà anche accadere in futuro, ma non certo in questa fase dove la necessità di usare il potere predomina su tutte le altre. Questo, almeno per ora, non solo li unisce ma fa concepire scenari di tale importanza da attrarre i loro seguaci e abbattere tutti i loro avversari. _________________________________________________________________________________________ Lo scenario che circola in questi giorni è fantasmagorico: l'ipotesi di base è che l'attuale governo e l'attuale maggioranza durino quattro anni, cioè fino al 2022. In quell'anno scade il mandato dell'attuale presidente della Repubblica e il Parlamento deve eleggerne uno nuovo. Se l'attuale maggioranza è ancora in piedi, sarà lei a votare il nuovo capo dello Stato. Per sette anni di mandato. La scelta non sarebbe facile proprio perché l'attuale maggioranza è, come abbiamo già detto, disomogenea. Ma la scelta d'una personalità malleabile, buona per tutti gli usi e magari con poteri alquanto diminuiti da un'opportuna riforma costituzionale, spianerebbe la via. A quel punto l'attuale maggioranza diventerebbe un regime. _________________________________________________________________________________________ Vi ricordate il Re Vittorio Emanuele III di Savoia? A partire dal 1936, dopo le nuove conquiste effettuate, Mussolini gli aveva attribuito la carica di Re d'Italia e d'Albania e Imperatore d'Etiopia. Lui era rimasto Duce. E nel linguaggio dell'antica Roma, Duce era il massimo: il potere concentrato nelle sue mani, non in quelle del Re, qualunque fosse la sua denominazione. _________________________________________________________________________________________ È poi vero che nel 1943 il Duce si ritrovò con i suoi gerarchi contro: il Re lo considerò dimissionario e lo fece imprigionare; ma queste vicende furono determinate dalla guerra perduta proprio in quei giorni, con gli eserciti nemici che stavano conquistando l'Italia. _________________________________________________________________________________________ Torniamo ai nostri. Se il loro governo durerà quattro anni, eleggeranno il nuovo presidente della Repubblica e per altri sette anni avranno in mano anche il Quirinale. È possibile che eventi del genere si siano impadroniti della loro fantasia? E quale sarebbero le conseguenze per il nostro Paese? _________________________________________________________________________________________ Il nostro, quali che siano le opinioni e i programmi dei partiti e dei cittadini elettori, è un Paese europeo e quindi occidentale perché l'Europa fa parte dell'Occidente, anzi ha contribuito a fondarlo, come pure l'America del Nord, del Centro e del Sud. Ma ciò che si sta sfaldando è proprio l'America. Da quando - ormai da un anno - Donald Trump è alla testa degli Usa la politica americana è profondamente cambiata. Trump sta affrontando con coraggio politico una sorta d'amicizia con la Russia e anche con la Cina e la Corea del Nord. _________________________________________________________________________________________ L'Europa nella politica americana è una sorta di scatola dentro la quale c'è qualche biscotto che si può mangiare con piacere ma non di più. In una società globale contano gli Imperi e quindi gli Usa, la Russia e la Cina. L'Europa non è un Impero, ma un miscuglio senza guida. Semmai, in Asia bisogna tener d'occhio la Malesia, la Birmania e il Giappone. Ma siamo ai giocattoli. I veri Imperi sono quei tre: Usa, Russia, Cina. Il futuro è lì, nelle loro armate, nella loro tecnologia, nella loro ricchezza. Quanto alla popolazione, però, la differenza è notevole: gli Usa hanno pochi abitanti rispetto a Cina e Russia. Ma questo non preoccupa Trump, non è il numero demografico che conta ma la potenza e la ricchezza. E queste l'America le ha, come e più degli altri. Questo è ciò che veramente conta o almeno Trump la pensa così e forse vede giusto. _________________________________________________________________________________________ Anche l'Europa, se lo volesse, sarebbe un Impero. Avrebbe addirittura tutte le carte per essere il primo, non per numero della popolazione ma per potenza, ricchezza e, aggiungo, per cultura e per storia. Le Americhe del Nord e del Sud sono storicamente appendici dell'Europa ed è stato così dal Cinquecento all'Ottocento. Per tre secoli le Americhe sono state inglesi, spagnole, francesi, irlandesi e anche italiane. Insomma europee. Ma l'Europa non è mai stata unita: sempre divisa, sempre dilaniata da guerre di potere, di classe, di religione. L'Europa ha avuto degli Imperi: quello spagnolo, quello inglese e perfino quello portoghese. E dove erano questi Imperi? Nella più gran parte erano costituiti dall'America. Ma erano Imperi di singole nazioni europee, non dell'Europa in quanto tale. L'Europa in quanto tale c'è stata soltanto nell'antica Roma e in particolare nell'epoca dei cosiddetti "Antonini" da Traiano a Marco Aurelio. _________________________________________________________________________________________ Quella fu l'Europa della potenza e anche dei diritti civili, della lingua dominante, della cultura. Aveva come centro geografico e politico il Mediterraneo in tutta la sua estensione che aveva Roma come punto geograficamente, politicamente e culturalmente centrale. _________________________________________________________________________________________ Queste vicende bisognerebbe ricordarle ed operare di conseguenza, ma non mi pare che sia così e che l'Europa si muova in questa direzione. E non parliamo dell'Italia di Salvini e di Di Maio: razzisti e populisti. _________________________________________________________________________________________ Mussolini fu anche lui razzista e populista. I nostri attuali governanti parleranno mai dal balcone di Palazzo Venezia? Di Maio certo no; Salvini, forse, una tentazione l'avrebbe, l'Europa democratica non fa per lui. Però adesso c'è anche Conte. Se fosse coraggioso, Conte sarebbe un'edizione del tutto diversa dai suoi due padroni. Questa, sì, sarebbe una vera novità, ma gli elettori sarebbero disposti a cambiare cavallo? _________________________________________________________________________________________ Quelli che la pensano come noi il cavallo lo vorrebbero di tutt'altra natura. Nel Partito democratico ne esistono in abbondanza ma da tempo non corrono più. Ora sarebbe venuto il momento: per l'Italia e per l'Europa. Bisogna riprendere la battaglia e combattere per salvare il Paese e il Continente del quale facciamo parte. Salvarli dal razzismo e dal populismo con l'obiettivo di tornare ad avere una democrazia moderna e rivolta al bene del popolo. Svegliatevi dal sonno e tornate in campo per riconquistare i diritti civili, sociali e politici. Il momento del confronto è arrivato, non ve lo fate sfuggire. _________________________________________________________________________________________ La striscia del 10 giugno 2018 _________________________________________________________________________________________ [Conte] incarna perfettamente il mistero (inquietante, ma anche affascinante) dell'avventura grillina: catapultare al potere chiunque, e per qualunque ragione o pretesto o autoinganno, come se chiunque potesse davvero essere in grado di esercitarlo, il potere. _________________________________________________________________________________________ Michele Serra _________________________________________________________________________________________ §2 – L’Amaca [Che ci faccio io qui?] _________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 10 giugno 2018) _________________________________________________________________________________________ Deve avere una psiche d'acciaio, questo Giuseppe Conte, per reggere una parte così importante, e così improvvisa, con apparente tranquillità. Oppure, al contrario, una psiche gassosa, che si lascia attraversare dagli eventi senza opporre resistenza. Incarna perfettamente il mistero (inquietante, ma anche affascinante) dell'avventura grillina: catapultare al potere chiunque, e per qualunque ragione o pretesto o autoinganno, come se chiunque potesse davvero essere in grado di esercitarlo, il potere. _________________________________________________________________________________________ Chi non fa parte di quella partita può solamente immaginare il groviglio di pensieri e di pulsioni che l'ha generata: da un coraggioso "ce la posso fare anche io" a un delirante "il mondo è sempre stato governato da cretini, ora per fortuna arrivo io". Da un servizievole "c'è bisogno di me", a un ridicolo "finalmente si sono accorti che solo io posso sistemare le cose". _________________________________________________________________________________________ Nessuno, dall'esterno, è in grado di capire se la vera anima di questo sommovimento sia il fondamentalismo democratico (uno vale uno al punto che chiunque può fare il premier) o un vaniloquente sbocco di spocchia che si sprigiona da teste mediocri come rimedio all'anonimato. Nessuno può dirlo, nessuno può saperlo, la sola speranza è che almeno loro, in un accesso di introspezione, se lo chiedano. Ovvero che Conte, strette le mani dei potenti della Terra, nel buio del suo letto d'albergo, a occhi spalancati, si domandi sul serio: che ci faccio io qui? _________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 24 del 10 giugno 2018
continua
§1 - Quell’asse pericoloso tra populisti e antieuropei (di Eugenio Scalfari) §2 - L'Amaca [E le donne?] (di Michele Serra) §3 - L'Amaca [La frittata è fatta. Buon appetito (Altan)] (di Michele Serra )
post pubblicato in diario, il 3 giugno 2018


Anno XI N° 23 del 03 giugno 2018 ________________________________________________________________________________________ IL MEGAFONO ________________________________________________________________________________________ PENSIERI DELLA SETTIMANA, COMMENTI E NOTIZIE ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 giugno 2018 ________________________________________________________________________________________ Renzi il talento ce l'ha ma finora lo ha usato per trarne beneficio come fanno i capi del populismo. Ma il Pd è e deve essere assolutamente il contrario del populismo e quindi mi auguro che Renzi capisca finalmente, dopo quattro anni, che cos'è il luogo politico dove ha passato questo lungo periodo della sua vita. ________________________________________________________________________________________ Eugenio Scalfari ________________________________________________________________________________________ §1 - Quell’asse pericoloso tra populisti e antieuropei ________________________________________________________________________________________ (di Eugenio Scalfari Repubblica.it 03 giugno 2018) ________________________________________________________________________________________ Tutto il mondo è sottosopra, non solo l'Italia ma anche l'Europa, l'America del Nord, il Messico, il Venezuela, parte dell'Africa da Est a Ovest. I Paesi meno sconvolti sono quelli che hanno dimensioni continentali e quindi sono più in linea con la società globale: la Russia dello zar Putin, la Cina di Xi Jinping. ________________________________________________________________________________________ Ci si può e ci si deve domandare il perché d'un simile sconvolgimento e anche delle sue poche ma estremamente importanti eccezioni. Non pretendo certo io di fornire la chiave di questo fenomeno, ma posso tuttavia porre qualche domanda e dare qualche risposta, dettata dall'esperienza che si avvicina a un secolo di intensa vita vissuta nel senso della curiosità per quanto accadeva intorno e dal bisogno di spiegarla a me stesso e a chi si è interessato a questi problemi. La prima domanda è questa: perché è nata la società globale e che cos'è realmente? ________________________________________________________________________________________ La seconda riguarda la sua origine tecnologica, i cui progressi non accennano ad arrestarsi. Ci siamo più volte posti la domanda se siano gli uomini a usare la tecnologia o viceversa la tecnologia a usare gli uomini. Queste due domande - come sempre accade quando si affronta un tema di grande importanza - non sono alternative ma entrambe riflettono la realtà: tecnologia e interventi di governo modificano, prevedono il futuro insieme in modo che prosegua quanto già realizzato. Il fenomeno di base della tecnologia e della nostra influenza su di essa deve essere anche difeso da quello che si chiama populismo. ________________________________________________________________________________________ Dobbiamo curarci, insieme alla globalità di gran parte del mondo, dei giovani dei popoli più poveri disposti ad abbandonare i luoghi dove sono nati e dove non sono riusciti a sottrarsi alla fame, alla schiavitù, alle malattie, non avendo avuto alcun aiuto e alcuna difesa. Quei popoli che vogliono sottrarsi a una condizione disumana e sono attratti da luoghi dove le condizioni di vita sono migliori, e dove vogliono trasferirsi in maniera permanente, accettando però la cultura dei Paesi che li accolgono. ________________________________________________________________________________________ Questa situazione non è soltanto di oggi. Era così pesante da indurre cinquecento anni fa Rabelais a descrivere le strade semoventi. In un suo celebre romanzo racconta appunto che le strade camminavano da sole e chi voleva andare in un luogo diverso da dove si trovava, saliva su una delle strade che portavano da quelle parti e senza mai fare lui un passo, era la strada a portarcelo. Qualche cosa di simile dovrebbe accadere ora per chi accetta l'arrivo dei profughi, che dovrebbero accettare a loro volta la situazione che trovano nel Paese dove approdano e dove vorrebbero acclimatarsi al più presto. ________________________________________________________________________________________ Qualche cosa di simile ha tentato il governo Gentiloni e in particolare il ministro Minniti che di fatto, se riduciamo le cose a un'immagine, ha tentato ed è parzialmente riuscito a creare delle strade che da sole portavano i profughi in luoghi sicuri e di maggiore accoglienza. ________________________________________________________________________________________ Del resto qualche cosa di simile, in ben altre gigantesche proporzioni, lo fece a suo tempo l'Impero romano. Prima conquistava i luoghi dove la strategia politica e militare conduceva le legioni, ma poi cercava e riusciva a eguagliarne il tenore di vita a quello romano e a estendere i diritti civili di Roma a tutti i popoli che accettavano il dominio dell'Impero romano. Ricordo ancora la celebre canzone che quando ero giovane e studente cantavamo ogni sabato. "Sole che sorgi libero e giocondo / sui nostri colli i tuoi cavalli doma / tu non vedrai nessuna cosa al mondo / maggior di Roma". Noi coltivavamo l'idea dell'Impero ma lo facevamo in modo sbagliato, per facilitare la brama ad emergere del fascismo mussoliniano. ________________________________________________________________________________________ La realtà storica però è quella e l'Impero di Roma fu per molti anni un centro che espandeva civiltà, cultura, diritti ai popoli che vi appartenevano. Ora il populismo è diventato tutt'altra cosa ed è questo che bisognerà attentamente esaminare. ________________________________________________________________________________________ Il populismo di oggi è un fenomeno che è stato molto diffuso nel tempo con caratteristiche quasi sempre identiche: il popolo (o la plebe che dir si voglia) si ribellava contro le classi dirigenti che sfruttavano in vari modi la sua miseria e la cavalcavano per trarne il massimo vantaggio. Così nasceva il populismo, cioè la rivolta della plebe angariata contro i padroni che si comportavano in quel modo. La cosa era talmente diffusa che nell'antica Roma, di cui abbiamo già fatto cenno, la plebe aveva un tribuno che la difendeva ed era il solo tribuno sacro perché aveva quel compito e non altre mansioni amministrative e militari come di solito i tribuni ricoprivano. Tribuni della plebe furono i Gracchi che ci rimisero la vita per battersi nell'adempimento del loro compito. ________________________________________________________________________________________ Oggi non c'è più plebe e tantomeno tribuni che la difendono e il populismo è il desiderio del popolo di abolire ogni tipo di classe dirigente della quale teme le vessazioni, per sgombrare il terreno sociale e politico da tutto ciò che esiste ed occuparlo. Naturalmente hanno un capo che gli serve per tenerli uniti e guidarli sulla strada prescelta. Altro - almeno in teoria - quel capo non dovrebbe fare. Sarà poi il popolo riunito nelle sue grandi assemblee a decidere come procedere. Naturalmente questo capo utilizza il potere di essere uno senza altra concorrenza. Naturalmente li guida verso i luoghi dove loro vogliono andare ma, guidandoli, finisce con il portarli dove vuole andare lui e che sono luoghi più adatti al potere del populismo. ________________________________________________________________________________________ Non è che tradisce il suo dovere populista, ma lo assolve assumendo una carica simile a quella di un dittatore. I dittatori sono accettabili se lavorano per il bene altrui e non per il proprio, nella storia è sempre stata questa la motivazione ed è sempre stata regolarmente tradita. Così sono sempre nate le dittature, da quella di Cesare e di Ottaviano Augusto a quella di Mussolini e scusatemi il paragone ma era sempre Roma che li ispirava. ________________________________________________________________________________________ Da oggi abbiamo il governo Conte. È una trovata da non disprezzare: Di Maio e Salvini volevano entrambi guidare il governo che nasceva dalla loro alleanza e dal famoso "contratto" che avevano compilato insieme circa le misure economiche e sociali da prendere non appena conquistato il potere. ________________________________________________________________________________________ L'accordo era completo salvo su quel punto che è peraltro fondamentale: chi dei due avrebbe guidato un governo con i colori del centrodestra ma con contenuti alquanto diversi da questa dizione. Per superare questa dicotomia che rendeva impossibile la formazione del governo hanno pensato a una soluzione molto furba anche se di scadente qualità: hanno scelto una terza persona, di buon livello professionale (professore universitario di Diritto) ma di totale insipienza politica. Un docente tuttavia che era attratto dalla politica, ne nutriva una passione teorica che, con l'offerta ricevuta, si sarebbe attuata. Perciò ha accettato senz'altro e dopo lunghe traversie che sono durate una decina di giorni a causa del problema del ministro Savona destinato all'Economia. Poi, il nodo Savona è stato anch'esso sciolto e l'invito a corte è ridiventato attuale e immediatamente accettato dal beneficiario. Ma anche dal presidente della Repubblica Mattarella. ________________________________________________________________________________________ Questa accettazione di Mattarella merita un'interpretazione e una rappresentazione. L'interpretazione è che in un Paese dove Di Maio e Salvini mettendo insieme i voti ottenuti alle elezioni del 4 marzo superano il 50% (a giudicare dai sondaggi oggi arriverebbero vicino al 60%), era inevitabile che a loro venisse affidato il compito di formare un governo. ________________________________________________________________________________________ Questo è il motivo per il quale il presidente della Repubblica ha accettato la formazione di questo esecutivo, sperando naturalmente che i ministri scelti e le competenze a ciascuno di loro attribuite corrispondessero a quanto necessario per un governo efficiente. Così sembra sia stato: i nomi dei ministri prescelti e i ministeri ad essi affidati sembrano accettabili. Forse buoni. Forse eccellenti. Purtroppo però i vicepresidenti del consiglio Di Maio e Salvini rappresentano (mi verrebbe da dire quanto di peggio) un governo molto al di fuori delle necessità italiane ed europee. ________________________________________________________________________________________ L'Italia sta discretamente bene dal punto di vista economico poiché, insieme a tutto il resto dell'Occidente, ha superato la tempesta economica scatenatasi nel 2007 in America e poi trasmigrata in Europa con una violenza che gli esperti giudicano maggiore di quella che scatenò la crisi del 1929. ________________________________________________________________________________________ Una volta superato il peggio l'economia italiana, sia pure con maggiore lentezza rispetto ad altre nazioni dell'Unione europea, sta procedendo verso il meglio sia per quanto riguarda l'occupazione (sia pure in parte precaria) sia per quanto riguarda la domanda di consumi. Che cos'è dunque che non ci soddisfa di questo governo? ________________________________________________________________________________________ Per quanto riguarda i Cinque Stelle è evidente che Di Maio guida un movimento populista. Che i populisti arrivino a un governo di un Paese come il nostro non è un fenomeno da accogliere col battimano per le ragioni che abbiamo già illustrato. ________________________________________________________________________________________ Salvini non è populista ma è peggio: è un antieuropeo. Non ama l'euro, vorrebbe uscirne per raggiungere i Paesi di Visegrád. Se poi fosse addirittura possibile vorrebbe anche uscire dall'Unione. Naturalmente la sua politica contro gli immigrati di qualunque specie è ben nota. Quindi Europa chiusa all'immigrazione ma se questo non è possibile (e non credo che lo sarà) allora è meglio che dall'Europa usciamo noi. Questo è Salvini, per fortuna in parte limitato da Di Maio e con Conte che rappresenta tutti e due, recitando ogni sera (cosi penso che faccia) la preghiera alla Madre di Dio affinché gli tenga la mano in testa. ________________________________________________________________________________________ Adesso vorrei terminare parlando della sinistra, ciò che deve fare in Italia e ciò che deve fare in Europa. Ma non lo farò. L'ha già fatto pochi giorni fa su questo giornale Walter Veltroni che ha detto tutto il dicibile in materia e che io spero vivamente abbia un'influenza determinante sul Partito democratico che sarà nei prossimi mesi, mi auguro, guidato da Paolo Gentiloni insieme a Minniti, a Calenda, a Delrio, a Franceschini, e con l'ispirazione di Romano Prodi. Lo stato maggiore c'è. Ne dovrebbe far parte anche Renzi se smettesse di voler comandare da solo. Dopo parecchi anni nei quali ha beneficiato ma infine scontato questo suo malanno inesauribile, dovrebbe trarne finalmente le esperienze ed entrare nello stato maggiore accettando di esserne uno dei membri e non il solo e neppure il principale. Se lo farà sarà un bene per lui e anche per il partito perché Renzi il talento ce l'ha ma finora lo ha usato per trarne beneficio. ________________________________________________________________________________________ Così fanno i capi del populismo, ma il Pd è e deve essere assolutamente il contrario del populismo e quindi mi auguro che Renzi capisca finalmente, dopo quattro anni, che cos'è il luogo politico dove ha passato questo lungo periodo della sua vita. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 giugno 2018 ________________________________________________________________________________________ Colpisce notare che la scena politica, ridotta a un rissoso direttorio di soli maschi, abbia fatto sfoggio di una fragilità, di una volubilità senza precedenti. Magari una solida madre di famiglia, abituata a ben altro, avrebbe accorciato i tempi della crisi. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §2 - L'Amaca [E le donne?] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 03 giugno 2018) ________________________________________________________________________________________ E le donne? Sapreste indicarne una (a parte Lilli Gruber...) che in questa crisi abbia avuto un ruolo da protagonista? Una che nella canea dei maschi alfa e beta sia riuscita a dire la sua, aprirsi un varco, calamitare per almeno tre minuti consecutivi un capannello di cronisti stornandolo dal leader di turno? Ecco un dato oggettivamente reazionario di questo passaggio politico. ________________________________________________________________________________________ Maschi dai modi bruschi, di conio leghista, o adolescenti tardoni, di conio grillino, che entrano ed escono dalle stanze dove si decide tutto, con quote rosa ridotte a un paio di puntini (Giulia Grillo, Giorgia Meloni) giusto perché si possa dire: beh, almeno due ce n'erano, in mezzo alla folla di barbe e di vocioni che tenevano banco. ________________________________________________________________________________________ Quanto al Pd, e alle varie zattere dove i dispersi della sinistra annaspano, ci si sforza di ricordare quando è stato che una femmina abbia non dico suggerito la rotta, ma almeno detto autorevolmente la sua. Decadute Boschi e Serracchiani, defunte oppure dedite al memorialismo le Grandi Vecchie (con rispetto parlando) del marxismo italiano, silenziosa Emma Bonino, sfinita Rosy Bindi dall'inane compito di fare l'antimafia, colpisce notare che la scena politica, ridotta a un rissoso direttorio di soli maschi, abbia fatto sfoggio di una fragilità, di una volubilità senza precedenti. Magari una solida madre di famiglia, abituata a ben altro, avrebbe accorciato i tempi della crisi. ________________________________________________________________________________________ La striscia del 03 giugno 2018 ________________________________________________________________________________________ Gli attuali quarantenni "liquidi", con il pretesto di farsi le ossa (e le poltrone) in era post-ideologica, sono disposti a leggere a rovescio, il giorno dopo, la frase pronunciata il giorno prima. Ma allora, scusate, ridateci Forlani, che almeno, per conservare il potere, non diceva niente. ________________________________________________________________________________________ Michele Serra ________________________________________________________________________________________ §3 - L'Amaca [La frittata è fatta. Buon appetito (Altan)] ________________________________________________________________________________________ (di Michele Serra Repubblica.it 31 maggio 2018) ________________________________________________________________________________________ Circola in rete una mole impressionante di parole di ieri letteralmente capovolte rispetto alle parole di oggi. Grillo e Salvini che si insolentivano come leader e come persone, grillini che disprezzavano la Lega e leghisti che cazziavano i grillini, Savona che preconizzava un disastro alla greca se Lega o 5S fossero andati al governo, Salvini (attuale senatore di Rosarno, Calabria) che derideva i terroni, il tricolore ieri da mettere al cesso e oggi da sventolare nel nome del "governo del popolo". ________________________________________________________________________________________ La coerenza non è mai stata qualità tipica della politica, ma se non il pudore era l'appartenenza ideologica a suggerire una ratio anche minima, quanto basta per non oltrepassare il limite. Un comunista di trent'anni fa non avrebbe mai inneggiato alla Borsa o alla Cia, un liberale aveva ben chiara la sua ostilità allo statalismo, un fascista detestava la Costituzione repubblicana e antifascista. Si era forse più rigidi, perfino più ottusi, ma decisamente meno esposti al sospetto di poter dire oggi l'esatto contrario di quanto si era detto ieri per esclusive ragioni di potere e di carriera. Gli attuali quarantenni "liquidi", con il pretesto di farsi le ossa (e le poltrone) in era post-ideologica, sono disposti a leggere a rovescio, il giorno dopo, la frase pronunciata il giorno prima. Ma allora, scusate, ridateci Forlani, che almeno, per conservare il potere, non diceva niente. ________________________________________________________________________________________ Anno XI N° 23 del 03 giugno 2018
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